Objet du Conseil n. 1750 du 20 janvier 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 1750/XIV - Approvazione di risoluzione: "Condanna delle autorità turche per la violazione dei diritti civili e politici della minoranza kurda".
Viérin M. (Presidente) - Colleghi, abbiamo ancora un punto: il n. 29.04. La parola al collega Bertin.
Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.
Vista l'ora, cercherò di essere il più sintetico possibile. L'argomento potrebbe richiedere ore di discussione, ma cercheremo di fare il prima possibile. Il Kurdistan è una regione montana che si colloca su quattro Stati (Iran, Iraq, Siria e Turchia), in questo caso ci occupiamo della Turchia. Come dicevo, il Kurdistan è noto soprattutto per fatti tragici, ricordiamo il fatto che l'ha reso, almeno per le persone della mia età, probabilmente conosciuto a livello internazionale: l'utilizzo nel 1988 da parte di Saddam Hussein delle bombe chimiche in un attacco contro i kurdi a nord del suo Paese, con l'uccisione di più di centomila persone e questo fatto ebbe un risalto internazionale molto grande all'epoca. Qui rimaniamo sulla Turchia, nella quale è presente una minoranza non riconosciuta da parte dei turchi. Il Consiglio regionale già si è occupato esattamente cinque anni fa di questo problema approvando una risoluzione nel gennaio del 2010. Nel frattempo le cose sono sostanzialmente rimaste uguali, anzi si sono aggravate. Lo Stato turco ha ancora aumentato, se è possibile, la persecuzione nei confronti della minoranza kurda presente in Turchia.
Bisogna sottolineare anche il ruolo che sta svolgendo e che ha svolto il popolo kurdo in Siria e in Iraq, nel quale si è contrapposto all'espansione militare e ideologica del Califfato, del sedicente Stato islamico praticamente da solo, con una comunità internazionale che per mesi e mesi ha fatto finta di non vedere. Kobanê è il simbolo di questa resistenza, è un po' la Srebrenica kurda, che per mesi e mesi è rimasta sotto assedio da parte del Califfato, abbandonata nell'indifferenza innanzitutto dell'Europa e su quel fronte si è combattuto una guerra di libertà e di civiltà, nella quale i kurdi sono stati lasciati per molto tempo soli a combattere anche per noi. Rappresenta anche, da un punto di vista democratico e per i diritti sociali, un elemento importante in quel quadro. I kurdi della Siria, in particolar modo della Rojava, sono un simbolo anche dal punto di vista democratico, di fatto rappresentano una regione autonoma della Siria, hanno sperimentato dei modelli di democrazia diretta dei cittadini in modo confederale, nei quali soprattutto, rispetto a tutto il quadro mediorientale, le donne hanno un ruolo importantissimo, come ce l'hanno nella parte turca del Kurdistan, nella quale, ad esempio, ogni Sindaco uomo è affiancato da una Sindachessa, proprio per rappresentare questa parità dei ruoli all'interno della società. Questo vuole anche dire nel caso dei combattimenti che le donne kurde sono in prima fila come gli uomini nel combattere l'ISIS. Un fatto simbolico, che rappresenta in quel particolare quadro geopolitico un fatto importante che andrebbe sostenuto, anche perché non si può che uscire da quel contesto di guerra nel rilanciare le libertà e i diritti civili e la democrazia.
Il Governo di Ankara sta rispondendo a questa situazione molto male, come sappiamo, ha sfruttato anche la sua presenza nel conflitto, più che per difendere e sostenere la coalizione contro lo Stato islamico, ne ha approfittato per regolare i conti interni nel proprio Paese soprattutto colpendo i kurdi e le altre minoranze presenti nel proprio Stato. La situazione si sta aggravando di giorno in giorno. Qualche settimana fa un gruppo di intellettuali, di docenti universitari, chiamato "gruppo Accademici della pace", ha lanciato un appello dal titolo: "Noi non saremo parte di questo crimine". Il riferimento è alle operazioni militari condotte dal Governo turco nel Sud-Est del Paese, regione a maggioranza kurda, che hanno provocato centinaia di morti nella popolazione civile con coprifuochi immotivati e una situazione di guerra civile provocata dal Governo turco. La risposta delle istituzioni turche a quest'appello è stata l'arresto di una ventina di docenti universitari che avevano firmato quest'appello internazionale sostenuto peraltro da migliaia di docenti di tutto il mondo. Sono state arrestate una ventina di persone - adesso le cifre non sono così chiare ma sono circa una ventina - incriminate per terrorismo o complicità al terrorismo. Questo da parte di uno Stato che, come sappiamo, è in predicato di entrare a far parte dell'Unione europea, anzi questo processo, proprio per il ruolo che sta svolgendo nella situazione mediorientale, si sta accelerando, un fatto che mi lascia piuttosto perplesso.
In conclusione, fatte queste premesse, il Consiglio regionale "esprime solidarietà al popolo kurdo oggetto da troppo tempo alla limitazione dei propri diritti di minoranza etnica e linguistica; condanna anche le autorità turche per la continua violazione dei diritti civili e politici alle quali sottopone la minoranza kurda". Manifesta anche la condivisione all'appello lanciato dal gruppo "Accademici per la pace" affinché si metta fine alla repressione militare dei cittadini kurdi nella regione del Kurdistan turco e si riavvi quel processo di pace che si è interrotto e che è durato alcuni anni. Invita il Governo italiano a "subordinare, nell'ambito delle rinegoziazioni per l'ingresso della Turchia nell'Unione europea, l'adesione dello Stato turco al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e alla tutela delle minoranze etniche - come avviene in tutti i Paesi civili -; ad attivarsi nelle sedi internazionali per l'immediata liberazione di tutti gli accademici arrestati - adesso pare che ne abbiano liberata una parte -, per la fine della repressione militare..." nella parte del Kurdistan turco e la riapertura del processo di pace, unico modo per uscire da questa situazione. "Impegna il Governo regionale a mettere a conoscenza della risoluzione le autorità italiane ed europee interessate". Sono riuscito nei tempi i più rapidi possibili ad illustrare la risoluzione. Grazie.
Presidente - La parola al collega Laurent Viérin.
Viérin L. (UVP) - Merci Monsieur le Président des mots pour notre soutien à cette résolution. Déjà le Conseil de la Vallée avait approuvé en 2010 un message de solidarité à l'égard du peuple kurde, qui est un des peuples qui, au-delà d'être une minorité, défend dans des territoires difficiles la démocratie.
Le peuple valdôtain a toujours été sensible à ceux qui sont les peuples frères, un réseau de solidarité dans le monde qui voit un soutien...même si le message d'un Conseil régionale n'est qu'une petite goutte dans l'océan. Toutefois, il est très important que le réseau soit maintenu et que même le message du peuple valdôtain puisse arriver dans un sillon de solidarité avec des peuples, qui non seulement pour la démocratie mais aussi pour la liberté luttent depuis des années et sont des peuples opprimés. Notre soutien à ce document donc est convaincu, avec l'espoir que jamais dans le monde certains messages se reproduisent et surtout qu'il y ait un message de tolérance, chose que dans les derniers temps malheureusement ne se passe pas toujours.
Presidente - La parola al collega Ferrero.
Ferrero (M5S) - Grazie Presidente.
Solo per annunciare ovviamente il sostegno a quest'iniziativa. Sostanzialmente sta succedendo che i peshmerga, che sono i combattenti kurdi, soprattutto donne e uomini, ci sono anche molte donne, stanno facendo il lavoro che gli europei e gli americani non si sono sentiti di fare, quindi stanno facendo la battaglia di terra per contenere l'ISIS, che avanza verso l'Occidente. Dobbiamo quindi a loro, a questo popolo che è stato sempre perseguitato e che si è trovato sempre schiacciato un sostegno che è doveroso, perché purtroppo sta facendo il lavoro sporco che l'Italia e gli altri Paesi si stanno rifiutando di fare, perché poi, quando si tratta di lasciare i militari sul campo, è sempre una cosa dura per tutti. Noi mandiamo i droni, loro sono lì a combattere per noi, quindi questo è un piccolo sostegno, che però è doveroso che dobbiamo dare.
Presidente - La parola al Presidente della Regione.
Rollandin (UV) - Merci Président.
Pour dire qu'on partage l'initiative qui a été présentée. Je n'entrerais pas dans le mérite de la guerre en cours contre l'ISIS, là où il y a toute une série de passages qui seraient longs de discerner, car il suffirait d'écouter les envoyés précieux sur cette guerre pour savoir quelle est la condition et les conditions des minorités qui travaillent justement dans ce secteur.
Tout de même je voudrais rappeler que, pour ce qui concerne la solidarité au peuple kurde, dans cette salle de Conseil on en avait déjà parlé à maintes reprises et donc je ne peux que confirmer cette attention vis-à-vis des peuples minoritaires, surtout des peuples qui ont une tradition et une histoire que je crois on a depuis toujours reconnues.
Je dirais seulement, quand on dit qu'on invite à "subordinare nell'ambito delle negoziazioni", que cela est un peu velléitaire, je crois que ces thèmes sont en train d'être discutés au niveau des États, comme Région, je suis un peu gêné di dire d'aller dans cette direction, tout de même je prends en considération le fait de le dire quand même; je crois que l'oreille vis-à-vis de cet ordre du jour sera plutôt sourde par rapport à ce que nous allons dire. Je n'entre donc pas plus dans le mérite, je crois que le sens vrai c'est de dire qu'en effet on est solidaires avec ce peuple kurde qui a eu toute une série de difficultés longues et terribles pendant des années et je crois que l'histoire pas souvent rappelle.
Dernier annotation. Je crois qu'en France sur le thème de la reconnaissance même des kurdes il y a eu une bataille à niveau du Parlement très, très difficile et je crois qu'elle est un peu le signal de ce qui est dans le monde l'aspect lié à la reconnaissance de ce peuple avant tout comme peuple.
Pour le restant, je crois qu'étant donné l'importance qu'aura cet ordre de jour pour l'impact de la Union européenne, on ne peut que partager et donc on le votera.
Presidente - La parola al Consigliere Bertin.
Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.
Semplicemente per manifestare la soddisfazione per l'accettazione della risoluzione. Certo, sappiamo di non avere nessuna possibilità di condizionare il dibattito rispetto all'adesione o in generale il dibattito internazionale, ma credo comunque significativo che una Regione come la nostra esprima le proprie valutazioni per la difesa delle minoranze, ricordando che i kurdi non sono i turchi della montagna, come vengono chiamati dal Governo di Ankara, ma è una minoranza a parte. Questa risoluzione, in termini più generali, è una piccola pressione che l'opinione pubblica internazionale sta facendo sul Governo turco per le sue molteplici violazioni dei diritti dei cittadini. Il nostro piccolo contributo pertanto credo che sia comunque positivo e apprezzo l'accettazione della risoluzione. Grazie.
Presidente - Grazie collega Bertin. Passiamo alla votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 33
Votanti: 33
Favorevoli: 33
Il Consiglio approva all'unanimità.
Con questo punto si chiudono i lavori di questa adunanza. Buonasera a tutti.
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L'adunanza termina alle ore 20.33.
