Oggetto del Consiglio n. 920 del 11 dicembre 1989 - Resoconto
OGGETTO N. 920/IX - APPROVAZIONE DEL TESTO DELLE NORME DI ATTUAZIONE IN MATERIA DI PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO. (Approvazione di risoluzione)
PRESIDENTE: L'argomento in oggetto concerne una risoluzione presentata dal Consigliere Riccarand ed iscritta in via d'urgenza all'ordine del giorno dell'adunanza con provvedimento n. 908/IX in data odierna.
Sullo stesso argomento sono state altresì presentate altre due risoluzioni: una da parte del Presidente della Giunta regionale, Rollandin, e dei Consiglieri Capigruppo della maggioranza Rusci, Milanesio, Lavoyer, Vesan e Maquignaz, e l'altra da parte del Consigliere Tonino.
Do lettura della proposta di risoluzione in oggetto, presentata dal Consigliere Riccarand ed iscritta al punto 25 bis) dell'ordine del giorno.
RISOLUZIONE
RICORDATO CHE, in data 9 novembre 1989, il Presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta ha trasmesso ai Consiglieri regionali una proposta di decreto legislativo concernente il Parco Nazionale Gran Paradiso, nel testo "definitivamente concordato in sede di Commissione Paritetica";
SOTTOLINEATO CHE né il Consiglio regionale, né le Commissioni consiliari, né i Capigruppi, erano stati preventivamente informati e consultati sul testo approvato dalla Commissione Paritetica;
ESAMINATO il contenuto di tale testo;
RILEVATO CHE su tale testo si sono espressi in modo negativo il Ministro dell'Ambiente, il Consiglio di Amministrazione dell'Ente Parco, le associazioni ambientaliste nazionali, il Consiglio regionale del Piemonte;
Il Consiglio regionale
della Valle d'Aosta
DEPLORA
il fatto che sia stato elaborato e definitivamente concordato un testo, riguardante una materia importante e delicata, di cui il Consiglio regionale non sapeva nulla;
RILEVA
che il testo predisposto dalla Commissione Paritetica è confuso, scarsamente attento alla realtà complessiva del Parco Nazionale Gran Paradiso e che ha suscitato pesanti critiche da tutti coloro con cui la Regione Valle d'Aosta dovrebbe costruire un rapporto di fiducia e di collaborazione per la comune gestione del Parco Nazionale Gran Paradiso;
EVIDENZIA
la necessità di una modifica del testo della Commissione Paritetica, in particolare nel punto 4, che, in contrasto con quanto previsto sia dal Primo Schema del Piano del Parco (1982) sia dal Piano redatto dal Prof. Bernard Janin (1989), prevede il mantenimento dello "speciale permesso" di cui all'articolo 10 del r.d.l. 1589/1922 trasferendone le competenze al Presidente della Giunta regionale della Valle d'Aosta.
PRESIDENTE:Do lettura della proposta di risoluzione presentata dal Presidente della Giunta regionale, Rollandin, e dai Consiglieri Capigruppo della maggioranza: Rusci, Milanesio, Lavoyer, Vesan e Maquignaz.
RISOLUZIONE
IL CONSIGLIO REGIONALE
Atteso che la Commissione Paritetica per le norme di attuazione dello Statuto Speciale della Regione Valle d'Aosta ha, dopo laboriose e travagliate discussioni sul testo normativo proposto, elaborato e concordato il testo delle norme di attuazione in materia di Parco Nazionale del Gran Paradiso;
Constatato che il testo è stato inoltrato in data 2 novembre 1989 dalla Presidenza della Giunta regionale al Presidente del Consiglio regionale per il suo esame da parte della competente Commissione consiliare;
Esaminato il testo in questione;
Ribadito che il testo, approvato all'unanimità da parte della Commissione sia per la parte governativa che per quella regionale, è il frutto di un lungo lavoro degli esperti all'uopo nominati dallo Stato e dalla Regione e rappresenta una valida soluzione giuridica all'annoso problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso;
Rilevata la pretestuosità delle argomentazioni addotte dalle varie associazioni naturalistiche;
Rilevato che le varie prese di posizione, artificiose ed equivoche, sono state gonfiate dagli organi di stampa che hanno anche travisato i contenuti delle norme di attuazione in questione:
APPROVA E CONFERMA
il testo delle norme di attuazione in materia di Parco Nazionale del Gran Paradiso, così come predisposto e concordato dalla Commissione Paritetica, sottolineando la capacità e la competenza della medesima nell'elaborazione delle norme stesse;
EVIDENZIA
la necessità che le norme in questione vengano approvate nel testo predisposto dalla Commissione Paritetica al fine di avviare a soluzione tutte le problematiche del Parco;
INVITA
il Governo ad approvare al più presto le norme di attuazione del Parco Nazionale del Gran Paradiso nel testo concordato dalla Commissione Paritetica.
PRESIDENTE:Do lettura della proposta di risoluzione in oggetto presentata dal Consigliere Tonino.
RISOLUZIONE
IL CONSIGLIO REGIONALE
DELLA VALLE D'AOSTA
DELIBERA DI APPROVARE
le seguenti proposte di modifica al testo della Bozza di Decreto elaborato dalla Commissione Paritetica Stato/Regione, presentate dal Gruppo consiliare del PCI:
I punti n. 3 e 5 della bozza di decreto sono così sostituiti:
3. Il Piano del Parco viene predisposto dall'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso e approvato dalla Regione previa intesa con l'Ente Parco. Esso definisce, in conformità dei criteri indicati nell'articolo precedente, le singole zone di tutela.
Con legge regionale La Regione stabilisce le procedure e le forme di pubblicazione e partecipazione sulla proposta di Piano del Parco, prevedendo l'acquisizione dei pareri degli enti locali interessati e delle associazioni naturalistiche.
Il Piano ha valore paesistico ed urbanistico.
5. L'adozione dei provvedimenti autorizzatori di cui all'art. 10 del r.d.l. 3 dicembre 1922, n. 1584, convertito nella legge 17 aprile 1925, n. 47 e successive modificazioni, è limitata alle zone del Parco classificate come riserva o di interesse naturalistico.
Nelle zone antropizzate le concessioni e le autorizzazioni per singoli interventi di trasformazioni urbanistiche ed edilizie sono rilasciate dal Sindaco in conformità agli strumenti urbanistici generali ed attuativi regolarmente approvati, senza dare luogo ad autorizzazioni preventive da parte dell'Ente Parco.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Come ho già detto questa mattina, ho presentato questa risoluzione, chiedendo al Consiglio un esame urgente dell'argomento in oggetto, perché i tempi di discussione, anche a livello parlamentare, di questo problema sono molto stretti, per cui è necessario che il Consiglio regionale, nella sua sede più autorevole, esprima un giudizio sul testo predisposto dalla Commissione Paritetica.
Questo giudizio è ancora più necessario, specie in considerazione dell'iter della proposta della Commissione Paritetica, che è stata elaborata senza che il Consiglio sapesse alcunché di quanto vi era scritto.
Come sappiamo, la Commissione Paritetica è composta da tre rappresentanti nominati dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta e da tre rappresentanti dello Stato. Si presumerebbe che i tre rappresentanti del Consiglio regionale della Valle d'Aosta operino e sostengano determinate tesi sulla base delle indicazioni fornite da questo Consiglio, che li ha nominati. Così, invece, non è, perché, non solo del contenuto, ma della stessa discussione su una norma di attuazione relativa al Parco Nazionale del Gran Paradiso, noi abbiamo appreso nel mese di novembre, quando ci è arrivato il testo dalla Presidenza del Consiglio, cui era arrivato dalla Presidenza della Giunta, sul quale c'era scritto: "Già concordato definitivamente dalla Commissione Paritetica".
Io mi chiedo a che titolo i rappresentanti del Consiglio regionale della Valle d'Aosta hanno definitivamente concordato un testo, su cui né il Consiglio regionale, né alcuna Commissione consiliare e nemmeno la Conferenza dei Capigruppo avevano mai espresso il benché minimo orientamento. Allora io pongo un problema di correttezza rispetto al modo di operare della Commissione Paritetica, dei rappresentanti della Regione Valle d'Aosta nella Commissione Paritetica e di chi ha intrattenuto i rapporti fra questi rappresentanti della Regione Valle d'Aosta nella Commissione paritetica e l'Amministrazione regionale, perché questi rapporti non sono sicuramente stati intrattenuti dal Consiglio regionale, inteso nei suoi organi complessivi.
Evidentemente io chiedo che nella risoluzione si sottolinei questo aspetto: a prescindere dal fatto che il Consiglio non è mai stato chiamato ad esprimersi in merito, non è possibile che lo stesso Consiglio si trovi ad esprimersi soltanto su un testo già definitivamente concordato, in cui, quindi, in una certa misura è già avvenuta tutta una serie di operazioni di limatura, di analisi e di valutazione senza che noi potessimo interferire od esprimere il nostro orientamento.
In questo comportamento io rilevo un metodo scorretto che spero non si ripeta più, ma che comunque in questo caso è stato pesantemente praticato e quindi chiedo che questo venga deplorato all'interno della risoluzione.
Questa però è soltanto la più piccola delle questioni che noi oggi dobbiamo discutere, perché ci sono altri problemi ancora più rilevanti di quelli di metodo.
Intanto c'è da chiedersi: come mai la questione del Parco Nazionale del Gran Paradiso è oggetto di una norma di attuazione? Perché e come mai, qualcuno, all'interno della Commissione Paritetica o addirittura la Commissione Paritetica stessa, ha scelto questa strada? Chi l'ha indicata? Chi ha detto di seguirla? E sulla base di quali criteri giuridici è stata scelta questa strada?
Dico questo perché, a mio avviso, le perplessità sulla correttezza giuridica di tale strada sono notevoli. Quando si parla di norme di attuazione, ci si riferisce esplicitatamente, come riferisce la stessa denominazione "norma di attuazione", ad una competenza statutaria, che deve essere meglio precisata attraverso un decreto.
Ma come facciamo a parlare di norma di attuazione rispetto ad una competenza che non è statutaria? Non lo dico mica io che la competenza in materia di Parchi Nazionali non è statutaria, ma lo dice una precisa sentenza della Corte Costituzionale.
In passato noi abbiamo già provato a rivendicare questa competenza primaria ed il Consiglio regionale aveva anche approvato un'apposita legge, dicendo che noi abbiamo competenza primaria in materia, ma la Corte Costituzionale, che era stata investita della questione ha emesso una sentenza, precisando: "Guardate che questa non è una vostra competenza".
Come facciamo, allora, noi oggi a dire che questo problema va affrontato con una norma di attuazione?
Io credo che qui ci troviamo su un terreno che è al di fuori di quello costituzionale. Del resto, il DPR n. 616 del 1977 aveva già affrontato il problema dei parchi nazionali ed aveva detto che non andava affrontato con delle norme di attuazione, ma con una legge quadro, che avrebbe dovuto essere fatta entro il 1979, ma che purtroppo non è stata fatta e che è ancora in alto mare. In questo ci sono dei ritardi inammissibili da parte dello Stato, comunque c'è da rilevare che è stato indicato l'ambito entro cui si sarebbe dovuto affrontare il problema.
Il DPR n. 616 ha indicato anche gli orientamenti che devono stare alla base della gestione dei Parchi Nazionali, precisando tre soggetti che devono compartecipare alla loro gestione: lo Stato, le Regioni e le Comunità Montane. Il DPR n. 616 ha fornito quindi delle direttive molto precise.
Con il testo proposto dalla Commissione Paritetica, noi siamo completamente fuori dalla strada indicata sia dal DPR n. 616 sia dalla Corte Costituzionale. Pertanto, la prima domanda che io rivolgo è la seguente: sulla base di quali valutazioni giuridiche o di quale congruità costituzionale la Commissione Paritetica ha pensato di portare avanti questo testo?
Sarebbe stato interessante discuterlo e confrontarsi, quantomeno con i rappresentanti valdostani in questa Commissione Paritetica, per chieder loro: come mai avete tirato fuori una cosa di questo genere e con questo metodo? Io l’ho anche chiesto in Commissione, ma non è stato possibile sentire nessuno di questi fantomatici membri, da noi nominati nella Commissione Paritetica, e con i quali non abbiamo nessun dialogo, nessun rapporto e nessun tipo di scambio di idee.
Veniamo però al merito della questione, di quello cioè che c'è scritto, al di là della validità o meno di questa impostazione, superando questa obiezione che non è di secondaria importanza. Entrando nel merito, io credo che qui ci troviamo di fronte ad una proposta che in primo luogo è notevolmente confusa. Come ho già detto in sede di Commissione, io sono sorpreso dal fatto che sei persone, sei giuristi, che dovrebbero essere espressione di un'alta capacità elaborativa e di un'alta competenza giuridica, abbiano tirato fuori un testo come questo, che è notevolmente confuso e che sicuramente non è un esempio di chiarezza e di limpidezza dal punto di vista della tecnica giuridica.
Mi riferisco in particolare all'articolo 3 di questa bozza di decreto o di norme di attuazione, che è sicuramente una delle cose più confuse che si possano leggere su un testo di legge, perché si fa riferimento ad una generica legge regionale che dovrebbe disciplinare le procedure per la formazione del Piano del Parco ed individuare i soggetti da consultare nella fase partecipativa, e che pure è indicata con un determinativo ("dalla legge regionale") e che quindi si presume già esistente, ma che in realtà non esiste perché non c'è alcuna legge di questo genere; quindi trattasi di una legge ancora da fare, ma qui non si capisce se tale legge deve essere ancora fatta, se c'è già e che cosa deve stabilire.
Secondo me, quindi, si tratta di un articolo confuso e, ripeto, mi stupisco che un testo di questo genere sia stato predisposto da una Commissione Paritetica che dovrebbe essere composta da insigni giuristi; quel testo, semmai, dovrebbe essere un esempio di chiarezza in fatto di tecnica legislativa.
Anche qui, però, io credo che non siamo ancora al cuore del problema, che invece è nella sostanza normativa che viene fuori da questo testo. In sostanza, con questo provvedimento si fa una operazione di notevole peso, perché si vanno a sottrarre all'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, cioè all'Ente di gestione composto da rappresentanti della Regione Valle d'Aosta, del Piemonte e dello Stato, con maggioranza di valdostani e di piemontesi tanto per intenderci, probabilmente le competenze più importanti e sicuramente le più importanti in materia di gestione di controllo e di indirizzo del Parco, per trasferirle bellamente, per quanto riguarda la parte valdostana del Parco, al Presidente della Giunta regionale della Valle d'Aosta.
Questa è la sostanza dell'operazione che viene compiuta con questi cinque articoli delle norme di attuazione. Ne risulterebbe cioè che il permesso per interventi edilizi, che attualmente viene rilasciato dall'Ente Parco, viene trasferito appunto ad un organismo che non è più interno al Parco, che non è neanche l'autorità locale, ma che è una Autorità politica, completamente esterna, cioè il Presidente della Giunta regionale, il quale dovrebbe poi probabilmente dotarsi di adeguati organismi e strumenti per esaminare i progetti e valutarli, rilasciando o meno delle autorizzazioni, secondo criteri che saranno da vedere e verificare. Si tratta, a mio avviso, di un'impostazione assolutamente assurda.
Tra l'altro, nella storia urbanistica della Valle d'Aosta noi abbiamo avuto l'esempio di Pila, che in una certa misura è meno grave, perché il territorio del Parco è protetto: la competenza sul piano regolatore è stata sottratta al Comune di Gressan, per trasferirla all'Amministrazione regionale, ma i risultati non sono stati certamente dei migliori, mentre i danni sono stati pesanti. Pertanto, non siamo assolutamente d'accordo su questa impostazione.
Ma vogliamo sottolineare soprattutto che con questa operazione si va a realizzare una situazione estremamente grave, perché si va sostanzialmente a rompere l'unità del Parco Nazionale Gran Paradiso, in quanto si creerebbe una situazione di disparità e di differente trattamento tra la parte valdostana e quella piemontese. In pratica, sulla parte valdostana tutta una serie di competenze che erano dell'Ente Parco verrebbero trasferite al Presidente della Giunta regionale della Valle d'Aosta, mentre sulla parte piemontese l'Ente Parco continuerebbe a svolgere tutte le sue competenze.
Avremmo quindi un unico Ente di gestione, con competenze piene su metà del Parco o poco meno della metà e con competenze più che dimezzate sull'altra metà. Io mi chiedo come si possa pensare di gestire unitariamente, in modo efficiente e proficuo un patrimonio importante come il Parco Nazionale del Gran Paradiso con questo tipo di ente di gestione, zoppicante e privato di una delle sue funzioni fondamentali.
Questa impostazione viene difesa ed anche rivendicata in nome di una malintesa concezione dell'autonomia, di un malinteso regionalismo ed in base ad una concezione distorta delle funzioni e del ruolo dell'Ente Parco Gran Paradiso. Dico malintesa concezione dell'autonomia, perché, come ho già detto nella scorsa riunione del Consiglio, noi non possiamo concepire l'autonomia come indipendentismo ed isolazionismo, ma dobbiamo concepirla come capacità, diritto e dovere di decidere e di gestire il nostro territorio, raccordando però anche le nostre iniziative con le popolazioni e le comunità vicine.
Quale migliore occasione di un Ente di gestione comune, fra Regione Valle d'Aosta, Regione Piemonte, Stato italiano e comunità europea, di quella di un parco che ha un valore non solo regionale o sovrarregionale, ma addirittura nazionale ed internazionale, come il Parco del Gran Paradiso? Ecco: io non vedo nessuna diminuzione di autonomia nell'accordarsi per gestire, valorizzare e difendere un patrimonio naturalistico di questa portata.
Del resto, come dicevo già prima, l'Ente Parco non può essere concepito come un nemico, come Roma, come l'Italia o come un qualcosa di estraneo alla Valle d'Aosta. Visto che nell'Ente Parco ci sono sette rappresentanti nominati da questo Consiglio regionale, ci sono sette rappresentanti nominati dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino e ci sono soltanto cinque rappresentanti dei Ministeri, ecco allora che non capisco come si possa pensare di sottrarre delle competenze a questo organismo per trasferirle al Presidente della Giunta regionale della Valle d'Aosta.
Credo che, continuando per questa strada, noi finiremo per accentuare una reazione negativa, che già c’è, nei confronti dei nostri comportamenti e delle nostre scelte, come Regione. Il fatto che il Consiglio regionale del Piemonte abbia approvato all'unanimità un ordine del giorno pesantissimo, accompagnato da un giudizio pesantemente negativo su queste norme di attuazione, è un dato di fatto che dobbiamo valutare. Si può anche fingere che non sia successo niente, ma tutte le forze politiche del Consiglio regionale del Piemonte hanno espresso una valutazione pesantemente negativa, dicendo anche: "Guardate che questo atto non ha niente a che vedere con il regionalismo, ma è un provvedimento pseudo-regionalista, una distorsione di qualsiasi valore regionalista".
Ma allora noi dobbiamo preoccuparci di quello che pensa la vicina Regione Piemonte, oppure no? Io credo che dobbiamo preoccuparcene e dobbiamo prendere in considerazione quel certo giudizio che è stato dato.
Allo stesso modo giudizi pesantemente negativi sono stati espressi anche dal Consiglio di Amministrazione dell'Ente Parco, dal Ministro dell'Ambiente Ruffolo e dal Sottosegretario dell'Ambiente, nonché relatore della legge quadro.
Certo si può anche pensare di condurre in porto questo provvedimento attraverso un colpo di mano o accordi sottobanco, cosa di cui dubito; probabilmente si può anche pensare che, attraverso chissà quali patti sotterranei, si riesca a condurre in porto questo provvedi mento. Sicuramente, però, si tratta di un provvedimento che suscita la perplessità, l'ostilità e la critica da parte di tutti coloro che si occupano sinceramente del problema dei parchi. Questa è la realtà. E tutto ciò, ovviamente, senza neppure citare le associazioni ambientalistiche, che potrebbero eventualmente essere tacciate di posizione pregiudiziale, ma guardando solo gli enti istituzionali.
Allora facciamo attenzione, perché, se continuiamo per questa strada, non solo non si otterrà niente di positivo rispetto alla nostra realtà regionale e rispetto alle nostre popolazioni, ma andremo incontro ad una reazione che porterà ad una legge quadro nazionale pesantemente punitiva rispetto all'attuale realtà, perché se noi non sappiamo dimostrare una certa disponibilità ed una certa attenzione, anche quello che è possibile oggi probabilmente non lo sarà più domani.
Nella legge quadro nazionale ci sono determinate tendenze che neanch'io condivido, ma sono quelle che bisogna contrastare, senza andare a fare dell'oltranzismo che poi si ritorcerà contro di noi e contro i nostri reali interessi .
Io credo che la Giunta regionale, le forze di maggioranza ed i partiti politici di maggioranza della Valle d'Aosta debbano fare una profonda, convinta e serena autocritica sull'atteggiamento assunto sul Parco Nazionale del Gran Paradiso almeno da dieci anni a questa parte, per aver scelto una linea completamente sbagliata, tant’è che tutti i nodi stanno arrivando al pettine ad uno ad uno.
Voi avete sostenuto che la Regione aveva competenza primaria in materia di Parco Nazionale del Gran Paradiso. Questa tesi è stata ripetuta per anni e sostenuta in migliaia di ricorsi, con vertenze giuridiche a non finire, contro la realtà dei fatti, che poi si è rivelata, perché, quando siamo arrivati alla decisione, quando cioè la Corte Costituzionale ha finalmente esaminato la questione e si è pronunciata, ha detto: "No, avete torto: questa materia non è competenza primaria della Regione Valle d'Aosta".
Voi avete sostenuto che il fondovalle della Valsavarenche era fuori del confine del Parco: anche qui...
(...Interruzione...)
e continuate ad affermarlo, ma attenzione, perché non si può continuare ad affermare una cosa contro la realtà dei fatti, perché basta andare a guardare le cartine istitutive del Parco per rendersi conto che il fondovalle è compreso nel Parco. Come si fa allora a sostenere una tesi che è palesemente infondata?
Voi avete sostenuto per anni che bisognava sviluppare le vallate alpine, anche all'interno del Parco, con lo sci alpino e con lo sci da discesa, e che la presenza del Parco non consentiva gli impianti di risalita, con tutti i benefici che ciò avrebbe comportato. Ora, però, avete sottomano lo studio fatto da un esperto di vostra fiducia, Bernard Janin, che vi dice che non è assolutamente opportuno andare a fare nuovi impianti di risalita per lo sci da discesa all'interno del Parco.
Voi avete sostenuto per anni che la presenza del Parco era un elemento dannoso rispetto allo sviluppo della popolazione all'interno del Parco, della Valsavarenche e della Comunità Montana "Grand Paradis". Anche in questo caso mi rifaccio al recente studio di Bernard Janin, ma ne risulta un quadro impressionante: Valsavarenche è il Comune della Valle d'Aosta con la più alta percentuale di turismo straniero che è legato proprio alla presenza del Parco ed alla qualità dell'ambiente, e che sempre più ricercherà quel tipo di territorio e di ambiente.
Voi avete ancora una volta sostenuto la regionalizzazione del Parco. Anche questa è stata una battaglia combattuta a spada tratta per anni, ma che io ho ritenuto sempre sbagliata, perché non si deve parlare di regionalizzazione, visto e considerato che si tratta di un Parco di valore sovrarregionale, ma di una comune gestione fra diverse entità. Anche in questo caso sarebbe bastato guardarsi un pochino intorno, non solo rispetto alla realtà italiana, ma a quella francese ed a quella svizzera. Siamo andati negli Stati Uniti ed abbiamo visto anche lì che, dappertutto, nei Parchi Nazionali c'è una componente, in genere totale, ma comunque molto forte di interesse nazionale, che non è delegata alle Regioni.
Questa è la realtà. Ecco allora che, secondo me, è del tutto inutile continuare a fare delle battaglie sterili, con accuse di centralismo, quando invece noi siamo già nelle condizioni di poter avere un rapporto di collaborazione, che non mortifica affatto le nostre competenze, anzi le esalta, e di poter utilizzare questa comune gestione per avere invece una serie di agevolazioni. Non dimentichiamo che noi, come Regione Valle d'Aosta, contribuiamo alla vita del Parco Nazionale del Gran Paradiso con la ridicola cifra di 48 milioni all'anno, mentre lo Stato versa ogni anno 4 miliardi.
E' un dato positivo che ci sia un intervento finanziario statale per il Parco Nazionale del Gran Paradiso e credo che nessuno di noi voglia che questo finanziamento sia abolito. Ma allora non capisco perché, se si vuole questo tipo di finanziamento, non si deve voler anche una partecipazione, sia pure minoritaria, di rappresentanti dello Stato nella gestione di questo patrimonio. Io non credo che ciò sia in antagonismo con il discorso di una corretta gestione dell'autonomia e del regionalismo, anzi credo che si tratti di una corretta interpretazione dell'autonomia, del regionalismo e del federalismo.
In parole povere, voi avete fatto per anni una guerra pesante contro la realtà del Parco Nazionale, una guerra che non è stata vincente, ma che comunque ha pesato negativamente su quello che poteva essere il Parco Nazionale come risorsa per la Valle d'Aosta e che attualmente è sicuramente valorizzata in misura infinitesimale rispetto alle sue potenzialità. Sono tanti in Europa quelli che ci invidiano la realtà di un Parco come quello del Gran Paradiso, che noi non sappiamo valorizzare ed utilizzare, tant'è che in Valle d'Aosta non abbiamo un centro visita degno di questo nome e non abbiamo nessuna struttura del Parco, e questo anche per responsabilità nostra.
Si stanno muovendo più cose sul versante piemontese di quante se ne muovono sul versante valdostano, proprio per quell'atteggiamento cieco che noi abbiamo avuto e nei cui confronti, a mio avviso, bisogna fare autocritica e cambiare strada.
Adesso, che tutte queste strade sbagliate si sono rivelate sostanzialmente prive di sbocco, salta fuori questa norma di attuazione, che chiaramente non mette più in discussione la questione dei confini.
Il Consigliere Stévenin continua a sostenere che il fondovalle della Valsavarenche è fuori dal Parco, ma basta guardare anche la cartina che è sulla copertina dello studio di Bernard Janin per rendersi conto che ormai non esiste più in nessuno di coloro che si occupano seriamente del problema il coraggio di dire che il fondovalle della Valsavarenche è fuori dal Parco, proprio perché è fuori da ogni criterio logico affermare una cosa di questo genere.
Adesso che siete un pochino con l'acqua alla gola tirate fuori l’"escamotage" di questo provvedimento che, a mio avviso, se mai passasse, complicherebbe tutti i problemi e non ci indicherebbe nessuna soluzione in positivo dei problemi che abbiamo e che si possono facilmente risolvere nell'interesse di tutti quanti ed in particolare nell'interesse degli abitanti che vivono all'interno del Parco, a partire dagli abitanti del Comune di Valsavarenche. Questi ultimi, col passare degli anni, si renderanno sempre più conto che è un grande beneficio essere all'interno del Parco e non un danno, perché sarà sempre più così, man mano che si andrà avanti.
Io vorrei qui citare un caso che sicuramente tutti voi conoscete, ma di cui forse non è molto bello parlare, e che viene fuori dalla rassegna stampa del 4 dicembre 1989: dalla classifica dei risparmi dei vari Comuni d'Italia risulta che il primo Comune d'Italia, in fatto di depositi bancari, è Civitella Alfedena, un piccolo Comune abruzzese di 300 abitanti situato in provincia di L'Aquila, dove ci sono ben 89 milioni di depositi pro capite. Siamo in Abruzzo, in una zona del Sud Italia classificata di solito come zona del sottosviluppo, eppure Civitella Alfedena è un Comune situato all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo che, proprio dalla presenza del Parco, ha tratto la sua ricchezza e che magari negli anni '60 ha fatto le sue battaglie contro il Parco, come hanno fatto molti altri Comuni, ma che adesso è diventato uno dei massimi sostenitori del Parco Nazionale d'Abruzzo e si trova in testa alla classifica nazionale dei risparmi. Questo non lo dico io, ma lo dice "Il Sole 24 Ore", dove c'è scritto che Civitella Alfedena è il Comune d'Italia che ha il più alto importo pro-capite di depositi bancari ed il terzo Comune d'Italia in fatto di impieghi, cioè di investimenti.
Evidentemente tutti i dati statistici necessitano di alcuni elementi cognitivi, ma questo non è un dato casuale, come non è un dato casuale che alcuni Comuni dell'Abruzzo chiedono espressamente di essere inseriti con il loro territorio all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo. Anche questa non è una novità, perché era scritta alcuni mesi fa su tutti i giornali.
Questi sono solo alcuni elementi di riflessione, ma ce ne potrebbero essere tanti altri, anche perché il problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso è uno dei più grossi che abbiamo. Io credo però che questa norma di attuazione, così com’è stata formulata, sia un tentativo maldestro, che va nella direzione sbagliata.
Nella risoluzione noi mettiamo l'accento in particolare sul punto n. 4 che vorrebbe trasferire queste competenze dall'Ente Parco al Presidente della Giunta regionale, osservando, fra l'altro, che questa impostazione è in contraddizione ed in contrasto con tutte le proposte di soluzione del problema del nullaosta che sono emerse negli ultimi sette od otto anni.
Perché? Sia il primo schema di Piano del Parco del 1982, quello che avete messo da parte e che non avete voluto esaminare e discutere, sia lo schema di Piano di zonizzazione predisposto recentemente da Bernard Janin, non fanno assolutamente cenno ad un'ipotesi di questo genere, nel senso che non la prendono neanche in considerazione.
Quei due schemi, invece, prendono in considerazione l'ipotesi legittima e corretta dell'abolizione del nulla osta all'interno delle zone antropizzate del parco, cioè quelle indicate con la lettera "D", ma subordinata ad un'intesa sul piano regolatore fra Ente Parco e Comune. Noi siamo d'accordo su questa impostazione, nel senso che ci sembra corretto che, nel momento in cui si realizza un'intesa fra Comune ed Ente Parco in tema di piano regolatore, non ci debba essere più alcun nullaosta nei confronti di quegli interventi che sono conformi a quanto stabilito dal piano regolatore.
Questa è certamente una soluzione praticabile, sulla quale è opportuno continuare a lavorare. Mantenere invece il nullaosta, trasferendolo dall'Ente Parco al Presidente della Giunta regionale, è proprio una abnormità giuridica ed io mi sorprendo ancora una volta che possa essere stata inventata e tirata fuori.
Con questa risoluzione, quindi, noi chiediamo:
- di esprimere una deplorazione rispetto al modo in cui si è andati a concordare definitivamente un testo su cui il Consiglio regionale non ha potuto discutere;
- che si prenda atto delle valutazioni negative che sono state espresse dal Consiglio regionale del Piemonte, dal Ministro dell'Ambiente e dallo stesso Ente Parco su questa impostazione e sui pericoli che essa comporta;
- infine che si lavori non per buttare via tutto, ma quantomeno per correggere le cose più sbagliate e più assurde che, secondo noi, sono presenti all'interno di questo provvedimento.
Si da atto che alle ore 16,57 assume la Presidenza il Vicepresidente Dolchi.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Vallet; ne ha facoltà.
VALLET (UV):Face à la résolution présentée par le Conseiller Riccarand et face à ces affirmations, je me dois de faire quelque brève considération.
L'avis de l'Union Valdôtaine, en ce qui concerne ce problème, est, je crois, simple, clair et connu. Nous l'avons répété maintes fois et évidemment il ne correspond pas à l'avis de M. Riccarand. Il ne s'agit que d'attribuer à notre Région les compétences que le Statut, loi constitutionnelle, nous a accordées il y a 40 ans et il ne s’agit que de pouvoir les appliquer dans tous les territoires de notre Région. Point, c'est tout.
Il s'agit aussi de défendre et d'affirmer le droit des communautés locales à s'auto-administrer, sans léser nullement, je crois, les prérogatives de l'Ente Parco, qui sont suffisamment garanties dans cette ébauche de décret.
Cela dit, nous voulons plutôt, à cette occasion, dénoncer les positions tout à fait instrumentales de ceux qui, en profitant du fait que les gens connaissent très peu ces arguments, nous attribuent faussement la volonté de détruire l'unité du Parc National du Gran Paradis. Je veux ajouter qu'il est même trop facile de détourner l’opinion publique et de faire passer une image des Valdôtains qui ne correspond pas absolument à la réalité, mais qui est fausse et surtout malhonnête, si nous pensons un seul instant au rôle que nos montagnards ont joué et continuent à jouer dans le cadre du maintien du territoire, aussi en ce qui concerne les territoires englobés dans le périmètre du Parc du Grand Paradis.
Et, si en faisant un effort, nous pouvons arriver à comprendre les prises de position des mouvements écologistes et de certaine presse italienne, car nous connaissons leurs buts, nous ne pouvons pas comprendre et surtout nous ne pouvons pas justifier les prises de position des responsables du Ministère italien de l'Environnement ou les prises de position du Conseil régional du Piémont et des représentants des collectivités locales des zones du Piémont concernées par le Parc, car là nous avons vraiment la sensation qu'il s'agit, pour ces derniers surtout, d'une véritable guerre des pauvres.
Pour ce qui est du Ministère, étant donné que la Commission paritaire est formée, comme M. Riccarand l'a justement rappelé, par les représentants de la Vallée d'Aoste et les représentants du Gouvernement italien, nous jugeons l'intervention du Ministre tout au moins tardive, sinon ambiguë, car le Ministre avait tout le temps d’intervenir, au moment dü, c’est-à-dire au moment des réunions de la Commission-même.
Pour terminer en arrivant à la résolution présentée par le Conseiller Riccarand, nous repoussons avec force les orientations qu'elle exprime; nous souhaitons au contraire que de la part de ce Conseil sorte une position forte de soutien au travail de la Commission paritaire et donc à l'ébauche de décret qui a été présenté au Conseil des Ministres pour l'approbation.
Il va sans dire que nous voterons, par contre, l'ordre du jour qui a été présenté par le Président de la Junte et signé par les Groupes de la majorité.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Io credo che noi dobbiamo affrontare questo tema tenendo fermi i principi, avendo però anche un sano realismo e guardando agli obiettivi realizzabili. Io rifiuto una visione manichea, tra più autonomisti e meno autonomisti, che non sia fondata sui contenuti.
Dico questo perché la proposta di decreto che si riferisce all'attuazione di alcune norme dello Statuto tiene fermi alcuni principi. Gli articoli 1 e 2, infatti, prevedono essi stessi una funzione di indirizzo affidata allo Stato, che sovraintende alla gestione di un'area così delicata ed importante; per cui non è essere antiautonomisti il riconoscere che, anche nell'attuazione di alcune competenze dello Statuto, questa Regione riconosce funzioni di indirizzo nazionali e - perché no? - sovrannazionali. Questo d'altronde è uno dei principi fondamentali della concezione federalista e cooperativa nella gestione del territorio.
Ho fatto questa premessa perché oggi io sono chiamato ad esprimermi su delle norme. Purtroppo non ho potuto partecipare a quella fugace riunione della Commissione, e di ciò mi scuso con il Consiglio, perché altrimenti in quella sede avrei posto la questione di merito in termini approfonditi. Oggi, in ogni caso, discutiamo dei contenuti, tenendo conto dei principi e di come è stata accolta quella norma che è stata presentata e delle reazioni che ha sollevato.
Io non mi scandalizzo di dire che tengo anche conto delle reazioni che sono state sollevate, perché, per quanto mi compete, ho avuto modo di discutere anche con due parlamentari, un Senatore ed un Deputato della Commissione bicamerale per le questioni regionali, che hanno partecipato alla prima discussione. Politicamente, tengo conto anche di queste cose, perché a me interessa che si raggiunga l'obiettivo.
Anche la questione posta dal Consigliere Riccarand, cioè se sia opportuno o meno affrontare questo tema con le norme di attuazione, rientra nel campo delle scelte possibili e, peraltro, era stata da noi individuata a suo tempo nel corso delle discussioni in seno alla Commissione competente. In ogni caso, come ho già ricordato prima, le norme di attuazione terrebbero comunque conto degli orientamenti che saranno emanati con la legge quadro sui parchi e, pertanto, rimaniamo alla sostanza.
Io sono fedele ad una impostazione approvata a suo tempo all'unanimità da questo Consiglio, quando fu ipotizzata la presentazione di una proposta di legge di iniziativa statale e regionale che prevedeva:
- il trasferimento delle funzioni amministrative alle due Regioni; -
- la definizione unitaria tra le due Regioni di un organismo di gestione, che doveva o poteva essere o un consorzio o un ente;
- fermo restando il diritto dello Stato di esprimere degli orientamenti generali di indirizzo, spettava alle Regioni, così consorziate, il compito di predisporre un piano territoriale del Parco, esteso a tutto il territorio in modo che mantenesse una visione unitaria di questo bene;
- all'interno di questa cornice si esercitavano le funzioni amministrative ed urbanistiche dei Comuni.
Torno a ripetere che io rimango fedele ad una impostazione di questa natura e questo mi consente di vedere alcuni limiti nella bozza di decreto che è stata presentata.
Per ragioni di chiarezza, voglio anche dire che non condivido gli apprezzamenti fatti dal Consigliere Riccarand nei confronti della Commissione Paritetica. In che senso? Tale Commissione ha il compito di fornirci indicazioni che io definisco di carattere giuridico-istituzionale sulla soluzione dei problemi, perché gli orientamenti politici toccano a noi, al Consiglio ed alle forze politiche. In questo, forse, è venuto meno un compito nostro.
Si tratta di una questione non nuova in questo Consiglio. Nel dire ciò guardo il Vicepresidente Dolchi, perché già in altre occasioni, sempre in questa aula, quando si discussero le norme di attuazione, venne sollevato il problema della possibilità di non avere un pacchetto del tipo "prendere o lasciare", ma di partecipare alla fase di redazione delle norme esprimendo un orientamento politico quanto più possibile unitario.
Cerchiamo di vedere, in sintesi, quali sono a nostro avviso, nella bozza di decreto, le questioni non del tutto chiare. Una di queste concerne la competenza esclusivamente regionale nella definizione del piano del Parco. Tenendo conto del tipo di bene che è il Parco Nazionale del Gran Paradiso, io sostengo che non sarebbe affatto sbagliato avere un rapporto di cooperazione tra Regione ed Ente Parco; d'altronde sono convinto che comunque noi dobbiamo andare ad una cooperazione di questo tipo e sono altrettanto convinto che, in pratica, non siamo così distanti da un’intesa tra Regione e Parco nella definizione del piano territoriale.
Vedete delle grandi differenze tra la prima proposta di Janin ed il primo schema di piano territoriale del Parco? Io ho provato a cercare queste grandi differenze, ma vi dico che non ne ho viste molte e sono comunque convinto che si riesca a raggiungere una sintesi unitaria in quel senso.
Questo è importante, perché farebbe cadere del tutto l'obiezione, piuttosto pesante sul piano politico, che questa Regione vuole decidere da sola, senza tener conto degli altri, sulle regole da esercitare in questa parte del territorio. Io non mi scandalizzo, quindi, anzi propongo che questa funzione possa essere esercitata ricercando un'intesa.
Fatto questo, rimango poi dell'avviso che in effetti sia discutibile anche il punto 5, che prevede il trasferimento tout court alla Regione, nella figura del Presidente della Giunta, dei nullaosta di cui all'articolo 10 della legge istitutiva del parco. Anche in questo caso torno a riproporre l’orientamento che noi abbiamo già espresso tante volte in questo Consiglio e che, come ricordava giustamente il Consigliere Riccarand, è stato correttamente ripreso dallo stesso Janin, nelle conclusioni del suo lavoro. Mi riferisco cioè alla necessità che, una volta definito in modo unitario un piano territoriale del Parco, sia la Regione ed unicamente la Regione, sentito l'Ente Parco, ad approvare gli strumenti urbanistici generali e quelli attuativi. Dopodiché, però, non ha nessun senso mantenere all'interno delle zone cosiddette "antropizzate" qualsiasi forma di parere preventivo, sia pure affidato al Presidente della Giunta regionale, il quale ha 120 giorni di tempo, dopodiché deve trasmetterlo al Ministero competente.
Noi non siamo d'accordo su questo. Noi invece dobbiamo prevedere che la competenza all'interno delle zone antropizzate sia del Sindaco, il quale tiene conto del piano regolatore approvato; mentre ci pare corretto, e non si perde nulla in tema di autonomia, che al di fuori delle zone antropizzate, dove sono anche più grandi le questioni di carattere naturalistico legate alla gestione del Parco, rimanga in quel caso un parere affidato all'Ente Parco. Del resto, il grosso dei problemi, come tutti ben sappiamo, è all'interno delle aree urbanizzate.
A nostro avviso, quindi, il testo dovrebbe essere così modificato e sono convinto che se lo modifichiamo in questo senso, noi potremmo ottenere un risultato utile, che non ci fa perdere alcuna posizione sul piano dell'autonomia, ma che ci consente di avere una posizione seria e comprensibile.
Faccio questa proposta perché, come tante volte ho già avuto modo di dire in questo Consiglio, ma prima di me l'aveva già detto il Vicepresidente Dolchi, noi tendiamo ad avere qui la stessa posizione che terranno i nostri Parlamentari nelle Commissioni bicamerali ed in Parlamento, perché crediamo che questa strada ci consenta di arrivare ad un risultato utile. Noi non vogliamo fare i furbi, cioè non vogliamo assumere qui una posizione magari più intransigente sul piano dell'autonomismo, sapendo che poi la cosa verrà bocciata. Dico questo con estrema franchezza, ma anche con estrema serietà, proprio perché, avendo potuto discutere del problema, voglio tener conto anche di questi elementi.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti; ne ha facoltà.
BENEFORTI (DC):Sarò molto breve nel cercare di esporre alcune considerazioni e riflessioni del nostro partito.
In questo caso non si tratta di essere più o meno autonomisti, ma di dare finalmente una soluzione alla questione del parco ed io ritengo che la conclusione cui è giunta la Commissione Paritetica possa avviare la soluzione di un problema che per molti anni ha travagliato la nostra Regione e soprattutto le popolazioni che abitano all'interno del Parco.
Noi riteniamo che la Commissione Paritetica abbia espletato il ruolo che le abbiamo dato come Consiglio regionale, perché le persone che abbiamo designato a rappresentarci in quella Commissione godevano della fiducia dell'intero Consiglio e pertanto, Consigliere Riccarand, se oggi anch'esse sono arrivate a questa conclusione, non mi sento di affermare che abbiano tenuto un atteggiamento scorretto che deve essere deplorato dal Consiglio. Io ritengo, invece, che noi dobbiamo dare atto che i nostri rappresentanti, nella contrattazione con lo Stato, hanno raggiunto un obiettivo che oggi ci permette di portare a soluzione il problema del parco.
Perché io dico questo? Quante discussioni sono avvenute in passato su questo problema! Forse il Consigliere Andrione se lo ricorderà più di me, ma ricordo che ad un certo momento, quando fu presentato un pacchetto di norme di attuazione del nostro Statuto, che riguardavano il Convitto, i Vigili del Fuoco e altri settori della vita economica della nostra Valle, c'era anche una norma di attuazione che prevedeva il passaggio della gestione del Parco Nazionale del Gran Paradiso ad un consorzio fra la Regione Valle d'Aosta e la Regione Piemonte. Le associazioni protezionistiche anche allora, come oggi, si battevano perché ciò non accadesse, nel senso che si opponevano alla gestione regionalista da parte della Regione Piemonte e della Regione Valle d'Aosta.
Consigliere Riccarand, allora io non facevo il politico, ma il sindacalista, e ricordo che mi tornava comodo fare un discorso regionale, più che nazionale, specie per il trattamento economico e giuridico dei dipendenti del Parco del Gran Paradiso. Anche oggi, però, ritengo che le associazioni protezionistiche non possano prevaricare le linee e le intenzioni di un Consiglio regionale nel cui territorio ha sede il parco che, peraltro, sarebbe sicuramente gestito in modo diverso da come è avvenuto fino ad oggi.
Si ha timore delle competenze che vengono affidate al Presidente della Giunta regionale. Pur non volendo dire io quello che sarà poi detto dallo stesso Presidente, io penso che quelle del Presidente della Giunta regionale siano competenze della Valle d'Aosta. Ciò vuol dire che il Presidente della Giunta, prima di prendere certe decisioni e di stabilire una linea politica da seguire all'interno del Parco, acquisirà certamente il parere dei Comuni, delle Comunità Montane e del Consiglio regionale. Pertanto, noi siamo favorevoli all'intesa raggiunta fra i rappresentanti dello Stato e della Regione Valle d'Aosta.
Facendo poi riferimento a quanto dicevi tu, Consigliere Riccarand, anche noi certamente dobbiamo cercare di sfruttare l'attività turistica all'interno del parco per trarne tutti i possibili benefici economici. Tu ricordavi Civitella Alfedena. Ebbene, io ci sono stato e so che lì c'è il museo del lupo ed un parco riservato ai lupi. E' vero che in quel Comune hanno avuto la possibilità di trarre una notevole ricchezza economica dalla presenza del parco, però anche lì ci sono dei problemi e dei contrasti tra l'amministrazione del parco e le autorità abruzzesi regionali, provinciali e comunali. Ho assistito a delle conferenze tenute a Pescasseroli dal direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo ed ho avuto modo di sentire che anche lì ci sono gli stessi problemi che sussistono qui, tra il Parco Nazionale, la Regione e le comunità che vivono all'interno del parco; anche lì si ripete la stessa situazione che abbiamo noi qui, anche se in forme diverse. Anche lì sperano di uscirne in una certa maniera.
In questo momento, noi dobbiamo cercare di uscire dalla situazione in cui ci troviamo, cercando di valorizzare quanto più ci è possibile il parco, facendo in modo che le popolazioni dei Comuni interni al parco si sentano in qualche modo padroni a casa loro, ovviamente senza strafare, perché non è giusto che si debba fare tutto ciò che qualcuno magari ha in mente.
Pertanto, noi siamo favorevoli all'ordine del giorno che è stato presentato dalla Giunta e dai Capigruppo della maggioranza.
Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
MILANESIO (PSI):Ho l'impressione che su questo argomento si sia detto molto e si continuerà a dire ancora molto, però ho anche l'impressione che si rischi di dire anche delle cose inesatte, che forse sarebbe il caso di precisare meglio a noi stessi, prima di presentarle in modo distorto all'opinione pubblica. Nel leggere alcune prese di posizione ed articoli, ci è sembrato che stesse succedendo qualcosa di estremamente grave, tale da minacciare l'unità del parco. Ad un primo esame del problema, invece, mi sembra di poter dire che così non è e facendo un esame più approfondito ci accorgiamo che non è proprio per niente così.
Intanto io mi chiedo quali sono i soggetti che devono fare questa discussione. Qui viene citato sovente l'Ente Parco, ma questo è un ente strumentale, perché i soggetti sono la Regione Autonoma della Valle d'Aosta ed il Governo italiano; punto e basta. A noi fa piacere sapere che ne pensano il Parco e le associazioni protezionistiche, però la questione concerne le competenze ed i poteri e, per quello che mi riguarda, in questa discussione il Parco non c'entra proprio per niente; tutt'al più potrebbe essere l'oggetto della discussione, ma non il soggetto. Pertanto, la discussione deve essere fatta tra la Regione e lo Stato.
La Commissione Paritetica ha finalmente affrontato questa vicenda dopo tante incomprensioni. Posso dare ragione ai Consiglieri Riccarand e Tonino, quando parlano di incomprensioni ed accennano al fatto che il rapporto con il Parco non è stato sempre vissuto in modo corretto. Tutto questo mi sembra anche esatto e giusto.
Attenzione, però, perché secondo me la Commissione Paritetica ha compiuto un lavoro egregio ed ispirato ad una logica un po' sofisticata sotto il profilo legislativo, ma non certo incoerente, anzi non lo è assolutamente; ma questo semmai lo dirò più avanti.
Dicevo, comunque, che la Commissione Paritetica arriva finalmente ad una bozza di accordo. Visto che quella Commissione era composta di persone, dobbiamo precisare che in essa si fronteggiavano i rappresentanti della Valle d'Aosta, capeggiati, mi si consenta di dirlo, dall'ex Segretario Generale della Regione, dott. Barbagallo, ed i rappresentanti dello Stato, che erano capeggiati dal Prefetto Gizzi, che non mi sembra sia stato mai, né che lo sia divenuto improvvisamente perché folgorato sulla via di Damasco o di quella del Parco del Gran Paradiso, uno disposto a concedere alle Regioni dei poteri per il gusto di fare il bel gesto. Diciamo quindi che c'erano rappresentanti duri e determinati sia da parte della Regione sia da parte dello Stato.
Si arriva ad un testo che, secondo me, non può essere liquidato con le argomentazioni del Consigliere Riccarand, che inizia a deplorare il metodo. Qui si deplorano sempre i metodi, cerchiamo invece di vedere la sostanza. Egli dice: "E' un testo confuso e confusionario, che non tiene conto della sentenza della Corte Costituzionale...", mentre secondo me ne tiene conto, eccome. E poi, in riferimento al punto 5, aggiunge: "Trasferisce delle competenze al Presidente della Giunta della Valle di Aosta... Tutto questo sarebbe dettato da una malintesa concezione dell'autonomia".
Io non credo che così sia, intanto perché nel testo licenziato dalla Commissione non si fa che riconoscere alla Regione le sue funzioni amministrative e poi perché in più di una parte della sentenza citata dal Consigliere Riccarand si dicono delle cose molto precise; vi si dice per esempio che la materia dei parchi e della protezione della natura rientra tra le competenze regionali. Questo è detto chiaramente a pagina 10 della sentenza n. 1029 del 1988, anzi ve la voglio leggere, proprio perché non sembri che io dica delle stupidaggini. Vi si dice testualmente: "Trasferendo alle Regioni le competenze relative alla protezione della natura, nella quale, come questa Corte ha avuto modo di precisare, vanno ricompresi anche i parchi e le riserve naturali, tanto se già esistenti, quanto se di futura istituzione".
In un altro punto si aggiunge:
"L'articolo 33 del DPR n. 616 del 1977 trova applicazione anche per le Regioni ad autonomia differenziata, essendo inaccettabile che tali Regioni, allorché manchino apposite norme di attuazione sui parchi naturali e nel medesimo tempo non vi ostino precise norme o ragioni in senso contrario, com’è nel caso della Valle d'Aosta, restino prive di attribuzioni riconosciute alle Regioni a Statuto ordinario".
Questi sono solo alcuni aspetti di questa sentenza, in cui ce ne sono anche altri molto interessanti, ma che forse ci farebbero uscire un poco dal tema.
Ora, mi sembra che nella bozza licenziata dalla Commissione Paritetica si prevedano dei meccanismi molto precisi, nei quali, ferma restando la configurazione unitaria del parco, si precisa: "Nel rispetto dei principi e degli indirizzi della programmazione statale in materia, lo Stato stabilisce, nell'ambito delle finalità istituzionali dei parchi naturali, i criteri per la definizione... La Regione evidentemente definisce il piano di area del parco, individuando le singole zone...".
Mi sembra quindi che non ci sia stato altro che riconoscere e trasferire delle competenze amministrative a chi ha già in qualche modo questo potere.
Nel punto 5, che sembra quello più clamoroso e che concerne la vexata quaestio dell'adozione di provvedimenti autorizzativi, si dice testualmente che essa "è delegata, per la parte riguardante: il territorio della Valle d'Aosta, al Presidente della Giunta regionale".
Cosa significa "è delegata"? Intanto io credo che significhi che non è trasferita. Un conto infatti è delegare e altro conto invece è trasferire. A me sembra, ma ritengo che sembri anche ai giuristi, che la soluzione trovata sia giuridicamente compatibile, in quanto il Presidente della Giunta diventa delegatario di funzioni che nel resto del territorio sono riservate ad organi dello Stato. Ma il nostro Presidente della Giunta è già delegatario, sempre sulla base di questo meccanismo, di altre funzioni, sulle quali nessuno ha avuto niente da ridire e che voglio ricordare brevemente: quelle relative alla protezione civile, quelle dell'ordine pubblico, quelle della nomina dei giudici conciliatori...
Con questo non è che lo Stato si privi di una facoltà o di una prerogativa, ma la delega alla figura istituzionale del Presidente della Giunta regionale. Mi dispiace, ma non si tratta di un trasferimento, bensì di una delega, che sul piano giuridico è un qualcosa di molto diverso e dai giuristi potrebbe essere considerata come attuazione di una delle procedure di "self government" contenute nel famoso Decreto luogotenenziale n. 545 del 1945.
Secondo me, si può e si deve fare, non certo per partito preso, la difesa di questo testo concordato dalla Commissione Paritetica, perché esso non viola i principi dell'unità del Parco Nazionale del Gran Paradiso e soprattutto (credo che questo sia ciò che più ci interessi come Consiglieri regionali) perché riconosce certe competenze e ne trasferisce le funzioni.
Mi pare che questo sia quanto è contenuto in quella bozza. Tutte le altre considerazioni sono pura polemica politica. In questo momento noi stiamo affrontando una serie di argomenti molto grossi ed importanti, che devono entrare nella coscienza collettiva, come, ad esempio, la difesa dell'ambiente e la creazione nonché la tutela dei parchi naturali. Per quello che mi riguarda, però, ciò sta avvenendo in un modo discutibile, nel senso che tutto ciò viene calato dall'alto, quasi per decreto, mentre lo stesso obiettivo potrebbe essere raggiunto attraverso la coscienza diffusa che si deve creare, la partecipazione e la volontà degli enti locali, cui certamente dovrà far seguito la decisione ministeriale, governativa, intergovernativa o internazionale.
Attenzione, però, perché se tutte le volte che noi ci permettiamo di non essere d'accordo con gli ambientalisti, con gli ecologisti, con il Ministro dell'Ambiente, con le procedure e con i modi che essi ritengono di seguire, corriamo il rischio di fare la fine di quei cittadini siciliani che non erano mai d'accordo su quello che diceva il coordinamento antimafia, ciò vuol dire, scusatemi, che qui si tende a criminalizzare tutti coloro che non la pensano allo stesso modo degli ayatollah di turno.
Consentitemi allora di fare una sottolineatura ed una polemica: si può parlare di ecologia, di ambientalismo e si può essere favorevoli ai parchi anche se non si è ambientalisti, anche se non si è il Ministro dell'Ambiente, al quale noi certamente riconosciamo una autorità politica e tecnica, ma non gli riconosciamo l'infallibilità.
Pertanto, noi ci permettiamo di dire che in questa vicenda il problema va posto in termini di confronto tra istituzioni, cioè tra la Regione e lo Stato. Il Parco è l'oggetto del contendere, non già perché ci sono quelli che lo vogliono e quelli che non lo vogliono, ma perché ci sono quelli che lo vogliono in un certo modo e quelli che lo vorrebbero in un modo un po' superato, forse un po' troppo centralistico o illuministico. Mi si passi quest'ultima espressione certamente nobilitante nei confronti di quelle posizioni, forse più nobilitante di quanto non lo siano in realtà.
Ecco, io non avrei altro da aggiungere, se non dire che le prese di posizione che ci sono state ci devono certamente preoccupare, perché non possiamo fingere che non ci siano state: esse sono un sintomo di come si riescono a deformare certe posizioni giuste e corrette sostenute da una piccola Regione, che è già accusata di essere troppo ricca, benestante, pasciuta e troppo orgogliosa delle proprie prerogative. Forse così facendo, come diceva poco fa il Consigliere Vallet, facciamo una specie di guerra tra poveri, in questo caso con il Piemonte.
Certamente la Regione Piemonte ha titolo per parlare, ma non ha titolo per parlare della nostra autonomia e delle nostre competenze: è una Regione a statuto ordinario. Questo non vuol dire che noi dobbiamo relegare il Piemonte da qualche parte, ma quest'ultimo non può certamente chiederci che il nostro comportamento sia simile al loro, quando noi, nel discorso delle autonomie, siamo gerarchicamerte in un'altra posizione. Non possiamo accettare questo tipo di discorso.
Vi confesso che non sono riuscito a farmi capire: ho provato a sostenere queste tesi con alcuni miei compagni della Regione Piemonte, ma non sono riuscito a farmi capire. Questo non significa, però, che io non debba continuare a sostenere questa tesi.
Il Consigliere Tonino ha fatto un discorso più sfumato, più intelligente, nel senso che ci ha invitati a portare a casa qualcosa, per non trovarci di fronte una Commissione bicamerale che ci mandi a scopare le foglie o giù di lì. Egli ci ha invitati ad individuare un obiettivo intermedio ed è entrato in un problema di merito, che concerne in particolare le zone antropizzate o meno. Secondo me, si tratta di un dettaglio che possiamo anche affrontare, se può contribuire a farci risolvere il problema, ma non possiamo non mantenere ferma la posizione raggiunta dalla Commissione Paritetica che, ripeto, è composta da persone espertissime e da rappresentanti paludati del Consiglio regionale e del Governo nazionale.
Noi, quindi, dobbiamo ribadire con forza, come fa l'ordine del giorno proposto dal Presidente della Giunta ai Capigruppo della maggioranza, che l'hanno firmato, la validità di queste posizioni ed insistere su di esse, cercando di rappresentare al meglio le nostre buone ragioni,- perché ce ne sono e, secondo me, ce ne sono anche da vendere. solo che in questo momento siamo nel mirino della lobby dell'ecologismo esasperato, dell'ecologismo ad ogni costo, come se si trattasse di un sistema di valori che possa prescindere da tanti altri valori che noi pensiamo invece di dover difendere e tutelare.
La mia approvazione, quindi, va al testo presentato, che potrà anche essere migliorato - per carità! - ma che io non vedo affetto da tutti quei mali che sono stati citati e la cui logica mi sembra utile a risolvere questo problema sul Parco nei confronti dello Stato.
Per quanto concerne l'Ente Parco, credo non sia un mistero che tutti siamo d'accordo nell'augurarci che esso possa vivere, prosperare, fare più di quanto ha fatto e nel ritenere che il suo compito non sia quello di gestire come un gendarme, ma di operare con sufficienti mezzi, che gli devono essere dati dallo Stato e forse anche dalle Regioni, e di fare delle proposte di agire e di operare.
Certamente l'Ente Parco in questa prospettiva vede diminuire le sue prerogative e competenze, perché, avendo pochi soldi per fare altro, finora si è limitato a fare il gendarme ed il burocrate, non attirandosi le simpatie non solo degli amministratori, ma neanche delle popolazioni. Per cui, se riusciremo a definire un Parco nuovo e diverso, cosa che possiamo effettivamente con queste norme, io credo che gli dovremo dare più soldi, perché si metta effettivamente a fare il Parco e non solo il gendarme od il burocrate.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Rusci; ne ha facoltà.
RUSCI (PRI):Credo che l'argomento di cui stiamo trattando sia stato discusso per ore e ore all'interno di questo Consiglio. Io ho ascoltato con grande attenzione quanto è stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto e, per cultura personale, ho altresì voluto andare a rileggere i passi più significativi dei verbali delle passate legislature relativi all'argomento. Ebbene, la lettura da una parte e l'ascolto dall'altra mi hanno avvalorato la considerazione che quello della Commissione Paritetica è un lavoro di mediazione.
Se, infatti, l'ordine del giorno è stato firmato dalle cinque forze politiche, bisogna anche ricordare che queste stesse forze politiche in passato hanno tenuto posizioni o più avanti o più indietro. Esse però si sono ritrovate su questo tipo di articolato.
Ciò vorrà sicuramente significare qualcosa, vorrà significare cioè che l'acquisizione culturale generalizzata va nell'interesse del sostenere che la Regione aveva delle competenze che, in qualche modo, le sono state riconosciute da questa bozza e noi ci auguriamo che le saranno riconosciute anche in sede governativa.
Vorrei ora fissare in alcuni flash il pensiero del mio partito. Ribadita la sottolineatura sulla necessità dell'esercizio di queste funzioni statutarie, secondo me opportunamente supportate dall'illustrazione del Consigliere Milanesio con le citazioni delle due sentenze della Corte Costituzionale, anche perché non si deve dimenticare la n. 223 del 1984, che in termini generali dà nell'ambito della tutela del territorio competenze alle Regioni, ecco che in quest’ottica noi riteniamo che sia altresì acquisizione culturale generalizzata per le popolazioni, e quindi conseguentemente per la classe politica che le governa, che l'Ente Parco rappresenta un quid unicum ed importante dal punto di vista culturale, sociale ed economico. Nessuno lo può negare.
Credo invece che vada respinto il concetto equativo per cui si dice: coloro che sostengono in qualche modo la regionalizzazione delle competenze nell'ambito del parco sono di fatto coloro che vogliono lo smembramento e l'affossamento del parco. Questo non è assolutamente pensabile, perché continua a rimanere unitario il concetto gestionale e credo che in quest’ambito non ci siano novità.
In una parola, per quello che riguarda il discorso della difesa della natura, noi vediamo l'uomo al centro di questa operazione, l'uomo che è padrone e dominus della sua situazione. Non è che in quest'ottica un parco possa diventare un'entità imposta o mal tollerata dalla popolazione. Se così fosse, l'entità non sarebbe amata e non sarebbe fatta e gestita, come invece deve essere fatta e gestita, per avere l'uomo al centro del suo interesse.
Abbiamo sottoscritto l'ordine del giorno della maggioranza e cercheremo di farci ascoltare anche altrove.
Al Consigliere Riccarand voglio porre una domanda di questo genere: è corretta, per i Consiglieri regionali della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, l’omologazione relativa a situazioni di regioni che ci sono vicine? E' giusto cioè che i Consiglieri della Valle d'Aosta affrontino il problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso come potrebbero fare i Consiglieri della Regione Piemonte? Gradirei che venisse data una risposta a questa domanda.
Io ritengo invece che sia un dovere precipuo dei Consiglieri della Valle d'Aosta sostenere che quanto ci spetta in termini statutari sia riportato a casa e sia riportato nella gestione di questo Consiglio.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione; ne ha facoltà.
ANDRIONE (UV):Je voudrais expliquer brièvement pourquoi je voterai contre les ordres du jour présentés par les Conseillers Riccarand et Tonino et en faveur de celui présenté par le Président de la Junte régionale.
Il me semble qu'il y a en tous un certain manque de mémoire, parce que ce qui a dit M. Tonino, que le but final est d'arriver à une loi générale qui certifie la différentiation en zones du Parc, c’est ce que nous avons demandé. Et c'est nous qui avons fait cette proposition en 1975 à M. Alessandrini, En 1976 il y a eu une loi approuvée par le Conseil et approuvée par le Parc et deux mois après est sorti le fameux décret Marcora qui anéantissait complètement la loi précédente.
Alors si l'on parle de collaboration il faut qu’elle soit bilatérale et non que quant M. Mario Rey est nommé Président du Parc il trouve deux mois après sur sa table quelque chose comme quinze inculpations de peculato, omission, etc. et puis obéissant il démissionne et on continue comme avant dans une, gestion inepte du Parc.
Le Parc a été conçu comme quelque chose qui doit être fait contre les habitants: verboten. Pas une publication scientifique, pas une tentative d'accord avec la population, pour un territoire qui concerne 0,1% du territoire du Parc et qui est anthropisé depuis au moins deux mille ans.
Alors M. Tonino a raison, nous ne sommes absolument contraires à une gestion du parc qui soit faite en collaboration avec l'Etat et même avec le Parc de la Vanoise qui est frontalier par rapport au Parc du Grand Paradis. Nous sommes nettement favorables cependant nous voulons que la gestion soit la gestion d'un parc et non pas une petite chose, un jouet qu'on tient bien pour soi et à laquelle les autres ne peuvent pas participer.
Alors cette conception doit être combattue. Il doit être clair que le parc appartient à tout le monde ed il faudrait aussi en finir avec une désinformation systématique. Je voudrais citer un seul cas, celui de la kérato-conjonctivite, qui a été minimisé pendant des mois parce qu'on ne voulait pas reconnaître que scientifiquement le Parc n’était pas à la hauteur de le gérer. On niait l'évidence. Tout cela a été minimisé parce qu'on ne voulait pas reconnaître qu'il y avait une surpécoration épouvantable, surtout pour ce qui concernait le chamois, et finalement il y a eu une mortalité de bêtes bien supérieure à celle qu'il y aurait eu si le Parc avait été géré d'une façon normale, je ne dis même pas intelligente.
On a parlé de plans d'aménagement. Valsavarenche a fait un plan d'aménagement qui a été loué par l'alors Président M. Oberto, mais on a continué exactement comme auparavant avec l'article 10 de la loi du '22, c’est-à-dire en supprimant une commune. Les plus importantes fonctions de la communauté de Valsavarenche ont été transférés à un monsieur et on se plaint que le Président de la Junte n'ait pas les instruments. Il y a une Surintendance aux Antiquités et Beaux Arts, il y a un Bureau d'Urbanisme, je me demande quelles sont les structures du parc en cette matière: zéro. Totalement zéro. De nouveau c'est totalement verboten.
Alors encore une fois nous sommes parfaitement d'accord pour collaborer avec tout le monde, mais dans une situation de clarté, une situation de respect réciproque et surtout de respect des populations qui sont dans le parc et qui ne peuvent jouir des avantages du parc que si la loi est claire; et non qu'un permis de construire est admis et l'autre n’est pas admis selon d'autres intérêts qui ne sont pas les intérêts de la communauté de Valsavarenche.
Le plan d'aménagement de Rhêmes-Saint-Georges gît comme une dalle mortuaire pendant trois ans. J'ai dû faire quatre recommandées parce que cela sorte du fond d'un bureau et naturellement le Parc a donné un avis favorable, mais parce qu'il a été obligé. Qu'est-ce qu'ils ont fait les Rhêmains pendant trois ans? Ils ne pouvaient même pas déplacer un tronc.
Je pourrais continuer pendant longtemps. Je veux simplement dire que notre disponibilité est totale et que les normes proposées constituent une amélioration de la situation existante. Amélioration très nette à laquelle nous sommes favorables, mais le but reste toujours le même, celui d'arriver, comme du reste a dit la sentence de la Cour Constitutionnelle en parlant de populations ("prima illuse e poi deluse"), à une loi générale qui soit une loi honnête, qui tienne compte des exigences des populations qui vivent depuis deux mille ans dans ce parc.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (MSI):Vorrei fare alcune considerazioni su questo problema.
Concordo innanzitutto con quello che ha appena detto il Consigliere Andrione in merito all'esistenza di problemi di gestione all'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, che devono essere risolti con rimedi adeguati. Ricordo che a suo tempo noi avevamo preso una posizione molto chiara sul "budello" della Valsavarenche, nel senso che avevamo detto che comunque esso doveva restare fuori dal Parco, proprio perché ai diritti della natura facevamo anteporre quelli dell'uomo, perché la natura deve essere al servizio dell'uomo. Anche noi, quindi, abbiamo combattuto una battaglia di principio per garantire alla comunità della Valsavarenche il diritto di restare fuori dai vincoli del parco che la condizionavano.
Qui però il discorso è molto più ampio ed anche pericoloso. Quest'ultimo termine non è campato in aria, perché alcuni interventi di colleghi che rappresentano partiti nazionali mi fanno riflettere molto attentamente e la prima riflessione è relativa alla continua sudditanza, nelle loro decisioni, valutazioni ed impostazioni, alle decisioni prese e portate avanti dalla maggioranza, dall'esecutivo regionale e dal Presidente della Giunta.
Mi spiego meglio: noi stiamo affrontando un discorso relativo ad un parco nazionale, che potremmo chiamare addirittura internazionale, perché il suo territorio interessa la Valle d'Aosta ed il Piemonte, ma oltre confine, in territorio francese, c’è persino il Parco della Vanoise. Credo quindi sia intenzione di tutti allargare questo grande Parco Nazionale per farlo divenire internazionale.
Mentre tutti hanno questo intento, succede che la Regione Autonoma della Valle d'Aosta chiede la regionalizzazione del territorio del parco di sua appartenenza. La cosa grave che mi fa riflettere è la dichiarazione del Consigliere dell'Union Valdôtaine, che è intervenuto prima, nella quale ha detto: "Si tratta di difendere i nostri diritti nel nostro territorio". Questa affermazione deve farci riflettere.
Non mi riferisco tanto ai colleghi dell'Union Valdôtaine, che hanno una loro impostazione politica, strategica ed ideologica che non è sicuramente da noi condivisibile, ma quella frase deve far riflettere i rappresentanti dei partiti nazionali. Noi facciamo parte di una collettività che è parte integrante della collettività nazionale e stiamo discutendo di un parco nazionale, non di un parco regionale.
Non possiamo neanche accettare certe dichiarazioni del collega del Partito Socialista, che oggi è venuto a dirci alcune cose in modo confuso, mentre il rappresentante del Partito Socialista nella scorsa legislatura diceva esattamente il contrario. Occorre una certa coerenza nelle proprie decisioni: non si può venire qui a dire una cosa oggi, per cambiarla domani dicendo tutto il contrario.
Ho molto apprezzato la dichiarazione del Consigliere Tonino, che ha detto:
"Noi non vogliamo fare i furbi, nel senso che vorremmo cercare di dire anche a Roma ciò che diciamo qui". Qui dentro invece ci sono molti altri che tentano di fare i furbi, perché a Roma dicono una cosa, mentre qui dicono esattamente il contrario.
La prima osservazione, quindi, concerne il fatto che occorre più coerenza da parte delle forze politiche nazionali. E' chiaro infatti che le forze politiche regionali hanno una loro strategia ed una loro impostazione, che possono essere condivise o meno, ma le forze nazionali devono avere il coraggio della coerenza, nel senso che devono dire anche ad Aosta quello che dicono a Roma, devono dire anche ad Aosta quello che dicono in Piemonte o a Torino e non devono dire qui una cosa solo per farsi vedere belli, mentre poi laggiù dicono esattamente il contrario.
Quale sarà quindi la nostra posizione? Dal Consigliere Riccarand ci dividono parecchie cose sul piano ideologico, però ritengo corretto condividere la sua impostazione, non perché bisogna assolutamente dare ragione agli ecologisti; non è vero. Anche noi abbiamo fatto la nostra battaglia sul problema dell'autostrada, perché eravamo favorevoli e lo siamo tuttora. Il punto della questione relativa al parco è che non si tratta di un problema regionale: questo è un problema nazionale. Il parco è nazionale ed i soldi per la sua gestione sono lire italiane: 4 miliardi dello Stato nazionale. Noi non possiamo accettare che lo Stato paghi le spese di gestione del parco, mentre poi lo gestiamo come vogliamo noi per quello che ci compete. Questo non è accettabile.
Noi dobbiamo andare incontro alle idee della nuova Europa, invece con questa impostazione si ritorna indietro, al momento in cui ognuno cercava di difendere la propria particolarità, il proprio intimo e le proprie cose. Noi dobbiamo cercare di aprirci e di vedere le cose con un'altra visione. E' proprio un paradosso che, mentre si va incontro all'unità dell'Europa, ognuno qui cerchi di gestire il proprio.
In quale posizione ci troviamo noi nei confronti del vicino Piemonte? Possiamo noi decidere solo perché abbiamo delle competenze statutarie? Ma chi lo dice?
Prima ho sentito tutto l'intervento del Consigliere Riccarand, che credo abbia approfondito tutta questa problematica: ebbene, lui dice esattamente il contrario. E allora, ci sono o non ci sono le competenze? Cerchiamo di essere coerenti. Io non penso che il Consigliere Riccarand sia venuto qui a raccontarci delle frottole: egli ha fatto una indagine giuridica e ci ha detto chiaramente che le competenze primarie non ci sono, per cui il problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso è di carattere nazionale e quindi va discusso e visto in quell'ottica.
Mi fermo qui, ma sicuramente non accetto le dichiarazioni del Consigliere Milanesio, specie quando accenna all'ecologismo esasperato: qui non si tratta di ecologismo, ma si tratta di difendere un Parco nazionale di valore inestimabile, che coinvolge più regioni ed anche più stati con il recente allargamento ed inserimento del parco situato nella Vanoise. Per cui, l'ipotesi di chiuderci nel nostro ambito, dicendo: "No, nel nostro territorio decidiamo noi", è sbagliata. Proprio queste tesi sono degli esempi che mi fanno riflettere sulle esasperazioni dei vari concetti di regionalismo.
Oggi si parte dalla Valle d'Aosta, ieri si è partiti dal Trentino-Alto-Adige, mentre stanno sorgendo le nuove leghe che pretendono e vogliono avere anch'esse le loro prerogative e la loro autonomia. Di questo passo dove andremo a finire? Questo lo chiedo al Partito Socialista Italiano ed alla Democrazia Cristiana, che sono al Governo centrale di Roma e che gestiscono questa nostra repubblica. Con queste nuove leghe e con tante voglie di gestire in proprio le prerogative regionali e con queste esasperazioni del regionalismo fra qualche anno avremo forse una nuova Babilonia? Proprio voi, che dovreste cercare di porre un freno e di porre rimedio a questa situazione, garantendo ovviamente le prerogative delle regioni a statuto speciale, proprio voi dovreste fare il discorso che sto facendo io.
Sono sicuro che non avete il coraggio di alzarvi e di esporre pubblicamente queste tesi che dovrebbero essere vostre, ma questo coraggio non l'avete proprio per la sudditanza politica nei confronti del partito di maggioranza relativa. Mi auguro però che questo mio intervento serva almeno a farvi riflettere, perché non si può dire qui una cosa e a Roma il contrario, questo non lo accettiamo: noi siamo coerenti sia a Roma sia qui, e diciamo le nostre tesi a Roma come ad Aosta.
Concludo, pertanto, dichiarando il mio voto favorevole alla tesi e all'ordine del giorno proposti dal Consigliere Riccarand, mentre mi asterrò dal votare l'ordine del giorno proposto dal Presidente della Giunta.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Martin; ne ha facoltà.
MARTIN (ADP):Credo che si possa esprimere la nostra soddisfazione in questo Consiglio, perché ancora una volta abbiamo avuto la sensazione che, al di là della specifica questione del Parco del Gran Paradiso, il problema dell'ambiente venga considerato con una nuova sensibilità da parte di tutte le forze politiche. E' un metodo giusto di porre in risalto il problema, tant’è che oggi esso viene visto con una luce diversa rispetto al passato anche fuori dagli ambienti politici propriamente detti. L'intervento di alcuni giorni fa del Papa su questo problema ed il suo richiamo sull'importanza che esso deve avere per l'uomo, pare abbastanza sintomatico al riguardo.
Saremo chiamati a combattere una dura battaglia per l'ambiente, ma ritengo che per vincerla non sia sufficiente l'impegno, sempreché di vero impegno si tratti, delle sole forze ecologiste, ma ci sia bisogno di una nuova sensibilità che attraversi tutti i partiti politici e tutta l'opinione pubblica. Credo che la discussione di oggi abbia ribadito questo concetto, perché siamo tutti convinti che la vera ricchezza della Regione sia costituita dal suo territorio, che deve essere gestito con correttezza, rispettando l'ambiente e dando così una giusta dimensione di crescita alla persona umana.
Io penso che questo debba avvenire anche nel Parco del Gran Paradiso, che può vivere solo in presenza di un accordo con l'uomo, altrimenti morirà.
Non è possibile infatti gestire un parco nazionale, se anche l'uomo non è in condizioni di poter vivere decentemente al suo interno.
Tutte le forze politiche che hanno firmato l'ordine del giorno proposto dal Presidente della Giunta vogliono appunto che il parco esista perché è una fonte di ricchezza per le popolazioni interessate, ma vogliono soprattutto che al suo interno le popolazioni possano condurre una vita normale, come in tutti gli altri comuni della Valle d'Aosta, ed essere depositarie delle loro giuste competenze.
Mi pare che questo sia il risultato che è stato raggiunto grazie al lavoro della Commissione Paritetica che, una volta di più, è riuscita a trovare un giusto equilibrio tra il Parco e la sua gente, che intende gestire quel territorio che è di sua competenza. Noi non abbiamo nessun dubbio che queste popolazioni sapranno gestire in modo corretto, come del resto accade in tutti gli altri comuni della Valle d'Aosta, il loro territorio.
E' per questo che, come abbiamo fatto in Commissione, noi diamo il nostro parere favorevole alle norme di attuazione che sono state concordate in seno alla Commissione Paritetica e che sono state riproposte in Consiglio con l'ordine del giorno proposto dal Presidente della Giunta regionale e da tutti i Capigruppo.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Indipendente):A questo punto, dopo quanto è stato detto dagli altri colleghi della maggioranza e soprattutto dai Consiglieri Milanesio ed Andrione, credo che non ci sia molto da aggiungere all'argomento in oggetto. I due Consiglieri citati hanno centrato in modo particolare il problema del parco, spiegando le ragioni peculiari della validità e dell'importanza della proposta di decreto legislativo per la nostra Regione.
E' stato ribadito innanzitutto che tale proposta non viola l'unità del Parco e poi che il decreto sancisce e ribadisce la competenza della Regione, non escludendo tra l'altro alcun rapporto di collaborazione fra la Regione, lo Stato e la Regione Piemonte, e se vogliamo anche con le organizzazioni protezionistiche.
Pertanto non ho da aggiungere altro se non ribadire che questo decreto rappresenta un grosso passo in avanti nei rapporti tra lo Stato e la Regione sul problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Concludo questo mio brevissimo intervento con l'augurio che venga finalmente abbandonata la logica del protezionismo oltranzista e ci si avvii una volta per tutte lungo la strada della tolleranza e del rispetto, non solo nell'interesse della nostra Regione, ma soprattutto delle popolazioni che vivono nelle zone del Parco.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Agnesod; ne ha facoltà.
AGNESOD (UV):Je désire, avec deux mots, souligner ma position sur cette question. Nous avons pu discuter de ces normes dans notre Commission, celle du territoire, et je ne comprends pas cette attitude contraire de la part de plusieurs organismes, écologistes ou non.
Je crois qu'ils ne sont guère en bonne fois. Les normes en question sont pour améliorer et pas pour détruire. Cette position de l'Etat puissant, tout faisant et qui doit tout décider, c'est un sentiment que la plupart de personnes, qui croit dans la démocratie, ne peut pas partager.
C'est à l'Etat qui a permis une pollution énorme presque invivible de la plupart de ces villes, voir Milano, et qui a permis une pollution incroyable de la plupart de tous les cours d'eau, qui nous conduit chaque jour sur un côté de disinformation général. C'est seulement à cet Etat qu'on doit encore donner confiance?
Moi, je ne suis pas d'accord. Je trouve cette résolution des normes une petite contribution pour travailler en concret, pour sauvegarder la nature qui est un bien inaliénable de tout le monde et pas seulement des soi-disant Verts, prétendus détenteurs de la vérité.
Par conséquent je crois extrêmement positif l'ordre du jour présenté par le Chef du Gouvernement et les Chefs de Groupe de la majorité et je suis convaincu que cette proposition peut représenter un premier pas décisif pour oeuvrer finalement concrètement pour la sauvegarde de toute la nature en général et du arc en particulier,
PRESIDENTE:Colleghi Consiglieri, non c'è più nessuno iscritto a parlare, ma io ritengo che l'argomento sia stato ampiamente discusso. Vorrei ricordare al Consiglio che, come da programma accennato, sarebbe opportuno poter dare inizio questa sera al dibattito sulle leggi relative al bilancio.
Pertanto, sempreché siate d'accordo, nel dichiarare chiusa la discussione generale, darei la parola al Presidente della Giunta, che l'ha chiesta; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):Le débat qui a été entamé aujourd’hui, par rapport à la présentation du règlement d'actuation, je crois doit être lu avec l'histoire des rapports entre le Parc et notre Région. Je crois que les tentatives qui allaient soutenir les compétences de la Région, qui, je veux le souligner, ne sont pas et ne doivent pas être contradictoires à la possibilité de gérer d'une façon convenable le parc, sont là pour témoigner des difficultés qui se sont présentées jusqu'à aujourd'hui.
Mais je voudrais rappeler d'une façon particulière le fait, que pas seulement M. Riccarand va soutenir, que les règlements d'actuation qu'on a présentés ne sont pas suffisants ou tout de même ne vont pas garantir l'unitarité du parc. On a même voulu mettre en discussion la méthode: le fait que, à travers un règlement d'actuation, on ait prévu la possibilité d'intervenir dans un problème que l'analyse, qui a été faite il y a une année, de la sentence de la Cour Constitutionnelle, avait déjà très bien éclairci.
En effet il faudrait rappeler les conséquences de cette dernière sentence de la Cour Constitutionnelle, qui a donné son avis après huit ans. Huit ans s'étaient écoulés avant de savoir quel était l'avis de la Cour Constitutionnelle face à un recours qui avait été présenté au sujet des compétences pour ce qui est du parc. Cette sentence avait donné toute une série d'indications et de façon particulière avait indiqué l'attitude de l'Etat face aux compétences primaires et aux compétences en matière de parc.
Je voudrais à ce propos rappeler que les thèmes de cette sentence avaient été repris par une revue administrative où on soulignait: " In altre parole la sentenza tiene conto dello smantellamento effettuato dal DPR 616 nei confronti della concezione dei parchi nazionali e non, come materia a se stante, ma considerando a parte la protezione della natura, che non si rinviene in quanto tale nell’elenco dell'articolo 117 della Costituzione, tanto che il più volte citato DPR 616 la prende in considerazione, come si è detto, nell'ambito della materia urbanistica oltre che dell'agricoltura". Par conséquent il donnait la possibilité d'analyser l’ensemble de la matière d'une façon différente.
Je crois que l'analyse de la sentence de la Cour Constitutionnelle qui a été faite - rappelée par M. Milanesio - particulièrement pour ce qui concerne l'article 83, va individuer directement les conséquences de ce que je viens de dire, c'est-à-dire que la possibilité d'intervenir c'était au moins réglée à travers les règlements d'actuation; ce que je crois est indéniable, la sentence le rappelle.
Mais il y a un autre point qui, je crois, doit être rappelé: l'unitarité du parc. Là aussi la sentence va reprendre ce discours. J'inviterais M. Riccarand à relire ce pas, à la page 13 de la sentence 29. On lit: "Il principio di unitarietà, infatti, lungi dal comportare un divieto così drastico ( là on prévoit toute une série de mesures d'intervensions) che tra l'altro avrebbe l’effetto di paralizzare molteplici competenze regionali (urbanistica, agricoltura, ecc.), il cui esercizio interferisce indubbiamente con il funzionamento del parco, non esclude che le Regioni possano adottare, beninteso nel rispetto dei principi vigenti, proprie leggi relative a singole parti o a singoli settori del parco, pur se indiscutibilmente vieta loro di porre una disciplina coinvolgente interessi o istanze riguardanti il parco nazionale nella sue unitarietà".
En effet c'est ce qu'on a rappelé. Malheureusement M. Riccarand n’a pas voulu lire les premiers deux articles du texte du règlement d'actuation. Il n'a lu que l'article 4 et l'article 5. Point c'est tout.
Je voudrais souligner que, à ce sujet, on a eu des contacts aussi avec le Parc. Les Conseillers ont bien fait de rappeler qu’une autre conséquence de la sentence c'est de dire que le Parc n'a que la compétence de gérer. Il n'est pas un interlocuteur de la Région ou de l'Etat au sujet constitutionnel. Je crois que c'est à l’évidence.
Une remarque qu’on fait toujours, au contraire, c'est de souligner que la Région ne tien pas compte du fait que l’ "Ente Parco" existe. On a utilisé le même système que l'Etat a utilisé pour toute une série d'autres problèmes.
On a la possibilité d'examiner les avis du Parc. Quelle est alors la difficulté d'utiliser un système qui n'est pas la façon optimale de résoudre le problème - bien loin! - mais c'est tout de même un système pour dépasser le problème du périmètre du Parc?
La chose doit être lue avec l'étude qui a été commissionné à M. Janin. Sur ce dernier il avait eu toute une série de doutes au préalable. Il y avait eu toute une série de polémiques quand on avait confié cette étude. A présent j'entends - et je me félicite - M. Riccarand qui cite à maintes reprise M. Janin, que, il y a quelques années, c'était la personne qui ne comprenait rien de parcs, qui n'avait aucune compétence. Je suis content que M. Riccarand ait changé d'avis par rapport à la compétence de M. Janin et je crois que cette attitude pourra donner de bons résultats face aux difficultés d'aboutir un résultat qui est très simple.
Avec ce règlement d'actuation on a examiné le système en prévoyant, avant tout, la compétence pour les plans d'aménagement avec l'avis du Parc ("sentito il Parco"). On a prévu de maintenir l'unitarité du parc. Je dois rappeler que s'il n’y avait pas eu toute une série d'attitudes négatives de la part de la gestion du parc, il y aurait déjà eu la possibilité d'augmenter le poignon et les activités du parc même. L'attitude, difficile à comprendre, de la gestion actuelle a donné des résultats négatifs; mais je crois qu'il n’est pas le point de repère pour l'analyse du règlement d'actuation que nous sommes en train d’examiner.
Je tiens à souligner que les interventions que de la part de l'Administration régionale ont été faites à soutien du parc, si on les rapporte au budget de l’Administration régionale et à l'intervention tardive du budget de l'Etat, en diraient long sur l'attitude de la Région face à l'Etat aussi pour ce qui est du Parc.
Sans doute il s'agit de règlements qui nous donneraient la possibilité finalement de mieux se comprendre et surtout de donner aux populations concernées une méthode de travail qui soit conséquente à une Commune et non pas comme jusqu'à présent à un protectorat. C'est l’attitude du plan d'aménagement qui suit une ligne conséquente, qui est approuvé après avoir eu les avis conséquents.
J'ai apprécié l'analyse qui a été faite de la part des différents Conseillers, et que je ne vais pas rappeler, sur l'histoire, sur ce qui s'est passé, surtout le fait que, malheureusement, l'attitude scientifique du Parc a été très faible. On a perdu du temps pour examiner la plus petite des démarches que la Commune présentait plutôt que de s'insérer dans un discours de la gestion des parcs qui avait une autre envergure.
Je crois que les Conseillers ont eu la possibilité de voir ce qui se passe ailleurs, je ne dis pas en Amérique, mais simplement en France. C'est tout à fait différent. Il y a eu différentes rencontres, différents débats sur la gestion des parcs, mais toutes les interventions étaient pour dire comment intégrer mieux le parc avec le travail et le développement des communautés locales. Ici, au contraire, le parc signifie une sommatoire d'interdiction: il ne faut pas faire ça, ça et ça. La liste de ce qu’on ne doit pas faire. Je crois que c'est une attitude que nous avons toujours condamnée.
Pour ce qui est de l'attitude de la presse et de certaines associations, je regrette qu'il n'y ait pas eu la possibilité de faire une analyse sérieuse du règlement qu'on vient de proposer, autrement je crois qu'il y aurait la possibilité de démontrer qu'on n'est pas contraires au parc.
M. Tonino a rappelé les contacts avec les responsables de la Commissione Bicamerale. J'ai eu l’occasion de parler avec eux, mais je crois que, quand ils ont lu le texte et ce que la presse écrivit, ils n'ont pas compris pourquoi il y avait cette attitude.
Certains représentants ont eu peur qu'il y eût encore une fois un retard de la part de l'Etat pour souligner les lignes générales et par conséquent qu'il n'y eût pas la possibilité d'avoir, dans le plus bref délai, une indication à l’Administration régionale. Voilà le souci de certaines personnes face à un règlement d'actuation de ce genre!
Je crois que prévoir et dire: "Smantellato il Parco.,. Diviso il Parco..." ce n'est pas une bonne attitude. J'ai rencontré les représentants de la Région Piemonte qui ont voté le texte sans le connaître. Je regrette, mais ils ont voté sans connaître le texte dont on allait discuter.
Je crois que tout a été dit face aux difficultés, aux rapports et aux souhaits. Je crois que si on va lire le règlement d'actuation avec le plan d'aménagement des zonisations qui a été prévu, on pourra donner une solution valable et qui est pour la protection de l'environnement. Ce n'est pas absolument contre ce qui est la protection de la nature, bien loin.
Je crois qu'on ne peut que demander d'approuver cet ordre du jour et souligner que, avec un retard énorme, on va approuver le règlement d'actuation qui devait être déjà contenu à l'article 5 de la loi n° 182. Il y avait déjà un texte qui avait été prévu à la dernière minute: on avait enlevé cette partie, étant donné qu’on prévoyait d'approuver, dans le plus bref délai, la loi-cadre; ce qui ne s'est pas passé et elle est encore là en discussion.
Voilà les conséquences d'une attitude, difficile à comprendre, de la part de l'Etat face à une compétence de l'Administration régionale.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Io voterò contro la risoluzione presentata dal Presidente della Giunta e dai Capigruppo, perché essa conferma e ribadisce un'impostazione completamente sbagliata. A mio avviso poi tutto il dibattito di oggi ha fatto emergere ancora una volta un modo del tutto vecchio ed inadeguato di affrontare il problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso partendo da preoccupazioni che non sono sicuramente fondamentali e centrali. Nelle dichiarazioni c’è stata molta retorica e demagogia, così come c'è stata molta disinvoltura nell'interpretare e nel leggere norme e sentenze, in particolare quelle della Corte Costituzionale, che, non dobbiamo dimenticarlo, ha detto un chiaro "no" alle tesi sostenute per anni dall'Amministrazione regionale e che adesso.
ROLLANDIN (fuori microfono):Non è vero!
RICCARAND (NS):Come no! Tant'è vero che ci ha annullato una legge regionale...
(...Interruzione del Presidente Rollandin...)
che il Consiglio regionale aveva approvato sostenendo di avere competenza in materia, cosa invece che non esisteva e che non esisterà nemmeno dopo l'approvazione di queste norme di attuazione, perché questa competenza non esisteva prima e continuerà a non esistere. Qui, però, si vogliono interpretare ad usum Delphini anche le sentenze della Corte Costituzionale.
Io ho letto attentamente i sei punti delle norme di attuazione, contrariamente a quello che dice il Presidente della Giunta, secondo il quale, probabilmente, solo la Commissione Paritetica ha letto quei punti delle norme di attuazione: io non li ho letti, la stampa parla senza sapere, gli ecologisti non sanno cosa dicono ed il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato addirittura all'unanimità un ordine del giorno senza sapere che cosa c'era scritto nel testo.
Io ho letto più volte e non una volta sola i sei punti delle norme di attuazione, come tutti, però, so anche distinguere il fumo dall'arrosto. E' facile, allora, distinguere il fumo dei punti 1, 2 e 6, laddove cioè si fa il grande discorso dell'unitarietà e si prospettano i principi generali, cioè quella parte che è una semplice cortina fumogena, dall'arrosto, che è il trasferimento tout court da un Ente, che è uno strumento comune di gestione fra due Regioni e lo Stato, ad una parte sola. Questa è la realtà.
Chiaramente qui noi ci troviamo di fronte ad una scelta che, invece di unire gli sforzi delle due Regioni, Valle d'Aosta e Piemonte, e dello Stato per una gestione migliore, più utile e più efficiente del Parco Nazionale del Gran Paradiso, introduce un elemento di divisione, di smembramento e di suddivisione delle competenze, di disordine e, in definitiva, di aggravamento della situazione.
La maggioranza parla di unitarietà del parco, ma il Consiglio regionale del Piemonte, che può anche non aver letto gli altri punti, nella sua ignoranza ha scritto: "A conoscenza della proposta di Decreto attualmente all'esame del Consiglio dei Ministri, col quale verrebbe sancito lo smembramento del Parco Nazionale del Gran Paradiso, attribuendo alla Regione Valle d'Aosta 1e funzioni amministrative e di governo..."
(...Interruzione del Presidente Rollandin...)
... Invece l'ha letto, perché la realtà è questa, purtroppo. Allora voi potete far finta di tutto quello che volete, ma la realtà è questa, perché l'Ente Parco, strumento unitario, viene privato di certe funzioni, che non vengono trasferite ad un nuovo organismo unitario, ma ad un unico organismo di una sola parte, in questo caso rappresentata dal Presidente della Giunta regionale; questa è la realtà. Questo è il fatto che ha suscitato tutta una serie di proteste: non si tratta della stampa e neppure delle associazioni ecologiste o di certi partiti politici, ma dei Consiglieri e delle forze politiche di una Regione che essi rappresentano ad aver preso unanimemente questa posizione, pur nella diversità degli atteggiamenti avuti in passato sulla stessa questione.
Qui in Consiglio ho sentito la denuncia del Consigliere Andrione nei confronti della gestione inetta del Parco del Gran Paradiso. Su questo possiamo essere tutti d'accordo, ma chiediamoci allora che cosa hanno fatto all'interno di questo Ente di gestione i sette rappresentanti della Regione Valle d'Aosta, perché non ce n'è mica soltanto uno: ce ne sono ben sette! Che ruolo hanno svolto? Che funzione di stimolo hanno svolto perché questo parco funzionasse in modo meno inetto?
Ben sappiamo che funzione hanno svolto, talora anche su indicazione della Giunta regionale: per lungo tempo hanno disertato le riunioni del Consiglio di amministrazione, mandandole deserte. Questa è stata la funzione che hanno svolto!...
(...Interruzione del Presidente Rollandin...)
Questo è vero, ed è stato ufficializzato ed anche amplificato al massimo, in particolare dall'Union Valdôtaine.
E che ruolo ha svolto la Regione Valle d'Aosta nel sostenere e nel promuovere le iniziative del Parco, arrivando persino a togliergli dei locali, come ad esempio quelli per la realizzazione del "Centro visita" di Valsavarenche? Ne abbiamo anche pubblicato i testi. La Regione è arrivata anche a mantenere, nonostante determinate richieste, i ridicoli 48 milioni di finanziamento all'anno. E' in questo modo che noi abbiamo contribuito ad una gestione meno inetta del Parco.
Io sono in sede di dichiarazione e quindi non mi dilungo, però dico che, al di là di tutta la demagogia e di tutto il fumo, questa è purtroppo la realtà: noi andiamo a fare un passo che va ancora una volta nel senso di contrastare: l’esistenza ed il ruolo dell'importante patrimonio costituito dal Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ancora una volta si persevera in un'impostazione sbagliata, che noi non condividiamo: la combattiamo qui, all'interno del Consiglio regionale, l'abbiamo combattuta in tutta la Valle d'Aosta e la combatteremo in tutte le sedi opportune. Noi, quindi, votiamo contro questa impostazione.
Condividiamo invece la proposta presentata dal Gruppo Comunista, che ci sembra valida e coerente anche con gli studi fatti per la zonizzazione del Parco, perché noi siamo d'accordo a trovare dei meccanismi di concertazione che servano a superare dei meccanismi ormai desueti, come quello del nulla osta o dello "speciale permesso", però questo va realizzato attraverso una concertazione con l'Ente Parco, se vogliamo che continui ad esistere un parco. Possiamo anche decidere che non debba più esserci, ed allora tutto si lega; però se vogliamo che ci sia un parco, evidentemente ci deve essere una tutela particolare.
In questo senso io darò voto favorevole alla proposta del Gruppo Comunista.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Credo sia doveroso spiegare perché noi ci asterremo sul documento presentato dalla maggioranza: noi ci asterremo per una questione rigorosamente di metodo.
Anche in questo caso non voglio lasciarmi andare alla storia del passato ed anche ad un certo modo di enfatizzare un periodo di assurda contrapposizione tra l'Ente Parco e la nostra Regione, che noi abbiamo il dovere di superare sul piano pratico e su quello dell'attitudine di tutti i giorni. In questo senso tutti assieme abbiamo certamente cercato di fare qualche passo in avanti.
Ha ragione tuttavia il Consigliere Riccarand, quando dice che non sono positivi i frutti di un periodo troppo lungo di assurda contrapposizione. Noi dobbiamo cambiare l'attitudine, cercando di portare a casa alcuni risultati sul piano delle competenze. Ecco allora che arriviamo alla sostanza del problema: le competenze che più interessano alla Regione sono quelle che riguardano la possibilità di esprimere proposte ed orientamenti nostri nella gestione complessiva di quella parte di territorio.
In questo senso giudico positivamente che sulla base di indirizzi dello Stato, come io ho sempre sostenuto, sia poi attribuita alla Regione la competenza di votare ed adottare piani territoriali che disciplinino in modo unitario la gestione del Parco. Ritengo anche positivo che, all'interno di quel quadro, i piani urbanistici siano approvati dalla Regione, sentito il parere dell'Ente Parco. Questa è la sostanza, cioè la parte più importante e rilevante del provvedimento.
Nel corso dell'altro intervento io ho già detto di essere favorevole al superamento di qualche ambiguità contenuta nello schema di decreto, ravvisabile, come torno a ripetere, nel voler stabilire che, in merito al piano territoriale del Parco, l'unica competenza è quella regionale, senza la necessaria concertazione con la Regione Piemonte e con l'Ente Parco, cosa che si otteneva con la proposta approvata da questo Consiglio anni addietro.
Io sono per superare, ma in positivo, questa ambiguità, prevedendo la concertazione, che non significa affatto rinuncia a qualche prerogativa autonomistica.
In secondo luogo, io sono per superare in avanti quella delega, come diceva il Consigliere Milanesio, pedestre della funzione dell'articolo 10, prevedendo, come ho detto prima, che all'interno delle zone antropizzate si vada ad un superamento del parere preventivo, affidandolo invece per le altre zone all'Ente Parco.
Perché? Perché è stato giustamente qui ricordato che l'Ente Parco è un ente strumentale, che ha il compito di avere una visione unitaria di quel territorio distribuito tra il Piemonte e la Valle d'Aosta. Quindi, per quanto riguarda le parti di quel territorio che sono più interessanti da un punto di vista naturalistico e faunistico, io ritengo utile un parere di quell’ente strumentale. Quello che mi interessa di più, ma molto di più, è di dire la nostra sul piano generale e più complessivo; questo è il punto vero.
Ora, poiché è facile capire che quelli sono i nodi su cui si è aperta la discussione nel Paese, io sono favorevole a che la Commissione bicamerale entri nel loro merito, ma io mi auguravo che vi entrasse anche questo Consiglio. Questa è la ragione per cui, per quanto ci riguarda, noi abbiamo fatto quel tipo di proposta che presenteremo anche a livello di Commissione bicamerale. Si tratta di non perdere questa occasione, che è molto importante, del trasferimento di funzioni attraverso le norme di attuazione.
In questo caso sono del tutto d'accordo con le cose dette sulla legittimità di questo tragitto, perché, come prima è stato ricordato, una volta individuata questa strada in sede di legge generale per trasferire le norme dello Statuto speciale alla nostra Regione, fu abrogato il famoso ex articolo 6, prevedendo che la disciplina dovesse essere regolamentata dalla legge quadro dei parchi. Visto però che, in barba anche al DPR n. 616, questa normativa generale sui parchi non avviene, ecco che io oggi sono favorevole a ricercare un equilibrio tra il trasferimento delle competenze ed una futura legislazione sui parchi che dovrà entrare nel merito delle funzioni di indirizzo dello Stato, senza prevedere (questa è la nostra posizione) solo una competenza statale in merito alla gestione dei parchi.
Per concludere, quindi, questa posizione a noi pare seria e ragionata, ci consente di superare questo momento e può mettere in una luce del tutto diversa questo provvedimento nei confronti degli oppositori.
Io sono d'accordo con il Consigliere Riccarand nel ritenere che ci siano state delle esagerazioni, come ci sono sempre, però non sarei così sicuro di poter dire che il provvedimento non è stato letto ed analizzato, perché c’è anche un altro modo di vedere o di leggere quel provvedimento, che può essere anche distorto, ma che può comunque essere letto così: sul piano generale del parco decide solo la Valle d'Aosta, sulla base di indirizzi dello Stato; su tutte le autorizzazioni e le concessioni che si dovranno rilasciare all'interno del Parco decide solo il Presidente della Giunta regionale.
Si tratta ovviamente di una estremizzazione nell'altro senso, ma io credo che noi dobbiamo chiarire questi che io considero i veri punti del problema: mi auguro che possano essere chiariti, perché solo così potremo portare a casa un risultato utile.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):On votera contre les deux ordres du jour qui ont été présentés, et en faveur de celui qui a été signé de la part des forces de la majorité.
Mais je veux faire une observation sur le fait qu'on est contraires à la proposition du Parti Communiste. Les différences sont deux et sont substantielles.
"Il Piano del Parco viene predisposto dall'Ente Parco...". Au contraire, pour ce qui est de nos compétences, c'est nous qui devons prévoir de le rédiger, après avoir entendu et en accord avec les autres forces. Premier point.
Deuxième point.
(...Interruzione del Consigliere Tonino...)
... Si, par hasard, il n'y a pas l'entente, à qui de décider? Le problème c'était, s'il n’y avait pas l'entente. La décision, selon les organes du Ministère, revenait au Conseil des Ministres. Il s'agissait encore une fois d'une décision inutile. C'est là que je veux relier les deux aspects pour dire la raison pour laquelle on ne peut pas accepter l'entente. Ce qui ne signifie pas qu'on ne travaillera pas pour arriver à une entente, qui est souhaitable. Je veux le répéter pour qu'il n’y ait pas de doutes: il est souhaitable qu’il y ait l'entente; mais si malheureusement il y a des différends, le problème est réglé par le Conseil des Ministres.
Voilà la raison pour laquelle on ne peut pas accepter cet ordre du jour.
PRESIDENTE:Le proposte di risoluzione saranno messe in votazione secondo l'ordine di presentazione.
Se nessuno chiede la parola pongo in votazione la proposta di risoluzione presentata dal Consigliere Riccarand.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 31
Votanti: 26
Favorevoli: 2
Contrari: 24
Astenuti: 5 (Bajocco, Chenuil, Dolchi, Mafrica e Tonino)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la proposta di risoluzione presentata dal Presidente della Giunta e dai Capigruppo della maggioranza.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 31
Votanti: 26
Favorevoli: 24
Contrari: 2
Astenuti: 5 (Bajocco, Chenuil, Dolchi, Mafrica e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la proposta di risoluzione presentata dal Consigliere Tonino.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 31
Votanti: 31
Favorevoli: 7
Contrari: 24
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE:Se il Consiglio è d'accordo, ora possiamo procedere alla trattazione congiunta degli oggetti n. 16 e 17 all’ordine del giorno, relativi alle leggi di bilancio (disegni di legge n. 126 e n. 127).
