Objet du Conseil n. 35 du 4 avril 1957 - Verbale

OGGETTO N. 35/57 - PROBLEMI VARI CONNESSI ALL'ATTUAZIONE DEL TRAFORO DEL MONTE BIANCO. (Interpellanza dei Consiglieri regionali Signori Chabod Renato, Manganoni Claudio, Savioz Fabiano, Barone Luigi, Chabod Augusto, Nicco Giulio, Nicco Anselmo e Signora Perruchon Maria Celeste Vedova Chanoux)

Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente interpellanza dei Consiglieri regionali Signori Chabod Renato, Manganoni Claudio, Savioz Fabiano, Barone Luigi, Chabod Augusto, Nicco Giulio, Nicco Anselmo e Signora Perruchon M. Celeste Vedova Chanoux, concernente l'oggetto: "Problemi vari connessi all'attuazione del traforo del Monte Bianco", interpellanza trasmessa in copia ai Signori Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:

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Aosta, 11 marzo 1957

Chiar.mo Geom. Enrico PAREYSON

Presidente del Consiglio della Valle

AOSTA

Preghiamo la S. V. di voler portare sull'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio la seguente interpellanza:

Data l'importanza del Traforo del Monte Bianco e dei connessi problemi nel campo della viabilità, del turismo, della economia in genere della nostra Valle;

Considerata la responsabilità che ricade sul Consiglio della Valle per la impostazione e soluzione dei menzionati problemi;

i sottoscritti Consiglieri

INVITANO

la Giunta a voler riferire al Consiglio sull'azione fin qui svolta e sul programma per l'avvenire.

F.ti: Renato Chabod - Claudio Manganoni - Savioz Fabiano - Barone Luigi - Chabod Augusto - Nicco Giulio - Nicco Anselmo - M. Celeste Perruchon.

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Il Consigliere BARONE, ad illustrazione dell'interpellanza, riferisce quanto segue:

"Ormai il Traforo del Monte Bianco viene considerato in Valle come opera da iniziarsi in questa primavera e da terminarsi l'anno 1960.

Ma voci sempre più insistenti parrebbero confermare che complicazioni nuove stiano sorgendo in modo da compromettere seriamente l'inizio dei lavori. Si accenna all'incontro De Gasperi - Bidault e alla clausola che prevede la non esecuzione del traforo del Bianco se altri trafori dovessero venire eseguiti nel periodo di trent'anni.

Di questo argomento si è trattato ampiamente dal Direttivo della Democrazia Cristiana di Torino che, come risulta dalle relazioni dei giornali torinesi, ha concluso per la non accettazione di tale clausola, preclusiva degli interessi ben maggiori di Torino e del Piemonte in genere, affidati ai trafori del Gran San Bernardo e del Frejus.

Noi ci troviamo, d'improvviso, di fronte ad una situazione nuova, imprevista, che pone sul tappeto questioni nuove e gravi.

Chiedo se il Presidente della Giunta può ragguagliarci in merito, perché il problema è troppo importante per non essere subito affrontato".

Il Consigliere NICCO Giulio dichiara che non vi è bisogno di sottolineare l'importanza del traforo del Monte Bianco, perché su tale punto tutti i Consiglieri sono d'accordo.

Richiama, peraltro, l'attenzione del Consiglio sulla opportunità della nomina di una Commissione, integrata da esperti dei diversi Enti economici della Valle, incaricata di esaminare e studiare tutti i vari problemi che sorgeranno con l'auspicato inizio dei lavori del traforo del Monte Bianco, dei quali il più importante e il più complesso è senz'altro quello della viabilità, problema che non va preso alla leggera.

Rileva, in proposito, di aver sentito più volte accennare alla eventualità della costruzione di una autostrada. Comunica di essere assolutamente contrario a tale soluzione, ritenendo, invece, che il problema della viabilità dovrebbe essere studiato per lo meno nel tratto da Pont Saint Martin fino a Courmayeur, cercando di allargare l'attuale sede stradale nei tratti in cui ciò sia possibile e costruendo nuovi tronchi di strada nei punti in cui non possano essere eseguiti lavori di allargamento, con istituzione del senso unico per la circolazione di automezzi.

Ritiene che la Giunta e il Consiglio condividano il suo parere.

Il Consigliere MANGANONI premette che i Consiglieri si trovano in una situazione alquanto imbarazzante, perché vengono ad apprendere le notizie sui trafori del Monte Bianco, del Gran San Bernardo e del Frejus soltanto ed esclusivamente dalla lettura dei giornali.

Riferisce che, ad esempio, essi hanno appreso ultimamente che il Sindaco della Città di Torino e il Presidente della Provincia di Torino si sono recati a Roma, ove hanno conferito con il Presidente del Consiglio, Onorevole Segni, in merito alla questione dei predetti trafori alpini. Precisa che hanno inoltre, letto sui giornali notizie contradditorie circa lo stanziamento di fondi da parte della Francia per il traforo del Monte Bianco, in quanto la notizia dello stanziamento di fondi, data in un primo momento, è stata successivamente smentita, poi di nuovo confermata ed, infine, si è detto che la Convenzione relativa al traforo del Monte Bianco non era ancora stata ratificata dal Senato francese.

Rileva che i Consiglieri regionali della Valle d'Aosta, nella loro qualità di amministratori, dovrebbero poter dare il loro modesto contributo personale per lo studio e per la soluzione di simili problemi.

Ritiene, quindi, indispensabile che il dibattito sull'argomento oggetto dell'interpellanza sia ampio, affinché, dopo che la Giunta avrà riferito al Consiglio sull'azione fin qui svolta dalla Regione per il traforo del Monte Bianco, ogni Consigliere possa dire quello che pensa sull'argomento.

Fa presente che la Valle d'Aosta tutta dovrà attrezzarsi e cambiare di aspetto in seguito alla realizzazione del traforo del Monte Bianco, ma rileva che i Comuni non dispongono dei necessari fondi e non possono risolvere direttamente i vari problemi di loro interesse.

Ritiene, quindi, necessario che intervenga la Regione per lo studio dei progetti delle varie opere che devono essere attuate nei vari Comuni della Valle d'Aosta, in relazione alle necessità derivanti dall'attuazione del traforo del Monte Bianco.

Il Presidente, PAREYSON, osserva che, per dare la possibilità ai Consiglieri di discutere a fondo il problema, si sarebbe dovuto presentare al Consiglio non già una interpellanza, alla cui discussione possono prendere parte soltanto i firmatari, ma una mozione, da discutere con l'intervento di tutti i Consiglieri.

Il Consigliere MANGANONI dichiara di ritenere che la Giunta farà una ampia e dettagliata relazione al Consiglio sui problemi vari connessi al traforo del Monte Bianco; fa presente che, se gli interpellanti non saranno soddisfatti delle informazioni avute, potranno presentare una mozione in un secondo tempo.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, riferisce quanto segue:

"È evidentissimo che l'argomento oggetto della interpellanza è della più grande importanza ed è da ritenersi, per lo studio e la realizzazione dei problemi vari che vi sono connessi, un argomento tale da qualificare in bene o in male il Consiglio regionale. Naturalmente siamo, ora, in sede di esame di una interpellanza nella quale, però, - data l'importanza del traforo del Monte Bianco e dei connessi problemi nel campo della viabilità, del turismo, della economia in genere della nostra Valle, e considerate le responsabilità che ricadono sul Consiglio della Valle per la impostazione e la soluzione dei menzionati problemi -, si invita la Giunta ci voler riferire al Consiglio sulla azione fin qui svolta e sul programma per l'avvenire.

Io personalmente avrei preferito che, invece di una interpellanza, vi fosse stata una mozione, proprio per la responsabilità che ricade sul Consiglio; ma una mozione potrà essere evidentemente presentata, in un secondo tempo, e, quindi, è giusto che, in relazione all'interpellanza di cui si tratta, la Giunta riferisca sull'azione fin qui svolta e sul programma per l'avvenire.

È un discorso un po' lungo ma è bene di farlo.

Per quanto riguarda l'azione svolta, ricordo al Consiglio di aver già riferito su quanto è stato fatto dalla Giunta sino al 3 febbraio 1956 e pregherei i Consiglieri interpellanti di rivedere la relazione che ho fatto nell'adunanza consiliare del 3 febbraio 1956, relazione che voi certamente conoscerete e che è inutile che io faccia nuovamente.

Dopo il 3 febbraio 1956 la Giunta, - che è costituita da uomini che hanno sempre creduto nella possibilità della soluzione del problema del Traforo del Monte Bianco e che non hanno mai ironizzato su tale problema -, ha continuato a mantenere i contatti con tutti quei Parlamentari e quegli Enti che lavoravano perché si ottenesse al più presto la ratifica della Convenzione internazionale da parte del Parlamento francese.

Infatti, voi sapete che il Parlamento italiano aveva già provveduto, sin dal 1953, alla ratifica della Convenzione internazionale tra l'Italia e la Francia per il traforo del Monte Bianco e che si aspettava questa ratifica anche da parte del Parlamento francese, ratifica che tardava a venire molto probabilmente per il contrasto d'interessi fra vari Dipartimenti francesi e anche per la situazione particolare nella quale si trovava la Francia per la questione delle sue colonie.

Ad ogni modo, noi abbiamo mantenuto i contatti; naturalmente non posso entrare in particolari per ricordare tutte le difficoltà che si sono incontrate e che sono state superate per arrivare alla ratifica da parte del Parlamento francese.

Voi sapete che, oltre che dall'Assemblea regionale francese, la Convenzione internazionale deve essere ratificata anche dal "Conseil de la République", che è una specie di Senato, il quale esamina la questione sotto l'aspetto eminentemente politico.

Voi sapete pure che, ancora in questi ultimi giorni, sono sorte altre difficoltà, che si sono concretate in una presa di posizione ufficiale da parte di organi politici e amministrativi di Torino, sulla base di voci secondo le quali la ratifica da parte del Parlamento francese della Convenzione internazionale per il traforo del Monte Bianco sarebbe subordinata ad un accordo esistente col Governo Italiano, secondo il quale per almeno un trentennio non si dovrebbero fare altri trafori nella cerchia alpina. Questo l'abbiamo saputo dai giornali avantieri.

Abbiamo, però, appreso dai giornali di ieri che un membro autorizzato dal Governo italiano, il Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Onde Budini Confalonieri -, che non è certo sospetto, perché è uno dei promotori del traforo del Gran San Bernardo -, ha smentito nel modo più reciso che vi fosse il menzionato accordo.

I giornali di oggi riportano che le autorità di Torino sono, tuttavia, ancora perplesse e che hanno chiesto di parlare all'On.le Segni.

Per quanto ci riguarda, noi, sia pure attraverso i contatti che abbiamo continuato ad avere, non abbiamo nessun sentore di queste voci che, in definitiva, non si sa da dove provengano. Sappiamo solo che, per il giorno 11 del corrente mese, è fissata la discussione per la ratifica della predetta Convenzione Internazionale da parte del "Conseil de la République".

Siamo informati che le Commissioni del "Conseil de la République" si sono già espresse favorevolmente e, per dimostrare quale sia la nostra diligenza in questo problema, vi posso anche leggere alcuni passi della relazione che mi è stata mandata dal Presidente della Commissione agli Affari esteri del "Conseil de la République", nella quale si conclude favorevolmente per la ratifica della Convenzione Internazionale.

Rilevo ad esempio questi passi:

"....notre crédit politique en Italie pourrait être atteint si nous différions l'approbation du présent accord, adopté à la quasi unanimité par le Parlement italien depuis près de trois ans, après avoir si souvent et hautement déclaré qu'il est bien de nos intentions de la mener à son terme, c'est-à-dire à la ratification.

Par contre, à notre propre point de vue, l'entreprise se recommande par des considérations importantes; elles tiennent les unes à l'avenir de nos rapports avec l'Italie, les autres à la position de la France en Europe.

Il convient de noter ici avec quelle satisfaction enthousiaste le vote du projet de ratification par l'Assemblée Nationale fut accueilli en Italie par l'opinion, le Parlement et le Gouvernement...."

e si continua dicendo "... La réaction immédiate de la Vallée d'Aoste à la ratification par notre Assemblée Nationale fut celle de l'enthousiasme longtemps contenu; elle éclata avec une vigueur et une spontanéité qu'il convient de noter. Elle prit sa forme la plus haute dans la motion que le Conseil de la Vallée d'Aoste vota et délibéra sans désemparer; en voici les passages essentiels..."

e si riportano persino gli argomenti della mozione che il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, aveva approvato. La relazione termina con queste parole: "C'est pouquoi notre Commission des affaires étrangères ne peut que donner un avis favorable à l'adoption du projet de loi tel qu'il Vous est soumis".

Identico parere favorevole è stato emesso da altre Commissioni e, particolarmente, dalla Commissione dei Lavori Pubblici del "Conseil de la République".

Questa è la situazione dei fatti. Naturalmente noi abbiamo sempre sostenuto il nostro punto di vista anche in questi ultimi giorni e l'abbiamo sostenuto senza bisogno di battere la gran cassa, perché non è detto che battendo la gran cassa si ottenga di più che non lavorando silenziosamente, come i fatti accertano e dimostrano.

La nostra posizione è naturalmente diversa dalla posizione degli organi amministrativi di Torino, perché è quella che io ho esposto diverse volte al Consiglio: noi siamo per una politica dei trafori.

Evidentemente, però, c'è una priorità di fatto per il traforo del Monte Bianco, sia perché noi abbiamo assunto un rilevante impegno finanziario per il traforo del Monte Bianco e sia perché siamo alla soglia della sua realizzazione, perché tale problema sembra effettivamente risolto.

Non vi è, peraltro, ancora la ratifica completa, che si avrà soltanto, come noi tutti speriamo ardentemente, se il "Conseil de la République" l'11 aprile ratificherà, seguendo l'esempio della Camera francese, la Convenzione internazionale.

Ripeto, durante tutte queste fasi noi abbiamo mantenuto i contatti ed abbiamo cercato di sollecitare e di aiutare, mandando anche dei dati ai Parlamentari francesi che erano favorevoli alla ratifica della Convenzione e anche a coloro che presiedevano le Commissioni del "Conseil de la République". Siamo, dunque, abbastanza tranquilli nel senso che la questione dovrebbe essere favorevolmente risolta l'11 del corrente mese.

Non appena la Convenzione internazionale è stata ratificata dall'Assemblea Nazionale francese e nella persuasione che fosse poi a breve scadenza ratificata anche dal "Conseil de la République", noi ci siamo preoccupati di stabilire esattamente quale era la posizione giuridica e amministrativa della Regione Valle d'Aosta in rapporto agli atti internazionali che erano stati siglati.

Mi sono, quindi, fatto premura di esaminare il testo della legge 1-8-1954 n. 846, in base alla quale il Presidente della Repubblica è stato autorizzato a ratificare la Convenzione fra l'Italia e la Francia e i termini di questa Convenzione in allegato al protocollo del processo verbale definitivo finanziario, nel quale risultano i contributi dell'Italia, i contributi della Francia, i contributi della Città di Ginevra e i contributi della Valle d'Aosta alla quale, in questo processo verbale definitivo finanziario, viene fatto riferimento con l'espressione generica di: "collettività italiana".

Ho notato, per la verità, dal lato per lo meno della forma, - che non ha nessun grande valore per la sostanza per le ragioni che andrò precisando -, che mentre nel processo verbale definitivo si parla dell'apporlo della Città di Ginevra che viene chiamata effettivamente "Etat et Ville de Genève", qui invece, nel punto ove si parla della sottoscrizione di somme che devono essere versate alla Società concessionaria italiana a titolo di sovvenzioni, sono precisate le seguenti voci:

"Etat italien: 2.743.000.000 de lires.

"Collectivité publiques: 915.000.000 de lires.

"Etat et Ville de Genève: 379.000.000 de lires".

Null'altro si dice, ma questo non ha, ad ogni modo, grande importanza, perché i fondi che la Valle d'Aosta si è impegnata a versare sono precisati in una legge e, quindi, si sa benissimo che è denaro nostro.

Mi sono interessato anche per sapere, dal punto di vista della Società Italiana finanziaria, a che punto eravamo ed ho potuto trovare l'atto costitutivo di questa Società finanziaria per azioni per il traforo del Monte Bianco, che è stata costituita il 25 luglio 1953, in Torino, per la durata di 70 anni ed il cui Comitato promotore è costituito dal Conte ing. Dino Lora Totino, dai Signori Mario Ravedati dí Torino, dal Signor Sulliatti Massimo, dal Signor Giusbergo dott. Giuseppe. Questa Società finanziaria per azioni per il traforo del Monte Bianco, con sede a Torino, non va confusa con la Società per il traforo del Monte Bianco che sarà costituita sia in Francia sia in Italia e nella quale la Valle d'Aosta avrà diritto di avere i suoi rappresentanti.

Questo per quanto riguarda la situazione giuridica e amministrativa.

Ora, ripeto, non vi è dubbio alcuno circa l'enorme importanza che questa grande opera ha per la Valle d'Aosta, come non vi è dubbio alcuno sulla necessità che la Giunta ed i Consiglieri regionali agiscano all'unisono per predisporre tutti gli elementi atti a preparare, direi così, la nostra Regione per il tempo in cui questa opera sarà compiutamente realizzata.

Le questioni più importanti sono senza dubbio quelle che riguardano la viabilità, il turismo, il commercio, l'economia, con particolare riguardo ai nostri prodotti.

Per quanto riguarda le strade, ritengo di poter dire che il Consiglio regionale ha agito con una certa preveggenza, quando, indipendentemente dalla questione del traforo del Monte Bianco, il Consiglio ha accolto favorevolmente la proposta della Giunta regionale in ordine alle opere stradali straordinarie da eseguirsi per allargare e sistemare le strade regionali di carattere turistico.

Indubbiamente, questo è già da considerarsi una preparazione per quanto riguarda la rete stradale di carattere regionale.

La Giunta è dell'avviso che bisogna continuare in questo sforzo, non soltanto per quanto riguarda le strade regionali, ma anche per le strade intercomunali, quelle più importanti, nonché per le altre strade di carattere turistico che non corrono lungo le valli, ma che potrebbero servire di congiungimento tra una valle e l'altra.

Il problema stradale è senza dubbio di enorme importanza anche indipendentemente dalla realizzazione del traforo del Monte Bianco, ma specialmente tenendo presente la prossima realizzazione di questa grande opera.

Per quanto riguarda la strada di fondo Valle, e cioè la strada statale n. 26, la Giunta si è preoccupata immediatamente di questo problema e, mentre io prendevo contatti con la Direzione Generale dell'ANAS, l'Assessore ai Lavori Pubblici prendeva contatti, prima epistolari, con il compartimento ANAS di Torino.

Proprio ieri mattina abbiamo avuto un lungo colloquio con l'Ing. Cordaro, che è responsabile del Compartimento di Torino dell'ANAS, per sapere esattamente quali fossero gli intendimenti dell'ANAS, anche perché, in base alla Convenzione internazionale, l'apporto finanziario del Governo italiano verrà amministrato dall'ANAS, che amministra già la strada statale n. 26 e le altre strade e autostrade.

L'Ing. Cordaro mi ha precisato quello che io avevo già saputo attraverso quanto mi era stato riferito dall'Assessore Bordon e dall'Assessore Vesan, - che avevano partecipato al Convegno della viabilità a Cervinia -, che già sin dal 1953/1954 l'ANAS ha predisposto un progetto completo dei lavori stradali per quanto riguarda la sistemazione dell'attuale strada, dalla galleria del Monte Bianco sino a Borgofranco o, per essere più precisi, sino quasi a Baio Dora, ove la statale si dovrebbe congiungere con la autostrada Torino - imbocco della Valle d'Aosta, di cui vi dirò in seguito.

Tale progetto prevede l'allargamento e la sistemazione della strada da Pré St. Didier a Borgofranco; quindi niente autostrada.

L'ANAS, pertanto, è pienamente d'accordo con noi nel senso che è esclusa del tutto la costruzione di una autostrada in Valle d'Aosta.

È previsto, invece, l'allargamento dell'attuale sede stradale, con quelle deviazioni che si renderanno necessarie, specialmente in corrispondenza ai vari paesi.

L'Ing. Cordaro ha, anzi, precisato che laddove non sia possibile addivenire all'allargamento del piano viabile nella misura necessaria, si costruirà una seconda strada, sotto o sopra quella esistente, di modo che potrà essere istituito in tali tratti il senso unico.

La strada statale sarà allargata da Pré St. Didier, e non da Courmayeur, perché per quanto riguarda il tratto che va da Pré St. Didier a Courmayeur, alle falde del Monte Bianco, è stato allestito un progetto completo che prevede la costruzione di una nuova strada che si diparte all'incirca dalla stazione ferroviaria di Pré St. Didier, sale in quota verso Pallusieux facendo un largo giro ed arriva nelle vicinanze di Courmayeur, passando nella località ove vi era prima lo stabilimento per l'allevamento delle volpi, donde prosegue giungendo sino all'imbocco della galleria del Monte Bianco, fra Entrèves e La Palud.

La Giunta, come già detto, è pienamente d'accordo su tale programma stradale e pensa che anche il Consiglio sia orientato in tale senso.

Per quanto riguarda il turismo, ritengo di poter dire che il Consiglio si è già, in certo qual modo, interessato della questione poiché ha adottano, nel mese di dicembre 1956, una deliberazione con la quale si è stabilito di venire incontro alle necessità finanziarie dell'industria alberghiera con dei mutui per favorire la ricettività alberghiera in Valle d'Aosta.

L'Assessore Bordon potrebbe dirvi, a questo proposito, che vi sono già delle richieste di mutui bancari per il potenziamento e il miglioramento dell'Industria alberghiera per l'ammontare di 800 milioni. Indubbiamente, noi dobbiamo allargare questo sistema di mutui e al riguardo qualche cosa vi è stato già accennato da parte di vari Assessori.

lo sarei veramente lieto se per l'esame di questi problemi il Consiglio si affiancherà alla Giunta e discuterà di tali problemi anche in sede di Commissione consiliare. È necessario che tutti questi problemi siano affrontati nel periodo di due anni di vita che rimane ancora a questa Amministrazione, in modo che nulla sia lasciato al caso, cercando di prepararci veramente, sia dal punto di vista della viabilità che dal punto di vista del turismo, del commercio e delle economie locali.

Dobbiamo fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per la soluzione dei problemi connessi al traforo stradale del Monte Bianco che costituisce effettivamente una svolta decisiva per l'avvenire e la economia della Valle d'Aosta.

Ricordo, per quanto riguarda il problema della viabilità, che il Consiglio nella seduta di oggi o di domani è chiamato a decidere sulla proposta della Giunta di approvare il finanziamento di L. 50 milioni sotto forma di sottoscrizione di capitale azionario della Società A.T.I.V.A., con sede in Torino, per la costruzione e la gestione dell'autostrada Torino - Ivrea - imbocco Valle d'Aosta.

La Giunta ritiene assolutamente indispensabile che l'Amministrazione regionale concorra con detto apporto finanziario alla costruzione della menzionata autostrada per evitare che la Valle d'Aosta rimanga avulsa dall'Amministrazione dell'autostrada in questione, che è indispensabile per la Valle d'Aosta anche indipendentemente dalla realizzazione dei trafori del Monte Bianco e del Gran San Bernardo, perché detta autostrada parte da Torino e, con un percorso di 45 Km., giunge a Baio Dora, passando a destra di Ivrea e, quindi, già alquanto su, verso la Valle d'Aosta.

Io penso che il Consiglio sarà d'accordo sulla iniziativa presa dalla Giunta ed approverà la sottoscrizione di capitale azionario della menzionata Società A.T.I.V.A. per la costruzione e la gestione della autostrada Torino - Ivrea - Valle d'Aosta".

Il Consigliere CHABOD Renato premette che il Presidente della Giunta, Bondaz, ha ricordato l'azione svolta per arrivare alla ratifica della Convenzione da parte del Parlamento francese ed osserva che ì Signori Consiglieri, con vero piacere, hanno sentito dire che è stata citata nella relazione al "Conseil de la République" la mozione approvata dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta.

Osserva, però, che il Presidente della Giunta non ha trattato in modo esauriente quello che è di attualità, cioè le questioni che in questi ultimi giorni si sono viste agitare sui giornali e che danno adito a preoccupazioni per i Valdostani, nonostante che il Sottosegretario On.le Badini Confalonieri abbia smentito la veridicità della notizia sulla clausula di accordo pubblicata sui giornali e di cui si è parlato in precedenza.

Fa presente che se il giornalista Donat Cattin, che non è uno scriteriato, si prende la responsabilità di impegnare il suo partito in un ordine del giorno e di mobilitare il Sindaco di Torino ad andare a Roma ad interpellare direttamente l'On.le Segni, vi è da presumere che qualche fondamento ci sia.

Informa che, a parte questo, ciò che lo preoccupa è che si è detto che il traforo del Monte Bianco sarebbe "une quantité négligeable" e che dovrebbe essere posposto a quello del Gran San Bernardo e del Frejus.

Comunica che oggi si preoccupa ancora di più perché si incomincia a sentire parlare del Colle della Croce, del Colle della Scala, del Moncenisio, del Frejus, del Monte Bianco e del Gran San Bernardo, cioè di quattro altri trafori che non interessano la nostra Regione.

Osserva che incominciare ad ammettere una gerarchia del genere, "che in sostanza vuol dire che il Monte Bianco è soltanto una cosa complementare", potrebbe essere pericoloso, perché ad un dato momento ci potrebbero venire a dire che anche il Gran San Bernardo è una cosa complementare, perché il più importante di tutti è il Frejus o il Moncenisio.

Precisa che, pure comprendendo le preoccupazioni dei Torinesi e pure rendendosi conto che i Torinesi si agitano per i loro interessi, non vorrebbe però che venissero pregiudicati gli interessi della Valle d'Aosta, alla quale i Valdostani vogliono più bene che alla Città di Torino.

Osserva che, pure appartenendo all'opposizione e non alla maggioranza, avrebbe avuto molto piacere, come valdostano, di leggere sulla stampa di oggi che al Convegno odierno, assieme ai vari Peyron, Marone, ecc., vi erano anche i rappresentanti della Valle d'Aosta.

Il Presidente della Giunta, BONDAZ, osserva che il Convegno di oggi è per il traforo del Gran San Bernardo e che al Convegno per il traforo del Monte Bianco, che avrà luogo domani, interverranno due Assessori regionali in rappresentanza della Valle d'Aosta.

Il Consigliere CHABOD Renato prende atto con compiacimento della comunicazione del Presidente della Giunta ed auspica che, se i lavori del Consiglio potranno terminare in giornata, al Convegno di domani per il Monte Bianco intervenga lo stesso Presidente della Giunta regionale.

Rileva che bisogna darsi da fare, perché, se è vero che tutti ci vogliono bene, è anche logico, però, che Torino faccia i suoi interessi e ragioni in questo senso: io sono la capitale del Piemonte, ho novecento mila abitanti, mentre invece la Valle d'Aosta è molto piccola.

Non va dimenticato però, - egli osserva, - che, se il Presidente della Provincia di Torino è una persona autorevole, il Presidente della Giunta regionale della Valle d'Aosta, da un punto di vista giuridico, ha nei suoi confronti un maggior prestigio, che gli deriva dal fatto che ha maggiori poteri del Presidente della Provincia di Torino.

Precisa che sarebbe stato lieto che l'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta avesse inviato un suo rappresentante anche al Convegno che si tiene oggi a Torino per il traforo del Gran San Bernardo.

Raccomanda caldamente al Presidente della Giunta, Bondaz, di fare il possibile per andare egli stesso al Convegno di domani a Torino per la questione del traforo del Monte Bianco o di inviarvi, quanto meno, i due Assessori ai quali ha accennato prima, nel caso di una sua impossibilità a partecipare a tale Convegno, perché è bene che la Valle d'Aosta faccia sentire la sua voce in tali Convegni e che la stampa possa dire all'opinione pubblica che vi erano anche i rappresentanti della Valle d'Aosta.

Rammenta che il Presidente della Giunta ha affermato di essere per la politica dei trafori e, cioè, di essere favorevole a tutti i trafori che interessano la Valle d'Aosta e, quindi, a quello del Monte Bianco ed a quello del Gran San Bernardo.

Precisa che vorrebbe, però, che nei menzionati Convegni i rappresentanti della Valle d'Aosta prendessero una posizione decisa ed affermassero chiaramente che i Valdostani ritengono che per essi è molto più importante il traforo del Monte Bianco che non, ad esempio, il traforo del Colle della Croce o quello del Colle della Scala.

Osserva, in proposito, che non è un segreto per nessuno che a Torino c'è qualcuno che vedrebbe più di buon occhio il traforo del Gran San Bernardo.

Dichiara che bisogna controbattere costoro portando dei dati e citando delle cifre, per chiarire le inesattezze e stabilire la verità dei fatti, non dimenticando di fare rilevare che l'iter del traforo del Monte Bianco è ormai quasi ultimato; questo, - egli dice, - per quanto riguarda l'azione politica da svolgere.

Per quanto riguarda la questione di forma e la menzionata situazione giuridica del problema in esame, comunica che la menzione di "collectivités publiques" non lo ha entusiasmato, perché, pure comprendendo che tale dizione si riferisce evidentemente alla Valle d'Aosta, ritiene che, come si è precisato "Etat et Ville de Genève", si sarebbe dovuto nominare anche la Valle d'Aosta.

Questo per una questione di principio e di prestigio.

Per quanto riguarda la questione di sostanza, rammenta di aver sentito parlare di rappresentanti della Regione Valle di Aosta nella Società per il traforo del Monte Bianco e di aver sentito parlare. di contributi che la Regione erogherebbe a tale Società.

Rileva, in proposito, che è da presumere che la costituenda Società per il traforo del Monte Bianco non lavorerà certamente a scopo benefico e che, quindi, costituirà un capitale azionario.

Rivolgendosi al Presidente della Giunta, chiede se l'apporto finanziario della Regione consisterà nella concessione di un contributo a fondo perduto oppure nella sottoscrizione di azioni della predetta Società.

Precisa che nel primo caso la Regione si comporterebbe come la Befana, mentre nel secondo caso, oltre ad avere diritto ad una rappresentanza in seno alla predetta Società, - il che significherebbe poter fare sentire la propria voce, - verrebbe a beneficiare degli utili che la Società conseguirà ad un dato momento.

Passando ad altro punto, riferisce che l'interpellanza in esame era essenzialmente diretta a conoscere il programma della Giunta relativamente ai problemi connessi al traforo del Monte Bianco: viabilità, turismo ed economia in genere.

Osserva, in proposito, che era motivata e giusta la preoccupazione della Giunta di interessarsi e di fare tutto il possibile per arrivare alla ratifica della Convenzione italo francese da parte del Parlamento francese, ma fa presente che bisogna anche pensare tempestivamente ai vari problemi che si presentano e che occorre risolvere in concomitanza con l'esecuzione del traforo del Monte Bianco.

Cita, in primo luogo, il problema delle strade e ricorda che il Presidente della Giunta ha detto di aver già trattato di tale problema con l'ANAS.

Dichiara di averne preso atto e di essere venuto così a conoscenza, per la prima volta, che è nelle previsioni dell'A.N.A.S. di addivenire all'allargamento dell'attuale rete stradale di fondo valle, salvo costruire una seconda sede stradale nei tratti in cui l'allargamento non sia possibile o risulti insufficiente.

Dichiara di essere personalmente convinto che non sia affatto sufficiente l'allargamento della rete stradale e di essere, perciò, favorevole alla soluzione della costruzione di due strade, con senso unico, come ha già avuto occasione di dire in una precedente seduta del Consiglio.

Rammenta che, in sede di discussione dell'interpellanza dei Consiglieri Nicco Anselmo e Savioz circa la rimozione dei ruderi esistenti a Donnaz a lato del passaggio a livello, l'Assessore Bordon disse che l'ANAS sarebbe orientata verso la costruzione di una variante stradale nella zona di Donnaz, variante che sarebbe costruita sul lato destro della Dora, tra Bard e Donnaz.

Osserva che non occorre essere dei tecnici per sapere che la costruzione di una strada sulla riva destra della Dora non sarebbe consigliabile perché il fondo stradale sarebbe gelato e pericoloso per una buona parte dell'inverno.

Precisa che questo inconveniente e questo pericolo si riscontrano già attualmente, durante l'inverno, nel tratto di strada che dalla galleria, sotto il forte di Bard, va verso Donnaz.

Fa presente che i tecnici, nel predisporre i progetti delle strade, ragionano da tecnici e molte volte non prevedono gli inconvenienti noti all'uomo di strada che li ha potuti rilevare perché è solito passare su determinate strade.

Ritiene, quindi, opportuno che gli inconvenienti ai quali ha accennato siano portati a conoscenza dei dirigenti dell'A.N.A.S.

Per quanto riguarda il turismo, dichiara di concordare pienamente sull'iniziativa, assunta dalla Giunta ed approvata dal Consiglio, di venire incontro alle necessità finanziarie della industria alberghiera con il pagamento degli interessi sui mutui per favorire il potenziamento ed il miglioramento della ricettività alberghiera in Valle d'Aosta.

Osserva che non bisogna, però, lasciare mano libera all'iniziativa privata in materia di edilizia, ma che occorre anzi provvedere a disciplinarla, affinché non si verifichi quanto è accaduto al Breuil, ove prima della costruzione della strada di allacciamento di tale località al fondo valle e della costruzione delle funivie vi erano soltanto due alberghi, - il vecchio Hòtel des Jumeaux e quello del Giomein, - e la Villa Rey.

Rileva che, dopo la costruzione della strada e delle funivie, il Breuil si è sviluppato come si sviluppavano e crescevano, una volta, in America le città dell'Ovest, ai tempi della febbre dell'oro: qualcuno ha costruito di qua, qualcun'altro di là, chi più su, chi più giù, qualcuno si è preoccupato soltanto dei propri interessi, senza alcun riguardo per la tutela del paesaggio e della architettura locale.

Ritiene che per le strade, per il turismo, per gli alberghi e per tutto il resto, occorra studiare un piano organico e pretendere che sia osservato, se si vuole evitare l'anarchia nel campo edilizio.

Osserva che dappertutto si constata che, non appena viene ultimata la costruzione di una strada di grande transito, sorgono attorno ad essa in modo irregolare fabbricati di qualsiasi genere che, in un domani, possono pregiudicare le soluzioni necessarie nell'interesse della viabilità o per altre ragioni.

Insiste, quindi, sulla opportunità che, non appena sia stato concordato con l'A.N.A.S. il progetto delle costruende due strade, si stabilisca, almeno in linea generale, una specie di piano regolatore generale e di massima per la disciplina della edilizia.

Rammenta che il Consiglio regionale si è preoccupato, giustamente, di elaborare e di approvare una legge regionale per la limitazione e la disciplina della pubblicità stradale in Valle di Aosta, ai fini della tutela del paesaggio, legge che ha incontrato il favore della generalità dell'opinione pubblica.

Rileva che nel campo edilizio si deve fare anche di più; perché, mentre il collocamento di un cartello pubblicitario ha un carattere precario, e quindi, dopo un certo periodo di tempo, il cartello viene rimosso, cosi non è per i fabbricati che, una volta costruiti, rimangono per sempre e molte volte ostacolano l'apertura e l'allargamento di strade, la cui attuazione può rendersi necessaria per le esigenze della circolazione stradale.

Rileva che con la realizzazione del traforo del Monte Bianco e del traforo del Gran San Bernardo aumenterà in misura notevolissima il transito di automezzi in Valle d'Aosta e ribadisce, quindi, la necessità che sia tempestivamente studiato e risolto il problema della viabilità.

Conclude, rilevando che alla interpellanza presentata dai Consiglieri della minoranza è stato risposto dal Presidente della Giunta, il quale ha fornito ragguagli e chiarimenti che in parte hanno soddisfatto le richieste degli interpellanti; dichiara, pertanto, di sottoporre all'esame e all'approvazione del Consiglio la seguente mozione:

"IL CONSIGLIO REGIONALE

data l'importanza del Traforo del Monte Bianco e dei connessi problemi nel campo della viabilità, del turismo, della economia in genere della nostra Valle, della quale è da prevedersi una radicale trasformazione in ogni campo,

Delibera

di nominare una apposita Commissione consiliare per lo studio dei menzionati problemi e la sollecita elaborazione del relativo programma di azione".

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Il Presidente della Giunta, BONDAZ, comunica che, indipendentemente dal fatto della presentazione della mozione di cui si tratta da parte del Consigliere Chabod Renato, desidera dare ulteriori notizie sul problema in discussione, a completamento della relazione sintetica fatta prima e che, naturalmente, non può essere completata nella seduta odierna, perché bisognerebbe avere delle ore a disposizione per entrare nei particolari.

Riferisce, per quanto riguarda la situazione che si è delineata in questi ultimi giorni, che nella giornata di ieri concesse una intervista, nel corso della quale cercò di illustrare quali sono gli intendimenti della Regione e fece presente che, avendo la Regione ricevuto l'invito a prendere parte ad un Congresso che si inizia domani a Torino e che riguarda proprio la viabilità alpina ed i trafori, la Giunta aveva già deciso di proporre al Consiglio di trattare nella seduta odierna determinati argomenti di cui sono relatori i due Assessori che dovrebbero intervenire al menzionato Congresso, per prendervi quella posizione, a difesa degli interessi della Valle d'Aosta, che già è stata presa dai rappresentanti della Valle d'Aosta al recente Congresso della viabilità che ebbe luogo al Breuil ed a St. Vincent.

Dichiara che, a suo avviso, la posizione che la Regione deve prendere e sostenere nel Congresso di domani è quella che egli assunse ieri anche nei confronti di alte personalità del Governo e, cioè, la seguente "Noi siamo contrari alla discussione sulla priorità di una opera, come quella del Monte Bianco, già approvata dal Parlamento italiano e ciò per evitare il pericolo che, nell'imminenza della ratifica della nota Convenzione da parte del "Conseil de la République", sorgano malintesi o difficoltà che allontanino la realizzazione di un problema la cui soluzione è ormai imminente".

Precisa che l'azione di determinati ambienti è per lui incomprensibile, tanto più dopo la recisa smentita, che è stata fatta dal Governo italiano tramite un suo membro, - che è il Sottosegretario agli Affari Esteri, - circa la pretesa esistenza di clausole limitative di altri trafori che, tra l'altro, non richiedono finanziamenti da parte dello Stato italiano.

Sappiamo, infatti, - egli dice -, almeno per quanto ci è stato riferito dal collega Diemoz, il quale fa parte del Comitato italiano per il traforo del Gran San Bernardo, che questo traforo si appoggia non già su sovvenzioni governative ma sul capitale privato.

Comunica che la posizione della Valle di Aosta è, quindi, assolutamente distinta da quella della Città di Torino, alla quale, evidentemente, non si può dar torto allorquando afferma che per la Città di Torino è importantissimo il traforo del Frejus.

Precisa che, però, non si può concordare con Torino allorquando si afferma che il traforo del Monte Bianco porterebbe tutto il turismo ed il commercio a Milano, mentre il traforo del Gran San Bernardo li convoglierebbe soltanto a Torino.

Afferma che la Valle d'Aosta, per la sua posizione geografica, è per una politica dei trafori, ma ribadisce che è pericoloso in questo momento di discutere circa una priorità che è già stabilita nella cronologia dei fatti, perché il traforo del Monte Bianco è stato già deciso dai Parlamenti Italiano e francese e sta per essere deciso anche al Senato francese o "Conseil de la République", sulla cui decisione non possono esservi dubbi, poiché tutte le sue Commissioni si sono già dichiarate favorevoli alla ratifica della Convenzione internazionale per il traforo del Monte Bianco.

Dichiara che la Giunta si è preoccupata di detto problema ed ha preso e mantenuto questa posizione, che è stata efficace per la soluzione effettiva del problema.

Per quanto riguarda l'apporto finanziario della Regione per la realizzazione del traforo del Monte Bianco, si richiama alla deliberazione consiliare n. 123, delli 8 novembre 1948, di cui dà lettura del seguente stralcio che riporta la proposta fatta dall'allora Assessore alle Finanze - Ing. Fresia - ed approvata dal Consiglio: "...Propone che la Regione Valle d'Aosta garantisca un apporto di capitale azionario remunerato di un miliardo di lire in azioni di categoria A, da sottoscriversi in Valle d'Aosta; precisa che si potrebbe provvedere direttamente alla copertura di tale capitale, per il corrispondente numero di azioni, mediante stanziamenti annui di Lire 160 milioni per cinque annualità, salvo eventuale cessione di parte delle azioni a Enti e a privati.

Dichiara che, a suo parere, può essere garantito tale apporto di capitale in quanto non solo in Valle d'Aosta ma anche nelle vicine zone biellesi e milanesi è agevole trovare apporti di capitale per una opera di cosi grande importanza...

Riferisce che la legge 1° agosto 1954, n. 846, con cui si autorizza il Presidente della Repubblica a ratificare la Convenzione tra l'Italia e la Francia, ha un primo allegato, che è la Convenzione menzionata, ed un secondo allegato, che è un protocollo finanziario nel quale sono specificate le sovvenzioni che saranno date dai diversi Enti e dal cui contesto si rileva che l'Ente denominato "Collectivités publiques italiennes" è, praticamente, la Valle d'Aosta.

Comunica che non gli consta, in via ufficiale, che siano stati designati i rappresentanti della Valle d'Aosta, ma osserva che questo fatto non lo preoccupa.

Rammenta che nella citata legge del 1° agosto 1954, n. 846, era stato stabilito che la spesa complessiva di un miliardo, posta a carico della Valle d'Aosta, sarebbe stata anticipata dallo Stato e che il ricupero di detta somma sarebbe stato effettuato, per l'ammontare di cinquecento milioni in unica soluzione, sul complesso delle entrate erariali che sarebbero state attribuite alla Regione per gli anni 1951-1952 e 1953, in base alla legge sull'ordinamento finanziario, mentre per la rimanenza il ricupero sarebbe stato effettuato, a partire dall'anno 1955, sulle entrate erariali devolute alla Regione medesima in ragione di cento milioni annui per cinque anni.

Ricorda che la Giunta ha poi ottenuto, in sede di trattative per il riparto, che il ricupero della spesa di Lire un miliardo, da anticiparsi dallo Stato per conto della Valle d'Aosta, sia effettuato in dieci rate annuali dell'ammontare degli effettivi versamenti fatti dallo Stato, a partire dallo esercizio successivo a quello dei versamenti medesimi.

Fa presente che la Giunta è perfettamente tranquilla su questo punto, perché, al momento di determinare e di erogare la somma, naturalmente la Valle d'Aosta sarà presente e rappresentata nella Società concessionaria del Tunnel.

Rileva, in proposito, che bisogna avere le idee ben chiare e precisa che nella convenzione stipulata tra l'Italia e la Francia si dice che saranno costituite una Società francese e una Società italiana per la costruzione del Tunnel.

Pone in rilievo che vi si dice inoltre che "l'exploitation du Tunnel" sarà affidata a una Società anonima, il cui Consiglio di Amministrazione sarà formato da un numero eguale di rappresentanti delle Società italiana e francese.

Informa che il Presidente di tale Consiglio di Amministrazione viene nominato per cinque anni e sarà, alternativamente, italiano e francese, mentre il Direttore generale aggiunto sarà di nazionalità diversa da quella del Presidente.

Comunica che, secondo quanto stabilisce l'ultimo comma dell'articolo 7 della Convenzione, detta Società anonima "répartira par moitié les recettes entre les deux Sociétés concessionnaires après déduction des sommes nécessaires à l'exploitation, a l'entretien et à la conservation de l'ouvrage".

Osserva che sono, quindi, stabilite le modalità con cui la Valle d'Aosta entrerà a fare parte della predetta Società concessionaria.

Per quanto riguarda la questione delle strade di fondo Valle, ricorda al Consigliere Chabod Renato che sono stati già ripetutamente presi contatti con l'A.N.A.S. su tale problema, contatti che saranno continuati.

In merito alla raccomandazione di salvaguardare le future necessità delle strade, elaborando tempestivamente una specie di piano regolatore generale quanto meno nelle sue grandi linee, comunica che è attualmente allo studio un progetto di legge regionale, che spera di portare al più presto all'esame del Consiglio e che riguarda proprio la questione del menzionato piano regolatore, per le strade, per l'edilizia e per la tutela del paesaggio nella Regione.

Passando alla mozione presentata dal Consigliere Chabod Renato, comunica che, personalmente, è d'accordo sulla sostanza della mozione e, cioè, sulla proposta di nominare una Commissione consiliare incaricata dello studio dei menzionati problemi e della sollecita elaborazione del relativo programma di azione, perché per la soluzione di tali problemi sono necessarie tutte le energie tanto dei Consiglieri quanto di quelle persone al cui apporto si riterrà necessario di dover ricorrere.

Rileva la necessità di impostare e predisporre tempestivamente i piani necessari, affinché la Valle d'Aosta possa adeguatamente prepararsi a questa grande svolta di carattere economico-finanziario rappresentata dalla realizzazione del traforo del Monte Bianco.

Il Consigliere CHABOD Renato, accennando nuovamente al Convegno che avrà luogo domani a Torino sulla viabilità alpina e sui trafori, insiste sull'opportunità che a detto Convegno intervenga il Presidente della Giunta stesso od, in caso di una sua impossibilità, il Presidente del Consiglio, perché il Presidente della Giunta e il Presidente del Consiglio hanno maggior prestigio e maggior peso degli Assessori in un Convegno in cui intervengono le maggiori autorità della Città di Torino.

Per quanto riguarda l'apporto finanziario dell'Amministrazione regionale per la realizzazione del traforo del Monte Bianco, dichiara di aver preso atto con compiacimento della proposta fatta dall'Assessore Ing. Fresia nella seduta consiliare dell'8 novembre 1948, proposta che era stata accolta dal Consiglio. Osserva che l'Ing. Fresia ha dimostrato, con il suo operato, di essere un ottimo amministratore.

Per quanto riguarda la questione dei rappresentanti della Regione nella Società per il traforo del Monte Bianco, pure concordando su quanto detto dal Presidente della Giunta, raccomanda che la Giunta si interessi sin d'ora per cercare di tradurre in pratica la rappresentanza della Regione nella predetta Società.

Per quanto riguarda la questione delle strade e della tutela del paesaggio, dichiara di prendere atto che è in corso di elaborazione un progetto di legge regionale che riguarda tutta la materia in esame (piano regolatore, edilizia, paesaggio, strade, ecc.).

Passando alla mozione presentata, osserva di avere forse errato nel parlare di Commissione consiliare e precisa che la dizione "Commissione consiliare" va intesa nel senso che a far parte della Commissione dovrebbero essere chiamati, come ha detto in sostanza anche il Presidente della Giunta, i rappresentanti delle maggiori categorie economiche, in modo di avere una Commissione composta di 10 o 12 persone, la quale esamini tutti i problemi e proponga al Consiglio le soluzioni che riterrà più indicate.

Il Presidente, PAREYSON, preso atto del chiarimento fatto dal Consigliere Chabod Renato in relazione alla mozione presentata, propone che nella mozione sia soppressa la parola "consiliare".

Il Consigliere CHABOD Renato, concordando sulla proposta del Presidente, Pareyson, approva la proposta di soppressione della parola "consiliare" nella mozione in esame.

Il Consiglio prende atto rinviando la discussione della mozione alla prossima adunanza.

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