Objet du Conseil n. 744 du 16 juillet 1999 - Resoconto
SÉANCE DU 16 JUILLET 1999 (APRÈS-MIDI)
OGGETTO N. 744/XI Relazione preliminare alla redazione di un nuovo Statuto della Regione Autonoma Valle d'Aosta. (Approvazione di risoluzione)
Presa d'atto Il Consiglio
Premesso che:
- il Consiglio, con provvedimento n. 63/XI del 29 luglio 1998, ha istituito una Commissione speciale per le riforme istituzionali, alla quale ha affidato il compito di predisporre un progetto di riforma dello Statuto Speciale;
- il Consiglio ha incaricato la Commissione di relazionare semestralmente sullo stato di avanzamento dei lavori;
Atteso che la Commissione ha redatto una Relazione preliminare che è stata adottata nella riunione del 14-17 maggio 1999;
Prende atto
dell'allegata Relazione preliminare alla redazione di un nuovo Statuto della Regione Autonoma Valle d'Aosta.
Allegati
(Omissis)
Risoluzione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Vista l'evoluzione del dibattito sulle riforme istituzionali, in particolare le proposte formulate dalla Bicamerale ed il disegno di legge costituzionale Ordinamento federale della Repubblica approvato dal Consiglio dei Ministri il 9 marzo 1999;
Ribadita la propria volontà, già più volte espressa nel corso delle passate legislature, di procedere ad una riscrittura dello Statuto al fine di adeguarlo alle mutate condizioni politiche e socio-economiche, con particolare riferimento al delinearsi di un nuovo contesto europeo;
Richiamata la propria deliberazione n. 63/XI, Constitution d'une Commission spéciale pour les réformes institutionnelles, in data 29 luglio 1998, nonché il relativo dibattito consiliare;
Nel prendere atto della relazione preliminare presentata dalla Commissione speciale per le riforme istituzionali ringrazia la Commissione ed il suo Presidente per il fattivo lavoro svolto quale primo importante contributo per la prosecuzione del dibattito;
Considerata l'importanza della tematica trattata e delle implicazioni collegabili con lo sviluppo dei temi riferiti alla difesa ed alla valorizzazione dell'Autonomia speciale, nel rinnovato contesto politico nazionale e internazionale;
Valutata l'esigenza di giungere ad una proposta operativa che tenga conto delle indicazioni finora sviluppate e dei contributi espressi nel dibattito;
dà mandato
Alla Commissione speciale per le riforme istituzionali, al fine di raccogliere e comporre quelle indicazioni di riforma che le forze politiche e culturali della nostra Regione intenderanno proporre, di presentare entro il 31.12.2000 al Consiglio regionale una proposta organica di modifica dello Statuto regionale.
dà altresì mandato
Alla Conferenza dei Capigruppo di verificare entro il 30 settembre le condizioni politiche per la reintegrazione di tutte le forze politiche presenti in Consiglio in seno alla Commissione speciale per le riforme istituzionali.
F.to: Fiou - Martin - Cottino
Président Nous sommes en discussion générale sur le point n° 29: rapport préliminaire à la rédaction d'un nouveau Statut de la Région Autonome de la Vallée d'Aoste.
La parole au Conseiller Fiou.
Fiou (GV-DS-PSE) Sono un po' responsabile di questo prolungamento di dibattito, ma ritenevo opportuno che dopo l'illustrazione da parte dei membri della commissione del lavoro fatto ci fosse anche qualche voce da parte del Consiglio che aggiungesse qualche riflessione in proposito, perché finora sono intervenuti soltanto membri di Commissione speciale.
Parto da alcune considerazioni che ho sentito fare stamani dal Presidente Nicco, fra queste c'era anche un riferimento a varie valutazioni sullo Statuto che è in vigore, per cui partirei proprio da una valutazione mia in proposito.
A considerare bene il percorso che questo ha aperto alla nostra comunità, quindi guardando i risultati, non possiamo che dare, o almeno io non do dello stesso che un giudizio positivo. Ci ha reso infatti spazi importanti di recupero delle nostre specificità culturali, mortificate dalla dominazione fascista; ci ha permesso di superare grossi rischi di marginalizzazione economica e sociale; ci ha garantito risorse che si sono tradotte in infrastrutture e servizi, che hanno concorso ad elevare in modo significativo la qualità della vita della nostra comunità.
Ci sono però seri motivi che ci inducono a rivedere ugualmente questo patto; infatti si stanno indebolendo molte delle sue potenzialità per l'intervento di forti mutamenti del contesto storico nostro, nazionale, e internazionale. Una svolta epocale, si può dire, ci costringe a misurarci con problematiche nuove e con nuovi riferimenti istituzionali.
Se al momento della definizione del nostro Statuto la preoccupazione principale dei Valdostani era il recupero dell'identità e degli spazi di autogoverno, ora l'attenzione più urgente diventa il come ci attrezziamo per affrontare le conseguenze dei processi di globalizzazione, i quali non solo hanno cambiato i riferimenti per un nostro progetto di sviluppo, ma anche il ruolo dei contraenti quel patto, e cioè della Regione Valle d'Aosta e dello Stato, e oltre a questi anche degli organismi istituzionali dell'Europa e del mondo intero.
La progressiva globalizzazione dei processi economico-sociali e della ricerca scientifica e tecnologica ad essi funzionale ha cambiato la mappa degli attori dello sviluppo e messo in discussione il ruolo centrale degli stati nazionali e delle strutture e rapporti istituzionali che ad essi facevano riferimento.
La nostra Regione si trova ormai quotidianamente a fare i conti con partners anche oltre i confini nazionali, con una situazione monetaria di dimensione europea, con mercati articolati anch'essi dalla dimensione locale a quella internazionale, con normative che ci provengono direttamente dalla Comunità europea. Si prospetta, cioè, l'urgenza di ripensare ai rapporti istituzionali guardando non solo a quelli fra Stato e Regione.
Questo comporta entrare in una logica che è diversa da quella che potrebbe guardare alla revisione dello Statuto solo come l'occasione di rilanciare una battaglia per ulteriori spazi di autonomia, considerando in merito, quello fatto, un percorso incompiuto.
Ci sono sicuramente aspetti contemplati dallo Statuto che non hanno avuto realizzazione, ma accanto a questa annotazione occorre rivolgere l'attenzione alle nuove prospettive che si sono aperte.
Intanto la Valle d'Aosta deve organizzarsi per partecipare alla ricerca delle risposte ai grandi problemi che nascono dalle vicende che attualmente vive l'umanità, e che coinvolgono direttamente anche la nostra realtà e di conseguenza anche la ricerca delle regole e dei livelli di governo che devono garantire un equo concretizzarsi di queste risposte. Siamo cioè di fronte alla necessità di ridefinire un progetto di sviluppo e regole e assetti istituzionali capaci di portarlo avanti. Un nuovo Statuto dovrebbe essere una tessera di questo disegno più complessivo.
L'impegno che deriva da questa scelta non è da poco, perché ci fa passare da un atteggiamento semplicemente rivendicativo di maggiori poteri come punto di arrivo di un percorso storico dalle forti tradizioni autonomistiche, ad un altro che ci obbliga a pensare a noi stessi come parte di un tutto, da costruire anche con il nostro contributo insieme a un nostro ruolo anche istituzionale.
La realizzazione di quest'obiettivo comporta un impegnativo lavoro, intanto per la definizione di un articolato progetto che tracci le linee di sviluppo economico, sociale e culturale, a partire dalle situazioni territoriali fino a quelle generali, poi per la definizione delle regole in cui quel progetto deve crescere, garantendo uno zoccolo minimo di diritti alle singole persone ovunque esse vivano o operino, e infine ancora, per la definizione dell'articolazione delle strutture istituzionali a tutti i livelli, che garantiscano il rispetto delle regole e promuovano le occasioni di sviluppo.
Un fatto però è importante: sia il progetto di sviluppo, sia il progetto istituzionale devono tener conto di una realtà estremamente diversificata e complessa. L'universitalità insita nei processi di globalizzazione apre sicuramente nuove grandi possibilità all'umanità; è una ricchezza che lo sviluppo economico, sociale, scientifico, tecnologico ma anche ideale, se si pensa all'evoluzione della presa di coscienza circa i diritti umani universali, ci mette a disposizione per migliorare la qualità della vita di tutti. Però non deve portare all'uniformità, all'appiattimento. Anche la diversità è ricchezza e stimola la vitalità dello sviluppo, è la strada che permette ad ognuno di partecipare allo sviluppo stesso con le proprie identità.
L'equilibrio fra globalità e particolarismo può essere garantito solo dall'individuazione di una proposta di valori universali e di regole di convivenza delle diversità in un sistema economico e sociale integrato, insieme alla definizione di un'articolazione di livelli di governo che promuovano e garantiscano il rispetto di queste regole.
Né il sistema dei tradizionali Stati-nazione, né l'alternativa dei microstati che risulterebbe dalla realizzazione delle vocazioni separatiste, i quali riproporrebbero moltiplicati i limiti degli attuali centralismi statali, potrebbero rispondere a quelle aspettative. Solo un sistema federativo, che nasce dalle diversità perché sono la sua essenza, diversità che promuovano però momenti di comunanza di obiettivi, mirando perciò al governo dei processi che si sviluppano ai livelli più generali, facendoci quindi carico delle esigenze universali in modo autorevole, mi pare possa rispondere positivamente alle vocazioni all'universitalità e al particolarismo che emergono dalla storia attuale. Questo mi pare, anche se definito molto schematicamente, il contesto nel quale affrontiamo la discussione sulla riscrittura dello Statuto. E mi pare possa, come riferimento molto generale, orientarci in termini non fideistici verso una scelta federalista.
La relazione della commissione evidenzia un lavoro importante fatto, lavoro di approfondimento dei principali temi da definire in termini preparatori alla riscrittura dello Statuto. Puntuale mi pare la ricostruzione storica della vocazione della Valle d'Aosta all'autogoverno e della sua predisposizione ad aderire ad un'ipotesi di struttura istituzionale federalista.
C'è forse qua e là un taglio un po' troppo rivendicazionista e che può lasciare spazi a desideri separatori, che può comunque far dubitare della convinzione della svolta storica che lo stesso Nicco ha sottolineato individuando le linee di tendenza dell'attuale sviluppo.
Si possono cioè intravedere ancora desideri separatisti mascherati un po' da federalismo. In tal senso molto ambiguo è il discorso delle garanzie internazionali, qualcuno mi sembra che si senta già da un'altra parte rispetto allo Stato italiano. A questo punto vale la pena soffermarsi un attimo sulle dichiarazioni di Massimo D'Alema riprese in alcuni interventi e riportate ieri su un organo d'informazione.
Parto in proposito da una riflessione preliminare. Non siamo oggi in una situazione teorica, non siamo all'anno zero, quando una realtà di Regioni-Stato decidono di mettersi insieme per risolvere problemi comuni che singolarmente hanno difficoltà a risolvere. Siamo in una situazione che vede vocazioni, interessi, problemi che s'intrecciano a tutti i livelli, sovente non governati o qualche volta governati da gruppi particolari. Ricomporre questi problemi in un progetto organico di sviluppo e ridefinire regole e livelli di governo secondo un principio non astratto di sussidiarietà è il percorso a mio avviso possibile. Quando dico non astratto, penso alla definizione di sussidiarietà contenuta nella relazione, che mi pare effettivamente un po' troppo teorica. Se si decidesse di lasciare - questa è una citazione fatta da Nicco - ad ogni paese il diritto assoluto di decidere le proprie sorti e la libera possibilità di eventualmente associarsi, immaginate questo principio applicato alla Serbia, soprattutto alla Serbia anti-intervento NATO. Oppure se nella Valle d'Aosta riformata si decidesse la pulizia etnica, (propongo un assurdo per calcare la mano con un esempio) questa sarebbe teoricamente possibile in rispetto alla sussidiarietà; nessuno potrebbe intervenire in proposito. Ripeto, è un esempio un po' troppo colorato, ma ho sentito stamani anche colorare in maniera piuttosto forte motivi di rivendicazione autonomistica.
Certe posizioni rischiano, come ho già detto, di riportare il dibattito su un riduttivo terreno rivendicazionista di maggiori poteri nei confronti dello Stato, senza farsi carico del contesto nuovo in cui la Valle d'Aosta si trova già. Allora forse la prudenza insita nelle dichiarazioni di D'Alema - da prendere sempre con beneficio d'inventario - forse non è del tutto da scartare.
Ciò detto, però, condivido quanto contenuto nella relazione circa l'analisi delle difficoltà e dei limiti riguardo ai tentativi concreti di avvio delle riforme istituzionali in campo nazionale. Anche in questo contesto però riusciremo ad incidere maggiormente se non caratterizzeremo in senso troppo rivendicazionista o troppo critico i nostri interventi.
Anche quanto contenuto nella relazione in merito ai rapporti Regione-Comunità europea risente del taglio un po' rivendicazionista. Infatti l'argomento è incentrato soprattutto sulle possibilità di accesso della Valle d'Aosta agli organismi europei e si preoccupa poco della necessità di concorrere a trovare risposte e a governare i problemi che a quel livello si pongono. Inoltre ritengo che la fondazione di una Repubblica federale italiana sia un passo obbligato per costruire i passi successivi di un'Europa federale, che vede concorrere Stati con situazioni interne e processi di riforma interna estremamente diversificati.
Richiamo poi altri argomenti che la commissione dovrebbe riprendere nel prossimo lavoro: il federalismo interno alla Regione, sulla base di un ragionato principio di sussidiarietà; il funzionamento degli organi istituzionali della Regione stessa, al fine di meglio definire i rapporti fra potere legislativo ed esecutivo. Elenco solo perché sono già stato un po' lungo.
Concludo sottolineando anch'io, come già hanno fatto altri, la necessità di allargare il dibattito su un tema così fondamentale a tutte le forze politiche del Consiglio. Se ci facciamo condizionare da furbizie su questioni procedurali anche di fronte ad un tema di questa portata, come possiamo pensare di realizzare l'obiettivo contenuto nella relazione di coinvolgere nel dibattito le forze sociali, culturali, i singoli cittadini?
Penso ci siano i modi per sgombrare il campo dalle iniziali incomprensioni. Siamo disponibili a fare i passi necessari, naturalmente l'invito al confronto su questi passi da fare è esteso a tutte le forze politiche del Consiglio; lo sottolineo perché non vorrei che qualcuno si predisponesse ad utilizzare quest'occasione per qualche manovra di parte. Spero che l'invito, contenuto nella risoluzione che verrà discussa, di portare il confronto sull'allargamento della commissione in discussione a livello di Capigruppo, dia dei frutti!
Président Le débat est ouvert. Tous les conseillers ont reçu le texte de la résolution déposée par nos collègues. Est-ce que quelqu'un entend prendre la parole?
Par rapport à la résolution qui a été présentée, deux petites corrections de forme sont indispensables. Au IVème alinéa: "Preso atto della relazione preliminare presentata dalla Commissione speciale per le riforme istituzionali, ringraziando la Commissione e il suo Presidente…".
Je n'ai plus de conseillers inscrits à parler, je ferme la discussion générale.
Est-ce que quelqu'un prend la parole pour déclaration d'intention sur la résolution présentée par les Conseillers Fiou, Cottino et Martin? Je soumets au vote la résolution:
Conseillers présents et votants: 22
Pour: 22
Le Conseil approuve à l'unanimité.
