Objet du Conseil n. 829 du 23 septembre 1999 - Resoconto
OGGETTO N. 829/XI Intendimenti circa la realizzazione di strutture alternative per il pernottamento degli escursionisti che percorrono le "alte vie". (Interpellanza)
Interpellanza Osservato che nel periodo estivo, centinaia di escursionisti percorrono le "alte vie" della nostra Regione, per apprezzarne le bellezze naturali e trascorrere una vacanza all’insegna di un sano esercizio sportivo;
Appreso che nella cosiddetta alta stagione, tali escursionisti trovano spesso enormi difficoltà a reperire un qualunque pernottamento a valle, specie in quelle località che, riempiti gli alberghi, non dispongono di strutture alternative;
Ritenuto che, dato il crescente interesse suscitato dal movimento turistico occasionato dalla percorrenza delle "alte vie", ci si debba attivare per fornire i servizi minimi ed indispensabili di supporto agli escursionisti;
il sottoscritto Consigliere
Interpella
l’Assessore competente per sapere:
1) se è a conoscenza del grave disagio subito dagli escursionisti che non riescono a pernottare in alcune località sede di tappa;
2) se non ritenga di operare per realizzare, là dove necessario, delle strutture di riparo che forniscano i servizi minimi ed indispensabili a coloro che percorrono le "alte vie".
F.to: Curtaz
Président La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU)Una breve presentazione di questa interpellanza, che intende sollecitare l'Amministrazione su un problema molto concreto.
Il problema è il seguente: una parte difficilmente quantificabile ma sicuramente di una certa consistenza di turisti escursionisti percorre durante l'estate le alte vie della Valle d'Aosta, che sono anche reclamizzate e che costituiscono effettivamente un percorso affascinante, lo posso dire personalmente perché alcuni anni fa le ho percorse entrambe.
Ebbene, un problema molto concreto è quello che nelle stazioni di tappa delle alte vie molto spesso gli escursionisti non trovano in alcun modo ricovero. Questo succede in particolare nei periodi dell'alta stagione, nel mese di agosto o fine luglio, quando nelle località turistiche di fondovalle gli alberghi sono tutti occupati e quando in alcune località specifiche non ci sono delle strutture alternative; ci sono delle sedi di tappa, per esempio, in cui non ci sono neanche campeggi.
Questa la situazione del turista, straniero o italiano che sia, che arriva alla sera, ultimata la tappa, con lo zaino, eccetera, non sa dove sbattere la testa: si rivolge a tutti gli alberghi, non trova ospitalità, scopre che in quella zona non ci sono campeggi, quindi gli mancano quei servizi minimi che sono dell'acqua, dei servizi, un ricovero per poter mettere un sacco a pelo e dormire.
A questo si aggiunge, ma lo dico come parentesi solo perché è successo a me, a volte una mancanza di collaborazione da parte delle strutture alberghiere. Volevo essere previdente, immaginando questi tipi di problemi, ho preso il telefono quindici giorni prima di fare l'alta via e ho cercato di prenotare negli alberghi. Mi sono sentito rispondere più di una volta che non prenotavano solo per un giorno, pur avendo posti liberi. Questa è la mentalità dell'albergatore valdostano, che poi si lamenta se i turisti vanno da un'altra parte. Non me lo prenotava per un solo giorno, perché aspettava le prenotazioni di una settimana. E quindi alcune centinaia di turisti che percorrono le alte vie, si trovano poi con questi problemi molto concreti di fronte, tant'è che so quest'anno che in situazioni di emergenza dei privati, diciamo così particolarmente buoni, hanno dovuto accogliere delle piccole comitive di stranieri perché sotto la pioggia giravano nei paesi cercando una qualche ospitalità di emergenza.
Quindi chiedo all'Assessore competente se è a conoscenza di questo problema e se non ritiene di doversi attivare per trovare delle soluzioni di emergenza in questo caso, che potrebbero essere, per esempio, delle strutture precarie da installare in quelle 3-4 località che non hanno alternative, in cui ci sia una tenda come c'era ad Arbole, dei servizi igienici minimi, in modo da poter rispondere per un paio di mesi d'estate a questa esigenza e quindi dare anche una immagine al turista che viene in Valle d'Aosta di maggiore efficienza e attenzione rispetto ai servizi minimi indispensabili.
PrésidentLa parole à l'Assesseur au tourisme, aux sports, au commerce et aux transports, Lavoyer.
Lavoyer (FA)Inizio con una considerazione sulle scelte degli albergatori di rifiutare la prenotazione per una notte soltanto. Diciamo che il problema non riguarda solo coloro che frequentano le alte vie, ma è un fenomeno piuttosto diffuso. D'altro canto qui è difficile l'intervento da parte dell'ente pubblico su scelte che sono privatistiche. Il fenomeno comunque lo stiamo analizzando con molta attenzione, perché dobbiamo anche rispondere alle lamentele che il più delle volte sono strumentali. Ma questo è un argomento più di carattere generale.
Per venire all'interpellanza, il primo quesito chiede se l'Amministrazione è a conoscenza del disagio che è stato illustrato adesso dall'interpellante. Sono sicuramente note le difficoltà che gli escursionisti percorrenti le alte vie incontrano nel pernottare lungo il tragitto o presso le strutture ricettive poste a valle del medesimo. Occorre peraltro evidenziare che tali difficoltà risultano sussistere limitatamente ai periodi di alta stagione, corrispondenti alle settimane di massima affluenza turistica della nostra regione. Questo non significa che il problema non è concreto.
Come intendiamo operare? La possibilità di realizzare lungo itinerari escursionistici strutture ricettive extralberghiere, alternative a rifugi e bivacchi di alta montagna, idonei ad ospitare ed offrire servizi minimi agli escursionisti, è prevista dalla legge n. 11/96, che disciplina le strutture ricettive extralberghiere, e nel relativo regolamento applicativo n. 2/97. Tali strumenti normativi hanno infatti provveduto a disciplinare, indicandone le caratteristiche ed i requisiti strutturali e funzionali, la realizzazione ed apertura al pubblico di strutture denominate "posti tappa escursionistici", la cui natura risponde in effetti alle tipiche esigenze degli escursionisti pedestri, prima illustrate anche dal Consigliere.
Va tuttavia evidenziato che tale normativa non è stata seguita dalla realizzazione di significativi interventi corrispondenti a tale tipologia di struttura. Non si vede peraltro a quale titolo l'ente pubblico, in particolare la Regione, possa surrogarsi ai privati nella realizzazione di questa come di altre strutture ricettive.
Non indifferenti incentivi economici sono viceversa da decenni riconosciuti dalla Regione tanto ad enti locali che a soggetti privati, in applicazione della normativa regionale destinata alla promozione e allo sviluppo del patrimonio alpinistico ed escursionistico. Attualmente la legge vigente è la n. 21/93.
Tale normativa negli anni ha reso possibile non solo la conservazione e la piena funzionalità dei rifugi e bivacchi esistenti, ma ha altresì consentito l'ampliamento del patrimonio alpinistico esistente. Nella sua entrata in vigore nel 1993 sono stati infatti concessi contributi finanziari per circa 10 miliardi, corrispondenti a 78 richieste di intervento, di cui 13 per nuove costruzioni e 8 per ristrutturazione.
Per quanto riguarda gli interventi operanti lungo il percorso delle alte vie, le nuove realizzazioni sono state 5: Alpe Nana ad Ayas, Alpenzu a Gressoney-La-Trinité, Malatrà a Courmayeur, Péradzà a Cogne e Reboulaz a Nus, alle quali si sono aggiunte le ristrutturazioni del rifugio Vittorio Sella a Cogne ed altri interventi ai rifugi Cuney di Nus e Deffeyes di La Thuile, Elisabetta di Courmayeur e Monte Bianco di Courmayeur. Il totale dei contributi concessi per interventi sulle alte vie è stato di oltre 4 miliardi di lire.
In conclusione, condivido le preoccupazioni dell'interpellante, ma pur riconoscendo l'importanza di sviluppare questo segmento turistico, come Regione ritengo che il compito sia quello di creare strumenti legislativi di sostegno e d'incentivo, ed in questo senso faremo eventualmente un'analisi se questi strumenti non sono sufficientemente incentivanti. Non possiamo però condividere la soluzione di sostituirci ai privati nella realizzazione e gestione di strutture ricettive, anche se di questo tipo.
Président La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Non sono particolarmente soddisfatto della risposta dell'Assessore, che condivide il problema, riconosce che il problema è difficilmente solubile e mi dice che devono essere i privati ad occuparsi di questa materia.
Non sono d'accordo perché forse stiamo parlando di due livelli diversi d'interventi; il riferimento che ha fatto l'Assessore alla normativa incentivante di posti di rifugio veri e propri è una cosa che va oltre il significato della mia interpellanza. Difatti gli esempi che mi ha fatto di Péradzà o del rifugio Bonatti, eccetera, non centrano. Stiamo parlando infatti quasi di strutture alberghiere e allora è chiaro che lì devono essere i privati ad intervenire. Però a mio giudizio, là dove queste strutture non ci sono, ma ci sono i problemi e sono più ampi, credo che debba essere l'ente pubblico ad intervenire con un'attività di promozione, dev'essere l'ente pubblico perché si tratterebbe di un servizio senza scopi di lucro. Penso a delle strutture molto agili e semplici.
Ripeto, non so se l'Assessore è a conoscenza, facevo l'esempio della tenda di Arbole, che era una grossa tenda che per anni ha funzionato ad Arbole in sostituzione del rifugio che poi è stato creato. Senza grossi costi, era una cosa che si metteva all'inizio dell'estate e si toglieva alla fine dell'estate, in modo che qualsiasi escursionista potesse trovare ricovero in situazione di normalità o di emergenza. Questo io credo: che nei punti critici, con 3-4 di queste tende, con dei servizi che ormai ci sono tecnologicamente, diciamo volanti, che anche questi si possono mettere e togliere, il problema si può risolvere.
Ovviamente non ci sarà mai nessun privato che fa una cosa del genere, dev'essere un servizio gratuito che si dà all'escursionista, è una questione d'immagine, è una questione di offerta turistica per valorizzare questo segmento di turismo che fra l'altro è anche un turismo abbastanza intelligente perché non ci porta danni e ci porta dei benefici, perché poi l'escursionista si fermerà nella tenda dove non trova l'albergo, ma ha piacere magari il secondo o il terzo giorno di trovare l'albergo, di trovare una doccia calda, di avere il pasto caldo, quindi è anche un turista che consuma.
Invito l'Assessore a riflettere, perché sicuramente gli attuali strumenti sono inadeguati. Mi viene anche il sospetto, lo dico come una battuta, che questi minimi interventi non si fanno perché costano troppo poco. Se invece si dovessero fare le grosse strutture, allora lì abbiamo soldi per aiutare i privati e spendere miliardi, lì si fanno! Le soluzioni più semplici in cui basterebbe trovare un terreno in affitto e spendere poche decine di milioni, non si fanno.
