Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 371 du 11 février 2009 - Resoconto

OGGETTO N. 371/XIII - Osservatorio per le politiche sociali. Quarto rapporto.

Il Consiglio

Premesso che:

"L'articolo 4 della legge regionale n. 5 del 25 gennaio 2000, concernente "Norme per la razionalizzazione dell'organizzazione del servizio socio-sanitario regionale e per il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali prodotte ed erogate nella Regione", successivamente modificato dall'articolo 17 della l.r. 21/2006, prevede che l'Osservatorio regionale Epidemiologico e per le Politiche Sociali (OREPS) predisponga, annualmente, una relazione sullo stato di salute e di benessere sociale della popolazione valdostana che può avere una versione strategica, o generale, piuttosto che congiunturale, o tematica.

Si tratta, in questo caso, della versione strategica della relazione, riguardante un insieme di approfondimenti specialistici di rilevanza per la programmazione sociale regionale, consistente nel Quarto Rapporto della componente sociale dell'Osservatorio Regionale Epidemiologico e per le Politiche Sociali.

Visto l'allegato Quarto rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali, che, ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della legge regionale 5/2000, come modificato, da ultimo, dall'articolo 17 della l.r. 21/2006, è illustrato dall'Assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali".

Prende atto

del "Quarto rapporto" dell'Osservatorio per le politiche sociali.

Allegato

(Omissis)

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Lanièce Albert.

Lanièce A. - Grazie, Presidente. Questo Quarto Rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali arriva dopo pochi mesi dall'inizio della nuova legislatura. Sarò breve perché so che avete ricevuto tutti già, da quasi un mese, il documento, quindi so che ci saranno diversi interventi e credo sia opportuno lasciare spazio a considerazioni e ad un eventuale dibattito. Vorrei solo dire che questo Rapporto rappresenta un'importante fotografia della situazione sociale nella nostra Regione. Rispetto alle precedenti edizioni, mantiene sicuramente un confronto fra i dati regionali e nazionali, c'è una prima sezione dettagliata riguardante la spesa di settore, che è una novità rispetto agli altri rapporti, e la seconda è costituita da una sintesi e prospettiva in cui vengono illustrati, seppure brevemente, i punti di eccellenza e criticità e soprattutto le linee di indirizzo future per ogni intervento. In generale, possiamo dire che la Valle d'Aosta ha ancora molte eccellenze, ci sono però ancora dei punti critici ed è giusto sottolinearli; per quanto riguarda alcune eccellenze, sicuramente vi è l'ambito dell'assistenza ai bambini sotto ai tre anni, dove la Valle d'Aosta è seconda solo all'Emilia Romagna, mentre un altro indicatore importante è quello dell'assistenza da 3 anni fino alla scuola dell'obbligo, dove la nostra Regione si posiziona molto bene.

Avete già rilevato come la spesa per i servizi sociali sia importante nella nostra Regione, ad un confronto di circa 98 € di spesa pro capite per quanto riguarda l'offerta di servizi sociali nel nostro Paese abbiamo circa 320 € pro capite nella nostra Regione, questo ci fa capire quanto stiamo investendo nei servizi sociali, ma questo sottolinea anche quant'è la difficoltà e l'impegno per garantire a tutti i servizi sociali in una Regione che ha delle caratteristiche geografiche specifiche. Un primo dato significativo è quello che la previsione di crescita della popolazione al 2025 porterà ad un aumento importante della popolazione anziana oltre ai 65 anni e ad una contrazione di giovanissimi. Un altro dato importante è l'aumento degli stranieri: dal 2003 al 2006 è pari al 52 percento di immigrati in più, con un tasso di immigrazione del 4,4 percento contro un 5 percento medio nazionale. Ci saranno altri interventi sui servizi della famiglia e della prima infanzia. Volevo enfatizzare un aspetto, che è la sfida più importante delle politiche sociali, e non solo nella nostra regione: quello della non autosufficienza. Mi riferisco in particolare agli anziani e ai disabili. Abbiamo una popolazione anziana con più di 64 anni, che è circa più del 20 percento della popolazione totale; la metà di questi ha più di 74 anni. Questo è un dato positivo, perché vuol dire che si invecchia di più e sicuramente meglio ed è uno degli obiettivi socio-sanitari più ambiziosi; d'altro canto, aumenta il carico sociale, aumenta la non autosufficienza e a tale proposito ricordo che in questo campo la nostra Regione è impegnata da molti anni a garantire una serie di servizi: strutture residenziali pubbliche, microcomunità, strutture pubbliche e private, strutture semiresidenziali pubbliche, servizi domiciliari come l'ADI, il servizio di assistenza domiciliare. Vi sono poi i disabili, nel Registro regionale della disabilità risultano più di 5.800 disabili, quasi 5 ogni 100 abitanti e il trend sarà quello di veder crescere questa fascia di popolazione. Gli interventi sulla disabilità sono tanti, esistono strutture residenziali, servizi diurni, servizi integrativi a domicilio, che comportano quindi un'importante spesa nell'ambito delle politiche sociali che supera gli 85 milioni di euro. Nello specifico la non autosufficienza è pari a circa il 45 percento di questa somma che è stanziata per gli anziani e per i disabili. Potete immaginare come sia di capitale importanza la gestione di questo fenomeno. Ma ci sono alcuni punti critici: il disagio e la marginalità sociale, abbiamo puntato il dito all'inizio della legislatura su aspetti come la nuova povertà. Sicuramente ci sono indicatori che ci fanno capire come questa nuova povertà c'è ed è presente, abbiamo un aumento dei prelievi al Banco alimentare, il dormitorio pubblico è sempre più richiesto come servizio, le prestazioni al minimo vitale, le richieste straordinarie di assistenza economica e le prestazioni sanitarie sono aumentate. Vi sono alcuni servizi che ci fanno capire come al SERT siano cambiati gli atteggiamenti: fino a pochissimi anni fa prevalevano i tossicodipendenti, purtroppo il trend è aumentato rispetto all'alcol e vi sono soprattutto dipendenti da alcol che si rivolgono al SERT. Questi ultimi sono aumentati in modo importante rispetto al 2006, e nel 2007 sono il 18,6 percento in più i giovani che dichiarano un consumo di alcol importante. Abbiamo quindi delle sfide che si presentano importanti e i punti critici sono soprattutto l'aumento della non autosufficienza, quindi aumento della quota di anziani non autosufficienti, della disabilità, l'aumento del numero degli stranieri, la crescita del numero delle famiglie fragili (sovente dove c'è solo un partner...) la presenza di persone disabili e non autosufficienti. Sono quindi gli aspetti più delicati e più importanti su cui dovremo agire e la sfida sarà quella di mantenere questo robusto sistema di welfare di cui disponiamo, una sfida che sarà quella di coniugare solidarietà, sussidiarietà e sviluppo con sempre maggiore efficacia ed efficienza. Mi riferisco al fatto di cercare di controllare in modo serio e attento le risorse economiche, che sono ingenti, ma che meritano un attento monitoraggio.

Presidente - Dichiaro aperta la discussione generale.

La parola alla Consigliera Fontana Carmela.

Fontana (PD) - Questo quarto rapporto sulle politiche sociali è come i precedenti un momento particolarmente importante della politica valdostana sia per l'argomento che tratta, sia per la qualità del lavoro presentato, che è sicuramente elevata. Apprezziamo inoltre il tema trattato quest'anno in modo monografico: quello delle nuove povertà, in sintonia con le preoccupazioni di tutti sulle possibili conseguenze della crisi mondiale, che certamente possono pesare particolarmente sulle fasce più deboli. È certo che il sistema sociale valdostano impegna grandi risorse ed è altrettanto vero che in molti settori è nelle prime posizioni fra le Regioni del nostro Paese. Qui però è opportuno evidenziare le criticità, in modo che si possano risolvere o quanto meno ridurre nel loro impatto. La prima criticità che noi vediamo è quella della povertà. Se è vero che quasi il 10 percento di popolazione a rischio di povertà è un dato inferiore a quello della media italiana, che è del 12,9 percento, è anche vero che la Valle d'Aosta è l'ultima fra le Regioni del centro nord, salvo l'Abruzzo e il Molise. Occorre tuttavia evidenziare che il prodotto interno lordo pro capite vede la Valle d'Aosta ai vertici, poco sotto la Lombardia; ne consegue che, a fronte di un tenore di vita medio piuttosto alto, la fascia delle persone a rischio di povertà è molto più alta che nelle altre Regioni sviluppate, quindi il divario fra ricchi o benestanti e fasce deboli è più alto della media nazionale. C'è insomma una polarizzazione della società valdostana che va in senso opposto all'eguaglianza e al diritto di avere pari opportunità. Il dato del 9,9 percento di popolazione a rischio di povertà è poi da vedere in rapporto ad un orizzonte europeo, dove l'Italia ha una delle più alte percentuali di popolazione a rischio di povertà, con la conseguenza che questo problema in Valle d'Aosta ci pone nelle retroguardie dell'Europa. L'obiettivo in campo sociale della strategia di Lisbona prevede una riduzione significativa di questi numeri, infatti se si vanno a vedere i dati degli anni precedenti, si vedrà che tale percentuale è andata aumentando, occorre inoltre tenere conto che i dati sono del 2007, non sono ancora stati registrati in questa fotografia statistica gli effetti dell'attuale recessione caratterizzata in Valle da pesanti ripercussioni occupazionali. Riteniamo pertanto che verso le nuove povertà occorra fare un'inversione di rotta, mettendo in atto strategie che superino la vecchia logica dell'assistenzialismo e che diano reali speranze di uscita da questa situazione poco brillante. Ci permettiamo un suggerimento: occorre che le finanze regionali destinino molte più risorse verso investimenti produttivi per il miglioramento delle infrastrutture e per lo snellimento dell'amministrazione pubblica e delle procedure burocratiche, per tutto ciò che può aumentare lo sviluppo economico e l'occupazione, che sono l'unica garanzia per ridurre la durata della povertà. L'Osservatorio delle politiche sociali evidenzia a questo proposito che la Valle d'Aosta destina alla ricerca e allo sviluppo lo 0,31 percento del PIL contro l'1,10 percento della media italiana e ben il 3 percento dell'obiettivo di Lisbona per l'anno prossimo. Si sa che la ricerca e lo sviluppo sono uno dei più importanti elementi per la crescita di un'economia. La Valle d'Aosta per adeguarsi agli standard europei dovrà moltiplicare per dieci gli investimenti in questo settore.

Un secondo settore che oggi è stato oggetto di discussione, in cui vediamo delle criticità, è quello dell'istruzione, elemento essenziale per combattere il disagio giovanile e per creare le risorse umane necessarie allo sviluppo economico e sociale della nostra comunità. L'abbandono scolastico dai dati pubblicati in attesa di dati più precisi che l'Assessore si è impegnato a fornirci, pone la Valle d'Aosta al quartultimo posto in Italia subito dopo la Campania, la Sicilia e la Sardegna, l'indice è del 24,2 percento e poi due volte e mezzo l'obiettivo di Lisbona 2010. Qui la strada è veramente in salita, se non si è capito fino in fondo quali siano i motivi che portano all'abbandono scolastico, diventa impossibile trovare dei percorsi di soluzione e di miglioramento della situazione.

La terza criticità è l'assistenza ai bambini fino a 3 anni. Se è vero che la Valle d'Aosta è ai vertici nel settore subito dopo l'Emilia Romagna, è anche vero che l'obiettivo di Lisbona 2010 è di almeno un posto disponibile negli asili-nido e nelle infrastrutture dedicate a ogni 3 bambini non è ancora raggiunto. In particolare nella città di Aosta e nella Comunità montana Grand Paradis, Valdigne e Mont-Blanc la disponibilità di posti giunge a coprire solo la metà delle richieste, ne consegue che 75 bambini ad Aosta, 50 nella Grand Paradis e 20 nella Valdigne ogni anno sono esclusi da questo tipo di servizio. Occorre fare di più puntando soprattutto sulle strutture come le garderies e le tate familiari, che hanno un costo inferiore e una maggiore flessibilità organizzativa e maggiore possibilità di diffusione sul territorio e occorre fare meglio per una vera equità sociale. Occorre privilegiare i bambini dei nuclei familiari in cui entrambi i genitori lavorano, indipendentemente dal reddito di cui si terrà conto solo per quanto riguarda la determinazione della retta da pagare. Si eviterà, come avviene oggi, che chi lavora e si impegna nella società non riesce ad utilizzare il servizio pubblico di assistenza ai bambini da 0 a 3 anni perché superato in classifica per il reddito inferiore dei nuclei familiari monoreddito, ossia in cui vi è un genitore disponibile per la cura dei figli, ma che per il minor reddito precede le famiglie con entrambi i genitori lavoratori che avrebbero più bisogno dell'asilo-nido.

La quarta criticità è legata all'aumento della vita media dei valdostani, elemento di per sé molto positivo, ma che comporta rilevanti ricadute in termini di organizzazione dei servizi specifici. Appare evidente l'aumento della popolazione over 65, che in percentuale raggiunge circa il 20 percento dell'intera popolazione valdostana e che nel 2007 ha raggiunto il numero di 25.522 unità, 500 in più rispetto al 2006, nella sola di città di Aosta abbiamo 8.276 persone over 64, più 161 unità. Guardando la distribuzione della popolazione anziana sul territorio regionale, si può prevedere una crescita della domanda di servizi per gli anziani; dai dati disponibili emerge che la media regionale della dotazione dei servizi è del 4 percento, con una distribuzione a macchia di leopardo; ad esempio, abbiamo una dotazione pari all'8,4 percento nella Comunità Grand Combin e una dotazione pari all'1,7 percento nella Comunità Mont Emilius. Un'attenzione particolare merita la città di Aosta, in essa infatti gravita 1/3 degli over 65, 8.276 anziani che vivono in Valle d'Aosta. La Regione, tenendo conto di una sempre maggiore consistenza della popolazione anziana, specie per la componente over 74, che ha portato ad un aumento delle richieste di cura dei soggetti colpiti da gravi patologie croniche degenerative, ha avviato la trasformazione di molte strutture di tipo alberghiero a strutture con convenzione socio-sanitaria, ciò ha portato a differenziare le strutture secondo tre livelli che tengono conto delle gravi patologie degli ospiti. La Regione con deliberazione n. 2282/2007 ha approvato i requisiti minimi strutturali e organizzativi dei servizi socio-assistenziali per anziani e ha stabilito che alla data del 31 dicembre 2015 le strutture si devono adeguare ai nuovi requisiti minimi. Questo programma di adeguamento delle strutture può portare ad una diminuzione di numeri di posti disponibili nei prossimi anni, ciò comporta un'impossibilità di far fronte alle richieste di nuovi ricoveri. Va inoltre evidenziato che l'Osservatorio fa una precisa analisi oggettiva di tutti i dati rilevabili, ma non evidenzia, cosa molto importante, se ci sono liste di attesa e non fa una proiezione sulle probabili esigenze future in termini di posti realmente disponibili. La nostra impressione è che esista nel capoluogo regionale una grave carenza di posti letto, attualmente in parte tamponata con l'inserimento in microcomunità di altri comuni; questa non è una scelta corretta, perché è bene che il cittadino valdostano inserito possa comunque non essere allontanato dal luogo in cui ha vissuto fino ad allora. Per questo motivo è urgente che si individui nella città di Aosta una struttura dove nel più breve tempo possibile poter realizzare almeno 50 nuovi posti letto, per dare risposta non solo all'aumentare delle richieste per la maggiore durata media della vita, ma anche alle inevitabili chiusure delle attuali strutture durante i lavori di messa a norma o per la loro sostituzione in quanto inadeguate e non ristrutturabili.

Per quanto riguarda il servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI), dall'Osservatorio emerge che gli utenti che hanno usufruito di questo servizio sono 118 e non vi è nessuna analisi in merito. Dai dati in nostro possesso risulta che gli utenti che hanno usufruito del servizio ADI nella città di Aosta per il 2008 sono stati 22; pare che questo tipo di servizio faccia fatica a decollare, perché ha il vantaggio di mantenere l'anziano presso il proprio domicilio, ma richiede una disponibilità e un forte impegno da parte dei familiari.

Vorrei concludere con due piccole osservazioni: la prima riguarda la legge n. 19/1994 in materia di assistenza economica, che comporta una spesa annua di poco più di 700mila euro. Riteniamo che questi interventi siano inadeguati, in quanto non rispondono né in termini di continuità, né in termini di entità alle aspettative di una società che voglia essere incisiva. In particolare riteniamo che si debba aumentare il livello del minimo vitale, in modo da garantire un effettivo livello di vita dignitoso che non è garantito dai 450 € attuali. Riteniamo inoltre che per le categorie più deboli, gli ultra 65 e gli invalidi, tali interventi dovrebbero procedere in automatico e non essere visti come degli interventi una tantum. In questa direzione qualcosa è stato fatto negli anni passati, ma occorre fare di più e avviare una procedura ordinaria di sostegno economico.

L'ultima osservazione è sull'Albo delle casalinghe per segnalare l'ulteriore riduzione nel numero delle persone iscritte: 200 in meno su 1.500 in un solo anno e la totale assenza di rimborsi per infortunio domestico, mentre erano stati 37 nel 2006 e 124 nel 2005; per ciò che riguarda i ricoveri, sono state 136 le giornate di ricovero rimborsate contro le 162 del 2006 e le 190 del 2005. Questi dati dimostrano che la legge che ha istituito questo albo ha prodotto un servizio che non ha alcun riscontro positivo e pertanto riteniamo che si debba fare una riflessione al fine di fornire alle persone che operano solo in ambito familiare una protezione assicurativa più efficiente e funzionale che possa trovare un maggiore gradimento fra gli interessati. I servizi sociali sono uno dei momenti più importanti della politica valdostana e richiedono a tutti noi un grande sforzo per migliorare i servizi, ciò comporta tempo ed energie perché questi servizi, che incidono direttamente sulle parti più sensibili della persona umana, spesso mostrano complessità e articolazioni difficili da interpretare e da migliorare; per questo riteniamo che in tale settore più che in tanti altri la maggioranza e l'opposizione debbano guardare al di là dei propri interessi di parte ed essere uniti dalla parte dei cittadini.

Presidente - La parola al Consigliere Salzone.

Salzone (SA-UdC-VdA) - Grazie, Presidente. Anche quest'anno con la presentazione del rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali siamo chiamati ad analizzare i dati delle attività realizzate lo scorso anno. È bene quindi precisare che i dati di riferimento sono quelli del 2007, così come è bene precisare che l'analisi di oggi si colloca all'inizio di una nuova legislatura che come priorità da subito ha dovuto fare i conti con la grave recessione internazionale. All'atto della stesura di questo documento nulla faceva presagire una così grave situazione economica, tanto che oggi nell'interpretare il rapporto dell'Osservatorio siamo necessariamente obbligati a tener ben conto di quanto sta avvenendo anche nella nostra regione.

Venendo al lavoro svolto dall'Osservatorio per le politiche sociali, possiamo rilevare che le individuazioni delle nuove priorità e gli impegni futuri sono all'insegna della continuità, ma anche del miglioramento della qualità dei servizi. Alla base dell'azione in modo particolare l'adesione al principio della centralità della persona, quindi della famiglia, ma anche della sussidiarietà, ancora una volta si sanciscono principi imprescindibili come quello della ricerca di una sempre maggiore equità nella distribuzione dei servizi e delle risorse, o come l'impegno costante verso la popolazione più debole. Si confermano valori come la dignità della persona e il diritto alla uguaglianza. Quest'anno il tema prevalente è quello delle nuove povertà, ovvero di quella parte di popolazione che solo poco tempo fa non rientrava in nessuno schema predefinito, in quanto sufficientemente tutelato dal cosiddetto "sistema". Noi su questo tema siamo stati fra coloro che già nella passata legislatura hanno acceso il dibattito, anche quando alcuni ci accusavano di catastrofismo o quando presentavamo dati e previsioni che si sono rivelati poi realtà. Oggi i dati ufficiali ci confermano che siamo una Regione che ha una percentuale troppo alta di cittadini che rischiano di entrare nella spirale della povertà; proprio per questo motivo è necessario non farsi troppo ammaliare dai tanti dati positivi che ci inorgogliscono e dei quali ci si può senz'altro rallegrare, ma nello stesso tempo è altresì opportuno concentrare ogni sforzo verso quelle persone e quelle famiglie che affrontano quotidianamente la loro esistenza con gravi difficoltà in un contesto economico sprofondato nell'incertezza e del quale non si intravede ancora nessuno spiraglio. Ben vengano quindi molte delle proposte che sono fatte nell'Osservatorio, ben venga l'iniziativa di costituire una nuova Commissione che raccolga i dati e approfondisca anche le cause-effetto che hanno portato troppe famiglie in stato di sofferenza così grave; ben vengano i tavoli di confronto, ai quali siamo interessati, così come siamo interessati e disponibili a dare il nostro contributo con idee e iniziative che da sempre su questi temi ci hanno visti in prima linea. Si faccia tesoro quindi di ciò che già conosciamo, mettiamo insieme tutte le ricerche e i rapporti che investono il sociale e guardiamo con attenzione al futuro che non sarà certo dei più rosei. Per fare tutto questo però sarà necessario migliorare alcuni settori dell'apparato che si occupano del sociale, ci riferiamo in modo particolare al mondo degli assistenti sociali che operano sul territorio, per le quali sarà necessario istituire un codice comportamentale univoco che tenga conto del particolare momento. A nostro avviso in questo settore rimangono evidenti alcune criticità come la carenza di personale proprio per il momento che stiamo vivendo. Siamo senza dubbio in presenza di operatori di buon livello che lavorano con grande passione, anche se in alcuni casi abbiamo constatato che alcuni responsabili territoriali non dimostrano sempre quella pazienza sufficiente sui singoli casi, che quindi, a nostro avviso, palesano in alcuni momenti carenze di professionalità. Non vogliamo certo passare per coloro che rappresentano critiche gratuite. Crediamo di avere il dovere però di segnalare, anche sulla base di esperienze dirette, alcune lacune che si sono manifestate nella gestione di singoli casi. Il nostro unico scopo è quello di migliorare un settore già collaudato e che non deve essere messo in discussione più di tanto. Diciamo che ci sono alcune cose che possono essere migliorate, quindi va in tale direzione questo mio discorso. Con tale rapporto si vuole in qualche modo fotografare lo stato di salute e di benessere della nostra popolazione, si tratta della versione strategica che riguarda settori di rilevanza per la programmazione sociale della nostra Regione; lo strumento guida rimane l'Osservatorio ne siamo convinti, a noi rimane il compito di saperlo utilizzare, sapendo già che nei prossimi anni diventerà sempre più essenziale per migliorare la qualità di vita della nostra popolazione. A tal proposito è bene ricordare fra le altre cose che quest'anno l'Osservatorio ha approfondito anche il delicato tema dell'accessibilità e di accessibilità si parla in diversi modi anche in relazione alle disuguaglianze sociali. Infatti crediamo che uno dei problemi maggiori sia quello di portare a conoscenza dei cittadini più deboli e quindi meno capaci di relazionarsi con le strutture pubbliche ciò a cui hanno diritto ed è qui il mio richiamo al discorso delle assistenti sociali sul territorio. Mi piacerebbe che questi operatori del territorio, in un momento così difficile per certa popolazione, fossero i promotori rispetto a quelle persone che hanno difficoltà di approcciarsi con gli enti pubblici in generale e quindi essere messi al corrente di ciò che ad esempio recentemente abbiamo deliberato nell'ambito della crisi economica. Sono tutte cose che abbiamo pubblicizzato noi per primi, ma che sovente non entrano nelle case dei cittadini che non leggono i giornali o che hanno delle difficoltà. Ecco dove penso che il ruolo importante sul territorio debba essere svolto da persone con una professionalità tale da essere costantemente messi al corrente, che seguono l'evoluzione dei provvedimenti che la Giunta o il Consiglio con leggi proprie fa. Oggi più che mai è necessario che le Amministrazioni interessate si adoperino con strutture efficienti e personale qualificato per consentire di poter accedere ai servizi con facilità e soprattutto di farlo in modo appropriato e tempestivo nel rispetto dei bisogni di alcune categorie particolari, quali gli anziani, i disabili, le persone a basso reddito e le persone sole, un po' quello che cercavo di dire prima. Questo documento ha senz'altro il pregio di entrare nell'ambito di tutto il territorio, di questo dobbiamo essere assolutamente orgogliosi di come è stato strutturato, ripeto, nel segno della continuità; credo che valga la pena con un minimo di onestà intellettuale cercare anche di vedere laddove possiamo migliorare alcuni settori. I settori cosiddetti "di eccellenza" li conosciamo bene, forse ci vorrebbe anche più tempo e ci sarà senz'altro qualcuno che li farà rilevare meglio di me, ma per essere costruttivi - in un momento in cui la gente ha bisogno del nostro apporto - credo sia indispensabile "mettere il dito" dove qualche piccola carenza c'è.

Per concludere rivolgiamo un ringraziamento all'Assessore Lanièce per aver voluto presentare questo pregevole documento, senza ricorrere a stravolgimenti di sorta nel segno della continuità, dimostrando una particolare disponibilità con tutti e una marcata sensibilità verso coloro che oggi vivono una situazione di grande difficoltà.

Presidente - La parola alla Consigliera Morelli Patrizia.

Morelli (VdAV-R) - Merci, M. le Président. Pour la première fois au cours de cette législature nous sommes confrontés au rapport rédigé par l'Observatoire régional d'épidémiologie et des politiques sociales. Un volume d'environ 300 pages très denses, riches en tableaux comparatifs, données, pourcentages, qui méritent une analyse très approfondie. Entre parenthèses je me permets de signaler que nous nous serions attendus qu'un document de telle spécificité et complexité soit d'abord illustré à l'intérieur de la Ve Commission, afin de favoriser une profitable confrontation. Force nous est de constater que le parcours choisi est un autre et nous en prenons acte. On nous présente aujourd'hui, à travers ce IVe rapport, un instrument technique important censé nous fournir un tableau réel de la société valdôtaine dans ses aspects plus sensibles et délicats. Un instrument le plus possible objectif, qui doit servir à donner des éléments de connaissance et d'évaluation sur les besoins de la population à tous ceux qui doivent dans différents domaines prendre des décisions en matière de politique sanitaire et sociale. Nous partageons donc le souhait de l'Assesseur dans la présentation du volume, là où il parle d'un outil approprié pour la connaissance des problèmes, mais nous nous permettons d'être d'avis différent quand il attribue au rapport la fonction de mise en lumière des nombreux points d'excellence qui caractérisent notre Assessorat. Nous croyons que l'excellence qui est représentée dans certains secteurs des politiques sociales valdôtaines devrait être vérifiée et reconnue par un organisme tiers externe à l'Administration possiblement, plutôt que par un bureau de l'Assessorat de la santé comme l'Observatoire régional des politiques sociales, qui est une émanation directe de l'Assessorat et qui dépend en tout et pour tout de l'Assessorat.

Un'eccellenza che salta subito agli occhi, o forse è meglio definirla un primato, è costituita dalla spesa regionale pro capite, lo ha sottolineato l'Assessore, che pone la Valle d'Aosta al primo posto con 320 euro. Il Trentino Alto Adige, Regione con cui ci viene spontaneo confrontarci, si trova a qualche lunghezza di distanza con 227,3 € pro capite, quasi un rapporto di 2 a 3, una differenza di circa 93 € pro capite che corrisponde grosso modo alla spesa media pro capite nazionale che è di 98 €. Qui alcune riflessioni politiche ci paiono doverose. Questa maggioranza tende a mettere spesso l'accento sulla quantità di risorse destinate alle politiche sociali come se il fatto di mettere a disposizione tanti soldi fosse una garanzia assoluta di qualità e costituisse una sorta di viatico certo per la soluzione e il riconoscimento dell'eccellenza. Certo, gli investimenti economici sono fondamentali, come dire il contrario?, ma non sono tutto, servono anche programmazione, lungimiranza, strategie. L'organismo terzo citato all'inizio dovrebbe monitorare costantemente la qualità e la rispondenza dei servizi per consentire di valutare se la differenza di spesa fra il valore medio nazionale e la spesa valdostana - differenza pari a 222 € pro capite - corrisponda esattamente ad una proporzionata differenza di quantità e qualità di servizi erogati alla popolazione valdostana, tenendo conto delle sfavorevoli condizioni morfologiche e dei nostri piccoli numeri. Una valutazione di efficacia e di efficienza che indichi fino a che punto è corretto spingersi con gli investimenti, ottimizzando il rapporto costi/benefici.

Tornando al quadro delineato dal rapporto dell'Osservatorio, si evince una situazione di fragilità e vulnerabilità della società valdostana, come ha ricordato il collega Salzone, che, essendo i dati in oggetto relativi al 2007, non è ancora influenzata dalla crisi economica, che tenderà certamente a renderla più grave. Appare evidente lo squilibrio crescente fra le fasce di popolazione produttiva che si fanno carico del costo dei servizi e le fasce di popolazione che fruiscono dei servizi senza poterli mantenere. Il saldo naturale è negativo, meno 33 unità, mentre il saldo totale diventa positivo per il saldo migratorio, pari a più 1.167 unità. Così come all'interno del rapporto si evidenzia un problema di disgregazione dell'organizzazione sociale quale l'abbiamo conosciuta finora, con una diminuzione più marcata rispetto alla media nazionale dei matrimoni sia civili, sia religiosi e una decrescente propensione alla procreazione, come se una parte dei giovani valdostani avesse abdicato ad un percorso di crescita e maturazione personale e ad un'assunzione di responsabilità un tempo ritenuta normale per il timore di non potervi far fronte in modo adeguato. Questo nonostante l'accresciuta attenzione alle politiche per la prima infanzia in Valle d'Aosta, che vedranno la nostra Regione con gli ultimi provvedimenti raggiungere gli standard di Lisbona per gli asili-nido, che prevedono una copertura in termini di servizi del 33 percento della popolazione da 0 a 3 anni. Gli spunti di riflessione che scaturiscono dalla lettura dei dati sono molti e le domande a cui l'Assessorato dovrà dare una risposta... non voglio toccare tutti gli argomenti, perché mi dilungherei troppo, evidenzierei solo alcuni dati che hanno catturato la mia attenzione in modo particolare.

Il capitolo sugli stranieri mette in rilievo una buona capacità di accoglienza e di integrazione dimostrata dalla nostra Regione; ora, al di là di un giustificato orgoglio per quella che ritengo essere una qualità di ospitalità del popolo valdostano, forse anche in virtù del suo passato relativamente recente di immigrazione, credo che qui si tratti essenzialmente di necessità reale di manodopera e di numeri e mi chiedo fino a che punto la buona capacità di accoglienza rimarrà tale per coloro che accolgono e per coloro che sono accolti, se il trend permane quello registrato nel periodo che va dal 2003 al 2006, citato dall'Assessore, con un incremento complessivo del 52,2 percento in soli 4 anni. Leggiamo di un aumento dei servizi di mediazione interculturale e dell'attivazione nel 2008 di tre nuovi centri comunali immigrati extracomunitari a Châtillon, Morgex, Verrès, oltre a quello già in funzione ad Aosta. Sarà importante conoscere i dati e le strategie che questa maggioranza intende adottare in prospettiva.

Procedendo in un parziale e non esaustivo esame dei punti trattati nel quarto rapporto, nel capitolo sulla prima infanzia salta agli occhi l'ampio divario esistente fra le tariffe degli asili-nido, dove l'incidenza percentuale del costo sostenuto dalle famiglie va dall'11,39 percento del Comune di Aosta al 30 percento dell'asilo-nido di Sarre (se i miei calcoli sono corretti), ma se gli standard del servizio sono fissati per legge e quindi uguali per tutti, non sarebbe il caso di equilibrare le tariffe, anche in vista della prevista pianificazione di un sistema di flessibilità dei servizi rispetto alle dinamiche della popolazione e nel rapporto fra residenza e luogo di lavoro? Un'altra domanda che mi è sorta spontanea è come mai gli enti locali non utilizzino l'IRSEE per il calcolo delle quote utenti e per le garderies. L'IRSEE non dovrebbe essere il parametro cui fare riferimento per tutti i servizi sociali?

Avrei ancora altre domande, ma non mi sembra la sede per entrare troppo nel dettaglio, piuttosto, per quanto riguarda il capitolo famiglia e minori, mi preme mettere l'accento sul servizio di assistenza domiciliare educativa, che dovrebbe porre rimedio a quelle situazioni di fragilità e conflittualità interne alle famiglie, che possono pregiudicare il benessere psicofisico dei minori. Nel 2007 le domande presentate sono state 56, di cui 42 accolte, con una percentuale di soddisfacimento del bisogno del 75 percento. Come vengono gestite le segnalazioni non accolte? Si pensa di incrementare le risorse in questo servizio per far fronte all'aumento delle richieste? La mia considerazione è che un intervento tempestivo in questo ambito può prevenire l'aggravarsi di problemi futuri.

Per quanto riguarda il disagio evolutivo in ambito scolastico, nel rapporto si indica la consistenza delle segnalazioni, ma non la presa in carico effettiva degli scolari - o perlomeno io non sono riuscita ad individuarla - e il numero degli operatori coinvolti, quanti sono, se sono precari, se hanno prospettive di continuità di intervento. Anche per quanto riguarda il servizio DEAS è importante la constatazione che più la segnalazione e la presa in carico sono precoci più si riesce ad evitare la cronicizzazione e l'aggravarsi dei problemi.

Per quanto riguarda gli anziani, dal rapporto non si capisce se l'assistenza domiciliare integrata sia stata attuata ed estesa su tutto il territorio valdostano, con quali valori e con quali prospettive future. Si rileva per contro una diminuzione delle domande di inserimento in strutture residenziali e dall'altra parte un aumento di domande di assistenza alternativa all'istituzionalizzazione, presumibilmente grazie al lavoro di sensibilizzazione a sostegno della domiciliarità realizzato negli ultimi anni. Se il trend rimarrà questo, quali scelte verranno fatte per le piccole strutture economicamente svantaggiose, le piccole microcomunità magari non più a norma e che necessitano di ristrutturazione?

Nel complesso mi pare che lo sforzo fatto per la compilazione e la stesura del quarto rapporto dell'Osservatorio delle politiche sociali sia apprezzabile, ci fornisce un quadro esaustivo anche se riferito al 2007 e quindi in parte già superato. Si tratta di un documento eminentemente tecnico che indubbiamente servirà per il futuro e come spunto di riflessione; laddove mi pare che la politica latiti è nel delineare delle scelte strategiche che siano frutto di un progetto più a lungo termine, che tendano ad anticipare i problemi, a prevenirli e ad ottimizzare le risorse che, come tutti sappiamo, non sono infinite. Il capitolo delle conclusioni pone molte domande sul futuro ma, a mio avviso, non fornisce adeguate risposte strategiche. Riconosce, è vero, che esistono ancora elementi di debolezza nella distribuzione territoriale dei servizi e nei criteri di accesso agli stessi da parte dei cittadini, come ha sottolineato il collega Salzone, ma forse indugia un po' nell'autoapprezzamento. Tornando ai valori della spesa dell'Alto Adige, quindi chiediamoci se il 31 percento in meno della loro spesa pro capite o il 46 percento in meno della spesa pro capite del Friuli Venezia Giulia, per citare un'altra Regione autonoma, o il 54 percento in meno pro capite della Regione Emilia Romagna, notoriamente attenta al welfare e a garantire un'alta qualità della vita ai suoi cittadini... chiediamoci se queste differenze corrispondono ad una loro più scarsa attenzione alle problematiche sociali, oppure se questi valori sono il risultato di un'adeguata politica strategica e di un'oculata gestione delle risorse e in questo senso mi pare che l'Assessore abbia avuto una timida apertura in conclusione del suo intervento.

Presidente - La parola alla Consigliera Impérial Hélène.

Impérial (UV) - Grazie, Presidente. Richiamando la professione medica come mio primo amore, condivido con voi l'importanza del procedimento anamnestico della raccolta dei dati del paziente finalizzata alla diagnosi della patologia e alla definizione della strategia terapeutica da adottare. Ebbene, credo che questo rapporto offra un'anamnesi dettagliata, una serie di elementi specifici, un'analisi precisa della situazione sociale della nostra regione, al fine non tanto di elogiare l'opera dell'Assessorato quanto piuttosto nel principio condivisibile dell'autovalutazione.

Il concetto di nuova povertà che emerge da questo rapporto è sicuramente interessante, ma ambiguo. Il termine è di grande attualità se solo si considera che, secondo l'ISTAT, in Italia ci sono 2,6 milioni di famiglie in stato di povertà, ossia dotate di un reddito inferiore ai 936 € mensili. La Consigliera Fontana ha già messo in evidenza come nella nostra regione la percentuale di famiglie in stato di povertà sia inferiore rispetto alla percentuale delle famiglie nel resto d'Italia, eppure a volte assistiamo a fenomeni di rimozione collettiva, per cui sembra che la povertà sia altro da noi. La povertà economica è legata ad una complessità di fattori che contribuiscono ad estendere la fascia di vulnerabilità e un senso forte di insoddisfazione e di incertezza. Occorre a mio giudizio non tenere conto soltanto della povertà come esito, ma soprattutto dei processi di impoverimento; precarizzazione del lavoro, rischio di contrazione del welfare, fragilità familiare sono tre fattori che moltiplicano la vulnerabilità, la allargano a fasce sociali un tempo relativamente al sicuro, accrescono l'ansia nei confronti del futuro. Malgrado la soglia di povertà sia statisticamente fissata in 936 € per due persone, un single si sente in miseria con 1.200 €, una coppia con 1.800 € e la soglia sale a 2.000 € per i nuclei più numerosi. La povertà economica si intreccia con un accumulo di fattori di debolezza sociale: la mancanza o perdita del lavoro, il disagio psichico, l'etilismo e la tossicodipendenza. La funzione di compensazione delle incertezze del mercato e della vita è stata da sempre implicitamente affidata nel nostro Paese all'istituzione della famiglia, istituzione che sta mostrando segni di logoramento. Accade spesso che la famiglia, anziché compensare la perdita di reddito, di autostima, di partecipazione al sociale, spesso ne venga travolta. In una realtà mediamente laboriosa e benestante come la nostra molte persone coinvolte da processi di impoverimento e soprattutto dalla perdita del lavoro si vergognano della loro condizione e, secondo quanto emerge dal rapporto, spesso hanno ritegno a chiedere aiuto. La crescente incertezza economica, l'instabilità rispetto alla propria condizione si riflettono in una solidarietà a corrente alterna rivolta spesso ai propri simili, mentre viene meno la dimensione pubblica e quella dei diversi, magari proprio coloro che più hanno bisogno di aiuto vengono rigettati. L'aumento della vulnerabilità e della fragilità sociale dunque non ha generato una crescita della solidarietà, ma piuttosto un ripiegamento sulla domanda di ordine e una caccia ai nemici del nostro benessere. Proprio in questo senso fra i processi che generano impoverimento dobbiamo considerare più ampiamente l'immigrazione. Gli immigrati sono tipicamente desiderati, ma non benvenuti nelle società avanzate e le nostre società, lo sappiamo bene, hanno strutturalmente bisogno di questi nuovi poveri, sono richiesti per lo svolgimento di molti lavori necessari, ma sgradevoli. La loro relativa povertà spesso li rende flessibili, adattabili, laboriosi e quindi utili. Oggi più che mai una vera coesione sociale necessita di un'imprenditorialità sociale che "sbarazzi" la pura logica assistenzialistica. Uno degli aspetti fondamentali delle linee emergenti di lotta alla povertà consiste nell'orientamento verso politiche attivizzanti, in grado di mobilitare capacità e risorse dei beneficiari, emancipandoli dal bisogno e dalla dipendenza assistenziale. È una sorta di filosofia del trampolino, che richiede ai soggetti beneficiari di uscire da una logica di protezione passiva per diventare protagonisti attivi delle politiche sociali e l'arena della partecipazione al lavoro è il campo privilegiato di questa linea di azione. Le politiche formative sono un tassello essenziale di questo rinnovato modello di welfare, non solo orientato alla protezione passiva dei cittadini pur necessaria contro diverse situazioni di debolezza sociale, ma anche capace di promuovere attivamente l'inclusione nella società.

Presidente - La parola al Consigliere Rigo.

Rigo (PD) - Quella che stiamo attraversando sembra essere la più grave crisi economica e sociale della nostra vita, tutti percepiamo la portata della sfida che ci attende ed infatti questa Assemblea ne ha discusso in modo positivo poche settimane fa. La crisi metterà in discussione il sistema di protezione sociale, le nostre certezze, il welfare come si è venuto a creare nel corso di questi ultimi 30 anni. Su "La Stampa" di domenica 25 gennaio un filosofo francese in un'intervista ha detto che - cito -: "non si tratta di una crisi solamente economica, tocca i valori sostanziali sui quali la nostra società si riposa, quello che uscirà da questa crisi non è nient'altro che un nuovo modo di stare insieme, una nuova forma di legame sociale". La crisi quindi ci impone il coraggio di cambiare, di innovare, di riformare ed io provo a indicare alcune sollecitazioni. Il dibattito di oggi dovrà a mio parere essere l'inizio di un percorso di discussione, di confronto e di ascolto per trovare insieme la strada di una via nuova, attorno ai temi del lavoro, del sostegno alla famiglia e alla persona, all'assistenza sociale e sanitaria; occorre sviluppare rilanciando il dibattito sul piano di zona, un confronto il più possibile allargato e responsabile. Apertura e partecipazione per costruire insieme un welfare di comunità, in grado di rispondere davvero ai nuovi bisogni e alle nuove aspettative di una società che si trasforma velocemente, giorno dopo giorno. In questa direzione è molto positivo l'articolo 4 della legge regionale n. 5/2000, legge che peraltro dovrebbe essere ripensata nella logica di un modello più federalista e partendo dal principio di sussidiarietà, articolo 4 che stabilisce la predisposizione ogni anno da parte dell'Osservatorio regionale epidemiologico e per le politiche sociali di una relazione sullo stato di salute e di benessere sociale della popolazione.

Una fotografia quella scattata dal rapporto che ci viene presentata oggi molto nitida dello stato dell'arte, con una ricca documentazione statistica accompagnata - cosa per me molto importante - da stime sull'evoluzione, sulla previsione di crescita della popolazione valdostana. Nel campo dei modelli di sviluppo di una società si è infatti accresciuta negli anni la domanda di previsioni demografiche, sempre più articolate e secondo componenti strutturali e territoriali. La necessità che ha un paese, una regione di pianificare gli interventi in settori strategici come, ad esempio, il sistema assistenziale, si è fatta molto pressante in paesi che, come il nostro, devono fronteggiare il problema dell'invecchiamento e quello della bassa natalità. I dati contenuti nel rapporto, oltre ad offrire a tutti coloro che si occupano di politiche sociali analisi e raffronti importanti ed utili per programmare l'azione politica ed amministrativa, sono dati concreti, perché frutto e testimonianza di un lavoro quotidiano, fatto con passione e serietà e il fatto che i dati stessi siano stati utili al processo avviato con il piano di zona testimonia il nesso inscindibile fra conoscenza e politiche sociali. In questo senso spiace che il rapporto non contenga una valutazione anche solo cronologica e tematica del percorso compiuto fin d'ora in Valle per la costruzione del piano di zona. Leggere questo rapporto ha significato per me guardare alla realtà di oggi con l'obiettivo di attrezzare la nostra Regione a vivere il futuro, dunque non con l'ottica di come conservare l'esistente. Non dobbiamo accontentarci di continuare a garantire solo chi è già garantito, ci interessano invece - come hanno detto altri - i non tutelati, gli esclusi di oggi, ma soprattutto il futuro, contrastare la povertà assoluta e relativa. Sale il numero dei poveri, soprattutto si assottiglia il confine fra povertà e ceto medio e si riducono ancora di più le opportunità di realizzazione personale. L'estrema indigenza, anche se limitata quantitativamente, va combattuta fino in fondo ed è giusto ripensare alla soglia per poter accedere ai benefici del minimo vitale. Tuttavia una società dinamica e basata sul merito non può accettare neanche l'estrema disuguaglianza che è ormai tangibile anche in strati sociali che prima consideravamo al riparo da simili rischi. Riequilibrio sociale è particolarmente avvertito fra i lavoratori dipendenti più o meno qualificati, che hanno visto negli ultimi anni erodere la propria forza contrattuale e con essa i propri redditi. Giusta quindi, come indica il rapporto, una riflessione sull'applicazione dell'IRSEE, condivisa anche dall'Assessore competente. Nel nostro Paese... e la Valle d'Aosta non ne è immune, anzi, l'indice che misura la disuguaglianza sociale, vale a dire il reddito del 10 percento della popolazione più ricca e il 10 percento di quella più povera, è pari a 11,6, inferiore a quello degli Stati Uniti, il cui sistema di protezione sociale si fonda però anche sulla meritocrazia. Dico questo perché mi ha colpito un'osservazione fatta circa 3 settimane fa al termine di una riunione della V Commissione dal collega Caveri. Commentando il discorso del giuramento del Presidente Obama, ha evidenziato che negli Stati Uniti, nonostante tutte le difficoltà attuali, è ancora possibile crescere, competere, vincere o perdere a seconda delle proprie potenzialità. Da noi questo non avviene, solo il 13,3 percento degli Italiani nati in una famiglia di operai riesce a fare il salto sociale, tutti gli altri (quasi 9 su 10) devono accontentarsi. Incrociando i due dati - quello sulla disuguaglianza di reddito e quello sulla mobilità sociale - il risultato è che l'Italia in questi ultimi anni comunque è un Paese più ineguale e più ingiusto. Per sbloccare e affinché vi sia più equità, la via principale da percorrere, anche se lunga e difficile, rimane quella della formazione in senso lato, compresa l'istruzione scolastica, le attività di servizio civile e di volontariato, la formazione continua lungo tutto l'arco della vita, della produzione e diffusione del sapere e della conoscenza.

Domenica sera alla televisione ho assistito al programma "Presa diretta" di Riccardo Iacona con un servizio dedicato alla scuola. La nostra scuola italiana e quella svedese, due mondi, due realtà, due culture politiche diverse: la Svezia ha già raggiunto e superato l'indicazione di Lisbona di raggiungere il 3 percento del PIL entro il 2010 negli investimenti sulla scuola e la formazione, mentre noi in questi anni di Centro-Sinistra e di Centro-Destra ce ne siamo allontanati! Siamo passati infatti dal 2 percento e qualcosa all'1,8 percento del PIL. In Svezia governa il Centro-Destra, ma insieme al Centro-Sinistra da anni stanno praticando una politica non di polemiche, ma di impegno concreto e condiviso nel sapere, nella formazione, nella scuola, nella ricerca, come fondamentali per lo sviluppo di quel Paese! La scuola in Svezia è gratis per tutti, non ci sono tasse, non costano i libri, i quaderni, le matite, i trasporti e la mensa. L'unica realtà che in Italia stava funzionando: la scuola elementare, la stanno smantellando. Miopia politica! Una miopia che sta portando l'Italia ad un serio impoverimento culturale, economico e sociale con conseguenze gravi per il presente e drammatiche per il futuro, non dimostrando di comprendere come il valore collettivo dipenda dalla capacità di sostenere la crescita e di fornire opportunità ai singoli che hanno le qualità, la preparazione e il talento per realizzarle. La classe dirigente italiana sta condannando il Paese a non avere un futuro, ad avere un futuro peggiore del passato, per non parlare del disagio generazionale. Una delle criticità evidenziate dal rapporto è l'aumento delle segnalazioni di disagio evolutivo in ambito scolastico, precisamente pari all'81 percento circa, 63 percento nella scuola dell'infanzia, 78 percento nella scuola primaria, 111 percento nella scuola secondaria di I° grado e basta parlare con i pediatri per farsi un'idea della situazione. Ecco allora che diventa strategica una maggiore collaborazione fra servizi socio-sanitari territoriali, società civile e scuola, soprattutto nell'ottica di una maggiore efficacia; allora perché non prevedere una versione congiunturale del rapporto proprio nell'apprendimento specialistico su tale tema, che è di rilevanza strategica per il futuro di questa comunità? In un tempo fantastico della vita alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi viene chiesto loro di aspettare, aspettare di avere un lavoro certo e quindi la possibilità di accedere ad un mutuo ed avere dei figli, una delle condizioni messe in luce dal rapporto per la crescita della nostra comunità, lo ha ricordato prima la collega Morelli, ma questo non è possibile se la vita è saltuaria, se è part-time, la precarietà appunto per un'intera generazione fra i 16, 18, 34 anni, gli anni in cui maggiori sono le energie di innovazione e di creatività. Ecco perché, come abbiamo già avuto modo di dire, ci pare prioritaria una politica attiva sul versante scuola, formazione, lavoro; vedete, abbiamo bisogno di definire un sistema integrato fra tutte le diverse opportunità di istruzione e formazione, soprattutto a carattere professionalizzante, superando l'attuale frammentazione e anche una rigidità dell'offerta.

Pensando alla crisi che sta arrivando, si sente la necessità di rimodulare il sistema di tutela del mercato del lavoro e in questa direzione mi piacerebbe aprire un confronto sul reddito minimo di cittadinanza o di garanzia. In questa direzione si è mossa la Provincia autonoma di Trento, che ha stanziato 850 milioni di euro nel suo pacchetto anticrisi; della somma stanziata 92 milioni sono destinati al sostegno delle fasce deboli, di questi 18 vanno al reddito minimo di garanzia, misura ancora poco utilizzata nel nostro welfare, garantendo così un reddito minimo di 6.500 € annui per il singolo.

Veniamo alla seconda indicazione che per me emerge dall'analisi del documento. L'attuale composizione della rilevante spesa sociale è divorata dall'assistenza ai grandi anziani e dalle pensioni di invalidità, lo ha ricordato prima l'Assessore: rispettivamente 38 e 25 milioni di euro per un totale di 63 milioni, a fronte di una spesa complessiva delle politiche sociali di 84-85 milioni di euro; assistenza e pensione insieme costituiscono il 74 percento del totale della spesa sociale, alle restanti voci di spesa va quindi molto poco. Se pensiamo agli effetti a lungo termine che avranno l'invecchiamento progressivo della popolazione e l'incremento della spesa sanitaria e sociale, inevitabile per via dell'aumento della speranza di vita, ci rendiamo conto che questo modello di welfare è destinato ad esaurirsi. I dati presenti nel rapporto sono emblematici per fotografare il possibile futuro scenario demografico valdostano. L'allungamento del tempo di vita fa sì che la terza età da età residuale diventi fase importante della vita, si pongono pertanto alla singola persona ed alle società il problema e l'opportunità di ripensare quest'età sul piano dell'organizzazione concreta della vita quotidiana e della qualità delle relazioni sociali. Per i nostri vecchi di oggi e di domani è importante prima di tutto promuovere la cultura del prendersi cura e dello stare in compagnia, favorendo un sistema di mutuo aiuto e cooperazione che vada oltre le relazioni familiari. C'è infatti una risorsa che tutti gli anziani possiedono in abbondanza ed è il tempo, per molti è occasione per recuperare ciò che non hanno mai potuto fare, per altri è invece solitudine e la percezione della propria inutilità e della perdita di valore sociale; questo sentimento coinvolge soprattutto chi è attivo e gode di buona salute. Occorre sempre più scoprire il valore umano e sociale del tempo degli anziani, infatti il tempo che essi possono condividere senza impoverirsi può diventare un moltiplicatore di opportunità per migliorare la loro vita e quella degli altri. Abbiamo poi bisogno di una società più giovane, di invertire la rotta! Ma come possiamo infatti immaginare di contrastare il basso tasso di natalità senza un serio e costoso investimento nelle politiche per la famiglia? In che modo e in quale misura saremo in grado di promuovere l'integrazione degli immigrati, qui ricordata oggi, nella nostra comunità, che l'Osservatorio definisce ormai strutturale se continueremo a destinare alle misure contro l'esclusione sociale risorse e politiche insufficienti?

Per gli stranieri il rapporto prevede in prospettiva necessario un incremento degli interventi di politica sociale rivolti alle famiglie piuttosto che ai singoli. Proprio per la buona capacità di accoglienza ricordata e di integrazione presente nella nostra regione e per la trasformazione del fenomeno migratorio da transitorio a strutturale, credo invece sia necessario definire le linee guida per la costruzione di uno specifico modello di convivenza fra le diverse identità, che coabitano sul nostro territorio, o siamo capaci di ricostruire un tessuto di valori o, cari colleghi, la partita è persa, perché la società di questo secolo sarà inesorabilmente multietnica!

Welfare bilanciato, come abbiamo visto, e dunque welfare da riformare. La seconda priorità è quella della sostenibilità finanziaria e della qualità della spesa pubblica, già ricordata. Una persona anziana ospite di una microcomunità costa dai 4.500 ai 5.000 € al mese e il contributo regionale si aggira intorno ai 2.500-3.000 €, una persona anziana assistita con la legge regionale n. 22/1993 (il famoso contributo alle badanti) costa mediamente alla Regione 5-700 € al mese. Non voglio certo paragonare i due interventi, ma voglio evidenziare che attraverso l'innovazione e il confronto con altre realtà abbiamo potuto rispondere in maniera diversa e con minori risorse finanziarie alla richiesta di 305 domande di persone non autosufficienti che, pur avendone il diritto, hanno optato per il contributo alla badante, scegliendo l'assistenza al proprio domicilio invece di una richiesta per l'inserimento in una struttura residenziale. Qualità della spesa pubblica vuol dire modernizzazione, integrazione, coordinamento nell'erogazione dei servizi, quindi integrazione socio-sanitaria tramite la conversione del sistema sanitario nel senso di una presa in carico, attuata con la continuità dell'assistenza; questo significa un grande investimento culturale prima di tutto sulla medicina di famiglia, sempre più centrale nella risposta alla crescente domanda di salute. È comunque da sottolineare come la maggior parte di alcune patologie non sia da ricondurre al solo settore sanitario, bensì al contesto sociale nel suo complesso, come ricordato nel rapporto. Le nostre abitudini di consumo quotidiane, unitamente alle consuetudini sociali che ci caratterizzano, hanno un ruolo determinante sulla qualità della vita della nostra vecchiaia, ecco perché andrebbero potenziate politiche coerenti e coordinate in una logica di prevenzione delle malattie e di promozione della salute. Sostenibilità finanziaria significa - lo ha detto preoccupato l'Assessore - invece che dobbiamo garantire le risorse finanziarie per la non autosufficienza non solo attraverso fondi pubblici: malattie invalidanti e degenerative richiedono oggi, come evidenziato dal rapporto, costi elevati ed è questa una delle grandi sfide con cui si misureranno ormai tutte le società economicamente evolute. È evidente che un problema di così forte e crescente impatto non può trovare soluzioni solo attraverso le risorse del bilancio regionale, tant'è che, pur seguendo itinerari diversi, alcuni Paesi hanno attivato misure straordinarie di assistenza agli anziani attraverso la fiscalità generale. Di fronte quindi a bisogni crescenti che richiedono un aumento consistente delle risorse da mettere a disposizione, è necessario prevedere un'entrata autonoma e straordinaria che finanzi queste necessità e che coinvolga tutti i cittadini che producono reddito nel condividere il rischio della non autosufficienza in età avanzata. Ritengo che, scartando la scelta di un'assicurazione privata, che determinerebbe inevitabilmente forti discriminazioni fra cittadini con uguali bisogni, la condivisione del rischio della non autosufficienza attraverso un sistema assicurativo, equo, pubblico e obbligatorio che non coinvolga solo i lavoratori dipendenti può costituire una via solidale, efficace e concreta per garantire a tutti con certezza il diritto all'assistenza. L'Osservatorio potrebbe aiutarci ad esaminare e confrontare le diverse strade, che Stati esteri (Germania, Svezia) e Regioni italiane (credo la Provincia di Bolzano) stanno percorrendo per reperire fonti finanziarie aggiuntive e non pubbliche per il finanziamento della non autosufficienza.

Terzo aspetto: il coraggio di cambiare. In generale si cambia a cuor leggero qualcosa che non ci serve più e che possiamo facilmente sostituire, occorrono invece coraggio e determinazione per cambiare le cose preziose ed importanti. Il sistema valdostano di welfare è stato ed è prezioso e importante, una conquista storica - lo dice bene il rapporto - un riferimento, una garanzia di benessere, di giustizia sociale. La Valle d'Aosta per cultura, tradizione, valori consolidati di solidarietà è stata attenta al sociale. Gli anni '70 sono stati un laboratorio di idee e di proposte, i sindacati dei pensionati in particolare hanno conquistato la prima Consulta permanente che portò all'approvazione nel 1978 della legge regionale n. 47, la prima legge quadro sui servizi e sugli interventi a favore delle persone anziane ed inabili. Una legge innovativa allora oggi si direbbe riformista nello spirito, ma radicale nei fatti, perché è stata frutto di una battaglia unitaria e convinta della gente, perché è stata sancita la funzione degli enti locali come enti di gestione dei servizi e quella della Regione come ente di programmazione, perché è stata una legge di rottura con la politica del solo sussidio, del contributo una tantum alla persona singola. Oggi però questo sistema ha fatto il suo tempo, non rispecchia più una società che sembra trasformarsi giorno dopo giorno, seguendo le accelerazioni della globalizzazione, della rivoluzione tecnologica, della crisi mondiale. Ai nuovi diritti e ai nuovi bisogni dobbiamo essere in grado di fornire strumenti inediti di sostegno e di promozione sociale. Non è facile, perché sempre più complesse e differenziate devono essere le nostre soluzioni, il nuovo welfare deve saper valorizzare i corpi intermedi, l'associazionismo, il terzo settore in nome della sussidiarietà orizzontale. Veniamo al coraggio di cambiare. Molta parte del mondo politico-istituzionale vede il terzo settore, l'impresa sociale, la cooperativa sociale semplicemente come erogatore di servizi, disconoscendo il loro ruolo di rappresentanza sociale. Nel documento presentato oggi viene evidenziato che l'attuale sistema di erogazione dei servizi sociali è fortemente incentrato sulla relazione fra ente locale e terzo settore; via via in questi 30 anni i rapporti e le modalità di interazione fra ente pubblico e cooperative sociali si sono consolidate mentre è rimasto rigido lo schema di rapporto. Le istituzioni si pongono come titolari di funzioni affidatrici di appalti, i soggetti del terzo settore come organizzazioni produttrici di servizi per conto delle prime, dobbiamo cambiare: dobbiamo ricercare nuovi modelli nei quali la partnership fra pubblico e privato possa esprimersi al meglio.

Nel documento si parla di centralità della persona come principio organizzativo dei servizi, l'umanizzazione dei servizi stessi significa quella particolare relazione con la persona, che è la capacità di portare insieme il peso della debolezza, del disagio, della solitudine, dell'esclusione. Come compiere quindi il salto di qualità dal semplice assistere o curare al prendersi cura? È la presa in carico effettiva e affettiva della persona da parte degli operatori della comunità, dei corpi intermedi della società civile. La società cambia e devono cambiare anche i vecchi schemi culturali, altrimenti le indicazioni positive contenute nel rapporto rimarranno solo buoni propositi. La partnership, seguendo la via indicata dalla legge nazionale n. 328/2000, presuppone la collaborazione fra servizio pubblico e privato attraverso il quale lavorare insieme e non rispettare una semplice compravendita di servizi qual è il contratto di appalto. Ecco il nostro welfare deve ripartire da qui: sviluppare le potenzialità inespresse e frustrate, valorizzare i giovani, supportare il lavoro di cura, assegnare un ruolo attivo agli anziani. Arrivando alla conclusione, vorrei ribadire che la politica dovrebbe essere capace di centrare l'obiettivo di fare di questa stagione, di questa legislatura un'opportunità, una sfida, scommettendo sulle specificità individuali, focalizzando l'attenzione delle politiche sulla persona, sulla famiglia e sulla sussidiarietà come dice il rapporto. Tutto ciò è utopia? C'è una bellissima frase di uno scrittore uruguaiano che parla dell'utopia e dice che è come un punto dell'orizzonte: cammini, cammini, cammini e non arrivi mai, man mano che ti avvicini si sposta. La domanda che si fa lo scrittore è: a cosa serve l'utopia? Serve esattamente a questo: a continuare a camminare.

Si dà atto che dalle ore 18,18 assume la presidenza il Vicepresidente Chatrian.

Président - La parole à la Conseillère Rini Emily.

Rini (UV) - Merci, M. le Président. Au début de mon intervention je voulais remercier l'Assesseur Lanièce et en particulier tout le groupe de travail, qui a réalisé ce IVe rapport sur les politiques sociales. Ce document représente un instrument très utile pour nous tous, qui nous donne une sorte de photographie réelle de la société valdôtaine, qui est pour une série de facteurs, ainsi que dans beaucoup d'autres réalités continuellement en transformation.

L'offerta del sistema socio-assistenziale regionale presenta nel suo complesso un buon livello di qualità sia dal punto di vista della rispondenza ai bisogni alla domanda, sia da quello della presenza di servizi di eccellenza. Vorrei soffermarmi su un tema che ritengo molto interessante ed importante: quello della prima infanzia. In questo settore si registra il raggiungimento dell'obiettivo indicato dal Consiglio europeo a Lisbona: garantire un'offerta di posti nei servizi pari al 33 percento delle nascite e la migliore flessibilità dell'organizzazione dei servizi rispetto alla struttura territoriale e alla dinamica della popolazione infantile. Gli ambiti di eccellenza sono quelli dell'assistenza ai bambini sotto i tre anni, il cui indicatore per la Valle d'Aosta è secondo solo all'Emilia Romagna, mentre un altro indicatore analogo che estende l'assistenza dai tre anni fino alla scuola dell'obbligo attribuisce alla Valle d'Aosta valori perfino superiori a quelli da perseguire entro il 2010. Infatti, come annunciato, nel 2008 (ossia con due anni di anticipo) la Valle d'Aosta ha raggiunto una copertura di servizi per la prima infanzia pari al 33 percento delle nascita, stabilita entro il 2010 dagli accordi di Lisbona per una spesa complessiva nel 2007 di poco superiore a 7 milioni di euro e pari all'8,7 percento del totale della spesa per le politiche sociali. Il complesso dei servizi offerti riguarda gli asili-nido, gli asili-nido aziendali, le garderies, le tate familiari, gli spazi gioco per un totale di 52 servizi e 757 posti. In futuro l'intento è di ridurre le liste di attesa, intercettare con maggiore efficacia le famiglie più svantaggiate, di offrire maggiori flessibilità nel complessivo sistema dei servizi anche rispetto all'ubicazione fra residenza e luogo di lavoro. Si registra poi nel settore famiglia e minori la nascita di nuovi servizi, oltre a quelli tradizionali a più forte connotazione assistenziale, finalizzati a promuovere la famiglia quale risorsa da sostenere, da rafforzare nelle sue competenze. Dopo un triennio di sperimentazione che ha registrato un incremento delle iscrizioni del 49,7 percento, è stato istituito il Centro per le famiglie "Il Cortile", per una spesa liquidata nel 2007 di 146.105 €, di cui 100mila erogati dall'Amministrazione regionale. La spesa complessiva sostenuta dall'Amministrazione nel 2007 per famiglia e minori è stata pari al 15,8 percento del totale e ammonta a poco più di 13 milioni di euro. Il numero medio di componenti per famiglia è fermo a 2,1, in linea con il nord-ovest dell'Italia, senza significative differenze fra i vari distretti presenti nella Valle. Gli interventi e i servizi per le famiglie e i minori in Valle d'Aosta, previsti e regolamentati dalle normative dei documenti di programmazione nazionale e regionale sono molteplici, ricordo l'assistenza domiciliare educativa, le comunità per i minori, il servizio per il disagio evolutivo in ambito scolastico, il servizio Centro per le famiglie "Il Cortile", l'accoglienza volontaria di minori, l'affidamento familiare, il servizio di adozione ed altri ancora, per un totale della spesa corrente di 1.441.340 €. Più in generale quindi gli interventi attuati dall'Amministrazione regionale sono stati caratterizzati dall'elevata continuità temporale, dal consolidamento e dall'implementazione delle risorse disponibili.

Alcuni elementi di debolezza, come ricordato, sono tuttavia ancora presenti, specie nella distribuzione territoriale dei servizi e nei criteri di accesso da parte dei singoli e delle famiglie. Per questo motivo, così come emerge da tale rapporto, nell'ultimo anno è stata dedicata particolare attenzione all'obiettivo di avere una più equa contribuzione delle famiglie nella spesa per i servizi a fronte di parità di trattamento e di disparità di patrimonio e, per perseguire l'equità contributiva alla spesa, è stata da tempo avviata una riflessione sull'applicazione all'IRSEE. Secondariamente una più equa distribuzione dell'offerta rispetto ai bisogni territoriali, infatti agli indicatori di penetrazione territoriale dei servizi vanno affiancati nuovi strumenti di analisi della corrispondenza fra bisogni, domanda ed offerta, al fine di creare un sistema di offerta più flessibile per dislocazione, finalità, integrazione, orari e modalità di fruizione. Infine l'attenzione verrà posta su un'organizzazione sinergica della rete dell'offerta sia sotto il profilo dell'integrazione fra interventi, sia sotto quello dell'integrazione fra erogatori di informazione agli utenti.

Concludo scusandomi per essermi soffermata sui numeri, non amo solitamente questa tipologia di esposizione, credo tuttavia che vi siano delle circostanze, e sicuramente questa lo è, dove sia necessario, anzi doveroso analizzare concretamente e quindi attraverso i numeri i risultati e il buon lavoro svolto.

Président - La parole au Conseiller La Torre.

La Torre (FA) - Grazie, Presidente. Credo sia chiaro che la questione sociale è e sarà nei prossimi decenni una questione fondamentale anche per quelle che saranno le capacità delle amministrazioni di fornire dei servizi e quindi di rapportarsi con i propri cittadini, in funzione delle loro necessità. In tale senso quindi ho sentito con piacere il dibattito che in questa sala oggi si sta svolgendo con una forte intensità e anche con dei contenuti, ho apprezzato interventi, in particolare anche quello dell'amico Rigo, direi quasi "Assessore ombra", un intervento così completo e ricco di spunti che ho rilevato con attenzione. In questo senso credo che tale rapporto sia molto importante, proprio perché si deve creare questo connubio fra la parte tecnica e la parte politica, un connubio che non può che derivare attraverso uno studio e una conoscenza attenta delle realtà e delle dinamiche e anche con una fotografia del territorio. Credo che da questo rapporto comunque venga fuori che la nostra di fatto è una Regione attenta al problema sociale, attenta non solo sotto un profilo operativo, ma anche sotto un profilo politico e degli investimenti. Il vero spunto quindi che si deve avere oggi è proprio quello di dare una lettura politica di questo documento, una lettura politica che parte soprattutto da un dato fondamentale: quello degli investimenti, non ci dimentichiamo che oggi siamo in un momento di transizione, stiamo andando verso un federalismo fiscale e uno degli elementi centrali delle future politiche sarà proprio quello degli investimenti e del rapporto che essi avranno con il territorio e con i servizi. Partiamo allora da un presupposto molto significativo: questa Regione investe quattro volte di più rispetto alla media nazionale delle altre Regioni sul sociale e questo credo sia un elemento importante. Devo dire però che questo rapporto per qualche verso ha anche dei momenti di riflessione che vedo stridenti: ad esempio, nella fase iniziale quando la nostra Regione viene definita fra le Regioni a rischio povertà, io lo leggo con una certa perplessità, anzi pregherei l'Assessore di sollecitare una certa attenzione prima di scrivere tali cose, perché provoca un allarmismo su cui mi sembra che non sia il caso di porre l'accento, anche perché questa è una Regione che è, secondo i dati statistici, una delle Regioni a più alto reddito pro capite e con il più basso tasso di disoccupazione, una delle Regioni con il più alto numero di autovetture, questi sono dati reali.

Così come vedo un dato che mi pare inesatto: quello che fa riferimento alla dispersione scolastica, è un dato che (non so se l'Assessore poi potrà riferire qualcosa in merito) non mi risulta. Non so se il metro di raccolta dei dati sia corretto, ma mi risulta che la dispersione scolastica in Valle sia molto più bassa di quello che è scritto nel rapporto. In questo senso il rapporto ci deve mettere in condizione di fare una discussione politica, ossia di capire quali sono i principi e i valori su cui vogliamo costruire le nostre future politiche sociali; per questo dovremmo centrare quelli che possono essere degli obiettivi, i quali non possono che nascere da un confronto corale.

Quando si parla di famiglie, credo sia importante riconoscere che uno dei problemi della famiglia oggi è proprio quello di portare a casa un reddito ma, nel momento stesso in cui ci rendiamo conto che una famiglia deve aumentare le sue capacità reddituali, affermiamo che forse nella stessa non è più sufficiente riconoscere il solo ruolo lavorativo al marito, ma dobbiamo prendere atto che ormai la donna diventa un elemento essenziale nella famiglia per la costruzione del reddito. In questo senso dobbiamo fare una prima riflessione politica, ossia dirci: come vogliamo aiutare le famiglie e quindi le donne a contribuire al reddito familiare senza per questo essere penalizzate? Nel momento stesso in cui andiamo ad affrontare la questione della prima infanzia, che andiamo a guardare gli asili-nido, le garderies e le tate familiari, ci rendiamo conto che sicuramente abbiamo raggiunto gli obiettivi europei, ma non basta, perché ancora oggi in tutti e tre i settori abbiamo un accoglimento che lascia a casa... con una percentuale dal 30 percento al 50 percento a seconda dei settori (30 percento gli asili-nido, 50 percento le garderies, 40 percento le tale familiari) e questo deve essere un ingaggio che ci dobbiamo dare. Proviamo ad immaginare oggi una famiglia che si vede costretta, dovendo assistere un figlio coscientemente, a non sapere dove lasciarlo e la madre con l'angoscia di dover contribuire al reddito familiare. È un grosso problema su cui dobbiamo lavorare fin da subito - lei ha lavorato bene, Assessore, chi prima di lei anche - dando ancora più opportunità specialmente nelle valli laterali. Ho letto nelle varie spiegazioni che alcune aree hanno avuto una capacità del 100 percento di accoglimento dei bambini, ecco dobbiamo lavorare in questo settore, ma anche sul costo, perché oggi portare un bambino all'asilo costa ad una famiglia 6-700 euro, che è quasi insostenibile! Molte volte la donna che va a "costruire" il reddito si trova a spendere il 90 percento del reddito che costruisce per mantenere il bimbo all'asilo; pertanto credo che questo sia un obiettivo politico che ci dobbiamo dare all'interno di una prospettiva. La mia non è una critica, anzi riconosco che lei ha lavorato bene, ma che dobbiamo ingaggiarci ancora di più e questo è un terreno che vale anche per gli anziani, perché, quando diciamo che la popolazione anziana cresce e crescono anche le malattie connesse all'anzianità, vogliamo parlare solo di una, dell'Alzheimer? Sappiamo che nelle microcomunità abbiamo molti anziani valdostani malati di Alzheimer, che purtroppo si trovano certamente a loro agio all'interno di una microcomunità, ma non esistono quelle strutture adeguate per essere seguiti nel modo corretto. Ecco un altro ingaggio su cui dovremmo riflettere su come assistere gli anziani anche in quelle fasi di malattie più acute che, purtroppo, oggi sono presenti. Sappiamo bene che l'Alzheimer colpisce più di 1.000 anziani in Valle, ma sappiamo anche che i posti per i portatori di Alzheimer non sono più di un centinaio, poi lei mi correggerà... di conseguenza, le problematiche diventano degli obiettivi su cui confrontarsi e su cui cercare di fare meglio.

Questo rapporto sicuramente è un rapporto positivo e utile, perché permetterà alla parte politica, con un supporto tecnico, di fare delle scelte, ma dobbiamo farle. Abbiamo il dovere di non farci guidare dai rapporti, ma abbiamo il dovere di guidare le scelte per influenzare i rapporti come essi poi ci pervengono. In questo senso riconosco il buon lavoro che è stato svolto e credo che sicuramente la discussione di oggi dovrà essere ripresa per quello che diceva il Consigliere Rigo ad esempio sulla questione degli extracomunitari, quello è un problema aperto, perché sappiamo come la percentuale sia cresciuta dal 2006 al 2009, sappiamo quali siano le prospettive anche lavorative all'interno della Regione, dobbiamo affrontare tali questioni. Certamente non lo possiamo fare all'interno di un dibattito di poche ore del Consiglio regionale, troveremo le sedi, ma dobbiamo parlare di queste cose anche perché la percezione all'esterno tutti sappiamo qual è, a volte di fastidio, a volte di difficoltà di convivenza, conosciamo i problemi della casa, la sensazione che possono avere i valdostani - a volte anche erroneamente - di essere svantaggiati rispetto ad extracomunitari, per cui credo che dobbiamo molto lavorare su questo. La discussione di oggi è di buon auspicio e con le domande e le sollecitazioni che ho posto concludo il mio intervento.

Président - Si personne demande la parole, je ferme la discussion générale.

La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Viérin Laurent.

Viérin L. (UV) - Merci, M. le Président. Simplement pour quelques précisions vu que le thème de l'école a été évoqué par différents collègues et partiellement on reprend un peu la discussion de ce matin, qui s'enclenchait à la suite d'une interpellation aussi sur ce dossier. En effet, à la page 12 je voulais expliquer il y a des données qui ne correspondent pas à la réalité et je vous expliquerai pourquoi. On parle de 24 pour cent de taux d'abandon scolaire, mais en effet ce sont des données qui ne représentent pas la réalité. A l'époque il n'y avait pas, comme j'ai expliqué ce matin, un système d'évaluation, qui aujourd'hui existe, donc ici nous avons dû citer comme données celles du Ministère, qui sont reprises par "Il Sole 24Ore", mais ce sont des données qui ne tiennent pas en compte les jeunes qui ont entrepris le parcours d'instruction et formation, qui ont entrepris le parcours de formation exclusivement et d'autres aspects. Aujourd'hui donc avec notre système d'évaluation - et probablement ce matin je n'ai pas été clair dans mon exposé, je vais essayer de l'être maintenant - la situation actuelle est celle-ci: dispersion scolaire, quand je disais ce matin que jusqu'à 16 ans il y a 100 pour cent de gens qui sont présents dans l'école, cela signifie qu'il y a 0 pour cent de dispersion scolaire. Jusqu'à 17 ans il y a 7,4 pour cent, je citais ce matin 92,6 pour cent; jusqu'à 19 ans (c'est-à-dire le diplôme) il y a 11,8 pour cent de dispersion scolaire, ceci simplement pour rendre honneur à la réalité et pour reporter dans le sillon la discussion. Nous nous engageons pour l'année prochaine bien évidemment, vu qu'il y aura les données de ce système d'évaluation, à faire référence à notre source interne, à cet égard c'est vrai, Mme Morelli, ce sont des sources internes, mais nous avons un système d'évaluation pour l'école qui fonctionne, il est centralisé et informatique.

Quelques considérations par contre sur les considérations de ce matin sur notre système scolaire, à mon avis des considérations un peu partielles et surtout élitistes, j'en parlais avec certains collègues, et sûrement des considérations qui ne rendent pas honneur au travail que nous sommes en train de faire pour combattre cette dispersion scolaire, car si nous sommes passés justement dans ces années avec le parcours d'instruction et formation à ces données... c'est-à-dire on disait autrefois la Vallée d'Aoste était modèle pour l'éducation de base, aujourd'hui l'éducation de base c'est 0-16 ans (l'obligation scolaire), nous sommes à 0 pour cent. Pourquoi le Sud Tyrol est déjà à 0 pour cent? C'est parce que le Sud Tyrol a déjà le parcours intégré et le système d'évaluation qu'aujourd'hui nous avons. Cela pour avoir un cadre complet.

Pour ce qui est du travail, du rapport entre ceux qui étudient et ceux qui travaillent, je ne voudrais pas qu'aujourd'hui le travail ne soit plus une valeur, car il est vrai il y a le droit à l'instruction et nous sommes là tous pour soutenir le droit à l'instruction, je crois qu'en Vallée d'Aoste - le Conseiller Rigo citait le modèle scandinave - il y a un modèle scandinave, car nous suivons nos élèves à partir des textes jusqu'aux problèmes... nous discuterons prochainement de la dyslexie, mais aussi d'autres problèmes d'un point de vue social... l'école essaie de suivre ces jeunes du début jusqu'à la fin de ce parcours scolaire. Mais il existe aussi le travail, je ne voudrais pas que si autrefois ceux qui travaillaient étaient considérés en effet ceux qui travaillaient dans le vrai sens du terme, par contre ceux qui étudiaient étaient les intellectuels et étaient considérés comme ceux qui ne travaillaient pas, aujourd'hui il y ait la tendance contraire: ceux qui étudient soient classés comme série A et ceux qui décident d'aller travailler soient frustrés pour citer vos mots. Je crois que nous avons besoin de fruitiers, d'artisans, de toute une série de professions et je crois que le fait que ces jeunes soient classés dans la dispersion scolaire ce n'est pas juste, car nous avons besoin que ces jeunes qui décident d'aller travailler soient formés. L'obligation scolaire et le soutien à l'école alors sont quelque chose que nous garantissons et sur cela je voulais être précis. Je disais ce matin qu'il faut passer d'avoir à côté de la culture du savoir aussi la culture du savoir-faire et les données vont dans ce sens; justement les données que nous essaierons d'insérer l'année prochaine dans cet Observatoire d'une façon plus précise vont dans la direction que je disais.

Pour ce qui est du problème en général de la dispersion, mais d'autres problèmes de l'école, j'aimerais bien qu'à l'avenir on essaie de proposer tous ensemble des solutions, car cela est notre idée, en reprenant les considérations du Conseiller Rigo que je partage nous sommes tous ici pour travailler et améliorer d'un point de vue social notre Vallée d'Aoste et l'école est une partie importante.

Président - La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (VdAV-R) - Merci, M. le Président. Pour un petit rappel au Règlement, s'il y a d'autres membres du Gouvernement qui souhaitent faire des répliques ou des contre répliques aux interpellations de ce matin, qu'ils s'annoncent tout de suite.

Président - La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Viérin Laurent.

Viérin L. (UV) - Simplement pour préciser que j'ai voulu apporter des précisions à la discussion, je crois que si nous voulons limiter la discussion... mais je crois que ce n'est pas le rôle du Conseil. Je crois donc qu'on est encore libres aujourd'hui d'exprimer nos opinions, entre autres en nous rattachant à des interpellations qui ont été présentées aujourd'hui, hier ou avant-hier.

Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Lanièce Albert.

Lanièce A. - Grazie, Presidente. Semplicemente due osservazioni per replicare. Ho apprezzato molto gli interventi che sono stati pertinenti e sicuramente con degli spunti critici importanti. Per quanto riguarda la prima infanzia, è chiaro che il rapporto è "datato", nel senso che ha dei dati che si riferiscono al 2007. Il tema è stato discusso anche in V Commissione: questa importante deliberazione ha autorizzato strutture in tutte le comunità, creando così circa 90 posti in più nelle strutture della prima infanzia e credo che a questo punto le liste di attesa siano quasi annullate.

Per quanto riguarda il servizio delle tate familiari, stiamo predisponendo una serie di servizi nelle vallate laterali, soprattutto nei paesi più disagiati, proprio per dare un ulteriore aiuto a chi vive nelle vallate laterali.

Per quanto riguarda invece il discorso della non autosufficienza, in particolare delle strutture per anziani, prima ho sentito citare che mancano scelte strategiche dal punto di vista politico; credo invece che proprio qui vi sia un esempio di come si stia pianificando in modo importante, come ci stiamo organizzando per fare fronte alla non autosufficienza. Sapete che è partito un percorso di riqualificazione nelle strutture per anziani, che prevede entro il 2015 la ristrutturazione di tutte le strutture per anziani della nostra Regione, poichè dovranno rispondere a determinati standard, comprese le strutture più piccole. La nostra volontà è quella di mantenere le strutture meno importanti dal punto di vista dell'assistenza proprio in virtù di questa classificazione. Saranno di primo, secondo e terzo livello: le strutture di terzo livello saranno quelle che andranno incontro ad una ristrutturazione più importante, le altre saranno di primo e secondo livello, ma con la volontà di mantenerle e di mantenere questi presidi socio-sanitari su tutto il territorio. Questo credo sia uno dei motivi importanti che porti ad aumentare notevolmente la spesa sociale nella nostra regione più che in altre regioni: qui ci sono le microcomunità, in altre regioni non ci sono. Se facessimo dei grossi cronicari lungo l'asse dorsale della Valle, non spenderemmo 320 € pro capite, ma molto meno. Sapete come il solo funzionamento delle microcomunità nella nostra Regione costi 21,5 milioni, questo ci fa capire come tale aspetto incida profondamente sulla spesa. L'altro elemento che giustifica il motivo per il quale spendiamo di più rispetto alle altre Regioni, sono i CEA (centri educativi assistenziali per disabili) che sono interamente a carico dell'Amministrazione, fuori dalla Valle d'Aosta non è così. Abbiamo cinque strutture per minori che vengono affidati dall'attività giudiziaria, dal Tribunale dei minori alla nostra struttura, abbiamo appena deliberato per avviare un appalto di circa 8 milioni di euro per cinque anni per cinque strutture, nonostante ci siano ancora 28 minori fuori Valle da cercare di riassorbire. Vi è ancora da tener conto che l'erogazione delle pensioni di invalidità civile, assegni di accompagnamento..., così come nelle Province di Trento e Bolzano, è totalmente a carico dell'Amministrazione regionale, nelle altre Regioni invece è a carico dell'INPS o USL.

Per quanto riguarda l'Alzheimer, purtroppo questo è un termine di cui si abusa; l'Alzheimer è una malattia ben precisa che non ha niente a che fare con la demenza senile; purtroppo, quando si parla di anziani che sono dementi, che hanno avuto questa grave evoluzione, non si parla di malattia di Alzheimer. Questi pazienti affetti da questa grave malattia possono essere collocati in nuclei Alzheimer che si trovano a Donnas e al Festaz; il loro numero è molto esiguo rispetto a coloro che hanno la demenza senile, che sono distribuiti nelle strutture per anziani; pertanto non esiste, come ho sentito dire più volte, un'epidemia di malati di Alzheimer.

Président - La parole au Président de la Région, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie, Presidente. Credo che il dibattito di oggi vada sottolineato come un punto importante, che non è stato solo l'analisi di un rapporto, ma ha voluto mettere le basi per quello che è: una possibilità di migliorare ulteriormente un servizio che è già qualitativamente molto alto. L'Assessore ha già correttamente ed esaustivamente risposto agli interrogativi posti da alcune sollecitazioni da parte dei colleghi, due brevissime osservazioni sull'aspetto politico di quello che ci può aspettare. Vi è stata una richiesta forte di cambiare, qui c'è un sistema, facciamo uno sforzo, cerchiamo di cambiare. L'analisi fatta - al di là di alcune osservazioni sulla non immediata ed esclusiva corrispondenza fra disponibilità finanziaria e qualità dei servizi, su cui credo che sarà bene insistere, perché è corretto dire che non sempre il fatto di dare o mettere a disposizione dei fondi si traduca in un servizio ottimale - ci deve far osservare che, se non ci sono i fondi disponibili, non parte neppure il servizio. Vale la pena di ricordare che c'è una bella legge nazionale sui servizi sociali con importo disponibile zero; è una legge di grandi affermazioni dove si dice che tutto sarebbe bello, è importante che... si prevede di... è come la legge della montagna, dove si dice: "è importante che stiano tutti in montagna, però non dice chi paga", questa è la filosofia delle leggi nazionali. Si può anche dire qualcosa sull'opportunità di migliorare le modalità con cui si gestiscono i fondi messi a disposizione, ma credo che due cose vadano sottolineate come qualcuno correttamente ha fatto: questa Regione non dimentica nessuno! Non c'è una persona, da appena nato a quando arriva al forno crematorio, che sia dimenticata, anche per il forno crematorio si paga, quindi interveniamo anche lì, non c'è momento della vita che non abbia un intervento anche importante e qualificante. Se partiamo da questo dato, credo sia giusto dire che le assistenti sociali potrebbero essere meglio collocate o trovare un sistema di migliore efficacia nei rapporti tra l'ambito territoriale e i distretti e tutto quello che si può immaginare. Benissimo, facciamo delle proposte e troviamo il modo per attivare questi meccanismi. Per l'infanzia si potranno migliorare i servizi in modo che le nursery funzionino ancora meglio. Credo però che non si possa dimenticare che gli investimenti fatti hanno dato degli effetti molto positivi. Sull'esigenza di cambiare credo sia corretto specificare meglio quel termine "cambiare", perché non credo che vi siano delle rivoluzioni da fare. Ci sono sicuramente degli adattamenti da fare, per quanto riguarda le politiche giovanili ne avete parlato e stamani chi è intervenuto ha detto molto sui giovani, quello che ci si aspetta da essi, non voglio entrare nel merito, perché sulla scuola è stato detto, ma credo vi sia l'opportunità di fare. Certo che con il distinguo molto sottile che il Consigliere Rigo ha fatto fra assistere e prendere in carico, ragazzi, qui è un salto non solo culturale, per carità, lo troviamo sui libri che esaltano le filosofie della vita, ma nella pratica trovatemi un posto dove possa andare a vedere che questo è già capitato! Giustamente poi la sua conclusione sull'utopia è corretta, questo è un percorso che può essere giusto anche fare, ma, ritornando con i piedi per terra, credo sia corretto cominciare a capire cosa vogliamo fare per il futuro e qui c'è sicuramente da lavorare. Il testo ha delle osservazioni pregnanti su come ci si può attivare e da lì dobbiamo ripartire con una possibilità di interventi anche economici importanti, a condizione che andiamo a vedere anche le modifiche che vadano ad eliminare alcune situazioni che già stiamo vedendo, che possono essere di sovrapposizione fra servizi, affinché non ci sia anche lì qualcuno che ne approfitta, perché questo rischio c'è. Nel momento in cui diciamo: "tutto è garantito per tutti", dobbiamo capire con quali regole e come si applicano. Nel momento in cui mettiamo in moto una macchina per applicare le regole e chi le governa, entriamo in un giro vizioso da cui molto spesso non siamo usciti bene, anche per i servizi sociali: io che controllo quello che controlla che a sua volta è controllato dal vicino. Alla fine riusciamo a spendere molti soldi per il controllo e pochi per i servizi e su questo ne abbiamo esempi ad iosa nell'Amministrazione regionale, quindi cerchiamo di essere più concreti nella sostanza. Abbiamo un piano da fare, abbiamo una relazione che è stata oggetto di un dibattito interessante da cui dobbiamo ripartire con delle politiche che siano di un giusto adeguamento; vi è la possibilità di adeguare i servizi esistenti con una corretta applicazione delle analisi fatte e mi piace che si guardi a quello che succede all'esterno, perché è da lì che prendiamo spunti per meglio attivare dei meccanismi che a livello locale possiamo utilizzare, tenendo conto della caratteristica della nostra Regione, perché anche di questo dobbiamo tenere conto. In conclusione credo che l'analisi fatta e il dibattito siano stati importanti per dare degli spunti per un lavoro che andrà fatto. Anche qui, come abbiamo detto stamani sulle linee guida, non sarebbe male prima di fare tutto stabilire delle regole a cui attenersi, per riuscire alla fine ad avere una possibilità di registrare gli avanzamenti o quello che si vuole ottenere come obiettivi, concepibili un po' per tutti, altrimenti ognuno dà una chiave di lettura e alla fine è un bel mosaico dove ognuno guarda i colori che gli piacciono di più e gli altri li ignora. Credo sia giusto stabilire quali sono i colori che oggi sono critici e su questo investire; se c'è questo, potremo finalizzare e investire maggiormente, ma sapendo che sono linee condivise che possono portare dei risultati per tutti.

Président - Le Conseil prend acte.