Oggetto del Consiglio n. 923 del 12 dicembre 1989 - Resoconto
OGGETTO N. 923/IX - PROSECUZIONE E CHIUSURA DELLA DISCUSSIONE GENERALE SULLE LEGGI DI BILANCIO PER IL 1990.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Spero di non offendere nessun collega se dico che finora questo dibattito non ha offerto molti stimoli. Mi limiterò pertanto ad un intervento breve, che parte da una considerazione allarmata: secondo noi, è desolante l'appiattimento amministrativo di questa Giunta regionale.
La presentazione del bilancio è stata l'occasione di una pedestre elencazione di interventi, senza alcuna originalità e senza acuti, ma devo dire che dobbiamo giudicare dello stesso tono anche l'intervento dell'Union Valdôtaine, da cui ci saremmo aspettati di più.
La produzione di idee, la capacità di orientare lo sviluppo, il livello ed il respiro delle proposte, sono per noi del tutto inadeguati. Discutiamo del bilancio come probabilmente ne discute un grosso comune della Bassa Padana ed è così che, secondo noi, si affossa l'autonomia e si favorisce un reale livellamento verso il basso.
Noi lanciamo quindi un allarme, perché esiste indubbiamente un ritorno neocentralistico ed un pesante condizionamento dello Stato sulle regioni, ma esiste, e sarebbe un errore madornale non vederla, anche un'azione del tutto inadeguata delle regioni e, nel nostro caso particolare, di questa Regione in particolare.
In questa valutazione io vedo una prima discriminante tra un progetto progressista che guarda in avanti, un progetto in cui si riconoscano appunto le Sinistre, e una visione moderata e, perché no, conservatrice della società valdostana.
Dico che vedo una discriminante, perché su questo terreno dovrebbe confrontarsi il dibattito politico e dovrebbe essere anche proficuo un confronto sulle cose, partendo da una lettura della realtà, e perché se la realtà di questa Regione viene letta soltanto come un luogo in cui sostanzialmente tutto va bene, c'è un buon livello di ricchezza e quindi anche nella nostra attività possiamo galleggiare sui processi spontanei, introducendo qua e là solo qualche piccolo aggiustamento, ci troviamo di fronte alla visione classica del liberismo conservatore.
Altro è vedere e valutare se siamo o meno in un passaggio di fase, che dal Consigliere Mafrica è stato definito "un bivio", che impone un profondo ripensamento, perché cambiano gli scenari, cambiano le esigenze della società, cambiano i bisogni dello stesso sistema economico e delle imprese. Di fronte a questo cambiamento di scenari, non può rimanere fermo il sistema politico, non piò non cambiare il sistema amministrativo, non può non cambiare la politica e l'intervento della pubblica amministrazione.
Beh, nell'intervento di presentazione del bilancio, noi non abbiamo sentito nessun ripensamento in tal senso e, per questo, riteniamo che la situazione rischi di portare ad un appiattimento e ad una involuzione della concezione dell'autonomia in questa Regione.
Gli interrogativi su cui noi dobbiamo confrontarci e, se necessario, dividerci sono stati ripresi in alcuni interventi. Io faccio qui, molto sinteticamente, alcuni esempi ed alcune valutazioni.
Primo: quale modello istituzionale? E' possibile affrontare una fase come questa, senza interrogarci sul ruolo che sta svolgendo questa Regione? Sulle funzioni del Consiglio regionale nei confronti della Giunta regionale? Sul funzionamento della pubblica amministrazione?
Noi diciamo di no, perché sempre più netta è l'esigenza, sempre più sentita - e lo dimostra il fatto che di questo si discute anche nella Commissione Speciale per le riforme istituzionali - è l'esigenza di un profondo ripensamento del modo di essere e di agire della Regione in senso lato.
Non c'è solo un problema di rapporto, tra la Giunta regionale ed il Consiglio regionale, che va modificato, ma anche un problema che riguarda il rapporto tra le scelte politiche e l'Amministrazione.
Il Presidente Rollandin nel corso del suo intervento ha parlato della necessità di andare nella direzione del decentramento e di una più larga informazione rivolta ai cittadini. Si tratta di scelte che ovviamente noi condividiamo, ma le proposte sono, lasciatemelo dire, straordinariamente povere ed inadeguate: non può invertirsi una situazione in quella direzione, parlando genericamente di un aumento di fondi ai comuni, della necessità che i comuni si consorzino, senza parlare del ruolo delle comunità montane e parlando delle informazioni intese come sistema informativo.
Noi riteniamo che qui vada rimesso in discussione il modo in cui si lavora, il modo in cui funziona la macchina regionale, andando (l'abbiamo già detto in altre occasioni, ma voglio ripeterlo) ad una netta separazione tra le funzioni dell'apparato amministrativo e la funzione della politica, cioè degli organi politici di questo Consiglio, definendo meglio le funzioni e le responsabilità dei dirigenti, in una divisione dei compiti che sia più comprensibile.
Faccio alcuni esempi. Noi non abbiamo bisogno di un Assessore ai Lavori Pubblici che vada in giro a controllare le strade ed i muri, e che assista a tutti gli appalti pubblici. Noi abbiamo bisogno, invece, di un Assessore ai Lavori Pubblici che progetti e che definisca programmi adeguati di sviluppo delle infrastrutture; né abbiamo bisogno di avere l'Assessore alla Pubblica Istruzione che fa il secondo Sovraintendente agli Studi: dovranno quindi essere ridefinite una semplificazione ed anche una maggiore divisione delle funzioni burocratiche, perché, come è stato detto da molti colleghi, ben altro è il problema che abbiamo in quel settore.
Né può essere ancora tollerabile, a mio avviso, né funzionale, il fatto che il Presidente della Giunta sia oggi impegnato in una miriade di attività amministrative di piccolissimo rilievo, dal concorso per assumere gli invalidi a commissioni di scarsissimo rilievo.
Allora noi abbiamo qui una prima necessità di ripensamento. Questa è una regione in cui il processo di decentramento deve essere un vero processo di decentramento di funzioni, di mezzi e di personale ad altri livelli istituzionali, e deve essere una regione in cui ci sia anche un progressivo svuotamento di funzioni amministrative che vengono svolte dal Consiglio e dalla Giunta.
Accanto ad un processo di questo tipo, noi sottolineiamo la necessità di riformare anche il rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione. Da questo punto di vista le indicazioni contenute nella relazione del Presidente della Giunta sono, anche qui, insufficienti. Noi dobbiamo mettere in campo una vera e propria campagna sui diritti dei cittadini: questi ultimi devono avere regole certe, devono poter contare su una amministrazione efficiente ed imparziale nelle decisioni, devono poter contare su un sistema che li garantisca anche nel caso in cui non vengano rispettati i loro diritti.
Questo è un grande progetto di riforma e di ripensamento della pubblica amministrazione, che è sempre più necessario.
Tutto ciò non potrà che avere dei riflessi positivi anche sull'efficienza.
Non è vero che questa sia un'amministrazione efficiente: questa Regione, e quindi questa Giunta regionale, impiega sette anni per fare un parcheggio, quando a Parigi il nuovo teatro dell'Opera è stato costruito in tre anni; questa Regione impiega dieci anni per predisporre un progetto di metanizzazione (ne stiamo discutendo da dieci anni); abbiamo sentito ieri che questa Regione ha impiegato tre mesi per distribuire a 400 anziani i tesserini di trasporto, per cui saranno necessari degli anni per poterli distribuire a tutti.
Potrei anche proseguire, perché sono veramente molti gli esempi di questo tipo: il Museo Challand, il trenino per andare a Cogne, la vicenda del Piano paesaggistico, il fatto che per avere un mutuo per ristrutturare una vecchia casa occorre aspettare almeno due anni, la Banca regionale, il compattatore...
E' quindi tutto da dimostrare che ci troviamo di fronte ad un'amministrazione efficiente. Non lo dico, ovviamente, per uno spirito di polemica, ma perché tutto questo sottolinea la necessità di un profondo ripensamento.
Piano di sviluppo economico. E' già stato detto che noi viviamo una fase positiva, ma io credo che possiamo anche aggiungere che avremo ancora di fronte un periodo molto positivo, perché la liberalizzazione ed il Mercato comune europeo non potranno che portare nuove occasioni di sviluppo. L'apertura ai mercati dell'Est è una grandissima occasione per il nostro sistema produttivo.
E' facile quindi prevedere che nei prossimi anni noi avremo anche importanti opportunità di crescita economica.
Quello su cui vale la pena discutere è però non la quantità, ma la qualità di questo sviluppo. Il criterio di valutazione deve essere qualitativo. Ha ragione il Consigliere Pascale quando dice: "Il più è stato fatto, oggi si tratta di capire in che modo e con che qualità l'apparato produttivo di questa Regione si affaccia ai prossimi anni".
Si tratta quindi di valutare in che modo l'apparato produttivo di questa Regione sappia davvero produrre ricchezza senza essere assistito dall'ente pubblico ed in che modo si sviluppa in questa Regione un sistema di servizi alle imprese efficiente e moderno, perché questo settore assumerà un'importanza fondamentale.
In questo senso, quindi, occorre anche valutare il quadro di riferimento che viene offerto dalla nostra Regione, per sapere in che modo questa Regione intende svolgere una funzione regolatrice e non di gestione.
Ecco, noi non siamo convinti che sia chiaro questo quadro di riferimento: così non è apparso nell'introduzione al bilancio di oggi, né in altre occasioni, anzi vediamo alcuni fenomeni negativi, già ricordati dal Consigliere Mafrica, come ad esempio la ricerca del guadagno facile e dell'affare facile. Si assiste ad una "borghesia rampante" (passatemela così), che è in cerca di affari facili, anziché costruire sistemi imprenditoriali validi; e ci sono poi "rampanti" che cercano rapporti sempre più stretti con il sistema politico o con singoli personaggi del sistema politico.
Tutto questo è molto negativo e sarebbe davvero miope se noi assecondassimo tendenze di questa natura.
Esiste poi, nello sviluppo economico, anche la grande questione di armonizzare il sistema produttivo alle qualità ambientali di questa Regione, il che non significa solo turismo, ma significa, in questo caso, uscire dalla casualità degli interventi produttivi e stabilire nessi e collegamenti veri, perché questa è la grande risorsa.
Quindi, riprendendo in questo caso una frase del Consigliere Lavoyer, noi condividiamo l'opinione che senza una progettualità lo sviluppo è sempre più precario e sentiamo particolarmente la necessità di questa progettualità.
Terzo ed ultimo punto: la funzione della pubblica amministrazione nei confronti delle questioni sociali, che è stata sottolineata anche nell'intervento del Consigliere Pascale.
Anche in questo caso, la nostra Regione sta facendo alcune cose, però, rispetto a bisogni anche nuovi che emergono, è vero o non è vero che gli interventi sono ancora episodici? Sul bisogno della casa non esiste una politica, ma esistono qua e là degli interventi spezzettati. E' stato già ricordato da altri che, per gli interventi di edilizia residenziale pubblica, non c'è una lira della Regione e siamo anche in presenza di un'assenza di finanziamenti dello Stato. Come si può dire, allora, che lì stiamo intervenendo a favore delle fasce sociali più deboli, che ancora vivono in condizioni inaccettabili?
Lo stesso vale per la politica giovanile. Come non ricordare che solo di recente, e grazie anche alla nostra iniziativa, si va a costruire una politica nei confronti dei giovani e che lo stanziamento di quest'anno è di appena 100 milioni? Qualcuno ha ricordato l'assemblea di Pont-Saint-Martin, alla quale ho partecipato anch'io, e che esprimeva soprattutto quell'area della popolazione giovanile che ha sostanzialmente rotto con questa società e che davvero esprime la parte che è più a disagio nei confronti della società.
Beh, quando si parla di interventi a favore dei giovani, si deve parlare anche degli interventi rispetto a questa parte, proprio perché noi abbiamo il compito di gettare un ponte per recuperare anche quella parte del mondo giovanile.
Molti altri sono gli interventi che in questo senso sono ancora del tutto insufficienti. Ho fatto solo questi esempi, perché a mio avviso tratteggiano il bisogno di costruire, su punti essenziali dello sviluppo economico, sociale e civile di questa Regione, un progetto di ampio respiro.
Sul bilancio, il Consigliere Mafrica ha già detto che si tratta di un documento ripetitivo e che avremmo voluto alcuni segnali anche importanti: il centro universitario, una politica per il nuovo ospedale, il segno vero di voler intervenire concretamente nei centri storici con un finanziamento emblematico, la volontà di assumere davvero la questione dello sviluppo della ferrovia... Tutte queste cose non ci sono, ma noi, durante la discussione del bilancio, avremmo soprattutto voluto capire dove stiamo andando, verso quale prospettiva o direzione viene orientato lo sviluppo della Valle d'Aosta: questo però non è stato assolutamente chiaro.
E' in crisi, anzi sono in crisi molti luoghi comuni. La stessa concezione dell'autonomia va rivista. Per noi davvero non è più sufficiente concepire l'autonomia, da un lato, come la necessità di salvaguardare il patrimonio bilinguistico di questa Regione, e dall'altro concepirla come mera rivendicazione nei confronti dello Stato, per sanare alcuni torti subiti in passato da questa Regione. Oggi tutto questo non basta più, anzi la mia preoccupazione è che non sia più credibile e, in questo senso, ritengo che vadano ripensati il modello istituzionale, il funzionamento ed anche la qualità della progettualità di questa Regione.
Più incisiva quindi deve essere l'azione che noi dobbiamo portare avanti per rinnovare il sistema istituzionale ma anche quello politico di questa Regione.
Risponde a queste esigenze questa maggioranza? Noi diciamo di no. C'è una progettualità che è ancora scarsa, c'è un accentramento del potere che, secondo noi, è sempre più preoccupante ed è anche discutibile ed inadeguato, come ho cercato di dimostrare, il modo di concepire oggi il potere ed il ruolo della nostra Regione. E' bene che tutti abbiano ben presente ciò, perché comincia ad essere causa di un malessere crescente, che è presente anche nel disagio che si tocca con mano nel dibattito politico di questa Regione.
Questa maggioranza è molto larga, ma è anche una maggioranza molto stanca. Qualcuno ha detto ché nella maggioranza ci sono larghe energie che potrebbero essere utilizzate. Ahimé! Secondo me, oggi queste energie sono quanto mai sommerse, perché non si vedono assolutamente.
Noi quindi siamo interessati ad aprire un processo nuovo, fondato essenzialmente su due punti:
1°) sulla necessità di pensare tutti assieme a delle regole nuove nell'amministrare e nel fare la politica;
2°) sulla necessità di instaurare un processo che si fondi su di un cambiamento politico.
Abbiamo apprezzato ed apprezziamo l'attenzione ed anche la serietà con cui altre forze politiche hanno valutato il processo che abbiamo avviato. Non è una operazione trasformistica. Il tentativo che noi abbiamo iniziato tende ad aderire meglio ai bisogni della società, per costruire davvero in Italia ed in Valle d'Aosta la possibilità di alternative di governo fondate sui contenuti, per inverare e rendere più ricca la democrazia, per mettere fine ad una sorta di occupazione dell'amministrazione da parte del potere politico, che è anche causa di degenerazione e di corruzione. Mi pare che questo tentativo è stato colto ed anche apprezzato.
Per questa Regione noi non vogliamo un'operazione trasformistica, ma un'operazione che ci consenta di rappresentare meglio la parte progressista di questa società. Esiste in Valle d'Aosta una parte di sinistra, progressista, autonomista e federalista, formata da laici e cattolici che credono in un'etica della politica, nella necessità di riformare la politica, di rinnovare i programmi ed i contenuti e nella necessità di chiamare a raccolta anche forze nuove che sappiano spendersi ed impegnarsi in questo programma.
Questa è la nostra intenzione e questo è il messaggio che noi mandiamo alle altre forze politiche.
Ovviamente, noi non abbiamo nessuna tentazione egemonica, né abbiamo la pretesa di rappresentare, noi, l'area progressista di questa società, né abbiamo la presunzione di avere in mano la chiave di un processo di rinnovamento o di cambiamento dei programmi.
Torno a ripetere che a noi interessa aprire un processo, facendo un'opposizione, in alcuni casi anche aura, comunque un'opposizione intransigente e propositiva, parlando alla società e parlando a quella parte delle forze politiche qui presenti che è più sensibile e che condivide molti nostri ragionamenti.
E' un processo che noi vediamo sempre più necessario e sempre più urgente, che dovrebbe consentirci (mi auguro presto) di discutere del bilancio regionale, toccando con mano contenuti davvero nuovi, senza dover ripetere, come qualcuno ha detto, che avremmo potuto rifare oggi l'intervento dell'anno scorso, perché sarebbe andato bene lo stesso.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Agnesod; ne ha facoltà.
AGNESOD (UV):Sur le budget régional, que nous sommes en train de discuter, je desire expliquer mon point de vue, exposer mon opinion et faire quelques considérations.
1992 approche. L'Europe, la véritable Europe va s'établir. La Vallée d'Aoste s'ouvre, doit s'ouvrir encore vers cette Europe. Modernisation, recherche, formation professionnelle, afin de garantir à nos jeunes une préparation et une qualification liées à la technologie toujours plus avancée d'aujourd'hui; perspective pour eux de devenir les chefs d'entreprise de demain.
Notre Région, il est vrai, s'est de plus en plus insérée dans une stratégie économique et sociale de grande envergure, celle de l'Europe des douze. A cet égard le projet et la demande d'inscription du tunnel Aoste-Martigny sur le plan national des chemins de fer s'avère indispensable.
Cela dit, il me parait bon d'insister sur un autre secteur moteur de l'économie valdôtaine: le secteur touristique. Les nouvelles tendences de sauvegarder l'environnement, l'évolution des modes de vie vont concerner de plus en plus le secteur sacro-saint des vacances. La demande s'orientera davantage vers la recherche de la nature authentique et il s'agira bien de trouver l'équilibre entre équipement, environnement, accueil et service.
Toute la Vallée peut offrir un produit touristique de qualité et spécifique: la haute montagne, le sport d'hiver et d'été; la moyenne et la basse montagne avec les pays de la plaine, un tourisme de promenade, de contemplation, de recherche de la nature. Il est alors fondamental d'encourager l'agrotourisme qui pourrait permettre à nos agriculteurs de devenir également opérateurs touristiques. Il ne faut pas oublier l'importance du tourisme thermal. Nous avons déjà la matière première, il faut l'exploiter.
Dans le domaine de l'industrie la situation a changé radicalement et s'est même améliorée l'an passé.
L'augmentation de l'emploi, la baisse des chômeurs, rémunérés ou pas, sont des points extrêmement positifs. Dans la Basse Vallée, à la suite de la clôture de l'Ilssa-Viola, on a vu apparaître une situation difficile. Toutefois les initiatives qui sont en train de se concrétiser, permettent d'assister à une relance du secteur industriel. Conner, Elelis, Consortium des artisans et d'autres sont les représentants d'une nouvelle réalité économique. Rappelant tout de même qu'aujourd'hui 230 travailleurs sont encore en chômage forcé et c'est notre devoir de les aider en tenant compte du fait que la plupart d'entre eux ont l'âge cruellement et curieusement limite de 45 ans et une qualification sans grande valeur.
Enfin, en me référant au rapport du Président du Gouvernement, je voudrais souligner l'importance de la solidarité; solidarité envers les plus faibles et les plus démunis, mais au-delà de l'assistance, parce que l'assistance marginalise la plupart du temps alors qu'il faut avant tout intégrer.
Voilà donc, en ce qui me concerne, quelque considération sur ce budget, qui globalement me semble positif. Je vous remercie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Martin; ne ha facoltà.
MARTIN (ADP):Con l'approvazione del bilancio di previsione del 1990 si chiude una fase della vita politica ed amministrativa della nostra Regione, ossia quella degli anni '80, degli anni cioè che, tra l'altro, hanno visto concretizzarsi quel rapporto, tra lo Stato e la Regione, che ha dato come frutto il riparto fiscale, legge n. 690 del 26 novembre 1981.
Ci pare di poter dire che in questi anni, grazie all'autonomia finanziaria, la Regione ha indubbiamente compiuto notevoli progressi. Ha potuto completare il piano delle infrastrutture primarie, dotando tutti i comuni di strade, acquedotti e fognature. Ha potuto rilanciare l'economia, facendo fronte ad una pesante crisi industriale, potenziando e riqualificando il settore turistico, sostenendo il mondo agricolo.
Infine, ha potuto migliorare i servizi a favore delle persone anziane; è intervenuta in favore delle categorie più bisognose ed ha favorito l'acquisto o la costruzione della prima casa.
Questa fase, che a mio avviso oggi si chiude, consente alle forze politiche della maggioranza, che sono le stesse di dieci anni fa, ossia l'Union Valdôtaine, la Democrazia Cristiana, gli ADP ed il Partito repubblicano, con l'aggiunta in questo ultimo periodo del Partito socialista italiano, di presentare alla comunità valdostana un bilancio largamente positivo, sia per l'attività svolta, sia per i risultati conseguiti.
Certamente la disponibilità finanziaria ha favorito ed accelerato un processo che, per esser realizzato, aveva comunque bisogno di stabilità, di programmazione e di solidarietà politica tra le forze della maggioranza, che hanno permesso ai governi che si sono succeduti di superare anche momenti di difficoltà.
Oggi si conclude questa fase e se ne apre un'altra, quella che vedrà impegnata la nostra Regione negli anni '90, vale a dire quella che dovrà costruire la Valle d'Aosta europea. Il compito che ci attende è certamente stimolante. Tutti siamo coscienti dell'importanza che la realizzazione del Mercato unico comporta, non solo per la nostra Regione, ma per l'intero continente europeo, e tutti ci rendiamo conto delle implicazioni che questo fatto avrà sull'economia mondiale.
Pochi, per la verità e per diversi motivi, si rendono conto che l'incidenza dell'Europa unita non si limiterà al mondo dell'economia, ma avrà un pesante riflesso sul nostro modo di lavorare, di comunicare, di pensare, di agire e quindi di vivere.
Le decisioni, che il Governo regionale e la maggioranza che lo sostiene prenderanno d'ora innanzi, dovranno necessariamente tenere conto di questo aspetto, se si vorrà una Valle d'Aosta integrata nel sistema europeo ed agganciata ai Paesi che guideranno lo sviluppo nei prossimi anni.
Personalmente, al contrario di chi prevede un avvenire nero per la nostra Regione, forse perché eccessivamente preoccupato per l'abbattimento delle barriere doganali con la conseguente eliminazione dei proventi dell'IVA da importazione, nutro una moderata fiducia nella Valle d'Aosta degli anni '90, sia per le scelte compiute nel corso di questi anni, che permetteranno alla nostra Regione di inserirsi nelle grandi vie di comunicazione europee e che hanno consentito di ristrutturare l'apparato produttivo con l'eliminazione di settori maturi e la nascita di aziende altamente qualificate; sia per gli investimenti effettuati nelle diverse attività economiche, che avevano lo scopo principale di rendere autosufficienti tali attività; sia ancora per le scelte che stiamo facendo e che sono presenti in questo bilancio, come ad esempio quella riguardante il piano energetico regionale, che consentirà di valorizzare appieno le grandi risorse idroelettriche di cui la nostra Regione dispone.
Non bisogna dimenticare anche l'altro esempio, quello denominato "Valle d'Aosta cablata", che concerne la creazione di una rete di fibre ottiche in grado di assicurare telecomunicazioni rapide e sicure, sia all'interno, sia all'esterno della Valle.
Non è neppure da sottovalutare la posizione geografica della Valle d'Aosta, che, ponendosi come passaggio obbligato tra il nord ed il sud dell'Europa, verrà certamente a godere di una condizione di privilegio.
Questo ovviamente non significa che tutto sarà facile e semplice, anzi si imporranno delle scelte in linea con i tempi, che favoriscano la partecipazione della gente, l'organicità e la razionalità dei servizi, la "sburocratizzazione" dell'ente Regione, che in molti casi, purtroppo, funge da freno, essendo diventato molto grande e molto complicata.
A nostro avviso, sarebbe il caso (e mi fa piacere che il Presidente ne abbia accennato nel suo intervento) di cominciare a pensare di decentrare fuori Aosta, in Bassa Valle come in Alta Valle, servizi ed uffici che raccolgano pratiche e che diano tutte le informazioni più semplici, proprio per evitare alla gente di dover venire sempre ad Aosta, anche per le questioni più banali. Forse tanti problemi che oggi affliggono la città di Aosta, come il traffico o l'inquinamento acustico e atmosferico, verrebbero risolti a beneficio sia della città capoluogo sia delle popolazioni periferiche, che vedrebbero notevolmente ridimensionato il fenomeno del pendolarismo.
A nostro avviso esistono dunque le condizioni perché la Valle possa guardare con fiducia al futuro ed esistono anche le condizioni per affrontare di petto alcune questioni che altrimenti finirebbero per condizionare il nostro sviluppo, incidendo profondamente sulla nostra comunità e sulla qualità della vita dei suoi abitanti.
Voglio soffermarmi e fare alcune brevi considerazioni su quattro problemi, che mi paiono prioritari rispetto ad altri e direttamente collegati con il discorso degli anni futuri, della nostra partecipazione all'integrazione economica europea e dello sviluppo della nostra Regione. Gli argomenti interessano la scuola, l'ambiente, il diffondersi della droga e la solidarietà sociale.
La Valle in questi anni ha fatto scelte industriali intelligenti, che da un lato le hanno permesso di uscire dal tunnel della crisi provocata dalla chiusura dell'Ilssa-Viola, della Montefibre e dal ridimensionamento della Cogne, e dall'altro le hanno permesso di creare un moderno sistema industriale, basato su piccole e medie aziende a tecnologia molto avanzata e non inquinanti.
Non è poi da scartare l'ipotesi che in Valle d'Aosta si sviluppino in un futuro non molto lontano anche altre attività ed iniziative dedite alla ricerca, oltre a quelle che già sono collegate alla Tecdis ed alla Conner.
Tutto questo è molto positivo, però rischia di non poter essere completamente utilizzato dalla nostra gente. Nel 1987, in Valle d'Aosta, soltanto il 14% dei giovani diplomati ha intrapreso gli studi universitari, a fronte del 25% della media nazionale. La Regione, da parte sua, cura con intensità i corsi di formazione professionale, ma, se non ci saranno laureati, saremo costretti ad accettare quella importazione di "cervelli" che certamente non abbiamo intenzione di favorire.
Che fare dunque? Mi pare che con gli ultimi provvedimenti legislativi si sia fatto un passo in avanti per favorire gli studenti universitari valdostani. Forse si potrà ancora migliorare la situazione, ma non è questo a mio avviso il punto centrale del problema. Occorre, invece, cambiare la mentalità del guadagno facile, senza eccessivi sacrifici professionali, che troppo spesso attira i giovani verso posti di lavoro come la Forestale od il Casinò. Bisogna far capire ai giovani valdostani che il futuro della nostra Valle non è né la Forestale, né tantomeno il Casinò, ma si chiama: professionalità, competenza e specializzazione.
E' in questo senso che noi intendiamo l'accenno fatto dal Presidente della Giunta nel corso della sua relazione a proposito della formazione professionale.
Sul problema ambientale, ormai seguito con interesse da tutte le forze politiche e come è già stato detto molto bene dal mio collega Lavoyer, noi pensiamo che sia possibile trovare un giusto equilibrio di crescita dell'uomo, pur nel rispetto dell'ambiente. Siamo stati quindi favorevoli all'autostrada, poiché questa è stata valutata attentamente sotto l'aspetto dell'impatto ambientale, riducendo al minimo i danni che un'opera di questo tipo comporta.
Siamo perfettamente coscienti che la vera ricchezza della Valle d'Aosta è costituita dal suo territorio e dal suo ambiente. In questo senso apprezziamo l'iniziativa che, in accordo con l'Enel, prevede l'interramento delle linee elettriche, specie nelle zone di particolare pregio ambientale.
Ci pare di poter dire che una nuova e giusta attenzione viene riservata a questo importante problema. Siamo convinti infatti che la battaglia dell'ambiente si vince solo se in ogni forza politica vi sono delle persone sensibili a questo problema e se ogni forza politica si impegna seriamente per una crescita ordinata della nostra comunità.
Senza dubbio, vi è ancora molto da fare sotto questo aspetto, anche perché il più delle volte la sensibilità umana viene travolta da interessi di vario tipo, ma ritengo che, se tutti ci impegneremo a fondo, si potrà operare con serietà e coerenza.
Il diffondersi della droga (argomento che abbiamo già dibattuto in questo Consiglio) pone dei problemi non indifferenti alla pubblica amministrazione. Riteniamo che il progetto "Arianna", approvato di recente, possa contribuire a dare una giusta informazione nel settore scolastico e quindi a prevenire il fenomeno.
Al di là di questo, però, penso che il compito principale demandato all'ente pubblico sia quello di trovare delle valide motivazioni di vita per tanti giovani che sempre più di frequente cadono in questo dramma. Il lavoro è senza dubbio la medicina più efficace che l'ente pubblico può fornire loro, anche se io non dimenticherei il ruolo che deve ritornare a svolgere la famiglia per dare una soluzione ai tanti mali, tra cui quello della droga, che affliggono la nostra società.
Infine, se vogliamo una crescita equilibrata della nostra comunità, se vogliamo che i Valdostani partecipino tutti quanti attivamente alla nuova sfida europea che ci vedrà impegnati negli anni '90, non dimentichiamo di mettere in atto una nuova solidarietà sociale che presenti una Valle d'Aosta unita, consapevole del proprio ruolo, e che, partendo dalla sua situazione, si proponga nella Comunità europea come un modello da imitare per una crescita equilibrata di tutti i popoli d'Europa.
Il recente rapporto del Censis sulla società italiana rivela che il cittadino italiano è diventato più ricco, ma anche più insoddisfatto e soprattutto poco propenso a mettere in atto azioni di solidarietà sociale, per la mancanza di fiducia nello Stato, che per primo non è solidale verso i cittadini, ai quali non offre servizi adeguati nella sanità, nei trasporti e nella pubblica amministrazione, e li costringe quindi a pensare sempre più a se stessi ed a rifugiarsi ciascuno nel proprio "particulare".
Ecco quindi che una nuova solidarietà sociale, che parta dall'ente pubblico, appare indispensabile per migliorare la qualità della vita dei cittadini e per coinvolgerli verso forme di solidarietà che nella nostra società appaiono sempre più necessarie. In questo senso la Valle d'Aosta potrebbe rappresentare un valido modello da seguire.
In questo bilancio abbiamo apprezzato lo sforzo compiuto nel settore del turismo ed in special modo gli interventi previsti nella costruzione di nuovi alberghi, per la ristrutturazione di quelli esistenti, nonché per la costruzione di complessi alberghieri di grandi dimensioni, che riteniamo di fondamentale importanza per alcune località della Valle. In effetti, uno dei punti deboli del nostro sistema turistico è rappresentato proprio dalle strutture alberghiere, che o non sono talvolta all'altezza della domanda odierna, oppure addirittura non riescono a soddisfare completamente la richiesta di posti letto. In chiave futura, specie dopo la candidatura della Valle d'Aosta a sede delle olimpiadi invernali del 1998, questo problema è di vitale importanza.
Parlando di olimpiadi, noi riteniamo che questa grande occasione che si offre alla nostra Regione, debba essere attentamente guidata dall'ente pubblico, in primo luogo per evitare che tale manifestazione si riversi in maniera negativa sull'ambiente valdostano, ma anche per far sì che l'olimpiade diventi un'occasione di crescita per tutta la comunità valdostana.
A tale proposito, trattandosi di una iniziativa di grandi dimensioni, sarebbe forse il caso di coinvolgere le varie categorie economiche e sociali in un comitato che, con largo anticipo e sotto la guida e la collaborazione della pubblica amministrazione, elabori progetti ed idee per quantificare gli interventi necessari, per preparare tutta la Valle a quell'appuntamento sportivo e per ottenere quel ritorno di immagine per il quale è stata promossa tale iniziativa.
Rimanendo nel tema "turismo", non possiamo nascondere la nostra preoccupazione per un'altra stagione invernale, che si preannuncia molto difficile per la mancanza di neve. A tale proposito dobbiamo prendere atto che purtroppo la nostra Regione non è ancora attrezzata per offrire valide alternative e quindi attenuare in parte i danni provocati da stagioni con scarse precipitazioni. E' vero che si tratta di un problema di non facile soluzione, ma abbiamo avuto modo di verificare alcuni anni or sono, visitando stazioni turistiche estere, che questo problema, quando si verifica, in quelle località si presenta con meno drammaticità di quanto non succeda in Valle.
Probabilmente il completamento delle attrezzature turistico-sportive sul territorio potrà aiutare ad integrare la domanda turistica, però sarebbe forse opportuno insistere con più determinazione verso interventi che consentano in primo luogo di allungare la stagione turistica, coprendo il buco settembre-novembre, ed in secondo luogo che consentano di diversificare un settore che sempre più si identifica con la pratica dello sci, ovviamente con tutti i rischi che ciò comporta.
Sarebbe quindi opportuno pensare alla valorizzazione del turismo termale, che, per quanto ci riguarda, deve consistere in un intervento sia sulle terme di Pré-Saint-Didier, sia su quelle di Saint-Vincent, iniziando i lavori sulle prime e rivalorizzando le seconde. Mi fa piacere che nella relazione del Presidente della Giunta si sia dato rilievo a questo fatto e si sia esplicitato l'impegno ad intervenire in ambedue le terme.
In conclusione, senza entrare nelle cifre che sono bene evidenziate, sia nel documento finanziario, sia nei prospetti allegati, ci pare di poter dire che questo bilancio, pur con le raccomandazioni e le osservazioni che abbiamo fatto, vada nella direzione che noi desideriamo e possa rappresentare un valido strumento politico ed amministrativo per iniziare quella che ho definito "la fase degli anni '90", ossia la fase di costruzione della Valle d'Aosta europea.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz; ne ha facoltà.
BONDAZ (DC):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, questa mattina, iniziando il suo intervento, l'amico Consigliere Limonet ha fatto un'affermazione che credo sia degna di essere ripresa e sviluppata.
Al di là del fatto che da troppi anni, soprattutto da parte di coloro che hanno la fortuna, la ventura o il piacere di far parte di tanti consessi amministrativi, si sente dire che il bilancio di previsione è l'atto fondamentale della pubblica amministrazione, è un atto di grande significato politico; mi sembra invece di poter dire, ripetendo forse male quello che bene era stato detto stamattina dal Consigliere Limonet, che ci troviamo nuovamente di fronte al rito del bilancio di previsione.
Con tutta sincerità io credo che il bilancio di previsione sia qualcosa che deve essere fatto, che sia una legge che deve essere presentata, ma credo anche che possa non essere la legge più importante e significativa di una pubblica amministrazione. Siamo forse noi amministratori, piccoli o grandi politici, che diamo particolare importanza a questo fatto, forse sono i mass media a dargli altrettanta pubblicità.
Credo però che bisognerebbe superare questa condizione, perché ciò che più potrebbe importare, specie in una discussione che avviene in seno ad un'assemblea legislativa o amministrativa (chiamiamola pure come ci sembra più opportuno), è il maggior spazio ad una più attenta valutazione del consuntivo di una pubblica amministrazione.
Colleghi Consiglieri, le previsioni sono tutte valide, non si può dire che una sia più valida di un'altra, e poi sappiamo per esperienza che nel corso dell'anno vengono apportate tante variazioni o modificazioni al bilancio di previsione e ciò per una ragione di assoluta veridicità, proprio perché nel corso dell'anno si presentano delle necessità e nascono nuove esigenze che giustamente devono essere portate da parte dell'Esecutivo all'esame dell'Assemblea legislativa.
Direi quindi che bisognerebbe superare, per quanto è possibile, questo rito o questa consacrazione o dissacrazione del bilancio di previsione.
Io credo che sia quelli dell'opposizione sia quelli della maggioranza, quando vengono qui a dire: "Il bilancio è fatto male... Il bilancio è fatto bene...", dicano tutti una parte di verità ed una parte di inesattezze. Credo infatti che nessuno possa sostenere che è male parlare del turismo o del termalismo.
Accettiamo quindi il bilancio di previsione come un documento di impostazione generica, ma cerchiamo semmai di esaminare il consuntivo, per vedere se l'Esecutivo ha fatto quello che doveva fare, o meglio quello che il Consiglio gli aveva detto di fare. Io ritengo che quello sia effettivamente il documento più importante di una pubblica amministrazione, non il bilancio di previsione.
Ma tant'è, visto che viviamo in questo Stato ed in questa situazione, prendiamo atto di questo fatto. Vi chiedo scusa se parlerò poco del bilancio, anche perché parlando a quest'ora, quando ormai tanti colleghi hanno già preso la parola e così hanno già detto tutto il bene e tutto il male che si poteva dire del bilancio di previsione, mi soffermerò più attentamente invece su qualche altro tema, che ha riferimento al bilancio o che comunque in questa circostanza può essere portato all'attenzione del Consiglio.
Diciamo subito che il bilancio ha delle entrate cospicue e che il giudizio del Gruppo democristiano è sicuramente favorevole, anche se possiamo dire che siamo preoccupati per il notevole aumento delle spese correnti rispetto alle spese di investimento.
Questo è già stato detto, anche se si può osservare che le spese correnti possono prevedere nel loro seno (di questo discutevo stamane con un collega) delle spese di investimento, magari per l'attuazione di investimenti che già sono stati fatti, come ad esempio per l'attuazione delle microcomunità per anziani.
Rimane pur sempre il fatto che il bilancio è qualcosa di cospicuo e che consentirà di far fronte ai numerosi problemi che attanagliano la comunità valdostana. Per estrema verità, ne vorrei ricordare solo alcuni, anche se sono già stati citati da altri.
In primis vorrei ricordare il turismo, che deve essere migliorato, perché dobbiamo adeguare sempre più e meglio la nostra Regione alle competizioni che sono in atto, anche perché vediamo che le altre regioni alpine stanno facendo degli sforzi non indifferenti per consentire al loro turismo di avere una sempre maggiore affluenza turistica.
Dell'agricoltura e dell'industria si è già parlato. Vorrei parlare quasi a volo d'uccello dell'edilizia abitativa, le cui leggi credo che dovrebbero essere potenziate al fine di assicurare l'accesso alla proprietà della prima casa ad un numero sempre maggiore di cittadini valdostani.
Mi sembra opportuno ribadire in questa sede che occorrerebbe rendere più funzionale la Finaosta e metterla soprattutto in condizioni di operare per gli scopi e le funzioni per cui è nata. E' facile dire, come ho sentito da parte di qualche Consigliere, che la Finaosta sta operando come una banca, perché presta dei soldi. Sì, è vero anche questo: abbiamo costituito una banca che probabilmente sostituirà la Finaosta in queste funzioni, che, al limite, non sono sue competenze specifiche. Diamole quindi la possibilità e la disponibilità perché possa operare secondo i fini per cui essa è nata.
Non ho più sentito parlare della Camera di Commercio, problema del quale si era parlato molto negli anni scorsi sul quale erano state fatte anche delle valutazioni contrapposte all'interno della maggioranza. Si tratta in ogni caso di un problema che in qualche modo dovrà pur essere preso in considerazione.
Alcuni grossi problemi che, secondo noi, dovranno essere posti in discussione nel prossimo futuro sono quelli che concernono le revisioni dello Statuto e della legge elettorale dei quali non ho sentito parlare molto, forse perché mi sono assentato, ma che pure interessano l'esistenza stessa della nostra Regione e le modalità con cui la nostra autonomia deve proseguire il suo cammino.
Bisogna riconoscere che sono stati fatti molti passi in avanti nel decentramento. Le disponibilità di bilancio hanno permesso alla Regione di dare sempre maggiori aiuti e contribuzioni ai comuni ed anche alle comunità montane, benché a queste ultime forse dovrebbe essere consentito di operare con una maggiore autonomia.
Mi permetto di ricordare qui il problema della città di Aosta, del quale era solito parlare l'ex Consigliere Torrione, mentre ora lo faccio io. Se ne è sempre parlato, ma non so quando potrà essere risolto.
Si è sempre detto che su Aosta gravano importanti servizi di carattere regionale e credo che nessuno possa negarne l'evidenza. Non dico che a questo riguardo non ci sia stato un certo interessamento da parte della Regione, tutt'altro, anche perché sono state fatte delle grosse cose, anche attraverso i lavori di varie commissioni di studio; credo però che a tale riguardo si potrebbe mettere in maggiore evidenza uno sguardo interessante o interessato.
A nostro giudizio, con le entrate della Regione abbiamo raggiunto quello che molti altri non hanno ancora raggiunto, cioè la certezza delle entrate. Probabilmente ci saranno delle piccole o delle grandi modificazioni, però la legge base, la n. 690, è ormai una conquista, tra virgolette, e può essere giustamente considerata una pietra miliare nel consolidamento dell'autonomia valdostana, anche perché, senza l'autonomia finanziaria, si sarebbe potuto fare ben poco, per non dire nulla, di tutto quello che abbiamo fatto e stiamo facendo in questo periodo.
Direi che a questo punto bisogna par lare di cose un po' diverse rispetto al semplice esame del bilancio. Credo di non dire una cosa fasulla nel ritenere che il 1992 è ormai superato dai fatti, cioè da quello che sta succedendo in questo momento in Europa. Credo che essere regionalisti oggi significhi essere sempre più europeisti. Lo abbiamo detto in molti e lo si ravvisa anche nelle relazioni che sono state lette dal Presidente della Giunta e dall'Assessore alle Finanze, ma credo che noi dobbiamo essere messi in grado di poter operare in quest'ottica differenziata. Non credo che si debba aver paura di quello che succederà dopo il '92, dopo il '95 o il '97 o dopo il 2000, come diceva stamattina il Consigliere Pascale.
Noi abbiamo dato con estrema sincerità e validità il nostro apporto di partito regionalista alle battaglie combattute dalla Valle per ottenere tutto ciò che oggi noi abbiamo. Forse si potrà avere ancora qualcosa, però è bene non dimenticare quello che è stato fatto nel passato, quando pensiamo a quello che potremo fare nel futuro.
Il regionalismo deve essere dinamico e deve essere aperto agli influssi delle realtà frontaliere, con i quali potremmo dare maggior corpo al nostro concetto di regionalismo e di autonomia. Non dobbiamo chiuderci in noi stessi, perché questa sarebbe la cosa peggiore che potrebbe capitare ad una regione autonoma ed in particolare ad una regione a statuto speciale.
Io ritengo che il nostro regionalismo debba proiettarsi in quell'Europa, che ormai si avvicina sempre più, sia pure a piccoli passi, e si avvia verso un naturale processo di aggregazione economico-politica. Il fatto che nel prossimo anno, sotto la Presidenza dell'Italia, inizierà a livello europeo il discorso monetario e quello sulle valutazioni di carattere economico, dà la stura ad un fatto sintomatico: risolto il problema economico, cosa che ormai è nelle cose, e superata l'impasse di questi ultimi giorni a Bruxelles, ci avvieremo sicuramente a grandi passi anche verso l'integrazione politica.
Sia ben chiaro che con questo noi non dobbiamo rinnegare nulla del nostro passato, anzi dobbiamo semmai ricordare specialmente ciò che è stato fatto da coloro che ci hanno preceduto e soprattutto da coloro che hanno tenuto alta la fiaccola del nostro particolarismo. Sarebbe illogico che noi li dimenticassimo e che non tenessimo conto delle lezioni politiche ed umane che loro ci hanno tramandato.
Riteniamo che il regionalismo debba avere delle dimensioni umane e che debba privilegiare gli aspetti più elevati della persona umana, nella sicura convinzione che uno sviluppo economico, anche sorprendente come quello che ha avuto la Valle negli ultimi anni, non sarebbe valido se non fosse adeguato ad una crescita civile culturale e morale.
Poc'anzi il Consigliere Martin ricordava la diagnosi fatta dal Censis. Si tratta di una diagnosi cruda e realistica, che vale per il territorio italiano ma che credo debba essere considerata valida anche per la nostra piccola Regione. Non credo che noi faremmo buona giustizia delle nostre competenze, della nostra autonomia e del nostro credere nel regionalismo se continuassimo a permettere che in Valle d'Aosta si coniughi l'equazione che a me non piace assolutamente: economia uguale soldi. Non credo che sia questo il concetto di autonomia che noi dobbiamo offrire al popolo valdostano.
Da ormai tre lustri è in atto in Valle d'Aosta una proficua collaborazione con l'Union Valdôtaine, che ha sortito effetti positivi per la comunità in termini di stabilità del quadro politico. E' un'alleanza che la Democrazia Cristiana intende riconfermare, valorizzare e potenziare, nel pieno rispetto dei vari partner di governo e nell'esaltazione della pari dignità di coloro che partecipano alla maggioranza.
Non dico che nell'ultimo congresso di pochi giorni fa la Democrazia Cristiana ha cambiato volto, perché, se mi passate l'espressione, sarebbe stato veramente il caso di dire: "Troppa grazia Sant'Antonio!". Penso però che la Democrazia Cristiana dovrà diventare un partito sempre più propositivo, come è già nelle cose.
Qualcuno stamattina ha detto che dovremmo diventare un polo di attrazione del mondo cattolico: io ringrazio il Consigliere che ha fatto questa affermazione, che coincide con una delle ipotesi nate nel nostro congresso. Non so se ci riusciremo, ma certamente ci metteremo tutta la nostra buona volontà.
Vorrei dire alcune cose sui recenti fatti accaduti nell'Est europeo. Credo che ognuno di noi debba fare una riflessione sulla realtà del comunismo, non per darsi ragione ed accreditare ad altri il torto, perché questa sarebbe la cosa più sciocca e stupida che si possa fare. Visto che il comunismo è andato in tilt, io credo che bisognerà fare una disamina molto attenta su quanto potrà accadere dopo, perché non so se la crisi del comunismo non possa avere anche come conseguenza una crisi del liberismo, cosa che potrebbe generare il caos nel mondo intero.
Oggi possiamo dire che certe dottrine politiche hanno trovato una certa realizzazione, mentre altre incontrano difficoltà ad andare avanti; ma dove si porrà il Partito comunista o l'ex Partito comunista in questa nuova visione geopolitica che si viene a creare in Italia ed anche in Europa? Si porrà sulle posizioni socialiste o più socialdemocratiche? Si porrà tra il socialismo ed il liberismo?
Si tratta di valutazioni che bisogna fare con molta attenzione e credo che la Democrazia Cristiana le dovrà guardare con maggiore attenzione, perché, se veramente dovesse verificarsi il fallimento del Partito comunista, anche la Democrazia Cristiana potrebbe subirne delle conseguenze negative. Anche la Democrazia Cristiana, quindi, dovrà rivedere certe sue posizioni, perché non sarà più così semplice e necessario dire che noi siamo i difensori della libertà e della democrazia, ma dovremo avere la capacità propositiva di dire o di suggerire cose diverse.
Certo, Yalta è finita e forse è nata Malta. Io non lo so, ma ce lo potrà dire la storia fra qualche anno. E' certo però che l'Europa che viene costruita oggi non è più solo l'Europa occidentale; è in questa diversa situazione che mi riferivo all'inizio quando ho detto che il '92 non ha più senso. Oggi ci troviamo di fronte ad una integrazione europea che deve considerare anche i Paesi dell'Est.
In questo campo le regioni hanno una grossa funzione, come ci è stato ricordato dal Presidente della Giunta, perché le regioni sono state le prime a compiere dei passi verso l'Est europeo.
Tutte queste situazioni devono essere valutate con molta attenzione, in caso contrario gli effetti potrebbero essere negativi non solo nei confronti di un partito, cosa che sarebbe di poco conto, ma addirittura per la conduzione e l'amministrazione della cosa pubblica della Valle d'Aosta, della Francia, dell'Italia o della Gran Bretagna.
Dette queste cose, voglio ribadire che da parte nostra ci sarà il massimo impegno nel cercare di risolvere i problemi ancora sul tappeto nei confronti dello Stato. E' di questo pomeriggio un ulteriore passo avanti in questo senso: la notizia dell'approvazione della convenzione con il Mauriziano, che verrà portata all'attenzione del Consiglio.
Fatte queste considerazioni, vorrei tracciare una breve conclusione, perché ritengo che dobbiamo impegnarci tutti quanti perché prenda corpo, a mio modesto avviso, una cultura dei limiti, perché la vita politica ricuperi una capacità progettuale e sia posta in grado di indicare una prospettiva ed un orizzonte ai bisogni di nuove forme di socialità.
E' un discorso difficile da fare ed io forse sono il meno indicato a farlo, ma è un discorso che deve essere fatto e che dovrà essere preso in considerazione da tutti quanti, perché tutti noi, tutti noi membri del Consiglio regionale, di qualunque forza politica facciamo parte, siamo destinati a compiti nuovi. Nel passato, ognuno di noi, ciascuno nella propria veste, ha garantito la libertà, ha lottato per l'autonomia ed ha cercato di porre le premesse, come ho già ricordato e come è stato ricordato anche dai Consiglieri che mi hanno preceduto, per uno stato di sempre maggiore benessere.
Ecco, io credo che ora sia finita una fase della nostra autonomia e ne inizi una nuova, quella in cui, secondo me, occorrerà ridare nuova forza al concetto di autonomia. Per far questo dovremo dare un'anima alla politica, per ricreare fiducia nella gente, eliminando quei processi di insoddisfazione in atto, perché l'insoddisfazione della gente potrebbe tramutarsi in negazione della politica, cosa che, successivamente, potrebbe voler dire negazione dello Stato, delle regioni e di tutti gli enti istituzionalizzati. Questa eventualità sarebbe gravissima, perché ci orienterebbe verso il caos.
Tutti voi che fate politica sapete bene che il partito degli assenti è sempre più presente in ogni competizione elettorale, ma noi dobbiamo cercare tutti insieme, al di là delle divisioni ideologiche che pur rimarranno, di impedire di andare verso il caos.
Colleghi Consiglieri, io credo che, se riusciremo a vincere questa battaglia, potremo sicuramente offrire alla nostra Regione un maggior progresso civile e morale. Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin; ne ha facoltà.
LOUVIN (UV):Merci, Monsieur le Président. L'ensemble des interventions que nous avons pu entendre, pendant la matinée et dans l'après-midi, ont donné la sensation que la plupart des Conseillers a fait un gros effort de préparation et de méditation sur le document que nous allons voter. C'est bien un moment de réflexion que celui de l'approbation du budget; un moment où la vision rétrospective et le regard projeté vers l'avenir sont en quelque sorte conjugués, où l'on évalue la gestion traditionnelle, celle que nous avons réalisé jusqu'à aujourd'hui, et on la confronte aux objectifs nouveaux que nous avons devant nous. C'est également l'occasion pour évaluer les ressources disponibles et pour corriger un peu la route, s'il le faut.
Je dois avouer que les chiffres arides du budget ne sont pas très séduisants pour ceux qui, comme moi, n'ont pas, hélas, de familiarité avec les alchimies de la comptabilité, mais c'est bien pour cette raison que je veux féliciter l'Assesseur aux Finances pour son effort de synthèse et de clarté dans l'illustration du document comptable. Et je ne peux me soustraire au devoir d'ajouter, à l'illustration que mon Chef de Groupe a faite avec beaucoup de compétence ce matin, quelque modeste considération personnelle au débat en cours.
Une première considération tient à la structure globale de ce budget. Nous avons des ressources encore considérables, mais les ressources que nous pouvons aujourd'hui destiner aux investissements ont fait l'objet d'une réduction très sensible par des contraintes budgétaires qui nous ont été imposées unilatéralement par l'Etat italien. Et là, sans vouloir introduire une note de polémique, car tout le débat s'est déroulé en gants de velours, je voudrais dire quelque chose à propos du plaidoyer du Vice-président Beneforti en défense de l'attitude du Gouvernement central, qui serait dûe, d'après lui, à la nécessité d'un plus grand contrôle des dépenses et à la correction de certains phénomènes qui intéressent d'autres régions que la nôtre, d'autres régions à statut spécial.
Et bien si je ne peux contredire la réalité d'un mauvais fonctionnement chez d'autres administrations régionales, je ne veux pas partager la philosophie de ce raisonnement. Je ne la partage pas parce que l'intervention au détriment de notre Région fait preuve, comme l'a justement rappelé le Président du Gouvernement régional, d'un refus de confiance envers un organe institutionnel et constitutionnel tel que la région. C'est bien pour cela que nous devons stigmatiser cette attitude et nous ne pouvons l'accepter passivement. C'est un néo-centralisme injuste et irrationnel dont nous risquons devoir porter encore dans les années à venir les conséquences néfastes.
Ce n'est que partiellement à cause des mutilations de notre budget que nous devons enregistrer aussi une diminution des investissements dans certains domaines, sur la base de la législation en vigueur. Je cite surtout la promotion des activités industrielles, la zootechnie et les infrastructures touristiques qui me paraissent les plus frappées. Une réduction - je disais - sur la base de la législation en vigueur et qui serait de nature à nous inquiéter très sérieusement si elle ne s'accompagnait pas de la possibilité de faire recours aux interventions par les fonds globaux.
Ces fonds ont eu une expansion considérable, une expansion qui peut être interprétée - cela a été fait ce matin - de plusieurs façons; mais si ces fonds représentent simplement l'instrument technique pour une gestion plus souple et plus dynamique de notre finance régionale, alors ce choix est à partager et nous le partageons.
Nous vivons, en effet, à une époque où la planification de longue période est devenue désormais impossible, voire même dangereuse. Nous devons cependant éviter que pour écarter ce danger l'on se jette de l'autre bord vers une gestion au jour le jour. Nous avons, à mon point de vue, le devoir de tracer d'ores et déjà, comme nous l'avons fait dans ce document, les lignes maîtresses de notre action future pour faire face aux défis qui nous attendent.
Je reprendrai simplement quelques sujets qui ont été illustrés, lors de la présentation du budget, et ce sont ceux qui concernent les nouvelles frontières de notre action législative et administrative: maîtriser la transformation culturelle qui est encore à l'échelle européenne; préparer les Valdôtains à gérer à part entière leur économie par une formation professionnelle adéquate; moderniser l'information et la communication en vue d'une participation plus concrète des citoyens; exploitater, enfin, de façon intelligente et équilibrée les ressources matérielles et des énergies dont nous disposons.
C'est la synthèse, l'objectif que nous proposons. La tâche est considérable et nous impose aujourd'hui un saut de qualité auquel tout le Conseil est maintenant appelé.
Un saut de qualité dans la production législative, qui a été, au cours de ces dernières années, un peu faible à plusieurs égards. Nous devons nous engager très sérieusement pour en améliorer la qualité et pour replacer ce Conseil au centre de l'évolution économique et culturelle de la Vallée.
Les Conseillers qui ont participé aux travaux de la Commission pour le Marché unique ont déjà pu mesurer toutes les difficultés auxquelles nous devrons nous confronter. L'accélération à laquelle notre société sera soumise au cours des années à venir sera foudroyante et nous devrons y faire face rapidement avec intelligence et courage. Dans ce sens les nouveautés qui ont été annoncées hier par le Président du Gouvernement régional, et notamment le projet "Vallée d'Aoste cablée", le plan régional pour l'énergie, que nous souhaitons pouvoir bientôt discuter dans ce Conseil, sont deux atouts formidables qu'il est temps de jouer. Ce sont les deux horizonts principaux à découvrir au cours des mois prochains. J'estime que c'est dans cette direction que nous devons poursuivre notre marche en y ajoutant un troisième volet qui m'a paru demeurer un peu dans l'ombre, mais auquel j'attache beaucoup d'importance: il s'agit de la récupération de l'équilibre entre l'homme et la nature sur le territoire de la Vallée d'Aoste.
Je ne le dis pas - je tiens à le préciser - par soucis de modernité; je n'ai pas été mordu à la dernière heure par un écologisme de façade, mais par intime conviction. Au cours de ces dernières années nous avons vu notre Vallée d'Aoste soumise dans son ensemble à de très lourdes contraintes. L'expansion économique est évidemment la cause principale, c'est le prix à payer pour le développement, mais c'est aussi une conséquence que nous avons le devoir d'essayer d'atténuer. Le principe - je m'aperçois de cela - est largement partagé, mais il faut trouver d'urgence le moyen de le réaliser.
Pour leur part les grandes industries multinationales ont compris, depuis quelques années, que l'industrie verte peut aussi devenir rentable. Les nouvelles stratégies des groupes, tel que le groupe Ferruzzi, sont là pour nous prouver que quelque chose est en train de changer dans la mentalité industrielle et nous devons aussi y réfléchir. Une conversion partielle s'impose donc à notre échelle pour récupérer des parties de notre territoire, mais aussi pour donner un nouveau souffle et de nouvelles perspectives à certaines de nos activités économiques tel que l'activité dans l'industrie du bâtiment. Ceci évidemment dans l'esprit de mettre en valeur les beautés naturelles, mais aussi de respecter les équilibres de notre éco-système, condition préalable et nécessaire pour la qualité de la vie.
La quantité de nos oeuvres publiques, de nos interventions dans les différents domaines, ne doit pas impliquer que notre main soit "lourde" sur le territoire. Je souhaite, par conséquent, que l'on puisse maintenir, voire accroître, si cela est possible, cette sensibilité dans les actions futures et non pas dans le domaine spécifique de la protection de l'environnement, auquel pourtant nous consacrons 36 milliards, mais dans toutes les initiatives aux différents niveaux qui seront réalisées par ce budget. Ce sera là, j'espère, la marque, la griffe, l'originalité de notre action future. Si donc la synthèse de nos efforts des différents ruisseaux qui viennent former ce budget sera inspirée par cette sagesse, je crois bien que notre collectivité pourra en tirer à l'avenir les fruits qu'elle s'attend.
Voilà les quelques considérations que je voulais livrer en complément aux réflexions qu'avait déjà porté notre Chef de Groupe.
Merci.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola l'Assessore alle Finanze, Voyat; ne ha facoltà.
VOYAT (UV):Ringrazio tutti i Consiglieri, sia quelli che sono intervenuti a sostegno del bilancio, sia quelli che gli hanno mosso delle critiche costruttive.
Comincerei subito con le banalità, rispondendo cioè a chi mi ha accusato di aver detto che il bilancio non si può modificare. Non c'è niente di più errato, in quanto in sede di Commissione io avevo detto che la Giunta riteneva di non poter modificare il bilancio, se non in casi di estrema gravità, per non ritardare il suo invio alla Commissione di Coordinamento e la sua approvazione da parte del Presidente di quella Commissione, con il rischio di perdere tutto il mese di gennaio prima di poter provvedere alla gestione.
Vengo ora alla questione dell'errore materiale. Per ragioni di correttezza, in sede di Commissione avevamo confermato l'errore di battitura, aggiungendo ancora, proprio per le ragioni che ho appena esposto, di non provvedere immediatamente alla correzione, ma di provvedervi, d'accordo con l'Assessore alla Pubblica Istruzione, non appena il bilancio fosse ritornato.
Io ho sempre sostenuto in questa sala che il bilancio non può essere considerato un documento rigido, che non deve essere modificato, perché è un documento che vive. Questa circostanza ci è dimostrata dal fatto che già nel mese di gennaio sono previste delle variazioni di bilancio, non imputabili ad errori di previsione, ma a nuove o maggiori assegnazioni che ci derivano dallo Stato.
In merito poi alla seconda critica, cioè al fatto che alla pagina 14, articolo 8, ci sia una scritta con caratteri diversi, devo solo dire che, se le critiche al bilancio sono di questa natura, possiamo senz'altro essere convinti di aver presentato un bilancio che sta bene anche all'opposizione.
In effetti, i fondi globali iscritti all'allegato 8 sono riportati con caratteri di stampa diversi da quelli del bilancio perché il calcolatore ha saltato una pagina. Mi spiego meglio: poiché in una pagina c'erano scritte solo due voci, gli uffici hanno ritenuto opportuno conglobare quelle due scritte in un'altra pagina. Questa è la giustificazione tecnica, che non ha nulla a vedere con la presunta rincorsa a voler finanziare fino all'ultimo momento nel 1989 delle spese che si ritiene di dover fare nel 1990, come è già stato detto del resto anche dal Presidente della Giunta.
A quelli che ci suggeriscono di non piangere sui tagli apportati alle entrate, rispondo dicendo che nessuno piange, ma non vorremmo che il Presidente della Giunta e l'Assessore alle Finanze venissero interpellati dai vari ministeri solo a cose fatte. Tutti i presidenti di Giunta hanno dichiarato di voler accettare minori finanziamenti alle regioni, a patto e condizione che vengano discussi e concordati con loro. Noi pertanto abbiamo sempre ritenuto ingiusto che le minori entrate per la nostra Regione fossero concentrate soprattutto nel settore sanitario, visto che ben conosciamo le difficoltà che incontra l'USL nella gestione della sanità in Valle d'Aosta.
E' stato ancora detto che non è giusto lamentarsi di queste minori entrate, perché sono aumentate le entrate previste dalla legge n. 690. E' certo che, se non ci fossero stati questi tagli, le entrate dell'Amministrazione regionale sarebbero state maggiori e, soprattutto, dobbiamo convenire che l'aumento delle entrate della legge n. 690 è stato anche merito della politica economica dell'Amministrazione regionale.
Inoltre, prima di parlare di sottostima dell'avanzo di amministrazione, io direi che sarebbe più opportuno attendere il consuntivo, anche se ritengo di poter affermare che è piuttosto difficile stabilire a settembre quale sarà l'avanzo di amministrazione al 31 dicembre. Infatti, quando si presenta l'ultima richiesta ai vari assessorati, per conoscere le somme che non saranno utilizzate, ci sono ancora quattro mesi di operatività: ecco perché la Giunta ritiene che gran parte dei finanziamenti accordati possa essere utilizzata e perché vengono inseriti nell'avanzo di amministrazione solo quei fondi che si prevede di non poter utilizzare.
Sono stati poi criticati i finanziamenti rivolti a certe categorie economiche che risultano sottofinanziate o finanziate solo di poco oltre l'anno precedente, ma noi dobbiamo precisare che, nel corso di vari incontri con i sindacati e con tutte le categorie economiche operanti in Valle d'Aosta è emersa un'adesione di massima al documento che stiamo presentando proprio da parte di queste categorie che, semmai, si sarebbero dovute dolere per prime dei minori finanziamenti o dei finanziamenti non equi.
Molti Consiglieri hanno parlato delle spese correnti: io sono più che convinto che il Consigliere Pascale ne ha dato una giusta interpretazione, perché, in effetti, molte spese correnti creano servizi, ma anche dei redditi, per cui è difficile stabilire fin dove una spesa corrente possa essere considerata inutile o debba essere ritenuta necessaria, anche se pesante, perché crea dei servizi.
Si è anche parlato della riduzione dei finanziamenti di alcuni capitoli, che avevano delle cifre abbastanza alte nel 1989 e che, stando alle previsioni per il 1990, hanno dei finanziamenti molto minori: in merito, a volte sarebbe sufficiente esaminare il bilancio triennale, dove è possibile constatare che una certa programmazione in un determinato settore prevede dei grossi investimenti nei primi anni, che divengono via via più ridotti negli anni successivi. Potrebbe però capitare anche l'inverso, cioè un piccolo finanziamento nei primi anni ed uno maggiore negli anni successivi. Questo ovviamente è in funzione del programma, secondo cioè che si tratti di un programma subito attuabile da parte della struttura amministrativa o meno.
Una correzione che può essere fatta anche al momento della formazione è quella già anticipata in sede di illustrazione del bilancio e concerne i residui passivi. Ad esempio, dove sarebbero necessari cospicui finanziamenti, ma la struttura amministrativa non riesce a far fronte alla spesa, si contiene il finanziamento, proprio per dare la possibilità di smaltire i residui, e si interviene con ulteriori finanziamenti, se necessari, nel corso dell'anno.
L'entrata in vigore dell'Atto Unico è prevista per il 1° gennaio 1993, ma, come è stato giustamente ricordato questa mattina dal Consigliere Pascale, dovrebbe slittare di qualche tempo, almeno per le merci, nel senso che quella data rimarrebbe valida solo per il libero transito delle persone. Comunque, anche se tale data dovesse slittare, non credo che l'Amministrazione regionale debba soffermarsi solo su questo problema, senza prevedere delle alternative possibili, perché il rischio non ci deriva solo dall'applicazione dell'Atto Unico, ma ci può discendere anche da una diversa impostazione delle dogane in Italia.
Credo, infatti, che il Consigliere Pascale ricordi che anni fa si parlava di indirizzare lo sdoganamento di certe merci in una dogana piuttosto che in un'altra, tenendo conto soprattutto dei servizi offerti. Pertanto, anche se la data di cui sopra dovesse slittare, io ritengo che sia comunque doveroso, da parte dell'Amministrazione regionale, stare all'erta, tenendo anche in seria considerazione, come dicevo ieri, la legge di ripartizione fiscale approvata per la Regione Trentino-Alto Adige.
L'opposizione ha parlato anche di assenza di novità rispetto all'anno precedente: credo che a questa obiezione abbiano già risposto altri Consiglieri della maggioranza, facendo presente, come era già stato ribadito dal Presidente della Giunta e dal sottoscritto, che un bilancio segue le linee programmatiche di una legislatura e non può cambiare tutti gli anni. Si procede pertanto lungo le linee programmatiche che questa maggioranza si è data, tenendo conto, nel corso della legislatura, delle novità e delle nuove esigenze.
Si è portato ad esempio il bilancio di altre regioni o di altre province, dove le spese correnti sono state aumentate solo del 4,5%, pari all'indice dell'inflazione. Noi abbiamo seguito un metodo diverso, nel senso che per ogni spesa abbiamo previsto una scheda, nella quale i servizi direttamente interessati dovevano segnalare le variazioni relative al 1990, aumentando di conseguenza o diminuendo gli stanziamenti previsti. Dove non si prevedeva di aumentare o di diminuire, si è provveduto ad aumentare il finanziamento di una percentuale pari al tasso di inflazione.
Da più parti è stato fatto qualche accenno ai finanziamenti per la prima casa: io ritengo che, sia da parte dell'Assessore ai Lavori Pubblici sia da parte del sottoscritto, sia stato spiegato varie volte in Consiglio, come in sede di Commissioni competenti, che c'è un programma di investimenti. E' stato detto infatti che fin dai primi mesi del 1990 saranno a disposizione oltre 54 miliardi per il finanziamento della prima casa e che al momento dell'assestamento del bilancio, previsto per maggio o giugno, si vedrà di accordare un ulteriore finanziamento, in modo che entro la fine del 1990 possa essere soddisfatta tutta l'esigenza del 1989.
Qualcuno ha fatto anche qualche accenno ai ritardi nella erogazione della spesa: in merito tengo a precisare che non vorrei essere stato frainteso, ieri, quando ho affermato che dei residui sono imputabili alla scarsa capacità di spesa di alcuni servizi, ma dicevo anche che la responsabilità dei ritardi o dei residui non può essere imputabile esclusivamente all'Amministrazione regionale, o più precisamente all'apparato burocratico regionale. Molte volte, infatti, si formano dei residui o si ha una più lenta erogazione della spesa, in quanto gli stessi fruitori presentano in ritardo la documentazione necessaria.
Faccio in merito un solo esempio, che conosco per essere stato in passato Assessore alla Sanità. Per ottenere il contributo in favore dell'assistenza agli anziani, i comuni dovrebbero presentare il consuntivo entro il marzo dell'anno successivo, ma la stragrande maggioranza di loro lo presenta addirittura verso la fine dell'anno. Questo dimostra, ovviamente, che non c'è solo un'incapacità di spesa imputabile all'Amministrazione regionale, ma che ce n'è anche una imputabile ai fruitori.
Facendo un altro esempio per far notare che due opere, pur essendo appaltate nello stesso momento, hanno dei tempi di realizzazione molto diversi: una viene realizzata molto celermente, mentre l'altra necessita di un tempo più lungo, che può comportare la creazione di alcuni residui di cassa.
Pour ce qui est la destination des propriétés régionales, sur lesquelles ce matin le Chef de Groupe de l'Union Valdôtaine nous demandait des renseignements, nous devons dire que l'Administration régionale est en train d'étudier la destination des gros immeubles que nous avons, surtout pour ce qui concerne les châteaux. Je crois que dans un délai de temps assez bref nous pourrons faire une étude complète pour connaître la destination des propriétés régionales.
Ci è stato mosso anche l'appunto che il bilancio è stato predisposto negli uffici regionali: evidentemente la sua stesura non può che avvenire negli uffici regionali. Qualcuno però forse dimentica il continuo confronto che la Giunta regionale ha con gli enti territoriali e con i comuni. Infatti, gran parte delle esigenze che poi vengono tenute in considerazione nella stesura del bilancio ci vengono esposte dagli amministratori dei vari comuni.
Mi fa piacere che, anche da parte dei Consiglieri dell'opposizione, sia stato riconosciuto un generale miglioramento economico e sociale della Valle d'Aosta. Anche se il merito non è tutto dell'Amministrazione regionale, come è già stato detto ieri, ciò però conferma che gli interventi regionali hanno apportato dei benefici a tutto l'apparato economico regionale.
Si è osservato che buona parte degli interventi sono effettuati nel settore del turismo, nel quale, come è stato detto da qualche Consigliere, manca una programmazione. In proposito devo far notare che, se c'è un settore in cui c'è una certa programmazione, in quanto ci si riferisce a leggi di carattere triennale che tengono conto di uno sviluppo nel tempo, questo è proprio il settore turistico. Ritengo quindi che, quando il Consigliere Aloisi afferma certe cose, non si trovi nel giusto, così come non è nel giusto quando dice che l'assistenza in Valle d'Aosta non è sufficiente.
Vorrei far notare che, specie nel campo assistenziale, la Valle d'Aosta è additata addirittura come esempio da imitare. Infatti, in un libro del prof. Ardigò, membro del Consiglio sanitario nazionale, le micro-comunità per anziani della Valle d'Aosta sono indicate come esempio da imitare, alla stregua degli interventi in favore dell'infanzia abbandonata. Nell'ultimo incontro che abbiamo fatto con i responsabili della Regione Piemonte ci é stato detto che gli asili nido esistenti in Valle d'Aosta possono essere dei modelli anche per altre regioni. La stessa cosa si potrebbe dire per le cure marine per gli anziani e per i giovani, spese che purtroppo altre regioni non riescono a sostenere.
Credo di aver risposto anche a chi ha accusato la Giunta regionale di aver presentato un bilancio amministrativamente piatto, facendo solo una pedestre elencazione di cifre. Io ritengo che questo bilancio non sia così come è stato qualificato dal Consigliere Tonino, ma rispecchi, come ho già detto, le linee programmatiche che questa maggioranza si è data e, nello stesso tempo, le esigenze per il 1990.
Si è fatto cenno ad una amministrazione non efficiente, ma io ritengo che non si possa esprimere un giudizio su un apparato amministrativo basandosi solo su esempi di ritardi amministrativi, scegliendo inoltre degli esempi sbagliati, come quello della Banca regionale. Al Consigliere Tonino vorrei dire che lo statuto della Banca regionale è stato approvato nel novembre del 1988; è stato successivamente inviato alla Banca d'Italia nel gennaio del 1989, dalla quale abbiamo avuto risposta il 10 ottobre 1989. Le modifiche chieste dalla Banca d'Italia sono state presentate in Giunta alla fine di ottobre e sono state approvate dal Consiglio regionale alla fine di novembre.
Pertanto, se c'è stato un ritardo, questo non è stato voluto dall'Amministrazione regionale, ma è imputabile a cause che non dipendono da noi. Potrei dire anche di più, cioè che in questo settore l'Amministrazione regionale era pronta già da diverso tempo, perché nel maggio o nel giugno di quest'anno la Regione aveva già acquistato dei locali che erano idonei ad ospitare la Banca regionale.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):Je veux, avant tout, m'associer aux remerciements de l'Assesseur pour ce qui est des interventions faites aujourd'hui à propos de l'analyse de la présentation du budget 1990 et 1991-1992.
Je crois que, au moment où on avait présenté le budget, on avait essayé de présenter différentes remarques qui pouvaient être des indications pour mieux apprécier ce que peut-être les chiffres en tant que telles ne sont pas en même d'exprimer.
Je crois qu'en effet l'analyse du budget, si elle doit être seulement en fonction des pourcentages qui augmentent ou qui diminuent, serait peu de chose. Tout de même elle donne le sens de la direction. Je crois que, en aidant cette analyse qui est toujours très difficile (je peux même l'avouer), on a la possibilité de mieux apprécier le sens de l'activité des différentes forces politiques qui au moment où elles présentent, comme expression des forces de la majorité, à l'attention de toutes les forces du Conseil, un budget, vont présenter sans doute une philosophie, avant tout, et après des indications de la possibilité que notre Région va se donner pour mieux oeuvrer dans les différents secteurs.
A ce propos je dois dire que, si je peux comprendre qu'il y ait encore une attitude de méfiance par rapport aux statistiques qui donnent dans toute une série de secteurs le bien-être, je comprends un peu moins le système d'adapter une série de définitions telles que conservatore, libérisme, etc., à notre situation. Et je le dis surtout au moment où j'ai entendu l'analyse qui vient de se faire sur ces soi-disant motions au niveau des différentes qualités. Je crois que des mots tels que capitalismo, socialisme, libérisme, doivent de plus en plus adapter leur sens.
Je le dis surtout au moment où le débat va s'ouvrir au niveau de toutes les forces politiques sur le système qui est en train de changer et qui oblige à une réflexion qui peut être d'une ampleur différente, selon les relations existantes à l'intérieur et à l'extérieur. Je crois qu'il s'agit là d'une base de réflexion utile soit pour le développement au niveau régional, mais surtout pour ce qui est le développement qui doit être fait en accord et surtout en connaissant les réactions des autres réalités.
Je crois que le système qui est à la base de la lecture de ce budget doit définir si on est à même ou non de prédisposer les instruments pour mieux se placer à un niveau qui est européen au-delà des échéances. J'ai apprécié le fait que quelqu'un a voulu rappeler l'échéance de 1993: ce n'est pas l'unique nouveauté de ce budget. L'année passée on disait: "Attention au 1993, point c'est tout. Région sans argent, sans avoir les revenus de la répartition financière...". Je tiens à souligner en effet qu'on n'a pas les assurances que quelqu'un voudrait pour le fait qu'on est lié à la question de la détaxe de l'IVA. Au-delà de cela je crois que le malheur c'était de dire que notre Région n'a pas les moyens, n'a pas les instruments, n'est pas préparée pour dépasser le premier janvier 1993 qui doit être le choc pour toutes les régions.
Quelqu'un a dit que c'était impossible de faire des prévisions, au-delà des problèmes des Pays de l'Est, de l'attitude de l'Angleterre et de l'Allemagne; il soutenait qu'il fallait des mécanismes plus souples pour arriver à un accord. Je crois que le fait de donner toute une série d'impulsions pour arriver préparés, prédisposés à une concurrence et à une attitude qui doit changer avait et a encore un sens. Dans ce sens on a toujours apprécié et on a même accepté de travailler avec une Commission spécifique sur ce thème.
Je reçois de temps à autre les rapports que les Présidents des Commissions compétentes nous font sur les travaux qui sont en train de porter de l'avant pour examiner mieux les différentes propositions; tel est le sens de la datation que nous devons avoir face à une réalité qui est en train de changer beaucoup plus que nous le croyons.
Il faut remarquer que dans notre Région il y a un certain bien-être qui n'est pas négatif si on l'examine comme possibilité de mieux se placer demain; mais il ne faut pas non plus dire qu'on est à un certain niveau, que tout va bien et par conséquent s'assoir et ne plus rien faire. Au contraire, on est là pour dire que ce bien-être, qui a déjà été conçu à travers toute une série d'investissements, n'est pas encore suffisant, au niveau des structures d'un côté et de l'autre de la préparation de l'organe qui sera la clef de ce changement: les jeunes. Nous devons donner la possibilité à un jeune bien préparé de se placer comme chef des différentes entreprises, aux différents niveaux administratifs. Ces jeunes doivent avoir la possibilité de se placer en tête des entreprises qui viennent en Vallée d'Aoste et qui sont des entreprises de haute technologie.
A présent nous devons avouer que lorsque nous signons une convention nous demandons qu'il y ait l'emploi pour les Valdôtains sauf là où nous n'avons pas le personnel préparé. Ce fait démontre les difficultés que nous avons; c'est une espèce de thermomètre de la situation. Si on peut adresser l'activité de l'Administration régionale afin d'améliorer petit à petit cette situation, on pourra arriver à une échéance qui n'est pas nécessairement 1993, à une échéance qui va au-delà du système de la répartition fiscale; alors on pourra intervenir dans des secteurs qui à présent ont encore l'aide de l'Administration régionale. Le changement du système de répartition fiscale est important, mais n'est pas le seul, on pourra bien trouver d'autres systèmes pour avoir de l'argent. Les interventions qu'on a prévues ne sont pas (je tiens à le souligner) "dei processi spontanei".
Aujourd'hui je n'ai pas entendu un mot à propos de la Delta-Cogne. Il y a deux ans c'était le souci principal du Gouvernement régional, aujourd'hui il n'y a pas eu un mot à ce propos. Je crois que ce n'était pas un processus spontané. La reprise de la zone de Châtillon et de Pont-Saint-Martin a vu la participation de toutes les forces politiques pour essayer de trouver les solutions les plus adaptés au système qui allait changer; mais de spontané il n'y a rien eu. Au contraire je tiens à souligner que dans d'autres zones, telles que la Campagne, la Ligurie, il y a eu des interventions massives du Gouvernement: pour la Vallée d'Aoste on ne nous a rien donné. On nous a alloué une contribution pour l'achat du terrain et après on nous a dit: "On va voir ce que vous allez faire". Je crois qu'il est difficile de soutenir qu'il s'agit de processus spontané.
Dans le domaine touristique, surtout pour ce qui concerne les infrastructures, le même problème se présente. Nous allons intervenir massivement pour ce qui est l'hôtellerie, là où il y a un déficit de place-lit. L'Assesseur reprendra ce problème en détail. On a déjà fait remarquer que, malheureusement, nous ne sommes pas à même de soutenir certaines épreuves à cause de la difficulté que nous avons de recevoir un certain nombre de personnes dans certains domaines. Le choix qu'on a fait, pour ce qui est des structures touristiques, a été parfois douloureux. S'il y a la possibilité d'améliorer le système de liaison entre vallées, là où il y a déjà eu une intervention, nous sommes disponibles à intervenir On a cru qu'il était nécessaire de ne plus accepter d'autres interventions pour des raisons telles que l'impacte avec l'environnement, le système de liaison. Si on avait accepté toutes les requêtes qu'on avait présentées à l'Administration régionale, on aurait toute une série de remonte-pente mécaniques. On a cru qu'il était nécessaire de faire une réflexion pour analyser ce qui était indispensable, ce qui était possible et comment intervenir
Je n'ai pas voulu insister sur le problème de l'environnement, mais je crois que l'attitude que le Gouvernement est en train de tenir face aux différentes interventions a été modifiée. L'attitude qu'on tenait face aux domaines skiables a changé radicalement. Le problème d'intervention des différentes infrastructures, à tous les niveaux, a changé. Heureusement! Alors je crois (quelqu'un l'a rappelé) le système d'examiner le rapport homme-nature doit changer. Il ne suffit pas de constituer un parc pour modifier l'attitude. C'est un système pour aider, c'est un procédé possible. Je crois qu'il y a une attitude à revoir dans l'action quotidienne. Jour après jour si on a une certaine attention on peut le faire, autrement on risque d'avoir un échec inutile et très difficile à soutenir.
Pour ce qui est des investissements je voudrais faire seulement une remarque. J'ai été frappé par l'expression de M. Pascale "investimenti improduttivi". Je donnerai des renseignements sur "l 'investimento improduttivo" du tronçon qui relie le Grand-Saint-Bernard, duquel on a acheté le 51% en 1985. Après 1985 on a eu chaque année les recettes suivantes:
"- 1985: 2 miliardi 910 milioni di utile prima delle imposte;
- 1986: 2 miliardi 161 milioni;
- 1987: 3 miliardi 182 milioni;
- 1988: 3 miliardi 139 milioni".
Il faut tenir compte du payement des impôts, mais je tiens à souligner qu'il ne faut pas être une "finanziaria".
L'action avait été menée non pas pour faire un investissement productif; on avait évalué à ce moment-là qu'il était nécessaire, au-delà de l'investissement, de résoudre le problème de la viabilité de la Commune, ce que nous sommes en train de faire. Il y a un projet qui est à l'attention de l'ANAS et qui, je crois, sera aussi à l'attention des autres organes, voir la Commune, d'ici quelque temps.
J'avoue qu'il n'est pas toujours si simple de dire si un investissement est productif ou improductif. Je crois que la productivité doit être évaluée non seulement en termes financiers, mais aussi comme redonnée qui a sur la communauté. Dans ce sens on peut partager l'action, mais je peux confirmer que, même d'un point de vue strictement financier, cette action n'était pas improductive.
Pour ce qui est des solidarités, quelqu'un a ajouté sociales, on a fêté le bicentenaire de la Révolution française. On a assisté et on est en train d'assister à une autre révolution beaucoup plus importante. Pour ce qui nous concerne le problème se soulèvera pour les personnes âgées, comme l'Assesseur l'a rappelé. D'après les estimes qui ont été faites, le pourcentage des personnes qui dépassent 65 ans d'ici au 2007 arrivera à 20% et de 2007 en avant à 30°/0 de la population. Ces données nous donnent une idée de celle qui devra être l'attitude face à un problème qui a été déjà souligné dans l'intervention de l'Assesseur.
Les nouveautés. Quelqu'un a parlé de manque de nouveautés. Chaque année on essaie de réaliser ce qu'on a proposé à un moment donné, en aidant à modifier, améliorer ou quand même à intervenir pour les problèmes qui se posent chaque année sur les programmes qui avaient été à la base d'un accord des forces politiques. Quelqu'un a rappelé les nouveautés surtout du point de vue de l'aide aux différents niveaux sociaux, mais surtout l'intervention dans le domaine de l'énergie. Si on aura la possibilité d'exploiter jusqu'au fond ce système, que M. François Stévenin a illustré, on aura la possibilité d'avoir des résultats positifs en tant que épargne. Je crois que c'est là le système le meilleur d'intervenir, et on doit continuer dans tous les domaines, dans les petites vallées.
Quelqu'un a parlé des retards pour ce qui est du métane: c'est vrai, on est en retard, on peut l'avouer tranquillement. S'il n'y avait pas eu l'initiative de l'Administration régionale, qui a donné 20 milliards, le métane, qui à présent est déjà utilisé, n'aurait pas démarré. Je voudrais rappeler que lorsqu'on avait démarré avec ce projet, le métane était prévu pour l'activité industrielle de l'Ilssa. Après on a décidé d'arriver jusqu'à Aoste. A présent le métane sera utilisé par la Delta-Cogne, par les autres usines, la Baltea Disk, la Rossignol d'ici quelque temps, la Conner. Il y a sans doute des retards pour ce qui est de la métanisation des différentes communes, mais le métane ne résoudra pas le problème des vallées latérales, tandis que l'épargne d'énergie donnera vraiment la possibilité d'intervenir d'une façon radicale.
Quelqu'un a dit qu'on a mis comme poste seulement 4 milliards: on a essayé de mettre dans ce bilan le résultat d'une analyse sur ce qu'on peut vraiment utiliser en 1990. Et je crois qu'on ne pourra pas aller au-delà de cela. Il y a des communes qui ont déjà présenté des projets qui sont à l'attention de l'assessorat compétent afin de pouvoir commencer finalement les travaux dans l'année prochaine.
Je tiens encore à souligner l'aspect de la formation. Je voudrais faire remarquer à M. Mafrica qu'on n'a pas diminué les investissements, car il y avait eu l'année dernière avant tout l'investissement pour la Tecdis, puisqu'il y avait les jeunes qui devaient aller au Japon. Chaque année, face à un programme qui est présenté au commencement de l'année, on n'arrive presque jamais à avoir les personnes qui sont à même de faire les cours. On prévoit les cours pour une quarantaine de personnes, mais il n'y a qu'une vingtaine d'adhérents. On n'a jamais parlé de l'école pour infirmières soignantes. Ce n'est pas par manque d'argent, mais par manque de personnel. Il n'y a personne qui veuille y aller. Malheureusement, c'est une des difficultés qu'on est en train de vivre.
Pour ce qui est des rapports avec l'Etat, je crois qu'on pourra discuter dans d'autres occasions le problème des changements, des modifications institutionnelles. Il y a le débat sur la Chambre des régions, le Sénat des régions, le changement de la loi électorale. Au moment de la discussion on pourra exprimer les différentes positions.
Pour ce qui est des problèmes au niveau des financements, on a soutenu que la même chose qui se passe au niveau régional devrait se vérifier au niveau national. Si existent des programmes sérieux qui peuvent être financiés, je crois qu'ils devraient avoir la précédente par rapport à d'autres financements qu'au contraire n'arrivent même pas à être exploités. Il y a toute une série de plans qui ont été présentés dans certaines régions et qui n'arrivent pas à être mis en pied, pour le fait qu'ils n'ont pas les instruments pour le faire.
Pour ce qui est de l'Europe, je tiens à souligner quelque aspect. Je ne crois pas que la définition de M. Mafrica du budget en tant que bazar soit offensive. Si le sens est d'un magasin très bien -fourni et où il ne faut pas faire la queue, je crois que ce n'est pas négatif. Le sens de la Région face à l'Europe doit modifier en tant que participation active aux organes où l'on prend les décisions. Je crois que vous avez lu la presse de ces jours sur les organisations de l'association des régions Alpe Adria: je crois que c'est un ensemble de régions qui va s'insérer dans un discours qui autrefois était de certaines compétences ministérielles. Aujourd'hui c'est des régions. Je crois que tout le monde a lu des problèmes des quatre régions "moteur" qui se ressemblent: Rhône-Alpes, Lombardie, Baviera et Catalogne. Elles vont faire des travaux qui sont inimaginables.
On a le sens de notre dimension. On comprend très bien quelle est l'attitude à avoir face à certaines associations, mais je crois que le problème est d'être si présent de pouvoir être à même d'examiner au préalable les décisions qui seront prises et de donner notre contribution.
Le budget 1990 va suivre une ligne qui est une ligne portante pour le développement de notre Région, une ligne qui doit avoir une certaine constante et qui surtout doit donner des essors qui soient durables. Le sens de cette intervention, au niveau de l'année prochaine, est justement de donner la possibilité de mieux évaluer et de mieux placer notre Région face à une compétition, à une concurrence qui sans doute augmenteront.
DOLCHI (Vicepresidente del Consiglio):Colleghi Consiglieri, nel dichiarare chiusa la discussione generale e nel dare avvio all'esame degli allegati, ricordo agli amanti delle statistiche che nel dibattito si sono avute 2 relazioni, 15 interventi e 2 repliche, cioè 19 membri del Consiglio hanno preso la parola.
