Objet du Conseil n. 2351 du 22 septembre 2016 - Resoconto
OBJET N° 2351/XIV - Approbation de Résolution: "Constitution d'une commission spéciale du Conseil pour les réformes institutionnelles".
Rosset (Presidente) - Punto n. 37 all'ordine del giorno. Ha chiesto la parola il consigliere Farcoz, ne ha facoltà.
Farcoz (UV) - Deux mots simplement pour illustrer cette résolution. La matière du referendum est très proche dans cet automne. Pendant toute l'été on a déjà parlé de la possibilité de constituer cette Commission, qui aura une double valence. D'un côté elle cherche à trouver toutes les routes législatives et en particulier de proposer "une Commission spéciale du Conseil étant appelée à définir l'instrument, la méthode et les procédures les plus appropriés visant l'élaboration d'une proposition de révision du Statut spécial d'autonomie, en tenant compte de la norme qui ira discipliner le 'principe de l'entente'". De l'autre côté, indépendamment des résultats du referendum, la nécessité de faire une forte réflexion sur les Statuts et par conséquent avoir un cadre législatif dans lequel nous pourrons nous bouger ces années.
Je veux simplement souligner que pendant l'été nous avons approuvé des normes d'actuation, qui n'ont pas été encore porté à l'attention du Conseil des Ministres, comme par exemple celle sur l'eau. Donc je crois qu'il est nécessaire de faire un raisonnement clair, soit sur les moyens avec lesquels nous parlons avec l'État, soit sur les contenus de notre Statut.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Bertin, ne ha facoltà.
Bertin (ALPE) - Ci troviamo in una fase particolare e fra quattro giorni il Consiglio dei Ministri stabilirà la data del referendum, che probabilmente si svolgerà il 26 novembre. Sono due mesi da questo importante appuntamento che coinvolgerà tutta la popolazione, momento di campagna elettorale che è certamente importante. Tra l'altro, siamo ancora in una fase piuttosto interlocutoria e sappiamo che diverse forze politiche locali non hanno ancora preso una posizione.
Una Commissione speciale in questo momento ha evidentemente tutta una serie di limiti, innanzitutto perché il quadro di riferimento potrebbe cambiare il 26 novembre, dopo l'esito del referendum. Sappiamo che il risultato è estremamente incerto e da esso dipenderanno le sorti anche di una commissione speciale istituita oggi. Già c'è stato un tentativo nel mese di luglio di istituire questa commissione speciale sulle riforme istituzionali, che poi è tramontato per ragioni interne alla maggioranza. Riproporla oggi, ad appena due mesi dal referendum e in piena campagna elettorale, ci pare francamente il momento meno opportuno per istituirla. Da una parte, siamo in ritardo perché tutte le altre Regioni si sono già mosse in questo senso con diversi strumenti, dall'altra a questo punto, a due mesi dall'appuntamento referendario e in piena campagna referendaria, è francamente il momento peggiore per istituire una commissione speciale. Come diceva anche il collega Farcoz, c'è bisogno di un quadro chiaro nel quale impostare il lavoro di una possibile commissione speciale, e il quadro evidentemente in questo momento è tutt'altro che chiaro.
È sufficiente posticipare di due mesi, quando la situazione istituzionale sarà chiara, almeno dal punto di vista generale, per avere un senso diverso. Da questo punto di vista, come minoranza siamo anche disponibili ad affrontare la questione quando il quadro sarà definito, dopo il referendum. La cosa più di buon senso è aspettare che si definisca quale sarà il contesto costituzionale nel quale ci troveremo e in seguito intervenire. Teniamo comunque presente che, per quanto riguarda le modifiche dello Statuto, non ci sono più i tempi tecnici perché questo si realizzi. Lo sappiamo già oggi ed è pacifico a tutti: si tratterebbe soltanto di uno studio e poi tutto dovrebbe essere rimandato alla prossima legislatura, poiché i tempi tecnici non ci sono più.
Come dicevo, la fase è ancora interlocutoria: da una parte siamo in ritardo, ma dall'altra, a due mesi del referendum, francamente non si vede la necessità di istituire adesso questa commissione. Non vorremmo che sia, come alle volte pare, soltanto una questione interna alla maggioranza per regolare equilibri interni. È questo un argomento serio che ci interessa affrontare, ma certamente in un contesto diverso, soprattutto nella chiarezza del quadro istituzionale. Siamo pronti ad affrontare la questione, qualora evidentemente il risultato referendario lo renda necessario. Altrimenti bisognerà riflettere sull'utilità di istituire una commissione, se le modifiche costituzionali non passeranno.
Ci sono anche delle questioni diverse. Siamo in un contesto di pre-campagna elettorale e non mi pare che in questo Consiglio, in questa legislatura, ci siano le condizioni costituenti. Abbiamo visto anche di recente una violazione di regole consuetudinarie, che di certo non favoriscono un rapporto chiaro e corretto tra maggioranza e opposizione: sono elementi che certamente incidono in questo momento di riforme.
Crediamo utile posticipare l'istituzione di questa commissione speciale a dopo il referendum, quando il quadro istituzionale sarà chiaro e si potrà decidere, con tutti gli elementi a disposizione, in che modo e se istituire una commissione speciale.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Gerandin, ne ha facoltà.
Gerandin (GM) - Faccio mie le considerazioni del collega Bertin e aggiungo che, a mio parere, le premesse della risoluzione sono non solo condivisibili, ma di più: sono il percorso che negli anni abbiamo ipotizzato e nel quale abbiamo creduto, sulla necessità di modificare lo Statuto. Per cui, nessun dubbio sulle premesse della risoluzione.
A quello che ha espresso il collega Bertin, vorrei aggiungere alcune considerazioni del tutto personali. Io credo che quando ci si trova di fronte a una scelta così importante come quella della modifica dello Statuto, si debba sfruttare l'occasione per provare a coinvolgere il più possibile la cittadinanza e il mondo valdostano per far apprezzare e conoscere il più possibile l'importanza dell'autonomia. La faccio molto breve: io credo che una riforma dello Statuto debba avere come base il coinvolgimento di tutto il mondo valdostano.
A mio parere, se una commissione speciale va fatta, il modello è quello che hanno scelto i trentini, i quali dicono di sfruttare questo momento per tornare a comprendere e apprezzare l'autonomia, perché senza il coinvolgimento di tutta la popolazione avrebbero fallito. Prevedono che a presiedere questa loro commissione speciale, che elaborerà la proposta statutaria, sia un professore di diritto amministrativo e che la composizione comprenda il più possibile tutte le figure rappresentative dell'intera società civile. Devo dire, a onor del vero, che Bolzano ha fatto un'altra scelta, quella di coinvolgere la rappresentanza a livello di Provincia di Bolzano. Se la Valle d'Aosta non vuole fare un tipo di scelta come quella dei trentini, di coinvolgere il più possibile istituzioni, personalità, gente che ha lavorato e che è a conoscenza di quello che significa la difesa dell'autonomia, se l'intenzione è quella di perseguire il modello di Bolzano, a mio parere non ha alcun senso costituire una commissione speciale. Basterebbe investire la I Commissione e avremmo più o meno la stessa rappresentanza, più o meno lo stesso rapporto maggioranza/minoranza e, se non altro, risparmieremmo dei compensi per presidenti di commissione.
Se si intende proseguire su questa strada, sono un po' dell'avviso del collega Bertin: lo vedo più come un problema di equilibri all'interno della maggioranza, di necessità di distribuire posti e gettoni in una maggioranza allargata. Se questo è il risultato della nostra autonomia, partiamo veramente male! Questa è la mia personale chiave di lettura, ma non solo mia, perché è la chiave di lettura che c'è in genere: è un po' il cercare ove possibile di tenere la linea retta, accontentando più o meno gli appetiti. Se non c'è la volontà di seguire il modello del Trentino, io sono dell'idea che sia sufficiente coinvolgere e dare questa competenza alla I Commissione: risparmieremmo e faremmo bella figura in questo momento.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Cognetta, ne ha facoltà.
Cognetta (M5S) - Anch'io mi associo a quanto detto dai colleghi e aggiungo ancora una riflessione. Credo che andare a toccare il nostro Statuto sia un'operazione estremamente delicata e farlo con l'idea che state cercando di portare avanti, non penso che sia la cosa migliore.
Il nostro Statuto fino ad oggi ci ha permesso di crescere in un certo modo. È vero che ci sono delle cose da cambiare, da aggiornare, da sistemare e da migliorare, però guarda caso lo facciamo sempre attraverso un input esterno: adesso siamo costretti a farlo, ma non siamo stati in grado in qualche modo di auto migliorare la nostra situazione. Ora siamo costretti a farlo, ma siamo in ritardo da una parte e in anticipo dall'altra: riusciamo sempre a fare le cose così alla "come vengono". Quindi penso che, per come la state impostando, è probabile che anche le proposte che verranno fuori, saranno un po' alla "come vengono".
Invece, il suggerimento dato dal collega Gerandin, a cui mi associo, magari poteva dare un aiuto in più rispetto a chi deve prendere le decisioni: avere un supporto tecnico probabilmente poteva essere un aiuto e una possibilità che ci avrebbe permesso o ci permetterà di fare qualcosa di meglio. Sono suggerimenti che chiaramente non vengono presi in considerazione, perché la maggioranza ha sempre l'arroganza di dire che sa tutto, fa tutto bene e non ha mai problemi; quando però si specchia all'interno dello Statuto, che è una cosa che coinvolge tutti i cittadini e tutta la vita politica e amministrativa della nostra regione, questo diventa effettivamente molto pericoloso. Per questo io credo che non sia un'operazione che stiate facendo nel migliore dei modi: metterla in capo alla I Commissione sarebbe stato molto più semplice, oppure ragionare su una soluzione diversa e sicuramente più performante.
D'altronde, rispondete sicuramente a equilibri diversi creando questa commissione: ha ragione il collega Bertin, ma l'avevamo già detto anche noi, per tutto ciò che era successo nell'ultimo Consiglio prima della pausa estiva. Noi come movimento aspettiamo l'esito del referendum per poi dire la nostra su cosa accadrà all'interno di questa commissione.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Bertschy, ne ha facoltà.
Bertschy (UVP) - Direi che come sempre si tende a fare un processo alle intenzioni. L'illustrazione breve, ma efficace, del collega Farcoz ha chiarito bene che il cuore della risoluzione sta al comma 1, nella misura in cui si vuole provare - in una fase che è incerta sotto il profilo politico, come ha giustamente sottolineato il collega Bertin, ma che è comunque importante per quanto avviene fuori e dentro la nostra regione - a fare un percorso che parta dal cuore della Valle d'Aosta e dalla sua istituzione principale, per poi crescere e allargarsi verso l'esterno. Non ci sono limitazioni a questo progetto di commissione speciale e questa prima fase è completamente dedicata a capire quale sarà lo strumento migliore per coinvolgere tutti gli attori e soprattutto le persone che possono portare un contributo importante a una fase di discussione. È vero che sarà limitata in riferimento al risultato del voto sul referendum - poi bisognerà anche vedere quando verrà decisa questa data - però una discussione politica sull'attualità del nostro Statuto e sullo sviluppo dello stesso, prima o poi bisognerà cominciare a farla e nessuno dei gruppi di maggioranza ha intenzione di racchiuderla all'interno di una commissione speciale. L'obiettivo, anzi - l'ho detto e lo ribadisco - è quello di cominciare da qui un percorso che potrà crescere e vedrà, per quello che ci riguarda, la massima alleanza con tutti coloro che potranno dare un contributo attivo e interessante a questa fase. Se al voto vincerà il no, non ci sarà una proposta immediata; se ci sarà il sì, bisogna muoversi e perdere del tempo sarebbe un peccato.
Mi permetto una sottolineatura sul fatto che si voglia portare avanti le proprie posizioni. Mi scuserà il collega Fabbri, il quale è notoriamente in cerca di poltrone, visto che farà parte per il gruppo UVP di questa commissione speciale! Io credo che sia un po' l'ora di smetterla con questo atteggiamento di squalificarci l'un l'altro. Può essere un'idea migliorabile, però sempre squalificarla dall'origine non fa bene a nessuno.
Soprattutto, è particolare che a luglio ci fosse la disponibilità della minoranza e oggi non ci sia più. La risoluzione è esattamente la stessa, però l'assenza oggi si fa sentire. Qual era il problema di allora per noi e qual è il problema oggi per voi? Quali sono le condizioni che sono cambiate per non essere presenti in questa commissione? A un dibattito serio ci stiamo tutti, a squalificare l'immagine degli altri ci mettiamo tutti poco, se andiamo avanti così. L'intenzione è di fare un percorso serio, di aprirsi tutti e di fare un lavoro che speriamo porti a qualche cosa di utile. Se non ci si crede, non per questo bisogna dire che chi ha voglia di farlo intenda perdere del tempo.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Cognetta, ne ha facoltà.
Cognetta (M5S) - Molto velocemente per spiegare un passaggio e per specificare in maniera più precisa quanto detto dal collega Bertschy. Noi già a luglio non eravamo d'accordo. Giusto per essere precisi fino in fondo, perché se no "tutta la minoranza": in realtà noi già a luglio avevamo la stessa posizione di oggi.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Marquis, ne ha facoltà.
Marquis (SA) - Credo che il collega Farcoz abbia presentato bene le ragioni che sono alla base della proposta della costituzione della commissione speciale. Quello che stiamo vivendo è sicuramente un momento estremamente importante per la Valle d'Aosta, perché si tratti di prevedere un'attualizzazione della carta statutaria. Uno Statuto che, oltre a disciplinare la nostra autonomia, regola i rapporti con lo Stato che sono imprescindibili per poter dare sviluppo e continuità alla nostra regione.
Credo che si tratti di un'operazione estremamente delicata e che quindi occorra cominciare a lavorare, possibilmente con la massima partecipazione di tutte le forze politiche attorno a un tavolo, così come fu fatto nel 1947, quando la Regione anticipò lo Stato, attraverso un ragionamento e un progetto di Statuto che impegnò le discussioni del Consiglio regionale in tutto quell'anno. Credo che oggi ci sia la necessità di fare il medesimo ragionamento, che può essere sicuramente esteso anche a tutte le energie e le risorse che abbiamo sul territorio, perché non ci sono limitazioni di mandato alla commissione, quindi la stessa potrà avvalersi delle competenze che si riterrà possano contribuire utilmente allo sviluppo di una proposta. Quindi credo che in questo momento il tergiversare e l'attendere non costituisca un valore aggiunto.
A nostro avviso, occorre lavorare e iniziare a riflettere sull'argomento, anche se non sappiamo ancora quale sarà l'esito del referendum che si terrà tra pochi mesi. Quindi ben venga la costituzione di questa commissione e io mi auguro che ci possa essere ancora un ripensamento, per garantire la massima partecipazione ai lavori che riteniamo corretto e giusto intraprendere.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Bertin, ne ha facoltà.
Bertin (ALPE) - Per essere chiari, anche perché il collega Bertschy cerca di rendere le cose un po' confuse. Noi non siamo contrari a rivedere lo Statuto e se il referendum passerà, bisognerà farlo. Il problema è perché farlo adesso.
Nel mese di luglio avevate improvvisato una mozione su questo argomento e noi, anche se poco convinti, non ci eravamo opposti. In quel momento non siete riusciti a istituirla questa commissione e adesso vi chiedo perché bisogna farla subito, quando oramai il referendum è imminente. È una questione di buon senso! Nessuno qui vuole fare dei ragionamenti diversi: posticipiamo a quando il quadro sarà chiaro e lavoriamo da quel momento lì. Iniziare adesso è inutile, è ovvio!
Poi, qua si vuole sempre forzare, ma evidentemente quando si continuano a forzare le situazioni, ci si chiede anche perché, caro collega Bertschy. È inevitabile che ce lo chiediamo. Non capisco perché a questo punto, in piena campagna referendaria, dobbiamo istituire una commissione speciale. Rimandiamo tutto di due mesi e poi riflettiamo su cosa fare. La disponibilità c'è da questo punto di vista, ma deve esserci anche da parte vostra quel minimo di buon senso per capire la situazione. Andare a istituire oggi una commissione speciale in piena campagna referendaria, ha una serie di elementi di debolezza evidenti: potrebbe essere usata anche strumentalmente in campagna elettorale per avere una tribuna. Credo che il buon senso imponga di aspettare due mesi. A questo punto, come sottolineavo prima, siamo già in ritardo di tantissimo e due mesi in più non cambiano niente.
La questione è che, primo, ci troviamo in piena campagna referendaria e, secondo, il quadro è tutt'altro che chiaro in questo momento. Nel momento in cui si avrà un quadro chiaro dal punto di vista istituzionale, si potranno fare tutti i ragionamenti che si vorrà, a iniziare dall'istituire una commissione, di che tipo e con quali modalità. Ma nel momento in cui ci sarà una chiarezza del quadro costituzionale nel quale ci muoveremo.
Siamo ormai in piena campagna referendaria: che senso ha voler forzare la situazione oggi, volendo istituire questa commissione? Credo che la posizione della minoranza sia assolutamente di buon senso: si tratta di posticipare di due mesi e poi decidere insieme cosa fare. Se volete forzare, come al solito - l'abbiamo visto in tutte le occasioni - avete i numeri ma credo che questa legislatura, di per sé già pessima, se continuate a utilizzarla in questo modo, francamente diventa una vergogna. C'è un rapporto maggioranza/opposizione che viene continuamente forzato e credo che ognuno poi debba prendersi le proprie responsabilità. Quella che facciamo è una proposta di buon senso e chiediamo di avere un atteggiamento giusto da parte di tutti. Non si può pretendere la collaborazione, quando poi si ha un atteggiamento di questo genere.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere La Torre, ne ha facoltà.
La Torre (UV) - Collega Bertin, io intervengo, rivolgendomi a lei e ai suoi colleghi, per invitarla a riflettere. Lei ha esordito dicendo che l'autonomia è una cosa seria - io su questo sono perfettamente d'accordo con lei e condivido - ma proprio per questa serietà che lei richiama, io non posso non intervenire sulle sue ultime parole, perché dire che oggi siamo in campagna referendaria e a luglio non lo eravamo, è un po' pretestuoso. A luglio eravamo già in piena campagna referendaria: è argomento da quattro mesi ormai, su cui si confronta tutta la politica italiana. Quindi venire a dire che a luglio non eravamo in campagna referendaria e adesso lo siamo, è un argomento che svilisce la serietà che lei richiama.
La riflessione che io le faccio è un'altra. Non è non entrando in un confronto che si fermano i cambiamenti, ma è il contrario: è proprio partecipando a un confronto che, all'interno di quello stesso confronto e dibattito, si possono condizionare questi cambiamenti. Quando noi diciamo che l'autonomia è una cosa seria, il primo concetto è l'autonomia decisionale, è quello di decidere per sé stessi. Ecco che allora io non accetto proprio idealmente il concetto che il referendum sia condizionante per noi. Certo che di fatto lo sarà, ma idealmente non può essere un concetto che ci limita nella nostra autonomia, perché se partiamo da questo presupposto che i referendum nazionali sono quelli che determinano le nostre scelte, noi abbiamo già perso la nostra autonomia. Ecco perché questa commissione deve nascere e deve essere sganciata da qualunque concetto referendario, che poi inciderà e avrà il suo peso, ma deve essere sganciata idealmente, perché se no partiamo con uno zaino sulle spalle che già limita qualunque scelta o indicazione che noi potremo dare per il nostro futuro, all'interno di uno Statuto che va riletto e aggiornato, che resta il baluardo che difende la nostra autonomia.
La minoranza forse può giustamente fare una politica di tirarsi indietro, ma non fa una politica nell'interesse complessivo della regione. Piuttosto - ve lo dico io che sono un combattivo - venite all'interno della commissione, puntate i piedi, dite quello che dovete dire, fatte le battaglie che dovete fare, ma non è sottraendosi che fate un lavoro utile a un ragionamento complessivo per il bene della Valle d'Aosta. Poi, certamente, dipenderà da come verrà gestita la commissione. Quello che diceva il collega Gerandin, sulla necessità di avere apporti preparati e intelligenti, non dipenderà da me, però penso che sia logico il suo richiamo ad avere sicuramente dei contributi di alto livello. Ma questo non c'entra niente con il fatto di partecipare, che io ritengo addirittura sia un dovere. Mi dispiace dirvelo: non è una scelta, è un dovere partecipare! Poi voi vi potete anche sottrarre, però a mio avviso facendo così, venite meno a un dovere preciso: un dibattito sull'autonomia deve vedere presenti tutti, io direi anche il Movimento Cinque Stelle. Non entro nel merito, però posso dire la mia, Cognetta? Non voglio mica vincolarla. Però il ragionamento è questo, per cui lo dico molto pacatamente: rifletteteci, perché è un dovere. Poi non dite che gli altri non fanno, perché se non fate voi, poi anche gli altri a volte...!
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Il collega Bertin, quando si parla di tematiche che riguardano le riforme istituzionali, è sempre molto appassionato e ha usato il termine "vergogna" perché con questa commissione speciale noi vorremmo fare campagna elettorale. Io credo che il collega Bertin non abbia mai sentito da parte nostra un accenno in quest'aula riguardante il referendum. Noi non abbiamo mai usato quest'aula per fare campagna elettorale, perché correttamente siamo all'interno di una maggioranza, vi sono dei confronti e vi sono delle posizioni che si vanno delineando. Noi non l'abbiamo mai fatto, mentre altri - io l'ho sentito già da luglio e da giugno - hanno usato quest'aula per fare campagna elettorale e per dichiarare quali sono gli indirizzi.
L'utilizzo dell'aula per fare campagna elettorale viene rigirato su chi oggi chiede di costituire una commissione speciale, che è lo è perché l'argomento è tale. L'argomento della manutenzione, della variazione e dell'eventuale cambio di Statuto speciale le altre Regioni autonome lo hanno già affrontato, lo stanno affrontando, è un dibattito che da mesi si sta sviluppando e non è solo il referendum che spinge a intraprendere questa strada. Certo, il referendum e il suo esito potrà indirizzare i lavori della commissione in direzione diversa, perché, come sappiamo, le modifiche della Costituzione parlano del principio dell'intesa. Qualora il referendum dovesse avere un esito diverso, bisognerà affrontare la questione del principio dell'intesa probabilmente fuori dagli schemi costituzionali.
Il referendum costituzionale fissa delle situazioni a favore o a sfavore, a seconda dei punti di vista, rispetto ai poteri regionali e ai poteri locali. L'esito del referendum, rispetto ai ruoli che avranno le due Camere, dovrà essere oggetto probabilmente di analisi, ma continuare a rinviare con la scusa che i lavori della commissione speciale potranno incidere su una campagna referendaria, che francamente chi ne avrebbe interesse, non ha utilizzato l'aula per farla, mi sembra una questione pretestuosa. Mi sembra, anzi, un modo per fare campagna elettorale al contrario, per utilizzare l'aula, che è l'istituzione che dovrebbe essere rappresentativa della Valle d'Aosta, la più grande istituzione, per fare campagna elettorale. Quindi fatevi campagna elettorale, ma senza scaricare su di noi, che oggi siamo qua responsabilmente a cercare non di accelerare un percorso, ma di intraprenderlo.
Quando chiediamo di intraprendere un percorso, non lo facciamo per chiuderci nelle segrete stanze. Abbiamo detto che la commissione dovrà essere rappresentativa di tutte le istanze e il collega La Torre ha anche cercato di dire che non sarà una commissione esclusiva che si chiude nella stanza a modificare lo Statuto. La modifica dello Statuto non può essere fatta d'imperio da una maggioranza, perché sono questioni che avranno poi delle ricadute sicuramente delicate su tutto lo spettro istituzionale e sulla popolazione. Quindi la nostra intenzione non è di fare o studiare delle modifiche statutarie, ma di aprire un dibattito, di accelerare magari anche le audizioni con persone che possano portare dei contributi, ma che non siano necessariamente di parte. Nel momento in cui si rinuncia a entrare in una commissione, non si può poi dire: avete audito persone che vi sono affini rispetto a chissà quali indirizzi. Peraltro, io credo che nessuno di voi abbia oggi una cognizione chiara rispetto ai posizionamenti dei gruppi all'interno del Consiglio regionale. Quindi come facciamo a dire che oggi siamo qua pretestuosamente a mettere in piedi una commissione speciale per fare chissà che cosa?
Il PD sin dall'inizio è convinto che rispetto a un tema delicato come quello delle modifiche statutarie, sia necessario aprire prima possibile un dibattito, prima possibile le audizioni. Rinunciate anche voi, per esempio, dall'interno della commissione di proporre delle audizioni? Sono tre anni e mezzo che io lavoro in commissione e mi sembra che non ci sia mai stato rifiuto da parte di nessuno, né di audire persone che possono avere delle idee diverse rispetto alle mie, né di audire persone, quando ero all'opposizione, che avevano le mie idee. Una commissione serve per quello.
Riguardo poi alla questione dei gettoni, collega Gerandin - non so se è lei che ha tirato fuori questa storia dei gettoni - dica chiaramente alle persone che ci ascoltano che chi partecipa alle commissioni lo fa nell'ambito del proprio ruolo istituzionale. Noi non prendiamo nessun gettone. Faremo sicuramente delle riunioni in più e chi partecipa alle commissioni lo fa nell'ambito del proprio ruolo istituzionale: non vedo perché bisogna parlare di poltrone. Quale poltrona può essere una commissione speciale? Io sarò in questa commissione, così come sono in V Commissione, così come sono in I Commissione, così come sono in Capigruppo: cosa cambia? Non è che il mio stipendio è aumentato o chissà che cosa! Però i messaggi che si lanciano rispetto alle poltrone o rispetto ai gettoni, sono in questo caso quantomeno inappropriati. Per quello che ci riguarda, noi parteciperemo a questi lavori, come sempre abbiamo fatto: se non ci sarò io, ci sarà la collega. Spesso e volentieri abbiamo partecipato entrambi ai lavori di tutte le commissioni, anche quelle di cui non siamo membri: che messaggi vogliamo lanciare?
Concludo rispetto alla questione del Movimento Cinque Stelle, il quale ha tutta la legittimità di partecipare ai lavori della commissione, tant'è che si è riservato la possibilità, successivamente a un eventuale esito - non so, io non ho capito la situazione - di poter partecipare ai lavori della commissione stessa. Ben accetti tutti! Io credo che chiunque possa lavorare e abbia voglia di farlo, all'interno di una commissione che parla di riforme istituzionali, è ben accetto. Gli equilibri tra maggioranza e minoranza in questo caso, a mio parere - lo dico da capogruppo del PD Sinistra VDA - sono in questo caso sostanzialmente irrilevanti: non è che il pensare quattro a tre, cinque a due, sei a quattro possa cambiare sostanzialmente la questione. Nel momento in cui si apportano delle modifiche, io credo che, soprattutto se si tocca lo Statuto, queste debbano essere il più condivise possibile all'interno dell'aula, ma soprattutto con la società.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Roscio, ne ha facoltà.
Roscio (ALPE) - Non avrei voluto intervenire nel dibattito, soprattutto perché il collega Bertin che mi ha preceduto ha ben inquadrato il problema molto meglio di quanto non possa fare io. Però ho riflettuto e, avendo sentito parlare di massimi sistemi o chiamare in causa altissimi principi fino ai padri costituenti, non me la sento di non dire nulla e vorrei fare un paio di osservazioni. Da un lato, è evidente che noi partiamo in ritardo rispetto ad altre Regioni, in un quadro di assoluta incertezza rispetto a quello che sarà l'esito del referendum, ma vorrei ricordare che a luglio questa risoluzione era già stata portata in fretta e furia in Consiglio dalla maggioranza e che allora non per colpa della minoranza non venne votata. Mi sembra che si fosse aperto un dibattito enorme all'interno della maggioranza per la questione della presidenza della commissione, che è la questione cardine, collega Guichardaz, perché tutti i consiglieri che partecipano alle commissioni non vengono pagati, ma il presidente sì! A questo punto, siccome a pensar male si fa peccato ma spesso si azzecca, a noi risulta che anche questo presidente di commissione sarà pagato in più rispetto al normale. Forse se fosse stata scritta nero su bianco la rinuncia da parte del presidente dell'eventuale commissione a qualunque gettone, magari sareste stati un po' più credibili, ma mi sembra che questo non succeda.
A luglio la maggioranza non fu in grado di esprimere un presidente, perché mi sembra ci fossero altri assestamenti da sistemare, dall'ufficio di Presidenza fino ad arrivare alla I Commissione. Ricordo che come compito, come assegnazione scritta nero su bianco, la I Commissione si occupa di autonomia, di Statuto e di riforme istituzionali. Quindi in questo momento nulla vieta, se bisogna trovare il metodo per arrivare a parlare di riforma dello Statuto, che fino a prova contraria è ancora la legge più importante che ha Valle d'Aosta, nulla vieta di incardinare in quella commissione la discussione. Perché non farlo?
Sono state portate motivazioni che chiamano in causa altissimi principi, per i quali qualcuno forse si sta già rigirando nella tomba, ma mi sembra che il problema sia più di sistemare delle caselle vuote e mi suona più, fino a prova contraria, come una presa in giro per i consiglieri che sono qua, ma soprattutto per i valdostani.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Gerandin, ne ha facoltà.
Gerandin (GM) - Solo per fare chiarezza, perché probabilmente in qualche mio passaggio mi sono espresso male o sono stato male interpretato, cosa di cui chiedo scusa. Nel mio intervento mi pare di essere stato molto chiaro: io le premesse di questa risoluzione le condivido tutte e sul fatto che comunque, al di là dell'esito referendario, si debba mettere mano allo Statuto della Valle d'Aosta, io non ho alcun dubbio. Mi pare di essere stato chiaro e ho detto che a mio parere ci sono due percorsi: uno come quello che ha scelto la Provincia di Trento, che ha fatto una commissione allargata in cui ci sono rappresentati istituzionali, operatori e quant'altro, chiaramente con anche una rappresentanza politica; oppure si sceglie una via diversa, che è quella che avete proposto. Ma se il percorso è quello che proponete, sono assolutamente in linea con quanto ha detto il collega Roscio prima: perché non inserirlo all'interno della I Commissione, che tra l'altro è rappresentativa di tutte le forze politiche, per cui tutti sono rappresentati? Dove sarebbe il problema? Tra l'altro, è nei compiti della I Commissione quello di esaminare proposte di legge di carattere costituzionale o elettorale.
Se invece il problema è un altro, è giusto che si dica tutto! E qua vengo a quello che probabilmente è stato il malinteso. È ovvio che all'interno delle commissioni nessuno dei consiglieri - così almeno facciamo chiarezza una volta per tutte - percepisce alcun tipo di gettone, ma ricordo che i presidenti di commissione hanno un'indennità. Ricordo anche che - mi rivolgo a lei, ma chiaramente a tutti coloro che hanno condiviso un percorso con noi all'inizio - una delle nostre battaglie quando eravamo in minoranza, è stata la richiesta di eliminare le indennità dei presidenti di commissione: l'ha sottoscritto lei, il suo partito e l'UVP, quando eravamo ancora minoranza. Ora si viene a difendere scelte di questo genere, quando ci si è dimenticati di un percorso che abbiamo condiviso e che per me rimane valido. Io penso che, con quello che percepiamo di compensi, chiunque di noi possa fare il presidente di commissione senza percepire alcun tipo di indennità aggiuntiva. Ma ci siamo dimenticati di queste cose! Sarebbe opportuno e corretto che in questo momento non solo per la commissione speciale, ma anche per tutte le altre commissioni, qualcuno si alzasse e schiacciasse il pulsante per dire che questa maggioranza, tra le grandi novità che ha portato, ha quella di eliminare le indennità dei presidenti di commissione. Però il silenzio è assoluto su questo!
(Voci fuori microfono)
Presidente - Non attivate un colloquio, per cortesia!
Gerandin (GM) - Lo può fare benissimo! Io dico solo che qualcuno si è dimenticato di queste cose!
Torno anche alla riflessione che faceva il collega La Torre: ma riflettete voi sul perché non andate a incarnare nella I Commissione quello che è già nei suoi compiti! E le dico di più: perché non avete dimostrato lo stesso coraggio e non avete istituito una commissione speciale per il casinò, per vedere dove hanno messo i 100 milioni di euro di investimento? Quella l'avete negata in quest'aula! Quella era utile, non una commissione doppione per riequilibrare correnti interne. Non mi interessa proprio, perché di questo sono veramente stufo di parlarne!
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Fabbri, ne ha facoltà.
Fabbri (UVP) - Naturalmente siamo stati tutti molto attenti alla discussione su questo argomento; ognuno ha le sue buone ragioni, ognuno le ha espresse correttamente e bisogna dire che, effettivamente, i vari aspetti considerati hanno un loro motivo di essere. Però io vorrei riprendere quello che ha detto il collega La Torre e dire che, a al di là di tutti i buoni motivi che ognuno ha espresso, bisogna entrare nel cuore del problema: non si deve rifiutare questa occasione, secondo me estremamente importante, per cominciare ad affrontare questo argomento. La tempistica - forse può avere ragione il collega Bertin - è un po' fuori luogo, ci possono essere dei momenti più adatti per cominciare, però, visto e considerato che questa commissione è in pista, non partecipare vuol dire non intervenire al cuore del problema: la modifica dello Statuto.
Oltretutto, mi dispiace che proprio il collega Bertin non voglia partecipare, perché è uno dei massimi esperti nel settore, quindi la sua presenza sarebbe stata di grande importanza. Vorrei ricondurre il problema alla partecipazione a questa commissione: nonostante tutti i difetti che possa avere e le magagne che possa presentare, è un momento estremamente importante. Dire di no, rifiutare di partecipare a questa commissione, nonostante i dubbi che sono stati espressi, per me è un errore fondamentale.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega La Torre, ne ha facoltà.
La Torre (UV) - Dico solo che ogni scusa è buona per evitare il confronto: o perché c'è il dibattito sul referendum, o perché c'è il gettone...!
Pensavo che l'autonomia, comunque, come diceva qualcun altro, avesse un valore un po' più alto. Poi, fareste meglio a dire che non partecipate, perché politicamente non volete partecipare. Però sentir dire queste fesserie! Guardi Gerandin, potrei aprire questioni sui gettoni, sull'indennità, sugli accumuli di pensioni, quando magari uno era nelle Unités e le voleva le cose. Ce n'è per tutti. Quando parliamo di una cosa seria - come ha detto Bertin - che è l'autonomia, almeno, onestamente, tra di noi diciamo che non partecipiamo perché politicamente non vogliamo farlo, altrimenti diventa un dibattito veramente ridicolo. Se uno vi dice le cose in maniera pacata, cercate almeno di restare nel limite dell'accettabile, perché sennò poi apriamo e ci divertiamo: stiamo qui e ce n'è per tutti, io ve lo dico.
Presidente - Ha chiesto la parola la consigliera Certan, ne ha facoltà.
Certan (ALPE) - Credo che, da un punto di vista sostanziale, i miei colleghi del gruppo ALPE che sono intervenuti, anche Elso Gerandin e il collega Cognetta, abbiano già evidenziato bene la questione.
È importante sottolineare e ribadire quanto sia interessante, in quest'aula, sentire alcune affermazioni, alcuni slogan, e soprattutto prendere lezioni sul valore dell'autonomia da certi colleghi! È interessante, perché c'è sempre da imparare. Al peggio non c'è davvero limite. Devo dire che sentire il collega La Torre che ci viene a spiegare e che viene a dare alla minoranza lezioni su temi e su principi quali l'autonomia fa davvero sorridere.
Collega La Torre, in parte ha ragione, io condivido quando lei dice che spesso non partecipare significa rinunciare in qualche modo a migliorare, a portare un apporto, e quindi posso anche tenerlo in considerazione. Ma sentirci dire da lei che la minoranza non ha rispetto per le istituzioni, quando sappiamo benissimo che la maggioranza ha cercato d'intervenire anche sulla nomina della minoranza nell'Ufficio di Presidenza per far valere i propri nomi; quando la maggioranza non ha avuto rispetto dell'Ufficio di Presidenza e quando la maggioranza in questo momento si sta...
Presidente - Per cortesia, un po' di serietà! Grazie.
Certan (ALPE) - Il collega La Torre andrà a sentirsi di nuovo il mio intervento: stavo parlando a lei ma lei parlava ad altri, quindi le chiedo scusa se l'ho disturbata!
Però, sentir parlare di rispetto delle istituzioni da chi ha cercato in tutti i modi di infilarsi nell'Ufficio di Presidenza in un ruolo istituzionale che era sancito! A sentir parlare di rispetto delle istituzioni, rispondo che la maggioranza, e innanzitutto lei, dovrebbe avere rispetto delle istituzioni! L'Ufficio di Presidenza in questo momento è composto solo dalla maggioranza, e sappiamo tutti il perché, quindi credo che la stessa cosa valga adesso per questa commissione.
Noi abbiamo rispetto delle istituzioni. C'è una I Commissione - l'ha detto benissimo il collega Roscio - che ha queste funzioni e può benissimo portarle avanti lei, tant'è che era una delle opzioni che avevate preso in considerazione anche voi. Quindi era possibile. Poi però sappiamo che per una questione di equilibri interni e di faide interne, avete dovuto "riequilibrare". Va bene tutto, però credo che ormai anche i cittadini valdostani abbiano capito che quest'aula sta facendo teatrino, farse e sta discutendo solo di slogan o di cose inutili. Quindi per favore, le lezioni tutti le prendiamo e umilmente stiamo anche ogni tanto zitti, però poi tutto ha un limite.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Marco Viérin, ne ha facoltà.
Viérin M. (SA) - Onestamente a noi dispiace che si parli più di questioni diverse rispetto ai contenuti o a quello che si dovrebbe cercare di fare. Credo che altri abbiano già detto che Regioni come il Trentino-Alto Adige ed altre ancora abbiano già iniziato un lavoro in questo senso. Credo anche che non sia solo un rapporto con lo Stato che dobbiamo riprendere o rivedere, ma sia anche una questione rivolta ai rapporti con l'Europa, che sono sempre più dirompenti sulle attività di questo Consiglio e della nostra comunità.
Quindi credo e spero che nel prossimo futuro, se non già oggi, tutti lavoriamo insieme a favore dei valdostani. Questa è la nostra speranza: che si possa avverare se non oggi, perlomeno da qui a qualche tempo.
Presidente - Non ci sono altre richieste di intervento, dichiaro chiusa la discussione generale. Ha chiesto la parola il Presidente della Regione Rollandin, ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - La proposta avanzata ha lo scopo ben preciso di compiere un'analisi seria su quello che lo Statuto può e deve rappresentare per il futuro, che va oltre all'esame che sovente facciamo in quest'aula delle norme di attuazione che in qualche modo lo integrano, sapendo, nei suoi settant'anni di vita, che cosa lo Statuto abbia rappresentato, che cosa abbia voluto dire avere uno Statuto speciale e come esso possa essere in qualche modo riconsiderato anche nell'ambito delle nuove competenze e delle nuove possibilità di sviluppo che potranno sorgere. Per questo è stata prevista una commissione speciale che non può essere sovrapposta alla I Commissione, anche se quest'ultima ha delle competenze legate allo stesso tema, in quanto, correttamente, al suo interno vengono analizzati settori come quello delle norme di attuazione. La gestione oculata di una commissione speciale ha questo significato preciso: esaminare le novità avvenute nel contempo, anche a livello normativo, e che sicuramente sono previste anche dalla riforma costituzionale.
La riforma costituzionale è all'attenzione già dal mese di luglio. Le altre Regioni - il Trentino, Bolzano e anche il Friuli, che stanno lavorando su questo tema - hanno fatto il possibile per creare i presupposti affinché ci fosse un'attenzione specifica, un core business legato al tema specifico dello Statuto.
Ci viene detto che arriviamo tardi, la scelta era stata fatta già a luglio, prima delle vacanze, ma durante l'estate non ci sarebbe stato un lavoro della commissione. Quindi arriviamo adesso, al primo Consiglio di settembre, con la proposta di riprendere il tema e andare avanti per cercare di lavorare in questa direzione, con questa logica e con queste determinazioni. Se qualcuno ci rimprovera di arrivare tardi, rispondo che è semplicemente passata l'estate, periodo in cui comunque le commissioni non lavorano, e che pertanto veniamo alla prima seduta del Consiglio regionale per proporre giustamente questo punto, il quale era stato esaminato nell'ultimo Consiglio di luglio, con la soddisfazione di tutti, voglio ricordarlo.
Francamente non voglio nemmeno entrare nel merito delle altre discussioni, perché discutere di una commissione per lo Statuto e perderci in quegli ammennicoli non fa onore nemmeno a quest'aula. E mi fermo lì!
Sul resto, vorrei dire in modo chiaro che una commissione speciale - chi ha avuto modo di parteciparvi in passato sa come lavorano le commissioni di questo tipo - può fruire del supporto di esperti, avere la possibilità di audire, portare a conoscenza e lavorare con le varie associazioni o con tutti i soggetti che sono interessati a creare i presupposti per dare un suggerimento, che poi viene discusso e portato all'attenzione della commissione stessa. Questo è il suo compito: dov'è, allora, la difficoltà di immaginare un percorso, indipendentemente dall'attuale questione referendaria?
La questione referendaria ha l'obiettivo di modificare la Costituzione. Nell'ambito di questa riforma c'è un aspetto importante per la nostra regione, voglio sottolinearlo, perché se non ci fosse stato il discorso sull'intesa, probabilmente anche le altre Regioni non si sarebbero mosse con tale spirito, perché tutte si sono date da fare sostanzialmente in funzione anche di questo. Lo dico perché è giusto così e con correttezza qualcuno lo ha anche ricordato. Teniamo però conto che la revisione dello Statuto, ci tengo a evidenziarlo, è stata oggetto nel tempo del lavoro di commissioni, che hanno lasciato anche alcune risoluzioni importanti le quali, a mio avviso, sono da riconsiderare, tenuto conto che nell'intertempo sono accadute, anche a livello legislativo, una serie di questioni. Sono cambiati alcuni rapporti, anche per ciò che concerne il federalismo annunciato, che non c'è più, perché la legge del 2001 non è passata e quindi quei concetti sono stati messi in discussione.
Il Friuli in questo momento sta facendo delle iniziative legate al modo con cui presentare le Regioni a Statuto speciale, facendo capire che gli statuti di autonomia non vanno a ledere gli interessi delle altre Regioni: anzi, queste ultime hanno tutto da guadagnare se riescono ad avere più autonomia, cosa che noi auspichiamo. Avere autonomia vuol dire anche avere responsabilità, vuol dire anche avere la possibilità di gestire in modo adeguato e rendere giustamente conto di come si amministra le proprie competenze. Noi abbiamo tutte le competenze, anche su questioni su cui chiaramente le altre Regioni non le esercitano. Ebbene, vogliamo fare una rilettura di questo, vedere in che termini e come possiamo migliorare, riportando questo tema in un modo adeguato?
La commissione non è a termine, ma ha avuto una spinta legata anche a questo appuntamento referendario. Se questa riforma costituzionale passa, ci sarà un obbligo e ci dovrà essere una accelerata, perché dovranno essere portate avanti quelle riforme prima che entri in vigore, ai sensi dell'articolo 39, la novellata Costituzione. Ma indipendentemente da questo, si tratta di concentrarci sullo Statuto anche con la logica di far capire alla gente cosa è significato avere uno Statuto speciale. Questo è un altro impegno importante che noi condividiamo! Tale è il senso di questa commissione e su questo noi crediamo sia giusto impegnarsi seriamente, per avere un tavolo di confronto aperto, attraverso cui conseguire il risultato di far capire come noi immaginiamo lo Statuto per i prossimi anni, non solo ed unicamente sotto il profilo fiscale ed economico, ma anche sotto quello delle competenze, che devono essere riviste ai sensi di normative che sono cambiate.
Questo è il senso del nostro ragionamento. Sul resto, permettetemi di dire che non sono questioni collegate con questo argomento. Questo è un tema alto! Un tema che molte volte è stato sollecitato, correttamente, non solo da noi: fermiamoci a questo! Noi oggi crediamo di dover votare l'istituzione di questa commissione. Se poi qualcuno riterrà di voler entrare successivamente, la commissione sarà disponibile ad accettare in qualsiasi momento chi ritenga di farne parte: com'è giusto, noi abbiamo previsto che nella commissione ci sia la partecipazione di tutti. Oggi noi iniziamo questo lavoro e auspichiamo che tutti partecipino. Se per caso qualcuno vorrà posticipare, sarà una scelta individuale sulla quale io non entrerò nel merito, ma proprio perché ci viene detto che siamo già in ritardo, noi riteniamo di partire subito e di farlo con il piede giusto, augurandoci che questa commissione possa avere il buon senso di lavorare con lo spirito che qui è stato ricordato. In questi termini noi siamo sicuri di fare un buon lavoro, di prepararci comunque all'evenienza di una non approvazione, che in ogni caso porterà ad avere un lavoro preparatorio importante sul nostro Statuto.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Bertin, ne ha facoltà.
Bertin (ALPE) - Presidente Rollandin, lei ha colto la questione: tutto gira intorno al tema dell'intesa. Il problema politico dell'intesa cambierà in funzione del risultato elettorale e questa stessa commissione speciale cambierà le sue caratteristiche in funzione di questo, anche perché se il referendum passa, ci sarà questo meccanismo dell'intesa, altrimenti non ci sarà. Il quadro complessivo comunque cambierebbe, anche perché il Titolo V verrebbe modificato. La stessa natura della commissione speciale cambia in un caso o nell'altro, e l'elemento fondamentale è quello dell'intesa. Giustamente lei sottolineava che in passato sono state fatte delle commissioni, ma poi non hanno prodotto niente, perché non vi era questo meccanismo dell'intesa. Pertanto la natura stessa della commissione sarà condizionata dal risultato referendario: questo è ovvio e, in effetti, tutte le altre Regioni si sono mosse proprio con questo spirito.
È questo l'elemento per il quale, a mio avviso, l'istituzione della commissione va rimandata di due mesi. Siamo in ritardo, ma a questo punto almeno aspettiamo di avere un quadro chiaro per poi muoverci nella direzione giusta. Invece si vuole anticipare una cosa in piena campagna referendaria, che non ha senso. Per il resto, le considerazioni come quelle del collega La Torre lasciano il tempo che trovano e non hanno neanche il valore di essere prese in considerazione. La questione è che la natura della commissione cambia in funzione del risultato referendario.
A questo punto, la I Commissione potrebbe svolgere un ruolo preparatorio fino al referendum e poi istituire eventualmente una commissione speciale. Qual è il problema, per cui la I Commissione non può occuparsi fino a novembre di questi aspetti? Tra l'altro, come diceva lei, la commissione speciale è identica a una commissione permanente; ma allora, vale il contrario e anche la I Commissione può svolgere questo ruolo preparatorio, finché il quadro istituzionale e costituzionale non sarà definito.
È una questione che francamente non si capisce, se non per rapporti ed equilibri interni alla maggioranza. E questo francamente sarebbe un modo strumentale di utilizzare le istituzioni, che mi parrebbe non corretto. Per il resto, da parte nostra c'è assolutamente la disponibilità di affrontare la questione, ma nel momento in cui sappiamo di cosa discutiamo, nel momento in cui abbiamo un quadro preciso. A novembre avremo un quadro preciso e in quel momento decideremo cosa fare. Mi pare inopportuno istituire una commissione in questo momento.
Concludo con una precisazione. Il collega Guichardaz non ha capito bene, perché mi riferivo alle continue forzature della maggioranza che sono vergognose e che non creano un clima corretto per affrontare questa questione. Non parlavo di quello che riguarda la campagna elettorale, che è un rischio evidente, per cui il collega non ha capito bene a cosa mi riferivo. Comunque, a parte questo, tutte le altre discussioni mi paiono piuttosto ininfluenti. La questione è che dopo il 26 novembre, quando si voterà il referendum, tutto cambierà in un senso o nell'altro. Fino ad allora è più positivo che se ne occupi la I Commissione e in seguito si decida come e cosa istituire, eventualmente una commissione speciale.
Presidente - Ha chiesto la parola il Presidente della Regione, ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - Mi dispiace che non si voglia capire qual è il senso della commissione speciale, che ho cercato di riassumere. Se si arriverà a un esito positivo del referendum, è chiaro che ci sarà un'accelerata, perché ci sarà un obbligo in più, ma questo non inficia il fatto che la commissione speciale su questi temi può e deve lavorare, per mettersi nella condizione di capire come poter attuare le modifiche dello Statuto, che sono possibili comunque. Quindi prepararsi a questo è un obbligo anche nostro e questo noi contiamo di farlo con la commissione speciale.
Presidente - La Conferenza dei Capigruppo di ieri propone per l'istituenda commissione speciale i consiglieri Restano, Fabbri, Guichardaz, Marco Viérin e Follien, quali componenti della maggioranza. Sempre in seguito alla discussione di ieri in riunione dei capigruppo, i gruppi di opposizione hanno espresso la volontà di entrare in questa commissione successivamente al responso del referendum. Quindi si propone la votazione con voto palese per la composizione della commissione e successivamente di procedere alla nomina del Presidente della stessa. Ovviamente votiamo soltanto i membri di maggioranza e rinviamo la scelta dei componenti dell'opposizione a quando riterranno opportuno di dover far parte di questa commissione.
Dichiaro aperta la votazione.
Esito della votazione:
Presenti: 32
Votanti : 26
Favorevoli: 26
Astenuti: 6 (Bertin, Certan, Chatrian, Gerandin, Morelli, Roscio)
Il Consiglio approva.
Possiamo proseguire ora con la nomina del Presidente della Commissione speciale per le riforme istituzionali.
Ha chiesto la parola il consigliere Farcoz, ne ha facoltà.
Farcoz (UV) - A nome della maggioranza, proponiamo il collega Restano.
Presidente - Chiedo di consegnare le schede per il voto e di procedere con la votazione.
(Seguono le operazioni di votazione)
Chiedo ai colleghi scrutatori, Nogara, Morelli e Péaquin (in sostituzione di Restano, visto che è candidato) di procedere allo scrutinio.
(Seguono le operazioni di scrutinio)
Comunico l'esito della votazione:
Presenti: 26
Votanti : 26
Schede valide: 24
Schede nulle: 2
Hanno riportato voti:
Consigliere Restano: 24
Dichiaro pertanto nominato Presidente della Commissione speciale per le riforme istituzionali il consigliere Restano.
Ha chiesto la parola il consigliere Restano, ne ha facoltà.
Restano (UV) - Solamente per ringraziare chi mi ha proposto alla presidenza di questa commissione, per ringraziare il collega Farcoz per come ha presentato l'argomento, il Presidente della Giunta, tutti coloro che mi hanno votato e anche coloro che non hanno partecipato alla votazione, ma hanno preso parte alla discussione. Io do la mia piena disponibilità, tutto il mio impegno e chiedo anche al Presidente del Consiglio la collaborazione per portare avanti questa importante commissione.
