Rédaction informelle du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 109 du 15 mars 1973 - Resoconto

OGGETTO N. 109/73 - Disegno di legge regionale riguardante la costituzione di fondi di rotazione regionali per la promozione di iniziative economiche nel territorio della Valle d'Aosta. (Inizio discussione e esami articoli)

Andrione (U.V.) - Noi esprimiamo un giudizio favorevole sul fondo di rotazione, riservandoci, evidentemente, di intervenire punto per punto per puntualizzare alcune richieste che faremo e, mi permetto di richiamarmi, sia ad alcuni interventi che sono stati fatti prima da questa parte che dall'altra su la necessità, a nostro avviso, di non citare la legge 765 in questa materia e, perlomeno, citarla soltanto dopo che sarà iniziato quell'iter di riforma della Commissione Predieri, cui noi abbiamo chiesto, credo all'unanimità, di proporre delle modifiche anche sostanziali e anche in questa materia.

Cioè, non mettere noi come Regione una strettoia troppo serrata in questa materia che rischierebbe di impedire un certo tipo di sviluppo che, invece, vogliamo favorire.

Naturalmente tutti i problemi sono allegati e quando si parla di fondo di rotazione e di incentivi alle ricostruzioni, al risanamento delle case rurali e cose di questo genere, si parla al tempo stesso di urbanesimo, discussione che avevamo fatto ieri, e si parla di una possibilità, di una normativa chiara che dia alla gente la possibilità di intervenire senza deturpare il paesaggio da una parte, senza abbandonare i vecchi centri - specialmente in bassa Valle c'è una tendenza generale a fuggire dal vecchio centro e a costruire intorno con delle localizzazioni che molto sovente sono disordinate, anti-estetiche e che rovinano una parte delle possibilità delle risorse naturali del posto.

Riprendendo quanto diceva il Consigliere Bancod, pregherei il Presidente della Giunta, se fosse possibile, di accettare come raccomandazione che, oltre alle provvidenze in favore del turismo, dell'industria e dell'agricoltura, con magari un successivo provvedimento, fossero coordinate queste le differenze provvidenze che ci sono attualmente in materia di artigianato e che anche queste provvidenze potessero fruire del fondo di rotazione in maniera da allargare e coordinare la nostra azione e non lasciare che l'artigianato - c'è in atto una tendenza a trasformare molte piccole industrie, in industrie artigiane - non lasciare l'artigianato come un parente povero della Regione.

In sostanza, favorevoli al fondo di rotazione e riserve su alcuni punti concreti che solleveremo nella discussione della legge, articolo per articolo.

Montesano (P.S.D.I.) - C'è nessun altro che prende la parola nella discussione generale per il fondo di rotazione? Consigliere Manganoni.

Manganoni (P.C.I.) - No, io avevo ritardato, sperando così, anche per correttezza, anche per lasciare anche spazio agli altri gruppi, per non dare l'impressione che siano sempre i Comunisti che parlano.

Fondo di rotazione, io incomincio a osservare il rilevante ritardo nella presentazione di questa legge.

Noi sul bilancio del 1972 avevamo quattro miliardi, fondo di rotazione, questi quattro miliardi, in un anno sono rimasti immobilizzati per mancanza della legge, hanno subito una svalutazione di almeno il 10%, ciò significa che, se non vado errato, una svalutazione di 400 milioni, no, quindi, denaro pubblico che noi sprechiamo; non solo, ma noi abbiamo sottratto per un anno all'economia valdostana la cifra di quattro miliardi.

Perché, se questa legge noi l'avessimo varata un anno fa, noi è da un anno che avremmo potuto distribuire questi quattro miliardi, o almeno una parte di questi quattro miliardi che avrebbero favorito l'economia della Valle.

Dopo questa constatazione, io voglio sottolineare alcune deficienze di questa legge; ho detto alcune, non tutte, per non affliggervi, cioè, mi limiterò ad alcuni esempi.

Nella relazione a questa legge, che dice in prima pagina al punto 1, mantenimento della popolazione convenientemente distribuita sul territorio nazionale, riduzione delle sperequazioni socio-economiche fra le diverse zone interne della Regione, provvidenze per la valorizzazione dei villaggi rurali a scopo turistico ricettivo.

Le intenzioni qui elencate sono ottime, io non posso che sottoscriverle, comunque, non è che si tratti di una scoperta fatta dalla Giunta, perché questi gravi squilibri fra le varie zone della Regione è da anni che da questa parte il nostro gruppo sta denunciando da questi banchi, anche se queste denunce documentate non vengono sempre, anche quasi mai vengono recepite.

Ebbene, queste sono delle affermazioni di principio, vediamo nei fatti, come noi potremo realizzare queste annunciazioni.

Noi sappiamo molto bene che per valorizzare certe zone, come giustamente qui è affermato dei villaggi rurali, ecc. è necessario innanzitutto la costruzione delle infrastrutture, cioè strade, acquedotti, fognature, energia elettrica, telefoni, piazzali come minimo.

Ora, se non costruiamo queste infrastrutture, noi potremo fare delle affermazioni lodevolissime, come stiamo facendo qui, però, noi, con i fatti, impediremo lo sviluppo di queste zone per la mancanza di queste infrastrutture.

Ebbene, le infrastrutture, in buona parte le costruisce la Regione, per alcuni tipi di infrastrutture non vi sono delle provvidenze della Regione e vi faccio l'esempio.

Illuminazione pubblica, la Regione e non faccio una colpa a nessuno, perché sempre si è fatto così, la Regione non interviene, tutto a carico del Comune.

Acquedotti, la Regione interviene con 70%, il 30% al carico del Comune.

Or bene, io vi faccio due esempi.

Noi abbiamo il Comune di Brissogne che rientrerebbe in quelle zone, Brissogne alto, no Gran Brissogne da sviluppare, ebbene Gran Brissogne non ha la luce pubblica, lo sappiamo tutti, la Cooperativa, passaggio all'Enel ecc. L'Enel chiede al Comune di Brissogne 32 milioni non svalutati, quindi oggi saranno forse 40 per queste installazioni.

Il Comune di Brissogne non può disporre di 40 milioni o 35, pertanto, non può costruire queste infrastrutture, salvo che non ricorra a un mutuo; se il Comune deve ricorrere ai mutui attuali al 10%, noi ci immaginiamo dove va a finire il modestissimo bilancio del Comune di Brissogne.

La stessa cosa ve la potrei ripetere per un'infinità di altri Comuni, Chevrère a Champdepraz ecc.

Vi cito un secondo esempio, Verrayes, quindi Verrayes alto, zona che rientrerebbe nei villaggi rurali da valorizzare, non ha l'acquedotto. L'importo dell'acquedotto che parte, perché il Comune ha già acquistato la sorgente a St. Barthelemy e attraversa l'esistente galleria dove passa l'acqua irrigua, costava il preventivo 200 milioni, con la svalutazione saranno 200 e magari 50 o 300; la Regione dà il 70% sì, 200 milioni, la Regione dà 140 milioni, 60 milioni rimarrebbero a carico del Comune di Verrayes.

Ora, io mi chiedo, il Comune di Verrayes, per chi conosce Verrayes come farà, nello spazio anche di alcuni anni a reperire 60 milioni?

I casi sono due: o deve rinunciare alla costruzione di questa opera, o deve ricorrere alle banche coi mutui al 10% per avere i 60 milioni, ed allora io vi saluto e vi chiedo dove va a finire il bilancio comunale, pertanto, come punto primo in questo fondo di rotazione, avremmo dovuto prevedere i mutui in questi casi particolari per gli Enti pubblici.

Chantel non ho mica ancora finito, ebbene, noi abbiamo escluso gli Enti Pubblici dalla possibilità di aver questi mutui, cioè, noi permettiamo al privato, è giusto, e agli speculatori perché state certi che molti sanno aggirare le leggi regionali, per approfittare delle giuste incentivazioni per speculare, e i fatti lo dimostrano, allora a costoro, noi daremmo dei mutui agevolati, ai Comuni, noi neghiamo i mutui agevolati, li mettiamo in condizioni di non eseguire le opere e quindi di impedire lo sviluppo di questi villaggi ai quali noi accenniamo.

E vedo che questi fatti, come al solito, contrastano con le affermazioni di principio, con le grandi affermazioni che noi continuiamo a scrivere "parole", e riferendomi alla questione delle case, vi faccio un confronto, perché, noi, qui ad Aosta, parliamo di case popolari da quattro e non abbiamo ancora messo un mattone.

Nel 1971, avevamo quattrocento milioni in bilancio per le case popolari, nel 1972, avevamo 1 miliardo e 900 milioni per le case popolari, nel 1973, ne abbiamo non so quanto, circa 3 miliardi, mi pare, e perché non abbiamo ancora messo giù un mattone?

Perché abbiamo commesso lo stesso errore che commettiamo qua, anziché stanziare tanti miliardi, che sapevamo a priori che non si spendevano per le case, se ne avessimo stanziato anche un pochino meno per l'acquisto dei terreni, forse noi oggi avremmo messo giù qualche mattone.

Ma, se dobbiamo renderci conto che le case, anche ad Aosta, in aria non si fanno, ci vogliono innanzitutto terreni, poi progetti, poi si costruiscono le case. Qui, invece, si parla di case e si è ignorato completamente il primo passo che è quello dei terreni. Ed ecco perché noi, con tre anni, e con miliardi stanziati sul bilancio, noi non abbiamo speso una lira e non abbiamo messo giù un mattone.

Ho fatto questo parallelo per dimostrare come, andando avanti di questo passo, noi non facciamo altro che non voler realizzare quello che diciamo di voler realizzare e, scusateci, di prenderci in giro vicendevolmente.

Sulla gestione della costruzione dei nuovi alberghi, m'ha detto il presidente, noi assistiamo oggi a questo fatto, molti alberghi stanno trasformandosi in alloggi privati da affittare, ed allora quei Signori che percepiscono il contributo regionale per la costruzione dell'albergo, poi lo trasformano in alloggi privati, in condomini, c'è dopo dieci anni, mi pare o vent'anni.

Ora, questo, vuol dire "speculare" ed allora, d'accordissimo di costruire nuovi alberghi, però a delle condizioni rigidissime in modo che rimangano alberghi e che non si avvalgano del denaro pubblico per costruirsi dei condomini o alloggi privati, su cui poi, speculano ecc. Quindi, d'accordo, però apriamo gli occhi, perché sennò qui ci prestiamo di nuovo a delle speculazioni.

Industrializzazione: è da anni che in questo Consiglio, tutti ci lamentiamo del sistema di incentivazione all'industrializzazione, cioè, noi diamo dei soldi alle imprese, a certe imprese, le quali dopo alcuni anni, o più o meno, come in fatto di tempo, chiudono i battenti, i soldi li hanno presi, creano dei disoccupati e noi siamo di nuovo punto da capo per cercare industrie ecc. che vengono in Valle.

Si era trovato ad Arnaz, e qui do atto che la Giunta qui aveva visto bene, e noi siamo stati pienamente solidali, di cambiare sistema, di acquistare i terreni, che rimangono di proprietà della Regione, di contribuire o di pagare interamente i capannoni da poi cedere in affitto anche simbolico, però, quei soldi che noi investiamo rimangono della Regione.

Domani un'impresa chiude i battenti, per cattiva amministrazione, per situazioni congiunturali ecc., noi rimaniamo proprietari dei terreni e dei capannoni e possiamo immediatamente, e se la troviamo, invogliarne un'altra a venirsi ad installare.

Noi, qui non accenniamo a questo fatto, alla possibilità di destinare una parte di questi fondi all'acquisto di terreni in zone industriali, dove noi dobbiamo prevedere, noi Regione e non sempre concentrare gli stessi posti, non lo prevediamo.

Prevediamo il pagamento dei mutui, il pagamento dei mutui, di fatto, è pressappoco, dico agli effetti finanziari, io parlo agli effetti finanziari per la Regione, come il contributo a fondo perduto, perché, se noi fino ad oggi diamo fino ad un massimo di 100 milioni per l'industria che viene in Valle, noi pagando gli interessi dei mutui, è vero che non diamo i 100 milioni al fondo perduto, ma di fatto saremmo sempre 50-100 o 120, dipende dall'ammontare del mutuo che la Regione caccia fuori, per dare a queste industrie; se domani queste chiudono i battenti, noi ci troveremo ancora e nuovamente nell'esatta situazione in cui ci siamo trovati con la "Sirca David" e quindi secondo me, questi principi non li posso condividere.

Io potrei continuare, ma l'ho detto prima che non voglio affliggere il Consiglio, e mi pare che alcuni di questi esempi siano sufficienti per dimostrare coi dati, coi fatti che l'indirizzo di questa legge è molto discutibile e andrebbe corretta.

Comunque, malgrado queste deficienze che ho denunciato ed altre che per ragioni di tempo, vi ho detto, ve le risparmio, io voterò a favore di questa legge, particolarmente per evitare che avendo già perso un anno, si perda altri mesi o magari un altro anno per rielaborare, per rivedere questa legge.

Malgrado tutte queste deficienze che io spero e mi auguro in avvenire, potremo rettificare e potremo correggere, io voterò a favore di questa legge.

Montesano (P.S.D.I.) - Chi altri chiede la parola? Allora il Consigliere Dayné e poi il Presidente della Giunta.

Dayné (U.V.) - Al collega Bancod e al Segretario del Consiglio, Dott. Andrione, vorrei personalmente pur far rilevare una grave lacuna di questa legge, cioè di questo fondo di rotazione e cioè quasi l'estromissione, si può dire, dell'attività artigiana.

Ora, questo non è troppo logico, perché l'attività artigiana è bene aiutarla e incrementarla, in genere gli artigiani sono proprio abitanti della Valle e non gente che si impianta così per sfruttare la Regione, ma proprio gli abitanti della Valle, della regione, oriundi in genere e bisogna che questa attività sia pure aiutata e incrementata.

Dujany (D.P.) - L'ho detto nella breve relazione che l'arco di interventi previsto da questo fondo di rotazione poteva incontrare delle critiche sulla ristrettezza della quantità dei settori di intervento e ho dato atto di questa realtà, ma l'abbiamo voluto iniziare in questo modo per evitare di fare un esperimento eccessivamente ampio che potesse dare dei risultati negativi.

E in modo particolare, nel settore nell'artigianato riteniamo di dover successivamente poter presentare un provvedimento ad hoc, perché il problema dell'artigianato non è che si concluda e si racchiuda in provvedimenti e interventi economico e finanziari, ma dovremo regolamentare anche tutto il finanziamento dell'artigianato, direi tutta la famosa scuola artigianale, sia a titolo a fare veramente l'artigiano, mi pare che dev'essere la preoccupazione essenziale dell'Amministrazione regionale, per evitare che qualunque persona con una preparazione relativa possa naturalmente costituire l'oggetto di tortura dei cittadini, poiché, oggi gran parte dell'artigianato è diventato soprattutto, prestazione di servizi per la comunità più che produzione di bene, almeno in gran parte.

E mi pare che il discorso dell'artigianato è estremamente vario e complesso.

Vorrei ricordare che nella legge sulla casa è stato tenuto conto dell'artigiano, in quanto il reddito previsto a favore dell'artigiano per utilizzare i 7 milioni di prestito per la costruzione della casa, è inferiore ai redditi previsti per le altre categorie, e l'importo è stato pure aumentato.

Vorrei ricordare che gli artigiani possono cumulare i mutui per la casa e l'altro mutuo per la costruzione del suo stabilimento.

Vorrei ancora ricordare che esiste da un anno a questa parte, un istituto bancario a favore degli artigiani, così chiamato "Artigian-cassa" che fa dei prestiti entro i limiti mi pare dai 15-18 milioni a favore degli artigiani ad un tasso di interesse, e se non vado errato del 3%, per determinate iniziative.

Ora, tutto questo dovrebbe essere coordinato e ritenevamo che in un testo di legge tutta questa realtà, avrebbe potuto portare una certa confusione.

Comunque, l'impegno che poi è un impegno diciamo generale, di, diciamo, esaminare questo problema, credo che dobbiamo prendercelo perché è un problema quello dell'artigianato che dobbiamo sostenere.

Manganone lamenta il ritardo della legge, lamenta che la legge non interviene in modo sufficientemente idoneo a favore dei Comuni, lamenta che l'intervento a favore dell'industria è errato o potrebbe essere migliorativo.

Ritardo della legge, la legge ha subito un ritardo per le difficoltà che abbiamo dovuto superare nella discussione della convenzione con le banche.

Cioè, vi siete mai posti questo problema? Chi amministrerà questo denaro?

Cioè, sarà opzione politica, sarà dell'Amministrazione regionale, ma le garanzie, poi, le valutazioni sulla solidità delle persone destinatarie di questi importi, saranno le banche naturalmente a valutare.

Cioè, abbiamo ritenuto opportuno, fare questa scelta, di passare attraverso un organo tecnico, già istituito e già esistente, per evitare di costruire un carrozzone sulle spalle della Regione.

E quindi, abbiamo dovuto superare questa difficoltà con le banche, per stabilire la convenzione, per chiedere loro non solo lo sviluppo, le pratiche necessarie per la concessione del mutuo, ma per chiedere loro, soprattutto, l'onere e le responsabilità delle garanzie nel caso di fallimenti o nel caso di prestiti che andassero a male. Le banche erano molto riottose ed erano molto incerte sull'accettazione di queste garanzie in sostituzione della Regione, cosa che ci ha richiesto una lunga discussione e un lungo tempo di trattative.

L'intervento a favore dell'industria, questi interventi tenderebbero a sostituire i precedenti interventi di contributi a fondo perduto, che mi pare non possiamo dire che abbiano dato dei risultati positivi.

Nulla vieta, accanto a questi interventi sostitutivi, con la forma di mutuo di un tasso di interesse del 4% per 15 anni, di continuare l'iniziativa da parte dell'Amministrazione regionale di affrontare alcuni problemi particolari di volta in volta da parte del Consiglio regionale come è stato fatto per lo stabilimento di Arnaz, oppure come è stato fatto per la Sadea di Verres.

Questi sono i provvedimenti normali e nulla vieta che di volta in volta il Consiglio possa esaminare altri problemi di natura particolare.

Però, questa legge tende soprattutto a sostituire la precedente legge esistente del contributo a fondo perduto e di sostituirlo con la forma di mutuo, cosa che era stata, mi pare, più volte sollecitata dal Consiglio regionale, da vari Consiglieri, poiché il precedente intervento non era serio, non era valido e non era, direi, tale da poter fare incidere l'intervento della Regione per la scelta delle industrie e circa anche gli indirizzi di un'industria.

Per quanto riguarda, invece l'intervento a favore dei Comuni sostengo ancora che questa non è una legge di integrazione del programma dei lavori o una legge di integrazione di contributi a favore dei Comuni. Questa è una serie di provvidenze che tendono a sollecitare l'iniziativa privata divisa in vari settori che tendono naturalmente a migliorare una serie di iniziative o turistiche o industriali o agricole.

Per quanto riguarda invece il problema sollevato da Manganoni, è il problema delle difficoltà, direi il bilancio delle difficolta finanziarie comunali esistono, è una realtà che esiste in tutta Italia, è un problema anche questo direi politico se lo vogliamo vedere in un certo qual modo, è la scelta della finanza locale che deve essere espressione naturalmente politica del nostro Parlamento, problema che è in discussione direi oramai da anni attraverso associazioni di vario tipo e organizzazioni Comunali di vario tipo che però è conseguenza di una volontà politica che è un po' generale.

Se in Valle d'Aosta è attutito con l'intervento della Regione, Manganoni lo ritiene non sufficiente e non valido, però non vogliamo nemmeno arrivare al punto di sostituirci continuamente diciamo ai Comuni, altrimenti facciamo della Valle d'Aosta un grosso Comune e tutti gli altri vivono da piccoli minorenni.

Ecco, fatte queste osservazioni, dare mi pare queste assicurazioni a Bancod, Andrione, e Dayné per quanto riguarda il problema dell'artigianato, mi rimane probabilmente da assicurare il Consigliere Manganoni circa la dizione dell'art. 2, la dizione dell'art. 2 tendeva a precisare il tipo di intervento previsto da questa legge e direi di localizzare anche l'intervento. Cioè, che cosa si dice: questi interventi sono destinati ai villaggi rurali, compresi nella zona A per i Comuni che hanno già approvato il loro strumento urbanistico, il loro piano regolatore o compresi in zone di strumenti urbanistici comprensoriali o regionali, questo nella prospettiva del comprensorio e nella prospettiva del piano regionale, oppure, compresi negli agglomerati di cui alla legge.

Io, proporrei di sostituire in questa ultima dizione in questo modo, oppure, compresi negli agglomerati deliberati dai Comuni e dalle rispettive Amministrazioni Comunali, in modo che le varie Amministrazioni Comunali che hanno capito che questi villaggi che hanno un certo interesse siano oggetto di deliberazione delle varie Amministrazioni comunali.

Montesano (P.S.D.I.) - Altri che chiedono la parola? Allora si può passare all'esame e alla discussione articolo per articolo.

Art. 1 - se ci sono degli emendamenti è bene annunciarli.

Consigliere Chabod.

Chabod (D.C.) - È legale? Siamo solo in 16.

Montesano (P.S.D.I.) - O, verifichiamo, grazie, perché è in questo momento che bisogna verificare il numero legale. Ecco, sospendiamo e attendiamo il numero legale.

No, no senza sospendere e andarsene. Lo aspettiamo qui.

Allora ci siamo? Allora art. 1. - Annunciavo che se ci sono degli emendamenti bisogna che siano fatti presenti.

Se non ci sono osservazioni mi sembra che il Consiglio sia d'accordo e io dò per approvato l'articolo.

Il Consiglio approva.

Art. 2 - Il Presidente della Giunta ha annunciato un emendamento. Io prego di precisarlo all'art. 2.

Dujany (D.P.) - Io avevo fatto una precisazione di interpretazione dell'ultimo comma o meglio dell'ultima linea dell'art. 2 che si intendeva per agglomerati di cui al punto comma ecc. ecc., si intendeva quegli agglomerati deliberati dalle rispettive Amministrazioni comunali... (Montesano: deliberati) ...No, no, scusi volevo solo chiedere questo.

Chiedevo a coloro che avevano espresso dei dubbi circa questa dizione in modo particolare al Consigliere Andrione e Manganoni se con questa spiegazione e con questo chiarimento il loro dubbio sussisteva ancora e quindi fosse opportuno rivedere la dizione solo su un piano formale, oppure mantenere questa dizione con questa precisazione.

Cioè, quando si dice che l'intervento avviene a favore dei villaggi rurali, compresi nelle zone A per i Comuni che hanno lo strumento urbanistico, che hanno approvato il loro Piano Regolatore, oppure, in zone di strumento Urbanistici comprensoriali o regionali che saranno fatti nel futuro, oppure, negli agglomerati di cui al quinto comma della legge del 1967, si intende quegli agglomerati deliberati dalla rispettiva amministrazione comunale.

Montesano (P.S.D.I.) - Glielo leggo io, adesso... (comunali)

L'articolo o va precisato ancora e qui sarà una omissione proprio materiale, negli agglomerati di cui al quinto comma, manca l'articolo. Al quinto comma dell'art. 17, siete sicuri di questo? Sì, allora la parola al Consigliere Manganone.

Manganone (D.C.) - A me, spiace che non ci sia l'Assessore Milanesio, perché l'Assessore Milanesio in data 3-8 del 1972, aveva mandato ai Comuni una circolare per queste precisazioni.

Circolare che richiedeva ai Comuni la delimitazione, appunto di queste zone A.

E diceva - la circolare - l'istruzione per l'applicazione del quinto comma dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967 n. 765.

Ma qui, mi pare che le leggi arrivino in Giunta e... (Montesano: Cosa dice il quinto comma?) ...Ma dice di delimitare proprio queste zone, per non avere delle incertezze delimitative, perché noi sappiamo che c'è già stata una sentenza di Aosta e, quindi mi fa specie che l'Assessore Milanesio non ci sia e che i membri della Giunta non ricordano di questa circolare e provino difficoltà a cancellare una volta per tutte la dizione della 765.

Mi pare che qui ci stiamo prendendo veramente per il naso, perché tre anni che non vogliono più saperne della 765 e da tre anni a questa parte che tutte le volte che si parla di Urbanistica ce l'ammannano sempre e volentieri.

Ma insomma, non è né corretto e né sembra parte della Giunta.

Montesano (P.S.D.I.) - Allora, c'è un emendamento aggiuntivo del Presidente della Giunta e mi sembra che sia stato accolto da tutti.

Poi, c'è un emendamento soppressivo del Consigliere Manganoni che riguarda l'ultimo rigo precisamente il quinto comma dell'art. 17 della legge 6-8-1967 n. 765.

Ecco, qui ci vuole una risposta della Giunta.

Lustrissy (D.P.) - ...dei chiarimenti, è un chiarimento necessario, poi il Consiglio deciderà quello che vuol decidere.

Comunque, è importante sotto il profilo così diciamo dell'interpretazione dell'articolo, perché il riferimento alla 765, e qua è stato messo l'art. 17, il quinto comma, si riferisce esclusivamente a quegli agglomerati Urbani di carattere storico-artistico con particolare pregio ambientale, dove son permessi solo i restauri e i consolidamenti.

Cioè, se non c'è questa precisione fatta per un intervento ad hoc, per quegli agglomerati che hanno questa caratteristica, oltre agli altri permessi dall'art. 2, cioè è un di più dell'art. 2, non è un vincolo, è un riferimento alla 765, è solo in rapporto a questo quinto comma.

Per tutte le indicazioni precedenti, valgono i vari strumenti citati, cioè quelli Comunali, quelli Regionali e quelli che di volta in volta le Amministrazioni locali delibereranno.

Ma questo è solo un riferimento preciso per poter permettere l'intervento di restauro nel centro storico, altrimenti non si potrebbe fare.

E dice questo: "Qualora, l'agglomerato urbano rivesta carattere storico, artistico e di particolare presa ambientale sono consentite esclusivamente opere di consolidamento e restauro, senza alterazioni di volume, e queste, sono precisate dalla legge, cioè questi centri storici devono essere delimitati e devono essere indicati in difetto di questa citazione, nell'art. 2, nei centri storici non si può intervenire con quelle opere di consolidamento e di restauro che noi tutti, anche il problema Aosta, problemi di altri centri storici già evidenziati da alcuni strumenti urbanistici non ci sarebbe possibilità di intervento.

Montesano (P.S.D.I.) - Presidente della Giunta, un attimo.

Dujany (D.P.) - No, vorrei chiarire.

Allora noi ci troviamo ad avere questi villaggi che sono inclusi nella zona A, per i Comuni che sono forniti di Piano Regolatore. Va bene.

Quindi i Comuni che sono forniti di Piano Regolatore, hanno una certa zona chiamata A, che include i villaggi storici.

Poi, abbiamo i Comuni che sono sprovvisti di Piano Regolatore, che hanno semplicemente la delimitazione territoriale, cioè, centro urbano, interesse storico paesaggistico e zona rurale. Quindi, questa ultima norma, serve per includere in questa legge, alle provvidenze di questa legge, anche quelle zone dei villaggi rurali che insistono in Comuni, i quali non sono ancora provvisti di Piano Regolatore.

Quindi, direi che è una dizione estensiva e non restrittiva. Vi direi ancora di più, in un primo tempo, si era pensato di restringere l'intervento solo a favore dei Comuni che avevano già approvato il loro Piano Regolatore e che avevano incluso queste zone nella zona A.

Poi, in un secondo tempo, si è ritenuto di estenderlo a tutti i Comuni che avessero Piano Regolatore, o che non avessero il Piano Regolatore.

Ecco questo è il sunto, non so se è chiaro.

Il 765, cioè, in base a quale legge i Comuni hanno fatto la loro delimitazione territoriale. L'hanno fatta in base alla 765, che è la cosiddetta legge ponte, in attesa di costituzione di un Piano Regolatore.

Ora, i Comuni hanno deliberato attraverso l'interpretazione provvisoria della 765, le zone del centro abitato, le zone di interesse storico-paesaggistico ecc. e le zone agricole.

Naturalmente se noi non mettiamo in evidenza questa legge 765 non so in quale modo, potremmo tener conto delle esigenze dei Comuni che hanno questo tipo di costruzione che siano ancora sprovvisti di Piano regolatore.

Questo è un po' il guaio.

Montesano (P.S.D.I.) - Prego, Consigliere Pedrini.

Pedrini (P.L.I.) - ... però, a un dato punto, io sono anche disposto a votarlo così, però la mia preoccupazione è questa, che a un dato punto, facendo riferimento alla 765, se noi praticamente, io che mi sono sempre battuto contro la legge 765, avallo oggi, una cosa che io non ho mai approvato e non posso approvare.

Questo è il punto, io non so se si trova un'altra scappatoia per togliere questa 6-8-1967 n. 765, io sono d'accordo, però, se facendo riferimento a questa specifica legge nazionale che iugula tutti i cittadini valdostani, io non posso provarla, è tutto lì se troviamo un'altra scappatoia.

Montesano (P.S.D.I.) - La parola al Consigliere Manganoni.

Manganoni (P.C.I.) - Noi siamo tutti a conoscenza di una sentenza che è avvenuta qui ad Aosta, dopo questa sentenza, l'Assessore Milanesio ha fatto una circolare che io mi son preso nota e dice questo verso la fine, ha il fine di assicurare una esatta e inequivocabile applicazione dell'art. 17, quinto comma, quello che adesso stiamo discutendo della legge 765 ad ogni effetto tanto in sede di amministrazione attiva quanto in quella di controllo "si ritiene opportuno diramare i Comuni della Valle d'Aosta su seguenti istruzioni: Punto A, ai fini dell'applicazione del quinto comma dell'art. 17, della legge 765, i Comuni sprovvisti di strumenti urbanistici sono invitati ad individuare gli agglomerati urbani di carattere storico-artistico o di particolare pregio ambientale.

Punto due, l'individuazione avviene mediante deliberazione del Consiglio comunale su proposta della Giunta, sentita la Sovraintendenza regionale ai monumenti antichità e Belle Arti e l'Ufficio di Urbanistica, tutela al paesaggio.

Punto tre, le deliberazioni di cui al precedente punto due devono recar menzione dei pareri di entrambi gli uffici regionali in esso indicati, qualora siano difformi dei pareri stessi, devono essere motivati.

Quarto, negli agglomerati urbani, così individuati, sono consentite soltanto gli interventi di cui all'art. 17, quinto comma della legge 765, sino all'approvazione di apposito strumento urbanistico che detti le norme, le specifiche sull'agglomerato stesso".

Quindi, io chiedo ancora una volta di sopprimere la dizione del comma quinto, dell'art. 17 della legge 765, perché a quest'ora se le circolari dell'Assessore Milanesio, son tenuti in considerazione tutti i Comuni, avrebbero già dovuto delimitare queste zone, che sono le zone A.

E, se questo non è stato fatto, Signori miei, non è mica colpa del Consiglio regionale, sarà colpa della Giunta che non ha provveduto a far sì che trovasse attuazione una circolare emessa dall'Assessore al Turismo.

Quindi, io chiedo e da questo punto non mi muovo più, chiedo la soppressione delle ultime due righe dell'art. 2, della legge sul fondo di rotazione.

Mi pare di essere stato abbastanza chiaro, almeno per chi ha orecchie per intendere, avrà inteso a quest'ora.

Montesano (P.S.D.I.) - Vuole che glielo proponga io?

Ora, cerco una via d'uscita a questa, possiamo dire, chiamarla idiosincrasia, anche la 765, giustamente evidenziata dai diversi Consiglieri e proporrei, dopo la parola "agglomerati" dell'ultimo rigo, e all'aggiunta dell'emendamento del Presidente della Giunta: "e liberati dalla rispettiva Amministrazione Comunale, a norma di legge"; cancelliamo!

Siete d'accordo? A norma di legge.

Dunque, agglomerati, dopo "agglomerati, deliberati dalle rispettive Amministrazioni Comunali a norma di legge".

Bene, adesso calmatevi. Ora, l'articolo va messo in votazione con queste modifiche che vi ho letto.

Chi approva alzi la mano. Contrari? Astenuti?

Il Consiglio approva.

Articolo 3 - Nessuna osservazione?

Manganoni (P.C.I.) - Dopo il punto D venga aggiunto: Punto E.

Montesano (P.S.D.I.) - Come fa dal punto B passare all'E?

Manganoni (P.C.I.) - D, come Domodossola.

Montesano (P.S.D.I.) - ...ah, D, ho capito male io.

Manganoni (P.C.I.) - Punto E, i Comuni per la realizzazione di opere a carattere pubblico per cui non è contemplato l'intervento finanziario totale, oppure detto intervento è solamente parziale da parte della Regione o dello Stato.

Montesano (P.S.D.I.) - Vuole per favore, Gal, per favore prenda quell'emendamento. Lo dia prima all'esame del Presidente.

Manganoni (P.C.I.) - Scusi, tengo a precisare questo: tengo a precisare che in questo modo, noi non includiamo le opere pubbliche ecc., perché sennò in questo caso avrebbe ragione Chantel perché tutti i Comuni, a parte che i Comuni di mutui ne faranno ben pochi, perché devono pagarli, comunque vi includerebbero tutte le opere pubbliche. In questo caso, noi abbiamo solamente l'illuminazione pubblica, per cui la Regione non interviene, gli acquedotti, per cui la Regione interviene solamente con 70%.

Quindi, l'ammontare si limiterebbe a delle cifre irrisorie, tenuto conto dei 3 miliardi e mezzo, con questa precisazione, io chiedo che venga messo ai voti.

Non solo, e chiedo che venga messo ai voti e che risulti chiaramente a verbale, quello che abbiamo proposto.

Montesano (P.S.D.I.) - Altro che, ha il diritto.

Allora, avete sentito l'emendamento? Cosa? Ordine del giorno?

D'accordo, ci sono due proposte congiunte del Consigliere Balestri e dell'Assessore Chantel, i quali rilevano che mancano degli Assessori interessati a questo problema molto, molto importante, e, chiedono la sospensione della seduta.

Io, aggiungo, non la sospensione la chiusura della seduta antimeridiana, perché siamo arrivati alle 12,18 e quindi se la sospendiamo anche per mezzo e riprendiamo nel pomeriggio, facendo l'auspicio e prego i Consiglieri qui, che lo possono fare - per favore - i Consiglieri che lo possono fare, ad invitare gli Assessori assenti a essere presenti all'inizio della seduta.

Lo farà anche il Presidente del Consiglio.

Allora, la seduta è tolta e il Consiglio è riconvocato per le ore 16,30.

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La seduta termina alle ore 12,18.