Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 874 du 18 novembre 2009 - Resoconto

OGGETTO N. 874/XIII - Interpellanza: "Diffusione in tecnica digitale sull'intero territorio valdostano dei programmi in lingua francofona".

Interpellanza

Vista la deliberazione della Giunta regionale n. 3011/2009, in base alla quale, per la diffusione in tecnica digitale sull'intero territorio valdostano dei programmi in lingua francofona FR2 e TSR originati all'estero, la Regione si è impegnata a versare alla RAI il generoso corrispettivo annuo di 450 mila euro più IVA fino al 31 dicembre 2019, salvi gli adeguamenti ISTAT a partire dal 2011;

Considerato che, per la realizzazione di tale servizio, saranno messi a disposizione della RAI ben 46 siti attrezzati di proprietà della Regione e degli Enti Locali;

Verificato che i programmi FR2 e TSR sono facilmente captabili da qualsiasi utente mediante le comuni antenne paraboliche satellitari, sistema di ricezione alquanto diffuso in Valle d'Aosta;

ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali

interpellano

il Presidente della Regione per sapere:

1) quali sono i dati più recenti in merito all'ascolto e al gradimento da parte del pubblico valdostano dei programmi di FR2 e TSR nonché se il Ministero dello Sviluppo economico ha assegnato le frequenze previste per la realizzazione del servizio di cui in premessa;

2) se le emittenti estere citate sono state coinvolte nella partecipazione agli oneri per la diffusione dei rispettivi segnali sul nostro territorio, visto che divulgano contenuti di carattere informativo, di spettacolo, culturali e anche pubblicitari: in caso affermativo, per quali importi o prestazioni;

3) se la fruizione dei siti attrezzati di proprietà pubblica esistenti sul territorio valdostano da parte di operatori di rete privati avviene a titolo oneroso o gratuito ovvero dietro pagamento di un corrispettivo analogo a quello previsto per la RAI;

4) se nell'ambito delle risorse in frequenza in corso di assegnazione da parte del Ministero dello Sviluppo economico sia suo intendimento promuovere l'attivazione di un canale di comunicazione istituzionale della Regione.

F.to: Tibaldi - Lattanzi - Zucchi

Président - Pour l'illustration la parole au collègue, Conseiller Secrétaire Tibaldi.

Tibaldi (PdL) - Completata l'operazione di switch off del segnale analogico in Valle d'Aosta e quindi con l'entrata in funzione totale del segnale digitale ci ha sorpresi non poco la deliberazione della Giunta regionale n. 3011, che citiamo in premessa nell'interpellanza, secondo la quale per la diffusione in tecnica digitale sull'intero territorio valdostano dei programmi di France2 e Suisse Romande, originati quindi all'estero, la Regione si è impegnata di versare alla RAI il generoso corrispettivo annuo di 450.000 euro più IVA fino al 31 dicembre 2019, salvi gli adeguamenti ISTAT a partire dal 2011.

Questa è la premessa doverosa a questa interpellanza in una materia, "il digitale terrestre", che - come ben sa, Presidente - è la tivù gratuita per definizione. Il satellitare è parzialmente ricevibile gratuitamente e prevalentemente ricevibile a pagamento; il digitale terrestre è anch'esso in parte a pagamento, ma in gran parte è tivù gratuita, la tivù che vedono tutti i cittadini. Tra l'altro c'è da dire che nei vari bouquets offerti attualmente al pubblico valdostano già si ricevono Suisse Romande e France2. Ancora ieri sera, facendo zapping, ho visto questi due canali.

Presidente, vorremmo però capirne un po' di più di questa decisione che la Giunta ha adottato prevedendo una convenzione che, ovviamente, è una convenzione "sospesa" fino a quando non viene riconosciuta la cosiddetta "frequenza aggiuntiva" da parte del Ministero dello sviluppo economico. Sappiamo essere in corso l'iter, però uno dei quesiti verte proprio anche su questo fatto: se il Ministero ha assegnato la frequenza prevista.

Allora, qui, la Regione mette sul tavolo 5 milioni e mezzo di euro per dieci anni per permettere ai valdostani, che già ricevono, la ricezione dei segnali Suisse Romande e France2, su frequenze dedicate e soprattutto con l'utilizzo di molte postazioni radiotelevisive che sono dislocate sul territorio e che sono di proprietà della Regione e degli enti locali.

Vorremmo capire come funziona questo meccanismo: la Regione "offre" ai valdostani un'opportunità che di fatto già possiedono, quella di ricevere le emittenti che ho citato, mettendo 46 postazioni di proprietà degli enti locali a disposizione della RAI, che è concessionaria pubblica del servizio; tra l'altro, Presidente, è concessionaria pubblica del servizio fino al 2016, la RAI! E la Regione si spinge fino al 2019... non è detto che dal 2016 sia sempre la RAI la concessionaria pubblica del servizio! So che sto ragionando per paradossi, però, insomma, ragionando per paradossi sarebbe stato più equo dire: "beh, la RAI ha una concessione che scade nel 2016, vediamo per lo meno di parametrarci alla durata di quel contratto" ...a parte quello, dicevo: mettiamo a disposizione queste postazioni che sono postazioni "di casa nostra", cioè degli enti pubblici, e in più paghiamo per un servizio che anche qui non è così ben identificato, perché nella convenzione si fa riferimento alla realizzazione ed alla gestione di una rete, che di fatto già esiste, subordinatamente all'assegnazione della frequenza che dicevo.

Allora qual è lo scopo Presidente? Quali sono gli scopi che si è prefisso lei, come Presidente, e voi come Giunta, nell'adottare questa delibera? Tra l'altro i segnali di France2 e Suisse Romande sono anche ricevibili tramite satellite gratuitamente e sappiamo che padelline paraboliche sono quanto mai diffuse anche nella nostra regione, complice l'orografia montana del territorio che obbliga molti utenti in situazioni di isolamento radioelettrico a dotarsi della parabolina satellitare per ricevere anche i canali satellitari che, spesso e volentieri, sono addirittura più guardati, proprio per queste condizioni di difficoltà tecniche, rispetto alla televisione digitale.

Tra l'altro abbiamo anche rilevato che c'è un'altra delibera della Giunta regionale, la n. 2027 adottata nel luglio 2009, dove si affida alla società RAI Way, la società che specificamente si occupa della gestione e della manutenzione delle postazioni radioelettriche, attraverso un impegno economico di circa 1.800.000 euro, di gestire le "postazioni di proprietà pubblica".

Fatto questo quadro, che cosa si evince? Che c'è un insieme di regali che la Regione sta facendo, estremamente generosi, a favore della RAI, in cambio di un servizio che già i valdostani ricevono e di un servizio televisivo che - ripeto - può essere ricevuto sia da un punto di vista digitale, sia da un punto di vista satellitare. Tra l'altro - e qui entrano in gioco anche altre condizioni, altre situazioni - sappiamo che il mercato non si compone solamente di una concessionaria pubblica e delle televisioni estere, bensì ci sono anche delle emittenti private e dei network privati. Ci piacerebbe sapere, e anche qui proponiamo un quesito ad hoc, se analogo trattamento di favore è riservato anche per gli altri network privati, altrimenti emerge una palese disparità di trattamento, cioè ci sono delle condizioni di favore per la RAI che, a nostro avviso, cozzano con quelle che dovrebbero essere delle eguali condizioni di partenza con gli operatori di rete posti tutti sullo stesso piano.

Abbiamo visto che la norma che costituisce il presupposto giuridico della decisione adottata (la delibera n. 3011) è stata interpretata in modo parziale perché la legge n. 103/75 (Nuove norme in materia - nuove allora, oggi un po' meno, ma sono state aggiornate - di diffusione radiofonica televisiva), e in particolare l'articolo 19 precisano che "la società concessionaria - cioè la RAI - è tenuta a sistemare le reti trasmittenti televisive nelle zone di confine bilingui per renderle idonee a ritrasmettere programmi di organismi esteri confinanti"; quindi è chiaramente inteso che l'impegno è in capo alla RAI sia sotto il profilo tecnico che sotto quello economico.

Presidente, lei ha assimilato e compreso il concetto che intendiamo proporle e soprattutto le perplessità che le abbiamo enunciato; i quesiti sono formulati, direi, in maniera chiara nell'interpellanza che ho illustrato; ascoltiamo le risposte, le argomentazioni che avete da offrirci e, naturalmente, ci riserviamo la replica.

Président - Merci, collègue Secrétaire. Pour la réponse la parole au Président Rollandin.

Rollandin (UV) - La presentazione che è stata fatta è sicuramente ad effetto, ma non corrisponde a quello che è la verità. Il fatto di voler quasi far passare la Regione che vuol far dei regali alla RAI, mi sembra francamente esagerata e cercheremo di spiegarne il perché. Prima di tutto noi abbiamo avuto, da sempre, un contenzioso aperto che abbiamo chiuso solo l'anno scorso con la RAI, perché da sempre reclamava che i programmi ritrasmessi, per quanto riguarda le televisioni riferite al francese, doveva essere oggetto di un ulteriore accordo che poi è stato parzialmente fatto, comunque si è chiuso solo l'anno scorso.

Venendo alla sostanza di questi due accordi, vorrei ricordare che la rivoluzione che si è avuta con il digitale ha portato ad obbligare l'intera regione ad utilizzare dei mezzi, dei supporti per sostenere i cosiddetti "MUX", cioè dove sono di fatto installate le strutture, le apparecchiature tecniche, che permettono di attivare, ognuna, al massimo cinque canali, non frequenze, cinque canali, quindi noi abbiamo dovuto valutare la possibilità che la RAI esaurisse il suo obbligo relativamente alla diffusione dei canali in Valle d'Aosta, che si limita a popolazione e non a territorio - vorrei ricordarlo -, quindi il fatto che fosse coperto il 90 percento di quella che è la popolazione, portava a dire che era assolto questo compito, lasciando completamente fuori segnale la gran parte delle valli; quindi sotto questo profilo credo che sia un tema che il collega conosce molto bene, c'è un'obiettiva facoltà per quanto riguarda la nostra regione a sostenere questo.

Da sempre in Regione, prima con le Comunità montane, poi con i Comuni e con le Regioni, si sono attivate delle strutture, i cosiddetti "palorci" a carico delle Comunità montane con fondi messi a disposizione dalla Regione, per permettere alle altre reti private - vedi Mediaset - di ritrasmettere i propri programmi, perché le comunità locali chiedevano che ci fosse, anche da parte loro, la possibilità di vedere i segnali dei canali a cui faccio riferimento, e le televisioni private dicevano "ma noi se non abbiamo questo non possiamo ritrasmettere i programmi". Cosa che è stata fatta in quasi tutta la Valle; quando si è trattato di passare dall'analogico al digitale si è dovuto riconsiderare tutta quella che è la strutturazione con questa esigenza nuova, della possibilità di avere o un solo MUX o due. Se la scelta era di avere un solo MUX di programmi, se ne avevano cinque, quindi tenendo conto dei tre programmi RAI ci si limitava ad avere eventualmente i due programmi in lingua francese e finiva lì. Noi abbiamo optato per la presenza di due MUX: avendo quindi sul secondo MUX... tenendo conto che ci sono anche i programmi che nel primo caso non avrebbero mantenuto questa possibilità di entrare subito nell'analogico delle reti private perché sul secondo MUX andrebbero non solo non più due canali, ma quattro canali riservati alle lingue che non sia l'italiano, quindi francese e tedesco, più un canale a disposizione, canale delicato.

Questa è la situazione che ha portato a queste due soluzioni che vedono l'impegno per la ristrutturazione completa del sistema ed a RAI Way perché la RAI non fa più manutenzione, non interviene più su quella che è la situazione strutturale per mantenere in piedi il tutto. Questa era una contrattazione fatta con difficoltà perché...

(interruzione del Consigliere Segretario Tibaldi, fuori microfono...)

...fino al 2016... esattamente... ma non è quello il problema, è evidente che saltano anche quelle che sono le condizioni che sono in premessa per mantenere i rapporti con le due società ad esse dedicate. Questo l'ho detto perché si rischia di fare un po' di confusione; per quanto riguarda l'Amministrazione regionale, questa ha sempre cercato di perseguire l'obiettivo di valorizzare le lingue, come ho detto il francese e il tedesco; con il passaggio al digitale terrestre è stata chiesta al Governo la garanzia delle risorse frequenziali necessarie per la ritrasmissione dei programmi, compresi quelli visibili prima del passaggio digitale, nell'ottica della ricerca e della programmazione qualitativamente migliore e non degli indici di ascolto dello share - devo dire che noi non abbiamo la possibilità di fare queste ricerche - e, ad oggi, noi abbiamo chiesto, non risultano essere fatte queste osservazioni, quindi per quanto riguarda questa parte di domanda non abbiamo dei dati. E ciò anche al fine di...

(nuova interruzione del Consigliere Segretario Tibaldi, fuori microfono...)

...non li abbiamo i..., cioè, anche al fine di salvaguardare gli investimenti che i singoli cittadini hanno già fatto in occasione del passaggio al digitale acquistando un decoder o un televisore con decoder integrato, senza obbligare nessuno ad ulteriori investimenti di apparati tecnologici quali parabole e relativi decoder o in abbonamenti con grandi e piccoli network televisivi.

Il decreto n. 177 del 31 luglio 2005, "Testo Unico della Radiotelevisione", stabilisce, all'articolo 42 - lo ricordo anche se il collega lo sa - che "l'Autorità per le garanzie nella comunicazione adotta e aggiorna il piano nazionale e l'assegnazione delle frequenze radiofoniche e televisive in tecniche digitali garantendo su tutto il territorio un uso efficiente equivalistico della risorsa radiotelevisiva e - come è stato detto - con una riserva a favore delle minoranze linguistiche, riconosciute dalla legge". In risposta alle richieste dell'Amministrazione regionale come previsto dalle norme vigenti, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, l'Agcom, ha adottato nel corso del 2009 le deliberazioni in previsione dello switch off dal sistema analogico a quello digitale, prevedendo, per la Valle d'Aosta, un canale aggiuntivo alla pianificazione delle frequenze utilizzabili al fine esclusivo di garantire il soddisfacimento delle esigenze delle minoranze linguistiche. Il Dipartimento per le comunicazioni del Ministero sviluppo economico, in quanto soggetto preposto all'assegnazione delle frequenze agli operatori di rete, ha già avviato l'iter dell'assegnazione della frequenza; però, ad oggi, non ci risulta ancora assegnata: è chiaro che c'è un forte ritardo.

"Se le emittenti estere sono state coinvolte...", la seconda domanda: la trasmissione sul territorio regionale di questi canali televisivi non prevede la partecipazione agli oneri da parte di emittenti in questione. Con la delibera di Giunta che è stata ricordata, la n. 3011, è stata affidata alla RAI la realizzazione della gestione della rete di trasporto del segnale digitale sulla frequenza aggiuntiva; quindi, con questo, credo che sia stato chiarito.

Occorre chiarire a questo punto: non è la Regione che mette a disposizione di RAI 46 siti attrezzati, come si dice nella premessa; è la RAI che mette a disposizione della Regione i suoi 21 siti posti sul territorio regionale per la realizzazione e la gestione, compresa la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete per i trasporti necessari alla diffusione di programmi francofoni e germanofoni, perché quelli sono di proprietà della RAI. Su questa rete di trasporto saranno esclusivamente diffusi gli attuali canali televisivi France2 e Télé Suisse Romande, oltre ulteriori tre possibili canali esteri in lingua francese e tedesca che saranno individuati dall'Amministrazione.

Per quanto riguarda la terza domanda: qual è "la fruizione dei siti attrezzati di proprietà pubblica esistenti sul territorio da parte di operatori...", l'obiettivo dell'Amministrazione è quello dell'ampliamento dell'offerta disponibile ai cittadini e, in questo senso, abbiamo sollecitato i broadcaster nazionali e locali - già in data 6 ottobre con una comunicazione all'Associazione DGTVi, l'Associazione italiana per lo sviluppo del digitale terrestre - al fine di sensibilizzarli sull'ampliamento dell'offerta televisiva, perché è evidente che questo c'è, sul territorio regionale della Valle d'Aosta. Auspichiamo che tutti i soggetti interessati manifestino la loro intenzione alle eventuali richieste di ospitalità sui siti attrezzati di proprietà pubblica presenti sul territorio regionale; ad oggi non abbiamo ancora ricevuto, sotto questo profilo, ulteriori richieste.

Per quanto riguarda il corrispettivo riconosciuto alla RAI, si ribadisce che ha riferito alla realizzazione e alla gestione della rete di trasporto digitale la diffusione di programmi francofoni e germanofoni, e non per la fruizione dei siti attrezzati di proprietà pubblica per le proprie trasmissioni e funzionamento dei propri apparati. In riferimento al pagamento di un corrispettivo da parte di operatori di rete private per la funzione di tralicci, ad oggi non vi sono broadcaster che pagano l'ospitalità.

"Se nell'ambito delle risorse in frequenza in corso di assegnazione da parte del Ministero dello sviluppo economico sia suo intendimento promuovere l'attivazione di un canale televisivo di comunicazione istituzionale"... le frequenze aggiuntive in corso di assegnazione da parte del ministero, come già detto, sono finalizzate alla diffusione di programmi francofoni e germanofoni. Non è nella facoltà di enti istituzionali e quindi nemmeno della Regione Valle d'Aosta creare una televisione regionale intesa come prodotto redazionale giornalistico realizzato e diffuso su proprio canale, in quanto con l'articolo 5 del decreto legislativo n. 177, cosiddetto "decreto Gasparri", si specifica che le amministrazioni pubbliche, gli enti pubblici, anche economici, le società a prevalente partecipazione pubblica e le aziende di istituti di credito, non possono, né direttamente, né indirettamente, essere titolari di titoli abilitativi per lo svolgimento delle attività di operatore di rete e forniture di contenuti. Quindi la Giunta è invece disponibile a migliorare le forme ed i momenti di comunicazione istituzionale attraverso accordi naturalmente con la rete regionale.

Ecco, qui c'è anche la copia del decreto per quanto riguarda la parte relativa al divieto di... ecco, spero di aver risposto ad una parte... se ci sono ancora ulteriori chiarimenti sono a disposizione.

Président - A demandé la parole le collègue Secrétaire Tibaldi pour la réplique.

Tibaldi (PdL) - Vede, Presidente, lei ha esordito dicendo che ho rappresentato la realtà in modo inesatto: però, sinceramente, dal suo intervento non è che mi sia fatto dei convincimenti diversi o perlomeno lei abbia dato soddisfazioni di certe perplessità che le abbiamo manifestato! In ogni caso qui c'è un fatto economico, che vede la Regione che mette in campo un bel po' di soldi. Ed è un fatto economico che a nostro avviso non ha alcuna inerenza con l'assegnazione della frequenza, o secondo MUX che dir si voglia, di cui lei ci ha dato una spiegazione più ampia, del quale i cinque canali, quattro saranno per le reti francofone e germanofone e uno a disposizione.

Vede, Presidente, l'assegnazione delle frequenze da parte del ministero, con il coinvolgimento dell'Agcom, rappresenta un fatto amministrativo; l'amministrazione centrale dice "quel bouquet di frequenze può essere utilizzato in quel territorio da un certo numero di operatori di rete": questo è il fatto amministrativo. L'occupazione delle frequenze, cioè l'attivazione dei segnali sulle medesime, è un fatto tecnico ed economico e a questo fatto tecnico ed economico provvedono di tasca propria gli operatori di rete, sia il concessionario pubblico RAI, siano essi concessionari privati che sono i network: Mediaset, La7 o i privati più piccoli.

Con la delibera che voi avete approvato, la Regione sborsa 5 milioni e mezzo di euro per fare vedere due emittenti francofone, di cui non possedete i dati di ascolto e di gradimento - per sua esplicita dichiarazione - che di fatto i valdostani già vedono, perché già si vedono Suisse Romande e France2. Allora cui prodest, cioè: a chi giovano questi 5 milioni e mezzo di euro? A maggior ragione se pensiamo che le postazioni sono di proprietà degli enti pubblici; conviene con me, Presidente, che le postazioni sono pubbliche? Se lei mi dice di no, come mi ha detto prima, io le leggo la delibera n. 3011 che avete votato e che dice testualmente "la rete sarà costituita da un impianto trasmittente e 66 impianti ripetitori posizionati presso siti e postazioni di proprietà della Regione autonoma Valle d'Aosta, degli enti locali valdostani e di RAI, come indicato nel seguente elenco"... nel seguente elenco 46 sono pubbliche. Cosa fa, allora, la RAI?

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... sì, ma io sto guardando... la RAI ha le sue postazioni... va bene, ma io...

Président - On ne fait pas de discussion, parce que sinon...

Tibaldi (PdL) - ...Presidente, io sto parlando delle postazioni di proprietà pubblca! Se io ho a disposizione un edificio, ho un mio locale per ospitare degli impianti radioelettrici, mi sembra paradossale che oltre a dare la disponibilità della postazione, in più riconosca un compenso a chi occupa il sito! È vero che attiva il segnale con i propri impianti, però è un segnale che la RAI, la società concessionaria, e gliel'ho letto prima Presidente, articolo 19 della legge n. 103/75, è tenuta a sistemare le reti trasmittenti televisive nelle zone di confine bilingui per renderle idonee a ritrasmettere programmi di organismi esteri confinanti.

Allora. Primo: di queste due emittenti francofone non abbiamo alcun dato relativo all'ascolto e al gradimento, quindi non sappiamo quanti valdostani si sintonizzano e le guardano con una certa assiduità o periodicità. Secondo: queste reti sono già ricevibili. Terzo: queste reti - e l'abbiamo scritto in una domanda precisa - divulgano contenuti di carattere informativo, di spettacoli culturali e anche pubblicitari, ed è un problema che avevamo già rilevato. France2 e Suisse Romande non mettono soldi sul tavolo e divulgano i loro prodotti, beni o servizi sul nostro territorio... ma le sembra un patto conveniente per noi? Io rispetto l'ideologia, le convinzioni, che la francofonia vada in qualche modo promossa e conservata, ma così mi sembra che facciamo veramente la figura degli idioti che praticamente offrono denaro, infrastrutture, disponibilità, ma... in cambio di che? Manco sappiamo che spendiamo questi soldi per cosa... chi guarda queste televisioni?

Se lo stesso ragionamento di pari passo lo facciamo con i privati, per vedere Mediaset bisognerà mettere sul tavolo altri soldi per ricevere le sue reti nelle valli laterali. La delibera n. 3011 è un pessimo precedente per l'immagine e il ruolo della Regione quale ente interessato alla diffusione della TV digitale, ma non certamente a queste condizioni!

Allora Presidente, io non voglio convincerla del mio pensiero, però Lei non mi ha convinto del suo! Non ci ha convinti del suo, perché la filosofia che ha ispirato questa decisione, la n. 3011 del 2009, è assolutamente illogica e anti-economica, ma soprattutto anacronistica rispetto alla realtà televisiva che stiamo vivendo oggi, in Valle. Io credo che debba essere rimeditato completamente questo discorso. Nessuna obiezione sul fatto che il ministero assegni la nuova frequenza, ma che queste opportunità in più siano giocate tecnicamente ed economicamente dagli operatori di rete che sono sul mercato... si chiamino essi RAI, Mediaset, La7 o emittenti private minori... perché altrimenti la Regione crea una sperequazione nel trattamento di certe situazioni che invece dovrebbero essere trattate quantomeno con equità o equipollenza, se preferite.

Ecco che - e concludo - questa situazione deve essere, a nostro avviso, rivista e ripensata. La delibera n. 3011 ha un grave peso economico, ha una decorrenza, tra l'altro fino al 2019... sono dieci anni! E ovviamente quando il contratto con la concessionaria RAI scade come dicevo nel 2016, sicuramente sarà rinnovato, lo sappiamo, però... va rimeditato, ma non solamente da un punto di vista temporale ma nella sua essenza! Perché veramente facciamo la figura dei burattini, Presidente! Mettiamo a disposizione casa nostra, le nostre postazioni per fare vedere due televisioni francofone che sono già ricevibili e, in più, paghiamo con denaro pubblico! Non c'è alcuna giustificazione, nemmeno di legge, Presidente! Perché la legge regionale n. 47/1987 che finanziava le spese derivanti dalla convenzione Regione-RAI relative ai costi sostenuti per la gestione degli impianti attivati in Valle d'Aosta, è stata abrogata nel 2002!

Io forse avrò rappresentato in maniera un pochino colorita la situazione, però lei, Presidente, non ha dato alcuna risposta convincente alle perplessità che le abbiamo sottoposto con questa interpellanza.