Oggetto del Consiglio n. 922 del 12 dicembre 1989 - Resoconto
OGGETTO N. 922/IX - LEGGI DI BILANCIO 1990 - PROSECUZIONE DELLA DISCUSSIONE GENERALE.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Mi chiedo quale senso abbia la discussione sul bilancio regionale, visto che l'Assessore Voyat ha affermato nel corso della conferenza stampa che ormai questo bilancio non può essere modificato ed ha ribadito questo concetto, che sottolinea il ruolo attribuito dalla Giunta al Consiglio regionale, anche in Commissione. Sempre l'Assessore Voyat ha detto che la discussione non può neanche modificare l'errore materiale contenuto a pagina 137, dove per sbaglio sono stati stanziati 1.050 milioni in più per le attività sportive scolastiche.
E allora, di cosa discutiamo? Perché discutiamo? Non certo per apportare correzioni o modifiche al bilancio, ma forse per avere modo, in questa Assemblea in cui le discussioni politiche sono poche, di confrontarci almeno qualche volta sulle idee e sui programmi. Questo è il senso che noi intendiamo dare al dibattito.
Cominciamo perciò da un giudizio sul bilancio, per passare poi ad un esame più propriamente politico.
Quando ho sentito che la Giunta aveva presentato il bilancio alla stampa, prima che lo stesso giungesse nelle mani dei Consiglieri, mi sono trovato un po' a disagio nell'ipotesi che qualcuno mi chiedesse una opinione su novità e progetti a me sconosciuti. Devo dire che, una volta avuto tra le mani il documento contabile, il mio disagio si è rapidamente mutato in delusione.
Il bilancio del 1990 infatti, con gli aggiustamenti del caso (prevalentemente in peggio), è analogo a quello che già abbiamo discusso nel 1989. Le uniche due novità contenute a pagina 14 dell'allegato 8, cioè i 2 miliardi per l'abbattimento delle barriere architettoniche ed i 4 miliardi per il piano energetico regionale, hanno tutta l'aria di essere state introdotte a bilancio già stampato, togliendo qualcosa dal fondo di dotazione della Finaosta, come risulta plausibile se si nota che queste due voci sono scritte in corpo più piccolo, come le prime due cifre dello stanziamento per la Finaosta.
Il bilancio del 1990 è perciò una tipica spesa da bazar, in cui si trova un po' di tutto, dall'ago dei corsi per sarte ai computer dei servizi informatici, ma che presenta sempre le stesse merci degli anni precedenti, con qualche lievitazione di prezzo dovuta all'inflazione.
I prodotti che la Giunta regionale offre ai suoi consumatori elettori sono quelli di sempre, graditi ad una clientela dai gusti un po' conservatori, che forse non apprezzerebbe le novità o l'eliminazione dal catalogo di alcune merci e l'introduzione di qualche prodotto un po' più caro, ma di qualità. I nostri buoni venditori della Giunta hanno fatto di tutto, con conferenze e relazioni, per magnificare la bontà delle loro merci e per dimostrare che i prezzi sono convenienti e che quasi quasi ci rimettono, ma la qualità dei prodotti è quella che è, ed anche i conti non sempre tornano.
Cominciamo dai conti. La Giunta ha sottolineato con enfasi i tagli apportati dallo Stato. E' vero che i tagli ci sono (67 miliardi circa) e che essi rappresentano un indirizzo del Governo da contrastare sul piano politico, soprattutto perché questi tagli sono rivolti alle sole regioni a statuto speciale; non è però giusto piangere troppo sui danni provocati dai tagli dello Stato, perché, se le entrate complessive disponibili, escluse le contabilità speciali, rimangono allo stesso livello dell'anno scorso (calano solo di qualcosa: da 1.164 miliardi a 1.160), le entrate provenienti direttamente o indirettamente dallo Stato, cioè quelle dei titoli I e II (tributi e trasferimenti), aumentano del 5,4%, passando da 907 miliardi a 956.
Il totale di 1.160 miliardi, che risulta inferiore a quello dell'anno precedente, è stato ottenuto semplicemente diminuendo la previsione del mutuo, che l'anno scorso era di 166 miliardi, mentre quest'anno è stata portata a 150 miliardi, anche se questo mutuo, come quello dell'anno scorso e quello degli anni precedenti, è semplicemente un trucco contabile.
Questa forzata diminuzione è stata ottenuta anche con la ricorrente sottovalutazione dell'avanzo di amministrazione, che dai 78 miliardi dell'anno precedente è stato portato a 41 miliardi.
In particolare, i trasferimenti dello Stato, quelli cioè su cui è avvenuto il taglio di 67 miliardi e nonostante questo taglio, diminuiscono solo di 27 miliardi, passando da 167 a 140.
Ora, noi affermiamo che è giusto protestare nei confronti dello Stato sul piano dei principi e delle competenze della Regione, ma non bisogna recitare la parte di chi viene ridotto in miseria, perché altrimenti nessuno, guardando le cifre del bilancio, ci potrebbe dare credito.
Il Presidente della Giunta regionale, nella sua relazione introduttiva, ha affermato che il bilancio vuole assicurare uno sviluppo che poggi su tre cardini: solidarietà, partecipazione e preparazione. Si tratta di indirizzi certamente positivi e condivisibili. Peccato che non vi sia corrispondenza tra quanto viene enunciato e gli effettivi stanziamenti di bilancio.
Cominciamo dallo sviluppo economico. Come potrà essere potenziato lo sviluppo economico, se gli stanziamenti nel settore 2 per lo sviluppo economico scendono da 374 miliardi a 319, con una caduta dell'8%. In particolare, in un settore importante come quello artigianale, gli stanziamenti della legge n. 41, che è molto usata, scendono da 3 a 2 miliardi ed hanno già sollevato le giuste proteste della categoria.
Per la costruzione di stabilimenti industriali si stanziano 30 miliardi, ben sapendo che, tra le infrastrutture dell'area di Pont-Saint-Martin, la costruzione della Conner, la ristrutturazione della Coinca, l'avvio della costruzione delle Sorgenti Monte Bianco, ne servirebbero almeno il doppio: non 30, ma 60.
Il Presidente della Giunta Rollandin e l'Assessore Voyat hanno sottolineato l'impegno del bilancio per l'ambiente, anche se il Presidente ha parlato di 36 miliardi, mentre l'Assessore, forse per vendere ancora meglio il prodotto, ha detto che ce ne sono 95.
La relazione tecnica comparativa delle cifre di quest'anno con quelle dell'anno passato dice invece che per il settore 1 (assetto del territorio e tutela dell'ambiente) c'è un calo del 4,7%: si passa da 139 miliardi a 132.
Il Presidente della Giunta ha molto insistito sulla preparazione e questo è sicuramente uno dei problemi più importanti. Dobbiamo dire però che, volutamente o meno, forse confonde i progetti che lui solo conosce con quelli che invece sono scritti e che noi possiamo vedere nel bilancio. Il settore 4 (scuola e cultura) cala infatti del 2,4%, passando dai 156 miliardi ai 152. Il settore 5 (formazione professionale) scende del 20%, passando dai 32 miliardi ai 25.
Due settori in cui la spesa cresce sono quelli del funzionamento istituzionale e della sanità, due settori cioè in cui è pesante l'incidenza della spesa corrente.
A proposito della spesa corrente, che all'attuale ritmo di crescita rischia di ridurre rapidamente la possibilità di investimenti negli anni futuri, l'aumento del 6,7% rispetto allo scorso anno, che è molto grande, a me sembra anche visibilmente sottostimato, perché alcuni stanziamenti correnti non sono credibili.
Calano infatti da 5,5 miliardi a 5 le previsioni per i tributi e noi non crediamo che la Regione possa inventarsi qualche trucco per eludere le tasse. Le trasferte del personale scendono da 1.250.000.000 ad 1.190.000.000. Anche in questo caso non pensiamo che potranno diminuire le trasferte.
Gli stanziamenti per il personale del Casinò calano da 1.760.000.000 ad 1.614.000.000. Non penso che si diminuirà lo stipendio dei controllori. Per la manutenzione e la gestione ordinaria degli automezzi dei forestali si passa da 320 a 150 milioni. Chiediamo all'Assessore se pensa che la benzina dimezzerà il suo prezzo in questi anni.
Mentre la spesa corrente aumenta e certamente aumenterà più di quanto appaia dal bilancio, non si trova traccia o ve ne sono molto ridotte di altri indirizzi segnalati come importanti nella relazione del Presidente della Giunta.
Egli ha parlato della casa come di un problema di solidarietà verso le fasce meno abbienti. Abbiamo già detto che 20 miliardi per i mutui della prima casa non bastano neppure per coprire la metà delle domande che già sono state presentate nel primo semestre del 1989.
Energia: ci sono 4 miliardi per il piano energetico regionale, però non c'è alcuno stanziamento per la metanizzazione. Ora, siccome pensiamo che senza un intervento regionale la metanizzazione incontrerà delle difficoltà, noi vorremmo sapere come sarà affrontato questo problema.
Ospedale: nel bilancio non c'è alcuno stanziamento. Ci sono 3 miliardi per lavori ordinari (centrale termica, abbattimento dei fumi...), ma nel bilancio non si vede alcuna ristrutturazione ospedaliera, né nell'allegato 8, né nella parte corrente.
Cooperazione: abbiamo già detto ieri che gli stanziamenti sono insufficienti.
Attività dei giovani: ci sono soltanto 100 milioni per la promozione di attività culturali e scambi con i Paesi dell'area europea.
Cooperazione con i Paesi in via di sviluppo: 10 milioni sembrano veramente pochini.
Banca: abbiamo appreso dalla relazione che i 17,5 miliardi che dovevano servire per il capitale della banca regionale sono andati in perenzione, cioè sono stati cancellati. Forse questa è la ragione per cui nei fondi di riserva del bilancio del 1990 ci sono ben 30 miliardi per residui perenti. Dobbiamo dire all'Assessore Voyat, che ieri ha voluto difendere la trasparenza del bilancio, che non è comunque indice di trasparenza avere nei fondi di riserva, che sono totalmente attribuiti alla competenza della Giunta, ben 51 miliardi: ci sono quei 30 miliardi per i residui perenti per gli investimenti, 4 miliardi di residui perenti correnti, 10 miliardi per spese obbligatorie e 7 miliardi di riserva per spese impreviste. A mio giudizio, sarebbe stato più opportuno inserire queste due ultime voci direttamente nei capitoli. piuttosto che lasciarle in questi fondi di riserva. La trasparenza di cui parla l'Assessore è in questo caso, perciò, un po' opaca.
Mi pare di avere argomentato con delle cifre, e non con delle critiche generiche, quanto il bazar bilancio venda merci di vecchia fattura, che mal corrispondono alla pubblicità che ne fa la Giunta regionale. Noi avremmo preferito un bazar meno ricco di merci, ma con pezzi unici di maggiore qualità. Avremmo preferito trovare, ad esempio:
- 50 miliardi per il risanamento del centro storico di Aosta, perché senza interventi massicci questo risanamento non decollerà mai;
- 200 miliardi per la Aosta-Martigny, perché crediamo che senza un diretto intervento finanziario della Regione, come è stato fatto per l'autostrada, tale traforo non potrà avere effettive possibilità di concorrenza con le altre proposte;
- i fondi per un nuovo ospedale;
- una cifra consistente per un centro universitario.....
Perché la Giunta regionale ci ha presentato questo bilancio, che ripercorre stancamente i binari tracciati all'inizio degli anni '80? Perché non si è passati ad una impostazione diversa e nuova, in sintonia con un mondo che cambia a ritmi vertiginosi? Non è con le vecchie impostazioni e con il vecchio modo di pensare, per dirla alla Gorbaciov, che si potrà affrontare il prossimo decennio, quello della Comunità europea, che si unifica e si estende verso i Paesi dell'Est, di cui accettiamo la citazione anche nella relazione del Presidente.
Oggi, in Valle d'Aosta come altrove, siamo ad un bivio: grazie all'autonomia e soprattutto al riparto fiscale, si sono qui raggiunti elevati livelli di benessere, c'è una certa diffusione dei servizi ed una non disprezzabile capacità d'intervento della pubblica amministrazione.
Il bilancio regionale, pur disperdendo le risorse a pioggia, riesce comunque a contribuire per circa un terzo alla realizzazione di un elevato prodotto interno lordo della nostra Regione, che così risulta collocata ai primi posti delle graduatorie dello sviluppo della CEE. Eppure in questi anni si stanno presentando in modo sempre più evidente segnali di malessere: stagna la partecipazione; stagna il dibattito politico; è molto modesta la presenza del dibattito culturale; crescono i problemi di disagio tra i giovani; rimare tasso, e addirittura pericoloso per il futuro della comunità, il tasso di iscrizione dei giovani all'università; è sempre insufficiente la volontà imprenditoriale; si allarga il numero di coloro che si preoccupano soltanto di fare quattrini con la minore fatica possibile, senza preoccuparsi troppo di calpestare i diritti altrui.
Che tipo di comunità si sta formando sotto i nostri occhi? Qual è il compito che tocca a noi politici e al Consiglio regionale? Quello di garantirci, con una più o meno efficace opera di redistribuzione delle risorse regionali, con un'affannosa rincorsa alla presenza nei mass media, la raccolta dei consensi, oppure quello di favorire la crescita economica, culturale e sociale della comunità in Cui operiamo?
Questo bilancio regionale, a nostro giudizio, sta tutto dentro la logica dell'esistente; mira a distribuire un po' a tutti i vantaggi delle risorse disponibili; manca di forti e definiti indirizzi politici.
Mentre l'Europa cambia rapidamente dopo la caduta del muro di Berlino, mentre gli Stati dell'Est europeo si avviano anch'essi ad entrare nell'area politico-economica della Comunità europea, è ancora utile ragionare con gli schemi di 40 o 50 anni fa? Ha ancora senso pensare all'autonomia come ad un rapporto conflittuale con lo Stato italiano o non è opportuno operare per un inserimento autonomo della Regione in un'Europa più grande di quella dei confini della CEE, in una realtà in cui, man mano, gli stati nazionali tenderanno ad indebolirsi, cedendo competenze ad un livello sovranazionale?
Come è auspicabile che si collochi la Valle d'Aosta in una tale Europa e che cosa bisogna fare per raggiungere l'obiettivo di un inserimento di tipo federale in una realtà così vasta? Come presentarsi forti, credibili e competitivi sui piani economico, culturale e sociale all'Europa di domani?
A noi sembra che questo bilancio non dia indicazioni su questi punti. Ci pare anzi che il mantenimento di vecchi schemi rischi di far trovare la Valle d'Aosta impreparata all'appuntamento europeo.
Tre sono a mio giudizio le domande a cui occorre rispondere.
Prima: per quale modello istituzionale di rapporti con lo Stato e con l'Europa vogliamo lavorare?
Seconda: in che modo si può rendere l'economia regionale capace di funzionare e di produrre valore aggiunto indipendentemente dalle erogazioni del bilancio regionale, cui sarà sempre più difficile garantire certezza di trasferimenti da parte dello Stato o della CEE?
Terza: come invertire un processo di omologazione della comunità valdostana e come favorire un livello di sviluppo culturale che tenga conto del particolarismo valdostano, ma che sia aperto alla dimensione europea?
Per rispondere in modo serio alle domande precedenti occorre, a mio giudizio, cambiare e rinnovare il dibattito politico delle forze di questa Regione e di questo Consiglio.
La tendenza alla concentrazione di poteri e responsabilità nelle mani della Giunta e del suo Presidente, oltre che provocare una corsa alla maggioranza, che impoverisce di fatto il confronto politico, porta il cittadino a ricercare la soluzione del suo problema in un rapporto diretto con gli amministratori, disincentivandone la partecipazione, fiaccandone lo spirito imprenditoriale e creativo.
Dal punto di vista politico, noi Comunisti valdostani stiamo vivendo una fase di cambiamento, nell'ambito di un cambiamento in corso a livello nazionale. Per quel che ci riguarda, noi cercheremo soluzioni nuove, per adeguare le nostre proposte e per adeguare la forma partito del PCI valdostano alle necessità generali della nostra comunità, che ha bisogno di ricominciare a discutere di politica, di dividersi sui progetti e sulle idee e non sulle convenienze contingenti di ciascuno.
Vorremmo che, a cominciare dalla discussione su questo bilancio, il dibattito politico si indirizzasse sempre più sui problemi di fondo della nostra comunità, cui non può bastare una più o meno oculata amministrazione, ma che ha sempre più bisogno di partecipare attivamente alla costruzione del proprio futuro. Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Indipendente):Quest'anno il panorama politico mondiale è stato segnato dai clamorosi avvenimenti in atto nei Paesi dell'Est e dai grandi entusiasmi che questi hanno sollevato in Europa e nel mondo intero. Lo storico incontro tra Gorbaciov ed il Papa sancisce in modo inequivocabile una svolta storica, la cui portata non siamo ancora in grado di valutare in tutte le sue proporzioni e conseguenze. Di certo l'Europa va verso una integrazione sempre più globale, nell'ambito della quale la Valle d'Aosta deve trovare la sua giusta collocazione, dando il suo contributo di lavoro e di energie, e sapendo utilizzare al massimo, con intelligenza, la sua posizione strategica.
Mi pare di poter dire che negli ultimi anni, grazie agli sforzi congiunti del governo regionale, degli operatori locali e delle organizzazioni di categoria sia stato avviato un ampio processo di modernizzazione delle strutture che sorreggono l'intera economia della nostra Regione che ne favorirà certamente un valido inserimento nel Mercato comune europeo. Basti pensare all'ammodernamento dell'intero settore turistico, ancora in fase di incalzante realizzazione, che ha comportato investimenti per centinaia di miliardi a favore degli impianti di risalita, delle strutture alberghiere, degli impianti di risalita, delle strutture alberghiere, degli impianti destinati alla ricreazione e a quelli per l'innevamento artificiale che oggi sono di grande attualità per la mancanza di neve.
Basti pensare ancora alla ritrovata vitalità dell'agricoltura, dovuta soprattutto all'evoluzione tecnologica ed all'importanza, che credo ormai tutti annettano, al settore primario, sotto il profilo dell'equilibrio ecologico e della tutela dell'ambiente, che va ben oltre lo scarso apporto al prodotto interno lordo, che, come sappiamo, non supera il 3%.
Anche l'evoluzione dell'attività industriale è rassicurante, così come quella delle attività commerciali ed artigianali, cui non è mancato il sostegno finanziario della Regione.
Scendendo nel dettaglio del bilancio di previsione del 1990, si rileva, non senza preoccupazioni in vista dell'entrata in vigore del Mercato unico europeo, che il riparto fiscale costituisce il 60% dell'entrata finale e che l'IVA assicura alla Regione oltre l'80% dell'ammontare complessivo dell'imposta stessa.
Prima dell'entrata in vigore del Mercato unico europeo bisognerà quindi prepararsi a concordare con lo Stato le soluzioni che si renderanno necessarie a garantire le entrate indispensabili allo sviluppo economico e sociale della nostra Regione. Non sarà certamente un lavoro facile, specie se teniamo conto che la manovra finanziaria del Governo nazionale ha operato un taglio di quasi 68 miliardi ai trasferimenti statali alla Regione.
Il riparto fiscale, quindi, alla luce di questi fatti perde un po' di consistenza e non può, come ha giustamente sottolineato ieri l'Assessore Voyat, essere considerato eccezionalmente favorevole, come invece viene osservato in sede governativa.
Riguardo alla parte Spesa, c'è da rilevare che nel 1990 le spese correnti salgono al 51%, mentre quelle di investimento scendono a poco più del 48%. Come è già stato ricordato, ciò è riconducibile in massima parte al taglio governativo di quasi 68 miliardi.
Per quanto concerne le spese di investimento, mi pare doveroso porre l'accento sugli interventi concernenti la finanza locale, ammontanti a quasi il 21% del totale degli investimenti, e che credo mostrino l'interesse dell'Amministrazione regionale verso un decentramento di funzioni in favore degli enti locali: comuni e comunità montane.
Il 45% degli investimenti è invece destinato allo sviluppo economico. Questi investimenti consentiranno certamente di poter attuare gli interventi di maggior rilievo, dai quali si potrà misurare la reale incisività della Regione sul territorio regionale.
Desidero ora fare alcune considerazioni che mi paiono pertinenti, innanzitutto sul Parco Nazionale del Gran Paradiso, per ribadire, come è già stato detto ieri da tanti Consiglieri della maggioranza, che ho molto apprezzato il lavoro svolto dalla Commissione paritetica, che nella sostanza rivendica alla Regione le funzioni amministrative inerenti alle materie di sua competenza nel territorio del Parco, pur mantenendo invariata la configurazione unitaria del Parco Nazionale del Gran Paradiso, e per ricordare ancora una volta la necessità di abbandonare la logica deleteria del protezionismo oltranzista e di imboccare quindi la strada del buon senso e della tolleranza, nel rispetto delle prerogative dell'autonomia e delle esigenze della popolazione del Parco .
Il discorso sul Parco richiama naturalmente la nostra attenzione sull'ambiente, che, dobbiamo pur dire, è la vera ricchezza del mondo valdostano. Ritengo che la difesa dell'ambiente non sia una battaglia esclusiva dei Verdi, ma soprattutto una questione che riguarda la vita futura, specie quella dei nostri figli; è una questione che passa trasversalmente attraverso tutti i partiti e movimenti e riguarda personalmente tutti coloro che hanno a cuore la qualità della vita di oggi e di domani.
Sul piano culturale e politico, dopo i clamorosi avvenimenti che hanno interessato i Paesi dell'Est e senza dimenticare la Jugoslava, dove il problema delle autonomie è vissuto in modo drammatico, bisogna dire che dobbiamo ormai imparare a guardare il mondo con occhi diversi ed attenti alle nuove realtà prodotte dalle grandi mutazioni in corso.
E' ragionevole pensare che la struttura sociale e politica risentirà dei contraccolpi provocati dalle grandi mutazioni. Tutti i Paesi occidentali dovranno riconsiderare il loro ruolo ed il loro atteggiamento; le due Germanie d'altronde lo stanno già facendo. Bisogna prendere atto che il Partito comunista italiano è stato il primo ad assumere un'iniziativa con l'ipotizzato cambiamento di un nome che, pur ricco di tradizione, non rappresentava più il nuovo modo di essere e di pensare del Partito.
Io non credo, come si sostiene da alcune parti, ché la volpe perda il pelo ma non il vizio; credo invece che il travaglio interno al Partito comunista nasca dalla coscienza e dalla presa d'atto delle profonde trasformazioni già avvenute al suo interno e che ora per esprimersi hanno bisogno di nuovi simboli, nuove aggregazioni e dinamiche diverse. Il dibattito in corso nel Partito comunista è quindi destinato ad influire sulla realtà italiana e su quella valdostana.
Nella nostra Regione, d'altra parte, il panorama politico, specie negli ultimi tempi, ha registrato delle novità che non possono essere sottovalutate.
Abbiamo assistito alla volontà di Nuova-Sinistra di dare vita ad un Movimento Verde. Consigliere Riccarand, mi auguro solo che questo nuovo Movimento Verde cambi atteggiamento nei confronti dei cacciatori, mi auguro finalmente che termini quel processo di criminalizzazione dei cacciatori, perché è una vergogna. Come tutti sanno, infatti, i cacciatori sono le persone forse più legate all'ambiente ed alla natura. Con il vostro atteggiamento, invece, rischiate di farli diventare antiecologisti, mentre non lo sono affatto.
Abbiamo assistito alla nascita di un movimento di opinione come quello degli "Ethnistes"; è una novità che va considerata.
Alle elezioni regionali abbiamo assistito al clamoroso successo dell'Union Valdôtaine, che ha indubbiamente fatto assurgere questo partito ad asse portante della politica regionale. E' un dato di fatto di cui bisogna tenere conto.
Abbiamo assistito al dinamismo del PSI. Abbiamo assistito al trionfo del Consigliere Aloisi all'interno del suo partito. Il PRI e gli ADP sono in posizione di attesa. Mi pare di poter dire che anche nella DC, dopo l'ultimo congresso, sia emersa una grande volontà di rinnovamento, che mira in sostanza alla ricomposizione dell'area cattolica per trasformare il partito in un nuovo polo di aggregazione politica.
Anche il nuovo sistema elettorale che verrà adottato in Consiglio regionale potrà provocare notevoli cambiamenti. Personalmente ho sempre simpatizzato per il sistema maggioritario. Mi si dice, però, che in Valle d'Aosta questo sistema non è applicabile perché la legge-delega non lo prevede. A detta di tutti, inoltre, questo sistema è considerato antidemocratico, perché penalizzerebbe i piccoli partiti. Non mi soffermerò quindi su questo argomento, ma mi limiterò a rilevare che in una regione piccola come la nostra, dove tutti si conoscono, l'introduzione di un sistema elettorale che privilegi la persona e che consenta alla stessa di esprimere il suo giudizio anche sullo schieramento che dovrà governare, appare una scelta indispensabile e più consona alla realtà valdostana.
D'altra parte, in Valle d'Aosta la politica è legata alla dimensione umana ed è proprio per questo motivo che qui si può realizzare una democrazia vissuta, che esprime realmente il senso della comunità. Io sono profondamente convinto che la democrazia vissuta possa essere realizzata più nelle piccole dimensioni come la Valle d'Aosta, che non nelle grandi
Vorrei concludere dicendo che l'autonomia della nostra Regione è entrata ormai nella coscienza collettiva ed individuale. Ad essa non si può più rinunciare, però la si deve continuamente alimentare con i valori di fondo della nostra comunità, con i valori di fondo della Valle d'Aosta.
Quando penso alla Valle d'Aosta, non posso fare a meno di immaginarla nella sua unità, nella vitalità e personalità della sua gente,: nella varietà dei suoi dialetti e delle sue lingue, nella bellezza delle sue montagne e dei suoi paesaggi; non posso fare a meno di immaginarla nella sua grande città e nei suoi piccoli villaggi e nelle sue valli laterali, dove, oltre i pascoli più alti, sono custodite le radici della libertà. '
Questa è la Valle d'Aosta, questa è la patria valdostana. Su questi sentimenti si è fondata e si fonda la nostra autonomia, a cui noi tutti ci sentiamo legati. A noi quindi il compito di mantenerla e di viverla, fieri della nostra tradizione e della civiltà antica dei nostri padri.
Io ho concluso qui il mio intervento, ma desidero cogliere questa occasione per ribadire il mio sostegno all'attuale maggioranza ed al governo regionale che in questi anni ha ben amministrato e che, secondo me, ha tutte le carte in regola per continuare ad amministrare ancora meglio nei prossimi anni.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Il primo dato che emerge dall'analisi della legge finanziaria 1990/1992 e del bilancio di previsione del 1990 e del triennio 1990/1992 è la sostanziale mancanza di significativi elementi di novità rispetto all'impostazione dell'anno precedente.
Le considerazioni fatte un anno fa e che avevano portato il nostro Gruppo ad esprimere un voto negativo sui due disegni di legge, potrebbero essere rifatte oggi tali e quali, con pochissime variazioni sul tema. Non intendo certamente ripetere tutti i ragionamenti fatti l'anno scorso e le cifre portate a loro sostegno, per cui mi limiterò a riprendere e riassumere soltanto alcuni aspetti essenziali.
Intanto il giudizio di fondo è che questo bilancio permane sostanzialmente privo di una prospettiva strategica, perché non guarda molto lontano ed è accompagnato da un documento di previsione pluriennale, 1990/1992, soltanto formale, senza alcun contenuto sostanziale: si tratta di un documento che sostanzialmente nulla dice sulla qualità dello sviluppo e sulla qualità della vita in Valle d'Aosta e non è sorretto da nessuna programmazione concreta.
Tutti sappiamo che i bilanci di previsione annuale e pluriennale dovrebbero essere sorretti da una concreta e precisazione di programmazione, fondata sul funzionamento di precisi organi regionali, tant'è che esiste anche una legge regionale in tal senso, ma sappiamo che è rimasta lettera morta, come se non esistesse. L'unica programmazione a cui ha fatto riferimento il Presidente della Giunta è quella del documento politico della maggioranza regionale, che però non credo possa essere definito programmazione.
Mancano sostanziali scelte innovative e qualificanti, in grado di utilizzare nel migliore dei modi la quantità delle entrate che rimane cospicua. In questo bilancio di previsione non esiste nessun progetto strategico, nessun progetto che in altre regioni viene definito interassessorile, cioè di coordinamento di sforzi tra diversi assessorati per raggiungere una finalità ben individuata e ben precisata. Si continua sostanzialmente per strade vecchie, conosciute e sperimentate.
Il disegno di legge della Finanziaria concerne una grossa manovra che muove 336 miliardi per il solo 1990, però non credo che tale legge farà molto discutere, perché è totalmente priva di scelte significative e rilevanti, mentre è un esempio di come si possano manovrare centinaia di miliardi per concludere però molto poco.
Una maggiore riflessione, invece, merita il disegno di legge sul bilancio di previsione.
Per quanto riguarda l'entrata c'è sicuramente un elemento di novità, più che altro tecnico, costituito dalla nuova impostazione che disaggrega i capitoli delle entrate dei tributi erariali. E' un fatto sicuramente importante, che d'ora in avanti ci permetterà di leggere con molta più chiarezza il bilancio di previsione e di seguire la dinamica dei vari tributi erariali che sono, attenzione, i tributi fondamentali per il futuro della Valle d'Aosta, perché sono quelli che poggiano su entrate reali e concrete, frutto della ricchezza e del lavoro della nostra comunità. E' importante quindi questa novità di tipo tecnico.
Complessivamente, l'entità dell'entrata passa dai 1.426 miliardi del 1989 ai 1.527 miliardi del 1990, con un incremento globale superiore al 7%, che è nettamente superiore al tasso di inflazione programmato del 4,5%.
L'entrata reale, detratte le contabilità speciali (360 miliardi) ed il previsto mutuo di 150 miliardi, scende naturalmente a 1.011 miliardi, contro i 980 miliardi del 1989. Anche in questo caso abbiamo un incremento del 5% circa, che è leggermente superiore al tasso d'inflazione programmato per il 1990 ed indica che c'è una persistente dinamica positiva nella parte Entrata del bilancio regionale.
L'entità dell'entrata ci conferma anche per il 1990 come la Regione italiana che, in proporzione agli abitanti, ha le entrate di gran lunga più elevate. Non voglio rifare esempi già fatti l'anno scorso, ma cito solo il dato di un'altra regione a statuto speciale, anzi della Provincia autonoma di Trento, che tutti sappiamo essere ricca e con un bilancio molto solido, accresciuto anche in questi ultimi anni, e le cui entrate, insieme a quelle della Provincia di Bolzano, sono mediamente doppie rispetto a quelle delle regioni a statuto ordinario. Ebbene, la Provincia autonoma di Trento, con una popolazione quattro volte superiore a quella della Valle d'Aosta, ha un'entrata prevista nel bilancio di previsione per il 1990 inferiore ai 3.000 miliardi, tutto compreso, con entrate pro capite che sono meno della metà delle entrate del bilancio della Regione Valle d'Aosta: mediamente nella Provincia di Trento c'è un'entrata di 6 milioni per abitante, mentre nella Regione Valle d'Aosta abbiamo mediamente un'entrata di 13 milioni per abitante. Secondo me trattasi di un dato che deve essere tenuto presente.
C'è stata sicuramente una riduzione nei trasferimenti dello Stato e questo è misurabile anche nei dati di previsione. Infatti, se noi facciamo un confronto tra le previsioni del 1989 e quelle del 1990, scopriamo che la riduzione è pari ad 1 miliardo: erano 141 miliardi le previsioni iniziali del 1989 e sono 140 miliardi le previsioni iniziali del 1990, anche se sappiamo che le previsioni sui trasferimenti del lo Stato sono forzatamente sottostimate, perché non si possono inserire in bilancio le entrate che ci saranno, ma che si concretizzeranno e si definiranno solo nel corso dell'anno. Sicuramente comunque andremo ben oltre queste cifre al momento del consuntivo sui trasferimenti dallo Stato.
La riduzione di 1 miliardo sul titolo II (trasferimenti dallo Stato) è però sicuramente ed abbondantemente compensata dagli aumenti cospicui del titolo I (tributi propri), dove c'è un incremento di 83 miliardi. Questo per quanto riguarda l'entità dell'entrata, che ci colloca ancora in una dimensione di notevole favore.
Per quanto riguarda la qualità di questa entrata, sicuramente l'impostazione del bilancio ci permette una lettura più agevole attraverso la disaggregazione dei dati, soprattutto di quelli del titolo I.
Io credo che vada rimarcato il dato positivo dell'incremento dell'IRPEF, valutato 13 miliardi, perché si passa da una previsione di 162 miliardi del 1989 ad una di 175 miliardi per il 1990. Questo è sicuramente un dato positivo, perché l'IRPEF è legata ad una ricchezza realmente esistente fra la popolazione valdostana.
Nel complesso, però, al di là di questo dato positivo, la grande entità dell'entrata continua a poggiare su due pilastri molto fragili, che non sono invece espressione della capacità produttiva e della solidità economica della Regione: l'IVA da importazione, per la quale è prevista un'entrata di 329 miliardi nel 1990 ( +12 miliardi rispetto al 1989) e le entrate del Casinò, previste in 115 miliardi (+10 miliardi rispetto al 1989) .
In particolare c'è da sottolineare, come è già stato detto ieri dall'Assessore alle Finanze, che l'IVA da importazione rappresenta da sola oltre la metà delle entrate tributarie ed oltre un terzo di tutte le entrate reali dell'Amministrazione regionale.
E' evidente allora che noi dobbiamo concludere che tutti gli introiti veramente solidi, legati alla produzione ed al reddito locale, arrivano a poco più di 360 miliardi, ma dobbiamo renderci conto che essi non sarebbero neppure sufficienti a coprire le spese correnti dell'Amministrazione.
Nel complesso, come dicevo prima, detratte le contabilità speciali ed i mutui, abbiamo entrate reali per 1.011 miliardi. Se a queste aggiungiamo i residui attivi, che sono comunque spendibili nel corso del 1990, più la possibilità tecnica di contrarre mutui, che nella relazione è quantificata in 800 miliardi, abbiamo la misura della potenzialità dell'entrata e della spesa della nostra Regione per l'anno prossimo: se c'è la capacità, se ci sono i progetti e se c'è la volontà di utilizzarli, noi abbiamo una possibilità reale di spesa che è comunque superiore ai 1.500 miliardi. E' una situazione che, dal punto di vista della dinamica dell'entrata e delle possibilità di spesa, ci colloca sicuramente in una posizione che ci offre grandi opportunità ed iniziative economiche. Il risvolto negativo però è costituito dal fatto che tutta questa possibilità ci rende piuttosto deresponsabilizzati rispetto alla politica dell'entrata. Questo è un discorso che ho già fatto più volte e non intendo riprenderlo.
Per quanto riguarda il settore della Spesa del bilancio di previsione del 1990, il dato più rilevante è sicuramente la preoccupante conferma dell'irresistibile ascesa delle spese correnti, che rappresentano ormai oltre il 51%, quasi il 52%, della spesa complessiva, escluse evidentemente le contabilità speciali.
Anche qui è opportuno ricordare un poco l'evoluzione della spesa corrente. Nel bilancio di previsione del 1984, che è stato il primo della legislatura precedente (1983/1988), la spesa corrente prevista ammontava a 230 miliardi, mentre nel bilancio di previsione del 1990 è prevista una spesa corrente di 597 miliardi, che, quando andremo a fare il consuntivo, sarà sicuramente superiore ai 600 miliardi. In sei anni la spesa corrente complessiva è quasi triplicata: soltanto per gli stipendi del personale dipendente della Regione e del personale scolastico se ne vanno ben 182 miliardi del bilancio regionale.
Nel 1984, mantenendo questo paragone, la spesa corrente rappresentava il 44% della spesa totale, sempre escluse le contabilità speciali, mentre nel 1990, secondo il bilancio di previsione, essa rappresenterà circa il 52% di una spesa che, tra l'altro, si è molto ampliata. C'è sicuramente quindi una dinamica molto preoccupante.
Va inoltre ancora una volta rilevato che una cifra molto elevata, cioè 214 miliardi, dei quasi 600, se ne vanno per il solo mantenimento della macchina regionale ferma, cioè per gli organi ed i servizi, e che per mettere in moto questa macchina e renderla operativa occorrono altri 386 miliardi, con i quali si arriva ai circa 600 miliardi di spesa corrente sui circa 1.000 realmente disponibili per la spesa.
Anche in questo caso, se facciamo un confronto con il bilancio di previsione del 1989, ci rendiamo conto che la dinamica della spesa corrente non è assolutamente sotto controllo. Il bilancio di previsione del 1989 prevedeva una spesa corrente di 533 miliardi, che a consuntivo diventeranno 560 visto che l'assestato è già arrivato a 559 miliardi, mentre il bilancio di previsione del 1990 prevede una spesa corrente di 597 miliardi. Rispetto alle previsioni del 1989, noi abbiamo quindi un incremento dell'11%.
Anche non facendo il confronto tra i due bilanci di previsione, ma confrontando solo il bilancio assestato del 1989 ( 559 miliardi) con le previsioni del 1990, andremmo comunque ben oltre il tasso di inflazione programmato per il 1990, che è del 4,5%.
Questo cosa significa? Significa che noi non teniamo assolutamente conto del tasso di inflazione programmato per il contenimento delle spese correnti: è un dato estremamente negativo, non perché siamo vincolati per legge a tale tasso di inflazione, ma perché dovrebbe essere una nostra precisa scelta politica quella di contenere le spese correnti nell'ambito delle dimensioni del tasso di inflazione programmato.
A mio avviso, quindi, come non esiste una nostra politica dell'entrata, così non abbiamo una nostra politica della spesa: lo si vede proprio dal fatto che, invece di tener conto delle compatibilità, del tasso di inflazione o comunque dell'aumento della spesa corrente che noi riteniamo accettabile, facendo poi le scelte in conseguenza, noi mettiamo nel bilancio tutto quello che riteniamo di dovervi mettere, anche se poi l'aumento sarà del 6%, del 10% o del 15%.
Credo di dover citare ad esempio la Provincia autonoma di Trento, una realtà cioè molto vicina alla nostra, perché ci è simile istituzionalmente. Ho letto tra le varie pubblicazioni che ci arrivano la relazione che accompagna il bilancio di previsione di quella Provincia, dalla quale cito alcuni passi che forse ci possono essere utili. Che discorso fanno loro? Dicono testualmente:
"Contenimento della crescita della spesa corrente nei limiti del tasso programmato di inflazione, al fine di ricreare spazi finanziari idonei alla promozione ed al sostegno delle politiche di investimento. La manovra di bilancio ha consentito in tale aspetto di definire una struttura della spesa tesa a ridurre i fabbisogni correnti nel limite di crescita del 4,1%, limite migliorativo rispetto alla stessa dinamica inflativa programmata: +4,5%".
Questi discorsi, che le regioni a statuto ordinario fanno per legge e le altre regioni autonome..
(...Interruzione...)
... Sì, d'accordo, però è nel nostro interesse riuscire a stare dentro questa dinamica, senza superarla clamorosamente, come invece stiamo facendo da anni. Questo ovviamente vale per il grosso problema della spesa corrente non tenuta sotto controllo.
Per quanto riguarda invece la distribuzione delle risorse tra i vari settori ed assessorati, non si può che ripetere quello che dicevo all'inizio, cioè che sostanzialmente non emergono delle novità significative nella politica di spesa rispetto agli anni precedenti.
Rimane notevole, anche se non in crescita, il trasferimento di fondi ai comuni (138 miliardi), sia come contributi diretti, sia tramite il FRIO.
Rimane notevole, anche se più contenuta, la spesa per la formazione professionale (24 miliardi).
Ingenti sono le spese previste per il sostegno all'agricoltura e per il risanamento del bestiame, anche se non capisco come mai per quest'ultima voce avete previsto 14 miliardi, che sono notevolmente inferiori ai 21 spesi nel 1989.
Ci sono poi massicci finanziamenti per i trasferimenti alle imprese, massicci finanziamenti per la costruzione e sistemazione di stabilimenti industriali (30 miliardi), enormi investimenti per gli impianti di risalita per lo sci da discesa (oltre 20 miliardi), notevoli fondi per i complessi alberghieri (oltre 20 miliardi).
Anche in altri settori economici, che non sto qui ad elencare, c'è in sostanza un persistente e massiccio intervento per incentivare il finanziamento delle imprese. Questo di per sé potrebbe servire a sviluppare una dinamica economica, ma visto che viene ormai ripetuto da molti anni, sta solo a dimostrare, purtroppo, che non riusciamo ad innescare uno sviluppo reale nell'economia e nelle imprese. Teniamo presente però che fra alcuni anni, con il procedere dell'unificazione europea, tali incentivi non saranno più consentiti, perché l'orientamento molto preciso della Comunità europea tende a contenere e ridurre gli incentivi alle imprese, le quali devono poter marciare con le proprie risorse.
Facendo riferimento al bilancio della Provincia autonoma di Bolzano, noto che fra gli obiettivi di quel bilancio c'è il contenimento dei trasferimenti alle imprese. Vi si legge infatti:
"Tenuto conto della favorevole congiuntura economica, del rafforzamento strutturale mediamente conseguito dal sistema delle imprese trentine, infine degli indirizzi e delle tendenze in atto, sia a livello nazionale che in ambito comunitario, volti all'attenuazione degli incentivi, fino al conseguimento del completo azzeramento del sostegno".
Noi, invece, dai mutui e dai fondi di rotazione stiamo passando ai finanziamenti a fondo perduto, come abbiamo fatto con la sciagurata legge degli impianti di risalita. Invece di fare un percorso inverso, che semmai è quello di incentivare dei meccanismi come i fondi di rotazione o comunque di ridurre le incentivazioni per far marciare le imprese con le loro forze, noi andiamo a finanziare ed a sostenere un sistema economico che ha ampi margini di parassitismo e che vive grazie all'assistenzialismo di "mamma Regione"
Torno a ripetere che, nel complesso, il quadro che emerge dal bilancio di previsione conferma sostanzialmente l'impostazione molto discutibile già presente nei bilanci degli anni precedenti.
Le uniche novità significative e positive della parte Spesa, come già è stato detto dal Consigliere Mafrica, vengono da alcuni fondi globali, ma si tratta di ben poca cosa.
C'è poi il dato sicuramente interessante, anche se è opportuno attendere di conoscerne i contenuti, dei 4 miliardi per il piano energetico regionale, del quale prendiamo atto, anche perché è da anni che chiediamo che si arrivi a questo piano energetico. Speriamo che ci si arrivi, però anch'io, leggendo e vedendo graficamente quella voce, ho avuto la sensazione che fosse stata inserita all'ultimo momento, tanto per mettere qualcosa in più nel bilancio.
Ci sono i 500 milioni del piano regionale per interrare alcune linee elettriche e telefoniche: si tratta di un intervento finanziariamente modesto, ma interessante come indicazione.
Nel settore dell'energia, quindi, c'è qualche segnale di novità, ma per il resto, a parte i 2 miliardi di contributo al Comune di Aosta per l'abbattimento di barriere architettoniche, non c'è nient'altro di nuovo. Date le disponibilità di bilancio, mi sembra che ciò sia effettivamente troppo poco.
In compenso, ci sono molti settori operativi privi di finanziamenti, per i quali pensiamo magari di utilizzare vecchi residui, oppure li continuiamo a rinviare di anno in anno. Sono cose che avevo già detto in gran parte l'anno scorso, ma le ripeto ancora.
Ci sono scarsissimi finanziamenti, anzi c'è addirittura una riduzione nel settore dei musei e dei beni culturali. Già l'anno scorso avevo detto che questo è un dato negativo; quest'anno permane, anzi è addirittura aggravato.
Non c'è nessun fondo per il recupero dei castelli di Bard e di Aymavilles. Si continua a dire: "Il recupero del Forte di Bard è legato al trasferimento di proprietà...
Il progetto è ancora da definire...". Quell'intervento esigerà una spesa ingente, per cui sarebbe opportuno istituire, almeno nel bilancio pluriennale, un fondo destinato a questo intervento, ma tale fondo continua a mancare.
Lo stesso discorso vale anche per il termalismo. L'anno scorso, discutendo il bilancio io avevo presentato un ordine del giorno e mi era stato detto che il 1989 sarebbe stato dedicato...
(...Interruzione...)
... Sì, ho sentito, ma la stessa spiegazione mi è stata data l'anno scorso...
(...Interruzione...)
Però, si continuano a ripetere gli stessi discorsi tutti gli anni, senza che poi...
(...Interruzione...)
... si riesca a procedere ed a concretizzare questi interventi.
Non ci sono fondi per la struttura ospedaliera. Si parla di un nuovo ospedale o di un ampliamento di quello esistente, ma non ci sono finanziamenti...
(... Interruzione dell'Assessore Lanièce... )
...però non sono sicuramente inseriti o evidenziati nel bilancio.
Per l'ambiente ci sono tante voci, però si tratta di interventi che non sempre vanno nel senso della tutela ambientale, come le arginature fatte in modo scriteriato in Valle d'Aosta, che a volte vanno in un senso diametralmente opposto.
Di positivo, rispetto al settore ambientale, ci sono i 500 milioni per la gestione del Parco del Mont Avic, secondo la legge approvata nel corso del 1989, però rimane il dato vergognoso dei 48 milioni al Parco Nazionale del Gran Paradiso. Noi diamo giustamente 500 milioni per la gestione di un parco regionale, ma contribuiamo con 48 milioni alla gestione del Parco Nazionale del Gran Paradiso: mi sembra un dato vergognoso, che però non abbiamo ancora voluto modificare.
Non c'è nulla, come già è stato rilevato, per la rete di distribuzione del metano.
Non c'è nessun fondo per la ferrovia. Non è necessario collegarsi esclusivamente al progetto Aosta-Martigny: in molte regioni, in molte città ed in molte province autonome sono già state fatte delle convenzioni fra realtà regionali e provinciali e Ferrovie dello Stato per progetti locali. Noi abbiamo la linea ferroviaria Aosta-Pré-Saint-Didier che ormai è moribonda ed aspetta solo il colpo di grazia, abbiamo la linea Chivasso-Aosta che non è assolutamente adeguata alle esigenze, però non abbiamo inserito una sola lira nel bilancio per il potenziamento della ferrovia.
Carente è anche il problema della casa e dell'edilizia pubblica, non solo perché sono insufficienti i finanziamenti ai mutui per la prima casa, ma anche perché mancano completamente interventi rivolti alla fascia popolare più bassa di quella che in genere accede ai mutui per la prima casa e che quindi può procedere all'acquisto. Ancora una volta non c'è un finanziamento e nessun fondo globale per accelerare la ristrutturazione del Quartiere Cogne e non si prevede alcun sostegno al Comune di Aosta per il recupero abitativo del centro storico, che praticamente viene lasciato nelle mani dei privati e rispetto al quale l'ente pubblico non ha svolto e non intende svolgere alcun ruolo.
Finora non c'è nessuna prospettiva precisa e concreta, né alcun tipo di finanziamento in bilancio, per realizzare una struttura universitaria o postuniversitaria di livello o valenza europea.
In conclusione, quindi, ci troviamo ancora di fronte ad un anno caratterizzato da una grande disponibilità finanziaria per la Valle d'Aosta, da una grande possibilità di intervento per innescare uno sviluppo diverso, capace di valorizzare le risorse locali e di renderci veramente autonomi. Secondo noi, si perde ancora una volta questa possibilità: si distribuisce il denaro, sperperandolo, in tante direzioni; si vanno ancora a gonfiare le spese correnti, che poi sarà sempre più difficile contenere; si perseguono iniziative effimere di scarsa rilevanza e di scarso significato e talvolta si effettuano anche scelte profondamente sbagliate.
Il rischio, sempre più vicino, è di arrivare sostanzialmente impreparati e con una economia strutturalmente debole all'appuntamento dell'unità europea ed ai problemi che inevitabilmente si porranno a quel momento.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti; ne ha facoltà.
BENEFORTI (DC):Credo che, dopo le relazioni dell'Assessore alle Finanze e del Presidente della Giunta, non rimanga molto da dire, perché esse sono state molto ampie ed hanno illustrato tutti i contenuti tecnici e politici del bilancio di previsione; per cui mi limiterò a fare solo alcune considerazioni od osservazioni.
E' stato detto che il bilancio può apparire ripetitivo rispetto a quelli degli anni passati, mentre noi riteniamo che esso confermi la volontà della maggioranza di perseguire gli obiettivi che essa si è dati e che sono stati individuati sulla base delle necessità della nostra comunità, e di risolvere i problemi che abbiamo di fronte. Alla luce della crisi di trasformazione e di occupazione che ha travolto anche la Valle d'Aosta in questi ultimi anni, noi riteniamo che gli obiettivi prioritari siano così riassumibili:
- dare uno sviluppo omogeneo ed armonico a tutta la Regione, sul piano economico, sociale ed ambientale;
- migliorare le condizioni occupazionali, di vita, di lavoro e dei servizi da erogare alla gente valdostana;
- aiutare l'imprenditoria locale a crescere ed a svolgere il ruolo che le spetta nel contesto della società italiana;
- riaffermare, infine, e valorizzare i presupposti etnico-culturali su cui si basa la nostra autonomia regionale.
Questi sono gli obiettivi che ci siamo dati ieri e che ogni anno cerchiamo di portare avanti e di realizzare fino in fondo. Essi possono essere, anzi sono, oggetto di confronto tra le forze politiche della maggioranza e quelle dell'opposizione. Come maggioranza, abbiamo sempre sostenuto di accettare confronto, proposte e valutazioni, purché utili ad arricchire il programma di legislatura che ci siamo dati.
Anche noi riteniamo che occorra uscire dalla polemica sterile. Si sente sempre dire che si fa una politica del giorno per giorno, che esiste dell'assistenzialismo sfrenato, che mancano scelte qualificanti ed investimenti. Ma io chiedo che senso ha tanta polemica in occasione della discussione del bilancio, quando sono palesi a tutti, alla maggioranza ed all'opposizione, gli interventi nei singoli settori che vengono approvati nel corso dell'anno dal Consiglio regionale.
La quasi totalità degli interventi per investimenti discussi in commissione o in Consiglio è approvata a grande maggioranza. Ciò vuol dire che gli investimenti ci sono e che le cose vengono effettivamente fatte. Non ritengo ovviamente che tutto sia perfetto: tutto è perfettibile a questo mondo, ma non si può neppure dire che a questa maggioranza mancano scelte ed idee.
Tale polemica, poi, regge fino ad un certo punto, specie perché nessuno può disconoscere che nella nostra Regione l'economia è in ripresa, che l'occupazione cammina, che il reddito procapite si mantiene alto, che il prodotto interno lordo è di gran lunga superiore alla media nazionale e che il tenore di vita tende sempre più a migliorare. Di fronte alla situazione in cui ci troviamo, che certamente è migliore rispetto a quella di altre regioni e zone italiane, io credo che la polemica sia molto sterile e non serva a porre le premesse per progredire in senso migliorativo.
Certamente queste possibilità ci vengono offerte da un bilancio che ha determinate entrate che servono a fronteggiare le necessità della Regione Valle d'Aosta e inoltre noi abbiamo sempre sostenuto e difeso i principi della legge di riparto fiscale, perché essa è l'unica possibilità che abbiamo per far fronte alle necessità della collettività valdostana; questo tuttavia non ci esime dal partecipare alla solidarietà nazionale, che è un nostro dovere. E' chiaro però che, nel momento in cui si presenta la necessità di operare tagli, deve essere tenuta in debita considerazione la nostra situazione e, soprattutto, tali tagli devono essere deliberati con la nostra collaborazione, perché anche in questi casi devono essere salvaguardati il ruolo e l'autonomia della nostra Regione.
Fatte queste considerazioni di carattere generale, occorre rilevare che fra le spese ci sono investimenti rilevanti per far uscire dalla crisi l'industria e per stabilizzare l'occupazione nell'agricoltura. Noi abbiamo la possibilità di mantenere una parte della popolazione nelle vallate e di provvedere alla tutela dell'ambiente, grazie anche agli sforzi che abbiamo fatto e che facciamo nel settore dell'agricoltura.
Certe spese sono orientate per favorire e coordinare lo sviluppo del turismo e dei servizi, due settori importanti per l'economia valdostana, che, con l'industria, l'agricoltura, l'artigianato, il commercio e la cooperazione, costituiscono i settori portanti della vita economica della nostra Regione e tutti assieme contribuiscono a creare un elevato reddito procapite. La nostra azione in questi settori ha cercato e cerca di perseguire l'obiettivo di renderli autonomi, capaci di produrre reddito, produttività, occupazione e benessere. Questo è lo sforzo che stiamo facendo.
Non neghiamo che in alcuni interventi esista un certo assistenzialismo, ma se vogliamo che certi settori producano reddito e camminino con le loro gambe, dobbiamo incentivare alcune azioni, come la stessa opposizione a volte ci sostiene a fare.
Non intendo toccare tutti gli aspetti del bilancio, che, come ho detto, sono già stati oggetto di riflessione, ma voglio fare delle considerazioni su alcuni aspetti particolari.
La politica dell'ambiente e del territorio è un aspetto importante della nostra azione. Io credo che la Regione abbia fatto grandi passi in avanti per la tutela dell'ambiente. Sono noti gli interventi e gli investimenti effettuati e quelli previsti in questo campo. Noi riteniamo che occorra continuare in tale direzione, pur nel rispetto della natura, perché è necessario evitarne il degrado, tenendo sempre presente che la crisi ecologica è un problema morale.
Oggi, come ha detto il Papa presentando le sue proposte per la giornata della pace mondiale, la questione ecologica ha assunto tali dimensioni da coinvolgere le responsabilità di tutti. Tutti quindi dobbiamo fare quanto ci compete, senza cadere in falsi allarmismi e senza strumentalizzare la questione dell'ambiente per fini politici, elettorali e clientelari. Dobbiamo essere convinti che il problema ecologico e ambientale potrà essere risolto solo nella misura in cui saremo capaci di rivedere il nostro sistema di vita, se siamo capaci di comprendere l'urgente bisogno di educarci alla responsabilità ecologica, che vuol dire senso di responsabilità verso se stessi, verso gli altri ed anche verso l'ambiente che ci circonda.
Alla Giunta e a noi tutti della maggioranza raccomando anche di offrire alla comunità servizi sempre più numero si e migliori. Oggi occorre eliminare, certamente anche all'interno dell'Amministrazione regionale, certi ritardi nell'erogazione delle prestazioni. I tempi fra deliberazioni e loro messa in pratica a volte sono molto lunghi.
Se necessario, dobbiamo rivedere anche il nostro apparato regionale, nel senso che dobbiamo darci una struttura organizzativa capace di mettere in atto le decisioni che sono assunte con leggi regionali. In sostanza, dobbiamo cercare di dare sempre più efficienza alla vita amministrativa. Se necessario, dobbiamo preparare il personale a tutti i livelli con corsi di qualificazione e di aggiornamento, dobbiamo creare in tutti un senso maggiore di responsabilità, dobbiamo disporre di una classe dirigente sempre più qualificata per affrontare sul piano tecnico-organizzativo i problemi che ci stanno di fronte.
La nostra gente nota la differenza tra le prestazioni del settore privato e quelle del settore pubblico e non giustifica più i ritardi nelle prestazioni sanitarie, i tempi lunghi per le visite specialistiche ed ambulatoriali, ritardi nei rimborsi e disfunzioni in certi ambienti ospedalieri. La gente sa che si spendono tanti soldi per la politica sanitaria, però, quando tocca da vicino certe situazioni, specie quando ne ha più bisogno, si accorge che l'ente pubblico è forse troppo distante.
Dobbiamo impedire che il grande lavoro per dare un futuro ed un benessere sempre maggiore alla Valle d'Aosta sia appannato da queste cose, che dipendono da noi e che dobbiamo cercare di affrontare e risolvere: è del tutto inutile infatti preoccuparci delle grandi cose se poi cadiamo sulle piccole. La gente forse guarda con molta più attenzione le piccole cose che non le grandi. Dobbiamo quindi cercare di evitare la caduta di fiducia del cittadino nelle istituzioni e nelle forze politiche.
Un tema di fondo, che abbiamo già affrontato, ma sul quale dobbiamo ancora insistere, è quello dei giovani. Nella nostra Regione ci sono le condizioni per soddisfare le esigenze dei giovani. Abbiamo fatto tanti passi in avanti, tant'è che chi vuole studiare, può farlo. Le condizioni sono certamente diverse da quelle degli anni in cui studiavamo noi: oggi c'è la possibilità di studiare e l'ente pubblico offre effettive condizioni per studiare sia nelle medie, inferiore e superiore, sia all'università, anche se dobbiamo cercare di intensificare sempre di più le possibilità di studio.
Si dice che nella nostra Regione c'è una bassa scolarizzazione: è vero, perché la scolarizzazione è molto più alta anche nelle isole della Sicilia e della Sardegna, dove peraltro c'è anche molta più disoccupazione. Nel corso di alcuni incontri certi amministratori di quelle regioni ci hanno effettivamente confermato di avere un alto grado di scolarizzazione. Nella nostra Regione, invece, molti giovani vogliono forse guadagnare presto e subito, per cui, appena terminate le scuole superiori, cercano un lavoro, proprio perché vogliono guadagnare subito. Accade così che, proprio dov'è maggiore la disoccupazione, è anche maggiore la scolarizzazione. Da noi, in vece, c'è una minore disoccupazione e quindi anche una minore scolarizzazione.
In ogni caso, questa volontà di lavorare dei nostri giovani deve essere adeguatamente preparata, dando e potenziando, come appunto si sta facendo, una buona professionalità a tutti i livelli, creando le condizioni di lavoro e posti di lavoro sempre più qualificati, in modo da eliminare certe prestazioni dequalificanti, come quella dei cantieri forestali e di lavoro. Noi dobbiamo disincentivare i giovani dal seguire la via dei cantieri forestali o di altri cantieri di lavoro, mentre li dovremmo munire di una preparazione professionale che permetta loro di acquisire effettive capacità, anche in vista dell'entrata in funzione del Mercato unico europeo.
Dobbiamo inoltre incentivare sempre di più nei giovani la passione e la pratica delle attività sportive. E' vero che esse sono un costo, ma sono anche una forma di prevenzione contro le tentazioni della droga e dell'alcolismo. L'azione di recupero di un tossicodipendente costa molto di più dell'azione di prevenzione, che impegna il giovane ed aiuta la sua famiglia, la scuola e la società nell'azione educativa.
Molto importante, in questo senso, è anche riuscire a portare avanti il "progetto Arianna", che abbiamo cominciato ad esaminare per cercare di fare ogni sforzo per impedire che i giovani cadano nel baratro della droga. Anche se oggi qualcuno accorda un certo valore all'intervento punitivo nei confronti del drogato, cui però io non credo, noi dobbiamo sforzarci di porre in essere una valida opera di prevenzione, dando qualificanti possibilità di lavoro, di studio e di sport ai nostri giovani.
L'ultimo aspetto che vorrei toccare concerne lo Stato sociale. Anche questo tema è stato ampiamente sviluppato dal Presidente della Giunta, ma lo riprendo ugualmente, perché credo che, purtroppo, lo Stato sociale debba essere ancora mantenuto nel nostro Paese, perché esiste una vecchia, ma anche una nuova, forma di povertà: ci sono ancora categorie di cittadini che hanno molto bisogno dell'intervento pubblico.
Noi abbiamo portato avanti molte iniziative in favore degli anziani e dei giovani, ma dobbiamo prendere in considerazione anche il problema della casa, che è un bene sociale che non possiamo precludere a chi ne ha bisogno. In questo senso dobbiamo fare ogni sforzo, così come dobbiamo fare ogni sforzo per andare incontro alle esigenze degli handicappati, mettendo a loro disposizione aiuti individuali ed aiuti alle associazioni che operano nel settore.
Vorrei affrontare anche l'aspetto dell'informazione. Io ritengo che l'Amministrazione regionale debba avere un rapporto diretto con la collettività, nel senso che dovrebbe far conoscere al cittadino il lavoro che noi svolgiamo, in modo che egli possa partecipare alla vita della Regione; dovrebbe abituare la gente a leggere e ad interessarsi dei propri problemi. Noi, come Amministrazione regionale, dobbiamo avere un legame con la collettività valdostana, che può essere individuato nei giornali locali e nelle cronache, ma anche in una rivista che potrebbe essere stampata direttamente dall'Amministrazione regionale, per far conoscere le linee della maggioranza e della minoranza, in modo che la gente possa confrontare il lavoro svolto dagli uni e dagli altri. Così si potrebbe dare a tutti quello spazio informativo che oggi, spesso e volentieri, manca.
Altro problema ancora è quello che concerne il decentramento verso le autonomie locali, con le quali ci deve essere un confronto ed un dialogo costanti.
Ritengo infine che debba essere perseguito un rapporto sempre migliore tra la Regione e lo Stato. Abbiamo potuto comprovare che questo rapporto c'è ed esiste, come ce ne danno testimonianza l'accordo IRI-Regione, l'applicazione di certe prerogative statutarie, la legge elettorale e la vertenza del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Anche a livello nazionale, tramite il nostro Partito, noi sosteniamo che questo confronto e questo dialogo ci debbono essere in via preventiva su tutte le iniziative che vengono assunte.
Dobbiamo certamente chiederci perché sembra riapparire un certo neocentralismo. E' necessario un controllo delle spese, perché il disavanzo totale del Paese aumenta, soprattutto perché in alcune regioni ci sono disfunzioni che costringono lo Stato ad espropriare le realtà locali di prerogative che le sono proprie. In certe regioni, infatti, gli stanziamenti dello Stato non vengono investiti, pur in presenza di evidenti necessità. E' giusto allora che chi guida le sorti del Paese intervenga per sanare certe situazioni, che esistono specialmente nel Meridione, dove la mafia e la 'ndrangheta frenano l'azione delle amministrazioni pubbliche. Dobbiamo tener presente, quindi, che qualche forma di neocentralismo è dovuta anche a queste particolari circostanze.
Nel concludere il mio intervento e nel dichiarare il voto favorevole della Democrazia Cristiana al bilancio di previsione del 1990, auspico che il confronto con lo Stato centrale si concretizzi sempre di più, anche in vista del 1992. Io credo che la Valle d'Aosta si stia effettivamente preparando all'impatto nella Comunità europea, tant'è che l'indirizzo politico, economico e sociale va in quel senso. Anche il confronto con lo Stato, però, deve aiutarci a risolvere i problemi dell'impatto con l'Europa, sempre ovviamente nell'interesse della Valle d'Aosta.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin; ne ha facoltà.
STEVENIN (UV):L'année dernière, le Groupe du Conseil de l'Union Valdôtaine centrait ses observations sur le budget sous forme d'analyse des instruments de politique économique visant à modifier l'organisation de base du pays.
Les objectifs généraux concernant le territoire et l'environnement, le développement économique, la sécurité et les problèmes sociaux, ont été poursuivis avec plus de clarté et de détermination par le budget actuel.
La nouveauté de ce budget réside dans le dépassement des dépenses courantes par rapport aux dépenses d'investissement. La question n'est pas d'exprimer trop d'appréhension devant ce changement, dont les raisons peuvent s'expliquer de multiples façons. C'est peut-être là la conséquence de réalités quasiment micro-économiques comme celle de notre Région. Avec ou sans appréhension il est quand même indispensable de surveiller dans l'avenir toutes les causes qui génèrent ce genre de situations.
Le problème, connu sans doute dans d'autres territoires de montagne, mais particulièrement évident chez nous, réside dans le rapport entre le territoire, dont la configuration et la densité humaine créent des problèmes d'environnement et d'économie, et ces mêmes ressources humaines, dont nous disposons pour assurer une croissance programmée ou planifiée. Ces ressources - étant chaque fois insuffisantes ou culturellement inadéquates - des gestions efficaces, des formations spécifiques - par exemple l'organisation et la gestion du tourisme dans tous ses aspects - et la rationalisation des structures s'avèrent nécessaires avec des intégrations entre les différents secteurs.
Sur le problème de l'agriculture et des forêts, qui ont fait encore à juste titre l'objet de beaucoup d'attentions dans ce budget, nous notons que des concentrations d'énergies et d'équipements, en vue du maintien et de la modernisation de ce secteur, sont en train de se réaliser. Les améliorations foncières (remembrement foncier), le développement des cultures, les activités expérimentales, la coopération, la zootechnie et les forêts sont pour nous des dépenses vitales ayant pour but l'environnement, l'emploi, la production, l'intégration dans le secteur du tourisme.
Le secteur primaire est vital également, dans le sens où l'agriculture est encore pour nous l'un des meilleurs moyens d'exprimer nos traditions et nos caractéristiques valdôtaines.
Les interventions de caractère général sont axées sur les voies de communication, notamment la rocade d'Aoste, l'acquisition de biens patrimoniaux, les fonds de roulement pour la construction de logements et la formation professionnelle, où l'effort considérable ne sera jamais superflu. A ce propos nous estimons qu'un approfondissement dans les thématiques du cours de formation est nécessaire et qu'il faut s'engager pour une excellente préparation orientée vers des activités d'avenir, des cours d'enseignement qui offrent des garanties de connaissance, capacité et professionnalisme.
Concernant l'acquisition de biens du patrimoine, nous ne saurions trop recommander la plus élémentaire des prudences, en étudiant au plus vite la destination économique ou sociale de certaines de nos acquisitions dans le secteur de l'industrie, du commerce, de l'artisanat, des transports outre la politique du crédit à un taux avantageux, qui a largement démontré ses effets positifs dans la réindustrialisation.
Des financements sont prévus pour diverses initiatives concernant notre économie. Parmi celles-ci Je cite les manifestations économiques visant 1992, car notre Vallée, point de jonction de trois communautés d'Europe, doit améliorer sa culture et ses connaissances dans les secteurs de l'industrie et du tertiaire et agir dans le domaine de l'étude et de la promotion, avant de passer à la phase des réalisations. Celles-ci permettront d'ouvrir les portes de notre Pays à l'Europe par d'importantes mesures concernant la construction industrielle, l'artisanat, les activités relatives à l'autoport.
Dans un autre secteur l'évolution technologique a rendu possible, dans des pays de montagne riches en torrents et cascades, la création de petites et moyennes installations hydroélectriques, cela a donné naissance au plan énergétique régional. Nous pensons que c'est une richesse exploitée d'une manière rationnelle et intelligente.
Le Groupe de l'Union Valdôtaine se réjouit de l'accord du comité mixte Région-Enel, qui sera soumis bientôt à l'attention du Conseil régional, grâce auquel il sera possible de réaliser la création de consortiums promoteurs d'implantations de petites unités hydroélectriques. Trois conséquences positives: l'épargne d'énergie, un soutien aux activités économiques et enfin une opération financièrement rentable.
Dans le secteur de la santé le critère prédominant est celui de la prévention et de l'assistance aux plus faibles.
Dans le secteur de la protection et de l'environnement signalons, entre autres, le problème de l'assainissement du bétail et celui de l'évacuation des ordures. A ce propos un crédit important est prévu pour les réseaux d'eau potable, les égouts, la protection des forêts et du sol.
Enfin nous voudrions dire deux mots sur les problématiques du tourisme, où l'effort financier prévu est important en vue aussi d'un objectif de prestige: la possibilité des Jeux olympiques dans notre Région. Je suis particulièrement heureux que cette idée, dont l'Union Valdôtaine et moi-même nous sommes à l'origine, ait fait son chemin. Au-delà de la promotion que les Jeux entraînent, nous voyons également l'avantage de planifier les infrastructures nécessaires en donnant à chaque station une spécificité sportive et touristique. Avec ce point nous sommes en pleine actualité par le fait que la Communauté européenne a déclaré l'an 1990, année du tourisme. Enfin, en tenant compte également des engagements financiers prévus à l'occasion d' "Italie 1990", Championnat du Monde de football, les investissements en matière de tourisme, tout en étant considérables comme je viens de dire, devraient probablement être encore accrue.
Mais ces thèmes (tourisme, biens culturels, équipements hôteliers, installations de remontées mécaniques, enneigement artificiel, infrastructures sportives, villages ruraux, patrimoine de l'alpinisme) nous les considérons comme des investissements de biens à très longue échéance, qui s'accompagneront d'investissements en potentiel humain, capacités d'organisation et d'intégration dans les autres secteurs. Nous croyons donc qu'à l'avenir nos enfants pourront bénéficier de cet énorme appareil par les revenus de ce qui a été investi aujourd'hui dans le secteur du tourisme, comme il advient en Suisse, dans l'Oberland Bernois, où l'on vend à un prix élevè les beautés de l'Eiger et le chemin de fer de la Jungfrau, construit et mis en valeur il y a un siècle.
Je soulignerais par ailleurs les efforts appréciables dans le domaine de l'instruction publique et de la culture. D'un côté nous allons vers l'application des articles 39 et 40 du Statut dans les écoles, de l'autre nous assistons à une amélioration croissante des possibilités de faire et de profiter de la culture. Je crois, à cet égard, que d'avoir inscrit dans la saison culturelle certaines manifestations, produites par les associations valdôtaines, est tout à fait digne d'éloge. Ce procédé mérite sans aucun doute d'être développé.
Les travaux de construction de la bibliothèque vont bon train. Ceci exigera cependant une législation cohérente en mesure de valoriser l'expérience de décentralisation des bibliothèques municipales réalisées depuis 1976 et de maintenir la responsabilité des communes et des communautés. Nous sommes contraires à une excessive bureaucratisation, qui risque d'empêcher la participation de la population aux services culturels proposés par les bibliothèques.
L'achèvement du musée de la place Roncas et la rénovation du Collège de Saint-Bénin, dont la fonction historique de moteur culturel sera ainsi rétablie, me permettent d'entamer une réflexion sur les biens culturels, dont je crois pouvoir dire que la dimension touristique n'est qu'un habit étriqué. Les biens culturels sont avant tout un patrimoine vivant de la culture valdôtaine.
Pour le Groupe de l'Union Valdôtaine ce budget est un pas de l'avant dans la tentative de rétablir l'équilibre dans les rapports entre les différents secteurs économiques: industrie, agriculture, tertiaire.
Nous estimons que ce nouvel équilibre, grâce aux encouragements, aux aides, aux dispositifs de ce budget, pourra aboutir à ce développement endogène, c'est-à-dire avec la mise en valeur de toutes les énergies, des potentiels humains, économiques et sociaux de la Vallée d'Aoste. Ce développement figure parmi les projets économiques de l'Union Valdôtaine.
Nous distinguons dans le budget une certaine attention aux problèmes de l'environnement avec une sensibilité particulière quant à la création de parcs régionaux, bien que le projet d'un parc lacustre sportif aux portes d'Aoste n'ait pas été pris en considération.
Nous apprécions les efforts en matière de politique économique et financière, notamment avec les dispositions nécessaires à la mise en service de la Banque régionale.
A notre avis, donc, le budget dans son ensemble représente un outil opérationnel concret pour toutes les adaptations mises en oeuvre par la société valdôtaine en vue du rendez-vous du 1993: l'ouverture du Marché unique européen. Merci.
Si dà atto che alle ore 11,14 assume la Presidenza il Vicepresidente Beneforti.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (MSI):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, il bilancio di previsione è il programma annuale che la maggioranza ed il Governo regionale si danno come linea di azione per la gestione politica ed amministrativa della Regione. Anche quest'anno, però, ho l'impressione che ci troviamo di fronte ad un prospetto di spesa che ricalca i consueti binari: un documento preparato negli uffici e che, a mio avviso, contiene poche novità positive.
L'aspetto più interessante del dibattito sul bilancio è sicuramente quello relativo alla situazione ed allo stato di salute della nostra Regione. Si continua a dipingere la Valle d'Aosta come un quadro discretamente confortante, ma se è vero che la nostra Regione può vantare sicuramente dei primati sul piano del benessere, è altrettanto vero che vi sono ancora notevoli sacche di povertà economica e culturale, nonché sacche di emarginazione per le categorie più deboli: le donne, i bambini, gli anziani e gli handicappati. Esistono quindi ancora notevoli cause di profondo malessere, che noi, come amministratori, abbiamo il dovere di registrare e, se possibile, di eliminare.
Attenzione però, perché, a nostro avviso, dobbiamo considerare con la massima attenzione che il benessere di cui oggi godiamo in Valle d'Aosta è precario, perché basato in gran parte su risorse esterne e non su basi produttive solide e dirette della nostra comunità.
Ho l'impressione che anche questo bilancio sia una piatta ed opaca ripetizione di quello degli anni scorsi, anziché essere la testimonianza di una precisa volontà della Giunta di voler proiettare nel futuro i suoi impegni.
Il progetto di bilancio di previsione per il 1990 pareggia sulla cifra di circa 1.500 miliardi e le entrate sono diminuite dello 0,30% rispetto alle previsioni assestate per l'anno in corso.
Se è vero che lo Stato ha ridotto di circa 68 miliardi i trasferimenti alla Regione, è altrettanto vero però che i tagli sono compensati dall'aumento delle entrate del riparto fiscale (695 miliardi, pari al 59,8% del totale) e dalle entrate del Casinò di Saint-Vincent (115 miliardi, pari al 9,9%).
Osservando attentamente il bilancio di quest'anno e quelli degli anni scorsi, si può constatare che le entrate dell'IVA da importazione ed i proventi del Casinò costituiscono il 55% delle risorse disponibili. Ciò vale, ovviamente, per sottolineare ancora una volta in Consiglio che l'IVA da importazione rimane comunque una entrata aleatoria e fluttuante. Nessuno infatti è oggi in grado di dire con certezza che cosa potrà accadere nel fatidico anno 1992. Mi sembra certo che le prospettive di queste entrate siano abbastanza preoccupanti.
Il continuo incremento dell'azienda Casinò dimostra invece la sua validità, al di là della bontà delle possibili gestioni. Io sono dell'avviso che dovremmo occuparci di più del Casinò, per quello che esso rappresenta nel contesto economico valdostano in termini di entrate finanziarie, di occupazione e di indotto turistico-commerciale, che sono notevoli e che a mio avviso offrono ancora grandi potenzialità di sviluppo.
Malgrado i modesti tagli decisi dal Governo al bilancio regionale, rimane comunque una effettiva disponibilità di entrate reali. Dobbiamo riconoscere con obiettività che il processo di modifica del tessuto socioeconomico della nostra Regione si è accentuato. E' vero: la crisi è generale e non è legata solo al processo economico; siamo in una fase di trasformazione della vecchia società industriale, che va trasformandosi molto più rapidamente del previsto in una società di servizi e di informatizzazione. Nel prossimo futuro avremo una società strutturata in modo molto diverso dall'attuale; ci troveremo di fronte ad un quadro totalmente modificato, nel quale le innovazioni si susseguiranno ad intervalli strettissimi, con la tragica conseguenza che, chi non sarà riuscito ad adeguarsi, sarà relegato ai margini della società.
Concordo sulle difficoltà di gestione di una fase di transizione, ma certamente si sarebbe potuto fare molto di più, proprio perché i problemi da affrontare sono ancora molti. A nostro avviso è necessario apportare innovazioni al sistema regionale e non ci convincono affatto le analisi euforiche sulla situazione attuale.
C'è la necessità di restituire un ruolo fondamentale alle scelte politiche ed alla funzione di indirizzo della Regione. Malgrado il tentativo di privilegiare settori importanti, quali l'agricoltura, l'industria ed il turismo, si continua, come da noi più volte denunciato, ad attuare una spesa clientelare, come stanno a dimostrare le centinaia di provvedimenti che vengono continuamente presentati in quest'aula.
Un esempio molto significativo ci proviene dal settore agricolo. Occorre pur dire che l'agricoltura della Valle d'Aosta è la più assistita d'Italia, se non d'Europa; ma questo importante comparto economico della nostra realtà regionale è stato soggetto troppo a lungo ad interventi disarticolati, assolutamente non finalizzati a precise scelte di fondo. Notevoli risorse sono state investite per il risanamento del bestiame, ma il bestiame da venti anni a questa parte è risultato sempre più ammalato. Aspettiamo i dati relativi alla situazione di quest'anno, che sicuramente non si discosterà molto da quella degli anni precedenti.
Il settore industriale è certamente quello che sta subendo le più grandi trasformazioni e modificazioni: non è ancora stabilizzato. La validità di alcune iniziative approvate e concordate in Consiglio è ancora tutta da verificare. Penso in definitiva che questa Giunta si giochi molta credibilità nel tentativo di ricostruire quel tessuto di medie e piccole imprese che potrebbero sicuramente ridare vitalità e slancio a tutto il tessuto industriale regionale, ponendo così un freno alla grave emorragia occupazionale.
Grave inoltre è l'esasperante lentezza con cui procede il progetto di metanizzazione della nostra Regione. Quanto tempo dovrà ancora passare prima che la popolazione valdostana possa utilizzare questa economica ed ecologica fonte di energia? Qualsiasi ulteriore ritardo in merito sarebbe incomprensibile ed imperdonabile. Anche questo è uno degli aspetti concreti che dimostrano la scarsa disponibilità di questa Amministrazione a voler risolvere e completare i grandi progetti tanto euforicamente pubblicizzati.
Il settore turistico potrebbe rappresentare la carta vincente dello sviluppo socioeconomico della nostra Regione, ma al di là delle roboanti dichiarazioni di principio, non si dà avvio ad alcuna politica programmatica. Sulle infrastrutture e sulle strutture si ricorre alle solite improvvisazioni ed ai soliti interventi. Nella nostra Regione il turismo non ha ancora assunto un ruolo trainante dell'economia valdostana, che sarebbe connaturale alle caratteristiche di questa Regione.
L'offerta turistica non è stata ancora diversificata e qualificata ed è ancora poco competitiva nei confronti di quella delle altre regioni. Sono state fatte buone leggi e buoni interventi nel campo del turismo invernale, in favore delle stazioni di sci e delle società che gestiscono gli impianti a fune, ma si è fatto poco o nulla per lo sviluppo di altri aspetti, come quelli culturale, congressuale e termale, che sono espressioni turistiche in continua ascesa ed in piena evoluzione, nelle quali sapremo valutare le intenzioni della Giunta nel prossimo anno.
Un capitolo a parte merita il giudizio sulla finanziaria regionale, la tanto discussa Finaosta. Al di là dell'aspetto morale sulla sua presidenza, che attualmente è oggetto di critiche e dibattiti sui mass media della nostra Regione, la Finaosta avrebbe dovuto essere il centro di una vitalità imprenditoriale valdostana, avrebbe dovuto essere il motorino di sviluppo del cambiamento della società valdostana, avrebbe dovuto garantire servizi di promozione e di assistenza, invece si è ridotta ad una mera funzione di prestasoldi, oltretutto in modo molto chiacchierato.
Sono assolutamente insufficienti anche i finanziamenti per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa, che non coprono neppure il 50% delle domande presentate nel primo semestre del 1989. La casa è e continua ad essere un grave problema sociale, tuttora irrisolto. In questo settore la Giunta regionale avrebbe dovuto sicuramente fare di più ed i 20 miliardi stanziati in bilancio sono una ben misera cosa.
L'assistenza agli anziani, la lotta alla droga ed alla violenza contro i minori, il problema dei giovani emarginati ed il dramma delle ragazze madri, sono alcuni fra i tanti problemi che quotidianamente vengono in parte disattesi. Questi problemi, signor Presidente, devono trovare collocazione in un progetto apposito, da finalizzare e finanziare adeguatamente, per creare strutture e favorire iniziative che mirino finalmente a fare qualcosa sul piano concreto, non solo su quello delle buone intenzioni. Ogni giorno, infatti, troppi anziani e troppi giovani vengono lasciati soli a fare i conti con i drammatici problemi dell'emarginazione, della solitudine e della scarsa assistenza, ma soprattutto della scarsa fiducia nel loro avvenire.
Anche in campo sanitario, quindi, si sono avuti finanziamenti settoriali, non finalizzati e al di fuori di un progetto e di un disegno strategico di fondo.
Da troppo tempo si parla inutilmente di progetti, di fasi di studio e di redazione di elaborati nei settori industriale, agricolo, turistico e sociale. Bisogna procedere senza tentennamenti, senza colpevoli inerzie e falsi proclami propagandistici, ma con la sicura convinzione che questa sia la strada di oggi e di domani per riportare l'economia valdostana a livelli di grande competitività nazionale ed europea.
A questo punto, credo siano doverose alcune osservazioni sul quadro politico che governa questa Regione, costituito da una maggioranza chiusa, a volte anche impreparata, preoccupata solo di farsi accettare, malgrado tutto, come semplice espressione di forza numerica. Vi è una specie di genuflessione permanente delle forze politiche che partecipano insieme all'Union Valdôtaine al Governo regionale. Gli alleati dell'Union Valdôtaine sono succubi: la Democrazia Cristiana ed in particolare il Partito Socialista non hanno proposte alternative, non hanno nessun sussulto propositivo o programmatico. Tutto appare condizionato dall'essere compiacenti nei confronti dell'Union Valdôtaine.
I partiti nazionali che detengono il potere a Roma, oltre a non avere nessun peso specifico in questa Regione, continuano ad essere ruote di scorta, legate ad una logica di potere e di sudditanza nei confronti del partito di maggioranza relativa. Tutto ciò è mortificante.
Alla luce di queste brevi considerazioni posso concludere dicendo che il bilancio non è frutto di una elaborazione politica, ma è solo uno strumento tecnico superficiale, partorito dai burocrati, che lascia poco spazio alla creatività ed alle scelte. Dalle enunciazioni di principio e di programma, in parte anche da noi politicamente condivisibili, si è passati alla logica del puro mantenimento del potere e della continuità. Il bilancio è in sostanza un programma di buone intenzioni e non corrisponde, in sostanza, alle esigenze di sviluppo della nostra economia: si sarebbe potuto sicuramente fare molto di più.
Sono questi i motivi che ci inducono ad esprimere un giudizio negativo sul bilancio di previsione del 1990
Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Limonet; ne ha facoltà.
LIMONET (DC):Non mi dilungherò molto, anche per lasciare il giusto spazio, sia di tempo sia di argomento, a quelli che seguono.
Signor Presidente e colleghi Consiglieri, ho ascoltato con estremo interesse ed attenzione la relazione del Presidente della Giunta e quella dell'Assessore alle Finanze: non posso che condividerle pienamente, sia per l'esatta elencazione di questioni risolte e di quelle in programma, sia per la loro attendibile corrispondenza con il bilancio. Non voglio quindi peccare di presunzione nel disaminare ed esprimere sentenze di comodo su questo o su quel problema già trattato.
L'unico appunto che mi sento di muovere lo rivolgo a tutto il Consiglio, perché mi sembra che concorra all'approvazione del bilancio proprio come si trattasse di ripetere un rito annuale, dando così la sensazione di vivere alla giornata. A mio avviso, invece, ogni anno l'esame del bilancio dovrebbe essere inteso come un nuovo tassello ricco di concetti miranti all'esecuzione, magari in un arco di tempo più ampio, forse anche decennale, del progetto di una vera autonomia culturale e finanziaria.
Dopo un anno di esperienza come Consigliere regionale, vorrei comunque cogliere l'occasione per esprimere alcune considerazioni o meglio qualche pensiero ad alta voce sui vari dicasteri, senza peraltro avere la presunzione che tali pensieri siano condivisi o accettati.
Inizierei con il settore dell'agricoltura, foreste ed ambiente naturale, cui mi sento vicino per le mie tradizioni popolari, per la professione che svolgo, nonché per essere membro della Commissione consiliare competente in materia. Credo che in questo settore si sia già fatto parecchio, ma che parecchio resti ancora da fare, come ci è giustamente dimostrato dalle ingenti somme stanziate in bilancio. Oltre al singolo provvedimento meramente economico, rivolto agli utenti, vorrei suggerire la ricerca di quelle motivazioni che possono ricondurre i nostri giovani verso l'agricoltura. Forse un maggiore sforzo dell'Amministrazione verso l'agriturismo potrebbe cogliere in parte l'obiettivo. Un buon turismo è senz'altro conseguente ad un'agricoltura prosperosa, volta a bloccare il galoppante degrado ambientale.
A proposito di turismo, credo di poter dire che si fa una discreta promozione all'estero, buona in Italia, ma scarsa a livello locale, o meglio si fa poca pubblicità e si offre un servizio professionalmente carente. Questo non certamente per colpa di qualcuno, ma per un certo sistema ormai consolidato nel tempo. A tale problema si pensa di sopperire in parte con la nuova scuola alberghiera, destinata a formare i giovani che si immetteranno nel settore domani. Il problema però rimane per gli operatori di oggi. Sarebbe quindi il caso di istituire al più presto, dandone ampia pubblicità, dei corsi di aggiornamento.
Per la scuola e quindi per la cultura in generale, l'inserimento del francese come lingua d'obbligo fin dalle prime classi mi sembra essere un grosso obiettivo per la difesa della nostra etnia e della nostra cultura. Dovremmo invece sopperire al mancato insegnamento, almeno fino all'anno scorso, della lingua inglese, che abbiamo tralasciato per molto tempo e che ormai è parte integrante del mondo industriale, economico e politico. Dobbiamo quindi fare in fretta, onde acquisirla in tempo utile per inserirci contesto europeo.
come ci compete nel Ritengo necessario adoperarsi quanto prima in tal senso, onde evitare che le nuove generazioni abbiano a chiedercene conto fra alcuni anni.
Difficile è anche il compito della sanità, che deve fronteggiare le esigenze di una società sempre più vecchia e problemi sempre più attuali, come quelli della droga e dell'aids, cui la Giunta, insieme a tutto il Consiglio, finora ha saputo dare risposte adeguate con vari progetti ed iniziative: "Arianna", microcomunità per anziani, abbattimento delle barriere architettoniche per handicappati e, non ultimo, per ordine di importanza, la risoluzione dell'annoso problema con l'ente Mauriziano.
Palpabili sono anche gli sforzi e gli interventi nel settore dei lavori pubblici, per dotare l'intera comunità delle strutture necessarie ad elevare la qualità dei servizi e quindi della vita.
Buoni risultati sono stati conseguiti anche nel difficile settore dell'industria, nonché quelli tesi ad alleviare le difficoltà nel settore della viabilità e dei trasporti. Vorrei incitare l'Assessore a proseguire verso quella soluzione che egli stesso ha già prospettato in Commissione: il collegamento ferroviario Aosta-Martigny.
Un ottimo ruolo nel formare ed avviare i giovani verso l'occupazione viene svolto dall'Agenzia del lavoro, che funge da utile collegamento fra i giovani e l'imprenditoria locale edile ed industriale.
Per chiudere, vorrei fare alcune considerazioni sui rapporti con lo Stato, che a volte è tacciato di ricorrere a forme di neocentralismo, e le regioni a statuto differenziato. Può anche essere vero, però non credo che ciò rientri in un preciso disegno politico; credo piuttosto che discenda da sue esigenze amministrative. Ovviamente noi dobbiamo reagire senza indugi, ogniqualvolta le scopriamo. Quali che siano le motivazioni, il problema non va sottovalutato, perché potrebbero essere in ballo delle conquiste che hanno segnato una svolta in favore dell'autonomia della Valle d'Aosta.
Colgo l'occasione, quindi, per invitare gli uomini che in questo momento ricoprono le più alte cariche istituzionali e che, di conseguenza, hanno un rapporto costante con i rappresentanti del Governo centrale, a vigilare con tutta la loro riconosciuta capacità politica sui diritti conquistati.
Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale; ne ha facoltà.
PASCALE (PSI):Io credo che la novità più importante di questo bilancio (e se non di questo, dei bilanci futuri) venga da una decisione esterna, che è stata assunta in sede CEE un mese fa e che, stranamente, non è stata molto pubblicizzata, e mi pare che non sia nota neanche ai Consiglieri regionali, perché si continua ad agitare il fantasma del 1992 in riferimento alle entrate regionali.
Il 15 novembre, si sono riuniti i ministri finanziari della CEE ed hanno preso atto dell'impossibilità di attuare per il 1° gennaio 1993, com'è previsto dall'Atto Unico, l'abbattimento delle barriere fiscali, perché hanno riscontrato moltissime difficoltà nell'attuazione dei due presupposti necessari per tale abbattimento: l'armonizzazione dell'IVA nell'ambito del Mercato comune europeo e la percezione dell'IVA nel paese di origine, con una cassa centrale di compensazione per regolare i flussi a credito ed a debito.
Essi hanno perciò deciso di prorogare l'attuale regime di percezione dell'IVA nel paese di destinazione fino al 1997, anzi più esattamente si dice che entro il dicembre del 1996 il meccanismo sarà rivisto nel suo insieme, per decidere se si potrà procedere all'unificazione definitiva del sistema comune dell'IVA al termine di un periodo transitorio. Il che vuol dire che fino al 1997 permarrà l'attuale regime, dopodiché ci sarà probabilmente un regime transitorio, già previsto della durata minima di tre anni, per cui solo dal 2000 in avanti, se tutto andrà bene, si arriverà all'armonizzazione dell'IVA nell'ambito del MEC ed alla sua percezione nel paese di origine, che poi consentiranno l'abbattimento vero e proprio delle barriere fiscali.
E' vero che su tutto ciò pesa l'incognita dei mutamenti che stanno avvenendo nell'Est europeo: la liberalizzazione politica in atto comporterà sicuramente l'apertura di nuovi mercati e forse anche nuove integrazioni economiche. Vorrei citare ad esempio l'Ungheria, che ha già chiesto l'adesione al Consiglio d'Europa, che è un po' l'anticamera per l'ingresso nel MEC. E' chiaro che l'obiettivo di tutti quei paesi è di entrare nel MEC, oppure di arrivare a forme di integrazioni economiche con il MEC, per cui nei prossimi anni '90 noi andremo a ridisegnare la mappa del Mercato comune europeo.
Questi mutamenti possono accelerare l'integrazione politica dei "dodici", ma sotto certi aspetti, come quello fiscale, la possono anche ritardare. Su questo problema, in ogni caso, gravano ancora molti dubbi ed è certamente difficile fare delle previsioni.
Non credo comunque che la decisione che è stata assunta nel mese scorso possa essere rimessa in discussione entro breve termine. Cosa può significare ciò per la Valle d'Aosta?
Noi eravamo preoccupati per il 1992, perché l'abbattimento delle barriere fiscali ed in modo particolare il sistema di percezione dell'IVA nel paese di origine avrebbero comportato una drastica riduzione, prevista nell'ordine del 70% o dell'80%, dell'attività dell'attuale struttura autoportuale, con una correlativa e conseguente drastica riduzione dei proventi che derivano alla Regione da tale struttura. Mi sembra invece di poter affermare che questa preoccupazione non deve più esistere: nel bilancio regionale ci sarà sicuramente per altri sette anni, e quasi sicuramente per altri dieci, una voce relativa all'entrata dell'IVA da importazione. Tale voce, a mio avviso, sarà sempre più consistente, contrariamente a quanto potevamo pensare. Già quest'anno, infatti, c'è un incremento notevole della sola IVA da importazione, pari a quasi 80 miliardi, e ciò non per un "effetto Brennero", che certamente c'è stato in questi ultimi giorni, ma che secondo me è un fenomeno transitorio, perché certe decisioni dell'Austria dovranno sicuramente essere riviste in futuro; l'incremento è dovuto invece al notevole aumento degli scambi commerciali e quindi dei flussi commerciali di transito, che diventerà ancora più consistente nel 1993, quando si entrerà nel MEC.
Se queste sono le prospettive finanziarie della nostra Regione per gli anni '90 e quindi per il nostro futuro, io credo che, andando anche al di là del bilancio del '90, perché c'è anche un bilancio pluriennale, sia possibile individuare ottiche diverse d'intervento. Non si tratta di dare un'impostazione diversa al bilancio, perché deve essere sempre la stessa, visto che bisogna comunque intervenire in tutti i settori. Negli anni futuri però sarà possibile adottare dei trasferimenti di risorse da un comparto all'altro, perché evidentemente le esigenze degli anni '90 non saranno più le stesse di quelle degli anni '80.
Vorrei ricordare che negli anni '80 noi ci siamo trovati nella necessità di ristrutturare tutto il nostro apparato produttivo, dotandolo anche di tutta una serie di infrastrutture necessarie che prima non esistevano. Mi riferisco non solo al settore industriale, dove ci siamo trovati di fronte ad una vera e propria crisi, per cui abbiamo dovuto ricominciare daccapo, abbiamo dovuto cambiare tutto e reinventarci tutto, ma anche al settore turistico, perché abbiamo dovuto ristrutturare i vecchi impianti funiviari, crearne di nuovi come l'Aosta-Pila-Cogne; abbiamo dovuto dotare le stazioni funiviarie di moderni impianti di innevamento artificiale per sopperire alla carenza di neve che si è fatta sentire negli ultimi anni; abbiamo dovuto e stiamo ancora incentivando la costruzione di strutture ricettive ed alberghiere delle quali siamo ancora carenti. Per quanto riguarda le infrastrutture, basta ricordare la viabilità internazionale, della quale abbiamo dovuto in parte farci carico, e le tante strade che sono state costruite per migliorare i collegamenti con le valli laterali.
Diciamo che negli anni '80 noi siamo trovati in una fase di emergenza ed è stato giusto che la Regione intervenisse in via prioritaria con una concentrazione massiccia di risorse finanziarie per riconvertire e potenziare il nostro apparato produttivo; così come è stato giusto che in qualche caso, forse in troppi, la Regione intervenisse anche direttamente, quasi come un imprenditore, per dar manforte ad una imprenditoria privata che era carente.
Possiamo però affermare che questa emergenza sta per finire. Il nostro tessuto produttivo forse non è ottimale, ma mi sembra abbastanza buono. C'è un certo ottimismo anche nell'ambiente imprenditoriale sulle possibilità che ha il nostro tessuto produttivo di riuscire a competere nel 1992 con quello delle altre regioni avanzate.
Sicuramente saranno necessari, come già sono presenti nel bilancio del 1990, sempre nuovi interventi, non solo per portare avanti quei progetti già previsti, soprattutto nell'area industriale dell'ex Ilssa Viola, ma anche perché l'economia muta rapidamente e quindi sarà sempre necessario sostenere sul piano tecnologico l'apparato produttivo.
Saranno necessari interventi anche per sviluppare i settori produttivi che oggi sono ancora carenti e che sono stati citati dal Presidente della Giunta, come ad esempio il termalismo, i beni culturali, i beni ambientali e l'energia, però possiamo anche dire che il più è stato fatto, nel senso che negli anni '80 noi abbiamo gettato le basi e le strutture portanti di questo apparato produttivo, per cui non è pensabile che negli anni '90 noi dovremo concentrare su di esso le stesse risorse che abbiamo concentrato negli anni '80.
Allora, discutendo sul futuro, io credo che dobbiamo cercare di individuare, come dicevo, ottiche diverse di intervento o comunque priorità di intervento per gli anni futuri, che a mio avviso vanno individuate intervenendo in settori nei quali siamo sì intervenuti, ma probabilmente in maniera inadeguata ed insufficiente. Mi riferisco ai settori della politica sociale, nel senso che il compito prioritario della Regione negli anni '90 dovrà essere, a mio avviso, quello di sanare gli squilibri che un'economia di mercato può comportare, e comporta spesso, sul piano sociale, anche se questo significherà più spese correnti.
Io non ho mai capito la distinzione che continuamente viene fatta tra spese correnti ed investimenti, che sottintende poi una specie di giudizio, quasi che le spese correnti siano improduttive e gli investimenti produttivi. Ricordo di aver già detto in altre occasioni, anche nell'altra legislatura, che ci possono essere spese correnti molto produttive ed anche altre non produttive, così come ci possono essere investimenti molto produttivi ed altri non produttivi. Tanto per fare un esempio: l'investimento che abbiamo fatto per acquistare il Traforo del Gran San Bernardo è un investimento improduttivo, perché non è servito a niente e non produce niente. Mi spiace dire questo, ma è anche una forma di autocritica.
La Regione non è una società privata che deve aumentare i suoi profitti e quindi i suoi investimenti, ma è un ente pubblico che ha il compito fondamentale di dare i servizi di cui la collettività ha bisogno.
Questa nostra società valdostana, sotto molti aspetti e per molte categorie, è una società ricca ed avanzata, non certo perché lo dicono le statistiche, ma forse e soprattutto perché lo dicono i depositi bancari, che non sono solo indice di risparmio, che certamente è proprio di questa comunità, ma a tratti anche di opulenza.
Voglio sottolineare le parole "sotto molti aspetti" e "per molte categorie", per precisare che la ricchezza non è riferita a tutte le categorie, perché ci sono categorie di persone che in questi anni non sono state neanche sfiorate dal benessere diffuso della collettività, anzi, proprio perché più deboli, sono state forse doppiamente penalizzate dall'alto costo della vita del benessere e dalla carenza dei servizi primari.
Tali categorie sono grossomodo quelle alle quali ha accennato ieri il Presidente della Giunta nella sua relazione, parlando di solidarietà.
Sono, ad esempio, gli anziani. Noi stiamo costruendo molte comunità per anziani, ma oggi non sono sufficienti. Probabilmente non lo saranno neanche più domani, perché gli anziani diventano sempre più numerosi. C'è un'assistenza domiciliare carente per gli anziani autosufficienti che vogliono rimanere nel loro milieu, ma soprattutto non siamo stati ancora capaci di inventare strumenti che possano coinvolgere nella società quegli anziani c'è hanno ancora energie da spendere e che vorrebbero essere partecipi ed utili a questa società.
Abbiamo poi i giovani. Ad essi stiamo dando una buona preparazione professionale ed anche un lavoro dignitoso, però questo non è sufficiente per tenerli lontani dalle tossicodipendenze della droga o dell'alcol. Forse dobbiamo fare qualcosa di più, forse dobbiamo dargli quelle strutture che essi chiedono. E' di questi giorni infatti la polemica dei giovani di Pont-Saint-Martin, che non chiedono contributi, ma solo un posto, cioè un immobile, che non sia il bar, dove potersi riunire.
Si è poi parlato della casa. Ebbene, noi abbiamo fatto una buona legge per concedere mutui a coloro che vogliono acquistare o costruirsi la prima abitazione. Non dimentichiamo però che questa legge si rivolge ad un ceto medio, che ha un certo reddito e che ha anche una base notevole di risparmio. Non dimentichiamo che ci sono famiglie che non hanno la possibilità di acquistarsi una casa. Tra l'altro, ci sono famiglie che vivono in centri storici fatiscenti, dai quali probabilmente saranno espulse, e che non sanno dove andare: sono famiglie che chiedono solo una casa in affitto, ma ad un canone sociale e non ad un equo canone, che poi diventa un doppio canone.
Vorrei citare anche un'altra categoria che è stata un po' dimenticata e che è una specie di "Cenerentola" di questa società: le donne. Esse sono doppiamente penalizzate,: perché le donne che lavorano non trovano i servizi sociali necessari, come gli asili nido, e poi c'è tutta la notevole massa di donne che non lavorano. Non parlo ovviamente delle giovani, per le quali esistono i corsi di formazione professionale, ma parlo delle donne dai trent'anni in su, che non hanno nessuna qualificazione professionale e che per necessità o per altro si trovano a dover chiedere un lavoro, ma non trovano alcuno sbocco.
Mi pare, cioè, che in questa società, pure avanzata, ci siano profonde disuguaglianze e profondi squilibri. Da una parte di essa sale una domanda sommessa, perché si tratta appunto di categorie deboli, che non hanno un forte potere contrattuale. Tale domanda non è tanto di solidarietà, quanto di giustizia sociale.
Ecco, io credo che, se ci saranno, come ci saranno certamente, queste disponibilità finanziarie per gli anni '90, se proprio vorremo dare un senso anche etico alla nostra autonomia, se vorremo porre al suo centro non solo l' homo oeconomicus, ma l'uomo nella sua generalità e nelle sue particolarità, noi dovremo anche cercare di dare delle risposte più adeguate e più civili a queste domande.
Vorrei fare un'ultima considerazione sul quadro politico che viene criticato dalle opposizioni, anche se ciò rientra nel gioco delle parti. Io credo che questa maggioranza abbia in sé tutte le energie e la capacità necessaria per fronteggiare i problemi e per governare bene, anche se forse deve ancora trovare il suo assestamento od il suo equilibrio ottimale. Concordo invece con il Consigliere Mafrica, quando dice che il dibattito o il confronto politico langue, sia tra i partiti, sia in Consiglio regionale. Io mi auguro che proprio il travaglio interno che stanno attraversando i compagni comunisti, e spero di usare questa parola per l'ultima volta, crei le condizioni per un confronto politico più serrato, in modo particolare tra le forze che si richiamano ai valori della Sinistra, ai valori del socialismo riformista e democratico, che sono tutt'altro che superati e che non vanno confusi con quelli del socialismo reale attuati nei paesi dell'Est e che oggi vengono apertamente sconfessati.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Rusci; ne ha facoltà.
RUSCI (PRI):Dal punto di vista generale e politico il PRI si ritrova nel documento contabile di previsione per il 1990 e nella sua proiezione triennale. Le linee guida si rifanno al programma di legislatura della maggioranza, che prevedeva in buona sintesi uno sviluppo armonico di tutte le componenti sociali della Regione, sollecitate nel loro naturale dinamismo, in attesa dell'aggancio europeo. Continua il trend di sviluppo avanzato, da un punto di vista economico, sostenuto da ammortizzatori sociali importanti e diffusi.
Noi ci riconosciamo in questo modello di sviluppo equilibrato e crediamo di poter ritenere a buon diritto che in esso si riconosca l'intera comunità valdostana, che, visti i risultati dei singoli, deduttivamente attribuisce al contenitore finanziario regionale funzioni di moltiplicatore della ricchezza dei Valdostani.
Dal punto di vista particolare e più specificatamente contatile, per leggere e giudicare quindi il bilancio di previsione del 1990, occorre muovere dal consuntivo del 1988, approvato nel luglio di quest'anno: se, da un lato, il rendiconto stava a sottolineare la realtà del bilancio, assolutamente non gonfiato nelle sue voci di entrata, dall'altro, e questo è emerso chiaramente ieri dall'intervento dell'Assessore alle Finanze, il rendiconto stesso ha dimostrato che in alcuni settori operativi la capacità di spesa, direi meglio di realizzazione, è bassa e tale da determinare una massa residuale ancora elevata.
Va dato atto dello sforzo tendente alla riduzione residuale, pari al 14% circa rispetto al documento contabile precedente, ma, citando l'Assessore alle Finanze che mi trova completamente d'accordo, posso dire: "Non è possibile stabilire linee importanti di intervento che poi sono bloccate da intoppi che ritardano spese e realizzazioni".
Questi intoppi per alcuni assessorati sono un tantino troppo elevati. Per esempio, la capacità di spesa dei Lavori Pubblici è pari a poco più del 40% degli stanziamenti assegnati, così come quella dell'Assessorato all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti è di poco superiore al 55%. Ciò comporta una inefficienza nella distribuzione delle risorse, perché le quote non erogate rispetto agli stanziamenti assegnati potrebbero essere destinate a settori più vivaci dell'Amministrazione.
Esiste inoltre una diffusa difficoltà a capire la portata, in termini finanziari, degli interventi nel settore delle opere pubbliche. Mi sembra che il problema dei controlli di gestione della spesa, sia sotto il profilo dei risultati economico-finanziari che degli obiettivi realizzati nell'attuazione dei progetti regionali, sia argomento affrontato in varie occasioni, senza peraltro `l'ottenimento di soluzioni risolutive.
Penso che un obiettivo minimo potrebbe essere raggiunto richiedendo ai singoli settori assessorili di relazionare, al momento del conto consuntivo, sullo stato di attuazione dei programmi oggetto di autorizzazione con il bilancio di previsione. Per esempio, non sarebbe male se lo stanziamento per la costruzione di strade venisse fornito al Consiglio con l'elenco degli interventi realizzati, i costi sostenuti e le somme ancora da spendere.
Sempre per esempio, la suddivisione della spesa indicata nei documenti contabili, sia di previsione che di rendicontazione generale, potrebbe tornare ad essere fatta, così come avveniva fino al 1980, per assessorato, anziché per programma, come avviene ora. Tutto ciò rappresenterebbe il vantaggio di ottenere un preciso quadro dell'attività di ciascuna branca dell'Amministrazione regionale dal momento della determinazione delle risorse, alla verifica della capacità di spesa sugli stanziamenti ottenuti ed alla finale capacità di spendere effettivamente quanto impegnato. Credo che in questo senso andasse la nuova legge di contabilità recentemente approvata da questo Consiglio.
Con questi suggerimenti il Partito repubblicano voterà a favore dei documenti contabili che ci sono stati sotto posti.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Lavoyer; ne ha facoltà.
LAVOYER (ADP):Il nostro Gruppo dà un giudizio positivo sullo strumento finanziario in esame. La motivazione di fondo che sta alla base della nostra valutazione scaturisce dal tipo di sviluppo e dalle linee di tendenza che si possono intravedere dall'esame delle singole cifre e dalla relazione del Presidente.
A noi pare (e ne condividiamo la scelta) che questo bilancio individui un modello di sviluppo morbido, che ha come tema centrale la qualità della vita come valore imprescindibile. Ci pare importante questa premessa ad una ipotesi di sviluppo per il nostro sistema economico, soprattutto se mirata ad un diffuso aumento della qualità della vita dell'intera popolazione, piuttosto che ad una crescita tout court ad ogni costo.
Dalle relazioni svolte ieri si possono trarre alcune considerazioni essenziali per progettare una corretta strategia di sviluppo futuro, che in sintesi si possono riassumere nei punti che seguono.
In primo luogo, per la Valle d'Aosta si sta per chiudere una fase di rendita di posizione: senza una positiva progettualità, la ricchezza della Valle d'Aosta diventerà sempre più precaria. La realtà valdostana è fatta di piccoli numeri, ma è costituita da un'elevata complessità. La risorsa umana costituisce l'elemento centrale ed indispensabile per attuare un processo di crescita e di evoluzione del nostro mondo valdostano.
La Valle d'Aosta può divenire infine una sorta di laboratorio, in cui sperimentare un modello di sistema avanzato di montagna, che serva di riferimento per l'intera Europa. Debbono essere comunque mantenute salde le compatibilità fra sviluppo ed ambiente, in modo che il primo non alteri l'identità della Valle d'Aosta.
Più che sulle cifre è soprattutto su quest'ultimo punto che voglio fare alcune considerazioni più approfondite.
Il tema dell'ambiente è senz'altro quello più qualificante e di maggiore attualità per dare un giudizio sulla validità dell'ipotesi di sviluppo previ sta dallo strumento finanziario in esame. Nella sua relazione, l'Assessore ha sottolineato il grande impegno finanziario previsto per la salvaguardia del nostro territorio. Se ho capito bene, mi sembra che abbia parlato di quasi 100 miliardi. A me sembra comunque che sia ancora forse modesta l'attenzione rivolta a questo problema, sul quale si misureranno le sfide economiche e sociali nel prossimo decennio.
Ritengo tuttavia di poter affermare che, al di là delle cifre, c'è, come ha sempre affermato il nostro Movimento, la volontà di rafforzare un'economia di montagna, come la nostra, in armonia con l'ambiente: tutti ci rendiamo conto che la qualità dell'ambiente è necessaria per la qualità dello sviluppo e della crescita della nostra economia.
Quando parlo di bilancio attento a questa problematica, non mi riferisco esclusivamente a quanto previsto dal capitolo "Assetto del territorio e tutela dell'ambiente", ma all'impostazione generale dello strumento in discussione.
Gli sforzi finanziari previsti nei vari settori economici sottolineano che la polisettorialità si presenta dunque come una necessità fondamentale per l'economia valdostana e la contemporanea presenza di vari settori aumenta la loro interdipendenza e fa sì che la tutela del territorio diventi una necessità per tutti.
A questo proposito voglio sottolineare l'importanza che questa problematica venga affrontata da tutte le forze politiche con serietà e senza demagogia, anche per evitare un approccio riduttivo al problema, come certe posizioni di alcuni gruppi Verdi.
A noi pare comunque che il bilancio in esame abbia intrapreso la strada giusta, per cui saremo particolarmente attenti affinché le previsioni e le dichiarazioni dell'Assessore alle Finanze e del Presidente della Giunta trovino pratica attuazione nei singoli provvedimenti che il Consiglio o la Giunta adotteranno.
Tra l'altro siamo particolarmente interessati alla proposta della creazione di un parco internazionale del Monte Bianco, da definire in accordo con la Regione e gli enti locali.
Ma quali sono il nostro approccio e la nostra posizione sul tema dell'ambiente? Noi ci collochiamo tra coloro che avversano l'oppressione, il degrado ecologico e l'ingiustizia di uno sviluppo incontrollato, ma che nello stesso tempo combattono questi mali secondo una prospettiva che guarda al futuro, piuttosto che ad un immaginario passato, magari anche perfetto dal punto di vista ambientale, dove però la popolazione viveva in una realtà fatta di miseria, senza garanzie per il futuro, senza alcun contatto con il mondo esterno e senza alcuna possibilità di concorrere a determinare il proprio destino.
In questo senso siamo consci che nel corso dei secoli la gente valdostana ha trasferito sul territorio la sua cultura, le sue contraddizioni, il suo modo di concepire l'economia e lo sviluppo; ha cercato di acquisire gli strumenti per la gestione del territorio e delle sue risorse, perché questi erano uno dei punti di forza dell'autonomia e dell'autogoverno.
E' quindi importante che, assieme al benessere, cresca anche la consapevolezza dell'identità della Valle d'Aosta e sia mantenuta la cultura del rispetto della montagna, che da sempre ha contraddistinto la nostra popolazione.
L'ambiente è in questo senso il veicolo materiale con cui trasmettere alle generazioni future la coscienza di essere Valdostani. L'ambiente deve essere considerato espressione del nostro modo di essere. Abbiamo ereditato una regione con una identità precisa, che la distingue profondamente dalle aree circostanti, e noi dobbiamo operare per mantenere questa sua particolarità e diversità.
I valori a cui facciamo riferimento, la libertà, la solidarietà e la capacità di essere autonomi, che contraddistinguono il nostro modo di essere, devono esprimersi nel rapporto con l'ambiente. Solo a queste condizioni la nostra comunità continuerà ad avere radici nel territorio e potrà svilupparsi armonicamente senza che lo stesso venga sacrificato. Riappropriarsi dell'ambiente significa gestirlo, perché esso possa essere strumento idoneo per valorizzare ed arricchire la nostra autonomia.
Una politica per la Valle: d'Aosta può essere tale solo se tutela e valorizza l'identità' del territorio, verso il quale, più che verso altri settori, ha una precisa responsabilità anche l'ente pubblico, che è chiamato ad un'opera di mediazione, di orientamento e di controllo sull'azione dei singoli cittadini. E' quindi indispensabile anche un'azione educativa, formativa ed informativa, che crei nell'individuo la consapevolezza dei profondi legami che esistono tra l'uomo ed il territorio e dell'importanza del mantenimento della nostra identità, per garantire uno sviluppo sociale ed economico in armonia con l'ambiente. A noi pare che il bilancio in esame vada in questa direzione.
Prima di concludere, mi pare importante evidenziare un altro aspetto della relazione del Presidente: mi riferisco all'attenzione posta alla modernizzazione della nostra Regione, con particolare riguardo al settore della ricerca.
In proposito noi sosteniamo la necessità di realizzare un parco scientifico in Valle d'Aosta e con ciò intendiamo un'area di ricerca, progettazione, sviluppo e produzione ad elevato contenuto tecnologico e scientifico, che potrebbe essere insediata nell'area ex Ilssa Viola di Pont-Saint-Martin, dove, per la vicinanza con Ivrea, Torino e Novara, si potrebbe sperimentare un'appetibile forma di zona franca, intesa in senso moderno ed in cui particolari condizioni localizzative ed agevolazioni finanziarie potrebbero determinare l'installazione di unità operative di grandi imprese, centri di ricerca e sviluppo, laboratori universitari nazionali ed internazionali.
Ciò porterebbe a tre risultati principali:
1°) l'aumento del ruolo e del prestigio della Valle d'Aosta in ambito nazionale ed europeo;
2°) opportunità occupazionali di elevato profilo per tanti residenti, attualmente impegnati fuori Valle per mancanza di sbocchi;
3°) una ricaduta economica sull'indotto estremamente rilevante.
Nell'ambito di tale progetto potrebbero essere individuati alcuni settori di maggiore interesse, su cui puntare per la definizione delle varie iniziative iscrivibili nel progetto di parco scientifico: elettronica, ingegneria, telecomunicazioni, medicina, biotecnologia ed ingegneria dei materiali.
All'interno di tale iniziativa, potrebbe inoltre essere prevista la realizzazione di una scuola postuniversitaria ad orientamento scientifico, in grado di fornire supporto ed alimentazione alle attività svolte dal parco.
Il nostro Movimento si rende quindi disponibile a contribuire alla realizzazione di quanto previsto nelle relazioni allegate al presente bilancio e, per le considerazioni su esposte, dichiaro il voto favorevole del nostro Gruppo.
PRESIDENTE:Colleghi Consiglieri, non c'è più nessuno iscritto a parlare e pertanto, se nessuno chiede la parola, dichiaro chiusi i lavori della mattinata ed informo che gli stessi riprenderanno alle ore 16,00 del pomeriggio.
Grazie.
La seduta è tolta
