Objet du Conseil n. 856 du 5 novembre 2009 - Resoconto
OGGETTO N. 856/XIII - Proposta di legge statale: "Disposizioni e misure per lo sviluppo, la tutela e la valorizzazione dei territori di montagna".
CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 1
(Oggetto)
1. La Repubblica riconosce la montagna come un insieme di territori il cui sviluppo equilibrato e sostenibile costituisce, ai sensi dell'articolo 44 della Costituzione, un obiettivo di interesse nazionale in ragione del loro ruolo economico e sociale, della loro importanza strategica ai fini della tutela dell'ambiente, delle risorse naturali e del paesaggio e delle loro peculiarità storiche e culturali.
2. Lo sviluppo e la tutela della montagna sono perseguiti, nell'ambito delle rispettive competenze, dai Comuni, singoli o associati, dalle Comunità montane, dalle Province, dalle Regioni e dallo Stato, che promuove, a tal fine, politiche di sostegno alla valorizzazione e alla crescita delle aree montane nel rispetto del principio di sussidiarietà.
3. Nelle diverse sedi comunitarie lo Stato si fa promotore di azioni volte ad ottenere un'applicazione dell'articolo 174 del Trattato di Lisbona che riconosce la specificità dei territori montani nell'Unione europea nell'ambito della coesione territoriale.
CAPO II
TERRITORI DI MONTAGNA
Articolo 2
(Classificazione dei territori di montagna)
1. Ai fini della presente legge, i territori di montagna si distinguono in:
a) Comuni di montagna;
b) Comuni di alta montagna.
2. Le politiche di sostegno alla valorizzazione e alla crescita dei territori di cui al comma 1 possono differenziarsi, in considerazione della specificità degli stessi, per intensità di interesse e priorità di intervento.
3. La classificazione come Comuni di montagna o di alta montagna è condizione per l'applicazione di tutte le disposizioni in materia di tutela e valorizzazione della montagna.
Articolo 3
(Comuni di montagna)
1. Agli effetti della presente legge, sono classificati come Comuni di montagna i Comuni alpini situati ad una quota altimetrica compresa tra i 600 metri e i 1200 metri sul livello del mare:
a) per almeno il 70 per cento del territorio;
b) per almeno il 60 per cento del territorio, se si tratta di territori a bassa densità demografica ai sensi dell'articolo 52, comma primo, lettera iii), del Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999;
c) per almeno il 55 per cento del territorio, se si tratta di territori a bassissima densità demografica ai sensi dell'articolo 52, comma primo, lettera iii), del reg. (CE) 1083/2006.
2. Agli effetti della presente legge, sono inoltre classificati come Comuni di montagna i Comuni non alpini situati ad una quota altimetrica compresa tra i 400 metri e i 1000 metri sul livello del mare:
a) per almeno il 70 per cento del territorio;
b) per almeno il 60 per cento del territorio, se si tratta di zone a bassa densità demografica ai sensi dell'articolo 52, comma primo, lettera iii), del reg. (CE) 1083/2006;
c) per almeno il 55 per cento del territorio, se si tratta di zone a bassissima densità demografica ai sensi dell'articolo 52, comma primo, lettera iii), del reg. (CE) 1083/2006.
3. Con decreto del Ministro competente in materia di politiche per le aree montane da adottare, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali), entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono fissati ulteriori parametri, relativi alla densità demografica, alla pendenza, al dislivello del territorio, alla frammentarietà dei centri abitati sulla base della dislocazione del centro storico e della lontananza fra frazioni e il principale centro abitato, al clima, all'assenza di servizi sociali primari e di esercizi ricettivo-commerciali, tenuto anche conto della distanza dai centri che prestano questi servizi, in considerazione dei quali i Comuni situati per almeno il 35 per cento del territorio alle quote altimetriche di cui ai commi 1 e 2 possono essere classificati come Comuni di montagna.
Articolo 4
(Comuni di alta montagna)
1. Agli effetti della presente legge, sono classificati come Comuni di alta montagna i Comuni alpini situati ad una quota altimetrica superiore ai 1200 metri sul livello del mare:
a) per almeno il 70 per cento del territorio;
b) per almeno il 60 per cento del territorio, se si tratta di territori a bassa densità demografica ai sensi dell'articolo 52, comma primo, lettera iii), del reg. (CE) 1083/2006;
c) per almeno il 55 per cento del territorio, se si tratta di territori a bassissima densità demografica ai sensi dell'articolo 52, comma primo, lettera iii), del reg. (CE) 1083/2006.
2. Agli effetti della presente legge, sono inoltre classificati come Comuni di alta montagna i Comuni non alpini situati ad una quota altimetrica superiore ai 1000 metri sul livello del mare:
a) per almeno il 70 per cento del territorio;
b) per almeno il 60 per cento del territorio, se si tratta di zone a bassa densità demografica ai sensi dell'articolo 52, comma primo, lettera iii), del reg. (CE) 1083/2006;
c) per almeno il 55 per cento del territorio, se si tratta di zone a bassissima densità demografica ai sensi dell'articolo 52, comma primo, lettera iii), del reg. (CE) 1083/2006.
3. Con il decreto di cui all'articolo 3, comma 3, sono fissati ulteriori parametri, relativi alla densità demografica, alla pendenza, al dislivello del territorio, alla frammentarietà dei centri abitati sulla base della dislocazione del centro storico e della lontananza fra frazioni e il principale centro abitato, al clima, all'assenza di servizi sociali primari e di esercizi ricettivo-commerciali, tenuto anche conto della distanza dai centri che prestano questi servizi, in considerazione dei quali i Comuni situati per almeno il 35 per cento del territorio alle quote altimetriche di cui ai commi 1 e 2 possono essere classificati come Comuni di alta montagna.
Articolo 5
(Riconoscimento dei Comuni di montagna e dei Comuni di alta montagna)
1. Ai fini della classificazione di cui all'articolo 3, commi 1 e 2, e all'articolo 4, commi 1 e 2, le Regioni trasmettono, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, al Ministero competente in materia di politiche per le aree montane le cartografie, predisposte da enti pubblici preposti alla mappatura del territorio, dalle quali risultino le quote altimetriche e la densità demografica relative al proprio ambito geografico.
2. Ai fini della classificazione di cui all'articolo 3, comma 3, e all'articolo 4, comma 3, le Regioni trasmettono, entro due anni dalla data di entrata in vigore del decreto di cui all'articolo 3, comma 3, al Ministero competente in materia di politiche per le aree montane le cartografie, predisposte da enti pubblici preposti alla mappatura del territorio, e i dati dai quali risultino i presupposti per la classificazione.
3. Entro quattro mesi dal ricevimento delle cartografie e dei dati di cui ai commi 1 e 2, il Ministero competente in materia di politiche per le aree montane provvede al riconoscimento dei Comuni di montagna e di alta montagna, d'intesa con le Regioni interessate, inserendoli nel registro di cui all'articolo 8 e dando comunicazione della classificazione all'Unione europea.
Articolo 6
(Disposizioni relative alla Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e alle Province autonome di Trento e di Bolzano)
1. In relazione all'altitudine e alla morfologia dei loro territori, e fatta salva l'ulteriore classificazione, con la procedura di cui all'articolo 5, tra i Comuni di alta montagna, i Comuni della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e delle Province autonome di Trento e di Bolzano sono interamente classificati come Comuni di montagna ed iscritti di diritto nel registro di cui all'articolo 8.
Articolo 7
(Zone di alta quota)
1. Al fine dell'attivazione di interventi specifici, le Regioni possono richiedere al Ministero competente in materia di politiche per le aree montane il riconoscimento quali Zone di alta quota di particolari ambiti geografici con altitudine media superiore ai 2000 metri sul livello del mare. Il Ministero procede al riconoscimento e alla classificazione entro due mesi dalla richiesta, provvedendo ad iscrivere le Zone di alta quota nel registro di cui all'articolo 8 e dando comunicazione della classificazione all'Unione europea.
Articolo 8
(Registro dei territori di montagna)
1. Presso il Ministero competente in materia di politiche per le aree montane è istituito il registro dei Comuni di montagna, dei Comuni di alta montagna e delle Zone di alta quota.
CAPO III
INTERVENTI A SOSTEGNO DEI TERRITORI DI MONTAGNA
Articolo 9
(Servizi pubblici e di interesse generale)
1. Al fine di favorire e sostenere lo sviluppo economico, civile e sociale dei territori di montagna, i Comuni, singoli o associati, le Comunità montane, le Province, le Regioni e lo Stato garantiscono ai cittadini e alle imprese operanti sul territorio, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, adeguati livelli di fruibilità dei servizi pubblici e di interesse generale, attraverso la promozione di forme di associazione, di convenzionamento e di collaborazione tra enti e soggetti sia pubblici che privati, che consentano di garantirne la gestione in condizioni di continuità, parità di trattamento, efficacia, efficienza, economicità e flessibilità, universalità delle prestazioni e accessibilità dei prezzi.
2. Gli enti di cui al comma 1, nel determinare la rilevanza economica dei servizi pubblici e di interesse generale, devono valutare l'esistenza di un mercato per l'erogazione del singolo servizio con le modalità, la qualità, il prezzo ed ogni altro elemento caratterizzante il medesimo, anche mediante analisi ed indagini specifiche e, quindi, verificando l'effettiva incidenza dello stesso sugli scambi al di fuori del contesto locale.
3. Lo Stato promuove il decentramento nelle zone montane di attività e servizi per i quali non è indispensabile la presenza in aree urbane, quali gli istituti tecnici di ricerca o formazione, i laboratori, i musei e gli istituti di cura, assistenza o riabilitazione.
Articolo 10
(Misure di promozione dei Comuni di montagna e di alta montagna)
1. I Comuni, singoli o associati, le Comunità montane, le Province, le Regioni e lo Stato garantiscono, nell'ambito delle rispettive competenze, incentivi a favore dei Comuni di montagna e di alta montagna volti a:
a) conseguire la piena integrazione dei territori montani nel sistema economico e sociale regionale;
b) promuovere l'insediamento residenziale e il ripopolamento del territorio;
c) favorire l'avvio e il mantenimento sul territorio di attività economiche compatibili con l'ambiente montano;
d) sostenere le attività funzionali al mantenimento del territorio e allo sviluppo turistico, sociale e culturale;
e) favorire il mantenimento e lo sviluppo di attività e mestieri legati al territorio, con particolare riferimento a quelli funzionali alla tutela dell'ambiente e del paesaggio, quali l'artigianato locale, le produzioni tipiche, le attività agrituristiche e agro-silvo-pastorali tradizionali;
f) valorizzare il patrimonio storico, culturale, archeologico, ambientale e paesaggistico, anche mediante il recupero attivo dei siti presenti nel territorio;
g) promuovere la difesa idrogeologica del territorio;
h) promuovere la sistemazione e la valorizzazione delle fasce fluviali;
i) favorire il raggiungimento di tutti i territori comunali con la banda larga e l'annullamento del divario digitale;
j) promuovere lo sviluppo del turismo giovanile, scolastico, dei disabili e degli anziani nelle zone montane;
k) promuovere la costituzione di forme associative tra i proprietari e gli affittuari interessati, ai fini del mantenimento e del recupero dei pascoli montani per la produzione di carni e formaggi di qualità, nonché per la conservazione del paesaggio e dell'ecosistema tradizionali.
2. Al fine di facilitare il perseguimento degli obiettivi di cui al comma 1, i Comuni, singoli o associati, le Comunità montane, le Province, le Regioni e lo Stato promuovono e favoriscono inoltre lo svolgimento delle pluriattività da parte dei privati, nonché il ricorso, da parte degli stessi, a forme di cooperazione, associazione e collaborazione che consentano lo svolgimento e il mantenimento sul territorio di attività altrimenti non remunerative.
3. Lo Stato promuove, a favore dei territori di montagna e di alta montagna, politiche specifiche per lo sviluppo e la tutela delle zone di montagna, compreso il riconoscimento da parte dell'Unione europea di specifiche deroghe alla disciplina vigente in materia di concorrenza e l'attivazione di politiche mirate a sostegno delle realtà montane, in considerazione dei maggiori costi di insediamento e di mantenimento delle attività economiche, della loro prevalente stagionalità e della minore redditività legata alle difficoltà di trasporto e di collegamento rispetto alle zone più antropizzate.
4. Gli enti di cui all'articolo 1, comma 2, stipulano convenzioni con le associazioni sociali e di volontariato operanti nei comuni montani, per finalità di sostegno alla qualità di vita delle popolazioni locali.
Articolo 11
(Disposizioni particolari per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome)
1. Sono fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, che provvedono alle finalità della presente legge secondo quanto previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione, fermo restando quanto disposto dall'articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione).
Articolo 12
(Organizzazione dei servizi pubblici nei comuni montani)
1. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), lo Stato, le Regioni, gli enti locali e gli enti pubblici comunque denominati o strutturati e le Agenzie fiscali, tenuto conto delle attività di decentramento già avviate, promuovono una razionale organizzazione degli uffici, al fine di consentire l'agevole accesso ai servizi da parte dei residenti nei territori montani. Il Ministro dell'economia e finanze, d'intesa con le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, definisce con proprio decreto l'organizzazione degli uffici.
2. Il Ministro competente in materia di comunicazioni, quale autorità di regolamentazione del settore postale, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del d.lgs. 281/1997, è autorizzato a stipulare, previo conforme parere del Ministro competente in materia di economia e finanze, nonché del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), un'apposita Nota con Poste Italiane Spa, al fine di assicurare, quale livello essenziale minimo delle prestazioni che devono essere erogate su tutto il territorio nazionale, che nelle zone montane gli uffici postali periferici e le strutture di recapito siano accessibili a prescindere dalle condizioni di equilibrio economico, anche con apertura degli uffici part-time o con operatori polivalenti e, in ogni caso, garantendo la presenza di uno sportello fisso in ogni ambito territoriale corrispondente a non più di due comuni montani.
3. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del d.lgs. 165/2001, promuovono e favoriscono forme di organizzazione del lavoro che agevolano i dipendenti residenti nei comuni montani, anche attraverso l'utilizzo delle tecnologie informatiche e lo sviluppo del telelavoro, nonché l'adeguata applicazione del principio di pari opportunità e dell'istituto della flessibilità dell'orario.
4. Lo Stato, le Regioni, gli enti locali, gli enti pubblici comunque denominati o strutturati o le società a prevalente capitale pubblico agevolano i dipendenti che chiedono di trasferirsi in uffici o sedi periferiche site in comuni montani, anche attraverso il passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse, in specie se i dipendenti medesimi sono originari del comune di destinazione o della provincia che lo comprende.
Articolo 13
(Servizi radiotelevisivi e di telefonia mobile e fissa, reti elettriche)
1. Nell'ambito delle politiche volte al mantenimento dei servizi essenziali, il Ministero competente in materia di comunicazioni promuove la fruibilità nelle zone montane del servizio pubblico generale radiotelevisivo, nell'ambito degli obblighi derivanti dalla convenzione e dal contratto di servizio nel rispetto della vigente normativa, un graduale aumento di disponibilità delle reti radiomobili di comunicazione pubblica GSM, delle reti Internet a banda larga e delle reti wireless.
2. L'installazione, la manutenzione e la gestione degli impianti radiotelevisivi terrestri e da satellite, di telefonia mobile e fissa e di reti Internet, che servono i territori montani, sono a totale carico degli enti gestori. Incentivi di natura fiscale possono essere previsti a favore di questi soggetti al fine di favorire il loro interesse all'installazione dei servizi summenzionati nei comuni montani.
3. La realizzazione e il potenziamento delle linee elettriche a case sparse e piccoli agglomerati situati in montagna sono effettuati a totale carico degli enti gestori, fatta salva la possibilità di prevedere incentivi di cui al comma 2.
Articolo 14
(Sanità di montagna)
1. Il Ministro competente in materia di federalismo, di concerto con il Ministro competente in materia di lavoro, salute e politiche sociali e con il Ministro competente in materia di economia e finanze, predispone un progetto per lo sviluppo dei servizi di telemedicina destinato alle aree montane. Il progetto è approvato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
2. In sede di revisione del sistema dei trasferimenti erariali si tiene adeguato conto della necessità di potenziamento dei servizi sanitari nelle aree montane. Negli atti relativi alla fissazione dei criteri di finanziamento delle aziende sanitarie locali, le Regioni individuano di conseguenza appositi parametri per incrementare la quota capitaria spettante alle aziende operanti nei comuni montani.
3. Il servizio prestato dal personale medico nell'ambito di strutture sanitarie operanti nelle zone montane è valutato ai fini dell'articolo 8, comma 2bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della l. 23 ottobre 1992, n. 421).
4. Il Ministro competente in materia di istruzione, università e ricerca stabilisce nell'ambito degli stanziamenti di bilancio, relativi alle attività istituzionali, assegni di studio a favore di giovani laureati che si iscrivano a scuole di specializzazione, a condizione che si impegnino ad esercitare la professione, per un periodo di almeno cinque anni, in seno a strutture sanitarie ubicate nelle zone montane. Il Ministro competente in materia di istruzione, università e ricerca, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano favoriscono, con misure economiche e altre provvidenze, coloro i quali, dopo aver conseguito un diploma di laurea, intendono specializzarsi e perfezionare la propria formazione presso strutture ed enti siti in comuni montani.
5. I contratti di lavoro nel settore della sanità definiscono apposite misure economiche ed altre provvidenze per il personale medico operante in comuni montani.
Articolo 15
(Sistema scolastico in montagna)
1. Lo Stato, le Regioni e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, collaborano nel realizzare un equilibrato sviluppo territoriale dell'offerta di scuola dell'infanzia e dell'obbligo nei comuni montani, mediante la conclusione di accordi di programma. Gli accordi possono concernere anche le riduzioni tariffarie o la gratuità dei trasporti pubblici locali da riservare agli studenti.
2. Le istituzioni scolastiche insistenti nelle zone montane, nell'ambito della propria autonomia, possono prevedere forme diverse di frequenza scolastica, concentrandola in periodi settimanali o mensili, salvo lo svolgimento del monte di ore minimo di lezione, o prevedendo la possibilità di lezioni a distanza.
3. In sede contrattuale di comparto sono favorite le misure volte alla stabilizzazione del personale docente che presta e che intende continuare a prestare servizio nelle scuole situate nei comuni di montagna. Al fine delle graduatorie permanenti, il servizio prestato nelle scuole di ogni ordine e grado situate nel territorio dei comuni di montagna è valutato in misura doppia.
4. Le istituzioni scolastiche, nell'ambito dei propri programmi e in particolare nei comuni con impianti e attrezzature dedicati, favoriscono la pratica degli sport invernali, delle attività sportive praticate in montagna, dell'escursionismo e dell'alpinismo, anche conciliandola, a mezzo di appositi accordi con le istituzioni scolastiche, con la frequenza delle scuole. Le Regioni, d'intesa con comuni montani e Comunità montane interessati, agevolano la fornitura delle attrezzature necessarie.
Articolo 16
(Utilizzo dei prodotti energetici e dell'acqua in montagna)
1. L'articolo 10 della legge 31 gennaio 1994, n. 97 (Nuove disposizioni per le zone montane), è sostituito dal seguente:
"Articolo 10
(Autoproduzione e benefici in campo energetico)
1. Nei territori montani, in ragione del disagio ambientale, è concessa dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas una riduzione del sovrapprezzo termico sui consumi domestici dei residenti e sui consumi relativi ad attività produttive. La stessa Autorità determina la misura percentuale della riduzione.".
2. L'energia elettrica prodotta nei territori montani da piccoli generatori comunque azionati, quali pannelli solari, aerogeneratori, piccoli gruppi elettrogeni, piccole centraline idroelettriche, impianti fotovoltaici, con potenza elettrica non superiore a novanta kilowatt, o da gruppi elettrogeni funzionanti a gas metano biologico, non è sottoposta alla relativa imposta erariale sul consumo.
3. Le Regioni, sentiti anche i Comuni e le Comunità montane, di intesa con le associazioni degli esercenti gli impianti di distribuzione dei carburanti, possono determinare le condizioni per assicurare, nei territori comprendenti comuni montani, la presenza del servizio di erogazione quale servizio fondamentale.
Articolo 17
(Gestione del demanio idrico)
1. Alla gestione dei beni del demanio idrico provvedono le Regioni e gli enti locali competenti per territorio.
2. I proventi ricavati dall'utilizzazione del demanio idrico sono introitati dalla Regione e destinati, sentiti gli enti locali interessati, al finanziamento degli interventi di tutela delle risorse idriche e dell'assetto idraulico e idrogeologico sulla base delle linee programmatiche di bacino.
3. Nelle more della realizzazione di adeguate reti acquedottistiche, la deroga di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 (Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano), può essere esercitata nelle zone di montagna laddove non sia economicamente sostenibile la realizzazione di reti acquedottistiche, in specie per i rifugi di montagna.
4. Nei comuni montani, la captazione e l'utilizzo delle sorgenti naturali d'acqua da parte di coltivatori diretti, di imprenditori agricoli a titolo principale, di gestori di rifugi di montagna, per scopi domestici o aziendali, sono gratuiti.
Articolo 18
(Promozione della montagna italiana)
1. L'Agenzia nazionale del turismo promuove a livello internazionale la montagna italiana, inserendola nei propri piani e programmi di attività, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, quale parte integrante dell'offerta turistica italiana.
Articolo 19
(Incentivi alle attività diversificate degli agricoltori di montagna e impianti produttivi agricoli)
1. I coltivatori diretti, singoli o associati, i quali conducono aziende agricole ubicate nei comuni montani, in deroga alle vigenti disposizioni di legge possono assumere in appalto sia da enti pubblici che da privati, impiegando esclusivamente il lavoro proprio e dei familiari di cui all'articolo 230bis del codice civile, nonché utilizzando esclusivamente macchine ed attrezzature proprie, lavori relativi alla sistemazione e manutenzione del territorio montano, quali lavori di forestazione, di costruzione di piste forestali, di arginatura, di sistemazione idraulica, di difesa dalle avversità atmosferiche e dagli incendi boschivi, di ricostruzione e manutenzione di muri terrazzati, nonché lavori agricoli e forestali tra i quali l'aratura, la semina, la potatura, la falciatura, la mietitrebbiatura, i trattamenti antiparassitari, la raccolta di prodotti agricoli, il taglio del bosco, per importi non superiori a euro 150.000 per ogni anno. Tale importo è rivalutato annualmente con decreto del Ministro competente in base all'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rilevato dall'Istituto nazionale di statistica.
2. I lavori di cui al comma 1 non sono considerati prestazioni di servizi ai fini fiscali e non sono soggetti ad imposta, se sono resi tra soci di una stessa associazione o consorzio non avente fini di lucro ed avente lo scopo di migliorare la situazione economica delle aziende agricole associate e lo scambio interaziendale di servizi.
3. I contributi agricoli unificati versati dai coltivatori diretti all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), gestione agricola, garantiscono la copertura assicurativa infortunistica per i soggetti e le attività di cui al comma 2.
4. Le cooperative di produzione agricola e di lavoro agricolo-forestale e gli enti di dominio collettivo che abbiano sede ed esercitino prevalentemente le loro attività nei comuni montani e che, conformemente alle disposizioni del proprio statuto, esercitino attività di sistemazione e manutenzione agraria, forestale e, in genere, del territorio e degli ambienti rurali, possono ricevere in affidamento dagli enti locali e dagli altri enti di diritto pubblico, in deroga alle vigenti disposizioni di legge ed anche tramite apposite convenzioni, l'esecuzione di lavori e di servizi attinenti alla difesa e alla valorizzazione dell'ambiente e del paesaggio, quali la forestazione, il riassetto idrogeologico e la sistemazione idraulica, a condizione che l'importo dei lavori o servizi non sia superiore a euro 200.000 per anno.
5. Le Regioni possono costituire appositi fondi per l'accesso alla proprietà coltivatrice a favore dei giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, residenti nei comuni montani, per l'acquisto anche in forma cooperativa di fondi destinati alla formazione della stessa.
6. I soggetti di cui al comma 1 possono assumere in appalto da enti pubblici il servizio di trasporto locale di persone, ivi compreso il trasporto di alunni delle scuole dell'obbligo, purché utilizzino esclusivamente automezzi di loro proprietà e siano in possesso delle prescritte autorizzazioni relative alla sicurezza per il trasporto pubblico.
7. Nel decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), dopo l'articolo 7 è inserito il seguente:
"Articolo 7bis
(Esenzioni nei comuni montani)
1. Al fine di favorire il mantenimento e la conservazione dei fabbricati rurali di tipo tradizionale, i comuni montani possono disporre l'esenzione dell'imposta comunale sugli immobili di cui all'articolo 1 per i fabbricati ubicati su fondo agricolo, anche se non più destinati ad attività professionali agricole, a condizione che i fabbricati mantengano la destinazione rurale.".
8. Nei comuni montani con meno di 1.500 abitanti, al fine di favorire l'accorpamento fondiario e la coltivazione dei terreni agricoli promossi dai residenti che praticano l'attività agricola non a titolo principale, si applicano le agevolazioni fiscali ed i conseguenti vincoli di cui ai commi 1 e 5 dell'articolo 5bis della l. 97/1994.
Articolo 20
(Acquisto, affitto ed esproprio di terre incolte per usi agricoli)
1. Le Regioni, le Comunità montane e i Comuni sono autorizzati ad acquistare o a prendere in affitto per un periodo non inferiore a venti anni terreni compresi nei rispettivi territori montani non più utilizzati a coltura agraria o nudi o cespugliati o anche parzialmente boscati per destinarli alla formazione di boschi, prati, pascoli anche attraverso il rifacimento e la conservazione di muri terrazzati, o riserve naturali.
2. Quando sia necessario per la difesa del suolo e per la protezione dell'ambiente naturale in conformità agli scopi di cui al comma 1, le Regioni, le Comunità montane e i Comuni possono, in mancanza di accordo per l'acquisto ai valori correnti, procedere anche ad espropriare i terreni necessari, affidandone la gestione a cooperative agricole o a singoli imprenditori operanti nei territori montani.
3. La Cassa depositi e prestiti Spa è autorizzata a concedere mutui quindicennali alle Regioni, alle Comunità montane ed ai Comuni per l'acquisto e il rimboschimento dei terreni, la formazione di prati e pascoli ed il ripristino e manutenzione di muri terrazzati garantendosi sul valore dei beni stessi. L'onere relativo a tali mutui è assunto con il concorso dello Stato per il pagamento degli interessi nella misura del 50 per cento.
Articolo 21
(Certificazione di ecocompatibilità)
1. Per i boschi esistenti e per le formazioni forestali create nei territori montani con specie indigene di pregio e a lungo ciclo di maturazione, gestiti con criteri di ecocompatibilità, sono istituiti la certificazione di ecocompatibilità e il marchio di garanzia che attestano la provenienza della materia prima legno.
2. La certificazione di ecocompatibilità e il marchio di cui al presente articolo possono essere rilasciati a tutti i prodotti derivati dal legno proveniente dalle zone di cui al comma 1. A tali attività si provvede con il personale ed i beni strumentali in dotazione.
3. Ferme restando le competenze regionali in materia di foreste, le funzioni ed i compiti di controllo relativi alla certificazione di ecocompatibilità ed al corretto uso del marchio di cui al presente articolo sono esercitate dal Corpo forestale dello Stato, nell'ambito della propria dotazione organica. Nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome le funzioni e i compiti di cui al presente comma sono esercitate dai competenti Corpi forestali, regionali e provinciali.
Articolo 22
(Cooperazione transfrontaliera e interregionale)
1. In attuazione della Convenzione quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività e autorità territoriali, firmata a Madrid il 21 maggio 1980, ratificata ai sensi della legge 19 novembre 1984, n. 948, lo Stato si impegna ad agevolare e a promuovere la cooperazione transfrontaliera come attività essenziale per la salvaguardia e la crescita delle collettività situate nelle zone di montagna confinanti con altri Stati.
2. La cooperazione sarà attuata nelle forme previste dalla Convenzione di Madrid e dai relativi trattati di attuazione, nonché dal regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo ad un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT).
Articolo 23
(Programmi di sviluppo integrato)
1. I Comuni, singoli o associati, le Comunità montane, le Province, le Regioni e lo Stato, nell'ambito delle rispettive competenze, si impegnano a sostenere e promuovere collaborazioni ed intese volte a definire strumenti programmatici di dettaglio condivisi per lo sviluppo locale delle montagne italiane ispirati ai principi e agli obiettivi della Carta europea della montagna, al fine di realizzare un efficace sistema integrato di intervento.
2. Al fine di sostenere i processi di crescita locali, lo Stato si impegna in particolare a:
a) introdurre un sistema di determinazione e di destinazione delle risorse ai Comuni di montagna e di alta montagna che abbia carattere di certezza e continuità e sia legato in percentuale al prodotto interno lordo nazionale;
b) riconoscere a favore dei Comuni di montagna e di alta montagna un coefficiente di destinazione ad applicazione universale ed automatica sui fondi nazionali trasversali;
c) istituire un apposito fondo nazionale per la montagna alimentato da trasferimenti comunitari, dello Stato e di enti pubblici di rilevanza nazionale, ed è iscritto in un apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze.
3. Ciascuna Regione può istituire e regolare con legge, ai sensi degli articoli 117, terzo comma, e 119 della Costituzione, il Fondo regionale per la montagna.
Articolo 24
(Progetti speciali)
1. In attuazione degli obiettivi prefissati dal Piano nazionale delle aree montane possono essere presentati, anche su iniziativa delle Regioni, delle Province autonome e degli altri enti pubblici o di associazioni senza scopo di lucro, progetti speciali in favore della montagna che si traducano in un complesso di interventi mirati, organici e coordinati, di valenza interregionale, in favore di territori montani disagiati.
2. Gli interventi previsti nei progetti speciali dovranno perseguire prioritariamente gli obiettivi legati allo sviluppo delle attività economiche e sociali, anche mediante la garanzia di adeguati servizi per la collettività, alla sicurezza ambientale delle zone montane, al riassetto idrogeologico, alla sistemazione idraulico forestale e dei muri terrazzati, al miglioramento delle vie d'accesso e dei trasporti locali, all'uso sostenibile delle risorse idriche, allo sviluppo dell'economia locale e ad interventi volti al sostegno dell'industria turistica dell'area, alla valorizzazione ed alla conservazione della rete sentieristica, alla valorizzazione del catasto nazionale dei sentieri e delle alte vie, del patrimonio monumentale, architettonico, artistico, civile, religioso, all'edilizia rurale, ai centri storici ed al paesaggio montano, alla valorizzazione del patrimonio culturale e delle tradizioni locali delle popolazioni montane.
Président - Chers collègues, nous discutons maintenant sur le nouveau texte de la Ière Commission résultant de la coordination des propositions de loi de l'Etat n° 3 et n° 4; nous devons aussi choisir à quelle Chambre envoyer la loi. Il y a un amendement sur le titre présenté de la part des rapporteurs.
La parole au rapporteur, le Conseiller Caveri.
Caveri (UV) - Merci, M. le Président. J'essaierai dans mon intervention d'expliquer les raisons qui nous ont porté à avoir un texte unitaire, qui devrait être envoyé - je réponds à votre question - au Sénat, mais en ligne de principe on peut l'envoyer même à la Chambre. C'est vrai que le texte sera examiné au Sénat de la République, mais ce serait profitable de l'envoyer aux deux Chambres du Parlement.
Si vous le permettez, M. le Président, moi je voudrais faire une prémisse, qui touche aux raisons fondamentale du choix d'affronter un argument de ce genre. La première question pourrait être pourquoi le Conseil de la Vallée, un petit Parlement affronte un argument tellement important sur le plan national. La réponse est simple et touche au problème de fond de notre autonomie. Il y a quelques jours, il est manqué l'ethnologue Claude Lévi-Strauss, plus de 100 ans, il avait écrit des choses fort intéressantes sur les cultures et sur les diversités. Je voudrais à ce propos rappeler deux phrases, la première: "L'humanité ne se développe pas sous le régime d'une uniforme monotonie, mais à travers des modes extraordinairement diversifiés des sociétés et des civilisations" et encore: "L'ensemble des coutumes d'un peuple est toujours marqué par un style". Je voudrais à ce propos dire que nous avons donc un caractère typique, qui aujourd'hui est synthétisé pour ce qui est de la démocratie représentative dans cette même Assemblée. Le caractère est un caractère géographique, c'est-à-dire les montagnes, leur position sur l'axe nord-sud, donc terre de passage, le climat et ses changements: du Néolithique au Moyen Age la montagne a marqué l'évolution de la société valdôtaine et de ses institutions.
Quand l'Evêque d'Aoste, Albert Bailly, a annoncé au XVIIe siècle l'intramontanisme de la Vallée d'Aoste, dit-on en latin: "non esse citra neque ultra montes sed intra montes", c'est le point à la ligne d'une logique géographique et surtout politique. D'autre part suffirait lire le "Coutumier" pour comprendre la nécessité d'avoir un droit publique conséquent au territoire et à l'évolution humaine, on peut dire l'autonomie en bref, quand on pense à un caractère fondé sur l'habitat naturel, mais aussi ce qui était appelé l'esprit des lois par Montesquieu, c'est-à-dire Montesquieu disait: "il y a des causes physiques telles que le climat et des causes morales, religion, traditions, mœurs et manières, à l'origine de l'esprit des lois". D'ailleurs, quand on pense à l'histoire valdôtaine, on ne peut pas éviter de souligner le fait qu'il y a 150 ans avec l'Unité d'Italie, le problème est devenu la diversité linguistique, c'est-à-dire l'essence d'une minorité linguistique, mais dans un des documents plus importants de l'histoire contemporaine de notre Vallée et pas seulement, c'est-à-dire la Déclaration de Chivasso du décembre 1943, on met ensemble la minorité linguistique et les problèmes de la montagne. Si notre Statut d'autonomie est plein de références à notre territoire pour justifier l'autonomie et ses pouvoirs... c'est dans le décret du lieutenant de 1945 qu'on dit au premier article: "La Valle d'Aosta, in considerazione delle sue condizioni geografiche, economiche e linguistiche del tutto particolari, è costituita in circoscrizione autonoma". C'est donc là un signe important du rôle historique de la Vallée d'Aoste, nous sommes éminemment une région de montagne, nous avons forgé notre caractère selon ces caractéristiques, donc nous avons un devoir historique vis-à-vis des autres montagnes, pas seulement de notre montagne.
Je voudrais ajouter le deuxième élément avant d'affronter la loi qui sera ensuite affrontée même par l'autre rapporteur, que je remercie pour le travail commun, le Vice-président Chatrian. L'autre question c'est la subsidiarité, la subsidiarité est un problème qui n'est pas banal, parce que l'autre caractéristique plus contemporaine de l'esprit des lois valdôtain c'est le fait que nous avons comme point de repère le fédéralisme. A ce propos je rappelle la subsidiarité comme élément important, c'est-à-dire le principe selon lequel une responsabilité doit être prise par le plus petit niveau d'autorité politique compétente pour résoudre le problème.
Da questo punto di vista, credo, nell'affrontare più propriamente la legge, che noi già nell'articolo 1, vale a dire l'oggetto, poniamo un'attenzione particolare ad un contesto che è sempre più complesso. L'articolo 1 ricorda infatti quell'articolo della Costituzione italiana, l'articolo 44, nel quale il Costituente ha voluto ricordare un dibattito molto lungo che in Italia c'è stato dopo l'Unità d'Italia, proprio sulla particolarità e le condizioni di degrado delle zone di montagna in Italia, di cui la Valle d'Aosta faceva parte. È curioso che l'articolo della Costituzione che citiamo (e che è stato scritto dalla Costituente) sia l'articolo 44, dove si parla dell'insieme dei problemi legati alla bonifica delle terre, della trasformazione del latifondo, della ricostituzione delle unità produttive, dell'aiuto alla piccola e media proprietà agricola. Infatti l'articolo si conclude dicendo: "la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane", cosa che poi in Italia è avvenuta a partire dagli anni '50 con una caratterizzazione della montagna già di per sé ambigua, in cui alle zone di montagna si sono aggiunte le zone sfavorite, fino ad arrivare alla costituzione negli anni '70 delle Comunità montane con un imprinting tutto italiano, nel senso che, per non scontentare le zone non montane, si è consentito di avere delle Comunità montane anche laddove la montagna non c'era, quindi le zone costiere e marittime e soprattutto le grandi città. Fino alla riforma dell'ordinamento degli enti locali con la legge n. 142/1990 avevamo delle Comunità montane a Roma e a Napoli: che a Roma ci siano le montagne... è vero che c'è Montecitorio che è considerato dai romani una montagna, ma si tratta nella visione complessiva di nient'altro che una collinetta.
L'altro elemento importante dell'articolo 1 è declinare il principio che viene definito e che poc'anzi ho ricordato: il principio di sussidiarietà. Questo è un argomento molto importante, perché effettivamente uno dei temi che ci siamo posti nel far congiungere i due testi è quello di fare in modo che il testo non fosse troppo invasivo delle competenze degli altri livelli oltre a quello statuale. Da questo punto di vista, è vero che il dibattito sulla montagna è un dibattito che prima o poi noi stessi nell'affrontare le problematiche future dovremo fare anche rispetto alla Valle d'Aosta, dove oggi in generale, tranne alcune norme di derivazione comunitaria, nel settore agricolo consideriamo... come noi stessi facciamo nel testo della legge in maniera omogenea al territorio regionale, che si parli dei pianori di Pont-Saint-Martin fino alle vette più ardite della nostra regione. L'ultima questione riguardante la sussidiarietà è invece il Trattato di Lisbona; ricordo la discussione con gli uffici quando avevamo ritenuto utile inserire il riferimento all'articolo 174 del Trattato di Lisbona, questo articolo secco che dice: "Per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale", la coesione territoriale è la grande novità di questo articolo, perché prima la coesione era solo economica e sociale. Si dice poi: "In particolare l'Unione mira a ridurre il divario fra i livelli di sviluppo delle varie Regioni e il ritardo delle Regioni meno favorite. Fra le Regioni interessate un'attenzione particolare è rivolta alle zone rurali, alle zone interessate da transizione industriale e alle Regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le Regioni più settentrionali con bassissima densità demografica come ad esempio la Lapponia, le Regioni insulari - le isole sono facili da definirsi, perché sono attorniate interamente dal mare - transfrontaliere - questo è già un caso che ci interessa - e di montagna". Ora, a parte la novità, ossia pochi giorni fa il Presidente Ceco Vaclav Havel, ha finalmente firmato la ratifica, quindi il Trattato entrerà in vigore fra dicembre e gennaio... la novità è frutto della casualità, ma non possiamo che esserne felici, perché, come avrò modo di dire fra breve, questa è la prospettiva più interessante, ossia immaginare che finalmente ci possa essere a livello continentale una prospettiva di definizione della montagna è interessante e importante, partendo anche dal presupposto che qui nel nostro testo non si evoca un quarto livello di sussidiarietà, che pure non è marginale, che è il livello internazionale. Io sono stato Presidente del Comitato italiano per l'Anno internazionale delle montagne ed è stata una scoperta molto arricchente, perché si è scoperto come i diversi continenti, i diversi popoli, le diverse civiltà e i diversi massicci montagnosi abbiano, seguendo quello spirito che evocavo all'inizio di Montesquieu, secondo il quale il clima influenza anche le caratteristiche delle popolazioni, sviluppato in forza dell'altimetria delle ridondanze o anche delle caratteristiche che fanno sì che tutti i popoli di montagna non solo abbiano dei problemi concreti, ma abbiano declinato delle culture, pur diverse fra di loro, con delle somiglianze.
Qual era la caratteristica principale della proposta di legge da noi presentata come maggioranza, che è confluita nel testo unitario nella fusione di un testo unificato? Era quanto contenuto in un testo di legge già approvato dal Consiglio Valle nella scorsa legislatura, che contiene il grande tema incompiuto in Italia come altrove: il tema della classificazione della montagna. Cos'è "montagna"? Se oggi prendiamo la legislazione svizzera, la legislazione spagnola, quella portoghese, quella greca, quella italiana, vediamo che non c'è un'uniformità di idee e la stessa legislazione italiana, malgrado alcune migliorie, resta molto ambigua: basta vedere le Regioni che hanno dovuto legiferare in materia di Comunità montane: doveva essere la grande occasione per tagliare tutti quei fondovalle che non avevano alcun significato nella classificazione montana, ma poi, come spesso capita, non si è avuto il coraggio di farlo, anche perché la montagna è minoranza. Spesso quindi dover immaginare nel vicino Piemonte di togliere un grosso paesone di fondovalle dalla Comunità montana in termini elettoralistici la cosa non è tanto popolare, quindi si evita di farlo; oppure una certa classificazione della montagna potrebbe mortificare quell'amplissima parte del sud Italia che oggi è classificata montana pur non avendone le caratteristiche, caratteristiche che invece in moltissime zone del sud Italia ci sono: basta visitare le zone dell'Appennino per vedere che siamo di fronte ad una montagna vera.
All'epoca con le diverse Regioni.. e oggi il Presidente Rollandin ha assunto il ruolo di Presidente dell'insieme delle Regioni italiane che si occupano della montagna si è trovato di fronte allo stesso problema: trovare un criterio unificante per la classificazione della montagna; all'epoca, dicevo, uscì questa idea, ossia cominciare a dire: "se immaginiamo un atteggiamento oltranzistico, ci troveremo di fronte ad un muro"; ecco l'idea di classificare con una serie di parametri basati sull'altimetria e non solo, da questo punto di vista, Chatrian darà conto di una serie di integrazioni fatte per fare questo calcolo. Abbiamo previsto due classificazioni: la montagna e l'alta montagna e poi un ulteriore elemento che ritengo molto utile - ed è una riflessione che forse politicamente potremmo fare in futuro - ossia anche delle zone al di sopra dei 2.000 metri, che possono essere chiamate zone di alta quota, laddove si può immaginare un intervento anche in deroga ad alcuni obblighi dell'Unione europea tenendo conto dell'ulteriore e assoluta particolarità di territori di questo genere. Credo che il compromesso che alla fine si è raggiunto fra il testo che avevamo presentato ed alcune esigenze di non frustrare eccessivamente alcuni territori montani, che forse con le regole troppo rigide a suo tempo predisposte sarebbero usciti dalla classificazione montana, hanno portato ad un testo molto equilibrato, che può o potrà servire anche per applicare l'articolo 174 del Trattato di Lisbona.
Come si potrà sostanziare questa coesione territoriale per i territori di montagna? Bisognerà ricopiare quello che è stato fatto a suo tempo per le zone a bassissima densità di popolazione del nord Europa, come la Lapponia. Non è un caso che la Nokia sia nata lì, la telefonia mobile è nata perché in quelle zone, per andare a parlare con il proprio vicino di casa bisogna fare 100 chilometri, perché sono zone dilavate in larghissimi territori. Esiste già una direttiva europea che caratterizza bene le isole, quindi tutte le particolarità sono già state declinate, anche le zone transfrontaliere lo sono. Oggi c'è la necessità di avere una direttiva europea che ci dica cos'è la montagna. Devo dire che questa classificazione che proponiamo è interessante, perché, quando in Italia diciamo che quasi il 60 per cento dei comuni sono oggi montani, questo, al posto di essere un elemento di forza, diventa un elemento di debolezza, perché non si può pensare di far crescere delle eccezioni rispetto ad una serie di norme generali quando questo va ad interessare dei territori troppo ampi. È la stessa cosa di quando si dice: "tutto sommato in Europa siamo al 35-40 per cento del territorio europeo", anche in questo caso sono troppo generose queste classificazioni, tanto che nella fase di nascita di tale articolo 174... di cui rivendico una particella minuscola di paternità, perché ricordo l'incontro con il Presidente della Convenzione, Valéry Giscard d'Estaing, che viene dall'Auvergne, una zona vulcanica di montagna, che si convinse così come il Vicepresidente della Convenzione, Giuliano Amato, della necessità di "scriverla" questa benedetta montagna, fin dal 1957, Trattato di Roma, dimenticata in tutte le modifiche che i trattati hanno avuto.
Ci sono poi altri elementi sui quali non mi soffermo, che fanno parte del cosiddetto "Capo III", che è la parte che abbiamo arricchito facendo confluire la "proposta Chatrian" nella nostra proposta con una serie di argomenti concreti e molto significativi. Mi limito a due questioni: la prima riguarda un tema caro che abbiamo discusso un sacco di volte, che è la questione di come il principio di concorrenza e i limiti agli aiuti di Stato pesino come dei macigni sulle zone di montagna. Noi non possiamo pensare che i limiti che vanno bene in una zona pianeggiante possano valere qui a beneficio del privato, ma in prospettiva anche del pubblico, perché, se non ci fosse stata la crisi, alcuni principi di concorrenza si sarebbero già ampliati in settori come quello della sanità. Già in Europa si discuteva di questa ipotesi e questo fa venire i brividi, perché è ovvio che in una realtà come la nostra l'aiuto pubblico non è solo frutto, come talvolta si dice, di un riparto fiscale generoso, ma è frutto di una politica da noi prescelta che è quella di avere nei confronti delle comunità locali, delle famiglie, delle persone un'attenzione particolare. Credo allora che la questione della classificazione della montagna dell'articolo 174 dovrebbe servirci in prospettiva, può anche essere in una logica di rinascita dell'articolo 14 dello Statuto con un'ipotesi di zona franca per determinati servizi, come di recente prospettato dal Presidente Rollandin agli altri Presidenti. Certo che, se noi non otterremo non di uscire dagli aiuti di Stato e dalla concorrenza... perché l'articolo 87 dei trattati è lì, è intangibile e non possiamo sfuggire a quella mannaia, ma bisogna fare in modo di ottenere non legge per legge con le notifiche, altrimenti diventiamo vecchi... ma di poter ottenere delle eccezioni stabili che possono consentire di sfuggire a queste maglie troppo strette.
L'altra questione è quella delle liberalizzazioni, che poi hanno i suoi pro e i suoi contro, perché se non vi fosse stata la liberalizzazione del settore elettrico, avremmo ancora l'ENEL proprietaria delle nostre centrali con degli autentici disastri, come sta avvenendo nelle altre zone alpine dove la liberalizzazione è stata negativa, in quanto là c'è stato un abbandono del territorio. Nel nostro caso la liberalizzazione ha consentito di scongelare una parte dello Statuto, che ci ha consentito di riappropriarci di un bene importante come quello delle acque ad uso idroelettrico. Per il resto rischiamo grosso, perché, se oggi non fossimo Regione autonoma e fossimo una Provincia del Piemonte, avremmo avuto delle ricadute ancora più negative dai processi di liberalizzazione, che pure in alcuni casi non sono gran cosa, perché nel settore postale vien da piangere e dal 2011 sarà ancora peggio, perché non siamo considerati redditizi: come se i concessionari di servizi pubblici di interesse generale dovessero andare solo nelle zone dove guadagnano! Ci sono zone dove guadagnano e quel guadagno deve servire per riversarlo nelle zone marginali, come dal punto di vista dei guadagni può essere la posta in Valle d'Aosta. La stessa cosa vale per le telecomunicazioni. Oggi siamo quasi desertificati dei vecchi servizi telefonici, siamo remotati a call center, che non si sa neppure dove siano, mentre prima la SIP o la TELECOM avevano un volto, erano aziende che si conoscevano, che avevano una logica territoriale. La liberalizzazione selvaggia ha avuto dei pro, forse la diminuzione delle tariffe telefoniche per alcuni servizi, ma dall'altra ha creato nelle zone piccole come la nostra dei problemi seri, allora qui sui servizi pubblici di interesse generale si dicono delle cose che ritengo essere estremamente significative.
Un cenno conclusivo, oltre a questi due argomenti che ho trattato, riprende - lo si fa nel penultimo e nel terzultimo articolo - due questioni nodali: la prima era un'idea che nella scorsa legislatura sembrava avanzare, poi è stata bloccata, che sono questi programmi di sviluppo integrato, programmi che consentissero alle zone montane di poter avere dei finanziamenti statali. Non lo dico tanto per noi quanto per le zone che, non fruendo di statuti di autonomia speciale, sono in grande difficoltà, perché è inutile dire che poi la montagna italiana... pensiamo alle Alpi, è divisa in due, laddove esiste un'autonomia speciale le risorse e l'autonomia esiste, appena superi il confine, viene da piangere. Si capisce allora perché alcuni Comuni, pensiamo alla Val Soana, hanno chiesto di diventare valdostani, anche se, come dimostrato dall'Istituto della montagna, siamo talmente distanti che continuerebbero ad orbitare su Torino e non su di noi, ma è comprensibile che questo gap vada coperto con degli interventi e piani straordinari.
L'ultimo elemento è quello transfrontaliero. Che sia l'Euroregione ALPMED, che sia la cooperazione transfrontaliera di derivazione del Consiglio d'Europa, credo sia importante capire, come dimostrato da tutta la storia valdostana, dal Neolitico in poi, prima lo dicevo, le popolazioni del Neolitico si scambiavano attraverso i colli alpini delle esperienze e una loro crescita, gli Stati nazionali hanno creato uno sbarramento che spetta a noi superare ed è anche questo uno dei ruoli storici della montagna. Questo era quanto volevo dire rispetto a questa legge, in conclusione il fatto che il piccolo Consiglio regionale della Valle d'Aosta proponga al Parlamento italiano una soluzione più innovativa, che può avere delle ricadute positive nel dibattito europeo sull'applicazione dell'articolo 174 del trattato, credo sia un'ovvietà dal punto di vista del percorso storico della Valle d'Aosta, ma è bene ricordarsi che questa vocazione intramontana, come la chiamava Bailly, ossia questa idea di essere un popolo alpino, ma che in quanto popolo montano è solidale con gli altri popoli montani e fa del proprio savoir-faire un elemento universale a beneficio di un dibattito più ampio... credo che tutti questi elementi possano essere importanti per l'approvazione di questa legge.
Président - La parole au rapporteur, le Vice-président Chatrian.
Chatrian (VdAV-R) - Merci, M. le Président. Il n'est pas tout à fait facile parler après le collègue Caveri, dû à sa longue expérience parlementaire et que je remercie personellement, mais je crois que le fait d'avoir partagé ce nouveau document et d'avoir essayé de mettre quelques bons principes et quelques bonnes mesures peut porter réellement à créer encore les conditions de faire vivre la montagne, la moyenne montagne et les montagnards. La montagne est sans doute un lieu de beautés immenses, de loisir, d'amusements et de repos indispensables, parfois lieu d'exploitations rentables, mais pour les montagnards qui y habitent réellement tous les jours la montagne est avant tout un lieu de vie, de travail, de culture, de communauté, de sentiments forts et même de sacrifices. La montagne est constituée d'une multitude de territoires de vie ayant chacun leurs singularités, qui sont les caractéristiques d'une histoire humaine, traversée par des phénomènes extérieurs auxquels les générations se sont adaptées.
L'histoire de la Vallée d'Aoste est caractérisée par un fort lien avec la montagne, plusieurs générations ont été alimentées par la culture de montagne et elles ont survécu grâce à elle. La société de montagne pendant plusieurs siècles a représenté une société solide et rassurante pour l'homme, mais la transformation des rythmes et les attractions de la société actuelle ont produit aussi une profonde évolution de cette société fondamentalement agro-pastorale; ce qui ne signifie pas qu'elle ne soit plus valide, mais qu'elle doit être réévaluée et reconvertie pour être encore un point de repère important, un nouvel équilibre, donc, doit se produire, une nouvelle syntonie doit être recherchée. C'est dans ce contexte que cette nouvelle proposition de loi assume un rôle vraiment significatif: elle s'insère dans le débat transversal, tant au niveau italien qu'à celui européen, sur la sauvegarde et la valorisation de la montagne; un débat qui a démarré depuis plusieurs années, avec la finalité d'actualiser la loi n° 97 du 31 janvier 1994.
Je tiens à souligner l'importance de l'engagement commun et du partage de ce nouveau document au sein de la Ière Commission. Un partage important qui qualifie davantage l'effort conjoint afin de rouvrir le débat autour de la vie et du développement de la société de montagne; tout en sachant qu'il n'y a pas de solutions aux problèmes des populations de montagne sans leur participation: la principale richesse je crois est la population elle-même et, notamment, les jeunes, pour lesquels on doit prévoir la possibilité de ne pas se déraciner et de s'encrer sur le territoire. Il est fondamental pour les générations futures de connaître et de savoir ce que c'est vivre en montagne. Pour que la montagne soit vivante, il faut assurer la vie en montagne et non pas seulement la survie; pour ce faire, il faut appartenir au milieu et le connaître, je tiens à souligner ce deuxième passage: le connaître, faire bien fonctionner son économie, en ayant comme base un nouvel équilibre entre ce qui permet la survie, authentique et liée au territoire, et l'évolution de la tradition, qui est aujourd'hui inexorable.
Questa "normativa di principio e di dettaglio" ha come scopo quello di valorizzare i territori di montagna come luoghi con caratteristiche, problematiche plurali e differenziate, a volte svantaggiate, ma con risorse e opportunità da riconoscere, valorizzare nell'interesse dell'intero Paese, risorse e opportunità che costituiscono altrettante possibilità di creare un nuovo sviluppo sostenibile e di favorire nuove modalità di insediamento per la popolazione. È fondamentale, a tal fine, superare le condizioni di svantaggio modernizzando i sistemi di comunicazione stradali, ferroviari e telematici, sostenendo le attività, produttive e consentendo alle popolazioni residenti di poter fruire di tutti i servizi essenziali, in condizioni adeguate e di parità con quelle residenti nelle altre aree del Paese. È, infatti, di fondamentale importanza permettere e consentire a tali popolazioni di poter usufruire degli stessi standard di qualità della vita, penso che questo sia forse il punto centrale: quello di creare le condizioni per poter offrire quella qualità della vita che le altre zone hanno e questo dovuto ai numeri, alla semplicità, all'ubicazione, alla zonizzazione e i territori di montagna; soprattutto quelli di media montagna, magari non turistici, in questo momento hanno queste ingenti difficoltà, ciò che non significa livellamento o omologazione, ma rispetto della diversità garantendo però tutte le opportunità e le pari dignità.
Tenendo conto che in montagna sono inoltre concentrate risorse naturali, che ben conosciamo, quelle ambientali, paesaggistiche e culturali irripetibili ed uniche, è necessario compensare il sacrificio del vivere in montagna (i maggiori oneri di produzione per le imprese, la carenza e la debolezza dei servizi, il cui costo incide sugli enti di governo locale, sui cittadini) affinché la crescita della montagna sia equilibrata. L'agricoltura, attività storica della montagna italiana, ricca di produzioni tipiche e di alta qualità, le piccole imprese, gli artigiani e i commercianti sono attualmente in difficoltà: i redditi diminuiscono, si smembrano le imprese, ma soprattutto calano le risorse umane e viene sempre più a mancare l'insostituibile presidio ambientale, l'altro nodo principale: qualità della vita da una parte e dall'altra entretien du territoire e presidio ambientale. È per uscire da questo momento sfavorevole che è necessario saper differenziare e riconoscere pienamente la specificità della montagna stessa da parte dello Stato, favorendo la collaborazione di Stato, Regioni e Comuni ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze.
Non entrerò nel dettaglio degli articoli della proposta, ma è interessante porre l'accento su alcuni punti che trovo particolarmente importanti e significativi. La nuova e più ampia classificazione dei Comuni di montagna e di alta montagna, non è stata fatta solo in base all'altimetria, ma "sono stati fissati ulteriori parametri relativi alla densità demografica, alla pendenza, al dislivello del territorio, alla frammentarietà dei centri abitati sulla base della dislocazione del centro storico e della lontananza fra frazioni e il principale centro abitato, al clima, all'assenza di servizi sociali primari e di esercizi ricettivo-commerciali, tenuto anche conto della distanza dai centri che prestano questi servizi". Questi nuovi elementi hanno dato la possibilità di ridefinire la classificazione della montagna, alta montagna e media montagna, legata al fatto che forse queste zone svantaggiate hanno elementi diversi rispetto alle zone di pura montagna e di alta montagna, con una vocazione più turistica. L'obiettivo è quello di consentire e di creare un nuovo equilibrio, a livello di opportunità, in particolare fra i Comuni che non hanno vocazioni particolarmente fruibili, ma che sono di fondamentale importanza anche per l'armonia di questo territorio: montagna e media montagna. Tali Comuni, se lasciati a sé stessi, non potrebbero giocare probabilmente le loro chances per il loro mantenimento e il loro sviluppo. Senza retorica e senza credere di riuscire a risollevare completamente le sorti di tali Comuni dall'oggi al domani, con questa proposta di legge, crediamo però che sia fondamentale creare le condizioni affinché tutti questi Comuni possano avere un ruolo dignitoso, un ruolo forte, ciascuno il suo, da svolgere all'interno del più vasto contesto "montagna". Questa nuova proposta di legge statale può rappresentare un primo strumento per tracciare e delineare un nuovo percorso per le nostre popolazioni di montagna, una buona base di partenza su cui poi poter tessere e definire meglio gli aspetti delle future iniziative da intraprendere.
Concludo e termino. Penso sia importante ribadire che non ci sarà nessuna evoluzione e nessun rinnovamento senza una consapevole partecipazione o compartecipazione da parte delle popolazioni di montagna che dovranno essere parte attiva nella progettazione del loro futuro. Grazie.
Président - La discussion est ouverte.
La parole au Conseiller Lattanzi.
Lattanzi (PdL) - Grazie, Presidente. Una legge regionale sulla montagna, verrebbe da chiedersi: ma è di leggi che abbiamo bisogno, o di contenuti, o di applicazione di contenuti di leggi già esistenti? Ad analizzare la corposa legislatura in termini di montagna e anche ascoltando il collega Caveri, che ricordava tutti i provvedimenti che a livello europeo, a livello nazionale, a livello regionale sono stati portati avanti, verrebbe voglia di dire che di tutto c'è bisogno meno che di un ulteriore provvedimento legislativo che vada a normare una cosa che sotto l'aspetto intellettuale, culturale, politico desta sempre interesse, sotto l'aspetto dell'applicazione denuncia tutti i suoi limiti. La normativa europea con il Trattato di Lisbona ha dettato linee che alla fine si sono definite come delle opportunità di finanziamento attraverso i trattati, attraverso i patti territoriali e la costituzione di progetti che rincorrono i finanziamenti europei. Una politica integrata della montagna da parte dell'Europa non si è ancora vista, così come non si sono viste applicate le tante leggi nazionali che dal 1957 in avanti sono state prodotte, che, se sotto l'aspetto delle norme dettano in maniera chiara un percorso, oggi siamo qui ancora a dirci che questo percorso non esiste.
Le comunità di montagna soffrono la competizione economica, certamente possiamo anche sottolineare gli aspetti culturali, linguistici, le diversità dei popoli di montagna, ma il fatto centrale della questione della montagna è che chi vive la montagna fa fatica nella competizione economica, fa fatica nel mantenimento del territorio, perché stare in montagna costa finanziariamente di più che stare in pianura. Questo è il processo sul quale tutti i discorsi finiscono e questi sono gli obiettivi che ogni comunità di montagna cerca di perseguire, andando a reperire le risorse che favoriscano il mantenimento di una popolazione di montagna in quei territori che, se abbandonati, avrebbero tutta una serie di conseguenze. L'abbandono del territorio crea condizioni di dissesto idrogeologico, uno potrebbe dire: "ma se non ci sono i popoli, chi se ne frega se viene giù una frana?", certo, anche questo è relativo. Sappiamo che l'abbandono e la desertificazione della montagna sono un depauperamento culturale, difendere la montagna e difendere i popoli che vivono in montagna significa difendere una tipicità di popolo culturale, di persone che hanno sviluppato da generazioni la passione e la voglia di rimanere in questi difficili territori.
Le norme: l'elenco delle buone intenzioni dal 1957 in avanti non mancano, è sufficiente andare su Google e cercare "norme a favore della montagna" che viene giù una sbrodolata dalla Commissione europea, le leggi nazionali... oggettivamente la perplessità sulla necessità di una legge regionale su questa cosa nasce spontanea. Se poi andiamo a vedere gli articoli delle leggi nazionali, partendo dall'articolo 44 della Costituzione, che in un solo rigo dice che lo Stato italiano fa politiche per la montagna, lo Stato declina invece in successivi provvedimenti legislativi (del 1994, del 1997, del 1993, del 1998) una serie di criteri per la definizione di territori di montagna, sopra i 600 metri... il 70 per cento del territorio sopra i 600 metri, il 90 per cento, l'80 per cento... dove, come il collega Caveri osservava, molte Comunità montane e molte Regioni con la spinta lobbistica dei loro parlamentari hanno infilato anche territori che di montagna non sono, perché magari sono a 50 metri dal mare, ma che vi sono rientrati a seguito dei finanziamenti europei.
A leggere la monumentale disposizione legislativa europea, nazionale e regionale verrebbe voglia di dire: "della legge della montagna della Regione Valle d'Aosta c'è veramente necessità?". Soprattutto poi, quando si va a vedere che si riprendono 4-5 articoli delle leggi nazionali che definiscono i territori di montagna, di alta montagna, di bassa montagna, si va a definire la volontà di creare un'organizzazione interterritoriale per un'efficiente organizzazione della gestione del territorio di montagna, cose che nella nostra normativa è vero non sono puntualizzate, ma in sostanza già ci sono nella destinazione dei fondi, nella destinazione dei rapporti intercomunali, nella destinazione della logistica e nell'organizzazione del lavoro delle Comunità montane.
Sinceramente non è che questo testo cambierà la sorte dei popoli della montagna della Valle d'Aosta, perché manca un requisito a nostro avviso. Con questo non stiamo esprimendo una contrarietà alla legge, anzi noi la voteremo perché metteremo un ulteriore paletto a determinare la volontà della comunità valdostana a fare in modo che ci si sensibilizzi su questo tema, ma non credo che con questa legge risolveremo i problemi della montagna. Penso che, per risolvere i problemi della montagna, ci voglia una forza politica, una lobby politica, un peso politico e un interesse politico che ancora non abbiamo visto. Abbiamo la sensazione che i destini della politica delle comunità di montagna si determinino attraverso i finanziamenti e sappiamo che la sfida inizierà dal 2013 in avanti, quando finiranno le attenzioni della Comunità europea, quando è presumibile, come diceva l'Onorevole Caveri, il momento di crisi che stiamo vivendo farà venir meno le chiusure degli occhi, anche a volte di tutte e due gli occhi sui bilanci degli Stati, quando si tornerà a parlare in maniera stringente di patti di stabilità per quanto riguarda le spese sanitarie, per quanto riguarda i servizi sociali, per quanto riguarda i sostegni alle imprese. Lì ci sarà il momento delicato, nel 2012-2013, quando dovremo tornare a fare i conti con le regole del gioco che la comunità internazionale ha disposto anche per le attività di montagna, è lì che torneremo ad affrontare con maggiore crudezza la difficoltà del nostro vivere in montagna.
Abbiamo detto tutti che vivere in montagna è più duro che vivere in pianura, dobbiamo far comprendere ai legislatori europei e nazionali, perché quelli regionali lo sanno, che abbiamo bisogno di politiche di attenzione, ma anche qui uscendo dal fraintendimento, "l'attenzione" è danaro, tutto il resto sono chiacchiere! Noi abbiamo bisogno che la montagna abbia le risorse sufficienti per sopravvivere. La condanna alla quale siamo destinati, se dal 2013 non ci saranno politiche di attenzione nazionali ed europee per le comunità di montagna, non solo la nostra, ma dell'arco alpino, è quella che le nostre aziende chiuderanno, le nostre attività, pagando aliquote fiscali uguali a quelli che lavorano in condizioni diverse, non saranno competitive. Sarà una guerra fra poveri, fra i popoli della montagna per rubarsi i turisti, le imprese, per finanziare la ricerca alle aziende e chi darà più contributi per attirare le partite IVA sul loro territorio, sarà un gioco al massacro fra popoli dal 2013 in avanti!
Non credo quindi che questa legge risolverà tali problemi, è importante oggi votarla per fissare un ulteriore paletto di intenzione politica, di pressione politica, ma credo che la partita si giochi purtroppo per noi su altri tavoli, sui quali noi non siamo rappresentati: i tavoli del Governo nazionale, i tavoli del Parlamento italiano, i tavoli del Parlamento europeo, laddove dobbiamo essere rappresentati, laddove dobbiamo fare pressione, lobby, dove le associazioni dei parlamentari della montagna devono tradursi in attività concreta legislativa e non in chiacchiere, cene, oppure organizzazioni più o meno folcloristiche, laddove i destini dei popoli della montagna si giocano: questa è la scommessa. Se questa legge può essere utile, perché il Governo regionale possa avere un'arma in più per fare pressione sui Parlamentari italiani, diciamo che diamo il nostro voto favorevole; se questo voto favorevole serve per avere un urlo in più alla Comunità europea insieme alle altre comunità di montagna, perché da soli non andiamo da nessuna parte, è necessario fare un accordo fra le comunità dell'arco alpino e quindi presentarci a Bruxelles con i popoli della montagna, che non sono solo quello valdostano o solo quello piemontese, ma neanche solo quello italiano, perché ci sono il popolo francese, il popolo spagnolo, con i quali dobbiamo fare lobby per significare un urlo di preoccupazione: dal 2013 in avanti saremo sul mercato senza copertura in questo contesto, non avremo più gran parte dei finanziamenti per la montagna, non potremo più fare importanti sostegni alle imprese, all'agricoltura, ai servizi, al commercio e a tutto quello su cui oggi fondiamo la nostra economia. Questa è la sfida che dobbiamo mettere in piedi, quindi se il voto a questa legge serve per compattare la comunità valdostana e dare indirizzo maggiore al Governo regionale affinché vada a fare interconnessione politica, pressione politica al Parlamento italiano e al Parlamento europeo, ben venga, il nostro voto va in quella direzione.
Vorremmo però che nessuno di noi si illudesse che questa legge risolve i nostri problemi. Non è la Regione Valle d'Aosta che può risolvere i problemi della montagna con le risorse che ha: può migliorare l'organizzazione, dare indirizzi e impulsi, ma credo che la nostra prassi legislativa sia più che sufficiente per garantire con le risorse che abbiamo l'attuale livello di servizi sanitari, sociali, economici e finanziari alle comunità della nostra regione. Con quello che possiamo fare, con le nostre leggi credo che siamo adeguati per quello che riguarda l'autodeterminazione del nostro futuro, il problema è che il nostro futuro non dipende solo da noi: dipende dalle politiche che la Comunità europea in termini fiscali vuole realizzare. Certo, noi abbiamo delle gravi colpe, perché, quando citiamo ripetutamente l'articolo 14 del nostro Statuto e ci ricordiamo che la nostra zona franca necessitava di una serie di applicazioni Stato-Regione, la domanda sorge spontanea: cosa abbiamo fatto per realizzare quella zona franca? Nulla. Dobbiamo cominciare a farlo ancora oggi, se c'è una sola possibilità che la zona franca possa essere la destinazione di una comunità di montagna per dare un senso alla propria economia, sì, possiamo lavorare su questo. Certo, abbiamo 40 anni di ritardo. Al popolo quando ci chiede: "come mai non siamo zona franca?" voi cosa rispondete? "Perché lo Stato non ci ha mai considerato?", può essere, ma la comunità valdostana cosa ha fatto per realizzare la zona franca? Non ho visto petizioni, non ho visto proteste di piazza, prese di posizione di un popolo che voleva diventare zona franca: ho sentito un silenzio assordante, in primis della politica che dalla zona franca non aveva grandi vantaggi, perché lasciare i soldi in tasca ai cittadini significa averne meno a disposizione per gestire i bilanci. Non lo dico a questa attuale maggioranza, lo dico alla storia di questa politica negli ultimi 50 anni, di chi ha governato questa Regione e non ha urlato abbastanza per l'applicazione di quella zona franca, perché zona franca vuol dire il 20-30 per cento di tasse in meno ai cittadini lasciate in tasca ai cittadini, quindi il 30 per cento in meno nel bilancio della Regione, meno potere politico da poter utilizzare. Quando i cittadini chiedono come mai non abbiamo nel 2009 ancora la zona franca, quando la nostra Costituzione lo prevedeva, possiamo dire che la colpa è degli altri, ma dovremo chiederci cosa abbiamo fatto noi per ottimizzare questa zona franca. Oggi noi con tale legge possiamo fare un passo avanti solo se nasce una politica forte trasversale di tutte le forze politiche regionali, perché so che anche quando la Sinistra è stata al Governo a Roma con il Deputato Perrin sono stati fatti dei singoli sforzi molto difficili; non è sufficiente presentarsi con uno schieramento a Roma, siamo consapevoli che è importante presentarsi come comunità, altrimenti si ha poca chance di poter essere rappresentati in Parlamento, perché le leggi passano in Parlamento al di là di quello che vogliono i Governi, così come in Europa è importante presentarsi con gli schieramenti socialisti e dei popolari europei, uniti dalla volontà di favorire la montagna in tutta Europa. Queste sono dinamiche globali, che non possono essere sostenute dal singolo deputato, dal singolo senatore o europarlamentare.
Abbiamo bisogno di fare uno scatto in avanti, questa legge può essere il momento in cui ci uniamo, è una legge utile, ma non è sufficiente. Ci vuole una consapevolezza che siamo in ritardo, che il 2013 è domani e che con questa legge il 2013 non cambierà. Cambierà se dal Parlamento europeo e dal Parlamento nazionale la comunità valdostana sarà ascoltata insieme alle altre comunità, quindi sarebbe interessante che dopo questa legge la Presidenza della Giunta organizzasse un grandissimo convegno delle comunità alpine e montane in Valle d'Aosta, invitando spagnoli, francesi, polacchi, austriaci, italiani, per fare una gigantesca lobby di politici della montagna che urlino la loro disperazione, che urlino la loro preoccupazione, che urlino e facciano sentire la loro volontà di essere uguali agli altri cittadini europei, perché non siamo uguali, siamo in difficoltà sotto questo aspetto. Fare economia, fare servizi, fare turismo, fare commercio, fare assistenza sanitaria in montagna costa, fare assistenza sociale agli anziani... le popolazioni di montagna vivono più a lungo di quelle delle città metropolitane, quindi abbiamo dei livelli di assistenza sociale in costi più importanti, lo avete già detto voi, ne siamo assolutamente consapevoli, quello che ci manca sono le attenzioni economiche, non le chiacchiere, abbiamo bisogno che questo venga fatto. Presidente Rollandin, credo che questa legge potrebbe essere il buon viatico per aprire un gigantesco dibattito dei popoli della montagna nei confronti di chi ha il potere di decidere: Parlamenti e Parlamento europeo, lì possiamo giocare il nostro destino. Se questa legge può essere un primo gradino, ne siamo assolutamente contenti.
Président - En raison du principe de l'alternance, la parole au Conseiller Salzone.
Salzone (SA-UdC-VdA) - Grazie, Presidente. Noi, nel principio dell'alternanza, faremo un brevissimo intervento, non entreremo nel merito dell'articolato della proposta di legge, anche perché è già stata esposta con dovizia di particolari dai due relatori. Cercheremo in modo molto sintetico di analizzare e rimarcare l'aspetto politico-istituzionale, che a noi pare di rilevante importanza soprattutto per il prossimo futuro. Questa proposta di legge vuole offrire, come è stato detto, uno spunto incisivo per stabilire le linee per l'inquadramento dei principi che dovranno essere il punto di riferimento di una globale riforma legislativa in materia di montagna; per tale motivo non si tratta di una proposta di legge abrogativa, ma di una normativa di principio. Già nella passata legislatura peraltro avevamo fatto lo stesso percorso inviando in Parlamento un'analoga proposta di legge, che decadde con la fine anticipata della legislatura. Con questa iniziativa, con una proposta di legge statale vogliamo dare un contributo al dibattito in atto che, come abbiamo detto, vuole giungere ad una revisione dell'attuale legge in vigore sulla montagna. A distanza di 15 anni dall'emanazione della legge n. 97/1994 pare inderogabile una rivisitazione, considerando che molte parti della stessa risultano superate dall'evoluzione che il quadro giuridico istituzionale ha avuto in chiave europea. Un contributo che la nostra Regione vuole dare grazie anche all'esperienza maturata negli anni dal relatore, Onorevole Caveri, che di questa materia si è occupato con grande passione nei diversi ruoli istituzionali ricoperti. Impegno politico che ha contribuito a far conoscere e reclamizzare la vocazione naturale della nostra Regione, rendendola punto di riferimento e protagonista nei diversi dibattiti sui problemi della montagna, nelle diverse sedi nazionali, europee e mondiali.
Lo spirito della legge è quello di riconoscere finalmente che i territori di montagna devono essere intesi non più e non solo come territori svantaggiati, ma come luoghi capaci di influenzare positivamente le località circostanti, tanto da essere considerati un vero valore aggiunto in senso territoriale. È anche per questo che consideriamo molto importante la ricetta, come qualcuno ha detto, del Presidente della Regione, di istituire al più presto le zone franche montane, simili a quelle urbane di cui si parla in questi giorni e che avrebbero lo scopo di accedere ad incentivi previdenziali e fiscali e ad agevolazioni in generale, con benefici soprattutto per l'occupazione. L'idea si rifà all'esperienza francese del 1996, anche se in una situazione diversa dalla nostra, che ha trovato positiva applicazione soprattutto nei quartieri più degradati, nelle banlieues; per noi invece potrebbe essere l'occasione per riaprire la complessa questione dell'attuazione dell'articolo 14 dello Statuto, come diceva il collega Lattanzi, un argomento che può essere messo sul tavolo della bilancia.
La Valle d'Aosta, tramite il Presidente Rollandin, nella veste di Coordinatore della Commissione sulla montagna, potrà svolgere un ruolo fondamentale, approfondendo le problematiche istituzionali e finanziarie del "sistema montagna", coniugando gli aspetti di coesione territoriale con iniziative politiche in atto nella Commissione europea. Auspichiamo quindi un coinvolgimento serio di tutte le istituzioni, affinché si giunga ad un accordo che consenta di promuovere lo sviluppo economico, civile, sociale dei territori di montagna e di alta montagna, garantendo alle popolazioni adeguati livelli di efficienza dei servizi pubblici, anche attraverso la promozione di forme associative fra Enti, Comuni e Comunità montane, che consentano di gestire dei servizi in condizioni di efficacia, di efficienza, di economicità, esperienza che in Valle d'Aosta è già presente.
Terminiamo questo brevissimo intervento ribadendo ciò che è stato appena detto dall'intervento che mi ha preceduto e che condividiamo: il concetto è che senza le risorse non si risolvono certo i problemi della montagna.
Président - La parole au Conseiller Donzel.
Donzel (PD) - Egregio Presidente, cari colleghi, vorrei anzitutto ringraziare i Consiglieri Caveri e Chatrian non soltanto per l'impegno che hanno messo nel redigere il testo, ma soprattutto per l'intelligenza dimostrata nel superare le diverse posizioni che avevano portato in I Commissione due distinti provvedimenti. Era una questione non improvvisata, che risaliva anche al passato, che era stata oggetto di dibattito in Consiglio regionale nel 2007 e che aveva visto contrapporre alcune questioni concrete e pragmatiche a questioni di principio che erano ritenute fondamentali. Va quindi dato atto al fatto che si è riusciti a superare questa impasse e a giungere in aula con un unico testo, che è molto più forte dei due testi singoli separati.
Ritengo che questa legge sia importante e che sia importante che il Consiglio regionale faccia una legge di tale tipo e la invii al Parlamento italiano. È naturale inviarla al Senato, ma sarebbe importante che venisse comunicata anche alla Camera, perché è alla Camera che si stanno discutendo al momento alcune proposte di legge sulla montagna: ce ne sono cinque che hanno già iniziato l'iter di discussione e non è male che la nostra proposta di legge sia messa a conoscenza di questi parlamentari che la stanno discutendo. Sono proposte di legge che sono state presentate da diversi gruppi parlamentari a testimonianza che questo è un tema che interessa tutti. L'iter è già stato avviato e siccome nelle leggi nazionali, soprattutto sulla parte che riguarda i contenuti, ritroviamo una stretta correlazione con il testo presentato oggi in Consiglio... sicuramente il nostro testo non è avulso dal dibattito nazionale, anzi riprende in molte parti quasi integralmente i testi nazionali, quindi può essere un testo che può trovare spazio nel dibattito parlamentare a livello nazionale. Questo testo ha senza dubbio un'originalità che gli va riconosciuta, ecco perché ha un senso che esso vada avanti: lo sforzo fatto rispetto alla definizione di cos'è montagna, cos'è alta montagna, cosa sono le zone di alta quota non è uno sforzo superficiale. Penso che il limite maggiore delle leggi nazionali presentate, anche alcune dal Partito Democratico, sia proprio quello di non ancora individuare in modo specifico quali sono le aree di montagna, ma lasciare una definizione che è troppo vasta. In questo senso è originale il contributo del Consiglio regionale e va dato atto che questo sforzo fatto dai colleghi è estremamente positivo, perché non stiamo andando a replicare. Potrei dire: guardate che l'articolo che riguarda la scuola o quello che riguarda la sanità è già in discussione tale e quale alla Camera, si ritrova nei testi del Senato, ma non è tanto questo, il fatto è che l'applicazione di quelle norme sarebbe un'applicazione debole se non andiamo prima a definire cosa intendiamo per montagna. Possiamo quindi dare un contributo originale, di qualità al dibattito parlamentare italiano con il testo di legge che approviamo qui.
Va detto però che anch'io sono preoccupato rispetto al fatto che una legge approvata a livello nazionale possa risolvere i problemi e ve lo sintetizzo con una battuta semplicissima, con quanto ha riportato il Sottosegretario di Stato all'economia e alle finanze, Alberto Giorgetti, intervenendo in V Commissione il 1° luglio 2009, rispetto al dibattito sulle leggi sulla montagna, con una frase sibillina ha chiarito molto bene il tema: "I profili finanziari risultano alquanto problematici", tradotto: non ci sono le risorse in questo momento, soprattutto per coprire in senso lato tutta la montagna italiana, partendo dalla Calabria ad arrivare al nord. Qui sì che diventa interessante il fatto che, come ha giustamente rilevato il collega Caveri, sia stato siglato finalmente il Trattato di Lisbona, perché è dall'Europa che può arrivare una risposta importante anche a territori come la Valle d'Aosta, perché, se verrà riconosciuta la montagna e regolamenti europei consentiranno alle singole realtà di intervenire, potremo avere la possibilità di intervenire sui territori di montagna. La vedo in modo diverso da come l'hanno posta altri in quest'aula, ossia fare un accordo con il livello nazionale affinché ci dia delle risorse: non è tanto la quantità delle risorse, è che, stando dentro dei regolamenti comunitari, non possiamo spendere queste risorse, perché siamo bloccati da leggi che ci impediscono o perché bisogna tutelare la libera concorrenza o per altri motivi. Noi potremmo già, con uno sforzo e con le risorse che abbiamo a livello regionale, intervenire a sostegno di alcune realtà di montagna, ma non lo possiamo fare nel quadro delle norme che ci sono oggi; ecco perché serve il riconoscimento della montagna a partire dall'Europa e spero che questo venga anche recepito al più presto nel contesto italiano. In questo senso è importantissimo che noi non ci troviamo da soli, è importante che facciamo sentire che c'è una voce della Valle d'Aosta che si fa sentire anche in Parlamento, ma che riusciamo anche a costruire una strategia di collaborazioni con altre Regioni alpine, in modo che si crei un ampio schieramento che sostenga le nostre ragioni. La fierezza di un popolo è indispensabile affinché questo popolo continui ad autodeterminarsi, ma, siccome è stato citato Strauss, non vorrei che facessimo la fine delle popolazioni che studiava Lévi-Strauss, molte delle quali oggi sono addirittura estinte. È quindi importante che riusciamo a stabilire dei contatti con altri popoli alpini per difendere la montagna.
Nel merito della legge, su alcuni passaggi, mi permetto di sottolineare l'importanza che vada avanti questo dibattito. Sicuramente è stato fatto uno sforzo positivo nell'individuare la montagna, però c'è un articolo in cui alla fine si dice: "però tutta la Valle d'Aosta va intesa come territorio di montagna", ci mancherebbe, siamo proprio incassati nelle montagne! Ma per esempio a Trento e Bolzano, avendo dei capoluoghi di Regione come Trento che hanno un consistente numero di abitanti, hanno escluso nell'ambito della montagna i capoluoghi, questo è uno dei tanti temi aperti di confronto. Non è così facile, quando andremo a questo confronto su cosa è montagna, confrontarsi con altri che faticano a capire cos'è la montagna. C'è un concetto che mi piace molto, che riguarda il grado di accessibilità ai luoghi e la pendenza del territorio, perché ad esempio Pont-Saint-Martin è certamente molto in basso, ma ha immediatamente delle montagne che si alzano in verticale, ha delle vigne che si trovano in situazione di pendenza estrema, per cui, pur essendo un comune di fondovalle che potrebbe essere "escluso" dal discorso di montagna, poi ha delle condizioni tali che lo potrebbero far rientrare nel concetto di montagna. Il concetto della pendenza che riguarda molti territori della media montagna valdostana quindi è un discorso che dovrà essere ripreso e approfondito anche nel contesto europeo. Su questo bisogna assolutamente che ci si confronti, perché il rischio che si sia tutti compresi in un'unica indefinita montagna potrebbe essere molto debole, perché quanto più si allarga il concetto di montagna tanto più la quantità di risorse che può essere distribuita ai territori diminuisce.
Un'ultima battuta sulla questione della zona franca, spero che un giorno il Presidente voglia consentire un dibattito su questo tema al Consiglio regionale, vorrei far notare che la maggior parte delle leggi depositate in Parlamento sfuggono dall'utilizzo del termine "zona franca", ma uno dei punti cardine che hanno, soprattutto quella al Senato, n. 73, è quello che prevede il concetto di esenzione fiscale per i territori di montagna, che, se vogliamo, possiamo tradurlo nel tentativo di aprire a zona franca. Non si utilizza il termine "zona franca", perché è un termine che ingenera contenziosi, problematiche anche perché la zona franca non può prescindere da un riconoscimento oggi che si trova in Europa e il problema è di nuovo l'Europa. Il concetto di esenzione fiscale invece è un concetto assolutamente bipartisan sui temi della montagna e che già troviamo contenuto con chiarezza nei disegni di legge a livello nazionale e che, secondo me, è uno dei temi forti che va ripreso. Per questo motivo il Partito Democratico, ringraziando nuovamente i colleghi per il lavoro svolto, voterà a favore di questa legge e farà il possibile perché gli aspetti originali di questa legge siano comunicati ai nostri Deputati, ci sono quasi 70 Deputati del PD che hanno firmato l'atto alla Camera n. 2007, che contiene sostanzialmente i contenuti presenti nella nostra legge, salvo la questione della definizione specifica di cosa intendiamo per montagna. Comunicheremo loro questo importante lavoro che è stato fatto qui a livello regionale e con loro, in sinergia anche con i parlamentari europei, continueremo questa battaglia, perché non è una battaglia pleonastica, non è una battaglia solo per far vedere che esistiamo, ma è una battaglia che riguarda la vera possibilità di continuare ad operare in territori di montagna, soprattutto in quelle fasce più svantaggiate che oggi in Valle d'Aosta riguardano non solo alcune località di alta quota, ma tutta una fascia di media montagna che sta incontrando grandissime difficoltà e che addirittura vive fenomeni di sensibile spopolamento. Grazie.
Président - Pour la majorité la parole au Conseiller La Torre.
La Torre (FA) - Grazie, Presidente. Intanto voglio anch'io complimentarmi con i relatori, ottima relazione, assolutamente puntuale. Che la legge n. 97/1994 sia una legge superata è evidente, quindi credo sia giusto interrogarsi sul futuro della montagna, ritengo sia anche giusto farlo alla luce di un contesto europeo che cambia. La Valle d'Aosta deve inserirsi in un dibattito come questo, lo ha fatto nel passato, c'è stato un lavoro egregio al Parlamento, al Senato da parte di chi ci ha rappresentato, sempre cercando di evidenziare questo ruolo della Valle d'Aosta, quindi anche oggi con questa legge cerchiamo di inserirci in un dibattito a pieno titolo. Non credo sia giusto massificare in questo dibattito anche la Valle d'Aosta; diceva bene prima qualcuno, si cerca già, identificando la montagna in un 60 per cento del territorio italiano, di massificare tutto, la Valle d'Aosta invece ha una sua forte identità e noi lo affermiamo usando lo strumento che abbiamo: uno strumento istituzionale, presentando una legge. Non vorrei quindi tanto intervenire su questo, su cui ho già terminato.
Vorrei fare una riflessione invece di altro genere, che è quella della seconda via: più che la via istituzionale, la via politica, la via parallela. Questo parte da una consapevolezza di ruolo e di identità che abbiamo come valdostani, perché, se c'è una cosa che mi sta molto più cara della montagna, è la Valle d'Aosta. Quando si parla della Valle d'Aosta, dobbiamo dire che in qualche modo la montagna si fonde con la nostra autonomia, con il nostro istinto all'autogoverno. È su questo che vorrei di più riflettere e in qualche modo mi faccio anche delle domande su quella che è stata finora la nostra gestione, di quello che è questo istinto di autogoverno e di questa vita della montagna. Fino ad oggi abbiamo dato delle risposte valide per la nostra popolazione: quello che abbiamo costruito fino ad oggi è qualcosa di estremamente positivo, un modello valdostano che ha dimostrato nel tempo e nei modi di essere all'altezza delle aspettative del nostro popolo, facendolo progredire, evolvere, dandogli un benessere non indifferente. Oggi, considerato che le cose cambiano, è chiaro che dobbiamo rileggere, con una visione diversa e anche più creativa, questa fusione fra la montagna e l'autogoverno ed è questa la grande sfida, che non si identifica in una legge, essendo questa un aspetto istituzionale che andrà a segnare con un paletto ben preciso - come è giusto che sia - la nostra presenza all'interno di un dibattito più ampio. Qui ci dobbiamo interrogare su quello che è un ruolo politico che dobbiamo svolgere, quindi anche interrogarci fra di noi sul ruolo che le forze regionaliste e autonomiste devono avere come traino rispetto a questo cambiamento che avviene intorno a noi e che ci induce a rileggere la montagna e il diritto all'autogoverno dei valdostani. Lattanzi un po' ci provoca... certamente anch'io vorrei avere uno Scajola che mi fa 22 zone franche urbane...
(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)
...e ne fa una a Ventimiglia, ma questo mi fa ancora più riflettere sull'aspetto politico. D'altronde non posso neanche non vedere il percorso che ha fatto la Lega nel nord-est, nel momento in cui da semplice movimento locale è riuscita a trasformarsi su un'esigenza - non solo su una volontà - territoriale e a dare un corpo e un significato alla propria identità culturale e territoriale. In questo noi, che siamo precursori - perché noi siamo precursori di questa intuizione politica e dobbiamo esserne fieri e convinti di questo bagaglio culturale che ci portiamo -, oggi dobbiamo riprendere un percorso come forze regionaliste e autonomiste, che ci deve vedere protagonisti politici di un cambiamento.
Quando si fa un richiamo al 1948 e al nostro articolo 14, noi certamente è da lì che possiamo ripartire, ma nei confronti di che cosa? Ma di un nuovo rapporto di negoziazione con lo Stato! Perché mi viene facile da dire che come Ventimiglia ha ottenuto la zona franca molto più titolo ha la Valle d'Aosta ad ottenere una zona franca di montagna. Così come mi viene facile dire che il nostro bilancio... perché non dobbiamo chiedere soldi, i nostri 9/10 sono a tutela della nostra autonomia, non abbiamo bisogno di chiedere denaro, noi dobbiamo affermare che la Valle d'Aosta, proprio perché è una zona franca di montagna, deve essere sganciata dal Patto di stabilità! I denari che sono della Valle d'Aosta devono poter essere spesi con la propria autonomia sul proprio territorio per il popolo valdostano ed è qui che si concretizza il discorso che faceva Lattanzi di dire: "è inutile parlare, bisogna fare una politica del fare". Credo che da qui possa partire un percorso politico che si riallacci immediatamente alla zona franca di montagna, quando parleremo dello Statuto e dell'articolo 14, che si rifaccia al rapporto nella Paritetica con lo Stato e alle norme di attuazione, su cui dovremo aprire un grosso dibattito ed evidentemente - lasciatemelo dire, perché ho premesso che avrei fatto un discorso politico - anche sulle alleanze politiche, perché lo sappiamo che, quando si fa un discorso politico, si creano quelle che Lattanzi chiama lobby politiche e che io definisco dei raggruppamenti, delle forze compatte che mirano a dei medesimi obiettivi. Questo diventerà strategico e fondamentale, perché le forze regionaliste dovranno essere più aggressive per difendere la loro autonomia e dovranno avere una visione che uscirà anche dai confini della Valle d'Aosta, per andare non solo a confrontarsi, ma ad incidere sul ruolo di cerniera che Regioni come la nostra possono avere rispetto ad altri territori! Lo abbiamo visto con le votazioni al Parlamento europeo, lo abbiamo visto come i voti sono arrivati anche dall'esterno, quindi è solo una questione di credere in un certo percorso e portarlo avanti, assumersi una responsabilità che è quella di uscire da una nicchia che fino ad oggi siamo riusciti a gestire bene. Oggi questa nicchia, che viene messa in pericolo da quello che arriva dall'esterno, ci deve vedere rispondere compatti come forze regionaliste e portare il nostro messaggio, il nostro modello valdostano, che è un esempio replicabile, perché dovremmo essere fieri di andare a dire in tutto il resto d'Italia e nelle regioni limitrofe che il modello valdostano è replicabile, è un modello che si può portare avanti, è un modello che può avere un confronto e un'evoluzione rispetto ai territori limitrofi: è attraverso un percorso politico di questo tipo, fatto da posizioni politiche delle forze regionaliste autonomiste, da alleanze politiche a sostegno della montagna e dell'autogoverno, di un percorso economico che deve vedere in una negoziazione con lo Stato un riconoscimento della capacità di autogoverno completo sul nostro bilancio e via dicendo, attraverso una serie di azioni che da oggi dovremo portare avanti in tutta la nostra politica nel suo complesso. Questa è una legge sicuramente giusta, perché, sotto il profilo istituzionale, marca la nostra posizione, avevamo titolo per farlo, lo stiamo facendo oggi e vorrei anche fare un riconoscimento non solo ai relatori oggi che hanno portato questa legge, ma anche a tutti i Deputati e Senatori che in passato hanno svolto un'azione molto significativa presso il Parlamento, anche se oggi a malincuore mi sembra di vedere che c'è un'azione ridotta da parte del Deputato e del Senatore; questo mi lascia un po' perplesso, ma ci torneremo sopra su tale argomento. Grazie.
Président - La parole à la Conseillère Patrizia Morelli.
Morelli (VdAV-R) - Merci, M. le Président. Chers collègues, permettez-moi de m'associer également aux remerciements aux rapporteurs de cette propositions de loi de l'Etat, les collègues Caveri et Chatrian, ainsi qu'à tous ceux qui ont contribué à la rédaction de ce texte. Cette proposition de loi que nous sommes en train d'examiner aujourd'hui marque à mon sens une étape importante dans la politique de la montagne. Nous sommes confrontés aujourd'hui à une norme d'envergure, qui ne se limite pas, comme cela se passe souvent, à gérer les contingences, le quotidien, chose qui est bien nécessaire, bien entendu; cette loi se place à un niveau supérieur: essaie de voir le présent et le devenir de la montagne, donc de notre Pays aussi, dans une optique ample et de perspective, dépassant les visions sectorielles. C'est en intégrant de manière équilibrée développement et protection que cette proposition de loi essaie de préfigurer une politique géographique de développement durable. La Vallée d'Aoste de par sa vocation intramontaine, comme déjà cité par le collègue Caveri, de par sa géographie, son histoire, ses traditions, son identité, est sûrement attitrée pour se poser en protagoniste au sein du débat concernant l'évolution des territoires de montagne. Le moment est venu pour que la montagne puisse aspirer à une conception respectueuse des valeurs spécifiques desquelles elle est porteuse et pour que l'on abandonne l'idée générale encore assez courante de territoire arriéré ou bien de colonie de vacances, où la vie des populations doit rester figée de quelque manière dans une vision onirique ayant un effet relaxant sur les citadins, ou bien encore de terrain de jeu pour vivre des expériences-limite.
Dans ces dernières décennies en Europe un important débat s'est développé au sujet de la montagne et de son avenir, des chercheurs, des intellectuels se sont évertués à étudier, à essayer de tracer des lignes de développement futur. Je crois que nous avons tous eu l'occasion de lire quelques ouvrages à ce propos, je ne veux pas les citer, il y en a sûrement de remarquables, il s'agit d'études intéressantes, très stimulantes, qui laissent entrevoir des perspectives fascinantes pour les territoires de montagne, notamment pour les Alpes, souvent représentées potentiellement comme le futur de l'Europe, en tant que réservoir de matières premières, mais également en tant que lieu encore relativement non contaminé. Après ces lectures on replonge dans la réalité et alors il faut se confronter aux problèmes concrets de ceux qui vivent en montagne et même en haute montagne, je pense à ceux qui vivent à Valgrisenche, à Cogne, à Champorcher. La nécessité de protection de l'environnement, qui est une notion désormais largement partagée au-delà de l'écologisme pur, doit forcément se conjuguer au fait de garantir aux gens de la montagne une qualité de la vie et des opportunités qui soient comparables à celles des citadins, sans toutefois reproduire le modèle de la ville.
Mais nous, les montagnards, que pensons-nous? Quel développement souhaitons-nous pour ces localités et pour notre Pays en général? Et d'abord sommes-nous conscients de cette identité montagnarde? Avons-nous un modèle original à proposer? Un style, pour citer Lévi-Strauss, évoqué tout à l'heure par Caveri? Pour combien de valdôtains, de jeunes en particulier, il n'y a pas de différence entre le fait de vivre en montagne ou de vivre dans n'importe quel autre endroit? C'est des questions cruciales, auxquelles nous devons répondre, car quand les gens de montagne ne savent plus "lire" leur territoire et ne fréquentent plus leur propre montagne, ils ont perdu à jamais une partie de leur identité et ils ne voient plus de raisons pour déployer des énergies en faveur de leur territoire et d'y habiter. Le risque est que d'autres s'en approprient et qui en décident l'avenir.
Je considère cette proposition de loi une première réponse importante, d'abord parce qu'elle est notre réponse à nous, le fruit d'un débat qui a mûri au cours des décennies au sein de nos institutions et évidemment parce qu'elle fixe des paramètres objectifs, qui définissent sur le papier ce qu'est un territoire de montagne et à quelles conditions l'on veut garantir une existence digne de ce nom aux gens qui habitent la montagne, des contenus significatifs de cette proposition de loi soyons en tous conscients... au sein de cette Assemblée, nous en premier, et dans le Gouvernement valdôtain, lorsque nous sommes appelés à prendre des décisions importantes, concernant, par exemple, la rationalisation, un mot qui est à la mode, des transports, des services sanitaires, des écoles, des postes forestiers.
J'ai de forts doutes quant au fait que ce texte puisse en ce moment retenir l'attention du Parlement italien, pris comme il est par toute autre question; cela n'empêche que cette proposition de loi reste une étape importante dans le débat qui doit amener la montagne et la Vallée d'Aoste à tracer son parcours original dans tous les domaines: économique, urbanistique, culturel, social. Il s'agit d'une tâche noble et engageante, où le travail commun et le partage des idées même à l'extérieur, comme cela a été évoqué, sont indispensables en ayant toujours bien présent que le territoire est notre richesse principale, à utiliser bien sûr, mais à ne pas gaspiller irrémédiablement et en étant conscients également que l'avantage collectif doit toujours primer sur l'intérêt particulier. Je vous remercie.
Président - Il n'y a plus d'autres inscrits à parler en discussion générale. Je ferme la discussion générale.
La parole au Président de la Région, Rollandin.
Rollandin (UV) - Merci, M. le Président. Je crois que l'analyse qui a été faite de la proposition de loi qui a repris les deux propositions qui avaient été à son temps prédisposées et qui va en principe retenir une partie de la loi qui avait été déjà votée dans ce Conseil il y a quelque temps, avec des modifications importantes, a permis d'ouvrir un débat fort intéressant. Je crois que soit le rappel historique que les idées qui ont été reprises par rapport au développement de l'idée de la montagne nous ont permis de faire un aperçu intéressant de l'état des choses, ce qui est un peu plus difficile à décerner est ce qui se passera pour le futur. En effet l'idée est dans quelque sorte de solliciter dans ce cas l'Etat à donner une réponse, car je crois que le sens de cette loi avant tout c'est dans cette direction, de dire: "nous sommes concernés directement comme région alpine dans ce thème", nous avons vu dans le temps qu'il y a eu des moments importants de rappel de la montagne. Je voudrais rappeler qu'à un moment donné on avait célébré comme un grand succès le fait d'avoir une journée pour la montagne, ce qui existe encore: il y a une journée pour la montagne l'11 décembre. Il y avait une rencontre officielle avec le Président de la République avec les associations qui représentaient toutes les régions alpines, qui allaient là présenter un dossier en principe qui allait dans la direction de souligner l'intérêt général de défendre la montagne, ce n'est pas défendre la montagne un élément en lui-même, c'était de dire que la montagne est responsable de ce qui se passe dans la plaine et de dire que l'intérêt de maintenir la montagne c'était aussi pour ceux de la plaine.
Je ne veux pas revenir sur toutes les observations qui ont été faites que je partage. C'est très intéressant d'avoir repris des thèmes importants soit sociaux, qu'économiques, que d'envergure culturelle. Je crois que la montagne dans l'aspect culturel, dans l'aspect de l'éducation... je voudrais rappeler que les écoles de montagne pour ce qui nous concerne étaient en principe un point de repère qui dans le temps a été reconnu comme un des points plus avancés de l'éducation et la Vallée d'Aoste a fait vraiment école; là aussi dans les petites écoles on n'avait pas crainte de mettre un petit crucifix, même fait de façon artisanale, c'était normal, si on va visiter dans les petits hameaux les écoles d'antan, toutes les écoles avaient d'une façon modeste un crucifix qui allait marquer le sens de la collectivité. Comme n'importe où dans la montagne il y a des creux qui signifient le sacrifice, qui signifient le sens des populations de montagne qu'ont toujours eu de maintenir cette attitude humble, sérieuse et en sachant que la montagne est engageante, la montagne est difficile.
En revenant aux points de repère de la loi, j'estime qu'il y a des sollicitations intéressantes même pour ce qui est de sortir finalement de l'impasse de la définition de montagne. Depuis le début il y a eu une équivoque de fond, qui a empêché d'avoir des lois intéressantes sur la montagne. Le fait qu'il y ait la majorité des Communes en Italie qui sont insérées dans des Communautés de montagne dit qu'il y a quelque chose qui cloche, il faut revenir sur quelque chose de plus sérieux. Là les tentatives ont été faites dans les années de la part de tout le monde, chaque fois on tombait sur la difficulté de faire passer du point de vue politique un accord, car il était évident à son temps, étant donné qu'on allait financer les Communautés de montagne, que si on enlevait une Commune de la Communauté de montagne, signifiait qu'on prenait moins de fonds pour gérer des petites questions liées au territoire.
Credo che la possibilità che oggi abbiamo di sostenere questa legge è quella di fare squadra, quindi sarà sia per la nostra parte dell'Alpi-Med, sia del nuovo GECT... noi porteremo questa legge all'attenzione delle Regioni Liguria e Piemonte in primis, ma di tutto l'arco alpino, perché dovremo fare squadra, dovremo avere su questo un coinvolgimento di tutti gli eletti prima di tutto, ma anzitutto della gente che si convinca che ci sono qui dei principi importanti per la salvaguardia della montagna.
Oggi l'impegno nella salvaguardia della montagna è stato detto, il sovrapprezzo della montagna è stato ricordato, è stato anche quantificato in alcuni settori, il 30 per cento in più per la sanità, ma se facciamo un conto, in tutti i settori c'è un sovrapprezzo; non parliamo poi oggi in un momento in cui si parla di responsabilità e quindi di sicurezza per tutto quello che succede in montagna. Ieri si parlava non dico delle alte vie, ma dei sentieri di montagna, tutti si pongono il problema: "ma se viene giù un sasso, chi ne risponde?". Domanda che fino a qualche anno fa non veniva nemmeno fatta, oggi è una delle prime domande che si pongono. Problemi in tutti i settori, ma soprattutto le strade di montagna: com'è pensabile che le strade di montagna siano messe in sicurezza assoluta? La montagna si muove e si muoverà sempre! Abbiamo il problema delle frane, è chiaro abbiamo un problema che è un'emergenza, investiamo (lo vedremo nel bilancio) milioni di euro per mettere in sicurezza le strada oltre che i villaggi. Tutto questo è un elemento conosciuto su cui non voglio tornare, però quello che è un problema importante, con un'evidente ricaduta politica - lo sarà anche adesso nel momento in cui si va a trattare sul federalismo fiscale -, il problema di cui noi chiediamo che venga dato atto alle Regioni è quello di avere con trasparenza i conti. Io devo poter dimostrare se ho dei costi in più, non è un vantaggio che io voglio solo perché sono montagna, altrimenti è un discorso perdente, è un discorso che non regge, perché, quando c'è un confronto con altre realtà, dicono: "ma perché tu devi avere di più?" e io lo devo dimostrare sotto il profilo economico, quindi federalismo fiscale. Sotto questo profilo, credo che sarà una battaglia molto lunga, con questo abbiamo sollevato alcuni problemi; abbiamo messo dei criteri fra montagna e alta montagna che semplificano alcuni criteri, poi su questo si potrà discutere; l'importante è che con gli altri si abbia la voglia di discuterne, di riuscire a capire che questi criteri non sono inventati, ma sono legati a delle attività che nella pratica di tutti i giorni scontano il fatto di essere ad altitudini diverse; questo è un fatto che dovrà essere visto con molta attenzione.
Riteniamo che tale disegno di legge abbia questo pregio: non si parla di soldi, ma di una serie di principi che possono essere alla base di riconoscimenti per poter avere la possibilità di utilizzare dei fondi e la possibilità di averli nel momento in cui ci siano delle disponibilità anche a livello europeo come a livello nazionale. Questo è il concetto di base e su questo crediamo di poter fare una battaglia corretta; condivido quello che ha detto la collega Morelli: non ci sono molte condizioni ideali di discussione per cui tale tema venga affrontato a livello nazionale con la serenità e l'attenzione che meriterebbe. Oggi andiamo in una fase elettorale, siamo di nuovo in campagna elettorale; qui le comunali avvengono fra un po', ma non ci distraggono oltre modo, a livello nazionale sia le regionali, sia le comunali sono impegnative, quindi entriamo in un periodo in cui tutto si rimanda, tranne urgenze che vengono decise non certo in funzione delle nostre leggi. Lo dico perché sicuramente dobbiamo aspettarci dei tempi medio-lunghi, non è pensabile che, fatta la legge, ci sia subito il... altrimenti sarebbe immaginare quello che non succederà.
Ancora due aspetti soprattutto sul discorso economico. Sono stati evocati due fatti molto importanti, che hanno influito da sempre sul nostro territorio e alcuni discorsi che potranno esserlo. Il discorso dell'energia: la gran parte delle aziende che sono venute in Valle d'Aosta sono venute per la ricchezza energetica; se non c'era il discorso dell'energia, l'Ilssa e tutte le altre non avrebbero avuto una presenza in Valle d'Aosta se non c'era questo elemento forte: l'acqua. Oggi su questo abbiamo avuto sicuramente il grande vantaggio di poter acquistare le centrali, ma le centrali hanno una scadenza per le concessioni e mi riallaccio ad una nota che Luciano ha fatto sul problema delle liberalizzazioni e di tutto quello che ne consegue. Abbiamo visto cosa è successo in Trentino e dobbiamo immaginare cosa può succedere anche qui: alla scadenza delle concessioni dobbiamo tener conto che non è scontato avere nuovamente le concessioni; le concessioni dovranno essere viste come un elemento di bando, dovremo avere la possibilità di rientrare nella concessione. Lo dico perché è il 2026 per alcune, sembra molto lontano, ma è più vicino di quanto pensiamo; questo è uno strumento ottimo, ma è come avere la macchina alla quale manca la benzina o l'impianto elettrico. Sono elementi che dovranno essere discussi, le norme di attuazione su cui si sta lavorando vanno in questa direzione; finalmente sono ripresi i lavori e ne siamo felici, inizierà il 9 la prima seduta, quindi avremo argomenti importanti da sostenere.
L'altro punto è la zona franca, anche qui non vorrei che ci fossero equivoci. Della zona franca si è sempre parlato, si sono presentati dei progetti, ma sulla zona franca si è impostato un discorso che nel momento in cui è entrato in discussione il problema a livello europeo... vorrei ricordare che su questo si sono fatti studi a livello di regione, si sono fatti convegni, si è cercato di capire quali erano i limiti che potevamo avere nell'applicazione della zona franca dell'articolo 14. Quella che era l'intuizione della zona franca nel momento statutario non è quella di oggi, perché allora c'era il discorso delle frontiere, quindi la zona franca aveva un senso, perché c'era la possibilità di utilizzare al meglio la zona franca vecchio concetto, la zona franca come tutto il territorio. Da lì siamo passati a punti franchi, ci sono ancora dei punti franchi, ma sempre più a livello comunitario questa situazione si sta riducendo, quindi l'attuazione adesso delle zona franca risulterebbe molto più limitata della zona franca nel concetto statutario. Le zone franche montane sono una possibilità di inserirsi in un processo di defiscalizzazione, che può essere utile, però è tutto da costruire; quindi si dovrà andare a una riflessione la più aperta possibile per presentarsi e presentare dei documenti; però non è che se presentavamo una legge sull'applicazione della zona franca, ci dicevano: "benissimo, la discutiamo", perché noi abbiamo avuto per alcuni anni dei buoni in esenzione e lì sappiamo cosa significava: significavano miserie i buoni del caffè, del tè, costava più produrre il buono di quanto rendeva il buono, tanto che non li prendeva più nessuno! L'ultimo ce l'hanno tolto, perché dal 2003 è stato detto con chiarezza che non si poteva più avere, quindi dobbiamo guardare anche i limiti di sovrapposizione fra norme comunitarie e norme nazionali, perché il diritto comunitario su questo ha preminenza e non è possibile resistere oltre un certo limite. Questo lo dico per chiarezza e per evitare che ci siano equivoci, altrimenti sembra che non si è fatto e quindi non abbiamo ottenuto... rendiamoci conto che ci sono dei paletti e che questi non sono eludibili.
L'ultimo concetto molto importante che è stato evocato è quello della competitività, su questo credo che si apra il capitolo più difficile, perché anche l'Europa ha parlato di montagna per analogie, per il principio di coesione, ma non è che nomina la montagna. Mentre dice che le isole sono un elemento da valutare, della montagna non ha mai parlato! La sensibilità a livello comunitario sulla montagna è zero! Se è zero virgola sette a livello nazionale, a livello europeo è zero, non esiste! Questo è solo per un ragionamento, prima erano le zone svantaggiate e noi abbiamo marciato sulle zone svantaggiate, adesso i principi di coesione sono tutti da costruire. Con questo voglio dire che sicuramente è molto apprezzabile il fatto che vi sia una legge di questo tipo, di principi; vorrei ricordare che fino a qualche anno fa il dibattito sulla montagna, come avviene da altre parti... perché fuori dalla Valle d'Aosta il discorso sulla montagna è stato il problema di finanziare le Comunità montane, perché la lotta che è stata fatta negli anni a livello parlamentare era di rifinanziare le Comunità montane, prima erano 60 milioni di euro, poi ridotti a 30 milioni di euro, adesso non ci sono più i soldi con il discorso che di fatto le Comunità montane non esistono più. Dobbiamo quindi uscire da alcuni equivoci, questa legge fa chiarezza, dà degli spunti importanti per avere una discussione seria che permetta di rimettere a punto la strategia sulla montagna, che è quella di una grande attenzione ai sovraccosti, quella di una grande attenzione alla riserva culturale della montagna, ambientale. Non voglio andare sul discorso dei parchi, perché anche qui si aprirebbe un discorso per la montagna interessante: come sono i parchi montani rispetto ai parchi marini? Se andiamo a vedere i soldi che vengono dati ai parchi montani rispetto a quelli marini, scopriamo delle cose molto interessanti. Ci sono diversi temi che potrebbero essere evocati e che sicuramente verranno ripresi per portare avanti a livello nazionale - su cui ci impegniamo tutti a sensibilizzare per le parti opportune - l'attività per sostenere questo progetto. Grazie.
Président - Je pense que nous pouvons passer à l'examen de la loi article par article. Nous avons l'amendement du Conseiller Caveri et du Vice-président Chatrian concernant le titre, qui récite:
Emendamento
Il titolo sul nuovo testo sulla montagna va così interamente sostituito:
"Disposizioni e misure per lo sviluppo, la tutela e la valorizzazione dei territori di montagna".
Je le soumets au vote:
Conseillers présents et votants: 32
Pour: 32
Le Conseil approuve à l'unanimité.
Président - Est-ce que je peux annoncer le même résultat pour l'article 1er? Même résultat.
Président - Article 2: même résultat. Article 3: même résultat. Article 4: même résultat. Article 5: même résultat. Article 6: même résultat. Article 7: même résultat. Article 8: même résultat. Article 9: même résultat. Article 10: même résultat. Article 11: même résultat. Article 12: même résultat. Article 13: même résultat. Article 14: même résultat. Article 15: même résultat. Article 16: même résultat. Article 17: même résultat. Article 18: même résultat. Article 19: même résultat. Article 20: même résultat. Article 21: même résultat. Article 22: même résultat. Article 23: même résultat. Article 24: même résultat.
Président - Je soumets au vote la loi dans son ensemble:
Conseillers présents et votants: 33
Pour: 33
Le Conseil approuve à l'unanimité.
Président - Chers collègues, la loi sera envoyée aux deux Chambres. Merci pour votre collaboration, la séance est levée.
La séance est levée.
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La réunion se termine à onze heures et onze minutes.
