Objet du Conseil n. 500 du 24 mars 1999 - Resoconto
SÉANCE DU 24 MARS 1999 (MATIN)
OGGETTO N. 500/XI Aggiornamento del programma dei lavori di edilizia sanitaria. (Interpellanza)
Interpellanza Preso atto del nuovo programma generale in materia di edilizia sanitaria, così come è stato definito con delibera di Giunta n. 69 del 18/1/1999, che modifica la precedente delibera n. 3320 del 22/11/97;
Preso atto delle dichiarazioni dell'Assessore regionale alla Sanità, apparse sugli organi di stampa, circa i maggiori costi delle centrali tecnologiche;
Evidenziato che i costi complessivi e i tempi degli interventi di ammodernamento e ristrutturazione dell'ospedale regionale tendono via via a dilatarsi;
Considerato che nel nuovo programma sono stati accantonati interventi importanti, come l'Hospice presso il Beauregard, che potevano aumentare la dotazione di posti letto;
Vista la lettera aperta del 6/3/99 sull'insufficienza di posti letto nell'ospedale di Aosta, firmata da 51 medici;
Vista altresì la lettera aperta del cappellano dell'ospedale sulla mancanza di spazi che possano garantire ai pazienti almeno una morte dignitosa;
I sottoscritti Consiglieri regionali:
Interpellano
l'Assessore competente per sapere:
1) come si spiega l'aumento dei costi delle centrali tecnologiche, visto che già nel programma del 1997 si parlava di "decisione di variare la localizzazione delle centrali";
2) per quale motivo, nel momento in cui si procede ad un aggiornamento del programma dei lavori di edilizia sanitaria, non si prevedono interventi per creare spazi necessari a migliorare la qualità degli ultimi giorni di vita dei pazienti;
3) quale risposta viene data all'appello dei medici, che fa seguito a quello dello stesso primario del pronto soccorso;
4) per quali motivi è stato deciso di non costruire l'Hospice;
5) quali sono i tempi certi per la conclusione dei lavori previsti dal programma 1999.
F.to: Squarzino Secondina - Beneforti
Président La parole à la Conseillère Secondina Squarzino.
Squarzino (PVA-cU) Sì, Presidente, la ringrazio, però vorrei parlare con l'interlocutore presente in aula.
Presidente L'Assessore Vicquéry è molto sollecitato nella giornata di oggi, quindi chiede un po' di pazienza… l'Assessore Vicquéry è in aula.
Squarzino (PVA-cU) Rispetto a quest'interpellanza, noi abbiamo preso visione della delibera di Giunta n. 69 del 18 gennaio 1999 in cui viene presentato un nuovo programma generale in materia di edilizia sanitaria e questo nuovo programma modifica in alcune parti il precedente programma definito 2 anni fa con delibera n. 3320 del 22 novembre 1997. Ci sono stati alcuni cambiamenti: perché? Quali sono i motivi?
La risposta viene data dall'Assessore alla sanità, riportata dagli organi di stampa di mercoledì 20 gennaio in cui testualmente l'Assessore dice che "C'è stato un taglio di 56 milioni nel finanziamento da parte del CIPE…", però 56 milioni è una cifra risibile rispetto ai 61 miliardi di contributo da parte del CIPE, e che "la causa principale arriva dal maggior costo per l'ampliamento e lo spostamento delle centrali tecnologiche dell'Ospedale di viale Ginevra che passa da una spesa preventivata di 3,8 miliardi a 8,785 miliardi, addirittura 5 miliardi in più".
Quindi, aggiunge, "le centrali tecnologiche per ragioni di sicurezza non verranno più realizzate sotto l'Ospedale, ma in un'area all'angolo fra via Chaligne e Corso Saint-Martin e questo comporterà un aggravio di spesa rispetto a quanto preventivato che inciderà su tutto il programma".
Questa è la motivazione che l'Assessore porta ma, io mi chiedo: è proprio vero che c'è stato questo cambiamento di progettazione? Io mi sono un po' incuriosita di fronte a queste affermazioni e ho preso le due delibere per vedere com'era descritto l'intervento delle centrali tecnologiche nel programma del 1997 e come sono descritte adesso le centrali tecnologiche nel nuovo programma del 1999.
La descrizione dell'intervento è identica; se io prendo la delibera n. 3220 del 22 settembre 1997, alla scheda di sintesi A 11 B, che riguarda le centrali tecnologiche e il loro completamento, sotto il titolo di "Breve descrizione dell'intervento" leggo: "L'intervento si riferisce alla modifica del progetto di ristrutturazione della centrale termica, idraulica, frigorifera, di distribuzione dell'intero Presidio ospedaliero di viale Ginevra a causa della decisione di variarne la localizzazione e di inserire un impianto di cogenerazione in applicazione della legge 10/90 e del DPR 412/93". Questo è scritto nella delibera del 22 settembre 1997 e qui il costo delle centrali, per quest'intervento così descritto, è di 3,8 miliardi.
Se prendo la delibera n. 69 del 14 gennaio 1999, e leggo la descrizione delle centrali tecnologiche, leggo la stessa cosa: "L'intervento si riferisce alla modifica del progetto di ristrutturazione della centrale termica, idraulica, frigorifera, di distribuzione dell'intero Presidio ospedaliero di viale Ginevra a causa della decisione di variarne la localizzazione e di inserire un impianto di cogenerazione in applicazione della legge 10/90 e del DPR 412/93". Costo dell'opera 14 miliardi in totale, perché quest'intervento passa da 3,8 miliardi a lire 8.785.468.000.000. Allora io mi chiedo: come si spiega l'aumento dei costi delle centrali tecnologiche visto che già nel programma 1997 si parlava di decisioni di variare la localizzazione della centrale?
Ci sorge il dubbio che sia convalidata una nostra teoria che da anni andiamo esponendo e cioè che i costi complessivi e i tempi degli interventi di ammodernamento e ristrutturazione dell'Ospedale regionale tendono via via a dilatarsi, che quando si interviene su una struttura vecchia si sa quando si incomincia, ma non si conoscono i tempi esatti di realizzazione. Per esempio, per le centrali tecnologiche nel programma 1997 era previsto l'appalto ad aprile 1998, nel programma 1999 l'appalto è previsto a gennaio 1999, quindi i lavori registrano sempre dei ritardi.
Una volta appurato che la ristrutturazione dell'Ospedale costa più di quanto si era preventivato, cosa viene fatto? Si decide di tagliare in altri settori e guarda caso proprio in quei settori che potevano mettere a disposizione più posti letto proprio per quei degenti che, passata la fase acuta, hanno bisogno di cure assidue di tipo più infermieristico.
Parlo dell'Hospice presso il Beauregard che poteva aumentare la dotazione di posti letto. Cioè per recuperare questi 5 miliardi da qualche parte devo pur prenderli, cosa faccio? Elimino il progetto dell'Hospice del Beauregard, proprio quello che poteva dare dei posti letto in più. Eppure i letti all'ospedale mancano, come mostra ancora ultimamente la lettera aperta del 6 marzo 1999 firmata da 51 medici che denunciano l'insufficienza di posti letto nell'Ospedale di Aosta. Dicono chiaramente: "va riconosciuta l'insufficienza dei posti letto nelle due sedi dell'Ospedale valdostano di viale Ginevra e del Beauregard". Eppure all'Ospedale tutti gli spazi ormai sono occupati dai letti, non c'è spazio per niente altro, non c'è neanche spazio per morire con dignità, come ci ricorda il Cappellano nella lettera sui giornali.
Si vuole sapere, quindi, per quali motivi è stato deciso di non più attivare l'Hospice e sacrificare proprio quei posti letto; come si intende rispondere quindi all'appello dei medici, che fa seguito a quello del primario del pronto soccorso, cioè la denuncia di mancanza di posti letto per cui si è costretti o a non ricoverare o a dimettere anzitempo.
Si chiede per quale motivo, nel momento in cui si procede ad un aggiornamento del programma dei lavori di edilizia sanitaria, non si prevedono interventi per creare spazi necessari a migliorare la qualità degli ultimi giorni di vita dei pazienti. E dato che ci troviamo di fronte a lavori i cui tempi di realizzazione sono sempre slittati, si chiede quali sono i tempi certi per la conclusione dei lavori previsti dal programma 1999.
Président La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.
Vicquéry (UV) La Consigliera Squarzino è sempre molto precisa nelle analisi, questa volta però io stesso ho avuto dei problemi a ricostruire i passaggi logici che la Consigliera ha cercato di fare perché la materia non è complessissima, ma non è neppure semplicissima perché di fatto non c'è un grosso aumento del costo di realizzazione delle centrali tecnologiche bensì una maggiore richiesta di finanziamento allo Stato in base all'articolo 20 della legge del 1988.
Con delibera del 23 febbraio 1990 n. 1786 viene dato l'incarico all'Ing. Saggese per la progettazione esecutiva e la ristrutturazione delle centrali tecnologiche del Presidio ospedaliero di viale Ginevra in tre stralci.
La consegna dei progetti esecutivi e degli stralci viene fatta in data 11 giugno 1991 primo stralcio, 22 luglio 1991 secondo stralcio, 19 marzo 1992 terzo stralcio che prevedevano all'epoca le seguenti cifre di appalti per un totale complessivo di 5,959 miliardi.
Tale progettazione, che ammonta a complessivi lire 6.638.414.200, compresivi di IVA, spese tecniche ed imprevisti, è stata oggetto di finanziamento statale, ex articolo 20 della legge n. 67/88, per un importo pari a lire 6,3 miliardi, secondo il progetto originario che prevedeva le centrali tecnologiche sotto il Pronto soccorso.
Con delibera del 29 gennaio 1993 n. 786 viene approvato il progetto esecutivo del primo e secondo stralcio e l'appalto a licitazione privata per lire 2,615 miliardi più IVA per complessive lire 3,112 miliardi.
Con delibera del 10 dicembre 1993 viene approvata l'aggiudicazione mediante licitazione privata del primo e secondo stralcio alla Ditta Orion per un importo di lire 1,57 miliardi più IVA al netto ribasso del 39,93 percento. I lavori sono consegnati in data 14 luglio 1994.
Con delibera del 30 dicembre 1994 n. 11000 viene incaricato l'Ing. Saggese della redazione di uno studio di fattibilità e della revisione del progetto del terzo stralcio in relazione a sopravvenute disposizioni di legge, in particolare la legge n. 10/91 e il DPR n. 412/93. Si rileva che anche se la legge 10/91 era già in vigore all'epoca della consegna degli elaborati, gli elementi significativi per le progettazioni furono introdotti dal DPR 412/93: si è quindi data continuità all'incarico originario per continuare le necessarie riprogettazioni delle opere.
Per non dilungarmi troppo, leggo alcuni stralci dello studio redatto dall'Ing. Saggese, il quale all'epoca scriveva: "Con riferimento alla mia prima relazione introduttiva al progetto di massima che è del 14 febbraio 1989, dieci anni fa, si rammenta infatti che fu proposto di spostare le centrali tecnologiche in un volume da realizzare interrato in una zona posta a sud-ovest del fabbricato definito come nuovo ampliamento corrispondente all'area compresa fra la strada che conduce all'accesso di via Saint-Martin de Corléans e la proiezione del futuro ampliamento del fabbricato sud.
Tale spostamento, già auspicabile al momento della prima progettazione - che evidentemente non è stato ritenuto valido - risulta a mio avviso determinante per una corretta impostazione urbanistica della sistemazione dell'intera area del Presidio ospedaliero in questo momento ancora perfettamente attuabile. In questo senso ritengo opportuno sottolineare i vantaggi conseguibili con lo spostamento delle centrali tecnologiche nella zona in precedenza individuata:
decentramento di una funzione che per sua natura implica un discreto livello di rischio, implicitamente connesso con l'uso di combustibili, l'emissione di potenze acustiche rilevanti, la produzione di fumi, la movimentazione di materiale che nulla hanno a che fare con l'attività medica e la presenza di persone e mezzi, per esempio carico e scarico del gasolio che complicano la già affollata situazione dell'accesso principale del presidio ospedaliero;
il volume abbandonato delle centrali tecnologiche potrebbe essere molto più proficuamente utilizzato per funzioni connesse all'attività prettamente medica data la sua posizione baricentrica, anche se seminterrata. La superficie recuperabile può essere valutata in circa 800 metri quadri al netto del corridoio verso la nuova centrale elettrica che dovrebbe permanere. E' inoltre possibile ipotizzare la struttura su due livelli, in considerazione della notevole altezza media eccetera;
lo spostamento delle centrali tecnologiche in posizione più decentrata permetterebbe di svincolare completamente la configurazione dell'accesso al Pronto soccorso non esistendo più limitazioni connesse alla sicurezza dei locali che sovrastano la centrale termica. Si rammenta infatti che questo è il motivo originario alla base della ristrutturazione della centrale termica e cioè l'impossibilità di avere questa funzione sottostante ad una attività lavorativa per i notevoli pericoli connessi con la produzione di vapore tecnologico;
la nuova localizzazione delle centrali tecnologiche permetterebbe la realizzazione di una struttura conforme alle normative vigenti ed una conduzione completamente svincolata: per l'accesso da via Saint-Martin de Corléans dei combustibili e delle altre movimentazioni (anche se la scelta politica sarà quella di utilizzare il metano);
la filosofia della distribuzione dei vettori termici potrà essere notevolmente semplificata provvedendo a realizzare delle reti di teleriscaldamento eventualmente anche ad acqua surriscaldata e del teleraffreddamento che serviranno le varie sottocentrali del fabbricato tramite cunicoli tecnici ispezionabili che potranno servire per la distribuzione anche di altri impianti (esempio: gas medicali);
la realizzazione del nuovo volume tecnologico implica una spesa che risulta almeno in parte compensata dall'acquisizione a fini ospedalieri dell'area attualmente occupata dalla centrale termica; per quanto concerne gli impianti non si configurano ulteriori spese per la realizzazione delle opere rispetto a quelle preventivate poiché il progetto prevedeva la ristrutturazione completa di tutta l'impiantistica e le relative opere non risultano ancora appaltate, la terza fase non è ancora appaltata…"…
(interruzione della Consigliera Squarzino, fuori microfono)
… è quella che ci ha scritto l'Ing. Saggese del 5 febbraio 1996. All'epoca, me lo ricordo bene, avevo chiesto di relazionare. Non era una scelta politica facile perché l'applicazione della legge n. 412/93 si doveva dare per scontata in quanto una legge dello Stato che obbliga a prevedere in questi casi la cogenerazione, che consente di produrre energia elettrica ed energia termica e di conseguenza di risparmiare considerevoli quantità di energia.
Di conseguenza con delibera di Giunta del 3 maggio 1996 n. 2028, la lettera è del 5 febbraio 1996, viene stabilito di spostare la localizzazione della centrale termica dall'attuale sistemazione in una nuova posizione a sud-ovest del fabbricato delle chirurgie. Tralascio tutte le fasi successive dei lotti e degli appalti e quant'altro. Per la progettazione su indicata è stato richiesto un ulteriore finanziamento, ex articolo 20, nella fase II del programma in materia di edilizia sanitaria, approvata con delibera del 22 settembre 1997 n. 3320. Tale finanziamento aggiuntivo ammontava a 3,8 miliardi, in aggiunta ai 6,3 miliardi finanziati già nel primo triennio, ex articolo 20. L'ulteriore copertura finanziaria era assicurata dal bilancio regionale. Con deliberazione del CIPE in data 6 maggio 1998 è stata assegnata alla Regione Valle d'Aosta la somma di lire 8.785.468.000 per interventi destinati alla sicurezza, e tale finanziamento rientrava in quello complessivo di lire 61.711 milioni assegnato per la realizzazione del programma di cui alla delibera n. 3320.
La Regione, entro 30 giorni dalla data di pubblicazione della citata deliberazione, doveva presentare al Ministro della sanità la richiesta di finanziamento; la mancata richiesta di finanziamento avrebbe comportato la revoca della somma assegnata alla Regione. In seguito alla determinazione della sopracitata delibera del CIPE si è stabilito con delibera di Giunta regionale del 10 agosto 1998 n. 2744 di utilizzare tali risorse per la progettazione in questione, passando quindi da un finanziamento di 3,8 miliardi ad uno di 8,785 miliardi, mentre secondo la prima ipotesi la differenza sarebbe stata finanziata sul bilancio regionale. Così abbiamo usufruito di 8,785 miliardi totalmente finanziati dallo Stato.
Questa è la realtà delle cose. Non si tratta di un vero e proprio aumento del costo di realizzazione perché la terza fase, come dice l'Ing. Saggese, avrebbe comunque comportato delle spese tecniche. Ci sono spese maggiori, ma non nei termini apparsi sui giornali e anch'io condivido quanto ha affermato la Consigliera Squarzino, quell'articolo sul giornale ha dato un'informazione scorretta perché una cosa è dire che aumenta la richiesta di finanziamento allo Stato, altra cosa è dire tout court che aumentano i costi di realizzazione dell'opera.
Comunque confermo la validità di questa scelta, soprattutto ai fini energetici ambientali, tema tanto caro al Gruppo dell'Ulivo presente in Consiglio regionale perché permetterà sicuramente di risparmiare considerevoli quantità di energia, permetterà di utilizzare metano, permetterà di autoprodurre energia elettrica e sapete quanto questo è importante nella logica dell'economia generale dell'Ospedale.
Cerco di rispondere agli altri punti pur non essendoci il filo logico che la collega Squarzino vuole dimostrare. Riguardo al punto 2: per quale motivo nel momento in cui si procede ad un aggiornamento del programma dei lavori non si prevedono interventi per creare spazi necessari a migliorare la qualità degli ultimi giorni di vita dei pazienti.
Sia gli interventi sistematori realizzati, sia quelli in fase di realizzazione, sia quelli in previsione contengono tutti quei requisiti edilizi ambientali tendenti al miglioramento della qualità della vita dei cittadini ricoverati in particolari stanze di degenza, non più di 2-3 letti, dotate di servizi igienici e comfort quale filodiffusione, tivù, linea telefonica dedicata. Inoltre sono stati creati spazi di soggiorno e socializzazione nell'ambito degli standard previsti dalla normativa vigente. Tutti gli interventi che si stanno facendo rispondono agli standard previsti dal Ministero della sanità.
Capisco la lettera del Cappellano che si pone un problema etico-morale, ma vorrei rispondere in quest'aula al Cappellano che non è prevista dagli standard nazionali la predisposizione di locali in reparto per i defunti per ragioni di medicina legale. Le camere mortuarie ci sono e si stanno ampliando in questa fase perché i defunti devono essere portati in camera mortuaria.
Ciò non toglie che è vero purtroppo che troppo spesso i medici ospedalieri tengono i defunti in camera di degenza troppo tempo rispetto a quello che dovrebbe essere un comportamento etico-morale, così come è vero che troppo spesso ricoverano nelle stesse stanze ammalati a cui bisogna ancora effettuare una diagnosi insieme a malati in fase terminale; questo è deplorevole perché non si tratta di numero di posti letto o stanze riservate ai defunti, ma si tratta semplicemente di buon senso e di organizzazione dell'attività ospedaliera.
Per quanto riguarda il terzo punto, quale risposta viene data all'appello dei medici che fa seguito a quello dello stesso Primario del Pronto soccorso, debbo dire che ho apprezzato la lettera dei medici che pone in termini critici un problema che va affrontato.
L'ho apprezzato, ho avuto un incontro in questi giorni con le organizzazioni sindacali mediche, ho chiesto loro di collaborare anche e soprattutto in applicazione della delibera di Giunta che è stata citata e che dà disposizione all'USL per la predisposizione dell'accordo di programma, delibera nella quale ci sono molti punti di riflessione che riguardano il tasso di ospedalizzazione troppo elevato, che riguardano il tasso di degenza troppo elevato, che riguardano il problema dei ricoveri impropri, che riguardano il problema sicuramente di recuperare degli spazi per i post-acuti.
Sono tematiche aperte che vanno affrontate di intesa con tutte le parti sociali ed è quanto stiamo facendo perché, ripeto, che non si tratta di un problema di posti letto ma di gestione dei posti letto…
Beneforti (fuori microfono) … c'è gente che aspetta un anno…
Vicquéry (UV) … è un altro tipo di ragionamento quello di dire che c'è gente che aspetta. Il problema della gestione dei posti letto è diverso rispetto ai problemi di organizzazione dell'Ospedale nel quale si inseriscono altre problematiche come le prestazioni dei servizi, le prestazioni delle sale operatorie e quant'altro.
Per rispondere al quarto punto: per quali motivi è stato deciso di non costruire l'Hospice. Non c'è il filo logico nel dire che si prendono i soldi per le centrali tecnologiche e non si danno i soldi all'Hospice perché così non è.
I fondi dell'Hospice non sono stati utilizzati sia perché abbiamo utilizzato quegli spazi per dare la possibilità di spostare prima la Neurologia, adesso la Gastroenterologia in concomitanza con la realizzazione del secondo lotto di intervento in Oncologia e in Medicina, ma sia soprattutto perché c'è un ripensamento a livello ministeriale sulla logica e sulla finalità degli hospice tant'è che il decreto legge 28 dicembre 1998 n. 450, che reca disposizioni per assicurare interventi urgenti di attuazione del piano sanitario nazionale 1998-2000, stabilisce che entro 30 giorni dall'entrata in vigore dello stesso il Ministero della sanità, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti Stato-Regioni, adotta un programma nazionale per la realizzazione in ciascuna regione e provincia autonoma di almeno una struttura dedicata all'assistenza palliativa di supporto per pazienti la cui patologia non risponda ai trattamenti disponibili e che necessitano di cure finalizzate ad assicurarne una migliore qualità della vita, per intenderci, i malati terminali oncologici.
Per la realizzazione di tali strutture sono concessi dallo Stato contributi a carico del bilancio statale; le regioni dovranno presentare, nei termini e con le modalità previste dal decreto ministeriale di adozione del programma su indicato, i progetti per la realizzazione delle strutture, le quali dovranno essere conformi alle indicazioni del programma medesimo. È stata così stralciata dal programma generale in materia di edilizia sanitaria ai fini dell'avvio della seconda fase la realizzazione dell'Hospice in quanto tale struttura sarà finanziata con i contributi su indicati.
Non sono ancora stati emanati al momento attuale i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l'esercizio dell'attività sanitaria da parte della struttura in questione.
Il Ministero non ha ancora adottato il programma nazionale previsto dal decreto legge 28 dicembre 1998 n. 450; proprio domani mattina gli Assessori regionali sono convocati a Roma e fra i punti all'ordine del giorno c'è anche la questione dell'articolo 20, specificatamente questa problematica.
Per quanto riguarda il quinto punto, quali sono i tempi certi per la conclusione dei lavori previsti nel programma 1999, la situazione a tutt'oggi è questa: secondo intervento, secondo lotto, progettazione esecutiva approvata, appalto in corso, termine primavera 2002; Rianimazione, lavori ultimati; Risonanza magnetica e Radiologia, lavori in corso, termine previsto settembre 2000; cablaggio, termine lavori autunno 1999; centrali tecnologiche, appalto in corso, termine lavori marzo 2001; gas medicali, inizio lavori luglio 1999, termine lavori maggio 2000; spogliatoi, lavori già appaltati, termine lavori, primavera 2000; adeguamento impianti Beauregard, termine lavori autunno 1999; Centro diurno RSA, progettazione definitiva approvata; Poliambulatorio di Donnas, presumibile appalto giugno 1999, termine lavori inverno 2000; sede del 118, progettazione in corso. Questa è la situazione degli interventi in corso.
Mi pare di aver risposto in modo esaustivo anche se le domande poste non hanno assolutamente una correlazione fra di loro. Ripeto qual è il problema di fondo: non abbiamo tolto dei fondi agli investimenti sui posti letto, assolutamente no, anzi ne faremo altri in questo senso; vogliamo lavorare sull'aspetto organizzativo che è fondamentale.
Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Ringrazio l'Assessore per aver risposto a tutte le domande.
Le confesso, Assessore, che le sue risposte se sono state ricche di informazioni, non mi hanno però soddisfatto, nel senso che non sono venute incontro alle domande di fondo che ponevo e soprattutto perché fanno emergere le contraddizioni che nell'interpellanza ponevo.
Prima domanda: lei mi ha raccontato tutta la storia - non sono riuscita a prendere neanche tutti gli appunti per bene - delle centrali tecnologiche, molto interessante; quello però che avevo sottolineato nel mio intervento era che nel 1997 si prevedevano 3800 miliardi per un intervento che già parlava della decisione di variare la localizzazione e di inserire un impianto di cogenerazione, perché tutta la storia che mi ha fatto prima arriva fino al 1996.
Io non contesto la decisione di spostare le centrali, non la contesto perché è corretta nell'ottica di questa ristrutturazione, ma la lettera con cui vengono date le motivazioni dello spostamento della centrale è del 5 febbraio 1996, la delibera in cui la Regione ha deciso lo spostamento è del 3 maggio 1996, la delibera con il programma dei lavori del 22 settembre 1997, quindi parlo di quasi un anno e mezzo dopo, parla tranquillamente di spostamento.
Quindi nel 1997, in cui si è definito il programma di lavoro delle centrali, si sapeva già che dovevano essere spostate perché la delibera c'era già stata, però la cifra era di 3,8 miliardi, mentre nel 1999 si dice che la cifra è aumentata perché c'è lo spostamento. Allora tutte le sue argomentazioni e le sue date hanno proprio dimostrato la mia tesi: che, nel momento in cui nel 1997 si sono decisi 3,8 miliardi, si sapeva già che le centrali andavano spostate, quindi c'è qualcos'altro che è aumentato, non sappiamo cosa, lei non me lo ha detto, comunque, nelle cose che ha detto non ha spiegato le motivazioni: ha solo accennato che già il precedente progetto era sui 6 miliardi, quindi non c'è stato un aumento di costi anche se un aumento complessivo c'è stato.
Ma questo, secondo me, è molto grave, Assessore, perché lei sapeva già che nel 1997 le centrali dovevano essere dislocate e questo avrebbe comportato un aumento dei costi; eppure nel 1997 lei a Roma presenta al CIPE un programma in cui dice che le centrali vanno spostate, con un costo di 3,8 miliardi, sapendo che non era così.
La cosa mi sembra doppiamente grave anche perché quando lei prevede 3,8 miliardi come costo complessivo, non prevede nella scheda i finanziamenti della Regione come invece fa in altri progetti.
In altri progetti è detto chiaramente: costa tanto, una parte la dà il CIPE, una parte la mette la Regione. In questo caso, quindi c'è qualcosa che non va; ora comincia a preoccuparmi il fatto che, se in una scheda presa così, a caso, ci sono delle cose non vere, nelle altre allora bisogna andare a spulciarle tutte, Assessore?
Rispetto alla seconda domanda che avevo posto, le chiedo scusa se prima ho interloquito; nella seconda domanda si chiedono interventi per creare spazi necessari non per i defunti, ma spazi necessari a migliorare la qualità degli ultimi giorni di vita dei pazienti, che è cosa ben diversa dai defunti… Quello che si chiede è che gli ultimi giorni di vita dei pazienti abbiano degli spazi tali da poter rendere dignitosa la morte. Non parlo dei defunti, quindi forse qui non ci siamo capiti o lei non aveva presente la richiesta fatta nella domanda numero due.
Rispetto alla risposta alla domanda numero tre; lei accenna ad un accordo di programma in cui si parla di riduzione dei posti letto, però lei continua a dire che si occupano troppo i posti letto, lei dice che nessun reparto arriva al cento percento. In alcuni reparti però, a quanto mi consta, si arriva anche sopra al cento percento, questo vuol dire che nello stesso giorno ci sono due pazienti che ruotano sullo stesso letto. La media nazionale generale non parla del cento percento, dice che è ottimale quando c'è l'85 percento di occupazione (non ricordo a memoria il dato esatto, ma comunque si attesta sull'85 percento). Allora il nostro obiettivo è che la media generale sia l'85 percento e non il 100 percento, Assessore, e se lei pone come uno dei vincoli dell'accordo di programma questa media, secondo me, lei si colloca in un parametro che non è corretto, che non è collegato ai parametri di qualità della sanità in Italia.
Lei, alla domanda numero quattro, mi ha dato una risposta sull'Hospice dicendo che i letti a questo riservati, sono necessari adesso per altri reparti. Però lei, il 20 gennaio, aveva detto che l'aumento del costo dei lavori per lo spostamento delle centrali avrebbe provocato, come precisa la delibera della Giunta, l'eliminazione dell'importo di 2,4 miliardi relativo alla realizzazione dell'Hospice che, guarda caso, sarebbe andata proprio nell'ottica di fornire alla Valle d'Aosta l'uno per mille di posti letto riservati per post-acuti, posti che non abbiamo per niente.
Per questo, a mio avviso la sua decisione rispetta maggiormente le esigenze dei medici che non quelle degli utenti. Non solo, e qui non me ne voglia l'Assessore, ma se prendo la delibera del 1997, quella in cui si presenta il programma dei lavori, nella scheda riassuntiva, in cui si parla di quali sono i lavori finalizzati all'umanizzazione e al confort, vedo che la scheda E.3 relativa all'Hospice, proprio quella che viene oggi eliminata. Pertanto l'unica opera, che nel programma del 1997 era finalizzata ad umanizzare e a dare comfort ai pazienti, viene eliminata. Se questa le sembra una politica seria di attenzione ai pazienti…
E rispetto ai tempi, ho alcuni dubbi che possono essere rispettati. Se posso avere quella tempistica la ringrazio, però se quella tempistica funzionerà come la tempistica precedente, credo che dovremo aspettare il 2005, il 2006, il 2008 o il 2010 per vedere finiti i lavori che via via inizieranno. Sarebbe poi interessante vedere come può essere rispettato l'utente nell'Ospedale con tutti questi lavori che partono contemporaneamente.
