Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 827 del 8 novembre 1989 - Resoconto

OGGETTO N. 827/IX - RELAZIONE ALLE COMMISSIONI CONSILIARI COMPETENTI SUGLI SVILUPPI DELLA SITUAZIONE DETERMINATASI NELLA NUOVA CENTRALE DEL LATTE. (Approvazione di mozione)

PRESIDENTE:Do lettura della mozione in oggetto, presentata dai Consiglieri Mafrica, Tonino, Chenuil e Dolchi ed iscritta al punto n. 34 dell'ordine del giorno.

MOZIONE

RICORDATO CHE:

- la legge regionale 19 febbraio 1988, n. 12, prevedeva la partecipazione della Regione, con una quota del 49% del capitale sociale, ad una società per azioni, denominata "Centrale Laitière Vallée d'Aoste", avente per scopo la produzione e la vendita di prodotti lattiero-caseari;

- nelle premesse della citata legge si afferma: "altro punto fondamentale per una maggiore garanzia di successo dell'iniziativa di cui trattasi, in termini economici-reddituali evidentemente, è quello di far partecipare all'iniziativa stessa, in misura maggiore rispetto alla partecipazione regionale, imprenditori privati di sicuro affidamento in quanto a professionalità e, soprattutto, con adeguate garanzie patrimoniali'';

- la convenzione approvata dal Consiglio regionale per il finanziamento e l'insediamento in Comune di Gressan della nuova "Centrale Laitière" prevedeva l'ultimazione dei lavori di costruzione del nuovo stabilimento industriale "possibilmente entro il 31 marzo 1989";

- la spesa prevista dalla legge relativa alla nuova centrale ammontava a Lire 11.470.000.000;

CONSTATATO CHE:

- l'Amministratore delegato, detentore attraverso la PRO.TEC.AL. di un pacchetto di azioni del 30%, è dimissionario;

- i costi previsti per la costruzione della nuova Centrale stanno lievitando attorno ai 20 miliardi;

- l'uscita dalla Società del principale socio privato mette in discussione il progetto di cui lo stesso era stato promotore;

Il Consiglio regionale

della Valle d 'Aosta

DELIBERA

a) di affidare congiuntamente alle Commissioni competenti il compito di un riesame approfondito delle caratteristiche dell'intero progetto (dimensioni, quantità lavorate, costi, tempi), avvalendosi della collaborazione di esperti;

b) di impegnare le predette Commissioni a riferire al Consiglio entro 60 giorni.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA (PCI):Signor Presidente e signori Colleghi, oggi abbiamo due mozioni sullo stesso problema della Centrale del latte: la prima mozione ha un carattere più tecnico, nel senso che è riferita soltanto alle caratteristiche del problema, mentre la seconda ha un carattere politico.

Siamo intervenuti con due mozioni sulla vicenda della Centrale del latte, perché ci sembra che essa rappresenti un infortunio grave nell'attività di questa Giunta regionale. E' un altro infortunio, dopo quello della Multibox, del quale non abbiamo discusso questa mattina, ma del quale ci sono ancora strascichi. E' un infortunio che, a nostro giudizio, va ad intaccare quella immagine di efficienza che la Giunta ha saputo costruirsi con un uso sapiente dei mezzi di comunicazione di massa.

Noi riteniamo che nel modo di amministrare questa Regione ci siano dei difetti che rimangono nascosti, perché c'è un'indubbia abilità nel gestire l'immagine. La sostanza, però, non sempre corrisponde ai fatti: ci sono problemi vecchi che si stanno ancora trascinando; ci sono ritardi, di alcuni dei quali abbiamo anche discusso oggi, ed ogni tanto capita qualcosa di cui è opportuno approfondire diversi aspetti.

Noi abbiamo ritenuto giusto discutere in Consiglio il problema in oggetto, dando a tutte le forze politiche la possibilità di approfondirlo, perché una parte importante dell'attività amministrativa di questo Consiglio ormai si svolge attraverso agenzie di spesa, società e strutture che sfuggono al controllo diretto del Consiglio stesso. Di queste agenzie di spesa, per mesi e per anni non si sa nulla, finché non si presentano problemi o fallimenti manifesti.

Abbiamo ritenuto che il caso della Centrale del latte non potesse passare sotto silenzio, perché si presenta come qualcosa che apre gravi problemi tecnici, amministrativi e finanziari, e rappresenta il fallimento di una parte importante dei programmi dell'Assessorato all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale.

Cercherò di distinguere, mantenendo lo schema scelto per le mozioni, la questione dei problemi aperti da quella più propriamente politica.

Quali sono i problemi che restano ancora aperti?

Se n'è andato il socio privato, a cui il Consiglio regionale aveva affidato il compito di ristrutturare e di gestire la nuova Centrale del latte. Si tratta del socio privato che aveva presentato il piano di ristrutturazione: era colui al quale, nella relazione della legge con cui si affrontava il problema, era stata riconosciuta l'affidabilità professionale e patrimoniale per costruire, gestire e commercializzare i prodotti della trasformazione del latte.

Questa società a maggioranza privata doveva provvedere non soltanto a gestire le quantità che oggi sono trasformate e commercializzate dalla vecchia Centrale, ma doveva affrontare dimensioni di mercato molto più ampie e quindi doveva affrontare interventi finanziari di tutto rispetto.

Credo che l'abbandono del campo da parte del privato ci ponga un problema oggettivo: si riuscirà a trovarne un altro capace di investire del denaro proprio in una struttura che ormai costa sui 20 miliardi e che richiederà ancora molti miliardi di pubblicità, specie se si mantiene la dimensione dei prodotti al livello presentato nel piano della Protecal?

Noi crediamo che per vendere sul mercato 35 milioni di vasetti di yogurt (questa è la dimensione del piano della nuova Centrale del latte), con fatturati dell'ordine dei 30 miliardi solo per questo prodotto, con uno spazio commerciale che è pari al 30% di quello del Piemonte, si debba pensare ad una rete commerciale e ad investimenti che difficilmente possono essere fatti da una piccola società o da un singolo imprenditore. Pertanto, o si trova una società che già opera nel mercato e che è in grado di provvedere attraverso una sua rete, oppure credo che ben difficilmente si riuscirà a trovare qualcuno che possa sostituirsi in modo credibile a questo socio che ha abbandonato il campo.

Se la Giunta in questo periodo è riuscita a trovare una società che abbia queste caratteristiche, bene; se invece ci presenta qualche altra soluzione provvisoria o precaria, allora sarà bene riesaminare il tutto con attenzione e pensarci per bene prima.

Rimangono poi aperti dei problemi finanziari. La legge istitutiva del gennaio 1988 prevedeva uno stanziamento regionale di 10 miliardi, che avrebbero potuto essere prelevati dalla società soltanto dopo che i privati avessero presentato idonee garanzie fideiussorie per la loro parte, quindi per il 51%.

I costi, che inizialmente erano previsti intorno ai 13 miliardi per la costruzione delle opere civili e degli impianti della nuova Centrale, ormai stanno lievitando intorno ai 20 miliardi.

Visto poi che non sono state presentate queste garanzie fideiussorie e che non sono stati bloccati i finanziamenti passati alla Finaosta (10 miliardi) perché questa li concedesse alla nuova società dopo la presentazione delle garanzie, ci sono anche dei problemi di scadenze e di impegni a cui far fronte per le opere civili che già sono state appaltate e per parcelle che occorre pagare.

Ci sono problemi finanziari nella vecchia Centrale del latte: ci sono problemi finanziari di gestione, oltre che di investimento, nella nuova Centrale del latte.

La vecchia Centrale, come sapete, aveva un deficit strutturale dovuto alla forbice esistente tra il prezzo pagato ai produttori, che è di circa 100 lire al litro superiore a quello pagato fuori della Valle d'Aosta, ed il prezzo pagato dal consumatore, che è limitato ad un livello fissato da un comitato. Questo deficit strutturale avrebbe dovuto essere risolto orientandosi verso la produzione di yogurt, sulla quale ci sarebbero degli utili.

In questo periodo, invece, gli yogurt non sono prodotti e quelli che si vendono sono importati da altre Regioni. Fatto sta, quindi, che il deficit della vecchia Centrale si sta aggirando intorno ai 50 milioni al mese; ma anche la nuova Centrale sta accumulando per conto suo, nella gestione, deficit di alcune decine di milioni al mese, perché la vecchia Centrale produce e la nuova distribuisce.

Noi ci chiediamo se ha senso tenere in vita queste due strutture, se ha ancora qualche senso sommare due deficit differenti, che diventano consistenti, per non aver scelto la soluzione di un'unica struttura. Ci chiediamo come verrà risolto il problema dell’erogazione dei finanziamenti per gli investimenti, visto che le opere civili stanno andando avanti, anche se in ritardo. Ci chiediamo come potranno essere trovati i finanziamenti che spettano ai privati. Ci pare quindi che occorra riflettere su questo problema dei finanziamenti, che è ancora aperto ed impellente.

Il terzo problema che, a nostro giudizio, questo Consiglio è chiamato a verificare è quello del dimensionamento produttivo. Secondo le ultime deliberazioni dell'assemblea dei soci, il quantitativo da lavorare è di 600 quintali al giorno. Questo quantitativo prevede una vendita non solo sul mercato interno della Valle, ma anche su quello esterno dell'area nord occidentale.

A noi sembra che il fatto di essere oggi in presenza dell'abbandono da parte del socio di maggioranza privato imponga una riflessione sul dimensionamento della produzione. La soluzione è urgente, perché dal dimensionamento della capacità produttiva dipendono anche, in realtà, sia le dimensioni della struttura civile, sia le dimensioni, la redditività e le caratteristiche degli impianti. E' ovvio che impianti che devono lavorare 600 quintali al giorno hanno caratteristiche, costi e redditività differenti da quelli che ne possono lavorare 300 o 350.

Sulla questione del dimensionamento, oggi ci chiediamo anche a chi tocca andare avanti. La legge votata dal Consiglio regionale affidava questa responsabilità alla società "Nuova Centrale del latte", ma il socio privato di maggioranza, che doveva condurre l’operazione, è dimissionario.

Io ricordo che per altri casi lo stabilimento e gli impianti sono stati costruiti dalla Regione e poi affidati in comodato alle società. Mi chiedo perché molte società private, quando trattano con la Regione, chiedono questa forma di intervento, cioè non si impegnano nella costruzione dello stabilimento, ma chiedono che sia la Regione a costruirlo e poi a cederlo in comodato.

La risposta è ovvia: per il privato, anticipare somme di questo rilievo (stiamo parlando almeno del 51% di 20 miliardi) e mantenere queste somme in ammortamento fino a quando non ci sarà una operatività della struttura, rappresenta un impegno enorme.

Ecco, io credo che oggi si debba studiare e ripensare il soggetto a cui affidare la costruzione. Si tratta cioè di verificare se è opportuno continuare con la scelta che era stata fatta, se convenga costruire direttamente, oppure se non convenga passare attraverso la Finaosta. Non ci pare che in questi mesi siano emerse idee sufficientemente chiare, mentre ci sembra che tale questione meriti qualche riflessione.

Come si vede, esistevano motivazioni sufficienti per presentare, nella prima mozione, l'ipotesi di tornare in Commissione per riesaminare le questioni finanziarie e sociali, quelle dei tempi e quelle produttive. Abbiamo però presentato anche una seconda mozione con un carattere più politico. A nostro giudizio, non era possibile non censurare questo fallimento del disegno originario anche sul piano politico. Ci pare che sia opportuno che il Consiglio discuta sulle scelte politiche che sono state fatte nel dicembre 1987 e nel gennaio 1988.

Innanzitutto, a nostro avviso, si è rivelato molto poco credibile il discorso della privatizzazione, cioè quello della creazione di una società mista con la maggioranza in mano al privato. Presentando quel progetto si era detto che il privato avrebbe garantito efficienza e denaro proprio. Ci pare, invece, che oggi si possa dire che l'efficienza non c'è stata e che non si è vista alcuna disponibilità di capitali.

Nel dicembre 1987 e nel gennaio 1988, nel corso della lunga discussione politica che si è avuta in Consiglio, si era insistito sulla affidabilità professionale e patrimoniale della Protecal. Oggi, invece, ci pare che si possa dire che queste garanzie si sono rivelate inconsistenti, perché in realtà il privato era entrato in società con la Regione non per investire e rischiare capitali propri, ma per utilizzare i capitali della Regione per mandare avanti l'iniziativa.

Il tutto è potuto andare avanti in modo faticoso, finché non si è arrivati al dunque, vale a dire al momento di presentare le garanzie fideiussorie per sbloccare i 10 miliardi previsti dalla legge e attribuiti alla Finaosta.

Ci sembra che, nella fase precedente, l'azionista privato sia riuscito in qualche modo a tirare avanti con un vorticoso giro di fatture incassate, scontate e restituite, mentre ci pare che poi, cioè al momento in cui i capitali servivano veramente, questa garanzia patrimoniale si sia rivelata non sufficiente, inadeguata o addirittura nulla.

Qui noi crediamo che si debba riconoscere (ed è questo che evidenziamo nella mozione) che c'è stato un errore di valutazione e che c’è stata una carenza di istruttoria. Oggi ci sono delle società specializzate che sono in grado di passare al microscopio la capacità finanziaria e commerciale, nonché la validità di progetti industriali e commerciali, senza grossi margini di errore. Una volta che queste grosse società hanno valutato tecnicamente queste cose, si può essere relativamente certi che l'istruttoria ha dato un giudizio di cui dover tener conto.

Noi vorremmo sapere, oggi, chi ha esaminato, chi ha svolto l'istruttoria di questo disegno di ristrutturazione della nuova Centrale del latte. L'unica cosa che abbiamo visto è una relazione del Dr. Vitali, che però non proponeva di dare la maggioranza delle azioni ai privati, ma proponeva al massimo di attribuire loro una quota del 30% e proponeva anche che la costruzione dello stabilimento fosse fatta dalla Regione e non dalla società; si riservava inoltre che verifiche più approfondite, dal punto di vista tecnico, fossero fatte da altri. Ecco, vorremmo sapere se sono state fatte queste verifiche e su quali basi la Giunta ha sostenuto a suo tempo questo tipo di soluzione.

Se la Giunta si è sbagliata, la cosa più semplice è quella di dire che si è sbagliata, ma non è certamente quella, come verificheremo dopo, di cercare di mascherare i fatti.

Come Gruppo, noi crediamo di aver avuto su questa vicenda una posizione molto netta. In Commissione abbiamo resistito con numerosi pareri contrari, anche perché si sono svolte molte riunioni di Commissione tra il dicembre 1987 ed il marzo 1988.

Abbiamo abbandonato l'aula una prima volta il 22 dicembre 1987, quando l'Assessore Perrin voleva che la legge fosse votata con tutta fretta. Soltanto l'intervento del Consigliere socialista Torrione permise allora un rinvio, dopo che il nostro Gruppo e quello di Nuova Sinistra avevano abbandonato l'aula.

Dopo quel breve rinvio, quando la legge è tornata nel gennaio 1988, il compagno Millet diceva: "Caso strano: non si sentono quelli che nel settore hanno gestito e gestiscono, preferendo perdere tempo con dei finanzieri, perché in realtà con questa proposta diamo la società in mano a dei finanzieri. E' una società per azioni e, al momento in cui i loro soldi non renderanno più, costoro se ne usciranno. Abbiamo molti esempi di questo tipo. Se questa è la nuova strategia della Giunta regionale, ne prendiamo atto; ma la Valle d'Aosta è piena di esempi di questi imprenditori esterni, che vengono in Valle d'Aosta, investono dei loro soldi e che, quando va bene, ci perdono qualche penna, ma molte volte, se da una parte ne perdono, ne hanno già riguadagnati da un’altra parte".

Ci pare che questa posizione di allora del compagno Millet non fosse solo profetica, ma realistica: la carenza di istruttoria e la mancanza di informazioni lasciavano intravedere il fallimento dell’operazione. D'altronde, sull'affidabilità del socio di maggioranza della nuova Centrale, si era tenuto un dibattito in seduta segreta e molti altri Gruppi, oltre a quello comunista, avevano sollevato delle perplessità. Si è andati avanti lo stesso, ma credo che oggi si debba prendere atto di questo e si debba dare qualche spiegazione.

Ci è stato contestato di aver chiesto le dimissioni dell'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale. Perché proprio le sue?

Affinché tutto sia chiaro, vogliamo dire che la richiesta di dimissioni non ha nulla di personale. Noi apprezziamo la riservatezza, le qualità umane e le qualità di ricercatore dell'Assessore Perrin, però abbiamo il dovere di muovergli dei rilievi politici per la sua attività di politico e di amministratore. Questo è il senso della mozione.

Poiché l'ordinamento di questo Consiglio regionale e di questa Regione affidano all'Assessore dei compiti ben specifici e delle responsabilità, credo che sia giusto chiedergli conto di tutto ciò.

Ecco allora che noi riteniamo che l'Assessore debba rispondere politicamente di alcune sue scelte, di alcune sue decisioni e di altre mancate decisioni o mancate scelte.

E' stato l'Assessore all'Agricoltura a portare con urgenza in questo Consiglio la legge con cui si intendeva affrontare la questione della Centrale del latte. La legge era stata presentata il 20 novembre 1987 ed il 27 novembre veniva già riunita d'urgenza la Commissione, perché si diceva: "Non si possono aspettare i 10 giorni di prassi consentita". Addirittura in due Commissioni, nella I e nella III, alcuni membri della maggioranza furono allora costretti a votare contro quel disegno per permettere alla Commissione di esprimere comunque un parere: il collega Beneforti fu costretto ad esprimere parere contrario, perché c'era urgenza.

Oggi, questa urgenza non c'è più: i tempi previsti sono tutti saltati, si è soprasseduto ad ogni decisione e si sta cercando come uscirne. La data del 31 marzo del 1989, che era stata ipotizzata come quella della possibile ultimazione dei lavori, è ben lontana dall'essere quella definitiva e non sappiamo quale sarà quella definitiva. All'Assessore, quindi, noi chiediamo conto di questa fretta e di questa urgenza.

Noi sosteniamo poi che l'Assessore abbia anche un'altra responsabilità politica: quella di essere stato informato regolarmente, per i suoi compiti istituzionali, dell'andamento delle vicende della Centrale, ma di non essere intervenuto come e quando sarebbe potuto e, secondo noi, dovuto intervenire. C'è stato un lungo periodo, dal febbraio 1988 al gennaio 1989, in cui la nuova Centrale del latte è stata costituita e gestita soltanto dai due soci privati, la Protecal e la Genifin, che, in questo lungo periodo, hanno detenuto l’intero capitale sociale ed ogni possibilità di decisione. La nuova Centrale del latte ha cominciato ad operare in questo modo.

In questo periodo sono state assunte alcune di quelle decisioni che hanno creato dei problemi e che oggi sono contestate. Voglio fare degli esempi.

In quel periodo è stata affidata la progettazione delle opere civili all'architetto Lale. Nel gennaio 1988, il collega Torrione, con un'interpellanza, aveva chiesto all'Assessore chi fosse stato ad affidare quell'incarico. La legge era stata appena approvata il 13 gennaio ed il 27 gennaio è stata presentata l'interpellanza del collega Torrione. L'Assessore rispose che era vero che c'era stato un contatto tra il signor Polchi ed un tecnico, e che la Regione aveva dato il suo consenso sul nome di quel tecnico per accelerare i tempi di formulazione del progetto.

Sempre nel periodo in cui le decisioni erano state prese esclusivamente dai soci privati, l'ingegneria e la direzione lavori della parte impiantistica erano state affidate alla Protecal, cioè alla società della quale era ed è amministratore unico l'ing. Polchi. Voglio far rilevare un particolare: il compenso che la Protecal chiedeva per questa attività di ingegneria era di 490 milioni, che era proprio la differenza tra i 550 milioni che rappresentavano il capitale da versare da parte della Protecal per arrivare ad 1,8 miliardi complessivi di capitale sociale ed il capitale di 200 milioni di allora, su cui la quota della Protecal, pari al 30%, era di 60 milioni. Quindi: 550 milioni era quanto la Protecal doveva avere su 1,8 miliardi di capitale sociale; 60 milioni erano la quota Protecal sui 200 milioni del capitale sociale iniziale; la differenza esatta è di 490 milioni.

Questo vale per dire che la decisione assunta allora di affidare alla Protecal, da parte della nuova Centrale, costituita esclusivamente da Protecal e Genifin, la progettazione e la direzione della parte ingegneristica era una scelta che aveva qualche influenza per il dopo. L'Assessore ne era stato informato, ma evidentemente, in quella fase, non aveva ritenuto opportuno contestare.

Nel maggio 1988 (siamo sempre nel periodo in cui ancora non esiste la nuova Centrale, costituita anche dalla Regione) opera una Commissione tecnica, nominata in parte anche da questo Consiglio regionale, costituita da cinque membri, tre di nomina regionale e due di nomina privata: dr. Trasino, geom. Acerbi, sig. Quendoz, dr. Cova per i privati e l'ing. Polchi. Questa Commissione tecnica deve fare le scelte impiantistiche, deve individuare le ditte da invitare per gli appalti.

Sempre nel maggio 1988, questa Commissione dichiara di escludere la Protecal dalla possibilità di partecipare agli appalti, in quanto le referenze della stessa non sono giudicate sufficientemente valide.

Abbiamo quindi un privato che ci aveva proposto di costruire e gestire, e che probabilmente aveva pensato anche di vendere i propri impianti: ecco allora che nel maggio 1988 la Protecal viene esclusa da questa società, perché non viene ritenuta sufficientemente valida. Io chiedo all'Assessore se in quel momento non sono sorti dubbi che, in qualche modo, si stava entrando in una situazione che avrebbe poi provocato dei problemi.

Nel novembre 1988, il nostro Gruppo presenta un'interpellanza all'Assessore Perrin. Poiché sui giornali era comparso un articolo in cui il Presidente della vecchia Centrale del latte, che è attualmente Presidente della nuova Centrale, aveva sollevato problemi sui ritardi e sul fatto che la Regione avesse poca voce in capitolo nel rapporto con i privati, noi presentammo quell'interpellanza all'Assessore, chiedendogli se c'erano dei ritardi, quali erano i rapporti con i privati e se era vero che la Regione non aveva voce in capitolo.

L'Assessore ci rispose allora che lasciava la responsabilità di certe affermazioni, come quella che la Regione non poteva avere voce in capitolo, al loro autore. A chi affermava di non condividere qualcosa, dichiarava di sentirsi responsabile delle proprie azioni ed aggiungeva che i rapporti con i privati erano corretti, anche se su alcune questioni potevano esserci evidentemente dei conflitti. Si era nel novembre 1988.

Questi conflitti, in realtà, si trascinano per lungo tempo: erano già presenti nel maggio del 1988, ma si ritrovano in modo molto deciso nel maggio del 1989, quando un Consiglio di amministrazione della nuova Centrale, in cui la Regione era entrata nel gennaio 1989, decide di convocare un'Assemblea dei soci per discutere dei conflitti esistenti tra il Presidente della Centrale, Quendoz, e l'Amministratore delegato, Polchi.

Nel verbale di quel Consiglio di amministrazione si legge:

"A questo punto della riunione il Presidente fa presente che, a suo avviso, come peraltro già manifestato in precedenti occasioni, il dimensionamento della Centrale, così come è previsto, risulta eccessivo e non in armonia con i quantitativi di latte ragionevolmente collocabili in zona (350 quintali al giorno, contro i 600 al giorno previsti). Fa inoltre presente che, per detti quantitativi, l'investimento per una nuova Centrale potrebbe aggirarsi intorno ai 7 od 8 miliardi.

L'Amministratore delegato contesta l'impostazione del Presidente e conferma la validità dei programmi iniziali, già esposti ed approvati dalla Regione, e fa presente che la lievitazione dei costi, da 13 a 17 miliardi, è in massima parte da imputare ai maggiori costi per la parte immobiliare.

Si delineano sempre posizioni contrastanti fra Presidente ed Amministratore delegato in ordine alla validità dell'introduzione della produzione di formaggi freschi, in luogo del latte UHT. Segue un vivace dibattito, al termine del quale, preso atto delle vivaci posizioni delineatesi e dei dubbi manifestati dal Presidente, quale rappresentante dell'azionista Regione Valle d'Aosta, si delibera di convocare l'Assemblea dei soci, onde sottoporre all'approvazione della stessa i programmi societari di cui alla relazione dell'Amministratore delegato ed anche per la determinazione dei compensi al Collegio sindacale, non determinati prima d'ora".

Questo Consiglio di Amministrazione si tiene il 3 maggio 1989, mentre il 16 maggio si tiene l'Assemblea dei soci. L'Assessore, presente in qualità di socio, conferma la validità del programma iniziale, infatti l'Assemblea "delibera di confermare la validità dei programmi inizialmente concordati e di prevedere quindi strutture produttive per una lavorazione di 600 quintali al giorno".

Fino a questo momento è trascorso un anno: l'Assessore è stato interpellato, è a conoscenza delle decisioni prese nella fase in cui la nuova Centrale ha operato da sola, è a conoscenza delle decisioni prese nel momento in cui è presente la Regione. L'Assessore però non contesta mai, né la validità del programma iniziale, né l'affidabilità del socio privato.

Il 5 settembre 1989, il Collegio dei sindaci convoca l'Assemblea dei soci per verificare le presunte irregolarità riscontrate nell'attività dell'Amministratore delegato, ma da parte dell'Assessore non c'è nessuna presa di posizione.

Per quello che sappiamo noi, solo il 12 di ottobre, dopo che è stata presentata la mozione del Gruppo comunista, l'Assessore, in un'intervista alla televisione, dà per scontato che il signor Polchi sia, per così dire, inaffidabile e si meraviglia della posizione di quello che lui definisce "il rappresentante del PCI nel Consiglio di Amministrazione".

A noi sembra che questo tipo di comportamento non possa essere accettato dal punto di vista politico. Il tentativo dell'Assessore è maldestro ed è stata proprio questa valutazione, circolata dopo che avevamo presentato la mozione tecnica, a spingerci a presentare la mozione politica.

Noi chiediamo all'Assessore che cosa si attende lui dall'opposizione. Non credo che possa affermare che l'opposizione comunista è di tipo scandalistico, che cerca di far perdere tempo su ogni cosa o che fa dell’ostruzione: l'opposizione di sinistra è attenta e valuta le cose, però non può essere intimidita da possibili rovesciamenti di posizione su qualcuno che è comunista.

Ci sembra che questa visione della politica sia totalizzante e noi la vogliamo chiarire: una cosa è un Partito, una cosa è un Gruppo che opera in una istituzione, altra cosa ancora sono i rappresentanti della maggioranza e della minoranza in consigli di amministrazione di società per azioni, i cui compiti non sono fissati dai partiti politici, ma dall'interesse della società e dal codice civile.

Da parte dell'Assessore e del Presidente della Centrale del latte è stato detto che il Consigliere Charbonnier rappresentava il Partito Comunista. Il Consigliere Charbonnier, invece, in quel Consiglio di Amministrazione rappresenta il Consiglio regionale: è stato designato dalla minoranza e votato dalla maggioranza di questo Consiglio, perché ha avuto 19 voti rispetto ad un'altra designazione fatta da un altro Gruppo, e si trovava e si trova in quel la struttura non per difendere le posizioni sostenute dal Gruppo comunista contro la legge, ma per difendere il progetto che era stato votato dal Consiglio regionale, e, come ciascun consigliere rappresentante della Regione in quella Società, doveva fare il possibile per mandare avanti la volontà del Consiglio regionale.

Chiediamo all'Assessore, che ha parlato di avallo, da parte del rappresentante comunista, di ogni decisione di Polchi, cosa che non corrisponde al vero, perché mai il rappresentante di questo Consiglio, mandato a rendere operativo quel progetto affidato dalla Giunta regionale all'ing. Polchi, avrebbe dovuto diffidare di questa persona, quando, per quel che ne sappiamo, almeno per un anno e mezzo, o forse due, l'Assessore Perrin non ha mai contrastato quel progetto, non ha mai dichiarato che era da ripensare e non ha mai messo in dubbio l'affidabilità patrimoniale o professionale della Protecal.

Un'altra questione, che è stata strumentalmente contestata al consigliere Charbonnier, è la sua scelta di procedere all'aggiudicazione dell'appalto per le opere impiantistiche. Credo che in merito, visto che si è cercato di passare dalle scelte o dalle questioni politiche a questo tipo di argomentazione, sia bene chiarire tutte le cose.

La ditta cui è stato affidato l'appalto, la PB Marenghi, era una delle tre ditte che erano state scelte un anno prima da una commissione tecnica di cui non faceva parte il consigliere Charbonnier.

Si dice: "Si è accettata un'unica offerta". Era passato un anno, erano state invitate tre ditte, ma aveva risposto una sola. Oggi l'Assessore dice: "Ma come mai si è andati avanti?".

Abbiamo visto nel precedente Consiglio, così come vediamo in numerosi altri momenti, che la trattativa privata e, spesso, l'epidemia di trattative private non sono affatto eccezioni nell'attività di questa Giunta. La ditta che aveva presentato l'offerta era una delle migliori a livello italiano, aveva costruito gli impianti della Yomo ed altri, per cui non accettare quell'offerta avrebbe potuto significare: ricominciare la scelta delle ditte e dei progetti, verificare il tutto e perdere altro tempo.

Ci pare quindi che la contestazione fatta su questo punto ci pare del tutto impropria, anche perché l'Assessore Perrin, come rappresentante della Regione all'Assemblea dei soci, aveva in qualunque momento la possibilità di discutere la scelta, se non era d'accordo. Cosa che, per esempio, è stata fatta per la Coinca, il cui appalto è stato rifatto tre volte.

Nell'ottobre di quest'anno si è poi insistito su questo...

(...Interruzione dell'Assessore Perrin...)

sì, le abbiamo tirate fuori noi. Anche se non sei d'accordo, non c'entrano assolutamente niente le argomentazioni che sono state tirate fuori da parte del Presidente della nuova Centrale, da parte dell'Assessore Perrin, dal giornale dell'Union Valdôtaine e da un comunicato dello stesso Presidente della Giunta regionale. Queste sono le uniche argomentazioni che la Giunta regionale ha prodotto in merito al problema.

Noi quindi crediamo che si sia trattato di un tentativo per spostare il dibattito dal livello in cui doveva essere tenuto a quello del travisamento dei fatti, però dobbiamo anche dire che riteniamo che questo modo di procedere dal punto di vista politico, questo confondere i ruoli delle diverse figure ed insinuare, non sia il modo migliore di fare politica.

Sempre nel comunicato della Giunta e sempre nelle affermazioni dell'Assessore viene dichiarato che, mentre il rappresentante del PCI aveva qualche responsabilità, senza che si capisca quale, il rappresentante della maggioranza aveva sempre rappresentato la volontà della Giunta e dell'Assessore. Noi crediamo di poter smentire con i fatti questa presentazione: il Presidente Quendoz non era stato consultato dalla Giunta regionale, come si può verificare dai verbali del dicembre 1987, quando la Giunta regionale propose al Consiglio la presentazione del piano ...

(...Interruzione del Presidente Rollandin...)

Era membro della vecchia Centrale del Latte e quindi rappresentante della vecchia Centrale...

(...Interruzione del Presidente Rollandin...)

Il Presidente della Giunta scrive queste cose in un comunicato e poi non tollera che gli si risponda. Egli potrà eventualmente intervenire dopo, mentre ora io continuo il mio intervento.

Quello che voglio sostenere è che, come risulta dai verbali e come ho letto prima, fin dall'inizio, cioè dalla prima riunione con la Commissione nel dicembre del 1987, da parte del Presidente della nuova Centrale c'è stato un giudizio negativo sul progetto che la Giunta aveva fatto approvare dal Consiglio regionale e che quel progetto è stato contestato fin dal mese di dicembre del 1987. In numerose occasioni, nel corso di varie riunioni od incontri, è stato detto che era sbagliato il dimensionamento di quel progetto, cioè la quantità di latte che poteva essere lavorata ogni giorno.

Già nel maggio 1989 il Presidente Quendoz, che faceva parte della commissione tecnica, i cui verbali erano a disposizione dell'Assessore, aveva espresso un giudizio negativo sulla Protecal, ma non risulta che allora l'Assessore gli abbia dato retta.

Nel novembre 1987, l'Assessore, intervenendo su una nostra mozione, non aveva ritenuto di condividere il giudizio, anche allora negativo, formulato dal Presidente Quendoz.

Oggi si dice: "Ma questo è un rappresentante buono, mentre l'altro è un rappresentante cattivo". Se il rappresentante buono è quello "veramente buono" e credibile, perché non è stato creduto nel dicembre 1987, nel maggio 1988 e nel novembre 1988, ma diventa credibile solo oggi?

Se invece non era credibile allora, ci chiediamo perché lo sia diventato oggi.

D'altronde, dal Collegio sindacale sono state poste questioni che riguardano l'incompatibilità, anche se si dice "formale", tra la posizione di nuovo Presidente della Centrale e quella di Presidente della vecchia Centrale del latte. Per fare un esempio, nel contratto in cui si dice che la vecchia Centrale trasforma il latte, mentre la nuova lo commercializza, c’è una figura che ha entrambi i ruoli: da una parte decide come amministratore della vecchia Centrale, mentre dall'altra accetta la funzione di Presidente.

Ma noi abbiamo sollevato tutte queste cose, che siamo pronti a verificare una per una, anche se diciamo che qualunque cosa sia avvenuta nel Consiglio di amministrazione non ha, dal punto di vista politico, grande importanza. Quello che noi oggi vogliamo contestare sono le scelte politiche fatte dalla Giunta nel dicembre 1987, quando si è scelto di affidare ai privati la maggioranza delle azioni e si è scelto questo tipo di società senza un'idonea istruttoria. Quello che vogliamo discutere con l'intero Consiglio è se le scelte fatte allora, sulla base di un progetto che oggi viene criticato, che è stato rallentato e che ha portato la Centrale del latte in una situazione di ingovernabilità, debbano essere approfondite o meno.

Con la prima mozione noi chiediamo di approfondire, di esaminare le questioni societarie, le questioni della produttività, le questioni dei tempi e quelle del dimensionamento. Con la seconda mozione abbiamo voluto fare dei rilievi, che riteniamo corretti, all’Assessore responsabile di questo settore.

E' possibile che il Consiglio voglia approfondire? Noi crediamo che farebbe bene, perché altrimenti temiamo che, dopo questa prima fase, ce ne sia una seconda in cui i costi di costruzione della Centrale e quelli del lancio dell'operazione saranno rilevanti, dell'ordine delle decine di miliardi; ma temiamo che poi ce ne sia anche una terza, se andremo avanti con quel progetto, nella quale dovremo prendere atto che le cose non girano per il verso giusto e che bisognerebbe tornare indietro. Crediamo quindi che questa riflessione sia più che opportuna oggi.

Sulla questione politica ci sembra di aver mosso all'Assessore delle contestazioni puntuali e di aver precisato che esse non hanno nulla di personale, ma sono esclusivamente politiche.

Queste sono le mozioni che noi presentiamo all'esame del Consiglio.

PRESIDENTE:Pregherei i Consiglieri di alternare gli interventi fra maggioranza e opposizione, per variare un po' il tono del dibattito, anche se ciò non è previsto dal Regolamento.

Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (MSI):Ovviamente io parlo per l'opposizione, anche perché, in coerenza con le scelte di allora, quando il giudizio del MSI fu negativo, non posso che parlare per l'opposizione.

Ecco, entrando nel merito di questo problema, posso tranquillamente ricordare l'ampio dibattito che allora si svolse sia in Commissione sia in Consiglio regionale, nel corso del quale abbiamo discusso tutte le varie problematiche della Centrale del latte e concordato sulla necessità di trovare una soluzione al problema.

Tuttavia, con grande preoccupazione avevamo notato una fretta un po' eccessiva nella maggioranza, e soprattutto nell'Esecutivo, che voleva votare a tutti i costi ed in pochissimi giorni il disegno di legge, per dare subito corso all'appalto della nuova Centrale del latte.

Come già è stato detto, ricordo che, malgrado i pareri negativi della I e della III Commissione, il disegno di legge è comunque passato e si è proceduto lungo quella strada della quale tutti oggi conosciamo i risultati.

Quali erano le nostre perplessità di allora? Esse non riguardavano la scelta di un privato per la gestione della Centrale del latte, perché noi concordavamo sulla privatizzazione della Centrale, proprio perché noi ritenevamo che una gestione privata sarebbe stata comunque migliore di una pubblica e di ciò ci si può rendere conto semplicemente confrontando i risultati delle gestioni private con quelli delle gestioni pubbliche.

La nostra preoccupazione, invece, verteva sulla scelta del privato Polchi, che, come è già stato detto, era amministratore della Protecal e della Genifin, ed aveva anche una società immobiliare: era il classico personaggio senza alcuna esperienza nella gestione e nella commercializzazione del latte, però era un venditore di macchinari per la produzione di latte.

Pur essendo questi senza esperienza, gli si è data ugualmente la possibilità di inserirsi nell'azienda, di venderle i propri macchinari e poi di commercializzarne i prodotti; gli si è data cioè la possibilità di avere la gestione del la futura società.

Allora dichiarammo che questa scelta era lesiva degli interessi della nostra Regione. Ricordo i battibecchi in Commissione con gli allevatori, i quali sostenevano che non erano stati interpellati, ma che sarebbero voluti entrare in compartecipazione per poter gestire la Centrale. Allora sentimmo le controdeduzioni dell'Assessore, il quale dichiarava esattamente il contrario.

Ci venimmo a trovare in una situazione molto delicata, perché da una parte sentivamo una cosa, mentre dall'altra l'Assessore diceva il contrario, e quindi non riuscivamo a comprendere la realtà della situazione. In ogni caso, il dubbio era sulla scelta del privato.

Oggi, a distanza di alcuni anni, possiamo trarre alcune conclusioni. Non sto a rifare tutta la cronistoria della vicenda, che è già stata ricordata abbastanza bene dal collega che mi ha preceduto, ma queste conclusioni non possono che essere di natura politica.

Il risultato di tutta questa vicenda è il fallimento di una scelta, che allora è stata voluta dall'intero Esecutivo. Ci tengo ad evidenziare questo aspetto, perché ho qui davanti a me le dichiarazioni di allora dell'Assessore Perrin, fatte in francese, ma che io traduco in italiano:

"Noi abbiamo voluto fare una scelta e l'abbiamo fatto con tutta onestà, esaminando il problema e cercando di uscire da una situazione difficile per quanto concerne la Centrale del latte. Noi quindi abbiamo fatto soprattutto una scelta politica".

A questo punto, quindi, devo dire con tutta sincerità che non me la sento di responsabilizzare esclusivamente l'Assessore Perrin. Io sono dell'avviso che se su questa scelta si deve esprimere un giudizio negativo, questo giudizio deve coinvolgere tutta la Giunta regionale, proprio perché la scelta è stata collegiale.

Oggi, pertanto, dobbiamo esprimere il nostro giudizio e cercare di dare una soluzione al problema. Per quanto mi riguarda, posso dire che la prima mozione, presentata dal Partito Comunista, nella quale si chiede di affidare alle Commissioni competenti il compito di riesaminare in modo approfondito tutta questa problematica, mi trova consenziente, proprio perché ritengo che a questo punto sia giusto non dare più fiducia alla Giunta regionale, che, sul piano politico, si è dimostrata incapace di operare delle scelte, tant'è che quelle fatte si sono rivelate sbagliate.

E' quindi giusto che il tutto venga rimesso in discussione nelle sedi competenti, che sono le Commissioni consiliari, dove ciascuno di noi potrà approfondire tutte le questioni ed essere portato a conoscenza della realtà della situazione, anche perché non tutte le forze politiche hanno la fortuna di avere propri rappresentanti nei vari Consigli di amministrazione, grazie ai quali poter conoscere quanto vi accade. Si vada quindi in Commissione, si discuta e si cerchi di uscire insieme da questa sgradevole situazione che, obiettivamente, danneggia non solo l'immagine della Giunta, ma anche quella di tutta la collettività valdostana.

Nei confronti della seconda mozione, invece, quella in cui si chiedono le dimissioni dell'Assessore Perrin, io mi asterrò, perché la scelta è stata collegiale. Io ritengo infatti che, se si deve muovere un atto di sfiducia politica, tale atto deve riguardare tutta la Giunta regionale di allora, proprio perché oggi, purtroppo, ci troviamo in un'altra legislatura ed abbiamo anche a che fare con Assessori che, non essendo allora in carica, non hanno alcuna responsabilità in quella scelta.

Concludo queste mie brevi riflessioni ricordando di aver espresso la mia posizione ed il mio giudizio, cercando di rimarcare che questa vicenda è l'ennesima défaillance di questa Amministrazione, perché segue le altre gravi situazioni che si sono già verificate nella gestione industriale ed amministrativa della nostra Regione. Abbiamo degli esempi clamorosi che dovrebbero farci seriamente riflettere sulla politica industriale e sugli insediamenti industriali nella nostra Regione. Sotto questo aspetto, quindi, il nostro giudizio è molto negativo, perché bisogna fare molta attenzione. Il caso della Coinca e di altre aziende, che ora non sto a ricordare, devono farci riflettere.

Il nostro giudizio, quindi, è positivo per quanto riguarda il rinvio della discussione di questa vicenda in sede di Commissione, mentre riteniamo di doverci astenere sulla richiesta delle dimissioni dell'Assessore Perrin.

PRESIDENTE:Cercando di applicare il principio dell'alternanza, do la parola al Consigliere Pascale, che l'ha chiesta; ne ha facoltà.

PASCALE (PSI):In questo gioco delle parti tra maggioranza ed opposizione mi inserisco io, perché, quando si è discusso della costituzione della Centrale del latte, mi trovavo all’opposizione, mentre oggi mi trovo in maggioranza.

Innanzitutto vorrei ricordare che in quell'occasione l'atteggiamento del Gruppo socialista sul disegno di legge fu di astensione, ma tale atteggiamento venne accompagnato da motivazioni molto articolate. Noi eravamo favorevoli al principio del coinvolgimento dei privati nella gestione della Centrale del latte, perché l'esempio della gestione pubblica ci presentava ormai da anni un deficit in continuo aumento, tant'è che ogni anno si assisteva al rituale della ripresentazione del disegno di legge in Consiglio regionale per ripianare appunto quel deficit.

Ci sembrava doveroso ed opportuno quindi tentare strade nuove: un discorso che coinvolgesse i privati, non tanto nella prospettiva degli alti profitti, perché forse in questa attività non era e non è pensabile che si possa arrivare ad alti profitti, ma quantomeno che tentasse un risanamento produttivo e finanziario dell'attività.

Se ricordo bene, eravamo un po' perplessi sulla quota societaria, cioè sul 49% alla Regione ed il 51% al privato, a differenza di altre situazioni nelle quali la Regione era entrata solo con il 35%.

Sul principio, quindi, noi eravamo d'accordo con l'impostazione data dalla Giunta regionale, mentre avevamo delle perplessità sul metodo che aveva portato alla scelta del partner. Io ricordo che proprio in quel Consiglio, o comunque in quei giorni, c'erano all'esame del Consiglio regionale due disegni di legge, uno riguardava la società Digrava, quel la relativa alla metanizzazione, e l'altro riguardava la Centrale del latte.

Mentre nel disegno di legge per la Digrava si era scelto il metodo di lasciare alla Commissione competente il compito di individuare il partner più adatto, per quello sulla Centrale del latte la soluzione era stata, per così dire, calata dall'alto, senza coinvolgere né il Consiglio, né la Commissione competente, e ricordo che noi avevamo fatto rilevare questa differenza di impostazione da parte della Giunta regionale.

Non avevamo molte informazioni su questo partner e le poche che avevamo potuto ascoltare in sede di discussione non ci erano parte molto favorevoli, e quindi, proprio per quelle perplessità, alla fine noi ci eravamo astenuti dal votare quel disegno di legge.

Devo confessare che da allora, su questa vicenda della Centrale del latte, ne so quanto ne può sapere un qualsiasi cittadino, nel senso che ho letto quello che organi di stampa hanno riportato in proposito. Sapevo soltanto che nel maggio 1988 la Commissione tecnico-consultiva, incaricata dal Consiglio regionale di valutare la progettualità dello stabilimento, aveva escluso la Protecal e ciò mi aveva dato un po' da pensare, perché mi sembrava strano che tale società, che prima era ritenuta affidabile e che era stata designata quale partner prioritario nella nuova società, venisse poi esclusa dalla Commissione tecnica. Penso che questo fatto avrebbe potuto costituire un campanello d'allarme, e non so se così è stato, per gli organi di vigilanza sulla nuova società.

Indubbiamente, dopo aver letto sugli organi di informazione le ultime dichiarazioni di una parte e dell'altra, tra quello che il Presidente della Centrale diceva e non diceva, lanciava accuse che però non dimostrava, diceva che c'erano altre irregolarità, ma non le presentava o quantomeno non le denunciava, ed infine la diatriba, della quale sono venuto a conoscenza, tra i due rappresentanti della Regione in seno alla società. Al di là del gioco delle parti al momento delle elezioni tra maggioranza e minoranza, mi pare che non sia mai accaduto che due persone elette a rappresentare ed a tutelare gli interessi della Regione, siano poi arrivati a scontrarsi in seno alla società, così come è successo tra queste due persone; io non so chi abbia ragione, perché non sono a conoscenza dei fatti.

Credo però che in questa vicenda ci siano molti punti oscuri che vorrei mi fossero chiariti. Tra l'altro, trovo che questo rituale della mozione, per cui si parla prima in modo che poi l’Assessore possa chiudere la discussione, sia abbastanza strano e inconcludente: sarebbe preferibile che l'Assessore facesse la sua relazione sui fatti e ci illustrasse cosa è veramente successo, perché noi vogliamo effettivamente capire quanto è successo, così poi i Consiglieri, prima di emettere un giudizio, potrebbero esprimersi a loro volta e chiedere eventuali altri chiarimenti.

Mi permetto di dire che, sotto questo aspetto, mi pare anche contraddittoria la posizione del Partito Comunista, che presenta due mozioni: con una chiede di chiarire in Commissione, mentre con l'altra emette già un giudizio di colpevolezza. Personalmente non mi sento di giudicare nessuno prima di conoscere i fatti. Mi sta bene chiarire i fatti, per cui chiariamoli pure in questo Consiglio o in seno alla Commissione competente, perché penso che solo dopo si possa emettere più serenamente un giudizio politico.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

RICCARAND (NS):Come molti hanno già detto e scritto, la vicenda della Centrale del latte è la classica (al punto che di più non si può) cronaca di una morte annunciata, nel senso che tutto quello che è successo in questi mesi era già stato ampiamente detto, sottoscritto e chiarito nella discussione fatta tra la fine del 1987 e l'inizio del 1988, quando venne imposto a tamburo battente questo tipo di progetto e di disegno di legge.

L'assurdità dell'operazione complessiva (primo punto) e l'inaffidabilità totale del socio privato che doveva garantire l'attuazione di questo piano (secondo punto) erano state dette ed esplicitate a chiare lettere all'interno di questo Consiglio. Non è che adesso ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo o di imprevedibile, no: tutto era già stato estremamente chiarito ed era chiaro a tutta una serie di persone di questo Consiglio ed anche di fuori, che si erano dovute comunque occupare della questione.

Ricordo una serie di cose che già allora erano molto evidenti.

Primo. Noi, come Gruppo politico, avevamo detto a chiare lettere che il progetto complessivo era sbagliato. Ciò però non era stato detto solo da noi, ma era già stato detto dagli allevatori che fornivano il latte alla Centrale e da chi si occupava della vecchia Centrale del latte. Ho appena sentito, inoltre, che era stato detto alcuni mesi fa anche da Quendoz, che è Presidente della nuova Centrale, ma che è anche Presidente della vecchia Centrale.

Avevamo detto che quel progetto era sbagliato, perché era totalmente sovraddimensionato, non solo rispetto alla sovrapproduzione di latte che c'è in Valle d'Aosta (e già su questo aspetto c'erano motivi di critica relativi alla scelta di andarsi a rifornire di latte in grandissima quantità fuori dalla Valle d'Aosta), ma era anche sovraddimensionato rispetto al mercato ed all'utenza in cui è pensabile che una nuova azienda si possa inserire.

Avevamo anche detto che noi, come Amministrazione regionale, non avremmo dovuto puntare su di un'azienda quantitativamente forte nella produzione, come si voleva fare, ricorrendo quindi a grandi quantitativi di latte provenienti da fuori Valle, ma su un'azienda che avrebbe prodotto poco in quantità, ma che quel poco sarebbe stato di ottima qualità: latte fresco, yogurt e formaggi. Questa era stata la prima e fondamentale obiezione di carattere politico rispetto alla strategia della scelta.

Noi avevamo detto: prodotto di alta qualità per la popolazione valdostana, per i turisti e per chi viene in Valle d'Aosta. Questa, secondo noi, era la linea corretta dell'iniziativa economica adatta alle caratteristiche ed alle dimensioni della nostra Regione.

In secondo luogo avevamo osservato che anche da un punto di vista economico, quand'anche si fosse puntato su scelte diverse, come ad esempio sulla quantità, cercando di realizzare in Valle d'Aosta un'azienda competitiva per tutto il Nord Italia e l'Europa, ci sembrava che quell'operazione fosse fallimentare anche da un punto di vista strettamente economico e commerciale, perché, per un'operazione di quel genere, che servisse cioè un mercato molto ampio, sarebbe stato necessario garantirsi la presenza all'interno della società di un'altra società molto forte nel campo della commercializzazione dei prodotti, che sapesse inserirsi in un mercato già molto inflazionato e nel quale, specie a livello internazionale, ci sono dei concorrenti molto agguerriti.

Sapevamo, ma lo sapeva benissimo anche la Giunta e lo sapevano anche i Consiglieri, che era stato chiesto un parere alla Fiat Engeenering, la quale in un suo studio aveva detto che quel progetto era sbagliato. Non è vero quindi che quel progetto non era stato esaminato da nessuno, perché la Fiat Engeenering l'aveva esaminato ed aveva detto: "Badate che quel progetto, così com’è, non sta in piedi economicamente". Voi lo sapevate benissimo che era stato espresso quel parere.

Il nostro Gruppo, come i Gruppi comunista e socialista, aveva poi ritenuto inaccettabile un altro aspetto della questione, quello che è stato appena ricordato dal Consigliere Pascale: anche se si vuole scegliere di affidare la maggioranza ad un socio privato, costui va scelto quantomeno attraverso un'istruttoria, cioè attraverso la stessa procedura che è stata seguita per la Digrava e attraverso un'analisi delle varie affidabilità di tutti quei soggetti che possono essere nostri interlocutori.

Sapevamo invece che la scelta era già stata fatta attraverso una trattativa privata, che il disegno di legge arrivava senza precisare l'interlocutore privato, ma sapevamo già tutti che la scelta era già stata fatta senza che se ne conoscessero assolutamente i criteri.

Anche sotto questo aspetto, quindi (basta leggersi gli atti delle discussioni in Consiglio), quella scelta era stata oggetto di una critica molto puntuale: "Ma come? Perché non seguiamo anche qui, se proprio volete farla in questo modo, se proprio volete che la società privata abbia la maggioranza, eseguiamo quantomeno un'istruttoria, un esame dei vari interlocutori possibili. Perché affidarsi a quest'unica persona?"

Ma c'è di più, perché, rispetto a quest'unico socio interpellato, con cui a trattativa privata si faceva tutta l'operazione, noi avevamo detto a chiare lettere: "Guardate che questo socio non è affidabile", perché questo Polchi non era una persona del tutto sconosciuta in Valle d'Aosta, non era un marziano e non era neanche un oggetto fantasma come era stato presentato anni addietro in Consiglio la Saiset, quella famosa società che si diceva provenire da isole esotiche. Questo socio era conosciuto, perché già aveva operato e già aveva prodotto alcune cose in Valle d'Aosta.

Voi sapete benissimo che il nostro Gruppo chiese anche una seduta segreta in Consiglio per dire delle cose riguardanti questa persona, proprio per dire: "Guardate che questa persona è totalmente inaffidabile e ve lo dimostriamo dicendovi cosa ha fatto qui e là", come poi è stato fatto.

Come si fa adesso a venirci a dire: "Non potevamo prevedere"? Ma non è vero: se c’è una situazione in cui tutto era previsto, è proprio questa, perché eravate stati avvertiti che il socio non era affidabile. Ma allora, come punto di partenza, prima ancora di qualsiasi discorso nel Consiglio di amministrazione e prima ancora delle vicende citate dal Consigliere Mafrica, quantomeno avreste dovuto dire: "Va bene, allarghiamo il giro e cerchiamo di sentire altre persone".

Quale fu la scelta in quel momento? Dagli atti risulta molto chiara: nonostante tutto questo, nonostante che ci fosse stato un disegno di legge sostanzialmente imposto al Consiglio, presentato in Consiglio con il voto contrario delle due Commissioni competenti, votato dopo che i Consiglieri erano usciti dall'aula, perché lo si voleva votare comunque senza alcun esame neppure di carattere sommario, e nonostante che fosse accompagnato dalla posizione fondamentalmente contraria di chi aveva gestito la vecchia centrale e che aveva anticipato che quella operazione non sarebbe rimasta in piedi, cosa disse la Giunta allora? L'Assessore Perrin, che rappresentava la posizione della Giunta, disse: "E' una scelta nostra, una scelta di cui ci assumiamo le responsabilità ". Ciò è stato giustamente ricordato, perché è scritto nei verbali.

Ho qui con me, per esempio, quello che disse allora il Consigliere Torrione, che cito perché in quel momento il Partito Socialista, come è stato confermato dal Consigliere Pascale, aveva delle precise perplessità. Egli disse: "E' una scelta della Giunta e la Giunta se ne assume tutte le responsabilità".

Ma allora, quando si è avvertiti, quando si dice: "Badate che questa operazione non sta in piedi e badate soprattutto che il socio non è affidabile" e la Giunta risponde: "Va bene, abbiamo sentito tutto quanto, però ce ne assumiamo le responsabilità", significa che, se l'operazione non va in porto, questa assunzione di responsabilità deve produrre qualcosa, altrimenti non c'è alcuna assunzione di responsabilità.

Per questo noi riteniamo che la richiesta, contenuta nella mozione del Partito Comunista, delle dimissioni dell'Assessore competente, sia doverosa e necessaria, perché non ci sono alternative possibili: qui c'è stata un'assunzione di responsabilità, rispetto alla quale adesso bisogna pagare le conseguenze, altrimenti vuol dire che quella assunzione di responsabilità era stata fatta a vuoto, era solo un modo di dire per andare avanti.

Noi quindi ci associamo alla richiesta delle dimissioni e ci associamo anche alla richiesta di rivedere tutto quanto. Noi siamo per uno scioglimento di questa società per azioni e per uno scioglimento di un'operazione che era completamente sbagliata; noi siamo per una sospensione dei lavori e per ripensare quello che vogliamo fare e che tipo di Centrale del latte, perché sicuramente tutto quel progetto, che era fatto su misura di una determinata operazione finanziaria che poi non è andata in porto sino in fondo, non stava in piedi e adesso lo dobbiamo completamente rivedere.

Stamattina non abbiamo parlato della questione Multibox, della quale si è parlato più volte in Consiglio, ma possiamo dire che sia quella vicenda sia questa della Centrale del latte abbiano molto in comune. L'unico elemento di consolazione, sotto certi aspetti, è che il fallimento del progetto di questa nuova Centrale del latte è avvenuto, per fortuna, in una fase ancora iniziale, cioè prima del previsto e del prevedibile da parte di chi ha gestito ed ha fatto la regia di tutta questa operazione.

Sappiamo tutti infatti, e possiamo dircelo apertamente, che il disegno era quello di spremere fino in fondo i quattrini della Regione, di spremerli attraverso la fornitura degli impianti, lasciando poi la Regione a secco, con una nuova Centrale e dei macchinari che non sarebbero più serviti a niente, con una struttura che non avrebbe più potuto funzionare e con un mercato ancora tutto da conquistare, ma con delle spese enormi, facendo magari lievitare l’operazione dagli iniziali 10 miliardi, previsti nel 1987, ai 20 miliardi, come sta già succedendo.

Alcuni mesi fa, cioè nella primavera scorsa, io ho ricevuto una lettera del solito anonimo, perché evidentemente non ci sono molte persone che hanno il coraggio di firmarsi e di esprimersi. La lettera concerneva questioni inerenti la nuova e la vecchia Centrale, gli intrecci di Presidenti ed Amministratori e tante altre cose interessanti. In definitiva, quella lettera della primavera del 1989 diceva molto chiaramente:

"Non vorrei essere cattivo profeta, ma vedrà che, appena l'ing. Polchi avrà fornito il materiale della nuova Centrale, o poco più in là, saluterà distintamente la Valle d'Aosta". Il disegno era appunto quello di tentare di portare avanti tutta l'operazione e poi di partire.

L'unico elemento di consolazione è che siamo ancora nella fase iniziale dell'operazione e quindi c'è ancora tempo di cambiare rotta.

In questi ultimi due anni c'è stato un gran parlare, ma sempre sottovoce, sulla Centrale del latte: sono circolate le accuse più pesanti, ci sono stati degli episodi gravi e si sono registrati ritardi incomprensibili.

Ora, se queste voci arrivano ad un Gruppo come il nostro, se certe operazioni riusciamo a farle noi fin dal 1987, io mi chiedo come sia possibile che chi sta dall'altra parte, che ha tutti i canali per avere informazioni e che è dentro a tutto, non si renda conto di questa operazione. Questo non è possibile! E perciò noi diciamo che questa assunzione di responsabilità ci deve essere, perché questa vicenda era segnata fin dall'inizio.

Evidentemente io non intendo addossare tutte le responsabilità all'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin, e condivido anche l'apprezzamento a livello personale che su di lui ha fatto il Consigliere Mafrica, però chiaramente in questo momento egli è l'Assessore pro tempore dell'Assessorato che ha gestito tutta l'operazione. Se qualcuno della Giunta ci dice invece che l'artefice dell'operazione è un altro Assessore o il Presidente della Giunta, la cosa ci va benissimo, però ci dev'essere uno che dica: "Va bene, la regia l'ho tenuta io e quindi me ne assumo la responsabilità".

Ci deve essere qualcuno che, rispetto all'opinione pubblica, dica: "Va bene, noi ci siamo assunti tutte le nostre responsabilità, perché eravamo sicuri di dove volevamo andare. Abbiamo dato tutte le garanzie a chi era contrario, a chi era perplesso e dubbioso, ma ci siamo sbagliati. Eravamo talmente in buonafede che adesso ci mettiamo da parte". Almeno uno deve dire questo! Io non so chi abbia concretamente gestito questa operazione fino in fondo, perché anche su questo aspetto sono circolate le voci più disparate. Probabilmente io sono l'ultimo a sapere queste cose, però è certo che all'interno della Giunta qualcuno ha tenuto la bacchetta e questa persona deve avere il coraggio di assumere le proprie responsabilità.

Io credo, quindi, che al di là di tutte le valutazioni che si possono fare sulla gestione del Consiglio di amministrazione nel corso del 1988-1989, anche se ci sarebbero tante cose da dire, noi dobbiamo comunque esprimere una valutazione politica sull'intera vicenda, dicendo intanto che, poiché esiste una responsabilità politica, qualcuno se la deve assumere e quindi da qualcuno deve provenire un gesto di dimissioni.

In secondo luogo, ripensiamo tutta questa operazione, nel senso che non dobbiamo andare avanti come se questo progetto, ideato in un certo modo e per determinati fini, adesso che il suo ideatore è scomparso, posse andare avanti così com'era stato pensato.

PRESIDENTE:Chi si iscrive a parlare? Consigliere Gremmo, lei che sciorina un sorriso meraviglioso da almeno una mezzoretta, vuol prendere la parola?

Ha chiesto la parola l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin; ne ha facoltà.

PERRIN (UV):Je crois que, pour comprendre et pouvoir répondre aux deux motions présentées, il faut se refaire aux années précédentes et à la vieille Centrale laitière d'Aoste. Depuis 1985 et 1986 on avait envisagé et on avait parlé, à l'intérieur de ce Conseil, de restructurer cette Centrale.

Une des raisons a déjà été rappelée par M. Mafrica: on payait le lait au producteur valdôtain beaucoup plus cher que ce que l'on payait et que l'on paie ordinairement hors de la Vallée d'Aoste et, par contre, on ne pouvait pas le vendre à un prix convenable pour la rentabilité de la Centrale, puisque ce prix est limité et fixé par le Comité interministériel des prix.

Ce fait causait annuellement des pertes considérables à la Centrale laitière d'Aoste et chaque année il fallait que le Conseil régional intervienne pour éliminer les passivités de cette société.

D'autre part il y avait, au point de vue de la structure elle-même, un fort vieillissement et aussi le danger que tôt ou tard cette Centrale dût être fermée pour intervention supérieure, soit à cause de l'hygiène soit à cause des conditions du bâtiment.

De là la nécessité d'aller à une restructuration du bâtiment et de la société afin d'éviter les pertes La Centrale laitière d'Aoste même avait débattu à son intérieur ce fait.

On continue à dire qu'on est allé de l'avant sur le projet de M. Polchi, mais on n'est pas allé de l'avant sur le projet de M. Polchi. On est allé de l'avant sur le projet de la Centrale laitière d'Aoste qui, à son intérieur, avait débattu le problème, avait produit une relation, avait individué les secteurs dans lesquels il fallait intervenir: les frais, les longues conservations, le yogourt, etc.

Lorsque les journaux avaient parlé de ce projet de restructuration, soit du bâtiment soit de la société elle-même, des privés se sont fait de l'avant pour entrer en société dans cette Centrale. Il y avait eu de notre part plusieurs tentatives. Une, rappelée par M. Aloisi, essayait de porter à l'intérieur de la Centrale, à l'intérieur de la Société, avec un pourcentage d'actions à établir, les producteurs, qui ont malheureusement refusé, même après la votation de la loi.

Il y avait eu la tentative de trouver des privés valdôtains, ce qui n’a pas été possible. Nous avions différentes options. Nous les avons examinées, nous les avons soumises au Gouvernement régional, nous les avons soumises à la majorité et un choix a été fait selon l'option qui, à ce moment-là, semblait être la plus favorable à l'image de la Vallée, aux résultats économiques pour la vieille ou nouvelle Centrale.

Les décisions ont été prises sur la base des données qui, à ce moment-là, nous avaient été présentées comme positives, non seulement de la part de M. Vitali, qui a suivi le problème dès le début et qui avait formulé des hypothèses, mais aussi par d'autres personnes qui avaient jugé favorablement la personne et les capacités de M. Polchi.

M. Frau, pour faire un nom, même s'il travaille dans un secteur différent, mais toujours lié à l'alimentation. M. Frau, ancien directeur de la Brasserie Valdôtaine, où M. Polchi avait travaillé à la mise en place d'une grande partie des installations, avait dit son contentement pour l'oeuvre faite par M. Polchi du point de vue de l'instrumentation. Nous avons eu confiance en cet homme et nous sommes allés de l'avant et puisque la Centrale laitière a toujours été liée, à tous les effets, à l'Assessorat, j'ai procédé au nom de la Junte, au nom de la majorité.

Je suis intervenu toutes les fois que, à l'intérieur de ce Conseil, on parlait d'ancienne ou de nouvelle Centrale. La procédure bureaucratique, la procédure administrative a été extrêmement longue, puisque c'est vrai que dans le projet initial de 1987 on prévoyait de terminer les travaux et de commencer l'activité pour le printemps 1989, mais les retards ici au Conseil et les temps voulus par nous-mêmes pour garantir l’Administration régionale ont porté à ces retards.

Je crois que tout le monde se souvient que nous avions voulu, et nous l'avions dit au moment où la loi avait été présentée, que dans la convention il fallait prévoir une commission technique à majorité régionale pour garantir l’Administration régionale sur les entreprises à inviter, soit pour la partie concernant le bâtiment, soit pour la partie technologique, pour les productions à faire à l'intérieur de ce bâtiment même.

Il faut se rappeler que cette commission n'a pas terminé son oeuvre au mois de mai 1988, mais le 20 septembre 1988. Il y a eu là la constante intervention du soussigné et du Président, parce que les réunions de la commission se tenaient à l'Assessorat.

Sur les avances de M. Polchi d’introduire non seulement la Protecal, mais aussi d'autres sociétés, il y a eu une confrontation entre les trois représentants élus par le Conseil régional et le soussigné, qui a essayé toujours, avec les représentants, d'individuer des sociétés qui puissent donner toutes les garanties possibles. C'est à la suite de cette confrontation entre Assessorat et commission qu'est sorti le résultat final.

Je dois évidemment mêler la partie technique et la partie politique vu que je me trouve en présence de deux motions.

L'Administration régionale est entrée dans la société Centrale laitière Vallée d'Aoste à travers la signature de la convention du 2 janvier 1989. Pour accélérer les temps la société avait été constituée préalablement et cette société avait mis en oeuvre toute une série d'actions afin d'accélérer l'achat du terrain. Elle avait chargé un technicien pour rédiger le projet et nous avions été mis au courant de cela, comme j'avais dit au Conseil.

Le choix de l'architecte qui nous avait été proposé, nous allait très bien, puisque, à ma connaissance, il travaille convenablement et d'autres actions avaient été faites.

Je crois que, lorsqu'on parle de responsabilités, il faut distinguer à qui ces responsabilités appartiennent parce qu'il y a des responsabilités selon la compétence.

Or le Conseil avait voté un projet, le Conseil avait voté une convention, mais tous ceux qui étaient à l'intérieur de ce projet n'étaient plus compétents, ni l'Assesseur, ni la Junte, ni le Conseil. Uniquement des modifications de ce projet demandaient l'intervention des différents organes, si à l'intérieur du projet il y avait un changement. Alors c’était juste et c'était mon devoir d'intervenir à l'intérieur du projet. La compétence n'était pas du soussigné, mais du Conseil d'administration, au moins qu'il y eût des prévarications sur la volonté exprimée par le Conseil.

J'ai dit que des actions avaient été faites; certaines de ces actions allaient dans la bonne direction et étaient favorables aux buts que nous nous étions fixés, et donc l'acceptation d'actions, comme l'achat du terrain, ne posait pas de problème. Pour bâtir il fallait ajouter, au terrain que l’Administration régionale avait, d'autres terrains pour arriver à la dimension voulue. Il faut souligner, entre autres, que le terrain qui avait été acheté par l'ancienne Centrale, c'est-à-dire la Société laitière Vallée d'Aoste, avant l'entrée de l'Administration régionale dans la société même, a été payé beaucoup moins, d'après une évaluation faite, que le terrain conféré par l’Administration régionale. Il y avait eu une expertise du Tribunal qui a évalué ce terrain à un montant supérieur à celui que M, Polchi avait dépensé pour acheter le restant du terrain.

Il y avait des contacts entre l'Administration, l'Assessorat et les personnes qui avaient été nommées par ce Conseil, M. Quendoz et M. Charbonnier. Il y avait donc des contacts à travers des rapports qui étaient faits ou à travers des colloques qui se tenaient à l'intérieur de l'Assessorat avec le soussigné ou avec le Président ou bien avec les deux ensemble.

Les deux membres du Conseil d'administration, votés par le Conseil régional, étaient conscients qu'il fallait faire les intérêts de l'Administration, parce que en faisant les intérêts de l’Administration on faisait certainement les intérêts de la Centrale laitière Vallée d'Aoste.

A un moment donné on nous a référé quelle était la situation. A maintes reprises nous avons essayé à ce moment-là, à travers des colloques avec M. Polchi, de le mettre sur la bonne direction et aussi au moment où nous sommes entrés dans la société, c’est-à-dire après la signature de la convention, après le 24 novembre, mais immédiatement après parce que, lorsqu'on cite les documents, il faudrait les citer tous.

Le 11 janvier 1989, à signature conjointe de M. le Président et du soussigné, nous avons envoyé une lettre à M. Polchi et aux deux représentants de l’Administration régionale, dans laquelle on disait:

"Facendo seguito all'incontro svoltosi il 20 dicembre presso la Presidenza della Giunta, si ribadisce che la società Centrale laitière Vallée d'Aoste è stata costituita in previsione del subentro della Regione nella stessa e che per correttezza e per precisi impegni assunti verbalmente con gli scriventi (verbalement parce que nous n'étions pas encore entrés en société), la società avrebbe dovuto astenersi dall'assumere nelle more decisioni fondamentali o comunque decisioni non giustificate da motivi di urgenza che ormai condizionano l’operato futuro della società".

Et nous affirmions:

"Questa Amministrazione regionale non intende pertanto recepire automaticamente le scelte non concordate, effettuate prima del 2 gennaio 1989, né si assume alcuna responsabilità per le stesse, ma ne demanda la valutazione ai propri rappresentanti in seno al Consiglio di amministrazione".

C'est donc sur cette base que les deux conseillers du Conseil d'administration, votés par le Conseil régional, ont poursuivi, en acceptant tout ce qui avait été fait et qui était convenable pour l'Administration régionale et donc pour la société Centrale laitière Vallée d'Aoste, en repoussant par contre tout ce qui ne l'était pas.

M. Mafrica a fait mention du fait que M. Polchi, en tant que administrateur délégué de la société de la Centrale avant notre entrée, avait donné à la société Protecal, dont il possédait le 80%, la partie du projet technologique pour les différentes productions.

D'après cette lettre et d'après les pourparlers que nous avions eus avec nos deux représentants, les représentants mêmes ont repoussé cette hypothèse. Il y a eu donc un contrôle de notre part et on pourrait mentionner toute une série d'actions qui ont été menées dans ce sens.

A plusieurs reprises des colloques se tenaient avec nos deux représentants qui, avant de prendre des décisions, jugeaient de l'opportunité, même s'ils n'en avaient pas besoin, de celle qui pouvait être la volonté de l'Administration régionale, probablement pour être mieux confortés dans leur action. Chaque fois qu'ils n'estimaient pas convenable ce qui se passait, ils l'ont repoussé et ils l'ont signalé à l'Administration. A maintes reprises j'ai dit, et je le répète, que nous avons appelé M. Polchi, soit dans mon bureau soit dans le bureau du Président, pour comprendre ce qu'il avait fait, pour le rappeler à l'ordre sur les signalations qui nous avaient été faites par les deux conseillers régionaux.

Il y a eu, à un moment donné, une précipitation de choses. Cet homme, qui s'était déclaré solvable, probablement a eu des problèmes que nous ne connaissons pas et qui ont fait en sorte que sa solvabilité n'existe plus.

Nous avions eu une rencontre à la Finaosta pour pouvoir donner cet emprunt prévu par la loi. Je ne parle pas de l'autre privé Genifin, représenté par M. Beitamacchi, sur lequel on n'a pas de problèmes et qui reste et veut rester à côté de l’Administration régionale dans cette société, mais de M. Polchi, qui avait dit qu'il aurait pu donner des garanties sur des biens, puisque la loi de la convention prévoyait que l'emprunt fût garanti par une fidéjussion bancaire ou par des biens hypothéqués et, si nous voulons, pour garantir l'emprunt même.

L'emprunt serait donc avec toute probabilité allé de l'avant, mais nous avons voulu faire précipiter les choses parce que le Président du Conseil d'administration, M. Quendoz, nous a signalé toute une série d'irrégularités que M. Polchi avait commises. Il avait chargé la Protecal de faire le projet pour la partie technologique, mais il s'était payé en grande partie ce projet même contrairement à ce que nous avions dit, parce que tout ce qui n’était pas concordé par nos deux représentants ne pouvait pas avoir de validité.

Il avait pris d'autres initiatives sans passer à travers ou sans parler de cela à l'intérieur du Conseil d'administration. N'oublions pas qu'un Administrateur délégué a quand même certaines compétences. Je crois que, étant donné qu'il y avait une présence forte d'argent publique à l'intérieur de la société, il avait le devoir, même si c'était une compétence qui lui revenait, d'en parler à l'intérieur du Conseil d'administration et donc à nos deux représentants. Lorsque on nous a signalé, au courant du mois de juillet et au début du mois d'août, ces irrégularités dans un colloque qui a eu lieu dans le bureau du Président, on a dit qu’il fallait procéder. C'est pour cela que M. Quendoz, Président de la Société, à la date du 17 août, donc bien avant que le Parti Communiste présente ses motions et non pas à la suite de vos motions, a envoyé sur notre conseil une lettre à M. Giansoldati, qui est le Président du Collège des syndics et donc le contrôleur de la société. Dans cette lettre il signalait les irrégularités que selon lui s'étaient avérées dans la société et il lui demandait de vérifier si effectivement ces irrégularités existaient. Lorsque le Collège syndical, à travers M. Giansoldati, nous a signalé les irrégularités, nous avons dit à M. Polchi de s'en aller.

Il ne s'agit donc pas de démissions volontaires mais de démissions obligées. Il s'agit de démissions que nous avons voulues et qui concernent non seulement la charge d'administrateur délégué, mais aussi la cession de son 31%.

Je ne crois pas que nous ayons mérité l'accusation de ne pas avoir contrôlé cette société. Il y avait des compétences qui étaient du Conseil d'administration. Il faut dire que de la part de nos conseillers il y a eu un contacte continuel et nous avons procédé verbalement ou par écrit lorsque cela était nécessaire.

On dit que j'aurais accusé le représentant du Parti Communiste: je m'excuse si je l'ai appelé ainsi, mais je croyais que M. Charbonnier fût communiste, s'il ne l'est plus c'est bien, peut-être. C'est un homme que j'ai toujours apprécié et je pourrais l'apprécier encore davantage. Au-delà des boutades, j'ai eu avec M. Charbonnier des colloques personnels que souvent le Président du Conseil d'administration, M. Quendoz, reprochait. Il en a eu aussi avec le Président, car nous avons toujours concordé quelles étaient les actions à faire.

Lorsque le jeudi, où j'ai appris de la dernière motion, j'ai été interviewé par la RAI, j'ai parlé assez longuement. Evidemment ce jour-là la RAI ne pouvait pas dédier les dix minutes à sa disposition uniquement au problème de la Centrale et j'ai été coupé. Je regrette, mais je crois que la faute ce n’est pas à la RAI. Il y a eu peut-être des malentendus; je crois que si quelqu'un a écouté, comme M. Mafrica, l'interview, s'est aperçu qu'il y a eu une interruption. Il n'y a eu que la conclusion qui, peut-être, pouvait mettre sur une mauvaise voie.

A l'égard du dernier appel d'offre donné à la ATV Marenghi, j'avais discuté avec nos deux administrateurs, que j'avais appelés dans le bureau, et je leur avais dit qu'ils devaient analyser en profondeur le projet parce que nous nous trouvions face à un seul projet, ce qui est beaucoup plus difficile à analyser que s’il y en avait deux, trois, quatre. A ce moment-là on aurait pu comparer, on aurait pu confronter. Face à un seul il n'y avait pas de confrontation possible sur le prix, il n'y avait pas de confrontation valable sur le projet proposé au point de vue technologique.

J'avait dit que si le projet pouvait être retenu non valable et au point de vue économique et au point de vue technologique, nos représentants auraient voté contre ce projet. Dans l'interview, moi, j'ai dit, et ceci a été coupé au moins en partie, que M. Quendoz a voté contre ce projet et que M. Charbonnier a voté pour le projet. Je ne crois pas avoir lancé là de grosses accusations contre M. Charbonnier. Mais ce dernier nous a mis aussi en difficulté pour comprendre ce qui se passait parce que, tandis que d'un côté il y avait une voix qui était négative et qui disait toutes ses perplexités, à partir du mois d'avril nous avions par contre une autre voix, celle de M. Charbonnier, si vous ne voulez pas que je l'appelle la vois du Parti Communiste, qui parlait par contre d'une autre façon.

M. Mafrica mentionnait la réunion du 16 du mois de mai 1989, l'assemblée des sociétaires. S'il y a eu un consentement à cette époque c'était après le colloque avec M. Charbonnier qui était d'accord sur ce projet et sur la nécessité de continuer sur ce projet. Nous n’avons pas fait cela en contradiction avec nous-mêmes, ni avec d'autres.

La situation maintenant est celle que l'on connaît. Sur notre requête, sur notre volonté, M. Polchi a dû s'en aller. Il s'agit maintenant de continuer sur le projet; projet qui a été retenu à ce moment-là valable. Une première confrontation a été faite à l'intérieur des forces de la majorité qui ont décidé de rester sur la position initiale, c'est-à-dire d'avoir des majorités de privés à l'intérieur de cette société, même si la présence publique est grande: 49% de public, 51% seulement de privé.

Je crois que si nous voulons renverser la situation de la vieille Centrale laitière il faut qu'il y ait l'engagement du privé pour aller de l'avant, pour ne pas aller vers des déficits annuels, mais pour aller initialement vers la parité et successivement vers des bénéfices.

Je crois que nous n'avons que trop d'exemples en Italie de société à capital public: les fameuses municipalizzate par exemple. Si l'on exclut quelque rare, mais très rare exception, très louable, nous connaissons tous les résultats de ces sociétés à capital public majoritaire ou uniquement à capital public.

Je crois que certaines choses avaient été voulue à ce moment-là. Le fait de ne pas construire l'établissement directement par l'Administration régionale, mais d'engager du capital privé, c'était voulu dans le but de trouver des personnes qui, à travers l'engagement de leur bourse, pourvoient à une gestion correcte de la société. On avait voulu les dimensions qui sont prévues par le projet, parce qu'on pensait de transformer la vieille Centrale laitière dans une petite industrie agro-alimentaire, non seulement pour les nécessités du marché valdôtain, mais aussi pour voir exporter nos produits de qualité. On avait déjà individué les produits.

Or quelqu'un a dit que ce n'est pas en achetant du lait à l'extérieur qu'on donne une image et qu'on produit, qu'on fabrique des produits de qualité en Vallée d'Aoste: moi, je dirais qu'il faudrait être extrêmement réalistes là-dessous parce que je connais la réalité des producteurs qui confèrent le lait à la Centrale laitière Vallée d'Aoste. Si une partie de ces producteurs ont du lait avec lequel on peut produire de la fontine, un tas d'autres producteurs n'ont pas cette possibilité parce qu'ils ont le même type d'alimentation qu’il y a dans les fermes de la plaine, dans les fermes de ces Valdôtains qui sont dans le Canavais. Il n'y a donc aucune différence entre le lait produit par une grande partie de ces producteurs et le lait produit, par exemple, par les Valdôtains qui ont leur ferme dans le Canavais ou le lait de certaines régions avoisinantes la Savoie, ou ce que l'on produit à Beaufort etc. C'est à ces producteurs-là que nous pensions nous adresser. Je crois qu'il y a du lait de grande qualité.

Le futur. Nous sommes convaincus que il faut continuer à chercher un partenaire. L'hypothèse qui a été suggérée aussi par le nouveau Administrateur délégué c'est de charger provisoirement la Finaosta de récupérer ce 31% d'actions dans l'attente de trouver un privé. Si des privés devaient frapper à la porte on ferait préalablement toutes les enquêtes nécessaires, mais cette fois on pourra mieux approfondir le tout, y compris donner à des sociétés extérieures une analyse des capacités, et aller de l'avant parce qu'il faut aller de l'avant.

Pour ce qui est de l’immédiat, la semaine dernière le Conseil d'administration de la Centrale laitière Vallée d'Aoste a demandé à la Finaosta, à travers l'engagement des biens que la société possède, donc des terrains et de la partie de bâtiment qui est déjà construite, d'obtenir un emprunt pour faire face aux premières nécessités dans l'attente d'avoir le nouveau partenaire et de pouvoir accéder à tout l'emprunt qui est prévu par la loi.

Pour ce qui est des rapports avec M. Polchi, le nouveau administrateur a été chargé de faire des vérifications. Un consulent, M. Piaggio, a été chargé d’évaluer la positions, d'évaluer la valeur des actions de M. Polchi, au cas qu'un privé entre immédiatement à la place de M. Polchi pour que ce privé verse à la société la différence qui est due entre la valeur des actions et ce que M. Polchi doit encore à la société même. Donc tout ce qui est dû par la société Protecal à la société Centrale laitière Vallée d'Aoste sera remboursé à cette société même.

Je crois que d'autres interventions seront faites à la suite et donc je me réserve d'intervenir de nouveau.

Sur la deuxième motion ce n'est pas à moi de dire oui ou non. Personnellement j'ai la conscience tranquille, je crois avoir fait mon devoir, mais ce n'est pas à moi de dire ce qu'il faut faire. Sur la première motion, par contre, je peux anticiper quelque chose. Cette motion demande de "affidare congiuntamente alle Commissioni e di impegnare le predette Commissioni" etc. Je suis d'accord pour transformer ces deux points en celui-ci. Je propose donc cet amendement si ceci est accepté. La majorité, je crois, pourra voter la première motion dans ceci: "di impegnare l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale a relazionare entro 30 giorni (un temps relativement bref) alle Commissioni competenti sugli ulteriori sviluppi della situazione determinatasi all'interno della Centrale Laitière Vallée d'Aoste", de façon qu'il y ait dans ce bref délai de 30 jours la possibilité de relater, vu qu'en ce moment il y a toute une série d'actions qui sont en train d'être faites de la part de M. Piaggio, de la part du nouveau Administrateur délégué et de la part du Président de la Centrale, M. Quendoz.

Suite à cela on pourra prendre des déterminations parce que, selon la situation, il faudra faire des propositions à ce Conseil si cela est nécessaire. Si le Parti Communiste accepte cette modification, nous serons d'accord sur l'autre.

Si dà atto che alle ore 19,03 assume la Presidenza il Vicepresidente Dolchi.

PRESIDENTE:Le Président de la Junte, M. Rollandin, a demandé à prendre la parole; il y a droit.

ROLLANDIN (UV):Je crois que la relation de l'Assesseur a déjà donné la possibilité d'évaluer l'activité de l'Administration régionale face à une difficulté que nous avons appréciée très tôt, et je crois devoir dire merci à la collaboration des représentants régionaux à l'intérieur de cette nouvelle société. Je crois que les rapports, qui ont été faits, soit par M. Charbonnier soit par M. Quendoz, ont donné la possibilité d'évaluer quelles étaient les difficultés que nous avions face à un problème de participation que nous avions jugé valable.

Le choix politique c'était de donner, de confier à une société privée la gestion de cette société. M. Mafrica a dit une chose que je crois il faut souligner. Par rapport à ce qui s'est passé pour d'autres interventions industrielles (car c'est une intervention industrielle en Vallée d'Aoste), là où nous donnions l'immeuble achevé, ici on avait choisi de présenter dès le début une participation du partenaire, ce qui allait notamment créer des difficultés pour ce qui concerne les investissements.

Les deux partenaires, qui avaient accepté de faire société avec l'Administration régionale, avaient donné leur avis favorable à ce sujet.

C'est l'unique cas (je le répète) jusqu’à présent, pour ce qui est d'une activité au niveau industriel. Je veux faire cette remarque pour dire que c’est une difficulté supplémentaire qu'on avait jugée positivement au moment où il y avait eu l'engagement des sociétaires. Quand on s'est aperçu qu'en effet il n'y avait plus cette intention (car c'est là le problème), à ce moment-là, justement, il fallait procéder à compléter la structure, il fallait intervenir et en donnant des assurances.

Alors, à ce moment il y a eu un changement d'avis et, par conséquent, on a demandé la démission. On a demandé à un des partenaires de vendre ses quotes-parts. Je ne sais pas ce qu'on pouvait attendre de plus et on l'a fait, après une rencontre (je veux le souligner) avec les représentants à l'intérieur de la société, là où il y a eu la possibilité d'apprécier que l'attitude de l'administrateur délégué, M. Polchi (laquelle a été déjà soulignée par l'Assesseur), n'était plus répondante aux exigences de sérieux face à certains engagements et à certaines compétences.

Je crois que c'est inutile d'entrer dans les détails. On a pris en examen toute une série de décisions, sur lesquelles, là où il y avait en même temps un engagement de dépense, on a donné mandat d'intervenir.

Je voudrais souligner encore un aspect. Face à l'argent que M. Polchi a déjà donné à la société et à une évaluation, qui était prévue et que les représentants de l’Administration régionale n'ont pas acceptée, du projet, face à cette requête, on a prévu une expertise, et uniquement à la suite de cette expertise, que M. Piaggio est en train de terminer, il y aura la possibilité d'avoir un compte rendu de ce que M. Polchi doit encore (ou quand même on doit) reprendre face au compte rendu de l'activité jusqu’à présent, et à ce moment on terminera définitivement les rapports avec M. Polchi.

Mais le choix d'intervenir avec un partenaire privé c'était sans doute pour prévoir de sortir d'une impasse que l'Assesseur a très bien rappelée. Si on veut prévoir une centrale nouvelle uniquement pour travailler le lait de la Vallée d'Aoste, c'est un choix inutile, et on le savait déjà au début. Pas seulement inutile, mais c'était un choix en concurrence avec la valorisation du lait pour le produit fontine.

Alors on avait dit: non, il faut changer de méthode, et en effet on avait choisi de prévoir qu’il y aurait une installation au niveau industriel qui puisse être à même de travailler une certaine quantité de lait, ce qui peut être revu. On ne veut pas dire que les données, qui avaient été prévues à ce moment-là, sont des données incontestables, car c’est tout à fait normal et je crois que c'est vrai.

L'activité est liée pas seulement au moment de la phase première, c'est à dire de travailler le lait, mais elle est due aux moments de la distribution et de la vente, ce qui est très important. En effet, on est en train d'étudier le problème dans ce sens, mais, je crois, en prévoyant des difficultés qui sont incontestables.

Je dois dire, en effet (et je crois que les représentants régionaux sont de bons témoins), qu'à ce propos, déjà au moment où on avait demandé à M. Polchi de quitter le camp quand on ne voulait plus l'avoir comme partenaire, on avait demandé de faire le point pour se présenter et dire: on fait des choix conséquents.

Il y a eu cette opportunité de discuter le point d'après la motion, mais je veux souligner que l'attention, soit de l'Assesseur, soit de l’Administration régionale, face à cette difficulté, existait, et je crois, qu'elle était très importante.

Par conséquent, sur la possibilité d'aboutir à un changement de programme non pas sur les choix, car l'autre système c'était de dire... à présent, j'ai entendu M. Riccarand, et lui, comme d’habitude, il connaissait toujours tout au préalable, comme sur tous les arguments: "progetto sbagliato", on voulait faire "l'alta qualità"; la haute qualité c’est sans doute une possibilité à faire. Non, il fallait aller prévoir un lait de haute qualité pour les touristes et les résidents; alors il fallait prévoir dans le budget une perte que l’Administration régionale devait prendre en charge...

(...Interruzione del Consigliere Riccarand...)

... La perte on va l'évaluer au moment où il y aura le compte rendu; on ne perd pas plus que ce qui était prévu...

(...Interruzione del Consigliere Riccarand...)

Tu ne peux pas dire ça, car tu n'as absolument aucune donnée à ce sujet. Au moment où on présentera les données tu verras ce qui s’est passé et le contrat qui a été fait de la vieille Centrale...

(... Interruzione del Consigliere Riccarand...)

avec la nouvelle Centrale...

(...Interruzione del Consigliere Riccarand...)

... non, tu n’as aucune donnée.

Pour ce qui est du choix qu'on peut faire et sur le fait que M. Polchi ait une participation à la Protecal (qui faisait aussi des projets qui ne pourraient même pas être appréciés), en effet, ceci est l'aspect qui avait été pris en considération par l'Assesseur et par les représentants à l'intérieur de la société, en soulignant, surtout de la part du président, qu'il y avait des difficultés à cet égard, et à ce propos on avait choisi de faire un projet différent.

En effet, le président Quendoz avait souligné cet aspect; il n'avait pas accepté d'aller de l'avant avec l'installation, pour la simple raison qu'on n'avait pas suffisamment de garanties pour ce qui est de l'utilisation conséquente.

Voilà donc les raisons pour lesquelles on avait déjà prévu d'intervenir d'une façon différente (l'Assesseur à déjà expliqué comment).

Je crois que les autres aspects, les aspects techniques, ont été éclaircis de la part de l'Assesseur. Pour le problème de la confiance de notre part, au moins au-delà de certains aspects que les éclaircissements de l'Assesseur ont pu donner, je crois qu'il n’y a pas de doutes sur l'activité et sur la possibilité d'intervenir. C'est sérieux de prévoir cette possibilité de faire une analyse complète de la situation, de présenter des propositions, comme il a été proposé.

Pour ce qui concerne les problèmes de la démission, cela va sans dire que le problème ne se pose pas, étant donné que les lettres qui ont été lues, l’ensemble des rencontres qui ont été faites, donnent une idée du travail qui a été déployé pour suivre avec attention ce qui s'est passé à l'intérieur de cette nouvelle société.

Je vous prierais de ne pas confondre toujours les difficultés qui existent. En effet, j'ai reçu aujourd'hui la requête des administrateurs de la vieille Centrale laitière pour dire d'arrêter l'activité de la vieille Centrale, autrement on risque d'avoir ce que la convention prévoyait déjà au moment où entrait en fonction la nouvelle Centrale; il fallait arrêter le fonctionnement de la vieille Centrale, problème qui se posera avec d'autres d'opportunités sur les choix à faire et sur les temps. C'est un choix qui avait déjà été décidé; on nous a sollicité, et je crois que nous pourrons aller vers cette direction.

Donc, pour ce qui est de la deuxième motion, on la repoussera; pour ce qui concerne la première, je crois qu'avec les éclaircissements et l'intervention de l'Assesseur et avec cette modification on est d'accord de présenter les problèmes à l'attention de la Commission compétente.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.

TONINO (PCI):Mi consenta la Giunta di fare una replica molto pacata, diciamo pure un ragionamento ad alta voce, senza alcuna volontà di tipo polemico.

Alcune delle affermazioni dell'Assessore Perrin, ma soprattutto del Presidente della Giunta, nel suo intervento di poc’anzi confermano la giustezza, ed io aggiungo subito il dovere, per una forza di opposizione di sollevare con forza le responsabilità dell'Esecutivo in questa vicenda.

Ritornerò poi sull'aspetto dell'atteggiamento politico, perché mi preme ritornarci, ma prima vorrei riassumere la questione: di fronte, come è stato prima ricordato, ad una gestione della vecchia Centrale del latte che presentava indubbi problemi, c'è stato in quest'aula un dibattito molto ricco, anche sofferto ed aspro, sulle soluzioni da dare per uscire da quella situazione.

Il dibattito riguardò allora due questioni (basta leggersi gli atti, che io sono andato a rileggere): primo, il progetto, intendendo per "progetto" (visto che ogni tanto non ci si intende), non il progetto dell'edificio, ma il progetto economico di questa nuova azienda; secondo, il tipo di partner privato che la Regione sceglieva per portare avanti il progetto.

Questo fu il confronto, come è stato detto da altri colleghi prima di me, molto aspro che avvenne in quest'aula in quel momento.

Ora, è vero o no che il progetto è probabilmente da rivedere? Questo almeno è quello che diciamo noi, e continuiamo a dirlo. In altre parole, sta davvero in piedi economicamente quel progetto? L'Assessore ha detto di sì, ma mi è sembrato di capire che per il Presidente della Giunta ci sarebbe anche qualche disponibilità a discutere. Badate, però, che tale questione non è di secondo piano.

Secondo. E' vero o no che il partner, magnificato allora in questo Consiglio dall'Assessore Perrin ("affidabile, solido, competente..."), non è tutto quello che qui è stato spiegato? Infatti, dopo aver valutato un poco il progetto, ha pensato bene di andarsene o di essere cacciato. Io non conoscevo questo particolare, ma mi va benissimo, perché a questo punto avrei proprio voluto vedere una Giunta che si sarebbe comportata in maniera diversa! Del resto ho avuto anch'io il piacere di leggere il parere del Collegio sindacale della società ed avrei proprio voluto vedere se, di fronte ad una situazione del genere, non si fosse presa una soluzione di questo tipo.

Torniamo comunque alla sostanza: è vero o no che questo partner, criticato da noi, tant'è che, come è stato ricordato dal Consigliere Riccarand, ci fu una seduta a porte chiuse, è stato uno che ha tentato (non voglio usare parole pesanti) di prendere in giro questo Consiglio regionale e questa Regione? Sì, è vero.

Ecco, io lo dico proprio per come davvero lo penso: queste sono le ragioni politiche per cui, a nostro avviso, un Assessore deve rispondere e deve rispondere democraticamente. Noi non criminalizziamo nessuno: noi chiediamo che qui si discuta democraticamente di quell'atteggiamento, che riteniamo censurabile.

Torno a ripetere, badate che questa è una funzione che noi dobbiamo fare, che siamo obbligati a fare; e qui faccio un'annotazione di tipo politico.

A me pare inaccettabile che la Giunta regionale, di fronte a due mozioni presentate dal Partito Comunista, la prima che dice di ripensare al progetto e discuterlo, e la seconda che elenca una serie di sbagli fatti e chiede politicamente le dimissioni, si limiti a bollarle in un comunicato come "strumentalizzazione dell'azione politica a soli fini destabilizzanti", aggiungendo che questa sarebbe "una campagna scorretta al di fuori delle sedi istituzionali". Ciò mi ricorda la Bulgaria o i vecchi Paesi dell'Est, dove, come uno manifestava, attentava al regime socialista di quei Paesi. Badate, e ve lo dico perché davvero ci credo, che questo non lo accetto.

L'Assessore si è giustificato dicendo che l'intervista era stata riportata in modo incompleto, ed in questo senso apprezzo la serietà delle sue argomentazioni; ma io ho giudicato una meschinità, di fronte al problema principale, quell'andare a sollevare lì ed in quel modo la questione del comportamento del consigliere di Amministrazione designato dal Gruppo di opposizione. L'ho trovato proprio meschino, perché, o si dimostra che è lì la responsabilità e allora bisogna avere il coraggio di dire che tutto è andato così perché lì è la responsabilità, altrimenti...

In questo senso voglio dire che anche nel comunicato della Giunta è ambiguo quel mezzo detto, fatto per introdurre il sospetto, laddove si dice che "la Giunta aveva chiesto di valutare attentamente la situazione, affinché fossero salvaguardate le esigenze di trasparenza e di corretta amministrazione". Ora voi mi dovete dire se queste cose sono state rispettate oppure no, e di quello poi si discuterà, senza introdurre in modo surrettizio il sospetto.

Non risponderò, ovviamente, a "Le Peuple Valdôtain", dove la nostra denuncia viene bollata anche sul piano politico dal Segretario di quel Partito come lo sfogo di un Partito ormai allo sbando, senza idee e che fa polemiche. Sempre quel Segretario scrive inoltre che qui, in questo Consiglio, noi per principio votiamo contro tutto quello che dice la Giunta.

Ora io chiedo, e lo chiedo al Consiglio, se è questo l'atteggiamento di una forza politica. Non voglio farla qui la polemica, perché quella la farò scrivendo a "Le Peuple Valdôtain", ma dico queste cose perché rifiuterò fino all'ultimo la concezione per cui una forza politica che protesta e che denuncia viene bollata come una forza disfattista, che è qui per scardinare le istituzioni! Questo principio lo difendo per noi adesso, ma credo di dover lo difendere per tutti, perché questo tipo di atteggiamento è di regime e non è accettabile in questa Regione.

Per venire di nuovo alla questione, ripeto che noi abbiamo mosso delle osservazioni precise, rispetto alle quali sono stati qui illustrati degli aggiustamenti dei quali noi prendiamo atto. Abbiamo rimproverato alcune scelte che ci pare siano da discutere oggi oppure che siano state chiaramente sbagliate. Chiediamo, quindi, che responsabilmente il Consiglio regionale e le forze politiche discutano e riprendano in mano la questione.

Rispetto alla prima mozione, noi accettiamo l'emendamento proposto dall’Assessore Perrin, ad una condizione però, cioè che l'Assessore venga in Commissione, non solo a riferire la situazione, ma a portare una valutazione della Giunta regionale e della Regione sull'intero progetto. Torno a ripetere che noi su quel progetto, sul fatto che quella società, producendo e lavorando quel latte e quella quantità di yogurt riesca a stabilire lo stabilimento, a sostenere le spese di distribuzione ed a pagare le rate di ammortamento, abbiamo dei dubbi e voi ci dovete convincere sulla validità di quel progetto economico: ecco la ragione della mozione.

Quindi, Assessore Perrin, se lo spirito è questo, noi siamo d'accordo nell'accettare l'emendamento; ma se voi venite senza quella valutazione a ridire: "Ci penserà il Consiglio di amministrazione", noi non siamo d'accordo. Non ritorno su quella vicenda; ricordo però che c’è un compito che spetta ai Consiglieri di amministrazione. Ma, per Dio, chi ha promosso quell'iniziativa con una legge regionale, è azionista importante della società ed è interessato al futuro di quella società per i riflessi che ha sulla Valle d'Aosta; beh, io chiedo che la Regione abbia sue precise valutazioni sul quel progetto.

Quindi, se questa è l'intenzione, viene da noi accettata la modifica della mozione, così come è stata proposta.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.

MILANESIO (PSI):Cercherò di essere breve, anche se in realtà gli argomenti portati questa sera all'attenzione del Consiglio sono molti e controversi ed anche se ho l'impressione che poche delle cose dette siano da ritenere positive, cioè capaci di portarci verso la ricerca di una soluzione, verso il chiarimento di una questione che ha avuto una grande eco sulla stampa, un gran parlare nei corridoi, moltissimi pettegolezzi da tutte le parti e che vede molti Consiglieri ridotti a dover leggere i giornali per avere delle informazioni precise.

Devo dire, quindi, che la discussione di questa sera in Consiglio va certamente nella direzione di un chiarimento, ma che la rigidità che si è manifestata inizialmente in alcuni ruoli ha forse compromesso quel discorso che, secondo me, avrebbe dovuto essere fatto all'interno di questo Consiglio: una valutazione sull'avvenire della Centrale del latte.

Per meglio intenderci, dico che mi sembra esagerato, anche se non nego che non sia possibile, consentito, legittimo o politico, l'atteggiamento del Partito Comunista, che ha presentato due mozioni: una per chiedere di far luce sulla vicenda, affinché il Consiglio, i Consiglieri e le Commissioni competenti vengano edotti, informati e ragguagliati; e l'altra che invece piglia una scorciatoia molto ripida, nel senso che individua nell'Assessore il capro espiatorio e ne chiede le dimissioni.

Questa richiesta è certamente motivata da una serie di considerazioni, per cui non si può imputare al Partito Comunista di non essere stato coerente con quanto aveva affermato in passato; tutt'al più gli rimprovero l'opportunità di avviare una iniziativa di questo tipo. La politica, infatti, dovrebbe insegnare che, quando si vuole discutere un argomento, bisogna evitare di irrigidire le rispettive posizioni. E' chiaro che se uno si presenta e dice: "Noi vogliamo processare la maggioranza", pone le condizioni perché la maggioranza si assolva sempre.

Vi ricordate, ad esempio, il famoso discorso di Aldo Moro in Parlamento, quando difese Gui e tutti quelli implicati nella vicenda Lockeed? Questo ricordo, ovviamente, c'entra poco con il caso nostro, ma vale per precisare che anche Moro, che pure era considerato un amico del Partito Comunista, in quella occasione difese Gui e la maggioranza.

La vostra richiesta di dimissioni. quindi, è a parer mio un errore. Vogliamo discutere del problema della Centrale del latte? Presentiamolo in termini tecnico-politici e non in termini di contrapposizione. Giustamente, va da sé che la Giunta, il Presidente della Giunta e l'Assessore abbiano ribadito una serie di considerazioni, alcune delle quali sono valide solo adesso, ma altre erano valide allora.

Io credo che, su questo argomento, la Giunta e l'Assessore abbiano potuto dimostrare la loro buonafede. Se questo voleva essere un processo (ma secondo me è sbagliato fare i processi in questo modo) e volendo essere sinceri, credo proprio che il discorso del dolo non possa essere imputato né al Presidente della Giunta, né all'Assessore competente.

Forse quel socio era stato un po' sopravvalutato, ma mi pare che l'Assessore abbia fatto anche il nome di qualcuno che ha firmato delle relazioni ed espresso dei pareri. Io vorrei tanto che si introducesse per davvero l’etica della responsabilità, perché non esiste solo la responsabilità politica, perché c’è una responsabilità che è presente a tutti i livelli. anche se a livello politico ci si assume certamente delle responsabilità e ci si presenta dinanzi agli elettori.

Occorre tra l'altro precisare che sono stati il vecchio Consiglio e la vecchia Giunta ad assumere un certo tipo di decisioni, per cui, visto che a suo tempo c’è stata sicuramente una maggioranza che ha votato a favore, mi sentirei di chiedere al Consigliere Tonino: "Possiamo noi processare il vecchio Consiglio regionale?". Io dico che non possiamo processare il vecchio Consiglio regionale, così come non potremmo processare neppure il nuovo Consiglio regionale, che può solo azzeccare o sbagliare.

Ecco, sono state fatte delle valutazioni, che però sono state determinate dai pareri che, in qualche modo, erano stati acquisiti. Vorrei proprio sapere come sono stati acquisiti questi pareri, questo sì. Non lo chiedo qui, perché è opportuno che se ne parli in Commissione, ma vorrei sapere chi li ha espressi e come sono stati espressi, perché anch’io ho alcune perplessità, ma sono di ordine generale e funzionale.

Anch'io ho delle robustissime perplessità sulla possibilità che quel tipo di produzione, con quelle quantità e con quello sviluppo sul mercato, possa essere congruente. Anch'io ho queste perplessità: le ho adesso, ma non le avevo prima, proprio perché non mi ero mai posto il problema.

Però, attenzione: se vogliamo che il discorso abbia uno sbocco positivo e costruttivo, dobbiamo evitare di fare il gioco delle parti o, insomma, di farlo troppo. Scusami, Consigliere Tonino, ma è proprio questo che io rimprovero al Partito Comunista. E' ovvio che, se voi presentate una mozione di sfiducia, la Giunta si chiude e dice: "Un momento, cerchiamo insieme, come Consiglio regionale, una linea da portare avanti".

Dopo questa discussione, infatti, i problemi della Centrale del latte rimangono quelli di prima, non cambiano; e noi ci troviamo nella condizione di chi non ha risolto i problemi né in un senso, né nell'altro, perché i problemi rimangono drammatici e son quelli di quindici giorni fa, di un mese fa e forse anche di tre mesi fa.

Faccio una piccola considerazione per precisare che, a mio avviso, quei problemi non erano stati ben evidenziati in quella che l'Assessore ha detto essere stata una relazione, presentata dalla vecchia Centrale del latte, per l'avvio della nuova. Non so se la relazione che ho qui tra le mani è la stessa, ma riconosco che essa contiene alcune affermazioni che io condivido; per altro verso, contiene degli auspici che, sempre secondo me, non sono suffragati da nessuna ricerca di mercato.

Il vero punto dolente, in tutto questo discorso, è che, a mio parere, anche se sono pronto ad essere smentito, non è stata fatta nessuna seria ricerca di mercato. C'erano solo delle intuizioni e delle volontà, nel senso che si volevano risolvere i problemi della vecchia Centrale del latte, per cui io condivido la scelta fatta allora dal Consiglio di individuare un partner privato che fosse azionista di riferimento.

La vecchia gestione della Centrale del latte, del resto, era certamente corretta, ma burocratica: tanto incassava e tanto spendeva; ma doveva anche pagare il latte di più, per cui mi dovreste anche spiegare come avrebbe potuto essere in pareggio, visto e considerato che non avrebbe mai potuto esserlo.

Il Consiglio decise di orientarsi verso un'attività produttiva che si impadronisse del mercato. Non so se questa scelta è stata fatta con la consapevolezza che, più che un Consiglio di amministrazione, occorreva trovare un management, perché le funzioni del Consiglio di amministrazione non coincidono necessariamente con quelle tipiche del management: chi si occupa di management è un direttore o un amministratore delegato o, comunque, qualcuno che ha una professionalità ed una competenza e che sia capace di trainare. Non dico che bisogna chiamare Romiti ad occuparsi della Centrale del latte, ma bisogna trovare il "Romiti" della Centrale del latte o, comunque, qualcuno che si intenda di cose di questo genere. Probabilmente la scelta non è caduta sulla persona giusta.

Attenzione, però: il problema rimane. Ben venga l'accertamento fatto da un ottimo professionista, qual è il dr. Piaggio, e ben vengano i chiarimenti e gli approfondimenti che sono stati chiesti in questa sede dal Partito Comunista (e che la Giunta non avrà sicuramente difficoltà a consentire). Perché? Perché, in qualche modo, sia pure senza dolo da parte dell'Amministrazione regionale, questo disegno non si è compiuto. Ciò vuol dire che qualcosa non funziona o non ha funzionato.

Io non voglio anticipare le mie opinioni, perché questa sera correrei il rischio di allungare la discussione e ciò forse non sarebbe neppure produttivo, ma voglio precisare che, se c'è la possibilità di discutere queste cose in Commissione, anch'io avrò qualcosa da dire. Non sono un esperto, ovviamente, ma avrei tanto piacere se, su questi argomenti, si potessero consultare anche degli esperti di mercato.

Non so se sono state fatte ricerche di mercato, non so se ha ragione il Consigliere Riccarand quando afferma che la Fiat-Engeenering aveva già fatto una ricerca di mercato, comunque a me non risulta che ci siano state ricerche di mercato; se ci sono, ne prenderemo atto, ma se non ci sono, facciamole.

Questo non significa che dobbiamo tirare una linea sopra la Centrale del latte, ma significa che, visto che c'è stato un incidente di percorso, dobbiamo approfittare di questa circostanza per puntualizzare, per precisare e per avere una strategia che sia suffragata da un progetto di fattibilità.

E' il discorso di questa mattina, che in qualche modo salta fuori di nuovo: prima di fare dei progetti edilizi, facciamo dei progetti di fattibilità, altrimenti ci troveremo sempre nei guai. Tutto qui.

Per quanto ci riguarda, quindi, dico che noi, come Partito Socialista, voteremo contro la richiesta di sfiducia all'Assessore, perché, per principio, non riteniamo che l'Assessore debba essere sempre e comunque l'unico responsabile di una scelta politica, che, ripeto, in qualche modo ha coinvolto anche il Consiglio e la sua maggioranza.

Riteniamo, invece, che si possa approfondire la questione ed accedere alle indicazioni che ci verranno fornite dalla Giunta regionale e dal suo Presidente. Non sarebbe neanche male poi se, a corredo di questo chiarimento, si potessero aggiungere anche delle indicazioni più precise sulla filosofia aziendale. Grazie.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

RICCARAND (NS):Dopo aver sentito l'intervento dell'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale e quello del Presidente della Giunta, ho la sensazione che il modo migliore per concludere questo dibattito sarebbe quello di presentare una mozione di congratulazioni alla Giunta, perché ha fatto tutto bene, visto che non ha potuto fare altrimenti, esprimendole l'augurio di continuare ad operare in questa direzione, visto anche che è stata così totale la difesa a spada tratta di quello che è stato fatto, nonché per l'assunzione di un atteggiamento vigile e preveggente.

Ma se questi sono i risultati concreti del vostro operare, io credo che non si possa evidentemente prescindere da essi: i risultati concreti, infatti, sono un fallimento clamoroso, che si aggiunge ad altri analoghi episodi negativi già successi in anni precedenti. Questa è la realtà.

E' chiaro che qui non stiamo discutendo principalmente della soluzione da dare al problema, perché intanto occorre che qualcuno riconosca che esiste un problema, visto che c'è ancora qualcuno che dice: "Andava tutto bene". L'unica cosa non positiva era il Polchi, ma questa è una questione di secondaria importanza; tutto il resto, invece, compresi il progetto ed il nostro controllo, andava bene. Quindi, non esiste alcun problema: mettiamo un altro al posto di Polchi, così tutto va bene.

In realtà, secondo noi, non è così. Quello che non va bene, la cosa che bisogna rimuovere dalla radice è l'atteggiamento di fondo con cui si affrontano questi problemi, con cui si fanno delle scelte non meditate, oppure influenzate da determinati interessi che non hanno niente a che vedere con gli interessi della pubblica amministrazione. Questo è l'atteggiamento di fondo che noi dobbiamo rimuovere, se vogliamo poter compiere dei passi in avanti e cambiare in positivo.

Ed allora, il dibattito, prima ancora che tecnico ed imperniato sulle scelte, deve essere di carattere politico, sul modo cioè in cui vengono operate le scelte e su chi le fa. Qui non si tratta di processare nessuno, vecchio Consiglio o nuovo Consiglio, ma, visto che c'è stata una certa continuità fra le persone che in Giunta hanno gestito il dibattito e queste scelte, e che se ne sono assunte le responsabilità di fronte ad un Consiglio che era piuttosto reticente e restio a seguirle, occorre che queste persone si assumano tali responsabilità fino in fondo, altrimenti è del tutto inutile che noi parliamo di etica e di responsabilità, se poi queste cose non ci sono.

Ed allora, il nodo fondamentale non è quello del controllo sulla società. Ci mancherebbe altro che non si fossero seguite le vicende della società! Ma anche lì ci sarebbe tutto da verificare: non so, ad esempio, fino a che punto è vero che siete stati voi a scegliere di allontanare Polchi o fino a che punto, invece, stando a varie informazioni che anch'io ho, Polchi è dovuto andarsene perché si è trovato indebitato fino al collo con le banche, che gli chiedevano di rientrare, ma lui non poteva, e quindi si è venuto a trovare in una situazione insostenibile.

Questo, però, non è il nodo di fondo. Il vero nodo di fondo è un'altro, è il punto di partenza: se non ci fosse stato un dibattito così vivace, delle posizioni così nette...

Il Presidente della Giunta dice: "Voi sapete sempre tutto". Non è vero. Però in questo caso, ci sono atti e documenti che confermano quello che avevamo detto: "Guardate che questo progetto non sta in piedi". Questo può essere ancora discutibile, ma soprattutto avevamo detto: "Guardate che questo partner non va bene". Questo lo avevamo detto a chiare lettere, ma siete voi ad aver dato garanzie nei suoi confronti, scegliendolo a trattativa privata, cioè al di fuori di qualsiasi procedura.

Su questo aspetto sono state avanzate critiche non solo da noi, non solo dal Partito Comunista, ma anche da parte di altre forze presenti in questo Consiglio.

Se di fronte a questo stato di cose non vi assumete alcuna responsabilità, io credo allora che i motivi di fondo che hanno determinato quelle scelte continueranno a sussistere ed a riproporsi anche in futuro.

Pertanto, la richiesta delle dimissioni di chi è responsabile di queste operazioni è politica, e non solo è legittima, ma è addirittura necessaria, se vogliamo cambiare un pochino questo modo di fare rispetto al futuro.

Io credo, comunque, che su questa vicenda bisognerà ritornare a fondo anche in seno alle Commissioni competenti e credo che vada fatto un riesame dell'intero progetto. Ribadisco quello che ho detto in precedenza, cioè che la Giunta aveva avuto il parere, anche autorevole, di un organismo competente.

(...Interruzione del Presidente Rollandin...)

... Su questo problema, la Giunta aveva avuto un parere dalla Fiat-Engeenering...

(...Interruzione del Presidente Rollandin...)

... Sì, sì, l'avete avuto e vi dico anche il nome della persona che me l'ha confermato anche sabato scorso e che ha lavorato su queste cose: si tratta dell'ing. Communod...

(...Interruzione del Presidente Rollandin...)

... Communod è stato investito di queste cose dalla Giunta regionale ed ha espresso...

ROLLANDIN (fuori microfono):Nessuno della Giunta ha mai interessato Communod.

RICCARAND (NS):... ed ha espresso un parere. La Fiat Engeenering ha lavorato su queste cose ed ha espresso un suo parere, e le persone che l'hanno espresso sono ancora oggi in grado di dire le cose che sono state dette e di riesaminare la questione..

(...Interruzione del Presidente Rollandin... )

... No, no, non c'è niente da portare, basta che fai una telefonata ed avrai subito...

Queste persone si sono trovate di fronte la posizione di una Giunta e di Assessori che dicevano: "Noi comunque abbiamo intenzione di andare avanti per questa strada". Questa è stata la realtà.

Alcune esperienze tecniche, quindi, erano state attivate, ma non sono state tenute nella dovuta considerazione e, pertanto, ci sono tutte le condizioni perché sussista una responsabilità ben precisa ed in questo senso, ovviamente, voterò a favore delle due mozioni.

PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, dichiaro chiusa la discussione abbinata degli oggetti nn. 34 e 35.

Richiamo la vostra attenzione sulla necessità di procedere con due votazioni separate.

Poiché il Gruppo Comunista accetta l'emendamento sostitutivo dell'Assessore Perrin, do lettura della proposta di mozione in oggetto, presentata dai Consiglieri Mafrica, Tonino, Chenuil e Dolchi, integrata dall'emendamento presentato dall'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin.

MOZIONE

RICORDATO CHE:

- la legge regionale 19 febbraio 1988, n. 12, prevedeva la partecipazione della Regione, con una quota del 49% del capitale sociale, ad una società per azioni, denominata "Centrale Laitière Vallée d'Aoste", avente per scopo la produzione e la vendita di prodotti lattiero-caseari;

- nelle premesse della citata legge si afferma:" altro punto fondamentale per una maggiore garanzia di successo dell'iniziativa di cui trattasi, in termini economici-reddituali evidentemente, è quello di far partecipare all'iniziativa stessa, in misura maggiore rispetto alla partecipazione regionale, imprenditori privati di sicuro affidamento in quanto a professionalità e, soprattutto, con adeguate garanzie patrimoniali;

- la convenzione approvata dal Consiglio regionale per il finanziamento e l'insediamento in Comune di Gressan della nuova "Centrale Laitière" prevedeva l'ultimazione dei lavori di costruzione del nuovo stabilimento industriale "possibilmente entro il 31 marzo 1989";

- la spesa prevista dalla legge relativa alla nuova centrale ammontava a Lire 11.470.000.000;

CONSTATATO CHE:

- l'Amministratore delegato, detentore attraverso la PRO.TEC.AL. di un pacchetto di azioni del 30%, è dimissionario;

- i costi previsti per la costruzione della nuova Centrale stanno lievitando attorno ai 20 miliardi;

- l'uscita dalla Società del principale socio privato mette in discussione il progetto di cui lo stesso era stato promotore;

Il Consiglio regionale

della Valle d'Aosta

DELIBERA

di impegnare l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale a relazionare entro 30 giorni alle Commissioni competenti sugli ulteriori sviluppi della situazione determinatasi all'interno della Centrale Laitière Vallée d'Aoste.

PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo direttamente in votazione la proposta di mozione già emendata,

testé letta.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 31

Il Consiglio approva all'unanimità