Oggetto del Consiglio n. 98 del 13 marzo 1975 - Verbale

OGGETTO N. 98/75 - RIPARTIZIONE TRA LE COMUNITÀ MONTANE DEI FONDI AD ESSE DESTINATI FINO AL 31 DICEMBRE 1974.

Come noto la legge regionale 5 aprile 1973, n. 13, ha realizzato nella Valle d'Aosta la istituzione delle Comunità montane, prevista dalla legge statale 3 dicembre 1971, n. 1102, ed ha stabilito le norme principali per il loro funzionamento.

Il primo problema da affrontare, dopo che ogni statuto sarà stato approvato dalla Giunta regionale, è la ripartizione dei fondi da destinare alle singole Comunità montane. A questo riguardo sono da fare alcune considerazioni.

Se uno scopo preminente può essere attribuito alla istituzione delle Comunità montane, questo è l'adozione e l'attuazione dei piani pluriennali di sviluppo e dei Piani urbanistici comprensoriali. Ogni altro scopo, pur se importante, deve essere considerato accessorio di fronte all'esigenza, il cui soddisfacimento è sempre più inderogabile ed improrogabile, che siano evitati interventi occasionali, imposti a volte da pressioni di singoli gruppi anziché dalla collettività, e che tutti gli sforzi siano diretti verso obiettivi che garantiscano, assieme ad un ordinato sviluppo - la eliminazione dei divari esistenti non solo tra le Comunità ma anche all'interno della stessa Comunità: i quali divari hanno praticamente finito per creare distinte categorie di cittadini, le une privilegiate rispetto alle altre, e condizioni di vita molto diversificate.

La formazione degli strumenti della pianificazione territoriale rappresenta quindi il primo degli obiettivi su cui le Comunità Montane dovranno decisamente puntare non appena saranno concluse le ormai imminenti elezioni amministrative.

In questo momento, nella impossibilità di dotarsi di tali strumenti, l'unico rimedio è offerto dall'articolo 19 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, il quale recita che: "le regioni, per il periodo di preparazione dei piani zonali di cui all'articolo 5, autorizzeranno e finanzieranno opere e interventi sulla base di programmi presentati dalle Comunità Montane".

Per la esecuzione di tali programmi fino al 31 dicembre 1974 erano disponibili i seguenti fondi:

a) FONDI PER SPESE DI INVESTIMENTO (tali sono le spese di redazione e di attuazione dei Piani di sviluppo):

- fondi accreditati dallo Stato alla Regione per l'esercizio 1972

£. 440.000.000

- fondi accreditati dallo Stato alla Regione per l'esercizio 1973

£. 485.000.000

- spese a carico del bilancio regionale dell'esercizio 1973

£. 100.000.000

- fondi accreditati dallo Stato alla Regione per l'esercizio

£. 485.000.000

- spese a carico del bilancio regionale dell'esercizio 1974

£. 100.000.000

TOTALE

L. 1.610.000.000

b) FONDI PER SPESE CORRENTI:

- a carico del bilancio regionale dell'esercizio 1973

£. 50.000.000

- a carico del bilancio regionale dell'esercizio 1974

£. 50.000.000

TOTALE

L. 100.000.000

L'articolo 20 della legge regionale fissa i criteri da applicare per la ripartizione dei fondi e demanda questo compito al Consiglio regionale. Si deve tenere conto della superficie, della popolazione residente anche con riferimento all'indice di spopolamento, delle condizioni economico-sociali del territorio, delle strutture agricole e forestali e degli ordinamenti culturali prevalenti, del grado di dissesto idrogeologico, degli indici di disoccupazione e della situazione delle abitazioni. Trattasi ovviamente di elementi indicativi del diverso grado di sviluppo di ciascuna Comunità, diretti al fine di privilegiare le Comunità meno favorite rispetto alle altre e di eliminare, attraverso uno sviluppo diversificato, i divari esistenti tra Comunità e Comunità. Sarà invece compito di ogni Comunità quello di tendere alla eliminazione dei divari esistenti all'interno del proprio territorio.

Trattasi inoltre di criteri i quali, per loro natura, sono applicabili soprattutto alle spese di investimento.

Per incarico dell'Amministrazione regionale nello scorso ottobre il geometra Paolo Giunti ha redatto uno studio, rivolto prima, all'accertamento dei vari elementi che distinguono dalle altre la situazione socio-economica di ogni Comunità, e, poi, alla quantificazione di tali elementi ed alla loro applicazione ai singoli casi. Lo studio si conclude stabilendo i parametri da applicare a ciascuna Comunità nella ripartizione dei fondi disponibili fino al 31 dicembre 1974, che sono i seguenti:

- Comunità n. 1:

8,50%

- Comunità n. 2:

16,20%

- Comunità n. 3:

12,00%

- Comunità n. 4:

12,60%

- Comunità n. 5:

15,00%

- Comunità n. 6:

19,30%

- Comunità n. 7:

16,40%.

Successivamente, in data 30 dicembre 1974, il Presidente della Giunta regionale ha trasmesso l'elaborato a tutte le Comunità Montane (oltre che ai Capi Gruppo del Consiglio regionale) con preghiera di far conoscere alla Regione entro il 31 gennaio il motivato parere della Comunità intorno alla ripartizione proposta, preannunciando con l'occasione che il 17 febbraio sarebbe stata tenuta una riunione collegiale di due rappresentanti per ciascuna Comunità per trarre le debite conclusioni dalle osservazioni nel frattempo pervenute.

Le Comunità hanno risposto concordando, intorno alle spese di investimento, con la proposta formulata; per quanto concerne le spese correnti esse hanno suggerito che i relativi fondi siano ripartiti in parti eguali tra ogni Comunità.

Il suggerimento di ripartire i fondi destinati alle spese correnti in parti uguali tra ogni Comunità è accettabile:

1°) perché i criteri enunciati nell'articolo 20 della legge regionale appaiono diretti alla ripartizione delle spese di investimento,

2°) perché finora l'organizzazione di ogni Comunità Montana, in attesa della formazione ed approvazione degli statuti, è stata contenuta entro limiti molto ridotti e senza sostanziali differenze tra Comunità e Comunità.

Di conseguenza dovrebbe quindi procedersi alla seguente ripartizione dei fondi disponibili fino al 31 dicembre 1974:

Comunità Montana N.ro

Spese investimento

Lire

Spese correnti

Lire

1

136.850.000

14.285.700

2

260.820.000

14.285.700

3

193.200.000

14.285.700

4

202.860.000

14.285.700

5

241.500.000

14.285.700

6

310.730.000

14.285.700

7

264.040.000

14.285.700

Gli elementi suindicati sono stati esaminati nella riunione tenuta coi rappresentanti delle Comunità il 17 febbraio 1975. Tutti gli intervenuti hanno concordato con le proposte suindicate, chiarendo nel contempo che la loro adesione doveva intendersi come limitata ai fondi disponibili fino al 31 dicembre 1974, e proponendo - prima che sia deciso intorno alla ripartizione dei fondi che saranno successivamente disponibili - che si tengano altre riunioni allo scopo di verificare la corrispondenza dei parametri ora accettati alle effettive esigenze di ciascuna Comunità.

Nel corso della riunione, il Presidente della Giunta regionale ha fatto presente agli intervenuti che:

1°) in attesa che il Consiglio regionale deliberi intorno alla ripartizione dei fondi, appare particolarmente urgente che le Comunità Montane - ove non abbiano ancora provveduto - apportino ai rispettivi statuti le modificazioni richieste in sede di tutela della Giunta regionale;

2°) appena lo statuto avrà conseguito la definitiva approvazione, occorrerà che le Comunità procedano all'affidamento del servizio di tesoreria nei modi indicati dall'articolo 21 della legge regionale: le trattative relative dovrebbero comunque essere avviate senza indugio;

3°) sempre in attesa che lo statuto sia approvato, e che il Consiglio regionale deliberi intorno alla ripartizione dei fondi, è consigliabile che le Comunità Montane incomincino a predisporre:

a) il bilancio di previsione, tenendo presente che questo dovrà essere formato dal Direttivo (art. 12), e deliberato dal Consiglio (art. 9); ai fini di una corretta impostazione di questo importante documento è stata raggiunta un'intesa per una prossima riunione dedicata a questo argomento;

b) il programma delle opere e degli interventi previsto dall'articolo 19 della legge statale, tenendo presente che, prima di essere deliberato dal Consiglio, esso dovrà essere sottoposto al parere dell'Assemblea (art. 15 legge regionale).

Ciò premesso la Giunta domanda al Consiglio regionale di approvare quanto precisato nel dispositivo.

Dopodiché, con n. voti favorevoli resi per alzata di mano

il Consiglio regionale

Delibera

di approvare la seguente ripartizione tra le Comunità Montane dei fondi ad esse destinati dallo Stato e dalla Regione fino a tutto l'esercizio 1974, nell'intesa che alla erogazione si farà luogo in seguito alla approvazione dei rispettivi statuti, dei bilanci di previsione e - per quanto riguarda le spese di investimento - del programma delle opere e degli interventi, oltre che al conferimento del servizio di tesoreria, come precisato in narrativa; mandando alla Giunta regionale la esecuzione del presente deliberato:

Comunità Montana N.ro

Spese investimenti Lire

Spese correnti

Lire

1

136.850.000

14.285.800

2

260.820.000

14.285.700

3

193.200.000

14.285.700

4

202.860.000

14.285.700

5

241.500.000

14.285.700

6

310.730.000

14.285.700

7

264.040.000

14.285.700

TOTALI

1.610.000.000

100.000.000

Le spese di che trattasi saranno imputate ai seguenti residui passivi:

Residuo Passivo n. 343:

Contributi per la istituzione e la gestione delle Comunità Montane previste dalla legge 3.12.1971, n. 1102 (legge regionale 5.4.1973, n. 13)

£. 100.000.000

Residuo Passivo n. 380:

Contributi per interventi, iniziative e opere di interesse della Comunità Montana di cui alla legge 3.12.1971, n. 1102 (legge reg. 5.4.1973, n. 13)

£. 200.000.000

Residuo Passivo n. 439:

Spese sui fondi assegnati dallo Stato per la redazione ed attuazione del Piano di sviluppo delle Comunità Montane (art. 15 n. 1 della legge 3.12.1971, n. 1102)

£. 1.410.000.000

Andrione (U.V.) - Si tratta di una scelta fatta dalla Giunta regionale di applicare la legge 3 dicembre 1971, n. 1102 dello Stato che è stata recepita dalla Regione con legge regionale 5 aprile 1973 n. 13, la quale legge ha previsto l'istituzione di sette Comunità montane. Tali Comunità Montane hanno ricevuto dei finanziamenti da parte dello Stato fino al 31 dicembre 1974 che ammontavano a 440 milioni, accreditati per l'esercizio 1972, più 485 milioni per 1973, più 485 milioni per il 1974. A queste somme devono essere aggiunti i 200 milioni a carico della Regione per un totale di 1.620 milioni; inoltre dovrebbero essere messi a carico del bilancio regionale 100 milioni di fondi per spese correnti per gli anni 1973 e 1974.

C'erano gravi difficoltà per stabilire dei criteri obiettivi di ripartizione, stante 1'elevato numero di Comunità Montane istituite con la legge della Regione 5 aprile 1973 n. 13, e anche per il fatto che la Regione, nel suo insieme, se si considerano le zone separatamente, non è assolutamente omogenea: vi sono zone più ricche e più sviluppate e zone più depresse. I parametri scelti dal Dirigente della Programmazione regionale come sempre possono essere discussi, perché attualmente sono insufficienti per stabilire esattamente qual è la realtà di ogni Comunità Montana. Si è tenuto il riparto che avete a pagina 2 dell'elenco, accettando il suggerimento delle Comunità Montane di mantenere uguale per ogni Comunità le spese correnti, ripartizione che porta ogni Comunità a 14.285.700 lire per le spese correnti, mentre per gli altri fondi si è ritenuto di arrivare a questa divisione: 8,50% per la n. 1 (Valdigne, Courmayeur, La Thuile, Morgex e La Salle), pari a 136.000.000 di lire; 16,20% per la n. 2, pari a 260.000.000; 12% per la n. 3, pari a 193.000.000; 12,60% per la n. 4, pari a 202.000.000; 15%, per la n. 5, pari a 242.000.000; 19,30% per la n. 6, pari a 310 milioni e 16,40% per la n. 7, pari a 264.000.000. Tale divisione è stata illustrata ai rappresentanti di tutte le Comunità Montane, tranne a quelli della n. 4, in una riunione tenuta in Regione il 17 febbraio u.s. La ripartizione è stata accettata dalle Comunità, però con espressa riserva di limitare questo tipo di ripartizione al 31 dicembre del 1974, lasciando aperte le discussioni e altri tipi di ripartizione per il futuro, mentre le Comunità n. 6, n. 7, n. 2 e n. 3 erano abbastanza favorevoli a questo tipo di parametro.

La Comunità n. 1, che effettivamente è quella che prende meno, ha ritenuto di sollevare una serie di obiezioni, in particolare relative al fatto che nel calcolo della popolazione non sono stati contati i fluttuanti e, di conseguenza, vi è stata un minore ripartizione di fondi a suo favore. Sono evidentemente strumenti non ancora perfetti, però riteniamo sia indispensabile che questi fondi vengano distribuiti per dare l'avvio alle Comunità di montagna per vedere la pratica. Se vi sono delle cose da correggere, per non rinviare continuamente i problemi facendo dello sterile perfezionismo e per affrontare invece sul terreno i problemi, mi permetto di dire del decentramento amministrativo inteso come decentramento dei problemi invece di riequilibrare attraverso poli specifici di espansione l'economia della Valle d'Aosta, problemi che, a nostro avviso impropriamente, sono stati ambedue qualche volta confusionari e di difficile lettura nella legge regionale istitutiva delle Comunità di montagna.

Riteniamo sia assolutamente improrogabile dare applicazione alla legge regionale, ripartire questi fondi e vedere insieme con le Comunità di montagna qual è la loro possibile effettiva utilizzazione nel territorio regionale, quale dei due aspetti convenga sottolineare e portare avanti, e quale il ruolo della Regione nei confronti delle Comunità stesse.

Caveri (U.V.) - Osservazioni? Lustrissy.

Lustrissy (D.P.) - Il discorso delle Comunità Montane ci ha appassionato, è un discorso che crediamo abbia un'effettiva ed incisiva importanza nello sviluppo della nostra Comunità sul piano dello sviluppo economico e sociale.

A parte i riferimenti ad uno studio condotto da un dipendente regionale, che non è il Dirigente dell'Ufficio programmazione in quanto nell'organigramma di tale ufficio non esiste una dirigenza, ma una segreteria in base alla legge, a me però pare abbastanza semplice la proposta fatta oggi al Consiglio in rapporto alla destinazione dei fondi attribuiti dallo Stato con certe finalità e certi obiettivi. Secondo me, manca una serie di indirizzi che avrebbero dovuto essere dati in questa occasione alle Comunità per l'utilizzazione dei fondi stanziati dallo Stato e dalla Regione a favore delle stesse, in quanto sul piano istituzionale le Comunità non rappresentano e non volevano rappresentare un organo amministrativo decentrato. Le Comunità Montane sono state concepite per meno in sede concettuale, come strumento minimo di programmazione territoriale. Pertanto questo tipo di ripartizione avrebbe dovuto essere accompagnato con una serie di indirizzi da impartire alle Comunità Montane sull'utilizzazione dei fondi, giusto quanto dispone la legge n. 1102 per il biennio 1972/1974 per la redazione e lo studio dei Piani di sviluppo di ogni Comunità, tenendo presente che il contenuto di tali Piani di sviluppo non possono e non devono passare al di sopra della situazione obiettiva sul Piano territoriale e sul piano della formazione del reddito di ogni singola Comunità.

Ora, la legge regionale ha fatto una proposta di ripartizione sotto questo profilo che tiene conto di alcuni parametri, in una discussione però nata successivamente. Questi parametri, per le difficoltà evidenziate in sede di studio e di ripartizione e per un maggior approfondimento del problema dovevano essere più direttamente commisurati a situazioni obiettive reali di ogni singola Comunità, tant'è che oggi ci troviamo a ripartire dei fondi senza dare alle Comunità dei criteri sull'impiego dei fondi stessi assegnati e senza peraltro avere la sensazione esatta che questi fondi siano destinati in modo abbastanza equitativo sul piano della ripartizione. Lo studio fatto è di tipo parametrale, ci sono state ripartizioni che peraltro non hanno tenuto conto neanche dell'evoluzione successiva di certe situazioni all'interno delle singole Comunità (mi riferisco alla Comunità n. 6, che ha fatto la parte del leone in questo tipo di ripartizione). Al momento in cui è stata proposta la ripartizione esistevano effettivamente parametri diversi da quelli attuali, si era posta l'attenzione all'occupazione e alla situazione economico e sociale che, effettivamente, alcuni anni fa era diversa.

Orbene, a me pare indispensabile subordinare l'assegnazione dei fondi alle Comunità ad una visione diversa dell'impiego di questi fondi, anche perché la Valle d'Aosta, unica Regione in Italia, ha deciso di attribuire alle Comunità Montane competenze specifiche sul piano della relazione di strumenti urbanistici comprensoriali ed è questo un caso unico di tutta la legislazione sulle Comunità Montane. Sia la legge nazionale, sia le leggi istitutive delle altre Regioni hanno dato questa facoltà alle Comunità, non l'hanno però stabilito esattamente come compito di legge. Invece, nella nostra Regione, abbiamo fatto la scelta di demandare alla Comunità lo studio del Piano territoriale e lo studio del Piano urbanistico. Orbene, se noi ci limitiamo, come ci limitiamo oggi, a distribuire alle Comunità Montane dei fondi senza giustificarli e senza avere prima individuato con le stesse una serie di criteri e di obiettivi da raggiungere per la costruzione dei Piani di sviluppo socio-economico e dei Piani urbanistici comprensoriali, rischiamo di disattendere la legge, perché la legge non voleva questo.

Noi stiamo oggi riportando la Comunità Montana ad una finalità che non era quella della legge; noi attribuiamo dei fondi alle Comunità per autogestirsi, per amministrarsi, mentre la legge dello Stato prevedeva - ne faceva specificatamente obbligo - e metteva a disposizione della Regione questi fondi per le Comunità Montane stabilendone l'erogazione solo su richieste specifiche delle Comunità Montane ed in base a Piani annuali di sviluppo stralciati dal Piano generale di sviluppo. Ora, è vero quello che dice il Presidente della Giunta, che sul piano teorico e concettuale la funzione delle Comunità potrebbe durare a lungo e quindi ricorriamo al sistema più pratico distribuendo i fondi alle Comunità. Però, accanto a questo tipo di impostazione, che manca di tutta una verifica politica perché è uno studio tecnico fatto da un funzionario, doveva esserci una relazione politica della Giunta sulla quale si sviluppasse il criterio o, almeno, le modalità per indicare alle Comunità Montane come dovevano essere registrati questi fondi, sia per le finalità contenute nella legge relative alla costruzione dei singoli Piani di sviluppo comprensoriali, sia per la redazione dei Piani urbanistici.

Ebbene, su questo problema la deliberazione, che pur ha delle riserve sul piano dell'istituzione dei fondi limitandone l'assegnazione all'esame delle opere proposte dalle singole Comunità, manca di qualsiasi tipo di indicazione da parte dell'Esecutivo regionale su come politicamente le Comunità dovranno utilizzare questi fondi per raggiungere tali obiettivi. Obiettivi che, come dicevo, mirano essenzialmente - e come già anche ricordato dal Presidente della Giunta - all'eliminazione degli squilibri di natura economico-sociale tra Comunità e Comunità, in modo da riequilibrare la situazione economica di queste singolarmente all'interno della nostra Regione, sapendo già a priori che come dato di partenza abbiamo una situazione abbastanza varia, la quale si differenzia sul piano dello sviluppo tra Comunità e Comunità. Abbiamo Comunità più sviluppate e Comunità meno sviluppate sul piano economico e sociale. Si doveva tenere soprattutto conto di questi parametri di ripartizione, che sono veramente matematici, ma dovevamo fare soprattutto riferimento - questa era l'analisi che doveva essere fatta in un secondo tempo e allegata a questa proposta - ad un modello di sviluppo che non poteva e non può prescindere da alcuni dati e da alcuni parametri costanti per la costruzione di un Piano di sviluppo: quelli del livello occupazionale, del prodotto lordo della singola Comunità e del reddito pro-capite conseguito nella singola Comunità. Noi ci riduciamo ad esprimere in parametri, così come previsto dalla legge, che tra l'altro già sono stati scelti dopo lunghe e laboriose riduzioni, ma che ancora non rappresentano sul piano degli interventi un qualcosa di definitivo e di estremamente efficace sul piano dell'intervento per lo sviluppo delle singole Comunità.

Secondo me era necessario fare una seconda analisi per individuare questi elementi direttivi della costruzione sia dei Piani di sviluppo comunitari che dei Piani urbanistici comprensoriali. Questa era un'occasione forse per dare alle Comunità la possibilità di utilizzare nel migliore dei modi questi fondi, ma, non avendolo fatto, cosa rischiamo? Rischiamo che si riproponga a livello di Comunità quello che si è riproposto per molti anni a livello di Bacino Imbrifero Montano, cioè che la Comunità, in definitiva, una volta ottenuta l'assegnazione dei fondi, si limiti a ripartire i fondi tra i singoli Comuni associati senza raggiungere le finalità previste dalla legge, senza modificare all'interno dei singoli territori comprensoriali la realtà socio-economica esistente. Ora, riteniamo che questi presupposti previsti nella legge fanno obbligo all'Amministrazione di costruire un qualcosa di diverso, devono essere tenuti presenti in questa situazione; pertanto non è possibile, oggi, limitarci all'assegnazione e alla ripartizione dei fondi. La delibera offre anche queste possibilità nella parte deliberativa, cioè prima di assegnare i fondi e prima di assumere qualsiasi altra decisione, la Giunta regionale dovrebbe, con successiva deliberazione, dare, previa istruttoria e parere del Consiglio, indirizzi più precisi alle Comunità sull'utilizzazione dei fondi messi a disposizione. Nel testo di deliberazione oggi proposto al Consiglio, che tra l'altro prevede l'approvazione, si subordina all'erogazione dei singoli fondi l'approvazione dei rispettivi Statuti, dei bilanci di previsione e, per quanto riguarda le spese di investimento, del programma delle opere e degli interventi.

Mi pare che questo testo, in merito alla funzione della Comunità, non corrisponda alle finalità della legge, sia della statale che della regionale, perché quando ci si limita a stabilire che all'erogazione dei fondi si farà riferimento ai bilanci di previsione delle singole Comunità, messo per inciso, questo potrebbe intendersi anche come un puro e semplice decentramento di fondi, cioè un decentramento di tipo amministrativo alla Comunità, che la stessa potrebbe utilizzare a seconda delle esigenze, che esulano dai contenuti della legge e forse dalla volontà politica di questo Consiglio regionale su quella che dovrà essere l'utilizzazione dei fondi nelle singole Comunità. Il voler poi liquidare oggi, dividendo la somma dei 100 milioni per le spese di gestione relative ai due anni, 52 milioni per il 1973 e 50 milioni per il 1974, liquidandoli così, con un colpo, senza riferirli a un qualcosa sul piano organizzativo di più preciso, mi pare non sia un criterio per dare indirizzi alle Comunità sul loro funzionamento, perché cosa potrebbe succedere? Potrebbe succedere che con questi fondi assegnati ogni singola Comunità decida di dotarsi di uffici e di servizi senza finalizzarli alle direttive generali che devono presiedere all'utilizzazione di tali fondi.

Pertanto, se oggi in linea di massima possiamo esprimere un parere favorevole sull'erogazione dei fondi, non dobbiamo limitarci a questo atto amministrativo. La Giunta, successivamente, dovrebbe presentare al Consiglio, prima dell'erogazione dei fondi, una serie di direttive da impartire alle Comunità per l'utilizzazione dei fondi secondo le finalità della legge che prima ho richiamato ed illustrato, e che non possono prescindere dagli squilibri economici e sociali esistenti tra le singole Comunità, dai problemi della difesa del suolo e dai problemi dei Piani urbanistici comprensoriali che prima o poi dovremo trattare a livello comunitario. Anche perché, trovandoci in una fase ancora delicata sul Piano urbanistico dei singoli Comuni e dei singoli strumenti urbanistici in corso di elaborazione, o già elaborati, è necessario che in questa fase le Comunità prendano coscienza della situazione esistente al loro interno, cioè che ci sia questa azione collegiale all'interno della Comunità nei confronti dei singoli piani e strumenti urbanistici; che ci sia una verifica a livello comunitario per poter pervenire, in un secondo momento, alla definizione dei propri Piani urbanistici comprensoriali per Comunità, così come vuole la legge - come abbiamo precisato - rendendolo obbligatorio a questo tipo di intervento.

Pertanto, dichiarandomi per il momento favorevole a questo tipo di ripartizione, anche con tutte le carenze lamentate, peraltro già emerse nei confronti con le singole Comunità - carenze che lamentiamo ancora nella legge che dovrebbe essere rivista per dare una definizione più esatta ai parametri non corrispondenti a un intervento obiettivo e che non rappresentano la situazione delle singole Comunità, dobbiamo avere il coraggio di impartire in un modo certo queste direttive alle stesse, affinché si pervenga alla migliore utilizzazione dei fondi secondo gli intenti della legge, tenendo presente soprattutto - e questo è fondamentale - che la Comunità non è un organo di decentramento amministrativo, ma è il minimo organo di unità di programmazione territoriale. Noi consideriamo che sul piano concettuale questi due fenomeni possano stravolgere, in un modo o nell'altro, il nostro intervento a favore delle Comunità, perché se le consideriamo organo di decentramento amministrativo ci limitiamo a dare dei fondi che si gestiscono e si ripartiscono tra di loro. Abbiamo già la situazione storica dell'intervento del Bacino Imbrifero che è limitato a una singola ripartizione per Comuni, ma non ha mai inciso, pur avendo nello Statuto un qualcosa di diverso sul divenire dei singoli Comuni associati. Questa è un'occasione importante, un'occasione preziosa sul piano dello sviluppo socio-economico della nostra Regione; non lasciamolo perdere, ma utilizziamolo nel modo previsto dalla legge.

Si dà atto che dalle ore 10,49 alle ore 11,52 assume la Presidenza il Vice Presidente Giorgio Jorrioz.

Manganoni (P.C.I.) - Al pericolo segnalato da Lustrissy voglio aggiungere questo: noi parliamo di decentramento da tempo, però cosa intendiamo per decentramento? Noi corriamo il rischio - e di questo rischio se ne è parlato in Consiglio a suo tempo - di prendere delle somme che prima amministrava la Regione per darle alle Comunità. Queste sono somme nuove assegnate da Roma, sono perfettamente d'accordo, ma la sostanza non cambia, perché vengono da Roma, però sono sempre fondi destinati a servizi e opere della Regione. Noi li destiniamo alle Comunità e se le Comunità - come c'è da prevedere, e qui condivido la preoccupazione di Lustrissy - provvederanno a suddividere tra i vari Comuni dicendo: "a te dieci, a te otto, a te cinque", cosa succede? Succede che tale decentramento di fatto significherà solamente la creazione di un'altra bardatura burocratica che provvederà a distribuire questi fondi, ma con quali criteri? In questo caso dico che è inutile che sprechiamo soldi per delle bardature burocratiche, continuiamo a suddividere come abbiamo fatto fino adesso; "decentramento" non vuol dire suddividere i soldi fra i Comuni come abbiamo fatto fino adesso, ma costruire opere che interessano tutta la comunità.

Io penso che noi qui corriamo il rischio che le Comunità continueranno a fare come abbiamo fatto fino adesso ed allora su questo dobbiamo aprire gli occhi. È vero, c'è uno Statuto sulle Comunità, e allora bisogna rispettarlo!

La questione dei parametri è molto importante. Le Comunità hanno approvato questo criterio di suddivisione; ora io non so se sarà giusto o no, ma se le Comunità l'hanno approvato è perché sono le dirette interessate; se loro stesse l'hanno approvato penso che per adesso possono andare.

Volevo poi attirare l'attenzione del Consiglio su un altro problema, l'adozione del Piano urbanistico comprensoriale: qual è il pericolo che io vedo in questo? Noi per adesso abbiamo elaborato dei Piani regolatori comunali nei quali un Comune ignora quello che fa il Comune confinante. Mi è stato segnalato - non so se corrisponda al vero - che fra Arnaz e Verrès la zona di Arnaz che confina con Verrès è zona industriale, mentre quella a fianco è zona residenziale. Queste sono le assurdità che non reggono e questo ci dimostra che ogni Comune andava per conto suo. Cosa ne è venuto fuori dalle discussioni che abbiamo avuto con la Commissione urbanistica? Che se riusciremo finalmente a varare questo Piano regolatore regionale urbanistico - sarebbe tempo! - dovremo rivedere i Piani comunali, perché sennò dovremo prendere i Piani comunali come tanti cubetti e creare un mosaico dicendo qual è il Piano regionale. Però, per elaborare un piano regionale e adattarvi i Piani comunali con tutte quelle assurdità che si presentano, dovremmo rivedere molti Piani comunali, e quindi spese e parcelle per le finanze dei nostri Comuni! Sappiamo come navigano. Se qui noi creiamo altri Piani urbanistici delle Comunità allora avremo due mosaici, quelli dei Piani regolatori comunali e quelli delle Comunità, e quando vareremo quello regionale dovremo mettere assieme tutto questo po' po' di confusione, naturalmente rivedendone le parti ed eventualmente rifarle. Questa è la mia preoccupazione! D'altronde in Consiglio se ne è discusso di questo: bisogna elaborare il Piano regionale urbanistico. In base a questo Piano regionale urbanistico dovranno svilupparsi altri piani comprensoriali, ma questi non possono svilupparsi quando una Comunità può ignorare quello che fa un'altra Comunità confinante, perché creeremmo gli stessi problemi creati coi Piani regolatori comunali.

Secondo me è urgente elaborare un Piano regionale urbanistico sentendo già in corso di elaborazione i rappresentanti delle Comunità per evitare, anche noi Regione, un comportamento stagno: che facciamo il Piano regionale ignorando magari le necessità delle Comunità, perché allora ci troveremmo di nuovo di fronte il problema che abbiamo già oggi con i Piani comunali. Ecco, sull'adozione dei termini urbanistico-comprensoriali io direi allora: andiamoci adagio. Prima elaboriamo in accordo con le Comunità il Piano regionale urbanistico, perché sennò proseguiamo esattamente a rovescio e poi dopo dovremmo ricominciare e rifare tutto; sarebbero perdite di tempo e spreco di denaro, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

Andrione (U.V.) - Senza voler negare il valore degli argomenti che sono stati portati, mi sembra di dovere ripetere e sottolineare il fatto che qui si dà attuazione ad una legge regionale che, per la ricerca di strumenti più perfezionati di analisi, non si poteva continuare a non applicare. Non vorrei riaprire la discussione avvenuta in questo Consiglio a proposito della ripartizione delle Comunità Montane e delle loro funzioni. Per adesso mi sembra una discussione chiusa con l'adozione di quella legge e, di conseguenza, non possiamo "accademicamente" dire quali sono le nostre preferenze in materia di Comunità Montane, perché è evidente che all'interno stesso di una comunità di montagna, così come esiste adesso in Valle d'Aosta, vi sono notevolissimi squilibri: Perloz non è Gressoney La Trinité e Courmayeur non è la collina di La Salle. Di conseguenza, quando si parla di pianificazione, di poli di sviluppo e di riequilibrio, è evidente che in primo luogo bisogna assumere le nostre responsabilità, quelle regionali; non credo sia da oggi che diciamo che la pianificazione territoriale è compito della Regione.

In questa materia, Manganoni, non bisogna mettere il carro davanti ai buoi. Questa Giunta ha già depositato in Consiglio un progetto di legge urbanistica che in parte è di salvaguardia e in parte è di pianificazione territoriale, per cui in quella sede correttamente discuteremo delle incombenze che toccano al Consiglio regionale e alla Giunta.

È vero che ci sono dei rischi, sono stati sottolineati sia da Lustrissy che da Manganoni, però questi non possiamo soltanto prevederli, dobbiamo anche affrontarli. Vista l'esiguità delle somme che distribuiamo in base alla situazione di quegli anni, perché sono somme stanziate per quegli anni, non possiamo neanche parlare di possibilità di grossa programmazione e di pianificazione che effettivamente incidano sulla realtà, perché la Comunità che fa "la parte del leone", per usare l'espressione di Lustrissy, arriva a 320 milioni e non mi sembra che al giorno d'oggi con 320 milioni si possa parlare di effettiva pianificazione.

Per quanto riguarda le questioni burocratiche, dalla difficoltà di avere gli uffici indirizzati a quei fini previsti dalla legge bisogna comunque che ne usciamo fuori, che si inizi, perché sennò questa rischia di essere pura accademia, una presa di posizione intellettuale che poi non trova riscontro nella realtà. Ora noi dobbiamo sapere che cosa sentono le Comunità esistenti e quello che pensano. Una certa verifica è stata fatta proprio interrogando le Comunità Montane e, vedendo che erano nettamente favorevoli a questa ripartizione, ammesso che usino ancora strumenti primitivi... ma quando si deve iniziare una cosa non si può e non è certo politicamente valido il sistema di pretendere che Minerva esca armato dalla testa di Giove, perché in quei casi si prendono poi sempre terribili cantonate!

Per quanto riguarda certe obiezioni di Lustrissy, mi sembra sia previsto che le Comunità Montane si dotino con la massima urgenza di bilancio di previsione approvato dal Direttivo e dal Consiglio e che presentino un Programma delle opere e degli interventi, come previsto dall'articolo 19 della legge nazionale. Secondo noi questo è un punto fondamentale, perché in base al Programma delle opere e degli interventi presentati dalle differenti Comunità potremmo iniziare a fare una verifica seria sul territorio e vedere fino a che punto quei rischi denunciati sia da Lustrissy che da Manganoni siano reali, come il rischio del secchio di bitume di fronte a tutte le porte, cosa che del resto la Regione ha regolarmente fatto per molti anni, e quali sono invece i tentativi e gli indirizzi che vengono espressi da altre Comunità. Se non facciamo questo tipo di intervento non sapremo mai che cosa effettivamente rappresentano le Comunità di montagna anche sotto lo spirito delle popolazioni interessate. Rischiamo di voler imporre dall'alto un modello di sviluppo non accettato ed è per questo che abbiamo scelto una strada plasmatica, empirica come tutte le strade di questo genere, non esente da rischi, che però il Consiglio dovrà affrontare responsabilmente nella concreta realtà delle cose.

Per quanto riguarda gli altri punti sollevati, noi non possiamo certamente ignorare che la legge nazionale imponeva ai Comuni di dotarsi di Piano regolatore entro il 31 dicembre del 1968, slittato poi a febbraio-marzo del 1969, non ricordo bene la data. In questo momento in Valle d'Aosta vi sono tre Comuni dotati di Piano regolatore, di cui due hanno in corso una variante. Il fatto che il Comune sia la minima unità di pianificazione territoriale è previsto da legge nazionale; qui nessuno ha mai chiesto e neppure nessuno ha mai chiesto venisse abrogato o venisse mutato, d'altra parte è evidente che la pianificazione territoriale deve essere compito della Regione, non lo diciamo da oggi, ma lo ripetiamo ancora una volta. Quando si discuterà prossimamente del progetto di legge urbanistica presentato da questa Giunta si vedrà che perlomeno per una volta si parla di "pianificazione territoriale".

Caveri (U.V.) - Penso si possa considerare chiusa la discussione... no, ci sarà invece un altro intervento fiume del Consigliere Lustrissy che parlerà del Piano territoriale, del decentramento amministrativo... ad ogni modo ha la parola.

Lustrissy (D.P.) - Deciderò cosa dire, almeno questa è una mia facoltà!

Caveri (U.V.) - Io però mi permetto di dire una cosa: tutto quanto è stato detto con gli interventi precedenti conferma punto per punto ciò che era stato denunciato in precedenti sedute; l'esperienza a venire dimostrerà che quello che era stato considerato come eresia non è che la realtà delle cose. Non mi dilungo maggiormente.

Lustrissy (D.P.) - Presidente Caveri, se il nostro tipo di intervento è quello che si intravvede in base a questa deliberazione potrebbe anche avere ragione, però dobbiamo - ed è compito nostro - mettere in atto tutti quei meccanismi che impediscano a questo tipo di intervento di degenerare, perlomeno nel modo tradizionale.

Ora, per arrivare ad una proposta concreta, io rinnoverei ancora il mio invito alla Giunta affinché elabori una serie di indirizzi di intervento sul piano politico da dare alle Comunità per l'utilizzazione di questa somma, perché non nascondiamoci che questa è la realtà, lo stabilisce la legge n. 1102 che i fondi attribuiti alle Comunità sono per lo studio e la redazione dei Piani di sviluppo. Ora, se non vogliamo disattendere la legge - e questo concetto è ribadito anche nella legge regionale nella quale, ad un certo punto, non mi ricordo più l'articolo, si dice che i fondi verranno erogati alle Comunità in base a programmi stralcio annuali - sarà opportuno che, in base a queste direttive di massima impartite dalla Giunta successivamente, questi Piani stabiliti dalle Comunità con anche di opere di investimento vengano riesaminate dal Consiglio.

Pertanto io chiederei che il testo deliberativo proposto al Consiglio venga modificato e in luogo della "Giunta" si proponga il "Consiglio regionale", affinché abbia la possibilità di seguire sul piano degli interventi perlomeno l'utilizzazione della prima somma, questa realtà. Al penultimo rigo del deliberato, laddove si dice: "mandando alla Giunta regionale la esecuzione del presente deliberato:". Questo è per la ripartizione, ma dato che qua è precisato che all'erogazione si farà luogo in seguito all'approvazione dei bilanci di previsione (che per legge è demandato alla Giunta), questo potrebbe essere demandato alla Giunta, ma il Programma delle opere e degli investimenti dovrebbe essere riportato in Consiglio. No, scusa Andrione, se ho ben capito è questo che voi proponete: l'erogazione alle Comunità di queste somme, però il tutto è subordinato a determinati atti adottati dalle Comunità... ecco, per legge gli Statuti comunitari sono stati elaborati e la Giunta li deve approvare, i bilanci di previsione dovranno essere fatti, le Comunità li dovranno adottare e la Giunta, in sede di tutela, esprimerà il proprio parere. Per quanto riguarda invece il Programma delle opere di intervento, per questi fondi stanziati e ripartiti dal Consiglio regionale, chiediamo, prima di procedere all'erogazione, che i Piani di investimento delle opere per ogni singola Comunità vengano riportati in Consiglio, di modo che il Consiglio abbia perlomeno la sensazione, sul piano politico, di qual è il comportamento delle Comunità nei confronti di questi interventi.

Andrione (U.V.) - Possiamo mettere "sentito il Consiglio regionale", perché non mi sembra che sia possibile fare votare il Consiglio in senso inverso a quanto ha deciso l'assemblea di una Comunità di montagna. Allora mettiamo "sentito il Consiglio regionale", non c'è nessuna difficoltà in materia, però limitato al Programma delle opere e degli interventi.

Caveri (U.V.) - Dopo le parole "del programma delle opere e degli interventi"?

Andrione (U.V.) - Dopo le parole: "e - per quanto riguarda le spese di investimento - del programma delle opere e degli interventi" aggiungere "sentito il Consiglio regionale, oltre che al conferimento del servizio".

Caveri (U.V.) - Le parole "sentito il Consiglio regionale" dovrebbero essere messe tra parentesi, perché altrimenti non è chiaro ed è messo male.

Dujany (D.P.) - Penso che il senso dell'intervento del Consigliere Lustrissy sia stato fatto a seguito dell'osservazione del Presidente della Giunta. In questa materia incominciamo a muoverci in un modo pragmatico e a recepire le proposte provenienti dalle varie Comunità Montane per l'utilizzazione dei fondi che oggi dovrebbero essere destinati o messi a loro disposizione.

Per evitare che sul piano pratico le Comunità Montane rischino di prendere una serie di iniziative che saranno fatalmente settoriali, che rischieranno di sovrapporsi ad altre iniziative di carattere regionale sia attraverso il Programma dei lavori pubblici, sia attraverso altri programmi, attraverso l'Assessorato dell'Agricoltura e attraverso altre iniziative regionali o comunali, credo sia opportuno un momento di coordinamento, di indicazione e di programmazione redatto naturalmente da un Consiglio regionale. In questo momento abbiamo una massa di interventi a favore dei Comuni e, se si dà esecuzione a questo decentramento finanziario, se si dotano la Comunità di una certa quantità di denaro, non illudiamoci che questo primo passo ci permetta di tornare indietro! Questa è una prima dotazione di denaro e non si tornerà indietro, caso mai si andrà avanti, perché le pressioni saranno tali che si dovranno sempre aumentare i servizi. Bisogna evitare che questa sia una semplice erogazione di denaro per creare una serie di iniziative contradditorie, o in contrasto tra di loro o in contrasto fra iniziative regionali e iniziative delle Comunità o iniziative anche comunali. Mi pare valida 1'opportunità che questa parte, almeno in questa fase così pragmatica, sia riportata in Consiglio.

Che cosa vuol dire "sentito il Consiglio regionale"? Sul piano formale non riesco a capire cosa vuol dire. Mi pare di poter capire che questo denaro è destinato alla Comunità Montana, però le verrà erogato solo dopo che queste opere saranno approvate o dalla Giunta nel testo originale o dal Consiglio, altrimenti la Giunta e il Consiglio non fanno altro che recepire le iniziative delle Comunità Montane e approvarle solo formalmente, senza dare nessun indirizzo e nessun coordinamento. Allora vi chiedo: che cosa ci sta a fare l'organo regionale, sia esso Giunta o sia esso Consiglio? Ecco, vorrei capire un po' bene cosa vuol dire "sentito il Consiglio regionale", quale compito, in quale posizione vengono a porsi il Consiglio o la Giunta regionale nei riguardi delle Comunità Montane circa le proposte di investimento o di utilizzazione da parte di costoro.

Caveri (U.V.) - Prima di dare la parola al Presidente della Giunta, mi permetto di dire che in questi ultimi interventi salta fuori un contrasto, un conflitto tra il principio dell'autonomia, del decentramento e dall'altra parte del controllo. Quando si dice che su queste cose non basta il controllo della Giunta regionale ma ci vuole anche l'intervento del Consiglio regionale, sia pure attraverso "un sentito", evidentemente tra le quinte c'è una battaglia tra il principio dell'autonomia e del decentramento tanto confermato e il principio invece della tutela e del controllo. Mi pare che non si possa fare a meno di fare un rilievo del genere. La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Noi concordiamo sul fatto che ci debba essere un momento di confronto e di coordinamento, ma di coordinamento di discussione del Consiglio con delle osservazioni. Non possiamo accettare il principio che il Programma viene approvato soltanto se piace al Consiglio o alla Giunta, perché allora tanto vale farlo direttamente come Consiglio o come Giunta, e allora la famosa "autonomia" delle Comunità Montane va a pallino! È evidente che noi faremo la discussione e delle osservazioni, ma questo non è un atto complesso come un Piano regolatore in cui c'è una volontà propria dell'Ente Regione, questo è un atto dovuto delle Comunità di montagna, che evidentemente riceveranno le osservazioni del Consiglio, si faranno presenti i differenti i livelli di coordinamento, si dirà che certe opere sono state mal programmate o che le svuotiamo totalmente di significato; oppure dobbiamo ammettere che facciamo cose non perfettamente conformi alle volontà del Consiglio, anche per il fatto che il Consiglio probabilmente si esprimerà quasi sempre a maggioranza e noi non vorremmo modificare troppo le minoranze.

Ciò detto, il fatto di sentire il Consiglio dà una ragionevole garanzia di poter discutere in quest'aula non solo degli interventi regionali, ma anche di quelli delle Comunità, i quali, evidentemente in certi casi specifici, specialmente per i Comuni più importanti, dovranno essere corredati dagli atti di investimento dei Comuni. Penso specialmente al Comune di Aosta e al Comune di Saint Vincent, in cui la coordinazione sarà per forza fatta anche a livello comunale.

Caveri (U.V.) - Io mi permetto di dire che in sede di controllo, di esame e di parere del Consiglio regionale, sarà poi molto interessante consultare quali saranno le opere di interesse comunale e quali invece potranno interessare tutta una Comunità Montana.

Sulla proposta di modifica di questa delibera, laddove si dice: "sentito il Consiglio regionale", per evitare un'eccessiva complessità di questo dispositivo, si proporrebbe di aggiungere invece quest'altra dizione: "sul programma delle opere e degli interventi dovrà essere sentito il Consiglio regionale". Si tratta di staccare il concetto di questo esame da parte del Consiglio regionale, di non metterlo come un inciso, ma di aggiungerlo come un comma autonomo, dopo il dispositivo e prima della tabella; quindi sul programma delle opere e degli interventi delle Comunità Montane dovrà essere sentito il Consiglio regionale. Dopo la tabella va bene? Cosa dicono i Consiglieri? Non c'è niente in contrario, perché è una dizione più chiara e più semplice, più snella.

Allora mettiamo in votazione questa delibera con la modifica a quel comma. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.

Esito della votazione:

Presenti, votanti e favorevoli: 28

La delibera è approvata all'unanimità.

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Il Consiglio

delibera

di approvare la seguente ripartizione tra le Comunità Montane dei fondi ad esse destinati dallo Stato e dalla Regione fino a tutto l'esercizio 1974, nell'intesa che alla erogazione si farà luogo in seguito alla approvazione dei rispettivi statuti, dei bilanci di previsione e - per quanto riguarda le spese di investimento - del programma delle opere e degli interventi, oltre che al conferimento del servizio di tesoreria, come precisato in narrativa; mandando alla Giunta regionale la esecuzione del presente deliberato:

Comunità Montana N.ro

Spese investimenti Lire

Spese correnti

Lire

1

136.850.000

14.285.800

2

260.820.000

14.285.700

3

193.200.000

14.285.700

4

202.860.000

14.285.700

5

241.500.000

14.285.700

6

310.730.000

14.285.700

7

264.040.000

14.285.700

TOTALI

1.610.000.000

100.000.000

Sul programma delle opere e degli interventi delle Comunità Montane dovrà essere sentito il Consiglio regionale.

Le spese di che trattasi saranno imputate ai seguenti residui passivi:

Residuo Passivo n. 343:

Contributi per la istituzione e la gestione delle Comunità Montane previste dalla legge 3.12.1971, n. 1102 (legge regionale 5.4.1973, n. 13)

£. 100.000.000

Residuo Passivo n. 380:

Contributi per interventi, iniziative e opere di interesse della Comunità Montana di cui alla legge 3.12.1971, n. 1102 (legge reg. 5.4.1973, n. 13)

£. 200.000.000

Residuo Passivo n. 439:

Spese sui fondi assegnati dallo Stato per la redazione ed attuazione del Piano di sviluppo delle Comunità Montane (art. 15 n. 1 della legge 3.12.1971, n. 1102)

£. 1.410.000.000

Caveri (U.V.) - Passiamo al punto 10 dell'ordine del giorno, che è il primo di una serie di disegni di legge regionali per il personale.