Objet du Conseil n. 526 du 7 avril 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 526/XII - Interventi di riqualificazione della Piazza Giovanni XXIII nel Comune di Aosta. (Interpellanza)
Interpellanza
Preso atto della volontà politica di riaprire al pubblico e ai visitatori l'attuale sito archeologico del criptoportico, nella città di Aosta;
Considerato che con tutta probabilità testimonianze di monumenti romani si trovano ancora sotto l'attuale piazza Giovanni XXIII e che lo stesso insieme archeologico del criptoportico potrebbe arricchirsi di ulteriori preziosi reperti;
Vista la DG n. 3199/2000 con cui veniva deciso di procedere ad un sondaggio propedeutico alle opere di sistemazione urbanistica della piazza;
Visto che nel piano per "Aosta capitale" si indica, tra le opere da realizzare anche "la riqualificazione della piazza (Giovanni XXIII) anche attraverso forme di arredo urbano e strutture di socializzazione";
Appreso dagli organi di informazione che parrebbe imminente l'inizio di tali lavori;
la sottoscritta Consigliera regionale
Interpella
l'Assessore competente per sapere:
1) quando si sono conclusi gli interventi relativi al sondaggio propedeutico sotto l'attuale piazza Giovanni XXIII e quali esiti hanno avuto;
2) se è già stato formulato il parere della Soprintendenza ai beni culturali al progetto di riqualificazione di tale piazza e in base a quali motivazioni;
3) se condivide le soluzioni urbanistiche del progetto e se non intenda rivedere l'impostazione dell'insieme del sito, anche alla luce degli esiti negativi della riqualificazione della adiacente Piazza Severino Caveri;
4) se al Comune di Aosta, responsabile del progetto, è stato fornito dalla Soprintendenza un indirizzo circa le caratteristiche degli interventi, che riguardano siti archeologici.
F.to: Squarzino Secondina
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Abbiamo preso atto con soddisfazione che, in sede di audizione in commissione, l'Assessore ha dichiarato la sua volontà di aprire ai visitatori l'attuale sito archeologico del criptoportico nella città di Aosta. Siamo consapevoli che si tratta di un complesso architettonico molto ampio, in parte è stato esplorato; la parte che adesso sarebbe visitabile è meglio risistemata; vi è una parte anche sotto la stessa Cattedrale che è visitabile; sono stati anche individuati, sotto l'attuale Museo archeologico, segni di questo enorme complesso, sappiamo che questo complesso poi si estende anche verso sud, fino a raggiungere quella piazza di cui abbiamo già dato tutti un giudizio molto negativo, come stamani ha ricordato l'Assessore. Rimane però una parte da scavare, per esempio la parte fra l'attuale criptoportico e l'attuale resto del tempio e la parte del foro che è già stata scavata; lì vi è una parte di cui non si sa molto, si sono fatte varie ipotesi: gradinate di accesso verso il tempio, oppure una grande entrata monumentale al criptoportico. Sono ipotesi effettuate che si leggono nei documenti, che descrivono l'attuale situazione degli scavi.
Fin dal 2000 è stata esplicitata la volontà di procedere a dei sondaggi nella piazza, sondaggi finalizzati ad uno scopo ben preciso: quello di capire, visto che vi è la volontà da parte del comune di ripavimentare la Piazza Giovanni XXIII, qual è la quota dei reperti archeologici, in modo che si possa dare informazioni a chi deve progettare la piazza, per sapere fino a quale profondità si può giungere con gli eventuali lavori. L'altra questione poi era - così dice la deliberazione - "verificare alcune problematiche archeologiche ancora irrisolte inerenti la vita dei complessi archeologici sopraccitati".
Vi era quindi la volontà, da una parte, di chiarire alcune problematiche ancora irrisolte, questo nel 2000; dall'altra, capire se e come era possibile operare su Piazza della Cattedrale per ripavimentarla. Sappiamo che nel progetto "Aosta capitale" vi è la volontà di intervenire per riqualificare le piazze di Aosta e fra queste vi è anche la Piazza della Cattedrale. Da una serie di segnali sembra che si stia giungendo in dirittura di arrivo, nel senso che pare esserci un progetto in dirittura di arrivo - fra l'altro, anche lo scorso anno più volte in sede di Consiglio regionale era stato accennato a questo progetto di gradinate, che dovevano sorgere nella Piazza della Cattedrale -, pertanto si vorrebbero avere alcuni dati.
Vorremmo sapere intanto se quei sondaggi predisposti nel 2000 si sono conclusi e quale esito hanno avuto, se hanno cioè consentito di raggiungere i due obiettivi indicati in deliberazione: definire la quota dei reperti e verificare alcune problematiche archeologiche non ancora risolte. Seconda domanda: qui noi parliamo di questa piazza, ma sappiamo tutti che esiste un problema molto più ampio rispetto alle piazze della città di Aosta; volevamo capire se su questo progetto la Sovrintendenza ha dato il suo parere, che tipo di parere ha fornito e in base a quali valutazioni lo ha espresso. Dicevo prima che, a nostro avviso, per la città di Aosta vi è il problema di quali soluzioni urbanistiche vanno adottate nei luoghi in cui si è in presenza di reperti, di siti archeologici. La Sovrintendenza si preoccupa di fornire delle indicazioni, di dare degli orientamenti agli enti locali proprio perché sia rispettato il contesto urbanistico complessivo entro cui avvengono queste ristrutturazioni o questi interventi urbanistici? Rispetto alla piazza di cui stiamo parlando siamo molto preoccupati perché, se vediamo gli altri interventi urbanistici già fatti in Aosta - penso a Piazza Narbonne come a Piazza Severino Caveri -, gli esiti sono perlomeno dubbi, per usare un termine molto generico. Tra l'altro, proprio sul progetto di cui ci stiamo occupando, abbiamo visto delle osservazioni molto critiche, che personalmente condivido. In una lettera di Don Ivano Reboulaz, apparsa su "La Stampa" e poi su "Il Corriere", si legge che "in questo progetto il sogno sembra trasformarsi in un incubo", perché non soltanto "verranno definiti i contorni delle vie adiacenti" - e quindi verrà sicuramente limitato lo spiazzo attualmente esistente -, non solo verrà definito lo spazio davanti alla Chiesa, ma definito non con una linea per terra, ma con una specie di "gradoni di pietra per appoggi e per sedute, quasi muri, scalinate, basamenti di pietra fissi e inamovibili che verranno e rimarranno ad ingombrare permanentemente una piazza, che non è poi così estesa da giustificare un tal posizionamento di masse che nasconderanno la facciata, anziché esaltarla".
Ci si chiede se si può fermare tale progetto, visto che abbiamo purtroppo già avuto esperienza di piazze nella città di Aosta, progetti di cui credo possiamo tutti quanti non andare orgogliosi, per usare un eufemismo… se si potesse intervenire prima che un obbrobrio si compia, evviva, interveniamo e impediamo che avvenga l'obbrobrio; mi sembrerebbe strano dover dire: "prima facciamo l'obbrobrio, poi, se non ci va, interveniamo e lo modifichiamo".
Presidente - La parola all'Assessore all'istruzione e cultura, Charles Teresa.
Charles (UV) - Le sondage propédeutique aux ?uvres d'aménagement urbain de la Place Jean XXIII, approuvé par délibération du Gouvernement du 25 septembre 2000, à l'issue du marché public, a été effectué et complété dans les premiers mois de 2001 (début des travaux 18 avril 2001, fin des travaux 30 mai 2001).
La Commune d'Aoste veut arriver dans des temps brefs au réaménagement urbain et au nouveau pavage de la place en question, c'est pourquoi la Surintendance a jugé opportun d'effectuer ce sondage, pour vérifier la réelle consistance du dépôt archéologique présent sur le site et la cote effective des pièces archéologiques présentes dans le sous-sol en fonction des nouvelles ?uvres prévues. L'enquête a intéressé une zone d'à peu près 60 mètres carrés qui se trouve devant l'entrée de la Cathédrale d'Aoste. L'analyse des séquences stratigraphiques a permis de documenter une série de phases qui témoignent de la complexité évolutive du site. En particulier, au-delà de la première phase concernant l'activité de construction et de fréquentation du cryptoportique, a été retrouvée une partie d'une structure en forme d'abside de l'ensemble épiscopal d'époque romane avec des fondations réalisées avec des morceaux de colonne romaine réemployés, comme cela est très fréquent: réemployer de matériel d'époque romaine pour des constructions peut-être de 10 siècles après. La partie superficielle de la stratification - plus ou moins de 60 centimètres à 1 mètre -, celle-ci de l'époque du Moyen Age, ne contient pas de traces de structure ou d'éléments archéologiques, puisqu'ils sont déjà compromis par les conduits techniques urbains et par le pavage moderne. Il faut préciser que ces études archéologiques ne sont valables que pour la zone étudiée, même si, par analogie, ces études peuvent être étendues aux zones voisines et il n'est pas exclu que l'on trouve, dans ce qui reste du dépôt, d'autres éléments d'intérêt archéologique.
En définitive, donc, les résultats des fouilles ont confirmé les données qui sont disponibles depuis longtemps d'après les enquêtes géophysiques, sur la base desquelles il avait été exprimé, dans un seul but de tutelle, un avis favorable au projet de requalification de la place avec la recommandation de ne pas toucher les niveaux archéologiques qui se trouvent au-dessous et l'avis définitive de la tutelle de la Surintendance date de mars 2001, donc c'est plus de 3 ans déjà qu'il a été fait.
Quant à se rallier aux solutions urbanistiques du projet, la Surintendance, tout en confirmant les concepts exprimés au cours des avis précédents, ne peut s'exprimer que de manière informelle, parce qu'elle n'est compétente que pour la seule instance de conservation et par conséquent de tutelle. On ne doit pas donc nous demander de partager ou non l'avis, on n'entre pas dans le mérite des choix urbanistiques, qui ne sont pas de notre ressort, ni je ne vais pas entrer dans le débat qui a été fait dans les journaux que j'ai lus, parce que ce n'est pas du ressort de ce Conseil que d'entrer dans le débat d'abord paru dans le "Corriere della Valle", dans "La Stampa" e dans d'autres journaux locaux.
Pour répondre au point n° 4, enfin, nous soulignons qu'il n'existe pas de critères normalisés d'orientation définis avec la Commune d'Aoste pour des travaux sur des possibles sites archéologiques, car chaque zone a ses potentialités et ses caractéristiques, ce qui fait que chaque élément doit être évalué cas par cas et il n'y a pas une règle générale parce que le sous-sol n'est pas partout le même.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Credo che nessuno voglia far polemiche o entrare nei dettagli di polemiche altrui. La questione qui è diversa: non stiamo discutendo se è meglio mettere la facciata di una casa di un colore piuttosto che di un altro, qui stiamo parlando di interventi che riguardano direttamente o indirettamente i beni archeologici e architettonici di questa Regione.
Voglio venire al punto essenziale. Lei ha detto: "noi abbiamo solo competenza di tutela, noi possiamo solo dare un parere per quanto riguarda quello che ci chiederanno, però non abbiamo…"
(interruzione dell'Assessore Charles Teresa, fuori microfono)
… volevo porre il problema più generale in questo momento, poi torneremo al caso specifico… Lei ha detto: "non vi sono delle regole fisse generali per cui noi possiamo dire in base a quelle cosa devono fare, ma precisiamo il nostro parere a seconda dell'opera, quindi interveniamo caso per caso"; contemporaneamente ha asserito: "noi possiamo solo fare un lavoro di tutela e niente altro". Credo invece vi sia qualcosa che il suo Assessorato e la Sovrintendenza possano fare, tanto più che gli stessi enti locali chiedono degli orientamenti. Se andiamo a vedere il piano "Aosta capitale", che è stato prorogato e che è stato discusso in Consiglio lo scorso anno, proprio gli uffici comunali si lamentano nel piano stesso di non riuscire ad avere degli indirizzi progettuali chiari da parte della Sovrintendenza ai beni culturali; quindi gli stessi tecnici chiedono alcuni indirizzi.
Non solo, credo sia compito della Sovrintendenza ai beni culturali porsi il problema di cosa vogliamo fare di questi monumenti. A noi, come Regione, compete solo quello di scavare e poi tutelare? O non compete anche impedire delle brutture che ne rovinino la fruizione e che ne rendano impossibile la tutela? Credo che, tornando nello specifico, qui vi siano delle cose che non possono non essere fatte! Mi rifiuto di pensare che una Sovrintendenza ai beni culturali accetti "senza colpo ferire" delle soluzioni architettoniche che non hanno niente a che fare con tutto il contesto! Non è compito anche della Sovrintendenza ai beni culturali fare un'opera di educazione, di formazione, di studio, in modo che gli enti locali - in questo caso parlo della città di Aosta - abbiano il senso del contesto in cui le opere urbanistiche vengono messe? Rischiamo altrimenti, con una serie di interventi urbanistici, di stravolgere il carattere medioevale del centro storico della città, oltre al fatto che qui stravolgiamo un insieme archeologico che dovrebbe avere una sua unitarietà.
Quello che a noi sembra strano è che la Sovrintendenza non si sia preoccupata di verificare in che modo garantire un'unità nell'insieme di questo complesso architettonico-monumentale, perché non è sufficiente soltanto preoccuparsi di scavare sotto terra e poi coprire, come abbiamo fatto per Piazza Severino Caveri, in modo obbrobrioso. Le chiedo proprio se, come Assessorato, non dobbiate assumervi come compito proprio quello di far sì che le soluzioni architettoniche si adattino ai beni architettonici che vengono tutelati. Certo, capisco è difficile, che la Regione, artefice del "capolavoro" della Piazza Severino Caveri, abbia le carte in regola per andare dal comune e dire: "guardate, voi non dovete fare come abbiamo fatto noi, ma dovete fare diversamente", perché, come abbiamo fatto noi, è proprio un obbrobrio!
Sono insoddisfatta della sua risposta, non per i dati che lei ci ha fornito, ma per il ruolo politico che lei mi sembra non voglia assumere - non dico "lei" come persona, ma "lei" come Sovrintendenza -: mi pare che non abbiate la volontà politica di dialogare, perché mi chiedo se la situazione che, ripeto, si verrà a creare - se è vero come è vero che avremo le gradinate fisse con blocchi fissi, che restringeranno l'attuale spazio della Piazza Giovanni XXIII; che avremo ancora le gradinate che raggiungeranno altezze di quasi 2 metri, che scenderanno degradanti, gradinate un po' come in Piazza Narbonne - sia una soluzione accettabile. Proporrei di fare una legge regionale - semmai la prepariamo anche noi -, in cui chiediamo che, per ogni opera che venga fatta, si metta una targa con il nome non solo dell'architetto, ma di tutti coloro che hanno contribuito a quell'opera meritevole: il nome dell'ufficio tecnico che ha detto "sì", dei componenti della Giunta che hanno approvato, di coloro che hanno espresso pareri positivi, in modo che il turista, quando arriva, sappia a chi dire grazie di fronte a certi obbrobri.
