Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 331 du 14 janvier 2004 - Resoconto

OGGETTO N. 331/XII - Iniziative di prevenzione dei suicidi ed entità degli stessi negli ultimi quindici anni. (Interpellanza)

Interpellanza

Considerato che il fenomeno dei suicidi rappresenta purtroppo un fatto drammatico e particolarmente rilevante nella nostra regione, alla luce anche dei nuovi e ripetuti episodi di suicidi e di tentativi di suicidio che continuano a prodursi, coinvolgendo persone di età, sesso e condizioni sociali diversi;

Sottolineato il fatto che il problema del suicidio deve comportare un momento di profonda analisi e riflessione da parte di tutto il mondo civile e quindi anche da parte della componente politica;

Richiamate le precedenti iniziative presentate in Consiglio regionale, tra cui la mozione proposta nel dicembre 1998, con la quale si chiedeva l'istituzione di un gruppo di lavoro composto da esponenti di primo piano del mondo religioso, socio-sanitario e di tutte le componenti del mondo civile, finalizzato ad analizzare approfonditamente ed a trovare ipotetiche soluzioni al fine di arginare questo doloroso problema;

Preso atto che la Giunta regionale aveva assunto allora l'impegno di fornire al Consiglio regionale dati e studi sulla problematica, elaborati dal Dipartimento di Salute Mentale;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

l'Assessore competente per conoscere:

1) i dati dei suicidi e dei tentativi di suicidio relativi agli ultimi quindici anni;

2) quali sono le iniziative di prevenzione che sono state poste in essere;

3) gli intendimenti e le iniziative allo studio da parte dell'Assessorato per far fronte a tale triste fenomeno, tenuto conto anche della proposta, richiamata in premessa, di istituire un gruppo di lavoro, che possa anche collaborare con il Dipartimento di Salute Mentale;

4) gli studi e le eventuali pubblicazioni prodotti sull'argomento dall'Assessorato regionale alla Sanità.

F.to: Lanièce - Salzone

Presidente - La parola al Vicepresidente Lanièce.

Lanièce (SA) - Il problema dei suicidi è grave e molto delicato: in Valle d'Aosta c'è la sensazione condivisa da tutta la popolazione che si tratta di un problema grave e che qui sia più grave che altrove. È grave perché nella nostra piccola regione ci conosciamo quasi tutti personalmente e ogni suicidio non è mai il gesto di uno sconosciuto, ma siamo tutti più o meno coinvolti direttamente nel dramma conseguente. Questo vuol dire che ci interroghiamo spesso, se "quel" gesto di "quella" persona poteva essere evitato e se tutti, dalle istituzioni alla società civile, facciamo qualcosa o il possibile per concretizzare almeno un minimo di prevenzione, salvando qualche vita umana. Dal momento che parliamo di vite umane e non di numeri di una statistica, se svolgere attività di prevenzione volesse dire salvare anche una sola vita, potremmo dire di aver fatto il nostro dovere umano, civile e politico.

Presentando questa interpellanza insieme al collega Salzone, non cerco conferma numerica dei dati, ma degli elementi per ragionare, insieme. Ho la sensazione che le Istituzioni abbiano finora dato scarso ascolto alla richiesta, emersa in questi ultimi anni, da parte della società civile, di fare interventi concreti sul problema; richiesta che non voleva sapere solo cosa fanno i servizi preposti, ma cosa può fare la società civile valdostana nel suo complesso, comprese le Istituzioni. Dato che le Istituzioni non hanno voluto coinvolgere in alcun modo la società civile - tanto che, per conoscere i dati e per sapere cosa si stia facendo, bisogna presentare periodicamente interpellanze o mozioni, come ha fatto il sottoscritto da alcuni anni a questa parte! - si rischia inevitabilmente di dare l'idea che si polemizzi, si tocchino argomenti delicati per cercare pubblicità o per mettere in difficoltà gli amministratori.

La polemica potrebbe toccare anche i servizi: visto che a livello politico finora si è detto che tutto è sotto controllo e che ad occuparsi seriamente del problema c'è già il Dipartimento di salute mentale, arrivare anche solo a supporre che non tutto sia stato fatto per il meglio diventa una polemica, ma non è così! Già in passato alcuni dati ufficiosi diffusi sui suicidi sembravano segnalarci che in Valle d'Aosta si suicidano soprattutto gli anziani, e si diceva, a consolazione, che in fondo la società poteva star tranquilla perché può essere comprensibile che un anziano, alla fine dei suoi anni, non sopporti la malattia e la solitudine e voglia anticipare la propria dipartita da questa terra! La società comprende questi suicidi, quasi considerandoli una scelta di eutanasia!

Allorquando ci dissero che a suicidarsi in Valle d'Aosta erano soprattutto gli anziani, tutti noi - e soprattutto il sottoscritto - ci rendemmo conto di avere continue notizie diverse e che il numero dei suicidi di giovani in Valle d'Aosta era sempre più importante. La maggior parte dei casi riguardava le persone in età fra i 20 e 60 anni, quindi in età lavorativa. In Consiglio regionale ci venne detto che non dovevamo correre dietro alle emozioni del momento e che quando qualcuno si suicida tutti siamo scossi, ma non dobbiamo drammatizzare l'entità di un fenomeno che risulterebbe contenuto! Non vorrei che tutto finisse solo con un dibattito sul dato statistico; è partendo proprio dai dati che si può porre in essere un'azione preventiva di tale triste fenomeno!

Con questa ennesima iniziativa chiediamo dei dati, che possono contribuire al lavoro di quanti sono preposti a farlo, in modo che si possa mettere al più presto in funzione un'azione complessiva di prevenzione, quanto mai indispensabile, per arginare tale fenomeno così triste e che colpisce, purtroppo, anche la Valle d'Aosta.

La proposta di creare un gruppo di lavoro va nel senso di offrire alle Istituzioni l'apporto della società civile che non può essere dimenticata e alla quale non può essere preclusa la possibilità di collaborare ad arginare il fenomeno, visto che, al momento, la società civile è esclusa dall'operato svolto dai servizi preposti! Se allora i dati non ci diranno che il fenomeno è stato contenuto, se la risposta a questa ennesima iniziativa non ci convincerà sulla completezza del lavoro di prevenzione che viene svolto, non vogliamo fare sciacallaggio morale e puntare un dito accusatore su qualcuno, ma affermare che dobbiamo fare qualcosa di più e dobbiamo farlo insieme e al più presto!

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.

Fosson (UV) - La ringrazio di aver sollecitato una risposta su tale problematica. Non è la prima volta che lei sollecita dei grandi temi: siamo passati dall'alcolismo, alle tossicodipendenze e, questa volta, alla problematica dei suicidi.

È chiaro che su un argomento del genere, alla fine, si può sempre dire che bisognava far di più, perché politicamente si presta ad affermarlo. Non so cosa sia stato detto e come sia stato trattato l'argomento in passato; le assicuro una grande attenzione, non solo ai dati, che però lei mi chiede e che mi premunisco di dare. Dico che nel 2002 il numero dei suicidi - anche se è vero quello che lei dice, "dietro ogni numero c'è una persona e c'è un dramma" - è arrivato a 18; nel 2001, erano stati 22; nel 2000, 19; nel 1999, 20; tranne che nel 1996, in cui il numero dei suicidi fu di 28, direi che il primo dato epidemiologico è che il numero dei suicidi è costante e la piccola diminuzione verificatasi negli ultimi anni non è statisticamente rilevante.

È più difficile quello che lei chiede: di quantificare, nei numeri, i tentativi di suicidio; se adesso parliamo con uno psichiatra e diciamo che vi è stato un tentativo di suicidio, costui ci sgrida, perché vengono definiti "tentativi autolesionistici" ed è difficile numerarli, perché, come lei può capire, quando si presenta in Pronto Soccorso un avvelenamento da farmaci, spesso i familiari e l'entourage cercano di farlo passare per un avvelenamento accidentale, non sicuramente voluto! È quindi difficile numerare i tentativi di suicidio.

Alcuni commenti su questi dati sembrano importanti; l'epidemiologia è una scienza nuova e molto precisa, se si va dietro a questi dati si ha poi un'indicazione di cosa bisogna fare. Intanto i dati "ISTAT" sono decisamente più bassi dei dati che forniamo noi come Prefettura e come sanità in seguito ai "DRG", cioè a quanto appare nelle cartelle: questo vuol dire che probabilmente i dati "ISTAT" non sono corretti, perché si basano su dati statistici, epidemiologici, quindi non vanno a vedere la realtà nella sua veridicità. Se però i dati "ISTAT" sono errati per la Valle d'Aosta, probabilmente lo sono anche per tutte le altre regioni; per cui, il fatto che si dica che in Valle d'Aosta il numero dei suicidi è maggiore che in altre regioni, forse non è vero perché, come per la Valle d'Aosta, così anche per le altre regioni questi dati "ISTAT" non sono corretti. Pertanto, il dato che in Valle d'Aosta i suicidi siano più numerosi che in altre regioni italiane forse non è vero.

Come ha accennato lei, qual è l'individuo che più epidemiologicamente è frequente a questa patologia? Sicuramente il maschio adulto, il maschio solo, con dei precedenti di alcolismo; se vuole vedere per distretto sanitario, è molto più frequente questa pratica del suicidio nel distretto urbano. Purtroppo, solo 1/3 di questi sfortunati erano conosciuti prima dall'assistenza psichiatrica, per i 2/3, invece, è un fatto nuovo, in persone che non avevano precedenti.

Dal punto di vista tecnico-scientifico il parlare di "suicidi", il fare dei comunicati può essere molto pericoloso. L'influenza dei mass media sulla pratica del suicidio è molto rilevante, ecco perché probabilmente non è che non se ne voglia parlare, ma bisogna parlarne con estrema attenzione. Scientificamente questo si chiama "effetto Werther", cioè l'effetto che presuppone nella descrizione di un suicidio la conseguente imitazione e suggestionabilità.

Le leggo uno stralcio di un testo che sono andato a prendere dall'Organizzazione mondiale della sanità: dopo aver ricordato il ruolo importante dei mass media nel provocare o incoraggiare un comportamento suicida, raccomanda, nell'interesse della prevenzione dei suicidi, che i mezzi di comunicazione esercitino estrema prudenza e riservatezza nelle notizie riguardanti gli stessi, nella pubblicazione di articoli e nella messa in onda di programmi riguardanti casi di comportamento suicida. Dovrebbe essere stabilito che tale materiale e il modo di presentarlo dovrebbe essere discusso con esperti di comportamento suicida e di prevenzione prima di essere reso pubblico: questo è un atteggiamento estremamente importante. Ecco perché alcuni preti valdostani avevano deciso di fare lo stesso il funerale a chi aveva tentato il suicidio; ecco perché non si vuole descrivere per esempio o, comunque, non bisogna dare rilievo ad una certa geografia dei suicidi che avviene in Valle d'Aosta: perché nessuno può escludere che questo stimoli l'imitazione di alcuni soggetti più deboli. È un argomento che va trattato con molta attenzione.

Cosa stiamo facendo? Intanto vediamo cosa è stato fatto. Esiste una pubblicazione di un convegno tenuto in Valle d'Aosta, che ho qui e di cui le darò copia, dell'ottobre 1999, organizzato dal Dipartimento di salute mentale, che affronta il problema, sia dal punto di vista statistico, che di prevenzione, in modo corretto. Ne ho una copia qui, gliela farò avere. Non credo sia necessario fare altri convegni, perché qui sono già state tratteggiate le linee in modo più che corretto; non solo, ma siccome è un fenomeno nazionale, la letteratura su questo, i problemi che portano ad un tentativo di suicidio sono già analizzati abbondantemente dalla letteratura italiana che, se vuole, metto a sua disposizione. Questo è quello che è stato fatto.

Cosa stiamo facendo? Stia tranquillo che - riprendendo una intervista di questi giorni - ci siamo dati "una mossa" - pensiamo utile - mettendoci tutta la nostra capacità lavorativa. Intanto abbiamo trovato un dipartimento di salute mentale che non era organizzato correttamente, cioè non aveva un responsabile a tutti gli effetti; noi lo abbiamo nominato e abbiamo riorganizzato il Dipartimento di salute mentale, anche se solo 1/3 dei malati che giungono al suicidio è conosciuto precedentemente in questa struttura. Abbiamo predisposto alcune deliberazioni in Giunta dando più spazio agli psicologi; pensiamo sia molto importante il ruolo dello psicologo in certi reparti ospedalieri, vi sono stati dei suicidi in ospedale, su questo quindi abbiamo agito aumentando la presenza dello psicologo a livello di situazioni di crisi.

Stiamo anche cercando di riorganizzare, dando qui un responsabile che prima non c'era, al Servizio psicologico territoriale, che svolge una funzione determinante. È stata costituita e ribadita adesso in questa riorganizzazione del Dipartimento salute mentale una "task force" - questo è il nuovo nome dei gruppi di lavoro -, perché? Perché - ritengo sia questo il punto su cui si può intervenire - abbiamo visto che c'è una consequenzialità fra "tentato suicidio" e "suicidio", e vi dobbiamo intervenire; il più delle volte i tentati suicidi vengono governati in famiglia o a livello del medico di base e non viene attivata la struttura del Dipartimento di salute mentale. È un po' quello che dicevamo sull'alcolismo: vi sono tanti alcolisti in Valle d'Aosta, ma in percentuale sono molto pochi coloro che giungono ai nostri servizi.

È importante, per tutti noi, quando c'è una situazione di depressione o di tentato suicidio non tentare di mascherarlo, vi devono essere dei compiti della famiglia, del singolo, del medico di base che, il più delle volte, non deve sottovalutare una situazione del genere, ma deve, anche rinunciando ad una privacy ad un utilizzo della patologia, rivolgersi al Dipartimento di salute mentale che ha, al suo interno, questo servizio pluridisciplinare.

Rimane comunque una situazione di disagio da combattere e su questo l'analisi va fatta a 360 gradi: la solitudine, come abbiamo detto, spesso il problema affettivo, la mancanza di lavoro, la mancanza della casa, l'alcolismo stesso, sono tutte condizioni che possono portare a questo triste evento, rimanendo sempre in questa dimensione mentale che, di fronte a chi si toglie la vita, oltre al rispetto, c'è di mezzo tutto il mistero delle problematiche, le quali non sempre saranno conosciute.

Presidente - La parola al Vicepresidente Lanièce.

Lanièce (SA) - Prendo atto della risposta dell'Assessore. L'ultimo passaggio è molto importante: quello del ruolo della famiglia e del medico di base come collegamento fra i tentati suicidi e i suicidi. Questa considerazione ci vede consenzienti perché, se si continua a non comunicare il tentativo di una persona di suicidarsi, ciò può portare, in seguito, a non poter intervenire con l'azione preventiva per evitare in futuro l'azione che magari sarà quella decisiva e causerà la morte dell'individuo.

Sono varie le cose illustratemi dall'Assessore. Partirei dalla considerazione che ha fatto facendo riferimento all'Organizzazione mondiale della sanità, in riferimento all'"effetto Werther", in base al quale se i mass media parlano dei suicidi, possiamo avere l'effetto contrario nel senso che si possono "aizzare" le persone a compiere questo insano gesto. Tale considerazione può essere comprensibile, ma riguarda i mass media, non il sottoscritto, non i Consiglieri regionali, che hanno diritto di poter parlare e di discutere in quest'aula! La mia richiesta è per sapere cosa posso fare io, insieme a tutti gli altri Consiglieri!

Per quanto riguarda quello che è stato fatto, l'Assessore diceva che si sta riorganizzando il Dipartimento di salute mentale, che è stato dato un maggior ruolo agli psicologi: questo è un fatto importante e positivo. Nel mio intervento avevo detto che finora non era stato fatto tanto, perché nelle precedenti risposte alle mie iniziative del 1998 e 2000 era stato detto che il problema era sotto controllo, che il Dipartimento di salute mentale stava funzionando, che era già pronto uno studio apposito: studio apposito che io non ho mai visto e penso nessuno di noi! Cito la risposta del 1998, quando mi fu detto: "il Dipartimento di salute mentale sta ultimando il lavoro, siamo a posto, ve lo consegneremo a breve".

Dal 1998 al 2004 sono passati diversi anni e non ho avuto ancora il piacere di leggere questo studio. Oggi l'Assessore dice che ne ha uno, probabilmente sarà quello, però non è possibile che un consigliere o un gruppo consiliare, se vuole avvicinarsi ad un problema, debba aspettare un'interpellanza per avere un documento che è stato dichiarato in quest'aula essere a disposizione dei gruppi consiliari! Questo è un invito per il futuro a dare seguito alle cose promesse!

Per quanto riguarda altri dati, mi aspetto poi di visionare quelli che lei mi darà, per vedere se c'è una scorporazione per fasce di età, perché se la maggioranza dei suicidi sono fatti da anziani, occorre una certa azione preventiva; se, invece, come risulta a me, la maggioranza dei suicidi in Valle d'Aosta riguarda persone in età compresa fra 20 e 60 anni, quindi nella fascia lavorativa, sono altre le azioni da prevedere!

Potrebbe essere importante fare una considerazione per quanto riguarda i dati sugli anziani; l'intento a suicidarsi nasce solo quando la persona anziana è sola o nasce già prima? Questa cosa è da tenere in considerazione, perché porta a fare delle valutazioni diverse. Penso che sia opportuno che il Dipartimento di salute mentale si attivi al più presto, per cercare di porre in essere azioni di prevenzione generali su tale problematica; la proposta di questo gruppo di lavoro è importante, perché è un tema che riguarda tutti noi e occorre avere più persone che danno il loro contributo. Che si chiami "task force" o "gruppo di lavoro" non mi importa, ma occorre mettere insieme i servizi del Dipartimento di salute mentale con psicologi dell'USL, con membri della società civile, con membri della Chiesa, in modo che tutti assieme possano lavorare sinergicamente. Si potranno così forse far emergere alcune motivazioni che portano a questo estremo atto e, a quel punto, i servizi preposti potranno attivarsi.

Ritengo che si possa prendere in considerazione l'eventualità di creare tale gruppo di lavoro, lasciando alla Giunta di stabilire le modalità: è importante coinvolgere tutta la società civile perché è un problematica che riguarda tutta la società valdostana. Penso, infine, che questa sia la direzione più giusta e corretta da prendere e quindi l'invito è a ragionare su questa nostra proposta.