Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 1324 du 20 juin 1990 - Resoconto

OGGETTO N. 1324/IX - Mozione di sfiducia al Presidente della Giunta ed alla Giunta. Inizio del dibattito.

Presidente - Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Dolchi, Mafrica, Lavoyer, Cristina Monami, Bajocco, Rusci, Milanesio, Ricco, Martin, Beneforti, Bondaz, Trione, Pascale e Limonet:

MOZIONE

Si può definire la democrazia nei modi più diversi, ma non vi è definizione che possa fare a meno d’includere nei suoi connotati la trasparenza del potere.

Norberto Bobbio ha affermato che, mentre un potere invisibile corrompe la democrazia l’avvicendamento al potere mediante libere elezioni resta, almeno sino ad ora, l’unica forma in cui la democrazia ha trovato la sua concreta attuazione.

In Valle d’Aosta da tempo non si verifica un reale avvicendamento nella gestione del potere mentre, in forza delle norme di attuazione ottenute a partire dal 1978 ed alle cospicue risorse del riparto fiscale del 1981 - conquiste cui hanno contribuito tutti i partiti e movimenti democratici valdostani - il potere di intervento della Regione è aumentato considerevolmente.

Mai nella storia post Statutaria della nostra Regione si erano verificate situazioni per cui - nelle mani di pochissime persone appartenenti ad un solo partito o movimento - si fosse realizzata una cosi abnorme concentrazione di potere politico, amministrativo, finanziario ed economico come la presente.

E’ un fatto acclarato che l’attuale gruppo dominante dell’Union Valdôtaine abbia organizzato l’occupazione sistematica dei principali centri del potere politico, economico e finanziario dell’Ente Regione e degli altri enti e società in qualche modo da lei dipendenti. Tale scalata, accompagnata da una disponibilità senza precedenti del bilancio regionale, ha incoraggiato la creazione di gruppi lobbystici variamente ramificati ed estesi che a quella parte politica fanno esclusivo riferimento realizzando un potente - anche perchè occulto - sistema di controllo politico sociale ed elettorale.

Potere occulto che, oltre a sfuggire al controllo del movimento politico che l’ha generato, ora controlla il movimento stesso.

Questa abnorme concentrazione di potere è avvenuta nel formale rispetto delle regole del gioco democratico utilizzando tuttavia, in modo distorto, poteri procedure ed istituti che discendono dalla Carta Statutaria; disattendendola talvolta e comunque discostandovisi fino a giungere ad uno Statuto "materiale" diverso da quello scritto.

Inoltre, all’iniziativa regionale tesa giustamente ad ottenere una sempre più estesa e piena autonomia nei confronti del Governo centrale, non si è accompagnata analoga iniziativa mirante a decentrare quote reali di potere politico e finanziario nei confronti dei Comuni e delle Comunità Montane.

Si è così svilita la Regione Autonoma dei Costituenti da entità eminentemente politica con estesa potestà legislativa e di indirizzo in una specie di superprovincia o di grande Comune in cui la giunta regionale, di fatto, costituisce il solo organo in cui si concentra l’iniziativa legislativa ed il potere amministrativo.

Ciò ha pericolosamente depresso l’Autonomia comunale, la sua capacità di iniziativa e la sua ricchezza di contenuti pluralistici.

Ciò ha altresì comportato il progressivo decadimento del Consiglio regionale da supremo organo depositario della volontà popolare in organo di ratifica delle decisioni della Giunta e del suo Presidente nelle cui mani si è verificata una inusitata concentrazione di poteri.

Ciò ha anche prodotto guasti nella stessa concezione dei rapporti tra Istituzioni ed associazioni democratiche, tra Regione e cittadini: sono sempre più frequenti decisioni discrezionali ed ingiustificate mentre lo stesso esercizio dei diritti viene spesso a configurarsi come concessione del potere; cresce e si diffonde la sensazione che occorra l’assenso di "chi conta" anche per le più normali e scontate pratiche amministrative. Sul terreno economico, poi, la forte dipendenza di buona parte delle attività dalle erogazioni di denaro regionale, ha dato vita ad un tessuto di imprese fragili, con scarso spirito imprenditoriale ed insufficienti capacità competitive, sovente in balia della decisioni della Giunta regionale.

Inoltre, la preponderante attenzione rivolta all’esercizio del potere ha impedito a chi dirige la Regione di porre mano con la dovuta attenzione oltre che ai problemi del territorio e dell’ambiente anche ai più manifesti fenomeni di disagio sociale.

Del tutto inadeguato è risultato l’impegno - che si sarebbe atteso da chi appartiene ad un movimento autonomista - sul piano di una crescita culturale ispirata ai valori della responsabilità, della solidarietà, della partecipazione, del federalismo.

Il sistema di potere facente capo all’attuale Presidente della Giunta ed al suo entourage - peraltro accettato anche se non condiviso dall’intera Union Valdôtaine - ha generato una pericolosa forma di egemonia che è divenuta vero e proprio dominio sugli uomini e sulle cose tale da soffocare il dibattito politico ed inibire il pluralismo culturale.

Certe sorprendenti crescite elettorali accompagnate da performances individuali estranee alla nostra tradizione, sono l’eloquente ed incontrovertibile dimostrazione di come l’attuale sistema di potere abbia distorto profon-damente le regole del gioco democratico della nostra comunità.

Occorre, pertanto, qui ed adesso, una decisa azione di alto profilo politico ed istituzionale mirante a far rientrare la nostra Regione nell’alveo statutario ed in quello democratico. Azione che intendiamo ispirare ad un rigoroso pluralismo politico e culturale più che a logiche di stretta omogeneità partitica; per un ampliamento degli spazi di democrazia, per un’espansione dei diritti dei cittadini singoli od associati, per una più netta separazione del ruolo politico da quello amministrativo.

Il presente documento costituisce mozione di sfiducia al Presidente della Giunta ed alla Giunta in carica e, contestualmente, dichiarazione politica della formazione di una nuova maggioranza consiliare che si candida alla guida della Regione.

Tutto ciò premesso

il Consiglio regionale

delibera

di revocare con effetto immediato la fiducia al Presidente della Giunta ed alla Giunta regionale in carica.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Stévenin, per mozione d’ordine, ne ha facoltà.

Stévenin (UV) - Jusqu’à preuve contraire, le Président du Gouvernement a le droit de parler et a le droit de prendre la parole. Communications du Président du Gouvernement: tout en étant démissionnaire il est......

Presidente - C’è una mozione, siamo in fase di discussione di una mozione; questo poteva avvenire dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio.

Stévenin (UV) - M. le Président, c’est vous qui auriez du lui donner la parole avant.

Presidente - Se non ha chiesto la parola per comunicazioni, come è già successo in passato... insomma, stiamo ragionando sulle piccolezze.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica per illustrare la mozione, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - La discussione di oggi, in un clima di grande attenzione da parte dell’opinione pubblica valdostana, prende il via da un fatto politico di particolare rilievo.

Non è cosa di tutti i giorni che a chiedere le dimissioni dell’esecutivo in carica siano contemporaneamente il principale partito di opposizione e tutte le forze politiche fino a qualche settimana fa alleate del movimento che esprime il Presidente oggi dimissionario.

La situazione non può essere gabellata come un giochetto di palazzo; qualcosa di serio e di importante è in corso, si tratta in sostanza di uno scontro che ha al suo centro il senso stesso del fare politica in Valle d’Aosta.

La mozione di sfiducia, sottoscritta dai Consiglieri del Partito Comunista, del Partito Socialista, degli Autonomisti Democratici Progressisti, del Partito Repubblicano, della Democrazia Cristiana, pone alcune questioni fondamentali: il ruolo del Consiglio regionale, lo spazio politico istituzionale degli enti locali, l’influenza del potere della Giunta regionale sulla vita dei cittadini, i rapporti fra politica ed affari.

Noi comunisti non da oggi abbiamo richiesto un significativo mutamento della situazione politica regionale. Già nella mozione politica del congresso del febbraio del 1989 avevamo scritto: "L’eccessiva concentrazione di potere oggi esistente nelle mani della Giunta regionale, soprattutto in quelle del suo Presidente, oltre che portare ad un progressivo svuotamento del ruolo delle autonomie locali, relegate a compiti di pura amministrazione ed esecuzione di scelte operate altrove, oltre che comportare una perdita di ruolo dei partiti politici ed un estendersi di deteriori dipendenze clientelari, rischia di mutare il carattere istituzionale della autonomia valdostana. Si sta infatti sempre più affievolendo il ruolo normativo e di controllo del Consiglio regionale, ingessato da una pletorica ed acquiescente maggioranza, e si vanno sempre più estendendo fenomeni di invadenza, decisionismo e surroga da parte dell’esecutivo e del suo Presidente, al punto che non pare eccessivo parlare di presidenzialismo strisciante".

Emergevano infatti fin da allora alcune distorsioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Da tempo il Consiglio regionale era diventato praticamente muto; per la maggioranza dei Consiglieri l’appuntamento quindicinale con la seduta consiliare era divenuto quasi come l’appuntamento con il dentista: un impegno fastidioso a cui sottrarsi il più in fretta possibile.

Nel Consiglio regionale, a parte quelle degli assessori interpellati e del Presidente della Giunta, le voci dei Consiglieri di maggioranza si udivano raramente, il dibattito consiliare si reggeva sulla disponibilità ad intervenire di pochi Consiglieri di minoranza, tant’è che quando i Consiglieri di minoranza decisero di non parlare, una seduta del Consiglio regionale, programmata per due giorni, si concluse in quaranta minuti.

Perchè una tale disaffezione alla vita consiliare?

Credo di poter individuare tre ragioni. La prima ragione di disaffezione sta nella scelta di costituire una maggioranza molto larga di ventisette Consiglieri su trentacinque, di modo che nessuna delle forze politiche presenti in quella maggioranza, tranne l’Union Valdôtaine, risultasse determinante. Tale situazione ha di fatto cancellato il peso politico e la volontà di parlare di buona parte dei Consiglieri della ex maggioranza, costretti, per non rischiare la cacciata da una maggioranza in cui non erano indispensabili, a ratificare comunque ogni scelta della Giunta.

La seconda ragione di disaffezione alla vita consiliare sta nella debolezza della minoranza, ridotta a sette-otto Consiglieri, esclusi da ogni ruolo nelle Commissioni consiliari permanenti, consci di rappresentare la parte della vox clamantis in deserto. Consiglieri che, preoccupati comunque del prestigio del Consiglio, hanno continuato con testarda regolarità a presentare per ogni Consiglio interrogazioni, interpellanze e mozioni dall’esito scontato.

La terza ragione della disaffezione sta nelle continue forzature procedurali introdotte dalla Giunta nell’esame dei provvedimenti legislativi ed amministrativi con il pretesto dell’urgenza. E qui voglio sottolineare che quando si costringe un Consiglio ad esaminare un oggetto con urgenza, in realtà si impone la ratifica di quell’oggetto.

Ricordate le leggi sul personale, leggi che constavano di centinaia di articoli, concordate dal Presidente della Giunta con i sindacati alle otto di mattina, ed iscritte e votate dal Consiglio nella stessa giornata?

Rammentate le decine di leggi presentate con urgenza al Consiglio nel mese di novembre, senza un possibile serio esame da parte delle Commissioni consiliari?

Ancora il 6 giugno scorso, giorno della votazione sull’oggetto della Centrale del Latte, era stata convocata la I Commissione per consentire la discussione di urgenza in aula di un disegno di legge approvato dalla Giunta due giorni prima, il 4 giugno, e non si trattava di un atto di irrilevante importanza; si trattava dell’autorizzazione alla Giunta a distribuire contributi per 2 miliardi per incentivare la promozione delle Olimpiadi in Valle d’Aosta.

Un Consiglio definito noioso, stanco, abulico, covava in realtà una insofferenza che oggi credo si manifesterà, anche se penso non si manifesterà nella sua interezza. Insofferenza nei confronti della Giunta regionale, del Presidente della Giunta, che avevano espropriato i suoi poteri, il suo ruolo, la sua dignità; dignità che non si misurerà a metri quadrati di locali disponibili, ma che si misura invece in autopercezione di fare e contare qualcosa nelle scelte che interessano la comunità valdostana.

E quale ruolo, quale dignità aveva ormai il Consiglio, se in un incontro dei Capigruppo consiliari, con le associazioni che si occupano dei problemi degli immigrati dal Terzo Mondo, i Capigruppo consiliari della minoranza e della maggioranza, in modo unanime, erano costretti a suggerire: "Alleatevi all’ACLI, all’ARCI, a Solidarietà, Pace e Sviluppo; è inutile parlare con noi, parlatene prima con la Giunta; anzi parlatene prima con il Presidente della Giunta"?

La mozione politica del XVII Congresso regionale del PCI faceva riferimento ad un presidenzialismo strisciante; nulla di male nel presidenzialismo, purchè - come accade negli Stati Uniti o in Francia - l’ordinamento istituzionale lo preveda.

Nell’ordinamento della Valle d’Aosta il Presidente della Giunta ha sì alcune funzioni proprie, quelle prefettizie, ma per il resto deve rappresentare la volontà politica di una maggioranza consiliare. Invece, sia per le doti indubbie del Presidente (attivismo, capacità di lavoro, apertura al nuovo, pragmatismo), sia per il ruolo giocato dai mezzi di informazione, ma credo soprattutto per la mancanza di regole moderne ed efficaci nei rapporti fra Presidente della Giunta, Giunta e Consiglio, la figura del Presidente della Giunta aveva assunto un ruolo esorbitante, che non solo toglieva spazio e funzioni al Consiglio, ma che si imponeva come dominante su tutta la realtà politica, economica e sociale della Regione.

Indubbiamente il Presidente della Giunta ha ecceduto in quanto a presenzialismo: in primo piano in tutte le inaugurazioni, mettendo quindi in secondo piano anche i colleghi assessori, si trattasse di lavori pubblici o di industria; relatore in tutti i convegni numerosi organizzati dalla Regione o comunque portatore dei saluti; presente a tutti i concorsi, anche quelli per aspiranti supplenti dattilografi.

Un grande ruolo di convincimento devono però averlo giocato anche i mezzi di informazione, alcuni deliberatamente, altri per naturale inclinazione verso il potere. La continua riproposizione dell’idea che contava soltanto il Presidente della Giunta si è diffusa così in profondità in tutte le pieghe della realtà valdostana.

Quando tutti i Sindaci della Valle, per essere sicuri che la richiesta di un lavoro o di un finanziamento andasse a buon fine, contavano soltanto sull’assenso del Presidente della Giunta, dimostrando così l’inconsistenza del ruolo dei propri Comuni; quando tutte le forze politiche, compresa l’Union Valdôtaine, discutevano della soluzione per il Comune di Aosta e dicevano che bisognava aspettare l’arrivo del Presidente della Giunta dall’America; quando tutto ciò si verificava e si verifica, allora qualcosa di sbagliato si è prodotto ed occorre correggere. E correggere le regole, perchè il formidabile miscuglio di disponibilità finanziaria, di competenze statutarie, di tendenza all’accentramento in quella posizione non abbia a ripetersi, non abbia a riprodursi in futuro.

Il condizionamento reale o presunto non si era limitato però alla sfera istituzionale del Consiglio, alla sfera politica; era penetrato verso il basso attraverso le associazioni, i gruppi, fino al singolo cittadino.

Quando l’ordine degli architetti non protesta contro l’arbitraria scelta di affidare al secondo invece che al primo classificato il progetto esecutivo di una opera per cui c’era stato un pubblico concorso, quando le associazioni di volontariato fanno a gara nel contendersi la presenza del Presidente alle proprie riunioni, quando si moltiplicano attestati e riconoscimenti speciali a chi opera in realtà perchè tale è il suo dovere, quando anche anziani iscritti al PCI dicono che voteranno per l’Union Valdôtaine perchè il Presidente della Giunta ha dato i biglietti gratuiti degli autobus (e quella battaglia è stata una battaglia esclusivamente e tenacemente condotta dalle forze di opposizione) allora occorre una riflessione politica sulla situazione in cui ci si trova, occorre prendere le decisioni politiche necessarie.

Veniamo al discorso più complesso, quello sui cosiddetti comitati di affari. E’ indubbio che gruppi ristretti di imprenditori, di progettisti, di consulenti, di faccendieri, siano cresciuti ed abbiano accumulato prestigio e denaro con il consenso del potere politico. E’ difficile stabilire se tra potere politico e gruppi rampanti il rapporto fosse di convergenza, di reciproca utilità, oppure di più ristretta natura. Alcuni fatti oggettivi - la voluta presenza del Presidente della Giunta nei comitati tecnici che decidono contributi per miliardi, l’influenza esercitata dal Presidente della Giunta anche per particolari scelte tecniche e societarie - indurrebbero a dar credito a diffuse voci di particolari interessi.

Fino a prova contraria, però, credo si debba accettare l’idea che il comportamento del Presidente della Giunta - oggettivamente invadente ed esorbitante dai confini tracciati dallo statuto - fosse in buona fede e derivasse da una sorta di prometeica volontà di fare, di tutto controllare, di tutto indirizzare, per sfiducia nella collegialità e in nome di una personale visione degli interessi generali della Valle d’Aosta.

Ma anche questo consentire ad un uomo solo, ad una sorta di fratello-padrone, di farsi carico di ogni decisione, era e sarebbe una distorsione da emendare.

Era perciò necessario - e forse si giunge tardi - un intervento per riportare ad un equilibrio più stabile questo Consiglio regionale, attraverso la individuazione di regole che spostino potere dal Presidente della Giunta alla Giunta ed al Consiglio, dal Consiglio ai Comuni, alle Comunità Montane e agli altri enti locali, dalla Giunta e dal Consiglio alle associazioni di base e direttamente ai cittadini.

E’ questo il senso vero della mozione sottoscritta da un arco ampio di forze: un accordo politico per fissare nuove regole rivolte a garantire un effettivo decentramento, imparzialità e trasparenza dell’Amministrazione regionale, uguali diritti di cittadinanza a tutti i valdostani.

Si tratta di un accordo politico-programmatico, fra forze diverse, delimitato nel tempo, basato su precisi indirizzi politico-programmatici, un accordo che i comunisti rispetteranno lealmente - come è nel loro costume - e di cui comunque verificheranno puntualmente la piena attuazione.

Si tratta di un accordo programmatico per una fase di decantazione democratica, che consentirà ad ogni forza politica valdostana di esprimere le sue capacità di proposta in tema di ampliamento della democrazia, di stimolo alla partecipazione, di ripensamento delle ragioni più profonde della specialità e della autonomia valdostana.

Questo accordo ha prodotto un primo indubbio effetto positivo, perchè dopo anni di stagnazione si riapre un dibattito in un mondo politico quale quello valdostano che sembrava immobile e destinato per chissà quanto tempo a seguire un copione prefissato, in cui i ruoli dei protagonisti, dei comprimari, delle comparse erano stabiliti una volta per sempre.

Invece la votazione del 6 giugno ha rimesso tutto in movimento, scompaginando gli schemi abituali tra maggioranza e minoranza, e soprattutto restituendo al Consiglio regionale la funzione di sede principale del dibattito politico regionale. Se oggi questo è avvenuto, occorre dire grazie a quell’accordo politico che penso abbia ridato a tutti i Consiglieri il gusto e la voglia di impegnarsi in una attività che era diventata frustrante e di routine.

Ecco perchè ritengo ingiuste e pretestuose alcune argomentazioni messe in circolazione in questi giorni: si è parlato di complotto messo in atto non si sa se dalle segreterie romane dei partiti, da Andreotti o chissà chi altro.

E’ del tutto evidente che non c’è stato alcun complotto, come ha potuto verificare l’On. Caveri, quando ha preso contatto con i responsabili per gli enti locali dei partiti nazionali, che nulla sapevano di quanto avveniva in Valle d’Aosta. E’ anzi stupefacente che esponenti di un movimento che ha sempre accusato i partiti di dipendere da Roma, vadano a cercare in quella capitale consensi per mettere in riga quegli indisciplinati dirigenti locali che hanno osato fare accordi senza la benedizione romana.

Del tutto fuorviante è l’accusa di antidemocraticità di un accordo che metterebbe all’opposizione il movimento di maggioranza relativa. La stessa Union Valdôtaine, come quasi tutti gli altri partiti d’altro canto, ha ripetutamente e con diverse alleanze messo in minoranza altri partiti che erano di maggioranza relativa: dalla Democrazia Cristiana che aveva tredici seggi nel 1963, ai Democratici Popolari che avevano otto seggi (la maggioranza relativa) nel 1974 e la cui Giunta cadde con una votazione analoga a quella del 6 giugno, al Partito Comunista che nel 1980 ad Aosta era alleato dell’Union, era partito di maggioranza relativa con dodici seggi. D’altronde, in numerosi Comuni italiani i partiti di maggioranza relativa si trovano all’opposizione e magari ha invece il Sindaco una forza minore con il 2 percento dei voti; non c’è bisogno di andare tanto lontano dalla Valle d’Aosta.

In ogni assemblea democratica è democratico quello che viene deciso dalla maggioranza dei membri di quell’organismo, questo è il punto decisivo; il resto è propaganda.

Veniamo ora all’argomento usato con più enfasi in questi giorni, quello secondo cui costringere una forza politica come l’Union Valdôtaine all’opposizione sarebbe un attacco all’autonomia. Una tale affermazione parte da due presupposti che non possiamo accettare.

Il primo presupposto è quello che soltanto l’Union avrebbe la rappresentanza dei valori autonomistici. L’Union ha esercitato in questa regione un grande ruolo nella promozione dei valori autonomistici, non li rappresenta comunque in esclusiva; questo non è vero rispetto alla storia della Valle d’Aosta e per di più si configura come una pretesa integralista. L’integralismo è già difficile da capire quando si trova nei movimenti religiosi; ha ancora meno senso sul terreno politico.

Il secondo presupposto che non accettiamo è che Consiglieri eletti dal popolo valdostano possano essere classificati come autonomisti o antiautonomisti non in base alle concrete scelte operate in questo Consiglio, ma in base alla momentanea condizione di alleati o meno con i Consiglieri dell’Union Valdôtaine.

C’è ancora un assioma nascosto nella propaganda sul pericolo per l’autonomia e si tratta di un assioma per noi molto evidente, perchè da dodici anni ci troviamo personalmente sui banchi dell’opposizione e il Partito Comunista da sedici. Chi ha detto e dove sta scritto che si può lavorare per la difesa e lo sviluppo dell’autonomia solo dai banchi della Giunta?

Ci attendiamo dall’Union Valdôtaine, oggi in procinto di assumere quel nobile ruolo di opposizione a cui ci ha costretto per sedici anni - e in verità dopo aver esaminato dodicimila deliberazioni di Giunta all’anno per dodici anni, vale a dire centoquarantaquattromila deliberazioni di Giunta, gradiremmo un valido ricambio - un atteggiamento costruttivo, un ripensamento autocritico sulle ragioni del suo attuale isolamento, una riflessione sui rischi dell’essere partito-stato troppo immedesimato e confuso con il potere regionale.

Oggi chiediamo le dimissioni della Giunta Rollandin non per ostilità all’Union Valdôtaine, ma perchè convinti che tale Giunta abbia mancato in termini di rispetto dell’autonomia consiliare ed abbia prevaricato sostanzialmente importanti diritti della società civile.

Siamo convinti che un dibattito franco in questo Consiglio possa rappresentare una occasione utile per tutti, nell’interesse di questa regione e della maturità socio-politica dei suoi abitanti.

Se si riuscisse a passare da un sistema tolemaico con la Giunta regionale al suo centro, ad un sistema einsteiniano, relativistico, con ogni forza politica ed ogni singolo cittadino come possibile centro, il progresso politico e culturale di questa valle avrebbe sicuramente compiuto un grande passo in avanti.

Ho concluso l’illustrazione della mozione. Presento anche un emendamento alla mozione stessa che recita: "Il deliberato della mozione di sfiducia è integrato dal seguente punto:

2) di revocare con effetto immediato dai loro uffici il Presidente della Giunta e gli Assessori regionali in carica".

Si tratta di un emendamento che viene presentato per la massima chiarezza del deliberato stesso della mozione.

Grazie.

Bich (Presidente del Consiglio) - Prima di dare la parola al Presidente della Giunta, voglio fare due raccomandazioni: la prima ai colleghi perchè preannuncino i loro interventi, la seconda al pubblico, perchè finora la discussione è stata molto serena e pacata da parte di una assemblea che seriamente affronta un problema molto profondo e di largo spessore politico. Per cui chiederei al pubblico, avendo già sentito forme premonitrici, di astenersi assolutamente da manifestazioni verbali o clamorose. E’ una tradizione che noi abbiamo sempre avuto, sia a livello politico sia a livello civile e penso che sarà assolutamente rispettata.

Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) - MM. les Conseillers, en présentant la Junte démissionnaire, permettez-moi avant tout de remercier les collègues assesseurs pour le travail fait ensemble, remercier les collaborateurs, les dépendants pour leur compétence et engagement, remercier les forces syndicales pour le sens de responsabilité démontré dans des moments difficiles qu’on a passé il n’y a pas longtemps.

La Junte actuelle est née sur un programme ayant comme base la volonté de réaliser, d’atteindre certains objectifs, approuvés et votés par une majorité.

Parmi les points piliers de cet accord je voudrais rappeler l’exigence de renforcer la base culturelle de toute la population, mais surtout la préparation scolaire et la formation des jeunes, la possibilité de redessiner et compléter une plate-forme socio-économique solide et unitaire pour une qualité de vie toujours meilleure.

Dans le domaine social je voudrais rappeler le programme concernant les personnes âgées, pour ce qui est des jeunes le programme qui avait été entamé à l’égard de la drogue, le problème concernant les handicapés, les plus défavorisés. Dans un mot: le respect de la dignité de l’homme.

Dans le domaine économique la défense des postes de travail (je voudrais rappeler le problème de la Cogne), la possibilité d’avoir dans notre région des nouvelles entreprises à haute technologie, le développement touristique avec des stations équipées soit pour le tourisme d’hiver que pour le tourisme d’été, la reprise de la coopération au niveau agricole, les infrastructures routières, la banque régionale et les différentes exploitations des ressources énergétiques.

Un autre thème important concerne la décentralisation et la valorisation de toutes nos Communes, surtout des plus petites, en leur redonnant une réelle autonomie politique et administrative; l’engagement à défendre pas seulement l’autonomie mais la spécialité de nos statuts, notre langue, contre le système de centralisation toujours plus étouffant du pouvoir central, qui a été dénoncé pas seulement par notre force; insérer notre Région dans un contexte européen et international, et l’engagement pour les jeux olympiques dit de cet effort.

Mais, prenant acte de ce qui s’est passé et compte tenu des déclarations faites par certains représentants de la majorité sortante, qui veulent dissoudre un accord et gaspiller un patrimoine fruit de travail et de stabilité, sans polémique, avec le regret de voir divisés encore une fois les valdôtains sur la base de prétextes, en s’excusant pour ce que, en bonne foi, on a raté ou manqué, avec le regret de ne pas avoir pu achever une série d’initiatives qu’on vient d’entamer, ayant la conscience tranquille pour avoir fait le possible pour oeuvrer dans l’intérêt de la population valdôtaine, dans le plus grand respect et considération de la population, je remets mon mandat en vous remerciant pour la confiance accordée.

Merci.

Presidente - Dichiaro aperta la discussione generale sulla mozione.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) - Gli avvenimenti politici di cui oggi discutiamo sono certamente di notevole rilevanza. Assistiamo oggi alla fine di una maggioranza ad egemonia unionista, che durava ininterrottamente da sedici anni.

C’è stata nel corso di questi sedici anni qualche variazione nelle alleanze: all’inizio ad esempio non c’erano gli ADP e il PRI; il PSI è entrato e poi uscito e poi rientrato in questa maggioranza; ma la sostanza di una maggioranza e di una Giunta a direzione unionista non era finora mai stata intaccata. E’ giusto e doveroso, nel momento in cui questa fase storica arriva al suo termine, ricordare che anche la maggioranza e la Giunta ad egemonia unionista nacquero nel 1974 da una operazione di potere condita da accordi segreti, alleanze anomale, tradimenti. Ed anche allora, come del resto oggi, un ruolo determinante nel tessere la trama del capovolgimento fu svolto dal PSI, che riuscì a passare tranquillamente da una maggioranza ad un’altra completamente diversa, conservando ed anzi accrescendo la sua quota di potere. Allora la vittima dell’operazione fu la Giunta ADP di Dujany, oggi la vittima dell’operazione è la Giunta Union Valdôtaine di Rollandin.

Questi fatti credo che vadano richiamati anche per ricordare che la Giunta Andrione del 1974, che è l’origine poi di questi sedici anni di egemonia unionista, non nacque con il consenso popolare e tantomeno con quello elettorale, perchè allora l’Union Valdôtaine aveva soltanto quattro Consiglieri regionali, e non nacque neppure come una maggioranza di programma; i consensi, soprattutto quelli elettorali, vennero dopo con il passare degli anni. Di programmi invece ne abbiamo sempre visti pochi in questi sedici anni.

Da quando siamo presenti in Consiglio regionale abbiamo sempre combattuto quella maggioranza nata con quel vizio di origine che dicevo prima, ed oggi - lo abbiamo detto pubblicamente e lo ribadiamo in Consiglio - riteniamo positivo il fatto che quella maggioranza si sia disintegrata.

Abbiamo sempre ritenuto che quella maggioranza non aveva una visione dei problemi, una capacità di intervento in grado di permetterle di preparare un valido futuro per la nostra comunità. Era una maggioranza che ha fatto scelte gravemente sbagliate su una materia di importanza strategica come la politica dei trasporti internazionali, che è stata scarsamente attenta alla tutela del nostro territorio che è la nostra più grande ricchezza, che ha puntato molto su fattori di crescita esterni alla nostra comunità: vedi incentivazione al traffico dei TIR, la continua espansione del Casinò, progetti come quello della centrale del latte o dello stabilimento di acque minerali di Morgex, tutti improntati a logiche di imposizione dei prodotti a colpi di miliardi di pubblicità, che nulla hanno a che vedere con le necessità delle nostre popolazioni e la valorizzazione delle nostre autentiche risorse.

Una maggioranza ed una Giunta che soprattutto negli anni ottanta hanno gestito una somma di denaro enorme; qui basti ricordare che nel 1974, quando è nata questa fase politica, le entrate del bilancio regionale erano di 52 miliardi all’anno e nel 1990 siamo arrivati a 1527 miliardi; negli ultimi sei anni (fra il 1984 e il 1989) la Regione ha gestito 6500 miliardi, una cifra enorme se si considera che nei trentacinque anni precedenti di autonomia (dal 1948 al 1983) la Regione aveva avuto a disposizione complessivamente solo 2200 miliardi.

Questa somma straordinaria ed eccezionale di denaro si è dispersa in gran parte nel rigonfiamento della spesa corrente ed in una miriade di contributi a pioggia, ma non è stata utilizzata ed investita in progetti di importanza strategica per il nostro futuro. Nell’unico caso in cui questo investimento strategico c’è stato, mi riferisco alla autostrada del Monte Bianco, è stata una scelta che riteniamo sempre più sciaguratamente sbagliata.

Soprattutto però, di fronte ad un incremento quantitativo enorme delle disponibilità finanziarie e quindi del potere regionale - e qui sta poi la radice di molte cose che ha detto il Consigliere Mafrica - non c’è stata la capacità di realizzare un salto qualitativo nel gestire queste risorse, questo potere.

Non facciamoci ingannare dai dati sul benessere e sui livelli di consumo in Valle d’Aosta; noi abbiamo, è vero, le cifre più alte d’Italia per quanto riguarda il reddito pro-capite, il numero di auto circolanti, il numero di allacciamenti telefonici, i depositi bancari e postali, le spese nel divertimento e nel tempo libero, ma a questi dati non corrisponde affatto una economia regionale solida in grado di permetterci di guardare con fiducia al futuro, all’unione europea, agli anni duemila, ai grandi cambiamenti che si annunciano.

Abbiamo, purtroppo, oggi più che mai una struttura economica valdostana che è fortemente assistita dalla mano regionale, con una abnorme dimensione del comparto delle costruzioni, con una struttura industriale fragilissima, con una agricoltura che continua a perdere colpi, con un terziario arretrato ed anch’esso - pensiamo soltanto al turismo o agli impianti di risalita - fortemente sostenuto ed assistito dai contributi regionali, con uno spirito imprenditoriale che è fortemente carente. Un’economia drogata, come giustamente è stato detto, da iniezioni massicce provenienti da un bilancio regionale ricchissimo - il più ricco d’Italia - ma di una ricchezza, anche questa, strutturalmente fragile e precaria.

Il nostro giudizio sulla incapacità della maggioranza di analizzare e realmente governare questa situazione è sempre stato severo; oggi non facciamo che ripetere considerazioni più volte sviluppate in occasione dei dibattiti sui bilanci di previsione. Così come più volte abbiamo denunciato segni di deterioramento della qualità della democrazia nella nostra Regione a causa di fenomeni accentuati di accentramento di poteri nel Palazzo, di inquinamento della informazione, di favoritismi e clientelismi, di imposizioni di scelte anche a questo Consiglio regionale senza poter neppure avere elementi per conoscere, discutere, controbattere.

E’ bene, quindi - e riassumo - che si metta la parola fine alla recitazione di quella maggioranza e di quella Giunta. E’ chiaro che quando ci riferiamo alle responsabilità di quella maggioranza, ci riferiamo anzitutto alle responsabilità di un preciso movimento politico, cioè all’Union Valdôtaine. L’Union Valdôtaine non può adesso soltanto parlare di tradimento, anche se tradimento c’è stato; non può agitare demagogicamente gli spettri fuorvianti a nostro avviso dell’attacco alla autonomia e della congiura romana. L’Union Valdôtaine deve avere anche la capacità di fare un riesame critico ed autocritico dei contenuti della sua gestione del potere regionale, delle sue scelte, del metodo con cui ha governato, e deve fare un riesame critico anche della sua politica delle alleanze, una politica spregiudicata che in Regione (e non solo in Regione) l’ha spesso portata a scegliere come partner di maggioranza alcune fra le peggiori forze politiche invece di alcune fra le migliori. Ai peggiori, posti di potere, responsabilità, cariche; ai migliori, l’opposizione. Questa è stata una scelta vostra e se adesso alcuni fra i peggiori vi si rivoltano contro, non è certo una cosa che vi deve sorprendere, è una cosa che dovevate mettere nel conto.

E allora, se questo riesame critico sui contenuti, sui metodi e sulla politica delle alleanze ci sarà, crediamo che si creeranno presto le condizioni per andare oltre il quadro di maggioranza e di governo regionale che oggi sembra delinearsi, senza per questo dover ritornare a quello che c’è stato in passato e che speriamo rimanga definitivamente dietro le nostre spalle.

Crediamo che l’evoluzione politica dei prossimi mesi dipenda proprio anche e soprattutto da voi dell’Union Valdôtaine: se riuscirete o meno a formulare o a condividere una proposta coraggiosa ed avanzata di rinnovamento della politica regionale nei suoi contenuti e nei suoi metodi.

Detto dell’Union Valdôtaine ed indicate quelle che per noi sono le chiare ed evidenti responsabilità del partito di maggioranza relativa, in queste settimane concitate non abbiamo dimenticato neppure per un momento che per sedici anni l’Union Valdôtaine non ha comandato da sola: le sue scelte sono sempre state condivise dalla Democrazia Cristiana, che è alleata con l’Union Valdôtaine in Regione da ormai quattordici anni, dagli ADP, che dal 1979 sono in Giunta con l’Union Valdôtaine; dal Partito Repubblicano, che ha sempre sostenuto la maggioranza da quando un suo rappresentante siede in questo Consiglio; dal Partito Socialista, che è stato in Giunta con il Presidente Andrione fino al 1977 e che è di nuovo in maggioranza dall’inizio della legislatura.

Adesso tutti questi ex alleati accusano l’Union Valdôtaine di cose gravi, scritte nella mozione di sfiducia a chiare lettere. Nella mozione di sfiducia, sottoscritta da quattordici Consiglieri, si legge ad esempio che sono sempre più frequenti decisioni discrezionali ed ingiustificate, che c’è scarsa attenzione ai problemi del territorio e dell’ambiente ed ai fenomeni di disagio sociale, che c’è un inadeguato impegno sul piano di una crescita culturale ispirata ai valori della responsabilità, della solidarietà, della partecipazione, del federalismo.

Noi crediamo che questo sia vero, siano accuse fondate, però ci chiediamo dov’erano i consiglieri e gli assessori della DC, ADP, PSI, PRI, quando succedevano queste cose. Questa degenerazione del potere unionista non si è verificata improvvisamente nei quindici giorni successivi alle elezioni comunali del 6 maggio; qui si mettono sotto accusa metodi e comportamenti che durano da anni. E allora, come mai due anni fa, quando tutto era già chiaro, compresa quella che nella mozione viene definita la sorprendente crescita elettorale dell’Union Valdôtaine, accompagnata da performances individuali estranee alla nostra tradizione (questo lo abbiamo visto nelle elezioni del 1988), come mai, dicevo, subito dopo quelle elezioni del 1988, il PSI decise di passare dalla opposizione alla maggioranza in cambio di un posto alla Presidenza del Consiglio regionale? Quello che ieri andava benissimo, oggi, dopo il 6 maggio, dopo l’apertura delle trattative di Aosta, è diventato improvvisamente inaccettabile. E allora non c’è coerenza di comportamenti e la mozione di sfiducia dei quattordici, se poteva essere credibile nelle firme dei Consiglieri del Gruppo comunista, diventa incredibile quando porta la firma di chi questo sistema di potere ha voluto e sorretto per tanti anni e ci ha sguazzato dentro.

Non siamo interessati, lo dichiamo chiaramente per l’ennesima volta, ad operazioni trasformistiche, a cambianti di sigle a cui non corrispondono scelte di fondo radicalmente diverse. Questa nuova maggioranza, che nasce sulla base di un accordo per la spartizione bilanciata di posti in Regione ed al Comune di Aosta, non ci convince ed anzi ci preoccupa. E’ una maggioranza che nega, già nella sua nascita, i principi di democrazia, autonomia, partecipazione, che dichiara a forte tinte di voler affermare.

Come si fa ad essere credibili quando di scrive, come hanno fatto gli ADP due mesi fa, nel programma elettorale del Comune di Aosta cose che poi vengono smentite e rimangiate prima ancora che si riunisca il Consiglio comunale appena eletto? Gli ADP hanno ad esempio scritto nel programma comunale che Aosta deve poter scegliere la sua maggioranza e la sua amministrazione senza essere condizionata dagli equilibri di potere regionale, che il Sindaco di Aosta non deve essere una sorta di ottavo Assessorato regionale che garantisce, partecipando alla lottizzazione, la stabilità politica di Piazza Deffeyes. E ancora: la condizione politica essenziale è la concreta possibilità di un governo cittadino che possa essere anche diverso da quello regionale.

Bella affermazione, ma poi la realtà dei fatti è stata che i posti al Comune di Aosta sono stati giocati in una trattativa segreta fra un pugno di segretari regionali di partito, e quell’intreccio fra Regione e Comune di Aosta negato nei programmi è stato la base dell’attuale capovolgimento delle alleanze.

Se saremo chiamati a scegliere fra la vecchia Giunta Rollandin o la nuova Giunta Bondaz, diremo no ad entrambe. Ci rifiutiamo di credere che queste siano le uniche due opzioni possibili. Pensiamo invece che sia possibile individuare e percorrere una terza via, per dare finalmente alla Valle d’Aosta una maggioranza che nasca anzitutto sui contenuti, sulle scelte di programma, sulla valorizzazione delle migliori risorse umane ed intellettuali che questo Consiglio riesce ad esprimere. In questo senso, e come contributo in questa direzione, proporremo al Consiglio regionale oggi una risoluzione che mira ad indicare una strada percorribile e che presenterò subito al termine del mio intervento al Presidente del Consiglio. Però prima volevo concludere con una ultima osservazione che mi sembra importante, se vogliamo innalzarci un po’ al di sopra delle trame, delle congiure, delle lotte, delle questioni di alleanze.

Gli avvenimenti di queste settimane in Valle d’Aosta, ma anche la situazione che abbiamo negli altri Comuni e nelle altre regioni italiane, dove quasi tutte le Giunta ad un mese e mezzo dalle votazioni sono ancora in alto mare (mi pare che ci sia solo un Comune, capoluogo di Regione, che finora ha eletto Sindaco e Giunta), ci indicano chiaramente che bisogna modificare le regole del gioco, che bisogna cambiare le leggi elettorali. Con il sistema attuale il cittadino decide molto poco, e lo vediamo: sceglie una lista ma poi non sa con quali alleati e con quali programmi gli eletti di quella lista opereranno. Le scelte vengono fatte dopo il voto, nelle cosiddette trattative in cui i contenuti scompaiono di fronte al balletto sui posti. E chi aveva chiesto i voti in nome di un determinato tipo di maggioranza e di programma, si trova poi ad allearsi con componenti completamente diversi ed a convergere su contenuti programmatici indefiniti. Tutto questo favorisce il trasformismo e penalizza il buon governo. E allora bisogna cercare sistemi nuovi, che consentano agli elettori di scegliere non solo una lista ma anche una maggioranza.

I sistemi possibili sono vari, ma tutti implicano una correzione del sistema proporzionale attuale che ha evidenziato nella sua ormai quasi quarantennale applicazione dei limiti evidenti.

Abbiamo in Valle d’Aosta la grande occasione della legge elettorale regionale ed il Movimento Verde Alternativo si batterà perchè di vera ed innovativa legge regionale si tratti. Se questo non avvenisse, è evidente che il film che è andato in onda nel 1974 e di cui oggi assistiamo ad una riedizione riveduta e corretta, è destinato a riproporsi. Sta a noi darci delle regole perchè di vera democrazia, di vero governo di popolo si possa parlare, altrimenti è inevitabile rimanere nell’attuale partitocrazia, come giustamente viene definita, con le sue congiure, i suoi blitz e con il popolo valdostano ridotto a fare da spettatore.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Stévenin, ne ha facoltà.

Stévenin (UV) - Après quinze ans marqués par la stabilité politique et administrative, un projet politique prend terme suite aux décisions prises par les responsables démocrate-chrétiens, socialistes et communistes, républicains et les ADP.

Nous en prenons acte et pourtant il y a quelques mois, dans cette même salle, les forces politiques composant la majorité avec l’Union Valdôtaine, par la bouche de leurs Conseillers s’exprimaient en ces termes vis-à-vis du travail de l’Administration régionale:

- "Da ormai tre lustri è in atto in Valle d’Aosta una proficua collaborazione con l’Union Valdôtaine, che ha sortito effetti positivi per la comunità in termini della stabilità del quadro politico. E’ un’alleanza che la Democrazia Cristiana intende riconfermare, valorizzare e potenziare" (Gianni Bondaz).

- "Vorrei fare un’ultima considerazione sul quadro politico che viene criticato dalle opposizioni, anche se ciò rientra nel gioco delle parti. Credo che questa maggioranza abbia in sè tutte le energie e le capacità necessarie per fronteggiare i problemi e per governare bene" (Pascale).

- "Questa fase, che a mio avviso oggi si chiude, consente alle forze politiche della maggioranza che sono le stesse di dieci anni fa, ossia l’Union Valdôtaine, la Democrazia Cristiana, gli ADP e il Partito repubblicano, con l’aggiunta in questo ultimo periodo del Partito socialista italiano, di presentare alla comunità valdostana un bilancio largamente positivo, sia per l’attività svolta, sia per i risultati conseguiti" (Martin Maurizio).

- "Dal punto di vista generale e politico il Partito repubblicano si ritrova nel documento contabile di previsione per il 1990 e nella sua proiezione triennale. Le linee guida si rifanno al programma di legislatura della maggioranza, che prevedeva in buona sintesi uno sviluppo armonico di tutte le componenti sociali della Regione, sollecitate nel loro naturale dinamismo in attesa dell’aggancio europeo. Continua il trend di sviluppo avanzato da un punto di vista economico, sostenuto da ammortizzatori sociali importanti e diffusi" (Rusci).

Quelques mois après, le 6 juin, voilà la motion de refus de confiance rédigée e signée par ces mêmes personnages en contradiction flagrante avec ce que je viens de citer. Un document qui n’est qu’un prétexte pour écarter l’Union Valdôtaine de la gestion de l’Administration régionale et de celle de la Commune d’Aoste.

Tous les quinze jours en moyenne les Secrétaires politiques et les Chefs de Groupe de la majorité se réunissaient pour faire le point de la situation, pour ne pas oublier les réunions qui se tenaient en vue de la préparation du Conseil. Jamais, et je répète jamais, en aucune occasion ces forces politiques ont posé le problème dénoncé dans la motion de refus de confiance.

Lorsque quelque chose ne marche pas, soit du point de vue politique soit du point de vue des rapports personnels, il faut avoir le courage d’en parler ouvertement dans les lieux opportuns, c’est-à-dire dans les réunions de majorité, dans les conférences des Chefs de Groupe, dans les rencontres entre les différents partis.

L’Union Valdôtaine, comme tous les autres partis, est composée d’êtres humains et aucun d’entre nous n’a le don de l’infaillibilité.

Maintenant comme avant, nous sommes prêts à parler avec n’importe qui de nos éventuelles erreurs et de reconnaître le cas échéant nos défaillances. Mais il faut en parler, il faut que la politique récupère la transparence perdue, lorsque, grâce à l’intrigue et aux complots, cinq secrétaires politiques se sont retrouvés en cachette pour nous servir le pot-pourri que nous connaissons.

Les questions qui se posent à présent sont les suivantes: comment ont-ils pu arriver à celà? quelles sont les raisons qui ont amené les partis à vouloir écarter l’Union Valdôtaine?

"L’ammucchiata" du mois de juin 1987 lors des élections politiques avait été écrasée; ces protagonistes étaient Bondaz, Tonino e Milanesio. Aujourd’hui ils veulent la revanche.

Nous pouvions nous y attendre de la part de M. Bondaz surtout, qui a travaillé dans cette direction depuis toujours, et notamment depuis qu’il recouvre les fonctions de secrétaire de la Démocratie Chrétienne. De la part de M. Milanesio rien nous étonne plus, aujourd’hui comme hier. Si vous voulez en savoir davantage à propos de M. Milanesio, il vous suffit de reparcourir les pages que les organes du Parti communiste lui ont consacré encore récemment.

Et que dire de la Cosa, qui, comme l’a fait remarquer notre ami, Mario Andrione, s’est teintée de beige et s’adapte ainsi à toutes les autres couleurs?

Ce qui nous a choqué, en revanche, c’est la façon dont ont agi nos alliés privilégiés. Au parti républicain italien je rappellerais simplement le slogan lancé sur la place d’Aoste par Spadolini, venu pour contester le cartello lors des dernières élections politiques: "Francia o Spagna, purchè se magna".

Et les ADP, mais plutôt que des ADP il faudrait parler de quelques dirigeants - qui par cette même manoeuvre ont fait sortir ce mouvement de l’aire autonomiste régionaliste pour se noyer dans la mère trouble des partis italiens. Une époque vient de se terminer pour eux aussi. Quatre lustres se sont écoulés depuis leur naissance: en 1970 Bondaz était nommé Syndic d’Aoste pendant quelques mois, provoquant ainsi une scission dans la Démocratie Chrétienne et la naissance des Démocrate-populaires. Aujourd’hui, en 1990, Bondaz aspire au poste du Président du Gouvernement régional avec l’appui d’un parti, les ADP.

Il y aurait encore tellement de choses à dire, mais je crois que tout a été dit dans un document signé par M. Lanivi Ilario.

Mais quelles sont les raisons réelles qui ont amenées à la crise? Nous devons constater que la victoire de l’Union Valdôtaine lors des dernières élections communales et notamment à la Commune d’Aoste doit avoir empêché ces Messieurs de dormir d’un sommeil tranquille: "L’Union Valdôtaine redouble presque ses élus et il n’y avait pas Rollandin en liste; s’ils continuent ainsi, ils vont arriver aux prochaines élections régionales avec quatre Conseillers unionistes de plus et bientôt à la majorité absolue". D’où la nécessité d’arrêter ce processus, d’où l’exigence d’essayer d’exclure l’Union Valdôtaine, parce qu’il va de soi, selon ses Messieurs, que ce n’est que la gestion du pouvoir, que ce n’est que la clientèle électorale qui ont permis à l’Union Valdôtaine de progresser. Et il va de soi que si ces forces politiques peuvent gérer le pouvoir, elles pourront, elles aussi, être à même d’obtenir le consensus qu’elles ont toujours recherché. Peut- être. Cette façon de concevoir la politique et la gestion du pouvoir porte atteinte à la dignité des citoyens valdotains.

L’Union Valdôtaine est et reste la seule grande force autonomiste qui a une histoire et une tradition bien enracinée, qui a un projet politique précis et cohérent. L’engagement et l’enthousiasme des administrateurs de l’Union Valdôtaine, tant au niveau régional que communal, ont permis de faire progresser notre pays et de lui faire vivre un renouveau extraordinaire dans le secteur économique, social et culturel. Les faits sont là pour démontrer que ces quinze dernières années les gouvernements régionaux à direction unioniste ont garanti dans tous les domaines le progrès de la communauté valdôtaine. Qu’on le veuille ou non, telles sont les raisons qui sont à la base de ce large consensus. Est-ce cela qui dérange, est-ce que les situations du genre de celles de Naple fascinent "i tifosi dell’ammucchiata".

Il y a cependant une différence avec "l’ammucchiata" de 1987: la proposition de quelques personnages au sommet de la particratie ne recevra pas tout de suite l’ascension du corps électoral. Ces messieurs pensent, en gérant le pouvoir pendant les années qui nous séparent des prochaines élections, pouvoir arriver à gérer le consensus populaire. L’Union Valdôtaine prend acte de la constitution de l’éventuelle nouvelle majorité, dénonce la méthode honteuse qui a été employée, se propose comme force alternative à cette deuxième "ammucchiata" et soyez certains qu’avec ses élus, son organisations et tous les esprits libres et autonomistes, elle veillera à ce qu’il ne se produise pas en Vallée d’Aoste ce que la politique politicienne de la particratie italienne a engrendré dans de nombreuses régions et communes d’Italie.

La cohérence politique de l’Union Valdôtaine avait permis une stabilité dans l’administration régionale; la compétence administrative de ses élus a permis de faire reconnaître à la Vallée d’Aoste un printemps qui a duré plus de quinze ans. Nous ne permettrons pas de faire recouler notre pays.

Le Groupe de l’Union Valdôtaine, avec la sérénité de ceux qui se sentent du côté de la raison, la fermeté de ceux qui ont des principes enracinés, le calme de ceux qui ont conscience de leur force, se propose de défendre jusqu’au bout les droits du peuple valdôtain.

L’Union Valdôtaine, héritière du patrimoine politique et moral de la Jeune Vallée d’Aoste, se comportera comme la Jeune Vallée d’Aoste en 1925. L’Abbé Josef Marie Trèves, dans une lettre circulaire écrivait: "Nous voulons être dans la mesure de nos forces modestes les sentinelles vigilantes du précieux héritage que nos devanciers nous ont transmis au prix de nobles sacrifices et que parfois les hommes amollis et sans vigueur tentent abjectement d’amalgamer et de confondre par l’intérêt personnel et l’arrivisme dans une uniformité".

Merci.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Rusci, ne ha facoltà.

Rammento che alterno un po’, come prescrive il regolamento, i Consiglieri di maggioranza e di minoranza.

Rusci (PRI) - Grazie, signor Presidente e colleghi.

La politica - ha scritto alcuni anni fa un noto esponente entrato a pieno titolo nella storia valdostana - è un fiume in movimento e come tale va interpretata.

L’esattezza di questa definizione deve essere dunque applicata anche al momento politico che stiamo oggi vivendo, per cui, prima di formulare giudizi su fatti e persone, è indubbiamente utile analizzare le cause che hanno determinato l’attuale situazione. Un giudizio quanto più possibile sereno e scevro da preconcetti o da inutili quanto sciocche difese d’ufficio.

Non è certamente facile compiere una simile valutazione, ma è indispensabile, se non si vuole cadere nella vuota retorica o in altrettanto controproducente logica di parte.

Ebbene, nell’accingermi ad una operazione così complessa, voglio anzitutto precisare come non siano venute meno le ragioni ideali che per tanti anni ci hanno accomunato all’Union Valdôtaine, che riteniamo tuttora depositaria di valori storico-politico- culturali di ampio respiro e, proprio perchè tali, condivisibili dalla stragrande maggioranza delle forze politiche operanti in Valle d’Aosta.

Questo discorso a maggior ragione vale per un partito come il PRI, che ha avuto in Cattaneo e nella sua concezione regionalista e federalista uno dei cardini del suo patrimonio ideologico e di conseguenza del suo modo di interpretare e di fare la politica.

In questa comunanza di ideali va quindi ricercata la motivazione principale che ha portato nell’ambito valdostano l’Union e il partito repubblicano a percorrere uniti un lungo cammino, nel quadro di una alleanza volta essenzialmente alla difesa dell’istituto autonomistico e dei principi di libertà e di democrazia che ne costituiscono l’indispensabile presupposto.

Proprio per questo non è senza emozione che prendiamo atto che questa collaborazione si è via via logorata, fino ad assumere contorni sempre più labili.

Diciamo ciò con profondo rammarico e ben consapevoli del passo che abbiamo compiuto e dei successivi che vorremo compiere. Ecco perchè, nel ripercorrere le tappe più significative della strada fatta insieme all’Union, cercheremo di attenerci ad elementi di assoluta obiettività, non volendo rinnegare nulla del nostro passato, anzi prendendo lo spunto da ciò che siamo realmente stati, per evitare in futuro errori e manchevolezze ascrivibili anche al nostro comportamento.

Ragione per cui, se per altri partiti la crisi che si è aperta a livello regionale rappresenta magari un semplice passaggio, la scelta che noi repubblicani abbiamo compiuto assume indubbiamente un significato diverso e va di conseguenza spiegato in maniera più approfondita.

Siamo in primo luogo, e lo diciamo per sgombrare il campo da equivoci o fraintendimenti, perfettamente consapevoli della responsabilità che ci siamo assunti e non useremo pertanto l’atteggiamento dello struzzo, ma, a testa alta e senza complessi di tradimento, guardiamo diritto negli occhi i nostri interlocutori unionisti senza infingimenti e senza approfittare, come ha chiaccherato qualcuno, della luce ambigua delle discoteche.

Per venire al nocciolo della questione, ribadiamo con forza che il patto operativo con l’Union Valdôtaine è venuto meno a causa di una overdose di potere che quest’ultima si è forse inconsapevolmente ma progressivamente iniettata, non rendendosi conto della gravità del fatto.

Se di per sè il potere non è una categoria del male, diventa però intollerabile quando, troppo diffuso e radicato in ogni dove, assume le connotazioni della invadenza. Il potere così drogato inevitabilmente miete le sue vittime e colpisce per assurdo e per primo chi lo detiene e lo amministra.

In questo senso l’Union Valdôtaine ha pensato che quasi tutto le fosse consentito e le altre forze politiche fossero in grado di tollerare e di approvare non importa cosa. Questa situazione si è manifestata anche nel corso delle ultime trattative per il Comune di Aosta, susseguenti all’esito delle elezioni amministrative del 6 maggio scorso. In quella occasione apprendemmo che l’Union ci considerava all’interno di un cartello che comprendeva per un totale di quattordici seggi anche gli ADP, con il preciso intento di bloccare in tal modo qualsiasi ipotesi di maggioranza alternativa.

Dobbiamo dire con franchezza di aver provato la sensazione di non essere dei privilegiati, ma piuttosto usati con un preciso scopo da chi, a meno che per infantilismo politico, aveva voluto scoprire carte importanti in una fase tanto delicata.

Questo stato d’animo di disagio non derivava da tale semplice episodio, ma aveva già avuto in sede di campagna elettorale i suoi segnali premonitori. Nel corso della formazione delle liste l’Union mette infatti in campo come candidatura importante e sostenuta una persona che da anni lavora con il nostro Presidente delle Case Popolari; candidatura - Stévenin - senz’altro legittima, nessuno vuole contestarla, ma da un alleato che doveva improntare la sua azione a dettami di reciproco rispetto ci saremmo aspettati almeno una parola di franca spiegazione, tanto per non dare ad un gesto del genere il significato del dispetto, della prevaricazione ed anche del controllo, quasi che all’Union Valdôtaine facesse piacere un partito repubblicano decotto e sotto tutela, viste anche le proposte di sbarramento elettorale al 2,5-3 percento che intanto venivano avanti con determinazione da parte della stessa Union. Episodio banale, dirà qualcuno, perlomeno di scarso peso politico, ma che per noi veniva a colpire ancora una volta l’Istituto Autonomo Case Popolari nella persona del suo presidente, cioè di un rappresentante repubblicano.

Orbene, tutto questo non era casuale, mi si consenta la puntualizzazione e la digressione, anche perchè erano anni che l’unica struttura funzionale da noi guidata veniva svuotata di contenuti; da oltre un quadriennio infatti non riceveva più dalla Giunta regionale i finanziamenti della legge nazionale n. 457, che ne prevede la gestione specificatamente all’istituto stesso. Per volere del Presidente della Giunta, questi fondi venivano dirottati al Comune di Aosta sotto il controllo di un assessore unionista, ed il presidente repubblicano era messo nella impossibilità di operare più compiutamente per dare una reale risposta al non secondario problema della casa.

A questo punto, e sempre con maggior forza, all’interno del PRI si faceva strada l’idea che "mieux peut-être tête de chat que queue de lion".

Questi alcuni fatti emblematici, questa l’atmosfera. Ma tutto ciò, ci potrebbe chiedere qualcuno, era un elemento occasionale oppure l’ultimo atto di una storia di incomprensioni e disagi? La risposta va ricercata non tanto in episodi specifici, che pur ci sono e a cui faremo anche cenno, ma nel clima, in quella specie di "sindrome da decisione" che ha pervaso le istituzioni poco dopo il 1987.

L’accenno al 1987 non è assolutamente casuale perchè, da una parte, ci coinvolge direttamente e, dall’altra, si può far risalire al momento successivo alla imprevista e clamorosa vittoria alle elezioni politiche di quell’anno il cambiamento di rotta del movimento unionista, per quanto concerne i metodi di governo e la gestione della cosa pubblica.

Voglio ricordare, perchè il particolare non va assolutamente sottaciuto, o peggio sottovalutato, il fatto che anche in quella occasione il Partito repubblicano si schierò con una decisione del tutto autonoma, non sollecitata, considerata dai più perdente, ed unico fra i partiti nazionali, a fianco dell’Union Valdôtaine e degli ADP, in quella che ritenevamo essere una giusta battaglia volta al consolidamento dell’istituto autonomista speciale. Fu una scelta giusta e calibrata, o meglio ancora il logico coronamento di una politica di alleanza instauratasi nel 1983, quando l’Union Valdôtaine, con un giudizio che ancor oggi ci onora e ci riempie di legittimo orgoglio, fece una scelta di collaborazione con noi, individuando nel PRI l’unico partito fra quelli laici affidabile nel panorama politico valdostano, sia sul piano della difesa dei valori essenziali dell’autonomia speciale, sia perchè da sempre portatore di un’idea autenticamente federalista, sia forse perchè - e scusate la presunzione - ben rappresentato nelle locali istituzioni.

Quel successo così esaltante ha però innescato all’interno del corpo unionista un processo di involuzione, tant’è che da quel momento si verifica una sensibile inversione di rotta che tende a caricare l’azione dell’Union Valdôtaine di un più accentuato decisionismo intransigente, unito ad un arroccamento su posizioni di chiusura non solo verso gli oppositori ma nei riguardi degli stessi alleati. Si manifesta in pratica un duplice fenomeno, ravvisabile, il primo, in una sempre maggiore concentrazione di potere nelle mani del Presidente della Giunta, ed il secondo individuabile invece nella sempre più radicata consapevolezza da parte del gruppo dirigente del movimento dell’Union Valdôtaine della sua indispensabilità quale fulcro, centro e motore di ogni operazione politica, sia a livello regionale che nelle scelte comunali di Aosta e del resto della Valle.

Ad aumentare l’effetto negativo di questo atteggiamento vennero i risultati delle elezioni regionali del 1988, sia attraverso il successo personale del Presidente Rollandin con oltre dodicimila voti di preferenza, sia con il consistente rafforzamento dell’Union stessa in sede regionale. La susseguente maggioranza - continuo a citare dei fatti - viene allargata al Partito socialista ed il PRI perde anche la Vicepresidenza del Consiglio.

Questa ulteriore avanzata, in termini peraltro assai clamorosi, diede forza e vigore al meccanismo di identificazione del potere, quello con la "Pi" maiuscola per intenderci, con la figura del Presidente della Giunta e di conseguenza con l’Union Valdôtaine, di cui Rollandin era l’espressione più carismatica. Se a tutto ciò si aggiunge la progressiva e sistematica occupazione attraverso suoi aderenti, anche non datati, dei posti chiave all’interno della macchina dell’Amministrazione regionale e di quelli eufemisticamente chiamati di controllo democratico, si ha la visione di insieme di un sistema di filtro a maglie così strette da consentire il controllo e l’accumulazione di una quantità di potere di incalcolabile portata nelle mani di pochi.

Ad excusatio voglio dare atto al Presidente della Giunta che politicamente è molto più difficile gestire una grande vittoria che non una modesta sconfitta.

Si determina in buona sostanza comunque una autonomia a sovranità limitata, vuoi sul piano strettamente istituzionale, vuoi per ciò che attiene i rapporti sociali e quelli legati al mondo della imprenditoria e della finanza. Così questa poderosa macchina attraversa gli anni dal 1988 ad oggi, accentuando vieppiù i suoi aspetti meno simpatici. Nasce di conseguenza anche in una parte cospicua della opinione pubblica valdostana una sorta di rassegnazione, perchè ogni giorno di più si percepisce con maggior evidenza che anche quelli che sono i normali diritti di ognuno tentano di essere contrabbandati per favori, per cui ogni Consigliere della maggioranza - ma credo di poter dire: quasi ogni assessore - diventa tributario di un testatico a chi quasi tutto decide e quasi tutto può. Le stesse forze politiche, nessuna esclusa, paiono accettare questa situazione di ineluttabilità dove la regola è un costante atteggiamento di sottomissione, talvolta di piaggeria. Le azioni sono sovente determinate, o meglio condizionate, da una ricerca affannosa di captatio benevolentiae da chi detiene le leve del potere, forse nella segreta speranza di riuscire almeno a garantirsi la propria esistenza sul piano politico ed elettorale.

La situazione, da un punto di vista generale, sembra trovare uno specchio fedele in un passo del Cinna di Cornelio, quando l’autore fa dire ad uno dei suoi personaggi: "le salut désormais défend un souverain qui, pour tout conserver, tient tout dans ses mains".

Di qui l’appiattimento progressivo del confronto politico ed uno scollamento altrettanto marcato fra una buona parte della società valdostana ed il cosiddetto Palazzo, per alcuni, molti, sempre più lontano ed inaccessibile.

La spia di questo deterioramento dei valori politici si è riscontrata anche in quest’aula, nella sede cioè del massimo e più rappresentativo consesso regionale: quando dal movimento dell’Union Valdôtaine si è alzata una voce a testimoniare positivamente posizioni non gradite, non si è trovato di meglio che abbandonare i lavori in segno di dissenso e di disapprovazione.

La nostra sensazione è stata, specie in questi ultimi tempi, che il collo dell’imbuto si facesse sempre più stretto e che in Consiglio ci fosse sempre più una volontà dominante.

Insomma, se siamo arrivati a questo punto, se il PRI ha fatto questa scelta, le motivazioni sono profonde e non irrazionali. Non abbiamo sicuramente la certezza di aver fatto la cosa migliore, e d’altra parte una caratteristica laica è quella di non avere certezze, diversamente da altri che non vivono mai all’ombra del dubbio; siamo però convinti di aver fatto una cosa necessaria. Non vogliamo dare consigli a nessuno, ma speriamo in un utile ripensamento da parte dell’Union Valdôtaine con cui intendiamo mantenere rapporti, ma rapporti politici, mai più strumentali, mai più funzionali.

Per quanto riguarda il PRI, è prevalsa la scelta del proprio interesse generale, della propria dignità, dell’interesse dei cittadini che ci sostengono, che sostengono un partito che a volte si è sentito usato ed emunto e qualche volta anche offeso, e che invece vuole - caro Stévenin - e fortemente vuole continuare ad esistere.

D’altro canto, stava anche diventando troppo condizionante la presenza massiccia ed ingombrante delle scelte politiche nel mondo della finanza e degli affari; questa capillarità di presenza e di controllo ci ha preoccupato, come - tanto per dirne una - l’utilizzo di certe leggi, vedi quella del FRIO, mirate a conculcare con torcinaso finanziario l’autonomia degli enti locali.

Per quanto riguarda l’immediato futuro, abbiamo sottoscritto un patto politico e programmatico che, grazie al metodo proporzionale di rappresentanza consiliare è democratico, e lo si verifica in ogni dove viga un regolamento elettorale siffatto, anche se recentemente qualcuno sembra essersi dimenticato l’aritmetica, e cioè che maggioranza relativa non significa maggioranza assoluta. Non si capisce perchè, quando l’Union Valdôtaine fece cadere la Giunta Dujany o il PCI al Comune di Aosta, il metodo era democratico, ed ora lo stesso non lo è più. Ora si parla di imboscata e di tradimento. Si vede che i dirigenti unionisti non ricordano più quell’aperitivo nell’estate del 1985, quando in dieci minuti si fece la Giunta di Aosta tenendone bellamente fuori la Democrazia Cristiana.

Il PRI comunque ha operato questa scelta politica per battere una situazione consiliare che diventava ogni giorno più mortificante.

Ci auguriamo di riportare il Consiglio stesso alla sua centralità statutaria di decisione; deve cadere la perversa condizione che tanto in Consiglio passa tutto. La Giunta ridiventi il momento di esecuzione, cada l’amara consapevolezza del Consiglio di allinearsi su scelte sovente definite nella sostanza ed anche sovente nei minimi particolari.

Tutto ciò mi aveva personalmente dato un senso di inutilità come Consigliere e mi aveva fatto dire più volte ed anche a qualcuno di voi, rappresentanti dell’Union Valdôtaine, che a questo punto, con questa legislatura, terminava la mia attività di politico eletto.

Quindi, e mi avvio rapidamente alla conclusione, nessun attentato all’autonomia o alla lingua francese, ma molto più semplicemente la riappropriazione da parte di ognuno di noi qui dentro della propria dignità politica e la riappropriazione da parte dei partiti e movimenti della capacità propositiva e creativa in grado di dare nuovo impulso al confronto politico.

La politica si fa anche con il cuore; c’è un momento in cui il sentimento per troppo tempo soffocato prevale sulla razionalità, ma quando questo sentimento è anche confortato dalla convinzione di agire nell’interesse delle idee alle quali da sempre crediamo, allora non si può più sfuggire alle scelte che riteniamo, in buona fede, credetemi, giuste per noi, per coloro che credono in noi, per le istituzioni autonomistiche, per l’intera comunità valdostana. E d’ora innanzi non chiediamoci, come per troppo tempo abbiamo fatto, cosa può fare la Regione per noi, ma chiediamoci piuttosto, mutuando dal Presidente Kennedy, cosa possiamo fare noi per la nostra Regione.

Grazie.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

Aloisi (MSI) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, la crisi politica sfociata con la richiesta di dimissioni della Giunta regionale da parte dei partiti di opposizione, fra cui anche il Movimento Sociale Italiano, ma soprattutto da parte dei partiti e movimenti facenti parte della ex maggioranza, ha evidenziato in modo chiaro ed inequivocabile gli elementi di distorsione e di contraddizione del sistema politico regionale.

Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta si appalesava sempre più vuoto di contenuti, vuoto di prerogative e di prestigio. Esso era sistematicamente esautorato ed avvilito ed era diventato strumento passivo di ratifica delle decisioni dell’esecutivo. D’altra parte, la totale assenza della rappresentanza delle competenze e del rigido inquadramento dei gruppi consiliari nella disciplina di partito avevano tolto a questo organo, sempre più isolato dalla pubblica opinione e sempre più screditato, ogni autonoma volontà e persino ogni vigore dialettico.

In questa aula, colleghi Consiglieri, si era umiliata ed in parte screditata la democrazia. Il funzionamento della democrazia è soprattutto confronto, dibattito fra le scelte della maggioranza e della opposizione. Questa è una delle tante cause del malessere che da tempo serpeggiava all’interno delle varie forze politiche, soprattutto nei partiti e nei movimenti della vecchia maggioranza.

Nella nostra Regione sono saltati tutti gli schemi, sia logici sia politici. Nelle mani del Presidente si era verificata una inusitata concentrazione di poteri; la curva accentratrice, quasi da monopolio elettorale, politico, economico e finanziario, aveva raggiunto il punto di rottura. Finalmente i partiti della ex maggioranza si sono accorti di essere stati scavalcati, sovente ignorati, il più delle volte messi di fronte a fatti compiuti, oppure innanzi a scelte rinviate apposta per preparare con cura la ricetta del dare e dell’avere, del do ut des: io do affinchè tu dia. Atteggiamento tipico questo dei proconsoli che amministravano le province romane.

Il modo in cui veniva gestita la cosa pubblica a discapito delle richieste formali delle comunità montane e degli enti locali proseguiva nel negare l’effettivo decentramento finanziario, nel timore di dare troppo spazio a certi amministratori che non erano allineati al verbo unionista, o che si mettevano a ridere quando sentivano parlare di nazione valdostana. Altro che nazione; qui ci trovavamo di fronte ad un movimento, o meglio ad una parte di esso, che era diventato quasi un consorzio di affari, una società per azioni, imbarazzata nel dover digerire l’immenso piatto di un riparto fiscale così ricco da non aver precedenti negli ultimi anni di storia della nostra Regione.

Con una stretta logica di potere si sono condizionate le scelte economiche, le attività culturali della nostra Regione, si sono ristretti gli spazi di libertà e di partecipazione. Si era creato un sistema politico basato sulla acquisizione dei consensi attraverso l’elargizione dei favori; la clientela, e non i cittadini, era diventata la reale base di appoggio dei successi elettorali. Mai si era verificato nella storia della nostra Regione che il gruppo dominante dell’Union Valdôtaine organizzasse l’occupazione sistematica dei centri del potere politico, economico e finanziario dell’Ente Regione; mai si era incoraggiata la creazione di gruppi lobbystici, variamente ramificati ed estesi, che fanno riferimento al Gruppo dominante dell’Union Valdôtaine, realizzando un potente ed occulto sistema di controllo politico, sociale ed elettorale.

Sono queste, colleghi Consiglieri, frasi riprese dalla mozione di sfiducia presentata in quest’aula e sottoscritte dalla Democrazia Cristiana, dal Partito socialista, dal Partito comunista, dal Partito repubblicano e dagli ADP.

Frasi, queste, terribili ma molto significative, soprattutto perchè vengono dette da partiti che sono stati in maggioranza con l’Union Valdôtaine.

Potere occulto, che oltre a sfuggire al controllo del movimento politico - continuano a dire gli ex alleati - che lo ha generato, controllava il movimento stesso.

Mi sia consentito però di ricordare che le responsabilità di questa grave ed avvilente situazione ricadono anche su quei movimenti e partiti che, assieme all’Union Valdôtaine, hanno condiviso la gestione della cosa pubblica in questi ultimi anni. La loro totale sudditanza, condizionata dal fatto di essere stati sempre compiacenti nei confronti dell’Union Valdôtaine, rende comunque anch’essi responsabili del degrado morale, politico ed istituzionale della nostra regione. Essi per anni, oltre a non avere avuto alcun peso specifico sul piano politico, continuavano ad essere ruote di scorta legate ad una logica di potere e di sudditanza nei confronti dell’Union Valdôtaine. Tutto ciò era mortificante e tutto ciò era stato più volte denunciato dall’MSI in quest’aula e anche da altri partiti di opposizione. Il fatto che questi movimenti e partiti abbiano ora avuto il coraggio con questa mozione di sfiducia di ribellarsi alla egemonia unionista, va indubbiamente a loro merito.

Noi dell’MSI valuteremo se questa svolta sarà sorretta dalla genuina volontà di cambiamento con una politica più seria, più costruttiva, aperta al dibattito ed al confronto con tutte le forze politiche, senza anacronistiche preclusioni preconcette nei confronti di coloro che vogliono contribuire alla soluzione dei gravi problemi esistenti nella nostra regione.

Altre motivazioni ci inducono a dare un giudizio fortemente negativo a questa Giunta dimissionaria. Fra le molteplici questioni laceranti vi è il problema autonomistico, troppe volte strumentalizzato in funzione antinazionale ed antistatale. Il nostro pensiero, la nostra posizione in merito al problema dell’autonomia è stato da me più volte illustrato in quest’aula. Per noi dell’MSI il regionalismo esasperato, l’autonomia ed il bilinguismo non devono essere un lasciapassare verso forme o sistemi più o meno intelligenti di separatismo. Dobbiamo ridare sostanza e splendore di valori al concetto unitario di patria nel rispetto delle diverse realtà regionali, che proprio per la loro diversità rappresentano la ricchezza culturale della nazione italiana. Quindi, sì all’autonomia se essa si manifesta e si arricchisce nel rispetto delle leggi dello stato e nella unità della nazione.

Particolare attenzione al problema del bilinguismo: l’Union Valdôtaine usava il fattore linguistico quale elemento discriminatorio, a scapito dei ben più importanti requisiti di professionalità. Noi condanniamo e denunciamo, come abbiamo sempre fatto in passato, l’utilizzo della conoscenza della lingua francese come elemento di discriminazione sociale per i posti di lavoro.

Le accuse che sono state lanciate in questi giorni da alcuni esponenti dell’Union Valdôtaine di attentato alla autonomia sono a mio avviso fuorvianti e strumentali. Autonomia non significa occupazione sistematica dei principali centri decisionali del potere politico, economico e finanziario; autonomia non significa egemonia, arroganza, prepotenza; anzi, significa soprattutto buon governo, trasparenza ed una più netta separazione del ruolo politico da quello amministrativo. E in ultima analisi ritengo che la difesa dell’autonomia non sia una prerogativa privata di un singolo movimento: non vi è stata, fino a prova contraria, alcuna investitura divina. La difesa dell’autonomia spetta ad ognuno di noi, con il proprio impegno, con la propria dedizione, con le proprie capacità, lavorando ed operando alla luce del sole, nel pieno rispetto dello Statuto e della Costituzione della Repubblica italiana.

Oggi è più che mai necessario un ampio confronto politico fra tutte le forze presenti in Consiglio regionale, è necessario sciogliere i dubbi, le incertezze, risolvere i problemi di questa nostra collettività, ed è soprattutto importante ridare vitalità e prestigio al supremo organo depositario della volontà popolare, cioè a questo Consiglio regionale.

Ci auguriamo, colleghi Consiglieri, che da parte dell’Union Valdôtaine vi sia una attenta e critica riflessione sul suo operato, un’autocritica sul modo con cui è stata gestita in questi ultimi tempi l’amministrazione regionale. Una riflessione che sicuramente, se fatta con serietà ed umiltà, darà nuovo vigore e nuova spinta alla partecipazione ed alla soluzione dei problemi della nostra regione, con il contributo anche determinante del partito di maggioranza relativa.

Tengo comunque a ribadire che l’MSI sarà comunque schierato alla opposizione: una opposizione attenta e vigile, sensibile ai cambiamenti, se essi saranno ispirati dalla genuina volontà di seguire gli interessi di tutta la collettività valdostana, ma pronto ad una dura opposizione, se questo cambiamento dimostrasse di essere una pura e semplice operazione di potere.

Grazie.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.

Gremmo (UAP) - Signor Presidente, colleghi, credo che per i colleghi che hanno firmato il documento di sfiducia ci sia almeno un motivo di preoccupazione, perlomeno morale se non politico, dopo la sorta di benedizione che hanno ricevuto dal Consigliere del Movimento Sociale che è appena uscito dall’aula, perchè nella sua modestia pare non abbia mai niente da imparare dagli altri ed abbia solo la capacità e la volontà di venire a dare lezioni.

In effetti, il discorso che ha fatto il collega dell’MSI è molto chiaro e ai colleghi del Partito Comunista di vecchio antifascismo, di difesa dell’autonomia, di capacità di confrontarsi con i movimenti regionalisti dimostrata in altre occasioni, penso non abbia fatto piacere. Il primo comunicato di plauso per l’imboscata consiliare nel segreto delle urne che è stato fatto in quest’aula è partito proprio dall’MSI. Fossi stato al posto del Partito Comunista mi sarei sicuramente già preoccupato ed allarmato nel momento in cui i fascisti mi battevano le mani.

Ma non voglio dare agli argomenti - fra virgolette - del Consigliere Aloisi più peso di quello che possono e devono avere. Voglio solo ricordare che la forza politica che rappresento, l’Union Autonomiste Pensionati, all’atto della costituzione del Consiglio fece una proposta molto precisa, molto chiara. Dissi allora che bisognava che a governare la Regione fossero gli autonomisti: gli autonomisti che non sono l’Union Valdôtaine, ma gli autonomisti che in questo Consiglio trovano una vasta articolazione nella presenza dell’Union Valdôtaine, nella presenza allora unitaria degli ADP, oggi differenziata in ADP e nel collega Maquignaz, e nel sottoscritto. A questi, suggerii, occorreva aggregare l’unica forza politica dello stato nazionale, cioè il Partito repubblicano, che aveva avuto l’intelligenza a suo tempo (lo ricordava bene il Consigliere Rusci) di scegliere di non schierarsi dalla parte del listone, ma di essere (questo è un merito storico del PRI) dalla parte della lista autonomista, che è vincente perchè ha mandato a Roma (dove credo siano oggi) i due parlamentari.

Allora dissi questo, pensando che questa era l’unica maniera di permettere agli autonomisti di svolgere quello che era il ruolo non solo elettorale, ma anche storico che la popolazione valdostana ha loro assegnato, convinto che questa era la strada migliore per dare un esecutivo forte ed autorevole, anche se numericamente non grandissimo, alla Valle. Ricordo, non per fare polemica ma solo per essere chiari, che l’Union Valdôtaine ebbe un solo fugace incontro con il sottoscritto, poi dissero che avrebbero consultato tutti meno che Gremmo ed il rappresentante dell’MSI; ricordo successivamente che al congresso nazionale dell’Union Valdôtaine non venni neanche invitato; ricordo che nella lista per il parlamento europeo erano aggregate tante componenti, non gli ADP perchè nella lista per il parlamento europeo compariva solo il leone della Valle d’Aosta ma non il simbolo degli ADP, mentre io non venni neanche aggregato; l’ultimo contenzioso è la presenza della lista dell’Union Valdôtaine alle elezioni della provincia di Torino, dove purtroppo quei pochi voti raggranellati hanno impedito al mio movimento di avere il secondo Consigliere. Comunque, voglio dire, si è scelto da parte dell’Union Valdôtaine una strada che è stata quella di aggregare tutti, meno che una parte degli autonomisti.

Qui si è parlato, e credo vada detto, di autocritica da parte di qualcuno; penso che l’unica cosa in cui aveva ragione il Consigliere Mafrica è che effettivamente questa era una maggioranza troppo larga. Ma era una maggioranza troppo larga perchè lasciava fuori, e comunque non metteva nel giusto rilievo, le posizioni degli autonomisti. Se questa maggioranza fosse nata con una presenza equilibrata dei colleghi ADP, ad esempio, se questa maggioranza avesse visto al suo interno il Consigliere Maquignaz e il sottoscritto con le successive aggregazioni, sicuramente oggi non ci sarebbe stato quello che c’è stato.

Quindi, se io come autonomista credo di dover fare un ragionamento ad alta voce, dico che lo sbaglio, se c’è stato - e, visti gli esiti, evidentemente lo sbaglio c’è stato - è stato quello di non dare forza alle varie componenti autonomiste della Valle, alle varie espressioni in cui doveva e deve ancor più articolarsi il confronto politico autonomista nella Valle.

Proprio da questo errore di fondo si è arrivati ad una vicenda degna dei palazzi romani, degna forse del Palazzo delle Aquile, dove si riunisce il Governo della Regione Sicilia, ma che secondo me ha qualcosa di strano in una regione europea come la Valle d’Aosta. Mi riferisco alla imboscata, perchè di questo si è trattato, sulla Centrale del Latte. Fui uno dei sette Consiglieri che chiese il voto segreto sulla questione della Centrale del Latte, perchè ritenevo e ritengo che fosse una scelta sbagliata, fosse una scelta non condivisibile, e credevo di andare a votare sulla Centrale del Latte. In realtà abbiamo votato su ben altra cosa e con ben altri scopi.

Non voglio aprire una polemica che si potrebbe e si dovrebbe aprire sul modo, sul metodo; il fine non giustifica mai i mezzi, i quali devono essere parametrati ad un fine. Ora, il modo con cui si è arrivati a quella votazione segreta, quello mortifica, collega Mafrica, il Consiglio, perchè se qualcuno non era d’accordo avrebbe dovuto alzarsi e dichiararlo. Il collega Rusci avrebbe dovuto dire: "Noi non siamo d’accordo, vogliamo il nostro cadreghino all’Istituto Case Popolari!"

Il metodo personalmente lo trovo discutibile, ma non è questo il punto; parlando di Centrale del Latte direi che è inutile piangere sul latte versato, mentre mi pare, politicamente parlando, che sia molto più utile fare delle riflessioni su quali saranno gli scenari che potrebbero aprirsi in Valle.

Vedo in effetti due possibilità: da una parte vince l’ipotesi Milazzo, cioè del governissimo, dell’ammucchiata, del listone. A questo punto due forze politiche scompaiono, si ridimensionano, vengono penalizzate: la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista, anche chiamato "Cosa" da questa ipotesi vedono sicuramente ridimensionato ed umiliato il loro ruolo, sono condannati ad essere di fronte agli elettori i più incoerenti. Me ne dispiace, ma il Partito comunista (si chiami Cosa o non Cosa) nel momento in cui diventa lui apparentemente il circuito politico, in realtà è emarginato perchè scavalcato dalla maggiore capacità decisionale ed operativa di altri partiti della sinistra; il Partito comunista nel momento in cui ha questo asse privilegiato con la Democrazia Cristiana, con una forza che fino ad ieri ha fatto finta, o comunque ha detto, di voler combattere, è sicuramente costretto a pagare di fronte ai suoi elettori, di fronte alla sua base. E’ vero, diceva prima il Consigliere Mafrica: "Abbiamo una base di anziani a cui non riusciamo neanche a spiegare"; ma, collega Mafrica, se i vostri anziani elettori non sanno le cose del Consiglio, la colpa è vostra che non gliele avete spiegate, non di qualcun altro che invece le sa spiegare. Se gli autonomisti, nella fattispecie l’Union Valdôtaine ha l’intelligente capacità di parlare con la gente, non è mica colpa loro; si vede che anche se parlano francese, riescono ugualmente a comunicare con la gente. Non credo che Occhetto si riferisse al PCI valdostano quando sulla stampa di oggi diceva che ci sono troppi fessi nel PCI, però debbo dire che questa operazione secondo me penalizza fortemente il partito comunista.

E come non dire che questa operazione penalizzerebbe in modo fortissimo la Democrazia Cristiana? Mi pare di aver letto e capito che il Movimento popolare, o alcuni suoi esponenti hanno avuto accenni critici; li avranno sicuramente, Consigliere Bondaz, come li avrà sicuramente la base popolare valdostana cristiana della DC ...

Bondaz (fuori microfono) - E’ diventato il Padreterno.

Gremmo (UAP) - Non sono diventato il Padreterno, mi avvalgo delle facoltà consentitemi dal regolamento di esprimere le mie opinioni; che poi queste opinioni possano dare fastidio al Consigliere Aloisi, che è andato fuori, e a lei che mi interrompe questo è un altro discorso.

Applausi in aula

Presidente - Consigliere Gremmo, avevo già raccomandato prima....

Gremmo (UAP) - ... se mi vuol togliere la parola, me lo dica, io sto anche zitto!

Presidente - No, per carità, l’abbiamo sempre lasciato parlare....

Mi rivolgo al pubblico: per un atto di assoluta democrazia e di imparzialità mi ero raccomandato con il pubblico di evitare qualsiasi forma di consenso o di dissenso, al fine di evitare lo sgombero delle tribune, che mi pare una cosa eccessiva ed al di fuori della portata di questo dibattito. Di nuovo pregherei di evitare qualsiasi forma di applauso, diniego, schiamazzo in tribuna.

Questa era una raccomandazione che mi sentivo di fare per garantire l’ordine delle tribune e dell’aula. La parola al Consigliere Gremmo.

Gremmo (UAP) - La ringrazio, signor Pre-sidente.

Mi scusi, collega Bondaz, stavo facendo delle riflessioni molto pacate quasi da.... alcuni colleghi dell’Union Valdôtaine mi definirono un ospite transitorio della Valle d’Aosta, ma quale errore commisero quelli che mi diedero quella definizione!

Comunque, da quasi esterno mi limitavo a fare alcune osservazioni e, dicevo, da questa operazione escono pesantemente danneggiati Partito Comunista e Democrazia Cristiana, ma posso sbagliare ed i fatti magari diranno poi che sbaglio. Dove queste operazioni sono state tentate - sono stato Consigliere comunale a Santhia - lì pur di non prendere in maggioranza gli autonomisti rappresentati dal sottoscritto, hanno fatto il governino democristiani e comunisti, ma l’operazione è fallita di fronte agli elettori, di fronte alla gente, ecc.

Qui è ancora più pericolosa per voi l’operazione, ma lo dico senza astio, perchè c’è una forza dinamica che è il partito socialista, che è anche in parte il rappresentante del partito repubblicano, che ha fatto un intervento molto ponderato, al di là delle recriminazioni, che sicuramente in questa maggioranza avrà una capacità dinamica maggiore della vostra. Questo sarà lo scenario.

Dall’altra parte però cosa nasce? Voi avete fatto uno sbaglio strategico, perchè avete messo all’Union Valdôtaine la voglia di diventare la Lega Lombarda. Mentre la Valle d’Aosta, ma direi lo stato italiano, le forze politiche, hanno sempre avuto la fortuna di avere una forza fortemente autonomista ma responsabile, con questo voler mettere per forza fuori gioco l’Union Valdôtaine voi andate a creare una forza che magari nei giochi politici è messa da una parte, ma nella società diventa una forza di opposizione tenace.

Aveva ragione il Consigliere Stévenin quando vi diceva di stare attenti, perchè se impareranno con il tempo a fare l’opposizione, i rappresentanti dell’Union Valdôtaine potranno poi fare come in Lombardia, dove una forza di opinione che ha portato avanti degli argomenti, delle contestazioni, è diventata la seconda forza politica. Quindi anche l’ipotesi non dico di arrivare al 51 percento, ma al 49 percento - il 2 percento magari lo prendo io e quindi con me fare il 51 percento - potrebbe non essere una ipotesi campata per aria, perchè l’opposizione non logora, l’opposizione - se è fatta bene - può anche portare, come ha portato me in Piemonte, la Lega Lombarda in Lombardia ed altri in altre regioni, ad essere anche in crescita. Si capisce, colleghi del PCI, che chi non sa fare l’opposizione giustamente perde.

Vi assumete, facendo questa operazione, un grossissimo onere e disonore, nel senso che andate a danneggiare due partiti: la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista; andate a fare in modo che nasca anche in Valle d’Aosta una maggiore conflittualità, perchè temo che la voglia di fare dell’Union Valdôtaine una specie di Lega Lombarda della Valle d’Aosta sia forte, sia inevitabile. Nel momento in cui voi dite: stai in un angolo, quello che è nell’angolo giustamente si difende e si difende attaccando.

Credo che trasformare la Valle d’Aosta in un ring non convenga a nessuno, ma questa operazione politica può a mio avviso portare a questo.

Lascio in sott’ordine un’altra cosa. Qui qualcuno ha detto che questo Consiglio parlava poco, io per due anni al Consiglio provinciale di Torino e fuori Valle, ho sempre detto: pensate che in Valle d’Aosta abbiamo un’unica grande fortuna: siccome comandano gli autonomisti, si amministra, si amministra bene, non si perde tempo. Il guaio grosso, oltre Pont-Saint-Martin - ed adesso temo che qualcuno voglia fare la stessa cosa qui - è quello di avere degli scontri, e già si è visto oggi qualcosa del genere. Temo che si voglia portare qui, e sarebbe una cosa terribile, la tipica litigiosità politica italiana. Allora la grande fortuna che ha avuto la Valle d’Aosta è stata quella di avere, grazie alla presenza degli autonomisti, questa diversità anche di modi, di operatività.

Questo è il quadro, se la mozione viene approvata, se l’operatività va in quella direzione.

Però non sono d’accordo con il Consigliere Stévenin quando diceva che l’Union Valdôtaine era rassegnata ormai a diventare forza di opposizione. Non credo che questo sia l’esito finale; potrebbe essere questo l’esito se l’Union Valdôtaine fa l’errore di trasformarsi in Lega Lombarda della situazione, cioè di chiudere le barriere con tutti, di non dialogare più con nessuno. Se l’Union Valdôtaine fa questo errore, i giochi sono finiti, per tre anni va avanti questa maggioranza e ne riparliamo fra tre anni.

Credo che invece gli autonomisti dovrebbero avere l’intelligenza politica di capire che esiste uno scenario diverso, ed è per questo che bisogna lavorare; uno scenario che può affermarsi subito, ma che potrebbe essere rinviato di tre mesi o di sei mesi. Come vedo io questa possibilità di ribaltare una maggioranza che hanno detto altri, e sono d’accordo, è fragile, debole? Ed è debole perchè sulle cose crolla, collega Mafrica; lei ha tuonato qui per due anni contro l’autostrada e adesso vada a spiegare a quelli che dicevano esattamente l’opposto che dovete trovare una quadra; non la trovate.

Sulle cose voi crollate tranquillamente; voi avete un elettorato che chiede certe cose, l’elettorato della Democrazia Cristiana ne chiede altre, la complessità dei rapporti sociali in Valle è tale per cui solo l’intelligenza dell’esecutivo che avevamo prima riusciva a mediare. Voi avete detto delle cose inaccettabili rispetto ai colleghi che sono seduti sul banco della Giunta; non faccio parte dei loro movimenti, non devo insaponare nessuno, però credo che se in questi anni la Valle d’Aosta è riuscita a mediare le situazioni sociali, economiche, non è perchè c’era una lobby, è indecente parlare di lobby, ma è perchè c’era un esecutivo equilibrato, diretto bene, che anticipava la risoluzione dei problemi nel quadro complessivo della Valle ai piccoli bisogni delle varie forze. Ma questa è una polemica che non sta a me fare.

Voglio dire questo. Se questa maggioranza sarà debole, com’è debole ed è conflittuale, esiste un’altra possibilità, e qui il nodo è l’Union Valdôtaine: se questa forza riuscirà a capire (me lo auguro) quello che molti hanno anche suggerito, cioè che l’articolazione delle forze autonomiste in Valle va oltre l’Union Valdôtaine e quindi il discorso di governo, il discorso dell’esecutivo, anche il discorso dei rapporti può essere rivisto - in questo senso ha ragione il Consigliere Rusci, il suo contenzioso che è di tipo politico è legittimo - se si capisce che l’Union Valdôtaine non ha il 51 percento, ma che può essere possibile attorno al nucleo dell’Union Valdôtaine aggregare altre forze dinamiche, allora credo che la situazione può essere ribaltata.

Vedo poco come forza dinamica il Partito comunista, vedo ancor meno come forza dinamica la Democrazia Cristiana, ma vedo due forze dinamiche che sono il Partito Socialista e gli ADP. Questi ultimi sono una forza autonomista che non è condannabile per aver difeso il suo spazio politico; credo che soltanto un cialtrone potrebbe definire collaborazionista una forza politica autonomista che dialoga con altre forze politiche. Quindi gli ADP hanno legittimamente, anche se in un modo che non ho condiviso, difeso una loro specificità. Ha detto qualcun altro più autorevole di me che hanno fatto uno sbaglio; credo che abbiano fatto anche loro un piccolo sbaglio a pensare di potersi aggregare ad un certo tipo di maggioranza, ma hanno fatto bene a dare un segnale che potrebbe essere di ritorno; mi è parso di aver capito che lo stesso Senatore in questo senso ha espresso le sue volontà, da me condivise.

Due sono le forze dinamiche di questo Consiglio, assimilabili in un discorso che veda centrale e determinante la forza dell’Union Valdôtaine e la forza degli autonomisti, ed esse sono il Partito socialista e gli ADP.

Credo che l’Union Valdôtaine dovrebbe avere l’intelligenza di sfuggire dalla voglia di fare il muro contro muro, perchè cementerebbe solo questa maggioranza. Se l’Union Valdôtaine ritiene di chiudersi in un angolo e di fare la Lega Lombarda della Valle d’Aosta, noi autonomisti abbiamo perso. Se l’Union Valdôtaine capisce che esistono due forze dinamiche, una tra l’altro autonomista, e dà a queste forze il giusto peso, il giusto rilievo, la giusta determinazione, a questo punto il quadro è ribaltabile.

Ritengo di dover dare il mio contributo in questa direzione. Non ho mai chiesto, nè voglio chiedere sedie, assessorati e cose del genere, non ne sarei capace, altri hanno dimostrato in quindici anni di saper fare meglio di me questo lavoro; però credo che sia necessario raccordare in primis un discorso fra i movimenti autonomisti con pari dignità, con pari riconoscimento di funzioni. Ho letto alcune dichiarazioni postcrisi; un esponente non di secondo piano, il segretario Grimod dell’Union Valdôtaine diceva: "Noi siamo l’unico..."; no, non siete l’unico, esistono in Valle d’Aosta più movimenti autonomisti ed è questa la base da cui partire se vogliamo, come io voglio, che la Valle d’Aosta sia governata dagli autonomisti. La Valle d’Aosta deve essere governata dagli autonomisti.

Una sola cosa non ho condiviso del discorso del Consigliere Stévenin, ed è il richiamo alla Jeune Vallée d’Aoste. Non perchè non sia pertinente un richiamo ideale al passato, ma perchè la Jeune Vallée d’Aoste si contrapponeva al fascismo. Qui non c’è una contrapposizione al fascismo, sia chiaro; qui c’è una dialettica politica fra forze democratiche, l’Union Valdôtaine è la prima forza democratica della Valle d’Aosta, non a caso il collega missino negava questo ruolo. L’Union Valdôtaine è la prima forza democratica della Valle d’Aosta, l’Union Valdôtaine e gli altri autonomisti devono raccordarsi facendo un fronte che deve essere il perno attorno al quale ragionare, aggregare, perchè credo che il discorso dell’autonomia della Valle d’Aosta passa da questa parte.

Se non passa questo progetto, questo governo, chiamatelo governissimo, chiamatelo maggioranza allargata, chiamatelo grandi equilibri, neanche il migliore equilibrista di voi riuscirà a gestirlo.

Se questa maggioranza passa, ed io mi auguro che le intelligenze autonomiste presenti qua facciano in modo che non passi, andiamo ad avere litigiosità, mancanza di programmi ed anche la Valle d’Aosta a questo punto non viene omologata all’Europa, e la Giunta precedente, non sta a me difenderla ma voglio ricordarlo, ha lavorato per omologare la Valle d’Aosta all’Europa; qui, se passa questo tipo di maggioranza, vi assumete la responsabilità di omologare la Valle d’Aosta al peggiore Medioriente.

?-

Si dà atto che dalle ore 12,29 alle ore 12,41 assume la Presidenza il Vicepresidente Beneforti.

?-

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.

Maquignaz (Indipendente) - Desidero subito dire che non ho condiviso i contenuti della mozione di sfiducia alla Giunta ed al suo Presidente, perchè ho ravvisato nello spirito del documento la volontà di non rispettare quelle regole del gioco che lo stesso Norberto Bobbio, citato impropriamente all’inizio del testo, considera essenziali alla vita democratica del nostro paese.

Infatti, nel rispetto di queste regole, la Giunta che ha governato la nostra Regione è stata costituita proprio con l’appoggio ed il sostegno di quelle forze politiche che da una parte presentavano caratteristiche di maggiore omogeneità e solidarietà, e che dall’altra parte avevano goduto di un largo consenso nella comunità valdostana.

Credo che il giudizio elettorale dei cittadini vada comunque sempre rispettato e vada tenuto nella massima considerazione. Non si può certamente, come è avvenuto per il referendum o per il successo delle leghe, dire semplicemente che il cittadino è qualunquista o che non sa votare; bisogna prendere atto dei risultati elettorali e bisogna accettarli, anche se questi risultati non piacciono a qualcuno.

Nel caso nostro è indubbio che l’Union Valdôtaine nelle ultime elezioni amministrative politiche ha ottenuto un consenso elettorale senza precedenti nella storia della nostra Regione, che le ha consentito di svolgere un ruolo politico amministrativo determinante ed incisivo. Si tratta ora a mio avviso di dare un giudizio sul ruolo svolto dall’Union Valdôtaine e dagli alleati nella gestione della cosa pubblica.

Tengo però a precisare che il giudizio va dato non soltanto, come qualcuno vorrebbe, sulla Giunta regionale o sul suo Presidente; io credo che il giudizio vada dato su tutti gli alleati e le forze politiche che fanno parte di questa maggioranza ed anche sugli assessori, perchè se così non fosse, dovremmo concludere che l’Union Valdôtaine era attorniata da persone incapaci ed inefficienti.

Orbene, non credo a questa tesi e non condivido questa analisi, perchè se è vero che da una parte il ruolo dell’Union è stato prevalente, è altrettanto vero che le altre forze politiche con i loro assessori hanno svolto un ruolo positivo nella formazione di una azione amministrativa che ha rivitalizzato l’intera economia della nostra Regione.

Certamente, si dice, è comodo amministrare quando le finanze sono in buona salute, però dobbiamo anche vedere perchè le finanze della nostra regione, come qualcuno dice, godono di buona salute. Ebbene, non possiamo dimenticare le grandi battaglie autonomistiche che hanno consentito di avere un bilancio regionale che può essere considerato buono, non possiamo dimenticare le battaglie autonomistiche che ci hanno permesso di avere questa autonomia finanziaria; voglio ricordare le battaglie fatte sul riparto fiscale dalla Giunta Dujany prima e dalla Giunta Andrione dopo. L’autonomia finanziaria e quella più ampia sancita dallo statuto speciale sono il frutto di battaglie secolari contro i poteri degli stati accentratori.

Non possiamo quindi dimenticare che l’autonomia finanziaria e politica della nostra Regione esiste anche se in forma non completa, grazie alle battaglie degli uomini che in questa hanno creduto.

Certamente, come è stato rilevato da altri prima di me, questi uomini sono presenti in tutti i partiti della Valle, ma la storia ci ha dimostrato che senza la presenza di formazioni autonomistiche, il ruolo autonomo della nostra regione sarebbe stato umiliato e penalizzato. Con ciò non desidero sottovalutare l’apporto e il contributo dato dai partiti nazionali, e in particolare dalla Democrazia Cristiana di tradizione sturriana, nella battaglia e nella soluzione dei problemi autonomistici. Mi pare, però, anche doveroso evidenziare oggi il ruolo degli autonomisti, e in modo particolare dell’Union Valdôtaine , nella difesa di questi principi che rimangono irrinunciabili per la nostra comunità.

L’autonomia esiste perchè è dentro di noi e perchè l’abbiamo voluta e saputa difendere. L’autonomia nella sua espressione più democratica, secondo me, affonda le sue radici nell’area cattolica e nell’area autonomista, come ci hanno insegnato e dimostrato i nostri padri.

Io credo che l’attuale maggioranza, che ha governato la regione in questi anni, abbia saputo interpretare tali valori nel bene e nel male e anche in momenti particolarmente difficili, come quelli conseguenti all’Affaire Casino. Mi chiedo, allora, perchè cambiare una maggioranza nell’ambito della quale avevano trovato spazio le forze laiche del PSI e del PRI; dove gli Autonomisti, Democratici, Progressisti avevano un loro spazio? Perchè, mi chiedo, amico Bondaz, interrompere una collaborazione tra l’area cattolica e quella autonomista, la cui espressione passa trasversalmente fra l’Union Valdôtaine e la Democrazia Cristiana? E’ veramente convinta la DC di agire nell’interesse della comunità, prospettando l’emarginazione dell’Union Valdôtaine? E’ veramente convinta la DC di interpretare i sentimenti e le aspirazioni dell’area cattolica di cui si sente interprete?

Personalmente provo un grande disagio di fronte a questa spericolata azione politica, che mi pare contraria al buon senso e al comune sentimento. Quali prospettive può avere una maggioranza che si è costituita senza programmi e senza progetti politici?

Ci troviamo, in sostanza, davanti ad un accordo tra partiti che non hanno alcuna coesione ideale e che, a loro dire, sono uniti solo dalla lotta contro un potere che hanno contribuito in un modo o nell’altro a costruire; e questo non può essere negato.

Si parla di metodo. Ma è mai possibile che in un sistema democratico un metodo di gestione del potere possa essere imposto da una sola forza, senza il consenso e la mediazione delle altre? Quale significato possiamo dare al metodo della nuova maggioranza, nata nella clandestinità e - quello che è più grave - contro le indicazioni dei congressi dei rispettivi partiti e le aspirazioni dell’intera comunità valdostana?

Non è la prima volta che ci troviamo di fronte ad una coalizione di tutti i partiti nazionali contro le autonomie locali, contro i movimenti autonomisti, contro gli uomini che vedono nell’autonomia uno strumento di crescita della comunità valdostana.

Alle elezioni politiche l’elettorato ha dato la sua risposta precisa e puntuale, ce lo ricordiamo tutti, penalizzando duramente questo modo di far politica. E’ vero, il PRI parla di Mazzini e non di Cattaneo; ho preso atto con piacere questa mattina che invece Cattaneo è stato nuovamente citato e di questo fatto sono contento. Anche gli ADP hanno schierato in campo tutte le falangi progressiste, salvo Dujany e Lanivi, che finalmente hanno capito che queste falangi sono senza fede e senza patria!

Ora la DC e il PCI si guardano come vecchi amiconi, nella comune convinzione però, caro Mafrica, che prima o poi tutta l’impalcatura crollerà. Sono personalmente convinto che questa nuova maggioranza non avrà lunga vita, perchè è una maggioranza che è stata costituita contro le aspirazioni della comunità valdostana e soprattutto perchè non esiste nessuna coesione ideale fra i partiti che la compongono.

D’altra parte, basta leggere le dichiarazioni fatte dai rappresentanti dei vari partiti su "Il corriere della Valle" ed a questo riguardo permettetemi di fare alcune considerazioni. E’ vero, emerge un profondo disagio nei confronti dell’Union Valdôtaine e del suo gruppo dirigente, ma emergono anche delle grandi divergenze.

Agli ADP interessa ridimensionare il ruolo dei cattolici democratici e rilanciare il ruolo dell’area progressista, il cui riferimento ideale appare sconosciuto.

I repubblicani si lamentano, forse a ragione, del ruolo limitato svolto allo IACP, questo forse è stato un errore che poteva essere evitato.

Il PCI, tramite il suo segretario, ha dichiarato a chiare lettere, amici della Democrazia Cristiana, di non rinunciare "all’idea di andare ad un sistema politico che si dividerà in schieramenti che rappresentano l’area progressista rispetto all’area moderata e conservatrice". Nella sostanza, il segretario del PCI vuole e lavora per una maggioranza diversa da quella prospettata. Se le cose stanno in questo modo, ciò significa che la strategia del PCI mira o a spaccare l’Union, e la cosa è improbabile, oppure, in accordo con questa, a mandare la DC all’opposizione, oppure, come è più probabile in un momento di grave crisi di identità, tende a destabilizzare il quadro politico.

E veniamo al PSI. Devo subito dire che il modo di fare politica del suo segretario, che considero - me lo consenta - il cervello pensante di questa operazione politica, mi ha disarmato. Mi ha disarmato perchè il segretario ha detto esattamente quello che pensava, ne sono pienamente convinto. Ha criticato il ruolo egemonico dell’Union Valdôtaine e del suo Presidente, non condannandolo però in modo assoluto, ma anzi criticando in forma neanche tanto velata la scarsità di iniziativa politica degli alleati e la non sempre incisività dell’azione dell’opposizione. Mi pare che su questa analisi fatta dal Consigliere Milanesio si possa discutere, anche se evidentemente non condivido le conclusioni che ne sono state tratte.

Ora, se è vero che, da una parte, la Democrazia Cristiana è stata accusata di inefficienza e di incompetenza, e che, dall’altra, non viene ritenuta valida nell’ambito di uno schieramento progressista, e che infine con questa operazione politica rischia di schierarsi contro tutto l’elettorato cattolico, mi chiedo se questa nuova maggioranza non sia stata progettata contro la DC anzichè contro l’Union Valdôtaine.

Per quanto mi riguarda, nella mia veste di Consigliere regionale indipendente, che non ha mai rinunciato alla sua formazione cattolica ed autonomista, considero la nuova prospettiva politica il frutto e la conseguenza della degenerazione che ormai sta intaccando tutto il sistema politico italiano.

Anche nella nostra regione il verticismo partitico ha fatto i suoi giochi contro le indicazioni dei congressi e della comunità, contribuendo così ad aumentare quella disaffezione, di cui tutti i giornali d’Italia parlano, della gente nei confronti della politica e della cosa pubblica.

Considero, quindi, questa operazione politica, che ricorda lo stile dei golpe sudamericani - ma al Consigliere Mafrica non piace questa espressione e allora lo definirei più che un golpe un colpo di testa - un attentato all’autonomia ed anche un insulto al metodo democratico, e considero questa situazione, dove tutti i colori diventano grigi, una situazione che ha come unico punto di riferimento il potere e nulla più.

La responsabilità che ognuno di noi oggi è chiamato ad assumersi è grande ed è di rilevanza storica. Desidero ancora credere che la DC, a cui mi sento legato da motivi di amicizia e che ho sempre considerato, al di là delle difficoltà che si incontrano nella vita politica, l’interprete più qualificante delle istanze del cristianesimo e della vita democratica, non disponibile a patteggiamenti che potrebbero delegittimare la propria esistenza; che la DC, dicevo, consideri questa esperienza come una esperienza da dimenticare, o perlomeno come una esperienza di transizione.

Detto questo, nel prendere atto della situazione che si è venuta a formare, dichiaro il mio voto sfavorevole alla mozione di sfiducia alla Giunta regionale.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione, ne ha facoltà.

Andrione (UV) - Pour motion d’ordre. Etant donné que depuis tous les temps on sait que les ventres très vides sont plus irritables que ceux repus, je demanderais à la courtoisie du Président du Conseil et des Conseillers, de bien vouloir nous envoyer manger et de reprendre à 4 heures, parce que sinon nous serions obligés de parler tous de suite maintenant et nous arriverions à des heures impossibles avec les restaurants fermés.

Presidente - In effetti la mozione d’ordine presentata dal Consigliere Andrione ha stimolato i succhi gastrici anche di altri Consiglieri, che però non si sono ancora espressi, ben sapendo che altri Consiglieri ancora, oltre a questi, richiedono un prolungamento del dibattito.

Chiedo pertanto al Consiglio se è d’accordo a sospendere il dibattito per riprenderlo alle ore 16.

Il Consiglio concorda, all’unanimità, di sospendere i lavori.

La seduta è tolta.

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