Objet du Conseil n. 196 du 5 décembre 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 196/IX - DIBATTITO SULLA QUESTIONE PALESTINESE (Approvazione di risoluzione e ritiro di mozione).
PRESIDENTE: Do lettura della risoluzione in oggetto, che è stata presentata dai Consiglieri Lavoyer, Beneforti, Stévenin, Mafrica, Riccarand e Milanesio ed è iscritta al punto n. 13 bis dell'ordine del giorno.
RISOLUZIONE
In data 15 novembre 1988 il Consiglio Nazionale dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, riunitosi ad Algeri, ha proclamato la nascita dello Stato palestinese indipendente in terra di Palestina.
E' fuori dubbio che trattasi di una decisione storica destinata a segnare in positivo la tormentata vicenda mediorientale, caratterizzata, in questi ultimi 40 anni, da profondi e laceranti contrasti tra lo Stato d'Israele e gli Arabi palestinesi.
In concomitanza della proclamazione del neo-Stato, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina ha compiuto un significativo cambiamento nel riconoscere esplicitamente le risoluzioni dell'ONU emanate in questi ultimi 40 anni e precisamente:
- la risoluzione n. 181 del 29 novembre 1947, che istituiva due Stati: uno ebraico ed uno arabo;
- la risoluzione n. 242 del 22 novembre 1967, che affermava, tra l'altro, l'inviolabilità e l'indipendenza di ogni Stato della Regione (Stato ebraico e Stato palestinese);
- la risoluzione n. 338 del 21 ottobre 1973, che invitava "le parti coinvolte nella guerra del Kippur ad iniziare immediatamente un negoziato".
Si tratta di decisione storica perché è la prima volta che in modo chiaro ed inequivocabile l'O.L.P. riconosce implicitamente l'esistenza dello Stato d'Israele fondato nel 1948.
L'O.L.P. ha compiuto dunque una scelta coraggiosa che può aprire prospettive concrete di pace e di convivenza in questa Regione del mondo tormentata da troppi conflitti e dal continuo acuirsi di tensioni tra Popolo palestinese e Popolo ebraico, che hanno entrambi il diritto ad avere una propria terra e di conseguenza un proprio Stato nazionale.
Anche se molti problemi sono ancora da risolvere, l'apertura di Algeri può costituire un momento di faticoso avvio verso un negoziato globale che, nella salvaguardia delle istanze delle diverse etnie, possa aprire uno spiraglio di pace.
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
Nel riaffermare il diritto alla autodeterminazione dei popoli, esprime il proprio apprezzamento per la decisione assunta dal Consiglio nazionale palestinese ed invita il Governo italiano in modo particolare a porre in essere tutte quelle iniziative mirate a creare condizioni di civile convivenza in questa Regione del mondo travagliata da un conflitto quarantennale.
PRESIDENTE:Do ora lettura della mozione in oggetto, presentata dai Consiglieri Mafrica, Bajocco, Tonino, Dolchi, Chenuil ed iscritta al punto 16 dell'ordine del giorno.
MOZIONE
VALUTATA positivamente la deliberazione, assunta dal Consiglio Nazionale Palestinese nella sua riunione di Algeri, di accettare le risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza dell'O.N.U. come base di una conferenza internazionale di pace, che metta fine al ventennale e doloroso conflitto mediorientale;
SOTTOLINEATO che tale decisione implica l'accettazione dell'esistenza e della sicurezza di tutti gli stati della Regione, compreso Israele e che quindi vengono meno antiche ragioni frapposte all'inizio di una proficua trattativa, capace di portare ad una pace giusta e durevole in quei territori;
RIBADITA la necessità di riconoscere al popolo palestinese il diritto ad una terra e all'autodeterminazione di una propria organizzazione istituzionale, politica e sociale,
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
AUSPICA
che le recenti determinazioni dell'OLP possano servire ad avviare in tempi brevi passi risolutivi per una vera pace nella travagliata area mediorientale,
FORMULA VOTI
affinché il Governo ed il Parlamento della Repubblica riconoscano al più presto il nuovo Stato Palestinese, proclamato dal Consiglio Nazionale Palestinese nella sua assise di Algeri,
IMPEGNA
il Presidente del Consiglio ad assumere le iniziative necessarie per organizzare una visita in Valle d'Aosta del presidente dell'OLP, visita nell'ambito della quale sia previsto un incontro di Arafat con il Consiglio regionale valdostano.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Questa mozione ha preso le mosse dalla storica decisione del Consiglio Nazionale Palestinese che, nella sua riunione di Algeri, ha deciso di accettare le risoluzioni n. 242 e n. 338 del Consiglio di sicurezza dell'O.N.U.. E' la prima volta che, sia pure in modo implicito, il Consiglio Nazionale Palestinese sostanzialmente riconosce l'esistenza dello Stato d'Israele e, accettando le ultime deliberazioni dell'O.N.U., cioè della massima assise mondiale che comprende tutti i Paesi, pone le basi per una pace possibile, durevole e giusta.
Nel corso della stessa riunione, nel corso della quale il Consiglio Nazionale Palestinese ha proclamato la nascita del nuovo Stato palestinese, sono state anche prese delle posizioni molto interessanti che possono anch'esse contribuire ad una conferenza internazionale di pace, perché c'è stata la condanna esplicita del terrorismo ed è stata avanzata la richiesta per l'avvio di una trattativa che possa finalmente giungere a buon fine.
A questa nuova posizione del Consiglio Nazionale Palestinese hanno già dato il loro riconoscimento ufficiale numerosi Paesi: la stessa Comunità europea ha riconosciuto come positiva la nuova situazione che si è venuta a creare; il Governo italiano, in una sua recente riunione, ha riconosciuto all'unanimità che erano stati compiuti passi concreti nella giusta direzione e, proprio nei giorni scorsi, tutti i Paesi dell'O.N.U., tranne gli Stati Uniti ed Israele, erano dell’opinione che fosse opportuna la presenza di Arafat nel dibattito sulla situazione mediorientale. Essendo però mancato il visto degli Stati Uniti, la riunione verrà tenuta a Ginevra.
Il senso della mozione è molto chiaro. Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta ha più volte auspicato che si facessero passi in avanti nella drammatica situazione esistente nell'area mediorientale ed ha sempre sostenuto che occorreva avviare una trattativa per trovare una soluzione che riconoscesse i diritti di tutti i popoli e di tutti gli Stati.
La mozione presentata dal nostro gruppo, al di là delle considerazioni che sono anche comuni con la risoluzione che è stata sottoscritta da numerosi Capigruppo, contiene due punti precisi: il primo invita il Governo della Repubblica a riconoscere ufficialmente il nuovo Stato palestinese; il secondo impegna il Presidente del Consiglio a promuovere un incontro del Presidente dell'O.L.P. con questo Consiglio regionale nel corso di una visita che lo stesso Presidente dovrebbe poter fare in Valle d'Aosta.
La seconda richiesta potrà anche incontrare delle difficoltà, ma il senso politico dell'invito, a giudizio del nostro gruppo, è molto chiaro: è il riconoscimento accordato ad un popolo che da decenni è senza terra e si batte in tutti i modi per la propria libertà, per la propria autodeterminazione e per avere finalmente la possibilità di vivere in pace con i Paesi vicini ed esercitare i propri diritti.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Signor Presidente e signori Colleghi, l'altro giorno si parlava di consulenze giornalistiche, in qualche modo lautamente retribuite. Come ultimo dei giornalisti, da otto anni io sono direttore di un modesto giornale ebraico, perché i miei amici ebrei sionisti avevano qualche difficoltà a trovare un giornalista che gratuitamente si accollasse l'onere, che io considero un onore, di essere direttore responsabile di un foglio che portasse avanti anche nello Stato italiano qualche voce un pochino non conformista sulla questione del Medio Oriente, dell'ebraismo e della democrazia in quell'area. Da otto anni, quindi, io sono direttore di un giornale che si chiama "Il Centro", in ebraico "Hà Merkàs", che viene pubblicato a Milano, con una stella di Davide a 6 punte come emblema per indicare una precisa posizione rispetto a questa problematica.
Ebbene, i miei amici che stampano questo giornale mi raccontano spesso una storia che in qualche modo si adatta alla discussione di oggi: mi riferisco alla storia della rana e dello scorpione.
La rana e lo scorpione devono attraversare un fiume; lo scorpione balza sulla rana e le dice: "Attraversiamo insieme, siamo amici". A metà del salto, lo scorpione tira fuori il pungiglione ed ammazza la rana, che riesce a girarsi e dice: "Ma non c'è logica".
Lo scorpione risponde: "Sì, nel Medio Oriente non c'è proprio logica"; e così muoiono tutti e due.
Perché i miei amici ebrei mi raccontano questa storia? Perché molte volte tante certezze, considerate tali da lontano, calate nella realtà mediorientale certezze Proprio non sono. Ad esempio e tanto per capirci, qui s'è fatto riferimento, come se questo fosse un dato esaustivo di verità, ad alcune risoluzioni dell'O.N.U.; ma io vorrei ricordare che proprio l'O.N.U., a suo titolo di demerito, ha approvato più di una risoluzione definendo Israele uno Stato razzista.
Ora, siccome la parola razzista va bene per ogni stagione e spesso e volentieri viene adoperata per esorcizzare chi non la pensa come i padroni del vapore o chi va per la maggiore, quando vidi che, con una sicurezza degna di miglior causa, i Paesi che compongono l'O.N.U. avevano adottato questa posizione così drastica nei confronti di Israele, ho iniziato a preoccuparmi. Maggiore preoccupazione mi è venuta e mi viene quando andiamo a vedere com’è composta l'O.N.U., in cui è giustamente presente S. Marino, che essendo l'unico Stato in cui la lingua padana, romanza ed oltre-occidentale viene adottata nel Consiglio Superiore, perché infatti a S. Marino non si parla solo italiano. All'O.N.U. è giustamente presente il Liechtenstein ed è giustamente presente anche il Principato di Monaco.
Non è purtroppo presente la Valle d'Aosta, per evidenti ragioni; ma, all'O.N.U., purtroppo, sono presenti decine e decine di Stati dal contenuto sociale, oltre che istituzionale, sicuramente ambiguo: tutta la massa degli Stati africani, dove la decolonizzazione non ha prodotto dei regimi socialmente ed istituzionalmente avanzati; tutta la massa degli Stati arabi... che però votano.
Forse non è del tutto inutile premettere che le varie Repubbliche che sono oggi colonizzate dall'Unione Sovietica, cioè gli Stati Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) e l'Ucraina, oltre che la Bielorussia, vengono considerati Stati a parte, pur essendo noto, anzi giustamente noto dopo la ribellione avviata negli Stati Baltici, che in realtà sono delle vere e proprie colonie dello Stato russo.
In questa situazione, mi permetto di pensare e di premettere che non sempre quello che arriva dall'O.N.U. è comunque un qualcosa di "véritable" da accettare a scatola chiusa.
Ancor meno però sono da accettare come fatto "storico" le dichiarazioni di una serie di persone, reduci da esperienze personali sicuramente non edificanti, come lotte armate, coinvolgimenti in avventure non molto chiare anche in Europa, come avrò poi modo di ricordare, che ad un certo punto decidono ad Algeri di costituirsi in Stato, non si è capito poi perché, "palestinese".
Questo fatto, invece, dovrebbe essere preso con le dovute pinze proprio per la storia dello scorpione e della rana. In questo momento, infatti, le difficoltà oggettive di questo gruppo di persone o di questa organizzazione e le volontà di rivincita e di affermazione che stanno prevalendo le portano a giocare la carta propagandistica di sposare delle risoluzioni dell'O.N.U. che, essendo molto generiche e viziate al fondo dai dati che dicevo prima, lasciano il tempo che trovano.
Considerare "storica" una cosa di questo tipo a me sembra, come sempre, perlomeno superficiale e non mi sento di entrare nel merito. Non solo, ma proprio per il discorso dello stare attenti e dell'essere estremamente cauti rispetto ad una realtà che, come tale, sfugge all'essenza del problema, voglio ricordare che questa posizione, che secondo me molto affrettatamente qualcun altro ha definito "storica", non va a cozzare e non nega i punti fondamentali dell'O.L.P., che definisco "partito" perché oggi sono di buonumore, nei quali viene riaffermata e considerata come dato preminente della sua azione la lotta armata contro lo Stato di Israele.
Apro una parentesi per ricordare che lo stesso Arafat ha più volte detto di appoggiare la guerriglia dei ragazzini mandati allo sbaraglio nelle strade di Gerusalemme.
Tra l'altro, intervenendo al Consiglio provinciale di Torino, io avevo ricordato che bisognerebbe essere anche cauti su questo aspetto, perché è vero che sono i ragazzini arabi a scagliarsi contro le forze dell'ordine di Israele, ma anche Hitler aveva la "Hitler Jugen", composta da ragazzini quindicenni fanatizzati. Ritengo, quindi, che bisogna essere estremamente attenti prima di fare certe generalizzazioni.
Per queste ragioni, io non credo che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, in questa sorta di estemporanea attribuzione di competenze di politica estera, debba considerarsi in qualche modo toccato da un fatto che, invece, va approfondito, studiato e tenuto certamente presente, ma che in quanto tale non affronta il vero problema del Medio Oriente che, invece, secondo me deve essere affrontato tenendo presenti due circostanze.
Prima: nella regione mediorientale esiste un solo Stato democratico, un solo Stato di tipo occidentale ed è Israele.
Seconda: tutti gli altri sono regimi predemocratici, oligarchici, che a suo tempo ebbero modo di compromettersi addirittura con le forze naziste, perché gli arabi, dal "Gran Mourthì" di Gerusalemme in avanti si compromisero ampiamente nel loro antisemitismo con il regime nazista. Gli altri regimi, quindi, non sono democratici.
Allora tutto il discorso, tutto il ragionamento e tutte le chiacchiere che si possono fare non possono prescindere dal fatto che oggi chi va ad attentare in qualche modo, in qualunque modo lo faccia, all'unico Stato democratico che esiste in quella regione, cioè allo Stato d'Israele, va, lo voglia o non lo voglia, ad attentare ai principi che sono al fondo della nostra concezione dei rapporti interpersonali ed umani, cioè al principio della democrazia.
Noi non possiamo mettere sullo stesso piano un Gheddafi, che notoriamente finanzia ed è compromesso con i movimenti terroristici di tutto il mondo. Noi non possiamo neanche mettere sullo stesso piano un Arafat, perché, colleghi, quando nel novembre del 1979 due militanti di autonomia organizzata vennero arrestati perché trasportavano armi, dichiararono apertamente che era stata l'OLP a fornire loro quelle armi per fare terrorismo all'interno dello Stato italiano. Mi pare di ricordare che di fronte alla Magistratura di Venezia pende addirittura un procedimento penale personalizzato contro il signor Arafat, proprio per accuse di questo tipo. Francamente, allora, la cautela aumenta ancora di più.
Io vorrei ricordare come dato allarmante che nel 1978, in quel di Padova, il signor Franco Freda, che non credo abbia bisogno di presentazione, riorganizzava ampiamente manifestazioni di solidarietà con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina.
Allora la mia preoccupazione, il mio allarme ed il mio chiedere al Consiglio regionale di essere cauto su questo terreno, trova in queste ragioni un ulteriore motivo di rafforzamento, proprio perché il timore che ho io, al di là della propaganda ed al di là delle scelte tattiche, è che questa Organizzazione è ben lontana dall'essere rappresentativa di alcunché.
Può piacere o non piacere, anche se per la verità a me piace abbastanza specie per un certo tipo di legge elettorale che garantisce le minoranze, ma il Parlamento israeliano è in realtà espressione democratica di tutti i cittadini dello Stato di Israele.
Può piacere o non piacere, ma il cosiddetto "Consiglio Nazionale Palestinese" è espressione di una serie di persone che si sono attribuite questo titolo.
Non solo, ma vorrei richiamare l'attenzione del Consiglio sulla circostanza che la pericolosità di fondo della risoluzione n. 181, adottata dall'O.N.U., sta nel fatto che nel momento in cui essa afferma la necessità dei due Stati, quello israeliano e quello palestinese, va a cozzare con una realtà che in qualche modo ci dovrebbe preoccupare come valdostani. In quelle zone infatti, che in modo un po' approssimativo vengono chiamate "territori occupati" esistono oggi i famosi stanziamenti ebraici, cioè esistono degli ebrei che, facendo come facevano i nostri vecchi sulle nostre montagne impervie, hanno occupato gli spazi vuoti ed hanno creato civiltà, lavoro e benessere.
Ora, nel momento in cui si vorrebbe sottrarre a quella gente il terreno, che tra l'altro essa con tecniche avanzate ha tolto al deserto, all'inaridimento ed ha reso fertile e vivo, si va a ledere il primo diritto che noi rivendichiamo. Insomma, in questo progetto di risoluzione trovo grave il fatto che nell'ultimo paragrafo sia stata inserita una frase che astrattamente è per me una frase importante. Si dice testualmente:
"Nel riaffermare il diritto alla autodeterminazione dei popoli..." ("popoli" è scritto con l'iniziale minuscola). Attenzione; questa è una frase trabocchetto, perché, nel momento in cui riaffermiamo in astratto il diritto all'autodeterminazione dei popoli - noi aggiungiamo "di tutti i popoli", quello valdostano per primo, che non rivendica mai il suo sacrosanto diritto a decidere del proprio avvenire, per carità! - noi andiamo a ledere nei fatti il diritto all’autodeterminazione del popolo che dal 1948 in avanti, uscito dall'olocausto nazista in Europa, cioè dal tentativo scientifico di massacro e di distruzione perpetrato ai suoi danni, costruisce, col sacrificio di vite umane e col sacrificio dei migliori suoi figli, il suo Stato. Nel momento in cui noi andiamo a dare fiato a quelli che vogliono distruggere il diritto di autodeterminazione, di esistenza e di sovranità del popolo ebraico, neghiamo di fronte alla storia ed a noi stessi il diritto di rivendicarlo per noi!
Il vero problema di fondo, infatti, non è quello di affermare i diritti in astratto, ma di parametrarli rispetto al cammino anche ideale che deve portare al conseguimento di questo diritto. L'affermazione in astratto del diritto all’autodeterminazione dei popoli non ci basta più e non ci può bastare, anche perché ciò può essere estremamente pericoloso. Noi dobbiamo dire che il diritto all'autodeterminazione dei popoli si fa garantendo a questi popoli il diritto di muoversi su una base democratica e federalista, che veda veramente la gente esprimere le proprie ansietà e scelte. Dietro l'affermazione dei diritti dei popoli infatti abbiamo visto spesso che si nascondono dei fatti che la negano.
Tanto per fare un esempio, noi sappiamo che esiste lo Stato dell'Unione delle Repubbliche Federative Socialiste Sovietiche, che in realtà è uno degli Stati peggiori, che più di altri va a ledere i diritti dei popoli e ciò è dimostrato dal fatto che proprio oggi in quello Stato (mi riferisco all'Unione Sovietica, ma potrei forse ed ancora meglio riferirmi alla Jugoslavia) che si dice federalista, dietro ad una costituzione e dietro ad una facciata cosiddetta "federalista" si nasconde in realtà uno dei peggiori processi di livellamento e di negazione dei diritti di un popolo. La cautela, quindi, su queste cose dovrebbe essere massima.
Francamente potrei liquidare con una battuta la proposta di vedere arrivare in Valle d'Aosta anche il signor Arafat. Nella logica di "facciamo venire tutti quanti", visto che ci sono i TIR che passano dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, ci sono fior di... Per carità! La Valle d'Aosta, a questo punto, nella logica di chi ha proposto questa mozione sembra veramente la città del famoso film "... città aperta", dove tutti possono arrivare e quindi può arrivare anche il signor Arafat.... Tanto i valdostani sono generosi!
Ma a rappresentare chi e che cosa? Questo è il problema. Forse a rappresentare un'organizzazione che si autodefinisce "Stato". Ma allora io vorrei chiedere come mai, ad esempio, non è mai stato invitato in Valle d'Aosta il governo nazionale basco, governo legale, che era stato eletto democraticamente dai cittadini e che fu costretto all'esilio, perché nel 1936 prevalsero i fascisti, ma che funzionò legalmente all'estero in rappresentanza del popolo basco. Quella sarebbe stata una cosa estremamente egregia ed estremamente valida! Come mai non si è pensato di invitare a suo tempo quello che era un governo legale e che, permettetemi, in qualche modo rispecchiava una situazione alla quale in qualche maniera, se non altro dal punto di vista dei meridiani, potevamo essere più vicini? Di punto in bianco, invece, per esigenze che francamente mi sfuggono, si pensa di invitare il signor Arafat.
Ho espresso questi concetti con chiarezza, come mi sembrava giusto fare, perché io credo e penso che il popolo valdostano (e sottolineo la parola "popolo" perché non voglio essere frainteso da parte di qualche organo di stampa, come mi è capitato di recente) abbia un ruolo da giocare per quanto riguarda la pace, per quanto riguarda il discorso dell'autodeterminazione dei popoli e - perché no? - per quanto riguarda il discorso dell'affermazione dei diritti dei popoli...
So che esiste in Valle d'Aosta un'associazione di amicizia "Italia-Israele" e, per quanto riguarda proprio il Medio Oriente, il primo passo potrebbe essere, ad esempio, quello di allacciare un rapporto di amicizia, di collaborazione e di conoscenza con il popolo ebraico e con lo Stato d'Israele, anche perché ci sono delle affinità non da poco tra gli ebrei che hanno conquistato la loro terra, comprandola a fior di dollari, di milioni di dollari, dagli emiri arabi che la lasciavano improduttiva, tra gli ebrei che si sono sacrificati nella lotta di liberazione contro il colonialismo britannico per riconquistare la loro patria, tra gli ebrei che sparsi per il mondo non avevano nessun punto di riferimento perché nessuno li voleva e che hanno trovato nel loro foyer nazionale un punto di salvezza... rispetto all'opera che il popolo valdostano sta facendo per riacquistare la sua dignità nel consesso dei popoli europei.
Un grande punto di raccordo tra gli ebrei ed il popolo valdostano potrebbe essere costituito dalla fatica, dal sacrificio, passando anche attraverso una lotta di Resistenza. Le stesse cose che sono state fatte dal popolo ebraico sono state affrontate dal popolo valdostano per riaffermare il suo sacrosanto diritto ad esistere e ad essere riconosciuto.
Ma, come oggi in certa misura il popolo valdostano è minacciato dal fatto che esistono forze oscure... Prima si parlava della droga e si diceva: "Ma il problema è quello della prevenzione dalla droga". Andiamo invece a vedere i mafiosi che spadroneggiano e che imperversano in Valle: forze oscure, forze strane, incontrollabili ed incontrollate!
Ebbene, la stessa cosa è il problema del popolo ebraico, un popolo libero ed un popolo fiero, che si è costruito una sua struttura democratica e che oggi è minacciato da forze oscure, che poi, dal punto di vista propagandistico, hanno la capacità, perché non sono stupide, di elaborare delle proposte a cui fare abboccare i soliti che abboccano facilmente alle trappole.
A costo di rimanere da solo, anche se non ho nessun timore ad essere da solo quando credo in una causa e quando credo che valga la pena di essere chiari, io non mi sento di essere coinvolto in nessun escamotage di questo tipo. Io credo che non sia "storico" quello che è avvenuto da parte dell'O.L.P., perché essa non può fare storia se non al negativo, come hanno dimostrato anni ed anni di lutti da essa causati al popolo ebraico. Non me la sento di sacrificare, nel nome di un astratto principio, quella che invece è l'essenza di questo stesso principio, cioè che un'aggregazione sul tema dell'autodeterminazione e della libertà dei popoli, secondo me, avviene solo su una coscienza democratica. L'affermazione del principio dell'autodeterminazione dei popoli può essere fatta solo se si ha la sacrosanta garanzia che questi popoli andranno a parare in un regime democratico, in un regime in cui non ci sia il rischio che arrivi qualche oligarca ad imporre qualche cosa.
Colleghi, io credo che sia stato piuttosto estemporaneo questo tentativo di portare in discussione un qualche cosa che francamente sfugge, così come sfugge alla dinamica dei lavori che dobbiamo portare avanti.
La Regione Autonoma della Valle d'Aosta non ha competenze di politica estera, anche perché non mi sembra che gliele abbiano ancora attribuite; ma se le dovesse avere, io credo che dovrebbe andare a cercare i suoi interlocutori innanzitutto dall'altra parte delle montagne, in quella Svizzera che sta dimostrando giorno dopo giorno di essere sempre più cosciente della necessità che certe volte è meglio essere isolati piuttosto che intruppati in qualche compagine pericolosa.
Se la Valle d'Aosta dovesse avere degli interlocutori privilegiati, prima se li dovrebbe andare a cercare nel Sud Tirolo, magari a Bolzano, a "Bozen", dove gli ultimi risultati elettorali hanno ampiamente dimostrato che esistono dei popoli che rivendicano il proprio diritto all'autodeterminazione, ma stando saldamente ancorati ad una visione di tipo democratico ed europeo.
Se la Valle d'Aosta deve cercare degli interlocutori, vada a cercarli sulle montagne, ma non se li vada certamente a cercare ad Algeri o tra i beduini del deserto.
PRESIDENTE:Mi auguro che non scoppi una seconda guerra del Kippur.
Ha chiesto la parola il Vicepresidente Beneforti; ne ha facoltà.
BENEFORTI (DC):Sarò molto breve. Intervengo solo per riaffermare che abbiamo sottoscritto questa proposta di risoluzione, promossa da diversi Capigruppo di questo Consiglio regionale, perché riteniamo che quello che è avvenuto ad Algeri sia un fatto positivo che deve essere messo in risalto: dopo 40 anni, anche l'O.L.P. di Arafat si è adeguata alla linea dell'O.N.U..
Questo ovviamente non significa condividere tutto quello che ha fatto o che potrà fare Arafat. E' importante, invece, che le indicazioni date da un organo sovranazionale come l'O.N.U. vengano oggi accettate da Arafat, che così riconosce lo Stato d'Israele, come vuole che sia riconosciuto il suo Stato palestinese. Di fronte a questo aspetto, credo che ogni individuo ed ogni cittadino non possa che ritenersi soddisfatto dell'avvenimento: dopo 40 anni di morti, di stragi e di persecuzioni, si deve dire basta ad una situazione che non può più reggere.
Io credo che il principio dell'autodeterminazione dei popoli valga per i popoli occidentali, come per quelli orientali. Per me autodeterminazione dei popoli vuol dire che sono i popoli a dover decidere del proprio destino: se ci sono dei popoli che vogliono stare sotto l'occidente, stiano sotto l'occidente; se ce ne sono altri che vogliono stare sotto l'oriente, stiano sotto l'oriente. Devono essere essi stessi, senza alcuna costrizione, a scegliere se stare da una parte o dall'altra.
Se oggi noi vogliamo effettivamente dare un contributo a questo avvenimento, dobbiamo approvare la risoluzione proposta al Consiglio regionale.
Diciamo subito che, almeno per quanto ci riguarda, non concordiamo con la richiesta dell'immediato riconoscimento dell'O.L.P., avanzata nella mozione presentata dal Partito Comunista Italiano. Questo problema è oggi all'esame dei Paesi europei e siccome noi facciamo parte dell'Europa credo che dobbiamo lasciare ai 12 Paesi che compongono l'Europa la decisione finale in merito. Ognuno di noi può essere più o meno favorevole a questo riconoscimento, però ritengo che la decisione ultima debba essere assunta dall'Europa, anche perché essa ha maggior peso e forza, specie se si presenta con una posizione unitaria di fronte agli altri Paesi che compongono l'O.N.U.
Mi auguro che abbiano a cessare anche le attuali prese di posizione del governo di Israele e che si elimini da una parte e dall'altra quel terrorismo portato avanti sino ad oggi.
Certamente non si può condividere la presa di posizione d'Israele nei confronti del popolo palestinese, specie nel momento in cui quest'ultimo ha proclamato l'accettazione delle risoluzioni dell'O.N.U.; non si può condividere il comportamento di Israele che non ha permesso ai palestinesi delle zone occupate di festeggiare la proclamazione di Algeri, che per loro rappresentava una liberazione. I popoli della Cisgiordania e della striscia di Gaza, infatti, sono stati assediati, messi al buio e non hanno avuto neppure la possibilità di esprimere la più piccola forma di soddisfazione.
Il popolo israeliano ha certamente patito l'olocausto nazista, ricordato qui da qualcuno, ma oggi sta ripetendo su altre genti quello che ha subito, senza rendersi conto che certe sofferenze, specie quando sono state patite direttamente, non dovrebbero mai essere rigettate o ripetute sugli altri. Mi auguro che cambi l'odierno atteggiamento di Israele e si accetti il principio che i due popoli, israeliano e palestinese, vivano e convivano.
Speriamo che l'accettazione da parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina delle decisioni dell'O.N.U. sia il primo passo per il reciproco riconoscimento tra i due Stati, in modo che possano avere la possibilità di decidere autonomamente del proprio destino.
Riteniamo, pertanto, di dover approvare la proposta di risoluzione, così com'è stata presentata in Consiglio, e la voteremo.
Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Rusci; ne ha facoltà.
RUSCI (PRI):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, io ho preferito preparare un interventino scritto su questo argomento. Il sentimento mi avrebbe potuto portare lontano, facendomi forse dire delle cose censurabili dal punto di vista politico, peraltro accettabili dal punto di vista umano.
E' molto difficile districarsi nella storia quasi labirintica di questo Paese, peraltro poco conosciuta, ed al riguardo cito la mia esperienza: al termine del liceo non si arriva agli ultimi trenta o quarant'anni della nostra storia, la cui conoscenza diventa un fatto di cultura personale.
Alcune cose sono state dette, così come alcuni riferimenti storici molto precisi. Il Consigliere Gremmo ricordava la dichiarazione del 1940 del Gran Mourthì che schierò il Paese con l'Asse. La storia di questo Paese è fatta di dichiarazioni unilaterali ed in questo caso siamo di fronte all'ennesima dichiarazione unilaterale. Voglio ricordare la dichiarazione unilaterale del 1948, quella di Ben Gurion, che fu successiva al deliberato dell'O.N.U.. Ebbene, nello stesso giorno i cinque Paesi arabi dichiararono guerra ad Israele, che dovette combattere la sua prima guerra d'indipendenza.
Fra tutte queste difficoltà, quindi, per cercare di raggiungere la pace e far sedere questi popoli allo stesso tavolo, ho preferito prepararmi un intervento scritto.
Mai come oggi presso l'opinione pubblica occidentale le fortune dello Stato ebraico d'Israele hanno toccato un punto così basso. Non solo Israele è poco o punto di moda, ma è percepito come un ché di imbarazzo, si direbbe sgradevole, ed è divenuto segno di buon gusto esprimere al suo riguardo, come minimo, un completo distacco emotivo ed un largo dissenso politico che sovente si colora di aperta ostilità.
Il passaggio può essere fatto risalire storicamente alla risoluzione dell'O.N.U. del novembre del 1975, citata prima anche dal Consigliere Gremmo, con la quale si definì il sionismo una forma di razzismo e di discriminazione razziale.
Grazie anche ad alcune scelte adottate dai governi nazionalistici, succedutisi a Gerusalemme dal 1977 ad oggi, l'opinione pubblica e particolarmente quella di sinistra, in passato favorevole, si è orientata verso una permanente e complessiva avversione all'intera vicenda israeliana e questo a dispetto di un certo suo filosemitismo sentimentaleggiante e paternalistico, derivato da quella tragica singolarità che è stata l'olocausto.
Ha preso così forma un insieme di stereotipi e di idee ricevute, che ha finito per esimere tutti dalla ricerca della verità.
Mi rendo conto che è difficile cercare la verità in questo stillicidio quotidiano di morti. Mi rendo conto che può apparire stonato, anzi è sicuramente stonato chiederlo in questo momento, ma la domanda cruciale alla fine è questa: è lecito per l'opinione pubblica occidentale parteggiare o supportare l'una delle due parti in causa, in questo momento la più dolente, senza intravedere anche le ragioni dell'altra? E questo atteggiamento morale e non dico politico, perché spesso la ragione politica prescinde dai contenuti etici e morali, in che misura aiuterà tutti, indistintamente, a ristabilire quella pace nella giustizia che è, alla fine, anche nelle nostre aspettative?
Devo confessare che la mia risposta è assai dubbiosa. C'è difficoltà da parte dell'illuminismo trionfante nella mentalità comune dell'occidente a comprendere e ad accettare alcuni caratteri della storia dell'ebraismo, che contraddicono drasticamente i suoi assunti. In un senso profondo la cultura di un secolo si scontra con una cultura che è di millenni. La mentalità occidentale non riesce a capire un'identità etnico nazionale laica, così intrisa però di valori religiosi, pur vissuti laicamente, com'è quella ebrea; non riesce a trovare il bandolo del nodo "unità-diversità", che lega la diaspora allo Stato ebraico; non può accettare che i suoi ebrei reclamino il privilegio di una doppia fedeltà, al Paese di nascita ed a quello dei padri. Ognuna di queste incapacità rinvia alla singolarità ebraica, in cui si riflette e da cui discende la singolarità di Israele.
Potranno mai gli sforzi per accertare le premesse politiche, per rimettere la verità al suo posto, riuscire a sbaragliare lo sgomento che deriva da quelle immagini di violenza e di morte che arrivano da Israele? Dobbiamo trovare le ragioni della pace.
Ecco, è con l'esposizione di queste premesse e con questo spirito, senza dimenticarci della nostra memoria storica, che diamo la nostra adesione alla risoluzione presentata e ci asteniamo sulla mozione comunista.
Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
MILANESIO (PSI):Fino ad ora abbiamo ascoltato interventi di tipo diverso. Tutte le opinioni su questa materia sono accettabili, purché non costituiscano dei falsi clamorosi con la storia.
Io ho l'impressione che nell'intervento del Consigliere Gremmo, che non è presente e mi dispiace, siano state fatte delle affermazioni che, a mio avviso, non sono esatte.
Intanto, la risoluzione presentata a firma dei Consiglieri Lavoyer, Beneforti, Stévenin, Mafrica, Riccarand e Milanesio, è molto moderata e si compiace di un avvenimento definito (ma secondo me lo è veramente) estremamente importante, cioè la proclamazione dello Stato palestinese in esilio, contemporaneamente all'esplicito riconoscimento delle risoluzioni dell'O.N.U. menzionate nelle premesse della nostra risoluzione. Vi si afferma inoltre che si tratta del primo ma inequivocabile anche se implicito riconoscimento da parte dell'O.L.P. dell'esistenza dello Stato di Israele fondato nel 1948.
La risoluzione aggiunge: "Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, nel riaffermare il diritto all'autodeterminazione dei popoli, esprime il proprio apprezzamento... ed invita il Governo italiano in modo particolare a porre in essere tutte quelle iniziative mirate a creare condizioni di civile convivenza in questa Regione del mondo..." e non si spinge, ad esempio, nemmeno a riconoscere, come io mi sarei sentito di fare, il Governo palestinese in esilio.
L'invito o meno ad Arafat può sembrare un'iniziativa un po' velata di protagonismo, è sensazionalistica: non vedo perché la nostra Regione debba mettersi ad invitare capi, sia pure di partiti o di Stati in esilio, per il gusto di farli venire in Valle d'Aosta per fare del turismo improprio.
Dico, però, che la nostra proposta di risoluzione si sarebbe potuta spingere anche un pochino più in là; tuttavia, per garantire una certa convergenza delle forze politiche presenti in questo Consiglio e per fare in modo che la risoluzione avesse la più ampia approvazione possibile, ci siamo fermati lì e mi compiaccio che il Consigliere Rusci, sia pure con molte riserve, abbia approvato la risoluzione da noi proposta che, torno a ripetere, è estremamente moderata.
Non posso peraltro accettare alcune delle affermazioni che sono state fatte.
Nessuno in questo Consiglio può essere tacciato di antisemitismo; certamente non può esserne tacciata la mia parte politica e tantomemo il sottoscritto. Qualche volta ho però l'impressione che lo Stato di Israele sia in definitiva il risultato della cattiva coscienza dell'occidente nei confronti del popolo israeliano; che sia una forzatura, da tutti consentita in qualche modo, e del la quale oggi stiamo portando le conseguenze, conseguenze portate e patite in primo luogo proprio dagli abitanti di quei territori.
Credo che il riconoscimento dello Stato di Israele da parte dei palestinesi sia stata la cosa più opportuna e più importante ottenuta per portare avanti un discorso non limitato, in avvenire, solo al ricorso alle armi. Mi pare che sia questo il fatto nuovo da salutare con un certo interesse.
E' vero che lo Stato d'Israele è diventato l'unico Stato democratico in quella zona del Medio Oriente, almeno nei termini in cui la democrazia è concepita in occidente. Vorrei però ricordare al Consigliere Gremmo quello che diceva anche il De Tocqueville, cioè che noi non possiamo togliere la libertà ad un popolo con la giustificazione che non ne sa fare un buon uso.
Non possiamo infatti dimenticare che in quella zona ci sono residenti di "serie A", gli israeliani, e residenti di "serie B", i palestinesi, "quei poveri straccioni"; gli uni, cioè gli israeliani, perché sono un distillato della cultura, della tradizione, della civiltà ed anche della cattiva coscienza dell'occidente, e gli altri, cioè i palestinesi, perché sono dei "fedayn", dei senza terra.
Dovrebbe forse l'occidente alzarsi in piedi, mettersi sull'attenti ed accettare qualunque posizione dello Stato d'Israele? Noi non siamo più disposti ad accettare e tollerare "qualunque posizione".
In passato, in occasione della famosa guerra dei cinque giorni, sono stato presentatore di un ordine del giorno in favore di Israele nel Consiglio comunale di Aosta e forse qualcuno si ricorda ancora che rischiammo di andare in minoranza. Penso anche però che da allora sia passato molto tempo e che non sempre le posizioni degli israeliani siano condivise e condivisibili, e che non sempre la coscienza occidentale le debba accettare, se non in nome della sua cattiva coscienza nei confronti del popolo d'Israele.
Ritengo che questo documento sia estremamente equilibrato e possa avere la nostra approvazione. Non si tratta certamente di fare dell'antisemitismo, si tratta di dire che la via della pace e della trattativa è la sola percorribile.
Certo alcune connotazioni dell'O.L.P. sono discutibili, anzi discutibilissime, ma come può reagire chi si trova senza patria e senza terra?
Si è parlato di altri popoli che, bene o male, hanno una terra; non hanno un governo, non hanno un riconoscimento, ma hanno una terra. Questi palestinesi, invece, sono stati veramente beffati dalla storia.
Nel 1948 i figli ed i sopravvissuti all'olocausto sono andati lì ed hanno detto: "Questa era la terra dei nostri padri. La vogliamo". Bene o male, il mondo occidentale ha detto: "Sì. Sì", anche perché ciò non gli costava niente. I palestinesi si sono così dovuti fare un po' più in là, forse però un po' troppo in là, anche perché pressati da altri Stati e da altri regimi che hanno giocato sulla loro pelle.
Ora, se il mondo occidentale non si pone questo problema come un suo problema, credo che verrebbe meno al proprio dovere. Salvaguardia, quindi, del diritto all'esistenza di Israele, ma anche ricerca della possibilità di dare finalmente ai palestinesi uno Stato, una terra. Tutto ciò, ovviamente, deve essere perseguito con l'arma della democrazia o meglio con la "non arma" della democrazia.
E' in questo senso che noi ci esprimiamo dando il nostro voto favorevole alla proposta di risoluzione ed è in questo senso che noi l'abbiamo presentata al Consiglio regionale.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (MSI):Questo argomento drammatico è oggetto di ampio dibattito a livello nazionale ed internazionale, per cui ritengo positivo che se ne discuta anche in Consiglio regionale.
Qual è la nostra posizione su di esso? Noi siamo favorevoli al diritto del popolo palestinese di avere una sua patria e con questo spirito voteremo a favore della risoluzione che è stata presentata.
Occorre però fare anche alcune considerazioni, che io ritengo importanti per sottolineare la validità di un principio che noi condividiamo ed affermiamo, per distinguerlo da alcune situazioni e realtà verificatesi nel corso di questa drammatica vicenda.
Dobbiamo considerare innanzitutto che nella situazione attuale non sussiste il principio di "effettività", secondo il quale uno Stato ha diritto al proprio riconoscimento da parte degli altri Stati solo se dimostra di esercitare effettivamente il proprio diritto in quel territorio.
Nel caso specifico noi abbiamo un governo in esilio, che non è grado di governare ed amministrare il territorio del quale dichiara l'indipendenza.
La violazione di questo primo principio si lega strettamente alla violazione di un secondo principio: si dà un riconoscimento politico e morale ad un gruppo terroristico? E' una domanda che pongo ed alla quale darò successivamente la mia risposta.
E' vero che la rappresaglia israeliana contro i gruppi armati del Libano o l'uso dell'esercito per mantenere l'ordine nei territori occupati non sono da considerare atti di terrorismo. E' vero, invece, che uccidere uomini, donne e bambini negli autobus, com'è avvenuto, oppure commettere atti terroristici come quello di Fiumicino, oppure dirottare l'Achille Lauro sulla quale è stato ucciso un cittadino americano... sono atti terroristici.
Dobbiamo osservare, innanzitutto che da una parte abbiamo lo Stato d'Israele, che combatte, anche se in un modo che io non ritengo corretto; dall'altra, pur avendo premesso che dobbiamo arrivare a chiedere il riconoscimento dello Stato palestinese, vediamo però che il movimento dell'O.L.P. fino ad oggi ha usato metodi esclusivamente terroristici per raggiungere l'obiettivo dell'indipendenza. Noi condanniamo questi metodi, che ci impediscono oggi di avallare o di giustificare con la votazione questa proposta di risoluzione.
Concordiamo sul principio che deve essere data una patria al popolo palestinese, però ci teniamo a precisare che non vogliamo avallare l'operato dell'O.L.P. nel corso di tutti questi ultimi anni e di queste ultime vicende.
Arafat viene oggi considerato un uomo di pace. Certamente di condanne contro il terrorismo ne ha pronunciate parecchie, però un uomo politico deve essere anche giudicato non solo dalle parole che dice, ma dalle cose che concretamente riesce a fare.
Faccio ancora un'ultima considerazione: non va dimenticato che ad Algeri, nel direttivo dell'O.L.P., sedeva indisturbato al fianco di Arafat un certo Abu Abbas, condannato da un tribunale dello Stato italiano per avere dirottato la Achille Lauro e per aver assassinato un cittadino americano.
Purtroppo, quindi, nell'O.L.P. esiste ancora questa ambiguità di comportamento: anche se ha confermato esplicitamente il riconoscimento dello Stato d'Israele, è ricorso d'altra parte ad atteggiamenti e metodi prettamente terroristici che noi non condividiamo.
Fatte queste considerazioni, dichiaro di fronte all'intero Consiglio che noi condividiamo la richiesta del riconoscimento del diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato e con questo spirito votiamo la proposta di risoluzione, mentre non condividiamo la richiesta di invitare Arafat in Valle d'Aosta, proprio per le premesse che ho enunciato.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin; ne ha facoltà.
STEVENIN (UV):Quand on nous a présenté la résolution qui est aujourd’hui objet de la discussion dans ce Conseil je l'ai jugée une résolution équilibrée, pleine de bon sens, je n'y ai pas vu de la démagogie; donc je l'ai signée, évidemment sans engager le mouvement auquel j'appartiens, mais j'ai cru pouvoir bien interpréter, surtout pour le fait qu'on avait accepté aussi d'introduire ces quelques mots pour réaffirmer le droit à l'autodétermination des peuples, l'avis aussi des Conseillers qui font partie de l'Union Valdôtaine.
Quand j'ai signé, je pensais que vraiment tout le monde aurait pu donner l'adhésion à cette résolution. Je crois que personne ne met en discussion le fait que le peuple palestinien doit avoir un état à lui, un territoire reconnu par tout le monde. D'ailleurs, si, au moment où Arafat et le OLP ont décidé de prendre cette décision (que nous avons appellée "historique") de se créer en tant que gouvernement en exile, en même temps, ils n'avaient pas décidé d'accepter les résolutions de l'ONU, évidemment pour nous il aurait été difficile (je dis franchement mon point de vue), impensable de reconnaître un gouvernement qui ne reconnaissait pas l'état d'Israël. Vraiment, on est parti de cette considération et on a dit que celle de reconnaître l'état d'Israël est une déclaration historique. Là on a mis ce mot "implicitamente", mais peut-être on a raison de dire que avoir reconnu l'état d'Israël avec la reconnaissance des résolutions de l’ONU a été fait "esplicitamente" car, évidemment, les résolutions de l’ONU disent d'une façon claire que l'état d'Israël doit exister.
Je crois que ce n'est pas question d'aller revoir l'histoire et de considérer à nouveau ce qui s'est passé. Ce qui est, tout de même inacceptable est d'imaginer que, à cause du fait que quelques Israëliens qui maintenant habitent cette région et qui ont crée avec les armes des installations dans les régions occupées, de ce moment là il faut leur permettre de rester là. Ce serait affreux, ce serait mettre en discussion ce que nous affirmons être vraiment important (c'est-à-dire le droit à l'autodétermination des peuples) parce que est à ces peuples, aux gens qui habitent ces régions que revient le droit de décider de leur futur.
Je crois qu'on a discuté même trop de ce problème; je répète: il y a du bon sens dans cette résolution. Par contre, il faut le dire, on n'est pas d'accord sur la requête faite per le Parti Communiste d'inviter Arafat. J'aurais préféré que dans la résolution, là où on dit que nous exprimons notre appréciation pour les décisions prises par le conseil palestinien et on invite le gouvernement italien à mettre en oeuvre toutes ces initiatives pour créer des conditions de paix, l'invitation fût adressée pas seulement au gouvernement italien, mais aussi aux autres pays de la CEE, pour qu'ils soutiennent une proposition qui puisse engager l'ensemble de la Communauté Européenne. Ainsi on aurait démontré d'être présent au niveau international et on aurait fait entendre aussi la voix de l'Europe.
Je crois que ce n'est pas le cas d'anticiper des décisions qui peuvent être prises à ce niveau et d'ailleurs on assistera bientôt aussi à cette importante réunion qui va se tenir à Genève, réunion dans laquelle on va analyser ce problème. Je crois que, d’après ce qu’on a déjà pu comprendre et deviner par les décisions prises jusqu'à présent, on peut certainement comprendre qu'il y a cette volonté de donner aux populations qui habitent la Palestine la possibilité d'avoir un état à eux.
Merci.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Ho trovato molto interessante il dibattito sulla risoluzione presentata da una serie di Capigruppo e sulla nostra mozione. Devo dire, però, che ho udito anche delle considerazioni piuttosto strane.
Io credo che si possa partire da questo punto di vista: i popoli esistono e sono differenti, in quanto sono in grado di riconoscere le diversità degli altri popoli. Se un popolo chiede di avere diritto al riconoscimento, perché ha una propria lingua, perché ha un proprio territorio o perché ha una propria tradizione, può far valere questo diritto solo se riconosce che anche altri popoli hanno la stessa dignità e la stessa possibilità di avere delle diversità.
Mi pare strano invece sostenere che solo i popoli occidentali o che solo i popoli che hanno un certo ordinamento statuale, sono degni di questo nome, mentre gli altri popoli sono "masse", africane o asiatiche, che turbano anche il funzionamento del massimo consesso di questo pianeta, cioè dell'O.N.U.. Non riesco a capire questa considerazione.
Mi pare anche forzata l'interpretazione per cui le azioni di alcuni popoli per conquistarsi una terra ed organizzarsi uno Stato sono ritenute guerre di liberazione, mentre quelle fatte da altri popoli diventano sempre e comunque fatti di terrorismo. Io credo che in sede di ricostruzione storica ci sia molto da riflettere prima di definire cosa effettivamente è stato un movimento e quali caratteristiche abbia avuto una certa azione.
Voglio ricordare che, durante la guerra di liberazione, i capi della resistenza italiana venivano definiti "banditi", mentre poi sono stati proprio quei "banditi" a far nascere la nostra Costituzione repubblicana.
Si può disquisire molto, ma credo che ormai sia sotto gli occhi di tutti il fatto che oggi il popolo palestinese esiste ed è in territori diversi, che una parte di questo popolo si trova nei territori occupati e manifesta chiaramente la sua adesione all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, la quale proprio in questo stesso senso viene così a trovarsi legittimata della propria esistenza.
Io credo che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta non debba schierarsi contro nessuno, ma debba schierarsi per la pace, per il diritto di ogni popolo, a qualunque latitudine insediato, ad avere una terra e ad avere la possibilità di organizzarsi in Stato.
Quando noi abbiamo presentato la mozione abbiamo pensato di inserire l'invito ad Arafat, non certo per fargli fare del turismo, anche perché credo che abbia già abbastanza impegni, ma per far esprimere un segnale di solidarietà ad un popolo senza terra e senza Stato, da parte di una comunità che gradatamente continua a conquistare i propri diritti.
Noi, tuttavia, teniamo molto ad una visione per quanto possibile unitaria del Consiglio regionale e poiché la maggior parte dei Capigruppo ha sottoscritto una risoluzione che credo sarà approvata da questo Consiglio, noi, sempre in questo spirito unitario, ritiriamo la nostra mozione, perché ci riconosciamo a sufficienza in quella risoluzione che abbiamo sottoscritto insieme ad altre forze politiche di questo Consiglio.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Credo che nel corso di questo dibattito siano emersi con molta chiarezza quegli elementi che ci hanno fatto scrivere e ci fanno dire che le decisioni di Algeri rappresentano un'autentica svolta, rispetto alla situazione del Medio Oriente. Si tratta di decisioni che sicuramente avvicinano la pace in quella zona tormentata. Chiaramente il percorso sarà ancora lungo, però questa volta è stata imboccata la strada giusta.
Io credo che anche l'ampia convergenza che si realizza in questo Consiglio su questo tipo di valutazione sia indicativa del fatto che effettivamente qualcosa di nuovo si è messo in moto e potrà produrre i suoi frutti in tempi anche abbastanza rapidi.
Non ritengo, quindi, che ci siano ulteriori elementi da aggiungere: la risoluzione individua molto chiaramente un orientamento ed indica una strada da percorrere. Credo anche che sia estremamente positiva quest'ampia convergenza che si è realizzata e, quindi, ribadisco il voto positivo di Nuova Sinistra sulla proposta di risoluzione.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):J'avoue que j'ai toujours une certaine difficulté à aborder des thèmes comme celui dont on a parlé, à propos des rapports avec les états, avec les autres peuples, étant donné une méconnaissance que, je crois, on doit avouer. Je pense, en effet, que au-delà des nouvelles de la presse, de la télévision, des média on n'a aucune possibilité de connaître jusqu’au bout les difficultés de certains peuples et surtout les raisons qui sont à la base de certains choix.
A ce propos je voudrais faire une petite remarque: aujourd'hui des Conseillers avec beaucoup de compétence, ont pris la parole à propos du problème des Palestiniens et d'Israël, mais en même temps, je dois dire que, en tant que Région Autonome, on avait déjà abordé d'autres thèmes (sans doute moins importants) comme, par exemple, le choix d'un petit peuple comme le notre de faire amitié avec une autre région, de signer un traité d'amitié avec la Franche-Comté, et il y a eu une sentence de la Cour Constitutionnelle pour dire qu'on n'avait pas raison de le faire. On a cru que c'était une bonne chose l'insigne de notre amitié envers les peuples de l'Afrique qui sont en train d'essayer de trouver une place dans un monde civil; il fallait les aider et, donc, on a voté des délibérations qu'on été repoussées. Alors il faut souligner le fait que, en même temps, quelqu'un est en train de dire que les régions à Statut spécial n'ont même plus raison d'être du moment que les raisons des choix pour lesquelles nos peuples ont travaillé n'existent plus (voir les rapports sur les régions à Statut spécial).
Sans doute cette discussion est intéressante, mais je voudrais savoir si, par hasard, il y a encore la possibilité, de notre part, de nous défendre. Nous faisons une invitation au Gouvernement pour reconnaître des faits qu'on ne connaîtrait que peu, en même temps que on est en train de dire que les luttes des petits peuples n'ont plus raison d'être et, vous le savez bien, on est en train de plaider afin que l'Europe puisse faire un pas dans cette direction, de reconnaître les différences, de reconnaître que dans un contexte différent on puisse trouver la façon de s'exprimer.
Alors, je dis franchement que, à part la motion qui a été présentée, je crois qu'un ordre du jour, une résolution telle que celle qui a été présentée aura, malheureusement, peu d'impact, face à une réalité qui a la tendance à méconnaître des réalités qu’on connaît très bien. Je le dis avec amertume, car j'aimerais pouvoir faire cette discussion en sachant qu'on pourrait présenter et poser au Gouvernement cette question: si les conseils régionaux peuvent discuter dans ce sens, s'ils ont la possibilité de le faire, car après une discussion académique, on ne fait rien du tout. On n'a même pas la possibilité de discuter sur des problèmes qui sont à un niveau très réduit par rapport à la question des Palestiniens: on pourrait, alors, parler, des Curdes, des Arméniens, on pourrait faire toute une discussion qui ne terminerait plus, mais à quoi bon?
Par conséquent, je répète, à titre personnel je m'abstiens sur cette votation pour protester contre un système qui n'a même plus le bon sens de reconnaître les résultats de la Résistance, les résultats de la lutte d'un peuple qui a voulu avec force mettre en évidence les exigences des petites réalités comme la notre. Et s'il y aura la possibilité de faire des choix différents, je serai le premier à être là, mais je crois que à présent le système est à un niveau tel de centralisation, est tellement contre les petites réalités que cette discussion est vraiment et uniquement académique.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola per dichiarazione di voto il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):M. le Président, collègues, je veux remercier vraiment le Président du gouvernement valdôtain, M. Rollandin, parce que les affirmations qu'il a fait sont les mêmes que chaque valdôtain considère important faire face à cette question qui s'est posée.
En réalité, il est bien clair que aujourd'hui nous allons parler de beaucoup de choses, mais tout cela est fait en niant la possibilité de parler de notre problème dans un contexte de réaffirmation de ceux qui sont les droits de notre peuple. Il est bien vrai qu'aujourd'hui on parle du droit à l'autodétermination des palestiniens, mais il est aussi vrai qu'ils ont la possibilité d'être reconnus devant l'état d'Israël, parce qu'il y a aussi des mers qui sont administrées par les Arabes, il y a des reconnaissances des droits de la minorité arabe dans l'état d'Israël, il y a aussi, à l'intérieur du Parlement israélien, des représentants des minorités ethniques arabes. Alors, si cela est valable pour un état démocratique tel que celui israélien, encore plus valable cela devrait être pour un état qui se nomme démocratique comme l'Italie.
J'ai écouté, de la part de l'ami et collègue Mafrica, la révendication du droit de reconnaître les langues , les identités ethniques, les identités des peuples; et bien, il est grave (et à mon avis il faut le remarquer) que aujourd'hui c'est l'état italien qui n'affirme et ne comprend pas, par exemple, la révendication de l'identité du peuple sud-tirolien.
Alors cela contribue à réaffirmer l'importance de ce que M. le Président a dit: nous avons un ensemble de lois régionales qui devrait reconnaître le droit des peuples, mais cela reste seulement sur des papiers et n'a pas la possibilité de s'affirmer, d'aller en avant.
A mon avis, il est important le fait que le Conseil régional de la Vallée d'Aoste aujourd'hui ait commencé à poser la question de l'autodétermination, mais il ne faut pas placer le problème dans un coin: celle-ci est la question centrale que nous devons poser comme celle idéale, qui doit nous conduire au cours des années prochaines. Je crois qu'il est très important pour nous de réaffirmer que notre peuple vient d'une conception de type démocratique - M. Mafrica, ce n'est pas pour nier aux autres la possibilité d'aller chercher des régimes différents - et, pour nous, est seulement cette conception démocratique qui va garantir au notre, et à tous les peuples, l'opportunité d'avoir vraiment une expression de sa propre identité. Dans un régime de dictature il n'est pas possible d’exprimer son identité, de parler sa langue et de revendiquer l'exigence d'être reconnu; et, en réalité, dans le Moyen-Orient, mais aussi dans l'Europe de l'Est, nous voyons que où n'existe pas la liberté, n'existe pas, pour le peuple, le droit de l'ethnie, de la langue, la possibilité d'être maître chez-soi.
Alors, à mon avis, celle-ci est la question centrale qui va se poser; j'ai écouté les problèmes des territoires occupés, mais n'oublions pas que ceux qui sont appelés "territoires occupés" sont, en réalité, des territoires dans lesquels un peuple a cherché à construire son avenir. Aujourd'hui la question de ceux qui arrivent du dehors et cherchent à détruire la construction réalisée par un peuple ne se pose pas seulement dans le Moyen-Orient, mais aussi dans les autres pays. Dans notre région, par exemple, il faut rappeler que le droit du peuple valdôtain à être le seul qui puisse décider l'avenir de sa propre terre représente la question fondamentale. Il n'est pas possible que quelqu'un vienne à imposer les solutions au problème valdôtain.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola per dichiarazione di voto il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (MSI):Di fronte a questi due interventi, uno provocatorio, quello del collega che mi ha preceduto, e l'altro piuttosto inaspettato, quello del Presidente della Giunta, ritengo doveroso fare alcune considerazioni.
Innanzitutto non pensavo che un dibattito intorno ad un problema drammatico come quello che coinvolge il popolo palestinese potesse essere utilizzato in forma strumentale per altri scopi.
Occorre precisare che è molto diversa la situazione in cui versa questo popolo, da quella in cui versano le situazioni locali della nostra Nazione. Non possiamo ascoltare supinamente quello che ha detto poco fa il collega che mi ha preceduto, cioè che si vuole l'autodeterminazione dei popoli, quasi che qui in Valle d'Aosta, nel Friuli Venezia Giulia o nel Trentino Alto Adige ci sia un'oppressione da parte dello Stato e quindi si ponga l'esigenza di cercare a tutti i costi l'indipendenza e la libertà contro un regime autoritario.
Sono tutte cose assurde! Io non so se in quest'aula questa mattina qualcuno stia farneticando. Oltre che assurde queste cose sono anche idiote! Non si possono fare in quest'aula certe dichiarazioni e non si possono assumere certe posizioni! Per carità! Possiamo anche condividere che ci siano delle situazioni da approfondire e da chiarire, ma per questo abbiamo uno Statuto speciale e mi pare che la Valle d'Aosta sia tutelata proprio per le sue particolarità e caratteristiche etniche, culturali e storiche.
Ci sono delle richieste di revisione? Benissimo! Nessuno le mette in dubbio; del resto anche noi condividiamo che ognuno sia libero di avere le proprie posizioni. Da qui, però, a fare delle dichiarazioni tanto pesanti, ce ne passa di acqua sotto il ponte!
Se poi andiamo ad analizzare la situazione del Trentino Alto Adige, dobbiamo ricordare che i giornali hanno riportato che persino grandi esponenti, scrittori ed operatori politici della Germania Occidentale hanno dichiarato che la minoranza etnica altoatesina è la minoranza etnica più tutelata al mondo, con la precisazione che la vera minoranza oppressa in Alto Adige è quel la di lingua italiana. E poi vogliamo venire qui a ribaltare una realtà di fatto? Ma questo è vergognoso ed inaccettabile, specie da parte di alcuni Consiglieri!
Per carità! Noi non vogliamo assolutamente accettare questa strumentalizzazione portata avanti in aula.
Mi meraviglia poi anche la presa di posizione del Presidente della Giunta, perché egli non può confondere la volontà di libertà o il desiderio di creare uno Stato palestinese, richiesta peraltro condivisa da tutti quanti, con la nostra realtà locale o, come fa qualcun altro, con il Trentino o con il Friuli; perché c'è un abisso! Non si può fare una confusione di questo genere! Voi stessi mi avete insegnato che viviamo in una democrazia ed ora cosa dite? Venite a dire esattamente il contrario?
Ho ritenuto doveroso intervenire su questo aspetto, perché qui non si deve parlare di autodeterminazione! Qui non è assolutamente necessario richiedere nessuna autodeterminazione! Se non sono applicati certi riconoscimenti che ci erano stati dati a suo tempo, bisogna chiedere che siano applicati e che ci vengano date quelle competenze che qualcuno giustamente ritiene che ci siano date; ma basta! Non si può andare oltre! Del resto mi pare che in Italia le minoranze siano più che tutelate, soprattutto le minoranze del Trentino Alto Adige, dove invece la vera minoranza oppressa è quella di lingua italiana!
Con questa affermazione concludo il mio breve intervento, dichiarando che voterò a favore della proposta di risoluzione.
PRESIDENTE:Consigliere Gremmo, la ringrazio di essere animatore delle sedute, ma lasci parlare tranquillamente anche gli altri Consiglieri.
Ha chiesto la parola per dichiarazione di voto il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Nel pieno rispetto delle opinioni di chiunque, anch'io voglio esprimere con estrema pacatezza un certo stupore e credo di poter ritenere abbastanza singolare, e per certi aspetti anche abbastanza incomprensibile, la posizione del Presidente della Giunta.
Cercando di essere chiaro e semplice, mi chiedo perché la protesta del Presidente della Giunta si esprima in questo modo proprio su questa risoluzione. Non sono riuscito a capirne le motivazioni, nel senso che noi dovremmo discutere (questo compito spetta anche a noi) di quella situazione, se possibile cercando di dare il nostro contributo, esprimendoci su di essa e gridando anche le nostre ragioni, perché nella lotta per l'autodeterminazione di un popolo noi individuiamo uno dei principi fondamentali per la pacifica convivenza dei popoli in tutto il mondo.
Se poi, come dice il Presidente della Giunta, esistono problemi gravi e seri nel rapporto tra la nostra Regione e lo Stato, allora - perché no? - apriamo questa discussione e concludiamola con alcune decisioni operative, con alcune prese di posizione significative e con iniziative adeguate alla gravità.
Devo dire onestamente che anche a me dà fastidio mettere sullo stesso piano le due cose, perché in quella situazione sento urlare la mia coscienza, perché si tratta di una situazione inammissibile. Nella nostra situazione, al contrario, dobbiamo far progredire la nostra autonomia, la nostra capacità e possibilità di autogovernarci e - perché no? - di autodeterminarci.
E' chiaro che, rispetto a questa nostra situazione, esistono dei limiti; è assurdo, Consigliere Aloisi, dire che non esistono limiti! E' assurdo non riconoscere quanto miope e stupida sia la presa di posizione della Corte Costituzionale relativa al rapporto con la Franche-Compté e quanto assurdo sia impedire alla nostra Regione di aiutare i popoli del Terzo Mondo.
Ho definito queste decisioni "assurde" e "miopi" perché il mondo è sempre di più uno. Il mondo è ormai sempre più vissuto da tutti noi come una realtà che appartiene a tutti, non solo per quanto riguarda la possibilità che tutti i popoli possano autogovernarsi, ma perché ormai i processi mondiali sono tali per cui tutte le decisioni riguardano anche noi.
Ritengo, quindi, che quelle bocciature siano il frutto di uno Stato che ha ancora rimasugli di una cultura che è in fase di trasformazione e di cambiamento, rispetto alla quale noi abbiamo il dovere di continuare a combattere alla luce del sole una battaglia piena di contenuti.
Da questo a non riconoscere la validità della risoluzione che noi oggi discutiamo, credo però che ci sia qualcosa che non quadra, che non funziona o perlomeno, per quanto ci riguarda, qualcosa che non è comprensibile.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):Je regrette le fait de prendre encore du temps aux Conseillers, mais dans ce même sens je voudrais préciser que mon abstention avait deux raisons substantielles. J'ai avoué ma méconnaissance du problème jusqu'au point de prendre des décisions si tranchantes. Cela ne signifie pas - j'y suis bien lointain! - n'apprécier pas le discours de l'autodétermination: je suis là pour dire que ce discours est d'autant plus reconnu par un peuple comme celui valdôtain. Mais à propos de cet ordre du jour, je crois que demander au Gouvernement - c'était là l'autre problème - de faire des pas face à cette situation, tout en connaissant très bien ce qui se passe chez nous, était d'une certaine incohérence.
Je dois dire à M. Aloisi que j'avais fait cette affirmation sans prévoir des "instrumentalisations" de ce thème: j'avais seulement donné une explication pour une abstention sur un problème de ce genre. Je crois avoir posé le problème pour ce qui se passe aujourd'hui chez nous. Alors, au moment où j'aurai la possibilité d'avoir la garantie que tous les problèmes (les petite problèmes et les plus grands) ont l'opportunité d'être reconnus jusqu’au bout, je serai disponible à signer, afin qu'il y ait l'intervention du Gouvernement. Voilà le sens de ce que je viens de dire et je crois qu'il faut faire attention aussi à l'attitude qu'on peut avoir face aux problèmes de ce genre, car je dois souligner que le système le plus simple pour dire "bon, on a fait tout ce qui était possible" est de dire "on est d'accord". Et je crois que là il n'y a pas de problèmes; je pense que tout le monde peut reconnaître le système de l'autodétermination comme celui qui est à la base des choix des peuples libres. Mais il n'y a pas de difficultés sur cela: il ne faut pas seulement le reconnaître, mais aussi travailler pour le faire reconnaître là où il est encore impossible de le trouver.
Mais alors le discours est bien plus ample que ce que nous sommes en train de faire; il ne faut pas s'arrêter aux palestiniens, il faut aller plus loin, il faut commencer à parler des problèmes de l'Arménie etc. Mais alors il faudrait faire une discussion plus générale, qui se déroulerait pour des journées et, ensuite, on arriverait à une détermination.
Voilà ce que je voulais dire; car alors pour les problèmes de l'Estonia etc. qu'est ce qu'on dit? On veut faire une déclaration? Alors ajoutons les déclarations, allons prendre en charge toutes les déclarations des différents peuples et mettons-les dans cette résolution. Après quoi je voudrais poser cette question: quelle est la réponse du Gouvernement? Et après on décidera.
C'est ça, je crois, qu'il est important de dire aujourd'hui: malheureusement, un conseil régional a des compétences très, très réduites. Je suis d'accord avec le Conseiller Tonino: il faut travailler pour modifier cet état des choses, sans doute, mais si nous allons parler de cette commission spéciale ce sera bien pour une raison; si, on va souligner les aspects des difficultés de rapport de la part de la Région, ce sera bien pour une raison. Alors à ce moment on peut discuter de n'importe quoi, mais je crois qu'une abstention dans ce sens avait des motivations très simples et très valables et je n'accepte pas qu’elle soit vue comme instrumentale. Je refuse cette déclaration.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Vorrei fare una brevissima dichiarazione, perché anch'io, come ha già detto il Consigliere Tonino, ritengo sorprendente ed incomprensibile l'atteggiamento del Presidente della Giunta.
Qui ci troviamo di fronte ad una risoluzione molto precisa e molto equilibrata nella sua formulazione, che è stata presentata e sottoscritta da sei Capigruppo, nella quale si esprime una determinata valutazione ed un determinato orientamento rispetto ad un problema di attualità che riguarda tutti; ed è su questo...
(.... Interruzione del Presidente Rollandin ...)
... Se qualcuno avesse presentato un'iniziativa o una risoluzione sull'Estonia, si sarebbe potuto discutere anche su di essa. Non è un caso tuttavia che ora siamo chiamati a discutere sul problema della Palestina e non sul problema dell'Estonia. Ne discutiamo, ovviamente, perché ci sono dei motivi ben precisi, perché il Consiglio regionale è anche espressione della società valdostana nel suo insieme e degli elementi di discussione e di valutazione che sono presenti nella società valdostana.
Non dimentichiamo che un mese fa c'è stata una manifestazione per la pace, la cosiddetta " la manifestazione per la pace in Valle d'Aosta", promossa da un arco molto ampio di forze politiche, tra le quali l'Union Valdôtaine, ed alla quale è stato invitato ed ha preso la parola anche un rappresentante dell'O.L.P.. Ma perché? Perché, evidentemente, tutti sappiamo che il discorso della pace, per quanto ci riguarda, passa anche attraverso la soluzione di questo conflitto nel Medio Oriente, che è una questione estremamente delicata.
Non è importante che noi diciamo al Governo italiano: "Vai in quella direzione!", perché ben sappiamo tutti che, sotto quell'aspetto, ciò è scarsamente rilevante. E' importante, però, che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, che rappresenta la comunità valdostana, dica: "Anche noi riconosciamo che ad Algeri si è fatto un passo avanti", ed incoraggiamo questo tipo di scelta. E' questo...
( . . . Interruzione del Presidente Rollandin. . . )
.....No, no. Io credo che sia piuttosto equilibrato e credo che, in questo senso, sia estremamente positivo esprimere questo orientamento, per cui chiedo al Presidente della Giunta di rivedere la sua posizione, perché non sarebbe comprensibile, anche rispetto all'esterno di questo Consiglio, una sua dissociazione su un testo che credo chiunque possa condividere, a meno che non si abbia una posizione di radicale dissenso di fondo, come quella del Consigliere Gremmo; ma io credo che il discorso di quest'ultimo ci porti su una strada completamente diversa.
Ritengo che si debba tener conto anche della funzione e del ruolo del Consiglio regionale di essere, in un certo qual modo, interprete di una comunità nel suo insieme, al di là ovviamente di quello che possiamo concretamente incidere, perché su questo noi siamo tutti d'accordo: non è che possiamo incidere in modo decisivo, però esprimiamo su questo terreno una volontà che, a mio avviso, è matura ed è presente nella comunità valdostana.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola per dichiarazione di voto il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Ind.):Non intendo certamente mettere in discussione quanto è stato illustrato in modo egregio nella proposta di risoluzione presentata da molti Capigruppo del Consiglio regionale, della quale condivido l'impostazione; però non posso non prendere atto delle motivazioni che hanno spinto il Presidente della Giunta a porre il problema in termini diversi e molto più generali.
Di conseguenza, per questi motivi anch'io mi asterrò dal votare la risoluzione.
PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la proposta di risoluzione in oggetto, iscritta al punto 13 bis dell'ordine del giorno.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 33
Votanti: 27
Favorevoli: 26
Contrari: 1
Astenuti: 6 (Maquignaz, Marcoz, Perrin, Rollandin, Viérin e Voyat).
Il Consiglio approva.
PRESIDENTE:Siamo arrivati alla fine dell'ordine del giorno, fatti salvi, ovviamente, i punti 10 e 11 che sono relativi al bilancio di previsione del 1989 ed al bilancio di previsione pluriennale 1989-91, per i quali vi è già state distribuita la relazione dell'Assessore alle Finanze, Voyat.
La seduta è aggiornata alle ore 16,30, quando sarà illustrato il bilancio di previsione per il 1989 ed il bilancio di previsione pluriennale 1989-91.
La seduta è tolta
