Objet du Conseil n. 2246 du 17 octobre 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2246/XI Problematiche concernenti la riforma dei cicli scolastici di cui alla L.R. n. 19/2000. (Interpellanza)
Interpellanza Premesso:
- che la L.R. 19/00, anticipando gli effetti della preannunciata riforma dei cicli dall’allora Governo di centro sinistra, ha creato i presupposti per l’accorpamento sotto un’unica direzione degli anni di corso della teorizzata scuola di base, secondo il modulo 5 + 2;
- che la "convivenza" di classi elementari e medie nel corso del precedente anno scolastico, ha evidenziato i limiti e le difficoltà di una tale impostazione didattica e pedagogica;
- che l’attuale Governo ha accantonato la predetta riforma dei cicli, dichiarando di voler preservare e valorizzare l’insegnamento della scuola elementare, evitando problematiche e commistioni con le successive classi;
il sottoscritto Consigliere regionale
Interpella
l’Assessore all’Istruzione e Cultura per sapere:
1) quale giudizio esprima a bilancio del primo anno di verticalizzazione delle scuole valdostane;
2) se non ritenga, alla luce dei nuovi indirizzi forniti in materia scolastica dall’attuale Governo, di riconsiderare la verticalizzazione attuata nelle scuole della regione.
F.to: Frassy
PrésidentLa parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI)Assessore, una parte dell’argomento di questa interpellanza l’abbiamo affrontata questa mattina riguardo alla situazione inerente l’Assessorato per quanto riguardava le consulenze in materie giuridiche. Peraltro mi ero riservato di approfondire l’argomento con l’interpellanza iscritta all’oggetto n. 19.
Sappiamo che la legge regionale n. 19, anche se non è stata al centro degli atti amministrativi che hanno determinato la cosiddetta "verticalizzazione", sicuramente ha suggellato quella scelta politica, che era già stata anticipata, della verticalizzazione perché all’articolo 5, riferendosi al dimensionamento delle scuole, ha ipotizzato come numero minimo necessario quello delle 500 unità rispetto a quello che era il parametro del DPR, che attestava le scuole fra le 500 e le 900 unità, e non considerando, e dunque non applicando, la possibilità di deroga a questa forbice (500-900), che era quella delle 300 unità, che poteva essere applicata nelle realtà montane delle quali a tutti gli effetti siamo partecipi.
Perciò la legge n. 19/2000 ha suggellato, come dicevo, la verticalizzazione che era nata sul presupposto della riforma delle scuole di base secondo il modulo del 5+2 rispetto a quella che invece era la pre-vigente impostazione dei cinque anni di scuola elementare e dei tre anni di scuola media.
Oggi è passato un anno da quella applicazione a livello regionale e penso che un minimo di bilancio l’Assessore lo possa e lo debba fare anche perché su questo argomento non abbiamo più avuto modo di esprimerci, anche perché le scuole sono appena riprese adesso. Sono riprese peraltro in una situazione che sappiamo essere ben diversa rispetto a quella che era la situazione dello scorso anno, diversa per quel che riguarda il bilancio di un'esperienza che si è conclusa dopo un anno di sperimentazione, diversa rispetto a quella che è la prospettiva.
Sappiamo tutti che il "Governo Berlusconi" non ha presentato le controdeduzioni che dovevano essere formulate dal Governo alla Corte dei conti relativamente alla riforma dei cicli e, così facendo, ha lasciato cadere quella riforma ma, al di là di questo atto di politica passiva più che attiva, ha comunque comunicato come non sia intenzione dell’attuale Governo di procedere su quella revisione dei cicli che era stata teorizzata dalla "riforma Berlinguer" e poi portata avanti dal Ministro De Mauro.
Perciò è evidente che la verticalizzazione perde quella che era la sua giustificazione, almeno noi riteniamo, in quanto se poteva avere una sua ragion d’essere nell'unificazione della scuola media con la scuola elementare, venendo meno oggi questo presupposto, probabilmente viene meno anche l’esigenza di mantenere l'impostazione di verticalizzazione nelle scuole della Regione Valle d’Aosta considerando anche quelli che sono i limiti didattici, Assessore, ma anche i limiti pedagogici di questa verticalizzazione, al di là di quelli che sono i limiti funzionali. Vorrei evidenziare come in certe scuole ci siamo trovati con le aule cosiddette "tecniche" che avevano i banchi o troppo alti o troppo bassi perché erano scuole elementari che accoglievano anche classi delle scuole medie oppure erano scuole medie che accoglievano anche classi delle scuole elementari. E noi sappiamo bene che lo sviluppo fisico di quegli anni comporta di avere esigenze di spazi e di strutture dimensionate in maniera differente.
Queste sono le premesse, ma sono anche le domande che stanno alla base di questa interpellanza per capire quale possa essere dal punto di vista della Giunta il bilancio di questo primo anno di verticalizzazione e per capire se, alla luce di quelle che sono le previsioni della politica scolastica del Governo, e che dunque dovrebbero essere previsioni che impegneranno le scuole italiane nei prossimi anni, non sia opportuno a livello regionale riconsiderare la scelta della verticalizzazione.
PrésidentLa parole à l’Assesseur à l’éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV)En lisant l’interpellation du conseiller Frassy j’avais été un peu étonné parce qu’il y avait un peu un mélange des différents arguments. Je vois que cela est confirmé par l’intervention du collège qui a fait un pêle-mêle de toute une série d’éléments qui ont trait à différents sujets du fonctionnement de l’école et des différentes réformes qui se sont échelonnées au cours des dernières années.
Avant de répondre dans le spécifique aux deux questions posées, je voudrais préciser que certaines prémisses ne correspondent pas totalement au vrai. D’abord la loi régionale n° 19/2000, contrairement à ce qui est affirmé par l’auteur de l’interpellation, n’établit pas la création d’institutions scolaires et leur organisation verticale, mais d’ailleurs M. Frassy dans son exposition l’a bien éclairci, donc j’en prends acte.
En effet au point n° 4 de l’article 5 de la loi n° 19/2000 il est dit que: "È possibile procedere alla costituzione di istituzioni scolastiche unificando le scuole di diverso grado", donc on a donné là une possibilité et non pas une contrainte.
Entre autres, il faut signaler qu’au Val d’Aoste le choix de fusionner les établissements scolaires a précédé l’entrée en vigueur de la loi régionale portant: "Autonomie des établissements scolaires" et cela a eu lieu sur la base des dispositions de l’Etat (décret législatif n° 112/1998: "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali in attuazione della legge n. 59/97" et par la suite le décret du Président de la République n° 233/1999: "Regolamento recante disposizioni per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti a norma dell’articolo 21 della legge 59/1997"). Donc nous avons ?uvré là sur la base de ces dispositions et non pas sur la base de la loi sur l’autonomie scolaire qui est entrée en vigueur vers la fin de l’année 2000.
Ces dispositions continuent d’être en vigueur et cela est d’autant plus vrai si on regarde hors de notre Région où les établissements scolaires fusionnés ont atteint le nombre d’environ 3.400, ce qui correspond à environ 50 pour cent de la somme des directions scolaires des écoles moyennes.
Donc lorsqu'on parle de ça, on ne traite pas de l’autonomie scolaire ou tout de même pas seulement de l’autonomie scolaire, mais des lois et des dispositions citées sur lesquelles repose l’organisation verticale des écoles.
Pour venir au premier point de l’interpellation, en ce qui concerne la verticalité des établissements scolaires dans notre Région, je rappelle que cela n’a pas eu lieu tout court, mais sur la base de critères et d’avis exprimés par les proviseurs et les collectivités locales du Val d’Aoste, car il est bien de rappeler que cette initiative a concerné les écoles de base, soit école maternelle, primaire et moyenne, et ce processus n’a eu rien à voir avec la loi n° 19 même s’il est vrai que la création d’institutions scolaires incluant différents degrés d’école a voulu répondre, au Val d’Aoste comme dans d’autres régions, aux besoins étroitement liés à la réalisation de l’autonomie scolaire, telle qu’elle avait été conçue par la réforme qui avait été mise sur pied par les différents ministres à l’éducation nationale.
Il y a lieu de signaler là qu’il s’agit du renforcement de la continuité éducative, de la cohérence du parcours de formation, de la correspondance entre l’offre pédagogique et le besoin du contexte. A cela il faut ajouter que les nouvelles orientations du Ministre Moratti, qui ne sont pas connues dans leur entier, sauf pour ce qui est de la suspension de la réforme des cycles, ne semblent pas, pour le moment, mettre en discussion l’autonomie scolaire, ni les dispositions législatives qui constituent la base du fusionnement des établissements scolaires, mais je reviendrai sur ce thème.
Plus précisément, pour répondre à M. Frassy et à la question concernant le bilan de la première année, il faut souligner qu’avant tout une année n’est sûrement pas suffisante à établir un bilan complet et à vérifier l’efficacité et le bon fonctionnement d’une telle initiative puisque de tels changements nécessitent d’un travail de réorganisation important qui ne peut pas être évalué qu’après une période de temps aussi importante. D’ailleurs, au-delà des problèmes qui peut-être peuvent bien avoir eu lieu, j’estime que cette réalisation a été un fait positif et qu’elle donnera des fruits à plus long terme. Cela est confirmé, pour le moment, par les éléments recueillis par les services de l’inspection technique qui devaient vérifier ce qui était en train de se passer au sujet de l’intégration interne et de l’intégration sur le territoire, les deux éléments sur lesquels nous avons porté notre attention.
Un monitorage a mis en évidence que tous les établissements ont mis en ?uvre des facteurs d’intégration interne, précisément ceux qui concernent les aspects pédagogiques, les activités communes entre enseignants des différents degrés d’écoles et les initiatives de formation commune; un autre facteur important est celui de la formation et de la pédagogie intégrée concernant surtout les langues étrangères et l’éducation musicale, les initiatives réalisées dans presque toutes les écoles, liées aussi à des projets de continuité éducative.
Quant au rapport avec le territoire, élément absolument important, des facteurs d’intégration concernent surtout la collaboration avec différents acteurs ?uvrant sur le territoire pour ce qui est des activités organisées pour les élèves et parfois pour les rapports avec les collectivités locales sur des questions de fonctionnement général du service scolaire, auxquelles les réponses peuvent être données d’une façon beaucoup plus homogène. Les activités communes et la mise en place d’activités pédagogiques et de formation sont donc des éléments fondamentaux et elles ont déjà commencé à s’avérer comme la clé de voûte du système permettant l’intégration des différents degrés scolaires sur la base d’exigences pédagogiques variées.
Je crois que l’élément plus important revient de la deuxième question, car les données que je vous ai fournies sur un premier monitorage relèvent d’une expérience qui s’est déroulée au cours de neuf mois pour le moment. M. Frassy demande: "se non ritenga, alla luce dei nuovi indirizzi forniti in materia scolastica dall’attuale Governo, di riconsiderare la verticalizzazione attuata nelle scuole della Regione". En ce qui concerne cette question, je veux d’abord rappeler que pour l’heure ce n’est que le plan d’exécution de la réforme des cycles qui a été suspendu, la loi n° 30/2000 de l’Etat étant encore en pleine vigueur. C’est pourquoi il s’agit d’une erreur, ou tout de même d’une attitude un peu prématurée, de confondre la mise en discussion de la réforme des cycles comme un événement précurseur de la révision des dispositions qui ont amené à la création des institutions scolaires verticales.
Dans son initiative précédente, quand on avait abordé déjà le thème de l’autonomie scolaire, M. Frassy nous avait dit: "Ci sono da parte del nuovo Governo indicazioni chiare riferite all’autonomia scolastica".
D’abord je voudrais rappeler qu’une commission ministérielle, voulue par le Ministre Moratti et présidée par le Prof. Bertagna, est en train de revoir la réforme selon les "desiderata" du Gouvernement en ce qui concerne la réforme des cycles scolaires, mais elle est en train de faire cette révision en partant de l’expérience des institutions scolaires incluant différents degrés d’écoles qu'elle a évalués de manière positive.
PrésidentLa parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI)Ho ascoltato la risposta dell’Assessore, però probabilmente non ci siamo capiti; probabilmente non ho capito la risposta, ma l’Assessore non ha capito la domanda dell'interpellanza. Cercherò di chiarire ex post quelle che sono state le questioni che abbiamo posto nell'interpellanza e quelle che sono le perplessità alla luce della risposta ricevuta. Noi non abbiamo assolutamente messo in discussione né qui in quest’aula, né qui a livello regionale come movimento, né tanto meno a livello nazionale l’autonomia scolastica.
Non lo abbiamo né detto né scritto. Abbiamo detto e scritto che la riforma dei cicli, in base alla "teoria Berlinguer" attuata dal suo successore De Mauro, che prevedeva la riforma della scuola di base secondo il modulo 5+2, è stata accantonata e questo mi sembra che sia un dato pacifico. Fatta questa premessa, che è cosa diversa rispetto all’autonomia, e siamo consapevoli entrambi, Assessore, che siano questioni diverse, cerchiamo di capire da cosa nasce la verticalizzazione.
La verticalizzazione è vero che non nasce dalla legge regionale n. 19/2000, ma viene, come avevo detto nella mia illustrazione, suggellata dalla legge regionale n. 19/2000 perché è evidente che se l’autonomia impone dei limiti dimensionali alle scuole, è altrettanto vero che diverse sono le strade per individuare i limiti dimensionali alle scuole stesse, infatti riteniamo che l’autonomia sia concetto diverso e distinto dalla verticalizzazione. Riteniamo che ci sia la possibilità di percorrere la strada dell’autonomia scolastica senza imboccare il binario morto della verticalizzazione.
Riteniamo che la verticalizzazione sia stata una suggestione che l’Assessore ha recepito in virtù di una riforma comunista marxista della scuola che prevedeva il modulo 5+2. In questo caso la verticalizzazione aveva un suo senso perché i numeri che richiedeva l’autonomia coincidevano con la sommatoria dei diversi livelli scolastici sul presupposto che scuole elementari e scuole medie diventavano un "unicum" nell’ambito della riforma dei cicli, tant’è che altre regioni anche autonome, il Friuli ad esempio, hanno conseguito il risultato dell’autonomia senza ricorrere alla verticalizzazione, hanno semmai percorso il binario dell’accorpamento orizzontale: dove c’erano due scuole medie che non avevano i numeri ne è venuta fuori una sola; dove c’erano tre scuole elementari che non avevano i numeri ne è venuta fuori una sola, cioè hanno evitato di sovrapporre i diversi cicli di studio.
Il senso dell'interpellanza era proprio questo: accantonando la riforma dei cicli sul modulo 5+2 e mantenendo salva la peculiarità, forse italiana, ma una delle poche peculiarità della scuola italiana che funzionano forse è proprio quella della scuola elementare, ritenevamo che si potesse dire che la verticalizzazione era stata una suggestione e che era destinata ad essere accantonata. L’Assessore mi sembra che abbia detto che così non è, mi sembra che abbia detto che l’autonomia non prevede il superamento della verticalizzazione - ed è vero -, ma non prevede neppure la realizzazione della verticalizzazione, sono due concetti che sono sganciati.
L’Assessore ha detto che ritiene difficile poter fare un bilancio dopo un anno, ma aggiunge anche che comunque il bilancio lo fa e lo ritiene positivo, nonostante tutto, e che i frutti si vedranno a lungo termine, ha parlato di attività comuni, di pedagogia integrata e formativa, della collaborazione di differenti attori.
Assessore, non metto in dubbio che queste cose siano state effettuate, però vorrei evidenziare che tutte queste attività - ma sono cose che lei sicuramente conosce - di pedagogia, di formazione e di collaborazione sono attività che svolte con questi due diversi moduli scolastici, scuole medie e scuole elementari, sono molto più difficili da attuare di quanto non lo sarebbero mantenendo distinti i due livelli.
Perciò in sostanza rimaniamo perplessi sulla risposta perché, dalle sensazioni che abbiamo percepito da quello che si definisce il mondo della scuola, insegnanti piuttosto che famiglie, abbiamo la consapevolezza - la presunzione, dirà l’Assessore - di dire che la verticalizzazione in Valle d’Aosta non è stata un gran risultato e che molto probabilmente sarebbe opportuno ritornare in maniera critica su questa scelta, una scelta che era stata probabilmente imposta dalla suggestione del modulo 5+2 e che, nel momento in cui questo viene congelato, dovrebbe far ripensare in termini diversi i numeri minimi necessari affinché le scuole possano mantenere e conservare la loro autonomia ed è su questo ragionamento che la nostra replica finisce.
Abbiamo due visioni diverse della scuola, ci riconfronteremo su questo argomento alla luce delle innovazioni che il nostro Governo nazionale apporterà sui temi della riforma scolastica in itinere.
