Oggetto del Consiglio n. 75 del 25 febbraio 1975 - Verbale

OGGETTO N. 75/75 - CONTINUAZIONE DISCUSSIONE GENERALE SUL BILANCIO.

Caveri (U.V.) -I Consiglieri presenti sono 19. Cominciamo allora col dare la parola al Consigliere Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - Farò alcune considerazioni partendo dalla conclusione del collega Monami quando ha dato atto della celerità con cui la Giunta aveva provveduto in questo breve lasso di tempo a predisporre il bilancio preventivo. Concludeva dicendo che però se si voleva, si potevano affrontare problemi che sono sul tappeto.

Forse un po' più di tempo e un po' meno di rapidità avrebbero potuto fare in modo che questo documento fosse più aderente, anche per una Giunta di transizione, perlomeno allo spirito delle dichiarazioni del Presidente Andrione al momento dell'insediamento, quando, per esempio, nell'enunciazione del bilancio, si richiamavano: "les études effectuées jusqu'à présent sur la planification seront mises en application et, par ailleurs, pour ce qui a trait au budget, celui-ci sera basé sur des lignes traditionnelles, mais il comportera une partie fonctionnelle de sorte que les besoins différents soient couverts par des prévisions adéquates". E questo prevedeva un legame con la programmazione che non troviamo in questo bilancio, come non troviamo neanche la partie fonctionnelle a cui si richiamava il Presidente della Giunta. C'era già anche dal punto di vista tecnico la possibilità di un rinnovamento del bilancio stesso, non così tradizionalmente assessorile come lo ha definito l'Assessore alle Finanze, e anche in questo settore niente.

Dobbiamo quindi considerare questo bilancio fatto in modo affrettato: affrettato per la celerità e affrettato per i pochi contenuti programmatico-politici che contiene, un bilancio tradizionale, anche se ricco, in quanto l'aumento di circa 10 miliardi nei confronti del bilancio del 1974 potevano trasformarne l'essenza. È per questo che penso che non possiamo condividere l'affermazione dell'Assessore Fosson, quando dice che è un buon bilancio, buono solamente perché ci sono tanti soldi da spendere, senza però che il bilancio stesso indichi, con quelle priorità e con quelle scelte indispensabili, come bisogna spendere.

Troviamo qui forse tra la relazione dell'Assessore alle Finanze e della parte tecnica allegata al bilancio di previsione per il 1975 delle contraddizioni che sono perlomeno sorprendenti quando si parla nella relazione, in contrasto con quello che dice l'Assessore, di un bilancio che consente di prevedere entrate di sicuro realizzo e di programmare investimenti pluriennali in vari settori economici e sociali, cioè si fa l'enunciazione di una possibilità che poi non si trova nel bilancio, oppure non se ne trovano le spiegazioni nel bilancio perché mancano a monte o riferimenti alla programmazione, o riferimenti al piano di sviluppo economico.

Dobbiamo sottolineare come abbastanza strana l'affermazione della possibilità, che è in calce alla prima pagina della relazione, di conseguenti future maggiori entrate che consentiranno alla Regione di finanziare le prevedibili maggiori spese di parte corrente derivanti dalla svalutazione della moneta e dal maggior costo dei servizi, specie per quanto riguarda la prevista ristrutturazione dei servizi sanitari e dei servizi di assistenza sociale. Ci si basa quindi, per affrontare questi problemi, sull'aleatorietà delle maggiori entrate o perlomeno le maggiori entrate sono tali che esistono veramente delle previsioni certe che avrebbero dovuto già far parte del progetto di bilancio se non si vuole considerare questo documento solamente parziale.

Da questo si deduce, come da parte di questi banchi si era detto, che la crisi era stata fatta al buio, che la soluzione della crisi era stata fatta al buio, la mancanza di questi riferimenti alla programmazione, agli investimenti pluriennali, addirittura all'utilizzazione delle future maggiori entrate, perché se ne accenna e perché si prevede che ci siano per la ristrutturazione di servizi sanitari e di assistenza sociale, cioè in un indirizzo programmatico, non trovano la loro spiegazione nella documentazione di bilancio, né nella relazione dell'Assessore alle Finanze, si può dire quindi che alla crisi al buio e alla soluzione al buio possiamo aggiungere la presentazione di un bilancio al buio, perlomeno oscuro nella sua possibilità di comprensione.

C'è qualche cosa di chiaro invece, in negativo, se volete, che appare, che è già stato sottolineato dal collega Monami: la mancanza assoluta di orientamenti precisi per quanto riguarda i problemi di riforma, i trasporti, la casa, la sanità, il decentramento, cioè i 500 milioni che vi figurano non sono la base di un discorso di riforma ma l'applicazione di una legge, cioè l'intervento a favore delle società, per le case...si riprende la legge degli 800 milioni, anche se invece il Presidente della Giunta proprio sul problema delle case aveva sottolineato l'importanza della riforma, indicando come "objectif d'assurer un logement à tous les Valdôtains quelle que ce soit leur résidence".

Mi si dirà che non c'era il tempo di fare tutto questo, ma se si vuole fare tutto questo, se anche le dichiarazioni programmatiche del Presidente Andrione quanto prima dovranno trovare una loro attuazione, beh, quest'attuazione può verificarsi solamente se il bilancio ha nel suo seno degli stanziamenti, se esprime anche nelle cifre un orientamento e una volontà politica in questo senso, ma non mi dilungo su questi concetti, perché già hanno trovato posto nell'intervento del collega Monami.

Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che le cose che ho detto potrebbero portare alla conclusione che questo bilancio, fatto affrettatamente per stato di necessità ed anche per eludere determinati problemi, non porta delle scelte qualificanti e non le porta se si deve interpretare la relazione dell'Assessore alle Finanze, non le porta perché è un bilancio dichiaratamente tradizionale.

Ebbene, mi sembra di dover dire che se non ci sono scelte, questo significa già essere una scelta, il non fare scelte è già una scelta di conservazione e il dichiaratamente tradizionale non depone a favore neanche di quell'efficientismo che il Presidente Andrione ama sottolineare. C'è stata quindi la scelta del dichiaratamente tradizionale, ma un dichiaratamente tradizionale che passa in percentuale a somme sempre maggiori in quegli stanziamenti che proprio l'Union Valdôtaine dai banchi dell'opposizione più volte ha avuto occasione di criticare. C'è stata la scelta dell'aumento dei rivoletti, dei tanti stanziamenti, che si potrebbe giustificare se perlomeno fossero stati mantenuti o perlomeno congelati nelle spese del 1974, ma che diventa dannoso, se non colpevole, laddove questa somma di rivoletti viene in certi capitoli aumentata e aumentata in modo abbastanza consistente. E c'è anche una scelta che da queste considerazioni deriva e deriva dalla lettura del bilancio: la scelta della non economia, della non austerità, della non moralizzazione, anche se l'Assessore Fosson ne fa un richiamo specifico, perché, in un clima nazionale e anche valdostano di particolare preoccupazione per la crisi sociale economica, morale che investe il Paese, forse un maggior senso di austerità e di moralizzazione, come l'ha chiamata l'Assessore Fosson, non guastava in questo bilancio anche affrettato per il 1975, perché non basta ridurre di 2 milioni il fondo di 10 milioni a disposizione del Presidente della Giunta, come non basta non aumentare le spese per il riscaldamento a caratterizzare una volontà moralizzatrice. Ne ha già sottolineato l'aspetto negativo l'Assessore Fosson, ma non ha fatto le cifre che invece io penso di fare. Ai capitoli 115 e 546 sono stati stanziati i fondi per quegli studi, quelle progettazioni, quei compensi a tecnici estranei all'Amministrazione per perizie, direzione lavori, consulenze. Era già una cifra esagerata, era una cifra contro cui l'Assessore alle Finanze stamattina ha richiamato la nostra attenzione: quella che questi capitoli prevedevano nel 1974.

Ebbene, con un'azione concreta, assolutamente contraria a quanto ci dice l'Assessore Fosson propone nel bilancio, l'aumento di 35 milioni al capitolo 111, cioè il passaggio per queste spese da 65 e 100 milioni, e propone l'aumento di 100 milioni per il capitolo 546, cioè il passaggio da 250 a 350 milioni, cioè 135 milioni in più dell'anno, scorso, in due capitoli che il presentatore del bilancio critica come spese di dubbia utilità, quasi mezzo miliardo.

E quando il collega Manganoni tuona per la piscina tutta d'oro, dove si spendono le centinaia di milioni, e beh, adesso penso che dovrà tenere anche in considerazione...come ai milioni e alle centinaia di milioni della piscina tutta d'oro si possono aggiungere le centinaia e il quasi mezzo miliardo di fondi che vanno a questi progettisti, a questi tecnici, a questi estranei all'Amministrazione, che il più delle volte non si sa né chi sono, né cosa fanno... (voci di alcuni Consiglieri)... e si saprà. Per adesso noi non sappiamo ...(voci di alcuni Consiglieri)... della Giunta, semmai. Vedremo gli specchietti.

Ma noi facciamo un discorso di analisi di un documento che ci viene presentato, come abbiamo fatto un discorso sull'ALPILA...

Andrione (U.V.) - Ha un diritto specifico a essere pagato, un diritto che può essere liquidato con decreto che può essere liquidato con decreto ingiuntivo del Pretore. Una Giunta che non prevede quelle spese è una Giunta di irresponsabili!

(voci di alcuni Consiglieri)

Dolchi (P.C.I.) - ...se mi scusate, vorrei continuare e vorrei avere il microfono perché sono io che ho la parola, ma chiaramente l'interruzione è validissima, anzi permette uno scambio di idee, a noi non preoccupano le interruzioni, ma direi che il problema sta nel contrasto fra le enunciazioni e le elencazioni delle spese.

Ecco sarebbe troppo facile ironizzare e vorrei sapere se anche qui, e non mi sembra, ci possano essere colpe della passata maggioranza a cui forse con una certa facilità adesso è comodo attribuire tutte le colpe, il notevole impiego di fondi che questo bilancio destina alla partecipazione a mostre e fiere, per esempio, ecco, c'è un capitolo che è aumentato del 1000% riguardante l'agricoltura, che porta da 3 a 30 milioni la partecipazione a mostre e fiere, come già sono previsti 45 per l'industria e commercio, come ne sono previsti decine e decine all'Assessorato del Turismo.

Sempre nel quadro della moralizzazione, penso che forse una maggior attenzione a queste spese avrebbe potuto essere fatta, soprattutto - e mi rivolgo al Presidente del Consiglio - se si pensa che, di fronte a queste cifre di 30 milioni per l'agricoltura, di 45 milioni per l'industria e commercio, di decine e decine di milioni che spariscono nei vari capitoli dell'Assessorato del Turismo, la Presidenza del Consiglio...per far partecipare tutti e noi 35 ad eventuali convegni, congressi, mostre - e, se volete, anche fiere perché potremmo parteciparvi anche noi -, sono a disposizione, come l'erano l'anno scorso, 3 milioni di lire, ma questa è solo una piccola parentesi.

Caveri (U.V.) - Consigliere Dolchi, siccome lei si richiama a quella che potrebbe essere la mia opinione, mi permetto di domandarle se qui si fa la discussione generale o se si fa l'esame capitolo per capitolo, perché ormai...

Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente, io non faccio l'esame e non parlerò sui capitoli, ma, siccome devo argomentare una contraddizione tra alcune enunciazioni di carattere politico e il documento, mi sembra che possa farlo documentando e citando gli esempi che riguardano i capitoli a cui si riferiscono. Cito solo i più grossi, i più macroscopici: cito il capitolo 470 per mostrare come, in un momento di moralizzazione, di austerità, di ricerche di economia, di necessità di reperire grossi fondi per grossi problemi da risolvere nella nostra Valle, i rigoletti a cui molte volte ci si richiamava dai banchi dell'opposizione nel passato anno comprendono anche il capitolo 470, dove da 20 milioni si passa a 35 milioni per stampare il Bollettino dell'Industria e Commercio su carta patinata e lussuosissima, che non serve assolutamente a niente dal punto di vista funzionale perché arriva normalmente ai Consiglieri regionali quattro o cinque mesi dopo e tutti quanti sono interessati e al Bollettino dei Protesti cambiari e alle altre notizie circolari di carattere economico che questo Bollettino assolutamente inutile non contiene. Potrei continuare, colleghi Consiglieri, ma non intendo tediarvi di più.

La conclusione a cui possiamo giungere - e semmai proprio l'interruzione del Presidente del Consiglio mi dà lo spunto di fare in modo che questi nostri richiami siano più sostanziali e più pertinenti capitolo per capitolo - è che il bilancio affrettato poteva forse esserlo meno, poteva tener conto di un piano economico di sviluppo che era perfettamente preparato, che è stato già preparato al dibattito e che poteva essere respinto ma che poteva servire come traccia. È un documento che non ha nessun aggancio né con la programmazione, né soprattutto con le necessità e con le esigenze della popolazione valdostana a cui dovrebbe servire di indirizzo per un anno di attività amministrativa.

Caveri (U.V.) - Chi chiede la parola? Altrimenti chiudiamo la discussione generale. Consigliere Lustrissy?

Lustrissy (D.P.) - Noi avremmo preferito questa mattina che l'Assessore alle Finanze si riferisse al lavoro straordinario compiuto dalla Giunta per l'esame del bilancio piuttosto che alle ore straordinarie compiute dai funzionari per la stampa del bilancio. E questo denota chiaramente l'assenza di un dibattito politico a livello di Esecutivo che ha portato a tutte quelle valutazioni negative che già sono state espresse dai colleghi che mi hanno preceduto su questo documento contabile che viene sottoposto alla nostra attenzione.

Si poteva e si doveva fare di più anche in considerazione di buona parte del lavoro di impostazione relativo agli obiettivi generali per una politica nuova in Valle d'Aosta, che già erano stati sottoposti all'esame di questo Consiglio nel mese di luglio dello scorso anno col documento presentato dall'allora maggioranza sulle linee di tendenza e dello sviluppo della Valle d'Aosta. Documento che è stato ampiamente discusso alla ripresa dell'attività autunnale e che delineava in linea di massima le linee politico-programmatiche per un piano di sviluppo regionale il cui principale obiettivo era la realizzazione di una politica che, facendo superare gli attuali constatati squilibri, sottolineasse le particolari vocazioni ed esigenze della nostra comunità valdostana.

Dalle linee indicate ne scaturivano evidenti le indicazioni per un programma di lavoro per i prossimi anni della corrente legislatura e gli obiettivi più possibili e perseguibili per l'anno 1975.

In occasione della discussione di tale documento, la posizione dell'attuale maggioranza, allora opposizione, fu abbastanza critica: da una parte, si criticava l'immobilismo di una Giunta e la genericità del documento; dall'altra, si indicavano degli obiettivi che, caso strano, corrispondevano con gli obiettivi proposti dal documento discusso in Consiglio. Ebbene, per quanto riguarda tutte queste osservazioni, in modo particolare si distinse il Consigliere Bondaz in quanto a più riprese affermò che la maggioranza, causa le lacerazioni cui era soggetta in quel momento, non era in grado di programmare e non riusciva a chiarire il ruolo delle forze politiche in sede di sviluppo politico sociale della nostra Regione. La politica agricola è sbagliata, non si chiarisce con quali strumenti si intende operare, non sono chiarite le funzioni delle comunità, nessuna indicazione per la protezione del suolo, nessuna indicazione sulle direttive CEE sulle quali per l'agricoltura ritornerò in un secondo intervento per dimostrare la superficialità e la non considerazione da parte dell'attuale maggioranza di un compito statutario preciso in rapporto alle direttive legislative in materia di politica agricolo-comunitaria. Poi vi sono le linee di azione disattese, che portavano e dovevano prevedere l'utilizzazione delle risorse del bilancio regionale in modo tale da proporre un rilancio dell'agricoltura, dell'assetto del territorio e una rivalutazione nel settore del turismo e degli interventi.

Ebbene, queste sono solo le osservazioni fatte allora dai Consiglieri di minoranza che possono puntualmente riferirsi all'attuale maggioranza, con la differenza che oggi, col cambiamento della guardia avvenuto e della maggioranza, ci si è limitati a fare niente di nuovo e si è immobilizzato il bilancio di previsione per l'anno 1975 su quella forma tradizionale che si stava per sempre abbondando.

Il bilancio è caratterizzato da una mancanza di idee, da una dispersione di risorse disponibili, da un parassitismo clientelare evidenziato dalle nuove proposte di spesa, vedi le leggi in allegato tipo il nuovo ufficio di assistenza ospedaliera, eccetera, ma questo è solo il primo e grosso guasto politico, logica conseguenza del formarsi di una maggioranza così eterogenea, fondata su una squallida spartizione del potere e non su di un programma di cose da realizzare nell'interesse generale della nostra comunità. Quali sono le conseguenze immediate? Freno dello sviluppo socio-economico regionale, una marcata diminuzione degli investimenti di tutti i settori qualificanti, freno che tanto più farà sentire la sua efficacia in quanto passeranno anni prima di recuperare i ritardi di questo mancato intervento; manipolazione dell'informazione diretta alla collettività governata in modo da far apparire che, mentre si perseguono interessi di parte, si perseguono fini generali, occultamento degli obiettivi e trasformismo; azione disordinata di governo, volta non già alla realizzazione di un programma concordato tra le parti ma al soddisfacimento del clientelismo elettorale delle singole parti fondato sulla difesa e sul trionfo di determinati interessi, ossia equilibrio di potere premesso all'azione di governo con conseguenza fatale l'immobilismo. Verranno cioè affrontati e risolti quei problemi marginali la cui soluzione non alteri l'equilibrio delle forze politiche, vedi allegati al bilancio. In altri termini, l'attuale maggioranza ha scelto come programma la ripartizione del potere anteponendo il tutto agli interessi della comunità, che richiedeva e richiede scelte di fondo per il presente ed il futuro, stabilendo priorità e metodi.

L'urgenza dei problemi relativi alla ottimizzazione delle risorse per una razionale politica di salvaguardia del territorio e la ripartizione dei servizi primari quali sanità, abitazione e trasporti, proposti come indilazionabili sia dall'attuale congiuntura che da diversi tipi di pressioni che tendono ad esserci sul Governo regionale da parte dei gruppi più diversi del corpo sociale rende indilazionabile questo tipo di scelta a meno che non si intenda ridurre, nell'interesse di alcuni, la Valle d'Aosta ad appendice insignificante di sistemi molto più vasti.

La scelta politica che non è stata fatta è indubbiamente vitale in quanto è necessario oggi più di ieri proporre un'alternativa di autonomia che non sia soltanto formale in contrapposizione alle gravi minacce in atto di ridurre la Valle d'Aosta ad una Provincia del Piemonte ed integrata lo stesso quale polmone di sfogo della megalopoli ipotizzata dal progetto di programmazione 80. Sarebbe inutile pertanto a questo punto continuare a parlare di autonomia, di bilinguismo e particolarismo della cultura valdostana. È necessaria la costante e vigile ricerca della mediazione tra l'interesse culturale e l'interesse economico ossia di come in definitiva si possa avere il massimo utile economico senza perdere la propria umanità. Questo può e deve essere il naturale obiettivo di un'azione politica autenticamente democratica e regionalista e, come tale, si propone il progresso umano e non la lotta senza quartiere tra gruppi di individui come lupi nella steppa.

Ma con quali strumenti si potrà arrivare ai risultati ipotizzati? Mediante la riorganizzazione dell'apparato regionale, il decentramento delle funzioni agli enti intermedi e con una più corretta utilizzazione delle risorse attraverso l'impostazione diversa del documento contabile. I primi due problemi della "ristrutturazione" dell'operatore regionale e del decentramento delle funzioni agli enti intermedi sottoposti sono stati trattati o verranno trattati dai colleghi che mi hanno preceduto o che mi seguiranno.

Io vorrei soffermarmi un momento sull'impostazione del documento contabile. Premesso che l'intervento finanziario dell'Amministrazione costituisce la leva fondamentale della politica economica regionale, dobbiamo anche ammettere che con la programmazione degli interventi la manovra finanziaria si congiunge direttamente agli obiettivi generali dello sviluppo economico e quindi riguarda direttamente il tasso quantitativo e la qualità del nostro sviluppo economico regionale. Ne consegue pertanto l'esigenza della programmazione oculata degli interventi che non si riduca ad una mera cerimonia annuale dei ludi del bilancio. Si pone così il problema del rapporto fondamentale tra le esigenze dell'economia regionale in chiave programmatica e il bilancio.

Nella realtà odierna la funzione programmata del bilancio di previsione dell'anno in corso è fortemente condizionata dall'estendersi di una serie di interventi economici pubblici di tipo parassitario dispersivo tale da cozzare contro ogni ragionevole esigenza di piano di sviluppo già abbozzata nel documento che ho citato in premessa.

Uno dei principi fondamentali del bilancio, e ciò anche al di fuori di una corretta attività programmata, è che anche la più piccola somma spesa per ciascuna singola attività deve dare un risultato valutabile o in termini economici, o in quantità o qualità di servizi posti in essere. Non si è perlomeno neanche tentato lo sforzo di allegare al bilancio di previsione una relazione gestionale dei servizi che si sono resi alla comunità amministrata, almeno in quei settori di intervento più importanti quali la sanità, l'agricoltura e il turismo. Anzi, in alcuni settori si propone una dilatazione di spesa senza alcuna giustificazione o perlomeno un consuntivo relativo ai servizi effettivamente prestati, né è dato di conoscere il livello di efficienza e di economicità con cui sono impiegate le risorse utilizzate i cui capitoli di spesa vengono largamente integrati nel bilancio in discussione.

Il bilancio doveva e poteva essere impostato in modo diverso, in quanto il mutare della situazione socio-economica politica ha portato la Regione ad assumere in questi ultimi anni compiti nuovi e sempre maggiori e a trovarsi di fronte ai problemi della difficile situazione occupazionale, a quelli della produzione sempre maggiore di nuovi servizi essenziali alla vita della nostra comunità.

In sostanza, negli ultimi anni, grazie anche al nuovo riparto fiscale, l'attività dell'Amministrazione regionale si è trasformata da marginale a protagonista della vita della comunità amministrata. Non si può concepire pertanto che la conduzione della finanza regionale continui ad avvenire con lo stesso apparato procedurale concettuale progettato in un ordinamento amministrativo accentrato ed autoritario, in un'epoca ben definita della storia del nostro Paese. Il modo mediante il quale viene speso il pubblico denaro è incredibile, in quanto nessuno è in grado di determinare qual è la contropartita di tale spesa. Ancora una volta il bilancio di previsione non è altro che un volume fitto di capitoli nei quali sono ordinatamente indicate e classificate le spese per i vari settori di intervento nell'ordine alle volte di miliardi. Tali cifre sono poi diligentemente sminuzzate nelle loro componenti: stipendi, salari, assistenza, contributi vari e il più delle volte senza una precisa regolamentazione. Per questi capitoli che da anni e anni sono contestati a livello di questo Consiglio regionale, per i quali manca una precisa regolamentazione di spesa, ancora una volta nell'attuale bilancio regionale non solo viene mantenuta la spesa prevista negli anni precedenti, ma decisamente il più delle volte viene riproposta in largo aumento.

In nessuna pagina poi è dato di scoprire quale sarà il prodotto di tale imponente spesa: ad esempio, il numero degli assistiti negli ospedali psichiatrici, quale assistenza è loro fornita, qual è la tipologia dei casi, se siamo soddisfatti o meno di tale tipo di intervento e questo è solo un esempio scelto a caso, se ne potrebbero cercare ed elencare molti altri e certamente per quasi tutti i capitoli di pesa. Si ha cioè solo la nozione del volume della spesa proposta senza alcun riferimento alle quantità e qualità del servizio dell'utile prodotto.

Era tempo ormai di rivedere non solo la spesa, ma di dirigerla verso obiettivi non scelti a caso con leggerezza e superficialità ma voluti sul piano politico programmatico come scelta di campo e non di disordinate percezioni o spinte settoriali dell'ultima ora. È un punto di partenza alquanto arretrato sul piano politico per una maggioranza che voleva cambiare e rivoluzionare il modo di comportamento dell'Amministrazione regionale, in quanto questo documento non consente di mettere in evidenza con chiarezza e completezza l'orientamento della finanza regionale diluita e sminuzzata in circa 900 capitoli di spesa. Si doveva e si poteva proporre un qualcosa di meglio, di più, in modo tale da superare l'impostazione finanziaria di mera competenza con l'ausilio perlomeno sia di transizione per l'anno in corso di un bilancio di cassa, che esprima le previsioni più appropriate riguardo alle entrate da riscuotere e le spese da pagare effettivamente nel corso dell'esercizio, indipendentemente dal momento giuridico dal quale nasce l'obbligo a riscuotere o a pagare il diritto. Con un ordinamento amministrativo come il nostro il bilancio di pura competenza non consente a nessuno di capire come vanno effettivamente le cose e come funziona il meccanismo della spesa pubblica.

Vi sono inoltre molte altre considerazioni negative sul bilancio proposto che mi riserverò di fare in un secondo intervento addentrandomi nelle singole competenze e nei singoli settori di intervento.

Come conclusione possiamo affermare che dalle considerazioni espresse nel corso del presente intervento e per le gravi carenze denunciate, il nostro giudizio sul bilancio di previsione per l'anno 1975 non può che essere negativo.

Bondaz (D.C.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, chiedo scusa di aver rotto il microfono, questo sì, ma è dovuto al fatto che mangio spinaci.

Dopo tante parole negative su questo bilancio, è opportuno che si senta anche una voce positiva, una voce di rispetto verso questo bilancio. Innanzitutto devo premettere il mio compiacimento per la sollecitudine con cui il Consiglio regionale è chiamato a discutere il bilancio del corrente esercizio finanziario.

In breve, ci troviamo di fronte ad uno schema di legge tradizionale con una relazione di accompagnamento non priva di un certo ottimismo, corroborato dalla effettiva constatazione del gettito delle quote regionali, del riparto fiscale tra lo Stato e la Regione.

Se mi è consentito, vorrei fare qualche rilievo tecnico prima di svolgere alcune considerazioni politiche e programmatiche. Devo affermare che la redazione di questo documento ricalca purtroppo i disegni precedenti che suddividevano le uscite per categorie invece che per funzioni di spesa. Si ripropone cioè un criterio di spesa in conto capitale strettamente connesso con parti di ciascun Assessorato invece che in funzione degli interventi che potrebbero interessare più Assessorati contemporaneamente, con la risultante che i capitoli si presentano come tastiere che solo un singolo Assessorato può muovere disperdendo l'efficacia potenziale di un investimento più organico, più comprensivo cioè di maggiori competenze e quindi davvero incisivo nella realtà specifica cui si riferisce.

Non è soltanto questione di tecnica di bilancio e di organizzazione dei servizi: si tratta di operare per dare al Consiglio e all'Esecutivo uno strumento nuovo per spendere diversamente i soldi dei Valdostani evitando la miriade di capitoli dispersivi che a loro volta consentono interventi diluiti. Un'iniziativa di tale portata postula però un lavoro di almeno sei mesi rivolto a creare nuovi equilibri di spesa intorno ai principali poli dei servizi pubblici e sociali erogati dall'Ente Regione. Essa comporta un razionale intervento riferito sia ai servizi dell'Amministrazione che debbono avere il tempo di predisporre i nuovi meccanismi di spesa, sia alla metodologia con cui dare una veste legittima e formale ai nuovi indirizzi programmati, sia infine alla volontà politica della nuova maggioranza di darci uno strumento adeguato alle esigenze dei nostri tempi.

Il criterio di classificazione funzionale delle partite di bilancio, che è tradizionale e si fonda sulle singole categorie che a loro volta rispondono alle presunte necessità dei diversi servizi regionali, può soddisfare la logica di bilancio ma, così com'è concepito e cioè per la sua rigidità, per il costante ricorso ai fondi residui ed impegni precedenti, non consente di spaziare al di là dello schema contabile. Non permette, in definitiva, di derivare le grosse scelte, di concentrare lo sforzo finanziario nella direzione e soluzione dei problemi di fondo che rimangono insoluti, con la conseguenza che, da un lato, il dilatarsi delle spese correnti e, dall'altro, i mille rivoletti del bilancio provocano quegli slittamenti dello 0,41% nel campo delle abitazioni, del 2,23% nelle azioni e negli interventi in campo sociale, del 3,31% negli interventi in campo economico, mentre l'importo delle entrate quantifica una maggiore disponibilità di oltre 10 miliardi.

Se ci guardiamo intorno, esistono almeno quattro sistemi di bilancio: il sistema italiano, cui si sono accostate altre Nazioni latine, che è rigidamente unitario e coinvolge il totale delle entrate e delle uscite per puntualizzare la situazione della finanza pubblica alla fine di ciascun anno; il sistema inglese che in bilancio assume solo le entrate e le spese aventi carattere variabile; vi è infine il sistema americano che si svincola dai contenuti economici del bilancio e ricerca il pareggio nella situazione del Tesoro; buon ultimo, il sistema tedesco che vede nel bilancio un atto veramente amministrativo in esecuzione delle leggi in vigore.

Ora, se il carattere differenziale del bilancio di cassa rispetto a quello nostro di competenza, che è poi l'assenza di residui a fine di gestione, non si evidenzia per il semplice motivo che non è possibile porre in essere una limitazione dei fatti amministrativi, è chiaro che la vera differenza tra le diverse forme di bilancio si ritrova proprio nella regolamentazione di quei residui che si formano soprattutto stanziando dei fondi per opere la cui realizzazione potrà avvenire solo negli anni successivi.

Io ritengo che la Valle d'Aosta debba darci un'esperienza nuova in materia di bilancio guardando ad altre Regioni italiane e tenendo presente che la polverizzazione del bilancio in capitoli risale al 1853 e cioè a Camillo Benso Conte di Cavour.

Proprio per le ragioni che ho espresso, e cioè la struttura dell'esercizio provvisorio approvata e il residuo dei fondi impegnati nel 1974 e negli anni precedenti e non spesi, nonché per le leggi formali che stanno a ridosso del bilancio, non era possibile attendersi dalla Giunta Andrione che un lavoro di continuità, senza il quale sarebbero mutati sia la classificazione delle spese, sia gli impegni già deliberati ma non ancora eseguiti per la limitazione dei fondi disponibili sulla base dei dodicesimi dell'esercizio precedente.

Se è pacifico che la prima autentica riforma dell'autonomia finanziaria e politica consiste nella capacità di spendere correttamente il pubblico denaro difendendo dall'interno l'istituto autonomistico, è altrettanto chiaro che esistono metodi migliori di gestione finanziaria e che essi presuppongono lo snellimento della macchina delle procedure burocratiche e altresì una razionale distribuzione delle risorse disponibili, dove per "razionale" intendo dire consapevole del decrescente potere d'acquisto della lira e della recessione economica. Dobbiamo uscire dalle consuetudini se vogliamo che gli stati di previsione non guardino solo la periodicità, gli effetti prodotti sul patrimonio regionale e la natura delle materie amministrative. "Che senso ha - scriveva Cesare Zappulli - spendere una lira per amministrare una lira". Dobbiamo pertanto sottrarre l'Ente Regione dalla logica propria degli altri Enti pubblici per i quali scopo dell'Ente è l'Ente stesso. Ma dello snellimento della macchina burocratica ho parlato precedentemente e vorrei citare un esempio che ci viene dalla Regione Lazio, che con delibera dell'agosto 1974 ha varato in materia di opere pubbliche una legge che recita: "le deliberazioni relative alle opere pubbliche d'interesse regionale sono immediatamente esecutive senza alcun parere, né ulteriore approvazione da parte della Regione e dei suoi uffici". Ogni anno perso si risolve infatti in aumenti di costi dell'ordine del 10-20%, gare deserte, appalti ripetuti. A lungo andare ritardi burocratici e lievitazioni dei costi rendono impossibile appaltare le opere e creano i residui passivi del bilancio regionale. Nell'amministrazione dello Stato la spirale perdita di tempo/aumenti dei prezzi ha portato residui passivi per 3 mila miliardi proprio a livello di Ministero dei Lavori Pubblici.

Svolte queste modeste considerazioni circa il nuovo assetto delle strutture del bilancio, ringrazio la Giunta e l'Assessore alle Finanze cui va il nostro grazie per la repentinità e velocità con cui ha dato corso a questo bilancio e che, dopo la sua approvazione, darà le opportune disposizioni agli uffici della Regione per preparare il nuovo schema di bilancio nella direzione auspicata, il tempo materialmente utile per sbloccare i fondi impegnati e non spesi alla data del 30 ottobre dell'esercizio corrente, onde evitare il ricorso all'esercizio provvisorio, che rappresenta sì un salvagente cui ancorare la certezza degli impegni, ma anche un'ipoteca su tutto l'esercizio finanziario dell'anno seguente.

Venendo ai temi propriamente politici, che rappresentano la cornice naturale del bilancio, sarà opportuno sviscerare alcuni punti di riflessione sulla fisionomia della maggioranza che ha portato all'elezione del Governo Andrione. Abbiamo assistito, non senza penosa attenzione, alla lunga estenuante polemica condotta in occasione del rinnovo delle Commissioni consiliari con il tentativo di porre delle etichette più o meno colorate sulla maggioranza costituita e sulle minoranze agganciate dall'opposizione al carro della maggioranza. Le stesse precisazioni e dichiarazioni del Presidente della Giunta non sono riuscite a distrarre l'opposizione dal fervido impegno di logorare la maggioranza col pretestuoso diritto di attribuire ai singoli Consiglieri un ruolo diverso da quello che essi stessi con onestà e lealtà si erano attribuiti. Appare chiaro che siffatto atteggiamento nasce da una specie di contrizione interna, dalla consapevolezza di una parte della minoranza di essersi lasciata superare dai fatti politici e, nella fattispecie, dal processo di unificazione dei movimenti regionalisti che rappresenta il nucleo centrale, il punto di riferimento, il codice di lettura dell'operazione democratica e autonomista da cui è nata la Giunta Andrione.

La maggioranza è autosufficiente e, proprio per siffatte ragioni, essa è aperta al contributo di quanti ritengono di avere delle proposte concrete da fare circa gli assillanti problemi della Comunità valdostana.

Abbiamo detto e ripetuto che alla radice della nostra iniziativa, alla base della collaborazione con i movimenti regionalisti non abbiamo posto né questione di potere, né tanto meno richieste di emarginazione nei confronti di chicchessia e quindi rivolgiamo a ognuna delle forze politiche qui presenti il pressante invito a sostenere la maggioranza con il contributo di idee e di proposte tese al miglioramento dei servizi erogati dalla Regione. La politica dell'odio, l'opposizione gratuita e preconcetta lasciano tracce indelebili su chi le coltiva nella segreta speranza di conquistare le posizioni perdute.

Sembrerà paradossale quanto sto per dirvi ma è probabile che la maggioranza da poco costituita non rappresenti tanto un patto di potere, come ci ha detto il Consigliere Lustrissy, tra la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista, i Socialdemocratici e i Movimenti regionalisti, quanto piuttosto un patto di necessità legato all'incapacità dei Democratici Popolari di fare qualche sacrificio e di rispettare la dignità politica del Partito Socialista Italiano e di tenere in maggiore considerazione l'apporto determinante dei voti del Partito Comunista.

In parole povere, siete voi Democratici Popolari ad aver determinato un vuoto di potere che doveva pur essere colmato per salvaguardare la continuità regionale e adesso premete l'acceleratore per provocare una sbandata, per esempio, sull'Alpila, e rimproverate la nuova maggioranza di essere paladina di interessi inconfessabili quasi che Andrione non avesse dato lettura degli impegni assunti in prima persona dal Dr. Dujany proprio nei confronti della società stessa, per cui possiamo tranquillamente sostenere che il voto dato dai Democratici Popolari alla mozione comunista sull'Alpila è un voto che contraddice la firma dell'ex Presidente Dujany. E quando un Amministratore non onora nemmeno la propria firma allorché possa la sua coerenza verso contingenti situazioni di compromesso politico e demagogico...noi vediamo venir meno il rispetto dovuto alle decisioni liberamente assunte e constatiamo la mancanza di serietà che animava la maggioranza precedente. Quindi, se il Consigliere Chincheré, che non perde mai occasione in quest'aula per sbandierare la credibilità del Partito Comunista, attacca la Democrazia Cristiana dicendo che essa difende i grandi interessi e gli speculatori, noi rispondiamo che l'unico torto di Andrione è quello di aver voluto correttamente onorare gli impegni già assunti dall'ex Presidente Dujany, impegni di cui, se tutto va bene, il Partito Comunista non era nemmeno a conoscenza dato il ruolo umiliante di subordinazione implicita nell'arrogante gestione dei Democratici Popolari.

Dobbiamo rispondere anche ad un recente articolo apparso sul foglio "Nouvelles Valdôtaines", anonimo, ma non per questo meno insulso e ridicolo. Sul giornale democratico popolare in data 31 gennaio 1975 si legge testualmente: "Roma ricompra la Valle: chi paga il prezzo?". E successivamente dice: "è stato detto che si tratta di una Giunta di transizione ma transizione vuol dire passaggio, passaggio a che cosa? Al ritorno della Destra Democristiana, agli intrallazzi dei partiti minori del cosiddetto Centro Sinistra, agli spazi...operati dal capitale finanziario, all'impoverimento e alla spogliazione dei ceti inferiori, alla perdita dell'autonomia da parte della Valle...". Vi risparmio il resto ma vi consiglio di leggere attentamente tutto l'articolo dove si arriva a sostenere che l'attuale Giunta e la coalizione "costituiscono l'avvio in sordina di un'operazione di marca fascista". E si badi che tra gli altri sostengono questa Giunta regionale un ex Comandante partigiano quale il Professor Jorrioz e la Professoressa Viglino già membro del Comitato di Liberazione Nazionale, gente cioè che ha rischiato la pelle, che ha patito l'esilio e che è stata discriminata proprio dalla dittatura fascista.

Le affermazioni contenute nell'articolo rivelano la malafede dei Democratici Popolari, che fino a ieri dicevano di voler collaborare con i movimenti regionalisti e che oggi parlano di...al servizio dei Savoia, di Mussolini, della Francia e di Roma e affermano di non lasciarsi strumentalizzare né dai Socialisti locali, né dalla Democrazia Cristiana...dopo aver forzato la polemica con la Democrazia Cristiana la si voleva isolare e dopo aver punito come forza politica lo stesso Partito Socialista Italiano colpevole di non voler subire l'egemonia proconsolare dei Democratici Popolari.

Noi ci aspettiamo dal Presidente della Giunta una risposta ferma e precisa alle accuse da Codice penale scritte nere su bianco dai Democratici Popolari. La diffamazione può essere ridicola ed insulsa ma anche essa ha un limite e noi non crediamo che si possa impunemente dare del fascista a uomini della Resistenza, a persone che, come dicevo, possono sempre vantare di aver difeso la libertà e l'autonomia della Regione.

La sfrenata demagogia dei Democratici Popolari mi richiama alla mente quel simpaticone di Idi Amin Dada, dittatore dell'Uganda, che in un messaggio al popolo allorché assunse i pieni poteri dichiarò: "io sono un grande uomo, molti grandi uomini vengono dalle armi, pensate a Napoleone, a De Gaulle, a Gheddafi e ad Amin Dada".

È ora, Signori, di porre fine all'istrionismo, alla faciloneria e alle accuse infondate.

I Democratici Popolari scrivono un articolo intitolato: "E così Fanfani ha finalmente trovato un cavallo di Troia. Le imprese esterne in Valle si chiamano Cogne, Ilssa Viola, Casinò, Montefibre, e così via, queste imprese ricavano utili sfruttando risorse locali ivi compresa la mano d'opera, ma questi utili vanno fuori Valle..." e così prosegue: "i Democratici Popolari attraverso la partecipazione ed il decentramento volevano portare gradatamente non solo questi problemi alla ribalta, ma iniziarne la discussione e cercare le soluzioni possibili nel tempo".

I Democratici Popolari dunque volevano, i Democratici Popolari stavano per, i Democratici Popolari portano gradatamente, i Democratici Popolari iniziano la discussione, cercano le soluzioni possibili, ma insomma, in quattro anni di potere assoluto non vi siete accorti che esistono la Cogne, l'Ilssa Viola, il Casinò ed altre imprese? Pretendete forse che Andrione ottenga in quattro settimane quello che voi non avete neppure chiesto in quattro anni? Nei vostri bilanci, Signori Democratici Popolari, avete mai scritto i proventi derivanti dalle imposte sugli utili di queste società? Oppure voi mettete sullo stesso piano il Casinò di Saint Vincent e le altre società che non hanno nessuna convenzione con l'Ente Regione?

Vi siete dimenticati di citare, bontà vostra, l'anonimo autoporto, oppure ritenete che i diritti sanitari che attualmente la Regione incamera non sarebbero dovuti se per caso l'autoporto fosse spostato a ridosso dei servizi doganali del Monte Bianco? Gli utili dell'autoporto vengono forse versati in parte nelle casse della Regione?

Quando leggiamo sui vostri giornali che Andrione ha bloccato l'opera di decolonizzazione della Valle e si è alleato con quelle forze politiche che proteggono gli speculatori nella loro azione di saccheggio del patrimonio della nostra Regione, non possiamo non denunciare da parte nostra l'infondatezza di simili isteriche accuse.

Un'altra forza politica con la quale desideriamo chiarire le rispettive posizioni è il Partito Comunista, nei cui riguardi mi limiterò a svolgere due brevissime considerazioni: la prima è che qualsiasi cosa i Democristiani dicano esprimendosi sul conto del P.C.I. e su questo Partito, l'accusa che ci viene dai banchi comunisti è di usare una fraseologia quarantottesca, parole da trincea.

La seconda considerazione è che non reputiamo nell'imminente realizzabile un compromesso politico e un incontro storico tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Il terreno del dialogo amministrativo quindi ci sembra quello più adatto per un confronto costruttivo con il Partito Comunista, un confronto che passa attraverso la nostra volontà di demistificare temi cari al P.C.I., come quello della speculazione edilizia. Anche "Le Travail", se mi è consentito, si è lasciato andare a facili polemiche sulla questione dell'Alpila, ma mi sia consentito di affermare che siamo stanchi di questa serie di demagogia, di questa ricerca degli effetti che, tra l'altro, non si basano su una linea di coerenza di fronte alla successione dei fatti amministrativi. Vorrei citarvi e vi cito il vostro Compagno Ho Chi Minh, rivoluzionario statista di prestigio, che ha addebitato uno scritto interessante al movimento di emulazione. I compiti...

(voce del Consigliere Monami)

... certo, ma se mi lasci finire, vedrai che siamo d'accordo..."i compiti - dice Ho Chi Minh - che devono prefiggersi i combattenti di emulazione sono questi: 1° sforzarsi di progredire sempre; 2° essere modesti, essere vicini alle masse, dar loro il buon esempio".

Voi Comunisti come credete di essere credibili quando...

(voce del Consigliere Monami)

... Consigliere Monami, io ti ho ascoltato con molta pazienza, quindi, anche se m'interrompi, mi porti a nozze, guarda proprio non...

(voce del Consigliere Monami)

... Consigliere Monami, io cito quello che ha scritto su un libro poi se non va bene, è Socialista... certo, può darsi, tu mi dai un'interpretazione che viene da "originale", quindi ne prenderò atto perché non sono Comunista.

Come pretendete voi Comunisti di essere credibili quando nel volgere di due anni chiedete l'uscita della Regione dall'Alpila, volete che la Regione non si comporti d'azionista qual è nel Consiglio di Amministrazione ben sapendo che uscendo essa farebbe un grosso regalo proprio alla Fiat? Forse non sapevate che nel 1972 la quota azionaria della Regione nella Società Alpila era del 20%? La stessa cosa dicasi per tutti i vari provvedimenti legislativi ed atti amministrativi che avete votato quando facevate parte della maggioranza caduta e che ora rimettete in discussione per creare imbarazzo al Governo Andrione. È inutile dirlo, così come ci attendevamo qualche idea nuova dal dibattito del Congresso regionale del Partito Comunista in ordine ai problemi della Comunità regionale, noi Democristiani guardiamo con molta attenzione alle risultanze del vostro Congresso Nazionale.

Noi giudichiamo il Partito Comunista non per la sua tattica contingente, bensì per la sua strategia nei confronti della libertà, che, secondo noi, non è né un bene di consumo, né uno stato d'animo. Noi concepiamo la libertà come condizione di vita e quindi come la liberazione dell'uomo dalle ingiustizie e dallo sfruttamento. Una liberazione che nessuno regala perché anche la libertà ha un prezzo e bisogna conquistarla per tutti, anche per coloro che da anni riversano contumelia contro il Partito che modestamente rappresentiamo.

Noi non crediamo ai fatti di profeti, a coloro che non ritengono sufficienti le quattro versioni del Vangelo e vorrebbero propinarcene una quinta.

Chiusa questa breve parentesi politica, vorrei dedicare l'ultima parte del mio intervento alla problematica del bilancio con particolare riferimento ad alcuni settori.

Nel settore agricolo il bilancio non offre punti di rilievo salvo la meccanica ripetizione degli impegni precedenti con qualche modifica. Noi speriamo che il prossimo esercizio finanziario recepisca massicciamente l'enorme esigenza prospettata dal mondo agricolo a incominciare dalla carenza di infrastrutture. Le aziende agricole sono in crisi e l'ulteriore rincaro dei concimi non può che creare altri squilibri fra i costi e i prezzi dei prodotti agricoli.

Vorrei infine parlare delle Comunità Montane, brevissimamente, per le quali lo Stato ha posto un finanziamento di 180 miliardi in tre anni. Io ho fatto un breve conto per quanto riguarda la Valle d'Aosta sulla base dei coefficienti precedenti e l'importo che verrebbe alla Valle d'Aosta sarebbe di circa 3 miliardi, in vero, cifra modesta per quanto riguarda le necessità di queste Comunità.

Particolare attenzione vorrei che fosse data dalla Giunta all'ultima direttiva comunitaria sulla forestazione. La Regione valdostana potrebbe essere molto interessata finanziariamente a questa direttiva strutturale a condizione però che vengano subito impostati determinati studi tra cui il piano di forestazione regionale, che comprende sia il potenziamento e la conservazione del patrimonio boschivo, sia il suo miglioramento attraverso la costruzione di infrastrutture utilizzative.

Un concetto che il bilancio non contempla è quello di interventi differenziati tra le diverse zone della Valle alla luce applicativa delle leggi regionali sul verde rurale e sulla cooperazione agricola già in vigore. In Valle d'Aosta vi sono delle zone in cui l'agricoltura ha risorse economiche e dove quindi vanno applicate, normalmente, le facilitazioni previste dalle leggi. Dove invece l'agricoltura non ha un significato economico, come d'altro canto esistono le necessità generali per il mantenimento del carico umano, ebbene, in tali zone appare evidente la necessità di un intervento differenziato che potrebbe essere l'incentivazione delle provvidenze previste dal verde rurale proprio nei comprensori delle zone disagiate. Altra strada per aumentare il reddito di quelle zone può essere l'accrescimento degli interventi per la protezione del suolo e per il potenziamento del patrimonio boschivo.

Avevo inoltrato un'interpellanza per quanto riguarda la richiesta di istituzione di un ufficio regionale per la difesa del suolo, ma non ne ho trovato traccia alcuna nel bilancio. Spero che tale ufficio venga costituito nel corso dell'anno trattandosi di cosa che ritengo particolarmente necessaria ed utile per la Valle. Per quanto ci riguarda, sarà mia cura e cura del Gruppo della Democrazia Cristiana presentare al più presto un disegno di legge relativo alla costituzione dell'ufficio sopraddetto anche se preferiremmo che l'iniziativa fosse della Giunta regionale.

Per quanto riguarda la riforma urbanistica, ci atteniamo agli impegni ufficialmente assunti dal Presidente della Giunta regionale all'atto del suo insediamento. Voi sapete che esiste un progetto governativo di riforma urbanistica il cui principio informatore consiste nel separare il diritto di proprietà da quello di costruzione. È pacifico che la semplice separazione dei due diritti lascia ancora ampio spazio sia alla speculazione edilizia sia alle rendite fondiarie. I passaggi successivi della nuova riforma saranno il pagamento dei diritti di edificazione e l'accertamento del plusvalore. Vedremo, se la riforma andrà in porto, quali contraccolpi avrà sul territorio della Valle d'Aosta.

Signor Presidente, Signori Consiglieri, molti altri argomenti di vitale interesse meriterebbero di essere sviscerati proprio in sede di discussione del bilancio, ma mi sia consentito, per brevità, di esprimere la mia soddisfazione per l'impegno assunto in bilancio circa il potenziamento delle biblioteche regionali, che rappresenta un passo avanti nella divulgazione culturale e uno stimolo ad accrescere i mezzi di formazione dei cittadini valdostani.

In ultimo, poche parole a proposito della previsione circa le spese per l'espletamento dei servizi d'istituto. Mi si consenta di rilevare che se ad un aumento delle unità impiegate non è corrisposto un migliore rendimento dei servizi, ciò non è dovuto alla capacità del personale regionale bensì all'incapacità degli amministratori di voler attuare una prima importante riforma della burocrazia regionale che esalti il lavoro di équipe, che si basi sui livelli di preparazione e sulle mansioni effettivamente svolte, sulla responsabilizzazione dei singoli funzionari regionali, sull'intesa con le Organizzazioni Sindacali, che poi non è null'altro che l'accoglimento dello Statuto dei lavoratori da parte dell'Amministrazione regionale.

Concludo rivolgendo un ringraziamento al Governo regionale per la grossa mole di attività fin qui svolta e per la celerità con cui essa, pur ricalcando schemi di lavori precedenti, ha portato in Consiglio questo strumento di lavoro.

Il nostro voto favorevole al bilancio di previsione è un voto politico, abbiamo voluto motivarlo facendo il punto su argomentazioni tecniche e su problemi sociali che riteniamo della massima importanza.

Non è nostra abitudine mettere troppa carne al fuoco, ma siamo certi che non mancheranno le occasioni per parlare delle norme di attuazione dello Statuto, della vertenza dell'ENEL e delle altre materie statutarie e, soprattutto, della riforma ospedaliera.

Il chiarimento politico che noi avevamo auspicato nel mese di ottobre è giunto propizio anche se esso può essere approfondito nei dettagli. Alcuni gruppi politici della minoranza hanno accettato il chiarimento, altri invece parlano di una Valle d'Aosta che avrebbe imboccato un lungo tunnel oscuro e pieno di pericoli per l'autonomia regionale. Noi siamo propensi a credere che la lunga militanza di Andrione nelle file dell'Union Valdôtaine, nonché la presenza in Giunta di uomini di provata capacità amministrativa, sia testimonianza concreta che la nostra Regione ha imboccato sì un tunnel che consente di passare per le impervie difficoltà del momento, ma questo tunnel è illuminato a giorno e apre una breccia sicura al progresso della vita regionale.

Caveri (U.V.) - Sono iscritti a parlare i Consiglieri Benzo e Chincheré. Do la parola al Consigliere Benzo.

Benzo (D.P.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, la prima osservazione che deve essere fatta al bilancio di previsione del 1975 è quella che risulta dalla lettura della relazione al bilancio stesso e dagli allegati E ed F che contengono gli elenchi dimostrativi della destinazione del fondo speciale per oneri derivanti da provvedimenti legislativi in corso di perfezionamento. In effetti, vi è una profonda contrapposizione di fatto per quanto riguarda la dichiarazione del V° capoverso, che recita: "...sia quindi la possibilità di conseguenti future maggiori entrate che consentiranno alla Regione di finanziare le prevedibili maggiori spese di parte corrente derivanti dalla svalutazione della moneta e dal maggior costo dei servizi specie per quanto riguarda la prevista ristrutturazione dei servizi sanitari e dei servizi sociali".

Dicevo, si ha una profonda contraddizione di fatto per l'assoluta mancanza di una previsione politico-programmatica negli elenchi degli allegati E ed F che non prevedono alcuna ristrutturazione, che avrebbe dovuto trovare rispondenza in appositi disegni di legge e relativi stanziamenti, a meno che non si voglia considerare tali ristrutturazioni previste dall'istituzione dell'Ufficio di assistenza ospedaliera, che nulla ha a che vedere con un programma di politica sanitaria e assistenziale.

Vi è di più: la dimostrazione della addirittura negativa impostazione previsionale nei settori più importanti per la vita sociale ed economica della nostra collettività. Basta prendere in considerazione il riassunto della ripartizione degli investimenti per constatare una diminuzione di circa il 4% per azioni e interventi in campo economico, una diminuzione di circa il 2% per azioni e interventi in campo sociale e una diminuzione di circa lo 0,50% per azioni e interventi nel campo delle abitazioni. Come risulta evidente dalle cifre esposte, non solo si è previsto di incentivare questi fondamentali settori ma addirittura se n'è effettuata una notevole compressione. È questo uno dei modi di presentazione della transitorietà della Giunta attualmente in carica? Cioè di non usare il notevole aumento delle entrate regionali ai fini di una programmazione delle spese nei settori di intervento sopraddetti?

Sarebbe stato quanto meno opportuno, con il notevole aumento degli interventi nei vari settori sopramenzionati, non ricopiare testualmente le frasi che ho letto, che trovavano la loro ragione di essere nel precedente bilancio. Riteniamo che queste osservazioni basate su delle cifre siano veramente significative degli intendimenti o, meglio, degli adagiamenti di questa Giunta nei confronti di attività fondamentali per lo sviluppo sociale ed economico della nostra Regione.

Passiamo adesso a fare alcune nostre considerazioni e a sottoporre al Consiglio regionale alcune indicazioni che trovano riscontro in quanto è stato avviato in precedenza.

In primo luogo, per quanto riguarda i servizi sociali e riferendoci alle linee del documento programmatico presentato dalla precedente maggioranza al Consiglio regionale lungamente dibattuto, si ritiene di proporre lo studio di una legge per l'integrazione del reddito dei più bisognosi che estenda a tutto il territorio regionale le provvidenze attuate dal Comune di Aosta e i relativi criteri. La gestione di tali provvidenze dovrà essere delegata agli Enti locali.

Si ritiene inoltre necessario proseguire l'istituzione di centri di servizi socio-sanitari articolati su base comunitaria mentre la gestione deve essere affidata alle Comunità Montane, anche in vista dei futuri compiti che a tali centri verranno affidati a seguito dell'attuazione delle riforme sanitaria e dell'assistenza sociale. Una politica di sviluppo dei servizi sociali, avvalendosi delle esperienze maturate dagli operatori sociali e del loro apporto interdisciplinare, deve prevedere la creazione di servizi aperti a tutti e determinare precise priorità di intervento che prevengano e affrontino globalmente i problemi del bisogno, di qualsiasi natura esso sia e a chiunque sia rivolto, ed integrati ai servizi sanitari, scolastici, culturali, ricreativi e di formazione professionale, nonché la politica della casa, dei trasporti, dell'occupazione e dell'assetto del territorio.

Per quanto riguarda i servizi sanitari, essi devono essere considerati nell'ambito di una politica rivolta a prevenire, nella misura oggettivamente possibile e non soltanto per interventi di carattere specificatamente sanitario, l'insorgenza delle malattie. Una politica sanitaria in Valle d'Aosta deve partire da un'attività di prevenzione primaria che interviene sull'ambiente, compreso quello del lavoro, per ridurne od abbatterne le cause di nocività per la quale, da un lato, erano stati potenziati i servizi regionali di medicina preventiva e, dall'altro, era stata presentata la legge per la medicina preventiva del lavoro, ripresentata dopo il voto negativo del Consiglio regionale...o per la creazione di un centro per la tutela sanitaria nei luoghi di lavoro. E ciò per rispondere alle attese dei lavoratori che direttamente, tramite i loro organismi sindacali e rappresentativi avevano partecipato, con tanto slancio e volontà, con il sottoscritto e con i tecnici dell'Assessorato della Sanità, alla precedente formulazione.

Circa il momento curativo, noi sottolineiamo in via prioritaria l'urgenza di un adeguamento dei servizi ospedalieri alla domanda attuale attraverso l'esame del rapporto informativo già predisposto per il piano ospedaliero regionale e la sua razionale attuazione e ciò attraverso:

1°) la realizzazione di una nuova organizzazione ospedaliera in quanto l'attuale deve essere non solo ristrutturata - vedi l'ampliamento dell'Ospedale generale e vedi le proposte per l'utilizzo dell'edificio in corso di realizzazione già destinato all'assistenza geriatrica per fini di riabilitazione a lunga degenza - ma messa in grado di rispondere alla quantità e alla qualità della domanda regionale;

2°) la riqualificazione e il potenziamento dei servizi di accertamento e di cura e non prevalentemente di quelli ricettivi, che tenga conto dei necessari adattamenti della legge di riforma ospedaliera alla realtà regionale;

3°) la riduzione di quei servizi che possono essere agevolmente svolti da presidi sanitari di base decentrati sul territorio, in modo da decongestionare la struttura ospedaliera.

Non sappiamo se questa Giunta ha ritenuto di proseguire gli studi per la formulazione del piano sanitario regionale, noi riteniamo che, anche in attesa che la legge quadro nazionale per la riforma sanitaria sia approvata dal Parlamento, si debba prevedere e procedere per raccogliere tutti gli elementi positivi atti a predisporre per tempo gli strumenti necessari alla creazione delle unità locali dei servizi. Il piano sanitario dovrà essere tale da coprire tutti i servizi: da quelli preventivi a quelli riabilitativi e tutti gli aspetti di cui si compone la materia: da quelli organizzativi e strutturali a quelli istituzionali, da quelli economico-finanziari a quelli territoriali.

Per quanto concerne poi le altre politiche di settore, i cui obiettivi devono pure essere individuati in programmi pluriennali, ritengo in particolare di sottolineare la necessità di un proseguimento della politica di acquisizione di aree industriali soprattutto per la piccola e media industria.

Per il settore del turismo si dovrà soprattutto rivolgere l'attenzione e la conseguente attuazione a interventi per un potenziamento e miglioramento delle attrezzature sportive, ricreative e alberghiere, sia ai fini più generali dello sviluppo economico che di quello sociale della Regione.

Per il settore commerciale artigianale si tratta di favorire associazioni fra dettaglianti e di rifinanziare il fondo di rotazione, validissimo strumento di intervento dell'operatore pubblico, con l'allargamento delle provvidenze per le attività artigianali.

Nel settore dell'educazione si tratta innanzitutto di definire con lo Stato il decreto delegato per la Valle d'Aosta per una nuova strutturazione della formazione professionale, il riordino della legislazione regionale e l'istituzione di un istituto di istruzione secondaria in Bassa Valle.

Per il settore delle abitazioni è necessario il riordino degli interventi regionali in materia e un adeguato finanziamento per l'edilizia pubblica tenendo conto della situazione abitativa sia dei lavoratori dei centri urbanizzati, sia di quelli dislocati nelle zone agricole.

Per il settore agricolo si dovranno definire le aree di sviluppo, rinnovare la struttura incentivante la politica di cooperazione, di assistenza tecnica.

Per la difesa del suolo ci dovrà essere un idoneo piano forestale, un'opera di difesa idrogeologica e l'aumento dei finanziamenti del fondo di rotazione.

Per i trasporti è indispensabile procedere ad una sollecita approvazione della legge generale dei trasporti onde acquisire le competenze amministrative in materia e procedere al riordino del sistema dei trasporti regionali con lo studio di una gestione pubblica del settore.

Per il settore urbanistico vi è l'inderogabile necessità di dare inizio a una nuova politica urbanistica che dovrebbe impegnarsi sulle seguenti iniziative:

- la legge urbanistica regionale e il piano regolatore regionale;

- le indicazioni precise per il ridimensionamento dei piani regolatori comunali e circa gli oneri di urbanizzazione.

Signor Presidente e Signori Consiglieri, tutte le osservazioni precedenti e le considerazioni fatte non trovano, a mio parere, in questo bilancio adeguata rispondenza o alcuna rispondenza se non limitatamente ad alcuni interventi già previsti precedentemente in capitoli specifici.

Ritengo quindi che non sulla base dell'attuale bilancio, ma sulla base delle esperienze acquisite e delle indicazioni prospettate, l'Amministrazione regionale dovrebbe compiere una serie di interventi programmati e di più deciso sforzo nel settore sociale ed economico per permettere alla nostra Regione un ordinato sviluppo civile e ai nostri concittadini un'effettiva sicurezza e giustizia sociale.

Chincheré (P.C.I.) - Innanzitutto alcune questioni, premetto che il mio non sarà un intervento ma sarà soprattutto una provocazione cercando in questo modo di far uscire "il lupo dalla tana" e sentire un po' cosa in realtà pensa la Giunta, a nome proprio o a nome della maggioranza, di alcuni grossi problemi specifici che stanno di fronte al Consiglio regionale e alla Regione intera rispetto ai quali non si riesce a capire che tipo di proposte e di giudizio dà questa maggioranza.

Innanzitutto alcune risposte brevissime - e mi scuso in anticipo se sarò nella brevità incompleto - all'intervento del Consigliere Bondaz che ha avuto indubbiamente alcuni aspetti positivi. Innanzitutto prendiamo atto, come conferma di una nostra posizione, dei rilievi critici fatti dal Consigliere Bondaz al bilancio, anche se evidentemente le motivazioni - ed è giusto e normale che sia così - sono profondamente diverse, anche se poteva risparmiarci quella parte professorale sulla disanima di come altre Regioni, altre Nazioni fanno e costruiscono il bilancio.

Un altro dei rilievi circa l'intervento del Consigliere Bondaz - a nome, presumo, di tutta la Democrazia Cristiana - è che è stato un continuo richiamo al passato, un'analisi del passato senza però riuscire a far capire a chi lo ascoltava quali sono le proposte concrete in prospettiva nel futuro che la Democrazia Cristiana fa e, di conseguenza, in base a questo tipo di proposte, di analisi, poter trarre il giudizio del bilancio che oggi siamo chiamati a discutere.

Alcune questioni politiche: il Consigliere Bondaz ha tirato in ballo l'ormai storico compromesso storico e alcuni aspetti nuovi che, a suo avviso, all'interno della Democrazia nazionale e regionale stanno venendo avanti. Credo non forzato citare in questa sala, anche se forse viene considerato non opportuno e non interessante, dire che la nostra Federazione esce da un Congresso recente, Congresso che ha portato, per la prima volta in 30 anni in Valle d'Aosta, la presenza e il saluto di un qualificato esponente della Democrazia Cristiana.

Direi che il nostro Congresso ha valutato dando un giudizio positivo a questo fatto, considerando anche alcune cose dette dall'esponente democristiano e, se non mi sbaglio, addirittura del Vice Segretario della Democrazia Cristiana in Valle d'Aosta. Certe cose però non sono convincenti e ci sembrano abbastanza strumentali perché accanto a queste affermazioni, di fatto, non abbiamo nessun tipo di riscontro operativo che ci faccia affermare in piena coscienza che esiste correlazione stretta tra le cose che si dicono, fra le cose che si dice di voler fare e le cose che in realtà si fanno, perché, quando si parla del nuovo della Democrazia Cristiana e si dice al Partito Comunista: "cambiate anche voi quanto siamo cambiati noi e vedrete che ci incontreremo", si aprono due problemi: ci incontreremo per fare cosa e se la Democrazia Cristiana è davvero cambiata.

Vorrei rammentare, a titolo di cronaca, un fatto che conoscono tutti e che voglio ricordare come esempio di questa continuità della Democrazia Cristiana per quanto riguarda il Responsabile nazionale degli Enti locali. Anche in Valle d'Aosta il Gruppo consiliare, seguendo la politica nazionale degli Enti locali della D.C., di conseguenza, segue le indicazioni e il lavoro coordinato da quell'uomo che è niente di meno che il fanfaniano Gava. Noi sappiamo che la famiglia Gava è la famiglia del Sacco di Napoli, è la famiglia che si è mangiata il Vomero, è la famiglia che ha ridotto la Campania a quello che è, è una delle maggiori responsabili della terribile situazione di quella Regione. Allora la domanda spontanea che noi rivolgiamo alla D.C., all'Union Valdôtaine e a quei Movimenti che si richiamano al regionalismo più autentico, sul quale ritornerò dopo, è: che tipo di fiducia, che tipo di rapporto, che tipo di contributo in avanti può dare una Democrazia Cristiana che è diretta, in un settore così delicato, da un uomo di tal fatta che sicuramente non è in odore di santità e, semmai se odore spira, è di tutt'altro segno, è di tutt'altra natura.

Vorrei anche dire all'amico Bondaz di stare molto attento a citare il Compagno Ho Chi Minh al quale è andata in passato tutta la nostra stima, il nostro affetto, la nostra fiducia e che ancora oggi indubbiamente è un punto fondamentale di riferimento per l'internazionalismo proletario e per tutta l'attività e anche il sentimento, non lo nascondiamo, è nel cuore dei Comunisti. Perché è comodo, avendo un bel maglione girocollo e una cravatta pluricolori, alla moda, venire a citare in contrapposizione al Partito Comunista, o a maggioranze delle quali il Partito Comunista si era fatto promotore e partecipe, le frasi dette, gli scritti del Compagno Ho Chi Minh. Vorrei rammentare che, mentre il popolo vietnamita conduceva quella battaglia per la libertà del Vietnam e di tutti coloro che si ribellavano all'oppressione imperialista, la Democrazia Cristiana difendeva i bombardamenti, i bombardieri americani dicendo che era una scelta di civiltà, nel Vietnam si difendeva la civiltà cristiana e occidentale. Di conseguenza, io evidentemente non posso impedire a nessuno, soprattutto se viene fatto in modo corretto, di citare uno dei più grandi esponenti del Comunismo internazionale, però bisogna poi anche avere il coraggio accanto a questa cosa, a questa giusta valorizzazione, di assumersi le responsabilità delle cose compiute o perlomeno delle cose non compiute.

Un altro rilievo: quando si parla dell'uscita dall'Alpila come una cosa strana che le varie maggioranze che si susseguono si rimpallano da un banco all'altro che è parziale, molto parziale, dire che i Comunisti vogliono l'uscita della Regione dall'Alpila e in questo modo si favorirebbero gli interessi della Fiat...mi piace questa teoria che faremmo gli interessi della Fiat, non l'avevo mai sentita. Agnelli non è di questo parere e, fino a prova contraria, Agnelli la Fiat la conosce molto bene.

In realtà, noi avevamo chiesto cose precise, non solo questa, direi, al limite, che se esiste una percentuale, questa era il 10% del discorso. Il discorso che noi abbiamo fatto e al quale non ci è stato risposto non è: la Regione dentro o la Regione fuori dall'Alpila, ma se vogliamo dare o non vogliamo dare quei famosi 5 miliardi e mezzo, questo è il discorso. Aspettiamo, da questa maggioranza e dalla Democrazia Cristiana, che, fino a prova contraria, è parte non secondaria, una risposta, che può essere diversa dalla nostra, certo, ma una risposta dovrà pure essere data su questo argomento, anche perché ci sono già depositate tutta una serie di nostre mozioni sull'argomento e, volenti o nolenti, la questione Alpila ritornerà a breve scadenza in quest'aula.

Prima di arrivare a questo famoso compromesso storico che nella volontà di qualcuno assomiglia tanto a un patto di potere che noi respingiamo in quanto il problema non è quello, ma è la volontà di costruire un blocco sociale storico in grado di superare la situazione economica, sociale, politica e culturale del nostro Paese avendo come punto di riferimento principale la Costituzione repubblicana e antifascista per andare insieme, nelle reciproche autonomie, nel rispetto delle pluralità delle idee, verso la costruzione di una società nuova. È questo il senso che noi diamo al compromesso storico e chiunque lo interpreti in modo diverso non può che trovare il nostro dissenso e la nostra più netta riprovazione e opposizione.

Si dice comunque, a parte questa questione, una delle cose che ci divide è la libertà. Quale libertà Avvocato Bondaz? Quella di insabbiare sotto forme giuridicamente ineccepibili di 119 fascisti imputati di Ordine Nuovo, perché fanno il gioco di una certa Destra nazionale e internazionale e consentono al nostro comune amico Fanfani di teorizzare solo nel deserto insieme ad Almirante e forse a qualche Liberale, che in Italia esistono gli opposti estremismi, è questa la libertà? ... (voci fuori microfono)... Signor Presidente, per favore, vorrei continuare... O è quella rappresentata dall'Onorevole Salvo Lima, saccheggiatore storico di Agrigento, grande speculatore dell'edilizia siciliana, oggi Sottosegretario alle Partecipazioni Statali e alla Programmazione nazionale, che continua ad andare avanti e che ha costretto alle dimissioni fior fiore di funzionari, tra cui Sylos Labini, che non se la sentiva assolutamente di lavorare a fianco di uomini di questo genere? Quale libertà Bondaz, quella delle evasioni fiscali per costringere a pagare chi ha i redditi fissi la parte maggiore delle tasse? Quale libertà, quella di lasciare il Mezzogiorno dov'è? Quella di consentire che l'EGAM (Ente Gestione Attività Minerarie), invece di occuparsi della situazione economica del nostro Paese - di cui la Valle d'Aosta fa parte integrante, e l'EGAM in Valle d'Aosta ha un grosso ruolo da svolgere -, si compri al di sopra del Parlamento, anzi contro il Parlamento il 30% delle Imprese Fassio?

Mettiamoci d'accordo su queste cose, fate delle proposte, rimettiamo le cose in chiaro ed evidentemente poi il discorso, che penso non sarà a breve scadenza, non sarà immediato, potrà anche essere fatto da noi.

Veniamo ad alcune questioni specifiche sul bilancio, Andrione dice: "finalmente era ora" data la sua notoria "intolleranza" verso le discussioni troppo lunghe e che molte volte si dice, erroneamente, fanno perdere solo tempo e che io invece sostengo siano un elemento di chiarezza e di chiarificazione perché poi ognuno deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.

Per quanto riguarda la maggioranza, escluso l'intervento del Consigliere Bondaz che non ha risposto ad alcune questioni sostanziali, di conseguenza dobbiamo riferirci quasi esclusivamente all'intervento, alla relazione introduttiva dell'Assessore Fosson, il quale ha diviso il suo intervento grosso modo in tre parti: la prima parte molto lunga, doverosa, giusta - alla quale noi ci associamo perché è giusto, ci sembra corretto, positivo che sia così - di apprezzamento per i funzionari, al quale anche noi ci associamo; una seconda parte direi prettamente contabile e una parte non irrilevante che io metterei sotto il titolo "moralismo" o, se preferiamo, di "moralizzazione". E sappiamo che in parte questo moralismo è stato contraddetto dai fatti perché non è vero che in questo bilancio non ci sono delle scelte, in realtà ci sono delle scelte e vedremo quali.

Se noi - mi scuso col Presidente del Consiglio, solo per argomentare quest'affermazione, non entro nel merito - abbiamo sotto mano l'articolo 802 a pagina 132 e l'articolo 112 dell'Assessorato del Turismo, dove si aumentano, ad esempio (poi torneremo specificatamente su questo argomento), leggo testualmente: "spese per propaganda turistica - e mi ricordo la cattiveria con la quale Andrione interveniva in queste cose, cattiveria che sembra sopita, ci auguriamo per poco - azioni promozionali e per partecipazioni a mostre e fiere"...si arriva alla bellezza di 400 milioni con un aumento di 130 milioni. Ora, io mi rendo conto sul piano politico che bisogna l'Assessorato ai Socialisti ben foraggiarlo, però non credo che poi si possa contrabbandare questa cosa, senza un piano di spesa, come fatto di moralizzazione della vita pubblica perché sappiamo che, di fatto, 400 milioni, chiunque sia l'Assessore, di fatto gli consente un margine di manovra che non dovrebbe competergli.

Dicevo, moralismo contraddetto come terzo elemento, e sappiamo quanto fumo negli occhi si fa con il moralismo quando dietro queste affermazioni non ci sono delle chiare scelte politiche e vorremmo sapere in realtà quali sono i disegni politici che stanno dietro queste affermazioni.

Dobbiamo anche dire con estrema franchezza e autocritica, almeno per quanto mi riguarda, che siamo in grosse difficoltà ad intervenire in questo bilancio, a fare degli interventi, a chiedere delle cose, perché la Giunta o, meglio, la maggioranza - mi consenta Andrione di non fare distinzioni, lui dice sempre: "sono capo di una maggioranza" e ha ragione - non sono degli interlocutori, non dicono cosa vogliono fare, non dicono dove vogliono andare. È vero, e questo è un dato che oggettivamente favorisce questa maggioranza, il tempo è stato ristretto, su questo non ci sono dubbi, in tempi ristretti non si può sempre presentare un bilancio di largo respiro, un bilancio come quello che magari si vorrebbe presentare.

Dobbiamo però anche dire un'altra cosa, e anche questa è un'affermazione che faccio e che contraddice in parte cose sentite se non durante la discussione di questo bilancio, in altri momenti: il bilancio può essere molte cose, ma sicuramente non è un atto puramente contabile, non è un atto puramente amministrativo, ma è un atto politico. Oggi nemmeno le aziende private, che in teoria non hanno come compito quello di fare politica, sempre in teoria, di fatto, quando fanno i loro bilanci, devono necessariamente tenere conto della situazione politica ed economica e sociale all'interno della quale si trovano ad operare. Sappiamo, ad esempio, che oggi nessuna azienda può fare a meno del petrolio e, come tutti sappiamo, il petrolio sta nei Paesi arabi, i quali hanno alcuni problemi da risolvere.

Il bilancio è la sommatoria degli strumenti che si intendono usare per fare delle scelte politiche e a questo punto la domanda che mi faccio, la difficoltà della domanda che faccio alla maggioranza silenziosa, nel senso che non parla, è: quali sono queste scelte politiche? Proviamo a ricostruire dalle cose dette, dalle cose scritte, cerchiamo di trarre alcuni elementi che consentano di rispondere a questa domanda.

Noi abbiamo avuto un Presidente di Giunta il quale, all'atto del suo insediamento, chiedendo quasi comprensione per questa iattura che gli era capitata, ha detto che non poteva fare delle dichiarazioni programmatiche in quanto il tutto era maturato in tempi così brevi e così ristretti che non gli avevano consentito di concretizzare in un documento delle scelte, cosa anche questa giustificata. Poi però si arriva alla presentazione del bilancio che è quello strumento che dicevo prima, senza, nemmeno in questa occasione, fare delle dichiarazioni programmatiche e mi rifiuto di credere, anche perché non era suo compito, che sia da intendersi come dichiarazione programmatica la relazione fatta dall'Assessore Fosson.

Ricordo che a novembre, quando hanno incarcerato quel galantuomo che risponde al nome di Generale Miceli, abbiamo votato in questo Consiglio all'unanimità - visto che il nostro comune amico Parisi era leggermente latitante per questioni familiari - un ordine del giorno sull'antifascismo e sulla necessità che l'Ente locale diventasse centro permanente di formazione e di educazione antifascista. Ricordo molto bene l'intervento telegrafico dell'allora Consigliere Andrione, il quale diceva: "la migliore risposta che noi oggi possiamo dare a chi attenta alle funzioni democratiche è la buona amministrazione", parole testuali. A questo punto io chiedo ad Andrione cosa vuol dire "buona amministrazione"? Vuol dire forse che non si ruba? È scontato. Vuol dire forse che si tengono le bollette di uscita e di entrata rispetto ai soldi che si spendono? È scontato. Vuol dire che si cerca di accelerare le pratiche di pagamento? È scontato. Vuol dire che alla fine dell'anno i conti sono pubblici non solo per legge ma per volontà politica? Anche questo è scontato, perché spendere bene i soldi vuol dire, ad esempio, in ordine al problema della riforma dei trasporti, che io posso comprare la macchina a tutti i valdostani, ed è un'operazione legittima perché c'è l'entrata e l'uscita o posso fare la riforma dei trasporti. Entrambi possono essere in un certo senso buona amministrazione se non si hanno dei "contenuti" politici a un'affermazione del valore di questo genere.

Si è parlato anche di regionalismo integrale, che per qualcuno è diventato il pane integrale quotidiano, si è parlato di ideologia valdostana, a parte le questioni culturali di un'affermazione di questo genere. Si è parlato di valdostanesimo, si è parlato del ruolo stampella e subordinato dai Partiti nazionali mettendoli tutti in un mazzo come si fa con gli asparagi. La domanda che noi facciamo è come si intendono riempire concretamente queste affermazioni, perchè sono affermazioni indubbiamente molto suggestive che toccano ogni buon valdostano, sia esso di nascita o di origine - e per "buon valdostano" intendo chi vive del proprio lavoro e non altri -; proviamo a dare a queste affermazioni un contenuto che non è mai stato dato.

Poi si diceva ancora: "questa Giunta avrà molti difetti perché transitoria, perché tutto qua, perché tutto là, però se dice una cosa, la manterrà". Bene, noi per principio crediamo alla buona fede e alla parola di un Presidente di Giunta: per principio perchè ci sembra giusto, è responsabile dell'Amministrazione ed è giusto che abbia la fiducia almeno quando si impegna a fare una cosa.

Noi avevamo presentato un ordine del giorno sullo sport - e anche qui lo uso soltanto strumentalmente per dimostrare una cosa, poi entreremo nello specifico dopo - che evidenziava alcune questioni e che non veniva votato in quanto improponibile. Il Presidente della Giunta, su suggerimento del Presidente del Consiglio, il quale formalmente, tengo a precisare, aveva perfettamente ragione ma dimostrava come minimo una certa compressione e una visione restrittiva del Regolamento, si è alzato e ha detto: "non votiamo perchè improponibile, ma noi lo accettiamo perché è la nostra posizione".

Bene, noi andiamo a leggere il bilancio e scopriamo che un po' più e un po' meno soltanto un terzo dei fondi stanziati per lo sport sono gestiti dalla legge sullo sport, tutto il resto viene gestito in termini discutibili senza un programma al di fuori della legge che, non dimentichiamoci mai, ha dei grossi contenuti democratici in quanto consente a chi si occupa di politica sportiva di partecipare nella sua autonomia, nella sua limitatezza istituzionale alle decisioni da prendersi in ordine e in materia di politica sportiva che è una cosa importantissima nella nostra Regione.

In sostanza, noi chiediamo che alle parole vuote si sostituiscano i fatti, che si dica chiaramente cosa si intende fare per le riforme. Al di là di quello che c'è scritto o non c'è scritto sul bilancio, vogliamo degli impegni perché il bilancio può avere quelle giustificazioni di tempo alle quali mi riferivo prima...perché sennò si fa del regionalismo integrale, della "ideologia valdostana", con tutti i limiti che dicevo prima e tutte le mistificazioni di un'affermazione di questo genere se non riempita di concretezza. Chiediamo cosa si intende fare per la scuola, perché siamo tutti regionalisti in Valle d'Aosta, però poi, quando si tratta di parlare della riforma della scuola, ci contiamo e scopriamo che l'unanimità è scomparsa. Chiediamo cosa si intende fare sul problema dell'urbanistica; chiediamo cosa si intende fare sul problema del decentramento, che evidentemente non può essere contabilizzato in un bilancio di questo genere, ma il bilancio può essere redatto in quella direzione se una maggioranza ha la volontà politica di operare verso il decentramento, perché il decentramento non è soltanto un modo "lamalfiano", per intenderci, per spendere meglio i soldi: è un grosso fatto democratico, perché consente a chi gestisce la cosa pubblica negli enti fondamentali della democrazia italiana, che sono i Comuni, a partecipare attivamente alla formazione delle decisioni e alla soluzione dei problemi che si trova ad amministrare in quella fetta di territorio, pur se deve tener conto di una realtà più complessa come quella regionale, come quella nazionale. Accanto al discorso del decentramento ai Comuni dobbiamo avere il coraggio di dire cosa intendiamo concretamente fare nei confronti delle Comunità Montane e se il Presidente della Giunta intende nascondersi dietro le cose non fatte sull'argomento dalla precedente maggioranza. Premetto che ci trova del tutto indifferenti, perché quella responsabilità non era della componente comunista e noi oggi non parliamo a nome di passate o di future maggioranze, ma parliamo per quanto ci concerne, come Gruppo Comunista, perciò niente scuse di questo genere, che ci lasciano del tutto indifferenti, perché ci facciamo eventualmente l'autocritica e siamo sempre punto daccapo.

In sostanza - e mi sia consentita la battuta -, noi vogliamo sapere qual è il pedaggio che i movimenti regionalisti pagano alla Democrazia Cristiana, se esiste e qual è questo pedaggio, o se dobbiamo limitarci ad affermare che l'unica cosa che è cambiata qui dentro non è la maggioranza, non è lo spirito, non è l'aria nuova ma soltanto il microfono del Presidente della Giunta, che oltre tutto assomiglia stranamente a un lampione.

Pertanto, proprio per cercare di fare uscire "il lupo dalla tana", noi abbiamo presentato sei ordini del giorno, ce ne sono altri in arrivo, tranquillizzatevi, dei quali io mi limiterò a dare lettura, perché pensiamo che, senza delle risposte su questi problemi, il dibattito non diventa davvero un momento d'incontro e di confronto tra le forze della maggioranza e tra la maggioranza e le minoranze, ma diventa un vuoto gioco di maggioranza numerica o di minoranza numerica senza essere riusciti nei fatti a salvaguardare quella sostanziale democrazia che c'è nei dibattiti e nei fatti. Facciamo una pura e semplice operazione di potere che vede voi al potere, noi senza potere, o così si dice, senza essere riusciti a costruire in concreto niente che faccia fare un passo avanti non a questa maggioranza, ma a chi questo Consiglio regionale è stato chiamato ad amministrare.

Ordine del giorno

Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta, riunito in data 25 febbraio 1975 per la discussione dell'oggetto n. 6 iscritto all'ordine del giorno "Disegno di legge regionale n. 97, presentato dalla Giunta il 14 febbraio 1975, concernente: Approvazione del bilancio di previsione della Regione Autonoma Valle d'Aosta per l'anno finanziario 1975";

Vista la legge regionale 5 aprile 1973, n. 13: "Norme sulla istituzione e sul funzionamento delle Comunità Montane" e la legge nazionale 23 luglio 1952, n. 991: "Provvedimenti in favore dei territori montani" e gli articoli 1, 14 e 15 della suddetta legge;

Considerato che un serio piano di sviluppo della 4^ Comunità Montana non può essere elaborato senza tener conto della esistenza e delle esigenze della "piana di Aosta";

Invita

la Giunta Regionale a predisporre tutti gli opportuni provvedimenti atti all'inserimento della "piana di Aosta" nella 4^ Comunità Montana".

F.to: Chincheré

Ordine del giorno

Attualmente i compiti di vigilanza sulla pesca sono affidati ad un corpo di guardie dipendenti dal Consorzio Regionale per la pesca; altrettanto si verifica per il Comitato Regionale per la caccia.

I relativi oneri finanziari gravano, anche se indirettamente, sulle casse della Regione.

Appositi agenti giurati dell'Assessorato regionale all'Agricoltura e Foreste sono autorizzati ad esercitare la vigilanza necessaria per la protezione della flora spontanea.

Non è escluso che i compiti particolari di polizia possano essere esercitati anche da agenti delle Consorterie.

La coesistenza di più organismi preposti alla tutela del territorio determina una dispersione della spesa pubblica ed impedisce che le esistenti disponibilità finanziarie siano impiegate nel modo economicamente migliore e con la necessaria uniformità di indirizzo.

La esposta situazione consiglia che i compiti di vigilanza presentemente svolti dal personale impiegato nei servizi suindicati siano trasferiti, assieme al personale stesso, al Corpo Forestale Valdostano, il quale potrebbe, di conseguenza, garantire una migliore e più ordinata distribuzione territoriale degli agenti di cui trattasi, assicurando una loro più frequente e più diffusa presenza nelle aree maggiormente bisognevoli di vigilanza, oltre che una maggiore qualificazione del personale.

Ciò premesso ed in relazione ai poteri attribuiti alla Regione dall'art. 2 - lettere d - l - o - dello Statuto speciale, il Consiglio Regionale

Delibera

di unificare detti servizi di vigilanza, attribuendoli al Corpo Forestale Valdostano, e pertanto di elaborare la relativa proposta di legge.

F.to: Chincheré - Manganoni

Ordine del giorno

Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta, riunito in data 25 febbraio 1975 per la discussione dell'oggetto n. 6 iscritto all'ordine del giorno: "Disegno di legge regionale n. 97, presentato dalla Giunta il 14 febbraio 1975, concernente: Approvazione del bilancio di previsione della Regione Autonoma Valle d'Aosta per l'anno finanziario 1975";

considerato che la produzione dei nostri boschi è notevolmente inferiore alle necessità industriali e che alla fine del 1973 il deficit dell'import-export ha raggiunto i 650 miliardi annui (1800 milioni al giorno), costituendo una delle voci più rappresentative, dopo l'energia e l'alimentazione, della nostra bilancia dei pagamenti;

visto il disegno di legge nazionale "Norme integrative per la difesa dei boschi dagli incendi", che, tra l'altro, ha fondi molto esigui rispetto alle obiettive necessità e non tiene conto dei poteri delle Regioni;

invita la Giunta Regionale a:

1°) esprimere parere negativo su tale proposta di legge;

2°) relazionare al Consiglio Regionale sulle iniziative che intende prendere in ordine alla forestazione e alla difesa dei boschi".

F.to: Chincheré

L'ordine del giorno sullo sport questa volta lo mettiamo all'approvazione e vediamo davvero chi è contro e chi è a favore.

Ordine del giorno

Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta riunito in data 25 febbraio 1975 per la discussione dell'oggetto n. 6 iscritto all'ordine del giorno "Disegno di legge regionale n. 97, presentato dalla Giunta il 14 febbraio 1975, concernente: Approvazione del bilancio di previsione della Regione Autonoma Valle d'Aosta per l'anno finanziario 1975";

vista la legge regionale 26 agosto 1974, n. 35: Interventi a favore dello sport;

ribadito che lo sport va inteso come servizio sociale;

valutata positivamente l'attività degli enti di promozione sportiva svolta malgrado non abbiano ancora ricevuto i contributi per il 1974 previsti dalla legge regionale;

considerato che molte società sportive non hanno ancora ricevuto i contributi del 1974;

delibera

di impegnare la Giunta a:

1°) assegnare agli enti di promozione sportiva che hanno realmente svolto attività nel corso dell'anno un congruo anticipo, in attesa della definizione degli organismi gestionali previsti dalla legge, e di portare tempestivamente in Consiglio, fatti salvi i tempi tecnici, le opportune delibere;

2°) privilegiare, nell'assegnazione degli anticipi dei fondi previsti, le Società sportive che, nel corso del 1974, non hanno ricevuto, a nessun titolo, fondi regionali per la loro attività;

3°) prevedere per il bilancio di previsione del 1975 che tutti i fondi regionali previsti per manifestazioni sportive, a qualunque titolo esse vengano svolte, siano di competenza gestionale degli organismi previsti dalla legge regionale per lo sport;

4°) predisporre gli opportuni atti amministrativi per la costituzione della consulta sportiva e dell'assemblea dello sport, come previsto dalla legge regionale entro il 28 febbraio 1974.

F.to: Chincheré

Ecco, purché i tempi tecnici non coincidano stranamente con i tempi politici.

Ordine del giorno

Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta riunito in data 25 febbraio 1975 per la discussione dell'oggetto n. 6 iscritto all'ordine del giorno: "Disegno di legge regionale n. 97, presentato dalla Giunta il 14 febbraio 1975, concernente: Approvazione del bilancio di previsione della Regione Autonoma Valle d'Aosta per l'anno finanziario 1975";

visto l'art. 19 della legge 30 luglio 1973, n. 477, che prevede l'emissione di apposito decreto delegato per la Valle d'Aosta;

tenuto conto che il Governo dovrebbe ricevere la delega dal Parlamento in tempi relativamente brevi;

ribadita la validità delle proposte fatte dal Consiglio Regionale in data 26 settembre 1974, concernente una bozza di decreto delegato;

delibera

di impegnare la Giunta:

1) a promuovere tutte quelle iniziative per una rapida soluzione di quanto previsto dalla legge 30 luglio 1973, n. 477;

2) a definire, dopo ampia consultazione di tutti gli Enti locali, le forze sociali e sindacali, i distretti scolastici da istituire in Valle d'Aosta.

F.to: Chincheré

Sorvolo sull'importanza dei decreti delegati.

Manganoni (P.C.I.) - Il bilancio preventivo dovrebbe riflettere l'indirizzo politico e amministrativo di una Giunta, dovrebbe caratterizzare una Giunta; in realtà, è un insieme di cifre elencate con un certo ordine e i cui i totali devono rigorosamente quadrare, e a questo ci pensano i ragionieri che hanno lo scopo di giustificare le spese e molte volte lo sperpero del denaro pubblico. Di fatto, ogni Giunta può ricorrere agli storni, agli assestamenti di bilancio, al meccanismo dei residui passivi per spendere e sperperare il denaro pubblico come gli fa comodo, infischiandosene altamente dei bilanci di previsione che hanno comportato giornate di discussione da parte dei Consiglieri regionali. Comunque, prendiamolo per buono questo bilancio di previsione e vediamo quali indirizzi politici e amministrativi si possono dedurre da questo mucchio di carta di circa un chilo.

Bilancio del 1975: passiamo a 52 miliardi, 10 miliardi in più di entrate e 10 miliardi in più di uscita.

Mi limiterò a trattare i bilanci di due Assessorati: quello del Turismo e quello dell'Agricoltura, non che gli altri non mi interessino, ma mi limito a questi due per ragioni di tempo.

Per quanto riguarda l'Assessorato del Turismo, dai 2,5 miliardi stanziati nel 1974 passiamo ai 3 miliardi e 400 milioni per il 1975: 800 milioni in più. Il Consigliere Chincheré ha detto che questo era stato fatto per lasciare un Assessorato ai Socialisti ben foraggiato, io aggiungo: ma per quale tipo di turismo serviranno questi 800 milioni in più? Per accentuare ulteriormente la situazione di squilibrio nel campo sociale ed economico esistente nella nostra Valle? Perché i poli di sviluppo, dal punto di vista sia turistico che industriale, scoppino ed aumenti lo squilibrio con le zone depresse? Perché al mito di un turismo taumaturgico si continui a sacrificare i beni culturali come il paesaggio, l'architettura locale, i vecchi insediamenti, il vialetto, noutro dzen patoué [traduzione letterale dal patois: il nostro bel patois], con l'emarginazione delle collettività nel loro stesso ambito storico e geografico, accentuando le caratteristiche estremamente negative per quanto riguarda tutti gli aspetti: ecologici, sociali, idrogeologici, culturali, economici, architettonici, occupazionali etnici, eccetera, di quelle colossali speculazioni che rappresentano una gravissima responsabilità delle Amministrazioni regionali e di cui dobbiamo rispondere oggi, ma ancora di più domani, quando la Comunità valdostana sarà disintossicata dai miti creati ed alimentati dall'attuale società del consumismo e dell'alienazione collettiva?

Continueremo ad autorizzare il deturpamento ed il massacro della Valle da parte di quelle forze aggressive che puntano al consumo delle risorse locali, anziché amministrare un patrimonio, - territorio più cultura - certamente irripetibile? Continueremo ad aprire le porte a quelle forze la cui logica consiste nella colonizzazione che impone alle nostre comunità montanare i modelli propri della società industriale, travolgendo ogni traccia di cultura locale al più ridotta a comparsa folcloristica? Si vuole persistere nella concentrazione delle strutture in aree ristrette creando sacche di sottosviluppo votate allo spopolamento intensivo e alla disgregazione sociale insieme a considerevoli movimenti pendolari ed al fenomeno dilagante dei doppi, tripli lavori con i quali fare fronte alla sottoccupazione stagionale? Questi miliardi saranno ancora a disposizione dei maniaci delle opere del regime affinché continuino a costruire le opere di prestigio? Vogliamo costruire altri campi di aviazione, altre piste del bob, altre piscine tutte d'oro come a Pré Saint Didier, altre ALPILA, altri "Cieli alti" come al Breuil, oppure una terza piscina ad Aosta? Opere che comportano spese pazze per la costruzione e costi enormi per la loro manutenzione e gestione.

Noi vi diciamo che bisogna cambiare strada. Dobbiamo tenere conto del fatto che gli interessi economici che spingono allo sfruttamento dei territori di montagna provengono spesso dall'esterno, detti interessi riflettono le esigenze che si manifestano progressivamente in seno alle collettività caratterizzate da un livello di redditi e di consumi molto elevato, pertanto l'obiettivo da seguire è quello di mettere le popolazioni alpine in grado di gestire ed amministrare in modo autonomo il loro patrimonio, nel rispetto dell'equilibrio naturale e culturale di cui sono garanti. Occorre stabilire e rispettare una corretta proporzione fra il numero dei turisti e quello degli abitanti autoctoni, così com'è necessario evitare il gigantismo delle attrezzature turistiche che pongono gravi problemi di infrastrutture e provocano il richiamo massiccio di manodopera estranea alla Regione. Dobbiamo favorire lo sviluppo di quelle zone, di quei Comuni, sempre dimenticati, ignorati dall'Amministrazione regionale: non mi riferisco a quella di adesso, mi riferisco a tutte le Amministrazioni regionali passate, che presentano una potenzialità di sviluppo turistico pari ad altre zone privilegiate, costantemente favorite dai generosi interventi regionali. In queste zone, in questi villaggi, considerati come parenti poveri - non parliamo di attrezzature turistiche - magari mancano persino le infrastrutture, i servizi più elementari: acquedotti, fognature, piazzali, persino l'energia elettrica, come a Les Druges. Noi vi diciamo che è necessario sviluppare un turismo che tenga conto degli interessi, delle necessità delle popolazioni alpine, dei lavoratori, degli operai e dei contadini. Dobbiamo smetterla di favorire, di finanziare con il denaro pubblico solo il turismo di élite, il turismo dei privilegiati, il turismo degli speculatori, il turismo dei nuovi colonizzatori.

Il secondo punto su cui voglio attirare l'attenzione del Consiglio è il bilancio dell'Assessorato dell'Agricoltura. La crisi zootecnica in campo nazionale, già grave da tempo, si è fatta drammatica fino a raggiungere limiti di vera e propria rottura, specie per quanto riguarda il settore bovino. I noti provvedimenti varati dal Governo contro l'aumento dei prezzi al consumo si sono estesi immediatamente alla produzione agricola e zootecnica proprio mentre i costi dei mezzi tecnici indispensabili all'attività agricola e agli allevamenti raggiungevano livelli iperbolici, provocando un insostenibile squilibrio fra costi e ricavi sia per la carne che per il latte, a danno dei produttori. Infatti non va dimenticato che se il disastro zootecnico del 1974 è dovuto a quanto già si è detto - ossia all'aumento del prezzo dei mangimi e al corrispondente aumento dei prezzi del latte e della carne alla stalla, e anche in conseguenza di massicce ed incontrollate importazioni ed esportazioni favorite, fra l'altro, dall'errata adozione degli importi o montanti compensativi comunitari, la cui applicazione è stata richiesta o accettata dal Governo di Roma quale contropartita per il libero cambio della nostra moneta nei confronti delle monete europee e del dollaro -, la crisi zootecnica preesisteva a tutto ciò e veniva aggravandosi da tempo. Sta di fatto che, data la stretta interdipendenza fra allevamento bovino e zootecnia in generale e ordinamento agrario nelle sue caratteristiche economiche, sociali, tecniche e produttive, la crisi zootecnica si presenta né più né meno che come un aspetto della più generale crisi che investe l'agricoltura italiana e regionale, pertanto qualsiasi sviluppo fisiologicamente sano, corretto e duraturo della zootecnia non può prescindere da profonde trasformazioni agrarie e dalla piena valorizzazione equilibrata del nostro potenziale agricolo e del nostro suolo agrario.

Ai fini del rilancio degli allevamenti e per la ripresa della zootecnia, sarà soprattutto decisivo l'apporto dell'associazionismo e della cooperazione sia in alcune fasi della produzione vera e propria, stalla sociale per esempio, sia nella fase della raccolta, trattamento e commercializzazione del latte e della carne. Il deficit della bilancia agricola commerciale è salito infatti a circa 2.500 miliardi - anzi pare che sia ancora notevolmente superato -, di cui circa 1.500 miliardi per le sole produzioni lattiero-casearie e principalmente per la carne, animali vivi e carni macellate, fresche e congelate, il patrimonio zootecnico è ormai sceso ai livelli del 1908 e la capacità dei nostri allevamenti si è ridotta pertanto a tale punto da coprire appena il 55% del consumo di carne e il 50% del consumo di latte e latticini. L'obiettivo è di contribuire ad arrestare o perlomeno a frenare il processo di liquidazione e smantellamento del patrimonio zootecnico in atto con l'integrazione del reddito agricolo. Se la situazione zootecnica in campo nazionale è disastrosa, non è certamente rosea in Valle d'Aosta, ove l'agricoltura è basata quasi esclusivamente sull'allevamento del bestiame, infatti i capi bovini sono passati da 56.800 del 1953 ai 51.000 del 1965 e ai circa 40.000 attuali, e mi corregga l'Assessore se le cifre non sono aggiornatissime.

Non va dimenticato che il valore della produzione agricola, zootecnica e forestale per ettaro di superficie produttiva della Valle d'Aosta è la più bassa d'Italia e corrisponde a lire 51.000 per ettaro, per la Campania è di 1.900.000, per l'Emilia di 700.000; queste solo le statistiche del 1971, non dispongo di quelle più recenti. Se in pianura gli allevatori liquidano le stalle perché vendono i loro prodotti in perdita, immaginiamoci la situazione degli allevatori in montagna ove i costi di produzione sono di circa un terzo superiori a quelli della pianura, ma in Valle d'Aosta, come d'altronde è già stato riconosciuto dal Consiglio regionale, l'agricoltura va considerata come un servizio sociale e l'opera svolta dal lavoratore della terra non deve considerarsi dal punto di vista del tornaconto economico bensì quale giardiniere della montagna, la cui opera è indispensabile al mantenimento dell'equilibrio idrogeologico, alla tutela dell'ambiente, alla conservazione del suolo e del paesaggio, tendente ad evitare la disgregazione della montagna e le altre disastrose conseguenze gravanti pesantemente sulla comunità, causate dal nuovo modello di sviluppo di questa società basata quasi esclusivamente sullo sviluppo industriale e turistico a scapito dell'agricoltura che ne fa le spese. Ogni anno il patrimonio rurale va sempre più deteriorandosi, crollano le case dei villaggi di montagna, abbandonati, e la stessa sorte subiscono molti mayen [traduzione letterale dal patois: maggengo] e non pochi alpeggi, questo processo di disgregazione avanza con una paurosa celerità.

Non va dimenticato poi che la figura tipica del coltivatore diretto in Valle va diminuendo, sostituita dall'operaio contadino che ormai supera largamente il 50% dei conduttori di aziende agricole, vi è la necessità pertanto di evitare assolutamente la sua emigrazione in città o nei centri industriali. Va favorito, agevolato in tutti i modi, particolarmente dotando le nostre frazioni di montagna delle infrastrutture e dei servizi sociali di cui sono fornite le città e i centri industriali e turistici, ma di cui i nostri villaggi non sono ancora dotati; ciò che comporta un ulteriore sviluppo delle zone già sviluppate e un regresso delle zone arretrate.

Se in Valle la crisi della zootecnia è grave ma non ancora disastrosa come in altre Regioni d'Italia - particolarmente in Piemonte, nella zona di Cuneo -, lo dobbiamo innanzitutto alla tenacia e allo spirito di sacrificio dei nostri montanari, ma anche a provvedimenti legislativi della Regione che prevedono varie forme di incentivazione. Voglio riferirmi particolarmente alla legge regionale n. 32 del 10 settembre 1973 sul verde rurale che prevede forme di intervento regionale in favore degli allevatori di bestiame, che non ha risolto la crisi dell'agricoltura, anche se ha costituito un piccolo argine all'abbandono della campagna, perlomeno un freno modesto ma incoraggiante. È necessario però rivedere questa legge adeguando in aumento i contributi, in altri termini si deve tenere conto della svalutazione della lira, dell'aumento dei prezzi dei mangimi per il bestiame, dei concimi chimici, degli attrezzi e macchinari agricoli, gli aumenti di questi generi si aggirano dal 50 al 100%. In certi casi i prezzi di quelle merci che gli agricoltori devono acquistare sono raddoppiati, mentre i prezzi dei prodotti che gli agricoltori vendono, latte e carne particolarmente, hanno subito un aumento irrisorio. Se le 30.000 lire per capo adulto di bestiame erano remunerative quando la legge è stata varata oltre due anni fa, non lo sono più oggi, infatti l'Alleanza dei contadini propone per il Piemonte un contributo di 60.000 per capo adulto in pianura, maggiorato del 20% nelle zone di montagna, ciò che farebbe 62.000 lire per capo, e noi gliene diamo 30.

Invito la Giunta e la Commissione dell'Agricoltura di cui io faccio parte a riesaminare gli importi dei contributi della legge n. 32, come d'altronde è già stato richiesto a suo tempo dalle associazioni degli agricoltori. È necessario inoltre rivedere il prezzo del latte pagato al produttore, in modo che le 159 lire al litro oggi pagate dalla Centrale del latte - non sono troppi, anzi compensano appena il lavoro e non permettono nessun utile - siano estese a tutti gli allevatori, a tutti i produttori di latte della Valle. Accogliendo questa legittima richiesta, il prezzo del latte rimarrà comunque sempre inferiore al prezzo di una bottiglia di acqua minerale. Occorre potenziare e mettere in condizione di funzionare l'agraria regionale, a condizione però che si forniscano i prodotti necessari all'agricoltura: mangimi, concimi chimici, attrezzi e macchinario agricolo a prezzi ridotti.

Per quanto riguarda il problema della casa, è inutile insistere sul diritto di tutti i cittadini ad avere una casa, è una rivendicazione giusta e legittima che il nostro partito ha sempre portato avanti e ha sempre sostenuto. La Regione ha compiuto dei passi avanti in questo campo, diamone atto, anche se dei passetti piccoli, comunque qualche cosa è stata fatta. Sul bilancio del 1973 abbiamo stanziato 800 milioni e altri 800 nel 1974, che sono stati spesi per la costruzione di una casa popolare di 46 alloggi in via Chambéry, ad Aosta, e per l'acquisto della Casa Mattioda, sempre ad Aosta. Per il 1975 vi sono altri 800 milioni su questo bilancio, ai quali va aggiunto il miliardo e mezzo destinato dallo Stato in base alla legge 865, in totale 800 + 800 + 800 più un miliardo e mezzo, uguale 4 miliardi. È intenzione di questa Giunta continuare a spenderli tutti ad Aosta? I nostri agricoltori, i nostri operai contadini, per avere una casa confortevole, saranno obbligati ad abbandonare i loro villaggi per venire a rinchiudersi in quegli orrendi scatoloni di cemento armato che si costruiscono ad Aosta? E voglio attirare l'attenzione su quanto scrive il giornale dell'Alleanza contadini, sarò brevissimo, non vi leggerò tutto l'articolo: "occorre operare a livello nazionale e regionale per normative che non concepiscono più le zone agricole come zone dove scaricare tutto ciò che non si desidera in città o dove si pongono solo vincoli ignorando le esigenze dei coltivatori, per questo bisogna superare i limiti contenuti nella stessa legge 865 che, pur nella sua positività di fondo, non affronta adeguatamente i problemi più urgenti che riguardano le espropriazioni e le loro indennità ".

Qui l'abbiamo affrontato con la legge integrativa: lo sviluppo edilizio per i coltivatori, l'attività turistica in un'ipotesi di agroturismo, gli insediamenti industriali nelle zone agricole, i servizi civili e soprattutto le infrastrutture. La Giunta non crede opportuno di presentare al più presto al Consiglio un progetto di legge che preveda la concessione di prestiti o mutui a basso interesse per gli abitanti dei nostri Comuni di campagna, in modo che possano riammodernare la vecchia baita o costruirsi la casetta nuova per sé e per la famiglia? Ci vogliamo ricordare che la nostra Regione è composta da 74 Comuni e non solo da Aosta?

Il Comune di Aosta, con i soldi della Regione, integra pensioni minime e questo va molto bene, elogi al Comune di Aosta, ma perché la Regione non integra anche i bilanci degli altri 73 Comuni in modo che tutte le pensioni minime siano portate a 50.000 lire? Si porrebbe così termine alla discriminazione fra gli abitanti della Valle, cioè tra cittadini di categoria A: quelli di Aosta e cittadini di categoria B: quelli degli altri 73 Comuni.

Per quanto riguarda i fondi di rotazione, sono previsti altri 5 miliardi, molto bene. Fa benissimo la Giunta, sono pienamente d'accordo, ma continueremo a commettere gli errori del passato destinandone la più grossa fetta al turismo col segreto pensiero di regalarli all'ALPILA e riservando solo le briciole all'agricoltura? Propongo che almeno 1 miliardo dei 3 siano assegnati all'agricoltura in modo che ne possano beneficiare sia i consorzi, i caseifici, le cooperative, sia gli agricoltori, i conduttori delle aziende agricole che oggi devono ricorrere al credito bancario e devono pagare il 16, 18, 20% di interesse passivo. Propongo che un altro miliardo di questi 3 - premettiamo che 1 miliardo 800 milioni stanno dormendo sonni tranquilli e si stanno svalutando da due anni - dei detti stanziamenti dei vecchi fondi di rotazione sia destinato agli Enti pubblici sotto forma di mutui a basso interesse per i nostri Comuni, con precedenza per quelli più piccoli e più poveri, modificando la legge regionale che esclude i nostri Comuni da questa forma di credito agevolato.

Nella passata seduta del Consiglio ho presentato con i compagni Tonino e Crétier una mozione a nome del Gruppo Comunista per sollecitare lo snellimento delle procedure burocratiche in modo che, per il pagamento dei contributi in generale e di quelli dell'agricoltura in particolare, ad esempio, per l'abbattimento del bestiame da risanare, per le fontine marchiate, per i tetti in lose, per l'acquisto di attrezzi e macchinario agricolo, eccetera, non si debbano aspettare 8, 10 o anche 15 o 20 mesi ma vengano corrisposti agli aventi diritto in un periodo inferiore a 3 mesi. La Giunta ha risposto di non poter accettare dei termini perentori ma che comunque si impegnava ad accelerare le pratiche e ha aggiunto che in molti casi detti ritardi erano dovuti al fatto che i fondi previsti sui capitoli dell'agricoltura erano esauriti, in altri termini che gli stanziamenti del bilancio erano insufficienti e pertanto vi era la necessità di aumentare gli stanziamenti di questi capitoli. Ci si aspettava che la Giunta vi avesse provveduto sul bilancio che oggi discutiamo; ebbene, vogliamo vedere come vi ha provveduto, lo dimostra il confronto fra i vari Assessorati in una tabellina che mi sono preparato, per l'Agricoltura ci sono 200 milioni in meno, mentre per tutti gli Assessorati c'è un aumento complessivo di 10 miliardi e cioè:

- 5 miliardi per le Finanze;

- 600 milioni - arrotondo le cifre - per l'Industria e Commercio;

- 1 miliardo e rotti per i Lavori Pubblici;

- 2 miliardi per l'Istruzione;

- 300 milioni per la Sanità;

- 800 milioni per il Turismo.

Se le cifre non sono delle opinioni, allora...e lo so che mi si racconterà la storiella dei 900 milioni assegnati alle Comunità Montane dallo Stato ed inserite lo scorso anno nel bilancio dell'Agricoltura e non più ripetuti nel 1975. A proposito, qual è stata la destinazione di questi 900 milioni destinati alle Comunità? Sono andati ad aggiungersi ai 30 miliardi di residui passivi? A svalutarsi nelle banche? L'Assessore Fosson nella sua relazione ha accennato all'allegato F, in questo allegato sono previsti fondi per tutti gli Assessorati e quindi è normale che siano previsti anche per l'Agricoltura ma ciò non toglie che il bilancio che ci presentate è quello che vi ho detto.

L'Assessore questa mattina ha parlato anche del tasso di inflazione del 20-25% all'anno, lo sappiamo tutti, ma se questo vale per gli altri Assessorati, se è necessario aumentare per il tasso di inflazione, perché non deve valere anche per l'Agricoltura? ...(Voci)... Quando? In Comunità Montana ne abbiamo parlato...

Questi ipotetici fondi dello Stato che deve distribuire alle Regioni e che le Regioni aspettano e non arrivano mai abbiamo la certezza che arriveranno? È questo che io mi chiedo, perché io nei fondi che devono arrivare da Roma, abbiate pazienza, non ho molta fiducia. Se arriveranno molto meglio, faremo gli storni ma intanto, non avendo la garanzia che arrivino, prevediamo con i fondi nostri di coprire questi capitoli e, dicevo, ho preso anche atto delle affermazioni dell'Assessore Fosson circa la necessità di moralizzare l'Amministrazione regionale. Ebbene, qui si potrebbe fare un discorso che vi risparmio. Io mi auguro solamente che questi buoni propositi si traducano in fatti.

La realtà è che, mentre i fondi di tutti gli Assessorati sono stati aumentati, all'Agricoltura risultano in meno 200 milioni e ripeto: questa è matematica, anche aritmetica perché si tratta di fare due addizioni e una sottrazione. Il bilancio dell'Agricoltura passa così dal 13% dello scorso anno al 10% di quest'anno, mentre tutte le altre Regioni d'Italia destinano una parte rilevante del loro bilancio per la ripresa dell'agricoltura e vi faccio il solo esempio dell'Emilia-Romagna, che ha la fortuna di disporre di una pianura fertile, della ricca pianura padana, che ha destinato lo scorso anno all'agricoltura il 28% del suo bilancio. Noi in Valle d'Aosta, che non abbiamo la pianura padana, che abbiamo un'agricoltura fra le più povere con un reddito agricolo fra i più bassi d'Italia, scendiamo dal 13% al 10%...altro che ripresa dell'agricoltura! Caro Assessore Marcoz, questo significa volerla mandare a fondo questa povera agricoltura e chiedo alla Giunta...no, anzi dovrei chiedere all'Assessore Marcoz se lo scorso anno, come avevamo affermato nella passata seduta del Consiglio, non ce la faceva a pagare tempestivamente i contributi agli agricoltori causa la mancanza di fondi, come la metterà quest'anno? Quando nella passata seduta l'Assessore Marcoz rispondeva alla nostra mozione impegnandosi ad essere più tempestivo, a non fare più aspettare per anni il pagamento dei contributi, io mi chiedo se l'Assessore lo diceva in buona fede, oppure se già sapeva trattarsi di un'affermazione campata per aria, che non poteva realizzarsi per mancanza di fondi sul capitolo e che in questo caso prendeva in giro noi e particolarmente gli agricoltori che ne fanno le spese.

Ora, noi non possiamo che associarci alla protesta presentata dalla Alliance des campagnards valdôtains, di cui io non vi do lettura perché voi tutti l'avrete ricevuta.

Lo so che non servono i discorsi, le parole, ci vogliono i fatti e subito per ridare fiducia a coloro che ancora non hanno abbandonato la campagna, in primo luogo ai giovani, a quei pochi giovani che ancora rimangono in campagna, e alle altre forze valide, dando ad essi la prova che vale la pena continuare a lavorare la terra. Ci vogliono fatti e subito per salvare quello che rimane della nostra dissestata zootecnia, per incoraggiare gli agricoltori, a cui è stato chiesto troppo e si è dato troppo poco. A tale scopo propongo di aumentare di 100 milioni il capitolo 372: "Spese per la bonifica sanitaria del bestiame", che è uno di quelli deficitari ...(voce di un Consigliere)... io aspetto, ribadirò dopo, che l'Assessore mi dica ufficialmente: "non è vero", io gli dimostrerò che è vero non con delle chiacchiere, ma con dei dati. Propongo di portare il capitolo "Spese per la bonifica sanitaria del bestiame" dagli attuali 420 milioni a 520 milioni; di aumentare di 100 milioni il capitolo 367: "Spese per contributi e sussidi per l'incremento delle macchine e delle attrezzature agricole", portandolo dagli attuali 300 milioni a 400 milioni e di attingere questi 200 milioni dal capitolo 801: "Spese per propaganda turistica", che dai 270 milioni dello scorso anno è stato aumentato di 130 e portato a 400 milioni per il 1975. E su questo non voglio dilungarmi perché il Compagno Dolchi già ne ha accennato nel suo intervento. È urgente provvedere all'assorbimento delle guardie dei consorzi della pesca e della caccia, e su questo già il Compagno Chincheré ha presentato un ordine del giorno di cui già vi ha dato lettura.

Concludo questo mio intervento, che non va interpretato come una critica demolitrice alla Giunta, bensì come un contributo costruttivo, invitando il Consiglio a riflettere sulla necessità e sull'urgenza di impostare una politica di deciso dirottamento degli investimenti pubblici verso l'agricoltura prima che sia troppo tardi.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Milanesio.

Milanesio (P.S.I.) - Signor Presidente e colleghi Consiglieri, indubbiamente è un'ora tarda e la discussione si sta trascinando lentamente, direi anche stancamente, tranne alcuni interventi completi che hanno voluto centrare il problema del bilancio regionale e delle sue implicazioni tecniche, politiche, finanziarie, economiche quali quello del Consigliere Bondaz. Io sarò breve, spero di essere apprezzato per questo proposito che cercherò fermamente di mantenere.

Tutte le volte che il Consiglio regionale affronta la discussione sul bilancio, è già stato osservato in altre circostanze che tutto avviene secondo un certo rituale: l'Assessore alle Finanze illustra più o meno lungamente il bilancio come documento finanziario; il Presidente della Giunta interviene facendo la relazione politica, oppure interviene successivamente in sede di chiusura del dibattito. Comunque, morale della favola: si apre una discussione che tutti gli anni è identica.

Ora, io credo che le osservazioni che si possono fare a questo bilancio non possono discostarsi minimamente dalle osservazioni che sono state fatte quanto meno al bilancio dell'anno scorso e questo non vuole suonare come critica all'attuale Giunta ma nemmeno come punto di merito dell'attuale Giunta. Io voglio però semplicemente ricordare ai Signori Consiglieri che questa Giunta ha avuto, se non altro, un merito: quello di presentare questo documento amministrativo, questo documento contabile senza toni trionfalistici. La Giunta non è venuta qui a presentarci un cioccolatino con la carta stagnola dorata o variopinta, lo ha presentato molto sinceramente dicendo che si trattava di un bilancio che ricalcava uno schema tradizionale che si poneva il compito di risolvere certi problemi e non ha fatto del trionfalismo come invece in altre circostanze è stato fatto da altri, per esempio, non direttamente dalla Giunta. Ricordo che il bilancio dell'anno scorso, per esempio, vide un brillantissimo intervento del Consigliere Monami - adesso è uscito e mi dispiace che sia uscito - a difesa di un bilancio che è analogo a quello presentato quest'anno e aveva inventato tutta una serie di teorie sulla nuova sistemazione di certi capitoli e sulla volontà politica che animava la Giunta e la maggioranza che sosteneva quella Giunta.

Il bilancio quindi, a mio avviso, dovrebbe essere un'occasione di riflessione del Consiglio regionale sul fatto che se continuiamo a presentare bilanci annuali, se continuiamo a dare un respiro e una dimensione annuale all'intervento della Regione, certamente non usciremo mai dalle secche e dalle pastoie dell'improvvisazione o comunque del discorso che non va al di là del proprio naso, anche se il proprio naso in certi casi può essere più o meno lungo. Per intenderci, un serio discorso programmatico può farsi solo in presenza di un piano poliennale, in presenza di un piano che viene appunto definito piano di sviluppo che programma gli interventi in un arco sufficientemente lungo di tempo nei vari settori; poi vi è il piano annuale che rappresenta la dimensione temporale per quell'anno degli interventi riferiti ad un ciclo più ampio e più vasto. La Giunta quindi non poteva evidentemente - e lo ha ricordato molto bene il Consigliere Bondaz - nel volgere di poche settimane mettere a frutto quel lavoro che è stato fatto in gran parte dalle Amministrazioni precedenti in materia di programmazione e di prospettazione di possibili piani di sviluppo. Evidentemente un piano di sviluppo costituisce una scelta estremamente impegnativa e non poteva certo essere fatto in questi brevi giorni, in queste brevi settimane. Il limite di questo bilancio quindi è il limite di tutti i bilanci che sono stati presentati sino ad oggi: quello di essere soffocati nella dimensione annuale. Però, ripeto, non si è presentato in toni trionfalistici, anzi forse il tono dell'Assessore Fosson è stato persino troppo dimesso, se vogliamo, però è stato onesto nel presentare questo documento che noi evidentemente votiamo augurandoci che per gli anni a venire si possa arrivare...anzi esprimendo la ferma volontà, la ferma intenzione del nostro Partito di poter arrivare a un piano di sviluppo nel quale possano trovare luogo e sede quegli interventi, quelle proposte che il Consiglio regionale riterrà opportuno accettare sul destino, sull'avvenire della nostra Regione. Non dimentichiamo che si può incidere sulla realtà regionale attraverso la spesa pubblica ma non è il solo modo per incidere, per intervenire, abbisognano delle leggi che in certi settori possono essere di divieti, leggi fatte di divieti: per esempio, la legge urbanistica è una legge di questo tipo, però può incidere profondamente sul tessuto economico e sociale di una Regione, così dicasi per altre leggi in altri settori che non hanno necessariamente una dimensione finanziaria, una dimensione che trova riscontro nel bilancio, ma che possono incidere profondamente sulle abitudini, sul costume e sull'economia di una Regione. Ebbene, solo con un piano poliennale questo discorso è possibile, solo con un piano poliennale certe necessità possono anche trovare dei punti di equilibrio e soprattutto si possono trovare le risorse accertate disponibili per far fronte a certe necessità che vengono dichiarate prioritarie con scelte politiche. Altrimenti succede come tutti gli anni, com'è successo anche quest'anno, che i singoli Consiglieri fanno delle proposte settoriali e al massimo possono proporre di amputare un capitolo a sostegno di una loro idea personale particolare, senza con questo ci si convinca della bontà delle loro asserzioni o delle loro opinioni...oppure fare delle asserzioni generiche e demagogiche anche, mi si consenta, quale quella che viene sempre fatta puntualmente tutti gli anni, anzi in tutti i casi in cui c'è una discussione di questo tipo sull'Agricoltura, da parte del Consigliere Manganoni, il quale sull'argomento si abbandona a considerazioni di tipo sentimentale che però non sono suffragate, se mi consente, da un'analisi economica, da un'analisi produttivistica.

Io sono stato accusato questa mattina dal Consigliere Chanu di imprenditorial-socialismo, marxismo, ma io non credo che nemmeno per i Socialisti o per i Marxisti, in genere, per i Comunisti non si debba porre il problema della efficacia e della produttività degli interventi. La produttività può anche essere sociale, lo so benissimo, non è il caso che si ricordi questo, ma quando si interviene in un settore e non lo si vuole considerare un settore...direi così: "sussidiato", gli interventi devono produrre del reddito.

Io voglio ricordare che, dalle analisi fatte dai vari comitati che si sono succeduti nella programmazione regionale, il valore aggiunto prodotto dall'agricoltura in Valle d'Aosta era di pochissimo superiore ai soldi spesi dall'amministrazione pubblica. Ecco questo per dire che se questi soldi li abbiamo spesi - e ne abbiamo spesi anche abbastanza -, purtroppo li abbiamo spesi male, quindi oggi non è tanto una questione di quantità che si deve fare, ma di qualità di interventi. Non è tanto con l'accettare la proposta dal Consigliere Manganoni di tirare via i soldi da una parte per metterli dall'altra che si risolvono questi problemi. Io in questo momento mi stavo riferendo al Consigliere Manganoni, non a tutto l'intervento o a tutte le tesi esposte dal Partito Comunista.

Evidentemente il problema delle scelte c'è ma non può essere affrontato nel bilancio annuale - e questo è un discorso che ho sempre fatto - perché la dimensione, il respiro del bilancio annuale è un respiro troppo corto: si possono tappare i buchi, mi si consenta questa espressione, non si possono affrontare i problemi di prospettiva, non si possono fare delle riforme incisive, occorre una dimensione poliennale. Ora, io mi auguro - l'ho già detto altre volte, purtroppo sono stato smentito e contraddetto con dei fatti - che sia l'ultimo bilancio annuale che viene presentato prima di un piano di sviluppo, prima di una dimensione poliennale, che richiede necessariamente un documento contabile di intervento, che sarà poi il bilancio annuale, ma che ha bisogno di questo quadro, di questa direttrice d'azione, altrimenti tutti i nostri sforzi sono vanificati o quanto meno ripetono una tradizione, una consuetudine che è stata affinata dal tempo, perché non è vero che tutti i bilanci sono uguali a quelli che li hanno preceduti, è vero però che quasi tutti i bilanci sono, se non altro, molto simili ai consuntivi che li hanno preceduti.

La dimensione della spesa e la sua classificazione nel corso dell'anno quindi si è assestata, si è sistemata con la legge in corso e l'anno successivo tende a registrare questo fatto. Da qui deriva anche quella rigidità di bilancio a cui ha accennato l'Assessore Fosson questa mattina, che deve essere la più grossa preoccupazione che deve stare di fronte a noi. Se continuiamo ad impegnare con spese ferme - perché noi abbiamo il brutto difetto di fare delle leggi e non indicare poi la durata di queste leggi nel tempo - e continuiamo ad impegnare il bilancio regionale con spese che teoricamente hanno di fronte l'eternità, io non so come questo bilancio farà fra qualche anno ad esistere come bilancio, forse ricadremo in quelle classificazioni a cui faceva cenno il Consigliere Bondaz, mi pare che fosse il bilancio tedesco che non era che la somma delle spese o degli impegni già presi, delle leggi in corso, per cui il bilancio lo poteva fare il contabile dell'Amministrazione, non aveva bisogno di nessun dibattito.

Questa mattina sono stati fatti degli interventi molto polemici da parte del Consigliere Chanu, che, secondo me, ha teso a dimostrare quello che non si può dimostrare e cioè come questo bilancio sia un'immensa schifezza, mi si consenta l'espressione un po' colorita, mentre gli altri bilanci erano qualcosa di bello, qualcosa di estremamente avanzato, qualcosa di estremamente proteso socialmente; io ritengo che non ci sia una differenza sostanziale e forse neanche formale. Io ho cercato di riassumere il significato dell'intervento del Consigliere Chanu. Ho segnato anche testualmente le sue espressioni, ha detto che questo bilancio manca di idea motrice, taglio politico-amministrativo, che vi sono carenze a livello di capacità e possibilità politica...non so, ha detto: "questo bilancio è un colpo di spugna sul passato", io non credo proprio, caso mai si inserisce nella continuità amministrativa... Io volevo solo contestare questo, non voglio scendere sul terreno polemico, non ho nessuna voglia, perché, tra l'altro, non credo che questa discussione meriti delle polemiche.

Si è parlato tanto di decentramento amministrativo e si è detto che la Giunta è silenziosa su questo argomento. Io spero che la Giunta stia facendo un po' di riflessione su un certo tipo di decentramento amministrativo che viene proposto troppo facilmente. Qui si parla di Comunità Montane, poi si dice: "i soldi ai Comuni quando li diamo?". Io credo che il decentramento amministrativo implichi delle scelte; intanto se si vogliono rafforzare le Comunità Montane, bisogna indebolire i Comuni. Mi pare che questo discorso sia un discorso difficile da fare e sia un discorso impopolare, difatti nessuno lo vuole fare. Tutti parlano di rafforzamento dell'Ente locale, rafforziamo le Comunità Montane, rafforziamo i Comuni e che cosa indeboliamo allora? La Regione, evidentemente.

Ora, io credo che lo scopo delle Comunità Montane sia quello di superare in qualche modo storicamente, con il tempo e la buona volontà, la dimensione comunale in Valle d'Aosta almeno per certi compiti e per certe funzioni. Io lo faccio questo discorso, poi se perdo dieci voti, non mi interessa proprio niente! Più di dieci non ne perdo se faccio questo discorso; evidentemente si tratta di superare la dimensione comunale che, oggi come oggi, nella nostra benedetta Regione è una dimensione asfittica sul piano politico, sul piano amministrativo, in certi casi è persino carente sul piano umano dato che non ha un retroterra umano sufficiente ad esprimere un Consiglio comunale, o comunque a far sì che esista in questo Consiglio comunale della gente che abbia voglia e capacità di occuparsi dell'amministrazione. Questo non consideratelo un discorso illuministico, non consideratelo un discorso aristocratico, io ho detto quello che pensavo e certamente non me ne vergogno, è la realtà! Noi ci lamentiamo delle scelte che certi nostri Comuni fanno, evidentemente certe scelte spettano a loro, non spettano alla Regione, se poi non le sanno fare, se certe scelte in materia urbanistica non si vogliono o non si possono fare...ho sentito critiche più volte in questo Consiglio, da tutti i banchi, le si vogliono contraddire qui a livello regionale, poi però si vuole parlare anche di autonomia dei Comuni...io non so dove andremo a finire.

Vogliamo rafforzare le Comunità Montane? Benissimo, ma attribuiamo loro dei compiti, delle responsabilità che potranno anche in parte essere della Regione, ma certamente dovranno essere dei Comuni. Specifichiamo quindi che tipo di decentramento vogliamo fare, specifichiamo che noi consideriamo le Comunità Montane come una "cassa di compensazione" per ciò che non ha avuto sufficiente soddisfazione a livello comunale, o ad altri livelli. Cerchiamo di dare un discorso serio e responsabile su questo. Io credo che dovremo affrontare questo discorso, forse le Comunità Montane che abbiamo fatto nella nostra Regione sono troppe. Comunque io introduco solo un elemento di dubbio, questo non significa che abbiamo fatto male a operare nella direzione in cui abbiamo operato, però possiamo con il tempo, con l'esperienza approssimare il tiro, possiamo anche accorgerci di alcuni errori che sono stati commessi. Io sono il primo che mette in dubbio che le Comunità Montane così come sono state costituite possono egregiamente funzionare. Questo non significa che sono contro le Comunità Montane, sono per riaprire, se sarà necessario e opportuno, un dibattito sulle Comunità Montane e sulla loro efficienza e funzionalità, e sui compiti che dobbiamo attribuire e che bisognerà attribuire ai Comuni o che bisognerà sottrarre in qualche modo ai Comuni, perché, a mio avviso, non si può essere o considerarsi autonomisti solo perché si sostengono tutti i tipi di autonomia. Per me bisogna distinguere: ci sono anche delle dimensioni politico-amministrative e la Regione Valle d'Aosta ha una dimensione politico-amministrativa, ha delle giustificazioni storiche, sociali, economiche, culturali e io non credo che tutte le Comunità Montane, così come le abbiamo divise noi, abbiano altrettante valide giustificazioni. Non voglio dilungarmi su questo argomento in questa sede, ma mi riservo di farlo in altre circostanze.

Si è parlato di agricoltura: ho già detto prima che questo è un argomento molto difficile e non penso che si possa risolvere accusando l'attuale Giunta di aver sottratto dei fondi all'agricoltura, cosa che, a quanto pare, non è vera perché si devono introitare altre somme per attribuirla a quel capitolo. Stamattina il Consigliere Dujany ha fatto un'analisi quando ha ricordato l'evoluzione, anzi direi l'involuzione, purtroppo, delle vicende agricole nella nostra Regione, riferendole alla popolazione attiva nel settore, con i cali che ha ricordato dal 1951 al 1961, al 1971. Se vediamo la misura dell'intervento regionale in questo settore, ci accorgiamo che questo intervento è stato sempre più robusto, sempre più corroborante, sempre forse meno selettivo e meno produttivo di effetti, però c'è stato questo intervento e non si può oggi agitare la bandiera dell'agricoltura per contrapporla come settore povero ad altri settori che dovrebbero essere teoricamente ricchi. Io non credo che in questo modo si possa affrontare il discorso economico sul bilancio, cioè il bilancio come produttore di iniziative, o comunque come modificatore di tendenze in atto, perché questo è il discorso economico che si può fare sul bilancio regionale.

Sono state fatte altre osservazioni, soprattutto di tipo politico, per dimostrare l'incongruenza e l'inconsistenza di questo bilancio e delle mancate dichiarazioni del Presidente della Giunta. Io non voglio fare il difensore d'ufficio perché non credo che questa Giunta ne abbia bisogno, ritengo che la trattazione del bilancio da parte della Giunta, l'esposizione dell'Assessore siano state sufficienti per l'importanza dell'atto in sé, che non è l'atto più importante di questa Amministrazione, che è un momento di questa Amministrazione che potrà diventare un atto importantissimo, quando, ripeto, sarà un piano poliennale, un piano di sviluppo che vincolerà in qualche modo le volontà, le direttive dell'Amministrazione regionale in tutti i settori che saranno oggetto delle decisioni e che comporranno questo piano di sviluppo, altrimenti è un rito che tutti gli anni facciamo, sul quale tutti gli anni versiamo metri cubi di fiato e chilometri di inchiostro, quando poi vengono tradotti in verbale le cose che diciamo, ma non sortiamo risultati concreti.

Certo è necessario cambiare tiro, è necessario andare avanti, è necessario soprattutto smetterla con questa impostazione annuale ed è questo quello che noi chiediamo alla Giunta, è questo che chiediamo come Partito Socialista. Non votiamo questo bilancio con intenzioni trionfalistiche, ma nemmeno con posizioni rinunciatarie, riteniamo che sia un bilancio onesto, corretto, né più né meno di quelli che lo hanno preceduto in questi anni, per i quali noi abbiamo votato a favore e quindi voteremo a favore anche di questo.

Voglio solo così riprendere due o tre osservazioni, punzecchiature che sono state fatte nei confronti penso miei come ex Assessore al Turismo. È stato detto che questo bilancio risentirebbe in qualche modo di qualche pressione oscura per dilatare certi capitoli, certi settori. Io do la mia parola d'onore, ma penso che non ce ne sia bisogno, che non ho neanche parlato con il Presidente della Giunta, che, guarda caso, è anche Assessore ad interim al Turismo, avrei potuto anche farlo, come componente di una maggioranza, non ho minimamente espresso alcuna opinione sul bilancio dell'Assessorato del turismo, né prima che venisse fatto questo bilancio, né dopo quando era già stato presentato.

Voglio dire questo perché si fa presto ad arzigogolare ed è un espediente retorico quello di contrapporre i settori così detti poveri, come l'agricoltura, ai settori così detti ricchi come dovrebbe essere quello del turismo. In realtà voglio ricordare che il turismo, certamente non per merito mio, in questi ultimi anni è stata la sola attività trainante di questa Regione, la sola attività economica trainante. In tutti gli aspetti anche purtroppo negativi che ci sono stati però è stato il solo settore che abbia prodotto del reddito, mentre l'agricoltura purtroppo ha prodotto un reddito decrescente. Non considero la speculazione edilizia in questo caso, la considero nell'attività industriale, o comunque in proprio. Abbiamo visto che l'attività industriale di tipo tradizionale quanto meno è in un periodo di stagnazione, o comunque di regresso relativo, l'unico settore trainante è stato questo. Consigliere Chincheré, io credo che qualunque dirigente di cooperative emiliane metterebbe nel suo bilancio per reclamizzare dei prodotti delle spese per la pubblicità. Lo fate anche voi, come Partito Comunista quando spendete, giustamente, molti soldi per la vostra stampa, soldi dei lavoratori sia ben chiaro. Anche voi quindi considerate la pubblicità come la considerano tutti i Paesi civili, tutte le aziende o anche i partiti perché devono proporsi all'opinione pubblica; va considerata un po' come l'anima del commercio, comunque come il mezzo per far conoscere certe opinioni, certe idee.

Ritengo che anche qui in questo caso, senza che l'ex Assessore Milanesio facesse nessuna pressione di nessuna sorta, tenuto conto anche dei costi spaventosi che ci sono in questo settore, degli aumenti che sono registrati in questi ultimi anni e del fatto che bene o male il nostro turismo è andato bene, ha tirato come si dice, ritengo che queste spese non siano eccessive. Volevo solo dire questo per evitare delle facili battute polemiche, perché si ama contrapporre il ricco e il povero, turismo contro agricoltura, e questa contrapposizione, se mi consentite, è abbastanza plateale.

Io non voglio aggiungere altro, voglio solo ricordare che il dibattito di oggi, un po' negli interventi di tutti, ha sofferto di questa impossibilità di prospezione, di prospettiva che è costituita dalla dimensione annuale e quindi inevitabilmente, anche se ci sono stati degli interventi di rilievo - voglio ricordare quello del Consigliere Dujany e altri -, non si è potuto dare delle indicazioni concrete. Ci sono stati gli interventi dei Consiglieri Chanu, Bondaz, Monami, Chincheré, anche se un po' polemico nelle conclusioni, però non si sono potute dare delle indicazioni concrete, perché? Perché il bilancio annuale non consente una dimensione di interventi, può consentire di fare la battuta, di dire: "trasferiamo un miliardo di qua, mettiamolo di là", "penalizziamo Tizio e privilegiamo Caio", però il grosso discorso non ci può essere. Il discorso di prospettiva non si può fare e mi pare che anche il Consigliere Dujany stamattina nel ricordare secondo un'ottica storica le vicende della Regione di questi ultimi anni, non ha dato delle indicazioni concrete: intendo dire che ha dato delle indicazioni abbastanza varie sulle quali io mi sento anche parzialmente di concordare, come mi sento di concordare su molte delle cose che sono state dette sia dal Consigliere Monami che dal Consigliere Dolchi sugli obiettivi generali, però sul piano pratico cosa si può fare quando si ha davanti il bilancio annuale? Io pongo questa domanda al Consiglio. Ritengo molto poco.

Il Consigliere Monami ha detto: "non bisognava fare la crisi" ma, Signori miei, quando delle forze politiche non riescono ad andare d'accordo, mi pare che la cosa più logica, più giusta, più leale e più lecita sia quella di dividersi e quindi in questo caso di fare una crisi.

Evidentemente se la comunità accetta un discorso di democrazia e questa democrazia è rappresentata dalle forze politiche e se queste agiscono con il sistema della maggioranza e della minoranza, noi ci auguriamo che la maggioranza che è sorta, che la nuova Giunta possa predisporre quanto prima un piano poliennale di sviluppo molto materiale. Mi auguro che i Consiglieri vorranno discuterlo questa volta seriamente sapendo che se si piglia un impegno e se si tracciano delle direttive, poi non bisogna sfuggire da queste direttive sapendo che un piano poliennale ha un significato nella misura in cui c'è la concentrazione di tutte le risorse e di tutti i mezzi in certe direzioni precise, magari tralasciando altre cose e magari così tagliando in certi settori. Quello che conta è avere il senso della direzione finale, il senso dell'obiettivo; quando c'è questo, si possono anche imporre dei sacrifici e farli accettare. Io ritengo che con questo bilancio sacrifici non se ne impongono, né se ne possono fare accettare, però è un bilancio onesto, decoroso, presentato con onestà dalla Giunta senza trionfalismo. Io do atto di questa coerenza, di questa correttezza, che si traduce nel presentare un arrosto così in modo onesto senza troppo fumo e senza neanche tanta salsa; l'importante è che la carne ci sia, in questo caso c'è perché la previsione delle entrate, a mio avviso, corrisponde a quelle che dovrebbero essere le entrate effettive e le spese sono impartite secondo criteri non traumatizzanti per l'amministrazione, ma, a mio avviso, corretti.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Tonino.

Tonino (P.C.I.) - Chiedevo se si intende andare avanti oppure dobbiamo aggiornare i lavori a domani.

Caveri (U.V.) - Andiamo ancora avanti per una mezz'ora.

Andrione (U.V.) - Pongo una domanda al Consiglio. Dato che se intervengo questa sera, domani il dibattito si riaprirà tale e quale perché evidentemente ognuno avrà da replicare, dato che credo che non sia opportuno ridirci sessanta volte le stesse cose perché siamo tutti abbastanza grandi per capirle quando vengono dette una volta, dato che il sistema esistente è un sistema a maggioranza numerica, io proporrei, se il Consiglio è d'accordo, di fare la replica domani, dopodiché si dovrebbe passare, secondo quella mozione d'ordine che aveva sollevato il Consigliere Dolchi, all'esame capitolo per capitolo, con ampie possibilità di polemiche per tutti i Consiglieri.

Caveri (U.V.) - Siamo d'accordo? La parola al Consigliere Chanu.

Chanu (D.P.) - Chiedo al Presidente del Consiglio, avendo preannunciato la presentazione di un ordine del giorno, se la discussione generale continuerà domani mattina, oppure se si interrompe questa sera.

Caveri (U.V.) - Dipende dalla volontà del Consiglio questo. Il Presidente della Giunta ha proposto questa soluzione, questo ordine: domani il Presidente della Giunta prenderà la parola e con questo intervento si chiuderà la discussione generale.

Chanu (D.P.) - Ritengo che la discussione generale non sia ancora da chiudersi visto che ci sono altri Consiglieri che vogliono intervenire.

Monami (P.C.I.) - In questo momento mi pare un po' debole la posizione del Presidente della Giunta quando dice che non interviene stasera sennò si riapre il dibattito e che domani, giustamente, interviene a conclusione del dibattito. Nessuno nega che il Presidente della Giunta deve concludere il dibattito, quello che notiamo noi è che l'assenza dal dibattito di una posizione precisa del Presidente della Giunta o della Giunta strozza lo stesso dibattito. È chiaro, non vi è dubbio alcuno che un qualsiasi intervento della Giunta in questa direzione riapre evidentemente il dibattito, perché noi sinora abbiamo discusso su argomenti che conoscevamo solo in parte, solo per documenti tecnici e non per indirizzi politici.

Ora, caro Presidente, è evidente che il suo intervento riaprirà inevitabilmente il dibattito. Può anche darsi che non lo riapra, perché tutti soddisfatti diremo: "andiamo ad esaminare il bilancio articolo per articolo"...siccome quello che mancava era la posizione politica che lei evidentemente esprimerà nelle conclusioni, cosa dovremmo dire? Dopo le conclusioni e dopo aver conosciuto il pensiero politico della Giunta, noi non potremo far altro che parlare: ecco perché mi pare che bisognerebbe interrompere questo dibattito con almeno un intervento politico dell'Esecutivo.

Caveri (U.V.) - La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Credevo che, dopo le dichiarazioni del Presidente della Giunta, sulla discussione generale ci fosse il diritto di dichiarazione di voto; credo che, da quando me lo ricordo io, abbiamo proceduto così almeno 12 volte. Mi sembra che le dichiarazioni di voto siano specificamente un intervento politico e, di conseguenza, non vedo assolutamente come il dibattito possa essere strozzato. D'altra parte mi sembra che in tutti i Parlamenti, in tutte le assemblee ci sia una certa disciplina negli interventi per evitare che si vada avanti a consumo e che non si metta mai un termine finale a una discussione generale.

La mia era una proposta, io non ho niente in contrario a rimanere seduto qui, tranquillamente, ad aspettare tutti i Consiglieri che intendono prendere la parola ...(voci)...

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Chincheré.

Chincheré (P.C.I.) - Signor Presidente della Giunta, quanto detto non soltanto appare discutibile sul piano della correttezza politica, ma ci sembra molto comodo. Lei stamattina è arrivato qui alle 9,30 come tutti noi, ci ha buttato l'osso senza dire da dove viene. Allora evidentemente credo sia legittimo che il Consiglio sappia perché si ufficializzano alcune scelte, da che parte si vuole andare. In realtà, noi oggi ci ritroviamo a discutere su una proposta che non esiste, vogliamo sapere qual è la proposta non come chiusura di una discussione, ma come un ulteriore elemento di arricchimento del dibattito.

Caveri (U.V.) - Su questa questione dell'ordine della discussione di questa sera e di domani non dovrebbe parlare più di un Consigliere per gruppo e non tutti i Consiglieri, quindi cerchiamo di avviarci ad una conclusione.

Chanu (D.P.) - Evidentemente il Consiglio non può obbligare il Presidente della Giunta a parlare se non vuole parlare. Io prendo atto che il Presidente della Giunta intende parlare allorquando il Presidente del Consiglio, dirà: "la discussione generale è chiusa, la parola al Presidente della Giunta". Dopodiché il Presidente della Giunta ha detto: "avrete ancora la possibilità di fare i vostri interventi di carattere politico in sede di dichiarazione di voto".

Caveri (U.V.) - Non mi sembra che questa sia l'opinione ultima del Presidente della Giunta.

Chanu (D.P.) - Se il Presidente della Giunta intende parlare in sede di discussione generale e non a conclusione, benissimo. Sarà un elemento di arricchimento del dibattito che però ci consentirà ancora, e non per far perdere del tempo, ma perché forse avremo avuto finalmente quello che aspettavamo dalle 9,30 di questa mattina e cioè l'intervento politico del Presidente della Giunta che, se fosse stato fatto, forse ci avrebbe evitato di arrivare, stancamente come diceva Milanesio, fino alle ore 20,20 precise, forse, di questa sera. È certo che il Presidente della Giunta è libero di parlare o di non parlare, potrebbe anche non parlare nemmeno in sede di chiusura di discussione generale, nessuno è obbligato a parlare.

Quello che io volevo chiedere però è che, se si va avanti, questa sera si continui nella discussione generale e se si ritiene di sospendere questa sera, si riprenda domani la discussione generale. Ben venga l'intervento del Presidente della Giunta, che forse potrà anche magari evitare ulteriori lungaggini in sede di dichiarazione di voto se il discorso politico si esaurisce poi nel corso della stessa discussione generale. Se questo non sarà, che domani mattina i Consiglieri abbiano ancora la possibilità e il diritto perché i Consiglieri che hanno diritto di parlare e di intervenire in sede di discussione generale sono ancora parecchi.

Per quel piccolo problema a cui avevo accennato prima, si trattava solo di sapere questo: avendo degli ordini del giorno da presentare, gradiremmo sapere se questi ordini del giorno che verranno poi illustrati li possiamo presentare domani mattina, se è possibile poi farlo nel corso dei relativi capitoli specifici, oppure se è necessario sintetizzare questa sera anche questi adempimenti in modo da continuare col rito formale previsto dal nostro Regolamento. Non c'è niente quindi di trascendentale.

Se il Presidente della Giunta intenderà parlare domani mattina in sede di discussione generale, il suo intervento sarà ben accetto, solo che ci sia consentito esprimere ancora in sede di discussione generale questi nostri giudizi che forse troveranno nell'intervento del Presidente della Giunta una ragione di essere o di non essere. Se però domani mattina il Presidente della Giunta intenderà chiudere la discussione, ebbene noi considerato che crediamo di avere il diritto di parlare, intenderemo la discussione generale non ancora chiusa fino a quando i Consiglieri che si iscriveranno a parlare non avranno parlato.

Caveri (U.V.) - Consigliere Chanu, io penso che un intervento del Presidente della Giunta possa chiarire le cose e portarci ad un accordo e ad una soluzione definitiva.

Andrione (U.V.) - Sono perfettamente d'accordo con il Consigliere Chanu sul fatto che nessuno vuole impedire a qualcuno di parlare o di non parlare. A me sembrava che fosse doveroso ordinare il dibattito per la parte che riguarda la discussione generale, non per il prosieguo della discussione, perché poi ci saranno ulteriori dichiarazioni di voto sull'insieme del bilancio e con tutte le possibilità connesse. Mi sembrava che fosse utile fare questa precisazione...non so come chiamarla, mozione d'ordine, tipo di discussione per ordinare il dibattito.

Non ho nessuna particolare affezione a questa teoria; per me era, lo ripeto, un sistema logico di procedere; se si preferisce invece un altro sistema, per noi non ci sono difficoltà in materia e soprattutto non vorremmo impedire a qualcuno di esprimersi.

Mi sembrava che nella giornata di oggi ci fossero state delle prese di posizione di una certa importanza, di un certo taglio, di un certo tenore e che queste prese di posizioni meritassero non una polemica ma una spiegazione della logica per la quale la Giunta ha fatto certe scelte, dopodiché, a mio avviso personale, sembra inutile continuare a pestare acqua nel mortaio, perché la logica politica è fatta in maniera che ci possano essere persino delle differenze di opinioni, per cui ripeto: ognuno ha avuto ampio spazio per esprimersi e, se vorrà ripetersi, è libero di farlo.

Caveri (U.V.) - Va bene, mi sembra che siamo d'accordo.

Domani mattina parlerà il Presidente della Giunta e poi parleranno gli altri Consiglieri. Siamo d'accordo?

La seduta è tolta e i lavori riapriranno domani alle 9,30.

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La seduta termina alle ore 20,03.