Oggetto del Consiglio n. 59 del 13 febbraio 1975 - Verbale

OGGETTO N. 59/75 - ISTITUZIONE DEL COMITATO REGIONALE DI COORDINAMENTO DEI SERVIZI SANITARI E SOCIALI. PROPOSTA DI LEGGE. RINVIO.

Siggia Giovanna (P.C.I.) - Un'illustrazione brevissima, perché in effetti, come ha detto il Presidente del Consiglio, ne abbiamo già parlato in un'altra seduta, in quel blocco di leggi che riguardavano l'assistenza sanitaria e la sanità. Allora noi avevamo un nostro testo di legge e oggi lo riproponiamo, però presentiamo un emendamento che do alla Presidenza del Consiglio e che riguarda la composizione del Comitato.

Il Consiglio ricorderà che avevamo richiesto di regolare questa materia con una legge e non con un decreto, quanto meno avevamo chiesto che nel testo di legge si dicesse che tutti questi organismi sarebbero poi stati istituiti con legge in un momento successivo. Visto che in quella discussione il Consiglio aveva disatteso le nostre richieste, abbiamo insistito che non ritirasse il testo di legge oggi all'esame del Consiglio. Il discorso l'avevamo fatto allora in quest'aula e credo sia inutile riproporlo integralmente, salvo una o due questioni di fondo che riteniamo opportuno ricordare ai colleghi del Consiglio.

È una materia piuttosto scabrosa che prevede due distinti tronchi: un adeguamento con norme regionali alla materia ospedaliera e con una previsione di riforma anche nel campo dell'assistenza sociale. Ritenevamo, proprio per la complessità della materia e perché nella Regione non vi erano ancora norme che regolavano tutto l'ampio complesso della riforma sanitaria, che sarebbe opportuno cominciare con prospettive legislative che dessero un inizio ad un'effettiva riforma sanitaria. Poniamo quindi il nostro disegno di legge all'attenzione del Consiglio con quell'emendamento che vi leggo e che riguarda solo la composizione del Comitato. Secondo le nostre previsioni dovrebbe essere composto: dall'Assessore alla Sanità, da sette rappresentanti delle Comunità Montane - e qui ricordo che avevamo obiettato come la scelta dei tre rappresentanti delle Comunità Montane (Alta, Media e Bassa Valle) non aveva significato -, da quattro Consiglieri regionali, di cui due della minoranza - ed è la stessa proposta fatta dalla Giunta e corretta in aula -, da un rappresentante dell'Ufficio regionale della Programmazione, da un rappresentante dell'Ente Ospedaliero Regionale, da tre rappresentanti delle Mutue e da quattro rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali più rappresentative. Questo è l'emendamento che proponiamo oggi; è già arrivato in copia e lo diamo alla Presidenza del Consiglio.

Caveri (U.V.) - Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Solo per una questione tecnica. Credevo che gli emendamenti proposti all'articolo 3 fossero più estesi, in quanto al secondo comma viene detto che il Comitato elegge al suo interno un Presidente con maggioranza di 2/3... ah, c'è la modifica... no, perché è un errore legislativo, in quanto la legge n. 486, va bè...

(voci)

Bordon (D.C.) - Chiedo delucidazioni al Presidente della Giunta, perché non capisco più niente, e succede spesso. Innanzitutto qui avevamo un emendamento che era stato studiato e che non è come quello che ci hanno distribuito in questo momento. Allora, se noi vedevamo che la legge...

Andrione (U.V.) - Il collega Bordon si riferisce ad un'altra legge ...(voci)... no, no, si riferisce ad un'altra legge che discuteremo dopo nel punto successivo.

Caveri (U.V.) - Io vorrei sapere se la maggioranza presenta un emendamento in questa materia.

Bordon (D.C.) - Noi avevamo la proposta di legge n. 77 che la Signora Siggia ci ha illustrato e in questa proposta di legge, all'articolo 3, era prevista una determinata composizione di questo Comitato, che aveva preoccupato un po', perché c'erano l'Assessore alla Sanità, i rappresentanti degli Enti locali, un numero elevato di rappresentanti delle Comunità Montane. A un bel momento si esaminò benevolmente e amichevolmente la proposta di un'altra Commissione che però non ha niente a vedere con quella che ci è stata distribuita ultimamente, perché la proposta che avremmo voluto fare noi per collegarci a questa legge n. 77 riduceva un po' il numero dei componenti, in quanto il Comitato risultava composto dall'Assessore regionale alla Sanità, da quattro Consiglieri regionali - cioè ripeteva un po' quel Comitato eletto nell'altro Consiglio regionale -, da un rappresentante dell'Ufficio regionale per la Programmazione, da tre rappresentanti degli Enti Mutualistici, da quattro rappresentanti delle Associazioni sindacali, da un rappresentante dell'Ente Ospedaliero Regionale e, in più da tre rappresentanti delle Comunità Montane n. 1, n. 2 e n. 3 (cioè dell'Alta, Media e Bassa Valle). Adesso che se ne presenta un'altra ne presento una anch'io, poi la metteremo in discussione e vedremo quello che salta fuori!

Andrione (U.V.) - Per chiedere delle spiegazioni e per capire. L'articolo 7 di questa legge, così come formulato, non potrebbe essere votato oggi "agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge valutati in lire... si provvede con lo stanziamento iscritto al numero... che lo stato di previsione della spesa per l'anno 1974 e con gli stanziamenti che saranno iscritti al capitolo...", e via dicendo. Ora, nel bilancio 1975 noi abbiamo previsto un'uscita e un'entrata in relazione alla "886" per le spese ospedaliere; o stralciamo l'articolo 7 o oggi come oggi non possiamo votare questa legge. Chiedo solo spiegazioni.

Caveri (U.V.) - Permettetemi un'osservazione. Mi sembra di capire che in sostanza tra maggioranza e minoranza si è d'accordo sul testo della legge presentato dal Consigliere Monami e da altri, e che la divergenza verta soltanto sull'articolo 3 riguardante la composizione del Comitato. Dobbiamo quindi decidere tra questi due emendamenti: uno presentato dalla maggioranza e l'altro dalla minoranza. Bisogna dire che tra i due emendamenti non c'è una grandissima differenza, c'è una certa differenza, ma non è enorme.

Monami (P.C.I.) - L'emendamento che abbiamo presentato alla nostra legge ricalca le cose che abbiamo detto nella passata seduta. Se ho ben capito, l'emendamento che sta circolando mi pare sia frutto del dibattito dell'altra seduta nella quale noi rivendicavamo la presenza di due Consiglieri di maggioranza e quindi circolava quel testo che in questo momento ha finito la sua funzione. Quell'emendamento assolveva la sua funzione in quella seduta per indicare al Presidente della Giunta come avrebbe dovuto fare il decreto per nominare il Comitato e quale tipo di rappresentanti dovevano parteciparvi: tre rappresentanti delle Comunità Montane e due della minoranza del Consiglio. Mi pare che i termini della questione siano questi, quindi oggi l'emendamento in discussione dovrebbe essere uno solo, cioè quello presentato da noi che autoemendiamo la nostra legge. Non so se stanno così le cose, ma dovrebbero essere così.

Per quanto riguarda l'articolo 7 possiamo vedere, con un po' di quel fair play che qui è sempre stato richiamato e di cui tutti abbondano, se è possibile, laddove si dice che le spese derivanti dal... saranno imputate nel compilando bilancio del 1975, se basta questo per mettere a posto ogni cosa, cioè nel compilando bilancio del 1975 non ho bisogno di individuare e di indicare l'articolo, in sede di compilazione di bilancio si tiene conto di una legge votata dal Consiglio e la si inserisce nel bilancio compilando del 1975. Mi pare che l'operazione sia tecnica, non è nella sostanza della legge.

Presidente, se sei d'accordo, potremmo trovare l'accordo per una leggera modifica dell'articolo 7 e quindi votare tutta la legge così com'è, al di là delle posizioni politiche.

Andrione (U.V.) - Lascio rispondere all'Assessore Fosson sulla questione dell'articolo 7, perché sarà molto più competente di me, è una questione di finanze e di bilancio, si può trovare la soluzione.

Per quanto riguarda invece la composizione del Comitato di cui all'articolo 3, è vero quello che dice il Consigliere Monami, cioè che il testo dell'emendamento presentato dalla maggioranza è il frutto di una discussione passata in Consiglio, però formalmente ci sono due emendamenti all'articolo 3, parlo dal punto di vista formale, di tecnica.

Noi manteniamo l'emendamento e perché lo manteniamo? Perché sapete che la riforma ospedaliera incontra numerose difficoltà, direi molto pesanti; abbiamo bisogno di un periodo di rodaggio in cui questo Comitato deve anche dimostrare che cosa sa fare. Credo che proprio da quella parte si conoscano le pressioni che ricevo giornalmente per allargare questo Comitato. Per essere molto onesto, questo è uno dei motivi per i quali nel periodo di rodaggio vorrei che non si cambiasse la sua composizione.

D'altra parte la prova di quello che dico è data dal fatto che lo stesso Gruppo Comunista - a cui va il merito di avere pensato per primo di presentare questa proposta di legge - nel corso di pochi mesi abbia sentito il bisogno di modificare una primizia proposta. Non è materia facile, occorre rispettare certi equilibri che sono estremamente delicati. In particolare non vorrei che i Sindacati avessero l'impressione di essere minimizzati attraverso un sistema di rappresentanze di Comunità Montane, poiché - mi permetto di dirlo - col numero di tre già sovente ci troviamo in difficoltà.

Chiudo la parentesi, non voglio aprire altre discussioni; per cui, da quel punto di vista e con queste precisazioni, la maggioranza difende il proprio emendamento all'articolo 3 (questo formalmente).

Fosson (U.V.) - Vorrei solo dire al Consigliere Monami che, se vogliamo far passare questa legge oggi, purtroppo dobbiamo togliere l'articolo 7 e stralciarlo completamente, perché noi avremo il fondo ospedaliero in entrata e in uscita per il nuovo bilancio, e quindi eventualmente per le spese di funzionamento della Commissione potremo poi attingere a questo fondo. In questo momento, però, non potremmo assolutamente giustificare l'imputazione della spesa sul bilancio 1974, bilancio provvisorio, e quindi l'articolo 7 va stralciato completamente. Sulla questione del finanziamento di questo si troverà poi la soluzione.

Caveri (U.V.) - Vorrei fare un'osservazione, però: se si sopprime l'articolo 7 non occorre stabilire niente? La parola al Consigliere Monami.

Monami (P.C.I.) - Mi pare di poter aderire alla richiesta dell'Assessore alle Finanze. Siamo disponibili alla soppressione dell'articolo 7, poiché il Comitato regionale comunque trova finanziamento nella spesa più generale dell'ordinamento ospedaliero e quindi siamo perfettamente d'accordo per la soppressione di tale articolo.

Laddove mi permetto ancora di battermi per la nostra soluzione, almeno come Gruppo politico, pur tenendo conto delle mille pressioni che il Presidente ha in questo senso - dobbiamo dircelo tranquillamente - è perché qui tutti vogliono essere rappresentati: tutte le Mutue, che hanno notevoli interessi da difendere in questo settore, le varie categorie di Medici, di Primari, di Assistenti, i vari Sindacati di categoria. Noi ci rendiamo conto delle notevoli pressioni e ci rendiamo anche conto della preoccupazione delle Organizzazioni Sindacali di trovarsi fortemente minoritarie in un Comitato dove abbiano a prevalere i rappresentanti di determinati interessi. Non abbiamo invece preoccupazioni alcuna - e sarei disposto ad aprire un confronto con le Organizzazioni Sindacali in proposito - di non trovarci minoritari davanti alla rappresentanza di Enti pubblici che non hanno interessi particolari da difendere tipo le Mutue, le categorie mediche o le categorie interessate.

Sostanzialmente, qual è la differenza tra la proposta dell'emendamento della maggioranza e il nostro? Si tratta poi soltanto di quattro unità riferite alle Comunità Montane, ed ecco il solito discorso che vi risparmio, perché finirei per essere noioso nel tempo; figuriamoci agli altri, è un problema di democrazia e di partecipazione. La Comunità Montana è un'entità giuridica comunitaria riconosciuta che ha il suo valore, perciò riteniamo che tutte queste Comunità debbano essere rappresentate, e non con quella modalità che comunque costringeva la scelta di un rappresentante tra più Comunità in cui gli accordi non sono sempre semplici, anche perché nel settore dell'assistenza e, più in generale, dell'assistenza ospedaliera, ogni Comunità Montana può avere specifici interessi da difendere e da rappresentare attraverso il proprio rappresentante.

Ci troviamo davanti al problema di aumentare questo Comitato di quattro persone, però di quattro rappresentanti di cittadini che certamente non sono la controparte dei Sindacati, i quali avrebbero potuto avere paura di essere minoritari se invece noi avessimo inserito in questo Comitato una lunga pletora di rappresentanti delle varie categorie di Medici, di lavoratori dei settori, eccetera.

Ora, mi pare che questo nostro emendamento possa essere accolto e, pur essendo questo un periodo di rodaggio, è il miglior modo per stabilire se un Comitato così concepito assolverà alle funzioni senza dover ricorrere alla sua correzione magari fra tre o quattro mesi. Ecco perché, non essendo un problema politico notevole, preghiamo la maggioranza di accettare questo nostro emendamento, se il giudizio più generale è quello di accettare la legge che abbiamo proposto.

Caveri (U.V.) - Sono iscritti a parlare l'Assessore De Vita e i Consiglieri Bordon e Lustrissy.

Bordon (D.C.) - Mi sembra che l'intervento del Consigliere Monami, che mi ha preceduto, mi abbia facilitato già in parte il compito, perché in conclusione - lo dicevamo anche con l'amico Dolchi - si tratterebbe di tre, quattro elementi in più invece che di tre, cioè di 7 rappresentanti delle Comunità Montane.

Se noi qui facciamo la spulcia, vediamo che c'è un Assessore regionale alla Sanità, quattro Consiglieri regionali, un rappresentante dell'Ufficio regionale, tre rappresentanti degli Enti Mutualistici, quattro rappresentanti delle Associazioni sindacali, un rappresentante dell'Ente Ospedaliero, e sarebbero già 14 persone. Noi, poi, con la nostra proposta porteremmo avanti tre rappresentanti delle Comunità Montane, e farebbero 17. Se uno fosse superstizioso, darebbe subito ragione a Monami e direbbe: "io il 17 non lo voglio, quindi mettiamo 7 come ha chiesto lui", così fa 21 e i conti quadrano. Ora a me pare però che qui non si tratti di fare delle ripicche o altro, perché è una valutazione presto fatta, ma è una valutazione; si tratta di vedere se, come dice Monami, dobbiamo portare avanti un rappresentante ogni Comunità Montana, il che potrebbe anche avere il suo peso. Mi sembrava però di vedere questi poveri quattro Consiglieri regionali così mal ridotti in questa Commissione... ecco, non è che con questo io vi venga a dire portiamo a 7 i Consiglieri regionali, ma di fronte ai quattro Consiglieri regionali che dovrebbero avere un certo peso perché il bilancio è sempre della Regione che paga... ecco perché noi ne avevamo messi tre anziché sette. Io mi rimetterei un po' anche al Presidente della Giunta e al Governo, perché veda se di fronte a questa sperequazione di numeri si possa ritoccare questa composizione.

Poi, a nome anche dell'amico Albaney, poiché qui dentro abbiamo sempre cercato di difendere i Coltivatori Diretti, al punto 5, laddove parliamo di quattro rappresentanti delle Associazioni sindacali, sia chiaro che uno di questi quattro deve essere il rappresentante dei Coltivatori Diretti, perché allora, per capire quali siano le più significative Associazioni, io chiederei qual è il Sindacato in agricoltura in Valle d'Aosta - chiamando anche in causa l'amico Pedrini, se ne ha uno anche lui - che abbia circa 6.000 iscritti come la Coltivatori Diretti. Non vorrei poi che ad un certo momento si venisse fuori e si dicesse: "l'Associazione Coltivatori Diretti non è un'associazione sindacale", perché altrimenti avanti i carri armati capeggiati da te e da me, compreremo anche noi sei pantere o tigri e andremo, anche noi, sulle pubbliche piazze. Se è solo questo che bisogna fare per essere qualificati quale Sindacato, noi lo faremo.

Io richiamo qui, negli atti del Consiglio regionale, che tra questi quattro Sindacati, come giustamente là nella proposta di Monami è stato detto di tre rappresentanti delle Mutue INAM, INADEL e Coltivatori Diretti, che ci sia un rappresentante della Coltivatori Diretti. Ora, per il fatto dei quattro o dei tre o dei sette io mi rimetterei anche un po' alla Giunta, veda un po' quello che crede di fare.

De Vita (Assessore tecnico) - Innanzitutto un saluto, dato che è la prima volta che prendo la parola in questo consesso, sia pure molto brevemente.

L'argomento che stiamo trattando direi che esula da qualsiasi questione politica, perché credo che qui tutti abbiano compreso che siamo diretti e uniti in un intento unico, almeno io lo spero: favorire per quanto possibile la realizzazione, attraverso l'operato della Regione, di un'assistenza sanitaria conveniente.

La mia preoccupazione è determinata da ragioni direi puramente giuridiche. Non vorrei che successivamente, soprattutto da parte del Comitato che tutti conosciamo, si eccepisca che noi siamo andati al di là dei limiti consentiti e da quella che è una norma puramente consultiva, che siamo transitati in deliberazioni con le quali, andando molto al di là, si statuisca un qualche cosa finora non consentito.

A me non interessa né mi preoccupa che i rappresentanti dei vari Enti, Istituti o Associazioni Sindacali siano 17, 20 o 25 (mi dicono che a Torino c'è addirittura un fiume di persone); a me interessa invece che ciascuna deliberazione rientri nei limiti consentiti, perché quando i Signori della Commissione Consultiva assumono un qualcosa a maggioranza o probabilmente all'unanimità in quanto ritenuto conveniente, è evidente che il potere esecutivo dovrà accettarla, non potrà farne a meno. Allora vi spiego perché potremmo cadere probabilmente in questa eventualità per cui il Comitato di Coordinamento ci direbbe: no, Signori.

Spiego la mia preoccupazione partendo appunto dall'articolo che istituisce il Comitato di cui discutiamo. Questo articolo 20 demanda in modo specifico a questo Comitato tali compiti: deve essere sentito sulle questioni attinenti al miglioramento dei servizi sanitari. È vero che la dizione è abbastanza ampia, che in essa si possono far rientrare molti argomenti, ma voi ritenete che fra questi argomenti possano anche rientrare quelli inerenti - nel testo legislativo proposto si parla addirittura di "deliberare" o "proporre" e proporre significa poi deliberare, per quanto ho detto - strutture edilizie, servizi sanitari in genere? Mentre compare nella lettera c) del vostro articolo 2, l'articolo da voi proposto - mi rivolgo ai Comunisti, perché credo che questo senz'altro emani e promani da voi - non so se altrettanto possa dirsi delle lettere a) e b), e della b) in particolare. Non vorrei che, attraverso un compito e un intento comune, arrivassimo a un qualche cosa che ad un certo momento bloccasse l'attività di queste Commissioni e l'attività stessa della Giunta con deliberazioni che probabilmente non potrebbe più assumere validamente.

Io proporrei di riunire queste tre formulazioni in un testo più ampio che possa consentire la sicura approvazione anche da parte del Comitato, altrimenti avrei dei dubbi. Questa è stata la ragione del mio brevissimo intervento. Non è più necessario parlare invece dell'ultimo capoverso dell'articolo successivo - deve essere dell'unico capoverso dell'articolo 5 - perché ho visto che è già superato dal vostro emendamento.

Ora lascerei a voi la parola, diciamo per illustrare se le mie preoccupazioni hanno o no ragione di essere.

Lustrissy (D.P.) - Mi permetto di riprendere il discorso del Consigliere Monami sul problema della rappresentanza dei delegati delle Comunità Montane. Non è affatto vero che questo problema dell'istituzione del Comitato ospedaliero non sia politico; non sarà un problema partitico, ma è un problema politico in senso lato, in quanto coinvolge aspetti di un servizio generale a favore delle nostre popolazioni che non solo interessa questo Consiglio regionale, ma in modo più ampio tutte quante le categorie professionali e le popolazioni da noi amministrate.

Ebbene, non è che riducendo la rappresentanza delle Comunità Montane - le quali esistono già in virtù di un potere delegato - si possa in questo modo mortificare l'esistenza stessa delle Comunità Montane e non è che, con questa soluzione, dando spazio alle Comunità Montane che sono le più dirette rappresentanti dei bisogni delle popolazioni locali, si mortifichino i Sindacati, perché in questo settore i Sindacati non sono i delegati esclusivi della gestione di servizi sociali. I Sindacati sono rappresentati e hanno una giusta rappresentanza in questo Comitato. Dobbiamo però tenere conto che è un problema politico di partecipazione dell'intera Comunità valdostana alla gestione di questo importante servizio ospedaliero, che ha delle gravi implicazioni per quanto riguarda la funzionalità di tale servizio. Non dobbiamo temere la partecipazione, perché più ampia è la partecipazione e più si realizzano i bisogni e i desideri della nostra popolazione.

Mi permetterei ancora una volta di richiamare l'attenzione del Presidente della Giunta sulla riunione avvenuta con i Sindacati. Il timore dei Sindacati, in questo caso particolare di essere diminuiti come rappresentanza nei confronti degli altri rappresentanti, di fatto non esiste, in quanto i rappresentanti sindacali hanno lo spazio che a loro compete, ma attualmente dobbiamo dare spazio ad aspetti diversi, alle rappresentanze diverse della nostra Comunità. Sotto questo profilo le Comunità Montane, se devono esistere e se devono funzionare, non possono delegare dei poteri ad altri delegati; è bene che siano coinvolte in prima persona, mediante i propri delegati, nella gestione e nell'attività propria di questo servizio ospedaliero.

Come Gruppo dei Democratici Popolari saremmo inoltre favorevoli alla proposta avanzata dal Consigliere Bordon: di dare spazio, tra i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali, anche a quella dei Coltivatori Diretti, una delle maggiori Organizzazioni Sindacali di categoria.

Qua si tratta di trovare un'intesa, perché se per "associazione più rappresentativa" si intende quella con il maggior numero degli iscritti ai Sindacati, dobbiamo organizzare la rappresentanza in base a questa verifica: ebbene, non so a quale punto si collochi tra le quattro rappresentanze la Coltivatori Diretti, ma se così non fosse, se le quattro Organizzazioni Sindacali previste fossero le tre Organizzazioni Confederali più l'Organizzazione locale dei lavoratori della Valle d'Aosta (quella del SAVT), allora in questo caso i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali invece che quattro dovrebbero essere cinque. Se siamo certi che, in base al numero degli iscritti e alla propria rappresentanza, la Coltivatori Diretti trova spazio con questi quattro rappresentanti, la questione potrebbe essere superata. Per garantire maggiormente la partecipazione di questa associazione, che sul piano professionale ha un numero abbastanza consistente di iscritti, è bene che questo numero dei rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali sia portato da quattro a cinque.

Mi permetterei proprio di sollecitare, da parte della maggioranza e da parte della Giunta, questa considerazione nei confronti delle Comunità Montane, perché hanno il diritto di partecipare a tutti i momenti più interessanti dell'attività dell'Amministrazione regionale, anche sotto il profilo della gestione dei servizi, proprio perché, essendo già titolari di poteri delegati, è altrettanto difficile poter delegare ad altri delegati poteri che sono propri della Comunità, anche come rappresentanti.

Manganoni (P.C.I.) - Abbiamo ignorato una categoria di lavoratori che sono certamente i più umili, i più ignorati e i più bistrattati, ma sono coloro che ci forniscono la bistecca quotidiana; non ce lo ricordiamo quando mangiamo la bistecca fin quando non la faranno di plastica, però per adesso non la si fa ancora di plastica.

Io penso che dobbiamo rimediare a questa dimenticanza e, come ha detto il Consigliere Bordon, includiamo la Coltivatori Diretti. Potrei aggiungere che c'è l'Associazione degli allevatori, c'è la costituenda Alleanza dei Coltivatori Diretti dei contadini. Il Presidente però dice: non aumentiamo il numero. Io posso anche accettare per buona la sua richiesta e comprendo la sua preoccupazione, perché se volete non concludere nulla fate delle Commissioni con un numero enorme di persone e non concluderete niente, l'esperienza ce lo insegna.

Riprendo quanto ha detto il Consigliere Lustrissy, lasciando a quattro - se si vogliono lasciare a quattro - i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali; io però direi quattro di cui uno rappresentante delle Organizzazioni degli agricoltori che le Associazioni esistenti si sceglieranno... non diciamo dell'Organizzazione più rappresentativa, sennò poi litighiamo tra di noi perché Bordon rappresenta più di un altro.

In questo modo cosa otteniamo noi? Non aumentiamo il numero, e quindi le preoccupazioni del Presidente le rispettiamo, però immettiamo in queste Mutue i rappresentatiti dei lavoratori della terra. È giusto ed è umano che siano rappresentati.

Andrione (U.V.) - Vorrei fare delle brevissime considerazioni sulle due proposte alternative, se il Consiglio è d'accordo, e poi spiego i vari punti e perché mi oppongo alla proposta comunista; però, se si vogliono introdurre altri termini, devo chiedere un rinvio per rinegoziare la questione, perché così com'è non posso accettare di tradire certe intese. Punto primo.

La questione delle Comunità Montane è venuta fuori così: la prima proposta fatta dalla Giunta era quella di mettere un rappresentante delle Comunità Montane e, a turno, ogni volta che si discuteva di un problema riguardante una determinata Comunità Montana, di invitare il Presidente di quella Comunità Montana. È stato invece preferito quest'altro sistema. Non c'è solo l'equilibrio con i Sindacati, c'è anche quello con le Mutue e con la programmazione regionale.

Qui se incominciamo ad allargare le maglie le allarghiamo per tutti e allora viene fuori il "comitatone", ragione per la quale, sempre comprendendo i motivi di fondo che possono anche essere validi, il discorso è effettivamente politico e dovrebbe essere allargato al fatto di avere scelto sette Comunità Montane, fatto sul quale alcuni membri di questa Giunta non sono perfettamente concordi, anche se vogliono applicare quella legge. Il discorso di fondo, che è politico, può essere risolto per i periodi di rodaggio soltanto mantenendo certi equilibri.

Per quanto riguarda la proposta della Coldiretti, mi permetto di dire che è stata lungamente discussa. In particolare mi permetto di dire che i mutuati sono 17 mila e credo che sia la seconda Organizzazione di mutuati dopo l'INAM che ne ha 78 mila, poi si scende agli artigiani che ne hanno 6 mila, poi si arriva a certe categorie che hanno un rappresentante che è il Presidente Segretario, e il mutuato di quel dato tipo di organismo che trova la sua rappresentazione nei tre rappresentanti delle Mutue scelti in funzione di certi... sì, tu puoi dire di no, ma invece è sì, comunque si può dissentire ...(voce)... Ma dico, mi permetto di richiamare lo spirito della riforma ospedaliera e la ratio legis che ha istituito con l'articolo 20 il Comitato Consultivo: lo spirito è quello che questa riforma ospedaliera sia seguita anche dalle Confederazioni sindacali, non dai Sindacati di categoria. Questo è quello che la legge voleva stabilire. Sennò, se si inizia il discorso di aprire le maglie per uno si aprono per tutti, e facciamo pure, facciamo il Comitato di 200 persone! Dal punto di vista di utilità di lavoro per una Giunta - che poi un Comitato di quel genere può fare quello che vuole, perché si riunisce, si picchiano... - a noi può essere più utile.

Mi permetto di dirlo molto francamente: secondo noi, invece - e in questo non concordo, pur capendo certe preoccupazioni con l'Assessore De Vita, in quanto le lettere a), b) e c) sono semplicemente l'estrinsecazione di quello che la legge n. 386 stabilisce essere le funzioni di questo Comitato, vale a dire svolgere una funzione consultiva, formulare proposte e pareri, lasciando di conseguenza la responsabilità politica delle scelte agli organi politicamente adibiti a tali scelte - secondo noi in questa maniera si rispetta lo spirito della legge, si fa un Comitato che ha una sua logica, che può essere discussa e criticata in un punto o nell'altro, ma che è stata combinata in questa maniera con riunioni, confronti diretti, accettando le proposte provenienti - come si suol dire oggi - dalla "base".

Se invece il Consiglio, a maggioranza, pensa che questo tipo di proposta non vada bene, io sono costretto a chiedere un breve rinvio per poter riconfrontarmi con queste forze e riferire in Consiglio. Non credo sia giusto e democratico imporre una data formulazione e di dire che il Consiglio ha voluto così: se vi piace va bene, se non vi piace va bene lo stesso.

Chanu (D.P.) - Io mi rendo conto delle preoccupazioni del Presidente della Giunta e anche conto di quelle dell'Assessore De Vita. Ritengo però che queste preoccupazioni, che hanno come sottofondo politico il mantenimento di un certo equilibrio, vengano meno se teniamo conto della funzione prettamente, eminentemente e unicamente consultiva di questo Comitato. Le preoccupazioni di De Vita e di Andrione sotto il profilo del mantenimento dell'equilibrio dal punto di vista politico, forse del Presidente della Giunta per quel che riguarda il fatto di non stravolgere il dettato dell'articolo 20 da cui si deve partire per la formulazione di questo Comitato, non mi paiono veramente tali da poter dire: va bene, non possiamo fare altro, un allargamento altera gli equilibri; se la natura di questo Comitato è consultiva non vedo perché un Comitato consultivo non possa essere composto da 21-22 persone anziché da 17. D'altra parte, proprio per la natura consultiva, proprio per il fatto che poi la decisione di carattere politico spetterà agli organi politico-amministrativi della Regione, un approfondimento diciamo di carattere consultivo con la presenza di tutte le categorie interessate e di tutte le forze più rappresentative può essere benissimo ammesso.

Non vedo quindi quale potrebbe essere anche la difficoltà o il timore del Presidente della Giunta di vedere stravolto un equilibrio faticosamente raggiunto per una rappresentatività in un Comitato che, effettivamente, teniamone pur conto - lo diceva anche Andrione nell'ultima parte del suo ultimo intervento - è un Comitato che potrà dire, potrà litigare, potrà bisticciare, ma in definitiva darà dei pareri sui quali poi la parola sovrana e ultimativa saremo costretti o comunque chiamati a darla noi.

Io credo che le proposte avanzate dai Consiglieri Comunisti di mantenere i 7 rappresentanti delle Comunità Montane (un rappresentante per Comunità), confermate dall'intervento del Consigliere Lustrissy e le proposte del Consigliere Bordon, accettate pure dal Gruppo dei Democratici Popolari, di dare posto nella rappresentanza non soltanto agli Enti Mutualistici e alle Organizzazioni Sindacali, ma anche a quella categoria che rappresenta uno dei fulcri di tutta la nostra vita regionale, cioè i contadini, possano essere prese nella dovuta considerazione e nel dovuto esame.

Mi rendo conto anch'io che quando si parla di quattro Organizzazioni Sindacali rappresentative evidentemente il pensiero corre quasi istintivamente alle quattro che sono sulla bocca di tutti: CGIL-CISL-UIL e SAVT, quindi il dover inserirne un'altra ritengo che debba comportare da parte nostra direttamente l'atto di coraggio di portare questo numero da quattro a cinque, inserendo quindi la rappresentanza sindacale degli agricoltori come quinto elemento di questa tessera che compone il Comitato.

Ripeto e concludo: insisterei proprio sulla natura e sul carattere eminentemente consultivo di questo Comitato, affinché si tenga conto delle proposte formulate con l'emendamento comunista e di quelle emerse dalle discussioni. Farei anche un po' delle pressioni - per quanto queste possano contare - al Presidente della Giunta affinché, seppure non si senta di portare avanti la discussione in questo momento, entro breve termine, con un mandato che la maggioranza o l'unanimità del Consiglio potrebbe dare su questo punto, prenda questi ulteriori contatti con le Organizzazioni e gli Enti che finora ha sentito. Non gli mancherà certamente la possibilità di convincerli che tutto il discorso di questi equilibri, o pseudo-equilibri, in un Comitato del genere e con finalità del genere può essere superato. Quindi, o ci sono delle riserve mentali da parte di qualcuno di poterci servire di questo Comitato come organo cogente e deliberante, così come traspariva dalle parole dell'Assessore De Vita - e allora siamo al di fuori ed al di là dei concetti che devono formare un Comitato del genere - oppure il Comitato effettivamente è di carattere consultivo. Pertanto una maggiore rappresentatività non potrebbe certamente portare né a paralisi, né a modificare o ad alterare le finalità, le funzioni dell'Istituto del quale andiamo a determinare le sue componenti.

Caveri (U.V.) - Prima di arrivare ad una conclusione finale vorrei fare una piccola osservazione su una questione di dettaglio. Nel testo che è a mia disposizione, all'articolo 4 si dice che il Comitato è convocato dal Presidente almeno quattro volte all'anno, oppure su richiesta di numero "x" componenti... bisognerebbe precisarlo.

Monami (P.C.I.) - Penso che noi ci mettiamo nei panni del Presidente della Giunta regionale - anzi, io ci starei decisamente molto male in quegli ampi panni! - e ci rendiamo anche conto che quando si iniziano trattative con Organizzazioni importanti quali le Organizzazioni Sindacali, queste vanno portate avanti seriamente.

Siamo disponibili a rinviare l'argomento se non si trova un accordo, perché a noi Comunisti interessa l'approvazione della legge, non tanto se sarà una settimana prima o una dopo, quanto per una questione di principio, poiché questa legge ha quella importanza che noi le attribuiamo.

Cionondimeno, però, qui possiamo fare alcune considerazioni proprio perché il Presidente della Giunta se ne faccia interprete, sul giudizio che noi diamo in merito alle trattative con i Sindacati. Nessuno più di noi è aperto al colloquio e al confronto con i Sindacati, però stabilendo e precisando le relative sfere di influenza.

Ora io, in qualità di Consigliere regionale, difendo in questa sede le posizioni puramente politiche che talvolta possono non collimare con i desideri dei Sindacati, quando questi desideri non sono di materia prettamente inerente alle condizioni di salario o alle condizioni di vita nelle fabbriche, quando è in gioco il rispetto di una formula democratica alla quale io credo e nella quale credono - ne sono convinto - anche i Sindacati, e per la quale io mi batto da un angolo di vista ben preciso e individuato, quello della collocazione dell'uomo politico, mentre l'altra posizione è quella dell'uomo sindacale, che ha altrettanti doveri e diritti e l'impegno di difendere le proprie posizioni. Ecco perché mi dicevo che un confronto con le Organizzazioni Sindacali su questo problema non mi pare poi così arduo. Dobbiamo convincerle - e io ho in mente quali siano le loro preoccupazioni principali - che non si troveranno in un Comitato in cui prevarrà la rappresentanza di una certa controparte di interessi. Era ciò che dicevo nel mio primo intervento. Mi pare che qui queste cose non avvengano, il Sindacato si trova davanti una controparte politica che esercita una funzione non certamente in contraddizione; anzi, direi che il più delle volte sono proprio gli uomini politici a trovarsi nelle condizioni di dover accettare o quantomeno di comprendere le posizioni dei Sindacati. D'altra parte la nostra distinzione partiva proprio da una questione che assumeva questo aspetto profondamente democratico dalla cui logica credo non possano sfuggire neanche i Sindacati.

Termino qui, con una brevissima considerazione su quanto ha detto l'Avvocato De Vita. Vede, Assessore, a noi non piace - e io qui ho già avuto occasione di dirlo altre volte - vestirci con le penne del pavone, perché noi viviamo dell'esperienza altrui, dell'esperienza di coloro che maturano maggiori esperienze di noi; abbiamo copiato, scopiazzato, abbiamo cercato di imitare, cerchiamo di fare le cose nel migliore dei modi. È chiaro che probabilmente anch'io, nella sua veste di Assessore tecnico, mi sarei limitato a vedere la questione strettamente legata alla disposizione di legge, al meccanismo che può vincolare. Io, però, uomo politico, non posso assumere questa posizione, cerco di svincolarmi e di inserire nella mia attività anche le menti che, se si vuole, possono anche essere in contrasto, perché è una continua conquista alla quale io miro, alla quale i politici mirano.

Nella stesura di questa legge abbiamo cercato di non alterare e di non andare al di fuori delle indicazioni fondamentali della legge. Mi pare anche che il Presidente della Giunta lo abbia chiaramente illustrato dicendo che le lettere a), b) e c) della nostra legge non fanno altro che, sia pure in modo estensivo, rimanere nell'ambito dell'articolo 20 della legge che istituisce tutte queste cose.

Benzo (D.P.) - Premetto brevemente che concordo con i Consiglieri che hanno esposto la tesi della rappresentatività dei membri delle Comunità Montane. Abbiamo una legge regionale, vediamo di rispettarla almeno noi!

Mi permetterei di pregare il Presidente della Giunta, qualora ritenesse giustamente di prendere tempo con un rinvio in quanto ha avuto dei colloqui con alcuni rappresentanti sindacali, di ascoltare anche i rappresentanti eletti dalle Comunità; anche loro forse hanno fatto richiesta di essere, loro stessi, rappresentanti in un organismo che, sia pure consultivo, ha delle finalità che non solo valgono per quanto si potrà decidere oggi, ma che possono addirittura riversarsi in una futura configurazione di servizi sanitari nell'ambito di tutta la Regione.

Identicamente ritengo valida la possibilità di sentire le Organizzazioni più rappresentative di certi settori numericamente importanti, che hanno anche loro il diritto di far sentire la loro voce, di conoscere, di fare delle proposte in un settore che interessa, se non erro, proprio loro come cittadini (in questo caso vedi l'Associazione Artigiani, che rappresenta 7 mila iscritti). Quindi a un certo momento, se veramente si deve provvedere a sentire tutti, penso che queste grosse Organizzazioni possano dire la loro e avere il diritto di partecipare consultivamente a determinare anche l'attività nel campo della sanità regionale.

Andrione (U.V.) - Credo sia necessario accettare la proposta pervenuta dal Vice Presidente Chanu e dal Consigliere Monami, quella di darmi il tempo di riprendere certe trattative.

Io credo che la questione possa essere sdrammatizzata, perché oggi sembra che tutti vogliano entrare nel Comitato, però quando ci si troverà di fronte a certi problemi - e faccio allusione per esempio al fatto che l'ala nuova dell'Ospedale ha avuto tre variazioni in corso d'opera e non si sa ancora bene a che cosa siano destinate certe opere, regalando alla Regione un buco di un miliardo e mezzo e non sapendo chi pagherà - quando ci si troverà di fronte a certe "patate bollenti", può anche darsi che ci sarà una certa ritirata da certi Comitati.

Comunque io accetto le critiche, vedo quello che posso fare in rappresentanza di quanto mi è stato detto oggi in Consiglio. Mi permetto solo di insistere sul fatto che l'equilibrio in tale questione - chiedo scusa al Consigliere Monami se mi indirizzo specialmente a lui - non è solo nei confronti delle Organizzazioni Sindacali, il Comitato è proprio previsto perché ci sia una controparte e che questa non sia totalmente minorizzata.

La difficoltà di questa operazione consiste proprio nel fatto di riuscire a combinare differenti interessi e differenti rappresentatività. Era per quello che ad avviso della Giunta, perlomeno quando abbiamo fatto queste riunioni prima del 9 e del 10 gennaio, era necessario mantenere questo Comitato in numeri ristretti, dando la possibilità al Comitato stesso di agire a un certo livello tecnico, perché ci saranno degli scontri qui sopra, ci sono interessi sottostanti enormi e, anche parlando di questioni consultive, dare un parere consultivo su quello che si dovrà fare dell'Ospedale Geriatrico non è un'impresa da poco. Mi sembra che stiamo arrivando ai nostri problemi. D'altra parte, se mettiamo in una camera 35 persone come del resto sono le discussioni in Consiglio, il rischio sovente è quello di perdere il nord, di fare discussioni puramente accademiche e di non arrivare ad accumulare quei pareri che invece sarebbero importanti per l'organo politico al fine di poter discutere nella sede opportuna e prendere delle decisioni, perché in definitiva il nostro compito, che molto sovente è gravoso, è quello di decidere.

La Giunta accetta il rinvio. Mi impegno personalmente a sentire le differenti Organizzazioni di qualsiasi tipo interessate e a riferire al Consiglio le proposte fatte.

Caveri (U.V.) - Qui si riprende una discussione simile a quella sull'Alpila, 5 ore di discussione, continuiamo pure!

De Vita (Assessore tecnico) - Non credo per mio fatto, perché io sarò telegrafico. Mi riferisco al Consigliere Monami, sempre acuto e penetrante, e devo riconoscere che fra tutti è colui che immediatamente ha compreso ed ha capito quale sia l'effettiva ragione della mia preoccupazione che, ripeto, non è di ordine politico, ma è proprio partita dal Consigliere Monami, e la richiamo pensando di essermi male esposto. La mia preoccupazione nasce dal testo dell'articolo 20, il quale demanda in modo chiaro, quadrato, specifico a questo Comitato, questa funzione: miglioramento dei servizi sanitari degli Enti Mutualistici. Io mi chiedo se tutto ciò che noi abbiamo discusso e introdotto in questa nuova legge rientra in questo ambito o meno; per questo vi ho manifestato la mia preoccupazione.

Vi dirò di più: sabato mattina, a Bologna, sono convocati - ed io sarò presente personalmente - gli Assessori di tutte le Regioni italiane, sia quelle a Statuto ordinario che quelle a Statuto speciale. L'incontro è stato promosso dal Friuli Venezia Giulia e io penso si sia scelta come sede il punto meno distante fra il nord e il sud. Io m'impegno a riferire alla Giunta e al Consiglio quali provvedimenti e quali testi di legge siano stati proposti o stiano per essere proposti proprio in merito a questo articolo 20.

Ben venga quindi la richiesta di differimento per un più ampio studio da parte dell'Assessore Monami e da parte del Vice Presidente Avvocato Chanu.

Caveri (U.V.) - Chi domanda la parola ancora? Non ci sono più interventi. Allora sulla questione di rinvio il Consiglio è disposto favorevolmente?

Il Consiglio prende atto del rinvio.

Caveri (U.V.) - Passiamo a un altro argomento.