Objet du Conseil n. 590 du 10 juin 2009 - Resoconto
OGGETTO N. 590/XIII - Interpellanza: "Interventi atti a garantire il proseguimento delle attività della società SET di Issogne".
Interpellanza
Preso atto che la società SET di Issogne, specializzata in lavorazioni meccaniche, ha portato i libri in tribunale, aprendo una procedura fallimentare, che molto probabilmente porterà alla chiusura della fabbrica e al licenziamento dei 52 dipendenti;
Evidenziato che l'attività della società è ben inserita nel mercato, mentre i problemi che hanno portato alla procedura fallimentare sono legati ad una sottocapitalizzazione della società;
Sottolineato come gli stabilimenti industriali sono un patrimonio indispensabile per la nostra regione ed occorre difendere questo tessuto indispensabile per il benessere di tutta la comunità, anche perché è un patrimonio di conoscenze e di professionalità difficilmente ricostruibile nel momento in cui si dovesse arrivare alla chiusura dell'attività;
Tenuto conto che Finaosta spa dovrebbe svolgere il ruolo di IRI della Valle d'Aosta, cioè di accompagnatrice dei momenti di crisi, immettendo la liquidità necessaria, garantendo il proseguimento dell'attività, nell'attesa di trovare nuovi soci industriali cui affidare la società così salvata;
i sottoscritti Consiglieri regionali del Partito Democratico
Interpellano
la Giunta regionale per conoscere:
se intenda intervenire rapidamente, attraverso Finaosta, per garantire, attraverso gli opportuni e necessari finanziamenti, la prosecuzione del lavoro e delle attività della società Set di Issogne.
F.to: Carmela Fontana - Rigo - Donzel
Presidente - La parola alla Consigliera Carmela Fontana.
Fontana (PD) - Grazie, Presidente. La crisi economica e finanziaria che da oltre un anno rende la vita difficile a molti cittadini valdostani è stata correttamente affrontata in questo Consiglio con una serie di provvedimenti di sostegno al reddito delle famiglie e, in particolare, di quelle più deboli e sfavorite.
L'aiuto più forte e più duraturo che noi possiamo dare ai valdostani è quello di incentivare lo sviluppo economico, sostenendo le aziende valdostane nei diversi settori: agricolo, industriale o terziario, perché questi aiuti si traducono in un maggiore reddito reale e in una maggiore garanzia di occupazione e quindi di reddito per le famiglie. Per questi motivi crediamo che il caso della società SET di Issogne debba essere analizzato con particolare attenzione, perché potrebbe diventare un'occasione non solo per garantire l'occupazione dei 52 dipendenti, ma anche per vedere una Finaosta finalmente orientata a sostegno dell'economia della Regione e non più semplice strumento di erogazione dei contributi regionali. Infatti la società SET, specializzata in lavorazioni meccaniche, è arrivata a portare i libri in tribunale aprendo una procedura fallimentare per questioni finanziari di sottocapitalizzazione, perché l'attività industriale della società è bene inserita nel mercato e ha interessanti prospettive di sviluppo.
Vogliamo ricordare che l'industria è un pilastro fondamentale dell'economia della nostra regione e che occorre difenderla perché così si difende il benessere di tutta la comunità. Pensiamo soltanto a cosa rappresenta un'industria: non è soltanto un insieme di macchine e di attrezzature, ma è soprattutto un enorme patrimonio di conoscenze e di professionalità che si sono andate affinando e approfondendo nel corso di molti anni. Perdere un'industria significa perdere queste conoscenze e perdere questa professionalità.
Il Partito Democratico pensa quindi che l'Amministrazione regionale debba intervenire rapidamente per garantire la prosecuzione del lavoro e dell'attività della società SET. Riteniamo opportuno che ciò sia fatto attraverso l'intervento finanziario di Finaosta, che così svolgerebbe nella nostra regione il ruolo che l'IRI ha avuto in Italia per un lungo periodo durante la Prima Repubblica, cioè il ruolo di accompagnatrice di realtà industriali nei momenti di crisi, immettendo liquidità necessaria, garantendo il proseguimento dell'attività nell'attesa di trovare nuovi soci industriali, di affidare la società così salva. Grazie.
Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive, Pastoret.
Pastoret (UV) - Grazie, Presidente. Sulla situazione della SET di Issogne e del suo epilogo sono state dette e scritte diverse cose, non sempre chiare, non sempre esatte. Ringrazio quindi la Consigliera Fontana per aver voluto presentare questa iniziativa che ci consente di fornire le informazioni sull'effettivo svolgimento della vicenda.
In primo luogo una premessa: va ricordato che ogni intervento di sostegno in questo campo deve seguire delle procedure che si vogliono severe e serie, e questo non per una forma di accanimento, ma per l'obbligo che deriva ad ogni soggetto di agire nel rispetto della legge e delle varie norme che regolano l'erogazione dei diversi finanziamenti, siano essi in conto capitale siano essi in conto interessi (cito solo en passant la normativa europea, la necessità e l'obbligo che abbiamo avuto di notificare delle leggi e di non costituire aiuti di Stato o indebiti aiuti alle imprese). Tutto questo serve peraltro a garantire che sia Regione, sia Finaosta agiscano con criteri di equità, perché questo è un altro degli elementi fondanti importanti, criteri di equità che devono essere garantiti a tutti coloro che possono rivolgersi ai soggetti pubblici, in questo caso a Regione o a Finaosta, per richiedere interventi di sostegno a loro favore. Dico questo, e mi scuserà la Consigliera Fontana se non entro ancora nel merito della questione, perché questa vicenda è stata a mio avviso un po' banalizzata, e ricordo, una per tutte, un'affermazione che diceva: "bastava una firma per salvarci"; non è così! Non è così, perché le firme si appongono su atti che abbiano i requisiti che ho ricordato prima; ciò che garantiamo a qualcuno, noi dobbiamo poterlo garantire anche ad altri con l'applicazione degli stessi criteri, delle stesse misure: ecco perché le firme non hanno la caratteristica della discrezionalità, ma conseguono a precise procedure. Dico questo perché quando entreremo nel merito, capiremo nei fatti a cosa mi voglio riferire. Tutto ciò quindi premesso, entriamo nel merito della questione SET.
Come è noto, come è ricordato dall'interpellanza e dalla collega Fontana, a causa della situazione di crisi finanziaria in cui versava in questi ultimi anni (non adesso) SET S.r.l., impresa con sede in Issogne, operante nel settore delle lavorazioni meccaniche per l'Automotive, l'automobile, settore che come sapete ha avuto una contrazione di non poco conto dall'agosto del 2008 ad oggi, ha presentato dinanzi al tribunale di Aosta istanza per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo, prevista dall'articolo 160 della legge fallimentare. La prima questione che ci si deve porre a questo proposito è la seguente: la crisi della SET è stata improvvisa, conseguente alla crisi economica che si è determinata, o era già in essere? La risposta sta nei fatti. Ricordo che già nel 2007 vi erano delle manifestazioni di difficoltà finanziaria da parte dell'azienda in argomento, quindi non si tratta di un fatto legato alla crisi attuale, ma è una situazione che veniva da lontano, e si era - a questo proposito - già tenuto un incontro, c'erano stati dei contatti fra SET e Finaosta, nel corso dei quali la finanziaria regionale aveva prospettato la possibilità di alienazione del capannone di Issogne da parte di SET e di acquisizione da parte di Finaosta, e di successiva locazione dello stesso all'impresa industriale: questo al fine di migliorare la liquidità aziendale, di risanare finanziariamente la SET che però non ha aderito all'epoca a tale proposta. Questa che io dico non è una mia affermazione, bensì un fatto, peraltro già ricordato da Finaosta stessa recentemente in una lettera aperta che il suo Presidente, dr. Cilea, ha trasmesso al quotidiano La Stampa in occasione delle polemiche sulla chiusura della SET, lettera pubblicata e mai smentita: ovviamente questo per il fatto che ciò era incontrovertibilmente vero.
Tornando ai giorni nostri, spiegherò ora cosa è accaduto, perché questo mi sembra elemento indispensabile per poi giungere alla risposta della questione che lei pone. Fra le condizioni necessarie a sostenere il concordato preventivo e ad evitare il fallimento, figurava la possibilità della Regione tramite Finaosta ad acquistare l'immobile industriale di proprietà della SET. Si ripropone nel 2009 la questione che già era stata affrontata nel 2007. Un immobile finanziato nel 1996 con un contributo in conto capitale ai sensi della legge regionale n. 85/1992, che era la legge portante interventi a favore di piccole imprese per la realizzazione di insediamenti industriali. In particolare tale legge regionale prevedeva l'impegno da parte della impresa beneficiaria a mantenere la destinazione dichiarata e a non alienare o cedere i beni oggetto di finanziamento per il periodo di 15 anni, pena la restituzione dell'agevolazione ricevuta, maggiorata degli interessi maturati.
SET, pur non essendo spirati i 15 anni previsti dalla legge regionale n. 85/1992, poteva comunque vendere il proprio immobile alla Regione tramite Finaosta, a condizione però di restituire il finanziamento ricevuto nel 1996; ciò esattamente come è accaduto in altri casi analoghi, qui, volutamente si è fatto un parallelo con altri casi come a dire che in quei casi si sarebbero fatti dei favoritismi, senza chiedere indietro il dovuto. Invece non è vero in tutti i casi, ci si è comportati esattamente nello stesso modo! SET però, malgrado questo fosse noto, con nota del 23 dicembre 2008 ha chiesto formalmente alla Regione di non esigere la restituzione del finanziamento ricevuto nel 1996. L'impresa ha motivato la propria istanza con la sopravvenuta abrogazione della legge sopraccitata, con legge regionale n. 4/2004, e con il fatto che non sia stata prevista una disciplina transitoria in ordine alla sorte dei pregressi finanziamenti.
Al di là del fatto che nel 2006, in analoga situazione, a TECNOMEC ad esempio fu imposto di restituire analogo prestito, pur essendo già anche allora abrogata la normativa, malgrado ciò ci siamo messi una mano sulla coscienza e abbiamo investito di questa questione non l'opinione personale dell'Assessore o di un suo funzionario, bensì il Dipartimento legislativo legale, che ci ha formulato una nota con apposito parere secondo il quale le vecchie norme, ancorché abrogate, continuano ad applicarsi in rapporti sorti antecedentemente all'abrogazione della norma stessa. Di fatto cosa ci diceva? Un debito rimane un debito, anche se viene abrogata la legge che ti ha concesso il prestito. Pertanto, nella fattispecie in esame, SET doveva ritenersi ancora assoggettata alla restituzione del debito in corso di cessione dell'immobile. In sintesi, SET poteva vendere l'immobile come pensava di fare e restituire poi la somma percepita a finanziamento dello stesso; cosa che era certamente possibile tranne che SET, avendo fatto un proprio piano finanziario, ha proposta la vendita dell'immobile ad un prezzo largamente più elevato del suo effettivo ed accertato reale valore.
Qui devo ricordare un altro passaggio, perché quando si acquisisce un bene, lo si fa sulla base di un prezzo fissato da una perizia, ciò che Finaosta ha puntualmente fatto, accertando un valore del bene significativamente al di sotto della valutazione che SET aveva dato del proprio immobile. Ciò ha comportato la non sostenibilità della proposta di concordato preventivo che ha avuto quindi un esito negativo e con l'epilogo che è stato ricordato: la consegna dei libri in tribunale. Ricordo però - a questo proposito - ancora che la perizia è stata condotta dalla stessa società che aveva peritato dei beni in analoghe situazioni, è ad esempio il caso di TECNOMEC, applicando quindi gli stessi criteri che erano stati applicati in quella fase e gli stessi parametri: questo proprio per rispettare quei criteri di equità di cui dicevo all'inizio. Ancora, affinché si capisca la situazione finanziaria dell'impresa, nell'istanza per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo, quindi prima di consegnare i libri in tribunale, bisogna ricordare che al 30 settembre 2008 i debiti complessivi di SET erano pari a 5.250.000 euro circa. A fronte di tale pesante situazione debitoria, SET - nella proposta di concordato preventivo - prevedeva di poter costituire una provvista pari a soli 2.270.000 euro circa, ben lontano dalla cifra totale, e questi 2.270.000 nell'ipotesi di non dover restituire il contributo che aveva avuto e che doveva restituire comprensivo di interessi per una somma totale pari a 480mila euro: questa è la situazione che si è delineata nel tempo e che si è determinata.
In conclusione, desidero intanto ricordare che la Regione e Finaosta non sono stati né inadempienti, né inerti di fronte a questa situazione, anzi: si sono cercate tutte le vie possibili e addirittura in tempi non sospetti, già nel 2007. Desidero poi anche ricordare che dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali vi è stato un serio impegno e anche importante: i lavoratori stessi, con l'accordo dei sindacati, hanno accettato di lavorare per periodi anche lunghi senza percepire lo stipendio, ma tutto questo non era possibile a ristabilire una situazione finanziaria che non aveva, come appare dai dati che ho fornito, delle vie di uscita.
Ad oggi qual è la situazione? I libri sono stati portati in tribunale. Ovviamente però lei mi chiede: si intendono fare delle cose? La risposta l'ho già data nelle mie premesse: le regole, le leggi, i finanziamenti, i sostegni ci sono, ma si iscrivono all'interno di un quadro di procedure di un certo genere. Finaosta cosa può fare? Può erogare, certamente, se noi l'autorizziamo e ci sono le condizioni, oppure può fare degli interventi come quello che è stato proposto di acquisizione dell'immobile, posto però che questa acquisizione non sarebbe risultata in grado di sanare tutto il debito. Esso avrebbe consentito di avere forse un margine di vita un po' più allungato, ma non avrebbe risolto la questione strutturale, perché anche qui, quando si dice che le buone prospettive di mercato esistono, ricordo sempre che si tratta sempre di un mercato che lavora per fornire l'Automotive. Non sto a ricordare quali siano i valori dell'Automotive dal punto di vista della produzione degli ultimi mesi...
Detto tutto questo, qual è oggi la situazione e come se ne può uscire? Ovviamente noi seguiremo passo a passo il tutto. Ci sono delle prospettive per i lavoratori, intanto è stato nominato un curatore fallimentare, il curatore fallimentare ha concordato con i sindacati la cassa integrazione guadagni speciali, ad oggi esiste ed è in piedi la previsione di distaccare per il momento alcuni dipendenti per un po' di giorni, per mantenere lo stabilimento, le sue funzionalità, in attesa di definire un percorso di continuazione dell'attività da parte di una nuova azienda. Peraltro questa notizia che è stata riferita a me da fonte sindacale, l'avete trovata oggi sul giornale con dovizia di particolari. Questo accordo è possibile ai sensi del Codice civile, articolo 47 rapportato al 2112, con un distacco temporaneo di un certo numero di lavoratori che si troveranno in cassa, per poter continuare la produzione, per un periodo da definire che, in linea di massima, prevedrà inizialmente un periodo di circa sei mesi, con accordo fra curatore fallimentare, sindacati e questo nuovo soggetto che dovrebbe inserirsi all'interno della produzione; il nome di questo soggetto lo trovate sul giornale, non sto a citarlo, è una ditta comunque di Ivrea. Questa è oggi la situazione che si sta delineando.
Concludo dicendo che, per quanto riguarda la possibilità di intervenire tramite Finaosta, le nostre intenzioni ci sono tutte. In questo caso non si poteva, perché la situazione, come ho detto, appariva - e i dati lo dimostrano - disperata, quindi non c'era possibilità. Ci sarebbe stata forse possibilità se l'intervento si fosse verificato nel 2007, ma lì sono stati messi in pista gli accorgimenti e le possibilità di intervento, non c'è stato l'accordo fra le parti e non su una questione di prezzo, ma sul fatto che allora l'azienda riteneva di poter far fronte ai suoi impegni. Così non è stato, il debito è cresciuto e la capienza di qualsiasi intervento oggi non sarebbe stata sufficiente a salvare l'azienda stessa.
Si dà atto che dalle ore 11,32 presiede il Vicepresidente Chatrian.
Président - La parole à la Conseillère Carmela Fontana.
Fontana (PD) - Volevo ringraziare l'Assessore per tutte le risposte che mi ha fornito. Mi ritengo soddisfatta perché le ultime notizie che ci ha fornito, che c'è un'azienda che potrebbe interessarsi per questi lavoratori, mi fa veramente piacere e la ringrazio.
La mia preoccupazione era che in questi ultimi anni il mondo del lavoro e dell'industria in Valle d'Aosta è veramente messo in ginocchio. Quello che chiedo a tutti noi, uno sforzo da parte di tutti noi di dare una maggiore attenzione a questo mondo; magari, quando si farà il prossimo bilancio, vedere di dare la priorità al mondo dell'industria e a tutte le aziende, perché se riparte il lavoro, penso che stanno bene anche tutte le famiglie.
Grazie, Assessore, per la risposta.
