Objet du Conseil n. 574 du 12 mai 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 574/XII - Presenza annua di casi di leucemia in Valle d'Aosta. (Interrogazione)
Interrogazione
Avendo appreso che in questi ultimi tempi si sarebbero registrati alcuni casi di leucemia che hanno riguardato bambini residenti in Alta valle;
Temendo che si tratti di un segnale preoccupante di un trend di crescita di malattie oncoematologiche nella nostra regione;
Considerando che esiste un'attenzione alta su malattie che possano essere ricondotte in qualche modo all'inquinamento dovuto al traffico pesante che ha ripreso a transitare attraverso il Tunnel del Monte Bianco;
la sottoscritta Consigliera regionale
Interroga
l'Assessore competente per sapere:
1) quale è la media di presenza annua di leucemia nella nostra regione in questi ultimi otto anni e quale a livello nazionale;
2) se è vero che in questi ultimi quindici mesi si è registrato un aumento di tale malattia;
3) se si sono formulate ipotesi al riguardo e quali.
F.to: Squarzino Secondina
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Il problema delle leucemie è serio e come tale va affrontato: con grande serietà; il rischio di affrontarlo in un ambiente politico è proprio questo: di affrontarlo in modo non serio, epidemiologicamente non corretto.
Intanto, quando si parla di "leucemia", il termine non è preciso, si intende un gruppo di malattie; quando poi si aggiunge "malattie oncoematologiche" si intende ancora un'altra famiglia; quindi, per chiarire il discorso, direi che la leucemia si può intanto differenziare in leucemia cronica e in leucemia acuta, a seconda dell'insorgenza; può essere una leucemia di tipo linfoblastico oppure una malattia di tipo mieloblastico. Questa non è solo una distinzione accademica, ma le cause addirittura sembrano differenti: la leucemia linfatica dell'anziano ha una genesi completamente diversa da quella mieloblastica acuta del bambino; quindi diverse cause e, anche, una diversa frequenza.
Una delle questioni si avvicina alla leucemia ai bambini; penso che l'interesse sia rivolto a questa fascia, per cui la risposta e la casistica sarà riferita a questo tipo di leucemia, vale a dire alla leucemia linfoblastica acuta del bambino. Per quanto concerne i bambini colpiti da leucemia linfoblastica negli ultimi anni, nel 1997 abbiamo avuto 6 casi, 2 casi nel 1998, 0 nel 1999 e nel 2000, 2 casi nel 2001, 1 caso nel 2001, 2 (forse 3) casi nel 2003, dico "forse 3", perché il terzo caso è ancora in studio, anche se molto probabilmente si tratta di leucemia linfoblastica, ma di insorgenza meno virulenta: di questi probabili 3 casi del 2003, uno si è verificato in alta Valle.
Mi si chiede se c'è un aumento di presenza di leucemia; questi termini, dal punto di vista epidemiologico, hanno una rilevanza diversa, si può parlare di prevalenza, si può parlare di incidenza, che sono poi dei concetti diversi.
Non si capisce perché si chiede l'osservazione nei 15 mesi, questo è un dato che esula dai criteri mondiali di epidemiologia, cioè quale criterio statistico? Come lei sa, dal punto di vista statistico bisogna sempre stare attenti ad affrontare questi problemi in Valle d'Aosta, perché con i nostri numeri così piccoli basta un caso in più per far aumentare completamente le percentuali e un caso in meno, per far risultare inesistente il problema. Dal punto di vista epidemiologico si intende un'incidenza in numeri ben maggiori e in un periodo ben più ampio di quello richiesto.
Alla fine mi si chiede l'ipotesi sulla leucemia; non sono in grado di fornire, né sono emersi dati nuovi sulla genesi di questa malattia così grave. Si sa che è importante il benzene e che l'esposizione al benzene può determinare dei casi di malattia e così il grande sospetto è sulle radiazioni, quando ormai è completamente scomparsa l'ipotesi virale. Quanto sto dicendo è nella letteratura mondiale e direi che quando si parla di "casistica", di "incidenza", e soprattutto di "cause" in un problema così grave, bisogna riferirsi alla letteratura, ai criteri epidemiologici, e non è sicuramente un medico, o un pediatra, o chi per lui, che può instaurare un dubbio e un sospetto diverso senza aver verificato tutta una letteratura. Che un medico faccia delle ipotesi di questo tipo mi fa paura, perché vuol dire che non ha il rigore scientifico che dovrebbe essere riconosciuto a questa categoria.
Il mettere vicino leucemia e inquinamento atmosferico, e soprattutto inquinamento da TIR, penso sia molto rischioso. Rispetto l'attenzione che avete verso il traffico pesante dei TIR e gli inconvenienti che questo può creare, però affrontarlo e supporlo come causa di leucemie è un passaggio molto difficile, che in letteratura mai nessuno ha fatto! Direi che questo, a mio avviso, è il problema; se lei ha un rapporto corretto dal punto di vista epidemiologico che mette in relazione le leucemie con l'inquinamento da TIR, questo bisogna che lo si produca; se, invece, non c'è questo rapporto con tutti questi canoni scientifici e non si può esibirlo, allora si parla di allarmismo! Tale allarmismo può essere in questo settore, per fini politici, veramente pericoloso. La sanità e la salute non sono una responsabilità solo mia, ma di tutti i cittadini, in particolare anche dei Consiglieri.
Per una correttezza - leggo spesso il vostro giornale e soprattutto i resoconti che fate delle sedute consiliari - mi permetto di dire che non sempre vengono riferite le risposte in modo preciso. Mi permetto di dire che su questa risposta il suo reporter sia molto chiaro; se c'è un'indagine scientificamente corretta, che avvicina inquinamento da TIR a leucemie, la si presenti; se non c'è, bisogna dire chiaramente alla gente che, al momento, con le conoscenze scientifiche che abbiamo, non si può assolutamente dire che l'inquinamento da TIR possa determinare l'insorgere di questa malattia. Se non si fa così, si crea dell'allarmismo sanitario che è molto pericoloso!
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Ringrazio l'Assessore per i dati che ha fornito. Anch'io penso che l'aula del Consiglio non sia l'aula di un congresso scientifico e che non si può, qui, affrontare in modo dettagliato tutta la casistica.
La nostra iniziativa aveva un fine preciso: quello di verificare alcune informazioni che avevamo circa il fatto che in questi ultimi 12-15 mesi si erano verificati, a mia conoscenza, 4-5 casi di leucemia per bambini. Lei mi ha fornito i dati fino al 2003, non mi ha detto se in questi primi mesi del 2004 ci sono stati altri casi! La mia domanda sui 15 mesi era per verificare se le mie informazioni relativamente alle varie famiglie conosciute venivano confermate da dati epidemiologici. Volevo verificare se effettivamente si era posto il problema della leucemia nei bambini, questo intensificarsi di casi; questo era l'obiettivo principale che avevamo!
Secondo obiettivo. Da quanto lei ha affermato, pare non ci sia dal punto di vista scientifico nessun rapporto tra leucemia e traffico pesante: prendiamo atto di questo e che, per quanto riguarda la leucemia, non dobbiamo cercare in quella direzione, ma forse in altre direzioni. Le altre direzioni sono - come lei sa - gli inquinamenti elettromagnetici residui di incendi. Non voglio essere allarmante, però non possiamo non prendere atto che quando c'è stato il rogo al Monte Bianco, sicuramente si è verificata un'emissione di polveri cancerogene. In quel momento non si sono analizzate quelle polveri; mentre in altri casi, di fronte ad incendi verificatisi per esempio alla "Cogne" di Aosta, subito l'ARPA è intervenuta e ha verificato la pericolosità o meno di queste polveri; rispetto all'incendio avvenuto nel traforo non si è mai affrontato in modo serio questo problema! Non abbiamo elementi di analisi da parte dell'ARPA rispetto a questo incendio, quindi non siamo in grado di sapere esattamente il grado di nocività di quelle polveri, però sappiamo che da quell'incendio si sono sprigionate quantità enormi di polveri che come ci conferma la letteratura scientifica sono cancerogene.
La nostra attenzione rispetto a questo tema è proprio perché vorremmo chiedere ancora all'Osservatorio epidemiologico di affinare ulteriormente i dati e le ricerche; non mi interessa tanto, a questo punto, la percentuale. Lei dice: "È difficile fare confronti di percentuali, dati i piccoli rumori della nostra realtà". Ma forse, anche solo a livello quantitativo, possiamo avere un'idea se c'è stato un aumento oppure no rispetto al passato e possiamo indagare per capire quali sono i motivi! Chiederei quindi di affinare l'attenzione su tale problematica.
