Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 498 du 24 mars 1999 - Resoconto

SÉANCE DU 24 MARS 1999 (MATIN)

OGGETTO N. 498/XI Dati sulla presenza di un "rischio amianto" ed intendimenti in merito alla cessazione dell'impiego dell'amianto. (Interrogazioni e interpellanza)

Interrogazione Richiamata l'interrogazione presentata in data 22 gennaio 1997, relativa agli interventi per eliminare, negli edifici della città di Aosta, le coperture dei tetti con materiale contenente amianto, e la relativa risposta;

Sottolineata l'importanza di un attento monitoraggio sul problema amianto, monitoraggio che è stato affidato all'ARPA;

il sottoscritto Consigliere regionale

Interroga

la Giunta regionale per sapere:

1) quali sono i risultati finora ottenuti dal monitoraggio effettuato dall'ARPA;

2) entro quali tempi si prevede che tale studio venga ultimato, in modo da poter avere un quadro completo sulla presenza di un "rischio amianto" nella nostra Regione.

F.to: Lanièce

Interrogazione Premesso

? che la legge 27 marzo 1992, n° 257 ha disposto una serie di norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto, prevedendo altresì misure di decontaminazione e di bonifica delle aree o degli edifici interessati dall'inquinamento di questo minerale;

? che, ai sensi della succitata legge, le regioni avevano il compito di adottare piani di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interrogano

l'Assessore delegato per conoscere:

1 - se sono stati rispettati i tempi di pianificazione dalla Regione Valle d'Aosta, nonché quali sono le risultanze del "censimento" contenuto nel Piano regionale con particolare riferimento a edifici pubblici, locali aperti al pubblico o di utilizzazione collettiva e blocchi di appartamenti;

2 - se sono stati predisposti corsi di formazione professionale e di abilitazione finalizzati alla rimozione e alla bonifica delle aree interessate all'inquinamento;

3 - qual è l'entità delle risorse messe a disposizione per lo svolgimento delle attività di controllo, nonché quali sono le tecniche di monitoraggio utilizzate;

4 - se è stato altresì istituito l'apposito registro di cui alla legge n° 257.

F.to: Tibaldi - Frassy

Interpellanza Letto l'articolo 10 della legge n. 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto) che impone alle Regioni l'adozione di piani di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto;

Appreso dagli Organi di stampa nazionali che la Valle d'Aosta, insieme ad altre tre regioni italiane, non ha ottemperato alle previsioni di legge;

Ritenuta grave tale omissione, in considerazione dei danni biologici provocati dall'amianto in primo luogo agli esseri umani;

il sottoscritto Consigliere regionale

Interpella

l'Assessore competente per sapere:

1) Per quali motivi l'Amministrazione non ha ottemperato alle previsioni di legge in materia;

2) Se si intende porre rimedio alla mancanza e, in caso affermativo, in quali tempi e con quali modalità.

F.to: Curtaz

Président Comme nous l'avons rappelé, cette interpellation sera discutée conjointement aux questions dont aux points 9 et 10.

La parole au Conseiller Curtaz.

Curtaz (PVA-cU) La legge nazionale n. 257/92, "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto", che come sappiamo è un elemento molto pericoloso, al suo articolo 10 impone alle regioni l'adozione di piani di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dei pericoli derivanti dall'amianto. Abbiamo appreso dagli organi di stampa nazionali che la Valle d'Aosta, insieme ad altre tre regioni dell'Italia meridionale: Calabria, Basilicata e Campania, ma non sono sicuro di questa terza regione, non ha semplicemente ottemperato alle previsioni di legge. Riteniamo questa omissione piuttosto grave proprio in considerazione dei già accennati danni biologici che l'amianto può provocare in primo luogo agli esseri umani.

Da qui l'oggetto dell'interpellanza, in cui chiediamo per quali motivi l'Amministrazione non ha ottemperato alle previsioni di legge in materia, e quando l'Amministrazione medesima intende porre rimedio a tale omissione, con quali tempi e con quali modalità.

Président La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.

Vicquéry (UV) Questa interpellanza mi dà la possibilità di chiarire la differenza che c'è fra un aspetto formale e un aspetto sostanziale. Formalmente la Regione non ha adottato questo piano perché di fatto il problema dell'amianto in Valle d'Aosta è limitato, come è noto, alla cava di Cheissan in Comune di Emarèse; una cava che è stata oggetto di continui e ripetuti monitoraggi per verificare la quantità di fibre nell'aria e il conseguente rischio. Cito a memoria una tesi di laurea del dr. Sandri, documenti prodotti dalla clinica del lavoro di Pavia, dalla società di geologia e ingegneria mineraria, dall'Unità operativa Chimica tossicologica dell'USL, documenti richiesti alcuni dei quali direttamente dall'Amministrazione regionale nel corso degli anni e che hanno sempre tutti ripetutamente escluso qualsiasi possibilità di rischio. Faccio presente che questa miniera di Cheissan è stata chiusa nel '70 ed è stata definitivamente messa in sicurezza nel 1982.

Questo è il motivo principale ed esclusivo per il quale il piano formalmente non è stato adottato, per mancanza di motivazione. È pur vero che formalmente risulta non adottato, ma è anche vero che una cosa è la forma, altra cosa è la sostanza. Ciò non toglie che comunque nella predisposizione del piano di gestione di rifiuti è intenzione dell'Amministrazione regionale prevedere un'apposita sezione sulle bonifiche dell'amianto, ma semplicemente a livello di rappel, proprio perché tutti i documenti che sono in nostro possesso - e vi assicuro sono stati continuamente monitorati - ci escludono qualsiasi possibilità di rischio.

Comunque, nell'ambito dell'applicazione di questa legge n. 257/92 è stato preparato uno specifico progetto, "Difesa dei pericoli derivanti dall'amianto negli edifici pubblici", approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 3441 del 29 settembre 1997, la cui esecuzione è stata affidata all'ARPA che consente, anche in assenza del piano, di adempiere totalmente a quanto previsto dall'articolo 10, comma 2, lettere i) ed l) della legge n. 257. Quanto allo stato di fatto del progetto, le prime risultanze sono contenute nel documento dell'ARPA, che è ancora interlocutorio in quanto i lavori non sono ancora conclusi, e di cui vi darò lettura. Inoltre, anche in risposta ad altre richieste avanzate dai Consiglieri Tibaldi e Frassy, sono stati regolarmente avviati i corsi di formazione professionale e di abilitazione, finalizzati alla rimozione, bonifica e smaltimento dei rifiuti contenenti amianto, previsti dall'articolo 10, comma 2, lett. h), di cui una parte, quelli a livello gestionale riferiti ai responsabili di impresa, sono già stati svolti, dal 19 febbraio al 27 marzo 1998, per un totale di 52 ore e a cui hanno partecipato 33 persone, mentre per quanto concerne quelli a livello operativo, riferiti ai lavoratori, si svolgeranno il 9 e il 13 aprile prossimi per un totale di 8 ore per ogni corso e a cui sono iscritti 65 persone.

Tengo a sottolineare che quest'attività di aggiornamento e formazione professionale non è di esclusiva competenza dell'ente pubblico, perché in altre regioni molte volte sono direttamente le associazioni di categoria che organizzano questi corsi, ma d'intesa con il CPT principalmente abbiamo deciso di organizzarli e di convalidarli formalmente da parte dell'Amministrazione regionale, proprio perché da parte loro c'era questa lamentala del fatto che non c'erano in Valle d'Aosta ditte abilitate alle rimozioni di eternit e di materiale di amianto. Il problema è stato risolto con questo primo corso riguardante appunto i responsabili d'impresa, corso che ha avuto un successo notevole a cui segue adesso quello relativo ai lavoratori.

Con una delibera di Giunta viene, ripeto, formalmente convalidata la partecipazione a questi corsi, in modo da rilasciare poi una certificazione di partecipazione al corso stesso.

Per quanto riguarda l'attivazione del registro di cui all'articolo 12 della legge n. 257, questo è subordinato alla conclusione del censimento affidato all'ARPA e alle relative risultanze. Vi do lettura di un documento che l'ARPA ha predisposto e che è ancora interlocutorio: L'ARPA Valle d'Aosta ha predisposto un progetto-obiettivo a difesa dei pericoli derivanti dalla presenza di amianto negli edifici pubblici.

Il progetto, approvato e finanziato dalla Regione autonoma Valle d'Aosta, prevede le seguenti fasi:

a) censimento degli edifici pubblici con presenza di materiali o prodotti contenenti amianto;

b) effettuazione di sopralluoghi e prelievo di campioni, materiale o aria;

c) analisi dei campioni raccolti;

d) definizione delle priorità di intervento;

e) bonifiche;

f) restituzione dei locali;

g) smaltimento dei rifiuti.

L'ARPA ha deciso di iniziare i sopralluoghi dagli edifici di proprietà pubblica, in particolare gli edifici scolastici, e successivamente di estenderli anche a quelli di proprietà privata aperti al pubblico o di utilizzazione collettiva. Per la fase di censimento è stata inviata una lettera in data 27 gennaio 1998 con la quale si richiedeva la collaborazione da parte degli uffici tecnici comunali per il rilevamento dei dati relativi agli edifici pubblici presenti sul territorio comunale e sono pervenute al momento 65 risposte. Previa richiesta inoltrata al Servizio del patrimonio dell'Amministrazione regionale, è stato acquisito l'elenco degli edifici di proprietà regionale presenti sul territorio valdostano.

Da queste indicazioni e da ricerche condotte presso gli archivi comunali da parte di quest'agenzia è stata organizzata una catalogazione degli edifici divisi per comune, sulla base della quale è stata definita la strategia per l'effettuazione dei sopralluoghi. Alla data odierna sono stati effettuati sopralluoghi presso 24 comuni della Valle, ispezionando 195 edifici e prelevando 104 campioni di materiale.

Per quanto riguarda il capoluogo regionale, si è stabilito di cominciare la fase dei sopralluoghi partendo dagli edifici scolastici. Sono stati ispezionati gli asili nido, le scuole materne e le scuole elementari. Sono in corso le analisi dei campioni raccolti, eseguite mediante la tecnica della microscopia ottica in contrasto di fase. Con questa tecnica analitica è possibile verificare l'assenza o la presenza di fibre di amianto nei manufatti e in caso affermativo riconoscerne la specie.

Occorre precisare che anche là dove è stata riscontrata la presenza di amianto non si dovrà procedere tout court alla sua rimozione, in quanto la sua pericolosità per la salute è legata ad alcuni fattori, di cui bisogna tenere conto, e principalmente alla friabilità del manufatto. Per friabili s'intendono quei materiali che si sbriciolano con la sola pressione delle dita della mano; da questo punto di vista le coperture in eternit, le pavimentazioni plastiche tipo linoleum contenenti fibre di amianto sono di tipo non friabile e quindi in genere non pericolose. Per stimare il rischio per la salute e definire il tipo di bonifica e le priorità d'intervento, è stato deciso di utilizzare alcuni algoritmi fra quelli principali riportati nella letteratura specializzata.

Nel corso dei sopralluoghi vengono valutati alcuni fattori come ad esempio la friabilità del materiale, l'accessibilità e la destinazione d'uso del locale, attribuendo ad essi un valore. Per mezzo del procedimento di calcolo suggerito dall'algoritmo utilizzato, si ottiene un punteggio finale che viene confrontato con una scala la quale definisce il tipo di intervento: rimozione, confinamento o incapsulamento.

Data la soggettività individuale nell'attribuire i valori ai vari fattori, si è stabilito di utilizzare più di un algoritmo per ogni singolo caso e di tenere comunque conto dell'esperienza maturata. La definizione delle priorità d'intervento verrà affrontata solo al termine di tutto il lavoro di valutazione ed analisi dei campioni prelevati dagli edifici pubblici esaminati, ad eccezione dei casi ritenuti a maggior rischio; ad esempio, in alcuni campioni prelevati presso la scuola media di Valtournenche è stata accertata la presenza di amianto crisotilo in matrice friabile e applicato a spruzzi sui muri, anche se in alcuni locali adibiti a deposito e a centrale termica.

A seguito dell'indagine è stata redatta una relazione tecnica che è stata inviata agli organi competenti, Regione, Comune e ASL. Si fa presente che allo stato attuale il quadro che si va delineando è quello di sporadiche presenze di manufatti contenenti amianto in matrici friabili negli edifici esaminati.

La Regione Valle d'Aosta con deliberazione del 12 gennaio ha approvato uno specifico corso di formazione nel settore della rimozione, bonifica e smaltimento dell'amianto; il personale tecnico di quest'agenzia ha svolto alcune ore di lezione nell'ambito del corso sopracitato, al termine del quale sono stati rilasciati diplomi di qualificazione a 35 imprese della regione.

Per rispondere alla domanda che chiedeva quali sono le risorse messe a disposizione, attualmente in seno all'agenzia tre persone si occupano anche se non a tempo pieno del progetto amianto, un chimico, un ingegnere e una dottoressa in scienze naturali.

Un apposito finanziamento regionale ha permesso al laboratorio dell'ARPA di dotarsi della strumentazione necessaria per l'effettuazione di campionamenti di fibre aerodisperse e per le analisi del materiale con possibile presenza di amianto. Per il campionamento di fibre aerodisperse il laboratorio dispone di cinque campionatori personali e di un monitor per amianto. Per l'analisi dei materiali e per il conteggio delle fibre vengono utilizzati un microscopio stereoscopico e un microscopio ottico in contrasto di fase, aventi le caratteristiche prescritte dalla normativa.

È stata inoltre inviata la scheda di partecipazione al programma di controllo di qualità per l'idoneità dei laboratori di analisi che operano nel settore amianto, ai sensi del decreto 7 aprile 1997 al Ministero della sanità.

È in fase di conclusione inoltre un corso specifico sulle metodiche di analisi dell'amianto mediante la microscopia ottica presso il dipartimento di georisorse e territorio del Politecnico di Torino. Sono in fase di acquisizione altri due strumenti previsti dalla normativa per le analisi sull'amianto, un difrattometro a raggi X e uno spettrofotometro infrarosso in trasformata di Fourier. Si tratta di apparecchiature molto, molto sofisticate, di cui l'ARPA attualmente non dispone, per le quali è obbligata a rivolgersi fuori Valle.

Dice inoltre l'ing. Zublena, che ha redatto questa relazione, che si prevede che entro la fine dell'anno in scorso si concluderà la parte del progetto relativa agli edifici di proprietà pubblica. Questo è quanto ho a disposizione.

Per concludere, mi pare di aver risposto alle domande che sono state poste e di tranquillizzare i Consiglieri nel senso che la scelta politica della Giunta regionale è stata quella di affidare all'organismo tecnico, all'ARPA, l'incarico di effettuare questa rilevazione. Siamo in buone mani nel senso che il personale è professionalmente preparato, le attrezzature ci sono, rischi non ce ne sono come è stato confermato da questa relazione, perché da questa prima indagine che, ripeto, ha comportato un'ispezione in circa 200 edifici pubblici della Valle d'Aosta non risultano rischi di nessun genere. Comunque l'attenzione va mantenuta alta e soprattutto bisogna concludere il lavoro.

Mi riservo di portare all'attenzione dei Consiglieri i risultati finali del lavoro che sta effettuando l'ARPA.

Président Pour répliquer sur la réponse donnée à la question, la parole au Conseiller Lanièce.

Lanièce (Aut) Prendo atto di quanto ha appena dichiarato l'Assessore, quindi chiederei di avere la copia della relazione che ha appena letto, anche per poter meglio avere tutti i dati a disposizione.

Partendo dalla prima affermazione dell'Assessore, là dove ha detto che non è stato adottato questo piano, perché il problema è limitato alla cava presente a Emarèse, al di là di questo penso che quando c'è un problema come quello dell'amianto, che in base ad osservazioni scientifiche può avere dei grossi riflessi negativi sulla salute pubblica, occorra porre in essere un attento monitoraggio.

La prima considerazione da fare è che purtroppo la Regione autonoma Valle d'Aosta è notevolmente in ritardo perché la legge n. 257, con la quale si chiedeva alle varie regioni di porre in essere delle azioni per verificare la presenza di amianto sul territorio, è del 1992.

A differenza di quanto ha detto il collega Curtaz, le regioni che non hanno ancora presentato il piano sono la Valle d'Aosta, l'Abruzzo, il Molise e la Puglia. Questi sono i dati rilevati da "Il Sole 24Ore" del 2 marzo 1999. Quindi abbiamo una legge nazionale del 1992 che invitava le regioni a verificare la presenza di amianto sul proprio territorio.

Nel 1995 viene istituita l'ARPA, che nel 1997, a distanza di due anni dalla sua istituzione, viene messa in condizione di poter operare; nel settembre 1997 con delibera della Giunta regionale si approva il progetto di difesa dai pericoli derivanti dall'amianto. Pertanto, 1992 richiesta da parte della legge nazionale, 1997 delibera della Giunta regionale, sono 5 anni di ritardo.

Inoltre nella stessa delibera, nella quale viene indicata la presentazione di questo progetto che presenta le fasi che ha detto l'Assessore, quindi censimento di edifici pubblici, effettuazione di sopralluoghi, analisi dei campioni raccolti, definizione delle priorità d'intervento, bonifica degli edifici, smaltimento e restituzione dei locali, si dice chiaramente che i primi quattro passaggi - censimento, effettuazione dei sopralluoghi, analisi dei campioni e definizione delle priorità - spettano all'ARPA, mentre la bonifica, lo smaltimento e la restituzione dei locali spetterà all'Amministrazione regionale, una volta terminati gli interventi.

Tenuto conto che viene indicato un termine, e questo emerge da dati che avevo richiesto qualche tempo fa all'ARPA, cioè da una relazione dell'ARPA al bilancio preventivo 1998 e preconsuntivo 1997, in cui era scritto: "Progetto amianto, la durata del progetto è stimata in circa un anno", e tenuto conto che la relazione è datata 12 dicembre 1997, vuol dire che entro il 1998 bisognava terminare questo progetto.

Nella stessa delibera, fatta dall'allora Assessore Riccarand, è scritto: "Comunica che dovrà comunque essere fornita all'Amministrazione regionale una relazione dettagliata al termine di ogni fase, o comunque almeno trimestrale sui risultati ottenuti". C'è adesso una relazione che non è dettagliata, lo ha detto l'Assessore, ma sicuramente non c'è stata mai una relazione trimestrale.

Si dice ancora che "l'Assessore all'ambiente attraverso i propri funzionari provvederà a verificare e a controllare che i tempi vengano rispettati e che tutto venga eseguito così come previsto dal progetto".

Ora questa è una delibera regionale che non è stata applicata per nulla, e questo è un fatto che dimostra che molte volte certi problemi vengono seguiti con poca attenzione, al di là del fatto che poi ci sia o meno il pericolo; però come si può dire che non c'è nessun pericolo, se non si fa un monitoraggio completo? È difficile dire che non c'è rischio in Valle d'Aosta; lo si può dire solo alla fine di un monitoraggio completo. L'unica cosa che è evidente è che nel 1992 c'era una legge nazionale, alla fine del 1997 è stata fatta una delibera, che però non è stata rispettata. Questo è un fatto sul quale vogliamo richiamare l'attenzione, penso che anche i colleghi siano d'accordo.

Speriamo che quest'attività di monitoraggio venga completata al più presto, ma sta di fatto che ancora una volta una delibera regionale non è stata rispettata per niente, perché com'era scritto nella delibera bisognava predisporre delle relazioni trimestrali, e comunque il termine preventivato per ultimare almeno le prime fasi era di un anno, quindi, come dicevo prima, entro la fine del 1998. Siamo al primo trimestre 1999 e c'è stato un controllo su 24 comuni, addirittura Aosta non è stata ancora monitorata.

Ricordo che nel 1996 e nel 1997 avevo presentato due interpellanze sul problema dell'amianto, e in quella del 22 gennaio 1997 avevo scritto: "Interventi per eliminare negli edifici della città di Aosta le coperture e i tetti con materiale contenente amianto"; l'Assessore allora mi aveva risposto che era già stato affidato il progetto all'ARPA. Ma non era vero, perché se il progetto è stato approvato con la delibera datata settembre 1997, in data 22 gennaio 1997 non poteva di certo essere stato già affidato.

Questi elementi mi portano ad essere dubbioso sul fatto che questo problema così importante venga seguito con particolare attenzione; quindi visto che spetta all'Amministrazione regionale - perché ricordo che l'ARPA è un ente strumentale della Regione e ne realizza gli indirizzi programmatici - dare indirizzi e verificare che questi indirizzi vengano portati a termine, rivolgo un invito all'Assessore a far sì che la delibera venga attuata al più presto, per poter dire finalmente che il rischio di amianto non esiste in Valle d'Aosta.

Président La parole au Conseiller Tibaldi.

Tibaldi (FI) Mi sembra che le affermazioni che ci ha fornito l'Assessore siano viziate da una contraddittorietà manifesta e mi spiego.

L'Assessore inizia la sua risposta, dicendo che il problema è limitato solo alla cava di Emarèse, problema risolto con la chiusura della cava e della messa in sicurezza della medesima, completata nel 1982. In realtà nella prosecuzione della sua risposta fa cenno a un'attività di analisi, di monitoraggio, di prelievo di campioni che è stata fatta a livello regionale e che è appena iniziata, e che si riferisce alla presenza di fibre di amianto o fibre nei manufatti che contengono anche amianto soprattutto a livello di edifici pubblici, con priorità per gli edifici scolastici.

Il problema non può essere scisso sotto il profilo formale e sostanziale, perché sia sotto il profilo formale che sostanziale c'è stata una palese inadempienza nei confronti di quella che era la disposizione prevista dalla legge del 1992. La Regione Valle d'Aosta, come è stato giustamente sottolineato dagli organi d'informazione, non ha adempiuto nei tempi e nelle modalità a quelle che erano le disposizioni che si riferivano alla tutela e alla sicurezza dell'incolumità pubblica per quanto riguarda il fenomeno amianto. Tant'è che abbiamo avuto oggi anche la specifica dichiarazione che il controllo è limitato solamente ad un terzo dei comuni, 24 su 74 è grosso modo un terzo, con l'aggravante che nemmeno il Comune di Aosta, il capoluogo, dove si concentra la maggior parte della popolazione e dove c'è la maggiore densità urbana e la maggiore densità a livello di edifici, non è ancora oggetto di specifico censimento. Inoltre c'è da dire che le analisi in corso da parte dell'organo a ciò deputato, cioè l'ARPA, sono state appena, appena avviate.

Allora io penso che non si possa trattare con estrema leggerezza un problema di questa portata, perché sappiamo che le fibre aerodisperse di questo minerale sono particolarmente pericolose. E sono particolarmente pericolose non solo quelle che possono aerodispersi dalle cave, nella fattispecie dalla cava di Cheissan nel Comune di Emarèse, ma anche e soprattutto quelle che sono presenti in manufatti di edifici pubblici o comunque ad uso pubblico.

Per quanto riguarda le risposte fornite all'interrogazione presentata dal sottoscritto e dal collega Frassy, devo dire che c'è stata una risposta esauriente nei punti 2 e 4, che non c'è stata risposta nel punto 3 perché non sappiamo qual è l'entità delle risorse messe a disposizione per lo svolgimento dell'attività di controllo, mentre per quanto riguarda il quesito n. 1 c'è stata una risposta a metà, perché le risultanze del censimento, non essendo stato completato tale censimento ma essendo appena iniziato, sono estremamente vaghe, tant'è che l'Assessore, e qui mi allineo perfettamente con quanto detto dal collega Lanièce, non può arrivare oggi in aula a distanza di 7 anni dall'entrata in vigore di questa legge a livello nazionale, e darci lettura di una lettera che lui stessa ha definito interlocutoria.

Oggi in aula avremmo avuto il piacere di ascoltare piuttosto delle relazioni dettagliate, analitiche, documentate e magari motivate su quello che avrebbe dovuto essere un censimento fatto nel vero senso del termine.

Per queste ragioni mi sento di dichiarare l'insoddisfazione alle risposte fornite dall'Assessore.

Président La parole au Conseiller Curtaz.

Curtaz (PVA-cU) Ho apprezzato gli interventi dei colleghi Tibaldi e Lanièce, che hanno sviluppato delle argomentazioni che personalmente condivido, quindi non vorrei ripetermi se non per precisare un punto che da loro non è stato accennato ed è quello relativo al piano.

A me risulta incomprensibile la distinzione che l'Assessore ha fatto fra profili formali e profili sostanziali; mi sembra che di fronte ad una legge che impone alla Regione di fare un piano, il piano si fa. Il piano si fa perché si deve fare, perché è previsto. Altrimenti vale questa strana concezione della legalità, che si fa se conviene, se va bene; questa è una cosa che aleggia sempre in questa nostra vita politica.

Se poi per fortuna i dati dell'Assessore sono giusti e ci si dice che non c'erano oggetti da inserire nel piano, che cioè siamo in una situazione buona rispetto a quella di altre regioni d'Italia, va bene, allora si faceva un piano invece che di 100 pagine di 2 pagine, ma si faceva un piano per dire che non avevamo questi problemi, adempiendo in questo modo a quello che era un obbligo di legge. Perché, secondo me, questo è un modo corretto di procedere, al di là del merito su cui non ritornerò.

Queste sviste credo che le paghiamo in termini d'immagine della Valle d'Aosta. Dicevo già l'altra volta con una battuta che la notizia che l'Assessore Vallet diffonde per mezzo di televisioni e organi di stampa che la Valle d'Aosta sarà per 3 anni un grande cantiere, m'immagino ci porti 20mila turisti in meno all'anno. Notizie come quella che la Valle d'Aosta è particolarmente insensibile ai problemi dell'amianto e non fa i piani come le regioni più "scassate" d'Italia, portano 10mila turisti in meno.

Secondo me bisogna che soprattutto in materia ambientale dove siamo a mio giudizio molto indietro rispetto a tante regioni d'Italia, e siamo indietro anni luce rispetto alla situazione in Europa, ci voglia più attenzione anche per queste piccole cose, perché poi la pubblicità negativa che ne deriva è assai alta.

Senza dire poi che spendiamo miliardi per fare la pubblicità per far venire i turisti, e poi quando possiamo farci la pubblicità gratis, ci facciamo degli autogol piuttosto significativi.