Objet du Conseil n. 113 du 7 octobre 1998 - Resoconto
SÉANCE DU 7 OCTOBRE 1998 (MATIN)
OGGETTO N. 113/XI Discussione del disegno di legge: "Disciplina dello svolgimento della quarta prova scritta di francese agli esami di Stato in Valle d'Aosta".
Articolo 1 (Prove di esame)
1. Negli istituti secondari superiori della regione i candidati sostengono, in aggiunta alle prove scritte degli esami di Stato di cui alla legge 10 dicembre 1997, n. 425 (Disposizioni per la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore), una quarta prova scritta di lingua francese.
Articolo 2 (Finalità della prova scritta di lingua francese)
1. La prova scritta di lingua francese è preordinata ad accertare la padronanza, le capacità espressive, logico-linguistiche e critiche dei candidati, consentendo la libera espressione della personale creatività.
Articolo 3 (Tipologia e modalità di svolgimento della prova scritta di lingua francese)
1. La prova scritta di lingua francese si svolge il primo giorno utile successivo a quello della terza prova e consiste nella produzione di uno scritto scelto dal candidato tra più proposte di varie tipologie individuate, anche in relazione agli indirizzi di studio, con ordinanza dell'Assessore regionale competente in materia di istruzione.
2. I testi delle prove scritte sono scelti dall'Assessore regionale competente in materia di istruzione e contengono l'indicazione dei tempi massimi e delle modalità per il loro svolgimento.
Articolo 4 (Lingua di esame)
1. Il candidato ha facoltà di sostenere le prove scritte indifferentemente nelle due lingue ufficiali della regione, nel rispetto dell'articolo 40 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta e delle relative norme di attuazione, fatte salve la prima e la quarta prova intese a verificare le competenze linguistiche in lingua italiana e francese.
2. Il colloquio pluridisciplinare si svolge indifferentemente nelle due lingue ufficiali della regione, nel rispetto dell'articolo 40 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta e delle relative norme di attuazione. All'inizio del colloquio il candidato dichiara in quale lingua intende sostenerlo.
3. Il candidato che sostiene il colloquio in lingua francese deve trattare in lingua italiana il programma di italiano dell'ultimo anno di corso.
4. Il candidato che sostiene il colloquio in lingua italiana deve trattare in lingua francese il programma di francese dell'ultimo anno di corso.
Articolo 5 (Commissione di esame)
1. Nella composizione delle commissioni di esame della regione è assicurata la nomina di un commissario interno o esterno docente di lingua francese.
Articolo 6 (Candidati provenienti da altre regioni)
1. I candidati provenienti da istituti situati al di fuori del territorio regionale e che si iscrivono per la prima volta all'ultima classe di un corso di studi in Valle d'Aosta, fermo restando l'obbligo per gli stessi di frequentare le lezioni di francese, possono decidere se svolgere la quarta prova scritta ed il colloquio in francese.
2. Coloro che non si avvalgono della facoltà di cui al comma 1 svolgono prove di francese differenziate e coerenti con il percorso scolastico effettuato.
3. Il testo delle prove differenziate è predisposto dalla commissione di esame sulla base delle tipologie di cui all'articolo 3, comma 1.
Articolo 7 (Certificazione)
1. Il diploma rilasciato in esito al superamento dell'esame di Stato contiene, ai fini di cui all'articolo 8, una sezione riservata all'attestazione della piena conoscenza della lingua francese con l'indicazione della relativa votazione.
2. La sezione di cui al comma 1 reca la votazione complessiva conseguita risultante dalla media tra il punteggio della prova scritta e la valutazione della competenza in lingua francese dimostrata nell'ambito del colloquio, ottenuta con le modalità previste dal regolamento di cui all'articolo 21, comma 20 bis, della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), introdotto dall'articolo 1, comma 22, della legge 16 giugno 1998, n. 191 (Modifiche ed integrazioni alle leggi 15 marzo 1997, n. 59 e 15 maggio 1997, n. 127, nonché norme in materia di formazione del personale dipendente e di lavoro a distanza nelle pubbliche amministrazioni. Disposizioni in materia di edilizia scolastica), espressa in decimi anche con frazioni di mezzo punto.
3. La sezione è compilata solamente se la votazione è uguale o superiore a sei decimi e se il candidato non ha sostenuto le prove differenziate di cui all'articolo 6, comma 2.
Articolo 8 (Utilizzo della certificazione per l'accesso all'impiego)
1. Il possesso della certificazione di cui all'articolo 7 esonera, limitatamente alle qualifiche funzionali, docenti ed educative per l'accesso alle quali è richiesto un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o un titolo di studio inferiore, dalle prove di accertamento della conoscenza della lingua francese previste:
a) per l'accesso all'impiego alle dipendenze della Regione, degli enti pubblici non economici dipendenti dalla Regione e degli enti indicati all'articolo 1 della legge regionale 23 agosto 1993, n. 73 (Disciplina dei controlli sugli atti degli enti locali e successive modificazioni);
b) dalla legge regionale 8 marzo 1993, n. 12 (Accertamento della piena conoscenza della lingua francese per il personale ispettivo, direttivo, docente ed educativo delle istituzioni scolastiche dipendenti dalla Regione).
2. Per l'accesso all'impiego nelle amministrazioni di cui al comma 1, lettera a), la votazione riportata nella certificazione concorre alla determinazione del punteggio dei titoli nei concorsi per titoli e per titoli ed esami.
Articolo 9 (Norme finali)
1. Gli esami di Stato secondo le disposizioni della presente legge si svolgono a partire dall'anno scolastico 1998/1999.
2. Per ulteriori e particolari modalità di svolgimento della prova di lingua francese non disciplinate dalla presente legge, si applicano le disposizioni previste per le altre prove di esame.
Articolo 10 (Norma transitoria)
1. Fino all'adozione dei programmi di cui all'articolo 40 dello Statuto speciale e all'articolo 28 della legge 16 maggio 1978, n. 196 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta), l'Assessore regionale competente in materia di istruzione, con proprio decreto, adegua, ampliandoli ed approfondendoli, i programmi nazionali per l'insegnamento della lingua francese per i diversi ordini di scuola secondaria superiore, su proposta di una commissione tecnica formata da quattro esperti scelti tra gli insegnanti di lingua francese in servizio nelle scuole superiori della regione, coordinati da un ispettore tecnico del settore. Il decreto dell'Assessore è adottato entro il termine di trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge.
2. Qualora il decreto di cui al comma 1 non intervenga entro il 31 dicembre 1998, la prova di lingua francese è stabilita dalle singole commissioni di esame sulla base dei programmi nazionali vigenti.
Articolo 11 (Dichiarazione d'urgenza)
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 31, comma 3, dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.
Président Comme je vous l'ai annoncé, conformément aux décisions assumées au sein de la Conférence des Chefs de groupe, une inversion de l'ordre du jour a lieu et l'on discutera d'ores et déjà l'argument n° 22.1.
Pour motion d'ordre la parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI) Avremo modo nel corso del dibattito di discutere dei modi e dei tempi con cui è stato gestito l'iter del disegno di legge, ritengo però necessario ripristinare la legalità degli atti che arrivano in questo Consiglio.
Il parere che è accluso non rispecchia assolutamente quanto è accaduto nei lavori di commissione e quanto chi vi parla ha chiesto in commissione. Il sottoscritto, come possono testimoniare componenti della II e della V Commissione, era presente e aveva chiesto che venisse messo a verbale, per protesta contro quella che era la procedura dei lavori in quanto non era stata rispettata la volontà del Consiglio, il proprio abbandono dei lavori stessi e la propria non partecipazione al voto. Di tutto questo nel parere non c'è traccia, non c'è neanche traccia della presenza del sottoscritto, chiedo che venga integrato il verbale nel senso anzidetto.
Président Je vous précise, M. le Conseiller, que le document joint au projet de loi en question ne contient pas le procès-verbal de la séance de la commission. Il résume uniquement l'avis qui a été formulé.
Vous retrouverez dans le procès-verbal de la commission toutes les déclarations qui ont été rendues au sein des travaux de la commission et, par conséquent, vos remarques seront éventuellement intégrées dans le procès-verbal qui vous sera soumis lors de la première réunion successive de la commission.
La parole à la Conseillère Charles Teresa.
Charles (UV) M. le Président, collègues Conseillers, je présente le rapport de la IIème et de la Vème Commission au nom aussi de mon collègue, Praduroux, rapporteur de la IIème Commission.
La loi "Bassanini ter", qui a modifié la loi n° 425/97, relative aux examens d'Etat de fin d'études secondaires du IIème degré et qui redéfinit les modalités de déroulement des examens de maturité, affirme:
"La Regione Valle d'Aosta stabilisce tipologia, modalità di svolgimento e certificazione di una quarta prova scritta di francese, in aggiunta alle altre prove scritte previste dalla legge 10 dicembre 1997, n. 425, in merito agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore. Le modalità e i criteri di valutazione delle prove d'esame sono definiti nell'ambito dell'apposito regolamento attuativo, d'intesa con la Regione Valle d'Aosta. È conseguentemente abrogato il comma 5 dell'articolo 3 della legge 10 dicembre 1997 n. 425".
Cet alinéa 5 abrogé et qui prévoyait que la connaissance de la langue française devait être vérifiée dans l'une des trois épreuves écrites, avait été à son temps repoussé par les représentants des professeurs, des étudiants, par les organisations syndicales de l'école et par le Conseil régional, qui avaient tous demandé une modification à ce propos.
L'article qui l'a remplacé préconise deux phases pour la réglementation de la matière: une loi régionale précisant la typologie, les modalités de déroulement et d'évaluation de l'épreuve de français et un règlement national spécial, concerté en accord avec la Région, fixant les modalités et les critères d'évaluation des épreuves.
Du projet de loi régional que nous sommes appelés à voter, se dégagent les aspects suivants.
En Vallée d'Aoste, en sus de trois épreuves écrites et de l'oral portant sur chaque matière visée à la loi n° 425, le candidat fera une quatrième épreuve écrite en français suivie d'un oral parallèlement à l'oral multidisciplinaire, au sein duquel il doit traiter en langue française le programme de français de la dernière année d'étude.
L'introduction d'une quatrième épreuve de français écrit et oral s'explique par la spécificité de l'organisation scolaire régionale et par la valeur que revêt cette discipline dans toutes filières professionnelles, où un nombre d'heures d'enseignement hebdomadaire égal à celui de l'italien lui est consacré. Par ailleurs ces épreuves sont sanctionnées par une attestation spéciale, valable pour l'accès aux emplois publics régionaux.
Les épreuves de français visent à vérifier les capacités expressives critiques et linguistiques des candidats quant aux connaissances acquises tout au long de leurs études.
Les typologies de l'épreuve écrite sont définies par l'Assesseur à l'éducation et à la culture, qui pourvoit également à en formuler les sujets.
Si, comme il est juste, les préoccupations des élèves, de leurs parents et de tout le monde de l'école sont grandes pour une épreuve d'examen qui présente des éléments de nouveauté, il faut aussi reconnaître que la proposition de loi affirme le principe que l'examen et l'évaluation conséquente sont fixés sur la base du programme de la dernière année d'étude.
L'épreuve sera donc organisée sur la base d'un travail d'étude fait par une commission d'enseignants de français des écoles valdôtaines et sur les propositions avancées par cette même commission, en tenant compte du réel parcours scolaire des étudiants.
Ces considérations répondent parfaitement aux critères prévus par le Ministère de la Pubblica Istruzione, qui dans le guide expressément prévu pour "Il nuovo esame di Stato" affirme: "L'esame di Stato riguarderà esclusivamente materie ed argomenti che sono stati affrontati durante l'ultimo anno, sia dei corsi normali che sperimentali […] durante l'esame saranno impiegate esclusivamente prove analoghe a quelle già sperimentate nel corso dell'anno".
Les contenus concernant la loi sont principalement les suivants: une quatrième preuve écrite de français, une section du diplôme en français écrit et oral, monnayable sur le marché des postes publics et utilisables pour les places qui requièrent le diplôme secondaire de IIème degré.
Le Gouvernement régional et les commissions, à la majorité, ont en outre pris l'engagement d'étudier rapidement et de façon approfondie l'éventuelle validité du diplôme de français utilisable pour certaines licences.
L'évaluation a été fixée sur des critères équilibrés par rapport au système national, et concordés avec le Ministère.
Les temps ont été très stricts pour la discussion de ce projet de loi, car le règlement devra être publié dans la Gazzetta Ufficiale impérativement d'ici le 31 décembre, et ne pourra être soumis à l'avis des organismes prévus et arriver enfin à être adopté par le Conseil des Ministres qu'après l'approbation de la loi régionale.
Nous n'avons pas été sourds aux instances de tous ceux qui sont concernés par cet examen: étudiants, parents, Chefs des établissements scolaires, Forces syndicales, Conseils scolaires régionaux; c'est ainsi que plusieurs positions de la première heure ont été revues et corrigées.
Nous pouvons affirmer que de la confrontation avec tous ceux qui ont voulu exprimer leurs opinions des positions équilibrées et attentives aux nombreux problèmes des étudiants sont nées.
Ce qui a frappé positivement les IIème et Vème Commissions pendant les rencontres avec les différentes catégories a été la disponibilité presque absolue vers la langue française et l'école bilingue, en hommage aux articles 39 et 40 de notre Statut d'autonomie et grâce à une nouvelle conscience européenne.
Une remarque nous voudrions ajouter dans ce sens en utilisant une métaphore simple et facilement compréhensible. La Vallée d'Aoste et sa langue historique sont comme une belle demeure ancienne qui nous a toujours protégés, qui nous a donné du prestige, nous a permis de garder notre identité et de nous sentir à notre aise. Il arrive parfois qu'une demeure historique, après avoir protégé ses habitants, leur demande quelques retouches. C'est bien naturel, à ce point-là il ne faut pas abandonner la maison et laisser qu'elle se croule. Il faut, au contraire, que les vieux et les nouveaux habitants se donnent à faire pour la sauvegarde de tout le monde. Un peu de dévouement en plus permettra à l'ancienne demeure de continuer à vivre et de sauvegarder ses habitants.
Président La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV) Avant d'introduire quelques éléments de réflexion sur cette loi, je voudrais, M. le Président du Conseil, vous demander d'inscrire un ordre du jour concernant la maturité.
Je propose en outre un amendement à l'article 8 du projet de loi en discussion, que j'illustrerai au cours de mon intervention.
J'annonce aussi d'autres trois amendements aux articles 2 et 4, et à l'article 4 aussi que je vais illustrer au cours de mon intervention.
Prima di introdurre e di illustrare i due testi, quello dell'ordine del giorno e quello del primo emendamento all'articolo 8 e poi successivamente gli altri che ho anticipato, desidero fare alcune brevi riflessioni. Parlo in italiano, e la cosa non stupisca, per due ragioni: la prima, è per dimostrare ancora una volta, se ve ne fosse bisogno, che non ci sono preclusioni ideali o quant'altro nell'uso delle lingue in questo Consiglio come nella nostra comunità; in secondo luogo, per esaudire la richiesta che da parte di qualche studente mi era stata rivolta in questo senso, e penso in particolare a Mario, che credo ci stia seguendo da qualche parte.
In queste settimane di confronto e di trattative, durante i vari incontri, ho avuto modo di apprezzare, anche se non sempre condividendo i contenuti di alcune proposte, una sostanziale correttezza di rapporti personali e di metodo, e questo è qualcosa che tenevo a sottolineare intanto.
In particolare con i rappresentanti degli studenti vi sono state diverse riunioni, durante le quali abbiamo avuto modo reciprocamente di constatare che non vi erano posizioni preconcette o personali, che limitassero in qualche modo le trattative. Ed è appunto a questi studenti che intendo rivolgermi. Molti di loro sono qui, forse per la prima volta nella loro vita, a seguire i lavori di quest'Assemblea consiliare, e forse non sempre da parte loro vi è senso di fiducia verso questa istituzione e verso gli uomini che la rappresentano.
Vorrei che oggi questo nostro Consiglio, chiamato a decidere e a votare una legge vissuta in modo così importante nel mondo della scuola, lanciasse un messaggio forte verso coloro che in questo mondo passano gran parte della loro gioventù. E a questi giovani desidero lanciare un messaggio, e lo invio - consentitemi di chiamarvi per nome - a David, a Elisa, a Mario, a Filippo, a tutti quelli che ho avuto modo di incontrare e di conoscere questa settimana. A loro e ad altri avevo promesso un impegno, che riguardava per loro alcuni aspetti importanti.
Il primo è il tema della riconoscibilità e della spendibilità per quanto riguarda il francese al di fuori della Valle d'Aosta. Su questo punto ci siamo chiariti a lungo, ma ho sempre detto, e lo confermo, che ritenevo importante che in questo senso l'Assemblea a ciò deputata assumesse un impegno. A questo proposito quindi presento l'ordine del giorno che ho anticipato precedentemente e che chiedo al Presidente del Consiglio di poter leggere:
Ordine del giorno
"Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta;
vista la proposta di legge regionale presentata dalla Giunta in data 16 settembre 1998 avente all'oggetto: "Disciplina dello svolgimento della quarta prova scritta di francese agli esami di stato in Valle d'Aosta";
considerato in particolare l'art. 8 del disegno di legge citato, concernente l'utilizzo della certificazione ottenuta in sede di esame di stato ai fini dell'accesso al pubblico impiego;
viste le competenze in merito alla regolamentazione dell'accesso al pubblico impiego per gli enti pubblici e le pubbliche amministrazioni dello Stato italiano nonché dell'Unione europea;
ritenuto necessario promuovere l'estensione della validità della predetta certificazione anche a tali enti
impegna
la Giunta regionale a richiedere nelle competenti sedi il riconoscimento della validità dell'accertamento conseguito ai fini dell'accesso ai posti di lavoro nell'ambito dei rispettivi organici degli enti e delle pubbliche amministrazioni dello Stato e dell'Unione europea".
F.to: Pastoret - Rollandin - Martin - Fiou
Il secondo impegno concerneva l'introduzione di una diversa valutazione delle prove scritte, al fine di ristabilire l'equilibrio fra prove letterario-linguistiche e prove tecniche. Nel regolamento, nelle varie proposte avanzate, è stata altresì proposta al Ministero l'introduzione delle due prove, italiano e francese, facenti media a 15 punti totale, restituendo di fatto l'equilibrio di un terzo alle prove linguistiche e conservando quindi i due terzi alle altre prove. Nel pomeriggio di ieri è pervenuta dal Ministero ai nostri uffici la conferma dell'accettazione di tale principio e in tale senso, come ho anticipato prima parlando degli emendamenti, uno di questi emendamenti - che presenterò più avanti - riguarda proprio una modifica alla legge, che rafforzi questo concetto.
Il terzo punto, l'ultimo delle tre considerazioni preliminari che volevo fare, riguarda la spendibilità. La spendibilità per i diplomati era, è e rimane fissata nella proposta di legge: "Tutti coloro che conseguiranno il diploma con il nuovo esame di maturità saranno esonerato per periodo illimitato - per la durata quindi del titolo - dal sostenere la prova di accertamento della lingua francese nei concorsi e per l'accesso ai posti pubblici della Regione e delle altre collettività locali". Questo, ripeto, è già previsto e inserito nella legge.
Rimaneva e rimane da affrontare il problema dei laureati, per i quali avanzo la richiesta di inserire all'articolo 8 della proposta di legge quale emendamento alla stessa legge un terzo comma aggiuntivo, che così recita: "L'utilizzo della certificazione di cui all'articolo 7, nonché le modalità di accertamento della piena conoscenza della lingua francese per le qualifiche professionali, docenti ed educative, per le quali è richiesto un diploma di laurea e un diploma universitario, in considerazione delle competenze e delle professionalità specificamente necessarie per l'attività lavorativa da espletare, sono definiti entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge". Consegno copia dell'emendamento.
I tre punti essenziali sui quali c'era stato il confronto con i rappresentanti degli studenti e sui quali vi era stato il mio impegno a lavorare erano dunque stati: la spendibilità al di fuori della Regione; il ricalcolo delle prove linguistiche con l'attribuzione all'italiano e al francese di 15 punti in totale con il riequilibrio del rapporto fra prove linguistiche e prove tecniche specifiche; l'introduzione nella legge del tema riguardante la spendibilità per i laureati.
Questo era quanto mi era stato avanzato nel corso dell'ultimo recente incontro del primo ottobre che ho avuto con alcuni rappresentanti degli studenti e su questo mi ero impegnato a fare quanto ho fatto.
Presento anche in questa fase gli emendamenti che ho anticipato precedentemente. All'articolo 2, dopo il primo comma, la proposta di emendamento è l'inserimento seguente: "Ai fini della valutazione la prova scritta di francese è abbinata alla prova scritta di lingua italiana", quindi la media fra le due prove a 15 punti totali.
Secondo emendamento: al comma 3 dell'articolo 4 del disegno di legge, dopo le parole "trattare in lingua italiana", sono inserite le seguenti parole: "gli argomenti attinenti", di modo che continui "il programma di italiano dell'ultimo anno di corso".
Terzo emendamento: al comma 4 dell'articolo 4 del disegno di legge, dopo "trattare in lingua francese" vengono inserite le seguenti parole: "gli argomenti attinenti" e poi continua: "il programma di francese dell'ultimo anno di corso". Consegno al Presidente gli emendamenti proposti.
Je pense et j'ai eu l'occasion de le vérifier au cours de ces journées si pleines des rendez-vous avec les étudiants, les parents, les Syndicats, que ces jeunes n'ont pas des arrière-pensées préalables vis-à-vis du français. J'estime que presque tous d'entre eux ne sont pas préalablement contraires au français. J'espère, et je crois aussi, qu'ils partagent l'avis que nous avons et que nous devrions avoir, qui est celui de le faire demeurer toujours plus une opportunité et un moment de puissance de notre communauté.
Ce patrimoine n'appartient pas à un groupe social ou politique, il a toujours été un élément d'unité et de reconnaissance de notre communauté. Il ne faut pas qu'il devienne quelque chose qui nous est un ennemi ou qui reste et demeure patrimoine d'une élite.
Je souhaite que cette extraordinaire opportunité nous sachons l'utiliser, demain plus qu'aujourd'hui. C'est le souhait que j'adresse à toute notre collectivité dans un moment si important. Je crains aussi que sur ce sujet l'on veuille un peu trop clignoter l'?il aux sentiments de la dernière heure, en oubliant parfois ce qui a été et ce que l'on doit faire. Et à propos de ce qui a été, il faut d'abord souligner que sur le thème de l'examen de maturité le débat à été entamé il y a beaucoup de temps. En particulier, à ce sujet cette Assemblée avait exprimé son avis avec un acte formel, approuvé à l'unanimité de ses composants, par le moyen duquel le même Conseil affirmait:
"Ritiene necessaria una modificazione della legge relativa agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore, che preveda una specifica distinta e obbligatoria prova scritta in francese. Ritiene opportuno che la valutazione della quarta prova venga definita nell'ambito del regolamento attuativo della legge di riforma degli esami conclusivi, d'intesa con la Regione Valle d'Aosta. Delibera di impegnare la Giunta regionale a consultare preventivamente i soggetti che operano nel sistema educativo e la componente studentesca in ordine alle modalità attuative della disciplina dell'esame relativo alla Valle d'Aosta. Di impegnare altresì la Giunta regionale a proporre una modificazione della legge n. 12/93 e del regolamento per l'accesso al pubblico impiego, che riconosca la validità dell'accertamento positivo di conoscenza della lingua francese, conseguita in sede di esame di Stato. Decide, infine, di trasmettere copia della presente deliberazione al Ministro della pubblica istruzione, ai gruppi parlamentari, ai Parlamentari della Valle d'Aosta, sollecitandoli a procedere a una rapida revisione della normativa recentemente approvata".
Je voudrais à ce propos rappeler ce qu'au cours de la discussion sur ce thème le Président du Gouvernement avait dit: "quels sont les points que je voudrais souligner de cette résolution pour essayer de faire un peu de clarté et aussi pour dire: Voilà la position que le Conseil régional a votée".
Premier point, la quatrième épreuve est obligatoire: "Ritiene necessaria una modificazione della legge relativa agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore, che preveda una specifica distinta e obbligatoria prova scritta in francese".
Deuxième point, elle fait partie de l'examen de maturité et par conséquent elle sera évaluée: "Ritiene opportuno che la valutazione della quarta prova venga definita nell'ambito del regolamento attuativo della legge di riforma degli esami conclusivi, d'intesa con la Regione Valle d'Aosta".
Troisième point, elle fait partie à plein titre de l'examen de maturité et telle sera évaluée; de quelle façon et selon quelles modalités, tels sont les aspects que je vais souligner.
Quatrième point, il devra y avoir une évaluation supplémentaire spécifique quant à la vérification de la connaissance de la langue française, pour que cette évaluation supplémentaire spécifique puisse être considérée pour l'accès aux concours publics.
Deux autres aspects permettent de continuer à dialoguer, d'avoir un débat et une confrontation, afin qu'il y ait une participation de toutes les parties concernées: "Delibera di impegnare la Giunta regionale a consultare preventivamente i soggetti che operano nel sistema educativo e la componente studentesca in ordine alle modalità attuative della disciplina dell'esame relativo alla Valle d'Aosta: ici on prévoit que cette confrontation puisse se faire sur deux niveaux, tout d'abord - pour ce qui est de la compétence qui revient à cette Assemblée - de définir par une loi régionale les modalités d'application; deuxièmement, parce que tout ce qui est de la définition des points attribués aux différentes épreuves il y a une entente entre l'Etat et la Région, et donc la région a la possibilité, après concertation, de présenter ses propositions. Ce sont les points qu'il est nécessaire d'éclaircir pour que nous puissions dire que le Conseil régional a exprimé une volonté et non seulement une volonté, mais également qu'il a défini une position. C'est sur la base de ces considérations que nous avons adressé un courrier à nos Parlementaires, pour qu'ils présentent un amendement qui tienne compte de ces orientations".
L'amendement je ne le cite pas, parce qu'il est le même qui est contenu dans la loi n° 59/97, la loi "Bassanini ter".
Ce parcours a été assumé et respecté aussi par le Parlement italien, lorsqu'il y a approuvé l'introduction dans l'article 1er, alinéa 22 de la loi n° 191/98, une modification de la loi n° 59/97, qui affirme que: "la Regione Valle d'Aosta stabilisce tipologia, modalità di svolgimento e certificazione di una quarta prova scritta di francese, in aggiunta alle altre prove scritte previste dalla legge 10 dicembre 1997, n. 425, in merito agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore. Le modalità e i criteri di valutazione delle prove di esame sono definiti nell'ambito dell'apposito regolamento attuativo, d'intesa con la Regione Valle d'Aosta".
Cet article fixe donc deux phases distinctes en ce qui concerne la matière: 1) l'approbation d'une loi régionale qui prévoit "tipologia, modalità di svolgimento e certificazione di una quarta prova scritta di francese"; 2) un règlement de l'Etat "predisposto d'intesa con la Regione che definisce le modalità e i criteri di valutazione delle prove d'esame".
La Région avait donc le devoir de rédiger une loi en ce qui concerne l'examen de maturité. Dans ce but, sur la base de ce que le Conseil régional avait fixé dans sa résolution du décembre 1997, l'Assesseur a rencontré à plusieurs reprises les Syndicats, les étudiants, les parents, à partir du mois de juillet: 15, 17, 21, et dans l'ordre: Syndicats, étudiants, parents. Au mois d'août on a soumis à l'attention de ces mêmes sujets ainsi qu'à l'attention du Conseil scolaire régional et des Proviseurs des établissements scolaires des ébauches de loi et du règlement.
J'ai déjà relaté à plusieurs reprises dans cette même salle au Conseil et aux commissions compétentes les parcours et les échéances des différentes rencontres, qui ont été nombreuses et continuelles. Il s'agissait, comme je l'ai dit maintes fois, de discuter les différentes propositions, ce qui a été fait à plusieurs reprises. Mais tout cela nous avons dû le faire en tenant compte des temps que nous avions, en négociant avec le Ministère, le règlement, qui est de sa compétence, dont nous avons quand même fixé les critères.
Pour ce qui est de la méthode d'approche aux négociations, je tiens à préciser que plusieurs rencontres se sont tenues avec les syndicats, les étudiants et les parents, et que les composantes de l'école ont été à plusieurs reprises rencontrées. Les syndicats ont été rencontrés plusieurs fois: 15 juillet, 25 août, 4 septembre, 11 septembre, 18 septembre, 2, 3 et 5 octobre; les étudiants ont été rencontrés, au-delà des rencontres informelles, les 17 juillet, 26 août, 11 septembre, 21 septembre, 1, 2, 3 et 5 octobre. On a rencontré les parents les 21 juillet, 26 août, 11 septembre, 21 septembre, 2 octobre.
En outre, le Conseil scolaire régional a été convoqué le 10 septembre et on lui a soumis les ébauches de loi et du règlement. Deux avis distincts, un concernant la loi et l'autre concernant le règlement, ont été présentés de la part de quelques membres du Conseil scolaire, et ce même Conseil, sur ces propositions contraires aux ébauches, a repoussé ces requêtes.
Les Proviseurs des établissements scolaires ont été convoqués dans cette assemblée le 3 septembre pour leur soumettre les ébauches; ces mêmes Proviseurs ont été convoqués le 30 septembre et on leur a transmis la proposition de loi et présenté les changements intervenus, afin qu'ils puissent les soumettre aux étudiants, aux enseignants et aux parents.
J'ai présenté cette longue liste pour mettre l'accent sur ce qui est de la méthode, qui a été celle de soumettre toujours à l'attention des sujets concernés les propositions lors des changements, qui découlaient toujours des rencontres et des successives remises à point.
Je rappelle encore une fois que la négociation a été poursuivie jusqu'au fond et qu'on est allé encore une fois plus loin que "a consultare preventivamente i soggetti che operano nel sistema educativo e la componente studentesca in ordine alle modalità attuative della disciplina d'esame". On n'a pas seulement consulté, on a négocié.
J'ajoute que des négociations ont été entamées aussi avec le Ministère de l'instruction publique et qu'en ce sens on a concordé le règlement et le parcours de son approbation jusqu'à la dernière minute, aussi en ce qui concerne les ultimes changements qui nous ont été requis par les étudiants eux-mêmes et que j'ai rappelés tout au commencement. Il s'agit de changements concernant l'attribution des points, sur lesquels nous avons eu un avis préalable favorable hier soir de la part du Ministère.
A propos des rapports avec le Ministère, je voudrais aussi remarquer que nos précautions n'ont pas été patrimoine de tout le monde, puisque des continuels coups de fil à plusieurs reprises ont dérangé et interrogé outre mesures les fonctionnaires du Ministère au sujet de nos rencontres. Cela nous a emporté quelques petits problèmes de relation, même si ce n'était pas notre faute.
Je dois donc tenir en bonne considération le fait que les intrusions de certains "Double Zéro Sept" de chez nous n'ont pas eu le but de simplifier ce que nous bâtissions déjà avec si tant de patience.
Cela dit, l'autre élément dont on a tenu compte dans la rédaction de cette loi concerne les contenus, qui ont été ainsi fixés. Le règlement s'occupe des aspects concernant l'attribution des points, la loi prévoit une quatrième épreuve de français, fixe le niveau de l'épreuve, prévoit une section du diplôme rendant monnayable ce même diplôme et, par conséquent, le terme aussi du niveau d'accès aux places publiques.
Le règlement introduit l'évaluation des épreuves, les attributions des points et l'évaluation supplémentaire pour le français pour ce qui est de l'emploi du titre pour l'accès aux emplois publics; évaluation qui ne comportera pas une épreuve adjointe, mais qui sera tiré de la quatrième épreuve du colloque.
Dans le règlement a été introduite la proposition avancée par les mêmes étudiants, en prévoyant une évaluation des épreuves de français et d'italien faisant moyenne, ce qui portera notre examen à conserver le même rapport prévu hors du Val d'Aoste, entre les épreuves techniques et les épreuves linguistico-littéraires et qui maintiendra dans l'esprit de la parité linguistique le même poids des deux langues.
Voilà donc ici un premier élément d'accueil des propositions avancées lors des rencontres avec les sujets concernés.
Le règlement fixe donc une attribution des points qui est la même qu'au niveau de l'Etat: 45 points pour les épreuves écrites, 35 pour le colloque, 20 points attribuables sur la base du crédit scolaire. Nous avons donc la même répartition des points sans aucune différence.
En ce qui concerne l'évaluation les deux épreuves linguistiques ont un poids total de 15 points, ce qui signifie qu'il n'y a aucun déséquilibre - comme beaucoup le prétendrait - entre les différentes matières qui font l'objet d'examen.
Toujours en ce qui concerne le règlement, celui-ci a été concordé avec le Ministère. Les ébauches précédentes ont été modifiées. Le texte actuel dont nous disposons, portant les modifications pour l'attribution des points, a été retransmis dans ces jours, parce que cette nouvelle proposition nous a été avancée seulement dans ces derniers jours et donc ce n'est pas si facile dans la complexité d'un Ministère de pouvoir arriver à faire accepter des changements quasiment d'un jour à l'autre.
Pour ce qui est de la loi, je souligne en particulier quelques points essentiels. Par rapport à l'article 4: le colloque devra être axé sur le programme d'étude de la dernière année, et en ce sens les amendements présentés renforcent cet élément. L'article 7 dit que la présence dans le diplôme d'une section spécifique est prévue et réservée à la partie définissant l'aptitude de certification de la langue française. L'article 8 règle l'utilisation du titre acquis. En ce qui concerne l'accès aux places publiques, nous avons présenté l'amendement que j'ai illustré tout à l'heure.
Avant de terminer, je voudrais souligner quelques petits aspects. La loi introduit une épreuve de langue française et non pas une épreuve en langue française, cela en tenant compte du réel parcours scolaire des étudiants. C'est quelque chose que nous avons toujours dite et que j'ai toujours soulignée maintes fois. L'épreuve orale prévoit, comme je l'ai déjà dit, que la partie du colloque de langue française soit fixée par le programme de la dernière année. L'épreuve écrite devra vérifier les capacités expressives, logico-linguistiques et critiques des candidats et pourra s'exercer sur différentes propositions qui seront soumises aux étudiants, cela sur la base d'une commission de professeurs de français des écoles secondaires, qui a déjà travaillé à ce sujet en prévoyant des épreuves adaptées à nos étudiants sur la base du leur réel parcours scolaire.
Enfin deux aspects fondamentaux: en tout premier lieu on n'a pas eu l'intention de produire une loi pour le plaisir en soi-même de la faire, mais pour donner aux étudiants, aux parents, aux enseignants, à l'école tout entière des certitudes. L'absence de la loi ne nous permettait et ne nous permettrait pas de prévoir les prochains examens de maturité. De plus, la loi est le présupposé indispensable pour que le Ministère pourvoie à l'émanation du règlement, en absence duquel l'examen ne serait pas possible.
Le fait donc de rédiger la loi et de la faire progresser était non seulement une responsabilité politique, mais aussi sociale, en ce qui concerne l'organisation de nos écoles. Cette responsabilité on l'a assumé, certes, dans l'effort de ne pas laisser nos écoles dans le vide et sans perspectives. Une responsabilité à laquelle je n'avais pas l'intention de me soustraire.
Le respect des temps - ces mêmes temps que j'avais déjà annoncés lors des précédentes réunions du Conseil régional - aujourd'hui a été tenu. C'est à ce Conseil maintenant que la tâche de faire avancer cette loi revient. La responsabilité est lourde, car il ne s'agit pas ici de laisser dans l'incertitude totale les écoles, il faut et il faudra décider.
Deuxième remarque: on a souvent dit que l'avis des sujets concernés n'a pas été pris en charge. J'observe que dans une négociation il y a des positions parfois éloignées, mais je note aussi que l'objet du débat s'est réduit à fur et à mesure que les ébauches étaient discutées. L'attribution des points a été modifiée maintes fois et la proposition de règlement actuel a pris en charge la proposition avancée par les étudiants et non seulement par eux quant à la répartition des points faisant moyenne entre l'italien et le français. Je vois aussi que c'est une proposition partagée de quelque part politique.
Le niveau de l'épreuve de français a été rapporté au parcours scolaire des élèves, donc on a regardé la réalité de notre école.
Le fait de rendre monnayable le titre acquis pour toujours, sans falloir soutenir à tout jamais pour les places publiques rapportées au diplôme aucune épreuve de vérification de la langue française, a été retenu et fixé, ce qui représente un formidable changement par rapport au passé et même par rapport à tous ceux qui travaillent déjà à présent dans les administrations publiques et qui ont dû suivre autres règles.
On nous a toujours dit dans les différentes rencontres que le problème était celui d'envisager le thème de la "spendibilità" pour les licences universitaires. On vient de proposer un amendement qui permettra de faire avancer ce problème.
Au fond de cette longue et bavarde intervention, même si les aspects marquants sont encore beaucoup, laissez-moi rappeler, chers collègues, qu'aujourd'hui nous pouvons voter cette loi qui a fait déjà trop longtemps l'objet du débat. Aujourd'hui nous sommes demandés à remplir notre tâche et - comme je l'ai rappelé avant - à donner des certitudes. Nous la vivons tous cette journée, il faut que nous soyons courageux et aussi cohérents surtout avec les adresses données par ce même Conseil, dans lequel je n'étais pas présent, comme d'autres d'entre vous, mais ce sont des adresses qui devraient être reconnues pour le rôle institutionnel que chacun de nous joue, en prenant une décision, en donnant des adresses. Ces adresses que nous avons voulu suivre au cours de ce long parcours concernant la maturité.
Président Je rappelle que nous sommes en discussion générale sur le nouveau texte élaboré par la IIème et la Vème Commission du Conseil. Je confirme à l'Assesseur qu'on a pourvu à la distribution du règlement, de l'ordre du jour et des amendements qui ont été présentés.
La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Signor Presidente, signor Assessore, prendiamo atto con moderata soddisfazione che la notte ha portato qualche consiglio. Non ha portato pieno consiglio, ma ha portato qualche consiglio. C'è stato un ravvedimento operoso, perché ci sono stati presentati degli emendamenti che rinnovano parzialmente, ma onestamente devo dire abbastanza significativamente, alcune parti del disegno di legge. Possiamo dire, ed è un primo dato politico che voglio sottolineare, che comunque vada questa vicenda, la protesta dura e pacifica degli studenti non è stata vana.
Ma prima di passare all'analisi di dettaglio della normativa proposta che svolgeranno i miei colleghi di gruppo, ritengo comunque opportuno fare alcune premesse sul metodo, sul modo scelto di proporre e - fra virgolette - di "imporre" la legge sulle procedure utilizzate nei giorni scorsi e nelle settimane scorse dalla Giunta. Un metodo che come in altre occasioni e per lunghi giorni è stato, a mio giudizio, approssimativo: basti dire che solo oggi i Consiglieri hanno avuto la bozza di regolamento che, ricordo, è un documento essenziale perché è nel regolamento che vengono normati gran parte dei problemi che sono oggi all'attenzione dell'opinione pubblica. Lo conosciamo soltanto da questa mattina, dovremo leggerlo! Un atteggiamento che definisco, per certi versi, soprattutto nella fase iniziale, presuntuoso e, mi si consenta, con qualche tendenza all'arroganza.
Avevamo lamentato noi gruppi dell'opposizione la scarsa - per non dire "nulla" - considerazione di questa maggioranza nei confronti delle opposizioni, e cito ancora due esempi fra i tanti emersi in questi primi quattro mesi del Governo regionale: quello della Commissione per le riforme istituzionali o quello della nomina dei rappresentanti nella Commissione paritetica, in cui la maggioranza è venuta in Consiglio proponendoci un pacchetto preconfezionato da accettare o da rigettare, e lo abbiamo rigettato.
Devo segnalare, anche in questo caso, un episodio di consueta insensibilità politica: la proposta di legge, prima firmataria Dina Squarzino, presentata dal nostro gruppo, una proposta che non era la miglior proposta secondo il nostro punto di vista, ma era già una proposta di mediazione, una proposta seria, una proposta equilibrata e responsabile che andava nella direzione verso cui adesso vedo che anche la maggioranza si sta lentamente avviando; ebbene, questa proposta non è arrivata oggi alla discussione dell'aula! E non è arrivata perché lunedì scorso in commissione la maggioranza con un voto di astensione e quindi rifiutandosi di esprimere il parere previsto, l'ha impedito.
Dico che si tratta di un ennesimo episodio brutto, che tuttavia non ci avrebbe scoraggiato e non ci scoraggia rispetto alla nostra battaglia politica di oggi, che è quella di presentare tutta una serie di emendamenti sul disegno di legge governativo che vanno nel senso auspicato dalla nostra proposta e che tengono conto delle valutazioni e delle posizioni prese dai soggetti interessati.
Di questa insensibilità, di questa sordità, di questa scarsa considerazione per gli altri e le loro idee, questa volta non siamo stati vittima solo noi gruppi dell'opposizione, ma una grossa parte della società civile valdostana. Inascoltati per giorni gli studenti, inascoltati gli insegnanti, inascoltati i genitori, inascoltati i Sindacati, inascoltati tutti, almeno fino ad oggi è valsa solo la voce del padrone; non è stato un bel segnale! E qui ci troviamo davanti ad un'anomalia tutta valdostana, perché qui, nella nostra regione, succede che il muro contro muro lo abbia cercato e lo cerchi la Giunta regionale, e segnatamente il suo Presidente! Non avremmo voluto che dietro questo atteggiamento ormai reiterato annidassero i germi di una cultura per certi versi "totalitaria", di un certo modo totalitario di intendere l'indirizzo politico regionale, all'insegna: "un popolo, un partito".
Ha preoccupato in questi giorni l'assenza di democrazia sostanziale, l'assenza di un confronto vero e non solamente formale. Ha ragione l'Assessore Pastoret quando elenca tutta una serie di incontri, ma sono stati per lo più degli incontri definiti dagli interlocutori "inutili".
Mi ricordo ieri un ragazzo durante la Conferenza dei Capigruppo diceva sconsolato: "Noi andiamo a questi incontri, proponiamo delle proposte concrete di buon senso e di fronte abbiamo un muro ideologico". È stato questo l'errore che noi imputiamo alla Giunta e alla maggioranza, è questo il deficit di democrazia sostanziale che è stato lamentato giustamente nei giorni scorsi sia da noi che dalla società civile in piazza.
Mi aspetto un'obiezione, anche di carattere personale su questo punto. Negli scorsi Consigli ho sottolineato più volte come sulle questioni istituzionali sia giusto che la maggioranza coinvolga l'opposizione e che sulle questioni amministrative e politiche sia giusto che la maggioranza prenda la responsabilità delle proprie azioni. Questa mia convinzione la ribadisco, però con un'osservazione ulteriore: ci sono dei temi che per la loro importanza, che per la loro rilevanza sociale, culturale e politica, devono essere affrontati con il confronto e con il dialogo con la società civile, e questo è uno di quei temi.
Oggi l'Assessore Pastoret, se io non ho capito male - e se ho capito male, la prego, Assessore, di correggermi, anche seduta stante -, propone tre novità:
- un impegno della Giunta a valutare le possibilità del riconoscimento del superamento dell'esame di lingua francese anche a livello statale ed europeo;
- la spendibilità anche per la laurea attraverso un emendamento che introduca nella legge un impegno delle forze di governo di risolvere i problemi tecnici inerenti a questo tema e a presentare un disegno di legge entro 12 mesi;
- valutazione diversa e più razionale dell'esame all'interno dei cosiddetti "100 punti".
Devo dire che quest'ultima proposta era esattamente la proposta di mediazione che avevamo inserito, non direttamente perché non andava nella legge, ma comunque nelle premesse, al nostro disegno di legge.
Ribadisco che questi elementi nuovi devono essere apprezzati e ragionati dalle forze di opposizione, quindi mi riservo ad un'analisi più attenta, di discutere, di introdurre eventuali migliorie, di proporre degli emendamenti anche su questi punti.
Però voglio chiudere questo mio breve intervento con un'ultima osservazione. Credo veramente che oggi ci sia l'occasione per dimostrare che il Consiglio regionale, su una materia così importante, è veramente sovrano e non è succube di questa o di quell'altra proposta.
Quindi chiedo ai gruppi di maggioranza, ma anche a ogni singolo Consigliere di essere libero, di votare liberamente, senza ordine precostituito di partiti su alcuni degli emendamenti che presenteremo, che vanno nel senso di migliorare ancora questa legge secondo le indicazioni del nostro disegno di legge e secondo le indicazioni che sono venute dalle categorie interessate.
Credo che un segnale in questo senso sarebbe estremamente positivo, fra l'altro mi costringerebbe parzialmente a rivedere quella che è una mia opinione rispetto al modo che ha avuto in questi primi mesi la maggioranza di rapportarsi rispetto all'opposizione e rispetto alla società civile, un segnale positivo, anche se avviene all'ultimo minuto.
Président La parole au Conseiller Martin. Je rappelle aux Conseillers que nous respectons la règle de l'alternance entre les interventions de la majorité et de l'opposition. J'ai déjà des Conseillers d'opposition qui sont inscrits parler, j'invite les Conseillers de la majorité aussi à signaler leur désir d'intervenir.
Martin (FA) Colleghi consiglieri, fra i tanti motivi di preoccupazione che assillano quest'oggi l'Assemblea regionale, vedi l'agitazione del mondo studentesco, vedi la giusta preoccupazione delle famiglie, il disagio del corpo insegnanti, ebbene pur fra tutti questi motivi di preoccupazione ho intravisto nella vicenda dell'esame di maturità - e scusatemi il bisticcio di parole - una grande maturità verso la problematica riguardante il francese.
Questa problematica, che in un recente passato era stata oggetto di appassionati ma duri scontri in quest'aula, che era stata oggetto da parte delle forze politiche di dure contrapposizioni in occasione di competizioni elettorali, che spesso aveva diviso a torto la comunità locale non solo fra i Valdostani di origine e quelli di adozione, ma fra gli stessi nativi, ebbene, questa problematica, in quest'occasione, non è stata messa in discussione da nessuno. Tutti quanti, dalle forze sindacali agli studenti, ai genitori, al corpo insegnante, non hanno mai posto la questione come un pro o un contro il francese; al contrario, tutti quanti hanno evidenziato che la conoscenza del francese è una ricchezza, un'opportunità in più per la nostra regione e per i suoi giovani, e hanno auspicato un insegnamento e, di conseguenza, un apprendimento migliore e più qualificato dell'attuale.
Questa constatazione, colleghi consiglieri, mi fa dire che le contrapposizioni che ci sono state in questi giorni sul percorso e sul contenuto del disegno di legge che stiamo discutendo, hanno potuto essere quasi interamente rimosse e quindi la trattativa ha potuto approdare alla sua meta senza vinci né vincitori, come dev'essere in questi casi, ma con motivi di reciproca soddisfazione perché un pilastro del nostro Statuto di autonomia non è mai stato messo in dubbio. È stato messo in discussione il modo di utilizzo del francese, ma non è mai stato messo in discussione "il francese".
Qualcuno ha accusato la maggioranza regionale, in modo particolare l'Assessore competente in materia, di essere arrogante, di non tenere in alcuna considerazione le proposte che venivano dalle controparti, di aver voluto esasperare la situazione che è culminata nell'occupazione di numerose scuole e che ha provocato importanti manifestazioni per le vie di Aosta. Certamente forse si poteva fare meglio, e se il tempo non fosse stato così stretto certamente si sarebbe fatto meglio; però dobbiamo dare atto all'Assessore competente, al Presidente della Giunta e alle forze politiche, di essere stati tutti sempre disponibili, di avere ascoltato con pazienza, di avere modificato - e parlo per le forze di maggioranza - un provvedimento che nel suo testo finale è certamente diverso da quello iniziale.
Questo lo abbiamo fatto perché al nostro interno abbiamo discusso molto e in maniera approfondita questo problema; abbiamo discusso molto perché il problema della scuola, il problema dei nostri giovani che sono il futuro della Valle d'Aosta, è ben presente in questa maggioranza. Una maggioranza che, pur tenendo conto delle diversità interne, ha saputo produrre una buona mediazione e presentare oggi in Consiglio un testo di legge che ritengo possa essere sufficientemente apprezzato dagli studenti valdostani.
Certamente in questo disegno di legge non ci sono tutte le richieste avanzate dagli studenti e dalle forze sindacali, ma non si può neanche sostenere - come ho sentito dire ieri in un'intervista al telegiornale regionale da un rappresentante sindacale - che su questo problema non c'è mai stata trattativa, che è stato eretto sin dall'inizio un muro con il quale era impossibile dialogare.
Se per trattativa si intende che una parte ha la verità in tasca e che bisogna accettare tout court le richieste di quella sola parte, allora si può dire che non c'è stata trattativa; ma se per trattativa si intende il vero significato della parola e cioè discutere delle tesi di entrambe le parti, allora sono i fatti stessi che dimostrano che una trattativa c'è stata e che ha prodotto anche dei buoni risultati.
Infatti nel corso delle trattative sono state accolte le tre richieste più importanti avanzate dagli studenti e dalle forze sindacali; infatti è stata accettata una proposta per una diversa valutazione delle prove all'interno dei 100 punti; è stata accolta la spendibilità totale per un tempo illimitato per i diplomati; infine è stata approvata la spendibilità per quelle categorie di laureati che non prevedono la lingua francese quale elemento principale della propria professionalità. (C'è scritto nella legge, con l'emendamento che ha presentato l'Assessore questa mattina). E, fatto importante, come dicevo, anche se la maggioranza ha sempre sostenuto l'impegno a provvedere al più presto alla definizione di questo problema, tutto questo è stato inserito nella legge riguardante gli esami di Stato con la presentazione questa mattina in aula di un emendamento da parte dell'Assessore competente.
Avevo avuto modo, parlando con gli organi d'informazione i giorni scorsi, di affermare che, a mio avviso, la posizione sostenuta dall'Esecutivo e dalla maggioranza regionale e quella sostenuta dagli studenti erano molto vicine, e che le differenze che ancora esistevano erano più formali che sostanziali. Oggi, con l'inserimento nella legge dello strumento della spendibilità per numerose categorie di laureati, possiamo dire che anche le differenze formali sono state rimosse.
Dicevo prima che un provvedimento del genere, dopo un'ampia discussione come quella che è avvenuta, non deve essere intravisto come una vittoria per qualcuno o una sconfitta per qualcun altro; un provvedimento come questo che il Consiglio regionale sta per deliberare deve essere intravisto come uno strumento capace di migliorare i rapporti fra il mondo della scuola e la società, deve essere intravisto come uno strumento che se da un lato è il terminale naturale di un periodo di formazione, dall'altro è l'inizio altrettanto naturale del periodo della piena attività degli adulti nel mondo del lavoro.
La nostra regione, che vuole essere protagonista anche nella nuova realtà europea che si è recentemente formata, ha bisogno di una scuola qualificata. In questo contesto, la conoscenza di una lingua europea come il francese, oltre che ribadire e valorizzare la particolarità autonomista della nostra regione con tutte le innegabili ricadute positive che nel tempo ci sono derivate, non può che favorirci nell'inserimento culturale, sociale, economico dell'Europa unita.
Président La parole au Vice-président, Viérin Marco.
Viérin M. (Aut) Onestamente sono stupito dalle parole…
(interruzione fuori microfono)
… vorrei ribadire che non sono il Presidente della Giunta, faccio parte dell'opposizione e ne sono convinto…
Dicevo, sono veramente stupito dalle considerazioni dell'Assessore Pastoret e dal suo intervento, e dall'intervento del Capogruppo della Fédération Autonomiste, Martin.
I due interventi sono stati centrati sulla coerenza, addirittura l'Assessore Pastoret ha detto alla fine del suo intervento che si è già creato da troppo tempo un dibattito su questo tema. Quando ho sentito queste parole, un po' di sconcerto l'ho avuto e penso non solo il sottoscritto, ma anche altri Consiglieri in aula e altre persone che ci stanno ascoltando. Questo mi ha obbligato a chiedere la parola proprio per ricordare ai Consiglieri presenti in aula la brevità di questo iter, il sistema seguito da questa maggioranza, che è andato a peggiorare quello che era il sistema della stessa - o quasi - maggioranza della X legislatura, cioè di quella precedente.
Alla fine della passata legislatura abbiamo approvato in quest'aula dei progetti quali il piano energetico per la Valle d'Aosta, una cosa importantissima, il PTP e altri provvedimenti, e i tempi sono stati brevissimi, non si è dato il tempo ai Consiglieri e alle parti sociali di intervenire, di dire la loro e di fare un serio confronto.
Poi sento Martin che quasi accusa che il muro è stato fatto da parte delle forze sociali, degli studenti, delle Organizzazioni sindacali; presumo che il muro, Martin, sia stato fatto e voluto dalla Giunta, e se alcune riflessioni sono state fatte a tarda sera, questo lo abbiamo appurato in emendamenti presentati all'ultimo momento.
Ma questo è il solito sistema, perché dal 1° ottobre al 5 ottobre cioè in 5 giorni abbiamo dovuto affrontare questo tema. Oltretutto in questi 5 giorni non è stata data attuazione a quanto questo Consiglio regionale aveva deliberato: questo Consiglio aveva dato mandato all'Assessore Pastoret di portare in II e V Commissione, insieme al testo di legge, la bozza della proposta di regolamento. Questo non è avvenuto, l'Assessore ha disatteso l'indicazione di questo Consiglio e quindi vorrei capire dov'è la centralità di quest'Assemblea, che dovrebbe essere la centralità della comunità valdostana. Qui c'è solo la Giunta che conta, si passa come un "bulldozer" su tutti gli atti del Consiglio.
Questa è un'accusa che faccio, proprio per smontare le affermazioni dell'Assessore e del Consigliere Martin, perché il Consiglio aveva approvato allora - leggo testualmente - che si doveva portare all'esame delle commissioni congiunte insieme al disegno di legge anche la proposta di regolamento. Questo non è avvenuto, la proposta di regolamento è arrivata ieri sera alle ore 17, come diceva qualcuno prima di me, ad alcuni consiglieri, in particolare ai componenti della commissioni, mentre agli altri non è arrivata per niente. Queste sono le cose che bisogna sapere.
Se alcune riflessioni, come diceva il Consigliere Curtaz, questa maggioranza ha fatto, pochissime secondo noi, le ha fatte grazie alle organizzazioni sociali, sindacali, degli studenti, eccetera, che hanno tenuto sotto pressione e questo è un loro merito più che un merito delle forze di opposizione, e noi lo riconosciamo tranquillamente.
Oggi cosa abbiamo creato, cos'è che abbiamo portato avanti nella comunità? Abbiamo portato avanti un disegno che era presumibilmente l'opposto del disegno che tutte queste forze presenti in Consiglio volevano, perché concordo con l'Assessore Pastoret nel dire che queste forze presenti in Consiglio hanno approvato una risoluzione in cui si afferma che non si è contro il francese, contro la quarta prova, che si è a favore, ma il problema è un altro, cioè quali devono essere le modalità e i contenuti.
Qui si cerca di giocare a nascondino perché si dice: ma tutti erano d'accordo sulla quarta prova. Sì, è vero, erano d'accordo tutti, anche gli studenti e le organizzazioni sindacali. Il problema invece è sui contenuti e sulle modalità, ed è su questo che lei, Assessore, ha cercato di glissare.
Altra considerazione. Ci viene proposto un ordine del giorno, ma quest'ordine del giorno che l'Assessore ci ha proposto farà la fine della mozione che questo Consiglio ha approvato solo 20 giorni fa sul regolamento, ebbene quest'ordine del giorno sarà carta straccia e ne abbiamo visti altri di questi esempi. Quindi non possiamo fidarci di questa cosa, perché già in passato non si è dato attuazione alla volontà del Consiglio, in primis l'ospedale. Ordini del giorno approvati da questo Consiglio per dare la possibilità alla maggioranza di nascondersi sui problemi e dei quali ad oggi non si sa niente, né si è proceduto a darne attuazione.
Proprio in questo momento in cui la gran parte delle forze sociali e politiche sono per un francese, ma un francese di tipo culturale, e non un francese di tipo strumentale, questa Giunta e questa maggioranza, oltre a rompere il rapporto istituzionale fatto nelle passate sedute di questo Consiglio con le forze di opposizione, hanno fatto il muro contro muro e hanno dimostrato quest'arroganza anche contro le forze sociali, e questo è gravissimo!
Il principio che nessuno è contrario al francese è stato deliberato da questo Consiglio alcuni mesi fa, però oggi abbiamo una situazione nella nostra comunità valdostana dove mi sembra che su questo tema si giochi fuori casa, mentre a noi interessava giocare in casa! Oggi la Giunta ha fatto sì che si discutesse su questo tema come giocare fuori casa, e di questo ci rammarichiamo.
Infatti cresce l'indignazione e lo sconcerto e si percepisce che si vuole strumentalizzare il francese a fini meno nobili, e qui ricordo, per documentare soprattutto gli altri consiglieri, che l'Union Valdôtaine, non ieri o avanti ieri, ma già il 18 settembre, aveva fatto un comunicato stampa invitando i Valdostani a "sostenere con vigore la scelta dell'Union Valdôtaine, scelta che rappresenta una grande e ulteriore occasione di arricchimento culturale della comunità valdostana". Se questo è il metodo e l'iter, ritengo che questo arricchimento non sia un arricchimento culturale, ma sia solo e prettamente un discorso di strumentalizzazione!
Oggi si sta creando questo scontro ideologico e politico, che non permette più di utilizzare il buon senso e la logica, e che quindi sta trasformando un diritto - come tale il francese dev'essere riconosciuto, secondo noi - in un'imposizione, che gli Autonomisti non possono accettare!
Gli altri colleghi del gruppo autonomista entreranno più nel merito della spendibilità e di altri aspetti; io voglio solo fare un piccolo esempio. Nell'emendamento che è stato presentato dalla maggioranza si dice che fra 12 mesi si andrà a ridiscutere la spendibilità totale anche sui laureati soprattutto nel settore scolastico, e via dicendo; mi chiedo cosa si farà in quel momento, vedendo cosa succede oggi. La nostra sensazione è che sarà la stessa cosa. Oggi ho incontrato una ragazza che mi diceva di aver conseguito una borsa di studio nella licenza media inferiore sul francese, di essersi diplomata all'ITI di Verrès, di aver dato una prova sostenendo l'esame in francese, e poi al momento di fare, subito dopo, una prova per il superamento della conoscenza della lingua per andare a insegnare, di essere stata bocciata. Ma era stata bocciata non perché non sapeva il francese, ma perché non aveva saputo rispondere a una domanda di questo tipo: "Dove si colloca il torrente Artanavaz"? Sappiamo che è nella valle del Gran San Bernardo, questa ragazza purtroppo se l'era dimenticato ed è stata bocciata per non conoscere la lingua francese. Se questi sono i sistemi, riteniamo che i sistemi siano strumentali per scegliere coloro che devono lavorare e a noi non sta bene che questi sistemi si utilizzino per scegliere chi può lavorare e chi no!
Dico solo, infine, che questa maggioranza non deve farsi troppo forte dei consensi avuti alle scorse elezioni regionali, perché io accetto che in democrazia chi ha avuto il consenso alle elezioni faccia anche le scelte, però bisogna fare attenzione perché la Giunta, sia in questa situazione, che in altre, si è mossa come un elefante, e gli elefanti possono anche impazzire con la presenza di un solo topolino.
Président La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI) Signor Presidente, colleghi consiglieri e concittadini che avete l'interesse di ascoltare in diretta questo dibattito, vogliamo anzitutto precisare che se era per noi, cioè se era per Forza Italia questa legge non sarebbe mai esistita! Noi questa legge e le premesse di questa legge le abbiamo avversate sin dall'inizio, le abbiamo avversate in quella che era la sede naturale, cioè la sede del Parlamento italiano.
Abbiamo avversato la riforma della scuola, proposta dal Ministro Berlinguer, abbiamo avversato i pasticci parlamentari degli Onorevoli Caveri e Dondeynaz che hanno portato alla legge del giugno 1998, legge che obbliga questo Consiglio oggi ad approvare un testo che, penso di poter dire pochi di voi forse hanno colto nelle problematiche, che andrà a creare sul funzionamento del mondo della scuola reale.
Abbiamo una concezione diversa del bilinguismo, che è una concezione di libertà di scelta, perciò riteniamo che il francese debba essere valorizzato come elemento culturale e non divenire un'imposizione, e vedremo che tipo di imposizione e perché.
Penso che il risultato che questa maggioranza, che questa dirigenza dell'Union Valdôtaine sta portando avanti in questa regione, sia quello di far odiare una lingua che invece poteva essere amata e che era stata amata da quelli che, come chi vi parla, ha avuto modo di apprezzarla studiando la letteratura e la cultura della lingua di Voltaire e di Molière. Invece si è pensato che il bilinguismo, per essere perfetto, debba dare vita a quella mostruosità - perché differentemente non può essere definita - del francese quale lingua veicolare. Allora fatemi fare questo inciso. Non credo all'esordio dell'Assessore Pastoret, il quale ha detto: "Inizio il mio intervento in italiano..." per rispetto a non so bene quali principi, peraltro disattesi poi nella sostanza di questo disegno di legge, perché ho notato come l'Assessore Pastoret abbia probabilmente avuto la difficoltà di entrare, pur essendo lui attento cultore della lingua francese, in dettagli troppo tecnici. Ecco perché allora pretendere l'utilizzo del francese quale lingua di insegnamento può voler dire e di fatto è un aumentare le difficoltà di apprendimento degli studenti.
Ma ciò detto, la maturità di una regione matura da un punto di vista del bilinguismo, la maturità per una regione consapevole di quella che è la ricchezza culturale del bilinguismo doveva essere la vecchia maturità, la maturità che consentiva agli studenti che lo volessero e lo ritenessero opportuno di esprimersi nella lingua che più gli aggradava: italiano o francese.
Sappiamo che però così non è, perché le statistiche delle maturità che si sono svolte con il vecchio metodo ci hanno detto che gli studenti che andavano a sostenere le prove d'esame in francese erano una percentuale, che più che una percentuale era l'eccezione alla regola generale. E questo creava non poche turbative a un certo costrutto politico-ideologico, che vuol fondare l'autonomia non su valutazioni di tipo sociale, di riflesso anche economico, ma semplicemente su distinzioni di tipo, mi auguro che nessuno voglia sostenere etnico, ma quanto meno sicuramente linguistico.
Questa è la premessa che voglio fare, per rendere chiara la posizione politica originaria di Forza Italia.
Chiaramente prendiamo atto che, in qualità di Consiglieri regionali, siamo chiamati a dare concretezza a una - chiamiamola impropriamente - "delega" che una legge dello Stato ha conferito a questo Consiglio. Allora il contenuto del disegno di legge che andremo poi a discutere nel dettaglio riteniamo che sia stata la dimostrazione di una grande occasione mancata. L'Assessore Pastoret - mi si smentisca se ho capito male - mi sembra quasi che giustifichi questo disegno di legge nei suoi contenuti con un'esigenza nata da una legge dello Stato, dimenticando che quell'esigenza è stata caldeggiata a livello romano dai Parlamentari Caveri e Dondeynaz, e dimenticando questo, anziché cogliere in maniera significativa il concetto di ulteriore valorizzazione in temi linguistici e autonomistici, degenera in un pasticcio obbrobrioso dal pessimo sapore dell'integralismo culturale. Come avrebbe potuto essere sviscerata questa competenza demandata al Consiglio regionale? Sicuramente avrebbe dovuto valorizzare per certi versi l'autonomia scolastica, cosa che se prevista già nella "riforma Berlinguer", a maggior ragione dovrebbe essere sentita come nostra particolarità in considerazione di quell'autonomia di cui tanto si discute, ma che poi poco e male si concretizza.
Invece tutta la legge è incentrata su un dirigismo incredibile. Andremo poi a vedere in sede di emendamenti, che abbiamo già depositato alla Presidenza e che illustreremo successivamente, dunque non nel dibattito generale, come l'autonomia nella legge e nel percorso della legge - ne parlerò subito dopo - non sia stata assolutamente considerata; tutto ruota intorno alle ordinanze dell'Assessore alla pubblica istruzione. Il mondo della scuola reale, quello dei collegi docenti, quello dei Consigli di distretto, quelli del Consiglio regionale di Distretto scolastico, quello dell'IRRSAE come istituto di sperimentazione scolastica, sono completamente ignorati.
È un'ordinanza dell'Assessore con quattro esperti, di nomina chiaramente politica, e dunque fiduciari tecnici dell'Assessore; la negazione dei valori di autonomia, che dovrebbero essere cari a questa regione, in particolar modo all'Union Valdôtaine, la negazione dei principi di autonomia scolastica in senso didattico e organizzativo contenuti in una norma nazionale, che demanda ai singoli istituti e prima ancora alle singole realtà territoriali, le regioni, il completamento di questo principio dell'autonomia scolastica. Di tutto ciò non vi è traccia.
L'Assessore diceva che si è discusso troppo. Non ho capito se c'è stato un black out in aula e ho perso la parola successiva: poco, cioè si è discusso troppo poco. Non so con chi abbia discusso l'Assessore, sicuramente non ha discusso con i rappresentanti che il popolo valdostano ha mandato in quest'aula, che è la massima assemblea legislativa regionale, che è delegata a dibattere, a confrontarsi, prima di arrivare al voto in aula.
Il Consigliere Martin della Fédération, anche lui, parlava di ampia discussione, nonostante il disagio che per certi versi il suo intervento ha dimostrato; disagio evidente anche dal fatto che ha commentato un altro disegno di legge, quello che avrebbe voluto vedere in quest'aula, perché quei toni di ottimismo, quei toni di recepimento delle aspettative degli studenti, degli insegnanti, dei genitori non mi sembra di vederli in nessun dove che non sia l'intervento del Consigliere Martin. Mi domando come mai la controparte di quest'ampia discussione scriva e dica - e testimoni con la propria presenza nella piazza antistante il Palazzo regionale - di muro ideologico. Evidentemente non siamo in grado neppure di comunicare, perché la discussione implica un confronto, e permettetemi di denunciare in quest'aula come la maggioranza, l'Esecutivo nella persona del Presidente della Giunta, abbia assunto dei toni di prepotenza e di arroganza che non si erano mai visti finora.
Su un argomento che è fondamentale per lo sviluppo della nostra società perché la scuola è l'elemento nel quale crescono, si formano e si sviluppano le giovani generazioni, non c'è stato dibattito. Non solo, ma nonostante nello scorso Consiglio - parlo appena di 15 giorni fa - ci fosse stato un ordine del giorno votato all'unanimità del Consiglio e presentato dal gruppo di Forza Italia, dove si impegnava l'Assessore a mettere in discussione congiuntamente al disegno di legge il regolamento, la II e la V Commissione riunite in sede congiunta hanno disatteso quella che era la volontà sovrana del Consiglio.
Alla fine, Presidente Borre e Presidente Rini, non c'è nulla di più tragico nella politica che scadere nel senso del ridicolo, perché andando a leggere i verbali di quella commissione voi avete affermato che un appunto, di fatto, era il regolamento, quando quest'oggi con un minimo di buon senso recuperato il Presidente del Consiglio e l'Assessore Pastoret hanno divulgato quello che era il regolamento assente in quella commissione. In quella commissione voi, ciecamente ubbidendo alle direttive ideologiche di partito, avete negato l'evidenza, sostenendo l'esistenza di un documento che non c'era. In quella sede avete disatteso la volontà unanime del Consiglio, nel quale voi stessi vi eravate espressi. Discussioni di questo tipo che si svolgono secondo questo canovaccio, inteso come traccia di una tragica e farsesca commedia, non fanno onore alla dignità dei vari consiglieri di maggioranza, i quali possono formarsi dei convincimenti, ma non possono negare l'evidenza, perché il mandato che l'elettorato ci ha dato penso che sia quanto meno quello di leggere i documenti e di essere onesti perlomeno con quelli che sono gli atti del dibattito consiliare.
E allora io dico che non si è discusso troppo. Non solo non si è discusso troppo, ma per quanto riguarda il disegno di legge all'ordine del giorno, anche se avete scritto che è la proposta modificata in commissione, sapete benissimo che così non è stato, perché in commissione è arrivato un disegno di legge modificato dall'Assessore dopo che la Giunta aveva adottato il disegno di legge, e la commissione non è entrata nel merito. Su un argomento di questa portata non avete lasciato esprimere in maniera compiuta, articolata quanto meno i Consiglieri, trincerandovi dietro l'urgenza, dietro la fretta.
Non so quale sia la cognizione che voi date alla "ampia discussione", però è evidente che gli incontri sono iniziati il 15 luglio con alunni, genitori, rappresentanti delle Organizzazioni sindacali, e l'informazione dovuta ai componenti del Consiglio regionale e ai componenti della commissione è avvenuta ufficialmente non più di 15 giorni fa, ma ad esagerare! Ci sono state due riunioni di commissione, la prima un'audizione e la seconda una sceneggiata nella quale si prendeva atto che questa era la volontà della maggioranza.
Noi non accettiamo questo tipo di confronto politico e riteniamo di avere la capacità, oltre che il diritto-dovere, di fare delle proposte anche costruttive, non semplicemente ostative. La tentazione quest'oggi era di non far passare questo disegno di legge a rischio di fare un ostruzionismo durissimo; non è stata la paura dei tempi che si sarebbero dilatati e che avremmo dovuto sopportare, ma è stata la richiesta dei componenti del mondo della scuola reale, i quali ci hanno detto che a questo punto volevano chiarezza, volevano vedere in faccia i 35 Consiglieri quando parlano, quando intervengono e quando votano. E abbiamo recepito, anche se con qualche perplessità, quest'impostazione, anche perché anticipare dei misfatti normalmente non è nostra consuetudine; i misfatti, semmai, si posticipano! Noi quest'oggi invece ci siamo prestati, con l'inversione dell'ordine del giorno, ad anticipare un misfatto.
Una riflessione viene spontanea su qual è il senso che l'Union Valdôtaine e la sua maggioranza danno al francese e all'autonomia; penso che innanzitutto sia caduta una maschera nel senso che la gente finalmente ha iniziato a capire cosa voglia dire il consenso che i genitori, che oggi protestano, in parte hanno attribuito all'Union Valdôtaine.
L'Union Valdôtaine non è solo forza di favori, non è solo forza di clientele, non è solo forza di scandali regionali; l'Union Valdôtaine si è dimostrata anche forza capace di far vedere con arroganza cosa voglia dire l'integralismo culturale. E questo è sicuramente un capitolo che non fa onore alla Valle d'Aosta, ma tanto meno all'Union Valdôtaine.
Auspichiamo che all'interno di questo movimento maturi un dibattito fra le componenti pragmatiche, che vogliono affrontare i problemi sociali ed economici di questa regione, e le componenti invece che pensano di trasformare la Valle d'Aosta in un Afganistan, in uno Stato tipo Iran, là dove viene imposto il ciador alle donne, mentre qui viene imposto, nei fatti, un'overdose massiccia di lingua francese.
Perciò la tentazione che è sfuggita per certi versi di mano all'Union Valdôtaine è la dimostrazione di quello che è il vero DNA dell'attuale dirigenza unionista. D'altronde sappiamo benissimo che certe forze politiche possono cambiare di dirigenza, possono cambiare i nomi, ma non cambiano i propri patrimoni genetici. Il Partito Comunista è diventato il Partito Democratico della Sinistra, poi è diventato Democratici di Sinistra; poi abbiamo visto che il Ministro dell'interno, Napolitano, non ha esitato ad usare in maniera brutale le forze di polizia contro la piazza che protestava, gli allevatori prima, gli agricoltori dopo, i disoccupati napoletani poi, e gli studenti ancora. Evidentemente ci sono delle connotazioni genetiche in certe forze politiche che in certi momenti traspaiono in tutta la loro evidenza.
Allora qual è il senso che vogliamo dare al francese? Il senso che Forza Italia vuol dare al francese è il senso di ricchezza culturale. Non c'è altro senso recondito che si voglia dare da parte nostra alla valorizzazione della lingua francese.
Il senso che invece vuol dare l'Union Valdôtaine qual è? Ne abbiamo sentite di tutti i tipi! Ieri a margine della manifestazione degli studenti c'erano esponenti dell'Union Valdôtaine che giustificavano - chiaramente in confidenza - l'esigenza di mettere delle norme che impedissero ai meridionali di invadere questa regione, di accedere al pubblico impiego. Penso che se questo è lo scopo dell'utilizzo del francese da parte dell'Union Valdôtaine, avete offeso in primis i Valdostani, perché penso che nessun valdostano abbia necessità di sentirsi nella riserva indiana, o abbia l'esigenza di sentirsi tutelato di fronte alla propria inferiorità culturale o professionale. Penso che i giovani valdostani, i professionisti valdostani, gli operai e gli impiegati valdostani abbiano le medesime capacità che possono avere quanti arrivano da altre regioni, e dunque penso che non sia un problema temere il confronto con realtà che arrivano da altre regioni.
La vostra è un'impostazione del bilinguismo che sconfina fra quell'integralismo culturale di cui parlavo e quel protezionismo del "nanismo valdostano", di una Valle d'Aosta che non cresce sotto nessun profilo. Ma leggiamo i giornali, leggiamo le statistiche dell'ISTAT, leggiamo cosa sta succedendo alla Cogne dove, finiti i finanziamento pubblici regionali, 180 persone sono a rischio di licenziamento. Questa è la realtà di questa regione, che vive in una dimensione che la fa stare al di fuori completamente della realtà.
Con questa legge create un precedente pericolosissimo. Con questa legge, anziché armonizzare la particolarità della Valle d'Aosta, create un separatismo di tipo linguistico, cercando di imitare la realtà del Trentino Alto Adige, che è fondata su altri presupposti, su presupposti etnici. Cercate di creare anche qui un separatismo non etnico, ma sicuramente di tipo linguistico e questo è pericoloso, perché creerà nel prossimo futuro delle tensioni che andranno ad incrementare ulteriormente quelli che sono i problemi, già tanti, da affrontare a livello di Amministrazione regionale.
Allora ci domandiamo quale possa essere il senso di questo dibattito, quando ormai i giochi sono fatti, quando ormai sappiamo benissimo che anche chi ha dichiarato in maniera pomposa alla stampa il suo dissenso arriverà in quest'aula votando una legge che non è cambiata minimamente nella sostanza, nonostante le affermazioni dell'Assessore Pastoret.
Il senso nostro è quello di dimostrare che si possono fare delle proposte sostanziali, concrete, che avrebbero potuto rendere significativa l'opportunità che tutto sommato una legge dello Stato concedeva alla Valle d'Aosta.
Non rinunciamo di conseguenza a presentare i nostri emendamenti, li abbiamo depositati, li discuteremo, li illustreremo in seguito, in quanto riteniamo che la presentazione e la discussione di quegli emendamenti sia un irrinunciabile diritto a quel principio di libertà quanto meno di espressione, che rivendichiamo anche oggi in quest'aula.
Président Pour motion d'ordre a demandé la parole Mme Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Volevo informare la Presidenza che sulla testa di un insegnante, che è fuori, sono cadute da alcune finestre di questo Palazzo delle uova. Chiedo al Presidente del Consiglio di far fare una verifica e di chiedere un'attenzione maggiore perché dalle finestre non cadano né carta né soprattutto altri strumenti contundenti.
Presidente Grazie della segnalazione. Devo però constatare che la nostra possibilità d'intervento si limita soltanto a quest'aula, quindi provvederemo a segnalare all'esterno l'esistenza di questi fatti.
La parole au Conseiller Fiou.
Fiou (GV-DS-PSE) Credo che oggi dobbiamo riflettere sul livello di conflittualità che ha caratterizzato e caratterizza questa vicenda, che secondo me è sicuramente sproporzionato se rapportato all'entità delle differenze fra le varie parti.
Questo stato di cose vede sicuramente delle responsabilità, che sono divise un po' di qua e un po' di là. Un po' di qua e un po' di là, Consigliere Curtaz, non stanno da una sola parte!
È vero che all'inizio del confronto sono stati lasciati degli spazi in cui si sono inserite preoccupazioni riguardanti qualche rigidità di troppo sull'introduzione del francese nell'esame di maturità, ma vi sono responsabilità anche di chi ha voluto cogliere questo appuntamento come l'occasione per rivendicazioni - ne diamo atto - in larga parte sicuramente corrette, ma che hanno visto anche in queste ultime ore esasperazioni e cadute corporative. Mi riferisco in particolare, come qualcuno ha già fatto, ad alcune dichiarazioni che abbiamo sentito anche ieri sera durante i telegiornali locali.
Devono preoccupare tutti le tensioni che sono emerse nella nostra comunità riguardo la gestione della presenza del francese nella vita pubblica e nella scuola valdostana, perché la questione linguistica può diventare un pericoloso elemento di divisione.
La Sinistra ha sempre svolto nella cinquantennale storia della Valle d'Aosta un ruolo di unificazione della comunità su questo tema. Ricordo in proposito le battaglie degli anni '70, dove abbiamo pesato sugli orientamenti di allora, che hanno privilegiato il bilinguismo rispetto a soluzioni che proponevano la separazione linguistica e l'istituzione di scuole separate per italofoni e per francofoni. Con coerenza valutiamo la situazione di oggi, perciò vediamo la proposta che discutiamo come una positiva mediazione fra le diverse posizioni che la comunità esprime. Essa fa i conti realisticamente con la situazione linguistica della comunità e della scuola, evitando radicalizzazioni.
Il muro contro muro, oltre a non aver permesso un vero confronto perché condizionato da pregiudiziali e da radicalizzazioni, rischia di vanificare lo sforzo di costruire una corretta integrazione delle posizioni nel rispetto delle diversità che la nostra comunità esprime. Qualcuno ha parlato di incontri inutili fra le parti; mettiamo in conto gli spostamenti che le varie parti in gioco hanno espresso durante questi incontri. Mi pare che ciò che viene proposto in votazione oggi contenga correzioni significative nell'intento di accogliere esigenze venute dalle parti sociali interessate. Da quanto sento, le richieste di tali parti sociali sono ferme a quanto avanzato mesi fa, anzi con qualche radicalizzazione in più.
Lo sforzo indispensabile da fare oggi è di riportare il confronto su un terreno di maggiore ragionevolezza. Questa legge è solo un tassello nell'impegno di adeguare gli strumenti per governare un problema, quello linguistico e quello del particolarismo, alle realtà nuove che avanzano. La specificità valdostana è una carta importante da giocare in una fase in cui i processi di globalizzazione tendono a cancellare le identità particolari e quindi a mortificare gli spazi di partecipazione al Governo dei processi stessi che vengono avanti. Questa carta va giocata in termini di innovazione; le posizioni conservatrici, anche quelle corporative, sono un freno pericoloso proprio sulla strada di quest'innovazione.
Président La parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU) Prendo la parola perché ritengo che ognuno di noi debba dire ciò che pensa su un argomento importante qual è quello che è in discussione. La prendo anche perché siamo ancora in tempo, perché se questa maggioranza, forte di 24 consiglieri, continua a governare così, nel futuro forse ci toglierà anche la possibilità di parlare e di esprimerci.
(proteste dai banchi della maggioranza)
… ma quando si conducono le trattative come si conducono, quando ci si comporta in commissione consiliare come ci si comporta, è chiaro che queste cose danno da pensare.
Se non si vuole che si pensi in questa maniera, si agisce con maggiore libertà e maggiore democrazia all'interno e all'esterno del Consiglio regionale, perché vi dovete ricordare che, con il vostro modo di essere e di porvi nei confronti di chi non la pensa come voi, non rendete un servizio alla Valle d'Aosta! Con il vostro comportamento non difendete l'autonomia e tanto meno le nostre particolarità come regione a Statuto speciale.
Chi, come me e come noi del gruppo, ma credo anche gli altri che credono nel sistema democratico anche se sta all'opposizione, non cerca mai di fare del male alla propria regione, al proprio paese. Il male lo fa chi, credendo di essere, caro Viérin, depositario della verità, rifiuta il dialogo, il confronto, la mediazione; lo fa chi agisce per mantenere stretto il potere che si è conquistato; lo fa chi non si ferma per domandarsi se è nel giusto nel suo comportamento; lo fa chi, calpestando le idee degli altri, impone il suo modo di governare. Però ricordatevi che questo modo di governare alla lunga non paga. Caro Presidente, ognuno di noi deve assumersi le proprie responsabilità, in particolare dovete assumervele voi che governate. Voi avete il dovere e l'onere di ricercare il consenso della gente sulle cose che andate ad approvare.
Le trattative ci sono state - mi si dice - c'è stato il confronto. Ma se le trattative e il confronto sono stati quelli che l'Assessore Pastoret ha potuto portare nelle due commissioni in riunione congiunta, certamente quelli non sono né confronto né trattative. È venuto e ha ripetuto quello che il suo movimento aveva deciso e nient'altro, e queste non sono trattative, ve lo dice uno che per trent'anni ha trattato. Meglio di Cottino, comunque!
Si possono fare trattative e la lungaggine delle trattative può andare avanti nel tempo, perché tutte le controparti possono dare la propria disponibilità ad incontrarsi, ma quando poi si siedono al tavolo ribadiscono sempre lo stesso discorso.
Noi dell'Ulivo siamo qui per fare un'opposizione seria e concreta, non un'opposizione qualsiasi! Per questo abbiamo provato a farvi ragionare anche in modo diverso, però il disegno di legge che abbiamo presentato era un'occasione da non perdere per vedere se era possibile raggiungere un'intesa, ma voi lo avete respinto. Astenendovi in commissione dall'esprimere parere, non avete permesso che questo disegno di legge fosse discusso in quest'aula e credo che questo non sia corretto nei confronti di un'opposizione che vuole ricercare un'intesa e un accordo su una problematica importante come quella del francese oggi nella nostra regione.
In passato, ma forse erano altri tempi, quando sulla stessa materia venivano presentati più ordini del giorno, nelle commissioni si cercava di discuterne e di elaborare un testo unico con cui andare in aula. Qui non è stato possibile neanche fare questo, perché i Presidenti di Commissione non hanno avuto neppure la sensibilità di dire: ci sono due leggi, vediamo se è possibile unificare questi due testi. Questa era la dimostrazione che si accettava il confronto, che si voleva trattare, che si voleva discutere. Non facendo questo, si è voluto solo arrivare a imporre ciò che avevate deciso, e anche se, come ha detto il mio collega Curtaz, la notte ha portato consiglio, qualcosa è modificato. Ma non è sufficiente.
Ha prevalso su tutto l'interesse di parte di un movimento di maggioranza relativa, che ha trovato il consenso di altre forze politiche. Ha prevalso l'interesse di parte più di quello della collettività; avete anteposto gli interessi del vostro movimento e delle forze politiche che lo sostengono a quello della collettività valdostana, degli studenti, dei genitori e degli operatori della scuola.
Sono convinto ancora che debba esistere e che occorra un atto di umiltà da parte vostra. Del resto, la grande manifestazione degli studenti di ieri, a cui hanno aderito i genitori, le Organizzazioni sindacali, le forze politiche, deve farvi riflettere in modo diverso da quello in cui avete riflettuto. Non ripetete l'errore che è stato commesso lo scorso anno quando fu approvata la legge n. 425/97. Dopo che c'era - e voi la volevate così - la 425 con le tre prove scritte di cui una in francese, perché voi la volevate così, poi avete cercato di dare la responsabilità allo Stato e al Governo centrale che la voleva imporre alla Valle d'Aosta. Avete tentato allora di imporla. E dopo cos'è accaduto? Caro Viérin, è inutile che lei scuota la testa di fronte a quest'affermazione, abbiamo Ministri e Sottosegretari al Governo anche noi e qualche Parlamentare valdostano è andato a Roma a dire che rappresentava l'intera Valle d'Aosta e che la "425" andava bene così. E smentitemi se non è vero, perché vi porto anche testimoni.
Dopo la "425" dovemmo intervenire tutti assieme, e siamo intervenuti tutti per modificarla, per ottenere tramite la "Bassanini ter" la quarta prova di francese, tant'è vero che mi fu riferito che per sostenere nelle commissioni parlamentari la necessità di modificare, l'Onorevole Caveri ricordò le manifestazioni studentesche che avevano avuto luogo contro quella legge in Valle d'Aosta e affermò che con la quarta prova gli studenti eviterebbero di sostenere un ulteriore esame di francese nell'espletamento dei concorsi pubblici, di tutti i concorsi pubblici, con diploma o senza diploma o con la laurea. Queste furono le affermazioni che furono fatte in due Commissioni, quella della Cultura e quella delle Riforme costituzionali. Io ho ringraziato Caveri per l'impegno che aveva profuso in quella sede, per rimediare all'errore che era stato commesso nella legge n. 425, che prevedeva gli esami di maturità.
Oggi, cari colleghi, questo Consiglio regionale è chiamato a stabilire nella legge regionale le modalità per mettere in pratica la nuova maturità valdostana, però mi sembra che ci si dimentichi degli impegni presi con i sindacati e con tutto il mondo della scuola. Dopo la "Bassanini ter", se vi andate a rileggere sulle cronache locali le affermazioni dell'allora Assessore Louvin e di altri notabili di questa regione, vedrete che gli impegni presi in quel momento sono stati disattesi da questa legge. Andate a rileggerveli, io li ho qui, non voglio creare lungaggini a questa trattativa. Avete dimostrato di non tenere conto fino in fondo delle lotte passate e delle lotte in corso, delle scuole occupate, delle manifestazioni che si sono tenute, come quella che si sta svolgendo stamani fuori da questa sede.
Per noi il vostro comportamento è inaccettabile. Se volete che i giovani amino il francese, togliete loro il dubbio di essere penalizzati, accettate la spendibilità totale. Per i laureati, certo, ci possono essere delle specificità; ebbene, vediamole, ma vediamole subito. Io credo che queste specificità non siano innumerevoli. Nella valutazione dei 100 punti un passo avanti è stato fatto, la strada ve l'abbiamo indicata anche noi. Stabiliamo unitariamente ciò che ci deve essere nel regolamento che affermate che deve essere discusso con Roma; ma è chiaro che Roma convaliderà la legge, che oggi andiamo ad approvare, nella maniera in cui noi l'approviamo e farà il regolamento nella maniera in cui noi lo vogliamo, perché questa è la realtà! Non ci si venga a dire Roma qui, Roma là; Roma approverà il regolamento che la Valle d'Aosta le propone. Ci saranno, certo, delle osservazioni, ma la sostanza di questo regolamento rimarrà quella che questo Consiglio regionale porta avanti. E non può essere il brogliaccio che ci avete consegnato in commissione e credo nemmeno quello definitivo che avete presentato questa mattina. Discutiamone! C'era un impegno di questo Consiglio, io non c'ero in quei Consigli perché ero fuori, ma c'è stato un impegno di presentare la legge e di presentare il regolamento, facciamolo!
Nel decidere, tenete presente che la scuola è il luogo strategico dove, attraverso l'impegno culturale, l'approccio al mondo del lavoro, la partecipazione e il dialogo si forma la coscienza libera e responsabile dei giovani, dei nostri giovani. Inoltre, proprio oggi che si va verso il riordino dei cicli scolastici e dell'intero sistema formativo, che si va verso la piena autonomia della scuola, che si va verso la parità fra scuola pubblica e scuola privata, il dialogo con il mondo della scuola è sempre più indispensabile. Non si possono far passare leggi e riforme sulla testa di chi poi le deve mettere in pratica. Le riforme, anche quella degli esami di maturità, si realizzano nella misura in cui si coinvolgono tutte le parti interessate. Occorre responsabilizzare e far contare gli insegnanti, gli studenti, i genitori, le forze sociali.
Cari colleghi, se si pensa al futuro della nostra comunità, se si comprende che è la formazione delle persone che decide l'occupazione e il lavoro, se si vuole rilanciare il ruolo morale e sociale degli insegnanti, se si vuole riattivare un circuito di responsabilità educativa fra la famiglia, la scuola, la società e le istituzioni, non si sfidano le parti interessate come avete fatto voi! Si deve comprendere che c'è bisogno di tutte le categorie esistenti, che non c'è bisogno di lanciare sfide e tanto meno di fare scelte disastrose. Riconoscete di aver commesso un errore, confrontiamoci sugli emendamenti presentati o che saranno presentati da noi come dalle altre forze di minoranza. Usciamo da questa riunione nel modo più unitario possibile, e ciò nell'interesse della scuola e di tutti gli operatori della stessa, nonché della comunità valdostana!
Président La parole au Conseiller Marguerettaz.
Marguerettaz (Aut) Per, non so dire se sdrammatizzare o rendere un po' più leggera questa seria ed importantissima discussione, inizierei con il dire che questo dibattito che si svolge oggi in Consiglio mi sembra sia monco, perché nella mia passata esperienza nell'altra legislatura eravamo abituati, ogni qualvolta c'era una manifestazione di protesta, mai peraltro così evidente come quella a cui assistiamo oggi, che i Democratici di Sinistra, in particolare l'allora Consigliere Ferraris, ci proponevano in quanto consiglieri di votare un ordine del giorno di solidarietà nei confronti di coloro che stavano scioperando. Oggi, a meno che questo avvenga più tardi, non mi sembra di vedere nessun ordine del giorno presentato in questo senso!
A parte le battute, quello a cui abbiamo assistito in questi giorni e a cui stiamo ancora assistendo oggi, sia qualcosa a cui non assistevamo da diversi anni in questa regione. Una manifestazione così determinata, incisiva, forte, e al tempo stesso estremamente civile, non la vedevamo più nella nostra Valle da trent'anni a questa parte, quando forse qualcuno - anche seduto in quest'aula - si ritrovava a rivendicare cose per le quali oggi invece si appresta ad agire nel modo esattamente contrario. Ma tant'è la vita è un'evoluzione.
Mi sembra oggi, dopo avere assistito anche agli interventi che fin qui ci sono stati da parte dei colleghi, di vivere una situazione un po' kafkiana, perché da una parte abbiamo sentito l'Assessore Pastoret affermare che le proposte degli studenti per quanto concerne la valutazione sono state accolte, abbiamo sentito il collega Martin dirsi soddisfatto perché si è negoziato, si sono modificate le cose, si è praticamente trovato un accordo, e dall'altra, mentre vengono dette queste parole qui dentro, fuori sembra che la piazza risponda in una maniera diametralmente opposta. Ecco perché parlo di situazione kafkiana.
Per quanto concerne più precisamente il disegno di legge, bisogna fare una premessa che qualcun altro ha già fatto prima di me, ed è un dato non superficiale, io credo sia un dato estremamente importante nel dibattito sul bilinguismo in generale nella nostra regione. Il dato estremamente significativo è che, a differenza degli anni passati, mai da nessuna componente sociale, siano essi gli studenti, siano essi i genitori, siano essi i sindacati, abbiamo sentito dire una sola parola contro la lingua francese.
Questo credo sia un dato estremamente positivo sul quale non si può passare con estrema leggerezza, sul quale invece bisogna riflettere se confrontiamo questo dato - che è la prima volta che registriamo nel dibattito politico e sociale che c'è stato dall'inizio della storia nella nostra regione - con la posizione che le stesse parti sociali hanno preso sul merito di questo disegno di legge che oggi discutiamo e che poi voteremo.
È indubbio che il francese all'interno della scuola valdostana ha subito, in particolare negli ultimi anni, un'evoluzione notevole. Certamente l'applicazione degli articoli 39 e 40 sta facendo fare un salto qualitativo nell'apprendimento del francese, richiedendo contemporaneamente un impegno assai più grosso ai nostri studenti, ma non solo, anche ai nostri bambini. Come tutti sapete, gli articoli 39 e 40, il bilinguismo cioè reale, applicato con l'insegnamento non più solamente del francese ma in francese, si applica a partire dalla scuola materna, a partire dal primo contatto di un bambino con una realtà scolastica o parascolastica. Dicevo quindi che quest'applicazione in particolare richiede un impegno superiore ai nostri studenti.
Questo impegno in più quando si tratta di affrontare la parte valutativa, che è quello che stiamo facendo noi oggi, cioè quando si tratta di affrontare il tema dell'esame di maturità, questo impegno in più va riconosciuto e va premiato. Avevamo abbozzato una proposta sulla quale a nostro avviso ci si poteva confrontare, in modo che si giungesse a una concezione della valutazione del francese nell'esame di maturità su un modello che premiasse chi il francese dimostra di conoscerlo, ma al tempo stesso non penalizzasse chi non è riuscito ad assolvere questo impegno in più che gli è chiesto.
Invece con questo disegno di legge è chiaro ed evidente che c'è un reale rischio di penalizzazione per gli studenti valdostani, e non solo per chi non sa il francese; il rischio di penalizzazione è anche per coloro che dimostreranno di conoscere il francese, ma che dimostreranno di conoscerlo un po' meno rispetto a tutte le altre materie. Nel momento in cui si dice che il francese fa media tout court, è evidente che se uno ha una conoscenza che corrisponde ai 90/100 in tutte le materie e ha una conoscenza del francese che è inferiore, questo lo penalizzerà sulla media complessiva
Credo che invece sia giusto ricordare come fino ad oggi, e immagino anche nel futuro, chi non conosce il francese nella nostra regione - penso non solo a chi proviene da fuori Valle, ma anche a chi ha studiato in Valle ma per motivi vari non lo ha imparato - è già oggi svantaggiato nel momento in cui per accedere al mondo lavorativo, nel pubblico impiego in particolare, deve dimostrare di conoscere la lingua francese. Quindi una penalizzazione in questo senso, e mi sembra più doverosa là dove si parla di entrare nel mondo del lavoro, comunque questo svantaggio già oggi esiste.
Affrontando questo tema è chiaro che si introduce il discorso della spendibilità, punto caldo del disegno di legge, e qui dirò l'idea che mi sono fatto io. Credo che o la spendibilità è totale, definitiva, anche per quanto concerne i posti di lavoro, dove sono richiesti i diplomi di laurea, oppure facciamo delle verifiche sulle conoscenze del francese - dico un paradosso, così sono chiaro - ogni trimestre.
Dico questo perché vorrei raccontarvi un fatto personale, che ha il sapore dell'aneddoto, ma che avendolo vissuto sulla mia pelle posso metterlo in comune con voi. Un po' di anni fa sono stato uno di quelli che all'esame di maturità nell'Istituto magistrale ha portato come prima materia a scelta - allora era ancora impostato così l'esame di maturità - proprio il francese. Sono uscito da quell'esame di maturità con una votazione buona e non solo complessiva, ma anche in particolare sulla prova di francese che avevo sostenuto. Vi dico anche la media: era di 54/60, equivalente di 9/10. Questo succedeva nel mese di luglio del 1975. Nel mese di ottobre del 1975 il sottoscritto doveva sostenere una prova di conoscenza della lingua francese per poter accedere all'insegnamento, il famoso "Certificat d'aptitude", alla fine del quale risultai insufficiente.
Ora io sono convinto che i membri della commissione d'esame erano stati ampiamente generosi nei miei confronti, la mia conoscenza del francese non corrispondeva senz'altro ai 9/10 attribuitimi, ma sono altresì convinto che quella commissione d'esame del "Certificat d'aptitude" fu oltremodo ristretta nei miei confronti, perché passare nel giro di tre mesi da una conoscenza valutata 9/10 a una conoscenza valutata insufficiente, credo che qualche cosa nel meccanismo non funzioni!
Ho voluto portare questo esempio non per amore di protagonismo, ma perché questo mi permette di mettere in relazione la proposta di emendamento che ci è stata presentata oggi dall'Assessore in merito alla spendibilità.
Ho un sentore, che mi è stato già un po' confermato da alcune voci di corridoio, e oggi provo a fare la "Cassandra": se passerà l'emendamento proposto dall'Assessore, che devo dire più impegnativo rispetto a un ordine del giorno, visto la fine che fanno in questi consessi gli ordini del giorno - questo è un emendamento a una legge e certamente più impegnativo sotto questo profilo - e ammesso che venga rispettata questa volontà espressa in legge, da queste competenze e professionalità specificatamente necessarie che vengono descritte nell'emendamento sarà certamente escluso il mondo della scuola. Dico oggi che per quanto riguarda gli insegnanti, ad essi sarà certamente richiesta una prova suppletiva di conoscenza della lingua francese. E quindi vorrei dire in particolare a coloro che stanno studiando perché si apprestano ad insegnare di aspettarsi tranquillamente, oltre all'obbligatorietà della prova di francese nell'esame di maturità, anche un successivo accertamento se vorranno insegnare. Ed è bene che si sappia che in questa Valle sono tanti gli studenti che insegnano, non solo chi poi continuerà ad insegnare durante tutta la sua vita, ma anche tanti tecnici, tanti ingegneri, tanti architetti che soprattutto agli inizi delle loro professioni insegnano nella scuola. A questi sarà richiesta certamente un'ulteriore conoscenza.
Questo emendamento presentato dall'Assessore fa i conti con una posizione già più o meno discussa nei giorni scorsi a livello di commissione e non solo. Cioè qui si parte da un presupposto: che certificare la spendibilità del diploma di maturità conseguito con la valutazione del francese anche per posti di lavoro là dove sono chiesti diplomi di laurea, è una impresa improba, difficile, lunga da analizzare e da differenziare a seconda delle competenze richieste.
Noi crediamo però fin da oggi che sia possibile decidere oggi, votando questo disegno di legge, che con il diploma di maturità - in cui evidentemente è riconosciuto il superamento delle prove di conoscenza della lingua francese - vengono cancellate tutte le prove preliminari di accertamento della conoscenza della lingua francese. Questo è un punto importante perché è possibile realizzarlo oggi. Sappiamo benissimo che, per quanto concerne tipologie di posti di lavoro là dove ci sia la necessità di più approfondite, più decise, più marcate conoscenze e quindi maggiore padronanza della lingua francese, queste competenze vengono verificate come materia di concorso. Là dove ci sono specifiche competenze richieste, queste sono evidentemente esame del concorso.
Oggi non vogliamo toccare questo, noi vogliamo - e questo sarà il senso di un emendamento che presenteremo come forze di minoranza - fare un passo avanti concreto, questo sì, nel dire che la certificazione del diploma di maturità annulla ogni prova preliminare di conoscenza della lingua francese.
L'Assessore Pastoret nella sua relazione ha più volte ricordato un ordine del giorno che questo Consiglio regionale aveva votato all'unanimità l'11 dicembre 1997, facendo credere che questo è stato - dal mio punto di vista l'origine di tutti i mali, dal suo punto di vista l'origine di tutti i beni - il padre putativo del disegno di legge che oggi andiamo a discutere e a votare. In realtà questo non è, Assessore, perché quell'ordine del giorno così come è stato scritto io, e credo anche altre forze di opposizione, lo rivoteremmo con tutta tranquillità. In quell'ordine del giorno cosa diceva il Consiglio sovrano? Diceva due cose sostanzialmente: l'obbligatorietà della prova di francese e - va da sé - l'obbligatorietà di una valutazione della prova. Non si spingeva al di là di questo. E questi due punti, Assessore, lei lo sa benissimo, oggi nessuno, ma dico proprio nessuno, li mette in discussione, non c'è una persona che non sia d'accordo sul sostenere la prova di francese all'esame di maturità, non c'è una sola persona che non voglia che questa prova sia valutata; siamo tutti d'accordo fin qui. Il problema è vedere come valutare questa prova e poi come questa prova debba essere spendibile.
Concludo con due valutazioni anche di tipo politico, come è compito dei Consiglieri non solo di opposizione, ma anche di maggioranza. Credo sinceramente che l'elaborazione di questo disegno di legge sia il frutto di quei 17 seggi che pochi mesi fa la comunità valdostana ha democraticamente consegnato all'Union Valdôtaine.
Ho sentito accennare molto en passant dal collega Martin che l'elaborazione di questo disegno di legge si è avuta anche per delle difficoltà interne alla maggioranza; credo che Prodi si farebbe una bella risata di quest'affermazione oggi, non mi sembra di vedere sedute fra le forze di questo tavolo forze paragonabili a Rifondazione comunista a livello nazionale. Le altre forze mi sembrano decisamente, a parte l'Union Valdôtaine, molto più accomodanti, non voglio dire servili perché potrebbe risultare offensivo, ma certamente con un timbro più cossuttiano che bertinottiano, se posso dire così.
Una domanda vorrei fare a conclusione di quest'intervento, perché è la domanda alla quale io, in quanto Valdostano, in quanto Consigliere, in quanto insegnante, e quindi particolarmente vicino al mondo della scuola, non sono riuscito in queste settimane a darmi una risposta. Mi auguro che soprattutto chi sostiene questa legge, questa risposta me la dia! Ho già detto che su determinate questioni presenteremo degli emendamenti anche noi come le altre forze, ma quello che mi preme formulare in conclusione era questa domanda. Qualcuno mi spieghi perché uno studente valdostano, che ha la medesima preparazione di uno studente - ad esempio - torinese, sia esso geometra, sia esso ragioniere, sia esso maestro, deve o può avere una valutazione inferiore. Grazie.
Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Vorrei iniziare il mio intervento proprio facendo una cronistoria della vicenda dell'esame di francese, perché ho sentito in alcuni interventi presentare pezzetti di questa vicenda. Credo che sia interessante, anche per chi ci ascolta, ripercorrere tutto l'iter che è stato seguito per arrivare a questa situazione, perché vorrei sottolineare che questa non è una situazione che è stata scelta da qualcuno di noi, almeno dal nostro movimento; è una situazione in cui ci si trova dopo tutto un inter di passaggi ben chiari.
L'anno scorso è iniziata in Parlamento la discussione per il nuovo esame di Stato, che ha introdotto un orale su tutte le materie dell'ultimo anno e ha aggiunto alle due prove tradizionali scritte - il tema e una prova specifica - anche una prova pluridisciplinare su tutte le materie dell'ultimo anno. Nel corso dell'iter parlamentare si è affrontato da parte dei responsabili della scuola, e non solo da parte dei politici, il problema di adeguare tale normativa alle caratteristiche linguistiche e culturali delle regioni a statuto speciale. È il 28 aprile 1997, viene proposto un testo alla commissione (incaricata di presentare un testo, sintesi dei diversi disegni di legge) in cui si dice con molta chiarezza che "nelle scuole della Valle d'Aosta, della Provincia di Bolzano, delle località ladine, l'accertamento della lingua diversa da quelle in cui il candidato abbia svolto la prima prova scritta si realizza, ove possibile, con la terza prova scritta".
Questa era la soluzione che consentiva di riconoscere il carattere bilingue alla scuola valdostana, cioè il fatto che ci fosse l'accertamento della conoscenza della lingua francese all'interno delle prove di esame.
È vero che qualcuno diceva che l'espressione "ove possibile" poteva generare equivoci, ma forze politiche presenti in Parlamento avevano suggerito di togliere l'inciso "ove possibile", perché il significato di questa locuzione era molto chiaro: se all'interno della prova pluridisciplinare c'è una parte che riguarda un aspetto grafico, o una formula matematica è chiaro che non posso fare una formula in matematica o un disegno in lingua francese tale norma vale quindi soltanto nelle parti in cui era possibile usare la lingua.
Questa proposta non è piaciuta sicuramente né ai Parlamentari valdostani né al Presidente della Giunta regionale, che hanno chiesto alla Commissione Senato di rispettare il carattere bilingue della scuola della Valle d'Aosta introducendo una quarta prova scritta di lingua francese. Vorrei notare che questa decisione è stata presa senza che la Giunta, la maggioranza del momento, fosse informata della cosa. Nella Commissione al Senato, siamo al 15 maggio 1997, non viene accettata la proposta e viene confermato il testo che aveva formulato il Comitato ristretto. Al Senato il 26 giugno 1997, nel momento in cui viene approvata la legge, in aula viene presentato un emendamento concordato fra i Parlamentari valdostani, il Presidente della Giunta e il Governo, e qui c'è una proposta che certamente non va bene, quella che ha ricordato anche l'Assessore Pastoret, e cioè che nelle scuole della Valle d'Aosta la conoscenza della lingua italiana e francese è accertata nell'ambito dello svolgimento delle tre prove scritte, "di cui almeno una deve essere svolta in lingua italiana e una in lingua francese a scelta del candidato". Questa nuova formulazione viene ribadita anche il 24 settembre alla Camera. La legge ritorna in Senato per la seconda riapprovazione il 2 dicembre 1997 e diventa legge di Stato, legge con cui sono regolamentati gli esami di Stato in tutto il Paese.
Chiaramente di fronte a questa formulazione c'è una sollevazione generale: i Sindacati non sono d'accordo, gli stessi partiti della maggioranza non sono d'accordo, gli studenti non sono d'accordo e scendono in piazza per dire che non condividono questa scelta.
L'11 dicembre il Consiglio regionale, di fronte alla previsione che i nostri ragazzi avrebbero dovuto sostenere una delle tre prove scritte in lingua francese, di fronte a questo "pericolo" (ci si rende conto che non era un tipo di prova adatto, coerente con il percorso scolastico dei nostri ragazzi), ha formulato una risoluzione, quella che qui è stata ricordata e che non sto a ridire. È la risoluzione che riguarda la quarta prova scritta di lingua francese. Il 16 giugno 1998 nella famosa "legge Bassanini" viene recepito questo emendamento. Da questo momento iniziano le trattative e non entro qui a ricordarle perché sia i colleghi del mio gruppo, sia altri colleghi del Consiglio hanno ricordato che le trattative per molto tempo hanno visto un "muro contro muro" senza riuscire a trovare uno sbocco, se non ci fosse stata l'azione puntigliosa, decisa, ferma, determinata degli studenti. Sono loro che hanno sbloccato quello che non si riusciva in nessun modo a smuovere.
Ci siamo trovati quindi di fronte a una situazione data, che noi non consideravamo positiva ma con cui bisognava fare i conti, e abbiamo cominciato come gruppo a pensare che tipo di risposta dare a questa situazione.
Abbiamo cercato di seguire il ragionamento che sta alla base della legge presentata dalla maggioranza e che si può riassumere grosso modo così: la lingua francese è presente nel percorso scolastico degli alunni fin dalla materna, ad essa anche nelle scuole superiori sono riservate tante ore di insegnamento quante sono le ore di lingua italiana, ad essa pertanto va riservato lo stesso trattamento della lingua italiana; il francese concorre con l'italiano a scandire il percorso di studi dello studente, per cui si è promossi o bocciati anche in base al rendimento nella lingua francese, non si può alla fine di un ciclo scolastico estrapolare tale materia dalla valutazione globale e non considerare quindi il rendimento in questa materia come parte integrante della valutazione finale del corso di studi. Questo mi sembra il ragionamento sotteso al disegno di legge che la maggioranza ha presentato.
Abbiamo cercato di prendere sul serio queste premesse, anche perché esse possono rispondere a una preoccupazione di tipo didattico-scolastico, cioè c'è tutto un ragionamento che riguarda la collocazione del francese, una materia scolastica, all'interno di un percorso scolastico. Abbiamo cercato di vedere cosa significa questo. Intanto, se è vero che è una delle materie che ha tante ore quanto la lingua italiana, non può certamente questa materia avere un peso eccessivo; ci siamo resi conto che adesso le ultime proposte fatte sono proposte che tengono conto di questo elemento. Se il francese - e questo è il clou del nostro ragionamento - è parte integrante del curriculum scolastico, non si capisce perché se ne debba estrapolare la valutazione, per menzionarlo in un'apposita sezione del certificato di diploma. Questa chiaramente non è una preoccupazione di tipo scolastico, è soltanto una preoccupazione di tipo diverso, cioè qui si vuole rispondere a una preoccupazione estranea all'esame, si vuole cioè che appaia a parte la valutazione di francese. Ma questo tipo d'impostazione a nostro avviso è contrario allo stesso spirito dell'esame di Stato.
Il nuovo esame di Stato è impostato in modo tale che anche nel suo certificato deve esserci un unico punteggio che esprima la valutazione globale dell'intero percorso scolastico. L'intero percorso scolastico si conclude con un giudizio sintetico, che esprime la maturità e il bagaglio culturale complessivo dello studente e non le conoscenze differenziate per singole materie.
Questa è la nuova logica dell'esame di Stato, un esame che conclude tutto il percorso dello studente negli anni precedenti, che conclude tutto l'apprendimento, il bagaglio di conoscenze, di competenze, di abilità che lo studente ha accumulato in tutto il suo percorso scolastico, tutto questo è riassunto in un numero. Questo numero, questo punteggio complessivo, corrisponde quindi alla preparazione globale del ragazzo.
Noi diciamo che l'esito positivo dell'esame di Stato, che conclude un percorso di tredici anni di scuola, in cui il francese è presente con almeno un numero di ore pari a quelle dell'italiano, non può non esprimere un giudizio positivo sull'intero percorso scolastico e quindi sulla conoscenza complessiva sufficiente nelle singole materie. Si può pertanto riconoscere la spendibilità di tale titolo ai fini dell'accesso ai posti di lavoro, laurea compresa, scuola compresa, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno una sezione a parte con il voto di francese. Noi, ripeto, siamo contro il fatto che si scriva a parte il voto di francese; questo è un elemento che consente all'Union Valdôtaine in questo caso di controllare l'accesso ai posti di lavoro. Noi non vogliamo che ci sia questo controllo, non vogliamo che ci sia qualcuno che è "Valdostano d.o.c." perché ha il certificato di studio con la casellina di francese e il "Valdostano non d.o.c." che ha solo il certificato di studio su cui risulta "promosso" ma senza la casellina che espliciti qual è il livello di conoscenza della lingua francese. A me sembra che questo sia introdurre un elemento distorto nella valutazione complessiva dell'esame ed estraneo alla scuola.
Alla luce di questi elementi abbiamo detto: va bene, se la valutazione dell'esame di francese è dentro i 100 punti, ma allora queste sono le conseguenze, queste sono le condizioni che lo rendono credibile, altrimenti non è credibile. In questo senso abbiamo presentato un disegno di legge, i cui lineamenti riproporremo qui con una serie di emendamenti di cui discuteremo, per cui entrerò nello specifico dei singoli emendamenti quando li discuteremo in aula.
Diciamo in sintesi che sul certificato di maturità dell'esame insieme ai vari elementi che descrivono il curriculum - perché adesso avremo un nuovo certificato d'esame in cui saranno indicate tutte le materie che i ragazzi avranno svolto nel loro percorso, con le relative ore di insegnamento - indicheremo anche che questo esame è comprensivo di una quarta prova scritta di lingua francese. È chiaro che chi ha questo diploma con la dicitura "comprensivo di una quarta prova scritta di lingua francese" naturalmente ha un attestato di spendibilità totale. Perché diciamo questo? Perché dopo tredici anni che insegniamo ai ragazzi la lingua francese, sarebbe impensabile che non la conoscano! E se non la conoscono, di qualcuno è la responsabilità. Inoltre, nessuna persona che intende imparare una lingua fa un corso di studi superiore a tredici anni.
Possiamo dire che se consideriamo seria la scuola che offriamo ai giovani, non possiamo non riconoscere che tredici anni di studio sono più che sufficienti per offrire il massimo di conoscenza di una lingua raggiungibile in ambito scolastico e quindi consideriamo sufficiente questa conoscenza anche per l'accesso ai posti di lavoro, come prima dicevo. Diversamente, hanno ragione gli studenti a volere la quarta prova fuori dai 100 punti, perché dentro i 100 punti deve rispondere a una serie di logiche; altrimenti introduciamo nella valutazione, così come fa il disegno di legge della Giunta, un elemento che risponde a una logica esterna alla scuola, non interna alla scuola. Non siamo d'accordo quindi con il disegno di legge presentato dalla Giunta anche con gli emendamenti, perché segue una logica di tipo didattico che non porta avanti fino in fondo. Vorrei qui rispondere al collega Fiou quando faceva un appello alla responsabilità; mi sembra che abbiamo operato in modo altamente responsabile, abbiamo preso sul serio un'ipotesi che la Giunta aveva formulato, su questa abbiamo lavorato per vedere se era possibile giungere a una soluzione che avesse un suo senso e una sua logica condivisibile. Non mi pare che questo sia avvenuto da altre parti.
Non siamo d'accordo con questo disegno di legge, dicevo, nonostante gli emendamenti proposti anche se alcuni di questi sono leggermente migliorativi, ma li discuteremo poi. Vorrei ricordare qui come l'azione degli studenti ha fatto emergere con molta chiarezza come in tutto il problema del bilinguismo e dell'applicazione degli articoli 39 e 40 dello Statuto ci siano delle "finzioni" e dei "compromessi" (e uso questi due termini fra virgolette). Dicono i ragazzi: noi vogliamo rivendicare la possibilità di confrontarci alla pari con i nostri coetanei, quelli con cui entreremo poi in competizione nel lavoro e nello studio, non vogliamo partire da una situazione di svantaggio, non rifiutiamo il francese ma non vogliamo che questo diventi per noi una penalizzazione.
È vero quello che dicono i ragazzi? Forse no, forse non è vero, perché conoscere una lingua in più e avere un attestato che certifichi questa conoscenza è sicuramente un vantaggio. Ma, e in questo sicuramente hanno ragione, (o meglio, non so se hanno ragione, sicuramente questa è la loro sensazione, questo è il messaggio che loro ci mandano, e noi non dobbiamo chiederci chi ha ragione e chi ha torto, ma siamo chiamati a leggere una realtà che emerge e dobbiamo leggerla con molta chiarezza e con molta laicità). Sicuramente questi ragazzi si sentono stretti in una situazione culturale in cui si trovano a vivere e di cui non capiscono il significato.
È vero che c'è uno statuto che equipara le due lingue, il francese e l'italiano; ma in nome di quale principio? Ha ancora senso in un'Europa - e i ragazzi ci pongono degli interrogativi che non possiamo non prendere in considerazione e a cui non possiamo non dare una risposta - ha ancora senso, in un'Europa in cui si chiede a tutti di conoscere almeno due lingue, ha ancora senso in questo scenario parlare, come si fa, come è stato detto anche qui più volte, della necessità di riappropriarsi di una lingua, il francese, che il Fascismo settant'anni fa ci ha strappato? Ha ancora senso in Europa, in cui l'inglese e il francese sono le due lingue dominanti per la comunicazione, perseguire una politica a tappe forzate che mira alla francesizzazione?
Queste sono domande che dobbiamo porci, che dobbiamo mettere sul tappeto e che non possiamo eludere assolutamente! Una cosa è impostare una scuola in cui si impara bene il francese e l'inglese, un'altra cosa è voler perseguire un progetto che impone in nome di norme statutarie, e non in base a un progetto educativo complessivo, di dedicare molte ore al francese, di svolgere alcune materie in francese in nome di un principio.
I ragazzi ci chiedono: "Ma perché volete che noi facciamo tanto francese a scuola? Se l'obiettivo è che noi ragazzi impariamo bene il francese, fateci una scuola in cui si insegni bene il francese". E non è detto che la strada che si vuole intraprendere sia quella di avere degli insegnanti bilingue. Le scuole bilingue in tutta Europa hanno queste caratteristiche: sono scuole in cui il ragazzo si iscrive liberamente; sono scuole in cui abbiamo docenti di lingua madre. Allora io dico che dobbiamo costruire un progetto culturale che tenga conto di questi elementi; se non lo facciamo, continuiamo a perpetuare questo divario fra la realtà e il progetto che si sovrappone su questa realtà. È venuto il momento di ripensare anche questa parte di Statuto, di ritradurlo nel nostro tempo, di adattarlo alle nostre esigenze che sono culturali, non più ideologiche.
I ragazzi, come molti hanno ricordato, non dicono no al francese, dicono no a questo modo di concepire il francese, e sentono una nota di falsità, di ambiguità in tutta questa scuola bilingue: non parlo delle scuole materne ed elementari, ma nelle scuole medie già questo appare molto chiaramente in quella ricerca che è stata fatta solo due anni fa in tutte le scuole medie della Valle d'Aosta.
Da questa ricerca risulta fra l'altro, che i nostri ragazzi hanno una buona preparazione in francese, circa i due terzi dei ragazzi conoscono bene il francese, ma guarda caso quando si chiede loro quali sono le lingue che preferiscono, rispondono: il 63 percento dei ragazzi l'italiano, il 17 percento il patois, l'11 percento l'inglese, il 9 percento il francese.
Questo ci dice come il tipo di politica culturale che è stata perseguita in tutti questi anni porta a delle storture e i ragazzi in fondo con la loro manifestazione ci hanno ricordato che "Il re è nudo", che questa politica culturale va cambiata, che entrare in Europa richiede apertura mentale, conoscenza di più lingue, più conoscenza scientifica. E sempre la stessa ricerca nella scuola media ha messo in luce che i nostri alunni delle scuole medie hanno nelle materie scientifiche una preparazione mediamente inferiore alla media nazionale, che a sua volta è inferiore alla media degli alunni che abitano, vivono e lavorano e studiano nelle regioni settentrionali d'Italia.
I ragazzi ci chiedono una nuova politica culturale e questi elementi non li vedo nelle ultime decisioni che ha preso questa Giunta; faccio un esempio per tutti. Non basta volere una università che prepari gli insegnanti di scuola materna ed elementare ad essere bilingue, bisogna anche mettere le condizioni ma, quando si nomina come facente funzione di rettore una persona che non ha neanche i titoli per accedere a quei corsi, mi chiedo se la politica culturale di questa regione non debba preoccuparsi di più del funzionamento della scuola, invece di essere così imperniata soltanto in modo strabico sul francese.
Si dà atto che, dalle ore 12,05 alle ore 12,07 presiede il Vicepresidente Viérin Marco.
Président La parole au Conseiller Rollandin.
Rollandin (UV) Je crois que le Conseil se trouve face à un problème qui a été l'objet d'un débat utile, qui a présenté des aspects intéressants et qui a donné la possibilité de faire une réflexion qui a mené à un résultat appréciable. On a risqué, et quelqu'un a fait l'impossible pour y arriver, de réduire le débat à un match à deux entre les forces de la majorité et les autres, c'est-à-dire les étudiants, les parents, les professeurs, les forces syndicales et les forces de l'opposition - avec des diversifications - qui sans doute ont joué un rôle important pour mieux éclaircir leur position face à un thème qui se pose.
Le débat sur un thème très spécifique: "Disciplina dello svolgimento della quarta prova scritta di francese", a été l'occasion pour débattre sur l'école, sur le monde des jeunes, sur le travail, et donc sur des arguments très importants.
Je crois qu'au contraire il s'agit non pas d'un match à deux, mais d'une partie de route qui est à parcourir ensemble entre quatre sujets: les professeurs, les étudiants, les parents, les administrateurs.
Les forces syndicales jouent un rôle de trait d'union entre ces sujets. En ce moment quelle a été l'attitude des administrateurs faisant partie des forces de la majorité? On s'est posé le problème de comment répondre à un thème qui ne concerne pas un moment spécifique d'une partie scolaire, mais qui concerne l'attitude que les forces politiques doivent avoir face à un thème qui peut relancer et valoriser la connaissance du français face à deux défis très importants: le monde du travail qui change et une réalité complexe comme celle valdôtaine, qui doit être à même de relancer son image.
On ne peut pas jouer à défendre le français, il ne s'agit pas de le défendre, il s'agit de le valoriser. Quel est le système pour le faire? Sans doute jouent les options des forces politiques un rôle important dans ce cas. L'Union Valdôtaine joue un rôle très important et elle est là pour soutenir et défendre des idées qui doivent être confrontées avec celles des autres forces politiques. En particulier, le souci de l'Union Valdôtaine a été celui d'éviter qu'il y ait des malentendus; dans un moment où tout le monde en Europe est en train de soutenir l'exigence de la connaissance plurilingue, le minimum c'est de valoriser les possibilités qu'on a face à une école, qui est déjà différente par rapport aux autres, et qui peut être encore améliorée. Si je peux avouer un aspect qui sans doute pouvait déplacer ou quand même modifier certaines positions, c'est le fait que l'information par rapport aux moyens pour obtenir un certain résultat n'a pas été suffisant de notre part.
Nous n'avons pas été à même de faire passer le message de façon correcte, d'où les malentendus par rapport à l'utilisation. On nous a reproché d'être contre les intérêts des étudiants qui ont fait des sacrifices pour arriver à la fin d'un cours d'études, et de ne pas donner la possibilité de jouir des résultats. Ce qui ne correspond pas au vrai. Parmi les étudiants, parmi les parents cette idée est passée.
Il y a eu pendant ces derniers jours des personnes qui s'interrogeaient sur quelle est l'idée des forces de la majorité, sur le pourquoi elles sont contre les raisons des étudiants. Là on doit diversifier les réponses et dire qu'en effet il y a eu, par rapport à l'ébauche originaire, des modifications substantielles. A présent on peut dire que la réponse principale concernant le IIème degré d'études a été donnée, on parle de "spendibilità totale" pour ce qui est des concours.
On pouvait, si on avait le temps suffisant, présenter en parallèle un autre projet de loi à même de résoudre l'autre thème, qu'au contraire on déplace de 12 mois.
Sur le thème de la "spendibilità", comment monnayer le certificat, il y a eu un débat; les étudiants ont dit qu'ils n'avaient pas de confiance sur le fait qu'il y ait par la suite la présentation d'un projet de loi donnant une réponse concrète à leurs requêtes. Je crois que l'engagement qu'on a accepté de présenter dans la loi, donne une réponse suffisante.
Je répète: suffisante; la réponse pouvait être meilleure s'il y avait déjà le projet de loi. Mais attention, pour faire un examen de ce qui est la matière des "accertamenti", il faut quand même faire une récognition de ce qui est à l'heure actuelle la partie législative. N'oublions pas que la connaissance du français aujourd'hui est déjà monnayée: l'indennità di bilinguismo, qui pose un problème qui n'est pas secondaire. Je n'entre dans le débat s'il est mieux ne pas accepter cette indemnité et cetera, mais à l'heure actuelle il y a des différences entre ceux qui ont un certain niveau et d'autres qui ne l'ont pas, et cet aspect est lié à la connaissance de la langue française. Les lois de 1993 et de 1998 donnent une idée de la complexité de cet aspect qui doit être examiné.
On ne pouvait pas dans une semaine se présenter et d'emblée ne parler plus d'indemnité, et quand même: quelle est l'indemnité qu'on reconnaît face à ces problèmes? Alors je crois que la présentation de l'amendement ouvre le débat, qui n'est pas de 12 mois par hasard, mais qui présente des difficultés objectives; il doit y être un raisonnement sérieux sur les conséquences de certaines prises de positions.
Quelqu'un a dit que de cette façon on porte de l'avant un thème sans donner des réponses aux professeurs et cetera. Là aussi je voudrais rassurer les Conseillers que l'attitude des forces de la majorité n'est pas celle qui a été représentée ici, au contraire nous sommes convaincus qu'il y a la possibilité de résoudre d'une façon sérieuse et correcte le problème qui est lié à la "laurea". D'ici quelque mois il y aura une réponse à toute une série de doutes, même si je suis le premier à dire qu'il était beaucoup mieux s'il y avait la possibilité de la présenter déjà aujourd'hui. De cette façon il n'y avait pas de grève.
Quant à l'autre thème que quelqu'un a affronté par rapport au français, on demande un effort aux jeunes - on a dit - on demande quelque chose que par exemple au Piémont on ne demande pas.
Je crois que le monde du travail est en train de changer, je crois que la possibilité de jouir de la connaissance des langues c'est à toute évidence un aspect capital comme la formation professionnelle. Comme à ceux qui d'ici quelque temps termineront leur cycle d'études on demandera de participer à des cours de recyclage, je crois que la même chose se passera pour les professeurs et pour les instituteurs, comme il est déjà prévu dans les lois en vigueur.
Si on doit prévoir une attitude vis-à-vis de ce qui est le rapport avec les autres sujets, on a apprécié leur disponibilité à présenter toute une série des exigences, auxquelles on a donné des réponses positives.
Quant aux polémiques sur la possibilité qu'un mouvement aille imposer quelque chose, au contraire en ce moment le mouvement qui paie le plus une attitude correcte et courageuse vis-à-vis d'un investissement pour les jeunes face à un monde qui change, c'est l'Union Valdôtaine, ce ne sont pas les autres! Si on a dans le coeur la volonté de faire quelque chose comme investissement pour les années à venir, c'est le moment de le faire, c'est le moment de donner aux jeunes une possibilité en plus, de laquelle nous seront reconnaissants. La classe politique de demain sont les jeunes d'aujourd'hui, qui apprécieront cet effort, je n'en doute.
Sur la méthode on peut discuter. Je n'entre pas dans le mérite du pourcentage, là il y a eu aussi une évolution, dans le passé on disait "basta con i voti", après tout a changé et à nouveau on dit "basta con il merito".
Alors là aussi une petite évolution dans le temps s'est passée; si le débat sur le pourcentage se faisait, il y a quelques années, tout le monde disait: mais qu'est-ce que vous faites? Tout le monde sait que la "laurea" ne donne pas la connaissance; qui a terminé son cycle d'études, le jour après s'il veut faire sa profession doit recommencer, et alors quelle est la difficulté? Le fait de connaître cette langue et - comme Union Valdôtaine nous disons - la possibilité de la faire aimer, nous donne la possibilité d'aller n'importe où. Combien de médecins vont-ils en France ou n'importe où pour faire de l'apprentissage supplémentaire? Combien de nous avons-nous la possibilité de jouir de ces bénéfices? Alors ne déplaçons pas les jeux. La "maturità" c'est un thème important, mais ce n'est qu'un passage; alors ne chargeons pas de significations un aspect qui dans le futur sera entièrement secondaire.
Quel est par contre le souci des parents? Le souci des parents c'est de savoir si demain les jeunes qui aujourd'hui sont dans la place auront du travail. Alors je suis plus préoccupé de la grève de la Cogne que de la grève des étudiants avec les réponses que nous donnons, car demain la réponse que nous devons donner c'est sur ce plan: quel est le système que nous allons inventer pour résoudre la question de l'occupation?
Alors, avec toutes les limites qu'il y a eu pour présenter ce projet de loi, avec les difficultés qu'on a avouées sincèrement, avec une possibilité qu'on pouvait utiliser mieux s'il y avait du temps supplémentaire, pour ne pas arriver à un débat trop serré, je crois que quand même le résultat c'est appréciable.
Si dà atto che, dalle ore 12,48 alle ore 12,55 presiede il Vicepresidente Viérin Marco.
Président La dernière intervention de la matinée sera celle du Conseiller Tibaldi, auquel je donne la parole.
Tibaldi (FI) Ho ascoltato con attenzione il dibattito questa mattina, nel corso del quale sono stati sviscerati in maniera differente i vari aspetti che concernono questo disegno di legge. Io ritengo però che la situazione che si è creata sia alquanto curiosa, e lo dico perché ieri ho avuto l'opportunità oltre che di partecipare alla manifestazione indetta dagli studenti, e vi ho partecipato volentieri non per convenienza ma per convinzione, anche di avere un colloquio in quanto Capogruppo con una decina di rappresentanti dei vari istituti superiori.
Ho raccolto da questo colloquio un'estrema chiarezza da parte di questi ragazzi, un'estrema chiarezza con la quale essi hanno formulato le loro legittime e ragionevoli richieste e che sono due.
La prima, sulla quale mi pare che oggi quasi tutti stiano glissando, è che la valutazione della prova di francese sia esterna dal punteggio globale, cioè che la prova di francese non vada ad incidere in maniera gravosa e a penalizzare di conseguenza il risultato finale che la commissione di esame attribuirà ai candidati. E questo perché viene chiesto? Viene chiesto perché giustamente estraendola dalla valutazione globale si può valorizzare la lingua francese, si può evitare di penalizzare gli studenti e si dà loro un riconoscimento equo dopo 13 anni di studio ininterrotto della lingua francese.
La seconda richiesta che è stata avanzata dai rappresentanti degli studenti mi pare che fosse la spendibilità piena e totale, che è un riconoscimento al corpo docente della loro professionalità, delle lezioni che hanno impartito nel corso di questi anni nelle varie scuole di ogni ordine e grado, e naturalmente evitare che l'esame di accertamento linguistico per l'accesso nei posti pubblici debba essere ripetuto all'infinito.
Queste mi è parso di capire che fossero le due fondamentali richieste degli studenti, richieste che peraltro essi portano avanti in maniera coerente da quasi 12 mesi, perché risale alla fine dello scorso mese di ottobre la loro prima protesta, e dopo un anno evidentemente le loro aspettative, le loro richieste di dialogo sono state completamente disattese. Sono state completamente disattese - ecco la situazione perché è curiosa - perché alla loro chiarezza si contrappone la mistificazione della realtà da parte della classe politica dirigente.
Si contrappone questa mistificazione perché, lo abbiamo letto sui giornali, lo abbiamo sentito in televisione, lo abbiamo sentito oggi in quest'aula ad opera dell'Assessore Pastoret e ad opera del Capogruppo dell'Union, Rollandin, si cerca di intrappolare con artifizi dialettici, con giochi di parole la buona fede della classe studentesca. Perlomeno questa è la mia impressione di Capogruppo, questa è la nostra impressione di gruppo di Forza Italia in questa sede. E non più tardi di qualche minuto fa lo stesso Rollandin mi ha dato questa impressione, perché se queste erano le dichiarazioni che rilasciava qualche giorno fa su " La Stampa" dicendo abbiamo sbagliato, specificando in alcune frasi virgolettate, quindi addebitabili alla sua espressione, mi pare di capire che questa esasperazione del francese oggi sia stata nuovamente manipolata per essere utilizzata naturalmente a fini di pura speculazione politica.
Pensando ai ragazzi e le ragazze che in questi mesi hanno seguito in maniera educata e composta il dibattito politico, la differenziazione delle singole posizioni dei partiti, le evoluzioni fittizie e virtuali, perché di evoluzione non ce n'è stata, e anche gli emendamenti presentati stamani dall'Assessore Pastoret sono l'ennesima tattica per ciurlare nel manico, sono l'ennesima operazione per prendere in giro con la scusa di ordini del giorno, rinvii o promesse un'argomentazione che invece chiede una risposta quanto mai immediata, gli studenti hanno chiesto certezze immediate e non aspettative incerte.
Questa è l'impressione che abbiamo tutti raccolto, e parlo anche in virtù di genitore e non solo di esponente di una forza politica, in quanto questi ragazzi il francese fino a ieri, e immagino fino ad oggi, hanno detto di apprezzarlo, di amarlo, di considerarlo una lingua che può avere un'utilità in quanto venga considerata opportunità e naturalmente non venga gestita a livello impositivo. Questo disegno di legge invece opera in tutt'altra direzione.
Con questo disegno di legge si vuole tentare di rifrancesizzare la Valle d'Aosta attraverso lo strumento "scuola" e gli studenti, che sono in buona fede, ma sono altrettanto intelligenti per capire, non vogliono pagare loro il prezzo di questa rifrancesizzazione, perché il prezzo in questo caso lo pagherebbero esclusivamente loro con la penalizzazione che viene loro inflitta attraverso lo strumento di legge. E mi pare che sia estremamente semplice e logica la comprensione di questi passaggi e quindi sono perfettamente d'accordo con il Consigliere Rollandin quando dice che il mondo del lavoro chiede altre competenze linguistiche. Ma chiede altre competenze linguistiche e quindi chiede che i candidati che escono dalla scuola e che si accingono ad entrare nel mondo del lavoro abbiano la libertà di scegliere le lingue che possono essere loro utili per affrontare in maniera professionale, al meglio e personale, quello che sarà il loro futuro, perché come è stato steso questo disegno di legge, la vostra architettura linguistica è solo una grande penalizzazione per gli studenti. E qualcuno prima di me lo ha fatto l'esempio, mettendo cioè in evidenza la differenziazione fra studenti valdostani che hanno questo fardello da portarsi avanti, e studenti non valdostani che invece hanno delle facilitazioni che a livello della europeizzazione o della globalizzazione del mondo del lavoro pesano e pesano non poco.
Non mi soffermo sulle questioni procedurali, su quelli che sono stati i torti che anche la maggioranza, in particolare la Giunta - e dico in particolare l'Assessore - hanno fatto a noi dell'opposizione, evitando quel dialogo e quel rapporto collaborativo, come hanno fatto con gli studenti, quando ci hanno impedito di prendere visione in tempo utile del regolamento o di approfondire in maniera seria, come è stato richiesto, il disegno di legge. Penso che sia nostro dovere, e lo facciamo non per convenienza ma per convinzione, che il Consiglio si pieghi con maggior approfondimento su questo tema; è vero, dobbiamo far sì che i nostri ragazzi abbiano delle chances in più, però dobbiamo farlo con altri strumenti, diversi da questi. E perché faccia questo il Consiglio, dobbiamo offrire delle opportunità agli studenti. Da parte nostra presentiamo una serie di emendamenti che vanno nella direzione che è stata da loro richiesta e che ci sembra legittima e ragionevole, cioè che la valutazione sia completamente esterna al punteggio globale e la spendibilità sia effettivamente piena e totale.
In questo senso presenteremo un pacchetto di emendamenti, che abbiamo già depositato presso la Presidenza del Consiglio, e due ordini del giorno uno dei quali - lo anticipo brevemente - evita che l'accertamento linguistico richiesto per accedere ai pubblici uffici venga continuamente esercitato, creando delle penalizzazioni e delle umiliazioni delle competenze professionali di coloro che insegnano nelle scuole valdostane di ogni ordine e grado.
Ritengo che le osservazioni che sono state fatte dal collega Frassy in merito al bilinguismo, con l'esame di questo disegno di legge vadano valutate in maniera più attenta e non superficiale, come qualcuno penserebbe di fare, utilizzando sempre e solo la logica dei numeri a seconda degli schieramenti di appartenenza. Sappiamo benissimo che il bilinguismo in Valle d'Aosta esiste sulla carta, su tre articoli statutari.
È un bilinguismo più virtuale che reale, per utilizzare una terminologia di moda visto che siamo nell'epoca di Internet, perché la realtà di chi parla francese in Valle d'Aosta oggi appartiene a una sparuta minoranza rispetto a una stragrande maggioranza che invece si esprime correntemente in italiano. E questo i ragazzi lo sanno, però sono disposti a studiare il francese per tredici anni, a condizione che questo francese rappresenti un'opportunità e non un limite e un vincolo!
Ebbene, questo bilinguismo virtuale si tenta di trasformarlo in bilinguismo reale attraverso questo prezzo che facciamo pagare agli studenti? Penso che questa sia una delle domande fondamentali alle quali dobbiamo rispondere; non potete, con una scelta del genere, speculare sulla situazione individuale di uno che affronta una carriera scolastica e che alla fine si trova penalizzato in questa maniera. Quindi, chi ama il francese non può imporlo per farlo apprezzare e la reazione che ne deriverebbe sarebbe fortemente contraria. Lo dico non perché mi sento di dirlo, ma perché l'ho raccolto anche come sensazione, manifestata in maniera chiara e palese dagli studenti stessi.
Cerchiamo di evitare quest'opera di rifrancesizzazione così pesante e dirompente, perché questo potrebbe portare da una semplice conflittualità di carattere politico, di dialettica politica, a una lacerazione sociale, a una frattura che oggi potrebbe avere quel punto di inizio che penso tutti quanti vogliamo evitare che si verifichi.
Président Nous avons encore trois Conseillers inscrits parler; nous reprendrons les travaux pour la discussion du point 22.1 à 16 heures. La séance est reportée à cet après-midi.
La séance est levée.
La séance se termine à 13 heures.
