Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 645 du 25 novembre 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 645/VII - DISCUSSIONE GENERALE SUI PROGETTI DI LEGGE IN MATERIA DI EDILIZIA PUBBLICA RESIDENZIALE E RECUPERO URBANISTICO.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Tonino, relatore della proposta di legge n. 437; ne ha facoltà.

TONINO - (P.C.I.): La nostra proposta di legge parte dall'evidente esigenza di utilizzare immediatamente i 3 miliardi destinati all'acquisizione del quartiere Cogne di Aosta e previsti nei fondi globali del bilancio del 1982.

L'impostazione che noi abbiamo dato alla proposta di legge si può dividere in due parti: una prima parte che riguarda il comportamento dell'Amministrazione regionale di fronte a questo nodo urbanistico che è il quartiere Cogne di Aosta, e una seconda parte che riguarda, invece, l'utilizzo immediato dei 3 miliardi.

Per quanto concerne la prima parte è nostra convinzione che la Regione debba favorire il risanamento e la ristrutturazione del quartiere Cogne di Aosta attraverso due interventi: un primo intervento di contributi in conto capitale a favore del Comune per l'acquisto degli immobili; ed un secondo di formalizzazione dei programmi di finanziamento per le opere di recupero urbanistico del patrimonio edilizio esistente e di riqualificazione urbanistica del quartiere.

Questi due filoni di intervento della Regione, devono naturalmente, tenere conto del piano di riqualificazione del quartiere che deve essere approvato dal Consiglio comunale (ascoltati i competenti Consigli di zona). Il piano che dovrà indicare le modalità di intervento, i tempi ed i costi dell'azione di risanamento.

Evidentemente, in questo caso, si tratta di rispettare la competenza del Comune per quanto concerne le scelte che devono essere operate all'interno del quartiere.

Sempre nel quadro delle scelte di indirizzo noi chiediamo anche che l'utilizzo del quartiere Cogne debba essere riservato alle forme di edilizia residenziale pubblica, quali sono quelle previste dalla legislazione vigente e cioè l'edilizia sovvenzionata, realizzata dall'Istituto autonomo case popolari, agevolata dalle cooperative, convenzionata con le imprese. Cioè quelle forme di edilizia residenziale pubblica che sono previste, per intenderci, dal piano decennale della casa.

Questo per quanto riguarda gli indirizzi regionali.

L'articolo 2 affronta invece, l'utilizzo immediato di questi 3 miliardi. Con la nostra proposta chiediamo che la concessione di questo contributo a favore del Comune di Aosta, sia vincolata soltanto ad un accordo fra il Comune e la Nuova Sias, evidentemente con l'apporto della Regione, per l'acquisizione, anche graduale, di tutto il quartiere.

Questa è l'unica condizione che noi imponiamo al Comune affinché sia possibile l'utilizzazione in tempi brevi di questa somma.

Per intenderci, potrebbe essere un primo acconto sull'acquisto programmato di tutto il quartiere.

Questa è l'impostazione della nostra proposta di legge che in alcune parti ho visto essere ripresa dalla proposta della Giunta, anche se con alcune diversità rispetto alle quali credo sia più opportuno che ci pronunciamo più avanti.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey per l'illustrazione del disegno di legge n. 448; ne ha facoltà.

BORBEY - (D.C.): Il disegno di legge n. 448 con dicitura: "Finanziamenti integrativi e regionali nel settore dell'edilizia residenziale e pubblica" si può dire che sia suddiviso in tre parti al fine di utilizzare i fondi previsti sul bilancio 1982 ed iscritti nei fondi globali e precisamente: 195 milioni per interventi integrativi all'edilizia residenziale pubblica (legge 457); 3 miliardi iscritti per l'acquisizione o contributo al Comune di Aosta, o primo contributo al Comune di Aosta per l'acquisizione del quartiere Cogne o parte del quartiere Cogne o dell'intera parte del quartiere oggetto del recupero; 2 miliardi, iscritti sempre nel bilancio 1982, sempre a favore dell'edilizia residenziale pubblica.

Allora era stato iscritto: "ad integrazione o nuova legge 24" invece con questa nuova legge si viene ad integrare la n. 457 per il quadriennio 1982-1985 che finalmente, posso darne notizia al Consiglio regionale, è stato deliberato dal CIPE e quindi i finanziamenti per il futuro quadriennio sono stati deliberati ed entro 20 giorni dovrebbe pervenire da parte del Ministero dei Lavori Pubblici, la nota ufficiale per potere poi indire i bandi.

Questi 2 miliardi forse non saranno utilizzati tutti nel 1983 ma, in ogni modo, la legge li impegna e dà 90 giorni di tempo alla Giunta regionale per presentare un disegno di legge specifico per integrare la 457 per i mutui privati. Intenzione dell'esecutivo della Giunta regionale è pertanto di presentare un disegno di legge al Consiglio regionale per lasciare la disponibilità di tutti i fondi relativi al quadriennio '82-'85 a disposizione per l'edilizia agevolata, cooperativa e sovvenzionata, senza intaccare i fondi a favore dei privati ed integrando invece i mutui dei privati con i fondi regionali. L'articolo 1 e 2 prevedono appunto l'istituzione di un fondo regionale destinato a concorrere alla copertura delle quote di ammortamento dei mutui a carico dello Stato.

Ciò perché vi è stata una eccedenza sulle disponibilità assegnate alla Regione, ad un determinato tasso precalcolato; pertanto, in conseguenza dell'aumento del costo del denaro si è creato un maggior onere dovuto alla variazione del tasso di interesse. Per questo si sono impegnati 195 milioni.

All'art. 3 ci sono 253 milioni che sono dei fondi maggiori attribuiti dalla legge del 25 marzo dell'82, al n. 94, fondi che verranno utilizzati tutti per il biennio '82-'83 per l'agevolata e per le cooperative.

In linea di massima potranno essere finanziate 3 cooperative per circa 30-40 alloggi.

L'art. 4 prevede quello che ho anticipato prima e cioè l'impegno dei fondi per circa 2 miliardi per i quali, la Giunta, si impegna a presentare un disegno di legge entro 90 gg..

L'art. 5 prevede invece, un contributo particolare al Comune di Aosta per l'acquisizione di una prima parte del quartiere Cogne e precisamente dice che (questa è l'intenzione dell'Amministrazione regionale) questi 3 miliardi verranno dati al Comune di Aosta a condizione che venga stipulato un accordo tra il Comune e l'Ente proprietario - quindi la Nuova Sias - degli immobili da recuperare, che preveda quindi a graduale acquisizione dell'intera parte del quartiere oggetto di recupero.

La Giunta regionale assegnerà questo contributo non appena sarà stipulato un accordo tra il Comune di Aosta e l'Ente proprietario in merito all'acquisto di tutta quella parte di quartiere che dovrà essere oggetto di recupero. Questo contributo, inoltre, è condizionato all'approvazione da parte del Comune di un piano di recupero che quantifichi il costo globale dell'intervento e definisca la quota dei volumi a destinazione abitativa, nonché alla redazione di un programma generale di intervento recante indicazioni circa il tipo di intervento e le relative modalità di attuazione, con particolare riferimento ai tempi e alla sistemazione abitativa, provvisoria e definitiva, degli attuali abitanti.

PRESIDENTE: Signori Consiglieri è aperta la discussione generale. La parola al Consigliere Carlassare; ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Dem. Prol. - Nuova Sin.): Prima di fare un intervento in merito, vorrei delucidazioni e precisazioni su quanto è stato detto dall'Assessore Borbey. In pratica, non mi pare ci sia una grossa differenza tra il disegno di legge presentato dal Gruppo comunista ed il disegno di legge presentato dalla Giunta.

Al comma 2° dell'art. 6 si dice: "Alla stipula di un accordo tra il Comune e l'ente proprietario degli immobili da recuperare che prevede l'acquisizione, anche graduale, dell'intera parte di quartiere oggetto di recupero".

Il problema mi sembra sia questo: con i commi successivi, in pratica, si demanda al Comune la scelta politica su come agire nei confronti della Nuova Sias, proprietaria degli immobili.

So bene che è competenza comunale, però sarebbe importante che da questo disegno di legge e successivamente, da questa legge, scaturisse anche una precisa volontà dell'Amministrazione regionale che stabilisse che l'intero quartiere è oggetto di trattativa con la Nuova Sias e l'intero quartiere Cogne è da considerarsi quartiere di edilizia pubblica, sovvenzionata o convenzionata. Vorrei pertanto, che la Giunta esprimesse un suo parere e chiarisse se ritiene fattibile una operazione dove solo una parte del quartiere, che a questo punto potrebbe anche essere minima, possa essere oggetto di contrattazione; oppure se intenda con questa legge, iniziare un'operazione che tende al recupero di tutto il quartiere. Ciò perché potrebbe verificarsi una situazione di questo genere (faccio un esempio che mi viene in mente): il Comune contratta con la Nuova Sias l'acquisizione di una parte del quartiere, costruisce o ristruttura (dipende dalle scelte che verranno fatte) crea dei servizi, rende più funzionale il tutto, valorizzando così non solo il quartiere ma tutta l'area.

La rimanente parte di quartiere, ancora di proprietà della Nuova Sias, acquista valore, facendo sì che la Società o chi per essa, possa effettuare un'operazione di carattere speculativo, approfittando degli interventi che sono stati fatti dall'Ente pubblico che ha finanziato questa operazione.

Penso di essere stato sufficientemente chiaro, però vorrei delle delucidazioni in merito al fine di potere dare, successivamente, un giudizio complessivo.

PRESIDENTE: L'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey chiede la parola; ne ha facoltà.

BORBEY - (D.C.): Riteniamo che mettendo la dicitura: "Alla stipula di un accordo tra il Comune e l'Ente proprietario degli immobili da recuperare che preveda l'acquisizione, anche graduale, dell'intera parte del quartiere oggetto del recupero" lasciamo molto spazio al Comune di Aosta.

Nella legge è difficile specificare esattamente perché la parte del quartiere può essere tutto il quartiere.

Se noi vincoliamo il Comune di Aosta e a dire: "tutto il quartiere", secondo il mio punto di vista, è una forzatura per la Regione, perché riteniamo che sia una competenza esclusiva del Comune di Aosta.

La Regione, se rimarrà a contatto col Comune di Aosta, per questa convenzione con la Nuova Sias, dovrà garantire questi finanziamenti. Noi riteniamo che sia doveroso da parte nostra lasciare al Comune di Aosta la disponibilità e la possibilità di fare questo piano nel dettaglio.

In questo piano volumetrico potrà essere inserita la possibilità di occupare completamente il quartiere, oppure i tre quarti o i nove decimi. Non è una frase sibillina, come dice il Consigliere Carlassare, perché se noi dovessimo specificare l'intero quartiere, potrebbe essere un errore urbanistico gravissimo, cosa che non possiamo sapere ora poiché noi non siamo l'ente che ha dato lo studio di questo nuovo quartiere. Il Comune di Aosta che lo ha già affidato precedentemente ad una società (non so se è la stessa che lo sta rivedendo o se è un nuovo ufficio professionale) ha senz'altro una competenza più specifica per i futuri contatti, indispensabili sia con la Regione, che per forza di cose, dovrà venire necessariamente incontro finanziariamente al Comune di Aosta, sia con la Nuova Sias per trattare quale può essere la parte di quartiere per la quale si dovrà intervenire.

Il discorso della Regione continua, anche perché nel bilancio '83 sono stati inseriti altri 3 miliardi, quindi se la cosa dovesse divenire urgente, nulla vieta di fare una modifica ed aumentare il finanziamento. Pertanto, riteniamo giusto che il Comune di Aosta ci presenti precise proposte.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Tonino; ne ha facoltà.

TONINO - (P.C.I.): Rispetto al disegno di legge della Giunta, noi abbiamo già detto in Commissione che gli articoli, i quali si riferiscono alla istituzione di un fondo integrativo regionale per la copertura dei costi dell'edilizia residenziale pubblica convenzionata e agevolata sono positivi.

Della necessità di questo fondo avevamo discusso parecchie volte nella Commissione competente. Riteniamo anche giusto destinare le maggiori risorse che sono state assegnate dallo Stato, al finanziamento di nuove cooperative, anziché integrare programmi esistenti. Lo abbiamo detto in Commissione e lo ripetiamo qui: sono due articoli su cui siamo d'accordo.

Per quanto riguarda l'utilizzo dei 2 miliardi dobbiamo registrare questo ritardo da parte della Giunta.

A questo proposito, sono convinto che non sia semplice una legge di questa natura; tuttavia la Giunta aveva un anno di tempo per pensarci ed ora, alla fine dell'anno, chiede altri 3 mesi di tempo, che dubitiamo siano rispettati.

Se la Giunta ci tiene a fare intervenire la Regione per favorire l'accesso alla prima casa per le famiglie valdostane, occorre che qualcuno si dia da fare e lavori seriamente.

Oggi - lo abbiamo detto più volte - come risorse proprie stiamo finanziando soltanto i fondi di rotazione. Non abbiamo altre modalità di finanziamento che siano in grado di agevolare l'acquisto, la costruzione, la ristrutturazione della prima casa.

Per quanto riguarda il finanziamento di 3 miliardi per l'acquisizione del quartiere Cogne, prima avevo accennato ad alcune differenze, le quali, sostanzialmente, sono queste: per quanto riguarda l'erogazione del contributo, subordinare l'erogazione dello stesso all'approvazione da parte del Comune di un piano di recupero temiamo porti ad un allungamento dei tempi, oltre il lecito. I tempi tecnici per l'approvazione da parte del Comune di un piano di recupero sul quartiere, conoscendo i ritmi del Comune di Aosta, che è in realtà quello di tutti i Comuni, sono sicuramente lunghi, sono dei tempi che rinviano la possibilità di utilizzo. Noi siamo dell'avviso che l'erogazione debba essere subordinata soltanto ad un accordo sull'acquisizione.

Qui, rispetto alle osservazioni che faceva prima il Consigliere Carlassare, anche noi siamo dell'avviso che sia subordinata, a livello di indirizzo della Regione, ad un accordo per l'acquisizione di tutto il quartiere e non di una sola parte.

Questa non è una questione che riguarda soltanto il Comune di Aosta; noi investiamo, come Regione, alcuni miliardi, e questi miliardi li investiamo soltanto se ci sono le condizioni per mantenere il controllo pubblico su tutto quel quartiere, senza lasciare la possibilità che zone più appetitose siano invece gestite dalla Nuova Sias o da altri.

Pertanto, la nostra opinione è che ci debba essere una indicazione precisa. Siamo invece, dell'avviso di togliere quella linea in cui si subordina il tutto all'approvazione, da parte del Comune, del piano di recupero perché, ripeto, abbiamo preoccupazioni di tempo e temiamo che i fondi rimangano a svalutarsi nelle casse della Regione in attesa dell'approvazione, da parte del Comune, di un piano di recupero.

Un'altra osservazione riguarda l'articolo 5; abbiamo detto prima che è essenziale che il quartiere Cogne sia riservato all'edilizia residenziale pubblica. Così dicendo, ci riferiamo anche a quelle categorie di cittadini e di reddito che rientrano nei requisiti richiesti per accedere all'edilizia residenziale pubblica. Per ricapitolare, le fasce di reddito oggi, arrivano fino a 14 milioni e mezzo che vengono computate soltanto per il 60% se si tratta di lavoratori dipendenti. Questa garanzia che il quartiere sia riservato a quelle categorie di cittadini non è garantita se si cita e si permette anche il convenzionamento dell'art. 7 e 8 della legge n. 10.

Lo abbiamo detto anche in Commissione che noi siamo contrari a quell'aggiunta che è prevista dall'art. 5. Tra l'altro esiste anche un problema tecnico. Terreni di proprietà del Comune o della Regione dovrebbero essere ceduti per mezzo di una convenzione dell'art. 35. Allora che senso può avere l'aggiunta del convenzionamento della legge n. 10? Voglio ricordare che la differenza tra la convenzione dell'art. 35 e quella della legge n. 10 sta proprio nel fatto che con la legge n. 10 non ci sono questioni di reddito, nè ci sono questioni riguardanti la proprietà o meno di altri alloggi nella città; due garanzie che invece troviamo con la convenzione dell'art. 35. Per cui, la nostra opinione è che quella aggiunta debba essere tolta. Per questo presentiamo un emendamento per togliere quel riferimento alla convenzione degli articoli 7-8 della legge n. 10. Quella convenzione vale per l'intero territorio comunale ed è finalizzata soprattutto, oltre che a garantire una quota di edilizia a prezzo di cessione controllato, ad evitare di pagare la seconda parte degli oneri di urbanizzazione relativi al costo di costruzione. Noi siamo dell'avviso che all'interno di quel quartiere si parli soltanto di edilizia residenziale e pubblica convenzionata ai sensi dell'art. 35 della 865.

Per quanto detto noi presentiamo degli emendamenti.

Desidero riaffermare che è positivo che si vada immediatamente all'utilizzo di questa somma; e credo che, al di là del provvedimento legislativo, dorremmo chiedere al Comune e alla Giunta un impegno fattivo affinché ci sia al più presto un accordo per l'acquisizione di quell'area, in modo che sia risolto un problema di aree e di immobili per mantenere nella città di Aosta una quota elevata di edilizia controllata pubblicamente.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Tamone; ne ha facoltà.

TAMONE - (U.V.): Per ripetere a Tonino quello che, praticamente abbiamo detto già in Commissione perché è evidente che le cose non cambiano perché cambia il giorno o l'aula in cui se ne discute. Intanto, devo dire al Collega Carlassare che noi siamo dell'avviso che il quartiere Cogne debba essere recuperato tutto e credo che le trattative che stanno andando avanti in questo momento, siano in questo senso, cioè per l'acquisto totale del quartiere, salvo quell'area, che la Cogne ha già detto si riserverà, relativa alle palazzine degli impiegati, o parte di essa, cioè quella delle palazzine che a suo tempo erano chiamate dei dirigenti.

Ritengo quindi che il Comune di Aosta acquisirà tutto il quartiere Cogne, salvo le case Fanfani che non fanno parte di tale quartiere, e meno le palazzine dei dirigenti, che sappiamo quali sono.

Per quanto riguarda gli emendamenti all'art. 5 noi pensiamo che accettare di potere dare la possibilità di costruire secondo gli articoli 7-8 della legge n. 10 del 1977 sia soltanto una speranza e un desiderio.

Queste possibilità sono legate da convenzioni abbastanza complesse e complicate che devono essere fatte dai Comuni; crediamo che si darà la possibilità di costruire ai sensi di questi articoli, soltanto dopo uno studio approfondito della questione.

Non ci sarà un abuso in questo senso. E' una possibilità in più che vogliamo lasciare per fare in modo che questo si possa fare se si presenterà l'occasione. Invece, siamo piuttosto dissenzienti con Tonino ed il Partito Comunista sulla questione dell'approvazione da parte del Comune, di un piano; non siamo diffidenti nei confronti dei Comuni, anzi abbiamo in essi la massima fiducia, però non credo sia corretto elargire dei miliardi a scatola chiusa. Il Comune, se la cosa lo interessa, se la cosa riguarda i cittadini di Aosta in maniera pregnante come noi pensiamo, deve essere capace di fare questo piano con una certa urgenza anche perché non è da 15 giorni che si parla di questo problema: trattasi di una questione complessa della quale abbiamo parlato per moltissimo tempo.

Riteniamo che il Comune di Aosta possa e debba esprimersi su questo argomento, con una certa urgenza. Se non lo farà...... chi è colpa del suo mal, pianga se stesso. Non possiamo pensare sempre agli altri, è ora che ciascuno provveda da solo a quanto gli compete. Se il problema del quartiere Cogne è complesso, dedichino una grossa parte delle loro energie, delle loro capacità, delle loro intelligenze e volontà a risolvere questo problema. Credo sia indispensabile per la Regione conoscere esattamente gli intendimenti del Comune prima di elargire somme rilevantissime; l'acquisizione totale del quartiere infatti, vuol dire spendere una quindicina di miliardi oggi. Tirare fuori una somma di questo genere senza sapere nemmeno che cosa si fa su questo quartiere, né come intende intervenire il Comune e quale sia il piano che interessa questo quartiere, a noi pare esagerato.

Pertanto chiediamo al Partito Comunista di lasciare perdere questo emendamento perché riteniamo indispensabile che il Comune presenti un piano preciso prima che noi sborsiamo delle lire, lire che sono di tutti i cittadini della Valle d'Aosta.

Non è diffidenza ma è una necessità che il Comune si impegni a fare questo piano nel più breve tempo possibile.

PRESIDENTE: Mi pare che per coloro che conoscono il problema, il discorso sia abbastanza interessante e chiaro; per coloro invece che non hanno visto gli emendamenti e non li conoscono, ma di cui sentono parlare, credo sia piuttosto difficile seguire il dibattito. Quindi credo sia opportuno distribuirli in modo che tutto il Consiglio sia in grado di seguire la discussione.

Ricordo che se qualcuno ha da presentare degli emendamenti, il fatto che siano presentati subito ci permette di fotocopiarli e di distribuirli e quindi agevolare il dibattito.

La parola al Consigliere Nebbia; ne ha facoltà.

NEBBIA - (P.S.I.): Circa i disegni di legge presentati sia dal Partito Comunista che dalla Giunta affermiamo che il nostro partito è completamente d'accordo circa gli obiettivi che tali disegni di legge si prefiggono.

Rileviamo però, che il disegno di legge presentato dalla Giunta è più organico e completo in quanto comprende, oltre la quota dei 3 miliardi destinati all'acquisizione del quartiere Cogne, un'altra serie di interventi, sempre nel settore dell'edilizia residenziale pubblica, che possono essere correlati all'acquisizione del quartiere. E' questo uno dei punti qualificanti, secondo la nostra valutazione, dell'attività della Giunta durante l'anno 1982 ed è uno dei punti che noi avevamo sottolineato essere importanti per una partecipazione del nostro partito alla maggioranza regionale. Quindi, anche per questi motivi, siamo lieti che si arrivi ad una prima definizione di questo problema.

Circa il disegno di legge presentato dalla Giunta, noi vorremmo rilevare alcuni aspetti specifici che riguardano sia l'art. 5 che l'art. 6. Per quanto concerne il primo, riteniamo che la definizione, così come è stata proposta, sia adeguata perché pensiamo che le specifiche norme da utilizzare, gli specifici interventi da attuare debbano essere definiti dal Comune con il suo programma generale di intervento.

Quindi riteniamo che debba essere permessa la più ampia libertà di azione in quanto definire oggi dei limiti, sarebbe pregiudiziale per le scelte successive. Quindi ci va bene tutto l'articolo, particolarmente dove dice: "Da destinare prevalentemente alla realizzazione di interventi di edilizia residenziale e pubblica, sia sovvenzionata che convenzionata ai sensi dell'art. 35 della legge n. 865 e degli artt. 7-8 della legge 28 gennaio n. 10". Sarà poi compito e competenza del programma di intervento definire in che misura queste diverse possibilità di attuazione dovranno essere utilizzate, o modificate, nel corso del recupero dello stesso quartiere. All'inizio si potrà partire con certi strumenti e poi fra 5 o 6 anni può darsi che se ne utilizzeranno altri; ma vincolare oggi l'attività comunale, nella legge, a scelte che possono essere impreviste o imprevedibili in questo momento, ci pare eccessivo.

Per quanto riguarda l'art. 6 sembra anche a noi che forse, la dizione letterale dell'articolo sia eccessivamente vincolante dell'attività comunale, per cui proporremmo un emendamento che stilerò ora, il quale conglobi il 2° ed il 3° alinea del 1° comma, in modo da chiarire meglio quali sono gli atti che il Comune deve svolgere per potere avere questo contributo.

In particolare ci sembra che il secondo alinea non sia sufficientemente chiaro perché fa riferimento genericamente, ad un piano di recupero che foneticamente fa ricordare il piano di recupero della legge 457 che si riferisce ai centri di interesse storico ambientale. Quindi sarebbe un piano particolareggiato a tutti gli effetti, mentre l'alinea successivo parla di un programma generale di intervento che dovrebbe dare altre indicazioni.

Per semplificare e chiarire questi due alinea noi proporremmo di farne uno solo che dica in questo modo: "All'approvazione da parte del Comune di un programma generale di intervento che quantifichi il costo globale dell'intervento, definisca la quota di volume di destinazione abitativa e rechi indicazioni circa il tipo di intervento e le relative modalità di attuazione con particolare riferimento ai tempi e alla sistemazione abitativa provvisoria e definitiva degli attuali abitanti".

Trattasi quindi di una caratterizzazione di un programma che deve avere, su certi aspetti, delle precise indicazioni, programma che risulta essere comunale e che, pertanto, deve essere approvato in tempi abbastanza brevi senza avere tutte le caratteristiche tecniche e di documentazione che ha, e dovrebbe avere, un piano particolareggiato.

Noi pensiamo che in questo modo si acceleri tutta la procedura e quindi ora presenterò questo emendamento che verrà posto in discussione.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey; ne ha facoltà.

BORBEY - (D.C.): Per quanto concerne l'intervento di Tonino, riconosciamo si, una parte di ritardo per la questione della finalizzazione dei 2 miliardi, ma tengo a precisare al Consigliere Tonino che il ritardo è stato fatto appositamente perché la maggioranza della Giunta, come abbiamo già detto, non aveva più intenzione di finanziare la legge 24, bensì di fare un disegno di legge unico, come hanno fatto altre Regioni per aumentare i finanziamenti della 457.

Il ritardo da parte del Governo è imputabile prima al CEPA e poi al CIP perché questo è da tre mesi e mezzo che ha tutta la documentazione inviata dal CEPA, il quale ha sbagliato perché invece di inviare solo la delibera della 457, ha mandato dei quintali di altre cose. Siccome il CIP ha esaminato tutta la documentazione e non solo quella urgente, ecco il ritardo dei tre mesi e mezzo. Prima che sia pubblicato il bando per il quadriennio, sarà presentata in Consiglio la legge regionale per la finalizzazione dei 2 miliardi.

Riteniamo di non dovere accettare l'emendamento comunista di sopprimere gli artt. 7 e 8 della legge n. 10 (concordo pienamente con quanto ha detto il Consigliere Nebbia) perché crediamo sia di competenza esclusiva del Comune definire queste cose.

Riteniamo che questa legge sia stata fatta dall'Assessorato ai Lavori Pubblici proprio nello spirito di maggior decentramento possibile e mi stupisco che proprio il Gruppo comunista abbia di queste difficoltà, quando la legge è fatta in linea generale e dà la possibilità al Comune di operare su quanto è di sua competenza.

Stessa cosa per l'art. 6 quando dice di sostituire "dell'intera parte del quartiere, oggetto di recupero" con "l'intero quartiere"; noi siamo preoccupati di accettare questo emendamento perché può anche accadere che fra il Comune e la Nuova Sias si addivenga ad un accordo per acquisire la quasi totalità del quartiere, meno forse, un edificio o soltanto mille metri quadrati di questo quartiere. Noi non vogliamo inserire questa condizione capestro al Comune di Aosta che potrebbe pregiudicare l'intera operazione qualora la Nuova Sias non intenda vendere tutto l'intero quartiere, ma volesse riservarsene una parte.

Siamo invece, pienamente d'accordo con quanto ha detto il Consigliere Nebbia perché lo spirito della legge della Giunta, nel 1° e 3° comma dell'art. 6 quando dice: "La stipula di un accordo tra il Comune e l'Ente proprietario all'approvazione da parte del Comune di un piano di recupero" noi intendiamo il piano in dettaglio non come piano di recupero, ma lo riteniamo proprio per quanto segue dopo questo comma "che quantifichi il costo globale dell'intervento e definisca la quota di volumi a destinazione abitativa". Quindi non un piano di recupero, non letteralmente come aveva detto Nebbia, ma un piano che fissi almeno la quantificazione del costo globale dell'intervento e la quota dei volumi a destinazione abitativa.

Però accettiamo, a maggior chiarimento, l'emendamento che forse il Consigliere Nebbia ha già preparato poiché elimina qualunque dubbio letterale.

PRESIDENTE: Ora credo che il problema sia quello di mettere a confronto l'emendamento presentato dal Consigliere Tonino e quello presentato dai Consiglieri Nebbia, De Grandis e Tamone.

Visto che sono gli unici emendamenti presentati, li esamineremo quando arriveremo agli artt. 5 e 6 del disegno di legge n. 448.

Se non ci sono altri che chiedono la parola, dichiaro chiusa la discussione generale.

Do la parola al Consigliere Tonino, quale presentatore della proposta di legge n. 437; ne ha facoltà.

TONINO c (P.C.I.): Innanzitutto, noi rileviamo con soddisfazione che le indicazioni della nostra proposta di legge sono state recepite dalla Giunta, sia pure con alcune differenze sulle quali voglio tornare un attimo.

Crediamo anche di potere dire senza trionfalismo, perché non è il caso, che la nostra proposta ha fatto si che la Giunta si svegliasse da un torpore su questi temi e si decidesse in extremis a presentare un disegno di legge che riguarda questa materia. Per queste ragioni fondamentali, visto che abbiamo presentato emendamenti migliorativi al disegno di legge della Giunta, noi ritiriamo la nostra proposta che, ripeto, è stata sostanzialmente recepita nel provvedimento della Giunta.

Per questa maggioranza, e per la Giunta in particolare, è sempre un disonore votare una proposta che viene dall'opposizione; noi non ce la prendiamo, guardiamo ai fatti, ai contenuti e visto che essi sono stati recepiti, la cosa ci fa piacere e chiediamo semplicemente che le cose scritte siano portate avanti con solerzia e con rapidità.

Rispetto agli emendamenti credo che entrerò più nel dettaglio successivamente. Voglio dire che sul piano generale, l'emendamento presentato dal Consigliere Nebbia è simile alla nostra richiesta di eliminare il 2° alinea. I contenuti sono perfettamente uguali. Noi chiedevamo di definire che cosa fosse questo piano di recupero; sentendo parlare di un piano di recupero, lo avevamo inteso come un piano di recupero della 457, il che significava... tempi, ecc., mentre - per rispondere a Tamone - il vincolo - che non è un vincolo ma un indirizzo - che noi chiediamo al Comune di Aosta, era contenuto nella nostra proposta e cioè quello di indicare una programmazione del Comune, sulla qualità degli interventi. La nostra proposta non è assolutamente contraria allo spirito di decentramento, anzi, ogni volta che scriviamo un articolo, abbiamo bene in mente quali sono i compiti e la loro divisione: a noi spetta il compito di indirizzo, ai Comuni spetta il compito di scegliere nel concreto quali interventi fare all'interno delle aree di loro competenza.

Non ci sembra neanche eccessivamente vincolistica la richiesta di trattare per l'intero quartiere, perché quando si parla di intero quartiere, si chiarisce che non si tratta di una piccola parte del quartiere. Dopo di che, se ci sono fuori i mille o i due mila metri quadri, mi sembra una scusa che non ha senso. Per "intero quartiere" noi vogliamo dare l'indirizzo al Comune che si tratta per l'intero quartiere.

Dall'Assessore Borbey e dal Consigliere Tamone abbiamo sentito che si tratta per l'intero quartiere e ci fa piacere.

Noi vorremmo che questo concetto fosse inserito anche nella legge.

Ora vorrei dire qualcosa concernente l'ultima osservazione riguardante gli artt. 7 e 8 della legge n. 10 e quel tipo di convenzionamento. Mentre i Consiglieri parlavano mi sono riletto con attenzione questi articoli. Si tratta di un convenzionamento, ripeto, che non ha nulla a che vedere con il principio di destinare quel patrimonio alle famiglie, ai cittadini che rientrano nelle categorie di reddito e quindi con i requisiti per accedere all'edilizia residenziale pubblica, per cui si tratta di una scelta. Voi siete dell'avviso di permettere che all'interno del quartiere costruiscano anche cittadini che non posseggono tali requisiti. Questa non è una questione di autonomia del Comune ma una questione di indirizzo. Noi spendiamo miliardi per acquisire quel quartiere e la nostra opinione è che questi miliardi siano destinati a quelle categorie di cittadini e di reddito. Ripeto, secondo noi, è una questione di indirizzo e non di costrizione. Tutti voi sapete che il numero delle cooperative di abitazione, esistenti nella città di Aosta, con tutti i requisiti previsti dalla legge, supera le 40, per cui la richiesta per quel tipo di edilizia esiste. Noi insistiamo affinché quella parte della città di Aosta sia destinata a quello scopo.

Naturalmente si tratta di una diversità che è importante.

Non è rilevante che sul complesso del provvedimento noi esprimiamo un giudizio che è positivo.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey; ne ha facoltà.

BORBEY - (D.C.): Molto brevemente per esprimere la soddisfazione di tutto il Consiglio regionale per questo progetto di legge. E' un problema importantissimo per la città di Aosta.

Ribadisco che noi abbiamo fatto un progetto di legge che dà la maggiore autonomia al Comune di Aosta, e ci stupiamo che il Gruppo Comunista, proprio per la città di Aosta, insista su determinate questioni.

La convenzione, in base agli artt. 7 e 8 della legge n. 10 del 28.1.1977 dà facoltà al Comune di scrivere nella convenzione che, in futuro, l'impresa che farà quel determinato immobile, possa vendere solo determinati alloggi a persone che posseggono quei requisiti.

Lo inseriscono nella convenzione, Tonino! Se non abbiamo fiducia nel Comune, capoluogo di Regione e non gli vogliamo dare questa autonomia, diciamolo! Noi abbiamo posto solo una condizione, in questa legge, al Comune di Aosta, e cioè che diamo questi soldi solo quando hanno espletato determinati adempimenti; non siamo d'accordo con Tonino quando insiste per dare i fondi ad accordo concluso circa l'acquisto di tutto il quartiere.

Abbiamo detto che prima vogliamo che esista un progetto, sia pure di massima, un piano volumetrico definito, altrimenti il Comune di Aosta ricadrebbe nello stesso errore commesso, purtroppo, per la localizzazione della 457.

Parliamoci chiaro, qualunque maggioranza ci possa essere al Comune di Aosta, può accadere la stessa cosa successa quando si dovevano localizzare determinati fondi dell'edilizia residenziale pubblica, prima, della legge 513 e ora del piano decennale (legge 457), cioè che all'ultimo momento, il comune, con delibera decide di utilizzare determinate aree libere che trova ancora sul territorio.

Come errori urbanistici, abbiamo visto tutti le due cooperative vicino alle casermette. Lo abbiamo autorizzato anche noi, ma purtroppo è un errore urbanistico! Desideriamo che questo non avvenga più e quindi non siamo favorevoli a dare acconti al Comune di Aosta se prima non ha fatto un programma generale, perché potrebbe sempre succedere che noi elargiamo le somme necessarie per acquisire le aree ed il Comune, non avendo un programma volumetrico approvato precedentemente, cominci a fare degli interventi a spizzichi nel quartiere.

Con queste precisazioni vogliamo dire che riconosciamo al Partito Comunista l'impegno per questo problema e auspichiamo che, così come è stato trovato questo accordo a livello di Consiglio regionale, il Consiglio comunale di Aosta trovi lo stesso accordo tra tutte e forze politiche.