Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 3227 du 10 janvier 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 3227/XII - Osservatorio per le politiche sociali. Terzo rapporto. (Inizio della discussione)

Osservatorio per le politiche sociali. Terzo rapporto.

L'articolo 4 della legge regionale n. 5 del 25 gennaio 2000, concernente "Norme per la razionalizzazione dell'organizzazione del servizio socio-sanitario regionale e per il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali prodotte ed erogate nella Regione" prevede che l'Osservatorio regionale Epidemiologico e per le Politiche Sociali (OREPS) predisponga, annualmente, una relazione sullo stato di salute e di benessere sociale della popolazione valdostana.

Si tratta, in questo caso, della versione strategica della relazione, riguardante un insieme di approfondimenti specialistici di rilevanza per la programmazione sociale regionale, consistente nel Terzo rapporto della componente sociale dell' Osservatorio regionale Epidemiologico e per le Politiche Sociali.

Si sottopone pertanto all'attenzione del Consiglio regionale l'allegato "Osservatorio per le politiche sociali. Terzo rapporto", che, ai sensi dell'art. 4, comma 3, della legge regionale n. 5/2000, come modificato, da ultimo, dall'art. 17 della l.r. 21/2006, sarà illustrato dall'Assessore regionale alla Sanità, Salute e Politiche Sociali.

Allegato

(Omissis)

Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Fosson.

Fosson (UV) - Siamo qui oggi a presentare il Terzo rapporto per le politiche sociali, redatto dal nostro Osservatorio e ringrazio i responsabili di tale rapporto, che viene a definire sempre con più dati e con più attenzione a quella che noi presentiamo come una fotografia della situazione sociale in Valle d'Aosta. Questo consci del fatto che più la fotografia è precisa, più va a vedere tutte le varie situazioni e differenzia i vari aspetti, più noi potremo agire e presentare dei piani di intervento più idonei. Presentiamo quindi al Consiglio questo terzo rapporto con tutti i suoi dati e con le integrazioni che avevamo presentato: quella sull'indagine sociale sulle famiglie monogenitoriali e anche con quelle linee guida delle buone pratiche che avevamo preso dalle altre Regioni proprio su politiche familiari che vi avevamo già distribuito.

Ringrazio chi ha redatto con passione e competenza questo rapporto in modo preciso. È un rapporto con delle "luci e delle ombre" e noi vogliamo presentarvelo così com'è, ossia non è influenzato da nessun desiderio o esigenza di nascondere qualcosa, ma da un'onestà intellettuale e dalla voglia di presentare un fenomeno in grande evoluzione, in cui spesso è difficile agire in modo rapido e consequenziale a delle mutazioni sociali, che avvengono per ragioni non sempre prevedibili e che ci troviamo in breve tempo a dover affrontare. "Luci ed ombre" che non abbiamo paura a sottolineare, da una parte le "luci" consistono in un alto grado di soddisfazione della popolazione rispetto alle indagini ISTAT fatte, risulta come in Valle l'indice di soddisfazione della popolazione sia superiore ad altre Regioni italiane, anche in base alla grande spesa sociale che la nostra Regione ha sempre effettuato in questi periodi.

Il rapporto è diviso in capitoli, alcuni - come l'ottavo sul disagio - sono integrati da nuovi dati come quelli sulla povertà, che sono apparsi a livello nazionale e che danno alcune ombre all'evoluzione del benessere sociale della nostra popolazione. Il primo capitolo non è un capitolo solo statistico, ma è proprio il pilastro su cui si fondano tutti gli altri dati, ossia la struttura demografica è importante nel determinare la nuova situazione in Valle, abbiamo dei dati che sono aggiornati al 2005, la popolazione è di 122.000 abitanti con un leggero incremento rispetto ad altre Regioni, gli abitanti di Aosta sono 60.548, la percentuale degli uomini è del 49,2% ed è questo il dato più importante: la geografizzazione, ossia il dare dei dati, ma poi riportarli sui vari Comuni, sui piani di zona, perché questo è il primo rapporto delle politiche sociali che si viene a redigere nel momento in cui i piani di zona sono partiti. Il Comune meno densamente popolato è Valsavarenche, il 13,2% della popolazione ha meno di 15 anni, mentre il 20,2% della popolazione ha più di 64 anni. Il tasso medio di natalità è uguale a quello di mortalità, di poche unità superiore, il distretto n. 1, il distretto dell'alta valle è ancora in questa indagine il distretto più giovane, abbiamo una mortalità infantile molto bassa (5 morti di bambini con meno di un anno su 1.000 nati, con un dato positivo del 2007 di un aumento della natalità). Tale struttura demografica dimostra che il nostro saldo di natalità è mantenuto soprattutto da popolazioni di immigrati, quindi è una crescita demografica mantenuta da un indice migratorio: questo apre la porta a delle considerazioni che saranno riprese negli altri capitoli. È chiaro intanto che una crescita demografica di immigranti pone dei problemi, nel senso di costituire una popolazione sempre più variegata, diversa e differenziata nei suoi bisogni, è questo che è significativo, nel senso che più la popolazione si differenzia più i bisogni di questa popolazione cambiano e sono anch'essi differenziati. Il 13% dei bambini che nasce sono bambini extracomunitari, il 7% di extracomunitari sono presenti nelle nostre scuole. Da una parte, quindi, una risorsa di forze giovani che sono alla base di uno sviluppo di una società; dall'altra, la crescita di una popolazione con dei bisogni diversi e anche con delle esigenze maggiori, perché l'indice e i tassi di povertà, come in tutte le altre Regioni, devono essere riferiti a questo aumento di popolazione di immigrati, popolazione che ha nuclei familiari più ampi dei nostri, situazioni di reti familiari scarse, quindi di povertà e di rischio di disagio molto maggiore degli altri, che incidono sul bilancio totale. A conclusione di questo capitolo, una natalità scarsa e una poca propensione alla genitorialità degli abitanti della Valle, che sarà più significativa proprio nel terzo capitolo sulla famiglia, dove risulterà da indagini e interrogazioni sulle casistiche, sull'approccio alla genitorialità degli abitanti valdostani una scarsa propensione degli abitanti della Valle a fare dei figli e ad avere delle famiglie numerose.

Nel secondo capitolo un confronto... questo è importante perché anche nel secondo rapporto erano dati abbastanza simili e questa è l'evoluzione di un processo che già era stato definito in modo corretto: il 4% della popolazione in Valle è fatta da stranieri, ancora a differenza delle altre Regioni d'Italia l'etnia maggiormente rappresentata con il 46,7% è quella africana, mentre in altre Regioni ormai l'etnia più rappresentata è quella proveniente dai Paesi dell'est. A differenza di altre regioni d'Italia in cui tale percentuale di stranieri è maggiore, possiamo dire che in Valle è maggiore che in queste altre Regioni la percentuale di donne immigrate esistenti, che è del 51,6%, ma soprattutto sono maggiori i neonati stranieri che in altre Regioni. Questo vuol dire che in Valle d'Aosta l'immigrazione che è minore delle altre Regioni, che deriva soprattutto dai Paesi del nord Africa, ha un ricongiungimento familiare maggiore che in altre Regioni e questo è un dato che sta a significare come il ricongiungimento familiare degli immigrati è più realizzabile in Valle d'Aosta a segno di una capacità di integrazione superiore alle altre Regioni. Qui sono sottolineati tutti gli interventi di integrazione che si stanno facendo in Valle, si pensi alla mediazione interculturale, che ha avuto un'espansione e delle dimensioni sempre più sottolineate, ma anche tutto un percorso che insieme agli operatori del terzo settore e i sindacati si sta facendo sulla regolarizzazione delle badanti, per arrivare ad un registro delle badanti con una formazione prevista dal regolamento regionale: questo proprio perché con la legge n. 22, che permette un ricorso alle badanti, tale fenomeno in Valle è praticamente in molta parte al di fuori di un lavoro nero per necessità di ottenere i contributi.

Dal terzo capitolo in poi si passa ad un'analisi dei problemi, ma anche ad un'indicazione dell'utenza, perché chi ha il compito di occuparsi di politiche sociali possa verificare di fronte ad una problematica anche una risposta già esistente. Con la filosofia che dicevo prima delle "luci e delle ombre" si può sempre fare meglio, ma in questo settore per fare meglio è necessario avere dei dati precisi e fare degli interventi che siano sempre più mirati ed equi.

Terzo capitolo sulla famiglia: nonostante grandi interventi e l'istituzionalizzazione di un gruppo che si occupa di politiche familiari, 3 conferenze sulla famiglia, la famiglia come dimensione culturale di risorsa è non dico in crisi, ma con una problematica in una Regione che invece aveva sulla dimensione culturale e assistenziale della famiglia uno dei suoi pilastri. I dati sono di 54.467 famiglie, ma solo 35 su 100 sono monofamiliari, con un solo genitore. Molto importante, solo 2 famiglie ogni 100 hanno 5 componenti nel loro nucleo a fronte di un numero che è di 7 su 100 in Italia e solo 6 famiglie su 100 in Valle d'Aosta hanno 3 o più figli, a confronto dell'Italia in cui questo dato di 6 arriva a 11. L'indagine poi che avevamo fatto sulle coppie monogenitoriali... i problemi su questa utenza che è particolarmente fragile, rappresentata soprattutto da donne con un precariato lavorativo, dimostrano come il nucleo culturale della famiglia in Valle abbia bisogno di un ripensamento, di una riconsiderazione. Anche il fatto di constatare come l'articolo 20 nella legge sulla famiglia, che è stato ripotenziato con maggiori finanziamenti e che sottolinea come la famiglia sia una risorsa che deve diventare protagonista, fatica ad affermarsi, nonostante uno sportello della famiglia nell'Assessorato delle politiche sociali, nonostante tante iniziative, il fatto che degli operatori del servizio abbiano diffuso nei vari Comuni della Valle questo messaggio alle famiglie di tornare protagoniste e della possibilità della Regione di finanziare e di aiutare questo protagonismo della famiglia che si organizza, che crea dei centri di accoglienza, dei doposcuola, che si organizza per aiutare i casi più deboli, a portare i bambini a scuola... una fatica della dimensione di famiglia da questi dati a riaffermarsi nella realtà della nostra Regione. La prima infanzia e i minori: una percentuale di bambini sovrapponibile ad altre Regioni, anche con questa sottolineatura, che il 13% dei nati nel 2006 nel nostro Ospedale siano stati extracomunitari.

I giovani occupati che vivono con un genitore sono 61 su 100, rispetto al numero di 48 su 100 che è in Italia; molti giovani in fase di ricerca di lavoro vivono ancora in famiglia. Su questo mi sembra che la politica intrapresa nell'ultimo periodo, dopo una stagione di studi dell'argomento delle politiche giovanili, ossia di applicare l'autodeterminazione, di creare lo stesso articolo 20 anche per i giovani, nel senso di finanziare per le politiche giovanili quei progetti che i gruppi di giovani hanno pensato, sia una politica giovanile nuova che dà ai giovani la responsabilità di decidere il loro futuro. Una politica quindi che abbiamo condiviso con altre Regioni, che dà al giovane la possibilità di diventare responsabile del suo futuro: questo ha avuto negli ultimi mesi di quest'anno un riscontro positivo, una risposta positiva nei giovani valdostani.

I servizi: per gli asili nido siamo come risposta alle domande la seconda Regione italiana dopo l'Emilia Romagna per risposta alla domanda alle accoglienze di servizio nell'asilo nido, una percentuale che stiamo modificando rapidamente, ossia abbiamo autorizzato con una deliberazione dell'agosto di quest'anno e che presenteremo in V Commissione la settimana prossima un finanziamento per altri 156 posti in più di asili nido, tanto che se è previsto dal regolamento di Lisbona che nel 2010 si arrivi a 1.100 bambini ospitati, pensiamo e speriamo di arrivarci prima. Certo che la legge sull'infanzia, il ripensamento di tutta la disponibilità ad accogliere queste esigenze ha dato un nuovo impulso, così i nidi aziendali, è in progetto la costituzione di un nuovo nido aziendale per i dipendenti della Regione e così anche il nuovo corso di tate familiari che verrà fatto... la trasformazione di varie "garderie" in asili nido. Certo che il servizio è per gli enti locali, nonostante un contributo regionale significativo, un servizio molto costoso. I nidi già dai documenti che abbiamo redatto sono delle situazioni di accoglienza molto positive e valide, ma molto costose e non accessibili a tutti, anche se i dati di questo nuovo rapporto parlano di 66,3% delle domande accolte attualmente in Valle d'Aosta, che è una Regione in cui le donne lavorano e sono occupate più che nelle altre situazioni regionali. È comunque un'evoluzione dell'Amministrazione regionale, nel senso di aumentare la nostra offerta di fronte a una domanda che è sempre molto alta e penso che nel giro di qualche anno soprattutto nel 2009 la nostra sarà la Regione che avrà la maggiore disponibilità di posti in asili nido rispetto alle altre Regioni. Certo che i costi sono importanti, gli "standard" degli asili nido sono di eccellenza e hanno dei grandi costi. Stiamo lavorando, è stato sottolineato in un'interpellanza come i costi siano ancora differenziati nella Regione, nonostante la Commissione che ha lavorato per la legge n. 16 stia lavorando con gli enti locali per uniformare le varie rette. È di un mese fa una mia lettera al Celva, che sottolineava questo impegno che il Celva aveva preso con l'Amministrazione regionale di arrivare ad un regolamento e soprattutto a delle rette uniche e penso che anche a tale traguardo non mancherà molto. L'Albo delle casalinghe dall'altra parte, che presentava nel precedente rapporto il 10% della popolazione, oggi è in leggera flessione, le donne casalinghe che aderiscono a questo albo sono sempre meno, a testimonianza di una maggiore possibilità di occupazione delle donne in Valle. Quello che preoccupa di questo capitolo, l'ho anticipato prima, è una scarsa propensione delle famiglie, dei giovani, delle coppie valdostane a una genitorialità, ossia a fare dei figli.

Il quarto capitolo riguarda gli anziani, su questo ho già detto all'inizio, perché l'asse portante è il capitolo sulla struttura demografica, testimonia che la Valle, a fronte di un'immigrazione che mantiene una natalità agli stessi livelli di un indice di mortalità, dimostra che la popolazione anziana in Valle è in crescita importante. In questo momento gli anziani al di sopra dei 65 anni sono 25.000, fra 10 anni, mantenendo questo numero di abitanti di 120mila, gli anziani, se questa progressione va avanti in questo modo, saranno 35.000. Questo è un settore in cui la Valle ha un "welfare" ineguale, se possiamo fare un'osservazione con un sorriso, la nostra Regione spende tantissimo negli anziani e forse spende meno in un altro settore, ma è un "welfare" molto importante nella nostra tradizione... anche se, quando si parla di servizi, si è fatto un passo avanti notevole quando questa estate si sono approvati gli "standard" funzionali delle microcomunità, "standard" funzionali, ma anche gestionali. Questo è un passo avanti importante perché determina le caratteristiche e mette dei paletti a delle strutture che prima non ne avevano, dà delle indicazioni di funzionamento sempre nell'ottica di aumentare la sanitarizzazione di tali casi. In questi primi mesi dell'anno avremo degli incontri con tutte le Comunità montane per classificare le strutture per anziani presenti nelle microcomunità, differenziandoli a seconda di quegli "standard" in strutture di primo, secondo e terzo livello. Dall'altra parte abbiamo approvato stamani con una deliberazione in Giunta un progetto che ha come titolo "Dare vita agli anni", sempre più in una popolazione anziana in aumento bisogna non solo intervenire per dare una soluzione ai problemi, ma prevenirli, ossia mantenere l'anziano con interventi appropriati in una struttura mentale e fisica sempre più idonea. Ecco perché "Dare vita agli anni" può diventare un progetto importante, in cui la Valle si spenderà per assistere e sostenere gli anziani dai 65 anni in su, perché l'età della non autosufficienza si sposti sempre più e certi interventi vengano riservati solo ai grandi anziani: quelli che sono definiti così per avere più di 75 anni. In questo settore è da sottolineare un aumento dell'assistenza domiciliare, che ha delle percentuali numeriche in Italia uguali solo in Piemonte, dall'altra parte è significativo che aumentando una popolazione di anziani aumentano i casi di demenza, aumentano i casi di malattie psichiatriche, ma anche le richieste di interventi sanitari. Parlavamo ieri di sale operatorie, gli interventi di cataratta nel 2007 sono passati da 500 a 700, ma non sono più sufficienti, perché certi malati che prima non si operavano adesso si operano e anche con patologie complementari come il diabete vengono comunque operati, quindi una popolazione più vecchia che ha bisogno di maggiori interventi sanitari. Delle demenze già dicevo... sull'Alzheimer c'è un nuovo servizio che aprirà a breve per dare più residenzialità ai malati affetti da questa patologia che a volte impropriamente erano accolti in case per non autosufficienti, comportando dei problemi.

Il capitolo quinto riguarda i disabili e gli invalidi civili, già ieri ne abbiamo parlato, partiamo da un registro... questo vorrei proprio che fosse conosciuto da tutti, perché, quando parliamo di disabili, non parliamo di numeri statistici, ma di nomi e persone, di casi molto particolari, di casi conosciuti e registrati con nome e cognome, con bisogni precisi su cui sappiamo che possiamo intervenire in modo più mirato. La maggiore disabilità è quella fisica: 32,4%, mentre la disabilità sensoriale è in relazione a questi disabili del 10%; vi è stato un potenziamento di interventi a tale livello, l'apertura nel 2007 della struttura "Dopo di noi" a Montjovet ha dato una risposta maggiore a questo tipo di attese. Così anche per quanto riguarda la formazione, capitolo 6, che è alla stretta finale, la formazione e l'aggiornamento delle ADEST e OTA, che ormai sono quasi al 50% state convertite in OSS e per quelle che avevano una scolarità più limitata vi è un programma che arriverà al 2010... di riqualificazione di tutte le ADEST e OSS presenti sul nostro territorio. Così si è aperto un nuovo periodo di formazione per il mediatore culturale, come dicevo prima, faremo quest'anno un nuovo corso per tata familiare perché tale servizio sembra particolarmente utile soprattutto nei paesi di montagna.

Il settimo capitolo riguarda il terzo settore, un volontariato in fase di consolidamento, un terzo settore cooperative sociali che deve crescere e porsi dei problemi di concorrenzialità, lo abbiamo visto in questi giorni: nonostante un riconoscimento e una sottolineatura della territorialità di alcuni servizi per la necessità di giungere a degli affidamenti concorsuali, la concorrenzialità di altre realtà che vengono da fuori è a volte maggiore della nostra.

L'ottavo capitolo sul disagio introduce dei dati nuovi, che non avevamo nel corso della redazione del secondo rapporto, proprio perché quegli indici di povertà, che sono le "ombre" di questi dati... non li avevamo in precedenza, sono a pagina 136: la povertà relativa in Valle d'Aosta passa da 6,8 a 8,5%. È un dato che ci fa riflettere, ho detto spesso che non ho mai citato dei dati ISTAT, né nel positivo esaltandoli, né nel negativo, perché, come è logico, quando i numeri sono piccoli, bastano piccole variazioni per far mutare delle percentuali, quindi una percentuale di errore. Da questa tabella però si evidenzia come tutte le Regioni del nord, tranne il Piemonte - e qui c'è un punto interrogativo sui dati del Piemonte -, hanno avuto un aumento significativo di questo indice di povertà, soprattutto le Regioni a statuto speciale; quando vedete che noi aumentiamo dell'1,7% e Bolzano, che è sempre stato un nostro riferimento, aumenta del 3%, vuol dire che è un fenomeno abbastanza diffuso e presente forse in quelle realtà che avevano un benessere maggiore, verso cui sicuramente l'immigrazione è maggiore. Infatti, se ci può essere una spiegazione - che non vuol dire un non guardare questi dati o non cercare di risolverli, ma una spiegazione -, è che in una congiuntura nazionale anche la Valle d'Aosta ne è sicuramente "attaccata" e soprattutto che la percentuale di stranieri - che rappresenta l'introduzione in Valle di fasce deboli e di fasce povere - è quasi raddoppiata in Valle in questi anni. Certo il nostro reddito annuale è ancora alto: di 30.214 euro, a fronte di 28.070 della media nazionale.

Per quanto riguarda le dipendenze, lo abbiamo detto spesso, la Valle d'Aosta ha una sottolineatura, una presenza di una dipendenza da alcol del 50%; rispetto alle altre Regioni, questo è un dato preoccupante, lo abbiamo affrontato dal punto di vista culturale, con delle campagne mirate nelle varie comunità, che hanno accettato di collaborare, perché a volte la difficoltà è una difficoltà culturale ad affrontare questo dato e ultimamente in atto è una campagna di informazione insieme alle farmacie, grande realtà della Valle, e "Farmacia amica", che ha avuto forse un po' di difficoltà all'inizio - soprattutto nelle farmacie pubbliche gli opuscoli non erano presenti subito, ma solo nelle farmacie private e il farmacista soprattutto all'inizio non sottolineava tale campagna in modo positivo -, ma adesso i nostri dati dimostrano che gli operatori si stanno impegnando in modo significativo su questo.

Il punto n. 10 è il punto di riflessione per gli amministratori, con una spesa socio-assistenziale che è la più alta pro capite d'Italia: 345 euro contro 92 euro, che è la media nazionale, sicuramente qualche riflessione dobbiamo farla, bisogna spendere in modo più preciso e quindi meglio. Gran parte della nostra spesa sociale è rivolta agli anziani, è giusto, però l'introduzione dell'indicatore IRSEE è di questi giorni, la banca dati che avevamo sempre definito come fondamentale per arrivare ad una contribuzione più equa è partita. La spesa nell'area anziani è una spesa significativa in una società che ha una differenziazione dei bisogni maggiore, che ha una popolazione di immigrati molto alta e in aumento, con un rischio di povertà. Vi è un capitolo introdotto per la prima volta sull'attività dell'"Arcolaio" e sulla violenza sulle donne a pagina 158, che mi sembra giusto sottolineare in questa introduzione. Migliorano le prestazioni dei 65enni... in questa conclusione... ma andremo sempre più verso una realtà di popolazione anziana, quindi con dei bisogni per patologie croniche sempre più elevate. È una famiglia che in Valle d'Aosta sta segnando il passo, nel senso che se era la forza della nostra realtà, i dati che vi ho indicato prima dimostrano come sia importante una ripresa culturale della famiglia come risorsa... del protagonismo familiare. Insieme al volontariato, ai centri famiglia stiamo facendo delle compagne di sensibilizzazione ma con delle difficoltà di risposta dello stesso nucleo familiare, che fatica a riconoscersi come protagonista. Penso che la via intrapresa nel sensibilizzare, nel finanziare quei progetti fatti dai giovani sia molto più importante, ma soprattutto è necessario che gli interventi diventino sempre più mirati. Per le discussioni fatte in finanziaria, stiamo rivedendo il minimo vitale relativo alla fascia dei 65enni, perché, come è stato sollecitato, l'aiuto del minimo vitale temporaneo non può essere definito così, perché chi ha più di 65 non vive un momento di difficoltà temporanea e con una soluzione rapida, per cui bisogna pensare a degli interventi più stabili, così come anche per il reddito di cittadinanza, se ne sta discutendo e si sta cercando di stilare un testo con i sindacati. Si sta lavorando su una legge sulla disabilità e abbiamo concluso una legge sugli anziani, che vuole raccogliere in un unico testo quello che si sta facendo in Valle.

I piani di zona sono attivi, il CELVA e i Comuni valdostani hanno deciso di fare un unico piano di zona con 4 sub-ambiti più Aosta, è stato scritto ormai tutto il cammino che si pensa di fare, il Comune di Aosta sta lavorando alacremente su questo e con i mesi di aprile-maggio avremo la prima stesura dei piani di zona. Questa non è la panacea, ma sarà una grande possibilità di "introdursi" in modo mirato nei bisogni della gente, nel senso che il territorio con i suoi operatori è a conoscenza dei bisogni là esistenti... perché penso che questa possa essere la soluzione, in una Regione che spende tanto per il suo "welfare" è giunto il momento in cui questa spesa sia sempre più mirata ed equa, giunga a chi ne ha bisogno.

Presidente - Dichiaro aperto il dibattito.

La parola alla Consigliera Fontana Carmela.

Fontana (PD) - Occorre anzitutto riconoscere all'Assessore alla sanità il merito di aver realizzato questo Terzo rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali. Un ottimo lavoro, chiaro, facile da leggere, pieno di dati utili ed interessanti. Voglio però aggiungere un apprezzamento particolare al gruppo di lavoro che lo ha realizzato, un grande grazie alla curatrice del volume Patrizia Vittori, nonché ai suoi collaboratori, forse meglio collaboratrici, visto che 4 su 5 sono donne. Il loro lavoro è un esempio di efficienza ed efficacia che può essere di insegnamento per tutti noi.

Entrando nel contenuto del rapporto, emergono molti dati positivi di cui non parlerò: non perché non siano importanti, ma perché su di essi il lavoro svolto è positivo e non occorre intervenire. Qui cercherò di analizzare i dati insoddisfacenti o negativi che meritano un approfondimento e talvolta un cambio di passo o di direzione. Emergono innanzitutto 2 dati politici insufficienti: il primo, che è i piani di zona previsti dalla legge statale n. 328/2000 non sono stati attuati, differentemente da quanto è successo in altre Regioni d'Italia. Questo è un grave ritardo perché impedisce un intervento più adeguato alle specifiche realtà territoriali e quindi più adeguate al cittadino. Le motivazioni date dall'Assessore per giustificare il ritardo non ci convincono, non ci convince il dare tutto questo peso alla difficoltà legata alla disomogeneità del territorio e alla necessità di approfondimenti tematici, in particolare sulla realtà del capoluogo regionale. Ci sembrano queste invece delle motivazioni per realizzare i piani di zona nel più breve tempo possibile, come in qualche modo emerge dall'introduzione stessa al terzo rapporto. Illuminante l'impegno di spesa per la loro redazione: dai 40mila euro previsti per il 2006, ne sono stati effettivamente impegnati solo 14.466; un secondo dato importante è che, di fronte a un aumento del Fondo nazionale delle politiche sociali nel 2006 del 49% grazie all'arrivo al potere del Centro-Sinistra, che ha rimediato ai drammatici tagli del Centro-Destra operati fra il 2004 e il 2005, il fondo regionale è aumentato nello stesso periodo solo del 20%, assestandosi a poco meno di 22 milioni di euro. Se a tale dato si aggiunge quello della riduzione degli interventi previsti in questo settore della finanza locale, pari anch'essi a poco meno di 22 milioni di euro, si evidenzia come la spesa per le politiche sociali in Valle è stazionaria, quasi stagnante. Ciò non è bene, perché tutti noi sappiamo che per fortuna di tutti la vita media aumenta, aumentano gli anziani e fra di essi quelli in difficoltà, aumentano gli invalidi e come dirò poi aumentano i poveri. Se la spesa non aumenta, significa che gli interventi pro capite diminuiscono e questo può essere fonte di notevole preoccupazione. Infatti, in merito alla finanza locale, il terzo rapporto giustifica tale flessione degli interventi con l'introduzione dell'IRSEE, che ha permesso di meglio conoscere i redditi e i patrimoni familiari e di calcolare in modo più equo le quote dovute dagli utenti per beneficiare dei servizi socio-assistenziali. Su questa motivazione abbiamo delle grosse perplessità, se è vero che l'IRSEE può essere un strumento importante per la determinazione degli interventi pubblici in servizi ad alto impegno finanziario, come l'inserimento in microcomunità, il suo uso in altri settori a minore impatto economico appare non giustificato e fonte di spreco e di ingiustizie; ad esempio, in alcuni servizi di base, come la fornitura di pasti a domicilio o i piccoli interventi in aiuto domestico, la complessità della procedura ha provocato una contrazione delle prestazioni erogate. Ciò non vuol dire solo che qualche ricco ha dovuto cavarsela con le proprie risorse, ma che parecchie persone con reddito medio basso hanno dovuto rinunciare ad un servizio essenziale, tutto ciò costa all'amministrazione, perché questi utenti vanno in crisi e quindi si rivolgono a servizi di maggior costo come le microcomunità e le amministrazioni pubbliche non hanno recuperato neppure i soldi per pagare gli impiegati che seguono tutta la procedura IRSEE: questo non è un buon risultato.

Il secondo dato critico è legato alla definizione dei livelli di accesso alle prestazioni sociali LEP, un momento assistenziale di garanzia del diritto di ogni cittadino a tali prestazioni, eque ed uniformi su tutto il territorio regionale. Anche qui, occorre evidenziare che esistono note difficoltà e problematicità e che il ritardo accumulato su questo tema non può che rendere più complessa e difficoltosa la loro soluzione.

Entrando nello specifico del testo, vogliamo evidenziare alcuni dati puntuali che meritano la riflessione: il primo e più drammatico dato che emerge dal rapporto è l'aumento della percentuale di povertà relativa nella nostra Regione, passato dal 6,8% del 2005 all'8,5% del 2006, con l'aumento che è fra i più rilevanti d'Italia e che, a causa di possibili errori statistici, potrebbe raggiungere l'11,4%, il dato più alto dell'intervallo di confidenze. Tenuto conto che il reddito medio pro capite è fra i più alti del Paese, si evidenzia come nella nostra Regione quasi un 10% della popolazione ha un reddito da povero in Italia e quindi da molto povero nella nostra Regione, perché non c'è niente di peggio di essere a corto di risorse in mezzo a chi di risorse ne ha in abbondanza.

Un secondo dato rilevante è che l'importo medio annuo delle pensioni in Valle è di 14.344, valore superiore a quello nazionale di 13.293; viene definito nel terzo rapporto come una conferma della presenza di un sistema munifico. A noi pare invece un dato preoccupante, perché la poca differenza rispetto al dato nazionale potrebbe evidenziare una reale capacità di spesa pari o inferiore a quella nazionale italiana alla luce del maggior costo della vita nella nostra Regione e questo non solo per una maggiore ricchezza della nostra Comunità, ma anche per le indubbie difficoltà dell'abitare in montagna, riscaldamento trasporti... Inoltre riteniamo che in questo caso si sarebbe dovuta fare un'analisi per fasce, ossia sarebbe stato opportuno andare a vedere la consistenza delle pensioni più ricche e di quelle più ridotte, potrebbe essere che, a fronte di una media discreta, il numero delle piccole pensioni potrebbe essere molto più rilevante di quanto non ci si aspetti, tenuto conto dei numerosi agricoltori e artigiani che componevano l'occupazione nel secondo dopoguerra dopo il XX secolo.

Un'altra osservazione importante riguarda i costi degli asili nido, arrivati ad oltre 1,2 milioni di euro in carico agli utenti, per cui il costo delle rette è determinato dall'ente gestore. Di fronte a questo costoso servizio ci possono essere trattamenti differenziati sul territorio regionale; a noi pare che si dovrebbe istituire una retta regionale omogenea per tutta la Valle con un'attribuzione agli utenti di un massimo del 20% dell'effettivo costo del servizio. Il maggiore impegno finanziario per la Regione non sarebbe così rilevante: 3-400mila euro e potrebbe essere recuperato attraverso interventi per ottimizzare i servizi dal punto di vista del rapporto costi-qualità.

Un altro punto da segnalare è l'attuazione della legge regionale n. 44/1998, riguardante le iniziative a favore della famiglia, che ha istituito l'Albo regionale delle casalinghe; il fondo relativo nel 2006 per gli infortuni domestici ha erogato la bellezza di 766 euro contro gli oltre 2.300 del 2004-2005, mentre per i ricoveri ospedalieri abbiamo superato di poco i 5mila euro, con un lieve aumento rispetto agli anni precedente. Nel decennale della sua promulgazione ci sentiamo di dire che tale norma regionale non ha avuto un grande successo e ci chiediamo quanto ci costi mantenere in piedi questo albo e questi contributi.

Tornando a questioni più rilevanti, occorre evidenziare come per effetto dell'introduzione dell'IRSEE e di nuovi criteri di sua applicazione le domande di contributo accolte per l'assistenza domiciliare nel 2006 siano diminuite di quasi il 28%, passando da 161 a 102. Ciò potrebbe voler dire che c'è meno bisogno di assistenza domiciliare perché gli anziani stanno meglio o sono di meno, ovvero che è probabile che i nuovi criteri di applicazione dell'IRSEE hanno provocato una rinuncia al servizio, diventato troppo costoso per le persone con un reddito appena superiore ai minimi tutelati dalla legge e ciò a confronto dell'andamento delle domande per il minimo vitale, passate da 400 nel 2005 a 482 nel 2006, mentre quelle accolte sono passate da 336 a 400. Tenuto conto che anche i contributi straordinari accolti sono aumentati da 108 a 125, tutto ciò sta a dimostrare che il bisogno aumenta come la povertà e che la riduzione delle domande accolte per l'assistenza domiciliare sono un segnale di discriminazione legato alla scelta dell'IRSEE.

Vi sono molte altre cose che emergono dall'Osservatorio nel suo terzo rapporto, ci pare tuttavia, insieme al collega Sandri come "Partito Democratico", che l'analisi che stiamo oggi valutando porti il Consiglio a dover riflettere su 2 questioni principali: la prima, che, a fronte di una media di benessere ampia e diffusa nella nostra regione, sta aumentando la fascia dei poveri, degli invalidi, dei disabili, degli anziani in difficoltà e ciò vuol dire che sempre più la nostra Regione dovrà indirizzare importanti risorse per mantenere alto lo stato sociale della nostra Comunità. La seconda questione è legata all'utilizzo dell'indicatore regionale della situazione economica; in teoria sembra uno strumento efficace di perequazione, in pratica, salvo in tema di ricoveri nelle microcomunità, si sta rivelando una fonte di complicazioni burocratiche, di costi aggiuntivi in termini di risorse umane e di denaro e talvolta persino generatore di disagio sociale e di carenza di servizi. Non abbiamo la ricetta per risolvere questi 2 problemi, ma riteniamo che possa averlo in un lavoro comune l'insieme del Consiglio.

Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Credo che non sia solo un dovere quello di ringraziare coloro che hanno lavorato per questo Terzo rapporto dell'Osservatorio delle politiche sociali, rispetto ai primi si è visto un arricchimento di riflessioni ogni anno, sono aumentate le analisi nel commento dei dati, interessanti come spunto di riflessione, come indicatori di possibili scelte future. Dal punto di vista metodologico, si apprezza il confronto fra le previsioni ISTAT e i dati reali per valutare l'attendibilità delle previsioni ISTAT; questo dato ci consente di fronte alle previsioni ISTAT di considerarle con maggiore attenzione e attendibilità, senza doversi sempre difendere dal fatto che abbiamo dei piccoli numeri, perché, a parte aspetti marginali, nel complesso le previsioni ISTAT sono state confermate dai dati reali; anche questo lavoro di confronto e di analisi dei dati ritengo sia molto interessante e utile. Ho trovato altresì utile l'utilizzo di tutte le ricerche che in campo nazionale sono state fatte, in modo che effettivamente vi sia una fotografia di questa realtà sulla base dei dati disponibili. Chiederei di fare un ulteriore sforzo per quanto riguarda l'introduzione delle percentuali laddove si riportano i dati relativi alle microcomunità, agli asili nido perché sono forniti i dati bruti, ma quanto si spende complessivamente... come tutti gli utenti, tutta la comunità... senza avere la percezione reale delle percentuali del contributo che gli utenti hanno rispetto a quel particolare servizio. Sono banalità, mi rivolgo a chi ha redatto il rapporto e sta ascoltando in questo momento il nostro intervento.

Anche la descrizione della popolazione dai vari punti di vista è molto interessante e credo sia utile partire dall'ultimo capitolo che riguarda le spese, perché, osservando le spese, veramente possiamo dire che siamo un sistema di "welfare" munifico. È difficile trovare altre Regioni che raggiungono questi livelli. I Comuni stessi... in Italia ogni Comune spende mediamente 92 euro per i servizi sociali, mentre in Valle 345 euro, quindi 4 volte tanto; per gli anziani spendiamo 9 volte tanto quanto spendono le altre Regioni; per i disabili 1/3 in più degli altri; per le famiglie per i minori 3 volte tanto; per gli asili nido, mentre mediamente la spesa è di 5.820 euro per utente da noi è 7.784 euro, un indicatore a mio avviso della qualità del servizio; l'assistenza domiciliare ai disabili a noi costa il doppio rispetto alla media nazionale e ai singoli utenti circa 3 volte tanto rispetto alla media nazionale; per le strutture per anziani spendiamo più del doppio della media nazionale. Abbiamo quindi veramente un "welfare" munifico, spendiamo tanti soldi; nel sociale pro capite spendiamo 100 euro in più rispetto alla media nazionale - solo Trento e Bolzano spendono più di noi - e anche nella protezione sociale pro capite spendiamo 8-8500 euro e solo Bolzano arriva a 9mila euro. Le pensioni anche sono più alte, pur con i limiti che prima la collega Fontana individuava. Questo per dire che si è costruito nel tempo tutto un sistema di "welfare" che ha privilegiato alcuni settori rispetto ad altri; probabilmente è la stessa composizione demografica della popolazione in cui la categoria anziani sta diventando sempre più rilevante, 20 anni fa non era quello il motivo, erano altri i motivi, ma non mi interessa andare a verificare quali fossero gli altri motivi per cui l'attenzione era rivolta agli anziani che non ad altre categorie; forse perché chi decide sono persone adulte che pensano a sé dopo alcuni anni e non pensano invece alle generazioni future. Ripeto: vi è una grande attenzione sugli anziani, le spese sono notevoli; qui non entro nell'elencare i servizi che sono parecchi, ma ricordo i 2 punti essenziali che vengono individuati come linee di azione dall'Osservatorio - e ringrazio l'Osservatorio -, perché si è visto quest'anno che vi è stata una riflessione da parte di più soggetti sugli stessi dati, per cui tale lavoro è la conclusione di una riflessione di gruppo e non solo di alcuni che hanno raccolto i dati. Si indica come linea di azione quella di pensare sempre più a strutture medicalizzate, che hanno la funzione di intervenire dove la famiglia non riesce a farlo; poi vi è la proposta di ampliare l'offerta residenziale, condivido pienamente questa proposta, anche se vi sono alcuni elementi critici su cui bisogna riflettere fortemente. Il primo è l'elemento che ricordava la collega Fontana: non possiamo utilizzare gli stessi criteri di valutazione del reddito, gli stessi criteri per individuare la retta per le strutture residenziali o per i servizi domiciliari, perché sono diversi, ma ancora una volta bisogna riflettere meglio, perché l'offerta residenziale deve essere un'offerta, qualcosa che consenta alla famiglia di farcela e non un cappio alla gola; chiedo una riflessione su questo, ma lavorando su tale banca dati forse sarà possibile. Secondo elemento - che mi preoccupa molto di più perché non possiamo intervenire solo con atti amministrativi -: se si potenzia l'offerta residenziale, in genere si fa riferimento ad una situazione in cui c'è una famiglia dietro a questo anziano. La situazione demografica della Regione è fragilissima rispetto a tale punto; questo studio ci dice che il 40% delle famiglie valdostane o hanno un'età superiore ai 65 anni, oppure sono senza figli: questo vuol dire che andiamo verso un tipo di situazione in cui l'anziano non ha attorno a sé dei familiari che lo aiutano, allora bisogna riflettere su tale dato prima di puntare sull'offerta residenziale, forse bisogna costruire una serie di reti di protezione, di relazioni che consentano anche al singolo di non essere solo con una badante in casa, ma che vi sia una protezione attorno.

Rispetto ai disabili e agli invalidi civili, anche qui abbiamo visto che i servizi sono molti e differenziati, la cosa interessante qui è che, a fronte di nuove esigenze o di nuove offerte di servizi, vi è l'attenzione da parte dell'Amministrazione. Nella scuola vi è quasi un rapporto 1 a 1 fra alunni con disagio e docenti di sostegno, però qui vorrei riproporre il problema del precariato, perché, se vogliamo sostenere questi alunni disabili, dobbiamo non lasciare alla precarietà tale tipo di sostegno. Chiederei che venisse fatta una riflessione perché non basta dire che abbiamo 279 alunni nelle nostre scuole come dice il rapporto e abbiamo 269 docenti di sostegno, quindi c'è un buon rapporto; ma a questo buon rapporto corrisponde la possibilità di avere un rapporto di lavoro adeguato? Direi che questi sono i 2 settori in cui la Regione ha attivato più servizi su cui sta lavorando da più tempo.

Vediamo adesso gli altri settori che a nostro avviso sono di maggiore criticità: il primo settore di maggiore criticità è la famiglia, dove c'è una fragilità molto forte: qui abbiamo 35 su 100 famiglie con una sola persona (in Italia 26 su 100), abbiamo solo il 33% di coppie con i figli (in Italia 41 su 100), abbiamo il 32% dei casi in cui i genitori non sono coniugati (il doppio rispetto all'Italia) e vi sono moltissime separazioni: 383 su 100mila coniugati (in Italia sono 283), 276 divorzi (in Italia 153). Vi è una propensione a vivere senza sposarsi: 70 su 100 famiglie (59 su 100 in Italia) e ancora il 50% degli intervistati in Valle dichiara di non voler figli (in Italia 46%), il 43% delle persone intervistate alla domanda: "con l'arrivo di un figlio peggiora o migliora la vostra situazione" risponde che peggiora. Non sto dando nessun giudizio di valore, sto cercando di richiamare qui alcuni elementi tratti da questo rapporto che fotografano la fragilità della coppia, la fragilità delle famiglie monogenitoriali, è interessante quella indagine sulle famiglie monogenitoriali da cui risultano una serie di problemi, perché la famiglia, come la singola persona, raccoglie i problemi che riguardano tutti i settori: dal lavoro, alla casa, ai servizi. Qui si vede che la fragilità della famiglia è presente in tutti i servizi ADE che vengono fatti sul territorio. Se poi andiamo a vedere le famiglie monogenitoriali, si vede che i loro problemi sono economici, la casa in affitto... e qui emerge che la casa è uno dei problemi fondamentali delle famiglie! Mentre in Italia il 19% vive in case in affitto, in Valle il 21% e il 59% delle famiglie monogenitoriali che esprimono la propria difficoltà sono quelle che vivono in affitto, ossia vivere in affitto è uno degli elementi forti che favorisce una situazione di povertà e disagio. Rispetto a questa situazione della famiglia, vi è la legge n. 44, che è utile, ma non sufficiente. Capisco che l'Assessore voglia proporre sempre positivamente, dicendo: "bisogna aiutare le famiglie puntando ai progetti sull'autoaiuto ", ma per 2 anni di seguito l'articolo che riguarda progetti di autoaiuto ha visto la presentazione di 3 soli progetti. Non credo che la fragilità della coppia possa essere risolta da 4-5 progetti che nel tempo si potranno costruire e che interessano pochissime persone. Bisogna fare un lavoro molto più serio, non è questo il luogo, ma credo che su questo bisogna riflettere, come bisogna riflettere sul fatto, come dice anche il rapporto, che l'articolo che riguarda le gestanti sole non è utilizzato. Se è vero che esiste un problema di fare figli, perché non aiutare e favorire quelle situazioni in cui la gestante è sola? Nessuno ha chiesto aiuto o perché l'aiuto è irrisorio, è minimo, non è consistente, né risolutivo, oppure perché non è conosciuto, ma penso sia più il primo aspetto. Credo che da questi dati emergano linee di azione... la mia intenzione non è quella di demonizzare una situazione, ma di indicare che, a nostro avviso, facendo nostri molti spunti del rapporto, si tratta di operare in modo fermo sulla mediazione familiare, sui servizi di sostegno alla coppia e questi stessi servizi potrebbero essere utilizzati per sostenere quelle donne con figli che lamentano la difficoltà di far fronte ad una situazione in cui devono provvedere all'affitto della casa, al mantenimento dei figli, a lavorare e sono sole e non hanno una rete di protezione attorno. A nostro avviso, è urgente, spero che nel rapporto del prossimo anno vi sia la presentazione di un servizio di mediazione familiare in cui sia possibile un momento di incontro, di mediazione con la donna sola in relazione alle difficoltà della vita, che ha con il proprio figlio. Ritengo che, come ricordavano ieri e oggi ancora i colleghi del "Partito Democratico", vada rivista la legge n. 19 per quanto riguarda il sostegno economico; le famiglie monogenitoriali in difficoltà hanno detto chiaramente che quello è il primo punto.

Secondo punto: i servizi per l'infanzia, quando affrontiamo questo argomento... capisco che l'Assessore voglia rivendicare il fatto che siamo tra i primi in Italia rispetto ai servizi per l'infanzia, ma chiediamoci: se è vero che abbiamo una realtà familiare diversa rispetto a quella delle altre Regioni, forse dovremmo pensare a dei servizi non tarati sulle medie nazionali, ma tarati sulle nostre esigenze. Qui le famiglie monogenitoriali chiedono più servizi e lo chiedono soprattutto le famiglie di Aosta, perché, mentre le famiglie dei Paesi possono contare su reti relazionali, su reti amicali...

(interruzione del Consigliere Vicquéry, fuori microfono)

... lo dice il rapporto...

(nuova interruzione del Consigliere Vicquéry, fuori microfono)

... collega Vicquéry, sto leggendo quello che è scritto qui riguardo alle famiglie monogenitoriali in Valle: Aosta rappresenta il 53% della popolazione e...

(nuova interruzione del Consigliere Vicquéry, fuori microfono)

... sto descrivendo quello che è scritto nel rapporto, non mi sto inventando delle cose... Se lei prende a pagina 34 del rapporto... e a pagina 70 (del rapporto sulle famiglie monoparentali) vedrà che le reti informali come utilizzo per la gente di Aosta arrivano al 40%, fuori al 56%; il ricorso ai servizi pubblici per Aosta 21%, fuori l'8%, sto leggendo i dati, non invento niente! Nessun aiuto: in Aosta il 33%, fuori Aosta il 28%, ma perché metto in rilievo questi elementi? Perché, secondo noi, va realizzato quello che era un progetto già indicato nel Primo e Secondo rapporto sulle povertà: quello di un'indagine sociale, perché, come dice lo stesso rapporto che stiamo analizzando, rispetto alla marginalità sociale, abbiamo un approccio scarsamente esaustivo, c'è una conoscenza frammentaria, per cui è necessario fare un'indagine sociale per analizzare meglio, leggere meglio questi dati, incrociarli. Forse ha ragione il collega Vicquéry, adesso stiamo estrapolando alcuni dati, ma non sappiamo se sono dati omogenei rispetto ad altre situazioni di ricchezza, lavoro... e solo un'indagine sociale mirata può risolvere. Sentite, non fatemi fare le solite battute, ma spendiamo più di 20mila euro all'anno per sapere se la gente della Valle ha saputo della presenza dello stambecco albino e non siamo in grado di spenderne altrettanti o il doppio per una ricerca sociale che ci dà elementi importanti di conoscenza della popolazione? È mai possibile! Non credo si possa dire che non ci sono i soldi, forse non si è ancora capito l'importanza di un'indagine sociale e tale rapporto dice chiaramente che questo è necessario, altrimenti si rischia di fare estrapolazioni; questo va fatto assolutamente, ma non dopo, fra 5-10 anni, perché sono almeno 4 anni che lo chiediamo! I piani di zona non sostituiscono la ricerca sociale, non è la stessa cosa: i piani di zona sono la descrizione di quello che i singoli soggetti vedono, come lo è questo. Un'indagine sociale va a cercare altri elementi, che i nostri occhi, per quanto di addetti, di assistenti sociali o di volontariato, non sono sempre in grado di capire o di interpretare, in questo senso dico che è importante. Ripeto: i piani di zona sono un'altra cosa, se aspettiamo di fare i piani di zona e poi la ricerca sociale, penso sia come costruire prima il tetto e poi la casa. A pagina 192, per spiegare in modo corretto la tipica associazione... qui, fra l'altro, è rispetto alla famiglia, al problema che l'Assessore poneva della poca propensione dei Valdostani a far figli, si dice: "... occorrerebbe conoscere le caratteristiche e i percorsi delle famiglie valdostane in modo più approfondito di quanto le statistiche attualmente a disposizione consentano di fare. Rinviando questo obiettivo alla realizzazione di un'inchiesta sociale sulle condizioni di vita della popolazione e delle famiglie valdostane, è possibile per ora affermare..." e via dicendo...

(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

... Assessore, allora non è un'indagine sulle caratteristiche e i percorsi delle famiglie valdostane, perché si è solo limitato a quel pezzettino e solo al 40% della gente che ha risposto! Se lei vuole contraddirmi, lo faccia pure, ma non dica cose che sono inesatte e che neanche il rapporto fatto dai suoi uffici ha detto!

L'altro elemento su cui occorrerebbe riflettere sempre rispetto alla famiglia è il rapporto casa in affitto, di cui parlavo prima... qui anche si tratterebbe di prendere sul serio la conciliazione lavoro e famiglia: da un lato, si afferma l'importanza della famiglia per i minori e, dall'altro, nelle stesse politiche portate avanti a livello di amministrazione il part-time è visto come una difficoltà e come se fosse penalizzato. È scaduto il tempo ma, avendo diritto a un secondo intervento, vado avanti come secondo intervento. Quanto tempo ho come secondo intervento? Quindici minuti?

Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina, per il secondo intervento.

Squarzino (Arc-VA) - Grazie. Qual è l'altro problema tornando ai servizi sugli asili nido? Qui non ripeto, ma faccio riferimento a quanto detto prima dalla collega Fontana, nel senso che gli asili nido costano in modo diverso da Comune a Comune e poi abbiamo sentito in quella indagine sulle famiglie con un genitore e almeno un figlio minorenne che alcune famiglie non accedono ai servizi perché costano troppo cari. Se è vero che in Valle abbiamo il più alto indice di occupazione femminile... e vorrei ricordare che ieri quando si è parlato degli infortuni sul lavoro... il 2006 ha visto un aumento del 14% degli infortuni sul lavoro per le donne, il numero di incidenti sul lavoro che coinvolge delle donne ha superato il numero di incidenti che coinvolgono gli uomini: questo per dire che la presenza delle donne nel mondo del lavoro è molto articolata ed è pagata con le conseguenze di lavori pesanti o poco sicuri. Noi dobbiamo curare maggiormente i servizi alla prima infanzia, perché se è vero che una serie di persone dicono nelle ricerche fatte dall'ISTAT che temono di fare un figlio perché temono che la loro situazione peggiori, perché se anche le famiglie monogenitoriali individuano come una delle esigenze la richiesta di più servizi, vuol dire che questo problema esiste, non dico che bisogna costruire un asilo nido aziendale qui sotto, ma dico che tale problema esiste. Non possiamo far finta di niente, "ogni famiglia si aggiusta come può", no; questo è uno dei problemi fondamentali che le famiglie devono affrontare!

Vorrei soffermarmi un attimo sugli stranieri. Sono diverse le iniziative che vengono fatte, tutte lodevoli, varrebbe la pena ripensare un poco alla figura del mediatore culturale; da un lato si elenca giustamente fra le attività formate, i profili professionali formati quello del mediatore culturale, si dice che siamo riusciti a formarne altri; da un'altra parte del libro si riportano... non solo, ma se prendiamo il numero di alunni stranieri nelle scuole, è un numero consistente, quindi c'è un tentativo di inserimento, da altre parti si dice che l'USL è attenta a ricorrere ai mediatori culturali per tutti i servizi. Nel rapporto a pagina 177, dove si parla di spese liquidate per progetti di mediazioni interculturali nelle scuole, nelle Comunità montane e altri enti, vedo che il totale è 51mila euro, pari a poco più di 2.000 ore. Credo che 2.000 ore in un anno suddivise nelle scuole, nelle USL, nei vari servizi siano poche, se effettivamente c'è questa esigenza. Nello stesso tempo si dice che vi è difficoltà a trovare i mediatori culturali perché alcuni che sono formati poi non accettano di lavorare in quel settore, ma è chiaro che se l'offerta è di questo tipo... ora, per quanto riguarda le tate, sono formate, le famiglie hanno un'esigenza urgente e, pur di andare a lavorare, provvedono direttamente a cercarsi la tata, invece per il mediatore culturale non è il singolo - dovrebbe essere lo straniero che non è in grado di pagarselo -, ma è l'istituzione che lo cerca e che lo paga, la scuola, l'USL, le Comunità montane... e qui non ci siamo! Qui viene - sembra - poco utilizzato, per cui credo che si tratti di capire meglio quali possono essere le forme che possono facilitare l'integrazione, perché nessuno più può pensare che possiamo fare a meno come Regione di questo apporto nell'ambito di diversi tipi di lavoro e anche per quanto riguarda il calo o meno della natalità. Direi che anche qui andrebbe fatto uno sforzo ulteriore per questa cultura di accoglienza valoriale.

Non mi soffermo sulla povertà perché più volte su questo sono intervenuta, più che servizi alle persone in disagio - dormitori, maggiori pasti caldi - andrebbe fatto quel lavoro che si dice sempre di fare, oppure che, se iniziato, non ha ancora portato i suoi frutti: il lavoro di integrazione delle varie realtà presenti sul territorio, che esaminano le varie concause di una situazione di disagio affinché si possa intervenire in modo proficuo, forse in questo caso i piani di zona possono dare una risposta, lo vedremo. Vedremo se dopo i piani di zona tali categorie sono più o meno protette, perché anche il problema degli asili nido prima che i Comuni abbiano capito... incomincino a capire l'importanza dei servizi alla prima infanzia... del tempo è passato. Perché dobbiamo come Comunità pagare questi ritardi? Forse è possibile fare un lavoro culturale che accorci tali distanze.

Infine, per quanto riguarda la situazione della donna, quando si parla dei servizi per la prima infanzia, quando si parla dell'occupazione, credo che un'attenzione particolare vada al genere femminile, alla donna, non perché io sono donna, ma perché gli incidenti sul lavoro che coinvolgono le donne hanno superato nel 2006 il numero di incidenti che coinvolgono gli uomini. Se andiamo a vedere qual è la persona più fragile, vediamo che è la donna separata con un figlio, donna che si lamenta che in molti casi non ha rimborsato l'assegno di mantenimento per i figli. Forse qui un'attività di anticipazione di questo assegno andrebbe fatta. Per quanto riguarda la donna disoccupata, è vero che bisogna conciliare insieme l'occupazione e la cura dei figli, quindi tutto il lavoro di conciliazione dei tempi della famiglia e dei tempi del lavoro. Sono sicura che il prossimo Consiglio regionale avrà più attenzione a questi temi, perché ci saranno sicuramente più donne elette.

Presidente - Le rimanevano 4 minuti, collega.

Squarzino (Arc-VA) - Li ho regalati a lei, Presidente.

Presidente - Continueremo l'esame di questo oggetto nel pomeriggio.

Il Consiglio prende atto.

Presidente - Dichiaro conclusi i lavori consiliari per questa mattina, il Consiglio è riconvocato alle ore 15,30.

La seduta è tolta.

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La seduta termina alle ore12,59.