Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 3398 du 20 mars 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 3398/XII - Approvazione ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale 27 agosto 1994, n. 64, del Piano regionale faunistico venatorio per il quinquennio 2008/2012.

Il Consiglio

Visto l'articolo 5 ("Piano regionale faunistico-venatorio") della legge regionale 27 agosto 1994, n. 64, "Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e per la disciplina dell'attività venatoria" e successive modificazioni, che dispone la realizzazione del Piano regionale faunistico-venatorio quale strumento per assicurare il perseguimento degli obiettivi atti al conseguimento della densità ottimale in relazione al territorio di tutte le specie di mammiferi e uccelli viventi stabilmente o temporaneamente, in stato di naturale libertà, nel territorio regionale;

Evidenziato che il Piano regionale faunistico-venatorio è approvato dal Consiglio regionale, ha durata quinquennale e può essere aggiornato nel periodo di validità;

Vista la deliberazione del Consiglio regionale n. 1497/XI del 27 luglio 2000, con la quale è stato approvato il Piano regionale faunistico-venatorio per il quinquennio 2001/2006;

Rilevato che occorre provvedere all'approvazione del Piano regionale faunistico-venatorio per il prossimo quinquennio;

Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 1576 del 23 maggio 2005 con la quale è stato affidato, ai sensi della l.r. 18/1998, alla società I.P.L.A. (Istituto per le Piante da Legno e l'Ambiente), di Torino, l'incarico per la revisione del Piano regionale faunistico-venatorio, ai fini dell'approvazione del documento per il prossimo periodo di validità;

Evidenziato che il suddetto incarico è consistito nella predisposizione di un documento tecnico orientativo propedeutico all'elaborazione della bozza del nuovo Piano regionale faunistico-venatorio da sottoporre all'attenzione della Giunta regionale ai fini del successivo inoltro al Consiglio regionale per l'approvazione definitiva;

Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 4710 del 30 dicembre 2005 con la quale, considerata la rilevanza dei temi trattati, si è ritenuto opportuno promuovere la partecipazione di tutte le componenti interessate alla revisione del Piano regionale faunistico-venatorio attraverso l'istituzione di un'apposita Commissione tecnico-amministrativa che analizzasse i contenuti del documento tecnico orientativo predisposto dall'IPLA e, attraverso le eventuali osservazioni, elaborasse la bozza del nuovo Piano regionale faunistico-venatorio da sottoporre all'attenzione della Giunta regionale per il suo successivo inoltro per l'approvazione definitiva al Consiglio regionale, previa favorevole valutazione d'incidenza per gli aspetti di gestione faunistica collegati agli obiettivi di conservazione dei siti di Natura 2000 e l'acquisizione dei pareri della Consulta faunistica regionale, del Comitato regionale per la gestione venatoria e dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica;

Evidenziato che con la suddetta deliberazione si è stabilito altresì che, sino all'approvazione da parte del Consiglio regionale del nuovo Piano regionale faunistico-venatorio, la gestione della fauna selvatica e l'organizzazione del mondo venatorio sono improntate sulla base del Piano regionale faunistico-venatorio 2001/2006, approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 1497/XI del 27 luglio 2000;

Evidenziato che la Commissione ha provveduto ad esaminare il documento tecnico redatto dall'IPLA, fornendo numerosi contributi e rilevando la necessità di integrare e approfondire diversi aspetti;

Reso noto che, sulla base del lavoro svolto dalla Commissione, la Direzione flora, fauna, caccia e pesca, struttura regionale competente in materia di fauna selvatica, ha provveduto a predisporre la bozza del nuovo Piano regionale faunistico-venatorio;

Evidenziato che la suddetta bozza è stata sottoposta al mondo venatorio e che lo stesso, tramite i propri rappresentanti, ha espresso le proprie osservazioni;

Reso noto che la bozza del nuovo Piano regionale faunistico-venatorio, rielaborata dalla Direzione competente alla luce delle osservazioni del mondo venatorio, è stata sottoposta all'esame della Consulta faunistica regionale, organo consultivo e propositivo in materia faunistica, composta dai rappresentanti di tutte le strutture e le componenti interessate alle problematiche legate alla gestione della fauna selvatica;

Atteso che, nella riunione della Consulta faunistica regionale del 27 novembre 2007, è stata evidenziata, da parte delle strutture regionali competenti, l'entrata in vigore (31 luglio 2007) delle norme della parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", a seguito delle quali il Piano regionale faunistico-venatorio, ai fini della sua approvazione, doveva essere sottoposto a valutazione ambientale strategica (VAS);

Evidenziato, altresì, che, nella stessa riunione, il rappresentante del Comitato per la gestione venatoria rilevava che il capitolo 5 ed i primi quattro paragrafi del capitolo 6 della bozza del nuovo Piano prevedevano una nuova suddivisione territoriale ed una nuova organizzazione faunistico-venatoria che non potevano essere attuate in quanto necessitavano di una revisione dell'attuale contesto normativo regionale di riferimento;

Evidenziato che il Piano regionale faunistico-venatorio, ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale 27 agosto 1994, n. 64, disciplina:

a) il regime di tutela della fauna selvatica;

b) le attività tese alla conoscenza delle risorse naturali e della consistenza faunistica, anche con la previsione di modalità omogenee di rilevazione e di censimento;

c) i criteri per l'individuazione dei territori da destinare alla costituzione delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura, delle zone per l'addestramento, l'allenamento e le gare dei cani da caccia, delle aziende faunistico-venatorie, delle aziende agrituristico-venatorie, dei centri di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale e quelli per l'eventuale revoca ai sensi dell'articolo 7, comma 9;

d) gli impegni finanziari per la realizzazione degli obbiettivi e delle finalità previsti dalla stessa legge;

e) gli indici di densità venatoria;

f) le percentuali del territorio agro-silvo-pastorale destinato a protezione della fauna selvatica secondo i criteri di cui all'articolo 10 della l. 157/1992;

g) i criteri per la distribuzione dei cacciatori nei comprensori alpini di caccia, nonché quelli per l'ammissione dei cacciatori non residenti nella regione;

h) i criteri per l'istituzione dei comprensori alpini di caccia e per il loro funzionamento;

i) i criteri per l'introduzione di fauna selvatica a scopo di ripopolamento e reintroduzione,

ed è corredato da:

a) cartografie del territorio regionale indicanti le emergenze naturalistiche e le utilizzazioni territoriali aventi stretta connessione con la gestione faunistico-venatoria;

b) programmi di protezione della fauna selvatica autoctona di cui sia accertata una diminuzione della popolazione sul territorio regionale;

c) programma di conservazione e ripristino delle zone umide per la tutela dell'avifauna selvatica migratoria;

d) carte delle potenzialità e delle vocazioni faunistiche;

Dato atto che, alla luce delle osservazioni della Consulta faunistica regionale, la Direzione flora, fauna, caccia e pesca ha provveduto a predisporre una nuova bozza del Piano regionale faunistico-venatorio, comprensiva dei relativi allegati;

Richiamato il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", la cui parte seconda dispone che i piani ed i programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente sono soggetti a valutazione ambientale strategica (VAS) e definisce le modalità di riferimento per l'applicazione della stessa;

Preso atto, pertanto, che il Piano regionale faunistico-venatorio ricade tra gli strumenti di pianificazione che, ai sensi del sopra citato decreto legislativo, devono essere sottoposti a procedura di valutazione ambientale strategica;

Evidenziato che per l'applicazione della valutazione ambientale strategica, preso atto dell'assenza di una normativa regionale specifica sull'argomento, alla luce dell'entrata in vigore della parte seconda del d.lgs. 152/2006, occorre fare riferimento alle norme in essa contenute;

Preso atto che il Piano regionale faunistico-venatorio, non avendo ricadute ambientali su altre Regioni o altri Stati, in quanto mirato al mantenimento delle popolazioni faunistiche esistenti sul territorio regionale, rientra tra i documenti sottoposti alla procedura di valutazione ambientale strategica in sede regionale;

Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 3584 del 7 dicembre 2007 con la quale è stata adottata la suddetta bozza del nuovo Piano regionale faunistico-venatorio, ai fini della sua sottoposizione a procedura di valutazione ambientale strategica per l'acquisizione del giudizio di compatibilità ambientale ai sensi del d.lgs. 152/2006 nonché della sua trasmissione all'Istituto nazionale per la fauna selvatica, al Comitato regionale per la gestione venatoria ed alla Consulta faunistica regionale per l'acquisizione dei pareri previsti dalla l.r. 64/1994, il tutto al fine della predisposizione del documento definitivo, da sottoporre all'esame della Giunta, per la successiva approvazione da parte del Consiglio regionale;

Evidenziato che con la suddetta deliberazione sono state individuate:

· quale autorità proponente: la Direzione flora, fauna, caccia e pesca;

· quale autorità competente al rilascio del giudizio di compatibilità ambientale: il Servizio valutazione impatto ambientale;

· quali altre autorità che, per le loro specifiche competenze ambientali, possono essere interessate agli effetti sull'ambiente dovuti all'applicazione del Piano stesso:

- la Direzione ambiente;

- il Servizio aree protette;

- il Comandante del Corpo forestale della Valle d'Aosta;

- il Comitato regionale per la gestione venatoria;

- l'Istituto nazionale della fauna selvatica;

- la Consulta faunistica regionale;

Preso atto che, in qualità di autorità proponente, la Direzione flora, fauna, caccia e pesca ha attivato correttamente la procedura di VAS del Piano regionale faunistico venatorio (PRFV), secondo quanto disposto dal d.lgs. 152/2006, avendo provveduto a:

· concordare i contenuti del rapporto ambientale, come previsto dall'articolo 9 del d.lgs. 152/2006, con le autorità di cui ai punti precedenti;

· redigere e trasmettere il rapporto ambientale alle medesime autorità per l'espressione del loro parere;

· attivare la fase di consultazione (come previsto dall'articolo 10 del d.lgs. 152/2006) mediante pubblicazione di specifico avviso su un giornale a diffusione regionale e nazionale in data 15 dicembre 2007;

· mettere a disposizione del pubblico interessato i contenuti del rapporto ambientale, al fine di garantire la maggiore trasparenza possibile, mediante deposito presso i competenti uffici regionali ed inserimento sul sito web regionale, per 45 giorni, dal 15 dicembre 2007 al 28 gennaio 2008;

Preso atto che nel corso della fase di pubblicazione e accesso al pubblico sono pervenute, in data 18 gennaio 2008, le osservazioni delle Associazioni ambientaliste, corredate da alcune osservazioni puntuali redatte da Legambiente e dal WWF, che richiedono diverse precisazioni;

Preso atto che sono stati emessi, da parte delle autorità che, per le loro specifiche competenze ambientali, possono essere interessate agli effetti sull'ambiente dovuti all'applicazione del piano oggetto d'esame, i seguenti pareri:

· parere favorevole da parte della Direzione Ambiente (prot. 645/DTA del 10 gennaio 2008);

· parere favorevole da parte del Comitato regionale per la gestione venatoria (verbale di deliberazione n. 3/2008 dell'11 gennaio 2008) che esprime alcune osservazioni e proposte gestionali;

· parere favorevole da parte dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (prot. 286/T-A 66 del 16 gennaio 2008) che fornisce una serie di considerazioni tecniche;

· parere favorevole da parte del Servizio aree protette (prot. 2396/RN del 25 gennaio 2008) che richiede tuttavia di rivedere l'allegato 4 al PRFV;

· parere favorevole da parte del Corpo Forestale della Valle d'Aosta (prot. 2406/RN del 28 gennaio 2008,) i cui contenuti sono stati anticipati per posta elettronica in data 25 gennaio 2008, che suggerisce alcune modifiche puntuali per garantire una migliore chiarezza di alcuni aspetti del PRFV;

· parere favorevole da parte della Consulta faunistica regionale (verbale n. 1/2008, in data 25 gennaio 2008) che affronta in dettaglio tutti i pareri e le osservazioni pervenute, individuando quelle pertinenti e da accogliere e quelle ritenute non condivisibili, con le relative controdeduzioni;

Evidenziato che, in conformità con quanto previsto dall'articolo 12, comma 2, del citato d.lgs. 152/2006, il Servizio valutazione impatto ambientale, con nota prot. n. 2228/VIA in data 31 gennaio 2008, dopo aver esaminato i pareri pervenuti nonché le osservazioni presentate dal pubblico, e verificato che la procedura adottata risulta essere conforme a quanto previsto dal vigente d.lgs. 152/2006, ha emesso giudizio favorevole di compatibilità ambientale della bozza del Piano regionale faunistico-venatorio, ritenendo che la stessa sia stata redatta conformemente a quanto previsto dalla l.r. n. 64/1994 e che sia conforme allo scopo indicato all'articolo 5 della stessa che recita "...il piano regionale assicura il perseguimento degli obiettivi atti al conseguimento della densità ottimale in relazione al territorio di tutte le specie di mammiferi e uccelli viventi stabilmente o temporaneamente, in stato di naturale libertà, nel territorio regionale", garantendo così il controllo e la gestione della fauna selvatica, in modo da consentire il corretto equilibrio ecologico, e quindi garantire la salvaguardia di questo comparto ambientale;

Precisato che, unitamente all'espressione di giudizio favorevole, il Servizio valutazione impatto ambientale evidenzia le seguenti osservazioni, modifiche ed integrazioni, con invito a tenere conto delle stesse per la stesura del documento definitivo:

· in merito alle osservazioni presentate, si rileva che molte delle stesse sono state oggetto di valutazione collegiale da parte della Consulta faunistica regionale e si ritiene di concordare con il parere espresso in tale sede;

· visto il parere espresso dal Servizio aree protette, che segnala come l'allegato 4 del PRFV (Programma per la conservazione ed il ripristino della zona umida di Les Iles di Saint-Marcel per la tutela dell'avifauna selvatica) non risponde ai criteri definiti in sede nazionale (DM 3 settembre 2002 "Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000" e DM 17 ottobre 2007 "Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione -ZSC- e Zone Speciali di Protezione - ZPS-"); si invita l'autorità proponente a rivedere l'allegato 4 prima dell'adozione del Piano;

· si rileva la mancanza di un necessario approfondimento delle misure di salvaguardia per i grossi predatori (in particolare il lupo) all'interno del Piano stesso, come giustamente rilevato dalle osservazioni presentate da parte delle Associazioni ambientaliste e del Corpo Forestale della Valle d'Aosta, e si richiede quindi di integrare in tal senso gli elaborati del PRFV prima della sua adozione;

· si suggerisce, inoltre, di valutare l'adozione di misure di protezione degli eventuali siti di nidificazione della specie Gipeto;

Rilevato che, alla luce del giudizio di compatibilità ambientale del Servizio valutazione impatto ambientale, dei pareri richiesti alle altre autorità competenti e delle osservazioni pervenute nel corso della fase di consultazione pubblica, la Direzione flora, fauna, caccia e pesca ha provveduto a redigere la bozza di "Piano regionale faunistico-venatorio per il periodo 2008/2012" e i relativi seguenti allegati:

- allegato n. 1: cartografie del territorio regionale;

- allegato n. 2: cartografie delle emergenze naturalistiche;

- allegato n. 3: cartografie delle utilizzazioni territoriali per la gestione faunistico-venatoria, delle potenzialità e delle vocazioni faunistiche;

- allegato n. 4: relazione d'incidenza;

- allegato n. 5: rapporto ambientale - sintesi non tecnica;

- allegato n. 6: rapporto ambientale;

- allegato n. 7: dichiarazione di sintesi;

Esaminato il contenuto della bozza di Piano ed, in particolare, l'allegato 7, dichiarazione di sintesi del 5 febbraio 2008 redatta dalla Direzione fauna, flora, caccia e pesca, in qualità di autorità proponente, in conformità con quanto previsto dall'articolo 12, comma 3, del citato d.lgs. 152/2006, nella quale sono illustrate le modalità con cui le considerazioni ambientali sono state integrate nella suddetta bozza di Piano, come si è tenuto conto del rapporto ambientale, dei pareri espressi e delle consultazioni avviate, le ragioni per le quali è stata scelta la suddetta bozza di Piano, anche rispetto alle altre alternative che erano state individuate e le misure adottate in merito al monitoraggio;

Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 3817 in data 21 dicembre 2007 concernente l'approvazione del bilancio di gestione per il triennio 2008/2010 con attribuzione alle strutture dirigenziali di quote di bilancio e degli obiettivi gestionali correlati e di disposizioni applicative;

Richiamato l'obiettivo 081001 "Ottimizzazione del rapporto fauna selvatica (compresa quella ittica) - territorio e gestione delle risorse naturali" al quale l'intervento è collegato;

Visto il parere favorevole rilasciato dal Direttore della direzione flora, fauna, caccia e pesca, ai sensi del combinato disposto degli articoli 13, comma 1, lettera e) e 59, comma 2, della legge regionale 23 ottobre 1995, n. 45, sulla legittimità della presente deliberazione;

Visto il parere della III Commissione consiliare permanente;

Approvati a maggioranza gli emendamenti dell'Assessore ISABELLON, nonché gli emendamenti nn. 4, 5 e 6 del gruppo Arcobaleno-Vallée d'Aoste;

Delibera

1) di approvare, ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale 27 agosto 1994, n. 64, il Piano regionale faunistico-venatorio per il quinquennio 2008/2012 e i relativi seguenti allegati:

- allegato n. 1: cartografie del territorio regionale;

- allegato n. 2: cartografie delle emergenze naturalistiche;

- allegato n. 3: cartografie delle utilizzazioni territoriali per la gestione faunistico-venatoria, delle potenzialità e delle vocazioni faunistiche;

- allegato n. 4: relazione d'incidenza;

- allegato n. 5: rapporto ambientale - sintesi non tecnica;

- allegato n. 6: rapporto ambientale;

- allegato n. 7: dichiarazione di sintesi,

facenti parte della presente deliberazione;

2) di stabilire che gli impegni finanziari derivanti dall'attuazione del Piano trovano copertura sul capitolo 40455 "Spese per la tutela e la gestione della fauna selvatica ivi compresi i corsi di preparazione per l'ammissione all'esame di abilitazione venatoria ed i corsi di qualificazione per l'attestato di idoneità per l'attività di guardia venatoria volontaria" del bilancio pluriennale della Regione 2008/2010 e che per gli anni 2011 e 2012 sarà previsto apposito stanziamento per lo stesso capitolo sui futuri bilanci annuali.

Allegati

(omissis)

Presidente - Siamo in discussione generale del punto n. 30 dell'ordine del giorno inerente l'approvazione, ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale 27/08/1994, n. 64, del Piano regionale faunistico venatorio per il quinquennio 2008/2012. Ci sono alcuni emendamenti che sono stati presentati: 2 dall'Assessore Isabellon, che mi pare siano già stati illustrati, e 11 emendamenti del gruppo "Arcobaleno".

La discussione generale è aperta.

La parola al Consigliere Segretario Venturella.

Venturella (Arc-VA) - Mi si permetta prima di entrare nel merito e nei contenuti del Piano faunistico venatorio che andremo a votare, di fare delle osservazioni sul tema caccia e quindi sul suo esercizio in Italia e in Valle d'Aosta in particolare.

In "primis" credo che sia necessario stabilire come definire la caccia e coloro che la esercitano. La letteratura qua si spreca. Senza voler demonizzare, non è mia intenzione demonizzare chi esercita la caccia, anche perché dovrei abiurare le mie radici - mio padre era un fortissimo appassionato di quello che lui chiamava nobile sport -, credo che essa non possa essere definita un'attività di tipo sportivo, perché se come credo sia ampiamente verificato che lo sport debba essere considerato come un mezzo di trasmissione dei valori universali e una scuola di vita che insegna a lottare per ottenere una giusta ricompensa e che aiuta la socializzazione ed educa al rispetto fra compagni ed avversari, individuando per ipotesi nella preda un avversario, non mi risulta che il rispetto passi attraverso l'uccisione del proprio avversario... quindi non lo sport sicuramente, anche se qualcuno la continua a chiamare attività sportiva, ma una passione che prende; ho al mio fianco l'amica Carmela Fontana, il cui marito è un fortissimo appassionato di questa attività. È un hobby quanto mai particolare, con storia, tradizioni, caratteristiche e modalità specifiche, ma soprattutto un'attività legata a doppio mandato a una parte del mondo economico ed imprenditoriale che solo in Italia muove interessi finanziari fortissimi, legati al mondo venatorio che conta in Italia circa 700.000 appassionati e in Valle d'Aosta dai 1.500 ai 1.600 cacciatori.

Dai dati UNAVI (Unione nazionale delle associazioni venatorie italiane) il giro di affari legato alla caccia risulta di circa 3 miliardi di euro, una cifra considerevole con delle industrie quali la "Beretta", la "Breda", la "Franchi", la "Fiocchi" che produce proiettili; quindi un potente esercito bene armato ed equipaggiato, che detta legge soprattutto nel nostro Paese, che difende e che coccola questa potente lobby.

Non dobbiamo dimenticare che a mia conoscenza, all'Italia sono già state inflitte tre condanne dalla corte di giustizia del Lussemburgo, una nell'87, una nel '91, una nel maggio 20002 per violazione delle direttive sugli uccelli selvatici. È chiaro che, in Italia, ma anche nella nostra Regione si temono molto più le ritorsioni delle lobby dei cacciatori... attenzione, che non utilizzo il termine "lobby" come un termine negativo, parlo di attività di pressione; l'importante è che venga fatta, come in America, alla luce del sole. In Valle d'Aosta quindi si temono molto di più le ritorsioni delle lobby dei cacciatori e il loro ricatto di tipo politico, che non le condanne dell'UE.

Bisogna però affermare, ad onor del vero, che la caccia non è il principale problema ambientale in Italia e in Valle d'Aosta, non è la più importante minaccia alla biodiversità, ma in un territorio già molto provato dalla cementificazione e dalla perdita di habitat naturali, dall'inquinamento e dai cambiamenti climatici - non dobbiamo dimenticare questa grossa incognita - la caccia rappresenta non la prima, neanche l'ultima, ma l'ennesima aggressione alla fauna, soprattutto se, come accade in Italia, ricordo la legge n. 157, la legislazione venatoria è spesso forzata a vantaggio di deroghe regionali di ogni tipo, che spaziano dal tipo di specie cacciabili ai calendari venatori che prevedono deroghe più o meno piccole o grandi. Allora di fronte a questa situazione, quale deve essere l'atteggiamento della politica? Dato che non si può di colpo pensare che la caccia venga abolita, questo non credo neanche sia la nostra volontà, credo che l'abolizione della caccia passi per l'esaurimento della spinta emotiva da parte degli appassionati e del loro convincimento che è una forma di hobby che nel terzo millennio non possa essere considerata eco-compatibile. Comunque, dato che non si può di colpo abolire, essa deve essere rigidamente regolamentata e gestita nell'interesse degli animali, perché la legge n. 157/1992 definisce gli animali patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelato nell'interesse nazionale ed internazionale e non può essere definita come una proprietà dei cacciatori. Partendo da questo assunto, che la fauna è una "res comunitatis", le finalità, gli indirizzi gli obiettivi e le procedure devono puntare alla tutela del bene e alla sua conservazione e non alla sua scomparsa o alla minaccia di estinzione. Pertanto io credo che con la normativa recente, con l'introduzione della "157", sia stato positivo il passaggio da quello che era il concetto di caccia a prelievo venatorio o caccia di selezione, ma anche modificandone la struttura, le procedure, gli obiettivi e le finalità.

I piani faunistici venatori, la loro applicazione, i calendari venatori e soprattutto la legge regionale sulla caccia - legge n. 64 -, sono ancora troppo dipendenti dalle innumerevoli e fortissime sollecitazioni che provengono dal mondo venatorio. Ed è così palese questo rapporto tutto giocato in perfetto disequilibrio verso chi rappresenta gli interessi dei cacciatori, che nel piano stesso vi sono delle affermazioni sconcertanti: ne leggo una paradossale ed emblematica. Per chi ha letto il Piano faunistico, a pagina 195 vi è un'affermazione che potrebbe essere accettabile per una pubblicazione del mondo dei cacciatori, ma non per un piano regionale faunistico, non fa onore all'intelligenza di chi ha compilato il piano e di chi si appresta a votarlo. A pagina 195 si parla dei possibili effetti sull'attività venatoria sulla conservazione all'interno dei siti di interesse comunitari (SIC) e si dice che l'impatto principale dell'attività venatoria è l'uccisione di esemplari delle specie cacciabili, si dice che altri aspetti potenzialmente negativi dell'attività venatoria sulla conservazione dei siti, credo della loro naturalità, siano le introduzioni di specie che non sono specie autoctone, ma esotiche e il disturbo arrecato nella caccia di battuta con i cani. Da questa ipotesi si passa poi alla tesi che è terribile: tenuto conto che sul territorio della Regione Val d'Aosta non si effettuano immissioni di selvaggina e che il disturbo causato dall'attività venatoria, cioè la soppressione degli esemplari, è senz'altro inferiore a quello causato da turisti ed escursionisti durante la stagione estiva, si propende a considerare l'incidenza di queste due possibili minacce come non significative.

Qui si tende a dimostrare con un teorema discutibilissimo che il disturbo arrecato dai turisti che viaggiano a piedi, in mountain bike, è senz'altro superiore a quello provocato dai cacciatori, che il disturbo provocato da chi, ad esempio, fa una passeggiata in un territorio con dei piccoli di capriolo, o chi passando vicino a un piccolo di capriolo lo prende in mano, lì ne determina il suo triste destino, è superiore, ma qui, al massimo, la fauna si sposta, al massimo c'è una fuga; affermare che il disturbo causato dai turisti è superiore a quello causato da chi cerca l'animale e lo sopprime, è veramente una cosa incredibile... questo è passato tutto sotto silenzio naturalmente, tutto andava bene per la III Commissione! Questo ci può dire quale sia l'impostazione e la mentalità di chi ha elaborato o ha collaborato alla stesura di questo documento. Allora, di fronte a questi paradossi, la strada è quella che la caccia non debba prescindere dallo sviluppo del suo lato prettamente scientifico e di ricerca scientifica, e anche dalla preparazione per accrescere le competenze dei cacciatori o dei prelevatori, se non si vuole più parlare di caccia.

Ci dobbiamo chiedere se siamo sulla buona strada: siamo sulla strada di far sì che il lato ricerca scientifica e scientificità sia percorso in maniera corretta? Direi proprio di no e lo dimostrano i contenuti di questo Piano faunistico venatorio. Andiamo a leggere. Per prima cosa vorrei affrontare il discorso della densità ottimale, della densità biotica; se è vero come è vero che lo stesso Assessorato confessa che i dati dei censimenti mostrino un incremento della densità degli ungulati, che in buona parte nella Valle d'Aosta risultano in lieve aumento, ma non corrispondono ancora alle densità potenziali, questa è un'ammissione: guardate, il territorio vocato alla presenza di una certa specie non ha ancora raggiunto la densità biotica. Dall'altra parte si dice che i censimenti non sono così esaustivi, perché i censimenti servono, sì, per valutare la consistenza faunistica, ma anche per stabilire il prelievo venatorio e se non c'è questo diretto legame fra bontà delle metodologie di censimento e prelievo venatorio, si crea uno squilibrio. Ad esempio, ci sono dei "range" di presenza della specie su determinati territori che sono troppo ampi: si parla di una densità minima, esistono dei numeri minimi e massimi che non possono essere non considerati.

Vorrei parlare di alcune specie che mi stanno più a cuore, che sono: lo stambecco, la lepre variabile e i galliformi alpini. Sullo stambecco aleggia la possibilità che lo stambecco possa essere cacciato nel territorio valdostano, secondo noi non vi sono le condizioni di tipo culturale, di tipo biologico, di tipo territoriale; non esiste, a nostro parere, la convenienza sia biologica, sia dal punto di vista individuale che della popolazione, sia genetica per aprire la caccia allo stambecco, anche perché gli studi recentissimi fatti in un territorio dove la ricerca scientifica e la competenza scientifica sono ormai un fatto consolidato, dicono che l'altissima mortalità degli esemplari di un anno della specie stambecco è dovuta al cambiamento climatico, per cui l'anticipo della buona stagione fa sì che i capretti di un anno non possano sopravvivere, perché il periodo riproduttivo non è sincronizzato con un anticipo della crescita vegetativa che permette ai capretti del 1° anno di superare l'inverno in maniera agevole. Abbiamo una fortissima mortalità dello stambecco nel Parco nazionale del Gran Paradiso anche in quei popolamenti che non hanno raggiunto la densità biotica per quelle stesse zone.

Quanto alla lepre variabile, quella che gli amici di "Forza Italia" chiamavano la "lepre d'oro" - confondendosi forse con la lepre europea - abbiamo delle forti perplessità, perché se da un lato si dice che i dati degli abbattimenti fanno sì che si possa ragionevolmente pensare che la specie è fortemente in declino su tutto l'arco alpino, si afferma, a pagina 143, che deve essere mantenuto cautelativamente il numero complessivo di 55 abbattimenti, 4, 3, 2 come l'anno scorso, ma che senso ha dire: "mi cautelo lasciando il tetto di abbattimento invariato"? Meglio sarebbe stato ridurlo drasticamente e personalmente non credo che la chiusura della lepre variabile sia la strada; secondo me è meglio ridurlo in maniera drastica considerato il numero di cacciatori alla lepre sul territorio, perché noi stiamo spendendo decine di migliaia di euro per questo famoso "progetto GestAlp", che credo sia importante, ma che parlando con gli esperti sul campo evidenzia dei problemi di presenza di animali, sia in territorio protetto che in territorio non protetto; quindi dobbiamo essere prudenti, Assessore, per non rischiare la scomparsa della specie o la sua riduzione nell'arco alpino.

Per i galliformi alpini faccio solo riferimento alla pernice bianca, che è una di quelle specie di uccelli che di più risente del cambiamento climatico, della frequentazione in alta montagna, dell'infrastrutturazione dei territori vocati, quindi anche per la pernice bianca deve essere adottato un criterio di precauzione, ecco perché vi è l'emendamento. Per quanto riguarda la competenza e la preparazione, vorrei di nuovo denunciare un fatto che ci pare grave: per l'ottenimento del certificato di abilitazione venatoria che è una garanzia sia per i cacciatori che per gli animali, perché ad un esame serio per ottenere l'abilitazione venatoria corrisponde la diminuzione drastica del numero dei ferimenti degli animali, derivati da cattiva preparazione nel maneggio delle armi. Qui vorrei denunciare il fatto che questa maggioranza regionale e questa Giunta hanno modificato l'esame per ottenere l'abilitazione venatoria in quanto ha tolto dalle prove d'esame la prova pratica di maneggio dell'arma, una cosa negativa che non deve essere sottaciuta. Questo cambiamento ha provocato, anche se l'Assessore Cerise gesticola, le dimissioni del membro esperto, che è il Presidente della Federazione italiana tiro, l'unica Federazione in Regione abilitata a fornire l'abilitazione all'uso delle armi; quindi la strada percorsa è negativa, non va nella direzione della preparazione dei cacciatori e come ultima osservazione ritorno su un argomento citato nel piano faunistico, ma solo come suggerimento, quello dell'uso delle strade poderali.

È molto semplice utilizzare le strade poderali per raggiungere l'alta montagna e far sì che il cacciatore si appoggi al treppiede e possa cacciare. Un po' di anni fa, come componente della Consulta faunistica, proposi una specie di adattamento della legge regionale n. 17 sull'uso delle strade poderali, affermando che le strade poderali sono importanti per lo sviluppo agrosilvopastorale, per gli alpeggi e per il patrimonio forestale e da questa tesi partire per far sì che nelle strade poderali fosse vietato il transito con mezzi di caccia. Chi vuole cacciare, lo faccia, ma raggiunga a piedi il territorio di caccia, per far sì che questo diventi veramente un'attività vicina alla natura, visto che i cacciatori spesso si definiscono i veri naturalisti. Bene, allora vadano a piedi!

Penso che questo Piano faunistico venatorio, nonostante alcuni sforzi di andare verso una gestione di tipo sostenibile, ancora non va in questa direzione. Avrei tante altre cose da dire, ma mi limito a questo riservandomi di intervenire in sede di presentazione degli emendamenti.

Presidente - La parola al Consigliere Sandri.

Sandri (PD) - Devo dire che, come sempre, si ha un disagio di fronte a degli atti amministrativi di questo genere, quando non esiste un prospetto sintetico dei contenuti del piano faunistico, cioè noi abbiamo una parte deliberativa in cui si richiamano i vari passaggi per cui si è arrivati a questo tipo di risoluzione, quindi si evidenzia tutto il percorso che è stato prodotto per arrivare a questo tipo di deliberazione, dopodiché vengono approvati gli allegati, ma senza indicare quali sono le strategie politiche e le indicazioni strategiche che ci sono dentro. Di fatto, andare a fare un'analisi così dettagliata di tutto questo provvedimento è cosa che non è di competenza dei politici, ma competenza dei tecnici, quindi sarebbe utile per chi ci sarà dopo di noi, di predisporre un documento sintetico che nel giro di 6-7 pagine consenta di focalizzare i temi principali.

Anche il mio intervento sarà tutto sommato reso difficile dalla mole, cercherò di mantenere delle indicazioni di tipo politico. Innanzitutto, come confermerà poi la collega Fontana, il "PD" dà un giudizio positivo di come è stata gestita l'attività faunistica in questa regione, nel senso che dopo le polemiche che ci sono state nella scorsa legislatura, tutto l'avvio del nuovo modo di gestire la caccia sul piano di zone particolarmente ben delimitate, con un forte collegamento fra le autorizzazioni al prelievo e la raccolta scientifica di informazioni sulla consistenza dei vari animali, sui movimenti, sulle evoluzioni... credo che questo sia stato un mix che ha dato dei buoni risultati. Questo, differentemente da quanto individuato dal collega Venturella, credo sia dimostrato dal fatto che le popolazioni del camoscio sono passate da 60mila a 123mila capi fra gli anni '80 e gli anni 2000. Mentre negli anni in cui è stato costituto il Parco nazionale del Gran Paradiso i camosci erano una popolazione ridotta, mentre ancora negli anni '80 avevamo un numero di capi (60mila) importante, ma certamente non esagerato, oggi ci troviamo con più camosci che Valdostani; è questa la cosa importante ed è un dato positivo, nel senso che la popolazione non è stata decimata dai cacciatori né dalle malattie, ma il clima, il territorio, la gestione faunistica è stata portata avanti in modo corretto e abbiamo avuto questo tipo di sviluppo.

Credo che sia importante dare questo dato, anche perché contemporaneamente altri tipi di ungulati - cervo e capriolo - sono aumentati diffusamente, si sono distribuiti sul territorio. Ricorda il piano a un certo punto che per quanto riguarda il cervo ci fosse ancora nel 1986 il rilascio di cervi per cercare di ricostituire la presenza di questo animale in Valle. Oggi non solo abbiamo tanti camosci e tanti stambecchi, ma abbiamo tanti cervi e caprioli, a dimostrazione che l'ambiente è ancora favorevole alla presenza animale e che il prelievo faunistico non è stato così esagerato da provocare dei danni.

Nella relazione abbiamo apprezzato che si fa un grosso approfondimento delle tematiche e specie per specie viene ben dimostrato come si faccia un'attentissima valutazione all'evoluzione della situazione, tenendo presente le potenzialità del territorio che nel caso dello stambecco sono più alte della presenza, quindi ci dobbiamo aspettare nei prossimi anni una maggiore evoluzione. Esistono alcune specie in difficoltà, per esempio credo che la pernice bianca sia stata evidenziata come una specie in difficoltà su tutto il territorio regionale, tanto che il prelievo è stato notevolmente ridotto rispetto agli anni '80, quando era arrivato a limiti di circa 400 capi abbattuti, oggi siamo con un tetto che è inferiore abbondantemente a 100, e questo credo sia un altro segno di come la gestione faunistica sia attenta all'evoluzione della specie e intervenga là dove ci sono dei problemi che possono emergere.

Un'attenzione particolare il nostro gruppo la voleva evidenziare per quanto riguarda il cinghiale, nel senso che abbiamo visto dei miglioramenti rispetto alla gestione di qualche anno passato, per cui nel 2006 abbiamo visto una netta riduzione dei capi censiti rispetto al picco del 2004. Su questo punto, pur avendo questi dati abbastanza positivi, facciamo una richiesta all'Assessore: di potenziare il più possibile il monitoraggio di questo fenomeno, perché come detto nella relazione abbiamo che il cinghiale in Valle colonizza aree che non gli sono proprie, è andato al di fuori del proprio territorio, ad esempio i terreni agrari fino a quote superiori ai 2.000 metri. Questo è un fenomeno che ci preoccupa, per cui intendiamo pensare che su questo tema ci potrebbe essere da parte dell'Assessorato una presa disposizione più coraggiosa per aumentare il prelievo dei cinghiali, altrimenti il rischio è di non riuscire a contenere questo fenomeno e di tornare ad avere danni imponenti...

(interruzione del Consigliere Segretario Venturella, fuori microfono)

... le solite battute fuori tema e fuori microfono da parte del collega Venturella... La relazione del Piano faunistico dice una cosa condivisibile: la popolazione dei cinghiali presenti in Valle deriva da soggetti spontaneamente irradiatisi dalla Savoia, ci sono state segnalazioni già nel 1931 quando il collega Venturella non era neanche nato e in epoca più recente anche dal Piemonte. Bisogna sapere che questo non è un fenomeno che interessa solo la nostra regione, per cui il collega Venturella vede camion di cinghiali che vengono trasportati di qua e di là per rovinare i campi della Valle, ma è un fenomeno che interessa tutto il territorio nazionale ed europeo...

Venturella (fuori microfono) - ... si diceva che c'erano in cinghiali con la patente, in Commissione, è vero collega Borre?

Sandri (PD) - ... allora avrebbe dovuto avere la cortesia il collega Borre di smentire l'Assessore, visto che ha queste posizioni; evidentemente il collega Borre ha una doppia morale per la Commissione e per il Consiglio...

(interruzione dell'Assessore Cerise, fuori microfono)

... mi riferisco a quello che diceva il collega Venturella...

Se la posizione è quella che abbiamo espresso, chiedo che condivida anche lei che questo è un testo attendibile, allora viene detto questo e mi attengo a questo. Il collega Venturella ha posto altre questioni, io non c'ero e non ho motivo di non credere. Dicevo però che il fenomeno dei cinghiali è un fenomeno che interessa tutta l'Europa, non solo la nostra Regione, è un fenomeno che è legato a vari fattori, la cosa interessante è che in questo testo viene evidenziato l'andamento dei danni da cinghiale. Arriviamo a un picco del 2003, in cui i danni riconosciuti agli agricoltori e alle persone che hanno avuto danni dal cinghiale, arrivavano a sfiorare i 200mila euro; credo che non sia una roba da poco, anche perché questo è sottostimato, perché i danni più piccoli non formano oggetto di richiesta di indennizzo.

Pertanto l'invito ad avere sul tema dei cinghiali un maggiore coraggio per evidenziare anche un più forte coinvolgimento dei cacciatori in tutti i periodi dell'anno, in modo che si possa arrivare a un forte contenimento di questa specie; sul resto riteniamo che questo piano faunistico dimostri come su questo tema l'Amministrazione regionale abbia trovato un equilibrio e una capacità di operare assolutamente condivisibile, quindi non abbiamo altre osservazioni da fare.

L'unico tema su cui volevamo attirare l'attenzione è che questo Piano faunistico ci sembra sottovaluti le condizioni di tipo ambientale. Il riscaldamento climatico - qui concordo con il collega Venturella - la riduzione delle precipitazioni, la riduzione dei giorni di precipitazione - nel senso che abbiamo magari una maggiore concentrazione di precipitazioni in qualche giorno, mentre nel resto dell'anno abbiamo molti periodi di secche - potrebbe avere grosse conseguenze su tutta la situazione faunistica; quindi avere un particolare monitoraggio di questi fenomeni meteorologici quanto ai loro effetti sulla fauna ci farebbe ampiamente piacere.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella, per secondo intervento.

Venturella (Arc-VA) - Mi scuso con il collega Borre se l'ho inavvertitamente coinvolto, ma forse nella foga il collega Sandri non si è accorto che avevo parlato di una cosa che avevamo detto in Commissione e credo che debba essere ripresa in Consiglio. Chiedo conforto ai commissari presenti, quando in Commissione si è parlato di cinghiali con la patente.

Qualche tempo fa - l'Assessore Cerise mi potrà confortare essendo stati insieme nella Consulta faunistico venatoria - parlare ai rappresentanti dei cacciatori di rilasci di cinghiali da allevamento fatti nottetempo era una bestemmia, si correva il rischio di essere querelati. In Commissione abbiamo scoperto che invece questo fatto è assodato: la maggior parte dei popolamenti di cinghiali fatti in Valle, questo aumento della presenza di cinghiali è dovuta all'introduzione illegale di cinghiali, fatti da chi non si sa, ma quando in Commissione si parla di cinghiali con la patente... non sono illazioni del sottoscritto, ma sono fatti assodati!

Quello che è scritto nella relazione al piano, pagina 113, dove si dice che "la popolazione presente in Valle deriva verosimilmente da soggetti spontaneamente", è stata ripresa dal Piano faunistico venatorio del 2003, ripreso a sua volta dal Piano faunistico venatorio del 1998 e ancora ripreso, ogni volta... che parlare di introduzione illegale era un peccato mortale! Credo che questo in Commissione lo abbiamo sentito, con buona pace di non c'era e di chi crede ancora nella favola dei cinghiali che si irradiano dalla Savoia; di fronte a queste banalità credo che si potrebbe scrivere la parola "fine".

Vorrei approfittare di questo mio secondo intervento, per approfondire almeno un aspetto, che è l'aspetto dedicato alle modalità con cui la legge fissa annualmente l'importo della tassa a carico dei cacciatori per il concorso sulle spese che la presenza e l'esercizio della caccia ha sulle strutture regionali e sul territorio. Se abbiamo 1.533 cacciatori tesserati più 47 foranei e se la quota annuale di 168 euro, moltiplicata per questo numero, fa circa 5.000 euro, credo che questa quota che rappresenta il 50% di quanto costa alla Regione l'attività venatoria, credo che non sarebbe una proposta impresentabile quella di fare come nelle altre Regioni. Questa proposta l'avevo già presentata in III Commissione, l'Assessore Isabellon mi aveva risposto con un deciso rifiuto e poi, subito dopo, il dirigente dell'Ufficio caccia aveva detto che invece si andava in quella direzione. La proposta consiste nell'introdurre una quota aggiuntiva rispetto all'abbattimento, soprattutto degli ungulati che sono le specie che più interessano ora l'attività venatoria in generale.

Ripeto, sono proposte che sono state riprese anche dalla Regione Piemonte, che stabilisce una quota minima e massima da assegnare come quota aggiuntiva, sono i comprensori alpini o i comprensori montani territoriali, i comprensori ottimali, che attribuiscono per ogni capo abbattuto una certa quota aggiuntiva, che serve ad affrontare nel comprensorio e nella Regione le spese che sono imputabili all'attività venatoria nella sua interezza. Questo potrebbe essere un ragionamento, che potremmo fare come Consiglio regionale.

Presidente - Se nessun altro chiede la parola, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Innanzitutto riprendo quello che ho già detto stamani: che il percorso per arrivare a questa proposta di piano è stato lungo, che ha cercato la massima condivisione e un ampio coinvolgimento di tutte le categorie e sensibilità varie. Nel frattempo si è verificata una necessità di rivedere l'iter alla luce dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 152, norme in materia ambientale. Alcune delle osservazioni trovano risposta proprio in questo percorso. Se prendiamo in considerazione le affermazioni di chi è intervenuto - mi riferisco al collega Venturella - se si parte dall'affermazione che non si vuole demonizzare la caccia, bisogna capire dove si vuole andare a parare: sembra che sia comunque messa in discussione.

Noi consideriamo che ci siano stati in questi anni dei cambiamenti che hanno portato ad avere delle situazioni di fatto sicuramente non così negative, e questo è emerso anche fra le righe, in particolare nell'intervento del collega Sandri, dove si dice che la situazione in essere è positiva per quel che riguarda la presenza della fauna, soprattutto la sua distribuzione sul territorio. Che la caccia debba essere rigidamente gestita, deve essere gestita bene, nel senso che si presume che quando c'è un piano e quando questo viene applicato, l'essere rigidi o meno sono sottolineature che derivano da messaggi che si vogliono trasmettere a chi ci ascolta...

Venturella (fuori microfono) - ... rigidamente controllate...

Isabellon (UV) - ... deve essere controllata, sicuramente, ma nessuno sottintende una volontà di non controllo.

Sui censimenti, evidentemente questi hanno a volte delle difficoltà applicative che non sono esaustivi, ma fossero esaustivi sarebbe come andare a contare gli animali su un pallottoliere, cioè è ben diversa la realtà sul territorio e anche le difficoltà che si trovano nel momento in cui si devono contare esattamente i numeri. Si stanno però adottando tutti gli accorgimenti e le conoscenze in campo, per cercare di rendere più esaustive possibili queste operazioni. Sullo stambecco aleggia la possibilità che possa essere cacciato: qui non abbiamo mai nascosto che riteniamo che, se le condizioni lo permettono, un prelievo per questa specie è perseguibile. Fatte tutte le verifiche del caso e tutte le considerazioni che, svincolandosi dagli approcci di carattere ideologico, questa è una delle ipotesi che è in campo, senza metterlo fra le righe: è una cosa che è stata dichiarata assumendosene tutte le responsabilità del caso. La lepre variabile è stata oggetto di studi con un apposito intervento di un progetto Interreg, e quando è stata fatta questa scelta, è stata fatta con l'attenzione che questa specie meritava. Gli studi ancora non sono finiti, ma non è questo il momento per approfondire l'argomento, ci sono già state interrogazioni al riguardo. È stata tirata in ballo la lepre variabile in merito a dei numeri che poi saranno oggetto di valutazione, nel momento in cui verranno illustrati gli emendamenti, perché uno di questi riguarda proprio questa specie.

Sull'obiettivo di rendere il più possibile preparato il cacciatore che inizia o il cacciatore che deve continuare la sua attività dal punto di vista dell'utilizzo delle armi, questo è un obiettivo che è nell'interesse di tutti; stiamo lavorando per avere delle opportunità di gestire meglio anche questi aspetti; magari ne riparleremo fra un po' di tempo. La diminuzione dei ferimenti, anche questo è un obiettivo importante, fra l'altro nell'ambito delle attività venatorie sono state attivate delle iniziative interessanti da parte dei cacciatori, per intervenire nella ricerca degli animali feriti con tutte le attenzioni necessarie. Sull'uso delle strade poderali ci sono le regole. Vorrei ricordare che quando abbiamo proposto con una modifica della legge che riguarda il percorso sulle strade poderali, la possibilità di recuperare i cervi abbattuti, qualcuno ha preso una posizione non serena e non razionale, che è stata quella di dire che non era il caso di permettere il percorso sulle strade poderali. Invece, a fronte di un verificato abbattimento, è stata un'ottima scelta condivisa anche da tutti quella di consentire una deroga in queste situazioni. A volte bisogna avere un approccio sereno a queste problematiche, non è che liberalizziamo l'utilizzo delle strade poderali solo perché si va a recuperare la carcassa di un cervo. Sul cinghiale tornerò dopo, l'aspetto legato alla tassa a carico dei cacciatori: ricordo che la tassa è esercitata da tutte le fasce sociali, quando diciamo che certe scelte rivestono anche carattere politico nel senso di attenzione generalizzata, dobbiamo tener conto che l'opportunità di esercitare una passione deve essere garantita anche alle fasce che hanno minori capacità di spesa. Questo sicuramente fa strano nel momento in cui proviene da banchi dove, per altre tematiche, si sostiene la necessità di garantire queste equità e non è questo che fa diminuire il numero di cacciatori, se fosse questo l'obiettivo saremmo veramente fuori tema. Il fatto di mantenere un contributo alla portata di tutti credo che sia un obiettivo da condividere.

Passando all'intervento del collega Sandri, faccio osservare un passaggio. Dove non esiste un prospetto sintetico, grazie al fatto che si è proceduto alla "VAS" (Valutazione ambientale strategica) si è prodotto un documento, che è la dichiarazione di sintesi, che contiene in maniera sintetica tutto il percorso compreso anche quel monitoraggio che era stato l'ultimo tema introdotto, in quanto stamani lo avevo già anticipato nell'ultima parte della dichiarazione di sintesi troviamo la novità importante, che è il programma di monitoraggio ambientale. È questa una novità molto interessante dal punto di vista dell'attenzione ambientale, perché qui emerge la dinamicità di questo piano, nel senso che periodicamente devono essere fatte tutte queste verifiche che poi vengono riassunte nell'ultima tabella che troviamo alla fine della dichiarazione di sintesi. Questo si trova nell'insieme di tutto il malloppo e credo che possa essere utile anche per la lettura in maniera sintetica dei contenuti del piano. Fa piacere che il collega Sandri abbia condiviso l'impostazione data al Piano faunistico, perché su questi temi, a parte certe scelte che possono essere condivisibili o meno, ci deve essere una condivisione generale, perché queste attività sono riconosciute sul nostro territorio, possono anche non piacere, ma fanno parte della nostra tradizione. Se abbiamo una presenza di animali che è aumentata negli ultimi anni e si è distribuita ancora meglio sul territorio, non è perché la caccia ha portato dei grossi disguidi, altrimenti non avremmo questi numeri.

Per quel che riguarda i censimenti, questa è un'attività che può essere, con qualche correzione, migliorata, ma si sta facendo di tutto perché questo venga fatto.

Il cinghiale: mi ricordo anni fa, quando ancora non ero in Consiglio, che era il tema più "à la page" del Consiglio regionale, non passava un Consiglio senza che fosse presentata un'interrogazione sul cinghiale, questa era una cartina di tornasole dell'attenzione che all'esterno veniva data a questa presenza. Il fatto che attualmente non ci sia più questa situazione così evidente, è un segnale che con i piani di controllo che sono stati fatti, si è ricondotta la situazione in quello che oserei definire un "equilibrio" che, pur dovendo essere sotto controllo, è in tante situazioni più accettabile. Questo nasce dal fatto che in alcune zone della bassa Valle, che erano sensibili alla presenza del cinghiale, c'è stata una modifica dell'apertura di qualche zona, dove prima non era permesso il suo prelievo; ma certe scelte si fanno anche in funzione degli obiettivi. In ogni caso anticipo che già nella prossima Giunta ci dovrebbe essere all'ordine del giorno la presentazione di una deliberazione per presentare la nuova fase dei piani di controllo per la stagione a venire. Continuiamo ad avere lamentele da parte di agricoltori, però come succede per tante altre cose, bisogna cercare di convivere con le varie esigenze soprattutto in un territorio ridotto come il nostro e cercare il buon compromesso: questo è quanto si dice anche nelle riunioni.

Ricordo qualche anno fa, quando avevamo partecipato con l'Assessorato dell'agricoltura, all'epoca ero dirigente in Assessorato, ad una riunione per presentare 10 argomenti sulle varie attività dell'Assessorato, a Pont-Saint-Martin si è parlato solo del cinghiale. Adesso se dovessimo andare a fare una riunione a Pont-Saint-Martin per parlare del prossimo piano di sviluppo rurale non si parlerebbe più solo del cinghiale: questo è un buon segnale. Qualche problema puntuale c'è ancora, però è un problema che viene sottoposto a chiunque di noi e cerchiamo con questa attività del piano di controllo, del coinvolgimento di tutti gli attori, di porre rimedio. Si è tentato in alcune situazioni specifiche e puntuali di adottare dei sistemi passivi, che piacciono molto a chi ha più sensibilità nei confronti degli abbattimenti, per esempio nell'alpeggio di Brenve, che si trova Visey di Issogne, era stato fatto e ha funzionato per un certo periodo, un tentativo di una recinzione elettrificata per dissuadere i cinghiali, affinché non si concentrassero sull'unica radura ben coltivata che era un'istigazione a delinquere per tutti i cinghiali della zona. Cito questo per dire che si stanno tentando tutte le strade, con la possibilità di riconoscere questo nell'ambito degli interventi del consorzio di miglioramento fondiario. Detto questo, avrei finito, per quel che riguarda la replica.

Presidente - Si procede con l'esame degli emendamenti.

Abbiamo l'emendamento n. 1 del gruppo "Arcobaleno" che riguarda la pagina 48, par. 2.1.

La parola al Consigliere Venturella.

Venturella (Arc-VA) - L'inserimento di questo capoverso sugli ungulati, per chi non avesse letto il piano... qui si parla di tutela dei criteri per la pianificazione, poi si dice che per favorire la realizzazione di esposizione dei trofei, andrebbero istituiti incentivi o modalità premianti per quelle strutture che organizzano le mostre e per i cacciatori che vi partecipano. Altro che tutela delle fasce deboli, anche in riferimento ai costi! Non facciamo ridere, la tutela delle fasce deboli si fa con una politica sulla casa, sulle pensioni, ma qua oltre a dire: "adesso come politica per la protezione e la tutela delle fasce deboli, facciamo sì che il 50% delle spese dell'Amministrazione regionale per il mondo venatorio ricada su tutta la comunità"... è un paradosso, ma la politica è fatta di paradossi e di cose impossibili che diventano possibili; crediamo che l'istituzione di incentivi per l'esposizione dei trofei vada in senso contrario al buon senso. Chiediamo che questo sia cassato.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Forse si è mal interpretato quello che si intende per "incentivi"; qui non si parla solo di aspetti economici, in quanto, premesso che le mostre dei trofei, proprio con il tipo di caccia attualmente in essere, che è la caccia di selezione, hanno anche una funzione per andare a studiare i capi che vengono annualmente prelevati... Lì c'è un aspetto anche di carattere di studio e scientifico, dove a parità di età, si vede quelli che possono essere nelle diverse zone gli accrescimenti che, a prima vista, potrebbero creare confusione con questo sistema di caccia, ci sono vari aspetti di carattere scientifico. Gli incentivi e i premi sono all'interno del mondo venatorio che vengono istituiti, e sono legati ai punteggi che all'interno di ogni singola sezione vengono assegnati ai cacciatori. Intendiamoci, non hanno nulla a che vedere con le case in assegnazione, con le varie altre attività, né con il pagamento annuale della quota. In questo caso riteniamo che sia utile mantenere questo perché condiviso da tutti in Consulta; quindi non è accoglibile.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella, per dichiarazione di voto.

Venturella (Arc-VA) - Lei può dire tutto quello che vuole, ma per una definizione corretta di interpretazione incentivo è incentivo, certo che all'interno ci sono i punteggi per prelevare il terzo capo, ma se si parla di incentivi sono incentivi! Proporrei di dire "incentivi non economici", ma se in un piano regionale uno parla di incentivi, gli incentivi sono solo di carattere finanziario. Lei mi dimostri il contrario!

Presidente - La parola alla Consigliera Fontana Carmela.

Fontana (PD) - Per dichiarazione di voto. Come "Partito Democratico" voteremo questo provvedimento, riteniamo che è stato fatto veramente un buon lavoro e ringrazio tutti coloro che hanno collaborato per la stesura. Non sono d'accordo con il Consigliere Venturella, che dal suo intervento dà una immagine di distruzione della fauna da parte dei cacciatori, come se fossero persone scorrette. Conosco profondamente il mondo dei cacciatori e voglio spezzare una lancia in loro favore. Sono persone corrette, che rispettano le regole dettate dalla legge in materia, collaborando attivamente ai censimenti e ad ogni altra attività richiesta dall'Assessorato e dal Corpo forestale. Per questo motivo voteremo veramente convinti questo provvedimento.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 1 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.1 UNGULATI eliminare l'ultimo capoverso di pagina 48.

Consiglieri presenti: 27

Votanti: 21

Favorevoli: 3

Contrari: 18

Astenuti: 6 (Fontana Carmela, Frassy, Lattanzi, Ottoz, Sandri, Tibaldi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella sull'emendamento n. 2 del gruppo "Arcobaleno".

Venturella (Arc-VA) - Crediamo che questi paragrafi che introducono la caccia allo stambecco, anche se non ce n'è bisogno dopo alcune deliberazioni di Giunta molto originali sulla costituzione di un gruppo di lavoro, il cui rappresentante di punta è un avvocato, crediamo che l'introduzione di questo sottoparagrafo, proposte gestionali sullo stambecco, apra la caccia allo stambecco nel territorio regionale. Crediamo che ci siano delle controindicazioni anche molto serie a questo.

Nella spinta emotiva dei cacciatori che dice: ci sono troppi stambecchi, vediamo di eliminarne qualcuno, non si tengono in considerazione alcuni dati di fatto; se, come è vero, che la debolezza degli stambecchi è la povertà del patrimonio genetico, il fatto che i ceppi da cui derivano siano ceppi derivati solo ed esclusivamente dai ceppi prelevati e traslocati dei popolamenti del Parco nazionale del Gran Paradiso, è chiaro che il prelievo venatorio non risolve il problema, anzi lo aggrava, perché potrebbe essere indirizzato verso individui che hanno patrimonio genetico invece forte, perché sono intervenute in 30-40 anni delle micromutazioni genetiche. Studi del Parco nazionale del Gran Paradiso hanno evidenziato - come viene riportato su tutte le riviste - che la perdita di robustezza attuale nel territorio protetto deriva verosimilmente dal cambiamento climatico in atto; per cui, in questa situazione, intervenire con un prelievo venatorio andrebbe nel senso opposto, indebolirebbe ancor più il popolamento degli stambecchi.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Brevemente. Proprio perché partiamo da dati di fatto, ricordo che anche l'INFS ha più volte ribadito per iscritto che il prelievo dello stambecco è tecnicamente possibile, questo alla luce di valutazioni che molto spesso non sono così scontate e unilaterali per quel che riguarda l'approccio alle problematiche del prelievo venatorio. Questo è già un dato di fatto, poi comunque sul patrimonio genetico si potrebbe fare anche qualche passo più indietro rispetto al momento in cui si sono spostati gli stambecchi dal Parco del Gran Paradiso ad altre aree, perché il percorso che ha fatto questa specie nei periodi precedenti forse dà qualche informazione in più, ma su questo non mi addentro.

In ogni caso riteniamo che quanto ho detto in replica sul tema stambecco rimanga valido, per cui questo emendamento non è accoglibile.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 2 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.1.2 STAMBECCO, alla pagina 81 i capoversi 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 sono soppressi.

Consiglieri presenti: 26

Votanti: 22

Favorevoli: 3

Contrari: 19

Astenuti: 4 (Fontana Carmela, Frassy, Sandri, Tibaldi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella sull'emendamento n. 3 del gruppo "Arcobaleno".

Venturella (Arc-VA) - Ricordo - perché rimanga agli atti - che l'articolo 5 della legge n. 64 prevede che il Piano faunistico venatorio assicuri il conseguimento della densità biotica in tutto il territorio, mi spiego: se su un territorio pensiamo che 3 capi per ha. siano il massimo consentito dal punto di vista del carico dell'animale sul territorio, e se sul territorio la densità non è 3, ma è 2, 1 o 0, prima di introdurre il prelievo venatorio si dovrebbe prima garantire la densità biotica su tutto il territorio attraverso non il prelievo venatorio, ma attraverso i corridoi faunistici, attraverso il ripopolamento, la dislocazione e il ripopolamento in tutto il territorio. Quando nei territori si garantisce la densità biotica o ottimale, allora si può pensare a un prelievo venatorio, altrimenti si va in senso opposto: da qui il nostro emendamento.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - In merito all'emendamento, devo dire che non si può fare al momento, in quanto è appena iniziato uno studio sulla specie che prevede la cattura di animali per prelevare loro campioni di sangue e per marcarli, al fine di avere delle indicazioni sullo "status" genetico e sui loro spostamenti. È dunque assolutamente necessario liberarli di nuovo sul luogo di cattura e non devono essere delocalizzati; quindi non è accoglibile in questo momento.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 3 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.1.2 STAMBECCO alla pagina 82

sostituire la frase:

"Qualora si ritenesse di anticipare il ritorno della specie nelle aree che, seppur vocate, non ospitano al momento popolazioni della specie, potrà essere pianificato un progetto "ad hoc" di catture e traslocazioni, da realizzarsi con operatori e tecnici preparati e sufficientemente esperimentati"

con la frase:

"Nel periodo di vigenza del presente Piano sono pianificati progetti ad hoc di catture e traslocazioni per quelle aree che, seppur vocate, non registrano la presenza di popolamenti stabili".

Consiglieri presenti: 25

Votanti: 21

Favorevoli: 3

Contrari: 18

Astenuti: 4 (Fontana Carmela, Frassy, Sandri, Tibaldi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella sull'emendamento n. 4 del gruppo "Arcobaleno".

Venturella (Arc-VA) - A pagina 97 si parla di puntare all'obiettivo di ottenere una migliore conoscenza delle popolazioni faunistiche; secondo noi è importantissimo introdurre un censimento, il "censimento al bramito", non come opportunità, ma come metodologia, come metodo pratico e applicativo per istituire le oasi di protezione, coincidenti proprio con quelle aree più significative dove si riscontrano di più i bramiti. Questo risulta non prescrittivo, ma un'intenzione lasciata così, se mi permette, nelle nuvolette, nel pensiero assessorile: "si dovranno, si potranno"... noi crediamo che più coraggio potrebbe essere introdotto con questo piccolo emendamento.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Per dimostrare che le "nuvolette" spesso sono nelle fantasie di chi legge le cose, questo per noi è accoglibile. È un argomento di cui si è parlato ed è nelle intenzioni di farlo, quindi va bene.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 4 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.1.3 CERVO, alla pagina 97, aggiungere alla fine del punto 3 la seguente frase:

", in particolare durante il primo anno di vigenza del presente Piano, dovrà essere realizzato, in via sperimentale, il censimento del bramito per l'individuazione e l'istituzione di apposite Oasi di protezione coincidenti con le più significative aree di bramito".

Consiglieri presenti: 26

Votanti e favorevoli: 23

Astenuti: 3 (Frassy, Lattanzi, Tibaldi)

Il Consiglio approva.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 5 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.1.3 CERVO, alla pagina 98, aggiungere al terzo capoverso dopo le parole "... di bramito del cervo" le parole: " attraverso appositi censimenti del bramito."

Consiglieri presenti: 30

Votanti e favorevoli: 25

Astenuti: 5 (Fontana Carmela, Frassy, Lattanzi, Sandri, Tibaldi)

Il Consiglio approva.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella sull'emendamento n. 6 del gruppo "Arcobaleno".

Venturella (Arc-VA) - Colpito favorevolmente dai 2 emendamenti approvati, sono emendamenti che sono stati ponderati, ne avremmo avuti altri, milioni di altri, ma abbiamo deciso di limitarci solo a 11. Però andiamo velocemente al 5° capoverso. Si dice: "è inoltre opportuno", avevamo pensato di introdurre non "entro l'anno di vigenza", ma proprio per venirci incontro, "entro e non oltre il periodo di validità del presente piano si dovrà provvedere a...", ed elencare le azioni positive. Credo che questo è un po' più di coraggio, nel senso che tutte queste azioni positive devono essere più efficacemente e convintamente ribadite.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - È inoltre opportuno, evidentemente si rivolge al periodo di validità del piano, altrimenti sarebbe un esercizio di stile; ma se è così difficile valutare che questo è attinente al piano in corso, va bene mettere "entro e non oltre il periodo di validità del presente piano si dovrà provvedere...". A noi sembrava scontato, ma va bene così, ed è accoglibile. Era comunque già nelle intenzioni degli uffici farlo.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 6 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.1.6 PROPOSTE DI GESTIONE PER GLI UNGULATI, alla pagina 123, quinto capoverso, le parole "è inoltre opportuno" sono sostituite dalle parole "Entro e non oltre il periodo di validità del presente Piano si dovrà provvedere a:".

Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 30

Il Consiglio approva all'unanimità.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella sull'emendamento n. 7 del gruppo "Arcobaleno".

Venturella (Arc-VA) - Credo che, pur distinguendo la consistenza numerica e anche la salute del popolamento in generale di lepre europea, che è molto più in forma invece del popolamento di lepre variabile, per legare ancor di più cacciatore e preda con la fascetta, si potrebbe introdurre dopo la parola "numerata" la parola "nominativa". È il terzo capoverso: a chi ha diritto a cacciare la lepre europea viene assegnata una fascetta numerata, noi proponiamo di introdurre dopo "fascetta numerata", la parola "nominativa".

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Questa proposta non la riteniamo accoglibile, perché a nostro avviso è sufficiente la formulazione adottata.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 7 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.2.1. LEPRE EUROPEA, punto II Gestione venatoria, alla pagina 136: aggiungere dopo la parola "numerata" aggiungere la parola "nominativa".

Consiglieri presenti: 30

Votanti: 23

Favorevoli: 3

Contrari: 20

Astenuti: 7 (Fiou, Fontana Carmela, Frassy, Lattanzi, Ottoz, Sandri, Tibaldi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella sull'emendamento n. 8 del gruppo "Arcobaleno".

Venturella (Arc-VA) - Lepre variabile: vorrei richiamare l'attenzione del Consiglio sia sul grafico di pagina 142 che sulla relativa tabella. Dal 2001 al 2006 il tetto degli abbattimenti di lepre variabile è rimasto invariato. Da quello che ne so, lo studio "GestAlp" sta evidenziando una seria compromissione dei popolamenti di lepre variabile, sono istituite due aree di censimento, una in territorio protetto (Orvieille) e una in territorio non protetto (Chaz Dura); da quello che mi risulta, fino a 3 settimane fa le catture si sono limitate a due soli esemplari, quindi un problema di difficile soluzione perché la minaccia alla specie lepre variabile è su diversi fronti. Proprio perché sono d'accordo su questo capoverso... perché cosa dice il capoverso del Piano faunistico?... e secondo me contiene una contraddizione: stante la mancanza di informazioni su distribuzione e consistenza delle popolazioni regionali, il tetto degli abbattimenti deve essere mantenuto cautelativamente entro un numero complessivo di 55, che è esattamente il numero che era previsto nel 2000; poi lei mi dirà, come mi ha detto in Commissione: però noi, nel calendario faunistico venatorio, proporremo di passare da 55 a 45. Se lei va a fare una media ponderata dei valori di prelievo, trova che quei valori si aggirano attorno a 30-32 esemplari; cauteliamoci e fissiamo a 30 che è più della metà. Credo che la chiusura "tout court" non abbia senso, cioè il fatto che si dichiari per la lepre variabile la non possibilità di prelievo, credo non abbia senso, anche aspettando cosa ci dice lo studio "GestAlp", ma cautelativamente si potrebbe andare a 30.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Il collega Venturella ha già illustrato oltre all'emendamento anche la risposta, proprio per economizzare i tempi. Non rimane da dire che già nel calendario venatorio 2008, avevo anticipato in Commissione, il tetto massimo sarà 45. In ogni caso riteniamo in attesa di avere il completamento degli studi che citava, di mantenere invariata la proposta. Non è accoglibile.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 8 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.2.2. LEPRE VARIABILE, al terzo capoverso di pagina 143, sostituire il numero " 55" con il numero "30".

Consiglieri presenti: 26

Votanti: 20

Favorevoli: 3

Contrari: 17

Astenuti: 6 (Fiou, Fontana Carmela, Frassy, Ottoz, Sandri, Tibaldi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella sugli emendamenti n. 9 e n. 10 del gruppo "Arcobaleno".

Venturella (Arc-VA) - Solo una piccola battuta: anche se tetto di abbattimento fosse 170-190, sicuramente non riuscirà, Assessore, a spegnere il canto del galletto alpino, anche perché come dice l'ex Assessore Vicquéry, intanto non riuscite a prenderlo!

Sul par. 2.3.4 notiamo una contraddizione nella stesura, perché dice: "si nota un drastico calo del numero di abbattimenti registrato negli ultimi anni, quindi è necessario verificare lo status delle popolazioni valdostane"; uno potrebbe pensare: hanno detto questo, la conclusione è: diminuiamo il tetto degli abbattimenti... invece no! Si dice nella pagina seguente: "mantenere un tetto di abbattimento basato sui risultati dei censimenti primaverili ed estivi". So che è sempre stato così, ma noi vorremmo introdurre il concetto di assicurare non solo nelle ZPS un tetto di prelievo prudenziale. Prima era solo assicurato, "e nel restante territorio fino alla conclusione della verifica sullo status delle popolazioni". È questo il problema ed è questa la contraddizione, perché quando voi dite che sono inoltre auspicabili i seguenti provvedimenti, da un lato mantenete il tetto, dall'altro dite che sarebbe necessario andare alla limitazione dell'uso dei veicoli a motore per il raggiungimento delle zone di caccia - quello che si diceva prima -, chiusura dell'esercizio venatorio in zone, per altre specie - parlo in generale dei galliformi alpini - controllo di forme di disturbo ad esempio l'eliski, questo lo scrivete voi, e poi dall'altra parte aumentate le zone di atterraggio e di decollo dell'eliski, non chiudete le strade poderali ad uso della caccia, cioè sono tutte belle enunciazioni non seguite dagli atti dovuti. Crediamo quindi che si potrebbe agire sul prelievo venatorio.

A pagina 168, invece che dire... anche qua nel solco degli altri emendamenti su ciò che si diceva che deve essere più coraggioso: "sono inoltre auspicabili" - sempre volontà nella nuvoletta -, vorremmo che si dicesse: "entro e non oltre il terzo anno di esercizio del presente piano sono adottati i seguenti provvedimenti", e poi, due punti: limitazione, chiusura dell'esercizio venatorio... e poi quello che è... cioè qualcosa di più coraggioso.

Sono questi gli emendamenti n. 9 e n. 10.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Per quanto riguarda gli emendamenti n. 9 e n. 10, si ritengono eccessivamente restrittivi. Si può dire che la pressione venatoria sulle specie in Valle è molto bassa, abbiamo circa 100 cacciatori che prelevano meno di 20 capi all'anno. Questo è venuto dopo l'introduzione della caccia di selezione, in quanto molti cacciatori si sono orientati verso gli ungulati. Non riteniamo accoglibili questi 2 emendamenti. Per chiudere in maniera ironica come è stata la sua introduzione, speriamo che in questi ultimi tempi aumentino questi cacciatori!

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 9 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.3.4. PROPOSTE DI GESTIONE PER I GALLIFORMI ALPINI al secondo capoverso di pagina 168, le parole "e assicurare un tetto di prelievo prudenziale per il restante territorio" sono sostituite dalle parole "e nel restante territorio fino alla conclusione della verifica sullo status delle popolazioni valdostane".

Consiglieri presenti: 25

Votanti: 20

Favorevoli: 3

Contrari: 17

Astenuti: 5 (Fontana Carmela, Frassy, Ottoz, Sandri, Tibaldi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 10 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.3.4. PROPOSTE DI GESTIONE PER I GALLIFORMI ALPINI al terzo capoverso di pagina 168, le parole "Sono inoltre auspicabili i seguenti provvedimenti" sono sostituite dalle parole "Entro e non oltre il terzo anno di esercizio del presente Piano sono adottati i seguenti provvedimenti".

Consiglieri presenti: 26

Votanti: 21

Favorevoli: 3

Contrari: 18

Astenuti: 5 (Fiou, Fontana Carmela, Frassy, Ottoz, Tibaldi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella sugli emendamenti n. 11 del gruppo "Arcobaleno".

Venturella (Arc-VA) - Premetto che mi piace - Assessore, se lei guarda l'ultima e la penultima riga sul prelievo selettivo commisurato - il fatto che sia prelievo selettivo commisurato non tanto alla densità, quanto agli incrementi; potrebbe essere questo il famoso premio sull'incremento che ha subito da una stagione all'altra. Credo che queste proposte gestionali sulle marmotte siano fuori luogo, non tanto perché la specie ha trovato un certo equilibrio nel territorio regionale, anche perché la marmotta non credo venga utilizzata per l'alimentazione...

(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

... vivente... non più, una vecchia zia, ha detto? Sapevo di un uso di farmacopea popolare, il grasso di marmotta...

Bortot (fuori microfono) - ... ma si mangia anche...

Venturella (Arc-VA) - ... con tutta la buona carne che avete a disposizione... proprio la marmotta?

Bortot (fuori microfono) - ... tanti anni fa...

Venturella (Arc-VA) - ... ecco, che sia buona la carne di marmotta lo dice anche l'Assessore Fosson, io mi inchino...

Presidente - ... non è "La prova del cuoco", è un'Assemblea regionale...

Venturella (Arc-VA) - ... non credo neanche, lo dico come provocazione, che abbia interesse come pelliccia, non esiste la pelliccia di marmotta, oppure Assessore Cerise, lei dice di sì... a scopo ornamentale la pelliccia di marmotta è utilizzata?

(interruzione dell'Assessore Cerise, fuori microfono)

... non lo sa, bene... Vorrei cassare allora la proposta gestionale della marmotta, perché la popolazione della marmotta non ha bisogno di essere gestita, credo che l'equilibrio sia stato raggiunto in Valle e non vi sia bisogno di introdurre nulla.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Visti tutti gli interventi fuori e dentro microfono, credo che sia il caso di mantenere com'è la formulazione, in quanto le proposte gestionali che rilevano che la marmotta figura attualmente fra le specie non cacciabili, quindi non ci sono al momento dei problemi legati al prelievo della marmotta... poi si vedrà con l'evoluzione dei tempi. In ogni caso non è accoglibile.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 11 del gruppo "Arcobaleno" che recita:

Emendamento

Al paragrafo 2.6.1. MARMOTTA, a pagina 185 sono soppressi gli ultimi due capoversi.

Consiglieri presenti: 28

Votanti: 23

Favorevoli: 3

Contrari: 20

Astenuti: 5 (Fiou, Fontana Carmela, Frassy, Ottoz, Tibaldi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - Il prossimo emendamento è presentato dall'Assessore Isabellon, è l'emendamento n. 1.

La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Qui l'Assessore, quando stamani lo ha illustrato, ha detto che quell'emendamento non sostituiva l'ultima riga, che era importante, nel senso che ha detto che comunque rimane che l'affitto e la subconcessione sono vietati, pena decadenza della concessione. Ho capito bene? È così? Perché questo è uno dei punti essenziali...

Isabellon (fuori microfono) - ... rimane...

Squarzino (Arc-VA) - ... ecco, però vorrei che lo ridicesse in modo che sia chiaro e che non venga, quando si rimette insieme il tutto, cancellata quella riga, che è importante.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Non si tratta di una delle famose "nuvolette", l'ho detto apposta nel senso che qui probabilmente poteva creare confusione il fatto che c'era una differenza di spazio fra il secondo e terzo capoverso dal quarto, quindi per chiarezza: "l'affitto o la subconcessione sono vietati pena decadenza della concessione" rimane.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 1 presentato dall'Assessore Isabellon, che recita:

Emendamento

All'interno del cap. 7 (Criteri per la costituzione e il funzionamento delle aziende faunistico-venatorie e agri-turistico-venatorie) par. 7.1 (Aziende faunistico-venatorie), il secondo e terzo capoverso dell'argomento Struttura giuridica sono così modificati:

La durata della concessione, pari a 9 anni, non dovrà superare il periodo di assenso, documentato da atto notarile o da dichiarazione autenticata, da parte dei proprietari dei terreni. Il rinnovo della concessione è soggetto alla verifica dell'attuazione dei piani di conservazione e miglioramento ambientale. La concessione può essere revocata nel periodo di validità in caso di gravi violazioni nei confronti della normativa vigente o dell'atto di concessione e in caso di non attuazione dei piani di conservazione e miglioramento ambientale.

Consiglieri presenti: 28

Votanti e favorevoli: 27

Astenuti: 1 (Fontana Carmela)

Il Consiglio approva.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 2 presentato dall'Assessore Isabellon, che recita:

Emendamento

All'interno del cap. 7 (Criteri per la costituzione e il funzionamento delle aziende faunistico-venatorie e agri-turistico-venatorie) par. 7.1 (Aziende faunistico-venatorie), l'argomento Vigilanza è così modificato ed integrato:

Vigilanza. Ogni AFV deve avere alle sue dipendenze almeno due guardie giurate con rapporto di lavoro subordinato e continuativo, fino a superfici di 2.000 ha; per superfici oltre i 2.000 ha è richiesta una guardia supplementare ogni 2.000 ha.

Le superfici di cui sopra fanno riferimento al territorio utile alla specie (T.U.S.) per il camoscio, che per le AFV esistenti sono riportate nella tabella di figura 2.1.1.3 del presente Piano.

La dotazione al personale di vigilanza delle armi, da caccia o narcotizzanti, ritenuta necessaria per la corretta gestione faunistica, dovrà essere autorizzata secondo le vigenti normative.

Consiglieri presenti: 28

Votanti e favorevoli: 27

Astenuti: 1 (Fontana Carmela)

Il Consiglio approva.

Presidente - Pongo in votazione il provvedimento nel suo insieme così come emendato:

Consiglieri presenti: 28

Votanti e favorevoli: 25

Astenuti: 3 (Bortot, Squarzino Secondina, Venturella)

Il Consiglio approva.