Objet du Conseil n. 575 du 12 mai 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 575/XII - Verifica delle procedure seguite per l'allontanamento dei figli minori. (Interrogazione)
Interrogazione
Richiamato
Il caso della famiglia di Donnas alla quale il Tribunale dei minori su segnalazione dei servizi sociali che operano sul territorio ha disposto l'allontanamento dei figli minori;
Evidenziata
La solidarietà espressa dalla locale comunità, che, guidata dal primo cittadino, chiede la revisione del provvedimento;
Appreso
Dell'esistenza di altri casi similari, seppur meno noti per il minor clamore di stampa suscitato;
il sottoscritto Consigliere regionale
Interroga
Il Presidente della Regione e L'Assessore delegato per conoscere:
1) se sia stata disposta un'inchiesta sul caso di Donnas, al fine di verificare la correttezza delle procedure operate dai servizi regionali di assistenza e vigilanza operanti sul territorio;
2) quali procedure e valutazioni vengono seguite per decidere circa la richiesta di allontanamento dei minori;
3) nel caso in cui vi siano pareri difformi e/o contrastanti tra i servizi regionali coinvolti in tali procedimenti a chi compete la decisione finale relativamente all'opportunità di effettuare la segnalazione all'autorità giudiziaria;
4) quante sono in Valle d'Aosta le famiglie per le quali attualmente è stato disposto l'allontanamento dei figli minori.
F.to: Frassy
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - L'interrogazione sul fatto dei minori di Donnas mi dà l'opportunità per chiarire le procedure seguite.
Penso - e giustamente nell'interrogazione è posto in risalto questo problema - che dobbiamo chiarirci proprio sulle procedure, anche se queste comportano dei termini e dei procedimenti giuridici, in cui sicuramente l'interpellante ha più conoscenza di quella che posso avere io. Comunque è un'occasione buona per tornare su questo problema, anche perché le sollecitazioni sono state molte; tutti abbiamo avuto la sensazione che fosse eccessiva la procedura di allontanamento dei bambini dall'ambito familiare.
Prima di iniziare questo discorso dovrei fare una premessa: che in queste procedure è garantita sempre una riservatezza e un segreto del procedimento, perché anche nei casi più gravi ci sia una protezione del minore e della famiglia. A questo proposito si possono citare diversi provvedimenti amministrativi: il decreto legislativo n. 106/2003, codice in materia di protezione dei dati personali, l'articolo 12 della "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", che parla di tutela della riservatezza in generale. Altri articoli tutelano la riservatezza del minore, fra questi la "Convenzione di New York" sui diritti del fanciullo, la "Convenzione della salvaguardia dei diritti fondamentali dell'uomo". Esistono poi altri decreti che sanciscono il segreto professionale delle assistenti sociali, il codice deontologico.
Con queste premesse vi dico che non sono a conoscenza di tutti i motivi che hanno determinato questo fatto né devo esserlo. Devo essere garante di un procedimento, ma la segretezza legata alla gravità di questo caso è una condizione fondamentale imposta dalla legislatura. Come avvengono queste procedure? Sul nostro territorio regionale c'è un servizio sociale e sociosanitario estremamente rappresentato e mi sembra di poter dire anche efficiente; questo servizio sanitario e sociale è chiamato ad intervenire su minori a rischio da diverse istituzioni, dalla scuola, dai vicini, dal sindaco o da chi per lui.
A questo punto, di fronte a questa segnalazione, i nostri servizi hanno due possibilità: la prima è quella di riscontrare una situazione di pregiudizio gravissimo, e questi sono i casi di abbandono dei minori, di violenza, di abuso sessuale; in questi casi di pregiudizio gravissimo il Tribunale dei minori - e solo questo - può prendere una decisione urgente di allontanamento senza ulteriori procedure, cosa che non è successa nel caso di Donnas. L'altra possibilità, sempre dopo una segnalazione ai servizi sociosanitari del territorio, è che emergano degli elementi di trascuratezza, di incapacità genitoriale, della famiglia a risolvere e a portare avanti il compito loro assegnato. In questo caso scattano degli aiuti a risolvere queste situazioni, dagli asili a periodi di soggiorno estivo, a convitti o altri tipi di appoggio (vi ricordate l'ADE, che è un servizio che abbiamo esternalizzato, di una cooperativa che assiste a domicilio i casi di minori in difficoltà): tutto questo per fornire alla famiglia dei supporti genitoriali.
Questo può essere accolto, nel tempo, come può non essere accolto; direi che in tutto questo procedimento però, fra la famiglia e l'assistente sociale che cerca di aiutarla... l'assistente sociale svolge da sola tale procedimento, lo svolge con psicologi, con altri personaggi e soprattutto coordinata da un ufficio minori, che fa capo ad un servizio per le famiglie e quindi ad una direzione delle politiche sociali. Se questo gruppo di assistenti sociali - educativo, direi - si accorge che nel tempo i propri aiuti in cui si possono utilizzare anche delle collaborazioni di famiglie di vicini non riesce a risolvere il problema, ha l'obbligo, per la legge n. 149, di fare una segnalazione al Tribunale dei minori.
Il Tribunale dei minori chiaramente può accogliere la richiesta di allontanamento provvisorio dalla famiglia, ma può anche stimolare degli altri interventi, può richiedere dei consulenti, soprattutto quando ci siano degli elementi non chiari. Di solito il Tribunale dei minori interviene con molta attenzione e solo quando ci sono degli elementi gravi. Cosa ho fatto? Mi si chiede se ho fatto un'inchiesta; no, non l'ho fatta! Ho verificato però che tutto questo procedimento fosse avvenuto in termini corretti; se così non fosse, il Tribunale non avrebbe proceduto in questo senso perché - come vi dicevo prima - il Tribunale allontana pochi casi, e solo gravi.
È chiaro che in questo tipo di procedura, per quanto presa in modo non individuale, c'è sempre una soggettività, c'è sempre una interpretazione dell'assistente sociale, del gruppo, del Tribunale dei minori stesso che è fatto di persone. Io però parlerei di una soggettività, ma controllata da tutti questi confronti che tali operatori sociali hanno, in un settore in cui la serietà dell'operatore è fondamentale ed è comprovata da anni di pratica.
A tutti noi, anche a me, sicuramente, è sembrata eccessiva questa procedura, ma questo solo perché il caso non è conosciuto fino in fondo... non sappiamo quello che è successo negli anni in cui questa famiglia è stata assistita ed aiutata dagli assistenti sociali! È chiaro che viene però da dire a tutti che purtroppo, in Valle, negli ultimi anni, sono successi casi molto gravi in senso contrario, sui quali, se si fosse intervenuti per tempo, forse non avremmo avuto delle situazioni del genere.
Mi si chiedono i dati dell'affido e dell'adozione in Valle d'Aosta, dati che sono di questo tipo: attualmente i minori che vivono fuori dalla famiglia di origine sono 16, di cui 8 accolti presso la comunità "Petit Foyer" - comunità in cui in questo momento si trovano questi bambini -, e 6 accolti presso la comunità "Maison d'accueil", per minori di età compresa fra i 13 e i 18 anni, mentre i minori collocati in affidamento familiare sono 43, di cui 20 affidati a parenti e 23 affidati a terzi.
Di fronte a tutto questo procedimento c'è stata una grande reazione popolare. Come la giudico? Ho parlato con il Sindaco, a lungo, e insieme abbiamo parlato con altri abitanti del Comune; è chiaro che questa reazione è positiva e la nostra funzione in questo momento è proprio di non dissipare queste forze positive che si sono risvegliate in seguito a un problema così grave.
Vorrei dire però che da anni si persegue, come politiche sociali, il progetto di affido familiare, un progetto molto importante: a volte è la stessa famiglia di partenza che chiede un aiuto provvisorio per aiutare i propri figli a crescere nel modo giusto. Questo progetto è stato presentato in più punti della Valle. Dobbiamo dire che non ha raccolto molte adesioni, gli assistenti sociali hanno fatto riunioni dappertutto cercando di stimolare su questo problema che è molto grave, difficile, in quanto non è facile che una famiglia esterna prenda un bambino, lo tenga per un po' di tempo e poi lo debba ricedere ad altre istituzioni, però è un progetto di grande portata e valenza sociale.
Concludo dicendo che questa può essere un'occasione per tutti per un'attenzione maggiore al problema dei minori, rendendo sempre più aperta la nostra disponibilità a questi progetti di affido. Concludo dicendo cosa fanno i bambini adesso e cosa succederà. I bambini in questo momento stanno bene, non vivono drammi particolari e sicuramente qualche dramma precedente lo hanno vissuto, questo ve lo posso garantire da quello che ho potuto vedere anch'io. Per il futuro, tutti mi chiedono quando torneranno a casa e chi decide per loro all'interno del "Petit Foyer", chi decide se devono fare la prima comunione o se devono ricevere gli amici oppure no. Il futuro di questi bambini verrà deciso dal Tribunale dei minori, che potrà accogliere i ricorsi presentati dalle famiglie, ma che, alla luce di tutto questo e verificati tutti gli elementi, potrà decidere per un ritorno in famiglia o, se le cause di difficoltà nella genitorialità persistessero, per un affido temporaneo ad altre famiglie.
Presidente - La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Assessore, la ringrazio di questa risposta che è stata più politica che tecnica, proprio per quella rigidità di procedura e per quella riservatezza e segretezza a cui faceva riferimento.
Però penso che si debba fare uno sforzo ulteriore per capire alcuni meccanismi. Il caso di Donnas era sui giornali e lo abbiamo letto, perlomeno lo conosco per quello che è emerso sui giornali. Devo però dire, pur nell'ambito della riservatezza della materia e per quello che nel caso di specie mio è il segreto professionale, che ho avuto modo di constatare in altre situazioni che, come ho scritto nella premessa di questa interrogazione, non hanno avuto il clamore della stampa, ma hanno avuto delle risultanze sorprendenti e discordanti, che ci deve essere qualcosa in questa procedura - che lei stesso ha definito "rigida" - di troppo rigido.
Nel ragionare ad alta voce su questa problematica vorrei riportare un concetto che mi ero annotato ad un convegno tenutosi a Saint-Vincent il 17-18 ottobre 2003, dal titolo: "Violenze ed omicidi in famiglia, fra psicologia e diritto", e lei, Assessore, era presente fra le autorità che illustravano quella vicenda. Uno dei relatori aveva evidenziato questo concetto, che ritengo molto importante: "bisogna evitare che ci siano delle pre-attività istruttorie improprie da parte di psicologi, servizi sociali e scuole", nel senso che questi soggetti devono fare delle relazioni fattuali, evitando di trarre delle conclusioni che possono creare situazioni di cui poi fanno le spese i minori. Questo perché lei dice, riferendosi alla storia di Donnas - che non era mia intenzione trattare nello specifico -: "i minori stanno bene"; che stiano apparentemente bene nessuno lo mette in dubbio, ma i traumi che queste situazioni creano nella psiche dei minori forse non sono così evidenti, ma sussistono!
Dico questo perché, senza dar lettura dei casi - e poi eventualmente lo possiamo verificare in separata sede per quel principio di riservatezza - voglio citare alcune situazioni che dimostrano che qualcosa non funziona. In una sentenza del Tribunale dei minori ad esempio si legge: "Risulta dalle relazioni dei servizi che il loro intervento, protrattosi per anni, non ha prodotto significativi cambiamenti nella situazione familiare. Questo collegio, pur in presenza di forti perplessità circa la situazione familiare, decide che i servizi dovranno mettere a punto un progetto di graduale rientro dei minori". Anche in questo caso i servizi erano stati all'origine dell'allontanamento disposto dal Tribunale dei minori, ma a distanza di un tempo più o meno significativo lo stesso Tribunale ha dovuto ricredersi evidenziando questa situazione.
Lei dice - ed è vero - ci sono una serie di attori che operano in base a delle professionalità, fra questi gli psicologi, gli assistenti sociali, di tanto in tanto anche gli psichiatri, e io le leggo un altro passo, di un'altra vicenda: "Ritengo grave che non sia stata richiesta una mia relazione prima dell'azione psicologicamente violenta di allontanamento del minore, in cui paradossalmente si è scelto di mettere i più piccoli lontani dai genitori. In seguito il padre ha avuto un attacco di cuore... entrambe le soluzioni sono inadeguate per poter far crescere i piccoli"... questo non lo dice uno che per caso si è inserito in questa vicenda, lo dice un responsabile dell'Unità di base di psichiatria!
La sensazione che ho tratto dalla vicenda di Donnas, perché è emblematica, ma dall'insieme di quelle vicende che a corollario per motivi più professionali che politici ho avuto modo di seguire dal di dentro, è che ci deve essere qualcuno che, soprattutto quanto gli assistenti sociali non hanno la stessa visione degli psicologici, quando vi entra anche la psichiatria, sia alla fine l'arbitro di queste vicende, perché quando è il Tribunale l'arbitro di queste vicende c'è il rischio che prevalente sia la relazione dei servizi sociali, i quali, alcune volte, proprio per la situazione particolare, vanno in conflitto con i genitori.
Nel chiudere questa replica, l'invito è a cercare di monitorare le procedure per arrivare ad una soluzione che sia meno traumatica per i minori, pur nella tutela delle azioni da intraprendere.
