Objet du Conseil n. 2198 du 8 juin 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 2198/XIV - Approvazione di risoluzione: "Inasprimento delle pene previste per il reato di femminicidio".
Rosset (Presidente) - Punto all'ordine del giorno n. 36.01, ha chiesto la parola la collega Fontana, ne ha facoltà.
Fontana (PD-SIN.VDA) - Con questa risoluzione, vogliamo testimoniare ai cittadini valdostani e ai colleghi del Consiglio regionale la nostra profonda preoccupazione per gli ennesimi fatti di cronaca che hanno come vittime donne innocenti: uccise per mano di uomini senza scrupoli, capaci di manifestare atroci crudeltà contro persone che sono spesso le loro compagne o mogli.
Morire a ventidue anni bruciata viva da un ex fidanzato geloso o rischiare la vita per aver ingerito inconsapevolmente dell'acido versato nella propria bevanda da un compagno che non vuole accettare l'arrivo di una nuova vita, sono la punta di un iceberg: quello della violenza di genere, che ormai è un fenomeno tristemente diffuso nella nostra società.
In questi anni la consapevolezza e la conoscenza del fenomeno sono aumentate e qualche passo avanti è stato fatto: pensiamo ad esempio all'introduzione nel 2009 del reato di stalking o alla legge regionale sulle "Disposizioni urgenti in materia di sicurezza per il contrasto della violenza di genere", ma tantissimo c'è ancora da fare per far sì che le donne possano essere libere di poter vivere la propria vita e di camminare tranquillamente per strada senza doversi guardare intorno con il timore per la propria incolumità.
I dati sulle violenze di genere dello scorso anno sono ancora allarmanti, ma sono dati che purtroppo vanno rivisti al ribasso, perché c'è ancora tanto sommerso: sono molte le donne che non hanno la forza e il coraggio di denunciare situazioni insostenibili che rimangono nascoste finché non balzano agli onori della cronaca, quando ormai è troppo tardi. Le donne faticano a denunciare i maltrattamenti e gli abusi, perché purtroppo il nostro Paese è ancora lontano dal garantire loro sufficiente protezione dai compagni e mariti violenti e molesti.
Non denunciano, perché spesso la nostra cultura - ben lontana dal garantire la piena parità di genere - porta le vittime a sentirsi colpevoli delle violenze subite.
Non denunciano perché non hanno l'autonomia economica necessaria per lasciare il loro compagno aguzzino, per poter garantire a loro e ai propri figli una vita dignitosa.
Negli ultimi dieci anni, le donne vittime di femminicidio sono state 1.740: nel 40 percento dei casi il movente è di tipo passionale. Solo nei primi cinque mesi del 2016 ci sono stati già cinquantacinque femminicidi.
Cosa devono fare le istituzioni per frenare queste barbarie? Il primo passaggio da fare è aprire realmente le porte della politica alle donne; la sensibilità di cui le donne sono portatrici è profondamente diversa da quella di un uomo e questo garantirebbe leggi più idonee, più vicine alle esigenze e alle sensibilità del genere femminile. In secondo luogo, bisogna lavorare sull'educazione sin dalla più tenera età: qui ci rivolgiamo in primo luogo a tutti i cittadini, perché il rispetto, ancora prima della didattica e del diritto, nasce nelle nostre case, nasce dalla collaborazione reciproca all'interno della famiglia. Insegniamo ai nostri figli che le donne, così come gli uomini, sono un incredibile risorsa sociale e soprattutto insegniamo loro l'uguaglianza di genere, che è il miglior antidoto contro i fenomeni di cui discutiamo oggi; educhiamoli anche all'altruismo, alla generosità, alla gratuità delle azioni, valori imprescindibili per una società che si definisce civile e democratica: valori che un giorno potrebbero salvare la vita a una donna che corre per strada chiedendo aiuto ai passanti.
Carissima Sara, sono estremamente addolorata per quello che ti è successo, la tua morte orribile non deve essere dimenticata, ma deve scuotere a lungo le nostre coscienze e i nostri animi, affinché gesti del genere non si ripetano mai più. Il nostro cordoglio va alla tua famiglia e alle famiglie di tutte le donne uccise.
In un Paese moderno, morire solo perché si è donne non è ammissibile. In questo mondo del "tutto e subito" - in cui il tempo presente non esiste più, in cui predominano logiche di potere, in cui la tecnologia caratterizza fortemente il nostro modo di pensare e di agire, allineando i nostri desideri alle richieste del mercato - sembra non esserci mai spazio per dire un no, per un rifiuto. Noi invece alcuni no li dobbiamo dire, e anche a gran voce: no alla violenza, no alla violenza sulle donne.
Affinché le istanze di cui discutiamo siano portate all'interno dell'aula parlamentare, l'impegno di questa risoluzione, rivolta al Governo regionale, è di invitare i nostri due rappresentanti in Parlamento a chiedere un inasprimento delle pene per questi reati e un maggior impegno da parte del Parlamento e del Governo nel prevedere campagne televisive e sui social network mirate al rispetto per le donne, nella speranza che il tutto inneschi finalmente una vera rivoluzione culturale e un radicale cambio di mentalità.
Un ultimo pensiero lo rivolgo alla donna trentaquattrenne avvelenata dal compagno, fortunatamente ancora viva, anche se in prognosi riservata; donna ancora in vita con in grembo il suo bimbo che fortunatamente non sembra essere stato interessato dalla sostanza tossica ingerita dalla madre, sostanza offertale dal compagno camuffata da bevanda con l'intento di indurre un aborto.
Carissima futura mamma e carissima donna, ti siamo vicini in questo momento tragico e facciamo il tifo per tutti e due.
Un ringraziamento va a tutto il Consiglio regionale per la sensibilità dimostrata su questo argomento e alle colleghe, l'Assessore Emily Rini, Patrizia Morelli, Marilena Péaquin e Chantal Certan.
Presidente - Ha chiesto la parola la consigliera Certan, ne ha facoltà.
Certan (ALPE) - Ringrazio la collega Fontana per aver presentato questa risoluzione. Come sapete, è già stata presentata una simile risoluzione al Ministro Boschi e pure gli Stati Generali delle Donne, dopo i diversi gravissimi fatti avvenuti nelle scorse settimane, si sono immediatamente attivati anche chiedendo un incontro con la Ministra Boschi.
Avremmo presentato anche noi una risoluzione, che però andava nel senso di questa presentato dalla collega Fontana. Credo che, al di là di tutto quanto è già stato detto, vada aggiunto e vada sottolineato che, laddove c'è il rispetto innanzitutto per la diversità e per la complementarietà delle persone nella società, non avviene questo. Quindi c'è da chiedersi perché succeda sempre di più e in modo sempre più costante e sempre di più su persone che in qualche modo hanno dei momenti particolari nella loro vita, che a volte vengono letti come momenti di debolezza.
Io credo che bisogna iniziare a combattere e quello che si deve fare, non è tanto avanzare una richiesta di parità o di uguaglianza quanto di rispetto e di dignità: spesso è l'indifferenza che oggi porta a questo, è una mancanza di cultura.
La collega Fontana ha parlato di campagne televisive e programmazioni televisive che portino a sollecitare questo rispetto: io credo che debbano essere fatte e debbano essere immediatamente attivate campagne culturali televisive, pubblicitarie che non incitino alla violenza.
Oggi molte delle programmazioni televisive sono indirizzate verso odio e verso violenza. Sicuramente questo non può portare a nulla di buono, ma continuerà ad incrementare l'indifferenza.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Fabbri, ne ha facoltà.
Fabbri (UVP) - Il nostro gruppo consiliare sostiene convintamente questa risoluzione e si chiede, insieme a tutto questo Consiglio, come sia possibile che una società evoluta dal punto di vista economico sia così involuta dal punto di vista sociale. Dico involuta, perché una società che esprime questa violenza inaudita verso le donne, è sicuramente una società malata, una società che ha bisogno di ripensare ai propri valori.
Quindi, oltre ad associarci a questa risoluzione, ci associamo anche a quanto ha detto la consigliera Certan: "non è solo con un inasprimento delle pene che potremo affrontare questo problema, ma con un ripensamento ai valori fondanti della nostra società".
Presidente - Ha chiesto la parola la consigliera Morelli, ne ha facoltà.
Morelli (ALPE) - Per aggiungere a quanto hanno detto i colleghi soltanto un ringraziamento dovuto a chi nella nostra regione da anni si occupa di ascolto, di accoglienza delle donne maltrattate e lo fa in modo assolutamente volontario e gratuito: quindi un ringraziamento al "Centro donne contro la violenza".
Poi, per ricordare che nella scorsa legislatura questo Consiglio ha votato una legge contro la violenza di genere, che ha istituito alcuni organismi che stanno cercando di funzionare.
Sarebbe importante che al forum permanente contro la violenza di genere, di cui peraltro fanno parte anche le rappresentanti del Consiglio regionale, vi fosse una partecipazione costante, perché se è giusto e vero che noi in questa sede sottolineiamo tutto quanto c'è di negativo, sottolineiamo l'aspetto inaccettabile che nella nostra società evoluta succedano fatti come quelli che ha ricordato la collega Fontana, dobbiamo ricordare che noi abbiamo un ruolo, che è un ruolo legislativo importante, e quindi dobbiamo dare corso a quanto votiamo in questo Consiglio regionale.
Quindi l'attenzione è giusta, è corretta, così come la partecipazione e il finanziamento naturalmente che deve conseguirne.
Presidente - Non ci sono altri interventi, possiamo procedere con la votazione della risoluzione. Dichiaro aperta la votazione.
Presenti: 31
Votanti: 31
Favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità.
