Objet du Conseil n. 3228 du 10 janvier 2008 - Resoconto
OGGETTO N. 3228/XII - Osservatorio per le politiche sociali. Terzo rapporto.
Président - On reprend les travaux. Je rappelle qu'on était en train de discuter l'objet n° 44.
La parole au Conseiller Comé.
Comé (SA) - Desidero in apertura di questo mio intervento ringraziare l'Assessore regionale, in modo particolare direi l'intera "équipe" che ha realizzato tale Terzo rapporto sulle politiche sociali in Valle. Solo il possesso e la conoscenza di dati oggettivi e reali sui differenti fenomeni consentono infatti di avere una percezione della realtà oggettiva e fondata sui dati di fatto, piuttosto che sulle impressioni, e solo dalla conoscenza concreta è possibile far scaturire ipotesi di intervento efficaci e politiche che siano insieme valide, sostenibili ed adeguate. Va bene quindi la raccolta, la catalogazione, la rielaborazione in senso scientifico dei dati; oggi già alcuni colleghi sottolineavano come questo Terzo rapporto sulle politiche sociali sia andato via via più arricchendosi di dati, di impressioni, di relazioni. Tale rilettura costituisce un compito di valenza insostituibile per l'intera collettività e di essa, la politica e l'Amministrazione in primo luogo devono farsi carico fortemente e in prima persona, soprattutto in ambito legislativo.
La lettura di questo terzo rapporto sulle politiche mi ha permesso di puntare l'attenzione su alcune questioni che ritengo importanti e che sono state evidenziate nel rapporto stesso. Due sono i temi che mi paiono di primaria importanza per la convivenza in Valle d'Aosta nel periodo attuale: intendo riferirmi alla struttura demografica della popolazione e alle aree di marginalizzazione attualmente presenti. La popolazione maggiormente attiva, fasce di età fra i 25 e i 59 anni, è in constante diminuzione nel medio periodo e tende a ridursi costantemente nel tempo, mentre una delle fasce di popolazione meno produttive - quella infantile e adolescenziale - appare stabile, ma questa stabilità vi è grazie soprattutto agli immigrati, altrimenti saremmo in forte regresso, mentre tende a crescere esponenzialmente l'area della terza età. Derivano da queste considerazioni quindi alcune conseguenze: anzitutto una fascia di popolazione produttiva decrescente per numero deve necessariamente farsi carico delle necessità di fasce di popolazione di entità complessivamente crescenti per numero e provviste di possibilità assolute o relative di autosostentamento; in secondo luogo, il mantenimento di politiche solidaristiche e sociali di ampio respiro è destinato a scontrarsi con l'onerosità crescente dei servizi, in un'epoca in cui le disponibilità economiche complesse e categoriali tendono fatalmente ad assottigliarsi sotto la duplice spinta della globalizzazione economica e del restringimento numerico delle fasce di età depositarie di risorse economiche dirette. È ancora il caso di ricordare come i costi crescenti di impresa pongano ulteriormente in difficoltà l'economicità di molti dei servizi sociali, mentre le risorse disponibili da parte delle istituzioni centrali e periferiche sono in costante calo per l'effetto delle misure politiche internazionali, vedasi l'allargamento dell'UE e delle difficoltà economiche. D'altra parte, quando i costi pro capite dei servizi degli asili nido e delle "garderies" raggiungono i livelli recentemente riportati dalla stampa locale, come sottolineava anche oggi l'Assessore, viene spontaneo chiedersi per quanto tempo ancora si potranno mantenere in essere gli elevati "standard" qualitativi raggiunti dalla nostra Regione, "standard" qualitativi che attestano di un'attenzione a protrarsi nel tempo e che rappresentano una delle punte di eccellenza della nostra convivenza. I dati di cui stiamo parlando testimoniano una realtà di cui dobbiamo renderci conto; il "welfare" così come oggi è concepito necessita di un profondo ripensamento, noi però non siamo fra coloro che ritengono che il mero calcolo del profitto debba essere regolatore degli equilibri interni alle relazioni sociali ed umane. Le nostre convinzioni e la nostra stessa storia ci impongono di affidare all'umanità e ai suoi valori perenni una forza sconosciuta... a chi riduce tutto a semplice calcolo di profitto e di mercato... valori quali la condivisione, la solidarietà, la collaborazione ci impediscono di liquidare secondo le logiche di mercato le necessità dei bimbi, degli anziani, degli emarginati. Salvare lo stato sociale è allora un compito ineludibile, anche se appare una sfida improba, essa richiede un profondo ripensamento di strutture e forse di istituzioni, certamente i costi legati alla tutela della prima infanzia, così come quelli dell'assistenza degli anziani sono imponenti e lo sono ancora di più se vengono demandati esclusivamente ad aziende specializzate, che oltretutto legano l'offerta dei loro servizi ad un'asettica specializzazione, che potrebbe talora difettare di calore umano.
Vi è un ambito però oggi in crisi, che consentirebbe di svolgere concretamente una politica sociale, fondata sull'affetto e sulla vicinanza, ancor prima che sulle competenze asettiche, e noi del gruppo "Stella Alpina" non abbiamo mai fatto mistero di riconoscere nella centralità della famiglia uno dei cardini della sua impostazione culturale e morale prima ancora che sull'impostazione politica. La politica sociale può essere mantenuta senza perdere i significativi risultati ottenuti negli ultimi anni, se e quando si deciderà di incidere ancora di più per una vera e propria politica della famiglia, nel quadro della quale i più piccoli come gli anziani trovino la necessaria assistenza in termini di efficienza e di affetto. Qui già oggi l'Assessore sosteneva come la famiglia dovrà cambiare il suo ruolo, deve diventare di nuovo protagonista; fra l'altro, nell'aprile 2007, quando vi fu a Pollein la III Conferenza regionale sulla famiglia, lo stesso Vescovo Anfossi a conclusione del suo intervento disse: "La mia esperienza, in parte legata alla Caritas diocesana, mi induce a pensare che la consuetudine, invalsa da più tempo a contare sulle provvidenze elargite dalla Regione si traduca in una minor propensione a risolvere i propri problemi, contando sulle proprie risorse o su quelle che si ottengono unendo le forze con altre famiglie". Già lui aveva sottolineato come sarebbe importante ridare un ruolo nuovo alla famiglia. Certo che tale scelta coraggiosa e in controtendenza, con tanta pretesa professionalità nei rapporti umani oggi abbondantemente diffusa ha dei costi, ma mi chiedo se quei costi oggi siano paragonabili agli attuali costi che incidono sui bilanci pubblici per ogni bambino ospitato negli asili nido. Mi rendo conto che sto intervenendo nel dibattito di oggi sulla base dei dati del rapporto, ma anche sotto la spinta di una percezione emotiva e ritengo che sarebbe importante, a seguito di questo rapporto di cui ci avvaliamo per la nostra attività, potenziare ulteriormente quei gruppi di lavoro che abbiano il mandato preciso di elaborare strategie di medio e lungo periodo, finalizzati ad elaborare progetti per delineare strategie di fondo verso le quali indirizzare la Comunità valdostana nei prossimi decenni.
Da quanto ho espresso sopra, emerge inequivocabilmente un dato: l'immigrazione di manodopera proveniente dal mondo extracomunitario e delle aree maggiormente svantaggiate della stessa UE è oggi per noi una necessità ineliminabile. Come potrà fra pochi decenni un 50% di popolazione attiva farsi carico di un restante 50% bisognoso di educazione ed assistenza? La prosecuzione del nostro benessere impone dunque la scelta dell'immigrazione. Sono consapevole di quante preoccupazioni susciti nella nostra Comunità la presenza di un'immigrazione massiccia e incontrollata; il gruppo "Stella Alpina" del resto ha voluto farsi carico ripetutamente di questa preoccupazione diffusa fra la nostra gente, pure nel pieno rispetto della nostra cultura e delle nostre tradizioni, seguendo la strada del rispetto delle leggi nei confronti di chiunque, l'immigrazione va indirizzata secondo logiche di efficienza e di solidarietà nei confronti di coloro che ci tendono la mano. Anche in questo ambito un'efficace politica familiare, se opportunamente collegata con la cultura dell'accoglienza nel rispetto della nostra cultura, può essere di grande utilità. In tale contesto è indispensabile progettare un'articolata opera di mediazione interculturale nei 2 sensi, nei confronti degli immigrati affinché sappiano integrarsi nella nostra civiltà pur mantenendo le loro radici, ma nel rispetto totale delle regole, delle tradizioni e della cultura della nostra terra, di quella terra che li ospita, e nei confronti della nostra collettività che sappia però aprirsi all'accoglienza. Nell'ambito delle politiche sociali come nell'immigrazione quindi non aspettiamo di ricevere lumi o istruzioni dallo Stato, o da altri ambiti europei, ma muoviamoci fin da subito nell'ambito delle nostre competenze specifiche affinché il contributo che la nostra Regione potrà dare rispetto a queste tematiche sia il più profondo, originale ed utile possibile.
Presidente - La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Cercherò di essere breve, anche se l'argomento potrebbe indurre alla tentazione di essere "alluvionale", ma penso che non sia questa la sede per fare sfoggio delle conoscenze sulle tante problematiche che riguardano le politiche sociali. Siamo al terzo atto, perlomeno siamo alla terza replica di una fase amministrativa che conosciamo: quella del Rapporto per le politiche sociali. Penso sia condivisibile quello che lei ha scritto ad introduzione del rapporto, ossia quando lei dice che la finalità di tale pubblicazione è quella di dare avvio ad un dibattito e ad una riflessione e penso che su questo non possiamo che essere d'accordo. Probabilmente un po' meno d'accordo siamo sulle parole che invece sono state messe in calce all'allegato oggetto di discussione, ossia sulla copertina della deliberazione di Consiglio, dove si dice che si tratta di una versione strategica, su questa strategia che implica la versione strategica forse avremo modo di tornarci. Penso che non si debba fare quello che si fa normalmente in sede di discussione del bilancio regionale, ossia che si faccia una grande discussione su tutto e sul contrario di tutto. La tentazione di intervenire puntualmente sugli aspetti contenuti in questa relazione penso sia una tentazione da rifuggire, perché qui ci troviamo di fronte ad una fotografia; di conseguenza, le fotografie possono piacere, possono non piacere, possono essere belle perché sono riuscite bene, possono essere meno belle perché sono riuscite male, ma sono e rimangono delle fotografie. Non è il terzo rapporto lo strumento per risolvere i tanti problemi irrisolti nell'ambito delle politiche sociali, allora bisognerebbe capire se, arrivando alla terza edizione di questo documento, non sia il caso, come sosteniamo da un anno a questa parte, di introdurre dei correttivi che possano dare maggiore attualità e concretezza al rapporto stesso.
Stamani ho sentito degli interventi molto articolati, che si sono soffermati sui tanti aspetti, sui tanti dati, sulle tante percentuali per contestare, per evidenziare punti di debolezza del rapporto stesso, punti di debolezza che poi peraltro si poggiano tutti su un dato che di debolezza non è, perché è quel dato di 345 euro a persona, volendo dividere le risorse impegnate dall'Amministrazione regionale, rispetto ai 92 euro a persona che è la media nazionale. La debolezza finanziaria rispetto alla spesa pro capite perciò non appartiene alla chiave di lettura di questo rapporto. Cosa dire? Non è questa una sede convegnistica, non siamo qui ad illustrarci e a convincerci che quella è la situazione; è una situazione che ci è nota perché questo rapporto è poi la sommatoria delle iniziative ispettive, delle deliberazioni di Giunta, degli atti legislativi di cui questo Consiglio si occupa in maniera costante di seduta in seduta, perciò non possiamo neppure dire di essere sorpresi da tali dati. Siamo invece perplessi del fatto che, non essendo questa una sede convegnistica ma una sede politico-amministrativa, dunque una sede decisionale, ci si limiti a prendere atto di dati statistici e non si faccia quello sforzo ulteriore di individuare quegli strumenti e quelle azioni necessarie per migliorare la fotografia che si presenta. Quello che dicevamo lo scorso anno e lo ribadiamo quest'anno è che la sua responsabilità politica, Assessore, della sua maggioranza e di questa istituzione è quella di fare delle azioni amministrative, di gestire e di governare determinati fenomeni in tale caso nell'ambito delle politiche sociali. A me allora interessa relativamente sapere con macabra pignoleria quanti sono i suicidi, come si sono suicidati e com'è la ripartizione nei distretti, piuttosto che nelle annualità, perché non mi dà degli strumenti politico-amministrativi significativi, salvo che qualcuno possa pensare di legiferare in materia di corde visto che l'impiccagione sembra essere lo strumento preferito dagli aspiranti suicidi, ma sicuramente non è questo il senso. Sarebbe allora più importante, andando su un tema di maggiore attualità - gli asili nido -, che il dato statistico qui contenuto, che si riassume nel 4,9% delle risorse globali delle politiche sociali che vengono impegnate per gli asili nido, ci desse non solo la fotografia di cosa incide ad Aosta o in un altro distretto, di quanto contribuisce la Regione e di quanto l'utenza, ma di qual è lo "stato dell'arte", ossia l'offerta rispetto alla domanda è sufficiente? La risposta penso sia notoria: non è sufficiente. Quali sono allora gli strumenti in termini finanziari, in termini strutturali per tentare di avere un dato diverso il prossimo anno, quando il prossimo anno andremo ad esaminare il quarto rapporto? Perché, avendo noi una responsabilità amministrativa, dobbiamo dare delle soluzioni, non possiamo limitarci a dire: "piove", perché il fatto che piova è la constatazione di una certa situazione. È vero che questa pioggia l'abbiamo innescata noi con delle azioni e con delle risorse finanziarie, ma siamo soddisfatti di tale fotografia? Su certi aspetti, pur stando noi all'opposizione, possiamo essere soddisfatti, su altri invece nutriamo delle perplessità, evidenziamo delle criticità, formuliamo delle critiche, ma quali sono le proposte che fa il Governo che ha le leve della finanza regionale per risolvere questa debolezza? Non è dato sapersi. Non è dato sapersi in tale rapporto, è ovvio che, se andiamo ad esaminare l'insieme dei vari dati amministrativi, possiamo arrivare alla conclusione che non c'è la volontà politica di prendere determinazioni diverse per incrementare la domanda degli asili nido, ma sarebbe invece importante nella chiarezza di questo quadro statistico che vi fossero a fianco dei dati statistici le indicazioni delle azioni amministrative per migliorare quel quadro statistico: ecco qual è il vero "ventre molle" di questo rapporto; un rapporto che, se viene preso pagina dopo pagina, rischia di far appassionare il dibattito consiliare per ore e per giornate, ma di non far fare dei passi avanti rispetto alle domande e alle aspettative della Comunità valdostana. Questo penso sia l'aspetto più importante da sottolineare.
Il secondo aspetto che voglio evidenziare è una preoccupazione, una forte preoccupazione per quel meccanismo che io chiamo il meccanismo della sovrapposizione, che è un meccanismo tipico del suo Assessorato. Una parte ampia di questo documento è dedicata ai piani di zona, che sono indicati in maniera puntuale nell'obiettivo 18 del Piano socio-sanitario approvato da questo Consiglio e anche dal nostro gruppo, pur con tutta una serie di distinguo e perplessità che non sto a richiamare, perché le avevamo nel dettaglio illustrate in quella sede. Devo dire che sui piani di zona qualche perplessità già all'epoca l'avevamo manifestata, tutto sommato ritenevamo e riteniamo ancora che, se il concetto di piano di zona è quello di coinvolgere il livello più vicino al cittadino, ossia l'ente locale, è un concetto percorribile e condivisibile. Andando però a leggere quanto sta scritto in questo rapporto, che l'Assessore immagino avrà letto e anche condiviso, ci rendiamo conto che i piani di zona diventano il piano di zona, perché la decisione politica contenuta a pagina 197 e seguenti - e che sembra essere stata ratificata nella Conferenza dei sindaci del 28 giugno 2007 - è stata quella di realizzare un unico piano di zona per tutto il territorio regionale. Si dice poi ancora che si fanno dei sub-ambiti che saranno coincidenti con i 4 distretti socio-sanitari e questo potrebbe essere anche funzionale: sarebbe la fine del piano di zona, perché a tale punto si torna a ragionare in termini di distretti, che sarebbe poi questa la conclusione. Non fosse che a un certo punto spunta una parola che pensavo appartenere ad una tradizione amministrativa tipica dei Governi del Centro-Sinistra italiano, che avevano messo la politica al centro della sanità. Si ricorderà il collega Vicquéry quando stava nel Comitato di gestione dell'USL, che era il frutto della lottizzazione politica, dove c'erano i rappresentanti dei Comuni, i rappresentanti della Regione... poi si cambiò pagina e si disse: "vogliamo i manager nella sanità" e i "manager" nella sanità dovrebbero essere il presente e forse anche il futuro. Qui invece istituiamo un ufficio politico che è così composto: Assessore, Presidente del CPEL, Sindaco del Comune di Aosta e una serie di figure tecniche, ma andiamo a reinnestare il meccanismo della gestione commissariale tramite politica della sanità sul territorio. Ora, la situazione valdostana non consente di percorrere questo modello - un modello che di per sé è nefasto perché è la riproposizione in chiave attualizzata di un modello già fallito: quello dei comitati di gestione dell'USL -, ma non lo consente perché in questa Regione abbiamo un Assessore alla sanità, e questo è fuori di discussione, abbiamo un'USL, abbiamo un Ospedale e adesso avremo un Ufficio politico del piano di zona: sono 4 livelli che operano sullo stesso ambito, che andranno a creare una serie di enti e sovrastrutture inutili con dei costi di gestione, con dei costi di infrastrutturazione, con dei costi di tempistiche, perché, quando la decisione viene presa a un livello e deve essere poi comunicata per altri 3-4 livelli, è evidente che i tempi si dilatano in maniera infinita e la dilatazione dei tempi vuol dire dare risposte ai cittadini in tempi molto più lenti rispetto a quelli che invece dovrebbero essere i tempi di risposta rapidi, le liste di attesa che non ci sono, i servizi che funzionano, le infrastrutture che si costruiscono e non che si progettano soltanto. Questo nella migliore delle ipotesi, nella peggiore delle ipotesi - se questi 4 livelli dovessero avere delle autonomie non troppo ben raccordate fra di loro -, il rischio concreto è di arrivare ad un conflitto di attribuzioni, che alla fine porta alla paralisi totale del sistema. Arrivando a pagina 200, dove si chiude la vicenda dei piani di zona, vediamo che questa preoccupazione in parte è cresciuta, si è espressa con 5 incarichi: 1 di un collaboratore "senior" e 4 con la funzione di collaboratori "junior". La fantasia non manca perché poi si definiscono figure nuove prendendo a prestito definizioni che spaziano dall'inglese al latino, non saranno politici, ma il problema di fondo è che non capiamo quale sia il senso di partire da un ragionamento che poteva essere condivisibile, stiamo il più possibile sul territorio e parliamo non più di ambito regionale, ma di piani di zona, poi decidiamo che il piano di zona è un unico piano di zona che coincide con tutto il territorio e alla fine diciamo che facciamo un ufficio politico: ecco questa cosa non ci piace assolutamente. È vero che tale documento non è da votare perché dopo il primo rapporto si è cambiata la procedura, di conseguenza vi è solo una presa d'atto del documento, ma diciamo con franchezza che se abbiamo votato il Piano socio-sanitario, questo documento fosse da votare con questa novità messa in fondo, non l'avremmo votato. Su questo gradiremmo che lei nella sua replica ci dedicasse più di qualche approfondimento, per spiegarci un qualcosa che non siamo riusciti a trovare nelle 4 pagine, scritte fitte fitte, che sono state dedicate ai piani di zona. Piani di zona che non sono la stupidata dell'Osservatorio e del Terzo rapporto, perché dovevano essere una novità. Se questa è la novità, pensiamo sia una pessima novità, perché già nel suo esordio ci dice che è un fallimento, perché il piano di zona teorizzato all'obiettivo n. 18 del Piano socio-sanitario doveva arrivare a concretizzare uno strumento operativo che fosse agile e concreto; in un anno siete riusciti a costituire l'Ufficio politico e a conferire 4 incarichi, dopodiché del piano di zona non ne vede ombra alcuna. Concludendo perciò la fotografia è lo scatto di quanto esiste sul territorio, sicuramente gli uffici hanno fatto un grosso lavoro di monitoraggio e raccolta dati, ma riteniamo che in questo Terzo rapporto sulle politiche sociali, rispetto alla nostra visione, che dovrebbe essere una visione di preminenza della politica, intendendo la politica come capacità di fare le scelte essa sia ancora una volta la grande assente. È un rapporto che ci porta dei dati e che saranno spunti di riflessione e di approfondimento, ma non sono quella versione strategica a cui lei o chi per lei nella copertina della deliberazione in questione fa riferimento. Di strategico qui non c'è nulla, perché l'unico aspetto che avrebbe dovuto essere strategico era quello dei piani di zona, ma di strategie qui non ve ne sono e il fatto che non vi siano strategie dimostra che questo lavoro potrebbe essere esaminato anche al di fuori della sessione del Consiglio, perché non ha attinenza alcuna con i momenti decisionali e di assunzione di responsabilità, che sono tipici della politica nei suoi vari livelli: la Giunta e il Consiglio regionale.
Presidente - La parola al Consigliere Salzone.
Salzone (SA) - Sarò breve, anche perché è intervenuto il collega Comé che ha già detto di una parte della relazione e ha espresso la positività di questo documento per quanto ci riguarda. Devo dire che, al di là dell'ultimo intervento del collega Frassy, che è stato critico, ma dalla sua posizione non poteva fare diversamente. Lei Assessore ha posto soprattutto il problema se siamo soddisfatti delle cose esplicitate nel rapporto, nella sua introduzione ha parlato di "luci e ombre" e di questo dobbiamo dargliene atto. Lei ha fatto i riferimenti puntuali che facciamo sempre noi su cosa si intende per "ombre", ha parlato delle povertà e su quel punto ha riconosciuto esserci delle carenze e delle possibilità per il futuro di sviluppare strumenti che possano risolvere questo che non è solo un problema valdostano. Stamani in modo particolare ho ascoltato attentamente le relazioni dei colleghi, soprattutto quelli dell'opposizione, che di solito hanno nei loro toni una certa durezza negli interventi, oggi li ho trovati costruttivi, ma devo dire che lei ha incassato anche una serie di positività rispetto al rapporto, che credo non possa da tale punto di vista che inorgoglirla, anche perché questo è un documento di fine legislatura, che dà un giudizio positivo sulle politiche sociali della nostra Regione e questo non può che renderci contenti. Lo stesso giudizio della collega Squarzino è un giudizio più che positivo, la stessa collega Fontana ha iniziato il suo intervento dando un giudizio positivo sul documento. È ovvio che le criticità rimangono, lei lo ha ammesso e quindi è bene partire da lì; se quello rimane un punto di partenza, credo che gli stessi piani di zona a cui faceva riferimento il collega Frassy siano un punto di partenza dal quale bisognerà costruire, perché è ovvio che il documento stesso cambierà nella sua struttura in virtù del fatto che cambierà anche la tipologia di intervento sul territorio.
In merito al Rapporto sulle politiche sociali della nostra Regione, come abbiamo detto, vogliamo mettere in rilievo l'impegno di tutti gli operatori dell'Osservatorio epidemiologico delle politiche sociali, perché credo che da questo lavoro si sia capito come abbiano collaborato alla stesura di tale edizione del Rapporto sul tema della salute, del benessere sociale della nostra Regione. Il modello scelto è quello già utilizzato negli anni precedenti, per questo anche nella veste editoriale mantiene una sua linearità, che consente un utilizzo facile pur nella complessità della materia. Tuttavia, così come è stato evidenziato anche nella relazione, il recente avvio dei piani di zona a cui facevamo riferimento prima modificherà nel tempo la struttura del rapporto per le politiche sociali regionali, perché dovrà trasformarsi progressivamente relativamente a singoli situazioni territoriali, di competenza delle zone; quindi con dati distrettuali capaci di confluire in un'area capofila dei piani di zona, con approfondimenti tematici sulla realtà in modo particolare del capoluogo regionale. Ci auguriamo che la situazione territoriale nuova assumerà delle iniziative in futuro che siano consone alle linee programmatiche del piano stesso. Nel merito si evidenziano 2 importanti processi: nel primo vi sono spunti di riflessione all'interno di molti capitoli, che attengono all'utilizzo e alla valutazione dei responsabili dei diversi settori di analisi dei dati raccolti e il fatto è positivo; nel secondo si mettono a confronto i dati provenienti da fonti nazionali ISTAT in modo da proporre soprattutto a noi Amministratori un'analisi di raffronto utile per ampliare le nostre conoscenze nell'ambito di tutte le politiche di settore: da quelle della salute, del lavoro, dell'abitazione e dell'ambiente. Come è stato accennato dalla collega Squarzino, il fatto che si sia riferiti ai dati ISTAT ci consola perché, rispetto ad alcune nostre analisi fatte anche piuttosto di recente, in qualche maniera si era cercato di mettere in discussione i dati ISTAT, quei dati che davano segnali di criticità forte rispetto alle nuove povertà che stavano emergendo in Valle.
Anche oggi sono stati sottolineati alcuni dati, ormai sappiamo bene che anche qui in Valle raggiungiamo percentuali piuttosto alte. Più volte ho spiegato quali sono le motivazioni e non rientro in argomento - il famoso discorso della forbice -, ma quando si raggiungono posizioni che sfiorano l'8%, il 9%, il 10% di povertà nelle Regioni del centro nord c'è da preoccuparsi, dati forniti anche dalla Consigliera Fontana... devo dire che il suo ragionamento... tendeva ad evidenziare la gravità, ma bisogna riconoscere che sono dati del centro nord, perché nel sud vi sono altri dati, però è molto allarmante pensare che quelle famiglie che avevano una possibilità di vita media, negli anni passati oggi rientrano nelle statistiche di povertà. Ripeto: una famiglia di 4 persone con un reddito di 1.528 lire è considerata in povertà, i dati della povertà sono 528 euro per persona, 930,27 per 2 persone e via scalando. Sono stipendi, se pensiamo alla tipologia di lavoro da operaio nella nostra Regione, che non consentono ad una famiglia di vivere in maniera decente. Solo oggi il Papa ha fatto un appello al Comune di Roma, sottolineando questo grave problema delle nuove povertà: non parlo della povertà relativa, parlo delle nuove povertà, perché la povertà relativa è un dato più o meno acquisito, stabile, che certamente incrementa nella misura in cui incrementa la percentuale delle nuove povertà, quelle famiglie a cui facevo riferimento prima e che prima erano considerate "normali". Anche l'appello del Papa al Comune di Roma ci fa capire che è un problema che investe tutto il Paese, con questo non possiamo dire che in Valle sia più attenuato, e non è attenuato per le motivazioni che avevo detto in precedenza, ossia una Regione ricca e che ha un reddito pro capite alto dove aumentano paradossalmente anche le povertà.
Da questa analisi, rispetto ad altre aree del Paese, la nostra Regione mantiene ancora molte eccellenze che derivano da una buona organizzazione strutturale del sistema sociale organizzato e diretto dall'Assessorato della sanità, ma anche dal soddisfacente grado di tranquillità, benessere e qualità della vita in generale. Non possiamo dire che qui sono tutti poveri, ossia qui dobbiamo dire che il grado di benessere e qualità della vita della nostra Regione è alto, la nostra è una delle Regioni più ricche d'Europa, non lo nascondiamo, ma sarebbe molto grave nasconderci dietro questi dati e dimenticare quelli che secondo noi sono molto più importanti. Dicevo quindi della buona organizzazione che ha saputo dare l'Assessorato, la buona organizzazione dei servizi che ci consente di condividere con l'Assessore Fosson che al centro del rapporto che stiamo discutendo rimane sempre la persona, in tutte le fasi della vita, in qualunque contesto venga a trovarsi. Un concetto quello sulla famiglia che il gruppo "Stella Alpina" ha sempre messo in capo ai suoi programmi: basta ricordare le nostre iniziative sul diritto alla casa, sul risparmio dell'energia elettrica, sul risparmio delle tariffe autostradali, sull'impegno ad andare incontro alle vecchie e nuove povertà come abbiamo più volte detto e potremmo dire che fin qui il quadro parrebbe sufficientemente luminoso senza ombre, ma, come ha detto l'Assessore con molta onestà intellettuale, anche qui dobbiamo fermarci a riflettere perché i problemi ci sono e devono essere risolti, anche perché abbiamo gli strumenti, siamo stati in grado di mettere in piedi uno strumento importantissimo come quello dell'Osservatorio. Badate bene, con uno strumento che ha funzionato così bene varrebbe la pena che vi fosse un Osservatorio sulle politiche del lavoro, un Osservatorio sulle politiche della casa o dell'agricoltura, un Osservatorio ad esempio sull'economia, anzi qui mi pare che qualcosa sia stato messo in piedi e vale la pena partire da questi concetti per cercare di avere quei dati che ci consentono di dare degli indirizzi e di trovare delle soluzioni.
Nel nostro ruolo di amministratori occorre considerare tutto: da una parte, le eccellenze del nostro sistema, come un patrimonio comune da gestire con cura e da espandere ad un numero più ampio possibile di residenti, ma, dall'altra, dobbiamo vigilare con attenzione perché sovente avviene che nelle Regioni a maggior benessere si verifica quella famosa forbice perversa che incrementa le povertà, anche quella relativa, creando forme di isolamento e di emarginazione sociale che sono ben presenti anche nella nostra Comunità. Una Comunità la nostra che ci dà alcuni piccoli segnali di crescita, ma che non riparte e che vede incrementare i frammenti delle criticità di cui abbiamo detto, sempre più invischiate nelle difficoltà del quotidiano, con i prezzi al consumo che aumentano, i beni primari come la pasta, il pane, la frutta, gli ortaggi, le solite cose insomma per citare solo i beni di prima necessità, ma anche l'aumento di tutti quei prodotti derivanti dal petrolio, aumenta tutto e questo è uno di quei problemi che richiama la nostra attenzione. Non citerò oggi il discorso degli anziani perché già citato da altri colleghi, ma vale la pena ribadire che abbiamo pensioni minime da 500 euro, stipendi da fame e che quando aumentano sembrano una presa in giro; credo che ci voglia una presa di coscienza da parte del Governo nazionale per capire che con certi redditi non si può più vivere. Questi sono problemi presenti in tutto il Paese, tanto che il "New York Times" recentemente ci ha definito un Paese infelice e descrive il malessere di un'Italia più povera e più vecchia: questo è un altro di quegli argomenti su cui non rientrerò, perché oggi affrontato già da altri, ma c'è tutto il problema legato all'età alta della nostra Regione, per la quale varrebbe fare un'analisi sociologica del problema, ma credo che negli ambienti giusti questo sia già stato fatto. Ecco qual è il vero problema: il nostro è un Paese che invecchia, dove molti giovani certi lavori non li vogliono più fare e noi dobbiamo avere il coraggio di dirlo, per contro abbiamo segnali che i cosiddetti "cervelli" se ne vanno in altri Paesi dove vi sono maggiori opportunità di crescita e qualche rammarico ce l'abbiamo.
Per tornare alla nostra realtà, i risultati di molte ricerche sul territorio nazionale evidenziano da noi una particolare scarsa propensione dei nostri giovani alla procreazione e che si traduce in comportamenti coerenti con il timore di affrontare la vita con una certa serenità anche alla luce delle condizioni economiche sempre più difficili. In questa occasione non siamo entrati nello specifico dei singoli problemi, lo abbiamo già fatto di recente in occasione della presentazione della legge sulla casa e in altre occasioni. Ci preme sottolineare che un buon piano per le politiche sociali, ma anche in altri campi, non può prescindere da uno strumento importante come l'Osservatorio, quindi dobbiamo batterci affinché vi sia in tutti i settori un Osservatorio capace di darci quei dati che ci consentono di fare i ragionamenti che stiamo facendo oggi. Ci sentiamo di poter affermare che in questo documento siano accolte importanti indicazioni, anche se a volte in modo generico, perché non si può pretendere che tutto sia fatto con particolare parsimonia in tutti i settori, ma in tutti i settori che spaziano dalle politiche assistenziali a quelle della casa al lavoro, alla sicurezza dello spazio pubblico e dell'ambiente, ai problemi della famiglia in generale: questo è il concetto più importante, dal quale si è sviscerata tutta una filosofia del piano stesso. Per questi motivi diamo un giudizio positivo, ho scritto sostanzialmente positivo, mi sento di dire molto positivo sulle politiche sociali in generale nel settore della nostra Regione, perché riteniamo che abbiamo raggiunto un elevato livello di qualità nella soluzione dei problemi specifici. Bisogna nei prossimi anni però cercare di raggiungere livelli di eccellenza anche in quei settori dove vi sono margini di miglioramento, dedicando particolare attenzione a tutte le forme di contrasto e soprattutto a quella della non autosufficienza. Ormai rimangono pochi mesi, non avrò più il tempo di tediarvi sui problemi delle povertà o della casa ma, come è stato bene detto stamani - come avrete notato, sulla casa non ho detto niente -, il problema della casa, come il problema del lavoro, è il problema cardine per la ripresa di una famiglia che abbia la possibilità di vivere in condizioni di decenza. Non vi è condizione familiare in cui, se non esiste almeno una persona che lavora, si possa pensare di vivere con decenza, ma nella stessa maniera vale la pena pensare che la casa è un riferimento essenziale, soprattutto come ammortizzatore sociale, perché è evidente che l'edilizia - in particolare quella pubblica - è quel settore che consente di avere come ammortizzatore sociale una posizione tale per cui la famiglia possa risparmiare quella parte di stipendio che le consente di non cadere nella fascia della povertà: ecco perché chiedo di non sottovalutare questo aspetto, anche se nel Terzo rapporto presentato sulle politiche sociali della nostra Regione vi è la possibilità di intravedere delle soluzioni per il futuro che consentano una migliore qualità della vita anche nei settori dei meno abbienti.
Presidente - La parola al Presidente della Regione, Caveri.
Caveri (UV) - Ci tengo, prima della replica dell'Assessore competente, a fare qualche brevissima considerazione sull'utilità di strumenti come questo Osservatorio per le politiche sociali e qui penso ad una serie di approfondimenti che sono stati fatti dai servizi specifici dei fondi comunitari per la predisposizione dei fondi strutturali, o a tutti quegli studi approfonditi in materia di lavoro che sono stati predisposti dall'Agenzia del lavoro. È vero però che tra qualche settimana avremo a disposizione per la prima volta un prontuario statistico complessivo della Valle d'Aosta, che è frutto del rafforzamento di un servizio specifico in capo all'Assessorato del bilancio, che ci consentirà il trattamento dei dati d'intesa con la Camera di commercio, perché tutta una serie di rilevamenti che un tempo erano tenuti dall'Assessorato dell'industria oggi sono finiti alla Camera di commercio. Questa scelta credo andrà accompagnata, ricopiando la modellistica di Trento e Bolzano, con una riflessione più complessiva sui dati ISTAT - perché 2 Province autonome hanno il vantaggio, grazie a 2 norme di attuazione dei loro Statuti di autonomia, di trattare direttamente i loro dati -, la trattazione diretta dei dati consente fin dall'origine di poter correggere quegli errori statistici che derivano dalla particolarità del nostro campione. Campione che ogni tanto va letto in positivo quando diventiamo improvvisamente "leader" a livello nazionale di alcune eccellenze, ha invece un effetto depressivo quando ci troviamo, magari per una rapina in più o per un incidente in più, al vertice delle classifiche per Regione in alcune tipologie.
Personalmente credo - ed è stato interessante il complesso del dibattito - che il vantaggio di questa pubblicazione sia quello di dare conto di una società valdostana in grande trasformazione. Alcuni dati sono stati forniti oggi dallo stesso Assessore... la fotografia a noi ben nota del cambiamento sociologico della popolazione valdostana derivante da un'influenza sempre maggiore dell'immigrazione non solo in termini di presenze lavorative o in termini di assunzione di nazionalità italiana da parte di molti degli immigrati, quanto perché basta vedere i dati delle nascite degli ultimi anni: ci troviamo di fronte ad un'espansione del numero dei nuovi nati che abbiano un genitore o entrambi di nazionalità extracomunitaria. A questa fotografia dei flussi in entrata in Valle corrisponde peraltro un fenomeno che viene opportunamente accentuato, che riguarda le questioni più propriamente demografiche non nel senso delle nascite che ho citato quanto del fenomeno significativo dell'invecchiamento progressivo della popolazione, di quella piramide rovesciata che fa sì che il paradosso di fronte al quale ci troviamo sia quello di una società occidentale, di cui siamo un'espressione perfetta, di un nucleo ristretto di nascite a cui corrisponde purtroppo un numero enorme di anziani, con quella percentuale che è stata citata dallo stesso Assessore Fosson di ultrasessantenni, di ottuagenari e nonagenari che purtroppo nella previsione al 2050 dell'ISTAT diventa ancora più accentuata. Vivremo perciò in una società sempre più vecchia, nella quale bisognerà operare con attenzione; presenteremo a questo riguardo un disegno di legge sulla disabilità, su cosa sia la disabilità insita in una persona e su cosa sia in prospettiva con una legge sugli anziani la disabilità derivante da tutta quella serie di elementi invalidanti, che derivano proprio dall'invecchiamento progressivo di ciascuno di noi. Vi sono quindi oneri derivanti dall'invecchiamento e onori perché l'invecchiamento delle persone significa una maggiore "chance" di vita che si è allungata incredibilmente a partire dal secondo dopoguerra.
Quel che risulta interessante è la questione della povertà, che è stata evocata da alcuni Consiglieri: penso all'intervento della collega Fontana; un fenomeno che in Valle ha percentualmente un peso relativo, per fortuna, e direi in maniera poco segnalata, i dati dell'occupazione in Valle sono positivi e sono stati negli ultimi mesi in ulteriore miglioramento, malgrado alcune situazioni di difficoltà industriale che ci sono note. Credo però che quella che è universalmente nota come una perdita del potere di acquisto nel passaggio probabilmente non gestito brillantemente fra la lira e l'euro ha portato molte famiglie che hanno redditi medio bassi a vivere in situazioni, rilevate come sempre con acutezza dal collega Salzone, in cui il passaggio fra il benessere e la povertà rischia di essere un crinale sottile nella vita di una famiglia: basta l'innescarsi di un fenomeno di indebitamento, cosa che, fra l'altro, vediamo anche dai dati finanziari. Infatti oggi molti vivono al di sopra delle proprie possibilità, perché l'indebitamento è diventato normale: per comprare la macchina uno si indebita, si indebita per comprare il telefonino e addirittura si indebita per le vacanze per cui uno va in vacanza e ogni anno si indebita sempre più per le vacanze. Sono fenomeni che ad un certo punto fanno sprofondare sotto i piedi la situazione a persone e famiglie e senza dover pensare a fenomeni di povertà legati a lavori marginali o pensare alla povertà derivante da situazioni di invalidazione o di vecchiaia anche persone normali, medio borghesi possono all'improvviso trovarsi in una situazione di difficoltà. Questo, per fortuna, lo si può dire in un tessuto economico sano, ogni volta che mi capita di prendere il compendio statistico ISTAT dell'anno precedente, tale libretto nel quale vi sono anche delle spigolature assai curiose, uno ha la possibilità di verificare che, per fortuna, pur essendoci situazioni di difficoltà, apparteniamo a quella parte del mondo fortunata e direi ancora più fortunata del resto dell'occidente. Facciamo parte di quella che gli economisti disegnano come una specie di "banana" nell'Europa, dove i redditi sono elevatissimi e dove il "welfare" è solido, per cui anche in situazioni di difficoltà una serie di ammortizzatori sociali e una serie di previsioni sociali consentono anche a chi è in difficoltà di trovare dei punti di riferimento che non sono solo legati ad aspetti caritatevoli, ma sono legati ad una serie di contromisure che sono messe in atto dalla società, dove la rete protettiva è certamente notevole in una Regione come la nostra. Credo quindi sia utile per noi riflettere su tutto ciò, riflettere anche con una chiave di lettura che emerge con chiarezza dall'impostazione dello studio, una chiave di lettura che ha una sua particolarità. In occasione della conferenza stampa di fine anno, ho avuto modo di dire che vi sono tanti tipi di federalismo: il federalismo a cui si rifà la forza politica a cui appartengo è il cosiddetto "federalismo integrale", quel federalismo che ha avuto come anima Alexandre Marc e che è il federalismo di Emile Chanoux, noto come federalismo personalista, che ha come riferimento principale l'essere umano. Emile Chanoux aveva studiato il federalismo nei suoi studi torinesi, lo aveva fatto nei suoi scambi epistolari con personalità come De Rougemont, lo aveva fatto leggendo l'Enciclica di Leone XIII che fece del federalismo personalista uno dei punti di riferimento essenziali di un modo nuovo di intendere il cattolicesimo. Oggi possiamo parlare di un modello di federalismo originale per la Valle, l'ho definito, anche se appare cacofonico, come un federalismo autonomista, un federalismo che ha basato la propria rete su un insieme complessivo di servizi sul territorio che ha una grandissima originalità. La rete delle microcomunità per anziani è un'istituzione del tutto oscura e ignota al di fuori della Valle d'Aosta, lo è anche il meccanismo originale con cui verranno costruiti questi piani di zona attraverso un sistema democratico che passa da una "governance" del Comune di Aosta che si diffonde anche negli altri 73 Comuni. Credo quindi, nel ringraziare tutti coloro che hanno lavorato sul rapporto dell'Osservatorio, di dover rilevare come sempre - al di là delle battute del collega Frassy che coglie alcuni aspetti da Totò, alcuni aspetti un po' "menagrami" delle statistiche molto puntuali sulle mortalità e sulle cause di suicidio, cose che spingono a gesti scaramantici - che, al di là degli aspetti quantitativi che sono interessanti e utili, la rappresentazione della società che ne emerge è quella di una società in grande trasformazione. Quando diciamo che servono alcune leggi, una legge quadro sui problemi dell'immigrazione, una legge quadro sulle disabilità, una legge che ci obblighi a riflettere sui servizi sociali nei Comuni fissando quei limiti di obbligatorietà di alcuni servizi laddove questi siano stati decentrati per evitare la tentazione che alcuni fondi vengano spesi diversamente, intendiamo dire che l'attenzione complessiva alla persona umana - ecco di nuovo il riferimento al federalismo personalista - ci consente oggi di ritenere che questa fotografia che è stata effettuata è una fotografia nitida, che offre lo spaccato di un paesaggio della Valle d'Aosta di oggi che è utile, perché la nascita del compendio statistico che avremo fra poche settimane ha la stessa ragione di tale volume, ossia conoscere approfonditamente i fenomeni, perché questo è l'unico viatico per poter intervenire nel nostro ruolo di politici e di amministratori.
Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Fosson.
Fosson (UV) - Ringrazio tutti gli intervenuti per le osservazioni fatte, da ritenere in un argomento così importante, ringrazio il Presidente di quest'ultimo intervento. Proverò a dare alcune precisazioni proprio per una correttezza di rapporti. Questo è un rapporto tecnico, come ha detto bene il collega Salzone, che ha studiato tali problematiche; questo è un rapporto, è uno studio tecnico, è una fotografia che è venuta bene mi sembra, perché con grande fatica sono stati messi insieme un mucchio di dati precisi e non è facile in questo momento raccogliere tutti tali dati: questo perché ci vuole dare delle indicazioni importanti, una fotografia bella, ma se nella foto vediamo che il tetto è storto, sì, è venuto bene, ma il tetto è storto, per cui avremo la possibilità di agire, che è un altro momento. Questo è un rapporto, non è un piano, per cui, collega Frassy, sappiamo che lei ha desiderio sempre di "menare le mani", ma questo non è il momento. Giustamente non si è voluto votare un rapporto tecnico, il momento politico sarà un momento successivo, saranno le deliberazioni che presenteremo. Anche il suo tornare sul termine "strategico", mi permetto di dire, è preso dalla legge che il 25 gennaio 2000 ha istituito l'Osservatorio, quando all'articolo 4 dice: "la relazione... ha una funzione strategica e una congiunturale...", ma, se si legge bene, "strategica" è utilizzato in senso editoriale, "strategica" nel senso di mettere insieme molti dati. Infatti dice: "la versione strategica... è finalizzata a fornire elementi conoscitivi per la predisposizione del Piano socio-sanitario...", per cui "strategica" qui vuol dire nel senso di mettere insieme tanti dati che il tecnico fornisce e che noi in un'assemblea politica abbiamo, come abbiamo fatto oggi, avanzato delle possibili soluzioni di questi problemi.
Tornando sulle singole relazioni, ringrazio la collega Squarzino per aver iniziato il commento dicendo quello che è il punto di partenza, che il nostro è un "welfare" estremamente munifico. Si può poi discutere sui vari capitoli di spesa, ma il punto di partenza corretto mi sembra sia questo, ossia definire in modo giusto che la Regione da sempre destina diversi fondi, molti di più che le altre Regioni, alla soluzione dei problemi sociali. È vero che questi problemi sociali sono accentuati dall'essere la nostra una regione montana in cui il riscaldamento costa di più, in cui le relazioni sono più difficili, ma certo che il nostro "welfare" è munifico.
Sugli stranieri alcune piccole precisazioni; la mediazione interculturale non è solo una mediazione offerta dall'istituzione, è a volte una mediazione richiesta ad esempio in Ospedale dallo stesso ricoverato, la stiamo riorganizzando, a questo però bisogna aggiungere tutto quel progetto di alfabetizzazione degli stranieri che è iniziato lo scorso anno e continuato quest'anno, dove, oltre ad un finanziamento del Ministero, vi è una compartecipazione della Regione. Lo scorso anno 140mila euro sono stati stanziati per dei corsi di lingua, abbiamo visto che gli infortuni sul lavoro per gli extracomunitari siano spesso legati a difficoltà di comprensione di certi ordini, per cui abbiamo ritenuto importante avere un corso di alfabetizzazione e lo rifaremo quest'anno; fra l'altro, qui c'è stata della polemica perché è un corso retribuito, i partecipanti percepiscono una piccola indennità per il tempo che destinano a questo corso.
Sono d'accordo con i colleghi Squarzino e Frassy che, di fronte ad una domanda così importante di servizi per la prima infanzia, nonostante l'offerta sia particolarmente significativa. Ricordo solo che i servizi per la prima infanzia sono un servizio in più, non è un servizio fondamentale previsto dallo Stato, ma è un servizio che la Regione eroga in più rispetto ai livelli riconosciuti e dettati dallo Stato, ma, dicevo, di fronte ad una domanda così ampia di servizi, e mi sembra di averlo illustrato collega Frassy, anche se il rapporto è un rapporto tecnico, dal punto di vista delle nostre iniziative, vi è il lavoro per portare l'offerta a dei valori superiori. È chiaro, mi permetto di sottolineare come qualche cosa su questo vada limato, perché l'articolo dell'altro giorno era significativo in tale senso, i servizi per la prima infanzia sono molto costosi, anche perché prevedono dei rapporti bambino-educatori in tutte le ore del giorno e con una temporalità molto ampia: dalle 8,00 alle 20,00 o alle 22,00 in alcuni casi, senza una grande flessibilità per cui necessita di rapporti e di una presenza di operatori sempre molto significativa senza essere differenziata nell'arco della giornata. Un esempio significativo è anche prevedere una cucina all'interno del nido, delle diete differenziate che sono delle diete a volte troppo specifiche, ossia su 50 bambini non si possono avere 20 diete differenziate. Può anche essere un sogno, un paradiso, ma non succede nelle famiglie numerose di prevedere una differenziazione tale di alimenti, per cui, secondo me, in questo, pur ampliando il servizio, per un'esigenza di finanziamento, lo diceva bene il collega Comé, l'aumento dei costi di tale servizio dovrà prevedere, se non una diminuzione della qualità, perché nessuno vuole diminuire la qualità, una razionalizzazione dell'offerta in certi tempi o anche su certe problematiche. Certo, la retta regionale è un'esigenza, la Commissione che ha lavorato alla legge sull'infanzia, la legge n. 11, ha come compito questo ed è stata da noi sollecitata, con una lettera scritta un mese fa, a lavorare affinché si addivenga ad una retta regionale uguale per tutti i nidi. Vi è però da dire che l'ente gestore è l'ente locale, per cui è un cammino che deve essere condiviso e non sempre può essere condiviso. Certo non si può arrivare per tutti e non mi sembra giusto arrivare ad una compartecipazione sempre della Regione per l'80% della retta, come è stato suggerito, perché, in base alle possibilità di una famiglia, certe famiglie che hanno un reddito alto devono contribuire in modo diverso che al 20%, altrimenti tutto il concetto di servizi sociali che si danno a chi non può contribuire viene messo in dubbio. Vi è l'impegno di lavorare ad una retta regionale che semplifichi e renda più equa l'offerta in tutta la regione, ma questo comporta l'accordo con gli enti locali, la condivisione di tali indicazioni; è un cammino che si sta facendo, si arriverà a concludere questo, ma non è semplice, anche per i costi, perché i costi da un Comune all'altro non sono gli stessi. La variabilità di costi e di possibilità di reperire certo personale non è uguale in tutti i nostri Paesi. Il grande problema che tale rapporto ci mette davanti agli occhi è il problema di una diminuzione dell'importanza in Valle d'Aosta della funzione che la famiglia ha sempre svolto; alla base di questo credo vi sia da ristabilire un valore, ovvero la centralità della famiglia, valore che non può essere stabilito con leggi, né con indagini sociali, ma è una questione culturale. Su questo anche noi abbiamo una responsabilità, perché anche noi abbiamo una famiglia, per cui il mettere al centro la famiglia come valore fondamentale della convivenza nella nostra Regione è una delle indicazioni che emergono dalle conferenze fatte sulla famiglia, ma che non ha un percorso facile, perché è in gioco il ristabilire un valore. Certo che, quando la famiglia è fragile, tutto quanto è costruito attorno ad essa diventa più precario; una famiglia fragile pone il problema degli anziani in modo più preoccupante, è vero che una fragilità della famiglia pone il discorso della disabilità con tutto un altro accento, anche se dobbiamo sottolineare come le famiglie che hanno dei disabili in casa sono famiglie più coese. In una Regione che ha sempre costruito delle reti familiari e una convivenza basata su dei nuclei familiari il venir meno di questo valore centrale indebolisce non solo la famiglia, ma tutto quello che la famiglia ha sempre offerto alla nostra società. Per questo volevo segnalare che esiste una mediazione familiare, gli stessi uffici delle politiche sociali hanno creato un punto famiglia, c'è un servizio politiche familiari, tale servizio si è spostato nei diversi Comuni della Valle, è stata potenziata l'attività del Centro famiglie del Comune di Aosta che non è più solo un centro famiglie comunale, ma è allargato anche a delle politiche familiari regionali. È stato da poco finanziato un percorso per famiglie ed operatori sociali della famiglia, la Regione e l'Assessorato, insieme a varie associazioni familiari, iniziano un corso che prevede diverse sedute di percorso di aiuto alla famiglia, a sostegno della genitorialità. Sono corsi importanti, le famiglie si trovano, cominciano a dialogare, a mettere insieme le problematiche. Così come dicevo prima, sempre sulla mediazione familiare, una mediazione più tecnica ha visto negli ultimi mesi la consulenza di un avvocato per un servizio di mediazione familiare, che a volte, andando a risolvere dei piccoli problemi legali, aiuta la famiglia nella sua solidità.
Per quanto riguarda il precariato negli assistenti di sostegno, assistenti di sostegno che sono in una percentuale molto elevata rispetto ai disabili che abbiamo in confronto ad altre Regioni, è una problematica che ci è chiara, l'abbiamo affrontata con il Presidente. Sono più di 100 gli insegnanti di sostegno ancora precari ed è chiaro che soprattutto per alcuni è una professionalità acquisita in diversi anni e che serve alla Regione. Vi è l'esigenza, da un lato, di stabilizzare questo precariato; dall'altro, un patto di stabilità che pone dei limiti precisi all'Amministrazione regionale; bisogna dire che, quando si è proposto di esternalizzare il servizio, non sempre si è trovata una risposta positiva. Sul fatto che un'indagine sociale ampia possa essere utile, non dico che non lo sia; come suggeriva il collega Salzone, potrebbe essere utile fare un'indagine sociale non solo sulle attività dell'Assessorato delle politiche sociali, ma su tutti gli Assessorati, ossia fare un'indagine sociale su tutti i sistemi di affronto del disagio e di coordinazione e di sinergia degli stessi sistemi. Non credo però che il problema dell'indagine sociale sia la soluzione di tutte le problematiche esistenti, anche per i lavori fatti dal gruppo della povertà guidato dalla prof.ssa Saraceno, istituito dal collega Vicquéry, che ha lavorato diversi anni e da cui è nata l'indicazione a fare l'indagine sulle coppie monogenitoriali, che è l'unica indagine su questa problematica fatta in Italia e ci viene abbastanza invidiata dalle altre Regioni, in quanto tutti riconoscono come le coppie monogenitoriali siano nell'ambito del sociale delle coppie a rischio, quindi si deve ritenere che l'indagine sulle coppie monogenitoriali sia un'indagine sociale. Fra l'altro, da questa indagine non emerge solo la richiesta di case e di contributi, ma un aiuto semplicissimo come attività di doposcuola che gestisca i bambini, viene considerato un aiuto fondamentale da parte dell'istituzione e su questo stiamo lavorando perché alle volte si pensa a sistemi molto difficili, ma poi le cose più semplici sono quelle che servono di più.
Alcune precisazioni su quanto ha detto la collega Fontana. Quando si citano le tabelle in cui si dice che la spesa è diminuita, è vero, è diminuita in alcuni settori come quello delle politiche per anziani, perché finalmente esiste una contribuzione più significativa, ma bisogna sottolineare - la legge finanziaria di quest'anno è un riferimento - come la nostra Regione quest'anno attribuisca alle politiche sociali un finanziamento del 6,7 in più. Magari si spende meno in un settore, ma mettendo di più sul Fondo sociale regionale, le attività, per esempio i soldi che avremo in più li metteremo proprio a favore dei sessantacinquenni che percepiscono a singhiozzo l'assegno del minimo vitale.
Si può poi dire che non è munifico il nostro "welfare", ma bisogna dire che la nostra Regione quest'anno ha aumentato il suo finanziamento per il Fondo delle politiche sociali regionali del 6,7%, mentre il Fondo nazionale delle politiche sociali del 2006 è vero che è aumentato rispetto a quello del 2005, ma è inferiore a quello del 2004, che era per la Valle d'Aosta di 3 milioni di euro, quindi anche qui si può sempre fare meglio. Alcune precisazioni sull'ISEE: questa non è una strada che ho iniziato da solo, è una strada non semplice che ci viene invidiata da molti perché l'equità nella contribuzione è uno degli argomenti più dibattuti in Italia, che si basa su una correttezza di attestazione dei redditi che non è sempre facile. De Antoni lo diceva in un recente congresso di non credere a tutte queste dichiarazioni così basse; vediamo che per vari servizi ci vengono presentati degli ISEE ridicoli in un Paese in cui tutti si conoscono e forse bisognerebbe cambiare tale sistema di contribuzione. Il cammino dell'ISEE è stato concordato non solo con le organizzazioni sindacali, ma con tutti gli Amministratori della Regione, con cui si è deciso di iniziare questo percorso che prevede per la prima volta che venga tassato il patrimonio per una certa percentuale, quindi chi è ricco... ma anche a discapito di chi vive in Valle d'Aosta da sempre, c'è una tassazione che dipende dal patrimonio. L'ISEE è migliorabile, le norme non le possiamo inventare solo noi, anche se questa banca dati ci darà molte notizie in più, ma non è un ISEE solo, non è l'unico, collega Squarzino. Sono venuto a riferire anche in V Commissione che abbiamo una deliberazione madre che decide come calcolare l'indicatore, ma poi abbiamo diverse deliberazioni figlie; ad esempio, l'IRSEE della deliberazione n. 22 non è lo stesso della n. 93, si può migliorare, ma non c'è un IRSEE unico, nel senso che nella deliberazione n. 22 non vengono calcolati i redditi dei familiari, mentre nella deliberazione n. 93 lo sono, così anche sulle varie deliberazioni figlie...
(interruzione del Consigliere Salzone, fuori microfono)
... gli esperti dicono di no, ossia avere una deliberazione madre con degli indicatori precisi e poi fare sulla casa, sull'Università, sui servizi delle deliberazioni specifiche che vadano a vedere delle franchigie, perché abbiamo dei limiti di accesso che sono diversi da un servizio all'altro. Tutto un sistema pertanto che è positivo, perché ha portato a contribuire nel modo giusto alcuni che prima non lo facevano, è ancora un sistema complesso, ma non siamo noi che abbiamo inventato un sistema retributivo in Italia, ma è un cammino da semplificare.
Si è citato diverse volte l'8,5% dell'indice di povertà, direi che la forbice di errore... è stato citato il limite superiore 11,4, bisogna anche citare il limite inferiore dell'errore statistico che è di 5,6. Se si è sbagliato, da 8,5 non è detto che si debba salire a 11,4, ma si può scendere. Noi lo presentiamo, è un dato da verificare che ha delle motivazioni. Mi stupisce che Bolzano abbia un aumento del 3% nell'indice di povertà, è logico che verso le Regioni più ricche vi sia un flusso di chi è più povero, ma su questo bisognerà lavorare. I piani di zona non li abbiamo inventati noi, ma sono previsti dalla legge n. 328, non c'è un modello unico di piano di zona, se andiamo a vedere quanto è successo in Italia, sono diversi i modelli. Siamo in ritardo, non sento di assumermi tutte le responsabilità di questo ritardo...
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
... non è il problema del predecessore, lo dirò; i piani di zona sono un nuovo modello, una nuova possibilità di gestire il sociale in cui i Comuni, gli enti locali e la Regione si mettono insieme. Il cammino difficile è stato questo, ma io sottolineerei che adesso i piani di zona sono partiti e sono partiti molto prima di quanto pensassi e questo proprio perché gli enti locali hanno superato un campanilismo, si sono resi conto che non è più possibile risolvere il problema sociale nel proprio ambito. Non è vero che hanno lavorato, il fatto di aver messo un "tutor", un responsabile che è stato incaricato di una responsabilità a livello di Ministero, significa che stanno lavorando e stanno raccogliendo nelle varie zone tutti i fabbisogni, stanno pensando di fare dei centri di costo del sociale. Vedrà quando a maggio-giugno presenteranno il documento sui piani di zona, sarà talmente corposo che uno potrà rendersi conto del lavoro che c'è stato dietro. Che poi si sia deciso di fare un unico piano di zona con 4 sub-ambiti che poi corrispondono ai distretti, è una scelta che è derivata sia dagli esperti che hanno studiato il problema, sia dagli amministratori che hanno preferito fare un'unica regolamentazione generale dove mettere 4-5 sub-famiglie, intendendo anche il Comune di Aosta, che è un Comune capofila che ha una riorganizzazione particolare. Siamo quindi partiti e siamo partiti in modo significativo proprio per questo cambiamento di mentalità, il quale si è potuto riscontrare negli enti locali, che ha portato a che per la prima volta si mettesse sul tavolo quanto era l'organizzazione del singolo Comune, quanto era il passaggio della gestione delle microcomunità alle Comunità montane. È stato un primo passo importante che ha permesso di fare quella nuova strategia per gli anziani che abbiamo sancito con gli "standard".
I piani di zona sono soprattutto un'indagine sociale, perché, coinvolgendo il volontariato, il terzo settore, le forze amministrative fanno sì che certi problemi che prima non erano conosciuti o da centro non avevano la rilevanza che invece hanno in periferia siano portati all'attenzione in una sintesi, in una logica, in una discussione che è molto più precisa. Perché forse sono partiti in ritardo i piani di zona? Perché sul territorio non avevamo quelle strutture che adesso abbiamo, i distretti sono una realtà importante per cui è facile fare una riorganizzazione nel sociale quando sul territorio hai già delle strutture corrispondenti al territorio, ben organizzate. L'importante è che i piani di zona sono partiti, il lavoro è molto, si è cambiata mentalità e da questo potrà emergere una nuova progettualità e un nuovo modo di affrontare le problematiche sul singolo territorio.
Termino ringraziando per tutte queste osservazioni, ho detto che ci sono delle "luci" e delle "ombre", siamo contenti per le "luci" e che la Valle d'Aosta venga indicata in Italia come una Regione in cui il "welfare" è munifico e in cui le esigenze delle persone vengono messe al centro. Le "luci" sono venute per un grande lavoro dei miei servizi, che alla fine di una legislatura mi sento di ringraziare per la dedizione, per la competenza, per quello che mi hanno dato e per come abbiamo lavorato insieme in questi anni. Alcune "ombre" ci sono, sono "ombre" diffuse anche a livello nazionale, che sono nell'ambito della globalizzazione, dell'aumento dei costi. Credo che la famiglia, proprio in quella dimensione di valore, debba essere ricostruita e a questo diamo un'importanza particolare. Penso che nella sinergia fra i diversi Assessorati e le persone che si occupano di problemi sociali, come il problema degli anziani, che è un problema di tutti, e in questo ambito sempre più si aspetta una legge sulla non autosufficienza a livello nazionale che dia una contribuzione particolare a tutte quelle famiglie (1 su 3) che hanno un non autosufficiente in casa, nella sinergia fra tutti questi attori penso si potrà arrivare a quello che diceva giustamente il collega Comé: ad un "welfare" che vuole sì rimanere munifico, ma che deve essere riorganizzato.
Si dà atto che dalle ore 17,19 assume la presidenza il Vicepresidente Lanièce.
Presidente - Dopo l'intervento dell'Assessore, il Consiglio prende atto del Terzo rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali.
