Objet du Conseil n. 1325 du 20 juin 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1325/IX - Mozione di sfiducia al Presidente alla Giunta regionale ed alla Giunta (Approvazione di mozione)
Presidente - Continua la discussione sulla mozione in oggetto. Ha chiesto di parlare il Consigliere Limonet, ne ha facoltà.
Limonet (DC) - Le motivazioni che hanno indotto i Consiglieri della Democrazia Cristiana a firmare la mozione di sfiducia credo siano state sufficientemente illustrate nel testo della stessa. Quindi, mi limiterò ad estrapolare qualche concetto che ritengo essenziale ed a fare alcune brevi considerazioni.
Una parte dell’Union Valdôtaine ha sempre usato la parola autonomia come tigre da cavalcare nelle varie occasioni, mentre la Democrazia Cristiana ed altri partiti come si suol dire nazionali hanno preferito fare i fatti, approvando una costituente che dava ampio spazio alle regioni, riconoscendo lo statuto differenziato ad alcune regioni fra le quali la Valle d’Aosta, ed in ultimo - ma non per importanza - nel 1981 il governo democristiano portava il riparto fiscale ai nove decimi. Questo fatto segnò per la Valle d’Aosta una svolta decisiva, perchè la stessa acquisiva così anche l’autonomia finanziaria.
A questa politica di decentramento promossa dai partiti nazionali non si accompagnava una analoga iniziativa da parte dei partiti regionali; quindi, l’Union Valdôtaine, che ha sempre vantato di promuovere una politica autonomista, non ha mai perseguito una azione politica mirante a decentrare quote reali di potere politico e finanziario ai Comuni, alle Comunità Montane, ad altri enti o forme di amministrazione. Infatti, i relativi organi, cioè i Consigli comunali, i Consigli di Comunità Montana, l’assemblea dell’USL, le Commissioni regionali e lo stesso Consiglio regionale avevano perso tutta la loro potestà legislativa ed amministrativa a favore di una Giunta regionale sempre più egemone, o peggio ancora a favore di un solo uomo.
Il fatto aveva distorto la concezione del rapporto che dovrebbe esserci fra cittadino ed amministratore, per cui la richiesta di diritti, siano essi in forma di servizi o in forma di lavoro, veniva configurata come una concessione da parte di chi gestiva il potere.
Per quanto anzidetto riteniamo questa decisione di alto profilo politico ed istituzionale, mirante a riportare la nostra regione nell’ambito democratico.
Siamo inoltre allibiti del fatto che il Presidente ed altri componenti della Giunta, tutti dell’Union Valdôtaine, malgrado le dimissioni degli altri tre assessori e la mozione di sfiducia firmata dai segretari, dai capigruppo e da altri consiglieri, i quali nel loro insieme rappresentavano la maggioranza, abbiano rassegnato le dimissioni solo oggi. Questo rifiuto dell’evidenza, questa sorta di opposizione alle giuste regole democratiche per solo interesse di parte, bloccando così l’Amministrazione regionale per quasi venti giorni, questo rifiuto di accettare dopo sedici anni un giusto avvicendamento di guida al governo regionale, questo sistema di coinvolgimento quasi regolare della popolazione per farne solo uso, ebbene queste considerazioni d’obbligo sinceramente mi preoccupano. Mi solleva solo il fatto che la Valle d’Aosta fa parte di un contesto più grande, dove certi sistemi non sono di facile applicazione.
Quindi, per le motivazioni anzidette, la Democrazia Cristiana voterà compatta a favore della mozione di sfiducia.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Segretario Martin, ne ha facoltà.
Martin (ADP) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, le scelte che gli uomini politici devono compiere per il partito o movimento che rappresentano, portano quasi sempre implicazioni di varia natura e quasi mai sono indolori. Esse devono tener conto di una serie di fattori, fra i quali il rapporto con le altre formazioni politiche, ma soprattutto saper cogliere le insoddisfazioni, le motivazioni, lo stato d’animo della gente.
Ebbene, penso che dal 6 giugno, giorno della sfiducia alla Giunta - e non giorno di golpe, di complotto o di tradimento come qualcuno ha detto - abbiamo tutti ceduto alle tentazioni della polemica, ai distinguo di carattere moralistico, ai personalismi, ai processi alle intenzioni, anzichè riflettere profondamente su quanto era avvenuto e su quanto restava da fare.
Se il paese è attraversato da una grossa crisi che ha portato all’erosione della fiducia popolare nel sistema dei partiti, alla riluttanza sempre maggiore di rilasciare deleghe in bianco - quella che viene definita la democrazia mediata - è altrettanto evidente l’aspirazione, magari espressa in forme contraddittorie e discutibili, ad una democrazia immediata. E la democrazia si basa su di un pluralismo che determina schieramenti di maggioranza assoluta, i quali non possono essere confusi con le maggioranze relative di questo o quel partito.
Tuttavia appare nella circostanza semplicistico e riduttivo centrare l’analisi solo sulle alleanze, sulle convergenze, così come è strumentale affermare che queste alleanze, queste convergenze avevano ed hanno l’unico scopo di isolare l’Union Valdôtaine nella paura di una sua ulteriore crescita.
Non disconosciamo (saremmo ben ciechi e sordi) il ruolo avuto e che potrà avere il movimento unionista, ma sosteniamo a buon diritto che l’Union Valdôtaine non è la Valle d’Aosta, che l’Union Valdôtaine, come nessun’altra forza politica d’altronde, può considerarsi depositaria ed interprete unica ed esclusiva dei valori di questa comunità, l’autonomia innanzitutto.
Partecipiamo a questa maggioranza perchè abbiamo intravisto in essa la possibilità di un cambiamento radicale di metodologia, un ritorno ad una effettiva trasparenza del potere, la possibilità di poterci esprimere con pari dignità, l’attuazione di un vero decentramento di funzioni. Partecipiamo a questa nuova maggioranza come forza regionalista che intende portare il suo contributo di idee ed intende lavorare per salvaguardare e valorizzare l’autonomia della Valle d’Aosta e per favorire una crescita qualitativa del regionalismo.
Non vediamo in questa maggioranza la composizione di diverse falangi senza patria e senza onore, perchè se così fosse, in questa maggioranza ci sarebbero certamente quelli che hanno dimostrato di essere veramente senza patria e senza onore.
Comunque il dibattito di questi giorni, cari colleghi, è stato sovente fuorviante ed è necessario ricondurlo alla sostanza dei fatti, perchè non si può parlare - come hanno già detto altri che sono intervenuti prima di me - neanche sulle piazze o nelle riunioni interne, di attacco all’autonomia, di complotto centralistico, e poi ricercare, attraverso contatti a tutti i livelli con la tanto deprecata partitocrazia romana, eventuali appoggi che consentano di ritornare indietro su una decisione che le forze politiche nazionali e locali hanno preso in maniera del tutto autonoma, come è giusto che sia.
Qualcuno in questa stessa aula sedici anni fa, esattamente il 15 novembre 1974, ebbe a dire che le Giunte sono il frutto di accordi politici e finiscono quando vengono meno le regole che avevano portato tali accordi, e quando ciò succede si sostituiscono, senza che questo significhi la "caduta degli dei". Questo - è stato detto - significa soltanto che vi è una involuzione nel sistema politico e che se tutti noi, o meglio se le forze politiche che rappresentiamo sono tutte utili, nessuna è indispensabile.
Così è successo in passato, così succede oggi, così succederà ancora; così succederà tutte le volte che si attenta al pluralismo e alla democrazia.
Come oggi, succederà che forze politiche eterogenee fra di loro si troveranno nella necessità di unire le proprie energie, per ristabilire un comportamento ed un metodo democratico.
La politica, lo sappiamo, è spesso crudele perchè non può essere fatta con i sentimenti, ma a volte - e questa è una di quelle volte - sono i suoi interpreti a renderla tale, con i loro comportamenti egoistici, con la mancanza totale di tolleranza, di rispetto e di dignità verso gli altri, che pure fra colleghi, anche se appartenenti a partiti diversi, sarebbe invece indispensabile avere.
I nostri timori non riguardavano nè riguardano una ulteriore crescita dell’Union Valdôtaine, bensì un impoverimento di valori che si era trasferito alla comunità valdostana, cui si guardava in termini di sudditanza e non di cittadinanza a pieni diritti. E badate bene, l’opinione pubblica, che recepisce oltre i problemi anche le atmosfere in cui i problemi nascono, crescono e possono diventare endemici, aveva maturato un senso di insofferenza misto ad impotenza contro una situazione ormai deteriorata. Di ciò bisognava che tutti i partiti e movimenti si accorgessero prima, non soltanto per salvaguardare il rapporto con i propri elettori e quindi i consensi (dovere pure primario di ogni forza politica), ma per espletare la loro insopprimibile funzione di rappresentatività. Qui sta il punto nodale della situazione che ha determinato la crisi che oggi siamo chiamati a discutere ed a risolvere; qui sta il punto, cari colleghi, di un cambio radicale dei rapporti fra il cittadino e le istituzioni all’insegna della massima trasparenza e chiarezza.
A proposito di chiarezza, non è concepibile - ed è da rifiutare come basso strumento di disinformazione - parlare di cartello o di riedizione di cartello: è innanzitutto una offesa al buon senso ed è poi un’analisi politica di comodo, essendo ben diverse le situazioni, il momento storico, le finalità. E’ una operazione che del resto è ben sintetizzata nel documento di sfiducia: lì si contestava la politica e la rappresentatività delle forze regionaliste, qui si contesta il metodo, il modo di far politica del gruppo dirigente dell’Union Valdôtaine. Niente cartello, niente complotti, niente tradimenti; sono argomenti che immiseriscono un dibattito, sono in definitiva la riprova che eravamo e siamo nel giusto a rivendicare un radicale cambiamento di metodo.
D’altronde nessuno ci può rimproverare per quello che succede oggi; abbiamo dato prova più di una volta di fedeltà assoluta agli impegni presi. Basterebbe ritornare per un attimo agli anni tormentati dell’Affaire Casino, al 1983, quando con altri sostenemmo l’onda gigantesca che si abbattè sull’Union Valdôtaine; eppure non ci furono medaglie nè riconoscimenti, si continuò, anzi si intensificò il metodo del rapporto personale a danno di quello istituzionale e politico fra movimenti, si approfittò subito di difficoltà interne per ridimensionare la nostra presenza nell’esecutivo. Ci furono i voti di Dujany alle politiche e si parlò di successo dell’Union Valdôtaine, si chiesero e si ottennero i voti per le europee del 1989 e ci si dimenticò di invitarci almeno una volta agli incontri periodici fra le forze che diedero vita alla lista federalista.
Si potrebbe continuare, invece è meglio ritornare ad argomenti che ci riguardano meno da vicino ma che coinvolgono l’intera comunità. Proprio al nostro recente convegno a Châtillon avevamo detto a chiare lettere che gli ADP non erano più disposti a condividere un esercizio del potere come quello in atto, che il rispetto degli accordi programmatici non poteva e non doveva significare rinuncia ad una propria identità, che l’intreccio fra potere politico, economico e finanziario rischiava, mascherando la realtà attraverso concessioni di favori e non riconoscimento di diritti, di portare ad una pericolosa involuzione del sistema democratico valdostano ed ad una perdita concreta di libertà della nostra gente.
Così come il nostro convegno, i successivi momenti di dibattito, pur nel rispetto di una pluralità di posizioni liberamente espresse nel quadro però di una inequivocabile larghissima maggioranza, avevano sottolineato con vigore che la vera difesa dei valori dell’autonomia non consiste in una battaglia contro, ma in una battaglia per, al fine di ridare democrazia al rapporto fra cittadino ed istituzione, al rapporto fra governo regionale ed enti locali, Comuni e Comunità Montane, al fine di rivitalizzare le energie di un sistema che ha voglia di partecipazione.
Questo ribadiamo e ci saremmo sinceramente augurati di trovare un altro modo; queste sono le cose che hanno fatto traboccare il vaso, queste sono le cose che ci hanno fatto prendere certe decisioni che probabilmente dovevamo prendere anche prima; ma si sa: in politica le cose possono maturare molto lentamente oppure molto velocemente, a seconda delle circostanze.
Questo è il vero nodo della questione, un nodo che nulla ha a che vedere - come qualcuno ha detto - con i fatti che parlano, ovvero con le realizzazioni compiute dal governo regionale. Chi le contesta? Sono forse messe in discussione? No di certo, anche se non si può fare a meno di rilevare che mai una Giunta ebbe a disposizione tanta dovizia di mezzi che - è bene ricordarlo - sono un diritto che spetta alla Valle d’Aosta, ma che per ottenere il quale tutte le forze di questo Consiglio hanno dato il loro contributo.
Le realizzazioni cui abbiamo contribuito sono lì sotto gli occhi di tutti, ma sotto gli occhi di tutti c’è uno scollamento pericoloso, soprattutto perchè non ci si può avviare verso un futuro di integrazione europea se la comunità non è chiamata ad essere il soggetto, e non l’oggetto, degli interventi; se la politica, i partiti che ne sono l’espressione più autentica non ritrovano il senso della loro esistenza, che non è nè quello della corsa a rimorchio di qualcuno, nè quello della conquista ad ogni costo di maggior potere, bensì quello della proposta, del confronto, della concezione dell’attività politica come un servizio da rendere alla comunità val-dostana.
Non tema, quindi, la comunità valdostana per questa svolta, non temano quegli operatori economici che troppo frettolosamente, come ha fatto il Presidente dell’Associazione Artigiani, hanno bollato questa operazione politica come una lotta di potere; i diritti di tutti saranno salvaguardati, le esigenze del mondo sociale ed economico godranno la giusta attenzione, perchè uno sviluppo giusto ed ordinato è quello che ci riproponiamo.
Questo è l’augurio più sincero che rivolgiamo alla Valle d’Aosta nel confermare la nostra adesione al documento di sfiducia, convinti che una svolta sia indispensabile e che, al di là degli schieramenti possibili oggi e domani, indietro non si deve tornare.
Presidente - Ha chiesto di parlare l’Assessore alla Pubblica Istruzione Viérin, ne ha facoltà.
Viérin (UV) - M. le Président, Mesdames et Messieurs. Par le vote du 6 juin dernier une porte s’est fermée, une page a été tournée sur une expérience politique commencée en 1974, sur un projet politique de collaboration entre mouvements autonomistes, régionalistes et parti républicain. Une expérience qui a assuré au Val d’Aoste une stabilité politique et qui s’est traduite par une compétence et une efficacité administrative avec une amélioration des conditions culturelles, économiques et sociales de la communauté valdôtaine tout entière.
L’occasion en a été la formation, ou plutôt les pourparlers pour la définition du gouvernement de la Commune d’Aoste; le prétexte, le vote pour la Centrale laitière. Le tout s’est traduit par la présentation d’une motion de refus de confiance, où l’on énonce certains principes, où l’on propose certaines règles de la part des représentants de ces forces politiques qui ont érigé à système le contraire de ce qu’ils affirment.
Une phase politique nouvelle s’est donc ouverte, mais dans la motion de refus de confiance pas un mot sur l’activité du gouvernement, pas un mot sur ses réalisations, sur le respect et l’application du programme de législature, base de l’accord de gouvernement.
Une motion signée par ailleurs par les forces politiques qui composaient et qui faisaient partie de la majorité précédente. Quelqu’un s’est déjà posé ce matin la question; nous nous la posons également: où étaient-elles pendant toutes ces années? Ou plutôt, si vous le voulez, nous pouvons assumer seuls la paternité de toutes ces années. Oui, nous avons gouverné le Val d’Aoste, nous l’avons bien gouverné, nous l’avons fait tous seuls et nous en assumons les responsabilités.
Une motion qui revendique la transparence du pouvoir. Mais une motion utilisant à la base une méthode qui s’est déployée dans le secret le plus absolu, avec un manque total de confrontation, de discussion, de consultations politiques.
Une motion qui revendique le respect de la démocratie - je ne veux pas parler de la démocratie formelle, mais du respect des règles substantielles de la démocratie - sans jamais se poser des questions par rapport aux engagements pris avec les électeurs. Et ce à quelques jours seulement des élections municipales, après qu’en 1987 une formule analogue avait déjà essuyé un échec et que en 1988 et en 1990 les mêmes électeurs s’étaient clairement exprimés dans une autre direction.
Nous pensons que les indications fournies étaient claires. Mais aujourd’hui, loin des élections, en contraste avec les principes que les promoteurs des référendums réclament et nous demandent de suivre en signant ces mêmes référendums, c’est-à-dire recréer un lien direct avec les électeurs, leur faire décider de la formation des gouvernements, nous nous trouvons face à cette nouvelle majorité.
Un respect des règles de la démocratie qui, quant aux décisions prises ce matin, ce n’est qu’un respect formel. En effet, nous avons vu de quelle façon ces règles de la démocratie sont respectées, avec la volonté de ne pas démissionner, en attendant d’être surs d’assumer d’autres fonctions.
Une motion qui veut une participation accrue avec une déclaration qui est le résultat d’une décision des secrétaires et qui a créé de l’étonnement, de la confusion, de la perplexité dans la communauté valdôtaine et même de l’opposition.
Un programme qui viendra évidemment après coup: d’abord nous réalisons cette opération, par la suite nous leur servirons les lignes programmatiques, nous leur donnerons quelques indications sur les choses que nous voulons faire, sur les choses ou plutôt sur l’immobilité qui caractérisera cette nouvelle majorité. Un programme où l’on prétendra, par exemple vouloir mettre en valeur certaines spécificités communales. Des déclarations qui nous semblent un peu drôles ou sur lesquelles nous pouvons exprimer certaines réserves quant à leur sincérité, vu que les mêmes forces politiques qu’ici les souscrivent, ailleurs veulent la suppression des Communes et des Communautés de Montagne.
Pour nous, donc, une brutale opération de pouvoir; une opération ayant comme finalité celle d’éliminer la diversité, la spécificité valdôtaine. Et ce en partant d’une donnée d’ordre général: la crise des partis traditionnels, la poussée des aspirations autonomistes et régionalistes qu’il faut à tout prix stopper, la nécessité, pour ce faire, de réintroduire les règles de la particratie avec la primauté de la politique.
Cette primauté de la politique nous l’avons déjà expérimentée à la Commune d’Aoste; nous connaissons tous les dégâts qu’elle a créés au parlement italien. Nous constaterons donc ce que la réintroduction des prétendues règles de la primauté de la politique donnera comme résultat avec, de plus, l’exclusion de l’Union Valdôtaine, la crainte et la peur de sa croissance au point de vue électoral, de son dynamisme, de ses hommes, de ses élus, de la convergence des énergies les meilleures sur ses principes et sur ses idéaux.
C’est sur cette base que nous affirmons la fonction de l’Union Valdôtaine en tant que bastion de l’autonomie. Les faits nous le démontrent: ce n’est pas nous qui nous nous arrogeons cette spécificité mais, nous devons le constater, c’est le résultat de l’activité des autres forces politiques qui nous laissent tous seuls dans cette action de défense de la spécificité de l’autonomie valdôtaine et de ses raisons d’être.
Il s’agit d’une logique de pouvoir, d’un exemple de politique politicienne axée sur la nécessité de satisfaire les exigences de tous les représentants de cette nouvelle majorité.
Un point de convergence certain: le partage du pouvoir. Une alliance des contraires, une logique "contre". Je ne sais pas comment considérer autrement cette nouvelle majorité quand, il y a peu de temps, la Démocratie Chrétienne, par le biais de son secrétaire appelait tous les électeurs à se rassembler sous le drapeau de son parti pour "difendere ancora una volta la libertà e la democrazia insidiate da molti nemici, questa volta ancora più pericolosi perchè camuffati sotto vesti solo apparentemente nuove. Voglio alludere alla strategia del Partito Comunista Italiano che, di fronte al fallimento del passato, tenta oggi di presentarsi con un volto diverso e più accettabile, senza però uscire dal solco tradizionale del marxismo-leninismo. Per darsi un volto nuovo, per tentare di riacquistare una credibilità brutalmente compromessa dagli eventi dell’Est europeo, i comunisti locali hanno abbandonato il loro simbolo tradizionale ed hanno presentato ad Aosta una lista cosiddetta di apertura, capeggiata però dal loro segretario regionale e comprendente anche una sparuta pattuglia di sedicenti cattolici sconfessati dalla autorità ecclesiastica. La DC, nel condannare tali azioni di basso trasformismo politico, tese a minare il principio della unità politica dei cattolici, ribadito con fermezza proprio in questi giorni dal Presidente della Conferenza Episcopale italiana, Cardinale Ugo Poletti, si presenta ancora una volta come l’unico grande partito di uomini liberi che ispirano la loro presenza nel sociale sulla ispirazione cristiana".
Ou encore, comment comprendre et comment justifier si on se réfère aux polémiques qui ont fait suite aux prises de position de l’évêque ainsi présentées par le journal de la Démocratie Chrétienne: "Non è nostra intenzione scendere in polemica con gente in malafede, vogliamo soltanto ricordare ai cattolici come il lupo abbia perso il pelo ma non il vizio. La DC non può che esprimere rammarico per certe campagne di stampa-oltraggio, se mirate a screditare il magistero della Chiesa. A queste bassezze di marca comunista e paracomunista i cattolici sapranno rispondere al momento del voto".
Nous, les excommuniés de jadis, nous nous rappelons de ces prises de position comme nous nous rappelons - il est vrai que, la politique étant l’art du possible, tout peut être modifié - de certaines déclarations de la part du Parti Communiste: "jamais plus l’appui extérieur"; "jamais plus, après l’expérience de 1987 avec la Démocratie Chrétienne contre l’Union Valdôtaine; ou encore tous les mots d’ordre de ceux qui soutiennent dans le grand débat qui s’est déclenché au sein du Parti Communiste, les positions du "oui" par rapport au "non" et qui souvent sont axées sur l’espoir ou sur la possibilité de ne pas mourir en tant que communistes encore et toujours avec un gouvernement démochrétien.
Quant aux ADP nous pensons, et quelqu’un avec une prise de position et des déclarations que nous avons définies courageuses, partage cette idée, qu’ils ont pris une décision qui va nuire à leur identité, parce que à la clef il y a la disparition des idéaux et la perte des raisons qui sont à la base de leur présence au Val d’Aoste.
Le maintien à tout prix du pouvoir, la revendication de la part du Parti Socialiste, sous d’autres cieux, du décisionisme, d’une république présidentielle, constitue également un exemple de présentation des choses en fonction des exigences et en fonction des nécessités. Nous ne croyons pas non plus que l’institut autonome des maisons populaires soit une propriété de famille du Parti Républicain. Nous avons été étonnés à cet effet de la téneur des déclarations de ce matin. Nous croyons que la réforme de la loi électorale, les élections à la Commune d’Aoste, la Vice-Présidence du Conseil, sont des fonctions, des thèmes d’ordre général, qui ne peuvent être revendiqués par certaines forces politiques comme étant des propriétés de famille.
Une majorité qu’on a déjà qualifiée de majorité arc-en-ciel, de soupe de légumes, de cartellone, de governissimo; je veux, a mon tour, reprendre les mots de M. Parfait Jans, qui l’a défini "une opération politicienne sans principe" et qui a dit "qu’il s’agit de perfidie et combine pour ambition personnelle".
Evidemment nous aurons une position dure, une position ferme, une position correcte. Une position de condamnation parce que nous ne pouvons pas partager ces orientations et ces objectifs. Une nécessité et un engagement de sensibilisation et d’information de nos adhérents, de toute la communauté pour ce qui est des actions qui seront entreprises, une réflexion sur ce qui s’est passé tels sont nos propos. Nous sommes décidés et prêts pour accomplir notre devoir et nous confirmons la disponibilité à nous engager à travailler de l’opposition en privilégiant les programmes par rapport aux formules, pour que les principes de l’Union Valdôtaine soient toujours appliqués, pour que l’on puisse réaliser les intérêts du Val d’Aoste.
Nous avons le sentiment de vivre une phase politique incertaine et ce que nous craignons le plus ce sont les retombées sur la communauté valdôtaine de cette opération. Mais, je pense, qu’avec le calme et la lucidité nécessaires, en ne partageant pas cette équation qui aujourd’hui nous a été présentée - pouvoir égal consensus - nous continuerons notre lutte, notre action, en faveur de la minorité ethnique, linguistique valdôtaine, en faveur des raisons d’être de notre autonomie, en faveur de cette tension idéale qui nous a toujours caractérisés et qui nous caractérisera encore.
Merci.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.
Milanesio (PSI) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, è certamente un momento alto del confronto politico quello che siamo chiamati a svolgere questa sera e che abbiamo svolto questa mattina. Momento alto e importante, nel quale però è opportuno cercare di fare appello non solo ai sentimenti, ai rancori, alle ambizioni, ma soprattutto al raziocinio, alla riflessione.
Credo che siamo ancora in democrazia e non in "teatrocrazia" e penso che voler trasformare un Consiglio regionale in una aula sorda e grigia per bivacco di manipoli non sia il caso. Chiedo che si rispettino i Consiglieri che parlano e che da parte del pubblico non ci siano segni di assenso o di dissenso.
Siamo qui per svolgere le nostre riflessioni, le nostre considerazioni, per assumerci delle responsabilità, che certamente ci assumeremo, come ci stiamo assumendo e ci siamo assunti.
Non credo che questa situazione sia comunque da drammatizzare. Per i consiglieri che hanno qualche anno di più ed un po’ di esperienza alle spalle (ce ne sono alcuni in questo Consiglio) per certi versi la storia si ripete in questa nostra regione: mutatis mutandis ma si ripete, e vorrei tanto che ci fosse una memoria storica in questo Consiglio, nelle forze politiche, di quello che è successo, di come è successo e perchè sono successe certe cose anche oggi.
Quindi dico che non è il caso di drammatizzare; qui non mi pare che siano in ballo nè le istituzioni, nè l’autonomia. Chi vuole esasperare, chi vuole drammatizzare questa situazione, pensa di trarne un vantaggio di tipo polemico, demagogico. Non credo che così sia e mi fanno piacere quegli interventi che ricordano questi aspetti.
Qui è caduta semplicemente una Giunta regionale, importante, ma è caduta una Giunta regionale, è caduto un Governo regionale. Non è caduta l’autonomia, nè è minacciata da nessuno, Attila non è alle porte ed i partiti cosiddetti nazionali, con tutti i difetti che possono avere, quando facevano parte di una maggioranza potevano essere considerati affidabili, democratici ed autonomisti, ed ora che non ne fanno più parte dovrebbero essere considerati i cavalli di Troia dell’antiautonomismo e della invadenza dei partiti-stato nazionali.
Ebbene, in politica, vorrei ricordare a tutti, si possono vincere solo delle battaglie, non si vincono e non si perdono mai delle guerre. Se oggi le cose hanno preso una certa piega, sarebbe opportuno che tutti qui dentro facessero un po’ di riflessione sul perchè è potuto succedere quello che è successo, ed anche sul perchè è successo in quel modo.
Se è stata presentata una mozione di sfiducia firmata da quattordici consiglieri (altri non l’hanno firmata perchè o erano assessori e non potevano firmarla, o ricoprivano altre cariche istituzionali e non sarebbe stato il caso che la firmassero), credo che sia successo qualcosa di grave, qualcosa di particolarmente importante, qualcosa che ha delle radici, qualcosa che ha delle motivazioni. Che poi queste motivazioni siano state esplicitate in un modo piuttosto che in un altro, credo che non poteva e non doveva sfuggire alla sensibilità della forza di maggioranza relativa qual era il clima che si stava creando nei rapporti fra le forze politiche in questa regione. Penso ed affermo che quanto è successo in qualche modo poteva e doveva essere previsto e prevedibile.
Non è concepibile, non è pensabile che un movimento importante qual è l’Union Valdôtaine non potesse capire che la sua centralità politica è e non poteva che essere un fatto liberamente accettato dalle altre forze politiche; non c’è un diritto divino nell’individuare la centralità politica di una forza importante qual è l’Union Valdôtaine, non è un luogo geometrico la centralità politica, ma è una convenzione liberamente accettata da tutti.
Ora, se l’Union Valdôtaine nel suo complesso non ha saputo fare questa valutazione, se l’Union Valdôtaine nel suo complesso ha ritenuto di comportarsi politicamente nei rapporti con gli alleati e con gli oppositori come ha fatto, evidentemente non può che incolpare se stessa, per quel che mi riguarda, se non ha avuto la sensibilità di cogliere quello che poteva succedere, che bene o male era stato in qualche modo annunciato in più congressi di partiti, in più manifestazioni, in più prese di posizione.
Certo il malessere si può manifestare in tanti modi; il malessere politico, il malessere nei rapporti non si manifesta con un disegno dove uno spiega cosa può succedere, però credo che manifestazioni di dissenso, di insoddisfazione, di insofferenza erano venute da più direzioni.
Se la logica che ha ispirato il comportamento dell’Union Valdôtaine è stata quella della reductio ad unum, cioè di puntare ad essere l’unico, vero depositario della volontà politica della maggioranza degli elettori valdostani, ebbene questo è stato un peccato di orgoglio che ha avuto questo tipo di risposta. Risposta che possiamo condividere o non condividere, risposta sulla quale ognuno ha le sue valutazioni, ma se non c’è, non dico un discorso autocritico, ma un minimo di riflessione su questo fatto, do ragione al Consigliere Gremmo sotto questo profilo che non ci potrà essere nessuna chiave per interpretare i fatti che sono accaduti, perchè allora si rischia di ridurre tutto ad una analisi tipo Novella Duemila, come ha tentato stamattina un po’ il Consigliere Stévenin quando ha cercato di fare i riferimenti alle persone. Mi ricorda un po’ quel motto inglese che dice che i signori parlano dei fatti e degli accadimenti e la servitù parla delle persone.
O si cerca di dare ai fatti politici un significato politico, senza darne una visione macchiettistica o colpevolista o cercare di creare dei bersagli di comodo, che poi naturalmente sono bersagli che possono essere intercambiabili a seconda delle circostanze, oppure qui non ci siamo capiti.
Non voglio cadere del discorso della "politique politicienne", nè nel discorso della "politique d’abord", però la politica se la cacci fuori dalla porta rientra dalla finestra; la politica è poi il modo di gestire i rapporti fra le forze politiche. Può essere un’arte, può essere una convenzione, può essere quello che volete, ma non la si può cacciare fuori dalla porta nè si può pensare che tutto si possa ridurre ad un discorso del tipo: noi facciamo dell’amministrazione, amministriamo bene, ecc.
E’ chiaro che è mancata, a mio avviso, una sensibilità politica da parte del movimento dell’Union Valdôtaine. Questa non è un’accusa, è una constatazione, per quello che mi riguarda.
Del resto, noi in qualche modo questo tipo di discorso lo abbiamo fatto quando ci siamo avvicinati al tavolo delle trattative, sulla vicenda del Comune di Aosta, con la delegazione dell’Union Valdôtaine. In quella sede abbiamo detto in modo molto chiaro che non ritenevamo opportuno accettare la logica che la delegazione dell’Union Valdôtaine voleva imporre alle trattative.
Abbiamo detto che questo tipo di logica era quello della pax romana, era quello di affermare il primato sempre e comunque, con la considerazione, per certi versi valida, che si è la maggioranza relativa e che pertanto si hanno delle incombenze da sopportare. Abbiamo detto che a questa regola ci vuole un temperamento, abbiamo avuto l’impressione, anzi la certezza che questo nostro tipo di discorso venisse vissuto con estremo fastidio ed abbiamo ribadito di essere disposti ad essere alleati ma non sudditi. Dopo di che ci siamo lasciati in questo modo.
Abbiamo avuto l’impressione che da quel momento preciso si iniziassero una serie di trattative che tendevano a delegittimare la presenza politica del Partito socialista in una coalizione. Abbiamo avuto dei sentori, abbiamo avuto qualcosa di più, abbiamo avuto anche delle certezze, perchè abbiamo saputo - del resto in Valle d’Aosta si sa sempre tutto - che altro che la teoria dei due forni di Andreotti! Qui si è praticata la politica dei quattro cantoni! Ci si è rivolti al Partito Comunista dicendogli di stare in panchina perchè probabilmente sarebbe venuto il suo turno, poi si è andati dalla Democrazia Cristiana a farle un altro discorso. Forse non si sono presi in considerazione i repubblicani e gli ADP perchè erano già dati per scontati - specie protetta. Sta di fatto che abbiamo avuto la netta sensazione che tutto si voleva fare, fuorchè ragionare in termini politici.
Ora, è chiaro che rifiutando questo tipo di logica, ci siamo confrontati con le altre forze politiche, abbiamo fatto delle valutazioni politiche e la verità è che quando qualcuno ha detto: "Ma il re è nudo" (s’intende l’Union Valdôtaine, non voglio fare riferimenti personali), abbiamo avuto l’impressione che anche gli altri dicessero: "E’ vero, non ci avevamo mai pensato". Cioè quella centralità che non può che essere un fatto sentito, avvertito, legittimato dagli altri, non c’era più. La perdita della centralità dell’Union Valdôtaine non è una colpa nè del Partito Socialista nè delle altre forze politiche; la perdita della centralità, per quel che mi riguarda, è una responsabilità dell’Union Valdôtaine. La centralità politica si perde e si riacquista, non c’è mai niente di definitivo in politica, però questo è successo. Se non si prende atto di questa situazione, allora qui ci stiamo prendendo in giro tutti.
E’ chiaro che nel prendere atto di questa situazione, si è anche capito che c’era una vischiosità legata al potere, legata al fatto che questa maggioranza, alcuni uomini dell’Union Valdôtaine in modo particolare erano depositari più di altri di importanti referenti di potere nella nostra regione, e che un discorso di tipo politico non lo so fino a che punto sarebbe passato se fosse stato fatto apertis verbis.
Consentitemi a questo punto una piccola citazione dalla "Storia della rivoluzione russa" di Trotsky, là dove l’autore fa alcune considerazioni sui metodi democratici. I metodi democratici sono importanti - sostiene Trotsky - però qualche volta hanno i loro limiti. Si può chiedere a tutti i viaggiatori di un treno quale tipo di vagone preferiscono, ma non si può chiedere loro se si debba frenare in piena corsa un treno che sta per deragliare. Eppure, se l’operazione di sicurezza è compiuta accortamente e tempestivamente, si è certi di ottenere l’approvazione dei viaggiatori.
Qui sta la responsabilità che è stata assunta da alcuni uomini che rappresentano queste forze politiche, una responsabilità angosciosa e per certi versi anche lacerante. Quello che è stato fatto, è stato fatto salvo ratifica degli organi di ciascun partito, e la ratifica c’è stata; se non ci fosse stata, sarebbe stata una bassa e mediocre congiura. Le motivazioni sono di ordine politico generale, sono state illustrate magistralmente e limpidamente dal Consigliere Mafrica, ed altri hanno aggiunto considerazioni importanti. Mi riferisco a quelli che hanno sottoscritto questa mozione.
Quello che dobbiamo evitare a questo punto è che si facciano discorsi fuorvianti; credo che il nocciolo della questione sia quello. Se lo si vuole riconoscere, evidentemente si può parlare di politica; se non lo si vuole riconoscere, c’è un discorso fra sordi. Ora, non penso sia il caso di agitare le folle, perchè in tutte le forme di integralismo mi rendo conto occorre costruire un nemico oggettivo, un grande Satana, che può essere a volta a volta il personaggio A, il personaggio B o il personaggio C, o possono essere i partiti stato-nazione. Credo che se ragioniamo in questi termini, usciamo dal seminato ed allora non sarà possibile far crescere questa Regione.
Mi pare di aver sentito molti luoghi comuni nella illustrazione delle varie posizioni. Se il riferimento al passato è strumentale per attingere argomenti polemici, siamo perduti. Invece dobbiamo fare questo riferimento al passato per analizzarlo e studiarlo.
Quando mi sento dire dall’Assessore Viérin che questa risposta è come quella del cartello, dico che non è vero: il cartello fu una risposta sbagliata ad un problema che esisteva, fu la risposta che tendeva a far votare ad un’area che non è omogenea dei candidati individuati in A e B. Questo discorso invece è diverso, è un discorso che tende a ristabilire le condizioni per un pieno dispiegamento del confronto democratico, delle libertà individuali, culturali ed imprenditoriali. E’ un discorso fatto al positivo, per cercare di ridare impulso all’autonomia ed all’autogoverno regionale, affinchè questa regione possa inserirsi nel processo di unificazione europeo, che è in crescente interdipendenza a livello mondiale, con la propria identità, i propri progetti e le proprie risorse. E’ una sfida, è un confronto.
Voi dite: non potete fare a meno dell’Union Valdôtaine. Noi diciamo invece che in questo momento questo discorso non può che essere fatto senza l’Union Valdôtaine, perchè se l’UV è diventata per il tentativo di reductio ad unum quella forza che vuole egemonizzare le altre forze politiche, dico con un’altra piccola citazione da Nietzsche: "Gli uni governano per il piacere di governare, gli altri per non essere governati". Noi abbiamo fatto quello che abbiamo fatto per il piacere di non essere governati, perchè siamo cittadini e non sudditi.
Voglio depurare l’accaduto da tutte le punte polemiche; è stata presentata una mozione di sfiducia, ho sentito oggi dal Presidente Rollandin delle parole nobili certamente e di grande dignità. A me dispiace, ma non posso fare a meno al momento del voto di votare per la revoca; avrei preferito che tutto questo discorso fosse avvenuto con dimissioni inserite all’ordine del giorno.
Queste sono le ragioni che hanno mosso e spinto il Partito Socialista a scegliere questo tipo di linea politica: queste e non altre. C’è un momento di convergenza con il Partito Comunista, che è un momento di convergenza non tattica, che obbedisce alla necessità di cercare di costruire in questa nostra regione assieme, nella diversità e nella creatività, una sinistra più credibile, democratica, ancorata ai valori dell’autonomia e del rinnovamento.
Noi abbiamo fatto questo avvicinamento al Partito Comunista perchè riteniamo che certe situazioni si possano vivere e risolvere con la creatività e con la volontà, e riteniamo che quindi gli scenari possibili non siano così ingessati, non siano così rigidi ed il discorso (qui non è che voglio tranquillizzare nessuno) che la sinistra in qualche modo è alternativa alle altre forze è un discorso vero, reale; è di là da venire ma è vero e reale. Però questo non impedisce accordi, convergenze su programmi, per tempi e per cose da fare. Non siamo qui per cercare di delegittimare l’Union Valdôtaine: la sua legittimità l’Union Valdôtaine l’ha sempre avuta e continuerà ad averla; ma i suoi comportamenti politici è lei che se li deve dettare, non siamo noi certamente, nè le diamo nessun consiglio. Abbiamo avuto molto da imparare in tema di autonomia dall’Union Valdôtaine, l’ho detto in altre circostanze, lo ribadisco qui stasera, non è piaggeria: noi eravamo molto meno autonomisti una volta. Abbiamo fatto uno sforzo di comprensione, il nostro partito ha preso certe linee, le ha rese note in un congresso, le ribadisce e si comporterà di conseguenza.
Con questo non siamo maestri di niente; noi abbiamo un dubbio, lo stesso dubbio laico che ha espresso il Consigliere Rusci quando ha fatto le sue considerazioni finali: non abbiamo nessuna entità superiore almeno come partito che sta sopra di noi, non ce la sentiamo di dire che Dio è con noi, ma siamo soli con la nostra coscienza e ad essa cerchiamo di obbedire. Ma certamente obbediremo alle decisioni di questo Consiglio qualunque esse siano, certamente obbediremo alle decisioni del popolo valdostano quando verrà consultato e ci inchineremo alle sue volontà.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Louvin, ne ha facoltà.
Louvin (UV) - Je n’aurais pas voulu intervenir dans ce débat, mais les observations du Conseiller Milanesio me sollicitent à le faire.
Je ne lui répondrai pas comme à un grand Satan, je ne l’indiquerai comme un hérétique, il n’est pas Rushdie et son intervention n’est pas composée de "Versets sataniques".
Il est toutefois des réflexions, dans le contenu de son discours, que nous ne pouvons pas partager. S’il est vrai qu’ici, à ce moment il n’est pas question d’un véritable attentat à l’autonomie, il n’est pas pour autant moins vrai que notre autonomie est en danger à partir du moment où l’on essaie d’isoler et de mettre dans un coin les forces les plus vives et représentatives de la population valdôtaine, de son identité et de sa spécificité. Il n’est pas question d’institutions en danger, mais la méthode, la procédure choisie, le comportement tenu le 6 juin dernier par les forces politiques qui ont décrété la fin de la majorité précédente, ne peuvent nous trouver d’accord. Nous nous demandons en premier lieu quelle est la véritable solidarité qui vous unit, d’autant plus qu’il n’y a pas longtemps l’on écoutait des considérations fort peu flatteuses de chacun de vos partis et mouvements envers les autres. Je voudrais en rappeler simplement une. Mon collègue Viérin a déjà souligné combien la Démocratie Chrétienne avait invité les électeurs à se rassembler autour d’elle pour faire face au danger communiste; je voudrais rappeler aussi un jugement prononcé par le Parti Socialiste dans son hebdomadaire, il y a quelques mois, au sujet du mouvement des ADP, avec lequel il forme maintenant l’axe portant de cette nouvelle majorité.
"Sulla loro inutilità - écrivait l’organe du Parti Socialiste Valdôtain - non è che se ne siano mai nutriti dubbi; avevamo da tempo fatto l’abitudine a considerarli per quello che sono e cioè lo zerbino, un po’ malconcio, dei padroni di casa".
L’article se terminait avec la considération très dure de la part de M. Milanesio: "Voi appartenete ad un’altra razza, a quella, parafrasando il celebre motto della benemerita, degli usi obbedir tacendo e tacendo assentir".
Si tel était le jugement que portait sur le mouvement des ADP le Parti Socialiste, pourquoi les a-t-il choisis comme alliés en ce moment, si ce n’est que dans le but de créer non pas une alternative de gouvernement, mais une pure et simple issue vers le pouvoir?
Pour nous reprocher, M. Milanesio, de ne pas nous être aperçus à temps qu’une certaine dégénération était en cours dans les rapports entre les partis politiques, vous dites également que dans nombre de congrès nous avons pu avoir des signaux dans ce sens. Eh bien, sommes-nous aveugles, sommes-nous sourds, ou dans quelle langue parliez-vous dans vos congrès, puisque partout nous avons entendu que la centralité de l’Union Valdôtaine n’était pas en question, qu’il s’agissait de chercher de la part des partis de gauche une alliance et un rapport privilégié avec l’Union Valdôtaine, et il en était de même de la part de la Démocratie Chrétienne et des ADP, qui l’avaient réaffirmé dans leurs congrès, où ils s’étaient réclamés hommes libres et solidaires au coeur de l’Europe?
Cette centralité politique, vous avez bien raison, n’est pas un lieu géométrique, elle n’est pas acquise par droit divin non plus, mais elle a été la conséquence d’un résultat électoral très clair. Il n’y a pas longtemps de cela, le 6 mai de cette année, les électeurs dans la seule Commune qui a voté sur un système proportionnel ont affirmé que c’était l’Union Valdôtaine le pivot central autour duquel il fallait gouverner l’administration communale. Eh bien, c’est pour démentir les électeurs que vous avez choisi de faire cette action, c’est pour démentir l’opinion de l’électorat que vous vous êtes coalisés en ce moment.
Vous avez sorti votre flûte magique, M. Milanesio, et beaucoup de Conseillers présents dans cette salle vous ont suivi et ont commencé à danser avec vous et derrière vous. Mais nous ne voudrions pas que, tel un apprenti sorcier, vous ayez évoqué des forces différentes qui ne pourront se rassembler d’une façon suffisamment cohérente et solide, parce qu’à ce moment-là vous auriez créé quelque chose, M. Milanesio, de très dangereux pour cette Vallée: une situation ingouvernable.
Une autre question nous nous posons après votre intervention. Est-ce que vous êtes bien d’accord, Messieurs les dix-huit ou les dix-neuf qui allez prendre les brides de ce Conseil et de la Junte, sur votre dessein politique, parce que vous venez d’annoncer que vous êtes en phase d’élaboration d’une stratégie de renforcement de l’unité de la gauche, qui ferait entrevoir quelque chose qui va plus loin que cette coalition hétérogène; est-ce que les amis de la Démocratie Chrétienne sont d’accord sur ce point? Est-ce qu’ils sont là pour soutenir votre projet jusqu’au bout? Ou sommes-nous seulement dans une phase de transition?
Ce sont des questions auxquelles vous serez obligés de donner une réponse dans le plus court délai.
Entre-temps nous lisons beaucoup d’imprudences et nous apercevons que vous êtes pressés de conclure cette manoeuvre, de mettre sur pied une nouvelle Junte peut-être parce que vous craignez de perdre encore quelqu’un le long de la route; peut-être n’êtes-vous pas encore certains que votre manipulation de génétique politique pourra tenir tellement longtemps. C’est pour cela que vous avez voulu renforcer votre motion de censure par la demande qu’il y ait une révocation par effet immédiat de leurs offices du Président du gouvernement et des assesseurs actuellement dans leurs fonctions. C’est illégal, parce que la révocation du gouvernement ne peut avoir lieu que dans des cas précisément établis par le Statut; à cet égard l’art. 48 est très clair: vous ne pouvez pas demander une révocation de la Junte.
C’est également illégal parce qu’on ne peut pas empêcher au gouvernement en fonction, jusqu’au moment où un autre sera élu à sa place, de cesser de ses fonctions; c’est illégal aussi parce que pour changer le sens et le contenu de la motion vous devriez attendre douze jours et vous ne pouvez pas l’insérer par l’effet de cet amendement à l’intérieur de la motion, présentée pour censurer le gouvernement précédent.
M. le Président du Conseil, cet amendement est irrecevable; nous vous invitons à adopter les décisions conséquentes, en faisant appel à une impartialité que nous avons demandée dès le début de ce débat.
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Si dà atto che dalle ore 17,05 alle ore 17,13 assume la Presidenza il Vicepresidente Beneforti.
?-
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Vallet, ne ha facoltà.
Vallet (UV) - Je crois qu’au delà de tous jugements de valeur il est évident que ce Conseil veut décider de refouler l’Union Valdôtaine à l’opposition pour réaliser une opération que quelqu’un, avec beaucoup de présomption, définit "di alto profilo politico". Dans cette situation il est évident nous ne pouvons que prendre acte du choix opéré.
Permettez-moi donc de faire quelques considérations que je dirais idéales sur le rôle que nous pensons jouer face à cette situation.
Il est évident que nous ne sommes pas disposés à accepter ce jeu, cyniquement préparé par une oligarchie insouciante des opinions de la base, sans réagir avec la dignité et le sens du concret qui nous sont propres.
Pas de résignation donc de notre part, pas d’acceptation passive, mais la conscience de représenter les instances d’une large tranche de la population. Nous sommes douze unis par un idéal de liberté, nous représentons un groupe ethnique minoritaire dans un état qui avec la complicité de ses partis essaie de niveler les différences, pour aboutir à une centralisation toujours plus marquée.
Nous avons répondu à ce projet par une politique d’ouverture vers l’Europe, seule garantie contre le provincialisme méditerranéen.
Nous avons prôné une solution fédéraliste pour l’Italie et pour l’Europe, parce que ce n’est que dans un cadre fédéraliste que le respect de la population peut se faire sentir efficacement, que le développement économique, social et politique est garanti, que la mise en valeur des différences est règle fondamentale.
L’opération politique qui est en train de se développer, signifie pour nous un retour en arrière néfaste pour la population valdôtaine. C’est le complot des partis pour annuler l’élan nouveau que l’Union Valdôtaine avait su porter dans la politique valdôtaine.
Nous réaffirmons aujourd’hui notre centralité politique, qui n’est pas une découverte d’aujourd’hui, qui n’est pas, comme pour le parti communiste, le résultat d’un long voyage vers la terre promise, mais une vocation profonde confortée par une politique équilibrée, exempte d’extrémismes populistes et de tentations conservatrices.
C’est une centralité décrétée par l’histoire et non pas un déguisement d’occasion comme pour certaines forces politiques ici présentes, pour s’approcher à tout prix du pouvoir.
En réaffirmant notre centralité politique, nous réaffirmons aussi notre disponibilité totale pour récupérer la clarté des propositions et la transparence des programmes.
Il est nécessaire d’exprimer un gouvernement, à même d’assurer aux valdôtains la stabilité politico-administrative nècessaire pour un véritable développement.
Nous prônons une majorité définie à la lumière du soleil, sous les yeux des citoyens, et non pas dans les sièges des partis.
Nous proposons un programme autonomiste certain, soucieux de notre particularisme et projeté vers une Europe où les vents fédéralistes soufflent avec une vigueur accrue.
Nous proposons une continuité qui a déjà pu être appréciée par la population.
Nous n’avons jamais refusé la confrontation avec les autres forces politiques, nous ne la refusons pas maintenant. C’est de la confrontation concrète que les programmes doivent sortir.
Nous ne nous considérons pas parfaits, nous ne nous considérons pas infaillibles; comme toutes les autres forces politiques nous avons certainement accompli des erreurs dans le passé. Tout cela peut être analysé, débattu et des améliorations peuvent être trouvées. L’important c’est communiquer sans arrière-pensées, sans préjugés de sorte.
Nous ne croyons pas que cette nouvelle majorité, composite et bariolée, soit à même d’assurer aux valdôtains l’avenir qu’ils méritent. Nous ne croyons pas aux croisades manichéennes, prétextant "una eccezionalità democratica" qui n’existe pas; nous ne croyons pas à Brancaléon, qui avant de continuer sa marche contre les sarrasins va implorer la bénédiction de l’évêque; nous ne croyons pas "all’alto profilo politico" d’une opération qui reste pour nous une désolante opération de pouvoir.
Face a cela, nous saurons jouer notre role jus-qu’au bout.
Presidente - Ha chiesto di parlare l’Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali Faval, ne ha facoltà.
Faval (UV) - Quello che sto per dire suonerà senz’altro stonato rispetto alla sinfonia che abbiamo sentito eseguire fin da questa mattina dai professori della nuova sedicente maggioranza.
In omaggio al bilinguismo che noi onoriamo, parlerò in italiano; non userò citazioni dotte, non mi rifarò ad atteggiamenti dell’uno o dell’altro partito, nè ad affermazioni apodittiche fatte nell’uno o nell’altro momento storico.
Vi prego di accettare soltanto alcune riflessioni che mi sono venute e che vi propongo in relazione al dibattito al quale abbiamo assistito fin da questa mattina.
Innanzitutto la serie di requisitorie di carattere politico che ci sono state somministrate mi sembra che voglia portare in quest’aula un po’ l’atmosfera del Consiglio superiore della Magistratura. Credo che di corvi qui ce ne sia più di uno, pertanto se vogliamo proseguire su questa strada certamente andremo troppo lontano, ma soprattutto andremo troppo lontano nel tempo che la cittadinanza è disposta a consentirci, perchè noi diciamo esattamente come stanno le cose.
Ricordando l’intervento del capogruppo del Partito Socialista questa mattina, quando abbiamo chiesto che si potesse discutere, contestualmente alla mozione di sfiducia presentata nei confronti della Giunta regionale, la mozione che l’Union Valdôtaine ha presentato circa la necessità di discutere le dimissioni di tutto l’Ufficio di Presidenza di questo Consiglio regionale, se non ho male interpretato quanto il Consigliere suddetto ha riferito in aula, io ho capito questo: prima vediamo se riusciamo ad eleggere la Giunta regionale che abbiamo in mente noi, dopo di che potremo prendere in esame le dimissioni dell’Ufficio di Presidenza e la sua rielezione. Questo mi sembra il succo del discorso.
Non ignoriamo assolutamente la procedura e vi abbiamo dimostrato - credo che questo vada sottolineato - che non abbiamo assolutamente inteso iniziare delle battaglie di carattere procedurale, anzitutto perchè le riteniamo assolutamente sterili, e poi perchè la gente che ci ascolta e che aspetta da noi delle risposte politiche a quelli che sono i problemi della stessa, non accetta queste schermaglie, ed ha perfettamente ragione. E noi, che abbiamo il torto, che ci è stato oltretutto attribuito, di avere un contatto diretto e sempre molto concreto con la comunità, sentiamo anche queste cose, quindi non abbiamo iniziato una battaglia di questo genere.
Siamo perfettamente coscienti che dal punto di vista procedurale è possibile procedere alla elezione della Giunta, degli assessori, e se uno di questi si ritrova a fare il Presidente del Consiglio in questo momento, potrà dare le dimissioni da questa carica perchè è stato eletto alla carica di assessore. Questo lo confermiamo, diciamo però che rispetto alla situazione politica che si è creata in questo Consiglio regionale, in riferimento in particolare a quello che dalla nuova sedicente maggioranza si pretende, e cioè di riportare all’interno degli organi istituzionali le funzioni ed i ruoli che questi devono svolgere, riteniamo che sarebbe stato indispensabile, perchè ci fosse un minimo di credibilità rispetto a ciò che proponete di fare, azzerare la situazione e procedere secondo quanto previsto non dal regolamento ma dal punto di vista dell’etica politica che voi accusate noi di aver perso per strada.
Questo lo dico non certamente a voi, perchè avrete senz’altro argomentazioni estremamente efficaci per rintuzzare quanto sto dicendo, ma perchè la comunità vuole ed ha diritto che si dica esattamente cosa sta succedendo oggi in Consiglio regionale.
L’attuale Presidente del Consiglio regionale e l’attuale Ufficio di Presidenza è l’espressione di un accordo di maggioranza ben preciso, che ha avuto inizio con l’attuale legislatura. I membri di questa maggioranza, esclusa l’Union Valdôtaine, hanno negato l’esistenza di questa per formarne un’altra. Se tanto mi dà tanto, se c’è un minimo di coerenza e di etica politica, a questo punto anche il Presidente del Consiglio regionale e l’Ufficio di Presidenza si devono dimettere, come con molta coerenza ha fatto il rappresentante dell’Union Valdôtaine all’interno di questo ufficio.
A questo punto credo vadano dette due parole in relazione a quanto lamentato in queste settimane da parte dei professori dell’orchestra della nuova sedicente maggioranza, che vedremo se si formerà; vale a dire che il Presidente della Giunta regionale, la Giunta regionale, ha ritardato la presentazione delle proprie dimissioni e questo è un atto di prepotenza, ecc.. Ebbene, vorrei che fosse chiara una cosa; ripeto, non mi rivolgo a voi, cari colleghi, che queste cose sapete meglio di me, ma poichè le avete fatte scrivere, la comunità deve sapere che così come voi chiedete il rispetto degli organi istituzionalmente preposti alla gestione della cosa pubblica della nostra comunità e della nostra regione, è altrettanto vero che le dimissioni il Presidente della Giunta e la Giunta regionale in carica non le devono dare nè al Consigliere Milanesio, nè al Consigliere Bondaz, nè al Consigliere Martin, nè a qualcuno di questi professori, ma le devono dare al Consiglio regionale, cosa che abbiamo fatto regolarmente.
Da quanto abbiamo potuto udire fin da questa mattina, mi pare che sia emerso, almeno per quel che ci riguarda come Union Valdôtaine (e per uno come chi vi parla che vi milita da oltre ventinove anni), quello che è da una parte l’elemento fondamentale di distinzione dell’Union Valdôtaine, e dall’altra l’elemento essenziale di disturbo che la stessa rappresenta nei confronti dei partiti stato nazionali. Qual è questo elemento? L’elemento essenziale di distinzione è il seguente: l’Union Valdôtaine agisce politicamente al di fuori degli schemi tradizionali della politica italiana. Non è l’Union Valdôtaine condizionabile da un certo modo di far politica e forse, proprio per questo, è un esempio in positivo di come si può far politica che naturalmente non può che dar fastidio a chi fa riferimento a quel modo che noi da sempre contestiamo.
Mi pare che il succo del discorso in fondo sia questo e, vi prego, non è un discorso di presunzione, ben al contrario. Non mi rifarò all’elenco di risultati ottenuti, o di cose fatte o non fatte, nè mi rifaccio agli errori che certamente abbiamo commesso, ma credo che proprio questo sia uno degli elementi essenziali della differenza che l’Union Valdôtaine si porta dentro da sempre: noi abbiamo la brutta abitudine di cercare di dare una soluzione ai problemi, abbiamo la brutta abitudine di cercare di farlo in modo tempestivo, ed abbiamo ancora la brutta abitudine di cercare di farlo in modo oltre che tempestivo anche efficace e concreto. Questo dà fastidio a chi per abitudine fa riferimento ad un sistema che la soluzione dei problemi cerca di rimandarla, perchè ritiene che questo sia il modo per cui i problemi si risolvono da soli. Anche a me viene in mente una citazione: c’è stato un certo signore di Lampedusa che parlava del modo gattopardesco attraverso il quale si deve cambiare tutto per non cambiare niente. Bene, se questo è, siamo d’accordo circa la formazione di una nuova maggioranza; se volete cambiare tutto per non cambiare niente, siamo d’accordo, nel senso che a questo punto è altrettanto evidente come l’Union Valdôtaine non solo non ha perso, ma riacquisterà e in modo ancora più deciso la sua centralità politica.
Se qualcuno ha creduto e crede di isolare politicamente l’Union Valdôtaine ha fatto a mio avviso un errore macroscopico, perchè l’isolamento in politica lo si ha quando si è isolati dalla comunità che si cerca di rappresentare al meglio. Noi contingentemente possiamo essere messi all’opposizione senz’altro in ragione dei numeri e in ragione dell’aritmetica, ma certamente non siamo isolati politicamente perchè la comunità - e quando parlo di comunità mi riferisco non solo all’Union Valdôtaine, ma mi riferisco all’intera comunità valdostana - ha avvertito un enorme disagio rispetto a quello che sta succedendo. Con questo non voglio certamente dire che sono tutti dalla nostra parte, però sta di fatto che questa operazione non è comunque indolore ed ha messo un grosso disagio all’interno anche delle forze politiche che pensano di dare origine ad una nuova maggioranza. Questo mi pare estremamente importante da sottolineare, perchè è un errore pensare di aver isolato l’Union Valdôtaine dal punto di vista politico; è possibile che riusciate a mandarci all’opposizione per qualche tempo, questo sì, ma certamente sbagliate se pensate di isolarci dalla comunità nella quale viviamo, perchè dal momento in cui dovesse formarsi una nuova maggioranza, per l’Union Valdôtaine inizia un nuovo lavoro ed anche con un impegno diverso, nel senso che ci troviamo rispetto a quello che è l’organo di gestione della cosa pubblica in Valle d’Aosta in una posizione diversa. Un lavoro sempre più intenso, sempre più attento e sempre più con, tra e per la comunità locale. Questo ve lo possiamo assicurare.
Un’ultima riflessione. Mi pare, nonostante le requisitorie che sono state fatte nei confronti dell’Union Valdôtaine, che un po’ da tutte le parti si sia manifestato un certo disagio (quindi disagio non solo nella base, ma anche ai vertici) rispetto all’operazione che si intende compiere. Si è anche andati al di là nel dire che l’Union Valdôtaine rappresenta sempre e comunque un punto di riferimento preciso circa quella che deve essere l’attività politica in Valle d’Aosta, in funzione dell’esistenza del progresso culturale, economico e sociale della Regione. Intanto non abbiamo nessun dubbio su questo, ne prendiamo atto con soddisfazione e vi diciamo che continuiamo ad essere noi stessi, vale a dire a voler rappresentare un modo di fare politica davvero speciale, nei termini che dicevo prima, davvero autonomo nel senso che l’unico potere al quale possiamo fare riferimento è la volontà dell’elettore, che consultiamo non soltanto in occasione delle elezioni, ma con il quale abbiamo un rapporto diretto, quotidiano, costante.
D’altra parte, rispetto alla situazione attuale, siamo stati gli unici (com’è nostro costume, nostra cultura e nostra dimensione) ad aver fatto appello alla comunità; siamo stati domenica scorsa in sette località della Regione per dare la nostra spiegazione della situazione. Nessuno di voi lo ha fatto; mi augurerei che lo faceste perchè sarebbe interessante sentire che cosa avete da dire al di là delle schermaglie procedurali che proponete all’interno di questo Consiglio e delle formulazioni che qui ritenete di poter proporre.
Potete contare su di noi sempre e comunque se pensate di proporre alla Valle d’Aosta un modo autonomo e concreto di governare e di gestire la cosa pubblica. Certamente non facciamo politica per il piacere di non essere governati. Noi riteniamo che governare per conto di coloro che qui ci hanno mandato è assolutamente doveroso ed è doveroso nei termini della correttezza politica e democratica.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Stévenin per il secondo intervento, ne ha facoltà.
Stévenin (UV) - Je reconnais à M. Milanesio d’avoir dit au moins une vérité dans son intervention, c’est-à-dire qu’à l’occasion des pourparlers pour la Commune d’Aoste c’est vrai qu’il s’est présenté, lors de la deuxième rencontre, pour nous dire clairement que lui le Syndic l’avait déjà réservé depuis longtemps: "giù le mani dal Sindaco di Aosta".
C’est vrai que dans cette occasion il nous avait dit clairement qu’il aurait mis tout en discussion, le cas échéant on n’aurait pas trouvé l’accord sur le problème concernant le Syndic d’Aoste.
Je veux également rappeler par contre que toutes les autres forces politiques avaient reconnu le droit à l’Union Valdôtaine, en raison des résultats électoraux, d’avoir le premier citoyen de la Ville d’Aoste, soit Città Insieme, soit toutes les autres forces politiques, sauf le Parti Socialiste et la Démocratie Chrétienne, qui nous avait dit que le Syndic aurait du être ou un démocrate-chrétien ou bien un unioniste.
Cela c’est ce qui s’est passé lors des pourparlers.
En cette occasion je veux également rappeler que Città Insieme et les Verts nous avaient dit d’avoir fait une campagne électorale très propre, nous de l’Union Valdôtaine; par contre ce n’était pas le cas d’autres forces politiques, voire le Parti Socialiste, voire la Démocratie Chrétienne. On nous a dit clairement dans cette occasion que beaucoup d’argent est écoulé par-ci par-là, mais ça ce sont des choses qui se passent le long des pourparlers.
Alors, je reconnais à M. Milanesio d’avoir dit cela, mais d’ailleurs je veux lui dire très clairement que ceux qui ont la noblesse d’esprit parlent en présence des personnes, en citant des faits concrets et en leur disant ce qu’ils pensent. Les opportunistes et les intrigants ne disent jamais tout ce qu’ils pensent et souvent ils disent exactement le contraire.
Mais cela dit, je porte à l’attention du Conseil, et je vais remettre au Président du Conseil une résolution, signée par quatorze Conseillers, que je vais lire:
Le Conseil régional, ayant constaté que l’actuelle situation politique est le résultat d’une opération particratique organisée par un petit groupe de personnes qui, contre toute volonté exprimée par l’électorat valdôtain, propose un exécutif forgé sans projet politique et visant uniquement à satisfaire d’exigences étrangères aux nécessités de notre communauté,
sollicite
la disponibilité de tous les conseillers régionaux et de toutes les forces politiques à récupérer la clarté des propositions et la transparence des programmes dans la perspective de recréer les conditions de stabilité politique et administrative qui ont assuré, pendant les dernières quinze années, la croissance culturelle, sociale et économique de la Vallée d’Aoste.
Presidente - Ha chiesto di parlare l’Assessore all’Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale Perrin, ne ha facoltà.
Perrin (UV) - Ceux qui font politique ne s’étonnent pas qu’en politique il y ait des changements.
L’Union Valdôtaine donc ne s’étonne pas de cet essai d’isoler notre force; ce qui nous étonne c’est la méthode par laquelle cette tentative a été portée de l’avant, les forces qui ont essayé et qui essaient de nous isoler, et les buts pour lesquels ceci est fait.
En effet, dans la longue discussion d’aujourd’hui, nous n’avons pas entendu accuser l’Union Valdôtaine pour sa gestion, nous n’avons pas entendu lancer contre notre force politique des accusations pour des maux accomplis contre la Vallée d’Aoste; bien au contraire, certaines forces politiques ont même dit que, grâce à la centralité de l’Union Valdôtaine, ces années en Vallée d’Aoste ont constitué des années de progrès, des années dans lesquelles notre communauté a avancé, a acquis une conscience collective.
Nous ne voulons donc pas pleurnicher pour cette tentative d’isolement, d’autant plus que nous nous rendons compte que la tentative même n’est pas faite pour modifier en mieux l’avenir de notre collectivité, n’est pas faite pour le progrès, n’est pas faite pour avancer, mais est faite uniquement contre notre force politique.
Si le 6 du mois de juin dernier, à travers une votation sur une loi, une coalition de forces nous a mis, ou a essayé de nous mettre à l’opposition, ce n’est pas parce qu’elles avaient un programme défini - programme qui avec toute probabilité n’existe pas encore - mais uniquement parce que la crainte de la croissance continuelle du mouvement les tracassait, parce que la vitalité de notre mouvement portait à acquérir de plus en plus le consensus de la population valdôtaine, et donc il fallait d’une façon ou de l’autre abattre cette force.
Je veux quand même rappeler que ces seize ans de présence de l’Union Valdôtaine dans une majorité ont constitué des années de stabilité, des années de progrès pour la collectivité valdôtaine dans tous les domaines, au point de vue culturel, au point de vue social, au point de vue économique, au point de vue politique. Non seulement, mais notre présence a permis à la collectivité valdôtaine de prendre ou de reprendre conscience de son particularisme, coscience de sa différence. Nous n’avons aucune prétention de dire que la Vallée d’Aoste est quelque chose de mieux que toutes les autres régions; nous avons cependant la conscience, le devoir de dire que la Vallée d’Aoste, les valdôtains sont quelque chose de différent et les valdôtains veulent continuer à rester différents.
Or, cette différence a été soulignée, a été promue par notre force politique.
La centralité de notre mouvement, que quelqu’un aujourd’hui voudrait nous ôter, n’est pas possible de l’ôter. Nous ne croyons pas d’être les seuls autonomistes, nous avons cependant la conscience d’être des vrais autonomistes et je crois que si la collectivité valdôtaine à ce point de vue a progressé, si cette conscience autonomiste s’est créée en Vallée d’Aoste, cela est du en grande partie à notre présence, à notre action, à nos idées, à nos idéaux.
Plusieurs forces politiques il y trente ans, il y a vingt ans, il y a dix ans, il y a quelques années, ne pensent pas, ne parlent pas comme aujourd’hui; on se souvient tous des batailles que certaines forces politiques italiennes ont lancées dans un passé pas trop lointain contre la langue francaise, les batailles qu’elles ont menées pour essayer de mettre en contraste les patois et le français, les batailles qu’elles ont menées pour amoindrir la conscience autonomiste valdôtaine. Il suffirait de reprendre les hebdomadaires de ces différentes forces politiques pour le démontrer. Si maintenant il n’est plus possible de se prononcer contre les langues ethniques de la Vallée d’Aoste, si ce n’est plus possible se prononcer contre l’autonomie valdôtaine, si toutes les forces politiques aujourd’hui disent vouloir et être autonomistes, je crois qu’il faut dire merci à la bataille que notre mouvement a conduite non hier, mais depuis sa naissance, c’est-à-dire depuis 1945.
Cette centralité de l’Union Valdôtaine nous continuerons donc à la poursuivre, pour que la bataille que nous avons menée dans le passé ne soit pas perdue avec l’éventuelle majorité qui va se former dans le futur.
Notre bataille pour l’autonomie valdôtaine nous la continuerons parce que nous avons avec nous le peuple valdôtain, qui nous a donné dans ces dernières années le consensus, qui nous a donné confiance. Confiance contre laquelle nous ne voulons pas abdiquer, mais que nous continuerons à essayer d’avoir et pour laquelle nous continuerons à travailler pour que la Vallée d’Aoste ne meure pas.
Dans cette salle du Conseil il a été posée, il y a quelque temps, une phrase d’Emile Chanoux, phrase que j’avais à son temps contribué à choisir: "Il y a des peuples qui sont comme des flambeaux, ils sont faits pour éclairer le monde. En général ce ne sont pas de grands peuples par le nombre, ils le sont parce qu’ils portent en eux la vérité et l’avenir".
Emile Chanoux, lorsqu’il a écrit cette phrase, il ne se référait pas spécifiquement aux valdôtains, il se référait à toutes les minorités ethniques et linguistiques. Il avait fait de cette phrase justement le flambeau de la lutte des peuples minoritaires, de ces peuples spécifiques qui doivent vivre pour un monde différent, pour l’Europe de demain, justement l’Europe des peuples. Eh bien, ces peuples ont besoin eux de défenseurs. Comme Emile Chanoux, je crois nous pourrons dire: l’Union Valdôtaine ne croit pas d’avoir elle seule toute la vérité, elle est cependant convaincue d’avoir une grande partie de vérité, quand elle poursuit le combat autonomiste, et sans doute elle est convaincue qu’à travers ce combat, à travers sa force continuera l’avenir du peuple valdôtain, l’avenir de la Vallée d’Aoste.
Presidente - Dichiaro chiusa la discussione generale sulla mozione posta all’ordine del giorno.A questo punto hanno la parola i proponenti della mozione, quindi i membri del Governo regionale.
Nessuno chiede di parlare? Passiamo allora alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, per mozione d’ordine, ne ha facoltà.
Riccarand (VA) - Prima della dichiarazione di voto, chiederei al Presidente del Consiglio se è possibile spiegare la procedura con cui si voterà.
Siccome c’è una mozione di sfiducia e ci sono due risoluzioni, vorrei sapere in quale ordine avverranno queste votazioni. Se la mozione di sfiducia viene votata prima delle risoluzioni, chiedo che la mozione venga votata per parti, separando la parte di premessa dalla parte deliberativa.
Bich (Presidente del Consiglio) - Se le dimissioni presentate dall’esecutivo avessero avuto la presa d’atto da parte del Consiglio, non si porrebbe il problema della discussione e della conseguente votazione della mozione di sfiducia.
Su questo sono confortato dal parere dei dirigenti e da una serie di considerazioni di ordine giuridico, fra cui quelle riportate dal prof. Gizzi nel "Manuale di diritto regionale", dove si riscontra se l’effetto conseguente alle dimissioni abbia carattere operativo o se sia subordinato alla cosiddetta accettazione da parte del Consiglio, che è da considerare nei singoli statuti, dovendosi in mancanza far ricorso ai principi generali. I principi generali in questo caso stabiliscono che le dimissioni non hanno effetto se non dopo la presa d’atto del Consiglio.
Mancando, quindi, la presa d’atto, così come è stata richiesta stamane, e la sua iscrizione in forma di urgenza all’ordine del giorno, va avanti con sua efficacia la mozione di sfiducia.
Tale mozione è stata integrata dal concetto di revoca dell’esecutivo, concetto anch’esso suffragato da una giurisprudenza corrente, non solo perchè ne abbiamo già fatto uso nel 1966, ma anche perchè a questo proposito - chiarisce il prof. Gizzi - dal punto di vista operativo si dovrebbe ritenere che la revoca abbia un effetto direttamente ed immediatamente dimissorio nei confronti delle persone colpite, che possono essere contestualmente sostituite, mentre l’atto di dimissionamento non comporta l’immediata sostituzione, se non dopo la presa d’atto.
Ecco quindi la necessità - mi sembra che tale sia stato lo spirito con il quale è stato presentato l’emendamento - di chiedere unitamente alla sfiducia la revoca immediata delle funzioni.
Si è fatto anche un gran disquisire sul vuoto di potere che ne sarebbe conseguenza; anche qui, ricorrendo alla giurisprudenza, al prof. Bartoli "Le Regioni e l’organizzazione regionale", al prof. Paladin e al prof. Gizzi, è da aggiungere per quanto riguarda l’argomento che nel caso di cessazione della carica di Presidente e di membro della Giunta si applica l’istituto della prorogatio, in aderenza al principio della continuità degli organi esecutivi, il quale, indipendentemente dalle persone che vi sono preposte richiede la permanenza delle persone stesse fino all’insediamento dei loro successori.
Per quanto riguarda la cessazione della carica, si riferisce anche alle condizioni di revoca; quindi cessazione della carica e revoca.
Questa è la posizione della Presidenza, suffragata dal parere dei funzionari, dei dirigenti e dal parere tecnico. L’unica cosa che non vorrei fare è imbarcarmi in una diatriba di carattere puramente tecnico; questa è una posizione rigida che viene assunta dalla Presidenza, di cui si assume la responsabilità. Poi il diritto e la giurisprudenza, mi insegna il Consigliere Louvin, sono un elastico ad estensione illimitata, quindi vi possono essere delle posizioni molto variegate e differenziate.
Chiaramente, in base alle funzioni ed ai poteri che mi sono conferiti dal Regolamento interno e dallo Statuto, metterò ai voti secondo questi criteri.
L’ordine delle votazioni sarà questo: la votazione dell’emendamento presentato dal Consigliere Mafrica, quindi la votazione della mozione di sfiducia, che può essere votata (su richiesta) anche per parti, nella premessa e nella parte deliberativa, e infine, ai sensi dell’art. 104 del Regolamento interno la votazione delle due risoluzioni presentate dal Consigliere Riccarand e dal Gruppo dell’Union Valdôtaine integrato dai Consiglieri Gremmo e Maquignaz.
Stévenin (UV) - Il y a deux résolutions....
Presidente - E’ una la risoluzione, non facciamo confusione.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Louvin e questo è possibile o per fatto personale, o per mozione d’ordine. Penso di stare rigidamente al regolamento interno, quindi non accetterò forme diverse di intervento.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione, per mozione d’ordine, ne ha facoltà.
Andrione (UV) - M.le Président, vous avez donné une interprétation légale de comment on présente un amendement et comment cet amendement peut être discuté oui ou non, en citant Gizzi, Bartoli, Paladin. Ici nous devons pouvoir répondre, parce que le droit n’est pas seulement d’un côté et vous ne pouvez pas nous dire que nous ne pouvons répondre que par motion d’ordre. Ceci le comprendrait un enfant après le cours qui amène au certificat d’étude après la 5ème élémentaire. Or, j’espère que le bureau de Présidence le comprenne. Nous ne pouvons pas parler par motion d’ordre sur le fait que vous dites que la jurisprudence et cetera (et probablement vous avez tort) a établi que .... Vous pensez comme cela et c’est votre droit; nous avons le droit de démontrer que vous pensez mal.
Bich (Presidente del Consiglio) - Infatti, proprio per non cadere in una logica di asilo e di scuola elementare, Consigliere Andrione, penso che ogni Gruppo ha diritto alla parola proprio alla presentazione dell’emendamento. Quando sarà messo in votazione l’emendamento, per dichiarazione di voto tutti i Consiglieri possono parlare su questo. Io ho solo spiegato su richiesta del Consigliere Riccarand, quindi sulla mozione d’ordine, come si sarebbe esplicata la votazione e la proposta degli argomenti al Consiglio. Niente di più, quindi non credo di essere fuori dal regolamento.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo per mozione d’ordine, ne ha facoltà.
Gremmo (UAP) - E’ solo per chiedere qualche chiarimento alla Presidenza in questo senso.
Il documento presentato dai quattordici Consiglieri termina dicendo: "tutto ciò premesso il Consiglio regionale delibera di revocare con effetto immediato la fiducia al Presidente ecc." L’emendamento viene indicato come punto 2, non ho capito il punto 2 di che cosa: viene forse aggiunto sotto a "di revocare con effetto immediato la fiducia al Presidente della Giunta ed alla Giunta regionale in carica"? Ma lo diceva già.
La risoluzione del Consigliere Riccarand termina con: delibera di revocare con effetto immediato il mandato alla Giunta regionale ed al suo Pre-sidente.
Ora, il quesito che mi sento di porre è questo: cos’è questo emendamento che ripete una cosa già detta? Quindi chiedo al Consigliere Mafrica di spiegarci perchè ha sentito l’esigenza di aggiungere una cosa che ha già detto e chiedo al Consigliere Riccarand di spiegare come mai una risoluzione con delle premesse diverse, negli esiti dice le stesse cose.
Mi chiedo se a questo punto l’emendamento non sia ritirabile e riformulabile nella mozione di sfiducia, e voglio capire bene se l’esito del documento presentato dal Consigliere Riccarand in realtà sia diverso nelle premesse, ma finalizzato poi a dire le stesse cose della mozione di sfiducia. Questo credo snellirebbe molto i lavori del Consiglio, nel senso che in realtà abbiamo tre testi che dicono la stessa cosa.
Poi abbiamo una risoluzione, che è quella presentata dal mio Gruppo, dal Consigliere Maquignaz e dagli amici e colleghi dell’Union Valdôtaine che dice delle altre cose, su cui entreremo nel merito.
Ma ho l’impressione che la risoluzione del Consigliere Riccarand sia parzialmente assorbita dall’emendamento negli esiti, ma a sua volta l’emendamento sia assorbito già dalla mozione, quindi non ho capito questo emendamento a cosa è finalizzato, e chiedo alla Presidenza se non è opportuno valutare le integrazioni fra le tre cose.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
Riccarand (VA) - Credo che a questo punto dei lavori del Consiglio abbiamo di fronte una esigenza che non possiamo evitare. Noi abbiamo la necessità di concludere il dibattito di oggi con una decisione da parte del Consiglio e questa decisione di presa d’atto, di formalizzazione delle dimissioni, deve in qualche modo avvenire perchè è nell’ordine delle cose. Le dimissioni sono state presentate, non esiste più la maggioranza che ha espresso questa Giunta e quindi questo atto deve formalizzarsi in qualche modo. Stamattina avevo provato ad indicare la strada dell’inserimento della presa d’atto perchè mi sembrava quella più semplice e corretta. Se è possibile riprendere quel discorso di un inserimento d’urgenza della presa d’atto, questo evita tutta la discussione sulle risoluzioni, perchè l’esigenza che abbiamo è di prendere comunque atto che queste dimissioni ci sono, in modo da formalizzare l’atto.
Ho presentato la risoluzione perchè, non essendo stata accolta stamattina quella richiesta di inserire all’ordine del giorno la presa d’atto, è chiaro che comunque ci vuole un atto con cui queste dimissioni diventano operative. In conclusione, ritenendo questo necessario, riconoscendomi quindi nella parte deliberativa della mozione di sfiducia, ma non condividendo le premesse, soprattutto l’atto costitutivo della nuova maggioranza, ho presentato una risoluzione a parte. Se è possibile a questo punto riprendere il discorso di inserire una presa d’atto da parte del Consiglio, può darsi che sia superabile, altrimenti evidentemente c’è lo strumento delle mozioni o delle risoluzioni.
Presidente - Stamattina abbiamo già parlato di questo aspetto: è indispensabile la presa d’atto del Consiglio; allora se un Consigliere fa la proposta di iscrizione in via d’urgenza della presa d’atto delle dimissioni della Giunta e le iscriviamo all’ordine del giorno del Consiglio con le forme di rito, tale proposta viene sottoposta a votazione e viene meno la sussistenza della mozione di sfiducia.
L’abbiamo già detto stamattina, non credo sia il caso di aggiungerlo. Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Mi è stato chiesto da parte del Consigliere Gremmo il senso di questo emendamento.
Per quello che ho inteso fare, il senso dell’emendamento è di eliminare ogni dubbio sulla equivalenza tra il voto sulla mozione di sfiducia e la presa d’atto delle dimissioni. Siccome l’espressione che c’è nella mozione è di revocare la fiducia, mi si è detto che per giungere ad una equivalenza alla presa d’atto, bisognava scrivere: "revocare con effetto immediato dai loro uffici". Mi pare che il Presidente del Consiglio abbia confermato questa interpretazione, dicendo che questo emendamento è equivalente alla presa d’atto, che vale la prorogatio per il Presidente della Giunta e per gli assessori dimissionari, per cui mi sembra che la cosa sia dal punto di vista politico sufficientemente chiara.
Quindi, l’aggiunta di questo emendamento è solo per trasformare questa mozione in equivalenza alla presa d’atto; se c’è un ripensamento sulla iscrizione all’ordine del giorno della presa d’atto, come Gruppo siamo disponibili ad esaminarlo.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione, ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Sempre a titolo di spiegazione, chiederei questo al Presidente del Consiglio ed al Consigliere Mafrica. Abbiamo detto diverse volte che per quanto ci riguarda l’atto giuridico di dimissioni della Giunta non ha bisogno di essere iscritto specificatamente all’ordine del giorno, poichè basta una presa d’atto.
Non riusciamo a capire, probabilmente perchè siamo tetragoni all’intelligenza di certe persone, come si possa mettere in discussione quell’argomento, mentre invece si possa iscrivere all’ordine del giorno un emendamento nuovo che modifica la mozione; anche l’emendamento del Consigliere Riccarand dovrebbe perlomeno essere iscritto con i ventiquattro voti necessari di maggioranza.
Come può essere ammesso questo emendamento, quando non è ammessa l’iscrizione delle dimissioni formalmente date dalla Giunta? Questi sono i misteri delle nuove maggioranze.
Comunque dichiariamo ufficialmente che questo atto è illegale ed abbiamo anche noi molti professori universitari in materia, quindi voi potete benissimo votarvelo; noi vorremmo evitare delle prese di posizione dure che dureranno nel futuro, ma se voi le volete siamo capacissimi di prenderle.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Louvin, ne ha facoltà.
Louvin (UV) - Toujours, M. le Président, sur l’amendement qui a été présenté avec le souci d’éliminer toute possible ambiguité, mais qui en réalité les augmente sensiblement.
Vous avez voulu citer d’importants professeurs universitaires, experts en droit constitutionnel; il me paraît que les professeurs que vous avez cités, disent exactement le contraire de ce que vous soutenez. "In sede regionale con la revoca della Giunta si vuole consentire il mutamento dei titolari di tale organo anche nel caso che resti ferma la piattaforma politica preesistente - ce n’est absolument pas le cas, ici la plate- forme politique a été complètement modifiée, donc ce n’est pas un cas de révocation - in modo da evitare che rimangano in carica persone non più gradite alla maggioranza del Consiglio nel caso in cui esse non si siano spontaneamente dimesse".
M. le Président, Elio Gizzi, "Manuale di diritto regionale" que vous avez cité pour soutenir exactement le contraire.
Et encore, la prorogatio que vous dites être en question et qu’il faudrait en quelque sorte éliminer, est estimée: "regola di carattere generale" (Paladin - Manuale di diritto regionale).
Nous avons dit que cette motion, ainsi modifiée, est illégale, nous l’avons dit parce que d’abord il y a un seul cas prévu pour la révocation du gouvernement par notre Statut: c’est l’article 48, qui dit exprèssement que "Le Conseil de la Vallée peut être dissous s’il a procédé à des actes contraires à la Constitution ou au présent Statut, où à de graves violations de la loi, ou si, malgré l’invitation du Gouvernement de la République, il ne procède pas au remplacement du Gouvernement régional". C’est ça la révocation et nous ne sommes nullement dans un des cas susmentionnés.
La prorogatio des pouvoirs du gouvernement actuellement en charge est nécessaire pour éviter qu’il y ait un vide de pouvoir qui serait provoqué par l’approbation de cet amendement, M. le Président. "Revocare con effetto immediato" signifie déposséder de tout pouvoir le gouvernement en charge, ce qui est impossible et illégal.
Enfin - nous l’avons déjà dit - vous ne pouvez pas introduire une motion de révocation sur une motion de censure; ce sont deux motions différentes, vous ne pouvez pas changer le contenu et les effects de l’acte qui a été mis à l’ordre du jour de ce Conseil.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi per mozione d’ordine, ne ha facoltà.
Aloisi (MSI) - Ritengo sia opportuno non continuare con queste schermaglie procedurali, anche perchè su questa materia ognuno di noi non ha le conoscenze appropriate.
Proteste dai banchi della Giunta
Chiaramente parlo per me. Quindi chiedo ufficialmente la sospensione della seduta e la convocazione dei Capigruppo, per decidere insieme le procedure da seguire, perchè in questo modo continuiamo fino a domani mattina su queste schermaglie che fanno solo perdere tempo.
Bich (Presidente del Consiglio) - Siamo in sede di votazione, quindi non può essere sospesa la seduta.
Per quanto riguarda invece la proposta di emendamento mi appello all’articolo 66 del Regolamento interno, come è sempre stato fatto.
Per quanto riguarda l’interpretazione di tipo giuridico, bene inteso non è farina del mio sacco, perchè io studi giuridici non ne ho fatti; non vengo qui a proporre delle tesi di tipo cattedratico, ma ho attinto a fonti del diritto che sono quelle legate ai nostri uffici ed ai nostri servizi. Ritengo quindi di poter procedere in modo più che consono alle procedure.
Quindi pongo in votazione l’emendamento .... silenzio, per favore, siamo in sede di votazione....
Proteste in aula
Siamo in sede di votazione.
Gremmo (UAP) - Ho un quesito da porre, Signor Presidente.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, per mozione d’ordine, ne ha facoltà.
Gremmo (UAP) - ... l’articolo 66 del regolamento le dà certamente la facoltà di accettare o di respingere gli emendamenti, lei ha ritenuto di accettarlo, però il capo due dell’articolo 68 dice che è il Consiglio, nel caso vi sia una insistenza nel presentare questo emendamento, il quale decide sul merito.
Allora, questo vuol dire che non tutti gli emendamenti possono, per il solo fatto di essere stati presentati, passare alla votazione. Potrebbe darsi il caso che alcuni emendamenti presentati stridono, non solo perchè magari - come prevede l’articolo 68 - esposti in una forma non accettabile, ma stridono con l’opinione o in questo caso con la dottrina giuridica.
Dei colleghi più autorevoli di me hanno richiamato il Consiglio, e credo con frasi molto ferme, sul fatto che potrebbe esserci una illegalità nella presentazione di questo emendamento.
Ora, lei non può dire che di questo non le importa niente; credo che si debba permettere ai colleghi di precisare meglio nel merito se esistono o no dei limiti di illegalità su quanto è stato proposto dal Consigliere Mafrica. Voglio dire, se esiste nell’emendamento una parte che sia giuridicamente inaccettabile, bisogna che questo venga fuori, perchè è l’unico modo che permette a me, come al Consigliere Aloisi, che su questa materia siamo poco ferrati, di manifestare una opinione pertinente.
Siccome i Consiglieri Andrione e Louvin hanno ritenuto di fare questa affermazione, bisogna entrare nel merito, anche perchè la stessa risoluzione del Consigliere Riccarand usa dei termini completamente diversi, perchè parla di revocare il mandato. Allora si parla di revocare la fiducia, poi si vuole revocare gli uffici, poi si vuole revocare il mandato: diteci se volete revocare anche il Consiglio regionale della Valle d’Aosta e così abbiamo chiuso il discorso. Però non si può passare alla votazione senza aver sciolto questo nodo.
Bich (Presidente del Consiglio) - Ho già detto che i nodi sulla dottrina non sono facilmente districabili con prese di posizione che siano incontrovertibili. La richiesta formale è stata fatta al Servizio legislativo del Consiglio ed alla Segreteria generale, la disposizione degli atti è stata fatta da questi servizi, quindi mi pare sia garantita la legittimità e la legalità degli atti stessi.
L’emendamento presentato dal Consigliere Mafrica è stato vagliato dagli uffici competenti, che ne hanno stabilito l’ammissibilità, per cui non c’è altro da aggiungere.
Se si ritiene che questo nodo possa essere chiarito nell’ambito di una Conferenza dei Capigruppo o di una Commissione del Regolamento, ci faremo assistere dai nostri legali, dopo di che torniamo in aula, però questa diatriba viene conclusa in questo modo.
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Si dà atto che i lavori sono sospesi dalle ore 18,19 alle ore 19,02 per consentire una riunione della Commissione del Regolamento.
?-
Presidente - Riprendiamo i lavori del Consiglio. Do riscontro di quanto deciso nella Commissione per il Regolamento.
Si è stabilito di ritirare l’emendamento proposto dal Consigliere Mafrica e di procedere quindi alla votazione della mozione di sfiducia. Su richiesta del Consigliere Riccarand, se non c’è nessuno contrario, questa mozione viene votata per parti.
Abbiamo deciso inoltre di aggiornare la seduta del Consiglio a venerdì prossimo, sottoponendo questa decisione alla Conferenza dei Capigruppo che sarà convocata alla fine dei lavori del Consiglio stesso. Siamo pertanto in sede di dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare il Consigliere Stévenin, ne ha facoltà.
Stévenin (UV) - Nous votons naturellement contre cette motion, parce que ce n’est qu’un prétexte.
D’ailleurs on l’a déjà dit, il ne s’agit que d’une opération de pouvoir pour le pouvoir et rien de plus.
Je voudrais en même temps savoir ce qui en est de la résolution qu’on a présentée pour les démissions de la Présidence du Conseil.
Bich (Presidente del Consiglio) - Abbiamo già detto stamattina, per quanto riguarda questo aspetto, che il documento presentato non può essere considerato una risoluzione, che il Regolamento del Consiglio non prevede una risoluzione di questo contenuto, e che comunque il documento verrà sottoposto al vaglio dello stesso Ufficio di Presidenza per ammettere la sua ricevibilità, cosa che in questo ordine del giorno non è prevista, quindi come tale formalmente non può essere discussa.
Per quanto riguarda le dimissioni del sottoscritto e dell’Ufficio di Presidenza, abbiamo già detto stamani che queste verranno rese un minuto dopo che sarà in funzione la nuova Giunta regionale. Pertanto la permanenza nei nostri uffici non è dettata da una sete di potere o comunque da atti che prevaricano il Regolamento del Consiglio, ma solo dalla necessità di dare continuità all’azione politica amministrativa che presiede all’organizzazione del Consiglio stesso.
Manifestando la volontà politica di rimettere le dimissioni alla costituzione della nuova Giunta, dichiariamo che il documento presentato dai Consiglieri dell’Union Valdôtaine, così come formulato, è irricevibile.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Andrione, ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Semplicemente per rispondere a quanto lei ha detto con due frasi: la prima, che non si è mai saputo che ci fosse un sindacato sul contenuto delle risoluzioni; la seconda, che vi state mettendo su una strada strana, perchè immaginiamo che qualcuno dell’Ufficio di Presidenza venga a far parte un minuto e trenta secondi prima della nuova futura Giunta, bisogna interrompere le operazioni di voto per la Giunta per ricostituire l’Ufficio di Presidenza e il Presidente del Consiglio. Non si può procedere a delle elezioni di qualsiasi assessore se quell’Ufficio lì non è intero, quindi sarebbe opportuno che perlomeno il Presidente del Consiglio, una volta che certi accordi politici sono stati raggiunti, dichiarasse che si dimetterà trenta secondi prima e non trenta secondi dopo.
Se è ammissibile o meno, talchè le maggioranze servono per questo, la nostra risoluzione, che lo decida il Consiglio.
Presidente - Benissimo.
Ha chiesto di parlare l’Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali Faval, ne ha facoltà.
Faval (UV) - Pour une petite motion d’ordre.
Presidente - Non è ammissibile durante la votazione.
Faval (UV) - Je veux seulement prier la Présidence du Conseil d’arrêter cette tactique d’obstructionnisme; si cela peut bien vous aider, nous sommes disponibles à retirer la démission, nous de la Junte régionale.
Applausi in aula
Presidente - Mi sembra una buona battuta.
Attendiamo la distribuzione del documento presentato dal Consigliere dell’Union Valdôtaine, dopo di che, secondo quanto prescrive il regolamento interno, viene messa ai voti la mozione e successivamente, qualora il Consiglio lo ritenga opportuno, il documento presentato dall’Union Valdôtaine. Siamo d’accordo tutti su questo ordine?
C’era la richiesta del Consigliere Riccarand di votare in parti separate la mozione, quindi la prima parte che metterò in votazione è la parte esplicativa della mozione stessa, fino a "Tutto ciò premesso, il Consiglio regionale delibera".
Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
Riccarand (VA) - Per dichiarazione di voto sulla mozione di sfiducia. Il Gruppo Verde Alternativo vota a favore della parte deliberativa della mozione in cui si revoca la fiducia al Presidente della Giunta ed alla Giunta regionale, perchè è una cosa che il nostro movimento ha chiesto da tempo. Ci asterremo invece sulla parte della premessa della mozione, perchè delinea chiaramente una nuova maggioranza consiliare di cui non facciamo parte. Quindi, astensione sulla prima parte e voto favorevole sulla revoca della fiducia.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
Aloisi (MSI) - A nome del Movimento Sociale Italiano, per le motivazioni che ho ampiamente illustrato questa mattina, dichiaro che voterò a favore della mozione, quindi per il decadimento di questa Giunta.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.
Gremmo (UAP) - Soltanto per ricordare a me stesso ed al Consiglio che la dichiarazione di voto a favore di questo documento da parte del Consigliere dell’MSI dà la benedizione politica.
Voglio ricordare a me stesso ed al Consiglio, specialmente al partigiano Dolchi, la cui stima sa che è infinita, agli amici che vengono dalla militanza antifascista, a chi crede e continua a credere che gli ideali di autonomia della Valle d’Aosta vanno coniugati con gli ideali della democrazia, che è grave, molto grave il fatto che voi riceviate la benedizione dell’MSI.
E di qui un ulteriore motivo per il mio voto contrario.
Presidente - Ha chiesto di parlare, per fatto personale, il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
Aloisi (MSI) - Mi aspettavo questo exploit da parte del Consigliere Gremmo, però voglio ricordare a tutti voi e in modo particolare al Consigliere Gremmo la sua incoerenza, perchè nell’altro Consiglio è stato l’artefice della richiesta della votazione segreta, per mettere in minoranza la Giunta che governava questa amministrazione, mentre poi ha dichiarato la sfiducia a questa maggioranza.
Interviene a più riprese il Consigliere Gremmo, senza microfono.
Presidente - Consigliere Gremmo, ha la parola il Consigliere Aloisi. Eviti il secondo richiamo, per favore.
Aloisi (MSI) - Volevo ricordare l’incoerenza di questo Consigliere, che cerca solo di creare strumentalizzazioni ed incidenti ad arte, solo per vivacizzare l’ambiente.
Ne prendiamo atto, perchè ormai lo conosciamo per quello che è, perchè oltretutto è stato abbandonato persino dai componenti del suo piccolo movimento, che attualmente non esiste neanche più.
Volevo solo ripetere questo: come Movimento Sociale Italiano con coerenza avevo chiesto allora le dimissioni e con coerenza le ripeto oggi; invece questo Consigliere che adesso cerca di creare delle motivazioni artificiose per vivacizzare questo ambiente, incoerente con se stesso e con il Consiglio, aveva chiesto le dimissioni ieri ed oggi vota esattamente il contrario di quello che aveva detto ieri.
Volevo solo evidenziare il carattere di questo personaggio che, abbandonato dai suoi, ha creato soltanto una associazione a carattere familiare, dove lui e sua moglie ormai fanno parte di varie assemblee elettive, uno Consigliere regionale della Valle d’Aosta, la moglie Consigliere regionale del Piemonte, l’uno Consigliere provinciale e comunale di Torino, l’altra Consigliere provinciale di Vercelli. Ecco questo è il personaggio che si è alzato a cercare di aizzare la platea su una cosa concreta ed obiettiva, perchè l’MSI ha parlato chiaro questa mattina nella sua illustrazione, dicendo che è e rimane all’opposizione di questa maggioranza.
Presidente - Consigliere Gremmo, raccomando la calma; mi sembra che il dibattito sia stato finora corretto, non cadiamo in beghe di cortile.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.
Gremmo (UAP) - Il Presidente sa che ho molta stima di lei e del suo modo di presiedere.
Ha fatto bene il Consigliere missino a ricordare che ho una moglie che è Consigliere regionale del Piemonte, perchè la signora Sartoris Anna Maria, felicemente coniugata in Gremmo, ha votato per ben tre volte al Consiglio regionale del Piemonte in nome di Augusto Rollandin, motivandolo in sede di elezione del Consiglio di Presidenza come gesto di protesta da parte di una persona che vive e lavora in Valle d’Aosta, per una operazione politica che fra l’altro ha preso in giro anche il sottoscritto.
Collega Aloisi, se lei stamattina invece di uscire con gesto molto arrogante, avesse ascoltato quello che ho detto, avrebbe appreso che sulla Centrale del Latte non ero e non sono d’accordo. Chiesi le dimissioni, come fecero altri colleghi, perchè era evidente a tutti, anche a chi le dimissioni poi le ha date, che esisteva una sfiducia del Consiglio rispetto ad un atto della Giunta.
Ora, lei prende a pretesto quella che è la coerenza di un atteggiamento politico che ho sempre avuto, di non essere mai servile nei confronti di nessuno, ma sempre disponibile a ragionare con gli autonomisti, perchè credo che fra gli autonomisti e il suo partito debba esistere un baratro, per cercare di portare qui delle divagazioni. Mi è spiaciuto che il Presidente non abbia ritenuto di richiamarla, perchè quello che gli elettori, collega Aloisi, hanno ritenuto di chiedermi di fare in Piemonte non riguarda lei, perchè io a lei il voto non l’ho mai chiesto.
Quindi, lei ha ritenuto di portare degli argomenti completamente fuori tema per impedire al Consiglio di fare una riflessione politica; io non sono in gioco, non conto nulla, ho fatto ad alta voce una riflessione che da domani faranno tutti i cittadini antifascisti della Valle d’Aosta, cioè che questa maggioranza non ha rifiutato il suo voto.
Spero che ci siano dei colleghi della maggioranza che si dissociano e che comunque prendano le distanze dal suo voto. Anche perchè la mozione di sfiducia dice cose ben diverse da quello che abbiamo detto qui l’altro giorno...
Presidente - Consigliere Gremmo, doveva restare al fatto personale.
Gremmo (UAP) - Ho finito, signor Presidente. L’altro giorno si parlava della Centrale del Latte e su quell’argomento c’era il mio dissenso. Qui ci sono delle affermazioni molto gravi contro l’autonomia ed io trovo molto più grave il fatto che lei le abbia approvate.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.
Milanesio (PSI) - Ovviamente voteremo a favore della mozione ed è anche altrettanto ovvio che non abbiamo chiesto il voto al Consigliere Aloisi. Si tratta di un voto di sfiducia, non si tratta di un voto di fiducia.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Voteremo la mozione di sfiducia e crediamo anche, come è avvenuto più volte in questo Consiglio, che una cosa è chiedere insieme la sfiducia ad una Giunta, una cosa è votare la fiducia ad un’altra.
Ci sembra assolutamente chiaro che la votazione del Consigliere Riccarand, ad esempio, di sfiducia alla Giunta Rollandin non significa fiducia alla nuova Giunta che si andrà a votare.
Presidente - Ha chiesto di parlare l’Assessore all’Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Lanivi, ne ha facoltà.
Lanivi (ADP) - Chiedo scusa al Consiglio perchè oggi avrei dovuto intervenire per illustrare la mia posizione. Ho deciso di non intervenire oggi perchè non ritenevo questa la sede adatta per chiarire la mia posizione, che d’altra parte ho espresso in modo pubblico. Nella giornata di venerdì dirò compiutamente le motivazioni della mia posizione.
Sull’oggetto specifico ritengo di astenermi sulla votazione per le seguenti motivazioni. Ho rassegnato le dimissioni perchè la Giunta è andata in minoranza su un argomento, quindi ho ritenuto di ubbidire ad una regola, e questa è stata una scelta mia personale.
Sulla votazione di questa mozione un voto, sia esso contrario o di approvazione, non risponderebbe al pensiero che ho da esprimere, quindi mi asterrò sulla mozione riservandomi di chiarire compiutamente il mio atteggiamento e la mia posizione d’ora in avanti, venerdì, al momento della presentazione della nuova Giunta.
Presidente - Pongo in votazione per appello nominale la parte propositiva della mozione:
Votazione per appello nominale
Esito della votazione:
Presenti 35
Votanti 33
Favorevoli 19
Contrari 14
Astenuti 2 (Lanivi e Riccarand)
Il Consiglio approva
Presidente - Pongo in votazione per appello nominale la parte dispositiva della mozione:
Votazione per appello nominale
Esito della votazione:
Presenti 35
Votanti 34
Favorevoli 20
Contrari 14
Astenuti 1 (Lanivi)
Il Consiglio approva
Presidente - In base all’esito delle votazioni separate, la mozione di sfiducia è approvata.
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