Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 889 du 18 novembre 2009 - Resoconto

OGGETTO N. 889/XIII - Discussione generale congiunta delle proposte di legge n. 38, n. 52 e n. 72, relative all'elezione diretta del sindaco, del vice sindaco e del consiglio comunale. Ritiro della proposta di legge n. 38.

Président - Maintenant nous venons à la discussion du point n° 29, qu'on peut discuter ensemble avec les points n° 30 et n° 30.1, on fait une discussion générale unique et puis on passera à la votation distinguée des trois textes de loi. Pour ce qui est du texte du point n° 30.1, il y a un ordre du jour qui sera discuté et mis en votation avant de la fermeture de la votation article par article de la loi.

La parole au rapporteur de la proposition de loi n° 38, le Conseiller Zucchi.

Zucchi (PdL) - Grazie, Presidente. Prima di entrare nel vivo dell'argomento, ritengo, anche in qualità di presidente di commissione competente per materia, di fare un breve riassunto della genesi che ha portato queste diverse proposte di legge all'attenzione dell'aula, perché credo sia essenziale per la comprensione sia dei testi di legge che sono messi oggi in votazione, sia per le decisioni politiche conseguenti. Questa riforma, se così la possiamo definire, che poi di fatto oggi approda sui banchi del Consiglio in una maniera unificata, era nata immediatamente dopo la formazione della nuova legislatura, quando si era manifestata attraverso organi di stampa, e non solo, la necessità di ovviare ad un problema che era nato e riferito alla difficoltà di esprimere delle liste nei comuni della nostra Regione. Ben 19 su 70 - perché dei nostri comuni non tutti erano andati al voto, fra questi c'erano anche dei comuni di dimensioni medie - avevano presentato una lista sola. Questo fatto aveva suscitato da parte del neo Presidente del CELVA, e non solo, la necessità di porre l'accento sui correttivi da porre nel senso di modificare la legge per giungere ad un maggiore afflusso democratico nei nostri comuni. In questo senso non solo come presidente, ma tutta la commissione in concordia aveva cominciato un iter di lavoro, che ha previsto diverse audizioni che hanno interessato diversi interpreti della nostra amministrazione a livello delle nostre autonomie, che a tour de rôle si sono presentati nella commissione, esprimendo le loro valutazioni, le loro suggestioni in merito a delle possibili modificazioni che potevano essere poste per ovviare ai problemi di scarsità di afflusso democratico e non solo. Per quanto riguarda il dibattito, poi bisogna ammettere che se da una parte le forze di opposizione avevano manifestato un intento di giungere ad una modifica più radicale, la maggioranza fin da subito aveva manifestato l'intento di arrivare a svolgere degli approfondimenti in merito, ritenendo che l'impianto della legge attuale, la legge n. 4/1995, fosse ritenuto tutto sommato valido. Abbiamo compiuto un iter che oso dire proficuo, perché abbiamo sentito diverse opinioni tutte autorevoli, allo scopo di giungere, così come è avvenuto in diverse occasioni in questo Consiglio: mi riferisco al caso della dislessia come all'ultimo caso della legge sulla montagna, anche in questo caso con una proposta di carattere condiviso. Il nostro gruppo, che per primo aveva "manifestato" un provvedimento che era pronto nel maggio 2009, aveva acconsentito a ritardarne la presentazione per cercare di trovare, anche se in extremis, un punto di accordo, convinti che queste regole, trattandosi di riforme che riguardano tutti, fossero da condividere o fossero quanto meno da esperire tutte le strade possibili per giungere ad una condivisione. Il tentativo è stato fatto, il nostro gruppo ha cercato di trovare un'intesa insieme a tutte le forze presenti e fino alla conclusione dell'iter questo tentativo non ha sortito il risultato positivo delle due leggi che ho citato poc'anzi, perché non sono state trovate le sinergie necessarie per arrivare ad una condivisione almeno in questa materia.

Vengo ad illustrare le motivazioni essenziali della nostra proposta di legge, che partiva dal fatto che occorreva dal nostro punto di vista giungere ad una riforma di tipo strutturale, questo in contrasto con l'opinione di maggioranza durante i lavori in commissione, convinti che fosse necessario operare una riforma di tipo più deciso. La nostra riforma era incentrata su alcuni punti in modo particolare: il primo era la nostra visione critica nell'elezione diretta del vicesindaco, che è nella nostra regione unica rispetto al panorama legislativo nazionale, in quanto anche le altre Regioni a statuto speciale, comprese le Province di Trento e Bolzano, pur essendo Regioni a statuto speciale, non hanno adottato questo tipo di soluzione, convinti che la particolarità della Valle d'Aosta in senso elettivo del vicesindaco fosse più un escamotage, una soluzione che andasse più che per venire incontro alle esigenze dei cittadini, piuttosto per convenienza dei partiti che così potevano destreggiarsi meglio nella composizione dei posti di potere nei nostri comuni, in modo particolare per cercare di ovviare alle svariate occasioni nel corso delle quali forze di maggioranza e di opposizione non sono tornate alle urne, essendo i sindaci più interessati a partecipare alle elezioni regionali che a concludere il loro mandato. Noi riteniamo che questa anomalia non rappresenti un interesse preminente dei cittadini, perché corrisponde a tutt'altro tipo di interessi.

La nostra proposta di riforma però non si limitava solo a questo, ma riguardava anche altre modifiche di tipo strutturale che anche nel corso delle audizioni trovavano il consenso da parte dei vari protagonisti che si sono succeduti nelle varie audizioni, che praticamente non hanno eccepito più di tanto in merito: mi riferisco alla nostra proposta di giungere ad una riduzione del numero dei consiglieri comunali e una maggiore agevolazione riferita alla composizione delle liste, così come ad un inserimento in legge di una maggiore competenza nei confronti del consiglio rispetto ai poteri esercitati dalla giunta. Questi tre ultimi punti allo scopo di cercare di favorire un particolare interesse da parte dei cittadini, per invogliarli a partecipare alle competizioni elettorali. Ora questi punti, che posso anche riassumere... perché ci sono state delle considerazioni che sono state anche dattiloscritte, che hanno visto su questi ultimi punti: la riduzione del numero dei consiglieri e una maggiore previsione di poteri da parte del consiglio, prevista dalla legge rispetto ai poteri esercitati dalla giunta... erano stati avallati dal Presidente del Consorzio degli enti locali, che diceva (cito): "Considero la riduzione del numero dei consiglieri nei piccoli comuni una delle possibili soluzioni, avevamo iniziato a lavorarvi da un punto di vista tecnico nella passata legislatura". Il senso comunque è che sulla riduzione dei consiglieri e sulla maggiore attribuzione di poteri al consiglio rispetto alla giunta c'era una condivisione unanime da parte di tutti.

Eccoci qua: abbiamo fatto tutto l'iter, fino all'ultimo abbiamo cercato di giungere ad una scrittura condivisa di una riforma, perché intendiamo che sia opportuno giungere attraverso una riforma... anticipo subito che non consideriamo la proposta di legge della maggioranza una vera riforma, lo abbiamo già anticipato nelle scorse settimane, colgo l'occasione per ripeterlo oggi in aula: consideriamo la proposta del decreto legge n. 72 un semplice restyling della legge esistente, una piccola modifica, perché diversamente non si potrebbe definire una proposta di legge che va solo a modificare il numero dei candidati o l'espressione araba dei numeri. Vi è stata alla fine un'improvvisa accelerazione anche a livello nazionale, è noto che il codice delle autonomie è in fase di approvazione e, salvo ritardi dell'ultimo momento, domani il Consiglio dei ministri dovrebbe varare il cosiddetto "codice delle autonomie", che dovrebbe dare una sterzata in merito alle organizzazioni degli enti locali in Italia. Siamo consapevoli che la nostra Regione ha competenza primaria in questa materia, siamo tuttavia convinti che riforme strutturali così ampie come quella che si profila in un contesto bipartisan fra maggioranza e opposizione a livello nazionale e che va nell'ordine di un taglio drastico del numero dei componenti degli enti che vanno dalle Comunità montane... ma soprattutto mi riferisco al numero dei consiglieri e degli assessori, danno veramente dei tagli drastici, basti pensare che una città come Aosta, se non fosse in Valle d'Aosta che ha un numero di abitanti tale... il nostro capoluogo di Regione, vedrebbe, secondo le previsioni del codice delle autonomie, ridotto il numero dei consiglieri a 15, e così via. Provate ad immaginare tutti gli altri comuni quale tipo di riduzione è stata prevista, particolarmente per quanto riguarda il numero degli assessori e il numero dei componenti l'esecutivo. Noi allora riteniamo che, di fronte a questa novità di questo codice delle autonomie, che è immanente e di cui siamo anche consapevoli che però non abbia un impatto immediato rispetto ad un impiego nella prossima tornata elettorale, perché anche a livello nazionale sappiamo che il codice delle autonomie, qualora approvato, avrà una valenza nelle future tornate, abbiamo trovato con la maggioranza di questa Assemblea regionale un'intesa in merito alla condivisione che occorra fermarsi sugli spiriti che sono contenuti nel codice delle autonomie, in merito alla necessità di valutare dei tagli o quanto meno delle riduzioni, pur essendo consapevoli che abbiamo una competenza primaria. Tuttavia vuol dire che in modo responsabile la maggioranza ha condiviso insieme a noi la necessità di non fermarsi e arroccarsi su una situazione di chiusura, facendo appello alle peculiarità delle competenze in materia e pertanto abbiamo trovato una disponibilità nella maggioranza nell'affrontare questa materia immediatamente fin dai prossimi giorni, ritornando tutta la materia nella commissione competente.

È stato anche discusso in modo molto ampio sia in commissione, sia sugli organi di stampa della questione relativa alla possibilità che i sindaci che sono giunti al terzo mandato abbiano la possibilità di candidarsi come vicesindaco e che questa posizione possa essere considerata legittima per la prossima legislatura. Su questo punto avevamo presentato in commissione e anche in una fase successiva delle proposte un po' drastiche, proponendo un emendamento, che peraltro è stato depositato, che andava nella direzione di sancire in maniera inequivocabile ex lege l'impossibilità per i sindaci che sono giunti al terzo mandato di candidarsi semplicemente come vicesindaci. È stato trovato un accordo con la maggioranza per cui, se non da un punto di vista legale, almeno c'è un impegno forte e un accordo molto forte in questo senso affinché venga dato un input di carattere molto forte, politico, affinché eventuali situazioni di occupazione surrettizia dell'incarico di sindaco in violazione dell'articolo 30 della legge n. 54 siano considerate deprecabili dalle forze che hanno condiviso questo principio. Vi è pertanto un impegno da parte di tutti i partiti che hanno sottoscritto questo accordo, affinché si eviti nella prossima tornata elettorale... o si perori il fatto che sia assolutamente deprecabile, o quanto meno sconsigliabile che i sindaci al terzo mandato possano in qualche modo pensare di arrivare in una maniera surrettizia alla carica di sindaco.

Concludendo ritengo di poter dire che la nostra era una proposta di legge che consideravamo di tipo strutturale, proprio perché abbiamo chiesto alla maggioranza che le proposte di riforma elettorale debbano essere scritte a più mani e non possano essere scritte solamente da una parte, questo deve "arrivare" sia a livello nazionale, sia a livello locale... certamente oggi potevamo venire qui facendo un esercizio accademico, sostenendo le nostre ragioni e ottenendo solo una visibilità momentanea, anche asserendo i nostri principi che non rinneghiamo, perché abbiamo detto che la situazione del vicesindaco è una situazione che non ci piace. Sappiamo che le regole del gioco devono essere scritte insieme e così, quando noi lo abbiamo chiesto alle controparti, abbiamo avuto e abbiamo ricevuto un'attenzione da parte delle forze di maggioranza, che hanno accettato e sottoscritto insieme a noi un impegno molto chiaro, nel senso di andare a scrivere fin dalla prossima settimana le regole che daranno origine, spero, ad una vera riforma elettorale a partire dal 2015, che vadano incontro alle nostre richieste, con particolare riguardo alla necessità di dare dei tagli al numero dei consiglieri e di vedere come si possa affrontare nella nostra regione l'argomento del codice delle autonomie armonizzato con la nostra peculiarità locale. In questo senso non vogliamo fare "il muro contro muro" e accogliamo i propositi contenuti all'interno di tale accordo che è stato siglato fra il PdL e le forze della maggioranza, non ci arrocchiamo in una logica di contrasto e in questo senso ritiriamo la nostra proposta di legge, allo scopo di rivederla secondo quei parametri che ho appena finito di spiegare.

Président - La parole au rapporteur de la proposition de loi n° 52, le Conseiller Bertin.

Bertin (VdAV-R) - Siamo sorpresi da questo cambiamento di scenario, ci eravamo preparati a tale adunanza del Consiglio con uno scenario ben diverso, in giornata a quanto pare "la politica dei corridoi" ha trovato un accordo fra la maggioranza e il PdL, un accordo politico del quale prendiamo atto. Evidentemente la situazione è cambiata, notiamo che il principio di allargare il più possibile il confronto alle forze politiche in realtà si limita solo a PdL, segno evidente di un indirizzo che si sta prendendo, un accordo fra l'Union e il PdL in vista, immagino, non soltanto della riforma elettorale, ma un più ampio accordo che prevederà anche qualcos'altro, ne prendiamo atto e vedremo le conseguenze immagino a breve.

All'inizio di questa legislatura da piu parti (tra le quali anche it Presidente del CELVA) si era sollecitata una presa in esame da parte del Consiglio regionale della legge sull'elezione diretta del sindaco, del vicesindaco e del consiglio comunale. In effetti, si riteneva necessaria, alla luce di alcuni limiti che si sono progressivamente manifestati dopo l'entrata in vigore di questo sistema, ormai quasi 15 anni fa, una revisione di tale legge. In particolar modo in questi anni si è constatato, nonostante una crescita di funzioni e di disponibilità finanziarie delle amministrazioni comunali, un calo vistoso e preoccupante della partecipazione. In primo luogo alle elezioni comunali votano sempre meno persone; ad ogni tornata elettorale si registra una diminuzione del numero dei votanti, segno evidente di un disinteresse degli elettori rispetto alla gestione di quello che dovrebbe essere l'ente più vicino ai cittadini. In secondo luogo, la competizione elettorale fra liste è drasticamente diminuita, un calo progressivo della partecipazione alla competizione elettorale al punto che alle ultime elezioni comunali in un numero significativo di comuni, anche di medie dimensioni, si è presentata una sola lista, con il risultato che in 19 comuni, vale a dire nel 25 per cento circa dei comuni valdostani, non è presente attualmente una minoranza in consiglio comunale. L'opposizione è fondamentale per il buon funzionamento di un'istituzione elettiva, non può essere vista come un freno all'azione della maggioranza. È un ruolo importante anche per chi governa, per correggere eventuali errori e suggerire modi diversi di agire. Riprendendo un monito di Alexis de Tocqueville, riferito alla democrazia americana di due secoli fa, dobbiamo ricordarci che: "le plus grand danger des républiques démocratiques vient de l'omnipotence de la majorité". L'assenza di una minoranza è un impoverimento e un rischio per tutti.

All'ultima competizione elettorale amministrativa in Valle d'Aosta si è registrata mediamente la presenza di meno di due liste per comune. Il gioco democratico, ossia la possibilità di scelta e di confronto fra diversi schieramenti e persone, è quindi seriamente in crisi. L'elezione diretta del sindaco e del vicesindaco, introdotta nel 1995, impedisce che si producano dei cambi di maggioranza nel corso della legislatura attribuendo così maggiore stabilità agli esecutivi. Per quanto riguarda il Comune di Aosta, questo ha giustamente posto fine a lunghi periodi di instabilità. Il rimedio però ha avuto come conseguenza generale un aumento rispetto al passato dei casi di scioglimento anticipato dei consigli e quindi un maggiore ricorso a nuove elezioni.

Nei comuni si è rafforzata la stabilità dell'esecutivo che, evidentemente, sente meno che in passato la necessità di confronto con il consiglio. A questo si aggiunge un aumento di competenze da parte della giunta e la progressiva spoliazione dell'assemblea consiliare. Un deficit di partecipazione dunque che, collegato ad oggettivo indebolimento del ruolo delle assemblee comunali, rischia di trasformarsi in un vero e proprio deficit di democrazia. Per queste e per altre ragioni consideriamo la proposta minimalista avanzata dalla maggioranza regionale assolutamente inadeguata e per certi aspetti peggiorativa. Riteniamo al contrario necessaria una seria riforma di questa materia, utile per apportare al sistema alcuni correttivi urgenti, oltre che la possibilità di una significativa sperimentazione di forme avanzate di democrazia partecipata. A questo proposito, riproponiamo innanzitutto un'innovazione, voluta gia a suo tempo dal Consiglio regionale nel lontano 1998, poi rinviata dal Presidente della Commissione di Coordinamento, per permettere nei Comuni che lo ritengono opportuno la sostituzione del consiglio comunale con l'assemblea dei cittadini. È riscontrabile inoltre fra i principali motivi di disaffezione rispetto alle funzioni consiliari come vi sia l'esclusione sempre maggiore del consiglio dalla decisione di tematiche essenziali per la vita del comune. Si reputa pertanto necessario intervenire in questo senso con un riequilibrio delle competenze, riportando obbligatoriamente alla decisione del consiglio materie che attualmente sono assegnate solo in via eventuale. Al fine di rafforzare il legame fra il cittadino e l'istituzione locale, si ritiene utile consentire a tutti gli elettori di presentare un'interrogazione diretta alla giunta comunale.

Un ulteriore profilo di modifica riguarda le posizioni dirigenziali nell'ambito del comparto unico regionale, oltre che di rappresentanti legali e direttori di società partecipate dalla Regione. In questo caso si introduce un'incompatibilità per le figure sopracitate per l'elezione a sindaco, vicesindaco e consigliere comunale.

La proposta in esame riduce ulteriormente il numero dei sottoscrittori necessari per la presentazione delle liste e nella stessa logica riequilibra la rappresentanza fra minoranza e maggioranza, che passa da un rapporto da uno a tre a due quinti.

In materia di rappresentanza dei generi, la proposta consolida le condizioni di pari opportunità, obbligando a rispettare una quota di genere non inferiore al 30 per cento.

In tema di voto di preferenza, si considera opportuno ridurre ad Aosta la preferenza a soltanto una.

In conclusione, avremmo auspicato su un tema di tale portata un confronto aperto fra tutte le forze politiche, ma abbiamo purtroppo constatato che la maggioranza ha deciso diversamente, limitando il confronto da qui in avanti soltanto ad una forza politica. Un'occasione persa per la dare alla Valle d'Aosta forme più avanzate di democrazia e partecipazione. Un peccato. Grazie.

Président - La parole au rapporteur de la proposition de loi n° 72, le Conseiller Empereur.

Empereur (UV) - Merci, M. le Président. Nous prenons acte que plus les élections communales approchent plus le climat de la politique est en train de se réchauffer.

Chers collègues, aborder la discussion sur une proposition de loi concernant un moment fondamental pour les Communes valdôtaines - tel l'élection du syndic, du vice-syndic et du conseil communal - impose une prémisse sur la nature et le rôle de cette institution au sein de notre réalité valdôtaine. L'administration communale demeure bien l'échelon administratif le plus proche au citoyen; elle, en raison de cette qualité, est compétente, entre autres, en matière d'offre des services primaires pour la population. Cela fait de façon que les collectivités locales, et les Communes surtout, constituent l'un des éléments capitaux du "système des autonomies" façonné et concrétisé en Vallée d'Aoste par la loi n° 54 de 1998. C'est en effet, grâce a leur proximité aux gens, grâce aux fonctions qu'elles remplissent quotidiennement, qui trouve une large application le principe de subsidiarité parmi les valeurs inspiratrices du système même. Je crois que par ce rappel l'on puisse saisir la portée de cette institution, ainsi que son "poids spécifique" sur l'échiquier administratif de notre Région.

Je crois également que cet aperçu permette de réaliser combien nous sommes appelés à être responsables et scrupuleux en intervenant pour modifier des mécanismes ayant trait a ce domaine. Le premier pas doit être représenté par un interrogatif; si la politique est appelée à offrir des réponses a des exigences, nous avons avant tout le devoir de nous poser les questions opportunes; dans ce cas il importe de se demander quels sont les "ingrédients" permettant à une administration communale de faire face avec efficacité à sa mission institutionnelle. Le premier est sans doute la stabilité: toute interruption de la continuité administrative dans un organisme député à fournir des services si délicats pourrait présenter des retombées problématiques. Le deuxième est, ensuite, la crédibilité dont les administrateurs doivent jouir, en raison de l'attention que la citoyenneté a vis-à-vis de la Commune.

La loi actuellement en vigueur, la n° 4 de 1995, avec sa particularité représentée par l'élection directe non seulement du syndic, mais également du vice-syndic, de façon à repousser le plus possible le risque d'élections avant l'échéance naturelle du mandat dans une commune, a assuré, depuis son entrée en vigueur, et assure encore de nos jours ces "ingrédients". C'est pour cette raison que les forces de la majorité - Union Valdôtaine, Stella Alpina et Fédération Autonomiste - n'avaient pas prévu, dans l'agenda politique de cette législature, de mettre main à la loi électorale communale. Un approfondissement de la question a en tout cas été sollicité et on a manifesté notre disponibilité a y pourvoir au sein de la Ière Commission du Conseil, "Institutions et autonomie". Cette réflexion a été développée par une confrontation sereine, mais également soutenue, entre différentes entités: les forces politiques, leurs organisations territoriales et les institutions représentatives des collectivités locales. Le Conseil permanent des collectivités locales à cet égard a manifesté une appréciation globale pour les dispositions en vigueur. Cet avis est également soutenu par un sondage réalisé en 2006: le 63 pour cent des interviewés a reconnu à cette occasion que la loi n° 4 de 1995 a assuré la stabilité dans leur commune, en améliorant aussi la qualité de l'action administrative. C'est pourquoi les forces de la majorité concordent sur la validité de cette loi et de ses particularités, telles l'élection directe des deux positions constituant le sommet administratif d'une commune.

Cette loi, malgré presque quinze années se soient écoulées de son approbation, maintient toute son efficacité et son originalité, cependant l'approfondissement effectué a mis en évidence la nécessité d'améliorer quelques parties de la loi, en œuvrant pour des modifications visant tout particulièrement: à une harmonisation du texte, en perfectionnant certains passages, dans le but d'une clarté d'interprétation accrue; à une mise à jour de la loi, par la réception de dispositions établies récemment par la législation régionale et nationale; à faciliter les modalités de voix, en prévoyant des symboles plus grands sur la fiche, ainsi que la possibilité de voter chez soi pour les invalides; à simplifier l'expression de la préférence, en permettant l'indication du numéro correspondant au candidat conseiller que l'on souhaite voter, en ligne avec ce qui se passe pour l'élection de ce Conseil; à augmenter le pouvoir de choix du citoyen-électeur, en introduisant la possibilité d'exprimer jusqu'à un maximum de trois préférences pour les candidats à la charge de conseiller communal.

Voilà les aspects fondamentaux de la proposition de loi présentée avec les collègues Chefs de groupe de la majorité, MM. Salzone et La Torre, que je remercie pour le travail accompli ensemble et soumis aujourd'hui à votre attention.

Je tiens aussi à rappeler que cet acte a reçu l'avis favorable du Conseil permanent des collectivités locales. Avant de conclure, qu'il me soit permis d'exprimer quelques observations de caractère général à l'égard du débat sur des thèmes que - en tant que rapporteur de cette proprosition de loi - je considère importants. Il s'agit, tout particulièrement, de l'impact et des éventuelles retombées sur notre organisation régionale du soi-disant "Codice delle autonomie", qui sera examiné par le Conseil des ministres dans un bref délai. Il est vrai que notre Région dispose d'une compétence exclusive dans cette matière, mais il est également hors de doute que certains choix - tels la réduction du numéro des élus dans les communes plus petites, par exemple - ne pourront pas nous voir, côté politique, totalement étrangers.

En ma qualité de rapporteur de majorité, je confirme que le dialogue ne s'arrête pas et que sur d'autres sujets il sera possible reprendre la confrontation au sein de la Ière Commission, comme mieux explicité dans l'ordre du jour que nous avons présenté.

Nous croyons, quand même, que cette intervention législative soit inspirée par responsabilité et conscience, valeurs essentielles lorsqu'il faut mettre main au fonctionnement d'un élément institutionnel qui a toujours reçu une attention très élevée de la part de cette Assemblée. Les Communes, en plus de toutes les caractéristiques qu'on a dit précédemment, représentent le milieu où le citoyen, en exerçant son droit au moment du rendez-vous électoral, interprète le protagoniste de la vie démocratique de notre société. L'importance de ce rôle et la necessitée de le renforcer toujours plus doivent constituer le "phare" duquel chercher la lumière pour être guidés dans ce passage législatif. Je vous remercie pour votre attention.

Président - Maintenant j'ouvre la discussion générale sur les propositions de loi inscrites aux points n° 30 et n° 30.1 à l'ordre du jour.

La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Egregio Presidente, cari colleghi, è chiaro che un argomento che ha tenuto impegnata una commissione per un anno circa non è che susciti una grande passione: per un anno ci siamo visti, le cose che c'erano da dire ce le siamo dette. Ritengo importante ricordare che già il 18 settembre 2008 la I Commissione, visto che si era deciso di fare poco e niente, visto che l'argomento non era così importante, aveva deciso di deliberare l'audizione del Presidente del Consiglio permanente degli enti locali, di una delegazione di sindaci di piccoli comuni e del Comune di Aosta. Le audizioni poi con il Presidente del Consiglio permanente degli enti locali si sono ripetute, visto che si faceva solo un piccolo sondaggino per capire come andavano le cose e visto che il Presidente del Comitato permanente degli enti locali non aveva molto da fare, lo abbiamo invitato a passare un pomeriggio con noi e così il 3 ottobre 2008 è ritornato, l'8 gennaio 2009 pure per fare una chiacchierata di nuovo, tanto per "tenere il punto" su questo argomento. Così come abbiamo invitato importanti personalità anche locali che avevano approfondito la discussione su questo tema: penso al dottor Piero Lucat, che ci fece una dotta e molto puntuale illustrazione della situazione della legge elettorale in vigore e delle grandi possibilità che si aprivano. Ovviamente lui dal punto di vista tecnico non aveva dato preferenza per alcuna possibilità che veniva data, ma davvero ci offrì uno scenario molto ampio per intervenire nel merito. Questo lo diciamo per completare il quadro presentato dal Presidente della I Commissione sull'attività della commissione, un anno di lavoro in cui è vero non si era detto subito: "qui si fa la grande riforma della legge elettorale", riconosco questo per correttezza al Capogruppo dell'Union Valdôtaine, che mai si era sbilanciato a dire "mettiamo mano", ce ne mancherebbe! Si erano però davvero condivisi una serie di principi in I Commissione, che oggi per la prima volta vengono rotti da un ordine del giorno che vedo firmato da una parte legittimamente, senza che gli altri fossero al corrente di questo ordine del giorno, senza che gli altri fossero invitati neanche a prenderne conoscenza.

Si era condiviso che leggi di carattere costituzionale o leggi elettorali avessero un più ampio schieramento possibile di persone intorno, che si cercasse la condivisione di tutte le forze politiche e questo è stato fatto su tantissimi provvedimenti di legge; non si capisce perché in un pomeriggio si buttano nel cestino due anni di lavoro, si manda all'aria tutto. Non capisco davvero questo atteggiamento: può essere che sia già una pre-dichiarazione di una scelta politica, ne prenderemo atto nei prossimi giorni, però non riusciamo a capire e certamente non verremo meno alla nostra correttezza politica di quando abbiamo tenuto in piedi il numero legale della commissione mentre qualcuno non c'era, ossia noi continueremo a fare la politica, come ci ha detto il Presidente della Repubblica, Napolitano, in una società in cui c'è il degrado della politica, quindi tranquilli, sereni, accettare anche i colpi bassi che ti arrivano all'improvviso... questo fa parte della politica, se c'è il giorno che si deve anche incassare, si incassa e si continua a lavorare con la serietà con cui si cerca di portare avanti l'interesse generale della comunità.

Avevamo detto che su queste leggi serviva un'attenzione di tipo bipartisan e su questo devo dire, anche se vi tedierò, so che avete fretta di andare, arrivano già i primi segnali di stanchezza, ma un anno di lavoro deve pur essere giustificato ai miei modesti elettori: cosa ho fatto un anno in quella commissione... Qualcosa allora abbiamo letto nel frattempo e vorrei ricordare a questo proposito, rispetto a tale tipo di atteggiamento che veniva spesso deriso: "ma come si cerca a tutti i costi l'accordo...", ma ci sono delle leggi che obbligatoriamente impongono l'accordo e fra queste c'è la legge elettorale. In Italia, quando non lo si è fatto, si sono fatte da parte del centro-sinistra e del centro-destra delle porcate: infatti vediamo che il sistema politico italiano è allo sfascio, è in una grave difficoltà. Nessuno riesce a governare che sia di destra o che sia di centro-sinistra, con un danno al Paese. Visto che l'autonomia speciale ci dà la possibilità di essere diversi, allora vediamo di usarla, vediamo di essere diversi almeno noi da quello che succede a livello nazionale.

Giovanni Sartori, che fra i suoi incarichi ha quello di essere insegnante alla Columbia University di New York, scrive: "Il popolo che decide in termini di principio maggioritario assoluto è il più delle volte un corpo che rappresenta il popolo e che riflette nella sua maggioranza la maggioranza popolare che lo elegge. Alla fine di questo tragitto resta comunque vero che il popolo, contabilizzato dal principio maggioritario assoluto, si divide in una maggioranza che prende tutto e una minoranza che perde tutto - è quello che avviene nelle elezioni comunali - il che consente alla maggioranza, se così vuole, di ridurre la minoranza all'impotenza, il che non può essere consentito". Un grande studioso negli anni '60, sempre statunitense, Kelsen, scriveva già: "se le minoranze non sono tutelate, cade l'ipotesi di trovare una maggioranza a favore di una nuova opinione, poiché chi passa dall'opinione di maggioranza a quella di minoranza cadrebbe istantaneamente nel novero di coloro che non hanno il diritto di far valere la propria opinione". Sartori dice: "Sarò ancora più drastico: senza rispetto per la libertà di minoranza non è solo che la prima prova elettorale spartisce una volta per tutte fra chi è libero e chi non lo è più", ossia si ottiene un fenomeno per cui, fatta un'elezione, non c'è neanche più bisogno di fare le riunioni, possiamo starcene tutti a casa, chi vince quel giorno lì fa quello che vuole e se ne va per la sua strada! Tant'è che questo lo avevamo visto tutti assieme con una certa drammaticità, ed era da tutti condiviso, guardando cosa succede nei virtuosi Comuni autonomisti della Valle d'Aosta: certamente, lo abbiamo detto, dobbiamo ringraziare questi amministratori, i sindaci fanno miracoli, hanno responsabilità enormi in territori difficili, eccetera, ma succede che un consiglio comunale (qui non li cito, perché non è una questione di singoli) si riunisce 4 volte in un anno, un altro consiglio 4 volte, un altro 3, un altro 3, un altro 4, ancora 4, 4, 4, 4, 4, 4 e qui parlo di consigli comunali di Comuni con 3.000 abitanti, 4 volte l'anno! Dulcis in fundo ce n'è uno che si è riunito 2 volte e via, tanto per farsi gli auguri di Natale! Vi è allora un problema da questo punto di vista. Risulta che l'unica vera elezione è la prima, tutte quelle che seguono sono destinate a seguire l'esito di quella iniziale.

Più avanti si dice: "La prova più sicura per giudicare se un Paese è veramente libero è il quantum di sicurezza di cui godono le minoranze. Nelle democrazie l'opposizione è un organo della sovranità popolare altrettanto vitale quanto il Governo: sopprimere l'opposizione significa sopprimere la sovranità del popolo". Questo lo dicono i teorici.

Cosa abbiamo allora cercato di fare? Abbiamo studiato questa problematicità esistente e qui si è creata una confusione incredibile: il problema non è quello della lista unica, perché se in un Paese l'insieme delle forze politiche trova un accordo e fa una lista unica, che problema c'è? C'è la possibilità di presentare per chi vuole una lista di minoranza, bene, se la presenta, la presenta, se non la presenta, è che lì si è trovato un accordo, c'è una strada condivisa. Il problema quindi non è la lista unica: il problema è porre dei paletti tali che anche laddove vi sia una volontà precisa, invece di presentare una lista di minoranza, essa non si possa presentare: questo è il problema! Perché anche nei comuni dove ci sono due liste e sono tutte e due espressione dello stesso movimento cosa cambia? Non è che perché ci sono due liste che abbiamo risolto il problema! Non sono le 2, o le 3, o le 4 liste che cambiano, è consentire a qualcuno che esprime un pensiero divergente la possibilità di organizzarsi e di costituire una lista. Questo era il tema in oggetto, non la lista unica, perché una lista unica che raccoglie il consenso di varie forze politiche può essere quella che esprime la volontà di quella comunità, ma è dove c'è una volontà di proporre un'alternativa e non si riesce a farlo, perché ci sono delle regole che lo impediscono, che la maggioranza doveva cercare di cogliere nei messaggi che noi in buona fede abbiamo mandato!

Tra le analisi delle cause avevamo condiviso moltissimi passaggi, per esempio che non era una questione solo della legge elettorale, ma chi ha mai detto che il problema della partecipazione nei comuni era un problema unicamente della legge elettorale! La I Commissione non ha mai detto queste cose e mi dispiace, Zucchi, che tu non le abbia ricordate. Abbiamo parlato in generale di una crisi della politica, di cittadini sfiduciati, perché leggono la politica come: "tanto i giochi sono già fatti prima, qui c'è un blocco di potere", tutti ragionamenti che noi dovevamo smontare e dovevamo rimotivare la gente ad avere fiducia nelle istituzioni. La prima causa quindi era una caduta della credibilità della politica che vedevamo come limite, non certo la legge elettorale. Un problema che abbiamo sempre detto non è della Valle d'Aosta, ma è un problema generale: è un problema che tocca tutti, però siamo o non siamo una comunità diversa dagli altri? Siamo o non siamo noi ancora... non una logica statalista, eccetera, ma ancora comunità valdostana, quindi capaci di organizzarci e di fare in modo che i nostri cittadini, come succedeva nell'antichità quando le città che erroneamente qualcuno a scuola insegna come le città-Stato della Grecia non erano città-Stato, ma città-comunità, facevano partecipare tutti alla vita politica, pensate, addirittura con la rotazione delle cariche. Man mano che cresceva l'organizzazione statale si espandeva il potere territoriale, veniva meno questa possibilità, cadevano queste forme di partecipazione e Roma ne è un esempio clamoroso, addirittura le cariche erano annuali all'inizio, poi venivano continuamente riaffidate agli stessi. I consoli facevano il console 7-8 anni di fila, mi viene da pensare ad un ragionamento che farò dopo sui sindaci e alla fine si arriva all'impero, perché il giocattolo si rompe, non funziona più.

Avevamo detto che molti dei problemi sono legati non alla legge elettorale, ma al regolamento dei consigli comunali, qui serviva un ordine del giorno, su questo tema il Consiglio regionale doveva fare un ordine del giorno a conclusione di quel lavoro - qui chiamo in causa la maggioranza - dicendo: "Consigli comunali, spetta a voi darvi delle regole interne di democrazia per favorire la partecipazione, siete voi nella vostra autonomia che lo dovete fare, noi ve lo suggeriamo". Questo era un impegno che potevamo prendere tutti assieme, questo sì che era un impegno che insieme avevamo condiviso, che spettava ai Consigli comunali nella loro autonomia darsi delle regole per costituire dappertutto delle commissioni che invece in molti consigli non si fanno, convocazioni più frequenti, eccetera, questo davvero doveva essere un impegno che partiva da qui, lasciando ad ogni consiglio comunale nella sua specificità l'adozione di un regolamento che però venisse incontro a queste esigenze. Arrivavamo quindi solo in coda all'idea che c'era un problema nella legge elettorale: il problema era la difficoltà in molte realtà, non nei piccoli comuni, a presentare liste per coloro che esprimevano una sensibilità minoritaria, che non c'entra niente con il principio della lista unica. Questo era il lavoro che si stava cercando di fare e che abbiamo con umiltà cercato di fare, abbiamo scritto... e devo davvero ringraziare qui pubblicamente il gruppo degli amici del Partito Democratico, in particolare Fulvio Centoz, che ha redatto la legge del Partito Democratico, che non abbiamo mai depositato perché lealmente, a differenza di altri, abbiamo cercato fino all'ultimo di mettere sul tavolo un testo che potesse essere fatto a fette, spezzettato, rigirato, come si doveva fare, per arrivare ad un testo condiviso.

Qui dà molto fastidio che qualcuno, per avere la sua faccia sui giornali, un po' di visibilità, sia uscito per primo allo scoperto con una legge elettorale che contraddiceva molti dei principi della legge valdostana, tipo quello dell'unità fra sindaco e vicesindaco, che abbia condizionato anche le altre minoranze in un dibattito che veniva completamente falsato dai giornali, perché a quel punto c'era la legge del PdL in campo! Caro presidente di commissione, poteva anche farla presentare da un suo collega e non farlo lei che era presidente di una commissione di cui doveva essere arbitro e adesso glielo posso anche dire, perché dietro tutto questo input, questa battaglia incredibile, oggi di nuovo per la seconda volta la ritira! Ma stiamo giocando? Questa è una cosa molto seria e noi l'abbiamo presa molto sul serio e ci siamo comportati lealmente, tant'è che si era deciso tutti assieme che la legge del PD non veniva depositata per arrivare a discutere oggi qui tre proposte di legge. Lei invece oggi ci dice: "scusate, ho cambiato idea", ma lei doveva dircelo prima, noi potevamo fare delle altre valutazioni che oggi non possiamo più fare perché fuori tempo massimo! È quindi una grande scorrettezza, complimenti alla maggioranza per aver giocato questo trucchetto, per aver detto: "non presentare Donzel - lei Capogruppo si ricorda? - la legge del PD, perché qui si discuterà di tre diverse leggi e ognuno dirà la sua". Oggi scopriamo che le leggi sono diventate due e questa è una scorrettezza; incasso, ma non la mando giù, perché davvero si era lavorato con onestà e con serietà, perché ritenevamo che anticipare la riforma elettorale che ci verrà dal livello nazionale era un segno dell'autenticità, della capacità di questa Regione di essere di esempio. Potevamo ridurre il numero dei Consiglieri comunali e così facendo, al momento in cui Calderoli ci sbatteva quel suo prodotto che non tiene conto della realtà della Valle d'Aosta, che ovviamente ragiona in termini nazionalistici, un grande Stato... che da Roma quando sente dire: "tutti questi Comuni... via tutto, facciamo sparire tutto, riduciamo": chi se ne importa di una realtà come la nostra, noi dovevamo dire: "noi ci abbiamo già pensato, noi veniamo prima, noi ci siamo già autoriformati, questa è l'autonomia della Valle d'Aosta, siamo stati in grado di darci una legge elettorale al passo con i tempi" e non che adesso andremo a correre dietro al telefono di Zucchi, che ci dirà a che punto è la legge a livello nazionale... "vediamo cosa si può fare, mettiamo un taccone per la Valle d'Aosta nella legge Calderoli"? Mi sembra una follia rispetto alle prerogative della Valle d'Aosta! E guardo soprattutto dalla sua parte, Empereur, perché era lei in commissione con noi; non ci saremmo mai aspettati una situazione di questo tipo su una legge che, ripeto, sarebbe stato corretto da parte della maggioranza dire: "guardate, non se ne parla", invece alcuni esponenti della maggioranza dicevano: "potrebbe arrivare un disegno, tra un po' arriva, tra un po' arriva..." adesso ci si dice: "ormai ci sono le elezioni...". Certo, lo abbiamo capito, però avete cominciato a dire: "tra un po' arriva" già prima dell'estate! Come facevamo a dire: "prendiamo posizione" se questo provvedimento non lo avevamo mai visto? Che poi nel merito, grandissimo rispetto per queste proposte, per alcune di esse, ma ci mancherebbe che noi non vogliamo che un invalido possa votare! Ma certamente! Ma è questa la riforma che cambia la vita politica della Valle d'Aosta? Ma ci mancherebbe che scopriamo che c'è un analfabetismo di ritorno in Valle d'Aosta e vogliamo facilitare l'accesso al voto, utilizzando il numero arabo; ben venga! Ma non era questo il lavoro di un anno di una commissione! Sulle tre preferenze... anche qui sarebbe interessante avere il tempo di rivedere i tanti pareri che sono arrivati, il Consiglio comunale di Aosta in alcuni degli incontri (questo è agli atti) non ha detto che era favorevole a cambiare le preferenze? È solo il Consiglio comunale di Aosta, che rappresenta più di un quarto degli elettori valdostani...

(interruzione di un consigliere, fuori microfono)

...ci sono gli atti, non tutti nel Consiglio comunale hanno detto: "via libera alle tre preferenze", poi nel tempo possono anche aver cambiato idea, ma non eravamo partiti da li? Come dire, non è che sulle tre preferenze vi fosse quell'entusiasmo... guardate che non è che mi spaventano le tre preferenze, io sono convinto che si può lottizzare con una preferenza, una preferenza può far danni quanto le tre preferenze, può essere utilizzata per correre a livello personale. Il meccanismo delle preferenze ha le sue distorsioni e una, due o tre non è quello che cambia, ma per dire che anche su questo ci poteva essere un approccio di tipo completamente diverso in tempi e in modi diversi. Quanto all'ordine del giorno, non so se devo intervenire adesso o se vi sia uno spazio a parte?

Presidente - L'ordine del giorno sarà discusso prima di passare alla votazione articolo per articolo della proposta di legge.

Donzel (PD) - C'è spazio dopo allora. Questo per dire che chiaramente c'è da parte nostra una grande amarezza rispetto a tale legge, che non ci vede di per sé contrari nel merito, ma è stata la fuga dai veri problemi che avevano posto che ci trova contrari. Vorrei capire cosa fa il PD su questa legge? Ma perché votiamo per caso contro il fatto che si può andare a casa di un invalido e farlo votare? Pensate forse che votiamo contro una cosa di questo tipo? Ma neanche per idea! Pensate che votiamo contro il fatto che si possa scrivere la preferenza con il numero?

Quello a cui siamo contro è quello che non c'è qui oggi in quest'aula: oggi qui doveva esserci un lavoro che poteva essere condiviso da tutti e non capisco perché nella non condivisione un ordine del giorno condiviso con il PdL? Con chi almeno sui giornali, ma adesso scopriamo che era una finta, si è battuto contro il vicesindaco? Andate a far firmare l'ordine del giorno a chi voleva togliervi il vicesindaco?

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... ma certo che lo leggo e lì è scritto che il vicesindaco c'è ed è eletto direttamente insieme al sindaco, quindi non si tocca quel sistema. So leggere gli ordini del giorno! Questa cosa quindi è assolutamente incomprensibile!

Président - La parole au Vice-président Chatrian.

Chatrian (VdAV-R) - Grazie, Presidente. Per fare qualche considerazione. Il collega Bertin ha bene espresso la nostra proposta, quindi due considerazioni di ordine politico. Indubbiamente le posizioni sono diverse in quanto da una parte la maggioranza auspicava di non portare delle grandi modifiche, quindi l'interesse era quello di non andare a riformare questo impianto, che ha portato dei suoi frutti, ma che è perfettibile e può essere modificato, integrato, quindi è legittimo...

Faccio parte della I Commissione, vi ho partecipato quando era in discussione la legge sulla montagna e l'approccio è stato diverso, forse perché c'erano delle volontà diverse, quindi il nostro gruppo prende atto delle volontà politiche che sono quelle di non modificare o modificare in parte la legge elettorale. È stato detto dal Presidente della I Commissione e dal Capogruppo dell'Union, non è una ristrutturazione, ma è una modifica.

La nostra probabilmente aveva o avrebbe voluto avere un peso diverso proprio per il fatto che ci siamo calati... per quello che possiamo conoscere, per quello che è il nostro percorso, non voglio oggi dare nessuna lezione di democrazia, forse non ne ho le competenze, ma, conoscendo la situazione dei 74 comuni valdostani dal più piccolo con 100 abitanti al Comune di Aosta, avevamo cercato di focalizzare 4 o 5 principi importanti per modificare l'impianto. Ecco le due posizioni diverse rispetto alla posizione della maggioranza, posizione di cui oggi non eravamo a conoscenza (siamo venuti a conoscenza recentemente di questo ordine del giorno che tratteremo successivamente, quindi non mi ci soffermo adesso). Mi soffermo invece sulla nostra proposta e sulle motivazioni che ci hanno portato nel mese di luglio a presentarla, perché siamo preoccupati a livello territoriale e comunale. Uno dei punti per noi importanti era quello di compensazione fra maggioranza e opposizione, di riequilibrio nel momento in cui i cittadini vanno a dare il loro consenso, legittimano un governo, una giunta o un consiglio comunale, ci sembrava corretto e dignitoso, per il Paese, equilibrare in base al consenso i numeri, le volontà dei cittadini, quindi con degli scarti minimi equilibrare quel peso in consiglio: 13 consiglieri comunali con un sindaco e un vicesindaco, 15 magari equilibrare visto il consenso, sempre dando dei premi di maggioranza, un 9 a 6 in consiglio comunale ci sembrava creare le condizioni per far partecipare di più in consiglio sia l'opposizione che la maggioranza, ma soprattutto la collettività.

Per quanto riguarda le preferenze, qui il percorso è diverso: è inverso a quello presentato dalla maggioranza... due posizioni... la vecchia legge ci dava la possibilità di due preferenze, la nostra intenzione era quella di mantenere le due preferenze nei 73 comuni sotto i 5.000 abitanti e andare sull'unica preferenza nel comune di Aosta, perché? Motivazioni da noi già espresse nel 2007 in occasione del referendum: per continuità e per credibilità e non solo, abbiamo già dato le nostre motivazioni.

Passaggio più delicato: autonomia dei comuni, nello stesso tempo, vista la situazione, ci sembrava importante inserire in norma, maggiori competenze al consiglio, forse proprio per creare le condizioni ai consigli piccoli e meno piccoli di convocazione quanto meno quelle 5, 6, 8 volte durante l'anno; quindi, perché no?, andiamo oltre, mettiamolo in legge, diamo più peso al dibattito della comunità. Forse poi si potrà tornare nuovamente indietro, la nostra idea era quella: diamo di nuovo dignità ai consigli comunali e vi assicuro che non è un problema dei piccoli comuni, è un problema indistintamente dei medi comuni, dei piccoli, dei grandi. Dipende indubbiamente dal sindaco, dal vicesindaco, dalla giunta, dalla maggioranza e dal consiglio, quindi non è che c'è il comune più bravo e il comune meno bravo. In questo momento, a nostro avviso, può essere importante un inserimento in legge.

Un altro punto a noi caro era quello delle pari opportunità anche a livello di consiglio comunale e di giunta, tutte cose che alla maggioranza, da come ho capito al momento, non interessano, perché è stata una riforma minimale, toccando qualche comma e qualche articolo e queste nostre idee le abbiamo esplicitate nel nostro documento, presentato nel mese di luglio. Anche su questo vorrei fare alcune considerazioni, in quanto abbiamo aspettato in I Commissione, i colleghi Alberto e Roberto hanno aspettato altre proposte che non sono venute probabilmente perché le intenzioni erano altre.

Oggi quindi portiamo la nostra proposta in Consiglio, determinati, perché crediamo che queste modifiche avrebbero potuto dare un élan diverso alle nostre piccole, medie e grandi comunità, partendo sempre dal presupposto che sono solo strumenti e in quanto tali si possono modificare, integrare ed eventualmente invertire. Non abbiamo quindi nessuna presunzione, ma forse si poteva muovere un po' la classifica per creare quella volontà di fare politica, quella volontà del confronto reale, vero, del confronto che si deve fare nelle sedi opportune che sono i consigli comunali, grandi o piccoli.

Termino, poi affronteremo successivamente l'ordine del giorno, dicendo che non penso sia il numero dei consiglieri comunali ad aumentare i costi di un piccolo, medio o grande consiglio. Crediamo invece fermamente che il numero dei consiglieri condivisibile su questo impianto non sia quello di eliminare nei piccoli e medi comuni il numero dei consiglieri comunali, non sia quello assolutamente del costo della spesa corrente, anzi forse questo potrebbe essere il leitmotiv di lavorare per la propria comunità e forse per il bene delle nuove generazioni.

Président - S'il n'y a pas d'autres conseillers qui souhaitent intervenir, je ferme la discussion générale.

La parole au Président de la Région, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie, Presidente. Mi è sembrato di capire che rispetto a quella che è una discussione su due proposte di legge... tre proposte di legge che sono state presentate e che si è detto all'inizio vedevano una discussione fatta dopo le relazioni congiuntamente, in quanto si trattava anche secondo i distinguo evidenti, di materia relativa alle elezioni comunali. Ora, su questo c'è stato un lavoro lungo, ripetitivo, non ripetitivo, con argomentazioni diverse, con dei tempi scelti dalla commissione come sovente succede, non è la prima e non sarà l'ultima, come non è la prima volta che su un progetto di legge si decide di rinviare, la stessa legge sulla montagna è stata rinviata due volte, si è detto: "rivediamo", non c'è stato alcun problema sotto questo profilo.

Due osservazioni di fondo. All'elezione dei consigli comunali ci si arriva con una certa preparazione, sicuramente. La discussione che è stata fatta e che riassume le preoccupazioni di tutti - credo di riprendere la preoccupazione, ripeto, di tutte le espressioni che ci sono state - era come fare in modo che i comuni si sentano più rappresentati nell'ambito dell'elezione che avviene attraverso i cittadini, ossia i consigli comunali, i rispettivi organi siano meglio rappresentativi della volontà popolare, su questo credo vi sia un dibattito aperto. Diverso è il discorso di dire: "qual è la modalità migliore per far sì che vi sia una proporzione fra eletti ed elettori?". Questo è un dibattito che ha un suo significato parziale nell'ambito del possibile dibattito che ne consegue, perché io posso fare un consiglio comunale di 6 persone, di 12 o di 3 e avere un dibattito quasi nullo, nullo, o fare le riunioni del consiglio comunale che sono non fissate per legge, c'è il minimo che riguarda la presentazione del bilancio, dopodiché ognuno si organizza come vuole. Non c'è la possibilità di obbligare nessuno a riunirsi: se uno vuole riunirsi 4 volte, si riunisce 4 volte, se uno vuole riunirsi 6 volte, lo fa, ma questo indipendentemente dal fatto che cambiamo le regole, perché non si potrà mai obbligare qualcuno a riunirsi. Il problema allora è quello di dire: l'espressione della volontà popolare, che per la maggioranza è stata quella di mantenere l'impianto di una legge che vede sindaco e vicesindaco con una certa organizzazione, con delle modifiche che non sono state accampate come grande riforma, ma sono state presentate come dei correttivi ad una legge il cui impianto si ritiene, prima di una riconsiderazione che può esserci, ancora valido, tenendo conto che le elezioni sono a maggio; questo è il discorso di base.

Sono state dette oggi una serie di indicazioni sulle preferenze, ma non dimentichiamo che sulle preferenze c'è stata a livello nazionale un'inversione, dopo aver detto: "Signori, le preferenze non esistono più, facciamo noi questo partito", come si sa, non certo dalle forze di maggioranza regionale, ma l'input è venuto... la Toscana ha fatto scuola, dopodiché tutti hanno fatto così... benissimo, le preferenze ce le scegliamo noi, segreterie... e andava benissimo fino a quando la gente s'è scocciata e ha detto: "no, vogliamo di nuovo esprimere le preferenze", dopodiché movimenti per le preferenze e tutto quello che ne consegue. Noi diciamo che ne mettiamo 3, il problema è l'espressione di 3 preferenze; dopo su questo si è imbastito il solito discorso: "allora se ci sono 3 preferenze chissà cosa succede". Non succede niente, esprimi 3 preferenze! Ne esprimo 2? E cosa cambia fra 3 e 2? Il fatto di 3 è perché in linea di massima la tendenza per quello che abbiamo visto come maggioranza è quella di andare verso 3 preferenze. Perché ad Aosta 1 e negli altri comuni 2? Non ho capito: per evitare che ad Aosta perché è diverso... da un'altra parte diciamo che Aosta non è diverso, qui invece per le elezioni è diverso... sono tutte considerazioni dette in libertà, che si possono fare tranquillamente e qui possiamo starci delle ore a discutere su questo.

Il problema di fondo... e non ho capito nemmeno l'irritazione in merito all'ordine del giorno, sul quale torneremo quando lo dibattiamo, perché il problema è molto semplice: c'è stata la necessità di verificare in che termini si apriva un dibattito su questo tema che arrivava oggi a conclusione, perché, per quanto ci riguarda, alcune modifiche dovevano essere fatte adesso, perché le elezioni sono l'anno prossimo, quindi ognuno deve sapersi regolare. Dall'altra parte c'era una spinta per dire: "vogliamo che si arrivi ad una modifica in particolare per alcune parti della legge"; sotto questo profilo, c'è stata una dichiarazione di intenti che poi andremo ad esaminare, ma sul resto...

(interruzione del Consigliere Donzel, fuori microfono)

...ma questo non esclude la Conferenza dei Capigruppo, è un modo di organizzarsi giustamente del Consiglio. Quello che voglio dire è che nel dibattito che stiamo oggi facendo nel merito delle opzioni credo che bisogna distinguere fra la voglia di arrivare ad una definizione diversa dei piccoli comuni; anche qui se guardiamo... qualcuno ha detto: "abbiamo rinunciato ad essere all'avanguardia su quelle che sono le modifiche", non è questo!

Se andiamo a vedere il codice delle autonomie, i piccoli comuni sono quelli al di sotto dei 5.000 abitanti, la definizione all'articolo 27 oggi è questa, quindi capiamo bene che non è aspettando solo questo che noi... sicuramente il codice delle autonomie, che va a riformare profondamente non solo i piccoli o i grandi comuni, ma va a riformare le Province, che non ci interessano direttamente... va a riformare altri istituti come il BIM e tutta un'altra serie di organizzazioni, per cui un dibattito su questo andrà fatto, lo stanno già facendo alcune Regioni e oggi c'era una riunione dove hanno chiesto una serie di modifiche per il testo che domani dovrebbe andare in Consiglio dei ministri, ma questa è una discussione aperta. Cosa ha detto la maggioranza? Ha detto: "sul progetto di legge esistente riteniamo di fare alcune osservazioni che sono contenute nell'ordine del giorno" e queste osservazioni sono molto chiare, ovvero non riteniamo che il sindaco uscente debba trovare degli escamotages quali: "mi metto vicesindaco poi divento sindaco", perché c'era tale presunzione. Questo si vuole chiarire, per dire che non riteniamo che ci siano i margini per eludere una norma, perché quello vogliamo che sia.

Sull'altro punto abbiamo detto: "sul discorso dei piccoli e medi comuni, o su quella che è una riorganizzazione nel suo insieme dovremmo fare un dibattito che non può concludersi solo con la riduzione di A o l'aumento di B" e questo è il senso. Noi quindi abbiamo chiesto di poter fare questo approfondimento in tempi non sospetti, tenendo conto... e vorrei che si sottolineasse anche un aspetto che forse è sfuggito a qualcuno: che giustamente non possiamo fare un dibattito su questo, quindi mi sembra che il dibattito ritorna in commissione, con la possibilità per tutti di presentare disegni di legge, di rivedere, dando l'opportunità... esattamente il contrario di quello che qualcuno dice... "non abbiamo avuto il tempo per farlo". Capisco che si poteva fare, ma credo che qui ci saranno diverse opzioni, si andrà a fare un dibattito aperto sulle concezioni con cui vediamo le autonomie locali per il domani; allora basta la riduzione dei numeri? È un'opzione... vale, non vale? Discutiamone non solo su quello, perché riteniamo che le argomentazioni per trovare un modo più efficace di lavorare debbano essere svolte non solo lì, ma anche sul discorso amministrativo: su come avviene l'organizzazione all'interno dei comuni, non solo sulle elezioni.

L'assemblea: qualcuno ha proposto l'assemblea al di sotto dei 300 abitanti, ma cosa vuol dire "l'assemblea"? Noi non riteniamo che questa sia un'opzione valida, per dire che tale argomento non è esclusivo, ci sono tanti pareri su questo che non comportano nessuna preclusione di due concetti sostanziali: la rappresentatività che, a nostro avviso, ci deve essere e la governabilità. Se troviamo dei modi più attinenti alla realtà per modificare questo, benissimo, confrontiamoci e si veda qual è il modo. Se non basta un anno anche sulla riforma dello Statuto... siamo stati 10 anni e siamo ancora a riprendere il tema, non è che nessuno si sia stupito di questo piccolo particolare, eppure siamo ancora a discutere se e come individuare il percorso. La riforma delle elezioni per i Comuni non è una cosa banale, perché giustamente qualcuno ha fatto tutta una serie di enunciazioni di principio, ma possiamo leggerne 10 di libri che dicono esattamente il contrario o fanno riferimento... non sul concetto di democrazia...

(nuova interruzione del Consigliere Donzel, fuori microfono)

...no, fatto salvo - non vorrei essere frainteso - il concetto di democrazia, su cui credo che non ci piova - e ci mancherebbe! -, ma sul discorso della rappresentatività e del come capite che possiamo inventarci 20 formule! La formula che si dovrà tenere allora dovrà essere di compromesso, occorre trovare una formula che sperimentalmente si andrà a verificare, perché qui non c'è nessuno che possa dire che quella formula funziona. Giustamente c'è chi ha detto: "qualcuno si riunisce 4 volte e un altro 20 volte", ma non c'è scritto da nessuna parte, qualcuno lo fa e qualcuno non lo fa! Non è che con questo quindi qualcuno ha la ricetta per dire come. Qui qualcuno si inventa, cerca di essere un po' più creativo e allora si inventa i modi assembleari sotto i 300, come se riunire l'assemblea dei 300 fosse più democratico che eleggere normalmente qualcuno che ti rappresenti; questa è una concezione, che però noi, come maggioranza, abbiamo detto che non approviamo, tant'è che diciamo che siamo contrari a quella legge. È legittimo che si faccia il tentativo, e arrivo alla conclusione, di immaginare che vi sia un percorso nella commissione competente che dia la possibilità a tutti di riesaminare le opzioni per arrivare, se possibile, ad una definizione che sia condivisa, di un percorso che permetta a tutti di lavorare, perché condivido che deve essere permesso a tutti di trovare un meccanismo, una via che meglio rappresenti le prerogative della nostra realtà.

Non dico quindi che dobbiamo aspettare il codice delle autonomie: dico che il codice delle autonomie ci obbligherà a fare una riflessione anche su dei punti a cui indirettamente siamo confrontati. Per quanto mi riguarda, credo che le modifiche alla legge sono delle modifiche di buon senso, poi sulle preferenze potrà esserci l'opzione 2 sulle 3, ma sul resto sono operazioni di buon senso che vanno nella direzione di migliorare una legge su cui riteniamo si debba puntare ancora per andare a votare il 23 maggio 2010. Per il resto credo sia un dibattito aperto, sereno che riteniamo di poter fare nell'ambito di quella che è un'attenzione, poi interverremo sull'ordine del giorno per meglio specificare alcuni punti.