Objet du Conseil n. 472 du 10 mars 1999 - Resoconto
SÉANCE DU 10 MARS 1999 (MATIN)
OGGETTO N. 472/XI Dati in merito alla mappatura e ai sistemi di monitoraggio delle zone soggette al rischio di valanghe. (Interrogazione)
Interrogazione Richiamate le numerose e devastanti valanghe che hanno interessato recentemente il territorio regionale;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
La Giunta regionale per sapere:
1) se esiste una mappatura delle zone a rischio, e in caso affermativo, se in esse siano incluse aree edificate e quali siano i criteri per la individuazione e definizione di pericolosità delle aree stesse;
2) quali sistemi di monitoraggio sono utilizzati per prevedere i distacchi di valanghe o i movimenti delle masse nevose.
F.to: Frassy - Tibaldi
Président La parole à l'Assesseur au territoire, à l'environnement et aux ouvrages publics, Vallet.
Vallet (UV) Il problema della mappatura delle valanghe è stato affrontato e definito, per quanto riguarda la parte urbanistica, sin dal 1978 prima con la legge n. 14 e successivamente la n. 32 e la n. 44 del 1994 che prevedevano la competenza in capo ai comuni di identificare su mappe catastali la parte di territorio soggetta a cadute di valanghe. Con la legge n. 32/96, che modificava la legge urbanistica e la legge n. 14, si è introdotto un concetto nuovo, nel senso che per la prima volta i terreni soggetti a rischi di valanghe o slavine sono stati distinti in funzione degli eventi attesi e della loro frequenza, quindi in aree a elevato rischio, aree a medio rischio, aree a debole rischio.
Questo stesso concetto è alla base delle scelte operate con l'ultima legge urbanistica, la legge n. 11/98. La stessa legge prevede che la Giunta regionale emani con proprio atto i criteri che dovranno essere utilizzati per la definizione di queste aree a rischio. La Giunta ha deliberato questi criteri il 15 febbraio scorso, si tratta di uno di quegli atti applicativi della legge n. 11 di cui credo aver già parlato anche in questo Consiglio di competenza della Giunta frutto del lavoro di quei gruppi di lavoro che hanno operato nel secondo semestre del 1998 appunto per la definizione di tutti questi provvedimenti e quindi la legge prevede che questa nuova classificazione, impostata sulla base delle tre aree di rischio, debba essere fatta dai comuni entro un anno dalla entrata in vigore della legge n. 11. Questo è l'aspetto relativo alla parte urbanistica.
Presso l'Ufficio valanghe dell'Amministrazione regionale esiste il catasto delle valanghe che consiste nel rilievo storico e cartografico degli eventi che sono stati nel tempo accertati e che sono stati delimitati su carte con scala 1:25.000 cercando di individuare il massimo raggio di azione del fenomeno, massimo raggio deducibile da testimonianze ed osservazioni dirette sul terreno. Attualmente tutti i fenomeni di valanga sono stati riposizionati sulle carte tecniche regionali in scala 1:10.000.
Per quanto riguarda i sistemi di monitoraggio, credo di aver già avuto occasione di parlare di questo rispondendo ad un'interpellanza non ricordo di chi; qui il problema deve essere affrontato in maniera diversa perché basta che io citi il numero totale delle valanghe censite in Valle d'Aosta, 1.043, perché i consiglieri si rendano conto dell'impossibilità tecnica di andare a monitorare con strumentazione tutti i 1.043 eventi possibili.
Quindi la previsione dei distacchi e dei movimenti di masse nevose avviene sulla base delle previsioni del bollettino valanghe che viene emesso tre volte la settimana, in genere lunedì, mercoledì e venerdì e che ha validità due giorni; viene emesso sulla base e sulla scorta dei dati meteorologici e nivometrici, dati questi ultimi quotidianamente rilevati nei vari siti significativi della Regione da personale opportunamente istruito e anche sulla base dei dati forniti da alcune stazioni automatiche di rilevamento.
Spero di aver risposto esaurientemente, se i consiglieri sono interessati a qualche ulteriore dato di dettaglio, glielo potrò fornire.
Président La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI) Ringrazio l'Assessore della risposta più che articolata, precisa perché è stata una sintesi. È stata peraltro una sintesi abbastanza preoccupante così come sensazione immediata perché contrariamente ad altre situazioni e il quadro normativo e il quadro operativo è abbastanza puntuale e preciso. Ciò peraltro non toglie che si debbano registrare negli ultimi 10 anni dei fenomeni che hanno avuto dimensioni notevoli e come conseguenze ambientali, ma anche come conseguenze in termini di vite umane, partendo dal Pavillon 1991 con 17 morti, Brenva 1997 con 2 morti, Morgex qualche settimana fa con 1 morto.
Se abbiamo ben capito la spiegazione dell'Assessore, le 1.043 valanghe dovrebbero essere 1.043 punti di rischio; ora immagino che questi 1.043 punti di rischio rientrino in questa classificazione che va dalla bassa, alla media, all'alta pericolosità, ci sono però delle situazioni, ad esempio valanghe e terremoti, che probabilmente sfuggono alla previsione, che è difficile come è riconosciuto in tutte le sedi.
È già difficile prevedere le previsioni del tempo, immaginiamoci quelle cose che di colpo scatenano forze della natura incontrollabili, però probabilmente questo è l'aspetto secondo noi meno preciso sul quale l'Assessore si è soffermato, il monitoraggio, perché sappiamo che il monitoraggio - qui mi riaggancio al discorso dei terremoti - continuo e fatto con rilevamenti ad alta tecnologia consente di prevedere e di prevenire le risultanze catastrofiche di questi fenomeni. Non bastano i dati nivometrici e le esperienze sugli influssi delle temperature esterne, sicuramente sono importanti; noi riteniamo che non siano comunque sufficienti per le grosse sciagure della montagna che ho citato prima e qui apro una parentesi.
Noi abbiamo una situazione di instabilità che sovrasta la zona della diga di Valgrisenche tant'è che la causa dello svuotamento di quel bacino sta proprio nella friabilità, nelle difficoltà statiche di quella zona di montagna.
Vorremmo poi essere messi a conoscenza di quei tipi di monitoraggio e da chi vengono eseguiti e come vengono eseguiti perché non vorremmo dover allungare quest'infausta elencazione con altre sciagure di un certo rilievo. Il problema delle piccole valanghe dovute molte volte all'imprudenza e all'imperizia degli sciatori sono un conto, le grosse valanghe che invece comportano il distacco di milioni di metri cubi di masse nevose e di detriti terrosi sono più facilmente prevedibili paradossalmente, perciò auspichiamo che nel futuro prossimo i sistemi di monitoraggio possano far quel salto qualitativo che riteniamo oggi non essere ancora nelle disposizioni della gestione di questo tipo di rilevazione territoriale perché la responsabilizzazione delle strutture tecniche di Protezione civile, la responsabilizzazione delle comunità locali (comuni), il quadro normativo regionale non sono sufficienti se non sono accompagnati da questo tipo di strumentazione.
Perciò non possiamo dirci soddisfatti perché riteniamo che sull'aspetto più importante, quello tecnologico, paradossalmente la Regione sia rimasta probabilmente indietro. Sappiamo che nel recente passato c'erano state una serie di ipotesi operative che non si erano concretizzate, sappiamo che queste ipotesi operative sono state invece utilizzate in altre realtà montane e sembra con risultati di un certo tipo. Chiederemo poi in sede di commissione gli approfondimenti affinché si possa capire se ci siano oltre a quelle proposte altre strade da percorrere e nel caso che risultati nel concreto abbiano portato quelle strade da chi le ha percorse.
