Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2517 du 14 décembre 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2517/XIV - Dibattito sulla situazione politica.

Rosset (Presidente) - Ha chiesto la parola il consigliere Cognetta, ne ha facoltà.

Cognetta (M5S) - Per mozione d'ordine. Mi sembra che avessimo detto che al termine dell'ordine del giorno precedente a quello appena trattato, quello relativo al casinò, si sarebbe affrontata la questione delle dichiarazioni del senatore Lanièce rispetto a quanto detto e a cui alcuni colleghi hanno già fatto riferimento. Quindi, se prima di procedere con i lavori volessimo parlare di questo, come avevamo detto.

Presidente - Sarebbe preferibile completare l'ordine del giorno, però se l'aula questo richiede, possiamo concedere una mezz'ora di discussione sulle dichiarazioni del Senatore. Ha chiesto la parola il consigliere La Torre, ne ha facoltà.

La Torre (UV) - Io ho condiviso la richiesta di alcuni colleghi di affrontare una discussione politica su questo argomento, perché con sorpresa ho letto anch'io questo articolo stamattina. Forse in sé sarebbe stato un pezzo leggibile, se non fosse stato preceduto da un altro articolo, dove praticamente si accusava quest'aula di avere in qualche modo abbandonato il lavoro del Senatore. Mi ha sorpreso molto leggere la sequenza dei due articoli, perché la prima considerazione che mi viene da fare è che, oltre al fatto che il Senatore non frequenta quest'aula - perché non frequenta l'aula, sebbene ci siano a disposizione due posti per il deputato e per il senatore - a me sembra che non segua neanche i lavori. Quindi oltre a non frequentare, non segue, perché in questi giorni si è parlato delle sue precedenti dichiarazioni e si è proprio evidenziato come invece quello che è parso mancare, rispetto alla volontà dell'aula, è proprio un collegamento da parte del Senatore.

Sono sorpreso anche perché nell'articolo parla della legge elettorale, come se noi qui non avessimo posto questo problema; invece l'abbiamo posto e credo che l'abbia fatto il collega Fosson proprio ieri. Ecco perché dico che il Senatore non segue, perché proprio ieri il collega Fosson, che tra l'altro è stato senatore, ha fatto un intervento molto approfondito sulla necessità di parlare all'interno di quest'aula della legge elettorale, senza contare che poi abbiamo anche costituito una commissione speciale.

Non mi fa piacere essere ripreso così da fuori, tanto più che la considero un'interferenza, perché in occasione della votazione del bilancio, che è un momento molto teso, occorrerebbe una serenità che non fosse turbata anche da interventi esterni.

Mi sorprende ancora di più - qui entro in una lettura un po' più personale - perché non mi sono sentito sollecitato in questi giorni in merito alle decisioni di voto per il governo Gentiloni, non ho sentito nessuno che abbia chiesto a quest'aula quale poteva essere l'opinione in merito a un posizionamento rispetto al nuovo esecutivo nazionale. Ho seguito un po' di più i lavori della Camera e ho visto che c'è stato un ragionamento fatto dal gruppo delle autonomie, quindi lì ho capito qualcosa di più. Il Senato onestamente...! Al di là del vedere di essere criticati, tra l'altro su una legge elettorale, da un collega che quando si è presentato era anche ineleggibile e che per salvarlo abbiamo dovuto fargli fare l'assessore tecnico. È brutto sentire delle critiche da chi in qualche modo si è già confrontato con le leggi elettorali, creando dei problemi.

Io in questo periodo non ho più peli sulla lingua. Mi dispiace, mi dovrete sopportare fino a quando non interverranno fattori esterni, se no fino al 2018. A me non va più giù niente, specialmente quando qualcuno cerca di fare il professore, ma professore non è. Quindi, visto che il Presidente del Consiglio lo ha invitato a venire in quest'aula e a me non piace parlare ai muri, sarà bene che il senatore Lanièce si presenti, come sarebbe educazione fare di fronte all'invito del Presidente del Consiglio, perché le cose che ho da dire, le vorrei dire personalmente a lui e le sue risposte le vorrei sentire personalmente con le mie orecchie, così da capire un po' la politica nazionale, per capire anche un po' come ci si rapporta con Gentiloni e come ci si vuole comportare per il futuro del Paese a livello nazionale. Tanto le elezioni sono tra poco e bisognerà parlare anche di quello.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Bertin, ne ha facoltà.

Bertin (ALPE) - Francamente l'articolo di questa mattina su La Stampa è sconcertante. A parte i toni che lo stesso giornalista riconosce esagerati, forse il Senatore è ancora frastornato per il risultato referendario che lo ha visto smentito dai suoi elettori, i quali hanno bocciato la sua approvazione in Senato della proposta di modifica costituzionale Boschi-Renzi. Ma al di là delle ricadute psicologiche per effetto del referendum e mettendo da parte i toni da ghigliottina - qui non c'è nessuno che ghigliottina nessuno altro: manca un Robespierre e manca anche lo strumento - è un fatto grave, perché è anche una questione di buon senso tenere i toni un po' bassi; mi sembra che proprio non sia il caso.

Tra l'altro, rilascia delle dichiarazioni su questioni che, come cittadino valdostano può fare, ma come senatore no. Ha molte cose di cui occuparsi in Senato e sarebbe bene che di queste si occupasse. Giustamente, come sottolineava in precedenza anche il collega La Torre, su questo argomento non è che aspettiamo il senatore Lanièce, per sapere che c'è la necessità di modificare una legge regionale che ha degli effetti paradossali. Lo sapevamo, ne abbiamo anche discusso e, per quanto mi riguarda, è anche una cosa che avevo proposto in occasione della prima crisi, mettendola come priorità di questo Consiglio: cambiare questa legge elettorale che, come tutti sappiamo, è un Porcellum alla valdostana che non dà stabilità e crea un sacco di problemi.

Certo non c'è bisogno che il senatore Lanièce ci spieghi cosa bisogna fare, tanto più che - come detto - non è molto esperto sulla materia, essendo lui caduto proprio a causa di questa legge elettorale, che non aveva saputo interpretare come andava fatto e sfruttando anche questo meccanismo per essere eletto in Consiglio regionale. È il caso che questo Consiglio affronti la questione della legge elettorale regionale, ma certo non è il caso che un senatore, delegittimato tra l'altro in questi giorni da un voto contrario dei cittadini valdostani, ci venga qua a spiegare come, quando e perché.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Marquis, ne ha facoltà.

Marquis (SA) - Anche noi, come gruppo Stella Alpina, questa mattina abbiamo appreso con stupore le notizie a mezzo stampa delle dichiarazioni che sono state fatte dal senatore Lanièce. Noi riteniamo che all'interno dell'aula siano rappresentate forze politiche responsabili e ci sia la consapevolezza delle priorità dell'agenda politica, quindi non abbiamo la necessità che ci venga iscritta dall'esterno, soprattutto in una fase delicata dove anche a Roma si sta discutendo di cose serie. Credo che il Senatore avrebbe ben da occuparsi di risolvere le problematiche di rappresentare la Valle d'Aosta a Roma, di lavorare a favore della nostra autonomia per difenderla al meglio e, in questi giorni, di concentrare la sua attività nel rappresentare la fiducia al Governo.

Per quanto riguarda il governo Gentiloni, mi preme sottolineare che da parte dell'onorevole Marguerettaz, il quale fa parte del gruppo delle autonomie, è stata concessa la fiducia al nuovo esecutivo. La fiducia viene data per consentire la predisposizione di una legge elettorale che sia omogenea per entrambe le Camere e che consenta di stabilire delle regole, che possano dare una maggiore stabilità dopo le prossime elezioni al governo del Paese.

Presidente - Ha chiesto la parola la consigliera Certan, ne ha facoltà.

Certan (ALPE) - Utilizzo qualche minuto di quelli a disposizione del collega Bertin, per ribadire quanto è stato detto in quest'aula. Non solo le nostre considerazioni sono di stupore, ma credo anche che le parole del Senatore arrivino a scoppio ritardato: non solo non segue la politica del giorno prima, ma neanche quella da due anni a questa parte, perché parla di una cosa che in questo momento è del tutto fuori tema.

Quando ho letto questo titolo, pensavo che parlasse della riforma elettorale di cui si sta discutendo in Parlamento. Non pensavamo che venisse a occuparsi oggi della politica di Place Deffeyes e non vorremmo che stesse preparando il terreno per il 2018. Sarebbe interessante - come giustamente ha detto il collega La Torre - che venisse a presentare le sue proposte qua in Consiglio regionale. Sarebbe importante anche per non poter più dire di sentirsi solo nelle decisioni che prende a Roma. Siccome lui è rappresentante a Roma del popolo valdostano - non solo della parte che lo ha eletto, ma di tutta la Valle d'Aosta e di tutti i valdostani - sarebbe a questo punto utile che lui, prima di prendere altre decisioni, venga in Consiglio regionale e ascolti quello che ha da dire l'aula e non soltanto il suo partito, che probabilmente lo ha lasciato solo in questa campagna referendaria. Che venga in aula e ascolti tutto il Consiglio regionale, il quale è rappresentante di tutta la Valle d'Aosta, così come lo dovrebbe essere lui. Probabilmente dovrebbe rileggere un po' qual è il suo ruolo e quali sono gli impegni che il suo mandato gli dà.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Restano, ne ha facoltà.

Restano (PNV) - Innanzitutto intervengo per sfatare quanto è stato detto in precedenza, perché vedo che qualcuno è seduto su quelle due poltrone e magari possono anche prendere la parola. Non è vero che non sono mai occupate: un Lanièce c'è. [Il consigliere Restano si riferisce scherzosamente al fatto che, in quel momento, il consigliere André Lanièce e un altro consigliere sono seduti sugli scranni riservati in aula ai parlamentari valdostani.]

Al di là della battuta che intendeva un po' smorzare i toni, ho letto anch'io con stupore queste dichiarazioni. Devo dire che ieri il mio intervento era stato molto pacato e lo sarà anche oggi, però questo tentativo direi quasi di spostare l'attenzione, che ieri abbiamo rivolto verso il Senatore, su un discorso diverso che è quello della riforma elettorale, mi sembra perlomeno malriuscito. Noi il nostro lavoro l'abbiamo fatto: mi sento ancora di animo unionista e mi sembra che all'inizio della legislatura abbiamo presentato qualcosa in merito. Forse il Senatore se ne è scordato, oppure non era presente, come capita tante volte. Quindi, è vero che dobbiamo discutere su questa proposta e noi lo faremo. Io spero che lui faccia il suo mestiere e lo faccia bene.

Presidente - Ha chiesto la parola l'assessore Laurent Viérin, ne ha facoltà.

[L'assessore Viérin prende la parola non dal suo scranno di membro della Giunta regionale, ma da uno di quelli del gruppo consiliare al quale appartiene]

Viérin L. (UVP) - J'interviens de ces bancs pour marquer mon rôle de Conseiller et surtout pour séparer le rôle dans le Gouvernement, de la fonction que chacun de nous dans cette salle recouvre en tant qu'élu par le peuple valdôtain. Je le fais aussi, non seulement au nom de l'Union Valdôtaine Progressiste, car à maintes reprises dans cette législature nous avons abordé le thème des rapports institutionnels entre le Conseil de la Vallée et nos parlementaires.

Je m'adresse aussi aux collègues qui en 2013 ont participé à la campagne électorale, la collègue Morelli et le collègue Guichardaz, pour les élections politiques. Chacun de nous, au-delà des résultats obtenus, avait dans son programme, c'est-à-dire dans le programme des coalitions et des mouvements qui se présentaient, un but. C'est-à-dire que, au-delà des résultats, chacun des élus aurait représenté la Vallée d'Aoste.

L'engagement qu'on avait tous pris envers la communauté était qu'à chaque fois on aurait dû se rapporter avant tout avec les institutions valdôtaines et puis avec la société valdôtaine, qui est codifiée dans mille facettes.

Comme d'autres collègues, ce matin j'ai été très étonné et vraiment déçu par les déclarations du sénateur Lanièce. On avait été déjà assez déçu quand, juste après le résultat du référendum, que nombreux parmi nous ont commenté avec une attitude très modérée, il y avait eu une tentative de décharger sur le Conseil de la Vallée le fait que ce dernier aurait laissé tout seuls les parlementaires, ce qui n'est absolument pas vrai.

En prenant acte que malheureusement ce n'est pas la première fois que cela arrive dans cette législature, surtout pour le climat et pour les nombres qu'on a et qu'on a eu à l'intérieur de cette Assemblée, on aurait souhaité un peu plus de prudence et une façon différente d'être corrects envers ce Conseil.

Mi rivolgo anche e soprattutto al Presidente del Consiglio, a nome di tutti noi, perché egli è il garante di questa Assemblea e ho avuto modo già dopo il referendum di parlarne con lui. Rispetto a quanto è avvenuto in queste due settimane sui giornali, bisogna rimarcare che i toni dei due parlamentari sono stati molto diversi. In riferimento soprattutto al senatore Lanièce e in particolare a quest'ultimo articolo, ciò che è successo è stato diverso rispetto agli argomenti che abbiamo trattato in questa legislatura, dove più volte noi abbiamo denunciato la mancanza di raccordo con il Consiglio tutto, nei momenti delle decisioni cruciali per la Valle d'Aosta. Sui grandi temi - lo abbiamo detto spesso: è stato molto difficile, per non dire che non è mai avvenuto, se non quando quest'aula denunciava il fatto della mancanza di raccordo - non c'è mai stato un momento di dialogo a priori per decidere tutti assieme quali fossero le decisioni che poi avrebbero vincolato l'intera Valle d'Aosta, anche e soprattutto per quanto riguarda il referendum.

Quello che è successo è uno scontro istituzionale, che è diverso rispetto al condividere o meno certe posizioni. Questo tentativo di marcare uno scontro istituzionale tra un parlamentare e il Consiglio Valle è qualcosa di più grave rispetto alle visioni politiche di ciascuno di noi. È questo che non va bene, intanto perché noi rifiutiamo che il Consiglio abbia lasciato soli i parlamentari, anche perché sono tre anni e mezzo che diciamo che costoro vanno a Roma, prendono decisioni e non si raccordano con noi. Non è successo nemmeno prima di decidere la fiducia a un governo, o anche il sì a un referendum costituzionale che coinvolgeva tutta la Valle d'Aosta e che ha peraltro smentito i parlamentari stessi, i quali con il risultato del voto sono stati sfiduciati non da quest'aula, ma dalla comunità valdostana. Mai è successo che ci siamo raffrontati e raccordati per condividere una posizione che poi viene portata a Roma.

Noi avevamo tenuto toni molto pacati e i nostri rappresentanti - il nostro capogruppo che è anche presidente del nostro movimento lo ha fatto nelle sue dichiarazioni - hanno detto che è la comunità valdostana che ha scelto e noi non abbiamo voluto mischiare altri discorsi tra Consiglio, parlamentari e altre questioni. Quindi ci sembra assurdo che oggi ci venga detto sul giornale che qui c'è un clima da ghigliottina o che bisogna riattivarla: se fosse stato così, forse qualcuno avrebbe dovuto chiedersi altre cose.

Noi oggi siamo qui a cercare di lavorare per l'approvazione di un bilancio che traccerà il triennio, almeno della Valle d'Aosta, attraverso non solo dei dati contabili, ma con degli ordini del giorno che più forze politiche hanno messo sul tavolo, per cercare di andare nell'ottica di quella condivisione che all'inizio di legislatura non ci è stata data la possibilità di portare avanti. Parlo di una condivisione, seppure con le differenze che sono marcate in ciascun raggruppamento e nei gruppi che sono nati, e delle sensibilità che oggi si sviluppano attorno a un progetto politico aperto alla condivisione e al cercare di modificare le cose che non vanno.

Chi oggi dice certe cose dovrebbe invece occuparsi di rilanciare la zona franca, di cui abbiamo continuamente parlato in quest'ultimo anno e mezzo, di far sentire la nostra voce autonomista a Roma, perché purtroppo la nostra autonomia è sempre più bistrattata. Questo referendum, secondo noi - lo abbiamo anche detto - era semplicemente uno specchietto per le allodole. Questa intesa che poi era, nelle intenzioni e nelle dichiarazioni che sono state spesso pronate e portate avanti, anti autonomista nella concezione di visioni regionaliste che purtroppo oggi, anche a livello nazionale, vengono rivangate come un problema rispetto all'unità nazionale.

Noi vorremmo semplicemente, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, che ognuno si occupasse un po' di portare avanti il ruolo che i cittadini hanno deciso di affidargli. Visto che i cittadini ci hanno eletti in questo Consiglio Valle, noi facciamo i consiglieri regionali, gli assessori o i presidenti, ma non ci permettiamo, anche se la politica, soprattutto dopo il referendum ce l'avrebbe concesso, di delegittimare altre figure istituzionali, il Senatore in primis.

Se il Senatore ha voluto trascinare l'Union Valdôtaine verso il sì, in un movimento autonomista che si è espresso in grande parte per il no, come tanti altri autonomisti, che adesso non venga a scaricare sul Consiglio Valle e sulla mancanza di dialogo al suo interno questa sua voglia e questa sua azione di aver pronato e appoggiato un sì, che ha trascinato poi il suo movimento in una sconfitta elettorale in termini di schieramento, che probabilmente non è neanche reale nei confronti dello spirito autonomista che i cittadini valdostani hanno ancora ben saldo nei loro sentimenti.

Ci tenevamo anche noi a inserirci in questo dibattito, perché non abbiamo confuso il referendum con altre cose, ma crediamo che la misura sia colma, in un momento in cui effettivamente probabilmente anche a Roma i cittadini valdostani avranno di nuovo - lo speriamo - la possibilità di esprimersi per decidere i loro rappresentanti, in un sistema che, anche e soprattutto perché non è cambiato, ci tutela specialmente al Senato. Al di là della Camera, nella quale i numeri sono ampiamente sicuri, come abbiamo visto dai giornali o dai risultati, noi vorremmo sapere a che titolo il Senatore della Valle d'Aosta va ad appoggiare un governo, senza ancora averne visto i contenuti e senza ancora essersi confrontato con le istituzioni valdostane e con questo Consiglio Valle. Questo è il vero problema.

Se veniamo stuzzicati su questi temi, da un punto di vista istituzionale rimettiamo in corso un dibattito e chiediamo che i parlamentari vengano a confrontarsi con noi sui temi, dalla fiducia in avanti, che toccheranno gli interessi e le prerogative della comunità valdostana. Se poi ci sono altre letture sulla voglia di delegittimare questo Consiglio Valle e questa legislatura, magari con altre mire, queste non sono faccende che ci riguardano, non sono questioni che devono riguardare la politica intesa come il ruolo che ognuno di noi ricopre.

Noi invitiamo i parlamentari alla prudenza, soprattutto in questo momento istituzionale che a livello nazionale è molto delicato. I riflettori sono puntati anche sulla nostra Regione, altresì perché saremo probabilmente più determinanti in Senato rispetto a questo primo scorcio di legislatura del governo Renzi. Esercitiamoci, anche con l'aiuto dei movimenti che a livello nazionale sono rappresentati, a portare avanti delle discussioni condivise per l'interesse della comunità valdostana, al di là dei ruoli politici e partitici. Ripetiamo, però, che noi non ci stiamo a essere giudicati da chi invece dovrebbe ricoprire il ruolo che la comunità gli ha affidato in modo, secondo noi, diverso e soprattutto più rispettoso nei confronti della propria comunità di appartenenza.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Chatrian, ne ha facoltà.

Chatrian (ALPE) - Ho delle grandissime difficoltà a capire perché il Senatore della Valle d'Aosta debba occuparsi del clima politico di questo Consiglio. Non ho capito sinceramente se vuole essere ricandidato per la prossima consiliatura. Non lo capisco nel merito, perché mi sembra lo stesso film che abbiamo affrontato poche ore fa: stanare le bugie. Forse non sarebbe male che, oltre a non scaricare colpe su questo Consiglio, si attivasse invece in modo che la Regione Valle d'Aosta non subisca, come sta subendo, le imposizioni da questo Stato sempre più centralista, che mette nell'angolo soprattutto la nostra piccola Regione.

Veramente sono imbarazzato a leggere le affermazioni del Senatore della Valle d'Aosta su questo Consiglio, proprio nel momento in cui mi sembra che stamattina noi abbiamo preso una posizione diversa. Non capisco a che cosa si riferisca il senatore Lanièce quando parla di clima politico da ghigliottina e di ordini del giorno. Noi vogliamo migliorare questa Valle d'Aosta, ma invece non abbiamo capito cosa intende fare il Senatore.

In questo momento, la sintesi che possiamo fare dal punto di vista politico, è che forse in questi anni abbiamo perso le battaglie con lo Stato centralista che ci sta ammazzando. Forse lui non era nemmeno presente quando il Governo ha siglato con l'ex governatore Renzi l'accordo a giugno 2015, quindi può darsi che non ne fosse neanche a conoscenza. Ma a che titolo parla della discussione che stiamo mettendo in atto? A che titolo parla delle sorti della Valle d'Aosta? A che titolo il senatore Lanièce parla del clima in questo Consiglio? O probabilmente è preoccupato per il suo domani! Forse politicamente è molto preoccupato per il suo domani, non più a Roma ma in Valle d'Aosta, magari non più in veste principale, ma probabilmente solo come comparsa, perché sta capendo che forse è finita un'epoca. Veramente non capiamo: si occupi del suo ruolo e noi ci occupiamo del nostro.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Cognetta, ne ha facoltà.

Cognetta (M5S) - Per approfondire quanto detto dal collega Chatrian. Probabilmente il Senatore - è una mia congettura personale campata in aria, ma che potrebbe essere un'ipotesi - pensava già di fare il futuro Presidente della Giunta e quindi giustamente si preoccupa di avere una governabilità, di avere dei numeri che gli possano permettere di fare ciò che crede, come crede.

Anche su questo dovremmo fare un ragionamento. Noi abbiamo una legge elettorale che di fatto è proporzionale e non c'è l'indicazione diretta del governatore della Regione, come succede normalmente nelle altre regioni. E io dico meno male che è così, perché, se nonostante questo la Regione politicamente viene gestita nel modo che abbiamo visto fino a oggi, figuriamoci se ci fosse l'elezione diretta del governatore con una maggioranza bulgara qui dentro: il Consiglio sarebbe del tutto inutile. Invece in questi giorni mi sembra che il Consiglio abbia ripreso vigore e fiducia in sé stesso. Parlo dei consiglieri peones, quelli che stanno seduti di qua. Capisco, quindi, tutte le problematiche che si fa il senatore Lanièce. È preoccupatissimo, perché se poi gli tocca mediare o comunque cercare di cambiare la linea politica a seconda di ciò che accade, diventa veramente difficile.

Credo che quella sulla ghigliottina sia solo una battuta, nel senso che lui l'abbia presa come riferimento, ma non penso assolutamente che lui si creda Napoleone o un altro grande francese. Certo è che dal punto di vista politico la battuta d'arresto avuta con il referendum, direi che è stata piuttosto pesante. Forse sta facendo delle considerazioni sul suo futuro politico e ha capito che sicuramente come Senatore della Repubblica magari non verrà riconfermato, perché è riuscito a sbagliare tutto quello che poteva, di conseguenza avrà pensato di riciclarsi in Regione: magari un posto da assessore riesce ad averlo, anche se non eletto, e quindi in qualche modo pensa di andare avanti. Chiaramente per fare quello che vuole deve avere una maggioranza, e siamo arrivati a questo punto.

Io credo che lui debba confrontarsi di più con noi, sicuramente. Chiaramente deve avere la voglia di farlo e noi non possiamo obbligarlo, perché possiamo solo invitarlo a parlare, ma anche lui può invitare noi ad ascoltarlo. C'è anche questo da dire: se lui dicesse alla Commissione competente che ha da dire alcune cose, chi glielo negherebbe? Questo però, presidente Rosset, non mi sembra che il Senatore l'abbia mai fatto. Quindi se imparasse anche lui a condividere di più la sua azione e a essere maggiormente coinvolto, probabilmente eviterebbe anche dei problemi successivi, tipo quelli che sta avendo in questo momento.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Guichardaz, ne ha facoltà.

Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Per sdrammatizzare un po' la situazione, ma comunque per annotare un certo disagio anche da parte del nostro gruppo nella lettura dell'articolo pubblicato questa mattina su La Stampa. Intanto volevo confortare il senatore Lanièce, perché all'interno della maggioranza sicuramente c'è una dialettica. Come si può notare, non è una maggioranza silenziosa o anonima, in cui non si può parlare: ci si confronta costantemente e forse c'è una dialettica addirittura più rispettosa di quanto non ci fosse con altri colleghi di opposizione, per cui si fanno dei ragionamenti sempre nel rispetto dei propri colleghi di maggioranza. Era solo per tranquillizzarlo: questo clima da ghigliottina, personalmente io non lo respiro. Se poi una dialettica interna evoca il terrore, credo che da questa parte non ci sia assolutamente tale percezione.

Io poi credo che il Senatore, così come l'altro parlamentare, abbiano la possibilità di accedere a quest'aula. Esistono - lo ha accennato il collega - due posti a loro disposizione e hanno la possibilità di farsi invitare, perché, collega Certan, non possiamo invocare il non vincolo di mandato e il rispetto delle regole costituzionali, ma poi imporre una presenza obbligatoria dentro quest'aula o in Commissione.

(Voce fuori microfono)

Lei ha parlato prima, adesso lasci parlare me: di solito parla molto più di tutti gli altri.

Dicevo, non penso che possiamo invocare un obbligo di presenza. Certo, gli inviti che noi facciamo, sono anche richieste di confronto, il quale in qualunque forma democratica porta dei valori aggiunti, invece che delle negatività. Io credo che non ci sia assolutamente nulla di male a confrontarsi sui temi e sulle riforme nazionali, compresa la riforma costituzionale - questo sicuramente prima di entrare nel clima di campagna elettorale, perché sarebbe stato inopportuno fare dei dibattiti in periodo di campagna elettorale all'interno dell'aula su quel tema - e anche sui temi regionali che hanno dei riflessi poi sulla politica nazionale. La riforma dello Statuto e la riforma della legge elettorale sicuramente sono temi di interesse politico generale, che tranquillamente i nostri parlamentari possono discutere con i rappresentanti della maggioranza, della minoranza e con il Consiglio tutto. Poi, i luoghi di discussione si possono decidere anche volta per volta.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Farcoz, ne ha facoltà.

Farcoz (UV) - Non vorrei che un'intervista, magari un po' colorita e in un momento piuttosto delicato come quello del bilancio, possa offuscare il lavoro del Senatore, come peraltro anche del Deputato, fatto in tutti questi anni. Ricordo che differenti volte il Senatore, come il Deputato, sono venuti in Commissione per accordarsi su diversi temi: da quelli istituzionali a quelli fiscali. Ricordo come, ad esempio, l'impegnativa che era stata data da questo Consiglio per risolvere tutta una serie di questioni relative al pareggio di bilancio, l'armonizzazione e il recupero delle accise siano state riprese puntualmente dal Senatore, come dal Deputato, e portate avanti, tant'è che oggi possiamo discutere un bilancio con queste caratteristiche. Allo stesso tempo, devo riconoscere una spiccata capacità del Senatore a relazionarsi con il gruppo delle autonomie, per cercare di avere quella massa critica necessaria a far passare determinate idee autonomiste, in un Governo che vero ha la necessità dei numeri, ma che dall'altra centralizza troppo le questioni. Volevo semplicemente riportare queste due riflessioni per esaltare il buon lavoro del Senatore, che in tutti questi anni egli ha portato avanti anche con l'appoggio del Consiglio.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Gerandin, ne ha facoltà.

Gerandin (GM) - Per ribadire il mio pensiero che ho già espresso ieri. Io sono veramente convinto che con i numeri che abbiamo in Parlamento a Roma, se non si parla con voce unanime, se non si fa un minimo di sinergia, se qualcuno pensa di fare sia il senatore sia il consigliere o il legislatore regionale, allora non andiamo da nessuna parte. Mi pare questa la sintesi della questione. Per cui, ritengo del tutto fuori luogo questa esternazione.

Per tornare a ciò che diceva lei, collega Farcoz, e a quella che mi è parsa più che altro una difesa d'ufficio, le ricordo che per le altre realtà il pareggio di bilancio era già un dato di fatto, per qualcuno da due anni e per altri dall'anno scorso, per cui noi arriviamo con un anno di ritardo. Ci siamo arrivati: evviva che ci siamo arrivati! Per quello che riguarda gli arretrati delle accise, è esclusivamente quello che lo Stato ci deve e non è che ci ha fatto un regalo; altre parti hanno chiuso questa partita molto prima. Meno male che l'abbiamo chiusa, senza dubbio.

Forse quello che dovrebbe preoccupare - il fatto che non se ne parli, a mio parere, è la palese dimostrazione che non c'è nessuna sinergia tra quello che fa il Governo regionale e ciò che esprimono i nostri rappresentanti a Roma - è il passaggio della legge finanziaria, di cui nessuno ha parlato, che interessa il fatto che voi avete dato mandato a Finaosta per il deposito fiscale. All'articolo 535 viene stravolto il testo e probabilmente - da cittadino valdostano mi auguro di no - tutto quel lavoro che voi avete dato a Finaosta, sarà buttato alle ortiche. Viene stravolta la formulazione originaria dell'articolo e i depositi fiscali sono previsti solo in determinate zone, oppure bisogna andare su criteri di eccezionalità e di autorizzazioni varie.

Probabilmente quando uno vuole fare troppi lavori, vuole immischiarsi in troppe cose, vuole probabilmente essere partecipe o in primo piano su tante cose, poi succedono queste cose: si perdono di vista gli emendamenti che potevano portare un beneficio alla Valle, e soprattutto questo denota che non c'è sinergia. Quello che fate voi come esecutivo non ha nessuna sinergia, perché non si può accettare supinamente una modificazione come quella sul deposito fiscale, che probabilmente manderà a carte e quarantotto il vostro bellissimo piano di finanziamenti.

Presidente - Ha chiesto la parola il Presidente della Regione, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) - Per precisare che la Finanziaria 2017 è arrivata in Senato blindata e non c'era la possibilità di presentare emendamenti: si era nella crisi ed è stata votata in poche ore. Lo dico per fare chiarezza, perché sul discorso del raccordo tra il Governo regionale e i Parlamentari, io posso testimoniare che questo raccordo c'è sempre stato. Poi, che gli esiti non siano sempre immediati e automatici, penso che lo si possa capire. Basterebbe vedere tutta una serie di questioni che sono state sollevate non dalla Valle d'Aosta, ma dal Trentino o da Bolzano, i quali sono molto più numerosi di noi che abbiamo un solo deputato e un solo senatore: hanno impugnato la legge sulla scuola, hanno fatto una serie di osservazioni quando è stata discussa alla Camera.

Quella dichiarazione sicuramente è stata infelice, vogliamo dire così? Sicuramente, è una questione che si poteva evitare, ma non andiamo adesso di colpo a creare le premesse per dire che il Senatore e il Deputato non fanno niente o che il Senatore non è in linea con noi. Io posso testimoniare che non è così: il lavoro viene svolto con coerenza e con grande capacità. Poi, sul fatto che non vengano qui in aula, faccio presente che le sedute alla Camera e al Senato si tengono il mercoledì e il giovedì, in giornate che coincidono con quelle nelle quali anche noi ci riuniamo in Consiglio. È il discorso che abbiamo fatto anche su altre situazioni.

Io non voglio fare nessuna difesa d'ufficio di chi sa difendersi da solo e sicuramente non ha bisogno che lo facciano altri. Io, poi, non entro nelle polemichette che sono state esercitate, per fiorire un po' una questione che sicuramente poteva essere evitata: lo dico in modo chiaro. Però da qui a dire che non ci sia una disponibilità, un po' ne passa. Dico queste cose per correttezza e per ribadire che l'impegno c'è sempre stato. Se andiamo a vedere tutti coloro che hanno ricoperto certe cariche, sappiamo quali sono le difficoltà, sappiamo quali sono i tempi per alcune decisioni, sappiamo anche che cosa succedeva nei tempi passati. Il problema è molto chiaro a tutti.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere La Torre, ne ha facoltà.

La Torre (UV) - Io vorrei raccogliere la proposta in positivo del Presidente della Regione e credo che sia giusto affrontare questo argomento come egli stesso ha detto. In questo caso mi rivolgo al Presidente del Consiglio: che si convochi in un pomeriggio un'adunanza straordinaria, proprio per affrontare il tema dei rapporti tra il Consiglio regionale della Valle d'Aosta e lo Stato italiano. Troviamo la giornata in cui saranno liberi il Senatore e il Deputato, troviamo il tempo corretto e ci mettiamo qui un pomeriggio a fare questa bella discussione, così credo che riportiamo tutto nel giusto alveo. Non siamo noi che ci siamo lamentati sul giornale: è lui che lo ha fatto. Io sul giornale non ho scritto niente: è lui che si è lamentato. Pertanto credo che sia giusto che si dedichi un pomeriggio, in modo tale da affrontare seriamente, davanti ai valdostani, quello che è il nostro concetto di autonomia e lo condividiamo.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Bertschy, ne ha facoltà.

Bertschy (UVP) - Presidente, credo che i toni su questo argomento siano ben diversi dal titolo del giornale e dai toni usati, quindi lei ha giustamente cercato di ridimensionare la vicenda. A volte si creano problemi senza bisogno che neanche ci siano. In questa intervista poteva parlare dell'universo mondo, ha voluto parlare di noi, ma credo che quando lo si fa si possa discuterne qui. Tra l'altro, ha fatto un paio di approfondimenti su allargamenti di maggioranza e altre questioni che, per quanto ci riguarda, un pochettino ci coinvolgono.

In questi cinque anni abbiamo cercato di vivere in mezzo alla crisi - voi per primi, noi dopo - e ci siamo tutti impegnati (lo dico tra virgolette) a venirne fuori, per cui fare una valutazione superficiale mi pare che non sia appropriata ai tempi, non sia dovuta e non sia necessaria. Ben venga una richiesta di chiarimento e anche un momento di confronto/incontro, che ci permetterà anche di capire cosa sta succedendo a Roma: se effettivamente si vuole andare a votare, come probabilmente sarà necessario fare, anche per dare una risposta dopo una situazione che ha determinato una scelta politica forte in Italia e in Valle d'Aosta, oppure se a Roma si fanno altre scelte per traghettarci fuori dalla legislatura in maniera diversa. Un incontro per confrontarci anche sugli argomenti che sono nati in quest'ultimo periodo, perché il provvedimento che riguarda di nuovo la finanza pubblica mi sembra importante e rilevante per il nostro bilancio per il triennio che verrà. Quindi accolgo con piacere la proposta e vedremo in quale forma trovare un momento di confronto definitivo, che ci permetta di ragionare insieme sul futuro della Valle d'Aosta e su una buona difesa a Roma dei nostri interessi.

Presidente - Sulla richiesta formulata, mi prendo l'impegno di convocare un Consiglio straordinario per un incontro con i parlamentari appena ci sarà l'opportunità e la possibilità di farlo. A questo punto, credo che possiamo sospendere i lavori che riprenderanno alle 15,30.

La seduta termina alle ore 13:10.