Objet du Conseil n. 2946 du 21 septembre 2017 - Resoconto
OBJET N° 2946/XIV - Approbation de résolution: "Soutien au parcours d'autodétermination du peuple catalan".
Rosset (Presidente) - Punto n. 23.04 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione, ha chiesto la parola l'Assessore Viérin, ne ha facoltà.
Viérin (UVP) - On remercie tous les collègues qui ont souscrit à l'unanimité cette résolution. Il s'agit d'une résolution que des différents groupes ont mis en chantier hier après les nouvelles apprises par les médias. Le groupe de l'Union Valdôtaine, les collègues Gerandin et Bertin et les groupes qui les représentent ont produit des réflexions qu'on a essayé de résumer dans un document commun, souscrit par tous les conseillers. C'est un appel très fort, qui dénonce ce qui s'est passé en Catalogne. Nous avions déjà - et nous le rappelons dans les prémisses - deux fois dans ces dernières années, depuis 2010, entamé une discussion au sein de ce Conseil, pour donner notre support au parcours de liberté et d'indépendance du peuple catalan. Il s'agit du principe de l'autodétermination des peuples, dans lequel la communauté valdôtaine se reconnaît profondément et qui a toujours soutenu, à travers des documents, comme la plus haute institution valdôtaine. Il s'agit d'une lutte, qu'on regarde même avec admiration, car c'est une lutte d'aspiration d'un peuple. Elle rappelle bien les luttes de la communauté valdôtaine, qui dans le temps ont essayé de sauvegarder la souveraineté politique et administrative de la Vallée d'Aoste et surtout qui s'enclenche aussi dans le débat sur le relance et sur l'envie d'affirmer notre autonomie face aux attaques centralisatrices, qui arrivent de plus parts et surtout de l'État italien, même dans les mesures fiscales, comme on a eu l'occasion de discuter.
Ciò che è successo a Barcellona è qualcosa di gravissimo. Oggi, sentendo gli organi di informazione, abbiamo anche avuto il dispiacere di sentire l'appoggio di alcuni Stati, come la Francia, che ha manifestato la vicinanza ad una Spagna unita, con messaggi trasversali che in qualche modo hanno giustificato gli avvenimenti. Ciò che è accaduto è gravissimo e non è ancora terminata la sollevazione popolare che in queste ore sta dando un grande segnale di rivendicazione di un popolo, che chiede semplicemente la possibilità di esprimersi in modo democratico per scegliere la propria forma di autogoverno, è qualcosa che deve essere un segnale d'allarme in un'Europa che noi tutti speravamo un'Europa dei popoli e che, purtroppo, è spesso un'Europa delle lobby, dei poteri economici, dei grandi interessi e soprattutto che non riconosce, malgrado il diritto internazionale, la possibilità reale per i popoli di darsi una libertà di scelta sulla propria forma di governo e anche di inserimento, sempre in un quadro europeo, di popoli liberi, di autodeterminarsi.
Colleghi, dispiace per l'ora tarda, perché questo è un dibattito che sarebbe stato interessante e che sarà interessante affrontare in modo più articolato anche nelle prossime adunanze del Consiglio regionale, perché tutte le sensibilità abbiano effettivamente la possibilità di rilanciare una lotta. Noi chiediamo alle istituzioni, quindi, al di là di impegnare noi stessi, cioè il Consiglio regionale, ai nostri Parlamentari, al Governo nazionale italiano, alle istituzioni europee che si agisca nei confronti delle istituzioni spagnole affinché il principio, dal più piccolo al più grande dei popoli, in termini di solidarietà aiuti e faccia sentire la vicinanza del popolo valdostano contro questo atto terribile che mina le istituzioni e soprattutto che mina il principio sacrosanto della democrazia.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Bertin, ne ha facoltà.
Bertin (ALPE) - Il Consiglio regionale è intervenuto recentemente in due occasioni riguardo alla questione catalana, in particolar modo questo processo che da diversi anni sta interessando la Catalogna. Quanto è successo in questi giorni, ieri, è un fatto gravissimo che richiama dei metodi franchisti, la Guardia Civil che entra in un palazzo del Governo catalano e arresta 14 funzionari che sono lì a fare il loro lavoro richiama veramente i tempi bui del Franchismo. In Catalogna questo ha avuto un effetto traumatico e riporta a dei ricordi terribili per una Regione che nel periodo franchista ha subito delle vere e proprie persecuzioni, o comunque ha avuto dei momenti estremamente difficili.
Questa storia nasce da lontano, e ci tengo a sottolinearlo perché queste sono questioni che negli ultimi anni hanno avuto un'evoluzione, ma bisogna conoscere da dove parte questa richiesta di referendum di questi giorni, è importante capire il processo per il quale si è arrivati a questo punto. Adesso vado a memoria, per cui probabilmente posso sbagliare date, ma negli anni 2006-2007 la Catalogna aveva avviato un processo di revisione del proprio Statuto di autonomia. È un processo complesso nel quale sono intervenuti sia il Parlamento catalano che il Parlamento spagnolo. Questo processo aveva prodotto uno Statuto, una revisione allo Statuto; con l'accordo e il passaggio nelle Assemblee sia del Parlamento catalano che alle Cortes di Madrid, con un voto favorevole di entrambe le Assemblee, sia quella centrale che quella di Barcellona, e addirittura con un voto referendario in Catalogna sul risultato di queste modifiche costituzionali. Era un patto tra Madrid e Barcellona per una revisione dello Statuto della Catalogna. Era intervenuto nel periodo nel quale Zapatero era Presidente del Consiglio a Madrid e questo rapporto era nato dal confronto con Artur Mas, all'epoca il Capo della Convergència Democràtica de Catalunya. Questo referendum aveva ottenuto una maggioranza all'interno del corpo elettorale catalano ed era stato un patto nel quale si prevedeva un percorso condiviso tra la Catalogna e Madrid. Il Partito Popolare, in seguito a questo percorso, ha ricorso al Tribunale costituzionale, un ricorso che aveva già suscitato un dibattito piuttosto ampio all'epoca. Nel frattempo il Partito Popolare ha vinto le elezioni in Spagna e sono state anche avanzate pressioni sulla Corte costituzionale, almeno all'epoca così si diceva.
Il Tribunale costituzionale interviene praticamente stravolgendo completamente lo Statuto dell'autonomia approvato in modo democratico e condiviso. Questo ha un effetto estremamente importante sui rapporti tra la Catalogna e lo Stato centrale. In effetti, la risoluzione del 15 luglio 2010, che si richiama nelle premesse di questa risoluzione, l'avevo presentata proprio in seguito al pronunciamento del Tribunale costituzionale. In quell'occasione c'era stata una mobilitazione, che è esattamente quella che si sta verificando oggi: una mobilitazione di tutta la Catalogna, tutto l'associazionismo compreso il Barcellona F.C., fino addirittura a tutte le associazioni cattoliche, agli agricoltori, ecc. C'è stata una mobilitazione di tutta la Catalogna proprio per ribellarsi a questo intervento da parte della Corte costituzionale un po' forzato, che andava a rompere un patto che si era trovato tra la Catalogna e lo Stato centrale.
Tra l'altro uno Statuto interessante che andrebbe anche studiato, stravolto da questa sentenza. Da lì in poi evidentemente il processo cambia e, tra l'altro, con la vittoria del Partito Popolare i rapporti diventano sempre più tesi tra la Catalogna e lo Stato centrale e da lì nascono, ad esempio, molte iniziative di richiesta di referendum e di autodeterminazione. In quegli anni vengono avanzate da parte della società civile tutta una serie di iniziative referendarie anche per fare pressione sul Governo centrale per riaprire una discussione sulla questione. Questi referendum, pur non avendo nessun valore legale, organizzati dai cittadini della Catalogna e aperti a tutti, avevano creato un processo, cercando anche di aprire un canale di discussione con lo Stato centrale, che purtroppo in quegli anni non si è aperto, creando dei seri problemi in seguito nei rapporti tra le due comunità.
Una strada possibile per chiudere una questione catalana, che poteva essere quella del confronto, è stata poi cancellata e, pertanto, la Catalogna ha intrapreso questo percorso di richiesta di indipendenza tout court. Percorso, tra l'altro, sostenuto dalla popolazione e che alla fine chiede di esprimere liberamente un'opinione in modo democratico da parte dei cittadini in un processo democratico, come peraltro è successo con la Scozia poco tempo prima, senza particolari problemi.
In questa risoluzione si interviene anche per invitare l'Unione europea e lo Stato italiano ad intervenire in queste dinamiche. L'Europa in questi anni, quando vi sono dei problemi, si è tirata fuori e anche in questo caso vi è il rischio che l'Unione europea non dica niente e faccia finta di niente. E questa è proprio la dimostrazione della perdita anche di senso dell'Europa ed è grave, perché da europeista io penso sempre che l'Europa debba comunque avere un ruolo in questi processi. Succede qualcosa in Turchia e l'Europa se ne lava le mani; vi è l'uscita dall'Unione europea della Gran Bretagna e l'Europa non è in grado neanche di rilanciare la propria idea di Europa, anche in questo caso vi è il rischio che l'Europa non dica niente. È proprio un invito anche al Governo italiano e alle Autorità europee invece ad intervenire, per trovare una soluzione e spingere il Governo catalano e il Governo spagnolo a trovare una soluzione pacifica, democratica alla questione catalana, senza guardare da un'altra parte. Le Autorità europee devono servire anche a questo: cercare di trovare delle soluzioni e a spingere il Governo di Madrid ad assumere un atteggiamento diverso per cercare di risolvere la questione in modo pacifico e democratico, senza usare la polizia o l'esercito. È questa poi la deriva alla quale si sta arrivando, con gravi responsabilità da parte di tutti, anche dell'Europa che sta a guardare. Sarebbe gravissimo se, oltre all'arresto di 14 persone, avvenuto ieri da parte della Guardia Civil... tra l'altro, oggi 5 sono state liberate, ma, per quanto a mia conoscenza, 9 sono ancora in carcere. Tra l'altro, ripeto, dei funzionari che svolgevano il loro lavoro, nulla di più. Credo sia gravissimo, che richiama tempi andati che speravamo che non si ripetessero più. È proprio un invito da parte di chi ha le responsabilità per scegliere una via pacifica e democratica e risolvere questa questione, senza lasciare che si intraprenda questa deriva pericolosa, che può portare a una situazione francamente spiacevole per tutti che rischia di trasformarsi in un fatto estremamente grave.
Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore Certan, ne ha facoltà.
Certan (ALPE) - Les collègues Bertin et Viérin ont déjà bien présenté la situation de la Catalogne. Je pense qu'il est important donner aussi la voix aux Députés catalans, qui ont écrit à tous les membres de la Commission européenne et aux Députés européens suite à l'attaque de hier contre la démocratie catalane. Dans leur lettre, en s'adressant à la Commission européenne et aux Parlementaires européens, en particulier, après avoir présenté la situation, sur laquelle je ne reviens pas, ils disent: "Le peuple catalan est déterminé à défendre ses institutions avec la non violence, mais en ce moment la Catalogne est clairement assiégée. Les actions du Gouvernement espagnol constituent une violation en flagrance des droits fondamentaux des Traités de l'Union européenne et de la Charte des droits fondamentaux de l'Union européenne. Nous appelons le Gouvernement espagnol à arrêter ses attaques et cette répression contre la démocratie et toutes les Autorités des institutions de l'Union européenne à défendre les droits du peuple catalan en tant que citoyens européens et à ne pas rester indifférents aux événements qui se déroulent en Catalogne. Nous voterons et exprimerons notre volonté démocratiquement et pacifiquement. Ils ne réussiront pas à piétiner nos droits démocratiques, toute l'Europe doit voir ce qui se passe; nous défendrons nos institutions".
Je crois que cet appel de la part d'un peuple qui quand même est en train, depuis différentes années, de travailler pour son indépendance est assez grave en 2017. Je crois qu'il est important que cette résolution qu'aujourd'hui nous présentons soit un soutien pas seulement moral, mais aussi un soutien pour leur liberté.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Grazie all'Assessore Viérin per questa importante occasione di dibattito. Grazie al collega Bertin per le puntuali informazioni che ci ha fornito, anche per poter intraprendere un dibattito consapevole. I fatti di Barcellona lasciano interdetti. Leggere di arresti, di perquisizioni, di sequestri, di disordini riporta alla mente tempi bui, tempi in cui la violenza più che il dialogo, la sopraffazione più che l'ascolto, la facevano da padrone da quelle parti e non solo da quelle parti. Non ho sufficienti elementi, non sono un esperto della questione catalana per dire se la reazione del Governo spagnolo era dovuta o meno, se il referendum era davvero illegittimo. Il Primo Ministro, il Premier Rajoy dichiara che il referendum sull'indipendenza della Catalogna è anticostituzionale. I referendari e gran parte del popolo catalano richiamano il principio dell'autodeterminazione e della libera scelta referendaria. È davvero un dilemma: da una parte, c'è chi percepisce il pericolo, dal suo punto di vista, che un'era stia finendo, che il dogma dell'unità nazionale rischia di capitolare sotto le spinte secessionistiche di un'ormai acclarata maggioranza dei cittadini; dall'altra, ci sono loro: i cittadini che chiedono di essere rappresentati da governi, da istituzioni sovrane più prossime e più rispondenti ai propri desiderata, alle proprie sensibilità, cittadini che nel caso specifico rappresentano un popolo unito da un forte afflato identitario, sorretto da profonde radici storiche, culturali e linguistiche.
Non è solo una questione economica, come, semplificando, qualcuno vorrebbe far passare, c'è ben di più nella questione catalana. Per quanto mi riguarda - e mi esprimo a livello personale, so che all'interno del PD ci sono varie sensibilità e preoccupazioni -, credo che ogni manifestazione democratica vada salvaguardata a prescindere. La libera espressione del popolo, della gente è forse il momento più alto, più straordinario di ogni esperienza democratica. Non bisogna avere paura, anche quando il risultato appare scontato, dei processi democratici. Non bisogna avere paura della voce del popolo, anche quando questo esprime una posizione contraria al cosiddetto "ordine costituito". Non si può governare a lungo e in pace con un popolo e un popolo che non vuole essere governato, che cerca riferimenti altri, che non si riconosce più nel potere, in questo caso nel potere centrale. Lo dico pur conscio del rischio che fatti come questi possano scatenare e stimolare un dibattito, forse addirittura possano innescare la miccia di un processo di messa in discussione di altri equilibri nazionali e lo dico da persona fortemente convinta che la coesione nazionale sia un valore e non una debolezza, ma anche da persona che crede nel principio di autonomia, ma di un'autonomia che abbia fondamento nella reciprocità, io dico altresì da persona convinta che l'autonomia debba però essere meritata e quotidianamente confermata, un'autonomia responsabile, come abbiamo sempre detto, animata da quel principio di reciprocità che non nega la dignità delle istituzioni, siano esse quelle locali o quelle centrali.
Non contesto, com'è stata scritta la risoluzione, mi riferisco alla premessa, al "constatato" - traduco malamente per chi mastica malamente il francese fuori da quest'aula - laddove scrivete, evidentemente con riferimento all'inquadramento storico, ma anche alla nostra situazione locale: "In un momento di profondo attacco alle nostre prerogative, soprattutto in materia di bilancio, da parte del potere centrale e alla nostra autonomia finanziaria, frutto di lotte e battaglie fatte negli anni che hanno garantito al nostro popolo un arricchimento politico, culturale, sociale ed economico e che oggi è ridotto al limite della sostenibilità, obbligando la Valle d'Aosta a scelte difficili e tranchant". È il secondo punto della risoluzione. Dicevo che non contesto questa rappresentazione, ma, per aggiungere un mio personale contributo, mi permetto di segnalare che un rapporto di reciprocità tra lo Stato centrale e la nostra Regione è già in atto e le ultime novità in materia di autonomia fiscale che, collega Marquis, affondano le radici nel tempo e che non sono una concessione alla sua autorevolezza e affidabilità, come lei ha voluto far intendere e come ha voluto far intendere anche suo partito: sono il segnale di una non trascurabile disponibilità dello Stato non a concedere, ma a dialogare in un atteggiamento di pari dignità con i territori. Non è da sottovalutare questo aspetto, questa tensione del livello centrale al riconoscimento delle nostre prerogative e della nostra autonomia sostanziale che - come dicevo ieri - devono però essere capitalizzate con capacità, con senso di responsabilità, consapevoli di essere sempre sotto la lente di ingrandimento e di dover continuamente dimostrare che questa nostra autonomia finanziaria, legislativa, decisionale è un atout, è una responsabilità e non solo una bandiera da invocare quando occorre coprire situazioni di malgoverno o addirittura l'incapacità di governare e ancor di più oggi, che si assiste ad una spinta sempre più forte verso una richiesta di maggiore autonomia dei territori, soprattutto di quelli che fanno da traino, le cosiddette "locomotive economiche finanziarie", solo per stare in Italia: la Lombardia e il Veneto, ma il dibattito è aperto e vitale anche in Emilia e in Romagna, dove addirittura si parla di un referendum per la separazione dei due territori, è aperto anche in Toscana. Non è un dibattito che riguarda solo le Regioni a statuto speciale. Non voglio entrare nuovamente, o troppo profondamente, nel merito dei 144 milioni che implicitamente sono evocati, pur non essendo citati in maniera esplicita nel testo della risoluzione, di cui tanto si è parlato fuori e dentro quest'aula.
Personalmente credo che un dialogo paritario con lo Stato, con il Governo, con le altre Regioni e Province a statuto speciale sull'attribuzione di ulteriori spazi di autonomia finanziaria, a fronte naturalmente del mantenimento di queste risorse nel bilancio, sia possibile, oltre che necessario: parlo di attribuzione di competenze, che evidentemente richiedono anche spese, che presuppongono costi, ma che possono essere una sfida tra idee, tra intelligenze, una sfida per il buon governo per dimostrare la nostra capacità di governare, anzi di autogovernarci.
Colleghi, sulla questione dei 144 milioni, al di là dell'esito del ricorso, anzi mi fate fare una battuta: Marquis, quali difficoltà avrete a convincere il livello statale delle vostre ragioni considerato ciò che scrive il suo partito (la Stella Alpina) sugli ottimi rapporti costituiti in soli sei mesi con il livello centrale? Dicevo, sulla questione dei 144 milioni sono certo che noi saremmo in grado, se solo volessimo, di dimostrare di poter gestire con senso di responsabilità la nostra autonomia finanziaria. E questo lo potremmo fare non con generici richiami le nostre radici culturali, sociali, economiche o con accuse al Governo di ridurci al limite della sostenibilità economica, ma con azioni concrete, vere, attraverso la costruzione o l'implementazione di un modello virtuoso, che sappia ampliare gli spazi di autogoverno e che fuori di qua sia preso ad esempio di buon governo e di efficienza. Questo non è solo un auspicio, ma da sempre è il mio desiderio profondo: il riconoscimento della Valle d'Aosta come esempio e come modello di un'autonomia virtuosa e responsabile di cui essere orgogliosi e non di vergognarsi.
Ho volutamente posto l'attenzione su questo tema dei rapporti con lo Stato perché, quando questi si incrinano, o addirittura arrivano a rompersi, il rischio è che avvengano fatti come quelli a cui stiamo assistendo in Catalogna, che ricordiamo - come ha ben detto il collega Bertin - originano dalla parziale bocciatura da parte del Tribunale costituzionale spagnolo dello Statuto di autonomia della Catalogna che fu concesso dal Governo Zapatero. Sosterrò quindi questa risoluzione pur non condividendo del tutto i toni e le analisi riportate in premessa, perché credo che il percorso degli Stati nazionali stia evolvendo verso un modello che dovrà necessariamente avere più a cura le prerogative dei popoli, dei territori e il loro bisogno di autodeterminazione. La voterò, perché sono anche convinto che l'uso della forza e dell'autorità degli Stati contro i popoli sia la peggiore delle soluzioni.
Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore Borrello, ne ha facoltà.
Borrello (AC-SA-PNV) - Nous avons soussigné cette résolution que nous soutenons de manière convaincue parce que nous voulons exprimer solidarité au peuple catalan, au Gouvernement catalan et aux représentants administratifs de la Catalogne. Vous savez que c'est une mesure très importante celle d'avoir la possibilité de démontrer et valoriser propres particularismes en réalisant des parcours d'autodétermination, cela est à la base de la démocratie.
Vous savez, chers collègues, que la Catalogne est une Région membre de l'APF, de l'Assemblée parlementaire de la francophonie et avec les représentants de cette Région on a eu la chance de faire des débats pour ce qui concerne leur particularisme. Per questo è importante, da parte della nostra Assemblea, esprimere una solidarietà convinta rispetto alla propria possibilità di dimostrare le loro radici, le loro caratteristiche e cercare di dimostrare qual è la loro peculiarità all'interno di uno Stato centrale ed è per questo che votiamo in maniera convinta questa risoluzione.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Gerandin, ne ha facoltà.
Gerandin (GM) - Gli ultimi avvenimenti in Catalogna con arresti, perquisizioni, minacce al Governo, all'Assemblea e pure ai Sindaci dimostrano come la Catalogna contro questi atteggiamenti del Governo di Madrid abbia bisogno della nostra amicizia e solidarietà, contro il "no" ormai violento e irragionevole ad un referendum per l'indipendenza e per la legittima autodeterminazione. L'8 settembre scorso l'Esecutivo catalano è stato denunciato in blocco da Madrid per disobbedienza e abuso di potere e malversazione di denaro pubblico. Il Ministro delle finanze (è notizia di oggi) ha bloccato i conti correnti per evitare che un solo euro possa essere speso per un referendum definito illegale. Ad una timida apertura da parte del Presidente della Commissione europea Juncker, che alcuni giorni fa ha detto: "abbiamo sempre detto che rispetteremo la sentenza della Corte costituzionale spagnola, del Parlamento spagnolo, ma è ovvio che se un giorno l'indipendenza della Catalogna vedrà la luce, rispetteremo questa scelta", c'è la presa di posizione della portavoce della Commissione europea che ha ribadito che Bruxelles rispetta l'ordine costituzionale della Spagna. C'è, come ha giustamente sottolineato il collega Viérin, Parigi che si schiera per una Spagna forte e unita.
C'è poi un passaggio che preoccupa, per cui ritengo molto legittima la premessa. Sono dell'avviso contrario rispetto al collega Guichardaz. È molto pertinente la premessa, perché si legge oggi che il costituzionalista renziano Stefano Ceccanti scrive su "Democratica", che è l'organo di informazione del Partito Democratico, un articolo con questo titolo: "Queste sono le conseguenze del populismo territoriale". È significativo che ci sia quest'attenzione da parte del Governo centrale. Dico questo, e non voglio dilungarmi, perché tutto è stato detto in merito all'esigenza di essere vicino al popolo catalano, anche perché dopo anni in Spagna tornano ad esserci detenuti politici, per cui mai come in questo momento è necessario prendere spunto da quanto ci diceva il Vicepresidente catalano Junqueras, che dice che il referendum deve essere una mozione di censura sul Governo Rajoy.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Padovani, ne ha facoltà.
Padovani (GM) - La questione del referendum per l'indipendenza della Catalogna da ieri è diventata drammaticamente una questione per la democrazia. Al referendum per l'indipendenza il Governo Rajoy ha risposto con politiche che definirei degne del peggior regime fascista di Francisco Franco. È da ieri che la Guardia Civil ha cominciato ad arrestare Deputati, a minacciare i Sindaci, ad entrare nei giornali, a chiudere le tipografie che stampano il materiale propagandistico per il referendum, pare addirittura abbia sequestrato più di un milione di schede elettorali. Come diceva prima il collega Gerandin, ha sostanzialmente commissariato le finanze catalane. A questa ondata di repressione i catalani hanno risposto pacificamente scendendo nelle piazze. La Sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha definito queste politiche uno scandalo democratico e insieme ad altri quasi 800 Sindaci catalani è in piazza, insieme al popolo catalano, per chiedere democrazia e il rispetto dell'autodeterminazione del proprio popolo a potersi esprimere nel referendum del 1° ottobre. È per questo che sostengo convintamente questa mozione: perché penso che la democrazia vada agita, la democrazia vada garantita, vada garantito il diritto dei popoli di esprimersi sia che si esprimano a favore o che si esprimano contro all'indipendenza del proprio territorio, ma il diritto ad esprimersi è inviolabile e non può essere represso nella maniera in cui il Governo di Madrid sta reprimendo il diritto del popolo catalano.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Perron, ne ha facoltà.
Perron (UV) - L'Union Valdôtaine juge très négativement les faits qui se sont produits dans les dernières heures en Catalogne et, fait très grave, qui ont porté à l'arrestation des fonctionnaires, des représentants de l'administration des communautés, cela dans le but d'empêcher au peuple catalan de se prononcer à l'occasion d'une consultation électorale référendaire de grandeur, selon nous, absolument et totalement démocratique.
Ce qui s'est passé représente une blessure à la démocratie; est-ce que c'est un délit d'être démocrates? Quel serait le crime qui est contesté? Mancata democrazia? L'Union Valdôtaine est un mouvement politique fédéraliste et autonomiste, est un mouvement qui considère que dans la maison commune de l'Union européenne devrait être assurée la liberté de chaque communauté de défendre et de sauvegarder les spécificités politiques et culturelles, qui, selon notre avis, sont la vraie richesse de l'Union européenne et non seulement des États.
Nous espérons que le referendum puisse avoir lieu et il ne m'en voudra pas, dans la liberté d'expression que chacun a, le Syndic de la ville d'Aoste, mais notre jugement est radicalement opposé au sien. Nous revendiquons pour chaque peuple son plein droit à l'autodétermination; ce qui est un principe fondamental et inéquivocable de la vie d'une communauté et de la vie démocratique de chaque Pays et représente, à notre avis, un pilier fondamental pour une société moderne qui soit respectueuse de son passé, mais qui soit également respectueuse des droits des personnes et des droits des peuples. Nous sommes - et nous le soutenons avec force - pour que le peuple catalan puisse librement et démocratiquement choisir son destin et son futur. Nous condamnons donc avec force les faits qui se sont produits; nous condamnons avec force l'attitude de Madrid, du Gouvernement central, car si nous gardons aux perspectives des États, franchement nous ne sommes pas préoccupés que la conception de l'État national puisse être mise en discussion; en effet, le débat qui annonçait le collègue Guichard, à notre avis, nous n'épouvante pas, nous imaginons de pouvoir l'affronter pour chaque communauté.
Nous voulons rappeler que l'attitude que Madrid a eu ne représente pas une attitude, selon nous, digne d'un Pays de l'Union européenne, mais rappelle plutôt les attitudes de certains Pays de l'Amérique latine, qui serait mieux d'écarter de la carte géographique des pays démocratiques. L'Union Valdôtaine donc, tout en soutenant pleinement avec conviction les contenus de cette résolution, exprime à la Catalogne, à son peuple tous son sentiment de solidarité et, je le réaffirme, souhaite que son peuple puisse exprimer sa pleine volonté, son envie de liberté par une voie démocratique en utilisant librement -et j'ajoute sans aucune contrainte - l'instrument démocratique du referendum pour choisir librement son propre futur.
Presidente - Non ci sono altri interventi, quindi possiamo procedere con la votazione della risoluzione con il testo emendato. Dichiaro aperta la votazione. La votazione è chiusa.
Presenti: 33
Votanti : 33
Favorevoli: 33
Il Consiglio approva all'unanimità.
Con questo punto si concludono i lavori. Buona serata. La seduta è chiusa.
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L'adunanza termina alle ore 20:02.
