Objet du Conseil n. 274 du 3 décembre 2003 - Resoconto
OBJET N° 274/XII - Suite de l'examen de la loi de budget pour l'année 2004. (Discussion générale)
Président - Je rappelle que, après la relation de l'Assesseur Marguerettaz, nous pouvons ouvrir la discussion sur l'argument à l'ordre du jour.
La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Due premesse innanzitutto, la prima: mi voglio complimentare con il neofita super Assessore alle finanze, perché ha dimostrato dal primo atto ufficiale che il suo Assessorato e la Giunta tutta stanno operando per un drastico contenimento delle spese, in particolare di quelle correnti ed anche per un risparmio del tempo dei consiglieri. La veste tipografica e il contenuto della relazione che è stata letta stamani denotano tale volontà; non una brochure come negli anni precedenti, diamine! Certamente quella brochure era molto più dispendiosa, ma un semplice fascicolo fotocopiato e pinzato, che ha permesso - ne siamo certi - un notevole risparmio per le casse regionali… Non una sequela di grafici, specchietti, tabelle che costringevano i consiglieri ad un lavoro faticoso di confronto, di cifre, percentuali, ma un discorso scorrevole, piano, in cui qui e là sono inserite alcune cifre, quelle indispensabili, certo, perché ricordiamolo si tratta della presentazione della legge di bilancio e, come si sa, il bilancio parla con il linguaggio delle cifre, per cui proprio non se ne può fare a meno. La ringrazio anche per aver scelto caratteri molto grandi, rispettosi della debolezza degli occhi stanchi dopo due nottate passate in Consiglio, anche se, me ne rendo conto, tale scelta ha dovuto far aumentare il numero delle pagine e quindi anche delle spese del fascicolo…
Ho ascoltato con interesse - ed è la seconda premessa - l'ammissione da parte dell'Assessore di essere un neofita con la volontà di apprendere, di far meglio; come insegnante, in passato ho sempre apprezzato alunni consapevoli del proprio limite, che volevano imparare, ma qui non siamo a scuola, qui la cosa è leggermente diversa, Signor Assessore, non so se ne sia reso conto! Ci troviamo di fronte ad un Assessore che, insieme alla sua Giunta, si è presentato, di fronte alla comunità valdostana e a questo Consiglio, come responsabile del Governo di questa Valle, dicendo di avere, giustamente, un progetto per lo sviluppo di questa comunità, poi, nel momento in cui inizia ad agire, riconosce, ammette di non essere all'altezza delle aspettative dell'opposizione - guardava noi quando ha parlato -, ma credo anche della stessa maggioranza. Lei ha detto: "farò meglio il prossimo anno"; nella scuola questa valutazione in genere si conclude con un giudizio di bocciatura. Qui non siamo a scuola, però questo significa allora che quest'anno l'Assessore dichiara implicitamente che userà l'anno per imparare il mestiere di Assessore, ma allora o poteva, se era consapevole di non essere pronto, impararlo prima di venire qui, o aspettare di farlo quando era un po' preparato, o prepararsi…
(interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
… no, non sono osservazioni così banali, perché questo apprendimento, che rispettiamo, avviene alle spese della collettività, chi ne paga le conseguenze è la collettività non l'Assessore personalmente!
Queste sono le due premesse che volevo fare, perché mi sembra che bisogna collocare nel contesto il bilancio che è stato predisposto. Veniamo adesso ad analizzare il bilancio. Ricordo che, per quanto riguarda le entrate - qui per forza usiamo i numeri -, nel 2003 si passa da 1.371.270.000 dello scorso anno a 1.436.430.000 di quest'anno, con una variazione in più, rispetto al 2003, del 4,75%; per quanto riguarda sempre le entrate, complessivamente, se osserviamo il triennio, vediamo che si attestano su cifre consolidate: 1,4 miliardo di euro all'anno, senza contare le contabilità speciali, ricordando che il pareggio però avviene accendendo un mutuo, ma non voglio fermarmi sulle entrate, anche perché alcuni colleghi nel dettaglio analizzeranno le varie voci di entrata.
Per quanto riguarda le spese, rileviamo che il rapporto fra spese correnti e spese di investimento è circa di 1/3-2/3 come negli anni precedenti, anche se lievemente peggiorato a favore delle spese correnti. Quest'anno abbiamo 937.207.000 euro pari a 67,62%, nel 2003 erano 868 milioni, pari al 65,57%; così pure le spese di investimento quest'anno sono 32,38% pari a 448.848.000 euro, mentre nel 2003 erano 456.000.000 pari al 34,43%. Quest'anno, quindi, sono complessivamente diminuite le spese di investimento ma, se noi vediamo il confronto fra spese correnti e spese di investimento, vediamo che nel triennio si mantiene grosso modo questo rapporto: le spese correnti sono il doppio, o poco più del doppio, rispetto alle spese di investimento e questo ci descrive una caratteristica di questo bilancio, che è la sua rigidità. È un bilancio rigido, nel senso che finisce per finanziare tutte le leggi regionali che sono state finora decise da questo Consiglio, senza chiedersi con quale priorità, senza fare delle scelte chiare sui settori su cui investire. Ora, con queste rigidità di bilancio, è quasi impossibile governare e dare un nuovo orientamento allo sviluppo di questa Regione. Noi condividiamo l'analisi esposta dai rappresentanti dei sindacati, che hanno detto: "il bilancio rifinanzia complessivamente tutti i capitoli di legge che c'erano fino a ieri e ha un impianto che non consente di capire rispetto a quale modello di sviluppo della nostra Regione si vuole inserire". Manca un atto di programmazione che parta da uno scenario di carattere generale rispetto alla situazione socio-economica della nostra Regione; poi manca una descrizione della situazione e l'individuazione di obiettivi, priorità e percorsi rispetto alla loro realizzazione.
Se esaminiamo i grandi macrosettori per le spese correnti, possiamo vedere che alle finanze locali va circa 1/7 delle spese correnti, pari al 13,78%; allo sviluppo economico 1/12 delle spese correnti: 78.444.000 euro, pari a 8,37%; per le spese di investimento allo sviluppo economico, va più di 1/4 delle spese di investimento, giustamente, perché vi è la legge n. 6/2003, insieme ad altre, per la ricerca e l'innovazione; all'assetto del territorio va quasi 1/5 delle spese di investimento e grosso modo, rispetto al 2003, possiamo dire che vi è stato un aumento delle spese generali di funzionamento dal 4,7 al 6,4%, un aumento nel settore della sicurezza sociale - 10,89% - dovuto alle spese per la mobilità passiva, poi negli altri settori notiamo una diminuzione, nel settore del territorio, dello sviluppo economico, della formazione sociale e professionale, nelle spese di investimento, se osserviamo la tabella con la relazione allegata alla legge di bilancio.
Vorrei soffermarmi ad analizzare due settori semplicemente, perché non si può analizzare tutto.
Per quanto riguarda i macrosettori per le spese correnti, relativamente al settore del personale regionale, vediamo che qui vi è oltre 1/4 delle spese correnti, 247 milioni di euro, pari al 26,41% delle spese correnti, questa spesa è destinata ad aumentare nel triennio per i rinnovi contrattuali. È vero, ma vorrei ricordare che vi è una responsabilità di questa Giunta, nel senso che la sola riorganizzazione dei dirigenti pesa ogni anno per 1 miliardo di vecchie lire in più sul bilancio regionale. Abbiamo già messo in evidenza nel commento alla legge finanziaria il paradosso di una macchina organizzativa in continua espansione, a fronte di cambiamenti avvenuti e in via di accelerazione, verso i quali la Giunta è latitante, incapace di coglierne la valenza innovativa, che richiede interventi adeguati per accompagnare il cambiamento. Ricordo due cambiamenti: l'introduzione di strumenti informatici a cui non è seguita alcuna riorganizzazione o diminuzione del personale.
Se prendiamo la relazione dell'Assessore, a pagina 35, va dato atto che sono aumentate le spese per convegni e manifestazioni, da attribuire, tra l'altro, alla ripetizione di eventi finalizzati alla divulgazione dei servizi e dei benefici socio-economici legati allo sviluppo della società dell'informazione, al fine di qualificare e modernizzare l'azione amministrativa. Ora, mi sembra che probabilmente sta avendo successo la lezione e il modo di lavorare dell'Onorevole Berlusconi, nel senso che qui si dà per scontato che il cambiamento delle persone o delle strutture possa avvenire con la divulgazione dei servizi tramite eventi, cioè si celebra un evento mediatico e la conseguenza è il cambiamento del comportamento del personale o di organizzazione della struttura. Avremmo preferito vedere qui invece la presenza di un forte impegno sulla formazione. È vero che per la formazione, rispetto allo scorso anno, vi è un incremento di risorse, ma esso corrisponde all'1% delle spese del personale, percentuale che la legge chiede che venga garantita ma, se osserviamo anche il programma di formazione, vediamo che vi è ben poco rispetto a questo tipo di approccio e la stessa cosa va detta per quanto riguarda la predisposizione di strumenti per affrontare il secondo cambiamento che coinvolge il personale: il trasferimento agli enti locali di competenze, risorse e personale.
Nella relazione fornitaci dal Presidente sull'attuazione della legge n. 54/1998, abbiamo visto che vi sono difficoltà in questo processo di trasferimento di competenze, specie per quanto riguarda la gestione del personale, personale che è ancora ancorato al proprio ruolo e che, se non viene aiutato con intensi, mirati e motivanti momenti di formazione, diventa di fatto un ostacolo al cambiamento e al trasferimento. Nella relazione vi è consapevolezza di questa necessità. Nella relazione presentataci stamani dal Presidente, per quanto riguarda il difficile passaggio fra l'attuale organizzazione centralistica ad un'organizzazione più decentrata, si dice proprio che: "… la condition que les structures régionales et les collectivités locales soient disposées à collaborer pleinement; les premières sont en effet réticentes à se défaire de certaines leurs fonctions et les secondes sont peu intéressées par la question, voire même préoccupées à l'idée d'assurer lesdites fonctions, alors qu'elles ne disposent ni de ressources humaines, ni de ressources financières indispensables" e allora il gruppo di lavoro "a souligné qu'il est indispensable d'associer au transfert de fonctions et de personnels une formation ad hoc organisée par les structures régionales qui exercent actuellement lesdites fonctions". Rispetto a questa esigenza, però non abbiamo trovato nulla nel programma di formazione che sia "coincé" su questo tema; è un programma di formazione molto generico e noi ci saremmo aspettati anche qui la scelta di destinare risorse significative, e non solo l'1% di quello previsto dalla legge.
Per quanto riguarda la sanità e l'assistenza sociale, abbiamo visto che quasi 1/3 delle spese correnti, 260.459.000 euro, pari al 28,64%, sono assorbite da questo settore e, relativamente ad esse, va notato il costo della sanità che si mantiene su livelli molto alti: globalmente 228 milioni, di cui però 28 milioni per il rimborso della mobilità passiva per gli anni 2001-2002-2003. Se guardiamo le spese di funzionamento della sanità e se le depuriamo dei 28.436.000 euro, quasi 50 miliardi per la mobilità passiva, vediamo che sono stanziati 2,5 milioni in meno di fondi rispetto all'anno precedente. Qui capiamo bene che vi è questa "palla al piede" enorme della mobilità passiva, che assorbe grandi risorse e fa aumentare moltissimo in percentuale la quota del bilancio riservata alla sanità, mentre, oggettivamente, il sistema sanitario valdostano non ha più risorse rispetto allo scorso anno. Al settore sociale torneremo nel momento in cui analizzeremo le varie voci di bilancio, per essere più precisi nell'analisi dei settori.
Vorrei ancora soffermarmi sul settore della promozione sociale e beni culturali. Questo settore è poco considerato dal nostro bilancio, ad esso è destinato il 4% delle spese correnti e il 5% delle spese di investimento, il 4,4% del totale dell'intero bilancio. Se guardiamo i vari settori, vediamo che, rispetto allo scorso anno, sono diminuiti: i fondi per il funzionamento delle scuole; per il diritto allo studio di 700 mila euro; per le strutture scolastiche, quest'anno meno 8 milioni di euro, ma nel triennio saranno previste risorse consistenti per alcune grandi opere scolastiche; per interventi a carattere scolastico: meno 300.000 euro. A fronte di un simile quadro, mi chiedo dove si pensa di trovare le risorse per capire, per studiare, per sostenere, per trovare innovazioni e modifiche legate alla trasformazione che pervade la scuola a partire da quella di base.
Sappiamo che la scuola è chiamata a vivere un momento di profondi cambiamenti, che noi non condividiamo perché rispecchiano una riforma di cui non capiamo le linee. Con tale riforma, comunque, bisogna fare i conti; essa chiede alle scuole un cambiamento, ma non si può cambiare così, senza avere chiaro dove si vuole andare, senza avere prima individuato, discusso, concordato programmi e progetti da costruire, giorno per giorno, nella scuola. Questo, purtroppo, è un settore su cui già il programma di governo diceva poco, ma questa relazione sul bilancio e le cifre relative dicono ancora meno. Ci hanno insegnato che la "lingua batte dove il dente duole", allora, secondo me, per la Giunta la scuola non è un "dente che duole", cioè che crea interesse. Se prendiamo la relazione dell'Assessore, vediamo che al problema della scuola e della promozione sociale sono dedicate pochissime righe. Questo cosa vuol dire? Che non vi è un progetto, non si sa dove si vuole andare, non ci viene detto cosa si può fare e allora possono esserci varie risposte: perché la Giunta non sa cosa fare, perché non ha progetti, perché aspetta che sia Roma a dire che progetti bisogna portare avanti. Questo, secondo noi, è molto grave, perché, in questi pochi mesi, abbiamo visto che le uniche iniziative prese dall'Assessorato dell'istruzione, rispetto ai cambiamenti che avvengono nella scuola, sono avvenuti solo su impulso e su indicazione del Ministero.
Ci si chiede allora quale progetto di scuola questa Giunta vuole portare avanti e faccio un esempio per essere chiara. Sapete che la "riforma Moratti" non riesce a decollare; in attesa di decreti delegati che indichino come attuare la riforma, nelle scuole si comincia ogni anno ad affrontare un argomento in modo sperimentale. Non esiste più l'obbligo fino a 16 anni e allora questi ragazzi, finita la scuola media, dove vanno? Bisogna costruire un sistema formativo che sia parallelo a quello della scuola media superiore, un canale formativo in cui interagiscano formazione professionale e istruzione tecnica. Per venire incontro a questa esigenza formativa, il Ministro Moratti ha chiesto alle regioni di fare un accordo per definire le linee di questi primi interventi. Cosa ha fatto la Regione Valle d'Aosta? Ha detto: "sì, anch'io firmo questo protocollo con voi", ma poi non si è posto il problema delle proprie competenze. Col protocollo infatti si interviene sul settore della formazione professionale e dell'istruzione tecnica in cui noi, come Regione, abbiamo competenza primaria. Sarebbe stato più opportuno pensare di costruire un modello che riguarda la nostra realtà e poi andare dal Ministro a comunicarglielo. Si tratta infatti di rispettare l'obbligo generale, ma non era davvero il caso di andare a fare un protocollo con il Ministero, a firmare quasi per dire: "guardate che noi siamo rispettosi e ottemperiamo a quello che avete detto"… Qui è venuto meno l'esercizio della competenza autonoma della Valle d'Aosta in questo settore.
Ancora: la scuola ha molti problemi da affrontare e l'Assessorato non è in grado di proporre l'agenda politica: ci troviamo di fronte ai sindacati che pongono all'Assessore i temi dell'agenda politica da trattare. Sono d'accordo sul fatto che vi sia una collaborazione, ma che a questo punto siano i sindacati, e non l'Assessorato, ad avere la preoccupazione della scuola è indice di una non sensibilità ai problemi della stessa, di una non consapevolezza che, dalla scuola di base alla scuola media superiore, vi è la necessità di intervenire con dei mutamenti, di sostenere questi insegnanti e queste scuole, per riflettere su quello che sta avvenendo e per predisporsi ai cambiamenti in atto. Non solo, ma non si è pensato di definire cosa vogliamo noi come Regione attuare nella scuola. Non possiamo dire che già attuiamo la "riforma Moratti" perché facciamo già un po' di inglese e di informatica, poiché vi è tutta un'organizzazione diversa da affrontare! Penso alla scuola media, per esempio, che è stata tutta impostata su un modello: anche l'applicazione del bilinguismo è stata stabilita secondo un modello legato al sistema del tempo prolungato; ora, cadendo "l'architettura" della scuola media, su cosa si fonda tutta la specificità della scuola della Valle d'Aosta se non vi è un progetto, se non vi è qualcuno che comincia a pensare? Per questo motivo ieri avevo insistito perché vi fosse un emendamento, che indicasse con chiarezza: "noi, Giunta, ci rendiamo conto che vi è questa necessità, vogliamo impegnare delle risorse specifiche". Noi avevamo chiesto che il 5% di tutto il budget dato alle scuole fosse impegnato per questi interventi specifici. Ieri è stato cassato perché è stata espressa una volontà generica, ma voi mi insegnate che volontà generiche senza fondi non hanno "gambe". La volontà di attivare il mondo dell'agricoltura si basa su risorse ben precise, la volontà di sostenere il mondo dell'industria si basa su fondi ben indicati; ma qui, se non prevediamo su quali fondi basare i nostri interventi, credo che le promesse effettuate rimangano senza seguito, anche perché i temi all'ordine del giorno sono veramente importanti. Ne ricordo alcuni di quelli che i sindacati hanno posto sul tavolo della Giunta: la "riforma Moratti", l'autonomia delle scuole, il decentramento, la specificità della scuola valdostana… la legislazione concorrente…, la composizione delle cattedre di scuola media e media superiore, in relazione alla specificità della scuola valdostana e all'attuazione delle norme statutarie di cui agli articoli 39, 40 e 40 bis; le prospettive sull'educazione permanente degli adulti, a seguito della mancata istituzione dei centri territoriali in Valle d'Aosta… quali le scelte future dell'Amministrazione? Questi sono i temi forti da trattare, su cui avremmo voluto avere qualche minima indicazione o nella relazione, per fare vedere che questo è un problema a cui la Giunta è attenta, o almeno nell'individuazione dei capitoli di spesa in cui i problemi sono presi in considerazione.
L'università: qui non viene indicata alcuna linea progettuale. La Giunta ha messo chi voleva, adesso siete in grado di fare quello che volete, ma almeno potreste anche dircelo! O forse non lo sapete neanche voi, se non ce lo dite, e allora questo è ancora più grave! Se sapete cosa volete fare e non ce lo dite, siete irrispettosi nei nostri confronti; se non ce lo dite perché non sapete cosa fare, è peggio ancora, è mancanza di progettualità!
Credo che questa Giunta - che si era presentata come quella che voleva fare il bene della comunità -, pur continuando alcune scelte precedenti, a mio modesto avviso, non fa emergere delle scelte precise che vadano nella direzione della soluzione dei problemi qui da me accennati rispetto al tema della scuola e della cultura. Se noi vediamo anche nel triennio l'insieme delle scelte operate, l'incremento delle spese quest'anno è del 4,75%, nel triennio del 7,65%. Se analizziamo i vari settori, vediamo che la fanno da padrona la salute, con tutti i problemi esistenti - perché il costo della sanità è molto alto, con 703 milioni di euro nel triennio -; il territorio, con 318 milioni di euro - ce l'ha detto stamani l'Assessore perché non era scritto nella relazione alla legge, e di questo lo ringrazio -; l'agricoltura, con 205 milioni di euro; il turismo, con 135; l'assistenza, 120; la scuola, 114; infine, la formazione professionale.
Vorrei concludere questo mio primo intervento con due suggerimenti per il prossimo anno.
Prima richiesta: chiedo ufficialmente e in modo chiaro fin da ora che, per il prossimo anno, la Giunta si impegni ad aumentare il fondo per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo dallo 0,016% come è attualmente, allo 0,05%, sarebbe un piccolo segnale. Deve essere chiaro a tutti quante risorse dedica la seconda regione più ricca d'Europa ai Paesi del terzo mondo: lo star bene non deve essere solo un privilegio nostro, ma tutti gli abitanti del pianeta devono essere messi nella condizione di poter vivere meglio.
Chiederei poi all'Assessore alle finanze, riformulando una richiesta fatta all'Assessore precedente, Agnesod, di provare a leggere il bilancio con uno sguardo sul mondo femminile. Lei ha citato una sola volta, per caso, "donna" in tutta la relazione, perché non poteva farne a meno, doveva dire quali erano le associazioni che rientrano nella diminuzione dell'1% dell'IRAP nel primo articolo della legge finanziaria, doveva dare indicazioni esatte e ha dovuto parlare anche di questo. Possiamo anche scherzare, ma questa è una cosa seria, Signor Assessore! Credo valga la pena di vedere quali sono le ricadute che le varie leggi hanno nei confronti del mondo femminile; lo so che vi sono delle ricadute, che vi è un'attenzione, facciamola emergere! Nei mondi della formazione professionale, dell'agricoltura, del sostegno all'imprenditoria sicuramente vi è un'attenzione, perché non la facciamo emergere? È anche un modo per riconoscere un ruolo alla donna, perché credo sia più importante per le donne essere prese in considerazione, giorno per giorno, nelle loro attività, che essere scelte come candidate presidenti di un movimento!
Président - La parole au Vice-président Nicco.
Nicco (GV-DS-PSE) - La discussione sul bilancio, pur nella consapevolezza di tutti che i dati numerici quelli sono e quelli difficilmente varieranno nel corso e a seguito del dibattito consiliare, è tuttavia un'occasione importante, anche per i Consiglieri di maggioranza, per avanzare in quest'aula qualche suggestione, qualche proposta e anche qualche osservazione critica, per dialogare insomma apertamente con il Governo regionale. Lasciando come sempre al Capogruppo l'onere e l'onore delle valutazione programmatiche di ordine generale e di quelle politiche sul documento oggi in discussione, mi soffermerò anche quest'anno su alcune questioni settoriali e talvolta specifiche. Alcuni appunti per il Governo.
In questi giorni ho riletto sui resoconti consiliari le considerazioni fatte in quest'aula nel corso della discussione del primo bilancio della XI legislatura; alcune di esse, purtroppo, sono tuttora riproponibili. È vero che una cosa è avanzare delle proposte e altra cosa è realizzarle, ma forse in alcuni settori, a partire da quello dei trasporti, è possibile un'iniziativa più incisiva. Nella relazione dell'Assessore Agnesod, 5 anni fa, si faceva riferimento esplicito e condivisibile all'importanza strategica dell'aeroporto; in 5 anni non mi pare che sia maturata quella svolta che allora auspicavamo. Per una serie di ragioni, alcune oggettive, lungaggini burocratiche che non sempre sono dipese da noi, ma, il problema rimane. Quindi confidiamo che le indicazioni operative contenute nell'articolo 45 della finanziaria che abbiamo approvato e che le relative importanti risorse iscritte a bilancio - 13,6 milioni di euro nel triennio - possano rappresentare il punto di svolta di una vicenda che si trascina ormai da troppi anni.
Lo stesso ragionamento lo possiamo fare per quanto concerne la rete ferroviaria, con l'aggravante che qui tocchiamo la condizione di un gruppo non ristretto di cittadini, ma di quei numerosi pendolari - specie lavoratori e studenti - che da troppo tempo aspettano da noi ben altre risposte di quelle che abbiamo saputo dare in questi anni. Anche qui non sono mancate le ragioni oggettive di un tale ritardo, in primo luogo le vicende dell'alluvione, poi quelle giudiziarie del post alluvione, ma certo è che anche su questo terreno è tempo di imprimere un'accelerazione, una svolta. Dobbiamo puntare ad un trasporto ferroviario - e mi riferisco essenzialmente al collegamento fra Aosta e la rete italiana - che sia concorrenziale con il trasporto su gomma, concorrenziale nei tempi e nella qualità del servizio, insomma un trasporto che diventi allettante per l'utente. È impensabile che nel 2003, non in una qualche remota località del terzo mondo, ma in una Regione che vorrebbe essere "carrefour d'Europa", non siamo in grado di assicurare ai nostri studenti universitari, che si recano in qualche facoltà del nord Italia, la certezza di poter giungere a Chivasso in tempo per salire sul treno Torino-Milano. Sono anni che ci battiamo invano su certe carenze e queste periodicamente si ripresentano. Salta poi fuori qualche statistica di "Trenitalia" che vorrebbe smentire ciò che gli utenti, purtroppo, devono constatare direttamente. È un po' come i dati sugli scioperi, quelli dell'azienda non collimano mai con quelli dei sindacati, sono un po' i misteri della statistica… A parte le battute, è quasi imbarazzante il fatto che siamo ancora a dover porre l'accento su questo punto, ma la certezza dei collegamenti è uno dei dati, credo forse il più importante, a cui l'utente fa riferimento nello scegliere un servizio piuttosto che un altro. Vi sono delle ragioni specifiche, delle responsabilità anche personali dell'inefficienza? "Trenitalia", che tanto parla di managerialità, le individui e le rimuova prontamente, non ci fornisca più delle giustificazioni che agli utenti, e anche a noi amministratori, non interessano. Essi chiedono un servizio moderno ed efficiente, punto.
Ho poi l'impressione che certe scelte fatte sulla scia delle nuove filosofie liberiste di privatizzazione, con la scomposizione in troppe "scatole cinesi" di quello che era un soggetto unitario, le "Ferrovie", non abbiano affatto contribuito a migliorare il sistema ferroviario, ma che semmai, moltiplicando i centri di riferimento, a volte poi in contrasto anche fra di loro, lo abbiano complicato inutilmente. Mi auguro perciò vivamente che la radicale trasformazione dell'attuale linea ferroviaria Aosta-Chivasso-Torino diventi uno dei punti cardine dell'iniziativa del Governo regionale. "Diventi" forse non è il termine appropriato, perché so che l'Assessore Caveri vi sta lavorando con convinzione, quindi dico non "diventi", ma "continui ad essere" e che perciò questo Consiglio possa quanto prima discutere delle linee portanti di quell'accordo di programma fra Valle d'Aosta, Piemonte, Stato e Rete Ferroviaria Italiana che abbiamo indicato nel programma di questa maggioranza come uno dei punti qualificanti. Credo che in questi anni il dibattito in materia sia stato viziato da troppe varianti, che era giusto peraltro verificare fino in fondo, anche quelle palesemente più improbabili, laddove si sosteneva che vi potesse essere un'unica struttura di base per l'Aosta-Chivasso e per la direttrice internazionale. Ho provato ad immaginare dei treni ad alta velocità che tra un diretto e un locale attraversano Verrès, Hône e Donnas e non mi sembrava una gran prospettiva. Oggi, comunque, dopo le recenti decisioni europee in materia - la "quick start list", a cui andranno i finanziamenti della Banca europea per gli investimenti da qui al 2015 -, sappiamo quale sarà la rete internazionale dei prossimi decenni e possiamo con maggiore serenità, lasciando da un canto le polemiche che su questo tema vi sono state, concentrarci sull'obiettivo concreto della trasformazione di questa linea e farlo in modo organico con tempi certi e risorse definite. Vedo nei fondi globali delle risorse importanti e credo che poi l'Assessore ci dirà qualcosa anche su questo.
Passando ad altro - e precisamente ai beni culturali -, potrei anche qui "fotocopiare" parecchie delle osservazioni del dicembre 1998. Mi pare che, in questo settore così qualificante per una Regione quale la Valle d'Aosta, possa e debba essere perseguita una politica più incisiva, coordinata ed organica, come peraltro recita su tale punto il programma di questa maggioranza. Abbiamo scritto che "occorre avviare un progetto complessivo di recupero di strutture e siti significativi dell'attività industriale", e a me viene in mente che il Gran Fourneau di Valmeriana - esempio unico della metallurgia di fine '600 - è sempre nelle stesse deplorevoli condizioni di 5 anni fa; che "è necessario promuovere iniziative sistematiche per il recupero di sistemi infrastrutturali comunitari", e penso allo stato in cui continua a versare il ponte di Echallod, peggiorato dopo l'alluvione; che "occorre promuovere iniziative sistematiche per il recupero di testimonianze religiose", e penso, oggi come 5 anni fa, nonostante uno specifico sopralluogo con i responsabili della Sovrintendenza, alle condizioni dell'eremo di Saint-Julien. Abbiamo parlato e scritto della necessità del recupero del patrimonio edilizio storico, penso ai "racard" su cui ci eravamo presi qualche impegno, che poi non si è tradotto in misure specifiche.
Vorrei riproporre in proposito quella che mi sembra una singolare anomalia. Abbiamo una specifica legge - la n. 27/1993 - per intervenire in questo settore, una legge su cui le poste di bilancio sono, seppure in incremento, quanto mai esigue in termini globali; erano 410.000 euro nel 2003, sono 430.000 per il 2004, 480.000 per gli anni seguenti. L'anomalia è che 400.000 di quei 410.000 euro del 2003 sono stati destinati ad interventi sugli edifici di culto, che rappresentano, come ricordato, uno degli aspetti della questione, ma vorrei che mi si spiegasse per quale motivo si continua a non utilizzare questa legge anche per gli altri interventi, pur espressamente previsti. È una domanda che ho posto in varie sedi, ottenendo delle risposte non soddisfacenti: mentre per i beni di culto vi è una procedura codificata sulla base dell'intesa fra Regione e diocesi, per gli altri tipi di intervento, manca un regolamento. Se è questione di un regolamento, facciamolo, oppure se questo non è il problema, rimettiamo mano interamente alla legge n. 27 e diamoci uno strumento adeguato, che non possono essere solo i fondi di rotazione, perché qui si tratta di interventi più mirati a certe tipologie di edifici. Esiste ormai un quasi completo censimento del patrimonio di architettura rurale, che non può essere fine a sé stesso o alla pubblicazione di qualche pur importante volume, ma deve essere la base per interventi organici in questo settore.
Sempre in relazione al recupero del patrimonio edilizio storico, voglio fare un cenno anche al vallone di San Grato, in quel di Issime, e lo voglio fare in sede di bilancio perché è un'area - come detto già altre volte in quest'aula - il cui interesse storico culturale e paesaggistico ambientale è di ordine generale. Com'è noto, il comune ha approvato un piano di sviluppo rurale che dovrebbe consentire di mantenere in quel vallone una significativa attività agricola: questo è un punto essenziale, diciamo pure che è la "conditio sine qua non", affinché la "blumental" continui ad essere tale, ovvero la valle dei fiori. Punto essenziale, ma non sufficiente, essendo nel contempo e non meno importante operare in modo coordinato ed organico sull'elemento che più di ogni altro contraddistingue quell'area, ovvero proprio il patrimonio storico-edilizio. Ecco perché credo che la direzione, recentemente imboccata dal comune e dalla Regione, di individuare, sulla scorta delle positive esperienze già fatte a Fontainemore, quale strumento di intervento uno specifico provvedimento legislativo che faccia da base per un accordo di programma fra i due enti, sia quella da percorrere (mio, in questo caso, è un intervento "ad adiuvandum") per porre anche in questa legislatura un altro importante tassello nella politica di salvaguardia, di valorizzazione delle nostre risorse territoriali.
Vorrei poi svolgere qualche considerazione su un altro dei punti cruciali della nostra politica nel settore dei beni culturali in questo periodo, non fosse altro che per le dimensioni dell'investimento: la situazione del Forte di Bard e dei connessi interventi sul microsistema Pont-Saint-Martin, Donnas e Bard, dei quali l'Assessore Charles si è occupata personalmente direttamente e ben conosce. Forte su cui è puntata la curiosità, l'interesse di molti, come ha dimostrato anche l'afflusso nelle recenti giornate di apertura, con oltre 4.000 presenze fra il 18 e il 19 ottobre. Siamo tutti consapevoli della scommessa che abbiamo fatto con questo investimento, ma è proprio per ciò che vorrei manifestare in questa sede qualche preoccupazione sull'evoluzione di quella vicenda. Il "business plan" del 2002 indicava un risultato netto di esercizio con una media annua di disavanzo nel periodo 2003-2010 di oltre 2 milioni di euro; non so se vi sono state poi delle correzioni di quel "business plan", mi sembra comunque un avvio non propriamente rassicurante e non per il passivo in sé, se vi fosse una ragionevole certezza che l'operazione produrrà effetti significativi di ricaduta sul territorio circostante. È proprio su questo punto che mancano indagini appropriate, penso che un "business plan" credibile avrebbe dovuto affrontare questo aspetto della questione, ovvero le ricadute sul territorio. La mia impressione negativa è che "Finbard", sulla scorta delle indicazioni della commissione scientifica costituita nel maggio 2001, sia andata molto avanti, senza una sufficiente verifica sulla rispondenza delle proposte progettuali agli obiettivi iniziali. Questa è una preoccupazione acuita anche dalla lettura di una recente deliberazione del Governo, in cui si impegnano somme importanti per il Forte di Bard: 505.000 euro per "maggiori oneri di progettazione e direzione lavori"; 1.342.000 euro per "ulteriori spese tecniche, contenziosi e interventi imprevisti", eccetera. Sono voci che, per la loro natura, sembrano lasciare intravedere un'evoluzione non propriamente lineare della vicenda. È pur vero che, in un'operazione di questa portata, è difficile avere un quadro definito in tutte le sue componenti fin dall'inizio, ma un incremento, quale quello che è stato deliberato, mi sembra non propriamente marginale!
Per quanto riguarda la proposta di avere quale ente di gestione l'Associazione Forte di Bard - evocata anche ieri dall'Assessore Charles -, mi permetto di sollevare sommessamente qualche dubbio fra lo strumento indicato e i compiti che gli sono affidati. Con tutto il rispetto per gli enti territoriali, che certo devono essere parte attiva della fase gestionale - e quindi essere rappresentati -, credo tuttavia che, se non vi è, nel contempo, una qualificata presenza manageriale di profilo e di esperienza internazionali, date le dimensioni dell'iniziativa, corriamo seri rischi di dover coprire fra qualche anno un disavanzo forse anche maggiore. Ricordo, fra l'altro, che il piano operativo approvato da questo Consiglio nel 1996 indicava espressamente "una logica di intervento e, innanzitutto, di decisione che non può che essere una logica privatistica per quanto riguarda condizioni di efficienza e di bilancio", e suggeriva espressamente una presenza "poco rilevante" della Regione nella struttura gestionale.
Qualche parola poi sulle istituzioni che si occupano di ricerca e di diffusione del patrimonio storico, culturale e scientifico della Valle d'Aosta. Vi è anche qui una questione annosa, da troppo tempo irrisolta, che concerne le sedi di queste istituzioni e che voglio riproporre oggi, all'inizio di questa XII legislatura, come uno degli obiettivi che dobbiamo perseguire con determinazione.
Si è individuata una soluzione, che condivido, per l'Académie Saint-Anselme, nel complesso Maison et Tour de Saint-Anselme, in Comune di Gressan. Ora, come ben sa l'Assessore, anche altre istituzioni, non meno impegnate dell'Académie nel compito che dicevo prima, anche se con meno anzianità di servizio, operano in condizioni difficili, se non precarie. Voglio segnalare in particolare la situazione - che immagino le sia ben nota - dell'Istituto storico della resistenza e della storia contemporanea, a cui si deve fra l'altro l'edizione dell'opera omnia di Emile Chanoux, che lei di certo avrà potuto apprezzare. La questione non è quella di una singola istituzione, evidentemente. Potremmo citarne delle altre. È questione di ordine più generale e perciò, ad un certo punto, vi era stata l'idea della progettazione di una "Citadelle des archives" o "Palais de la mémoire", prospettiva che ho sempre condiviso perché mi sembra la strada giusta per dare una struttura adeguata di conservazione dei materiali e di promozione della ricerca in una Regione come la nostra, che fonda il suo "status" proprio sui documenti conservati in quegli archivi. Questa è una prospettiva tuttora aperta o sono maturati altri orientamenti? Mi pare che le vicende alluvionali abbiano fatto scartare l'ipotesi insediativa negli ex magazzini generali ma, al di là di questa ipotesi, la domanda è se l'idea in sé rimane valida e da perseguire e, in caso affermativo, dove può essere dislocata questa "Citadelle". Credo che nella nostra Regione non manchino edifici prestigiosi che si prestano bene. Non oso riproporre la questione del Forte di Bard, perché ormai siamo troppo avanti ma, se deve essere in Aosta, perché non ripensare al Saint-Benin o a qualche altro luogo in cui si respira di più la cultura fin dal momento in cui se ne varca la soglia, che non in strutture quali gli ex magazzini generali o simili?
Infine, per concludere, qualche osservazione sull'Università, che impegna cifre significative del bilancio regionale: 5 milioni di euro annui per la gestione e oltre 9 milioni nel triennio per l'edilizia, con una considerazione preliminare sullo scarso peso nel dibattito politico del "tema Università", quasi sia una specie di "corpus" estraneo. In ogni seduta consiliare discutiamo di Casinò; ebbene, per il futuro della Valle d'Aosta, l'Università ha un peso ben maggiore del Casinò. Università sulla cui istituzione in Valle d'Aosta qualcuno fra noi - e io fra questi - aveva pur manifestato qualche perplessità e non certo perché non la considerasse un elemento importante, anzi lo considerava, per certi aspetti, decisivo, ma temeva che potesse imboccare un certo indirizzo e non un altro. Ora, che vi siano delle difficoltà iniziali in un'istituzione creata "ex novo" è fisiologico, come pure che vi siano fasi di assestamento in corso d'opera, ma si tratta di capire se la direzione imboccata è effettivamente quella a suo tempo definita.
Voglio ricordare che il progetto di ateneo del Comitato promotore dell'Università aveva fissato un determinato orizzonte, molto importante. Cito testualmente: "Proiettare l'Ateneo valdostano verso un'effettiva dimensione europea dell'istruzione superiore, (…) creare un ateneo fortemente connotato sotto il profilo internazionale, (…) apertura e vocazione internazionali dei suoi corsi, (…) esaltarne la dimensione europea (…), Università della Valle d'Aosta uguale Università d'Europa". Questo da un lato e dall'altro: radicamento profondo con la realtà specifica, storica, culturale, linguistica, economica della Valle d'Aosta, per fornire risposte mirate in termini di ricerca e di formazione. Un ateneo - anzi allora si diceva una "communitas" universitaria - in cui operatori e fruitori si identificassero e che, proprio per questi suoi caratteri, si rivolgesse non tanto agli studenti valdostani, ma sapesse aumentare l'area di attrazione allargandola agli studenti stranieri; un'università che prevedesse l'apporto congiunto di docenti italiani e stranieri, la frequenza obbligatoria presso le università italiane e straniere convenzionate. Tutto ciò è profondamente condivisibile, ma vi è da fare il punto sulla situazione e chiedersi se questo è il cammino che abbiamo imboccato.
Oggi abbiamo 439 iscritti, di cui solo un esiguo numero di stranieri; su 12 docenti di ruolo nessuno proviene da altri paesi; tra i docenti non di ruolo ve ne sono alcuni, che pare concentrino però i loro corsi in un arco di tempo così breve da non favorire quell'auspicato contatto più diretto fra docente e discente. Non basta inserire nel Consiglio dell'Università un docente di Grenoble e uno di Norimberga per dare una dimensione internazionale all'Università. Soprattutto, non vorremmo proprio vedersi avverare quei rischi, già paventati nel progetto istitutivo, di un'università che sia un semplice clone o una succursale di una qualche altra sede, o ancora non vorremmo veder rifiorire qui quei mali, che hanno già arrecato altrove troppi danni alle università, a partire dalle baronie e dalle carriere, per cui non si individua un corso di laurea sulla base di criteri di ordine generale e scientifici - per quel che ci riguarda, appunto alta qualità e dimensione europea -, ma forse sulla base dei docenti che si vogliono collocare. Ancora: non vorremmo intuire che a questo ateneo si guarda perché, in questa fase di generale contrazione delle risorse finanziarie per l'università, qui la Regione continua a garantire comunque una cospicua dotazione. Mi auguro che tutto ciò non sia, che le mie siano impressioni sbagliate, ma le vicende di questi giorni non ci lasciano affatto tranquilli; vicende che hanno fatto trasparire uno scontro di gruppi di potere contrapposti, anche uno scontro personalistico, che, se non prontamente bloccato, non lascia presagire nulla di buono per l'Università della Valle d'Aosta. È già grave che a tal punto si sia giunti, che un'istituzione, quale l'Università della Valle d'Aosta, debba assurgere agli onori della cronaca per vicende che, comunque sia, poco hanno di edificante e sicuramente nulla di culturale; vicende fra l'altro foriere probabilmente di ulteriori "querelles" amministrative.
Non siamo qui per perorare la causa di nessuno, non siamo qui per farci paladini e difensori o per schierarci con una certa cordata, per una certa parte, piuttosto che per un'altra. Vorremmo che non vi fossero cordate, che si operasse affinché non vi fossero cordate e gruppi di potere di alcun genere nell'Università della Valle d'Aosta. Lunedì il Presidente, nell'annunciare la nomina del nuovo rettore, ha parlato dell'apertura di una "nouvelle phase"; ci auguriamo sia effettivamente così. Auspichiamo che questa nomina sia del tutto estranea alle logiche nefaste prima accennate e che risponda a tutt'altri e a solo altri criteri, ovvero quelli di competenza, di onestà e di libertà intellettuali, che peraltro riconosciamo pienamente nella persona che è stata indicata.
Président - La parole au Conseiller Comé.
Comé (SA) - Analizzando il bilancio per l'anno 2004 e il triennale 2004-2006, devo purtroppo riferire che, nonostante un'attenta lettura di tale documento, non sono riuscito ad individuare una chiara impostazione programmatica di rilievo. La lettura del bilancio mi ha fatto venire in mente il decreto legge sullo "spalma debito" delle società di calcio, che è stato peraltro bocciato anche dall'Unione europea. Il metodo di gestione delle risorse regionali è stato unicamente quello di una loro distribuzione sulle leggi di settore e il mantenimento degli impegni degli anni scorsi nei diversi capitoli di spesa. Ritengo invece doveroso formulare alcuni interrogativi sui nuovi scenari che già coinvolgono e che interesseranno ancora di più anche la nostra piccola Regione, in un contesto di nuove sfide mondiali ed europee, in un mondo sempre più globalizzato e dove si vede sempre più marcata la differenza tra Stati ricchi e Stati poveri, in un mondo dove i mercati emergenti stanno creando delle difficoltà ai mercati internazionali. L'Europa si sta allargando verso i Paesi dell'est e bisogna essere coerenti nel prevedere le ripercussioni che tali decisioni potranno avere anche sul nostro piccolo mondo. Potremo difficilmente ancora beneficiare dei finanziamenti che abbiamo ricevuto dalla Comunità europea, i famosi fondi strutturali, previsti fino al 2006, ma dobbiamo già cominciare a ragionare in futuro, perché questi fondi saranno sicuramente dirottati verso altre realtà nazionali aventi un grado di sviluppo inferiore a quello dello Stato italiano. Dobbiamo aspettarci anche nuove preoccupazioni sul traballante assetto delle aziende industriali valdostane in relazione al minor costo della manodopera dei Paesi dell'Est europeo.
Mi sarei quindi aspettato di leggere un bilancio di inizio di legislatura molto diverso, contenente almeno alcune proposte coraggiose nell'ambito di una manovra propositiva della fase di inizio di un cambiamento, che superasse la logica del garantire tutto a tutti. Le uniche novità sono rappresentate dall'entrata in vigore della legge n. 6/2003 per quanto riguarda i nuovi interventi regionali per lo sviluppo delle imprese industriali ed artigiane e dalla proposta concernente la ricostruzione della funivia del Monte Bianco. Probabilmente - mi auguro di no - stanno finendo i tempi dell'abbondanza, i tempi delle grandi disponibilità finanziarie e la situazione che si sta delineando a livello internazionale ci richiede di individuare azioni che vanno a premiare la qualità, la serietà dei progetti. Le grandi disponibilità finanziarie del passato probabilmente sono state male utilizzate, forse perché abbiamo immaginato che le grandi opere o le grandi aggregazioni fossero economicamente utili e redditizie. Ne siano ad esempio il Forte di Bard, al quale non sappiamo dare una destinazione, mentre dobbiamo sobbarcarci le spese di gestione; le stalle di 200 capi di bestiame con foraggio garantito per 50 capi; i palazzetti dello sport, le cui spese di gestione mortificano seriamente i bilanci degli enti locali interessati. Abbiamo accantonato gli interventi che potevano avere ricadute importanti per l'economia valdostana, perché "significativi" di scelte difficili e contrastate; ne siano ad esempio il problema del Casinò, gli interventi per quanto riguarda il rilancio del turismo termale. Ci siamo blindati in un'economia fortemente assistita ed abbiamo scoraggiato le iniziative private. Indubbiamente qualche movimento politico ha beneficiato di tale impostazione di tipo clientelare, impostazione che ha comunque prodotto evidenti disequilibri nella nostra comunità, dai quali emergono i primi segnali di forte tensione e di un disagio sempre più evidente. Abbiamo indirizzato la nostra gioventù alla cultura del posto di lavoro nel comparto del pubblico impiego, tanto che oggi è difficile trovare manodopera locale nelle attività tipiche regionali, vedasi il mondo dell'agricoltura, il settore alberghiero, l'artigianato. La Regione ha poi trasferito competenze e funzioni agli enti sub-regionali, ai comuni, che si sono dotati del personale necessario, essendo venuto meno il trasferimento del personale regionale addetto alle funzioni come sopra trasferite. Ne deriva certamente un aggravio di spese correnti a carico del bilancio nel settore pubblico, a scapito delle disponibilità per spese di investimento. Parimenti non abbiamo voluto o saputo invogliare l'iniziativa privata perché limitativa del potere pubblico. La Regione ha comprato tutto e di tutto, dalle centrali idroelettriche - che non hanno offerto alcun beneficio di ritorno per le famiglie valdostane e ieri noi abbiamo fatto una proposta che la maggioranza ha respinto - alla Centrale del latte, sulla quale ritengo superfluo qualsiasi commento; dai capannoni industriali, che sono concessi in locazione senza che riusciamo a riscuotere i relativi canoni, fino a giungere all'Eremo di San Romolo, che tutto poteva essere, ma non una colonia marina, essendo situato in cima ad una montagna.
Mi auguro che questo bilancio rappresenti un momento di transizione, un momento di riflessione per capire verso quali orizzonti dirigere l'economia regionale, perché, in caso contrario, le prospettive non sono buone. Da parte nostra possiamo garantire che valuteremo con estremo favore le proposte, anche difficili, che la Giunta vorrà fare, purché dirette ad impostare la politica del domani, tralasciando gli interessi spiccioli del quotidiano. Non ci tireremo indietro nel formulare osservazioni e nell'approvare le proposte di iniziative di grande rilievo, anche se dai banchi dell'opposizione, in uno spirito costruttivo e di impegno al servizio della comunità valdostana.
Mi sia consentito fare una riflessione, che mi viene dall'aver ascoltato con grande interesse la relazione dell'Assessore competente, del Presidente della Regione e dei vari Assessori nel corso delle varie audizioni in commissione consiliare, sul fatto che questo è un bilancio sano e concreto e che non sono presenti situazioni di imbarazzo o di incertezza. Immaginavo che questi presupposti fossero aspetti più che normali dell'impostazione del bilancio e le assicurazioni degli amministratori mi hanno fatto sorgere il dubbio che i bilanci precedenti non poggiassero su tali inderogabili principi. È certo invece che, per garantire il pareggio di bilancio 2004, la Giunta ha chiesto l'autorizzazione ad accendere un prestito per 160 milioni di euro a copertura delle spese di investimento e altri 37 per le iniziative più specifiche: parcheggi, strade, Parco del Monte Avic, "Aosta capoluogo". Si tratta per la maggior parte di debiti inerenti ad una normale attività di gestione, mentre in precedenza ci siamo indebitati per interventi che nel tempo avevano una ricaduta positiva sull'economia regionale, vedasi "l'operazione ENEL". Bisogna necessariamente aggiungere che questi mutui sembrano essere la leva di manovra per sostenere, tramite le opere pubbliche, il comparto delle imprese operanti nell'edilizia, che hanno potuto beneficiare dei grandi apporti finanziari derivanti dalle opere di ricostruzione degli eventi alluvionali dell'autunno 2000. La capacità di indebitamento non è infinita, per cui una volta ancora è necessario sollecitare un modo diverso di fare amministrazione, di impostare la politica di bilancio sulla base di un'economia aperta, più liberale, ove l'iniziativa e il capitale privato possano trovare la possibilità di una migliore redditività rispetto a quella attuale, condizionata dallo strapotere e dall'onnipresenza della Regione. Per quanto riguarda l'attività industriale in Valle d'Aosta, vorrei riformulare all'Assessore un'unica domanda, quella che è stata posta dai sindacati in commissione: vi sarà ancora nei prossimi anni un'industria in Valle d'Aosta? A lei la risposta! La crisi industriale che si è venuta a creare a seguito della situazione negativa della "Fiat" e della "Olivetti", ha già dato dei segnali allarmanti e la chiusura delle aziende negli ultimi mesi ci fa allarmare ancora di più, anche perché queste chiusure avranno ricadute negative sul volume delle entrate per quanto riguarda IRAP, IRPEG e IRPEF, che, per l'Assessore, saranno estremamente positive per i prossimi anni.
Un'altra preoccupazione nasce dall'aver constatato che nel bilancio è stato semplicemente previsto un calo delle entrate da parte del Casinò, senza dare la minima indicazione sulle eventuali spese di investimento per un futuro rilancio dello stesso. Qui non vi è assolutamente un'indicazione per l'investimento sulla casa da gioco; qui non si è neanche rispettato il disciplinare per la gestione della casa da gioco, votato dal Consiglio regionale, perché ho guardato attentamente sul bilancio e, in base al disciplinare, bisogna andare a prevedere due fondi: uno, il Fondo per le manifestazioni e le promozioni; l'altro, il Fondo per il piano di sviluppo. Ebbene, nell'assestato 2003 abbiamo tasse di concessione della casa da gioco 80 milioni di euro. Perché dico questo? Perché l'articolo 12, che riguarda manifestazioni e promozione, stabilisce:
"Al fine di promuovere l'attività della casa da gioco, "Casinò S.p.A." è tenuta a gestire un apposito fondo di bilancio destinato a finanziare il calendario di manifestazioni… Il fondo è alimentato da Regione e da "Casinò S.p.A.", in misura proporzionale agli introiti di propria spettanza… per un importo pari al 14% degli introiti lordi di gioco… con riferimento ai dati dell'ultimo bilancio approvato dal gestore della casa da gioco".
Ho fatto un calcolo: il 14% di 80 milioni dà un importo di 11 milioni e qualche euro. Sono andato a vedere - fra l'altro, è citato erroneamente l'articolo 11, invece dell'articolo 12 - a pagina 198 e nel capitolo 64965 (attuazione disciplinare regolante i rapporti fra la "Casinò S.p.A." e la Regione - spese correnti) ho trovato un importo di 9,3 milioni, che non è il 14%. Per quanto concerne il capitolo 64970 (attuazione disciplinare regolante i rapporti fra la "Casinò S.p.A." e la Regione - spese di investimento), sono andato a leggere l'articolo 14. In tale articolo si dice che: "la Regione deve costituire un fondo annuale di bilancio pari al 6% degli introiti"; su 80 milioni sarebbero 2 milioni e qualcosa. Sommando 9,3 milioni a 2,815 milioni si ottiene l'esatto 14% di quello che doveva essere messo per le spese correnti. Ecco perché dico che qui non vi sono neanche 10 lire per gli investimenti, perché quei soldi devono essere, se vogliamo rispettare il disciplinare… e qui è scritto in maniera molto chiara: "Regione e "Casinò" provvederanno a definire il conguaglio che dovrà decorrere per quanto riguarda il bilancio di previsione 2004". Mi pare dunque che i soldi che sono stati destinati agli investimenti siano stati sottratti dalle spese correnti, quindi non è un bilancio rispettoso del disciplinare della casa da gioco.
Forse l'Assessore è convinto che, con una modifica gestionale forte della casa da gioco, si avranno dei risultati positivi; spero sia proprio così, anzi invito l'Assessore ad affrettare questo passaggio, in maniera che si possa riportare il Casinò agli antichi splendori sia in termini di presenze, sia in termini di entrate, e tanto meglio se non vi sarà la necessità per la Regione di investire su questo tanto decantato piano di sviluppo, che noi, del resto, non abbiamo visto e penso non vedremo mai. Noi aspettiamo fiduciosi la nuova impostazione che la Giunta e l'Assessore in particolare vorranno dare alla gestione della casa da gioco. Del resto, le aspettative per vedere una gestione più autonoma, con meno ingerenza politica, non sono solo condivise da noi, ma anche da una buona parte di quei dipendenti, che prima delle elezioni, dando fiducia ai politici, avevano maturato delle speranze nei confronti di chi avrebbe governato la Regione e che pare ora, non dimenticando le promesse ricevute, siano sempre di più in trepida e scalpitante attesa.
Prima di concludere vorrei fare un'ultima considerazione sul bilancio di previsione 2004 per quanto riguarda l'istruzione e la cultura. Anche l'Assessore competente ha annunciato in audizione dei tagli sul suo Assessorato, perché qui abbiamo un bilancio che è cresciuto, ma tutti gli Assessori hanno meno soldi. Questi tagli creeranno dei grossi problemi alla scuola valdostana. È vero che ormai la scelta politica è quella di un non riconoscimento delle nostre competenze statutarie e di cedere allo Stato, e ne è evidente l'opzione fatta da voi sulla firma del protocollo di intesa con lo Stato per quanto riguarda la formazione professionale: l'atteggiamento di abdicazione allo Stato, con la firma congiunta dell'Assessore all'istruzione e di quello alle attività produttive, si qualifica come un atto di sottomissione al Governo nazionale. Vogliamo riportare la scuola nelle mani dello Stato italiano per avere quelle contrazioni delle spese sul personale? Anche i nostri dirigenti scolastici sono obbligati a frequentare dei corsi in Piemonte, forse tralasciando tutti gli aspetti linguistici e culturali, caratteristici della nostra autonomia, ma su questo tornerò con un'iniziativa.
Quali sono le risorse previste per far fronte alla nuova "riforma Moratti" per quanto riguarda l'anticipo dei bambini nella scuola di infanzia, nella scuola elementare e quali risorse sono destinate ai nuovi modelli bilingui per la scuola media ed elementare, indispensabili per gli adattamenti degli articoli 39 e 40 del nostro Statuto? Visto che, purtroppo, siamo in fase di bilancio - e quindi di numeri -, preso atto delle affermazioni dell'Assessore in sede di audizione nelle commissioni competenti, che ha dichiarato: "Per fortuna non tutto costa", riteniamo che gli interventi necessari per la scuola valdostana, per stare al passo con le riforme, richiedano investimenti, progettazioni, pensieri e scelte chiare. Al contrario, laddove sono state impegnate risorse considerevoli - vedasi 46 miliardi di vecchie lire per quanto riguarda l'Università -, mi preoccupa la mancanza di progettualità e di scelta politica nell'individuare la sua sede più opportuna, comprensiva di rettorato, aule didattiche, uffici amministrativi. L'Assessore in commissione ha elencato diverse soluzioni, ma è sembrato a tutti che una scelta definitiva e chiara fosse ancora molto lontana. È vero che il Sindaco Grimod, che fa parte del Consiglio dell'Università, ha dichiarato che entro un anno vi sarà l'acquisizione delle caserme, ma bisogna capire i tempi, i progetti, quando ci sarà la disponibilità e nell'attesa quale sede sarà destinata ai nuovi studenti che saranno immatricolati? Se vogliamo veramente un'università aperta ed europea, ci dobbiamo attrezzare per poter essere competitivi. Non vorrei assistere ad un utilizzo delle energie politiche solo nell'andare ad incidere sulla nomina del rettore. Grazie.
Président - La parole au Conseiller Rini.
Rini (UV) - Come per alcuni colleghi, per me questa è l'undicesima volta che seguo in quest'aula la discussione e l'analisi del bilancio programmatorio della nostra Regione e, generalmente, ho assistito sempre ad un solito copione, come lo ha definito il collega Cesal, le solite litanie: da una parte, i Consiglieri di minoranza, che evidenziano tutta una serie di criticità e cercano di poter dare un senso al voto contrario che andranno ad esprimere; dall'altra, i Consiglieri di maggioranza, che evidenziano le positività. Credo sia giusto staccarsi dalla consuetudine e cercare di fare un'analisi obiettiva, che, con i giusti rilievi e con delle proposte ed osservazioni propositive, possa migliorare i risultati ottenuti e dare delle risposte alle richieste e alle esigenze dei cittadini, ai quali non sempre siamo riusciti a dare delle risposte adeguate; è quello che cercherò di fare con questo mio breve intervento, con alcune riflessioni.
Ritengo che, per quanto concerne l'elaborazione dei dati e la parte prettamente contabile, il lavoro fatto sia ottimo e che agli uffici vada un plauso per aver saputo rendere comprensibile un documento così complesso, riuscendo a migliorarlo sempre negli anni. Nell'analisi delle scelte operate si possono sicuramente trarre delle importanti indicazioni e rilevare che finalmente le emergenze degli ultimi anni sono finite - mi riferisco all'alluvione, alla tragedia e alla chiusura del Monte Bianco - e che finalmente possiamo destinare delle importanti risorse in modo meno vincolante. Credo si possano evidenziare diversi aspetti significativi e positivi, quali un buon gettito erariale - questo significa che esiste ancora una discreta vitalità nel settore economico -; il non aumento del prelievo fiscale, con tutti i benefici che può comportare; il mantenimento di valide misure per quanto riguarda il problema della casa; il mantenimento di cospicui trasferimenti agli enti locali, che in autonomia possono decidere sulla loro destinazione e sono sempre meno legati ai cosiddetti "rubinetti del martedì". Buona la volontà di modernizzare e sviluppare l'aeroporto regionale Corrado Gex, importante il finanziamento per il rifacimento delle funivie del Monte Bianco. Questi sono alcuni aspetti che reputo importanti.
Malgrado il grande lavoro fatto in questi ultimi anni, in Valle d'Aosta abbiamo ancora tante criticità e tanti problemi da risolvere. Abbiamo per esempio una linea ferroviaria con dei tempi di percorrenza assurdi, che necessita di interventi urgenti; l'area Cogne stenta a decollare e a dare i risultati auspicati, come pure il Piano socio-sanitario, che si prefigge degli ottimi obiettivi. Vi sono delle buone leggi ma, a causa di una burocrazia ancora troppo accentuata, o forse perché non sufficientemente divulgate, non danno i risultati desiderati. Pur avendo la disoccupazione più bassa d'Italia e pur avendo investito somme non indifferenti per interventi nel settore delle politiche del lavoro, i disoccupati sono ancora troppi e chi non ha un lavoro non può certo gioire per quelli che hanno lavoro.
Le spese correnti sono ancora troppo alte: 67,62%, ma qui dobbiamo renderci conto che la Valle d'Aosta, rispetto alle altre regioni, ha tutta una serie di spese sulle quali non ha discrezionalità e che per altre regioni sono a carico dello Stato: penso alla spesa sanitaria, al trasporto pubblico, al personale docente, ai servizi forestali, alla protezione civile, ai servizi antincendio, alla pensione di invalidità, alla manutenzione delle strade ex statali.
Possiamo poi constatare che la povertà appare ancora molto presente in una Regione ricca, in cui il reddito pro capite è superiore di 1/3 alla media nazionale. Non dimentichiamoci che in Valle, tramite il Banco alimentare, vengono distribuite diverse tonnellate di cibo a circa 300 famiglie e che circa 100 bambini hanno dei genitori non in grado di sfamarli; la generosità individuale c'è, ma non è più sufficiente. Notiamo che il benessere economico, purtroppo, non fa sempre rima con il benessere sociale ed esistono ancora diversi tipi di povertà legata all'abitazione, all'inadeguatezza dei servizi, alla psicolabilità, ai problemi relazionali, all'abbandono scolastico, a difficoltà familiari, all'alcolismo, alla dipendenza dalle sostanze stupefacenti.
Il lavoro a tempo indeterminato sta diminuendo, mentre aumenta il lavoro precario e a tempo determinato e a breve, per cui soprattutto i giovani non hanno certezze nel futuro. Come ha fatto rilevare la Consigliera Squarzino, hanno anche difficoltà a poter ottenere dei finanziamenti. Dobbiamo creare delle prospettive di lavoro certe per i giovani, ma lavoro dove poter esercitare i muscoli ed il cervello, non occupazione leggera! Ci vuole una rivoluzione culturale, con una Regione che aiuti le iniziative serie e vere, che sappia dire di "no" ai faccendieri e ai chiacchieroni, che abbia il coraggio di rimuovere chi non è adeguato al posto che occupa. La formazione deve interessare i settori che prevedono possibilità di lavoro: ancora troppe aziende non trovano le professionalità in Valle.
Dobbiamo poi purtroppo constatare che la "fruizione" del Casinò sta attraversando un momento di flessione generale, per cui è necessario provvedere a delle forti azioni di rilancio di grande respiro. La positiva "operazione Enel" al momento non ha ancora prodotto benefici per le tasche dei cittadini; purtroppo non siamo ancora proprietari delle acque e in questo senso dobbiamo darci veramente da fare. Ci vuole forse ancora più attenzione alle piccole imprese, ai piccoli commercianti, agli artigiani. Il settore agricolo sta attraversando un momento difficile ed i grossi sforzi fatti finora probabilmente non sono ancora sufficienti, anche se in quest'aula ho sentito ieri qualcuno che diceva che in agricoltura si spende troppo. Non dimentichiamoci che l'agricoltore è il manutentore del territorio, è quello che nel tempo ha saputo trasformare un ambiente aspro e difficile in un territorio ospitale e ricco. Viviamo in un territorio che dà l'idea di solidità, ma conosciamo benissimo anche le fragilità. Dobbiamo cercare di colmare le disuguaglianze esistenti, le ingiustizie e i ritardi nella distribuzione delle risorse stanziate per combattere la povertà. I più poveri sovente non hanno la forza di chiedere e sovente, per dignità, non chiedono: è di questi poveri che dobbiamo occuparci. Credo che dobbiamo confrontarci forse ancora di più con la gente, per recepire i bisogni, accettando le critiche ed i consigli, che possano essere utili per fare meglio e sbagliare di meno.
Credo che tutti noi sentiamo la necessità di un maggior coinvolgimento di tutti i consiglieri nella conduzione della cosa pubblica; le commissioni ed il Consiglio devono avere un peso maggiore e mi auspico che, per gli anni a venire, questi organi vengano coinvolti anche durante la predisposizione dei bilanci ed è quello che l'Assessore ci ha promesso.
Termino sperando che queste poche e confuse riflessioni possano servire come stimolo a voler fare sempre di più e meglio. Sappiamo che con il bilancio di previsione si fanno delle previsioni e che durante l'anno si possono fare delle modifiche, quindi è un documento dinamico che può subire delle variazioni. È per questo che le osservazioni e le proposte che si fanno in questa occasione, anche se non accolte subito, potranno essere valutate dalla Giunta. Inutile dire che voterò a favore di questo bilancio, non perché lo reputi perfetto: lo considero un buon documento, che fa delle previsioni di entrata prudenti e, nel suo insieme, equilibrato; forse poteva essere migliorato con un maggior coinvolgimento di tutto il Consiglio. Non è un libro dei sogni, ma un documento che tiene conto della realtà, che recepisce le linee tracciate dal programma di maggioranza. Come ha detto l'Assessore Marguerettaz, con questo documento non si vende del fumo, ma si cerca di dare delle risposte e di far sì che l'economia della nostra Valle possa ancora crescere e svilupparsi e che da questa programmazione tutti i Valdostani possano trarre vantaggio.
Président - La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - Speriamo che l'Assessore, in queste sue sporadiche presenze in aula, abbia preso buona nota di diverse indicazioni che sono pervenute dai Consiglieri finora intervenuti, non solo in sede di esame del bilancio, ma anche della finanziaria. Diciamo "buona nota", perché abbiamo capito che, anche e soprattutto dai banchi della maggioranza, si stanno levando numerose voci che sottolineano delle criticità, più che fisiologiche, patologiche. Il Consigliere Nicco prima ha fatto tutta una disamina di situazioni che rimangono irrisolte, naturalmente concentrando le sue attenzioni, come d'abitudine, sui trasporti e sulla cultura, che sono campi a lui confacenti. Il Consigliere Rini, nel tentativo di fare il "surfista" e con alcune frasi un po' ermetiche, ha fatto un elenco, che, più che un elenco di questioni irrisolte, è un cahier de "doléances". Consigliere Rini, vorrei ricordarle che lei, come altre persone del suo partito e dei "Democratici di Sinistra", è da 15 anni che è al Governo della Valle d'Aosta, non 1 anno o 6 mesi con l'avvio della "Giunta Perrin"! Sono 15 anni che siete seduti su quei banchi, che avete, chi più, chi meno, incarichi assessorili, di governo, di presidenza di commissioni e lei oggi viene qui e, inspiegabilmente, fa l'elenco delle cose che non funzionano. Guardi che lei c'entra in prima persona in questa situazione! Non faccia un passo indietro, elogiando per finta l'Assessore Marguerettaz sulla conclusione dell'intervento! Praticamente ci ha fatto un elenco di questioni drammatico, che fotografa quel microcosmo Valle d'Aosta sulla via dell'appassimento in un contesto italiano ed europeo marcianti a velocità superiori.
Assessore Marguerettaz, speriamo che lei abbia preso buona nota, perché è vero che è all'esordio, che si definisce un neofita, ma è altrettanto vero che ha delle deleghe importanti, e come lei ce le hanno anche i suoi colleghi; quando si parla di bilancio, bisogna fare analisi approfondite e quindi siete tutti chiamati in causa, perché il bilancio non riguarda meramente delle operazioni contabili, ma coinvolge tutti i comparti che costituiscono il Governo regionale. Per venire alla sua competenza primaria, la contabilità, è vero che ancora oggi abbiamo ravvisato delle incongruenze nei dati perché, se lei ci fa un prospetto dove parla di compartecipazione di tributi erariali che sono in diminuzione, in lieve decremento (1,2%), ci deve spiegare poi anche perché le principali imposte compartecipate hanno degli incrementi che sono notevoli, come il gettito dell'IVA (12%), il gettito dell'IRPEG (44%), un significativo incremento dell'IRPEF e un incremento del gettito delle imposte di fabbricazione sulla birra, però questo nella relazione. Se uno va a confrontare i dati che avete inserito nel prospetto allegato, queste percentuali non tornano, perché ci deve spiegare come per l'IRPEG si preveda un aumento del 44%, quando si passa da un consuntivo 2002 di 63,594 milioni di euro a una previsione di 65 milioni. Lei, evidentemente, ha il dono della sintesi, a noi sembra una sintesi un po' superficiale e confusa, però auspichiamo che adesso in sede di replica - non come ha fatto con la legge finanziaria - ci dia delle spiegazioni a tutte le questioni che sono state poste, questa inclusa, perché siamo saturi di vedere bilanci rettificati in corso d'opera - come quello della Gestione straordinaria, su suo suggerimento, in seguito al suo intervento nei confronti del liquidatore - o quei bilanci che non hanno una congruenza contabile; o perlomeno la congruenza contabile qui dichiarata e iscritta non si evince dai dati che sono al medesimo documento allegati. Vi è quindi un obbligo di risposta e di chiarezza nei confronti dell'Assemblea.
Nostro malgrado, dobbiamo dare atto al Consigliere Sandri che, in esordio di sessione sul bilancio, ha detto una cosa giusta: "non vi sono elementi strategici in questo bilancio", quindi non vi è alcuna innovazione. È un bilancio che si accoda al "trend" degli anni precedenti, Consigliere Rini, al "trend" da lei contestato duramente e fermamente, dimenticando che era uno di quei rematori in quella direzione, che adesso non può tirare il remo in barca e darlo in testa ai suoi compagni di viaggio, forse deve continuare a remare in quella direzione, perché comunque "qualcosa" non torna più. Se possiamo comprendere, entro certi limiti, che la nuova Giunta debba adattarsi, debba capire chi siete e cosa volete fare della Valle d'Aosta, non è però ammissibile che questi tempi siano indeterminati, cioè che i nuovi orientamenti o quelli che volete imprimere all'azione di governo verranno chissà quando. Qui non si ravvisano nuovi orientamenti, tutte le iniziative, anche di carattere finanziario, per quanto riguarda gli investimenti, sono il frutto di scelte compiute in passato: l'eventuale acquisizione del Grand Hôtel Billia è stata sancita sul finire del 2002; le funivie del Monte Bianco sono a scadenza di esercizio, di conseguenza dovranno essere rinnovate; anche il villaggio minerario di Cogne era stato previsto nella scorsa legislatura, come la bonifica dell'area del Marais nell'alta Valle e il Forte di Bard, di cui si è parlato a più riprese. Queste sono alcune delle iniziative che non sono altro che la continuazione di vecchie azioni avviate in passato.
Qual è il contributo che questa Giunta ha portato alla politica valdostana? Vi sono anche equilibri colossali in gioco all'interno "dell'Union Valdôtaine", sembra che questi equilibri colossali, questi confronti debbano cambiare i destini in un senso o nell'altro della Valle d'Aosta; vorremmo capire anche dai vostri interventi chi appartiene all'una e chi all'altra fazione, quali sono le novità che siete in grado di portare: finora criticità dai banchi dei Consiglieri della maggioranza e assenza di risposte da parte degli Amministratori regionali. Speriamo che lei, Assessore Marguerettaz, in "primis", ma anche i suoi colleghi vi degniate di dirci qualcosa di più sostanzioso; anche lei, Presidente Perrin, che è stato particolarmente silente in questa sessione.
Vediamo quali sono le due caratteristiche contabili che, a nostro avviso, si evincono dal documento di bilancio. Si evincono due situazioni di forte imbarazzo. La prima è che le spese correnti ormai veleggiano verso il 70% ("spese correnti" vuol dire spese di ordinario funzionamento di tutto l'apparato regionale e di tutti gli altri enti che da questo mutuano la loro esistenza). Ricordo che 10 anni fa, quando affrontai il primo bilancio di previsione 1994, vi era già un profondo imbarazzo da parte della neonata "Giunta Viérin", prima edizione, nel dover sostenere e giustificare che le spese correnti superavano o, meglio, si avvicinavano alla soglia del 60%. Queste spese in 10 anni sono aumentate di 10 punti percentuali, un punto percentuale all'anno, senza alcun freno. Ancora ieri, d'altronde, esaminando gli articoli della finanziaria, abbiamo capito perché la spesa corrente continua a gonfiarsi in maniera smodata, perché non vi è alcun intervento strutturale nei confronti dell'organizzazione dell'apparato regionale. Qui, Regione, comunità montane, comuni, società dipendenti dalla Regione o enti di varia natura, più o meno controllati direttamente dal potere politico regionale - "Union" in particolare, perché oggi ha la maggioranza assoluta, e "Democratici di Sinistra" -, hanno fatto sì che si incrementassero i livelli di organico e le spese per mantenere un apparato assistenziale che non ha precedenti e confronti con il resto d'Italia. Citavamo ieri l'esempio della Lombardia che, con 3.000 dipendenti, gestisce 9 milioni di cittadini. Qualcuno mi suggeriva di considerare anche le province; ma volete mettere le competenze delle province con quelle delle regioni, oggi che siamo in fase di decentramento, se non di federalismo! Sono le regioni i veri enti che stanno assorbendo competenze dallo Stato, non certamente le province, che hanno competenze residuali e che anzi ogni tanto si fanno sentire criticamente, perché anche loro vorrebbero aver voce in capitolo. Ci basta il livello regionale, d'altronde lo stiamo verificando non solo in Valle d'Aosta… ma in maniera patologica nella nostra Regione; Aosta si sta sostituendo a pieno titolo a Roma a tutti gli effetti, in tutti i casi e a partire da un fenomeno che abbiamo sottolineato anche con enfasi e preoccupazione: il fenomeno burocratico. La burocrazia è la zavorra che la Regione sta impiantando in tutti i suoi meandri: la "Regione", ossia il potere politico, perché sono le scelte politiche legislative che implementano questa zavorra ai danni dei cittadini e, soprattutto, delle imprese; la zavorra "burocrazia" è il freno allo sviluppo regionale.
Torniamo alle spese correnti che crescono in misura esponenziale. Questo è il primo dato imbarazzante che un Assessore come Marguerettaz, se ha orientamenti non assistenzialisti come i predecessori, dovrebbe in qualche maniera giustificare; o, se qualcuno di voi coltiva delle idee più liberali, dovrebbe spiegare perché si continua in maniera acritica verso questa direzione.
Il secondo elemento di imbarazzo contabile è l'indebitamento crescente. Abbiamo avuto un super indebitamento 2 anni fa, quando venne avviata l'operazione di acquisizione delle partecipazioni regionali nel comparto elettrico: quasi 800 miliardi; oggi questo "trend", pur non essendoci investimenti così significativi, aumenta. Nel triennio 2004-2006, per arrivare al pareggio, la contrazione di mutui è di 480 milioni di euro. È ovvio poi che qui si dica: "le entrate aumentano", ma esse aumentano perché, per arrivare al pareggio di bilancio, si contraggono mutui! Si contraggono mutui, fra l'altro, per conseguire progetti che sono già stati definiti nel passato, quindi voi non avete pensato nulla di nuovo, nonostante i propositi che avete enunciato quando avete presentato il programma di maggioranza; poi - e lo si vede soprattutto con la gestione speciale di "Finaosta" - prevedete delle dotazioni finanziarie su iniziative che devono essere ancora individuate. Abbiamo visto ieri, quando si parlava di legge finanziaria, che, nel triennio 2004-2006, solo 62 dei 115 milioni destinati alla gestione speciale di "Finaosta" hanno una vocazione specifica: il rifacimento delle funivie del Monte Bianco.
Due imbarazzi sotto il profilo contabile quindi, ossia l'incremento delle spese correnti e l'aumento dell'indebitamento, che, se non adeguatamente giustificati, non ci danno alcun elemento di novità o di controtendenza rispetto al passato. Prenda nota anche lei, Consigliere Rini, che fa sempre delle relazioni puntuali in occasione del bilancio!
Da un punto di vista sostanziale, constatiamo con rammarico che la minestra è sempre la medesima, perché le situazioni di disagio e di difficoltà che il nostro microcosmo sta affrontando da qualche anno sono sempre le solite, con un'economia sempre meno competitiva sotto il profilo industriale, turistico; a questo riguardo, vedo arrivare qui l'Assessore Caveri, che si è distinto particolarmente per lanciare degli slogan o dei programmi… lo vedremo fra qualche mese. Lei ha una grande capacità intrinseca per comunicare il suo pensiero, ci auguriamo che a questa capacità corrisponda concretezza nei risultati, perché lei ha proposto di mandare degli SMS sui telefonini per coinvolgere determinare aree di utenza turistica - funziona già, vedremo poi i risultati -; ha promosso delle iniziative a Milano, come conferenze stampa. Non vorremmo che l'Assessorato del turismo torni ad essere, come per il passato, il trampolino di immagine personale dell'Assessore di turno. Lo sappiamo che lei non ne ha bisogno, Assessore, perché di immagine ne ha già in quantità industriale, però vorremmo che questa sua "quantità industriale" in termini di immagine fosse trasformata in azione concreta e in risultato, anche perché il suo comparto è uno dei più importanti. Lei ha una responsabilità pesante sulle spalle, non mettiamo in dubbio le sue capacità, contiamo sulla sua potenzialità intellettuale e di risorse, che le sono state assegnate in termini di bilancio, per far sì che la Valle d'Aosta riacquisti la competitività perduta. Lei sa che, da quando Torino è stata individuata come sede delle "Olimpiadi 2006", ha progressivamente rosicchiato delle quote importanti di utenza turistica alla vicina Valle d'Aosta. I tour operator internazionali ormai che ragionamento fanno? "È inutile che andiate in Valle d'Aosta, nel 2006 in Piemonte ci saranno le Olimpiadi, venite a scoprire le nostre località alpine, venite da noi che vi offriamo determinati servizi di qualità a questo prezzo". Guardi che questa concorrenza limitrofa è pericolosissima, non va sottovalutata! È apprezzabile il fatto che si vadano a scoprire nuove nicchie di mercato all'estero, come lei ha fatto con la vicina Spagna, ma non sottovalutiamo che il Piemonte è diventato un concorrente temibilissimo, ma non dal 2006 in avanti, bensì dal momento in cui è stato proclamato sede dei giochi olimpici invernali 2006.
Per quanto concerne altri aspetti dell'economia locale, il Consigliere Nicco ha detto che forse è ridondante parlare di Casinò; è vero, può essere noioso, ma il Casinò era una voce importante - oggi lo è un po' meno - per quanto riguarda il gettito finanziario. Era una voce importante e ha perso progressivamente rilevanza, perché anche qui la politica, nel senso più deteriore del termine, ha tolto spazio all'economia, al "management", alle scelte di sviluppo. Abbiamo tutti gli strumenti, addirittura vi è una legge, quella istitutiva della "Casinò S.p.A.", che permetterebbe sulla carta una gestione pressoché diretta, ma tale tipo di gestione si è dimostrato finora devastante in termini di risultati: questa gestione diretta - mascherata ora con la "S.p.A." e prima con un ente straordinario - si è dimostrata tale non solo per l'aspetto contabile e per le quote di mercato perdute, ma perché il Casinò, in stretta connessione con il comparto turistico che segue l'Assessore Caveri, dovrebbe creare una sinergia, un volano talmente forte da permetterci di competere in maniera più robusta nei confronti di regioni come il Piemonte, che si sono attrezzate, pur non avendo una casa da gioco, con l'intuizione di portarsi le olimpiadi in casa.
Venendo agli enti locali, da un lato essi hanno il vantaggio di una ripartizione privilegiata rispetto ad altri enti locali d'Italia nell'attribuzione delle risorse ma, per quella logica dell'incremento di organici a dismisura e di servizi non sempre resi al cittadino in termini uguali, non hanno la capacità di spendere per dare qualcosa di più ai loro amministrati. Anche qui non possiamo che rammaricarci dell'obbligo, previsto nella legge approvata ieri, di compartecipare alle scelte delle comunità montane: una scelta antifederalista, Presidente - anche lei non ci sembrava particolarmente convinto -, che viene reiterata rispetto allo scorso anno; riproponete agli enti locali un obbligo, che è visto come un cappio della Regione al collo dell'ente locale.
Per quanto riguarda i trasporti, ribadiamo quanto detto anche l'altra notte: qui si sta giocando una partita importante a livello europeo, quella dei "corridoi"; due in particolare ci riguardano da vicino: il corridoio della Torino-Lione, che attraversa in senso orizzontale la Pianura padana e arriva fino a Trieste e Budapest, e il corridoio verticale che collega i due mari ed è chiamato il "ponte dei due mari", ovvero la linea che unisce Rotterdam, Mare del Nord, a Genova, Mar Mediterraneo. Noi, purtroppo, siamo sganciati da entrambi i corridoi, essere non agganciati a queste vie di comunicazione comporterà un'ulteriore penalizzazione alla quale non possiamo assistere in maniera impotente, vi dobbiamo sopperire trovando delle formule di raccordo con queste alte vie di capacità, su cui si svilupperanno gli scambi, la cultura e le idee.
Contiamo molto sui trasporti, d'altronde anche gli emendamenti suggeriti per la ristrutturazione e la progressione dell'aeroporto di Saint-Christophe lo dimostrano. Ieri abbiamo dato il nostro contributo alla formulazione di un emendamento congiunto, per far sì che per l'aeroporto si possa addivenire al completamento dei programmi di radioassistenza e di tutte quelle infrastrutture che lo possono promuovere al terzo livello, affinché quello di Aosta non sia solo un aeroporto turistico, ma possa un domani ospitare anche aeromobili di dimensioni più ampie in grado di portare direttamente in Valle delle quote di turisti che, invece di fermarsi a Malpensa, possono approdare a Saint-Christophe e poi, di conseguenza, sulle nostre piste di sci.
Facciamo un'ultima osservazione sul sistema dei controlli. Assessore, lei aveva detto che è importante rafforzare il sistema dei controlli, questa è una considerazione che ci sentiamo di sottoscrivere, perché finora i controlli sono stati fatti da enti esterni, purtroppo con interventi, anche deprecabili, che senz'altro non qualificano l'azione amministrativa e politica regionale, fatti dalla Magistratura. Non è ammissibile che vi siano sempre e solo gli organi giudiziari, che portano alla luce i misfatti di certe modalità gestionali ed è ancor meno inammissibile che noi, come ente di gestione e di controllo, non riusciamo ad evitare certi deterioramenti. È stato anche evidenziato dal lavoro minuzioso fatto dalla Commissione di inchiesta lo scorso anno ma, purtroppo, non si vede traccia nel bilancio; determinati suggerimenti firmati da 7 Commissari della Commissione di inchiesta sono rimasti lettera morta. Avete fatto una "legge omnibus", per cui qualche buona norma poteva essere recepita, tanto meno per modificare…
(interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
… ecco la legge n. 45 in quelle parti sostanziali, in quelle parti limitrofe, come avete fatto con alcune norme della finanziaria approvata ieri. Speriamo che qualche consiglio proveniente anche dai banchi dell'opposizione venga annotato sui vostri fogli e un domani possa trasformarsi in una proposta che prenda corpo in questa Regione. Il sistema dei controlli è importante, perché va bene gestire, ma bisogna controllare; d'altronde, lo abbiamo vissuto anche a livello industriale: il monitoraggio dell'apparato industriale valdostano è sempre stato saltuario e precario. Vi è in itinere, perlomeno a livello legislativo, la definizione di un programma industriale, ai sensi della recente legge n. 6/2003, che dovrebbe essere presentato, come termine ultimo, la prossima primavera. Speriamo che questo programma contenga anche quella necessaria forma di controllo e monitoraggio costante dell'economia valdostana, specie quella industriale, che si è caratterizzata questi ultimi anni per la presenza di avventurieri. Per coltivare l'attenzione nei loro confronti, avete trascurato l'interesse più piccolo, ma più genuino di tanti artigiani, che hanno atteso invano delle risposte, e lei sa benissimo a cosa ci riferiamo: l'ex "Saiform", per esempio.
Concludiamo esprimendo non poche perplessità su questo bilancio, che non ha innovazioni, non ha sussulti innovativi da parte sua, Assessore. È un bilancio che riprende sinteticamente, e malamente anche, quello che è stato fatto in passato. Confidiamo tuttavia in un vostro scatto di orgoglio per il prossimo bilancio, con iniziative legislative e con atti di indirizzo politico più pregnanti di questo documento, che oggi ci viene presentato con una "brochure" piuttosto esigua, a caratteri grossi, come diceva qualcuno: "di facile lettura, ma di poca sostanza".
Président - La parole au Conseiller Fiou.
Fiou (GV-DS-PSE) - Voglio anch'io proporre alcune riflessioni approfittando di questo importante passaggio: la discussione del bilancio. Lo faccio un po' "a ruota libera", me lo permette anche l'intervento molto puntuale del Consigliere Nicco. Voglio impostarlo soprattutto sulla dialettica "Consigliere e momento di governo" e, per far questo, prendo in prestito alcune battute iniziali dell'intervento di un sindacalista durante le audizioni della II Commissione, battute che recitano pressappoco così: "Questo bilancio non è fatto male, è ordinato, razionalizza alcuni aspetti, presenta però alcune difficoltà". Fra queste, come significative, ne cita due: le carenze sul piano relazionale - ovviamente qui il sindacalista faceva riferimento alla mancata concertazione - e l'impossibilità di fare riferimento, perché inesistente, ad un programma di sviluppo per la Valle d'Aosta, inteso come modello territoriale che abbia ragione di esistere in un sistema globalizzato. Sono due questioni che, pur espresse diversamente a seconda degli attori del confronto sul nostro futuro, emergono in ogni occasione in cui si ragioni di interventi che interessano la vita della nostra comunità, cioè quali sono i meccanismi di partecipazione alle decisioni che riguardano un progetto, soprattutto se vi è un progetto compiuto a cui questi interventi possono fare riferimento. Se consideriamo il nostro bilancio alla luce di questi due riferimenti generali, esso è certamente da valutare non fatto male, ordinato, che si fa carico di razionalizzare alcuni interventi, ma che difficilmente può essere considerato un bilancio partecipato, cioè un bilancio costruito con l'articolazione delle relazioni che meriterebbe, vale a dire un bilancio fatto crescere partendo dal confronto con i cittadini; come iniziano a fare alcuni enti locali del resto del Paese, spinti - è vero - dal fatto di dover spiegare ai cittadini, cosa che non siamo ancora obbligati a fare noi in termini così rigidi, le motivazioni dei tagli sui servizi, di aumenti di imposte a cui sono costretti dalle scelte capestro della finanziaria nazionale.
Il nostro bilancio rientra piuttosto nella tipologia dei bilanci detti "a scorrimento", costruito cioè in prevalenza dagli uffici dell'Assessorato competente partendo dall'analogo documento dell'anno precedente, andando a correggere le cifre che interessano i vari capitoli per adeguarli alla nuova situazione finanziaria, o per piccole correzioni in qualche settore. Penso che qui siamo lontani da un percorso che affronti i problemi relazionali posti dal suddetto sindacalista, problemi che vanno ben oltre il rispetto, pur importante, della concertazione e che coinvolgono tutto un sistema di relazioni, come la capacità di portare in mezzo ai cittadini le proposte del programma di legislatura e far capire loro che ciò che si concretizza nel bilancio sono i passi di una successione di iniziative per la realizzazione dello stesso. In questo modo si attuerebbe anche un impegno di trasparenza, si consoliderebbe cioè la logica che le scelte vere si fanno alla luce del sole, a cui si fanno partecipare tutti, e non nel chiuso delle stanze della politica, o magari da qualche altra parte.
Il percorso iniziato in mezzo ai cittadini dovrebbe poi prevedere i passaggi naturali; chi approva il bilancio è il Consiglio, io direi che tale organo è il padrone del bilancio, allora l'iter della costruzione del bilancio non può ridurre il ruolo del Consiglio a mero ratificatore di un documento costruito con la radicalizzazione del metodo a scorrimento. Nel dire questo rischio di ripetere un tema che ormai è diventato un po' retorico nel nostro dibattito, però nello stesso tempo non posso tralasciare una questione che è dirimente per il nostro lavoro. L'individuazione delle scelte di bilancio deve crescere qui dentro; quando abbiamo votato questo Governo, abbiamo anche votato il programma di legislatura, anche se a maggioranza. Il programma di legislatura ora appartiene al Consiglio e da esso si deve partire per formulare gli atti che lo devono concretizzare; da questo devono derivare anche gli atti programmatori, ovviamente sempre del Consiglio, su cui costruire il bilancio. Al Consiglio compete anche promuovere il rapporto con i cittadini; è in qualche modo riduttivo delegare solo alla Giunta la presentazione del bilancio attraverso la tradizionale conferenza stampa, che ne sancisce quasi un taglio burocratico e comunque l'inversione del percorso: anziché andare dal cittadino, al momento il Governo segue la strada opposta.
Ho seguito con attenzione l'iniziativa del gruppo "Arcobaleno" di qualche seduta fa, quando ha proposto alla discussione alcune priorità su cui poggiare le scelte di bilancio. Nei contenuti, ovviamente, questa iniziativa si riferiva al programma della loro coalizione, quindi era di parte, comunque era uno stimolo anche al confronto. Nel metodo proponeva un percorso interessante, percorso che noi Consiglieri di maggioranza non siamo stati capaci di mettere in moto, malgrado fossimo molto più forti, grazie a quel patrimonio condiviso che è il programma di maggioranza.
Tutto questo mio ragionamento metodologico, che è foriero di implicazioni politiche non di secondo piano, non sottintende in particolare un atteggiamento critico nei confronti della Giunta, che credo che, più che prevaricare, forse occupa spazi lasciati vuoti dal Consiglio, sempre che poi la Giunta non prenda troppo gusto in questo senso. Il mio obiettivo è di sollecitare l'insieme dei consiglieri, in particolare quelli di maggioranza, a rivestire con più convinzione il ruolo che loro compete; ciò comporta sicuramente un cambio di filosofia complessiva nel modo di lavorare, ma evidenzia soprattutto problemi organizzativi e la necessità di un riequilibrio delle strutture operative fra Giunta e Consiglio, altrimenti impatteremmo nell'impossibilità concreta di realizzare concretamente le iniziative. L'alternativa a questi cambiamenti di rotta è il rischio di alimentare la sterile contrapposizione fra un atteggiamento difensivo della maggioranza, che rischierebbe anche di trasformare la continuità in stasi amministrativa, e una politica di minoranza, che ha bisogno di essere urlata per tentare di convincere - ne abbiamo avuto un esempio in questi giorni di dibattito - e che, così facendo, denuncia tutta la sua debolezza.
Passo ora al progetto - il secondo degli elementi tirati in ballo sempre da quel sindacalista -, il piano di sviluppo, evocato "ad ogni piè sospinto" e che dovrebbe prefigurare il "sistema Valle d'Aosta" da qui a 10 anni; che dovrebbe essere riferimento di base per imprenditori e operatori di ogni settore, per fondare su maggiori certezze le loro iniziative, e che dovrebbe garantire le risorse necessarie, oppure offrire qualificati servizi e livelli dignitosi di qualità della vita ai cittadini. Ora, dire che il bilancio in discussione non fa riferimento a linee di programmazione non è vero, o perlomeno è riduttivo. Il programma di legislatura è un atto programmatorio denso di scelte - condivise o meno -, così come il "corpus" legislativo in vigore, che deve in gran parte al bilancio la sua concretizzazione, è anch'esso pieno di scelte che sostengono o stimolano lo sviluppo economico e sociale in base a delle linee ben individuate. Ho criticato il metodo di costruzione a scorrimento del bilancio, ma in parte questa è anche una strada obbligata proprio per via delle scelte operate con questo bagaglio legislativo che abbiamo sulle spalle. Anche in questo modo perciò lo stesso bilancio è portatore di importanti elementi di programmazione e di governo dello sviluppo economico e sociale, in base proprio a quegli elementi contenuti in questo bagaglio legislativo. Cito come esempi: il Piano di sviluppo rurale; la legge n. 84/1993, che promuove la ricerca nel settore industriale; la legge n. 6/2003, che stabilisce tutti gli incentivi per la promozione dello stesso settore, anche nei settori del turismo, del commercio, dello sport, della cultura; tutta una serie di impegni codificati dalle leggi individuano un sistema di sviluppo. È il sistema un po' in atto, a cui anche il programma di maggioranza guarda forse un po' troppo; ciò di cui sentiamo la mancanza è un progetto di "costruzione" delle risposte ai processi di cui si intravede lo sviluppo per i prossimi 10 anni. Mi rendo conto che dicendo questo non faccio altro che aggiungere la mia voce a quella delle organizzazioni sindacali, dell'AVI, di buona parte delle altre categorie e di molti Consiglieri intervenuti nel dibattito che hanno evidenziato la mancanza di questo piano, però lo faccio anch'io senza fornire - come d'altronde tutti quelli che ho citato - elementi significativi per l'individuazione del nuovo progetto. Questa è una situazione a cui dobbiamo prestare molta attenzione. Questa situazione rimarchevole va sottolineata, perché solo dalla presa d'atto o di coscienza della carenza attuale di ricerca e di elaborazione in proposito può partire un nuovo e più convinto impegno per superare questa "impasse". Questo impegno deve coinvolgere tutti: maggioranza e minoranza, le forze politiche, le categorie professionali e imprenditoriali, il mondo della cultura; solo così si può dare alla ricerca il respiro necessario. L'obiettivo richiede una capacità di analisi e di elaborazione, un'ampiezza di vedute all'altezza dell'importanza del "progetto Valle d'Aosta" per il prossimo decennio, il quale deve avere il respiro necessario a far fronte alla complessità dei problemi posti dai processi in atto e in evoluzione.
In conclusione, ripeto: è un bilancio non fatto male, ordinato, che razionalizza alcuni interventi, però è un bilancio che ha seguito un iter che ha visto mortificati ruoli e competenze, e insieme anche risorse intellettuali importanti che non andrebbero trascurate; un bilancio per il quale è un po' carente il respiro della prospettiva, che va costruita insieme a tutte le risorse partecipative interne ed esterne a questo Consiglio. Non va però trascurata una fase contemporanea alla costruzione del progetto - con la maiuscola -, fase che compete quasi interamente a questo Consiglio: quella di una revisione attenta di tutte le leggi che stanno irrigidendo il bilancio. Mi riferisco alle scelte in base alle quali stiamo distribuendo le risorse finanziarie, forse in troppi rivoli, molti non relativi a veri interventi promotori di sviluppo futuro e neppure così chiaramente a sostegno di quell'impegno che dovrebbe garantire livelli minimi di qualità della vita; molti di essi sono più semplicemente in favore di categorie - mi chiedo: privilegiate? -, o migliorativi del reddito di singoli, senza che abbiano significativa influenza sulla redditività del settore in cui i singoli operano. Qui mi manca l'ex Consigliere Beppe Cuc, ovviamente per la sua simpatia, ma anche perché così non posso più prendermi il gusto di tirare in ballo la provocazione della legge in base alla quale la Regione paga l'assicurazione personale ai maestri di sci. Vi sono altri esempi molto più problematici, mi prenderò il tempo per cercarne uno diverso da quello da me citato da utilizzare come esempio emblematico di una tendenza da superare. Credo che, per migliorare il rapporto spese corrente e investimenti, vi sia veramente da portare avanti questa revisione, per aprire nel bilancio spazi per gli investimenti che un futuro progetto sicuramente ci metterà davanti. Al di là delle battute che posso aver fatto, questo Consiglio ha un impegno enorme: quello dell'innovazione del ruolo dell'Amministrazione regionale, che richiede anche un rinnovamento nel ruolo di Consigliere. Ci dobbiamo assumere questo impegno fino in fondo e, a mio parere, anche da questo passa il rafforzamento delle capacità di incidere delle istituzioni e della Regione in particolare.
Depuis 17 heures 51, c'est le Vice-président Nicco qui remplit les fonctions de Président de la séance.
Presidente - La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Arc-VA) - Dopo gli interventi che abbiamo sentito oggi pomeriggio, stavo dicendo al mio vicino Carlo che, per dire qualcosa di originale, dovremmo metterci a parlar bene di questo bilancio, perché abbiamo sentito così tante critiche sul metodo e nel merito - sia pure fatte con toni estremamente pacati, anche da esponenti favorevoli della maggioranza regionale -, per cui forse dovremmo cercare noi di evidenziare gli aspetti positivi. Comincerei da un aspetto positivo, che indubbiamente esiste e di cui ringrazio l'Assessore alle finanze: il colore della sua relazione e del suo bilancio, perché sicuramente noi abbiamo apprezzato il verde brillante di questi documenti contabili…
Inizio a fare un discorso riguardante le entrate, che a volte viene un po' trascurato, mentre in qualsiasi bilancio, dal livello familiare in su, il primo elemento è vedere come stiamo a livello di entrate. Dall'esposizione del bilancio e dai dati contabili, emerge che, come entrate, stiamo bene. Per quanto concerne le entrate della Regione Valle d'Aosta, siamo ancora all'interno di un ciclo molto positivo, che ormai è ventennale, con una precisa data di origine: 1982, in conseguenza della legge sul riparto fiscale n. 690/1981, che, nell'arco di pochi anni, ha permesso di quintuplicare le entrate della Regione, entrate che, anno dopo anno, hanno continuato a crescere in una misura notevolmente superiore al tasso di inflazione. L'Assessore nella sua relazione ed anche i dati degli uffici dicono che le entrate del bilancio di previsione 2004, rispetto a quelle del 2003, crescono del 5% al netto delle contabilità speciali. A mio avviso, il confronto più corretto delle entrate di anno in anno va fatto depurando non solo le contabilità speciali, ma anche i mutui, perché, se si confrontano entrate con ammontare di mutui notevolmente diversi, non si ha un punto di riferimento. Se depuriamo, oltre che delle contabilità speciali, anche dei mutui, allora ci rendiamo conto che l'incremento c'è, ma è molto più contenuto…
(interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
… l'incremento registrato nei documenti è di 9 milioni, perché passiamo da 1.231.000 euro a 1.240.000 euro. È vero però quello che ha detto l'Assessore: non dobbiamo tener conto solo di questo dato, perché, nel bilancio dello scorso anno, vi era un'entrata aggiuntiva costituita dalla famosa imposta sostitutiva legata "all'operazione ENEL". La crescita, quindi, non è del 5% ma, depurandola anche di quel dato - quindi depurata da contabilità speciali, da mutui, dall'imposta sostitutiva -, possiamo collocarla fra il 3 e 4% rispetto all'anno scorso, che è sempre tanto, perché siamo al di sopra del tasso di inflazione.
La domanda che ci facciamo noi - e che si fa gran parte del Consiglio - è questa: dove sta l'autentica "forza" di questo bilancio regionale, queste entrate che sono cospicue da parte della Regione e che continuano a crescere? Vi è un'omissione grave all'interno della relazione dell'Assessore, che non dice la cosa più importante, non la dice al Consiglio, ma neanche alla comunità valdostana ed questo ciò che ci preoccupa di più. L'Assessore ci dà una tabella sulle entrate a pagina 23 e fa una relazione di 51 pagine in cui non compare mai qual è la principale entrata: questa è una cosa quanto meno sorprendente! È un occultamento del dato più importante, senza il quale non si capisce in che situazione siamo dal punto di vista finanziario. Se ci mettete "principali entrate" e andiamo a vedere: tasse da concessione, casa da gioco, addizionale IRPEF, IRAP, IRPEG, imposta fabbricazione, IVA… ma non vi è la principale entrata! Attenzione, questo dato non vi è qui nella tabella, ma non è solo una svista: non compare in nessun punto della relazione e da nessuna parte! Questo allora è l'occultamento di un dato che è essenziale per capire il bilancio regionale. Bisogna che si dica questo, perché - poi ci arriverò - vi sono delle riflessioni all'interno della relazione che impongono attenzione rispetto a questo dato. Bisogna essere coscienti che questo ciclo iniziato nel 1982, in cui siamo dentro, ha come suo pilastro la voce "quota sostitutiva dell'IVA da importazione" - capitolo 01305, 280 milioni di euro nel bilancio di previsione 2004 -, che è la principale entrata del bilancio regionale ed è ormai dal 1993, da quando è stata introdotta e ha sostituito la vecchia IVA da importazione, che lo è. Attenzione, quando si teorizza il "sistema Valle d'Aosta", perché non siamo un modello ripetibile: beneficiamo - caso unico in Italia, in Europa e nel mondo - di questa entrata, che è più cospicua dell'IRPEF, dell'IVA, dell'IRPEG. È la prima voce di entrata del bilancio regionale; questo non dobbiamo dimenticarlo mai, in qualsiasi ragionamento che facciamo, perché questa situazione ha numerose ricadute, troviamo grave che questa cosa non venga neanche detta.
Tornando al complesso dei titoli dell'entrata - I, II, III, IV -, abbiamo un'entrata complessiva prevista per il 2004, al netto delle contabilità speciali e dei mutui, di 1.240 milioni; rappresenta una crescita notevole rispetto all'anno scorso, se consideriamo che non vi è più l'imposta sostitutiva di ben 93 milioni di euro che l'anno scorso era stata messa e che quest'anno è stata ridotta a 10-15, con un differenziale di 80 milioni di euro. I soldi, quindi, ci sono, è un bilancio che ha tante disponibilità. Da qui la seconda domanda che tutti ci poniamo: se ci troviamo in una situazione di finanze floride, di grandi risorse finanziarie, perché abbiamo bisogno di inserire in bilancio un mutuo a pareggio di ben 197 milioni di euro? Non 160, ma 197 milioni di euro! Riassumo - queste cose le diciamo da tanto tempo, ma continueremo a ripeterle perché è la realtà -: noi siamo la Regione autonoma che ha i 9/10 su tutte le imposte e i tributi riscossi per attività svolte in Valle; siamo l'unica Regione in Italia che gode dei proventi di una casa da gioco; oltre ai 9/10, abbiamo finanziamenti di settore dallo Stato e dall'Unione europea; abbiamo una voce di entrata superiore ancora ai 9/10: la quota sostitutiva. Nonostante tutte queste risorse - nostre e aggiuntive -, facciamo ricorso ancora ai mutui per pareggiare il bilancio? Questa è una cosa che non depone come gestione oculata del bilancio regionale! L'entità di questo mutuo poi! Non è un mutuo di piccole dimensioni, che può essere anche fisiologico, ma è un mutuo che tende a diventare sempre più grande e addirittura voi nella vostra previsione lo incrementate ancora fra il 2004 e il 2005, quindi diventa una voce sempre più importante delle entrate. Ho provato a guardare anche nei bilanci del passato per fare un confronto: negli anni '90 il mutuo c'era, ma già allora - anche se lo abbiamo sempre criticato - si attestava sul 5-6% dell'entrata complessiva della Regione; adesso invece siamo al 10% dell'entrata prevista, quindi è un ammontare che è al di là di qualsiasi discorso fisiologico e, secondo noi, questo non è assolutamente giustificato.
Perché, pur in presenza di grandi risorse finanziarie, si ricorre all'indebitamento? Secondo noi, perché - qui veniamo alla parte spesa - si spende male e troppo a partire da tutti i livelli. L'Assessore ci ha dato nella sua relazione dei buoni esempi, perché gli oneri per le trasferte -non so di chi, perché non specificato - sono ridotti del 6%; siamo contenti, però partiamo da noi amministratori: se andiamo a vedere noi amministratori, non si riduce la spesa, ma aumenta del 15%, quindi non diamo il buon esempio a partire da laddove magari potremmo. Sapete che abbiamo fatto recentemente delle proposte in questo Consiglio, vi è una proposta di legge depositata che può incidere su questi aspetti, non è una cosa che non si può fare: dipende da noi, cominciamo a dare il buon esempio!
Ieri abbiamo parlato del personale, dei dipendenti; abbiamo fatto anche una proposta di riduzione numerica, di contenimento finanziario, che voi avete respinto; era più che altro un segnale che si voleva dare. Attenzione però, che qui il dato è preoccupante, perché siamo a dei livelli di persone nel libro paga della Regione in continua crescita; una spesa che, fra il bilancio di previsione dell'anno scorso e quello di quest'anno, si prevede che aumenterà del 9%. Questo è un incremento molto rilevante; anche qui facciamo attenzione perché, se andiamo a vedere l'incidenza del personale alla metà degli anni '90, vediamo che esso incideva per l'8%, mentre oggi incide per l'11%. Le funzioni sono sempre quelle, anzi dovrebbero essere di meno, perché non si dava il 95% dell'IRPEF ai comuni, decentrando tutta una serie di funzioni, eppure vi è stata una crescita enorme.
Tutto questo si traduce in quello che in molti hanno evidenziato: il rigonfiamento della spesa corrente; anche qui i dati sono molto preoccupanti, non ci troviamo di fronte ad una situazione in cui si sta facendo un'operazione di rientro, assolutamente no, perché la spesa corrente, previsione 2004, è al 67,6%, nel pluriennale, per il 2006, si prevede di arrivare al 71%, con un ulteriore incremento del 3,6%. Anche qui, se andiamo a guardare in passato, non eravamo a questi livelli: 10 anni fa il rapporto fra spese correnti e spese di investimento era 50 e 50; come mai adesso siamo al 70%? Qui ho una relazione del 1992: spese correnti 1993, 46,98; investimenti, 53,2; non era un'altra era! In questo caso allora vi è una responsabilità di governo di tale situazione, la Giunta non può comportarsi come chi guarda un fenomeno con preoccupazione, ma non lo guida, non è un osservatorio, è un Governo regionale! In quanto tale ha l'obbligo di dire: "qui vi è una tendenza che va in certo senso, cerchiamo di rientrare, altrimenti si continua ad andare in una direzione che non porta niente di positivo".
Vi è quindi questo aumento della spesa corrente, di questo modo di spendere e, secondo noi, è nella struttura della spesa che bisogna riuscire ad incidere in modo da rovesciare questa tendenza al rigonfiamento continuo della spesa corrente e alla contrazione della spesa di investimento. Dopodiché bisogna fare attenzione anche alla spesa di investimento, perché, purtroppo, non sempre le scelte sono state tutte oculate. Abbiamo dimostrato una scarsa capacità gestionale anche delle iniziative che la Regione, nel corso degli anni, ha assunto, perché i fallimenti di operazioni gestite in prima persona dalla Regione ormai sono notevoli e, purtroppo, adesso abbiamo tutti sotto gli occhi la vicenda della Centrale del latte, ma non è l'unica. La vicenda della Banca della Valle d'Aosta… adesso si salva l'operazione dicendo che si è fatto il Polo creditizio valdostano, ma la realtà è che quella operazione "Banca della Valle d'Aosta" è stata fallimentare! Le vicende del Casinò sono ad indicare una situazione di difficoltà nel gestire correttamente certe cose e anche alcune cose recenti che stanno venendo fuori sull'Università della Valle d'Aosta ci pongono dei punti interrogativi, ci chiediamo dove si sta andando. Vi è quindi un problema di capacità gestionale, a volte non abbiamo neanche le risorse adeguate per gestire correttamente certe attività, e questo è un dato di atto; però a volte ci si mette anche la politica a non consentire la migliore gestione, perché non si fa la scelta dell'uomo migliore, ma si sceglie molte volte la persona più affidabile o più amica, ma per un altro tipo di motivazioni. Vi è poi un problema di progettualità - che molti hanno già evidenziato negli interventi - e, a mio avviso, anche di coerenza, perché voi avete presentato un programma di maggioranza. Ora, non è il nostro programma, non lo abbiamo votato e in gran parte non lo condividiamo, però ci deve essere coerenza fra un bilancio di previsione, soprattutto quello che presentate ad inizio legislatura, e il programma di maggioranza che è stato presentato. Noi ci portiamo sempre dietro il programma di maggioranza, perché vogliamo anche andare a vedere e constatiamo adesso, in modo più netto nel bilancio di previsione, che non vi è coerenza; faccio degli esempi che sono abbastanza significativi. L'unico grosso progetto di investimento che sembra caratterizzare il prossimo triennio è questa famosa funivia del Monte Bianco - che poi non è un progetto innovativo: si tratta di rifare un impianto già esistente - però, se andiamo a vedere il programma della maggioranza, non c'è neanche un cenno a questo progetto; non è che adesso sembra diventato "l'elemento motore" di tutto quanto… Vi è poi una grande enfasi - l'ho sentita in vari interventi - per gli interventi relativi all'aeroporto - non ho trovato cenno neanche di essi nel programma della maggioranza -, come se fossero una cosa strategicamente importante! Fate attenzione, perché - io conosco un po' la problematica, l'ho gestita anche per un certo periodo - lì rischiate di fare una cosa che comporta delle spese enormi, che comporterà ulteriori spese nella gestione; per una cosa che rischia di non funzionare e di non avere delle contropartite reali. Dovete valutare bene quando si parla di allungamento della pista, guardate che queste cose sono state valutate e si è detto: "accantoniamo, riflettiamo prima di fare dei passi che sono più dannosi che utili". Prima di impegnarvi in modo unilaterale su una strada impervia, quindi vi raccomandiamo molta prudenza, altrimenti si rischia di fare più danno che altro!
Ho sentito il relatore Praduroux citare, come uno degli esempi di attenzione e presenza anche sui temi ecologici, la questione dei rifiuti, evidenziando che in bilancio vi sono risorse importanti per questo settore. Effettivamente, vi sono delle risorse, ma alle volte le risorse mancano e bisogna metterle; altre volte vi sono, ma non bastano i soldi per fare una buona politica, perché in questo campo dei rifiuti, anche se si sono spese delle somme significative negli anni scorsi, non vi era la politica giusta, per cui adesso ci troviamo ad aver perso tempo. Siamo una delle regioni che non è al vertice per la raccolta differenziata, non abbiamo neanche raggiunto i livelli della normativa statale! Non siamo al 35%, ma al 25%, quando vi sono in Italia delle regioni a ben oltre il 40% e molti comuni ad oltre il 60%. Noi, quindi, abbiamo trascurato una potenzialità e una possibilità enorme che avevamo; vi è una situazione di emergenza che si sta sempre più avvicinando, perché l'unica discarica che abbiamo fra 2 anni è esaurita e non sono stati ancora appaltati i lavori per ampliarla, per poter avere un quarto lotto. Ci troviamo quindi in una situazione che rischia di diventare molto grave, per cui nel campo dei rifiuti, purtroppo, non siamo in una situazione molto brillante e in grado di darci delle grandi prospettive. Stessa cosa dicasi in altri settori che a noi stanno a cuore.
Ho accennato prima al fatto che importanti interventi in materia di trasporti, come l'aeroporto, l'impianto della funivia del Monte Bianco, non erano evidenziati nel programma di maggioranza; viceversa era evidenziato in tale programma un impegno preciso rispetto al potenziamento ferroviario, in particolare l'Aosta/Pré-Saint-Didier. In merito ad esso non vediamo una corrispondenza in bilancio e ci sembra che all'impegno, seppure dichiarato, su questo tema non corrisponda una presenza di risorse sul bilancio adeguate. Stessa cosa dicasi in campi più di carattere sociale, come il campo abitativo. Sui temi della casa, dell'edilizia residenziale, del sostegno alle persone e alle famiglie che hanno difficoltà rispetto alla locazione di alloggi troppo cari, non vi sono risorse adeguate in questo bilancio. Noi le avevamo chiesto anche questo nelle nostre iniziative, ma non abbiamo trovato un riscontro significativo.
Ieri abbiamo poi accennato all'inadeguatezza assoluta delle risorse destinate alla gestione del territorio, in particolare alla messa in sicurezza di certe parti del nostro territorio, a cercare di recuperare i danni che sono stati fatti con una politica ventennale tutta basata sull'irregimentazione dei corsi d'acqua e sulla ristrettezza dello spazio riservato alle acque; anche in questo campo non vediamo degli impegni significativi. Stessa cosa dicasi su temi che sono stati sollevati anche dal Consigliere Rini: quelli della povertà, della disuguaglianza sociale.
Secondo noi, vi sono carenze in molti campi e soprattutto il dato, che non è che rileviamo noi perché stiamo facendo un discorso da opposizione… ma la stessa cosa l'ha detta poco fa il Consigliere Fiou, quando ha affermato che non vi è un grosso respiro in questo bilancio. I dati sono quelli perché se andiamo a vedere questo famoso allegato I sui fondi globali… Ho sentito ieri la risposta dell'Assessore Marguerettaz alle osservazioni fatte sui fondi globali, ha cercato di distinguere fra quello che si mette perché è maturo, quello che non è maturo… ma la realtà è che quello dei fondi globali, soprattutto nel primo bilancio, dovrebbe essere un allegato di almeno 5-6 pagine in cui si vede quali sono le intenzioni, poi magari non si arriverà a fare subito… ma qui non c'è niente! Non si vede un settore in cui si vuole effettivamente dire: "qui noi ci mettiamo con tutta la nostra volontà e vogliamo ottenere questi risultati", cioè manca questa prospettiva e questo slancio!
In conclusione quindi il giudizio del nostro gruppo è che è un bilancio non convincente, senza un respiro strategico, contraddittorio rispetto allo stesso programma di maggioranza da voi presentato e pericoloso rispetto al rigonfiamento della spesa corrente e alla struttura della spesa complessiva che presenta. Vi è poi il dato che ho evidenziato prima: questa scarsa trasparenza rispetto anche alla struttura dell'entrata, alla dinamica e alla prospettiva di questa entrata, perché, sotto questo aspetto, ho colto nella relazione un passaggio che ci deve far riflettere e che l'Assessore ha giustamente evidenziato. Si tratta di un passaggio dove si dice che la legge n. 690/1981, per molti aspetti, risulta di difficile applicazione e richiederà una revisione. La materia è importante e bisogna dire le cose come stanno alla popolazione, altrimenti un giorno il risveglio rischia di essere troppo brusco!
Bisogna dire che abbiamo di fronte una stagione dove può darsi che si confermi una certa situazione, ma può anche darsi che non si confermi; proprio per questo bisognerebbe gestire le risorse che abbiamo in modo diverso da quanto viene fatto con questo bilancio.
Presidente - Informo che il gruppo della "Casa delle Libertà" ha presentato un ordine del giorno che vi viene ora distribuito.
La parola al Consigliere Borre.
Borre (UV) - Si è chiuso ieri il dibattito sulla finanziaria, messe da parte considerazioni tecnico-giuridiche sull'illegittimità della legge stessa, si è dibattuto sull'opportunità o meno di utilizzare, in quanto "legge omnibus", questa finanziaria: si è arrivati ad una conclusione che ha visto la minoranza mantenere la sua criticità sull'atto e la maggioranza condividere l'impostazione dell'atto stesso. Una conclusione che ha portato, dopo scontri anche piuttosto accesi, ad un dibattito che ha messo in evidenza la necessità del confronto e della discussione, anche se a volte accesa; un confronto che afferma l'indispensabile ruolo della centralità del Consiglio. Mi pare che tutti questi passaggi possano offrirci spunti per ragionare serenamente sulla validità della discussione separata dei due disegni di legge.
Oggi, altro capitolo, altra giornata: ci troviamo a discutere del bilancio che, insieme alla finanziaria, rappresenta l'atto politico per eccellenza nell'avviare l'iter del programma di legislatura di una maggioranza. Altro momento politico di forte interesse e dibattito è l'atto di controllo, di verifica dell'attuazione del programma: il bilancio consuntivo. Se volete, con una parola "grossa", il momento della verità. La strada, che ha portato alla formazione del bilancio e della finanziaria, certamente non risponde alla tesi che questo Consiglio aveva in ordine alla partecipazione dell'Assemblea alla redazione di questi atti fondamentali. È un bilancio di partenza della legislatura nei contenuti, ma anche nei metodi di redazione; è un bilancio condizionato dai tempi tecnici e burocratici, nonché dagli impegni che l'Esecutivo ha dovuto sostenere in termini di riorganizzazione; allo stesso modo è stata confermata la prassi di condivisione delle linee del bilancio con le parti sociali e imprenditoriali in sede di Patto per lo sviluppo. Un primo bilancio di avvio della legislatura quindi, legislatura che dovrà continuare e a questo dovremo guardare con attenzione anche come maggioranza, una forte attenzione per concretizzare gli impegni programmatici di valorizzazione dell'Assemblea, in particolare sugli atti di fondamentale rilevanza, quali il bilancio e la legge finanziaria. Dobbiamo tutti insieme sviluppare il dibattito e il confronto non sui singoli capitoli di bilancio, il confronto deve svilupparsi sulle scelte politiche, sulle opzioni di fondo, sull'individuazione delle priorità della manovra finanziaria. Il confronto sui singoli capitoli deve essere conseguenza del non rispetto delle linee politiche, delle priorità in precedenza dibattute o di esigenze di approfondimento del tema.
Apro qui una parentesi per me spiacevole. La mancanza di confronto non può essere sempre imputata alla Giunta, non è questo il fatto spiacevole, la prassi a volte consolida un sistema che non sempre produce buoni risultati. La III Commissione avrebbe potuto dibattere su alcuni argomenti inseriti in finanziaria, evitando così il dibattito poco costruttivo del primo giorno di Consiglio. Ho detto "prassi", infatti la lettera del Presidente del Consiglio dell'avvenuta trasmissione del bilancio ai consiglieri è stata da me, Presidente della III Commissione, come consuetudine, girata ai commissari, al fine di portarli a conoscenza delle audizioni e di invitare alla partecipazione delle stesse chi ne fosse interessato. Con il senno di poi, scaturito dal dibattito, mi sono reso conto che potevo già in quel frangente, rompendo una consuetudine, far lavorare la commissione sui vari argomenti di competenza.
Ritornando all'invito ad un lavoro di confronto e dibattito, vorrei - e non è una sviolinata per un gruppo, piuttosto che per un altro - che l'avvio di un buon lavoro venga dall'esempio di quanto fatto dal gruppo consiliare "Arcobaleno" presentando quel documento programmatico. Dobbiamo però fare questo lavoro nei tempi e nei modi che consentono un dibattito inseribile nella tempistica della programmazione dell'attività amministrativa a cui è tenuto l'Esecutivo. Non è un invito ad un "embrassons-nous" che risente del clima natalizio, ma la ricerca di un modo di lavorare responsabile e dignitoso dei consiglieri, un modo che dia il giusto ruolo al Consiglio: la maggioranza rimane con le sue responsabilità e i suoi diritti di scelta di decisione finale, la minoranza ha il suo ruolo di controllo, ma il Consiglio ha il diritto di conoscere, dibattere, decidere.
Dicevo: è un bilancio di avvio di legislatura e allo stesso tempo di continuità per quanto riguarda il completamento dei programmi in corso e di avvio dei progetti che rispondono al nuovo programma di maggioranza. Sono previste le risorse necessarie per la realizzazione di iniziative in tutti i settori di intervento, con particolare attenzione all'assetto del territorio e allo sviluppo economico, anche tenendo conto della progressiva diminuzione degli interventi per la ricostruzione di quanto danneggiato o distrutto dall'alluvione. È garantita la prosecuzione degli interventi già intrapresi anche in applicazione dei programmi comunitari, quali il recupero del Forte e del Borgo di Bard, la riconversione dell'area ex "Ilva Cogne" e dell'area aeroportuale. Il bilancio prevede le risorse necessarie anche per quanto riguarda altri temi fondamentali per la nostra Regione: gli interventi per la viabilità regionale e il rifacimento delle funivie del Monte Bianco, il Piano triennale delle politiche del lavoro, la spesa sanitaria corrente e gli investimenti, la manutenzione, l'adeguamento e la realizzazione delle strutture sanitarie e ospedaliere, il Fondo per le politiche sociali istituito dalla legge regionale di approvazione del Piano socio-sanitario, con l'importo di 16 milioni di euro rispetto al minimo fissato dell'1% del totale delle spese correnti, che sarebbe pari a 9 milioni di euro. È un bilancio che nel suo complesso guarda con attenzione alla manutenzione, alla salvaguardia del territorio e al miglioramento degli elementi che concorrono a quella che si definisce "qualità della vita", incidendo sugli aspetti sanitari e assistenziali, ma anche di promozione sociale.
Alcuni passaggi di questo bilancio, conseguenza del programma di maggioranza, non mi vedono né critico, né contrario, ma responsabilmente convinto che è il risultato di un corretto e serio lavoro legato al tempo e agli strumenti disponibili della Giunta. Ho però la necessità di proporre o, meglio, riproporre alcune mie riflessioni. Andrò infatti a rileggere un pezzo - non so se ho letto qui o in altre sedi - però, per la mia visione ancora di "campanile" regionale dei problemi, ritengo sia ancora oggi attuale in questa discussione; si tratta di alcuni miei "desiderata", e voglio chiarire che sono mie suggestioni e, se condivisibili, elementi per attuare in futuro un confronto, per trovare gli strumenti al fine di concretizzarli, con tutte le opportune correzioni e suggestioni.
"Incertezze di continuità che si succedono nelle industrie che si sono installate nella nostra Regione, episodi che già sono successi nel passato, devono essere attentamente valutate non soltanto per le difficoltà congiunturali del momento; deve essere il momento per una riflessione sull'industrializzazione della nostra Regione, sulle linee di impostazione dell'obiettivo lavoro. È pur vero che la proprietà degli stabili e terreni su cui insiste la fabbrica e la formazione del personale potranno forse permettere alla Regione di dare altra risposta all'occupazione oggi messa in discussione; rimane però il problema di fondo: che tipo di risposta dobbiamo dare per far fronte alla necessità di lavoro dei Valdostani, che tipo di risultato deve dare ai Valdostani il lavoro offerto.
Si è parlato a lungo - e si continua a parlare - della fondamentale importanza del lavoro artigianale, delle piccole aziende a conduzione familiare, di una formazione che abbia come base cultura e realtà valdostana, di una necessità di creare figure in grado di dirigere la politica economica del Paese nei vari settori: agricolo, turistico, alberghiero, edilizio.
Non dimentichiamo quali grandi obiettivi si possono ottenere utilizzando al meglio la scuola valdostana, l'Istituto professionale regionale e l'Ecole d'agriculture. Certamente ci deve essere un grande collegamento fra il mondo della scuola e i settori occupazionali, ci vuole programmazione. Perché non provare a far sì che "notre Pays d'Aoste" diventi la scuola in un progetto globale che coinvolge agricoltura, industria, artigianato in un laboratorio pilota su un programma di qualità e di integrazione fra i vari settori e a fornire gli strumenti per incentivare l'imprenditoria locale?
I risultati degli ultimi anni possono soddisfarci forse, e non sempre nel quotidiano, ma in prospettiva forniscono dubbi e ombre. Già in sede di esame di altri bilanci, mi chiedevo se è più importante produrre occupazione con lavori di grandi interventi o è forse meglio dimensionare il tutto alla nostra capacità esecutiva, riferendomi al mercato dell'offerta valdostana di manodopera. Non voglio fare del localismo, ma preparare falegnami, muratori, decoratori, tubisti, meccanici, albergatori, camerieri, commercianti, agricoltori per far fronte alle peculiari esigenze del nostro territorio potrebbe essere premiante. Non possiamo, non dobbiamo creare posti di lavoro che vanno bene per qualunque angolo del mondo, perché così vogliono le multinazionali; non dobbiamo annullare la capacità creativa dell'individuo pur di offrire un posto di lavoro. Alta tecnologia non deve essere solo collegata al prodotto e alla formazione specifica dell'operatore, ma soprattutto alla sua crescita professionale. Dobbiamo evitare di riprodurre schemi tipo catene di montaggio, in quanto lontani da un possibile sviluppo industriale e formazione delle risorse della nostra Regione. Va affrontato l'argomento partendo dal principio che bisogna creare non posti di lavoro, ma risposte alle esigenze occupazionali della nostra realtà con qualificati e mirati interventi. Dobbiamo restituire fiducia all'iniziativa privata. Quante volte sentiamo artigiani, commercianti, agricoltori dirci: "non chiediamo contributi, ma chiediamo di poter lavorare, chiediamo che venga usato il buon senso". Pensiamo a quanti controlli, verifiche, obblighi e a quanti controllori, verificatori, ispettori sono sottoposti i lavoratori autonomi; a quante disposizioni complesse che necessitano di interpretazioni di commercialisti, consulenti di lavoro, periti, relazioni. Non riteniamo forse che sia giunto il momento di intervenire, noi amministratori regionali in base alle nostre competenze, i Parlamentari a Roma secondo precise indicazioni nostre? È evidente che alla partita non possono mancare i giocatori: industriali, artigiani, agricoltori, commercianti, albergatori, professionisti, dipendenti, sindacati. Non si può affrontare una rivoluzione culturale senza che tutte le parti ne siano coscienti della necessità e partecipino alla volontà. La nostra economia deve essere frutto della capacità operativa della nostra gente e deve essere distribuita con equità fra tutte le categorie sociali, sia nel dare che nell'avere.
Dobbiamo migliorare gli strumenti che già abbiamo per interventi sul territorio: agriturismo, consorzi, agricoltura part-time; dobbiamo adattare alle nostre esigenze la legge dello Stato per la montagna. Questo per evitare che le varie difficoltà riscontrate nel mondo agricolo non spinga sempre più ad abbandonare campi, vigne, prati, alpeggi, lasciando così il vuoto sulle nostre montagne e nei nostri villaggi.
"Maîtres chez nous" non è uno slogan simbolo di chiusura e di egoismo, è invece la chiara indicazione a dovere e voler essere capaci di gestire l'autonomia, la sovranità popolare di una regione; infatti autonomia e sovranità implicano capacità di autoproduzione e di autogestione.
Come poter offrire al turista la calda accoglienza della gente valdostana se nel settore ci sono sempre più difficoltà e manca l'incentivo che spinga la conduzione familiare dei nostri alberghi, ristoranti, bar e negozi?
Il recupero, restauro, ristrutturazione del nostro patrimonio edilizio corre il rischio di essere eseguito da operatori fuori Valle, anche se operatori qualificati e capaci; ma, per eseguire certi interventi, bisogna conoscere ed amare l'oggetto del lavoro, il posto, la storia.
Viviamo in una regione, dove la meccanizzazione dei mezzi di lavoro, sia in agricoltura che in edilizia, è di difficile adeguamento; viviamo in una regione dove gli impianti di risalita sono numerosi. Perché non pensare di intervenire in quei settori con operatori capaci di adeguare alle zone di montagna le strutture meccaniche e programmare officine per la costruzione e la manutenzione delle stesse?
In edilizia, dai dati occupazionali che ci provengono, dobbiamo far ricorso a manodopera esterna alla Regione; nell'estrazione del marmo il lavoro finito, e quindi il maggior valore aggiunto, lo si fa fare in altre regioni; la produzione delle lose e delle pietre, capitolo di una quantità non indifferente di contributi, avviene all'esterno della nostra Regione, fatto che pone in discussione la nostra tipologia di muratura e di copertura dei tetti. Nessuna volontà di chiudere alla manodopera non valdostana, ma solo la necessità di programmare insieme alle nostre imprese possibili interventi di formazione del personale, incentivando in maniera diversa, meno teorica e più pratica, l'accesso degli apprendisti alle ditte; rimane comunque importante legare lo sviluppo delle opere e dei lavori pubblici allo sviluppo del settore imprenditoriale valdostano.
Queste mie riflessioni non vogliono essere un atto di accusa per nessuno, tanto meno escludere il sottoscritto da responsabilità, visto che sono un consigliere regionale, ma intendono essere un momento di analisi e di ricerca, di un confronto su modelli di occupazione più legati alla crescita della nostra Regione che alla semplice risposta di occupazione.
Non vanno esclusi gli interventi di grandi industrie, ma essi devono, se è necessario che ci siano, tener conto delle dimensioni, della morfologia, della vocazione turistica e agricola della nostra Regione, ma soprattutto devono coinvolgere il capitale privato valdostano. I nostri industriali devono essere garanti grazie alla loro esperienza di iniziative di grande rilievo che coinvolgono il nostro territorio, la nostra gente. È necessario che la politica economica e occupazionale abbia un unico osservatorio e un unico tavolo di confronto fra chi ha il compito di programmare e chi ha le competenze e le conoscenze per attuare le linee programmatiche.
È necessario che le associazioni di categoria siano più coinvolte nelle scelte e nella gestione. È indispensabile che l'Amministrazione regionale trovi con le stesse un "modus operandi" più strettamente legato alla nostra realtà e alle nostre esigenze. Non servono tante organizzazioni che agiscono sul territorio per formare, indirizzare se non sono strettamente coordinate fra di loro; non servono se soprattutto non sono coinvolte nel mondo operativo-economico.
Riuscire a modificare un modo di intervenire sembra facile, ma non lo è per niente. L'Europa e il mondo intero corrono appresso al nuovo, l'industria ad alta tecnologia, proprio perché "alta tecnologia", è di breve durata; corrono appresso alla massima economicità e, proprio perché "massima", è a rischio per la qualità e noncurante della specificità; corrono dietro alla migliore utilizzazione degli addetti e, proprio perché è "migliore utilizzazione", è poco interessata all'addetto e alla sua necessità in quanto uomo.
Continuando le mie riflessioni, vengo ad esaminare dei punti che ritengo oggi fondamentali.
La qualità della vita: nella nostra Regione possiamo ben dire che l'attenzione dell'Amministrazione regionale ha garantito al "sistema Valle d'Aosta" una buona qualità; decentramento di competenze e fondi agli enti locali, affinché il cittadino abbia nell'ente pubblico a lui più vicino l'interlocutore; interventi nella viabilità, nella sicurezza, nella protezione civile, nel volontariato garantiscono una massima attenzione al cittadino.
Il Piano di sviluppo rurale è lo strumento di cambiamento di cultura in un settore che è indispensabile per l'economia valdostana, è un piano coraggioso e necessario che sta pian piano dando i suoi frutti.
Nella sanità abbiamo un ottimo livello di attenzione al paziente, questa attenzione fa sì che i costi aumentino ben oltre quello dei livelli standard; non credo si possa facilmente parlare di risparmio o di fare tagli in un settore in cui è in gioco un aspetto fondamentale della vita: la salute. Interessante è l'intenzione di riqualificare le strutture sul territorio, partendo dalla revisione organizzativa dei quattro distretti sanitari fino alla riqualificazione e al potenziamento dei Poliambulatori decentrati di Donnas, di Châtillon e Morgex. È auspicabile che il territorio diventi luogo dove i Valdostani possono trovare una risposta sempre più adeguata alle patologie croniche dei nostri anziani. Sono convinto che la RSA di Antey-Saint-André sia un modello di residenza che possa essere esteso ad altri luoghi, per rispondere al meglio alle necessità di assistenza post-ospedaliera continuativa in caso di utenti non autosufficienti".
Dicevo: né critico, né contrario, infatti quanto ho cercato di evidenziare sono "momenti" che mi permettono di essere orgoglioso di appartenere a questa Assemblea, ritenendo forse modestamente di aver contribuito in minima parte al risultato. Come a volte si dice, però non vi è mai limite al peggio, nelle mie riflessioni mi pongo la domanda se non vi possa mai essere anche limite al meglio, e vengo al dunque. È vero, il Fondo regionale delle politiche sociali è stato aumentato non di poco, una scelta di indubbio valore politico per lo stato sociale della nostra Regione. Queste scelte sono però sufficienti per una proiezione più ampia del sociale? Stato sociale che non ha bisogno di grandi spese, ma ha bisogno di alcuni interventi per migliorare i servizi e per dare nuove risposte a nuove necessità che in campo sociale si sono venute a creare nella nostra Valle. Pensiamo al fenomeno dell'immigrazione e a tutti i suoi risvolti: casa, scuola, servizi sanitari e sociali; ripensare in tal senso anche alle politiche sulla famiglia. È necessaria una profonda revisione dell'iter di accertamento e valutazione ai fini dei vari riconoscimenti legali di inabilità e invalidità, assegni di accompagnamento, Fondo di solidarietà, che si deve rapportare anche ad un intervento di riduzione dei tempi relativi alla concessione di previdenze economiche, concesse ovviamente a chi ne ha diritto. Di norma le previdenze tardano ad arrivare alle persone bisognose, arrecando grossi disagi. Attraverso un'attenta ricognizione e mappatura sulle "qualità" dei disabili e dei poveri esistenti nella nostra Regione dovremo per primi pensare a rivedere le modalità e i tempi di fruizione dei vari servizi, commissioni medico-legali che a vario titolo devono accertare le richieste fatte dai cittadini, compresa la revisione delle procedure per quanto concerne le visite per l'accertamento dell'invalidità. Si dovranno poi capire tutte le dinamiche - salute, reddito e altro - che intervengono nel mondo valdostano della povertà e trovare soluzioni per rispondere ai vari fenomeni che oggi contribuiscono sempre più ad emarginare alcune categorie di cittadini.
Ho già fatto un'ampia riflessione sul mondo del lavoro, ma voglio aggiungere il grande disagio che si sta creando per i disabili per l'inserimento in tale ambito; è necessaria pertanto un'attenzione particolare di sostegno attraverso leggi che incentivino meglio i datori di lavoro. Esprimo una grande contrarietà per quanto invece riguarda la tendenza al lavoro a tempo determinato o quant'altro; è un sistema che forse può permettere di dire che la disoccupazione diminuisce, ma toglie tanta dignità a chi ne deve fare ricorso: nessuna possibilità di programmazione certa del futuro, unica possibilità per il credito è il ricorso alle finanziarie per mutui, quindi facendosi strozzare. È evidente che la corsa al lavoro pubblico è sempre più crescente. Per quanto riguarda l'impiego pubblico, mi piacerebbe si avviasse uno studio sul carico di lavoro, sulle reali esigenze dell'Amministrazione pubblica regionale in previsione dell'avvio della Chambre de commerce e del decentramento delle competenze agli enti locali.
Nella qualità della vita, al centro, oltre alla considerazione della centralità dell'uomo, vi è l'abitazione. È forse di buon auspicio il logo sulla copertina del bilancio. Quanto riferito in commissione dall'Assessore Cerise dei suoi primi passi in questo delicato settore sembra veramente sia la via giusta. Riporto in sintesi l'interpretazione che ho ritenuto da quanto detto dall'Assessore e che appunto mi convince: "La disponibilità di un'abitazione decorosa e in grado di rispondere alle esigenze eque di una famiglia costituisce il soddisfacimento di un bisogno primario della società; l'esistenza di cittadini, che, per svariate ragioni, vivono nell'inquietudine di non disporre di un'abitazione stride con il progresso raggiunto in altri settori e con gli investimenti che si realizzano in altri comparti, meno importanti per la popolazione e i singoli cittadini. Da qui la necessità di avviare e consolidare una politica per l'edilizia residenziale pubblica che, oltre a mettere a disposizione le risorse necessarie per soddisfare il quadro dei bisogni, sia fondata su una larga partecipazione che veda attivi gli enti locali. Questi devono essere coinvolti in tutte le fasi nelle quali si articola l'azione politica e amministrativa: l'informazione ai cittadini, la pianificazione e la programmazione degli interventi, l'individuazione e la partecipazione nella messa a disposizione delle risorse. In questo modo è anche possibile fluidificare la realizzazione di interventi in modo diffuso nel territorio, diminuendo la pressione di richieste abitative sulle aree di fondovalle. Si rende così più agevole il perseguimento di alcune scelte importanti, come quelle di attuare interventi volti alla realizzazione di unità abitative nell'ambito della politica di edilizia residenziale pubblica, recuperando nuclei esistenti, nonché di agevolare la presenza demografica su tutto il territorio ed eventualmente nella logica di comprensorio agevolare la residenza nei comuni montani".
Concludo con una perplessità che mi fa ripetere: la Giunta deve avere grandi obiettivi per affermare una politica attenta ai bisogni dei cittadini, ma soprattutto alla qualità della vita, allontanando l'attenzione dalle grandi opere che possono portare ad una visibilità immediata ma, oltre a comportare costi esosi per progetti e costruzione, possono in futuro essere semplicemente dei costi senza produrre grandi benefici. Tra queste opere intravedo la strada del Mont Avic. Non ho alcuna intenzione di mettere in discussione una viabilità garantita e sicura per la zona di Chevrère, ma una riflessione: non si può garantire l'obiettivo di fruibilità del parco perseguendo altre scelte meno devastanti e costose per l'Amministrazione?
Presidente - La parola al Consigliere Salzone.
Salzone (SA) - Il primo bilancio di questa legislatura caratterizzata dalla maggioranza assoluta conseguita "dall'Union Valdôtaine" in occasione delle elezioni dello scorso mese di giugno è per noi sostanzialmente deludente. Ci saremmo infatti aspettati un documento propositivo di nuovi indirizzi, di nuove qualificanti proposte, di idee brillanti da parte del riqualificato super Assessorato delle finanze. Non possiamo nascondere la nostra delusione perché il documento contabile che ci è stato presentato non è altro che una scadente fotocopia di quello degli anni precedenti. Questo bilancio avrebbe dovuto cogliere il momento propizio per ipotizzare la sua costruzione in base ad una nuova metodologia finalizzata a considerare unicamente gli obiettivi effettivamente perseguibili; al contrario il documento si è ulteriormente appiattito anche e soprattutto a causa della mancanza di spazi di manovra. La manovra di politica economica propria della legge finanziaria non permette di capire quali obiettivi la Giunta vuole perseguire se non quella di riproporre un metodo di gestione della spesa certamente irriverente della funzione legislativa del Consiglio e, soprattutto, esente da qualsiasi progettualità. La legge finanziaria non ipotizza infatti linee di intervento modificative di precedenti attività: l'unica progettualità appare quella di delegare alla Giunta regionale tutti i metodi di ripartizione delle spese senza peraltro ipotizzare limiti alla delega. Come dicevo ieri, la Giunta prima di tutto e di tutti! La maggioranza di Governo ha i numeri per poterlo fare, ma è corretto ricordare le debolezze di questo sistema ed i difetti di una struttura difficilmente controllabile, aspetti che possono mortificare definitivamente la credibilità di questa Amministrazione.
Cercherò adesso di affrontare in modo un po' più dettagliato alcuni aspetti che caratterizzano la situazione economica e finanziaria.
Analizzando le componenti attive, la previsione dei crediti - residui attivi - è considerevolmente aumentata rispetto al precedente anno 2003, in relazione ad un peggioramento dei tempi concernenti la gestione del bilancio di cassa che ha, tra l'altro, determinato un aumento dei fondi depositati sul conto corrente presso la Tesoreria centrale dello Stato. La riscossione della quota regionale dei tributi erariali evidenzia un saldo di oltre 534 milioni di euro, che penalizza in termini economici la gestione della tesoreria. Il riscontro pone in evidenza la necessità di ricercare un sistema di gestione dei flussi di cassa più armonico in funzione di una tecnica economicamente più corretta. Una migliore gestione in termini economici delle risorse di cassa infatti richiederebbe di anticipare l'utilizzo dei fondi depositati a tasso zero presso la Tesoreria dello Stato e posticipare quelli derivanti dall'assunzione di prestiti. Negli anni passati, purtroppo, si è fatto il contrario: si è anticipata la riscossione dei prestiti obbligazionari autorizzati in sede di bilancio, realizzando così consistenti disponibilità di cassa presso il Tesoriere regionale che inibisce il trasferimento dei fondi statali del riparto fiscale e da ciò il loro deposito sul conto corrente acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato. Per quanto riguarda le entrate dell'esercizio, la relazione al bilancio evidenzia, a pagina 8, che la previsione delle entrate per il 2004 mostra un incremento di circa il 5% rispetto alle previsioni formulate per il 2003 attribuibile all'aumento dell'indebitamento previsto.
È il caso di manifestare preoccupazione per questo dato che dimostra come l'unica possibilità di espansione delle risorse sia ormai quella di ricorrere all'indebitamento. Non è una novità perché negli ultimi 3 anni i bilanci della Regione sono stati caratterizzati da un pesante ricorso al debito; il fatto è accettabile quando il debito è servito per acquisire le centrali dell'ENEL o per fronteggiare i danni dell'alluvione; non è invece accettabile l'accensione dei prestiti per 160 milioni di euro per spese di investimento senza alcuna qualificante azione di ritorno. Costi e benefici dell'operazione non presentano alcun saldo attivo per l'economia regionale perché si tratta di attività di tipo ordinario, seppure nel campo delle spese di investimento. Il ricorso all'indebitamento è presente per tutto l'arco del triennio considerato dal bilancio e deve destare preoccupazioni in funzione di un costante aumento delle spese: ne consegue una desolante rigidità della manovra finanziaria destinata a peggiorare nel tempo. Tutto ciò dimostra che l'economia regionale è a rischio. Il crollo delle entrate della Casa da gioco di Saint-Vincent è parzialmente compensato dall'aumento di compartecipazioni ai tributi erariali e dall'incremento dei nuovi tributi provinciali e regionali. L'aumento della fiscalità non è certo un buon segno per lo sviluppo dell'economia valdostana: in queste situazioni si dovrebbe al contrario prevedere una riduzione del carico fiscale. Riteniamo di dovervi sollecitare l'adozione di una politica di spesa più selettiva.
Veniamo all'indebitamento. La relazione al disegno di legge n. 8 del 10 novembre 2003, presenta la dimostrazione delle entrate derivanti da prestiti e mutui ove si legge: "Al fine di consentire il pareggio del bilancio, è stato previsto il ricorso all'indebitamento per la copertura di spese di investimento per euro 160.000.000 per ciascuno degli anni 2004, 2005 e 2006", purtroppo i prestiti da contrarre nel 2004 risultano ancora maggiori in quanto sono previsti in euro 197.165.000. L'indebitamento complessivo previsto nel triennio ammonta perciò a euro 517.165.000 e deve generare forti preoccupazioni in relazione alla residua capacità di indebitamento. Nello schemino che lei ci ha fatto a pagina 15 alla fine del triennio abbiamo 110 milioni di euro, come ultima possibilità. Il costante ricorso all'indebitamento per realizzare il pareggio di bilancio dimostra che le entrate ordinarie spettanti alla Regione non sono più sufficienti a coprire il crescente e disordinato flusso delle spese. Come dicevamo, è giunto il momento di fare un passo indietro rispetto all'ossessiva onnipresenza della Regione da qualsiasi ambito di attività di questa piccola comunità. In proposito vogliamo far rilevare quanto ha anche ricordato l'Associazione valdostana industriali in un documento contenente alcune osservazioni al bilancio della Regione per il triennio 2004/2006: "È quindi necessario fin da ora pensare ad una diversa politica di programmazione, in modo da articolare la manovra finanziaria prevedendo interventi che abbiano una ricaduta positiva nel medio termine". Alla luce della limitata residua capacità di indebitamento, vogliamo manifestare forte preoccupazione sulla possibilità di realizzare importanti scelte di spesa, quali ad esempio quelle dirette al rilancio di questo benedetto Casinò.
Per quanto riguarda le componenti passive, l'ammontare degli impegni di spesa derivanti da esercizi precedenti ha assunto dimensioni veramente preoccupanti. La stessa relazione al bilancio indica un aumento dei residui passivi del 3,34% rispetto all'esercizio precedente; l'ammontare presunto di queste partite passive ha raggiunto in valori assoluti la somma di quasi un miliardo di euro, pari a circa il doppio della somma che la Giunta ha destinato alle spese di investimento. Sono certamente necessarie nuove regole atte a migliorare la capacità di spesa nella consapevolezza che la struttura regionale, forse in conseguenza dei tempi di esecuzione delle spese e/o delle procedure in atto, non è in grado di sostenere un ritmo migliore. Un esempio: nell'anno 2002 la Regione ha acceso un prestito obbligazionario di 130 milioni di euro per i danni dell'alluvione dell'ottobre 2000; successivamente, nell'anno 2003, la Regione ha acceso e contratto un altro prestito obbligazionario di 130.000.000 di euro destinato a spese di investimento. Nella relazione al bilancio per l'anno 2004, la Giunta giustifica l'aumento dei residui passivi "allo stato dei lavori di ricostruzione a seguito dell'alluvione del 2000". In altre parole, è evidente che la Regione non è ancora riuscita a portare a termine i lavori dell'alluvione, ma ha chiesto, per il bilancio del 2004, l'autorizzazione per la contrazione di altri prestiti per 160 milioni di euro. Il meccanismo, a lungo andare, si è inceppato: la Giunta corre troppo, rispetto all'effettiva capacità di intervento della struttura, nell'intenzione di sostenere in qualche modo l'economia regionale con massicci apporti finanziari nelle opere pubbliche.
Le spese. La relazione della Giunta evidenzia un rapporto più o meno costante tra le spese correnti e quelle di investimento pari al 67,5% per le prime e il 32,5 per le seconde. Il dato in sé non sarebbe negativo se la totalità delle spese fosse sostenuta da fondi propri, al contrario è finanziata con il ricorso all'indebitamento. È ovvio che l'ammortamento dei debiti così contratti mortificherà ulteriormente la disponibilità di bilancio per le spese di investimento rendendo sterile l'azione della Regione. Non vorremmo raggiungere l'assurdo che, per pagare i mutui, dovremmo contrarre altri debiti: questo sarebbe l'inizio di una bancarotta! Queste, Assessore, sono le nostre preoccupazioni; a lei le riflessioni.
Mi consenta di terminare con un'altra parte un po' meno tecnica. Signor Presidente, Assessore Marguerettaz, abbiamo sempre pensato che quest'appuntamento è uno dei momenti più importanti, forse il momento più importante della vita politica della nostra comunità. È il momento più "alto" sotto il profilo politico-amministrativo naturalmente, anche perché nel bene e/o nel male si tracciano le linee e gli indirizzi del futuro economico della nostra Regione. È anche il momento in cui una classe politica si misura, mostra la propria solidità, la propria tempra, assume le decisioni più importanti, dichiara in modo preciso il percorso, evidenzia le difficoltà contingenti siano esse interne che esterne; diffonde, se possibile, fiducia e tranquillità ai propri cittadini. L'Esecutivo ha il ruolo di responsabilità amministrativa e deve governare le istanze che l'Assemblea con un dibattito costante e democratico delinea, sempre naturalmente, nel rispetto degli equilibri tra maggioranza ed opposizione. Questo è quello che avviene solitamente nelle società moderne e avanzate, nel rispetto delle regole insomma; affermare oggi che tutto ciò sia avvenuto, secondo le nostre aspettative, a noi pare difficile. Siamo sostanzialmente delusi per il documento programmatico e delusi nel metodo; a proposito di questo, il Consigliere Fiou ha spiegato molto meglio di me la questione del metodo. Signor Presidente, non abbiamo mai messo in dubbio - e non la mettiamo neanche ora - la sua onestà intellettuale e, quando abbiamo ascoltato con molto interesse la sua relazione programmatica di legislatura, tutta improntata a mettere in risalto il nuovo ruolo che avrebbe dovuto avere l'Assemblea consiliare, abbiamo veramente creduto che qualcosa potesse cambiare, ma così non è stato, anzi, con la presentazione della finanziaria, avete dimostrato il contrario. Ne prendiamo atto con rammarico naturalmente e constatiamo che anche lei molto probabilmente è rimasto prigioniero della sua stessa "macchina".
In questo primo stralcio di legislatura abbiamo cercato semplicemente di capire, abbiamo cercato di stare attenti ad alcune delle problematiche che abbiamo fin dall'inizio enunciato come il tema sulla qualità della vita, il diritto al lavoro, il diritto alla casa, la povertà, la famiglia. In qualche maniera vi abbiamo studiato; siamo intervenuti con interrogazioni, con interpellanze, con iniziative per così dire "leggere" con toni non aggressivi, abbiamo cercato insomma di comprendere se riuscivamo ad essere utili e collaborativi con le nostre iniziative. Volevamo e vogliamo essere propositivi, naturalmente nell'interesse dei cittadini che qui rappresentiamo. Noi, Signor Presidente, - lo ricordo - rappresentiamo il 20% di questa comunità, quindi ci sentiamo particolarmente responsabili del nostro mandato e glielo assicuro vogliamo fare il nostro dovere fino in fondo. Che non abbiate bisogno di nessuno lo dicono i numeri e lo abbiamo capito cammin facendo, il discorso è che vi è modo e modo di avere rapporti con l'opposizione, soprattutto con chi già in passato ha condiviso scelte, strategie e momenti molto difficili per la nostra comunità, come l'alluvione o la tragedia del Monte Bianco. Ne prendiamo semplicemente atto, così come prendiamo atto anche di alcuni atteggiamenti esterni non troppo eleganti presi nei nostri confronti e soprattutto nei confronti di organismi del nostro movimento (vedi fischi al Congresso "dell'Union Valdôtaine").
Per ultimo, e non per questo meno importante, prendiamo atto che i rapporti con il Capogruppo Borre sono perlomeno freddi - naturalmente sotto il profilo politico -, non vi è alcuna ricerca del dialogo, anzi! Come dimostrano le ultime vicende in sede di Capigruppo, nell'ambito della discussione della distribuzione degli uffici, non si è voluto un serio confronto e l'atteggiamento è stato solo ed esclusivamente dettato dall'arroganza dei numeri; così come il perentorio invito a fare opposizione. Cosa significa? Noi vogliamo fare un'opposizione costruttiva, non fine a sé stessa! Certo, questi non sono che piccoli e all'apparenza insignificanti episodi, probabilmente dettati dal momento contingente. Se poi, il nostro atteggiamento di collaborare sui temi concreti viene interpretato come una ricerca spasmodica ad entrare in maggioranza, allora la rassicuro subito, Consigliere Borre, non vi sono le condizioni per voi come per noi. Siamo sufficientemente consci che il nostro posto è dall'altra parte della barricata, nella consapevolezza di avere un compito comunque non secondario da svolgere nell'interesse della nostra comunità.
Termino, Signor Presidente, non prima di essermi tolto un "rospo in gola" che ho da parecchio tempo e che si ricollega al malumore che ho poc'anzi evidenziato. Tutto inizia nell'ormai famoso dicembre 2002, quando, in balia delle note vicende giudiziarie, la "Stella Alpina" avrebbe abbandonato la barca che "faceva acqua da tutte le parti". Bene, credo che la storia di quel periodo debba ancora essere scritta, perché, come molti di voi sanno, la "Stella Alpina" fu indotta a fare quel passo sostanzialmente per due motivi: da una parte, la mancanza di solidarietà all'Assessore Lavoyer, diventato unico capro espiatorio; dall'altra, la presenza di "sirene" interne al vostro movimento che ci hanno in qualche maniera deviato. Rigettiamo quindi l'accusa di aver abbandonato la barca; al contrario, comincio a credere che, in nome di chissà quali convenienze, siamo stati scaricati su una zattera alla deriva, che però, ritrovata la bussola, ora si dirige con convinzione e senza rancori verso il porto della condivisione e della difesa dei valori della nostra: "Vallée d'Aoste avant tout".
Presidente - La parola al Consigliere Curtaz.
Curtaz (Arc-VA) - Mi accingo con molta umiltà a questo breve intervento, perché oggi ho sentito con piacere da parte dei colleghi che sono intervenuti degli interventi non rituali, di buon livello, ben preparati, quindi, nel fare alcune osservazioni a braccio, mi compiaccio che la discussione sia avvenuta in questo modo.
Voglio partire un attimo dalla relazione. Non voglio fare dell'ironia, anche perché altri l'hanno già fatta, quindi sarei solo ripetitivo, ma credo che l'Assessore, con tutto il rispetto, abbia fatto più una relazione da commercialista che da Assessore, perché credo che la sua relazione abbia una pecca fondamentale: quella della superficialità politica. È una relazione che viene allegata ad un bilancio contabile, ma che dovrebbe essere l'espressione di un orientamento, di una programmazione politica, quindi avrebbe dovuto essere accompagnata da indicazioni sulle linee strategiche, perché non posso credere che queste indicazioni strategiche manchino completamente, sarebbe grave se fosse così! Se vi sono, trattandosi di un consesso politico, sarebbe stato più corretto che fossero esplicitate, anche perché qui vorremmo ogni tanto parlare anche di politica e non solo fare della ragioneria.
Questa prima discussione sul bilancio presentato dalla nuova Giunta è stata secondo noi tutta improntata alla superficialità nel metodo. Non voglio sparare sulla Croce Rossa, lo hanno già fatto altri, quindi lasciamo perdere. Superficialità anche sotto il profilo tecnico-burocratico, faccio un esempio - e non è merito mio averlo scoperto, ma della collega Squarzino -: nelle tabelle dove si indicano i capitoli succede non di rado di imbattersi in errori clamorosi, nei capitoli 61312 e 61313, che si occupano dei servizi sociali, vi è un riferimento ai finanziamenti e una serie di leggi piuttosto lunga, una buona parte delle quali sono abrogate; quanto meno i programmi dei computer dovrebbero essere aggiornati!
Vi è stata una superficialità nell'esporre la relazione. Questa mattina, nel sentirla, Assessore, ho avuto nostalgia delle relazioni dell'Assessore Agnesod, ma non era una nostalgia di carattere personale - perché l'Assessore Agnesod era una persona bonaria, che esprimeva simpatia, ricambiata da tutti noi e che viveva questo momento con particolare tensione, cercava di dare il suo meglio, e lo dava -, ma perché, se andiamo a vedere anche solo la relazione dell'anno scorso, troviamo un signor documento pieno di grafici, di osservazioni, di contenuti. Era appunto una relazione da politico e non da commercialista. Questa superficialità, come già ha osservato il collega Riccarand, è particolarmente fastidiosa quando non permette all'interlocutore, al consigliere che non sia uno specialista di capire le poste di bilancio, perché questo è importante. Lo so che, se l'Assessore mi dice che è regolare che non sia stata evidenziata la voce in entrata della quota sostitutiva dell'IVA da importazione, dal punto di vista del commercialista, è tutto a posto; ma non così dal punto di vista del politico, se si omette di indicare - e guardate che non c'è un solo rigo da nessuna parte - a quanto ammonta la quota sostitutiva dell'IVA da importazione! È un punto che noi richiamiamo spesso - l'Assessore se lo farà raccontare da chi lo ha preceduto in quest'aula - perché è un punto centrale della finanza, dell'economia, della politica di questa Regione, perché otteniamo una posta di bilancio assai consistente in riferimento alla quale non abbiamo nessun merito! È forse per questo che viene occultata? In psicologia si chiama rimozione. Oppure, è una sorta di omertà ideologica? Perché dico questo? Perché viviamo in una Regione che, grazie ad una campagna mediatica finalizzata - qui siete stati bravissimi -, è riuscita a far credere ai cittadini valdostani che noi ci manteniamo con i 9/10; che è una barzelletta! I 9/10 fanno circa 1/3 delle entrate regionali, gli altri 2/3 derivano da tutt'altre entrate. I Valdostani sono convinti che si mantengono da soli e invece siamo mantenuti dai contribuenti della Lombardia, dell'Emilia Romagna, del Veneto; è questa la realtà!
Non bisogna vergognarsi di dire questo e ripeto una cosa che ho già detto: l'anno scorso o due anni fa, intervistato sui privilegi fiscali, il riconfermato Presidente della Provincia di Bolzano, di fronte all'intervistatore che gli ha posto la domanda: "Siete dei privilegiati dal punto di vista fiscale?" - e loro lo sono meno di noi -, ha risposto: "Sì" e ha motivato il perché. Mi sono chiesto quale sarebbe stata la risposta a una domanda di questo genere fatta ad un qualsiasi politico con responsabilità di governo in Valle d'Aosta. "No, non siamo privilegiati, abbiamo dei diritti stabiliti da leggi, da qui, da su, da giù…". Secondo me, vi è una colpa in questo modo di procedere, perché si occulta la verità; invece crediamo che i cittadini abbiano diritto di sapere la verità: che questa Regione, per ragioni storiche, politiche - o per fortuna, non lo so -, ha delle entrate che sono assai superiori ai suoi meriti, un po' per via del Casinò - e questo potrebbe essere un nostro merito -, ma soprattutto per via delle quote sostitutive dell'IVA da importazione. Se non vi fosse questa voce, qui non si farebbe alcun bilancio. La Regione Valle d'Aosta, oggi come oggi, non esisterebbe più, non pagheremmo neanche più i dipendenti regionali, e perché lo vedremo. Bisogna che queste cose vengano dette, magari anche nelle conferenze stampa, magari scritte sulle relazioni, in modo che ciascuno possa farsi la propria idea; non si può occultare così una realtà! Non mi si racconti la giustificazione "trita e ritrita": "ma noi abbiamo più competenze degli altri"; ma piantiamola lì con questo luogo comune! Chi ci crede a questa cosa? È vero che abbiamo più competenze ma cosa c'entra, non vi è alcun rapporto diretto con il nostro privilegio fiscale, è una questione aritmetica. Se fossimo indipendenti, per ipotesi, più dei 10/10 delle imposte non potremmo avere; cosa faremmo con i 10/10? Non avremmo tutte le competenze e altre ancora che oggi ha lo Stato? Le competenze non sono la ragione per giustificare i privilegi. Non dico che non sia vero, ma non è un dato essenziale, il privilegio rimane ed è significativo; quindi facciamo "un'operazione di verità" su tali cose.
Eppure, lo hanno sottolineato in molti - in maniera particolarmente efficace il mio collega Riccarand -, nonostante questo fiume di denaro che arriva per vie ordinarie nelle casse regionali, la Regione deve fare dei mutui per riuscire a pareggiare un bilancio. Perché succede? Io faccio un'ipotesi, l'ho già fatta qualche anno fa, adesso vedo che si sta verificando quello che avevo ipotizzato qualche anno fa. Se di questo fiume di denaro spendiamo 2/3 per le spese correnti e un'altra valanga di miliardi in finanziamento di piccole leggi di spesa, perché fino a qualche anno fa qui si facevano 8-10 leggi di spesa all'anno, … ad un certo punto il bilancio è tutto "vincolato", tanto che, se non si facessero i mutui, non si potrebbe più neppure ipotizzare di fare un'opera tutto sommato ordinaria, com'è quella di un rifacimento di una funivia, perché stiamo parlando del fiore all'occhiello triennale di questo bilancio: un rifacimento di una funivia! Ma ci rendiamo conto con le risorse che abbiamo? Questo è il fiore all'occhiello e dobbiamo indebitarci per farlo, altrimenti non riusciremmo a farlo! Andando avanti con questo "trend" di spesa corrente che aumenta e di leggi di spesa e di finanziarie che crescono, il bilancio non lo faremo più noi, non lo dovrà più proporre la Giunta, lo farà un computer, perché basterà schiacciare il dito su un tasto e apparirà il bilancio già fatto. Qui siamo ad una rigidità spaventosa, non vi è più spazio per gli investimenti, se non fate i mutui, non riuscite più a investire niente! Lo capisco, non è colpa dell'Assessore che è appena arrivato, però ci immaginavamo un'inversione di tendenza, perché, diversamente, questa situazione diventerà via via ingovernabile. Non so quando scatterà il "momento X", ma sta già scattando nelle comunità montane, rischia di scattare nei comuni. I comuni hanno un personale che è esagerato rispetto alle funzioni. Capiamo anche noi che un contenimento degli organici non sarebbe un'operazione indolore, perché il denaro che viene speso nel pubblico impiego dà occupazione, permette una certa tranquillità di carattere sociale a molte persone e alla Valle d'Aosta nel suo complesso.
Quello della rigidità però è un tema che dobbiamo porci. Non è una rigidità che ci deriva da una congiuntura sfavorevole, ma è una rigidità in cui ci siamo infilati dentro, continuando ad aumentare gli organici e a fare leggine di spesa. Non sono sorpreso quindi che poi succeda quanto succede in riferimento al tipo di bilancio che viene proposto. Il Consigliere Salzone ha detto: "un bilancio fotocopia"; il Consigliere Fiou, con una denominazione più sottile, ha detto a scorrimento: "è così il bilancio perché non si può più fare diversamente, se non c'è…" - ed è questa la sfida che siete chiamati ad affrontare - "… un'inversione di tendenza". Voi siete chiamati in questa legislatura ad un compito alto e difficile nel cercare una linea di inversione di tendenza. Credo che dovete ripensare a tutto, settore per settore, dovete ripensare alla macchina burocratica, all'amministrazione, dovete ripensare alla spesa, altrimenti la Regione diventa un elefante che mangia sé stesso, che vive solo più per mantenersi.
Non ritengo di dover entrare nel merito di spese su capitoli particolari, lo hanno già fatto altri meglio di me e poi le questioni sono quelle che dibattiamo sovente attraverso le nostre iniziative ispettive in quest'aula: sono quelle del Casinò; quelle importanti dell'aeroporto - e anch'io inviterei tutti sui problemi dell'aeroporto ad una serena riflessione, a non fare passi azzardati perché l'aeroporto rischia di essere una voragine di denaro pubblico, per dare un servizio che è tutto da dimostrare -; della ferrovia; non posso che fare mie le osservazioni che ha fatto brillantemente il Consigliere Nicco - peraltro lo ammiro -, il quale un po' come me non si è ancora stancato di dire da sei anni le stesse cose e di fare le stesse intelligenti osservazioni, senza essere ascoltato. Anche se poi ho vissuto come un dato positivo il fatto che vi sia stato - e non lo voglio assolutamente strumentalizzare - un dibattito aperto da parte di molti colleghi che hanno fatto delle osservazioni critiche, anche da parte di alcuni Consiglieri "dell'Union Valdôtaine".
Dopo queste osservazioni di carattere generale, che non hanno certo il pregio della sistematicità, chiudo anch'io sottolineando che, se è vero che questo era il primo bilancio di legislatura, è un bilancio deludente; forse questo è un termine inadeguato perché ci si aspettava una maggiore consapevolezza della criticità che si avvicina e invece mi pare che questa consapevolezza non ci sia, non sia neanche sfiorata. Ci immaginavamo che il primo bilancio fosse in linea con il programma di maggioranza, invece abbiamo visto che sono finanziate cospicuamente delle opere di cui non si fa cenno nel programma di governo, altre questioni, che invece erano sottolineate nel programma di governo, vengono assolutamente trascurate; evidenziamo questa contraddizione. Vi diamo quindi questo stimolo: di cercare di ripensare veramente alla macchina amministrativa e di immaginare un futuro della Valle d'Aosta che sia un futuro in cui ci siano ancora delle spese di investimento e non solo più delle spese vincolate. Per ora direi che una montagna di soldi ha partorito solo qualche "topolino" di idee.
Presidente - La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Care colleghe e cari colleghi, questa maggioranza ha iniziato il suo lavoro presentando un programma che nelle sue prime righe ha un fortissimo richiamo internazionale ed europeo. Questo è un segno di qual è il nostro dovere, di come noi sentiamo che debba essere il nostro impegno e il nostro senso di responsabilità nei confronti della nostra popolazione e della Valle d'Aosta, cioè quello di saper guardare oltre i confini della nostra Valle, oltre le nostre montagne, guardare in un mondo ormai globalizzato, ci importa ormai tutto il pianeta, perché tutto il pianeta può avere influsso su di noi; ma anche di saper guardare nel futuro, di capire quali saranno le sfide che ci troveremo ad affrontare, capire, insomma, con responsabilità e saggezza dove la nostra Regione si troverà a combattere la sua battaglia per la propria sicurezza e per la propria serenità.
Oggi possiamo dire con serenità che la nostra Regione da molto tempo vive una situazione positiva; vogliamo mantenerla ed è per questo che, innanzitutto affrontando questo appuntamento importante del bilancio, dobbiamo guardare un po' più in là, non fermarci troppo, come si sta facendo in troppi interventi, su questo o quel punto di una serie di numeri di un bilancio, ma guardare all'orizzonte politico. La globalizzazione è una realtà di cui dobbiamo prendere atto, ma di cui dobbiamo vedere anche i grandi pericoli. Da una ventina d'anni si è affermato un modello che possiamo chiamare di tipo neo-liberista; grazie alla finanza, alle privatizzazioni, alle liberalizzazioni, ci era stato promesso che saremmo diventati tutti più liberi, che, con la fine della contrapposizione dei blocchi, vi sarebbe stata la pace universale. Sappiamo tutti che non è andata così, sappiamo che la fine dei blocchi ha portato ad un monolateralismo pericoloso, che ha portato ad interventi quanto meno discutibili sul principio della guerra preventiva; abbiamo visto che crisi importanti come quelle del Medio Oriente non sono state risolte; abbiamo visto che le disparità fra il primo e il terzo mondo si sono acuite e questo ha portato un profondo senso di insicurezza in tutto il pianeta. Anche a livello economico, la finanza, la privatizzazione e la liberalizzazione, in luogo di essere fonte di felicità per le persone, hanno portato a dei grossi problemi. Pensiamo ad esempio alla liberalizzazione dei cieli: non solo non ha portato questi benefici che si poteva pensare, ma molte grosse società sono scomparse e vi è una crisi permanente del settore. Pensiamo alla privatizzazione delle ferrovie in Gran Bretagna, che non solo ha portato dei morti e dei disastri, ma ha portato al ritorno, alla nazionalizzazione del sistema strutturale, cioè della gestione dei binari delle stazioni, proprio perché la privatizzazione aveva clamorosamente aumentato i livelli di insicurezza di queste strutture. L'esplosione della finanza, con la borsa e le altre invenzioni di questi anni - i tipi di obbligazioni, "warrant", eccetera - non solo ha rovinato milioni di famiglie nei paesi poveri, grazie alle speculazioni sulle monete o ai tassi sempre crescenti del debito internazionale, ma ha anche portato alla rovina milioni di famiglie nei paesi ricchi, che sono stati investiti da questa droga dell'arricchimento e poi ne hanno pagato le spese con il crollo della nuova economia. Ora, questo quadro generale perché è importante? Perché dobbiamo capire che questi modelli neo-liberisti, la dottrina tatcheriana e quella reaganiana, sono arrivati al capolinea e che, se è vero che noi in Italia finora siamo stati relativamente risparmiati, siamo sempre a rischio che, di fronte alle difficoltà di alcune strutture, venga la tentazione della privatizzazione. Dobbiamo invece capire che proprio questo tipo di neo-liberismo non porta da nessuna parte. Ci si potrebbe infatti chiedere se queste dottrine non siano state funzionanti perché non si è arrivati fino in fondo alle loro conseguenze, ma in effetti rimaneva soltanto la privatizzazione delle carceri o degli ospedali e credo che nessuno di noi pensi che questa sia una cosa importante.
In Valle d'Aosta stiamo cercando di realizzare un progetto diverso, di trovare un equilibrio fra i diritti degli imprenditori e quelli dei lavoratori, fra la liberalizzazione… affinché vi sia una spinta all'efficienza e la solidarietà che è necessaria per mantenere una società unita, fra diritti del mercato che è comunque regolatore in alcune situazioni fra i produttori e la necessità che vi siano dei beni pubblici intoccabili a difesa di un sistema e di una solidarietà. Pensiamo che la Valle d'Aosta abbia vinto questa scommessa, abbia trovato in molti settori un compromesso e un equilibrio positivo. Abbiamo una tradizione ormai consolidata di governo dei processi produttivi e sociali, con uno stile di lavoro che è invidiabile. È per questo che questo bilancio è positivo, perché questo bilancio esprime esattamente la capacità di questa Regione di bene governarsi da tanto tempo ed è bene che sia uguale a quello dello scorso anno e dell'anno prima, perché significa che si continua in una via che non è il neo-liberismo, che non è lo statalismo, ma è una via autonoma, seria, meditata e a misura della nostra Regione.
Certo, vi sono delle sfide davanti a noi; non è solo la sfida di riuscire a mantenere questa strada, ma anche la sfida di riuscire ad affrontare le nuove scommesse che ci troveremo di fronte. Ne voglio citare una per tutte, quella dell'Europa. Oggi l'Europa sta iniziando a fare un grande passo in avanti: l'Europa a 25, l'Europa della nuova Costituzione, l'Europa in cui si confrontano due convinzioni differenti: quella dell'Europa degli Stati e quella dell'Europa come un nuovo Stato che raggruppa tutti gli altri. In questa Europa abbiamo una sfida nei prossimi mesi che dobbiamo affrontare e mi sembra che, con questo bilancio, ma anche già con il fatto che abbiamo un Assessore che si dedica alle politiche europee in modo preciso ed individuato, stiamo iniziando a fare un cammino positivo. Noi dobbiamo esserci in Europa, credo che questa sia la parola d'ordine che ci dobbiamo dare, dobbiamo esserci con una presenza forte, già esiste, ma dobbiamo fare in modo che sia rafforzata, ma soprattutto dobbiamo politicamente esserci. Lancio un invito da quest'aula: se la legge elettorale sulle europee non sarà cambiata per quanto riguarda la rappresentanza delle minoranze linguistiche, credo che dobbiamo raccogliere la sfida di trovare 50.000 preferenze affinché un Valdostano, al di là di tutte le condizioni di parte che ci possano essere, possa sedere al Parlamento di Strasburgo e nelle commissioni di Bruxelles. È una sfida che tutti i partiti rappresentati qui dentro devono saper cogliere. Dobbiamo renderci conto che questa istituzione deve trovare un corrispettivo nel Parlamento europeo. Non è facile, 50.000 preferenze su un nome è molto difficile, ma è un traguardo che dobbiamo porci, non solo perché, al di là delle singole valenze politiche, vi è in questo caso una valenza istituzionale che le supera, perché in questa maniera dimostriamo di meritare che nell'ordinamento italiano la rappresentanza al Parlamento europeo sia su base regionale e che la Valle d'Aosta sia titolare di una circoscrizione.
Quando dicevo prima che il bilancio della Regione Valle d'Aosta è espressione di un modo diverso dal neo-liberismo di fare politica, intendevo anche sottolineare come non sia solo un bilancio in cui emergano dei dati di prodotto interno lordo; penso sia importante che da questo bilancio, come è stato fatto nella relazione dall'Assessore alle finanze, emergano dati fondamentali che sono importanti per la vita di tutti noi. Il bilancio della Regione non è solo un bilancio dei soldi che entrano e che escono, ma è indice di come va l'occupazione e la disoccupazione, qual è la situazione sociale, quanti ragazzi studiano e quanti invece abbandonano la scuola, quante persone vivono in modo disagiato e quante hanno la casa. Questi sono gli indicatori che dimostrano che la Valle d'Aosta sta andando avanti o meno e io sottolineo con grande soddisfazione che l'Assessore alle finanze, come primo dato della situazione della Valle d'Aosta, ha citato il tasso di occupazione - uno dei migliori che esistano in Europa e in leggera crescita - e subito dopo è andato ad affrontare il tasso di disoccupazione (3,6%), che è uno dei più bassi d'Europa; ha poi citato giustamente le statistiche di Eurostat, che non sono basate solo sul PIL, sull'import e sull'export, ma su tutta una serie di indicatori sociali che dimostrano che la nostra Regione è seconda nel panorama regionale europeo. Il nostro quindi è un bilancio sulle cose concrete, su uno stato di qualità della vita dei Valdostani; è un bilancio positivo, ma non questo bilancio, il bilancio in generale e questa è solo una riaffermazione nel 2004!
Se vi è un dato che vorrei sottolineare dal punto di vista dello stile di questo bilancio, trovo molto positivo l'aspetto dell'articolazione del bilancio, non da oggi ovviamente. Se andate a leggere tutte le voci, intravedete dietro le facce delle persone che ne potranno trarre giovamento, non in senso clientelare, ma come attenzione a tutti i minimi particolari nei minimi settori. Ieri sera qualcuno si è incespicato su una disquisizione sui grissini; ebbene, è la dimostrazione dell'attenzione di questa Giunta anche all'unico imprenditore che ha quel problema, perché è un imprenditore di cui ci importa, come ci importa di qualunque altro lavoratore, di qualunque persona che vive in questa Regione. Vi sono tanti di questi passaggi che sono importanti. Mi dispiace prendere atto che nella finanziaria sono state stralciate alcune norme per dei lavoratori precari: una novantina di persone che passeranno il Natale un po' disagiate, ma vi erano delle ragioni politiche nei confronti della minoranza per fare questo; ok, lo abbiamo fatto, ma credo sia un peso che debba pesare su tutto il Consiglio regionale, maggioranza e minoranza…
(proteste vivacissime dei Consiglieri dei gruppi "Arcobaleno" e "La Casa delle Libertà")
… che vi siano persone che sono state messe in difficoltà da questa cosa.
Credo che in questo Consiglio si cerchi sempre di mantenere il rispetto, può essere che le mie affermazioni abbiano dato fastidio alla minoranza e siano state offensive, ma garantisco che ne ho sentite sufficientemente di offensive per me, eppure non ho avuto reazioni simili nei giorni scorsi, abbiamo sempre ascoltato in silenzio e con attenzione; credo che altrettanto si possa esigere dall'opposizione.
Vi sono tre sfide che abbiamo di fronte e che emergono con chiarezza da questo bilancio. La prima è la sfida della modernizzazione, che significa che la nostra Regione si deve dotare di infrastrutture efficienti e capaci di dare un "più" alla popolazione che vi vive e vi lavora, un "più" agli imprenditori e agli studenti. Sono particolarmente contento che vi siano imponenti investimenti nel campo del trasporto pubblico, in quanto quella del trasporto pubblico è un'urgenza. Vorrei ricordare un dato banale, anche se non compare nel bilancio… ma compare in quello della Regione: il costo del trasporto privato automobilistico è di 200 milioni di euro all'anno, cioè una tassa che i Valdostani pagano per oltre 200 milioni di euro per potersi muovere. È una tassa sommersa, ma è una tassa che ciascuno di noi paga in termini di bollo, assicurazione, manutenzione, cambio auto ed è una tassa che costa anche a livello umano, vi è una media di 20 morti all'anno sulle strade della Valle d'Aosta. Vi sono spazi sempre più grandi occupati da parcheggi, che potrebbero essere sempre più usati nelle località sciistiche per fare strutture ricettive o ad Aosta per fare parchi pubblici. Vi è una quantità di smog ad Aosta che già in questi giorni si è avvicinata ai livelli di tolleranza massima ed è possibile che, nei mesi di gennaio e febbraio, come negli anni scorsi, questi livelli siano ogni tanto superati. Ora, l'aver voluto investire non solo l'impegno dell'Assessore, ma anche sonanti euro nella ricostruzione della ferrovia, significa un voler offrire ai cittadini una riduzione di questa tassa sull'automobile: una ferrovia efficiente che consenta di lasciare a casa l'auto e di potersi muovere a costi inferiori in maniera dignitosa. Non è una battaglia facile, qualcuno della minoranza dice che sono molti anni che questa cosa viene fatta, forse ce ne vorranno altrettanti, ma mi sembra che la strada giusta sia stata presa e penso che su questo si possano ottenere dei grossi risultati: il primo, in particolare, è quello di agganciarci al treno ad alta capacità Torino-Milano e quindi alla rete europea.
La seconda sfida è quella del sapere: l'università di cui ha già parlato il collega del mio gruppo è un settore a cui siamo particolarmente legati, perché è sull'università che si gioca non solo l'efficienza del nostro sistema, non solo la capacità di fare ricerca, sviluppo, innovazione, ma anche quella di far crescere una nuova classe dirigente, una classe dirigente che abbia le radici fortemente nella nostra cultura e nella nostra specificità, ma che sia capace di crescere e formarsi con una visione di tipo europeo. Ci stiamo investendo molto tempo e molti soldi, stiamo seguendo queste crisi di crescita che normalmente avvengono in un'istituzione così giovane, ma riteniamo che su questo settore la Giunta potrà dimostrare di avere grosse capacità di efficienza e di lavoro e riuscire in poco tempo a ridare impulso a questa istituzione e a renderla veramente all'altezza delle nostre aspettative, perché è sul sapere che si vincerà la sfida della globalizzazione. Il sapere è dentro ciascuno di noi, nessuno ce lo può togliere, i soldi, gli investimenti, la macchina qualcuno ce li può rubare, ma quello che sappiamo rimane dentro di noi e lo possiamo trasmettere agli altri senza paura di essere derubati.
L'ultimo punto è sulla differenziazione industriale ed economica. Credo che la Valle d'Aosta sia un esempio abbastanza buono di come tutti i vari settori economici abbiano la loro funzione e una loro capacità e dignità; vi è una buona agricoltura, una buona industria, un buon turismo, un buon artigianato, una buona edilizia, vi è un "mix" di tutte queste strutture che è assolutamente positivo. Tutto questo è uno dei fondamentali meccanismi di difesa rispetto alla globalizzazione, che tende invece ad assegnare a ciascuna area una particolare funzione, con però il grosso rischio che, se per caso quella determinata funzione ha una crisi ciclica, quella Regione rischia, per un significativo numero di anni, di andare in estrema crisi. Pensiamo ai distretti dell'automobile o di altri mezzi dell'economia ciclica. L'aver invece impostato da parecchio tempo un'economia multidisciplinare diversificata penso che sia stata una scelta oculata e mi fa piacere vedere negli intendimenti della Giunta regionale di questo bilancio quello di proseguire in questo supporto e soprattutto quello di proseguire nel miglioramento qualitativo dello sviluppo economico.
Abbiamo sentito questo pomeriggio "l'arrampicarsi un po' sui vetri" per cercare i difetti di questo bilancio; questo bilancio ha l'unico difetto di rappresentare ciò che è la Valle d'Aosta, cioè una Regione in cui si vive bene, in cui ciascuno di noi, quando si sveglia la mattina, è contento di esserci nato, perché, se fa un po' di paragoni, potrebbe essere nato da tante altre parti del mondo in cui sicuramente sarebbe vissuto meno bene e con molta meno sicurezza e serenità. Certo si può fare meglio, non metto in dubbio che dalla minoranza non possano emergere importanti e significativi apporti per poter fare meglio e di più. Il meglio e il di più è un qualcosa che deve tutti stimolare per andare avanti, ma voglio ricordare una cosa. Questo programma che abbiamo condiviso è un programma che comincia a trovare la sua applicazione, questa Giunta sta dimostrando nei vari settori - da quello delle finanze a quello dell'economia, da quello della sanità a quello dell'agricoltura, del turismo e dei lavori pubblici - di mettere in pratica questo programma con determinazione. Non è semplice far partire una nuova amministrazione regionale; quello che vogliamo dire a coloro che si sono presi la responsabilità è che i gruppi della maggioranza sono qui pronti a continuare nei prossimi mesi a dare tutto il supporto possibile, affinché questa Giunta possa, nella primavera del 2005, dimostrare non solo che questo bilancio era buono, ma che il consuntivo era anche meglio del preventivo.
Presidente - La parola al Consigliere Curtaz, per fatto personale. In cosa consiste il fatto personale? Lo deve dire prima…
Curtaz (Arc-VA) - Consiste nel fatto che il Consigliere Sandri ci ha attribuito delle affermazioni che non sono esatte, quindi volevo dichiarare, a nome personale e a nome del gruppo, che il Consigliere Sandri non può permettersi di dire che ci saranno dei lavoratori precari che passeranno un brutto Natale, perché sono state accolte le istanze politiche della minoranza per ritardare l'approvazione di norme previste nella finanziaria, ciò è scorretto e soprattutto non è vero né sotto il profilo fattuale, né dal punto di vista giuridico.
Presidente - La parola al Consigliere Isabellon.
Isabellon (UV) - Per alcune considerazioni torno al discorso del bilancio. Ieri, durante la discussione della finanziaria, avevo fatto rilevare un'esigenza - che poi è stata ripetuta da altri, ma è un discorso che avrei piacere di chiarire -: quella di un coinvolgimento dei consiglieri nell'attività amministrativa e consiliare. Oggi il collega Tibaldi aveva dato un'interpretazione quasi di dissidio di queste affermazioni; per quel che mi riguarda, non è una dissociazione, ma è una richiesta di collaborazione, che normalmente viene fatta in tutte le sedi e anche in quest'aula credo che non sia nulla di scandaloso sostenerlo. Con questo alcuna "arrière-pensée" sui rapporti che vi possono essere di difficoltà al di fuori del normale rapporto, dove ognuno deve fare il suo ruolo. Le osservazioni e le suggestioni che volevo introdurre, entrando nello specifico del bilancio, sono legate al fatto che quest'anno anche l'Esecutivo ha dovuto lavorare per un periodo ristretto, quindi qualche momento più di contatto ci poteva essere e con questo non significa che… visto che vi è un impegno per il futuro di avere un maggior coinvolgimento nelle sedi opportune: le commissioni, i rapporti anche istituzionali che ci possono essere, di coinvolgimento nostro e mio personale nelle attività… perché, se si può dare un contributo, credo che vada a beneficio di tutti.
Due considerazioni. Sul fronte delle entrate, ritengo che la riduzione dell'IRAP sia un'attenzione molto importante verso comunque degli anelli deboli. Ben vengano iniziative che vanno a ridurre la possibilità di avere una disponibilità finanziaria più elevata ma, se sono fatte con attenzione, credo sia un fatto meritorio, perché spesso il ricorso alle entrate "tout court" è anche segno di poca attenzione ai soggetti su cui queste ricadono; quindi non è da identificare in maniera generalizzata, ma è da valutare volta per volta un minor introito come una maggiore attenzione verso i soggetti interessati.
Una seconda considerazione si riferisce al trasferimento finanziario agli enti locali. Già ieri, nel corso della discussione sulla finanziaria, vi era stato un riferimento alla necessità di andare a riconsiderare alcuni passaggi e di ridiscutere alcune situazioni che sono emerse dall'applicazione delle leggi regionali n. 54 e n. 48: l'una che prevede trasferimenti di competenza agli enti locali, l'altra che prevede la ripartizione finanziaria. Come esperienza amministrativa, provengo da un comune che, soprattutto per quanto riguarda la legge n. 48, ha una situazione particolare e a volte il fatto di andare a riconsiderare certe situazioni emerse in fase applicativa potrebbe essere oggetto di riflessione ulteriore. Per quanto riguarda la legge n. 54 sul trasferimento delle competenze, ho partecipato al CELVA - all'epoca lavoravo presso l'Assessorato dell'agricoltura - per discutere della bozza iniziale di tutto il "pacco" di richieste di trasferimento di competenze agli enti locali e vi assicuro che, a seguito di una considerazione di approfondimenti, si è valutato che trasferire "tout court" tutte le competenze agli enti locali è un passaggio forte, che a volte rischiava di andare ad appiattire la necessità dei singoli comuni su certe iniziative e su certi finanziamenti. Infatti il caso che è venuto fuori ieri, di andare a considerare situazioni specifiche di singoli comuni con un trasferimento nel calderone, tutto questo diventa di difficile applicazione, perché questo vale anche per tanti settori dell'agricoltura. Se si pensava, ad esempio, di trasferire i finanziamenti per gli alpeggi - gli alpeggi comunali riguardano pochi comuni della Valle d'Aosta -, se la fetta di finanziamento necessaria veniva spalmata su tutti i comuni della Valle d'Aosta, vi era anche un comune senza alpeggi che avrebbe usato quella fetta di finanziamento per asfaltare un pezzo di strada. Le cose, quindi, si fanno, poi si applicano con criterio; poi nulla vieta che vi sia necessità di un successivo approfondimento. Il ruolo delle comunità montane in questo settore è ancora un discorso da chiarire, perché i trasferimenti alle comunità montane molto spesso sono oggetto di contenzioso fra i vari comuni e oggetto anche di situazioni difficili nella gestione dei bilanci comunali.
Settore sviluppo economico: qui mi fa piacere che vi sia una particolare attenzione verso un settore che conosco: il settore della zootecnia. Le leggi regionali n. 21/2001 e n. 3/2002 prevedono interventi in questo settore, che in questo momento incontra delle difficoltà; siamo in fase di applicazione quasi totale di un Piano di sviluppo rurale che va dall'anno 2000 al 2006 e credo che a breve sarà necessario andare a ridiscutere il nuovo Piano di sviluppo rurale. Piano che, come qualcuno ha richiamato stamani, prevede delle situazioni magari anche diverse rispetto a quando è stato discusso il Piano di sviluppo rurale precedente, perché, ad esempio, il solo allargamento della Comunità europea ai Paesi dell'Est può andare a disequilibrare quello che era un equilibrio su cui ci si è basati nel vecchio Piano di sviluppo rurale e sicuramente questo richiederà uno sforzo da parte della nostra Regione, per mantenere certe situazioni che a volte con fatica sono state contrattate e sono state ottenute.
Per quanto riguarda il discorso della difficoltà della zootecnia, e so che in questo momento l'Assessore all'agricoltura sta operando in maniera forte in questa direzione, è importante cercare di valorizzare i prodotti e in maniera specifica cercare di puntare sulla qualità - queste leggi prevedono dei finanziamenti ad hoc - del bestiame anche per la produzione di carne, perché un problema è il riciclo della carne, che non deve essere considerata, come attualmente, un prodotto di seconda categoria. Uno sforzo poi va fatto anche nella diversificazione degli allevamenti nell'obiettivo di andare a riequilibrare sul territorio la presenza delle aziende agricole. Il Consigliere Comé citava aziende da 200 capi e con pochi terreni; fortunatamente queste sono situazioni limite.
Due parole sulle spese per investimenti. A volte si tende a demonizzare il ricorso al credito; sono convinto che esso non sia un qualcosa da identificare in maniera asettica, piuttosto bisogna valutare volta per volta se l'obiettivo è un obiettivo che merita. Nel caso specifico, quando si parla di viabilità per esempio, avevamo fatto una risoluzione, che ricordava il Consigliere Tibaldi, su situazioni critiche della Valtournenche e per altre zone della Valle, dove in questo momento vi è una situazione invivibile, caotica, per cui il fatto di fare investimenti in questi settori è molto importante. Come ha detto l'Assessore Cerise, il capitolo della viabilità prevede degli interventi già previsti, degli interventi che sono già in programmazione; invece in questo caso, come credo sia l'obiettivo, sarà necessario andare a predisporre un piano di investimenti straordinario per queste situazioni particolari, magari con l'accesso al credito.
Mont Avic: è un discorso che ho sempre vissuto da osservatore, quindi qualche osservazione, magari in merito al tipo di viabilità e di accesso al parco. Mi sento di dire - ma sono l'ultimo che dovrebbe dire la sua, perché non ho partecipato ad esperienze precedenti di decisioni in merito - che una riflessione, magari su alcuni aspetti legati alla presenza di grossi pullman a Chevrère, probabilmente andrebbe fatta, ma questo non è un discorso di critica generalizzata, è un discorso puntuale che credo di poter permettermi di fare.
Ben vengano gli interventi nel settore termale, perché l'accesso al credito per questo settore è una grossa forma di investimento, perché il Consiglio regionale precedente ha legiferato in questo senso, ha previsto dei finanziamenti per il rilancio di questo settore e, secondo me, è un settore che può dare solo dei grossi risultati per due motivi: perché abbiamo comunque le nostre terme sia di Pré-Saint-Didier che di Saint-Vincent inserite in un contesto dove c'è già presenza turistica, la quale è anche una presenza turistica di qualità che può andare a ricercare questo tipo di prodotto, e perché questo investimento nel termalismo può creare indotto nelle zone interessate e non solo. Se andiamo in certe zone del Veneto, vediamo che vi sono zone senza alcuna attrattiva se non le terme e che riescono ad avere dei comprensori anche molto ampi che sono interessati dall'indotto delle terme. Se si devono fare dei debiti per interventi in questo settore, quindi, ben vengano. Mi risulta, fra l'altro, che ultimamente anche nel Comune di Saint-Vincent si stiano superando alcuni ostacoli legati all'intervento sullo stabilimento termale di quel comune, ostacoli legati alle situazioni di proprietà e alle tipologie di intervento previste. Pare che, con gli ultimi sviluppi, vi siano buone prospettive affinché il tutto possa essere avviato con una soluzione positiva. Rimane un punto ancora da attivare - lo ricordo in questa sede perché riguarda l'Amministrazione regionale -: la completa attivazione del trasferimento dell'Hôtel Source, che è funzionale all'intervento sullo stabilimento termale.
Vorrei dire due parole sugli interventi a carattere specifico sul territorio e qui credo sia importante avere un approccio sereno al problema, nel senso che non ci devono essere quelle situazioni che sono un po' di partito preso, così almeno mi pare, ma avere un approccio di buon senso. Quando si fanno interventi di questo genere, è soprattutto importante privilegiare interventi che siano razionali; per esempio, quando abbiamo avuto l'audizione dell'Assessore Vicquéry, l'Assessore ha ribadito l'obiettivo, già perseguito dall'Assessore Perrin in precedenza, di dare priorità agli interventi di riordino fondiario come interventi qualificanti sul territorio perché vanno ad interessare tutte le esigenze del territorio: dalla messa in sicurezza alla sistemazione dei terreni, alla dotazione di impianti e, non ultimo, anche usare attenzione alle comunità locali per i servizi quando si è nelle vicinanze dei villaggi, con un miglioramento della qualità della vita di chi vi risiede o di chi potrebbe andarvi a risiedere se le condizioni migliorano. A me questo pare un buon obiettivo, purché si tratti di interventi prioritari.
Anche nella forestazione a volte si tende a demonizzare le piste forestali: le piste forestali, se fatte con criterio, raggiungono degli obiettivi ma, come in tutte le cose, bisogna fare dei ragionamenti mirati sulle situazioni che si analizzano e non avere delle posizioni preconcette che sono poi di poca utilità. Le piste forestali, che permettono di andare a ripiantumare un bosco, di avere il bosco coltivato, di non lasciare il bosco abbandonato, hanno una grossa ragione di essere, perché molti dissesti idrogeologici sono legati all'abbandono del territorio e anche del bosco. Lasciare che la natura faccia il suo corso quindi non è la soluzione migliore, anzi a volte è la soluzione dello struzzo!
Sempre in merito agli interventi a carattere specifico, vorrei fare una piccola riflessione sull'utilizzo delle acque, che deve essere un utilizzo di tipo razionale. Molto spesso abbiamo la fortuna di avere delle situazioni in cui le acque possono avere un utilizzo plurimo; vi sono situazioni dove, con la presenza dei canali - che i nostri avi hanno realizzato in momenti difficili in cui si viveva solo di agricoltura -, è possibile avere la raccolta delle acque, il loro convogliamento sul territorio; dove è possibile utilizzare dei salti per la produzione di energia idroelettrica e, insieme a questo, avere la possibilità di andare ad irrigare i prati e quindi migliorare le produzioni agricole. Se riusciamo a fare interventi che rispondono a questi requisiti, secondo me, facciamo dei buoni investimenti, quindi mi fa piacere che nel bilancio siano previsti degli investimenti in questo settore.
Per quello che riguarda i consorzi di miglioramento fondiario, la legge n. 3/2001 ha individuato in questi organismi degli attori che già adesso esercitano un ruolo importante, ma lo faranno ancora di più, perché l'obiettivo è quello di andare a far coincidere le delimitazioni dei consorzi con quelle dei comuni, con una copertura totale del territorio. Questo ha un duplice obiettivo: anzitutto andare a semplificare la situazione esistente, con la possibilità di fare interventi razionali, e poi mettere in contatto due interlocutori che, quando si parlano, ottengono dei buoni risultati: mi riferisco ai consorzi di miglioramento fondiario e le amministrazioni comunali, che, con apposite convenzioni, riescono, con uno scambio di servizi, a gestire quello che può essere l'utilizzo dell'energia idroelettrica prodotta dai consorzi, piuttosto che non realizzare acquedotti irrigui in zone che sono miste, cioè a valenza agricola e a valenza urbana, con risparmio di acqua potabile. Perché un'amministrazione comunale ha interesse ad andare a promuovere questo tipo di collaborazione? Perché, fin dove si arriva con l'acquedotto irriguo, si risparmia acqua potabile e questo è un interesse collettivo da perseguire.
Nella speranza di avere sempre la possibilità di collaborare in modo fattivo sia nella programmazione che nell'attuazione dei programmi che andiamo ad approvare, a cui contribuirò con il mio voto favorevole, chiudo il mio intervento riservandomi di partecipare alla discussione delle singole voci, con eventuali suggerimenti e considerazioni puntuali.
Depuis 20 heures 5 le Président Perron reprend ses fonctions de Président de la séance.
Presidente - Credo di interpretare il sentimento del Consiglio, proponendo una pausa dei lavori. Il Consiglio è sospeso fino alle ore 21.
La séance est suspendue de 20 heures 17 à 21 heures 7.
Presidente - Vi ricordo che siamo sempre in discussione generale. Proporrei, in quanto mi sembra vi sia l'accordo di tutti i Capigruppo, dopo la chiusura della discussione generale, la replica del relatore, se necessaria, dell'Assessore al bilancio e del Presidente della Regione, successivamente esamineremo e voteremo gli ordini del giorno e in seguito inizieremo l'esame degli allegati, pagina per pagina. Concordate con questa procedura?
Se non vi sono altri consiglieri che chiedono di intervenire, dichiaro chiusa la discussione generale.
La parola all'Assessore al bilancio, finanze, programmazione e partecipazioni regionali, Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Ho ascoltato con molta attenzione i vari interventi e ovviamente cercherò di dare una risposta a tutti, anche perché ho assistito a tutti gli interventi, indipendentemente da quanto affermato da qualche Consigliere, che ha visto l'Assessore affetto da nomadismo, ma probabilmente ha trasposto una sua pecca.
L'altro giorno - e qui devo dire la verità che sono stato frainteso - ho detto che ero nuovo di questo contesto, non ho detto né di essere un neofita, né di essere una persona che ha delle difficoltà a vivere in un contesto di questo genere. Contesto che è ricco, creativo, ma che dovrebbe essere contraddistinto da un'onestà intellettuale di fondo; non è sufficiente dire delle cose giuste, bisogna che queste cose giuste nel tempo siano raccordate e non si può, a distanza di poche ore o di pochi minuti, dire il contrario di tutto e di più, ma bisognerebbe in qualche modo dire delle cose che da parte dell'ascoltatore nasca l'idea di un ragionamento perché, se invece l'obiettivo è un gioco al massacro per andare ad individuare qui e là degli errori contraddicendoci, alla fine credo che non vi sia un contributo positivo a questo dibattito.
Da questa giornata di lavori sono emerse delle cose che riteniamo apprezzabili, condivisili e che possono aiutarci a migliorare il nostro operato. Evitiamo di raccogliere suggerimenti di tipo estetico perché ovviamente ognuno ha il proprio gusto; evitiamo di intravedere le contraddizioni di coloro che affermano provocatoriamente di aver visto negli anni passati delle relazioni entusiasmanti, per subito dopo dire che è tutto sbagliato, che i documenti che si erano visti negli anni passati quelli sì erano documenti, contenevano degli indirizzi politici, e giusto dopo dire: "questi indirizzi politici sono tutti sbagliati, state portando la nave alla deriva!". Credo sia intuitivo che probabilmente qualcuno si è lasciato prendere la mano.
Abbiamo cercato di dare una rappresentazione corretta di un'Amministrazione regionale che equiparo a un pullman gran turismo, un mezzo di trasporto che vuole portare una comunità, ma, se vogliamo fare un percorso a questo pullman conducendolo come una macchina sportiva, facciamo un disastro: sicuramente facciamo star male le persone che sono sul pullman, ma andiamo anche fuori strada. Se vogliamo fare un percorso con dei mezzi diversi, dobbiamo mettere in atto delle procedure che vadano a dismettere questi grandi mezzi e vadano a riposizionarsi con mezzi diversi, più veloci e dinamici, ma dobbiamo deciderlo.
È impensabile venire qui a fare dei proclami: ma quante persone vi sono nell'Amministrazione regionale, ma che vergogna! Cosa pensate, che uno arrivi qui e metta sulla strada 100.000 persone - 100.000 ovviamente è un numero di fantasia -; che questo tipo di ragionamento possa essere fatto con un approccio così repentino? Credo che nel nostro progetto abbiamo dato delle indicazioni, intanto per quanto riguarda l'esternalizzazione di certi servizi, abbiamo detto che bisogna far crescere un sistema imprenditoriale, ma queste cose non nascono dall'oggi al domani, quindi questo bilancio tiene conto di un sistema in movimento e, per arrivare a delle determinazioni diverse, bisognerà provvedere a deliberare progetti, disegni di legge, confrontarci e affrontare con serenità e con buon senso un'attività di tipo legislativo che permetta di cambiare rotta. Cioè è impensabile che qualcuno venga qui a invocare il libero mercato, dopodiché andiamo sul mercato e non troviamo le imprese valdostane perché non sono preparate. Se l'obiettivo è questo, bisognerà fare un percorso, bisogna far credere la comunità in determinati progetti e poi mettere in atto tutta una serie di iniziative. Non è pensabile fare una cosa di questo genere in 2 mesi, quindi il merito di questo bilancio è che si è fatto carico delle esigenze attuali della comunità valdostana. Non abbiamo detto che è un bilancio fantasioso, creativo che ha dato una svolta; non vogliamo mettere in ginocchio la comunità valdostana perché vi è un percorso che non può essere a scatti, deve avere una sua progressività e continuità. Si possono anche immaginare dei cambi, ma devono essere meditati, ecco cosa rivendico: un bilancio che dia una continuità alla comunità, la continuità vuol dire che non bisogna creare degli choc, dei traumi.
Qualcuno ha enfatizzato… perché noi ovviamente viviamo in una nostra realtà qui anche discreta, abbiamo avuto un'interruzione di un'ora, un suntuoso buffet, ma qui ognuno ha il proprio problema! Voi dite: "qui bisogna cambiare tutto", ma cosa facciamo? Non diamo più delle risposte alle persone? Quanti di voi consiglieri si rapportano a situazioni dove vi sono persone che non hanno degli obiettivi fantasiosi esagerati, hanno il problema del quotidiano e noi dobbiamo dare una risposta anche a questi. Dobbiamo far sì che diventino sempre più autonomi, che abbiano un servizio migliore da parte del comparto pubblico, ma dobbiamo farci carico di questo ed io rivendico per questo bilancio una risposta a tutte queste persone: dalle frange più deboli, alle imprese, alle amministrazioni locali, che trovano una risposta in questo bilancio. Qualcuno di voi ha detto: "c'erano grandi aspettative, questo bilancio è deludente", ma io devo dire, con tutta la sincerità di cui sono capace, che qualcuno è andato "fuori dalle righe", se pensava che, con 3 mesi di attività effettiva, questa Giunta potesse venire a stravolgere un'impostazione che ha una sua continuità nel tempo. Questo lo voglio dire con grande onestà intellettuale. Ho visto già altre situazioni dove lo Stato ha fatto dei proclami, qualcuno si è fatto prendere dalla frenesia di dire: "arrivo io e risolvo tutto"; non ha risolto un fico secco! Ha solo creato imbarazzo facendo saltare un sistema e noi lo vediamo qui in Valle d'Aosta, dove abbiamo risolto il problema delle Poste creando una S.p.A., ma cosa è stato risolto? È facile risolvere così: si chiude, ma è questa la privatizzazione che volete? Noi, per venire incontro a questi proclami, dovremmo creare il caos! "Abbiamo risolto il problema delle Poste italiane creando una S.p.A.", e quindi le poste di Saint-Oyen, di Saint-Rhémy, eccetera, chiudono e il servizio di base alla collettività va a farsi benedire… se è questo che volete, prego; andate a dirlo però anche in campagna elettorale! Io sono un commercialista - e qui probabilmente questa categoria non è particolarmente amata - ma mi rapportavo con il Ministero delle finanze; abbiamo razionalizzato i costi del Ministero delle finanze, a metà anno non avevano più la carta da fax, non dico altra carta… la carta da fax, per cui, a fronte di una richiesta di chi ti trasmette un fax per inviarti un quesito: "non farlo, perché il nostro budget della carta da fax è finito". Io chiedo se questo è il modo di risolvere il problema! Ovviamente no.
Qualcuno si è dilettato a fare dei raffronti, esibire delle percentuali e qualcuno è persino andato "oltre le righe". Qui ho visto qualcuno che ha chiesto la parola per fatto personale; se avessi dovuto chiedere la parola per fatto personale, parlavo tutto il pomeriggio! Ho ascoltato in silenzio, non particolarmente entusiasta perché, quando sento delle cose non vere, ho un po' di "fremito". Qualcuno mi ha detto: "ma questo 44% non lo ritrovo". Abbiate pazienza, fare delle affermazioni, come scriverle, comporta degli impegni e gli impegni sono a monte, perché è facile parlare, ma a monte bisogna fare un'attività di ricerca. Se andate a vedere la relazione di accompagnamento, vedete che il raffronto è stato fatto fra la previsione del 2003 e quella del 2004. In quella tabella, che è stata citata da un consigliere, la previsione del 2003 non c'è, quindi il 44% è corretto e corrisponde al confronto fra la previsione IRPEG 2003 e la previsione IRPEG 2004. La matematica, probabilmente, non è una materia che piace a tutti, ma almeno ha una certezza: è sufficiente fare una divisione e moltiplicare per 100, 44,4 periodico…
(interruzione dei Consiglieri Tibaldi e Frassy, fuori microfono)
… non è sbagliata la relazione, pertanto amerei fare una lettura della relazione, perché non è scritto così, è scritto in questi termini: "Il gettito dell'IRPEG per il quale è stato previsto un incremento rilevante per il 2004 (44%), anch'esso sulla base dei dati del consuntivo 2002 e dell'andamento dell'anno in corso"…
Frassy - (fuori microfono) … appunto!
Marguerettaz (UV) - … appunto cosa? Le percentuali vanno espresse, ora la Professoressa Squarzino ha un lungo corso di insegnamento, io ho solo 7 anni, ma mi insegnavano nel calcolo delle percentuali che la percentuale va riferita ad una base, quindi il 44% lì non è indicato come non sono state indicate tante affermazioni in questa sede. Riconfermo quindi la bontà del punto, sulla base…
( interruzione del Consigliere Tibaldi, fuori microfono)
… certo che ci credo! Era per dire la percentuale è non errata, ma esattamente come è stata indicata. Dopodiché ho visto anche una serie di apprezzamenti sull'indebitamento, hanno gridato allo scandalo sull'indebitamento continuo della Valle d'Aosta ma, da questo punto di vista, se di superficialità si tratta, chiedo ai consiglieri di andare a vedere cosa è successo nel tempo di questi mutui a pareggio previsti; se volete, vi do uno specchietto. Nel 2000 vi erano 160 milioni di euro, nel 2001 134 milioni, nel 2002 155 milioni, nel 2003 130 milioni di mutuo a pareggio; ora, nessuno di questi mutui è mai stato contratto, come non sono mai stati contratti i mutui previsti per l'Aosta capitale per le infrastrutture sportive. I dati esatti sono da riscontrare successivamente, quindi, se volete andare a vedere, nel 2000 vi è stato un indebitamento di 39,346 milioni, di cui 31,6 milioni relativi al disavanzo dell'anno 1999 e 7,746 milioni relativi al disavanzo dell'USL. Nel 2001 vi è stata un'emissione di BOR per 413 milioni e nessun altro mutuo. Nel 2002 un'altra emissione di BOR per 130 milioni più un altro disavanzo dell'USL di 12,560 milioni; nel 2003 non vi è stato alcun indebitamento. Allora abbiate pazienza, se è vero che l'indebitamento di fatto non è un qualcosa che deve essere ricercato, ma deve essere un qualcosa che viene fatto finalizzato a degli investimenti, ad un progetto… voi sapete bene che questo tipo di pratica, del mutuo a pareggio, è una pratica di tipo contabile messa in atto all'atto del bilancio di previsione e che nel corso dell'anno viene poi regolata e tarata. Questo argomento quindi lasciamolo da parte, non consideriamo cose che ancora non si sono manifestate.
Qualcuno mi ha sollevato il problema dell'autonomia finanziaria, facendo delle proporzioni peraltro corrette: 1/3, 2/3, nulla da dire. Vorrei solo dire una cosa: tutti i tributi e tutto quello che attiene alla sfera fiscale, che riteniamo possa essere ricondotta alla partecipazione generale, non è prevista nella legge n. 690. Come il buon Consigliere Curtaz sa, tutta una serie di tributi che vengono pagati in Valle non fanno parte della nostra compartecipazione. Abbiamo un pregresso calcolato dagli uffici di oltre 800 milioni di euro, legati al conguaglio della legge n. 690 ed è un'attività che si sta portando avanti con serietà e questi dati sono già stati trasmessi al Ministero, fanno parte di quel tavolo tecnico previsto dalla finanziaria dell'anno scorso, allora capite che dobbiamo tenere conto di tutto, noi abbiamo tutta una serie d'imposte che non vengono percepite. Ecco che dobbiamo essere perlomeno più prudenti nel fare delle valutazioni così estreme. La Valle d'Aosta sicuramente beneficia di un sistema di riparto delle entrate fiscali migliore di quello delle altre regioni, ma non credo che questo comporti un reato, perché sembra quasi che comporti un reato, sia una cosa di cui ci dobbiamo vergognare. Credo, da un certo punto di vista, che il non aver menzionato un'entrata che deriva dalla compensazione dell'IVA dogane sia una scelta. Non è una piccola entrata, ma una cosa conosciuta. Se dovessimo andare a scrivere tutte le cose conosciute, faremmo delle enciclopedie Treccani! Questa cosa sicuramente non ha alcun carattere di novità, è una situazione conosciuta e anche qui non vorrei fare troppo l'accademico ma, quando uno dice "occultare", dice qualcosa di abbastanza pesante. Indicare un capitolo di bilancio in modo preciso vuol dire occultare? Non vado a citare nella relazione tutte le poste di un bilancio, sicuramente questa è una scelta, che si può condividere o meno, ma "occultare" non vuol dire quello che ho fatto io, "occultare" è un altro mestiere, "occultare" è nascondere, invece qui è tutto scritto.
Devo dire la verità: io condivido tutta una serie di considerazioni che sono state fatte, l'unica cosa che ho detto è che queste considerazioni vengono fatte in ordine sparso, quindi la coerenza fra l'affermazione di un giorno e quella del giorno successivo sarebbe positiva se venisse da persone differenti, ma fatta dalla stessa persona rischia di non essere compresa: la cosa in sé sì, il pensiero politico no. Tengo e teniamo conto delle considerazioni che sono state fatte in aula quindi, perché non sono sicuramente delle cose scorrette, ma non condivido l'approccio.
Qualcuno mi ha fatto una considerazione su una previsione relativa al capitolo delle manifestazioni, poi ovviamente nella lettura del bilancio avremo modo di tornarvi, ma la voglio citare. Il disciplinare con la casa da gioco dà un'indicazione precisa: per le manifestazioni è previsto un tanto percento sulle entrate, ma attenzione: le cose sicuramente non vogliono essere disattese, ma il fatto che vi sia questa previsione non vorremmo che comportasse una volontà di spesa in qualsiasi condizione. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che, se il Comitato per le manifestazioni, se la Giunta licenzierà un programma che avrà un costo che assorbe completamente quella percentuale che determiniamo con l'applicazione del disciplinare nel corso dell'anno verranno messe le risorse per definire esattamente quella cifra. Qualora l'elenco e l'organizzazione di un programma di manifestazioni non determinasse quell'importo, avremmo un risparmio. Quell'importo destinato nel nostro bilancio di previsione permette lo svolgimento di tutte le manifestazioni del primo semestre e poi ancora. Capite quindi che problemi non ne avremo. Questo è stato detto agli amministratori della casa da gioco, al rappresentante del Comune di Saint-Vincent, quindi non vi è alcuna volontà di sacrificare una destinazione prevista dal disciplinare, perché quella spesa avrà una copertura qualora il comitato e la Giunta condividano un programma di manifestazioni, che necessiterà di tutte quelle risorse.
Qualcuno ha fatto delle considerazioni anche sui residui. I residui sono ovviamente delle parti di bilancio che sono state impegnate in cui è stato individuato l'ammontare della spesa, il fornitore e che, per una situazione che non dipende dall'Amministrazione, non sono state liquidate. Con un bilancio che cresce i residui sono fisiologicamente destinati a crescere, sia quelli attivi che passivi. Dire che questo tipo di attività è un'attività da ricercare non è così, quindi hanno ragione nel dire che questo tipo di attività va monitorata, ma molte volte ci sono delle ragioni. Su questo abbiamo però ci siamo già attivati, per dare ragione, non per dire che non si accolgono le osservazioni. Dirò di più: il controllo di gestione, che qualcuno ha citato, si è già soffermato su questo aspetto, prendendo a campione servizi dell'Amministrazione per valutare la gestione dei capitoli di bilancio e la gestione dei residui, quindi è una cosa su cui ci stiamo soffermando. In merito al controllo di gestione, stiamo facendo una serie di valutazioni con le risorse interne, nel frattempo stiamo raccogliendo una serie di proposte da parte degli esperti del settore che ci permettano di avere un'idea delle attività che possono essere messe in atto. A fronte di questo "giro di orizzonti", vi sarà l'elaborazione di un documento, probabilmente anche l'assunzione di consulenze ad hoc, per creare un primo nucleo di sperimentazione che vada ad individuare due o tre servizi su cui avviare una fase di sperimentazione. Questo, ovviamente, sui due lati, quindi è un'attività che chiamo di "staff" perché dovremo, da un lato, misurare l'efficienza e l'efficacia dell'amministrazione; dall'altro, il rispetto delle regole.
Devo dire ancora una cosa: non voglio definirla schizofrenia ma, nell'ambiguità delle varie affermazioni, a volte si dice che questa Amministrazione regionale è onnipresente, vuole mettere le mani su tutto. Se è vero questo, successivamente sento dire: "ma la Regione non ha fatto questo, la Regione deve chiedere delle relazioni, la Regione deve intervenire nelle zone della bassa Valle nell'ambito delle industrie", cioè, a seconda della situazione, tiriamo fuori la carta. O c'è o non c'è, o libero mercato o non libero mercato, non possiamo giocare i ruoli a seconda della criticità che in quel momento ha il presidente o l'assessore di turno. Io ho capito così, poi mi direte il contrario, ma ho capito così! Signori, chiedo di avere più serenità nell'approccio, sono sicuramente disponibile, posso essere pacioso, ma mantenete una linea e troverete, da parte mia e di questo Esecutivo, orecchie idonee ad ascoltare i buoni propositi; troverete invece delle reazioni rigorose nel momento in cui si vuole fare solo speculazione.
Président - La parole au Président de la Région, Perrin.
Perrin (UV) - Je crois que l'Assesseur Marguerettaz a très bien répondu à nombreuses questions qui ont été posées quant surtout aux aspects techniques du budget. Etant donné que j'ai été aussi objet de maintes questions pendant le débat, je crois que c'est de mon devoir de faire quelques brèves considérations, mais avant tout pour me féliciter du débat, je crois que jamais le débat n'a été si ample et articulé dans cette salle à l'occasion de la discussion d'un budget, un débat qui a été porté de l'avant et par les Responsables des forces de l'opposition que des Conseillers de majorité.
Quelqu'un disait que les Conseillers de majorité se sont permis de faire des remarques sur ce budget; je suis convaincu qu'il le faut, c'est un moment important de confrontation, aussi de confrontation de nature plus politique et de confrontation surtout sur le projet de cette majorité, donc j'apprécie cette façon de procéder. Il y a des réflexions politiques qui en dérivent et que je retiens positives, parce que la majorité a démontré de se reconnaître dans un programme, dans un projet qui n'est pas totalement réalisé dans ce budget, mais qui trouve dans ce budget des traces importantes.
Deux réflexions sur la méthode de travail; ici on a réclamé que la méthode de travail n'ait pas été si attentive des nécessités de concertation. Nous l'avons déclaré, peut-être c'est vrai qu'il doit y avoir dans les institutions le respect des rôles; dans ce cas c'est le Gouvernement qui propose un budget, nous l'avons dit, nous serons pour les années prochaines disponibles à nous confronter, je crois qu'à partir d'après demain l'on devra déjà bâtir le prochain budget, parce que c'est dans cette direction qu'on va, parce que chaque acte administratif, chaque dessein de loi qui sera porté à la discussion de cette salle sera un élément pour le prochain budget. Voilà qu'il y aura la possibilité de se préparer de façon différente, de faire intervenir aussi dans le débat de façon plus opportune toutes les instances de la société. C'est une autocritique que nous avons faite, nous n'avons aucun problème à reconnaître qu'on aurait pu faire mieux, je ne porte même pas des "excusatio", ce serait même réductif.
Une réflexion aussi sur la loi financière qui a été approuvée et qui est fonctionnelle à ce budget, donc c'est un débat qu'on fait généralement ensemble et il me semble que le débat là aussi a été très positif, même si ce fameux titre III avait des contenus délicats, qui auraient mérité un approfondissement majeur, j'en conviens, mais on a essayé de démontrer au moins dans cette occasion toute notre disponibilité à en discuter. Nous avons apporté des améliorations qui ne reviennent pas seulement à la majorité, mais qui reviennent à toutes les forces politiques, donc là aussi c'est un résultat positif de la confrontation que nous avons eue pendant ces jours.
Pour ce qui est du budget, j'avais défini ce budget, lors de sa présentation, un budget équilibré qui soutient et stimule le développement du "système Vallée d'Aoste", je crois que c'est tout dit. Encore: le budget 2004 est en somme un document de planification sûr et solide qui, avec la loi de finances au titre des années 2004/2006, débloque les fonds nécessaires pour la mise en route des programmes établis par la majorité au début de la législature. C'est vrai, on n'a pas fait de grandes déclarations, on a fait des déclarations qui s'inspirent d'une façon de raisonner réaliste. Nous avons commencé notre parcours il y a quelques mois, nous nous sommes trouvés face à un programme de législature qui a des forts éléments de continuité, soit d'un point de vue politique, soit d'un point de vue des programmes, soit d'un point de vue donc des projets et je peux même dire, comme l'ont déjà dit d'autres conseillers: quand même nous nous trouvons face à un "système Vallée d'Aoste", qui est un système de quelque façon positif. On a posé des problèmes, on a dit des considérations, qui sont un chômage à 3,6%, un produit intérieur en croissance, une économie qui, toute compte fait, se porte bien; cela était dit même dans la relation. La TVA, un impôt qui de quelque façon remarque l'état de santé de l'économie, est à plus 12%. Là je me permets, M. Curtaz, vous qui êtes toujours très équilibré dans vos déclarations, cette Vallée d'Aoste ce n'est pas une catastrophe, c'est une Région qui quand même existe, qui a une qualité de vie - comme on l'a dit - remarquable. Nous partons donc d'un système qui a été bâti par ceux qui ont eu les responsabilités de gouvernement avant cette législature, beaucoup de nous étions là et donc on peut même avoir partagé ce programme qui a porté cette Région à disposer aujourd'hui de cette qualité de vie, donc c'est normal qu'il y ait une continuité de programme. Il y a une quantité de programmes qui ont été approuvés, c'est vrai, nous devons achever la reconstruction, c'est un programme qui a été approuvé par le Gouvernement précédent et qui continue. Je fais un exemple pour donner l'idée de ce que signifie la continuité: on a parlé de Plan de développement rural. Il s'agit là d'un programme d'intervention dans tous les secteurs de l'agriculture 2000-2006, on l'a pris en charge et le Plan de développement rural trouve ponctuelle application aussi dans les dépenses que nous avons prévues à l'intérieur de ce budget. Il y a un Plan socio-sanitaire qui a été approuvé par la précédente législature qui doit trouver continuité; il me semble tout à fait normal.
Il y a des lois, c'est vrai, quelqu'un a dit: "dans ce Pays il y a des lois qui permettent quand même d'interventions dans tous les secteurs". C'est vrai que la Région est beaucoup présente dans ce Pays, elle est beaucoup présente, mais elle répond à toute une série d'instances des opérateurs économiques qui font que cette Région ait pu développer son économie. Si la qualité de vie est à ce niveau, c'est aussi grâce aux aides que cette Région a mis à la disposition des différentes catégories, à partir des agriculteurs, aux opérateurs touristiques; nous avons renouvelé les lois sur l'artisanat, l'industrie, donc dans tous les secteurs il y a des réponses aux opérateurs qui ont des initiatives et qui veulent entreprendre une activité. C'est en positif donc, on ne crée pas seulement des frais de gestion dans notre collectivité. Les disponibilités financières sont importantes, M. Marguerettaz le disait bien, notre répartition financière qui mérite d'une révision, c'est un aspect politique important que nous allions débattre avec le nouveau Gouvernement, parce qu'il y a une mise à jour à faire dans ce système de répartition, mais c'est une répartition qui en ce moment nous revient. Ce sont des lois spécifiques qui nous donnent cette disponibilité économique que nous n'avons pas honte d'utiliser; tâchons de l'utiliser au mieux.
Nous avons des investissements importants, là aussi les choix ont été faits. On a par exemple un plan triennal des travaux, donc un plan qui a déjà été élaboré et auquel nous voulons donner application. Ce sont des investissements importants sur le territoire. C'est vrai que peut-être on n'a pas prévu d'investissements à la une, on a beaucoup plaisanté sur cette initiative du téléphérique du Mont-Blanc comme la seule initiative possible, qui a quelques reliefs dans cette Région, mais nous soutenons que notre "système Vallée d'Aoste" fonctionne. Dans la présentation de ce budget il y a la maison valdôtaine, une petite maison, mais qui est une maison bien aménagée et l'on est en train de définir les derniers particuliers, c'est-à-dire c'est le moment du finissage. Il y a là toute une série d'interventions sur le territoire, donc sécurité du territoire, des interventions que l'on peut désormais aller définir dans des détails: l'intervention pour le Mont Mars va dans cette direction, va dans la direction d'améliorer notre territoire, comme toutes les interventions à la faveur des maisons et des autres activités sur le territoire.
Un autre aspect qu'on a touché - et je crois que c'est l'un des aspects les plus positifs de notre système - c'est le système des autonomies, donc la finance locale. La finance locale donne la possibilité à nos communes, qui tous ensemble gèrent ce territoire, de faire des choix autonomes, donc c'est une loi fondamentale. C'est vrai, il y aura encore des compétences à attribuer, nous sommes en train de travailler dans ce sens et dans les années prochaines il faudra aller de l'avant dans cette direction et cela comportera une réflexion sur toute la question des personnels. On a préparé quand même le tout, avec le fameux "comparto unico", c'est-à-dire on a préparé les conditions afin de pouvoir donner application petit à petit. Ce sera difficile, ce sera quand même productif pour le "système Vallée d'Aoste" en général; c'est dans ce sens aussi qu'il faut lire la structure administrative de cette Région qui doit être améliorée et nous l'avons dit hier. On n'a pas en ce moment agrandi cette structure, ce n'est pas ainsi, parce qu'on ne peut pas dire qu'en ayant augmenté 8 places, dont 7 sont dans les écoles, on a profité de ce moment de début législature pour donner des réponses qui ont nature de clientélisme ou d'autre nature. Ce n'est pas ainsi, le choix politique bien clair c'est le choix politique de dire nous voulons rester dans ce système de structure administrative, mais nous sommes engagés à rationaliser cette structure à son intérieur, en prévoyant des systèmes de contrôle de toute activité administrative et, d'autre part, en allant vers cette direction de prévoir, petit à petit, aussi une décentralisation de ces pouvoirs vers les collectivités locales.
Le secteur social: je ne vais pas citer tous les passages qui ont été suffisamment débattus, mais il y a eu là une attention tout à fait particulière. Une réflexion aussi pour une requête de Madame Squarzino pour ce qui regarde les fonds pour la coopération pour les Pays du tiers monde. On peut s'engager pour les prochaines années à avoir un ?il de regard aussi pour cet aspect qui peut qualifier notre action politique.
Sur les transports il y a des programmes, disons finalement pour ce qui est de l'aéroport, il y a une prise de conscience de ce que nous irons faire pour rationaliser l'aéroport, pour le rendre sûr. C'est là le principe fondamental, de même pour ce qui est du chemin de fer. Il n'y a pas donc des dépenses précises pour 2004, parce qu'on est en train de se mettre d'accord, il y a des projets, mais ce sont des projets pour le futur finalement aussi pour le chemin de fer.
Quant à l'université, les dépenses prévues sont des dépenses importantes. Nous avons dans notre programme de législature donné une grande importance au secteur de l'école, en particulier de l'université, et nous tâcherons de développer ce programme dans le respect de la liberté d'action de l'université, mais en même temps dans le respect des programmes de cette Région pour l'université.
Ce ne sont que quelques considérations que je voulais faire à la fin de ce débat, qui a été important; notre but c'est de garantir à travers ce budget la qualité de la vie de ce Pays, M. Borre l'a bien souligné. M. Salzone parlait de tranquillité des citoyens, c'est vrai, c'est celle-ci que nous garantissons aussi à travers cette continuité. Je crois que les activités productives aient leurs réponses, sur l'école et les biens culturels il y a des programmes précis qui trouveront application dans le triennal de ce budget. C'est donc un budget qui donne des réponses positives, tout en n'étant pas un budget éclatant, mais souvent les choix sont aussi importants quand on choisit de ne pas faire ce qu'on ne pourrait pas faire, mais en étant réalistes et en donnant des réponses précises à notre communauté.
