Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 3257 du 23 janvier 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 3257/XII - Interpellanze: "Concertazione con le rappresentanze artigiane per la revisione dei criteri organizzativi dello svolgimento della Fiera di S. Orso".

Interpellanza

Preso atto della Deliberazione della Giunta regionale n. 2807 del 12.10.2007 con cui si definiscono le schede lavorazioni in vigore dal 1° febbraio 2008, che contiene importanti innovazioni, in particolare per ciò che riguarda i bassorilievi e altri oggetti scolpiti, che non possono più avere colorazioni se non nelle "sculture a tutto tondo, rappresentanti elementi di arte sacra o riproduzione di soggetti tradizionalmente colorati (galletti, uccelli,...), purché non scolpiti in composizione";

Constatato che tale decisione contrasta con una tradizione pluriennale e consolidata per cui i più importanti scultori valdostani hanno utilizzano pregevoli colorazioni nei loro bassorilievi;

Sottolineata la necessità che le sopraddette schede lavorazioni siano definite con un'ampia condivisione, in particolare con gli artigiani professionisti e con gli altri artigiani che da più tempo operano nel settore, anche al fine di ricostruire un clima di serena collaborazione;

Ricordato che nella Foire d'Eté 2007 si era evidenziata una pericolosa incomprensione tra i funzionari organizzatori e gruppi di artigiani e che tale situazione potrebbe ripresentarsi nella prossima Foire de Saint Ours 2008, col rischio di grave danno per la più prestigiosa iniziativa turistica della nostra comunità;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta per conoscere se intenda:

1) rinviare al 31 dicembre 2008 l'attuazione delle schede lavorazioni in allegato alla Deliberazione della Giunta regionale n. 2807 del 12 ottobre 2007, per consentirne una valutazione più approfondita insieme alle rappresentanze artigiane;

2) avviare con gli scultori professionisti dell'intaglio e con tutti gli altri artigiani con più lunga esperienza un confronto atto a trovare le soluzioni ottimali per la prossima Fiera di Sant'Orso, in modo da sciogliere le incomprensioni emerse recentemente;

3) prevedere nuove modalità di gestione della Foire de Saint Ours e delle altre manifestazioni dell'artigianato tipico di tradizione, coinvolgendo maggiormente gli artigiani professionisti.

F.to: Fontana Carmela - Sandri

Interpellanza

Premesso che

- la Giunta regionale su proposta dell'Assessore alle Attività Produttive e Politiche del Lavoro ha approvato con deliberazione dell'ottobre scorso i criteri per lo svolgimento della prossima Fiera di S. Orso;

- le regole predisposte chiedono ai partecipanti di conoscere la normativa regionale in materia, di dichiarare con riferimento a quest'ultima le categorie in cui rientrano i loro manufatti, di compilare schede indicanti i materiali usati, di dichiarare di essere disponibili a subire controlli presso i loro laboratori, di obbligarsi a dimostrare le loro capacità, di esporre indicazioni di vario genere sui banchi, eccetera;

il sottoscritto Consigliere regionale

Interpella

l'Assessore alle Attività Produttive e Politiche del Lavoro per conoscere:

1) le motivazioni e l'utilità dei vincoli contenuti nel regolamento innanzi citato;

2) se non ritenga che l'irrigidimento nel settore attuato dalla L.R. 2/2003 e le successive disposizioni amministrative rischino di disincentivare e snaturare la principale caratteristica dell'artigianato: la fantasia e l'interpretazione dei tempi;

3) se tale regolamento è stato concordato o confrontato con i rappresentanti del settore;

4) se non ritenga necessaria una profonda revisione della L.R. 2/2003, con il fine di restituire al settore la libertà creativa che l'ha caratterizzato nel corso dei secoli.

F.to: Frassy

Presidente - La parola al Consigliere Frassy.

Frassy (CdL) - Ritengo che da un po' di tempo a questa parte non si possano più dare per illustrate le iniziative ispettive per un motivo molto semplice: essendo i lavori di quest'aula fruibili anche in via telematica tramite Web, è evidente che chi ci ascolta, se sente la risposta, non avendo le domande, ha difficoltà a capirla. Avendo, noi, spesso difficoltà a capire le risposte, pur avendo a mente le domande perché siamo gli interpellanti... perciò in maniera forse sintetica è bene ricordare gli antefatti che ci portano a presentare questa interpellanza.

Sappiamo che la Fiera di S. Orso è un evento importante per la comunità valdostana, è un evento più che millenario e ultimamente crea, nel momento in cui viene organizzata, una serie di polemiche collaterali su quelle che sono norme e regolamenti che spesso sono necessari, soprattutto da quando la fiera ha assunto certe dimensioni. Rispetto alle regole che riteniamo siano necessarie, altrimenti la fiera sarebbe ingestibile, abbiamo delle perplessità che vanno a monte delle regole amministrative; sono perplessità che il predecessore dell'attuale Assessore, l'Assessore Ferraris, ben conosce, perché nascono fin da quando l'aula approvò con la nostra posizione contraria la legge n. 2/2003, legge che andava a regolamentare le lavorazioni e le successive definizioni di prodotti tipici, di lavorazioni tipiche. All'epoca dicemmo che c'era il rischio di voler burocraticizzare quella che, essendo un'attività artigianale, difficilmente poteva essere codificata, soprattutto se, come riteniamo sia, molti di questi artigiani abbiano una valenza di tipo artistico, diventa difficile ad un artista imporre delle codifiche.

Allora vorremmo capire quali sono le motivazioni che hanno portato la sua Giunta e lei, in particolare, a scrivere quanto contenuto nella deliberazione n. 3008/2007. La "3008" è una deliberazione che viene assunta annualmente a regolamentazione della Fiera di S. Orso, ma l'articolo 4 del regolamento lo riteniamo veramente sorprendente, in quanto si chiede a coloro che accetteranno l'invito o vorranno partecipare alla fiera, di dichiarare quali categorie fra quelle dell'articolo 3 della legge regionale n. 2/2003 intendono esporre, e fin qua con un po' di fatica e di buona volontà e con l'ausilio di qualcuno che riesce a interpretare le norme, penso che ci si possa arrivare facilmente, ma nel caso che la produzione sia di oggetti che appartengono a categorie differenti, bisogna indicare quale sia la categoria prevalente; di conseguenza bisogna inventariare l'esposizione sul banco dei vari oggetti, facendo un calcolo statistico e facendo attenzione a non sbagliarlo per i motivi che vedremo successivamente. E già questa potrebbe essere una piccola complicazione, perché crea la necessità di inventariare e di fare un computo statistico, ma... non basta. Vanno indicati i materiali utilizzati e le tecniche impiegate, dichiarando che siano quelle ammissibili, e qui entriamo già in un dettaglio che non è così facile da definire, tenendo presente che molte volte le tecniche rientrano in quel segreto che l'artigiano artista vuol tenere riservate e non divulgare, e poi devono impegnarsi a dichiarare che espongono solo oggetti che sono esclusivi della loro produzione.

Continuando la lettura dell'articolo 4, ultimo comma, va dichiarata la conoscenza della legge regionale n. 2/2003, e qui, Assessore, è problematico, che non so quanti mille e passa espositori possano dichiarare di conoscere la legge regionale n. 2/2003, che più di qualche problema interpretativo ha posto ai Consiglieri all'atto del suo esame, ma soprattutto agli uffici all'atto della sua applicazione ed interpretazione. Devono dichiarare di conoscere le deliberazioni di Giunta di attuazione, non specificando quali siano le deliberazioni regionali di Giunta di attuazione, e lasciando in capo al malcapitato artigiano espositore l'onere di andarsi a informare su quali sono le deliberazioni regionali di attuazione. Devono dichiarare di essere a conoscenza dei criteri di questa deliberazione, che è l'ultima deliberazione, e poi ancora devono dare disponibilità di aprire i propri laboratori a sopralluoghi effettuati dalla struttura regionale competente e a visite ispettive, e poi ancora devono impegnarsi e sentirsi obbligati ad effettuare apposite dimostrazioni di lavorazione atte a verificare la capacità del produttore stesso... si parte cioè dal presupposto che l'espositore può essere un simulatore di capacità artigiana; di conseguenza, deve dimostrare che quell'oggetto lo ha fatto lui. Più che il regolamento di partecipazione ad una fiera, sembra quasi un regolamento di Polizia! Allora pensiamo che vada bene regolare, ma che non si debba esagerare...

Vorremmo capire, alla luce delle premesse che ho fatto in relazione alla legge regionale n. 2/2003, se questo regolamento è stato confrontato con i rappresentanti del settore dell'artigianato, di quanti partecipano attraverso le varie scuole alla Fiera di S. Orso o se è stata la libera interpretazione data dagli uffici dell'Amministrazione regionale. Vorremmo capire qual è l'utilità di queste norme che riteniamo eccessivamente severe e anche di difficile applicazione e comprensione. Non sappiamo se ci siano dei precedenti che portino a queste risultanze... se così fosse, ci piacerebbe esserne informati. Vorremmo capire qual è il suo pensiero sulla legge n. 2/2003, che l'Assessore Ferraris sostenne strenuamente, vorremmo capire se non concorda con la critica che all'epoca esprimemmo, ossia che questa legge nell'irrigidire in maniera eccessiva un comparto dove la creatività fa la differenza rispetto alla produzione in serie ed alla produzione industriale, non vada a limitare la fantasia e l'interpretazione che l'artigiano e l'artigiano artista ha sempre messo nell'interpretare il suo tempo. Se andiamo a vedere filmati della Fiera di S. Orso di 20-30 anni fa, ci rendiamo conto che era un'altra fiera, o meglio, la fiera dei nostri giorni ha assunto connotazioni e lavorazioni che allora non esistevano. Riteniamo che sia un bene che l'artigiano artista interpreti i suoi tempi, perché il fatto di non saper interpretare i propri tempi vuol dire marginalizzarsi non solo per le produzioni più artistiche - che hanno un mercato proprio -, ma per l'oggettistica, che non può non considerare un mutamento degli usi e dei costumi delle famiglie, in particolare quelle valdostane, che sono quelle che fanno la differenza sugli acquisti in fiera. Vorremmo capire se non ritenga, di conseguenza, necessaria una revisione della normativa della legge n. 2/2003.

Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.

La Torre (FA) - Devo dire che apprezzo le interpellanze, che permettono di fare chiarezza su un argomento che è di interesse comune e che si sta già sgonfiando, perché sono in atto una serie di colloqui e di incontri che fanno capire come sia importante il dialogo, e massima disponibilità ad andare in questa direzione.

Mi fanno piacere anche le interpellanze presentate così, Consigliere Frassy, con un tono di confronto, perché ben volentieri posso dirle non solo la mia opinione, ma anche quello che sta succedendo. Nella sua prima parte dell'intervento, lei, è stato molto chiaro: ha detto che è importante stabilire delle regole, avere delle regole che servono a regolamentare eventi importanti come la Fiera di S. Orso, che è il nostro biglietto da visita, la fiera della tradizione valdostana e non una fiera campionaria, e noi sappiamo quante sono le spinte per dare una partecipazione più campionaria alla fiera: tutti gli anni ci confrontiamo, al di là dell'artigianato di tradizione che guida la fiera, con quello che viene "a latere" della fiera... dalla piadina fino ad altri prodotti. Se su queste cose siamo d'accordo, siamo d'accordo sul fatto che le regole devono essere applicate. Il concetto è trovare delle regole che vadano bene per tutti.

Quando parliamo di artigianato di tradizione e facciamo riferimento alle leggi esistenti e il primo regolamento è del 1998 e poi la legge è del 2003, facciamo riferimento a 2 tipi di artigianato: quello d'"antan" e quello evoluto. Limitiamoci adesso a parlare dell'artigianato di tradizione per poi parlare dell'artigianato evoluto, che è quello che lei sottolineava come importante, in quanto momento creativo dell'artista, evoluzione dei tempi, adeguamento alle diverse tecniche che cambiano e danno delle possibilità in più agli artisti di esprimersi.

Rispetto all'artigianato di tradizione, abbiamo il dovere di difendere questo patrimonio storico, che è un patrimonio della collettività valdostana e abbiamo il dovere di fissare una fotografia che riconosca in maniera indiscutibile la nostra radice. È un po' come quando si pianta la vite: si deve trovare la radice d'origine e poi, da lì, si fanno gli innesti. Possiamo fare tutti gli innesti che vogliamo e può darsi che il vino che verrà dopo sia anche più buono, ma la radice che ha dato vita alla storia di quella pianta, noi, dobbiamo conservarla! Su queste cose abbiamo trovato 3 regole che mi sento di condividere, anche se capisco poco di artigianato, sono 3 regole semplici: i materiali (parliamo di materiali valdostani), i modelli (soggetti agropastorali, valdostani, ma questo è un ambito molto ampio), le tecniche (riconosciute come tecniche tipiche usate nella nostra terra). Le faccio un esempio simpatico: provi a immaginare se ci fosse un extracomunitario che dopo 10 anni prende la cittadinanza italiana, la residenza valdostana, chiede di partecipare alla fiera, ne ha diritto, viene e presenta un pezzo in legno di teak... no, non va bene, sarebbe un'anomalia! Allora, la prima regola, quella dei materiali mi sembra una regola sensata. Provi ad immaginare che l'extracomunitario decida, non potendo utilizzare il teak, di prendere un pezzo di legno di abete e di venire alla fiera presentando un bel guerriero con lo scudo... no, il guerriero con lo scudo non lo puoi fare! Giustamente si deve attenere a un modello che sia tipico della nostra Regione. Dopodiché provi a vedere se sempre la stessa persona che si adatta e crea un modello adeguato agropastorale, magari usa una tecnica di pialla o altre cose che non hanno niente a che vedere con le tecniche valdostane, e... non so come si chiamano gli utensili tipici della Valle. Mi sembra che siano 3 regole elementari, queste, per andare a definire un prodotto della tradizione storica valdostana. Questo impedisce forse - dopo che abbiamo definito quello che può stare nei nostri musei e quindi possiamo definire l'origine del nostro artigianato - di fare un modello di artigianato evoluto? No. Esiste una categoria precisa che consente di fare artigianato evoluto.

Andiamo a vedere dove può essere il vero problema, perché un problema c'è, altrimenti verrei a dirle delle cose in cui non crede, invece credo che il problema ci sia ed per è questo che abbiamo aderito a un dialogo con gli scultori, perché c'è un problema di tipo commerciale. Oggi, è evidente che chi scolpisce, chi espone, certamente è animato da valori artistici, ma legittimato anche da interessi di tipo commerciale. Allora una serie di opere che creano un grande interesse di tipo commerciale, potrebbero, all'interno della nuova normativa trovare un contrasto... no, ma la normativa dice che ha messo il mordente, però il mordente è solo una cosa che rinforza il colore naturale del legno, quindi non sono i colori, per cui in questo caso parlando del colore si potrebbe aprire un conflitto. Poi le dirò anche le soluzioni che ci possono essere, perché non ho alcuna difficoltà a trovare un equilibrio, purché le regole siano rispettose di tutte le forme della tradizione: quella storica e quella evoluta.

Quello che mi sta a cuore è che non si faccia confusione fra la tradizione evoluta artistica e quella storica, perché sono 2 cose diverse, anche perché il riferimento all'autocertificazione che invece è un modello snello, perché uno certifica e non deve fare altro, purtroppo si genera dal fatto che molte volte, anche in passate fiere, si sono trovati oggetti non prodotti in Valle, si sono trovati banchetti che venivano subappaltati, si sono trovate persone che non erano quelle che erano iscritte, si sono trovati materiali che non erano materiali valdostani, e - come ha detto giustamente lei - gestire una fiera e garantire che questa fiera possa mantenere la sua identità tradizionale richiede un'attenzione particolare, specialmente quando siamo in presenza di 1.085 espositori.

Cosa diventa importante conciliare? Diventa importante conciliare la storia con l'evoluzione, questo è il passaggio difficile su cui forse la legge non è andata fino in fondo, ma... qual è stato l'equivoco? L'equivoco è semplice. Il percorso delle modifiche attuali è iniziato nel gennaio 2007, ho qui la lettera che è stata mandata dal nostro Assessorato nel gennaio 2007; 200 copie di quella bozza sono state mandate ad artisti, associazioni, e nella lettera si diceva: "Eventuali osservazioni potranno essere fatte pervenire presso questa direzione possibilmente in forma scritta per poterle consultare ed elaborare". Alcuni hanno risposto, ho anche degli elenchi di chi ha risposto, fra cui Thomasset, Santa Maria, Binel, les "Amis du bois", altri non hanno risposto, il che non vuol dire che immediatamente è stata applicata. Al contrario, a gennaio è iniziato l'iter, quelli che hanno risposto sono stati convocati perché erano ritenute utili le loro osservazioni, ma l'iter è poi andato avanti con una serie di incontri, riunioni... almeno 15-20 riunioni complessivamente nel corso del tempo, fino ad arrivare alla riunione sul territorio. Secondo me non era stato ben percepito quello che voleva dire o che poteva essere; quali sono i primi elementi negativi su cui possiamo riflettere? Innanzitutto che essendo sia l'Assessorato che l'IVAT preposti alla salvaguardia ed alla valorizzazione dell'artigianato tipico di tradizione, quelli che non sono i modelli della tradizione storica non possono più essere acquistati da IVAT, e quanti artisti invece vendono la loro produzione ai negozi IVAT? Tantissimi! Questi, di colpo, si sono resi conto che se alcuni modelli non rientravano nell'artigianato di tradizione d'"antan", non potevano più avere quella valvola di sfogo di vendita all'IVAT... primo elemento di tensione.

Secondo elemento di tensione, tuttavia tutti superabili, per quello sono sereno, però dobbiamo essere consapevoli di quello che facciamo: siccome è la fiera della tradizione valdostana, conseguentemente i posti vengono assegnati in base a dei criteri, è chiaro che, a partire dai maestri professionisti a scendere, il criterio di assegnazione viene dato in funzione di queste regole. È evidente che se una persona passa dall'artigianato di tradizione a quello evoluto, declassa in un'altra fascia... cosa succede? Succede che la sua posizione all'interno dell'Atelier o in Piazza Chanoux non è più possibile gestirla, perché viene spinto fuori da quelli che rientrano nella tradizione d'"antan".

Terzo passaggio delicato... credo che possa essere quello rispetto ad un mercato che esiste e che non si può non riconoscere; oggi c'è un mercato che apprezza di più i pannelli colorati, la gente è appassionata di queste cose. Ho parlato con Tecco che fa gli omini colorati di Cogne in legno e mi ha detto: "guarda, li faccio, ma quello che è importante è non far prevalere il colore sulla scultura". Questa è l'opinione di un artista, poi le dirò anche la mia opinione, ma le potrei citare l'opinione di Barmasse, e di altri, come pure le opinioni di chi è favorevole, ma bisogna citarle tutte le opinioni, non solo di chi è contrario, altrimenti sembra che 50 persone contrarie di fronte a 1.000 professionisti siano solo quelli che hanno una voce. Noi vogliamo conciliare tutte le diverse opinioni, non ho la presunzione di trovare una soluzione sulle spalle di qualcuno. C'è un mercato, dicevo, c'è l'importanza del vendere, e il fatto di non poter soddisfare il mercato portando certe opere alla Fiera di S. Orso, cioè non viene vietato ad uno di avere dei modelli evoluti o di fare certe opere, ma è evidente che non potrà avere la posizione migliore, né potrà vendere a IVAT... così come nessuno vieta ad un artigiano di avere più linee di produzione.

A questo punto, per farla breve, visto che noi teniamo molto conto di tutte le osservazioni che vengono anche da parte di minoranze, abbiamo procrastinato l'applicazione di questa legge per un motivo semplice. Qui non è necessario parlarsi tanto, perché le cose bisogna farle, quindi non c'è da rinviare per un anno; l'importante è cogliere le osservazioni, non applicare immediatamente al 1° febbraio, altrimenti sarebbe diventato difficile apportare una modifica, ma lasciarsi uno spazio temporale di 3-4 mesi per riaprire il dibattito e trovare le soluzioni che stanno già avanzando da sole...

(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)

... io le ho messe insieme, poi le leggo anche le risposte alle sue domande, ma adesso faccio un discorso generale, sto parlando di tutte e 2 le interpellanze. Abbiamo spostato al 1° luglio per dare la possibilità, in questi 3-4 mesi di non applicazione, di trovare delle soluzioni. In secondo luogo abbiamo fissato - ed è cosa di ieri - degli incontri con l'IVAT e con le categorie e con quelli che hanno manifestato l'intenzione di dire qualcosa.

Quali sono le possibili soluzioni che hanno un senso? Prima di tutto tutelare l'artigianato, quindi non fare confusione fra l'artigianato storico e l'artigianato che evolve; dobbiamo riconoscere i modelli di riferimento, perché quelli sono e quelli restano, da lì in avanti è possibile evolversi. Ambedue sono artigianato, sono forme diverse, magari fra 100 anni quello che è oggi un artigianato di evoluzione, sarà artigianato storico, non posso prevederlo, ma se voglio fare un riferimento a 2 periodi e devo fare riferimento ad un periodo storico, non posso prendere quello che viene praticato oggi, ma devo avere un riferimento storico. Tutte e 2 gli artigianati sono ammessi e riconosciuti, non è che qui il problema diventa il fiore colorato, ma neppure possiamo dire che il fiore colorato diventa il centro del nostro artigianato storico! Il fiore colorato ha diritto di esistere e di essere venduto anche in Piazza Chanoux, solo non possiamo andare a dire che il fiore colorato è l'origine del nostro artigianato storico, sarebbe un falso, e dovrà essere messo nella categoria opportuna in cui deve essere collocato.

Se noi riconosciamo che ci sono delle categorie, che ci sono delle regole a tutela dei nostri artigiani, perché se abbiamo messo il limite dei 500 pezzi, consentiamo di fare 500 pezzi dello stesso modello, vogliamo farne 10mila, 20mila... li vogliamo vendere nei supermercati i nostri pezzi? Abbiamo messo la condizione che un oggetto debba essere riprodotto non più di 500 volte, numerato e firmato, ma questo per garantire che chi compra queste cose abbia interesse a comprarle, perché se se le trova prodotte in 10mila pezzi e le trova anche sull'autogrill dell'autostrada, mi chiedo se questa è la tutela dell'artigianato storico o se... stiamo disperdendo un valore? Bisogna andare allora a vedere le schede di produzione, capire singolarmente gli interventi basati su leggi semplicissime.

La soluzione sta nel dialogo, ci incontreremo con le associazioni, risolveremo il loro problema di tipo artistico ed economico lasciandoli esprimere come meglio credono, perché non abbiamo da imporre nulla, né dobbiamo bloccare la creatività di un artista, però neppure la creatività dell'artista deve condizionare la tradizione storica del nostro artigianato! Le 2 cose devono essere rispettose una dell'altra, un artista ha diritto di creare, così come l'artigianato storico ha diritto di essere quello che era e non di essere mistificato da nessuno. A questo punto troveremo delle soluzioni - con IVAT le stiamo già individuando - che permetteranno a tutti di esporre il colore, vendere il colore, di fare i fiori colorati e vendere anche i fiori colorati, di portare tutte le produzioni alla Fiera di S. Orso con serenità. Su ogni cosa ci sarà una categoria individuata ben precisa, d'altronde esiste anche la categoria dell'equiparato, dove rientra la ceramica, il vetro, l'oro e le altre cose. È una categoria che vende alla fiera, che espone, una categoria che non mi sembra soffra di questa cosa, anzi protesta per essere sempre più presente alla fiera e con maggiore energia, quindi la fiera va bene.

Mi sono occupato solo delle ultime 2 fiere, ma queste sono state un successo di pubblico, di presenze e di funzionalità; quindi ritengo che la fiera è vivissima, funziona, che le regole sono importanti, e le garantiscono di poter andare avanti. Lo spazio agli artigiani viene tutelato, gli artigiani non spendono una lira per la fiera, paga tutto la Regione... è male? Non lo so, potrebbe essere un argomento di discussione, ma gli artigiani non spendono una lira e questo fa capire l'impegno che ci mette la Regione a sostegno degli artigiani e a tutela della loro professionalità. Pensate addirittura all'onestà intellettuale della Regione, e difendo la Regione, ma difendo anche l'operato di chi era prima di me: nelle scuole bottega si insegna tutto, quando ci vengono a chiedere perché nelle scuole bottega si insegna il colore... ma questa è una sottolineatura dell'onestà intellettuale della Regione! Non si fanno le scuole per inculcare qualcosa; una scuola seria non insegna un periodo storico e un altro lo esclude, ma ha l'onestà intellettuale di insegnare tutto, dal barocco al colore! Non si vuole creare alcuna imposizione, né culturale, né tecnica...

(interruzione del Vicepresidente Tibaldi, fuori microfono)

... il neoclassico fascista non lo so... allora vi ho convinti? Mi siedo... basta.

Presidente - La parola alla Consigliera Fontana Carmela.

Fontana (PD) - Prendo atto della risposta dell'Assessore, ma devo essere sincera, non mi ritengo molto soddisfatta sulla stessa mozione che abbiamo fatto noi, quindi se non vedremo prese in considerazione tutte le problematiche da noi evidenziate, ci riserveremo di tornare con altre iniziative su questo argomento, vista l'ora tarda.

Presidente - La parola al Consigliere Frassy.

Frassy (CdL) - Devo dire che è curioso l'andamento di questo Consiglio... mi sono sforzato di illustrare per il popolo del Web le domande dell'interpellanza, sul presupposto che l'Assessore avesse acquisito le risposte della struttura. La collega Fontana non ha illustrato l'interpellanza e ha avuto la risposta, e mi sembra di capire che la risposta che ha dato l'Assessore alla collega accogliesse le domande poste nell'interpellanza, ossia se non era intendimento della Giunta ritardare l'applicazione della deliberazione n. 2807/2007... nonostante questa risposta che ha recepito le richieste della collega Fontana, la collega si è dichiarata insoddisfatta... ma questo è un problema dei colleghi del "PD"!

A noi non ha risposto, perché la deliberazione è un'altra! Lei dice che mi dà le risposte scritte, ma... come faccio io a replicare alle risposte scritte che non mi ha letto e che non ho visto? Il problema è che lei non mi ha detto nulla, perché si è dimenticato di aver portato in Giunta il 26 ottobre la deliberazione n. 3008, che è quella della fiera del 2008! La problematica sollevata dai colleghi del "PD" riguarda la fiera che si terrà nel 2009 o più in là, perciò... cosa devo dire? Le sue risposte sono quanto meno originali... sì, sono artistiche! Mi consenta, Assessore, di fare una reprimenda, suo tramite, agli uffici: non è vero che non sostengono dei costi gli artigiani... intanto, la domanda in bollo per partecipare alla fiera e poi c'è tutta una serie di procedimenti amministrativi che hanno dei costi, anche se non sono costi finanziari, ma sono costi in termini di tempo dell'artigiano.

Il problema di fondo è che la Fiera di S. Orso si è tramandata nei secoli senza bisogno di regolamenti né di giunte che codificassero tutto e senza l'Amministrazione regionale; non vorrei che, a forza di imporre regole, la gente venisse presa per stanchezza! Questa è la preoccupazione... perciò, se ho capito che da un certo punto di vista lei è il primo ad essere critico rispetto ad un irrigidimento delle regole, alla fine le regole lei le porta in Giunta e... vengono approvate e imposte.

Sulla questione del colore, vada a vedere i manifesti che hanno caratterizzato le tante edizioni e vedrà quanti sono quelli a colori e quelli non a colori, nella riproduzione di tutta una serie di oggettistica, nel senso che il colore è una caratteristica della fiera degli ultimi 15-20 anni. Quando lei mi fa l'esempio di Mohammed e mi dice che non può fare la scultura in teak, su quello posso condividere l'impostazione; ma quando mi viene a dire che i soggetti non possono essere "il guerriero con lo scudo", le faccio presente che nella tradizione valdostana c'è stato un periodo di dominazione araba, abbiamo delle torri in giro, perciò rientra nella tradizione valdostana! Le dico che quando lei va a codificare l'uso del colore, corre il rischio che il suo successore, sull'onda della legge n. 2/2003 che ha istituto quell'aberrazione dell'Albo degli artigiani di tradizione e che devono essere certificati da un albo - è già questa un'aberrazione - il suo predecessore ha fatto l'albo, lei ha regolamentato il colore, la prossima deliberazione andrà a regolamentare il numero minimo o massimo di nodi consentiti nel pezzo di legno, perché qualcuno scoprirà che nel passato i nodi non erano né più né meno di tanti! Qualcuno andrà ad ipotizzare che l'apertura alare delle aquile deve avere una determinata proporzione e una determinata proporzione...

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... bravo, Presidente Caveri. Il Presidente Caveri che ha esperienza europea, ironizzando, sta dicendo una triste realtà: quella di un'Europa che dice che i piselli se non hanno certe misure non sono piselli, che le banane se non hanno certe misure non sono banane, che i pomodori se non hanno certe colorazioni non sono pomodori!

Allora, Assessore La Torre, non imitiamo il peggio delle legislazioni statali, "Omnibus" regionale, PREFIN regionale, o il peggio delle legislazioni sopranazionali come quelle europee... difendiamo la nostra tradizione, ma difendiamola come l'hanno difesa i nostri predecessori! Non andiamo a inventarci quello che deve essere lasciato alla fantasia degli artisti e degli artigiani, perché lo snaturamento della Fiera di S. Orso può avvenire in 2 modi: o con la preoccupazione che sta alla base di un regolamento che riteniamo esagerato o con un eccesso di dirigismo regolamentare. Sono 2, i rischi... evitiamo di superarne uno per cascare nell'altro!

Presidente - La seduta odierna si avvia alla conclusione, l'appuntamento è per domani mattina alle ore 9.

La seduta è tolta.

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La seduta termina alle ore 20,21.