Oggetto del Consiglio n. 3668 del 7 aprile 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 3668/VIII - PROVVEDIMENTI PER ELIMINARE LA SITUAZIONE DI DISAGIO ALL'INTERNO DELLA CASA DA GIOCO IN CONSEGUENZA DEL COINVOLGIMENTO DI ALCUNI DIPENDENTI NELL'ATTIVITÀ DI PRESTA-SOLDI. (Reiezione di mozione)
PRESIDENTE: Do lettura della mozione in oggetto, presentata dai Consiglieri Torrione, Baldassarre, Sandri e Mafrica.
MOZIONE
Visto l'esito della discussione consiliare in merito alla vicenda dei dipendenti tecnici della Società SITAV coinvolti in una attività di presta-soldi, avvenuta nella seduta del Consiglio regionale del 24/25 febbraio u.s.;
Considerato che le risposte fornite in tale occasione hanno evidenziato la mancata volontà della Giunta regionale di perseguire la strada di un'applicazione della Convenzione Regione-SITAV in materia di personale;
Accertato che la situazione determinatasi fra il personale all'interno della Casa da Gioco non favorisce, a causa del permanere in servizio di Dirigenti e di alcuni dipendenti tecnici coinvolti nella citata vicenda, un clima di collaborazione per cui un simile stato di cose ha gravemente compromesso i rapporti interpersonali, generando tra l'altro fenomeni di incomprensione e di malumore che si sono poi di fatto concretizzati in denuncie e in prese di posizione di ordine sindacale;
Valutato che una situazione del genere può riflettersi negativamente sul buon andamento della Casa da Gioco;
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
DELIBERA
di dare mandato al Presidente della Giunta regionale, ai sensi della vigente convenzione Regione-SITAV (art. 10), di adottare gli opportuni provvedimenti atti ad eliminare la situazione di disagio attualmente esistente all'interno della Casa da Gioco di Saint-Vincent a causa della vicenda che ha visto coinvolti alcuni dipendenti tecnici in un'attività di prestasoldi, attività tassativamente vietata dalle attuali norme contrattuali.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): I Consiglieri firmatari hanno deciso di presentare questa mozione dopo aver visto l'esito della precedente interpellanza, con la quale non si era riusciti a cogliere, sulla vicenda dei dipendenti tecnici della SITAV coinvolti in un'attività di prestasoldi, un atteggiamento della Giunta teso a fare chiarezza.
Questo problema continua, in effetti, a condizionare pesantemente l'attività all'interno della Casa da Gioco, anche perché le incontrovertibili prove sul coinvolgimento di alcuni dipendenti nell'attività illecita, non prevista tra l'altro da alcuna norma contrattuale e nei confronti della quale, anzi, il contratto precisa che, qualora dei dipendenti fossero coinvolti in tale attività, dovrebbero essere immediatamente allontanati dal servizio, ci fanno ritenere che questa posizione vada ribadita anche in sede di Consiglio regionale.
Nel frattempo, forse anche in seguito alla nostra interpellanza precedente, mi è giunta notizia che la SITAV abbia assunto una posizione che, a mio avviso, non sta assolutamente in piedi, nel senso che ha contestato, sia pure in modo informale, degli addebiti al personale, chiedendogli se si ritenesse colpevole o innocente.
Quando il personale ha protestato la propria innocenza, la SITAV, nel prenderne atto ha risposto: "Va bene, visto e considerato che ti ritieni innocente, credo di non dover applicare, nei tuoi confronti, il contratto". Non so se questa prassi sia corretta, ma mi stupisce molto questo atteggiamento, perché, se io contesto un addebito ad un dipendente, significa che sono a conoscenza di un fatto e perciò non mi posso ritenere soddisfatto solo delle sue giustificazioni. È giusto sentire le giustificazioni dell'interessato, ma è anche giusto che l'azienda effettui, da parte sua, le opportune verifiche.
Non sto a ripetere in Consiglio che, nel caso specifico, le verifiche sono addirittura contenute negli atti processuali, come del resto ho già ricordato illustrando la precedente interpellanza. Noi riteniamo che risultino evidenti le responsabilità dei singoli dipendenti, che sono state accertate e non smentite, e che quindi sussistano gli estremi per l'applicazione rigida del contratto.
Con questo atto, quindi, chiediamo che la Presidenza della Giunta impegni la SlTAV ad adottare dei provvedimenti nei confronti di questi dipendenti, altrimenti ne va non solo della credibilità della SITAV, ma anche di quella del Consiglio regionale, che, pur essendo venuto a conoscenza di alcuni fatti, non pretende l'applicazione del contratto.
Noi chiediamo solo questo, ma senza alcuno spirito fazioso, perché siamo animati dalla volontà di far rispettare nei confronti di tutti i dipendenti ciò che è scritto in un contratto collettivo di lavoro, in modo che non si creino situazioni di privilegio.
Spetterà poi al Presidente della Giunta, una volta che sarà investito di questa responsabilità, intervenire come meglio riterrà opportuno nei confronti della società.
Avevamo a disposizione due strumenti: l'interpellanza, per avere delle notizie, e la mozione. Se quest'ultima non sarà approvata, ognuno di noi si riterrà libero di intraprendere i passi più opportuni e più idonei ad ottenere il rispetto delle norme contrattuali che regolano i rapporti tra l'Amministrazione regionale e la Casa da Gioco di Saint-Vincent, nel caso specifico, la SITAV. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Come firmatario della mozione non sto a ripetere quello che ha già detto il Consigliere Torrione, tuttavia mi permetto di rivolgere un invito direttamente al Presidente della Giunta.
Noi abbiamo utilizzato tutti i mezzi a nostra disposizione, dall'interrogazione all'interpellanza, ed oggi la mozione. Abbiamo voluto dimostrare collaborazione nei confronti del Presidente della Giunta e della maggioranza ed abbiamo diluito i tempi, anche se sarebbe stato più opportuno agire in un'altra maniera, perché avevamo la segreta speranza che il Presidente della Giunta non si mettesse in condizioni tali da spingere qualche forza politica a compiere delle azioni che avrebbero potuto creare dei problemi non solo a lui, ma all'intera Giunta ed a chi, oggi, non intende votare questa mozione.
Nel ribadire che abbiamo diluito la nostra azione in tre fasi - e di questo dovete dare atto a noi della minoranza - per giungere alla soluzione concreta di un atto da parte del Presidente della Giunta, non ritengo assolutamente eccessivo chiedere al Presidente della Giunta l'assunzione di un atto che, del resto, è contemplato dalla convenzione e dal contratto.
Poiché cerco sempre di procedere con i piedi di piombo, proprio perché non è il caso di calcare la mano a tutti i costi ed anche perché le azioni potrebbero essere difficilmente controllabili, credo che si possa votare la mozione e inviare una lettera alla SITAV, perché così facendo si possono escludere delle responsabilità politiche che, secondo me, esistono. Essendo stato dimostrato, infatti, dai numerosi nostri interventi precedenti e da tutta la documentazione di cui si dispone, che si sono verificate cose non previste dalla convenzione, il Consiglio regionale ha il dovere di prendere atto della nuova situazione e di porre in essere tutti i provvedimenti necessari per mettere fine a queste cose.
Voglio lanciare un invito alla Presidenza della Giunta, affidandomi alla sensibilità dello stesso Presidente, affinché si ponga fine a questa situazione, proprio - e lo ribadisco ancora una volta - per non dare spazio a delle azioni che potrebbero essere incresciose per tutti.
Ecco, insieme agli altri Colleghi, io aspetto una risposta dal Presidente della Giunta e dall'intera maggioranza, dopodiché ciascuno di noi, sia come forze politiche, sia come individui, si dovrà assumere le proprie responsabilità.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Io ritengo che questo ambiente, un po' pre-elettorale e dimesso, non sia confacente alla discussione di questa mozione che ha un carattere "storico" di svolta, nell'atteggiamento delle forze politiche, verso l' "affaire Casino". Si tratta di una svolta che parte dalle forze di opposizione, che, su questa vicenda, hanno sempre cercato la verità e di modificare radicalmente l'atteggiamento della Regione verso la Casa da Gioco.
Io ritengo di fondamentale importanza, per i prossimi mesi e per i prossimi due o tre anni, quando cioè si discuterà la convenzione tra la società concessionaria SITAV e la Regione, quando si dovranno rivedere i meccanismi delle norme regolamentari che sovrintendono all'ordinamento dei servizi di controllo nella gestione appaltata della Casa da Gioco e di quelli sullo stato giuridico ed economico del personale, che all'interno di questo Consiglio si formi un gruppo di forze politiche capaci di muoversi, in Italia, in maniera concreta, corretta e precisa nei confronti di questo problema.
Al di là del fatto di appartenere alla maggioranza o alla minoranza, di essere di destra o di sinistra, di essere Consiglieri anziani o Consiglieri giovani, se non saremo capaci di adempiere questo compito, noi falliremo sicuramente di fronte a questa scadenza.
Ma chi vincerà? Non vincerà il Presidente della Giunta, chiunque esso sia, non vinceranno i Consiglieri di opposizione, anche se, magari, faranno un po' di cagnara, ma vinceranno le forze che hanno interesse a mantenere, all'interno della Casa da Gioco di Saint-Vincent, una posizione di predominio psicologico ed economico sulle attività che vi si svolgono e nelle quali la Regione ha mantenuto una posizione marginale e l'avrà sempre più marginale se non sarà capace di far rispettare le regole del gioco punto per punto, al limite, di tutti i regolamenti, ma a favore nostro e non della SITAV.
Oggi, le regole del gioco sono determinate da una convenzione che - bisogna dirlo chiaramente - è sfavorevole alla Regione Valle d'Aosta. Ricordo solo che, in essa, non è stato recepito il regolamento e non è previsto che debba essere applicato. Questa convenzione permette, ad esempio, che tutta una serie di attività, come quella dell'ufficio fidi, che si svolgono abitualmente all'interno della Casa da Gioco, non possano nemmeno essere controllate dalla Regione. Ieri abbiamo sentito che non è nemmeno chiaro se alcune decisioni assunte dalle società concessionarie, come quella di incrementare il numero delle macchinette dei giochi americani e di apportare varie modifiche all'interno della Casa da Gioco, possano essere attuate, da un punto di vista giuridico, senza l'intervento della Regione. Quest'ultima, in ogni caso, non si è posta il problema di intervenire in maniera corretta.
A mio parere, pertanto, occorre operare una svolta che può essere determinata da questa mozione, che chiede con semplicità e, per certi aspetti, anche con una cortesia forse eccessiva, che siano rispettate le leggi ed i regolamenti e che, quindi, noi facciamo il nostro dovere fino in fondo. Questa è la linea politica che deve trovare unite tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale che credono nella pulizia dell'ordinamento amministrativo regionale e nella pulizia delle scelte politiche della Regione.
Al di là del fatto di essere a favore o contro la chiusura del Casinò, a favore o contro un incremento delle sue attività, le norme regolamentari ed i mezzi legislativi devono essere chiari e devono essere fatti rispettare. Su questo non si può transigere e, politicamente, non può transigere nessuno, che noi lo vogliamo o meno.
Chi ha parlato prima di me ha giustamente ribadito che, al di là di questo limite, esiste il rifiuto di applicare la legge e la normativa; ma così si rifiuta anche il patto che la minoranza sta offrendo alla maggioranza e che consiste nell'affrontare i temi del Casinò in maniera differente e cioè credendo profondamente nella legge e nel suo rispetto.
Se la maggioranza rifiuta questa mozione, si assume una grave responsabilità, perché autorizza noi, Consiglieri della minoranza, a fare un uso politico di questa scelta, nel senso che noi potremo utilizzare fino in fondo queste vostre incertezze contro di voi, e vi posso assicurare che lo faremo e che lo faremo con estrema determinazione.
Qualche Consigliere regionale si è vantato, qui in Consiglio ed anche piuttosto pubblicamente - tant'è che la cosa potrebbe esserci confermata dal commento di sottofondo in una registrazione - di non essere mai entrato al Casinò di Saint-Vincent. Io credo che oggi si debba operare la svolta di "entrare" nel Casinò di Saint-Vincent, non fisicamente o non solo fisicamente, ma "mettendoci le mani in tasca", nel senso che dobbiamo prendere in mano queste norme complesse e farraginose.
Oggi non esiste un testo della convenzione, proprio per la farraginosità di queste norme. Il testo della convenzione, così come essa è e così come è stata definita, non è mai stato pubblicato: ne esiste un primo testo, esistono poi delle varianti e, quindi, le varianti delle varianti e le varianti delle varianti delle varianti.
Il potere di questa gente si basa proprio su questa convenzione e non si tratta certamente di un potere indifferente. Provate a pensare agli interessi che si muovono dietro la Casa da Gioco: si parla di centinaia di miliardi! Potete ben pensare quale atteggiamento possa avere questa gente di qua al 1992, quando entrerà in gioco la torta delle società concessionarie!
Io penso che, di fronte a tale prospettiva, non abbiamo altra scelta. È per questo motivo che, nei prossimi mesi e nel prossimo anno, passo dopo passo, dovremo fare chiarezza su tutto, e per un senso di dovere nei nostri confronti, nei confronti della popolazione e nei confronti del futuro politico della nostra Regione.
La prima scelta di chiarezza è proprio questa: di fronte a noi ci sono delle persone che, per ammissione della stessa SITAV - con lettera protocollata in ricezione da parte della Presidenza della Giunta e da questa comunicata ai Consiglieri, su richiesta del Gruppo di Nuova Sinistra e poi anche del Gruppo comunista -, dipendenti della Casa da Gioco, hanno prestato soldi a dei prestasoldi e, quindi, hanno svolto l'attività, sia pure in modo indiretto, di prestasoldi.
Signor Presidente, su questo non esistono dubbi e questa gente, a termini di convenzione, deve essere allontanata. Questo punto non è discutibile! In questo Consiglio voi potete comportarvi in modo da rifiutare le vostre responsabilità, ma così facendo ve ne assumete sicuramente una più grossa, proprio perché, a nostro parere, questo punto è incontrovertibile anche di fronte alla legge.
Invito, pertanto, la maggioranza a votare questa mozione, non solo perché non esistono altre possibilità di uscita, ma perché essa è un'occasione per cambiare rotta. Viceversa, prestandovi ai giochi di potere e trasformandovi in burattini, al servizio di altri interessi estranei a questo Consiglio, anche se involontariamente ed anche se in buonafede, sarebbe inevitabile, da parte vostra, cadere sempre di più nella confusione. Un atteggiamento che non sia più che corretto comporta inevitabilmente questa fine.
Anche nella mozione successiva si potrà constatare come l'assenza di controlli da parte della Regione comporti, in un'infinità di occasioni, la possibilità concreta che altri interessi riescano a muovere le cose a proprio vantaggio.
Termino qui e mi scuso se il mio intervento è stato un poco appassionato, ma si tratta, forse, dell'ultimo messaggio che lascio in questo Consiglio sul problema del Casinò. La mia precisa scelta contraddice, per certi aspetti, alcune posizioni che noi, come Nuova Sinistra, abbiamo assunto in precedenza e che, forse, peccavano per un briciolo di moralismo.
La questione della moralità è una scelta obbligata per Nuova Sinistra, ma vi assicuro che è una scelta obbligata anche per tutti voi. È per questo motivo, forse, che la passionalità è così presente nel mio intervento.
In ogni caso, chiedo a voi di fare una riflessione personale, al di là del vostro singolo voto. Io sono convinto che qualcuno, pur votando a favore, contro o astenendosi addirittura dal votare, secondo le indicazioni del Presidente della Giunta, possa almeno dubitare o sospettare di commettere una sciocchezza e mi auguro che nei prossimi mesi questo dubbio riesca a trasformarsi in certezza.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Il nostro Gruppo era già intervenuto in precedenza su questo problema, ma ha sottoscritto la mozione insieme agli altri Gruppi di opposizione perché ritiene che si tratti di un fatto significativo. Noi chiediamo che la scelta della maggioranza e della Giunta sia emblematica d'un certo modo di porsi di fronte alle società concessionarie della Casa da Gioco. Noi crediamo che sia necessario intervenire e che non si possa ricorrere alla politica del rinvio, per ragioni politiche ed anche per ragioni di norme. Cerco di chiarire il concetto.
Avevamo chiesto al Presidente della Giunta di indagare sull'eventualità che nella Casa da Gioco alcuni dipendenti si fossero potuti prestare a finanziare dei giocatori, cosa vietata dal contratto. Il Presidente della Giunta ha scritto alla società concessionaria; quest'ultima non ha smentito i fatti, ma ha risposto testualmente:
"Approfondita tuttavia la situazione, in relazione soprattutto alla deposizione del signor Umberto Zingarelli, dipendente della SAV, si è accertato che soltanto costui agiva nelle sale, quale prestasoldi, con un finanziamento, pienamente autorizzato ed approvato dagli amministratori del tempo, di alcuni impiegati di alto grado".
La risposta della SITAV, quindi, conferma che il signor Zingarelli, dipendente della SAV, e alcuni impiegati di alto grado hanno effettuato tale attività vietata dal contratto.
Scrive ancora la SITAV:
"Ritengo, pertanto, che non possano muoversi agli indiziati gli addebiti previsti dal contratto collettivo aziendale di lavoro, se, com'è provato, gli amministratori del tempo hanno ritenuto di rivolgersi alla collaborazione di alcuni dipendenti per contrastare l'attività perniciosa dei prestasoldi professionali".
Mi pare che si debba riflettere proprio su questi due punti.
Primo punto. Se un dipendente riceve da parte degli amministratori degli ordini non legittimi, che contrastano con il proprio contratto, è tenuto ad ubbidire oppure no? Il fatto che abbia eseguito delle disposizioni, che sono in contrasto con il contratto, a prescindere dal fatto che l'ordine sia stato impartito dai suoi amministratori, non pone un problema di violazione del contratto? Questa è la prima domanda.
Secondo punto. Se gli amministratori del tempo hanno dato disposizioni non accettabili per la Regione, quest'ultima può giustificare gli amministratori del tempo ed i dipendenti che hanno eseguito le disposizioni non legittime?
È su questi due interrogativi che la Giunta e la maggioranza devono riflettere. A nostro giudizio, se si prende per buona la lettera della SITAV, da una parte si accetta che dei dipendenti eseguano disposizioni non legittime, purché siano emanate dagli amministratori della società, e, dall'altra, non si muove alcun rilievo ad una società che non risponde, come è tenuta. Metter sotto silenzio, voler lasciar passare queste cose ed accettare le giustificazioni della SITAV sono tutte circostanze che mettono la Giunta regionale in condizioni di estrema debolezza, perché, a nostro giudizio, la pongono nelle condizioni di non rispettare l'articolo 10 della convenzione.
La Giunta regionale e la Regione hanno il dovere di accertare che tutto si svolga nella massima regolarità e che il personale rispetti tutte le leggi esistenti. Il fenomeno del cambio ad usura non rientra tra le attività consentite dalla Regione, attraverso la convenzione, e la Regione deve prendere posizione contro gli amministratori del tempo che hanno dato queste disposizioni e deve anche segnalare il fatto che dei dipendenti hanno accettato disposizioni non legittime.
Io credo che ogni altra posizione sarebbe, per la Regione, come un voler rinunciare ad esercitare il potere di controllo e, indubbiamente, permetterebbe a questa polemica di trascinarsi ancora a lungo. Mi auguro, quindi, che il Presidente della Giunta disponga degli opportuni pareri legali e sia nelle condizioni di fare una scelta chiara. È ovvio che, se non ci sarà chiarezza, non si potrà pretendere che l'opposizione si dichiari soddisfatta e non si potrà neppure sostenere di aver scelto, nei confronti della Casa da Gioco, la strada della completa trasparenza e limpidezza.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Je ne crois pas qu'aujourd'hui il y ait de la part de quelqu'un le dernier message ou des testaments sur le Casino: je crois, au contraire, qu'encore une fois on parle d'un problème qui a été l'objet de l'attention de l'Administration régionale et des différents Conseillers.
Je voudrais tout d'abord dire que nous ne pouvons que partager l'exigence d'avoir un règlement encore plus clair et surtout un règlement accepté des deux côtés, qui puisse donner aux Conseillers, aux administrateurs, aux commissaires et aux vice commissaires la possibilité de savoir toujours quelle est l'attitude à prendre face à certains problèmes. Je crois que les événements ont été repris aujourd'hui par les différents Conseillers et je crois qu'au minimum il faudrait examiner ce problème d'un point de vue politique et d'un point de vue juridique.
D'un point de vue politique, la requête qui a été faite à maintes reprises c'était de savoir quelle est l'attitude de l'Administration régionale face à la présence des "prestasoldi", des emprunteurs, à l'intérieur de la Maison de jeu, car je veux rappeler qu'on est en train de parler d'un problème qui se rapporte aux années 1982-1983. La date n'est pas sans importance, car si la chose se passait aujourd'hui je crois qu'elle aurait un autre relief pour les raisons que je dirai d'ici quelques instants.
J'ai souligné le fait qu'il s'agit de 1982-1983 car en 1984 on a adopté une délibération par laquelle on demandait que les "cambisti non debbano esercitare la loro attività all'interno della Casa da gioco di Saint-Vincent". Cette délibération avait été transmise à la Maison de jeu.
Sur le problème je crois qu'il y a eu, d'autre part, la nouvelle de la présentation de cette enquête qui a été menée par la "Procura di Aosta" et il y avait une soi-disant fuite de nouvelles; par conséquent, comme vous vous le rappelez, il y avait eu un extrait des différents procès-verbaux, là où il était dit que toute une série de personnes avait - disait-on alors - fait les "prestasoldi" à l'intérieur de la Maison de jeu.
Face à ce problème on a présenté une requête à la SITAV pour connaître les données. J'ai donné une réponse au Conseil en lisant la lettre de la SITAV même, là où on faisait le nom d'une personne et on disait surtout à lui, M. Mafrica, qu'il y avait eu cette activité, non seulement, mais que cette activité avait été autorisée par les administrateurs de la SITAV. Alors on a posé le problème et pour ce qui est de l'application du contrat et pour ce qui est de l'application de l'art. 10, qui concerne le contrôle de l'Administration régionale.
De la part de la SITAV, j'ai reçu encore cette lettre, que je veux vous lire:
"29 marzo 1988. Oggetto: Dipendenti SITAV - Pretesa attività di prestasoldi.
Con riferimento alla precorsa corrispondenza all'oggetto richiamato, in particolare alla nostra del 7 gennaio 1988 - c'est la lettre que j'ai déjà lue - riconfermo che i nomi dei presunti prestasoldi non risultano all'attuale amministrazione di questa società se non attraverso un estratto di procedimento penale avanti alla Procura della Repubblica di Aosta, chiusosi con piena assolutoria dei dipendenti - et c'est le procès pénal, c'est la question qui concerne la Magistrature -.
Di tale estratto è stata data larga diffusione, non già dalla Procura della Repubblica, ma da persone evidentemente interessate a nuocere ai dipendenti della SITAV. Non si ritiene, pertanto, che questa società debba fornire i nominativi, prestandosi ad un impiego di parte promosso dai citati interessati, potendo detti nominativi, sotto la piena responsabilità dei denuncianti, alcuni dei quali già querelati, essere acquisiti dall'estratto sopra citato". Je crois que tous le Conseillers l'ont reçu.
"Devesi aggiungere che l'art. 10 del contratto n. 5099 riguarda esclusivamente il controllo della regolarità dei giochi e degli incassi relativi e cioè le sottrazioni di introiti da parte di impiegati e non già le eventuali inadempienze o infrazioni disciplinari di altra natura dei dipendenti SITAV regolati dal contratto di lavoro.
Nello stesso art. 10 si prevede inoltre espressamente che il licenziamento per i fatti su esposti (irregolarità dei giochi e degli incassi relativi) può esigersi da codesta Amministrazione regionale nei limiti della legislazione vigente, disciplinata dalla legge n. 604 del '66 (Statuto dei lavoratori).
Un eventuale provvedimento, oltre a contrastare con le premesse del contratto di concessione, che riconoscono la preparazione dei dipendenti SITAV, postulerebbe un immediato ricorso al giudice del lavoro, con conseguenze agevolmente prevedibili nei confronti della SITAV".
C'est la lettre de la SITAV, mais les deux questions on été reprises encore une fois par M. Mafrica qui veut justement savoir quel est le devoir de l'Administration régionale face à l'article 10 et surtout s'il y avait l'hypothèse, que déjà M. Baldassarre avait soulevée, de présenter une requête face à l'attitude des administrateurs de la SITAV contre le contrat même, c'est-à-dire de dissolution du contrat.
Alors on a posé ces problèmes aux conseillers juridiques de l'Administration régionale et la réponse est la suivante:
"Nei documenti inviatimi, i fatti contestati si riferiscono al periodo agosto 1982 - maggio 1983 e, quindi, sono precedenti all'assunzione della deliberazione di Giunta 33/84, nella quale è affermata l'inderogabile esigenza che i cosiddetti cambisti non debbano esercitare la loro attività all'interno della Casa da Gioco di Saint-Vincent, inibendo loro l'accesso e la permanenza all'interno della Casa da Gioco per l'esercizio di tale attività.
Non risulta inoltre che, prima della 33/84, nonostante l'uso del termine "ribadire", impiegato dalla direzione, la Regione avesse vietato alla SITAV, né con atti formali diretti e né con clausole convenzionali, l'esercizio dell'attività di prestasoldi all'interno della Casa da Gioco; mentre l'articolo 5 della convenzione prevede espressamente che, al fine di incrementare la produttività della Casa da Gioco, la SITAV continuerà a concedere anticipazioni ai clienti, a proprio rischio e pericolo, e la Regione, a parziale copertura di questo rischio, verserà alla SITAV, a titolo di contributo di concorso forfetario, la somma di £. 200.000.000.
Non sussisteva dunque, all'epoca dei fatti contestati, alcun divieto per la SITAV di prestare soldi all'interno della Casa da Gioco e il divieto ai dipendenti SITAV di prestane soldi all'interno della Casa da Gioco trovava origine esclusivamente in una clausola del contratto di lavoro stipulato tra SITAV e dipendenti. Il contratto di lavoro del 20.1.1982, all'articolo 38 dichiara infatti che: "...per il licenziamento per giustificato motivo e per giusta causa vale la legge n. 60 del 1966.
A titolo di esempio: si applica al dipendente, dopo averlo sentito per l'eventuale discolpa, che sia recidivo alle mancanze previste dalle lettere precedenti e conceda prestiti ai clienti, con o senza pegni, acquisti oggetti o valuta estera o altri articoli dei clienti, deleghi altre persone a farlo, indirizzi a questi scopi il cliente verso persone...".
Risulta poi dalla lettera SITAV del 7 luglio, prot. n. 33, che il dipendente al quale viene contestata l'attività di prestasoldi nel 1982-1983 avrebbe agito su incarico espresso della società.
Viene meno dunque, nel caso in ispecie, il presupposto per l'applicazione della clausola contrattuale precitata, poiché è evidente che l'incarico di prestasoldi alla SITAV vale come esimento e quindi come sicura discolpa.
Si chiede, inoltre, se possa trovare applicazione l'articolo 10 della Convenzione Regione-SITAV (on a distingué les deux choses: la première appliation du contrat de travail et, ici, l'application de l'article 10 de la Convention) secondo il quale, qualora lo ritenga necessario e per motivate ragioni, la Regione può esigere, da parte della società concessionaria, l'immediato licenziamento e la sostituzione di personale addetto alla Casa da Gioco, nei limiti previsti dalla legislazione vigente.
A mio avviso, la mancanza di divieto espresso, da parte della Regione alla SITAV di esercitare l'attività di prestasoldi all'interno della Casa da Gioco, esclude che la Regione possa imporre qualcosa alla SITAV come conseguenza di tale attività. A maggior ragione, poi, deve ritenersi escluso che la Regione possa chiedere il licenziamento di un dipendente che ha agito per incarico della SITAV, al quale non può applicarsi pertanto l'articolo 38 del contratto collettivo. La richiesta di licenziamento uscirebbe sicuramente dai limiti previsti dalla legge in materia di lavoro, ai quali si riferisce espressamente l'articolo 10...."
- sur le même sujet j'avais eu un avis du Secrétaire général qui donnait les mêmes indications -
"...né può ritenersi che l'attività in questione possa integrare l'ipotesi (la deuxième question) di decadenza, di revoca della concessione (et c'est un autre problème qui avait été soulevé). La concessione Regione-SITAV, in data 16.2.1978 n. 5099, indica espressamente i dati di decadenza e di revoca della concessione (on reprend le cas). Il caso sottoposto ad esame non rientra né fra le ipotesi di decadenza, né fra le ipotesi per le quali la Regione può procedere alla revoca della convenzione".
Je crois en même temps que, d'après ce que je viens de lire, il serait impossible de mener une action différente au sujet de certains problèmes; par conséquent je crois que l'Administration régionale a fait tout le possible pour connaître ce qu'elle pouvait faire face à un problème qui se posait. Je crois que j'ai donné lecture des différents avis afin qu'il y ait la possibilité pour les Conseillers de connaître comment a travaillé l'Administration régionale, pour donner dans le détail une idée de ce qu'elle pense sur ce problème.
Je crois que la chose peut être comprise par les différents Conseillers et par conséquent je crois qu'on ne peut pas voter l'ensemble de cette motion pour ces raisons qui ne sont pas des raisons politiques, mais des raisons juridiques. Alors, si d'après les justifications que je viens de donner et d'après les explications que je viens de donner la motion n'est pas retirée, on s'abstiendra.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Le considerazioni giuridiche del Presidente della Giunta sono assolutamente insufficienti e non contribuiscono certamente a fare chiarezza. Esse sostengono che, sulla base della convenzione, non è possibile chiedere il licenziamento di queste persone, perché la Regione non ha mai vietato alla SITAV di fare dei prestiti ai clienti. Ma qui stiamo parlando di soggetti diversi; sarebbe come se io dicessi che quei signore non può fare una determinata cosa, mentre si sta parlando di un altro signore. Si tratta di due soggetti completamente diversi!
Qui si sta parlando del personale e non della SITAV. Quest'ultima ha l'ufficio fidi, può dare dei fidi e prende i 200 milioni dalla Regione, a parziale garanzia dei suoi fidi... ma questo è un discorso che non c'entra assolutamente per niente! Questo parere giuridico non sta in piedi, perché parte da premesse sbagliate! Qui si sta parlando di impiegati tecnici che al momento dei fatti conoscevano le regole dei gioco e queste nel 1982-1983 dicevano che chi avesse fatto quello sarebbe stato licenziato. Questo è chiaro e, pertanto, il parere del Presidente della Giunta, a mio avviso, ci è stato dato in maniera scorretta e volerlo utilizzare così è altrettanto scorretto, da un punto di vista politico.
Cerchiamo, pertanto, di essere chiari: queste persone, nel momento in cui facevano quello che hanno fatto, conoscevano le regole del gioco e, quindi, non c'è da richiedere alcun parere giuridico, perché la questione dell'intervento o meno è solo un problema di scelta o di opportunità politica. La convenzione, signor Presidente, è ben antecedente al 1982 o al 1983, per cui la chiarezza, sotto questo aspetto, è netta.
Anche la chiarezza, dal punto di vista dell'applicabilità, è altrettanto precisa, perché la SITAV, nel momento in cui ha firmato la convenzione, ha accettato tutte le clausole, compresa questa. Oggi, pertanto, non ci può scrivere nelle sue lettere che non ritiene opportuno intervenire, perché non si può chiedere alcun parere legale sulla possibilità o meno dell'intervento. La SITAV aveva accettato le regole del gioco che, pertanto, devono essere fatte rispettare.
Questo atteggiamento non è compatibile con il principio della correttezza politica e, pertanto, io chiedo al Presidente della Giunta di rivedere la sua posizione, perché in questa maniera non accetta di far rispettare le regole del gioco che, invece, sono assolutamente chiare e non si prestano a dubbi di sorta.
La Giunta deve solo distinguere il fatto personale di determinate persone, che può forse immaginare, vedendole fisicamente, dal problema squisitamente politico. Noi non dobbiamo chiedere il licenziamento di Tizio o di Caio: noi dobbiamo chiedere alla SITAV l'applicazione della convenzione e, quindi, il licenziamento di chi, impiegato tecnico dipendente di quella società, abbia svolto l'attività di prestasoldi. Punto e basta. Noi non diciamo: "Il signor tal dei tali, o il signor tal dei tal'altri... ha fatto questo... ha fatto quello...".
È evidente, signor Presidente, che lei non vuole tener conto dei pareri politici, ma anche i pareri giuridici non possono essere correttamente interpretati che in questo senso. Se il Presidente della Giunta concorda con l'opposizione sul fatto che i prestasoldi devono essere buttati fuori e quindi sul fatto che chi favorisce questo tipo di attività agisce in un modo moralmente scorretto, oltreché illegale nei confronti della convenzione Regione SITAV, non si capisce per quale ragione egli voglia ancora coprire, con disquisizioni o confusioni giuridiche, una situazione tanto chiara: delle persone hanno combinato delle cose che non andavano bene in base alla convenzione accettata dalla Regione, dalla SITAV e dal personale SITAV...
ROLLANDIN (fuori microfono): Ma se i pareri non contano niente, allora...
SANDRI (N.S.): È evidente che si ricercano i pareri quando non si vogliono fare le cose! Abbiamo disquisito e tergiversato per sei mesi intorno ad un fatto che era d'una chiarezza incredibile! Come ho già detto all'inizio del mio primo intervento, noi siamo stati, forse, fin troppo gentili, da questo punto di vista.
La Regione si deve cautelare, senza prendersela con nessuno in particolare, ma deve cautelare se stessa. Se la SITAV darà altre interpretazioni, sarà la battaglia giuridica a stabilire se sia vera la sua o la nostra interpretazione, ma noi non dobbiamo mettere il carro davanti ai buoi. Noi dobbiamo solo garantirci, punto e basta! È proprio questo che chiediamo con la mozione.
Per quanto mi riguarda, non credo che la mozione debba essere ritirata, perché con essa noi, Consiglieri di minoranza, ci cauteliamo anche dal punto di vista giuridico.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Io mi chiedo come mai la SITAV ha scritto, non solo una volta, ma ripetutamente, nel proprio contratto che è vietato agli impiegati esercitare l'attività di cambista o di prestasoldi. Evidentemente l'impiegato che fa il prestasoldi in qualche modo può essere indotto anche a compiere irregolarità nei giochi. Se io presto sulla parola 50 milioni ad un giocatore che non ha beni affidabili, posso avere interesse a che me li restituisca e, quindi, posso anche essere indotto a favorire il recupero dei soldi che gli presto.
Secondo me, quindi, la ragione per la quale la SITAV vieta, nel suo contratto, di esercitare l'attività di prestasoldi dipende dal fatto che tale attività potrebbe indurre gli impiegati a compiere irregolarità nei giochi.
Se la stessa SITAV pone, in tutti i contratti, questa clausola, non credo che si possa sostenere che essa la ritenga lecita. Se la SITAV ha stilato un contratto con le organizzazioni sindacali e con i dipendenti, a mio giudizio è tenuta a farlo rispettare.
In tutti gli altri settori di attività, l'impiegato che, per disposizioni superiori, esercita un'attività contraria a quanto è previsto dal contratto non è giustificato; non so se lo stesso impiegato possa essere giustificato in questo particolare settore di attività. Se un impiegato della Regione, per disposizione della Giunta, fa qualcosa di contrario ai suoi doveri, è comunque perseguibile...
(...INTERRUZIONE del Presidente ROLLANDIN...)
MAFRICA (P.C.I.): Non rientra nella loro attività, perché è vietata dal contratto, nel senso che si ritiene che possa danneggiare la regolarità dei giochi. Il fatto che gliel'abbiano chiesto alcuni amministratori, che peraltro credo siano imputati in un processo anche per questioni differenti...
ROLLANDIN (fuori microfono): Parliamo del 1982 o del 1983...?
MAFRICA (P.C.I.): Sì, ma non giustifica, a mio giudizio, l'atto dell'impiegato. È una questione di valutazione, ma io non giustifico...
ROLLANDIN (fuori microfono): Ma la valutazione politica l'abbiamo fatta...
MAFRICA (P.C.I.): La valutazione politica è stata fatta nel 1984, ma sarebbe stato meglio, ovviamente, se fosse stata fatta prima. La SITAV, tuttavia, aveva l'autorizzazione di prestare denaro attraverso l'ufficio fidi, non ad usura e non...
(...INTERRUZIONE del Presidente ROLLANDIN...)
MAFRICA (P.C.I.): Ma l'hai letto tu, prima, nella convenzione...
ROLLANDIN (fuori microfono): Ma se all'interno del contratto...
MAFRICA (P.C.I.): Presidente, la logica vuole che un'attività vietata da un contratto non possa essere svolta dal dipendente. Se quest'ultimo riceve un ordine che è contrario ai suoi doveri, a mio giudizio, non deve eseguirlo. Se ne è discusso in centinaia di cause e se ne continuerà a discutere, però mi pare che questo punto sia stato ormai assodato. La Regione, a mio giudizio, deve tutelare questo principio.
Se la maggioranza non è d'accordo, farà, ovviamente, le scelte che riterrà più opportune.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Non ho la competenza giuridica di quelli che hanno fornito i pareri citati dal Presidente della Giunta e, pertanto, posso solo far riferimento alla mia esperienza di amministratore, partendo dal presupposto della responsabilità oggettiva del singolo dipendente nel compiere un atto non previsto o vietato dalla legge e, in questo caso, dal contratto di lavoro.
Presidente, se lei domani mattina dà un ordine non giusto ad un dipendente, quest'ultimo, per eseguirlo, pretende una sua autorizzazione scritta, altrimenti non lo fa, perché è contrario agli obblighi che gli sono imposti dal contratto di lavoro.
Nel nostro caso, prestare soldi e concedere prestiti ai clienti fa parte dell'articolo 42 del contratto di lavoro, del quale si chiede l'applicazione.
Presidente, io la pregherei di fare un supplemento di indagine, perché, anche se allora l'attività di prestasoldi non era vietata, il singolo non poteva essere autorizzato a compiere un atto contrario alle norme stabilite nel contratto di lavoro. Non credo che ci possano essere dubbi su questo, perché è ovvio che, comunque sia, io non posso compiere un atto che è vietato.
Ha ragione il Presidente nel dire che il giudizio politico sul fatto è tutt'altra cosa e, per quel che ci riguarda - ma credo che lo stesso si possa dire anche per i Colleghi - noi lo scindiamo e riconosciamo che, da una certa data in poi, la Regione ha assunto un altro atteggiamento e su questo noi siamo d'accordo. Ciò non vieta, però, che in quel momento essi hanno compiuto un atto contrario alle disposizioni che erano vincolanti per i dipendenti. Questo è il problema di fondo e non ce n'è un altro.
Signor Presidente, per quanto concerne l'applicazione dell'articolo 10, si deve intendere che la gestione della Casa da Gioco è soggetta al controllo della Regione solo nella sua generalità e non nei fatti singoli, com'è citato nel parere legale, dove si parla addirittura di controlli su entrate, giochi, manifestazioni varie, servizi, ingressi, taverna e spettacoli... Si figuri se noi controlliamo i giochi! Ma l'attività di un prestasoldi che fa anche il dipendente tecnico costituisce turbativa per i giochi. Non credo assolutamente che su questo occorra un parere tecnico!
Mi sembra comunque di capire che su questo argomento ognuno rimarrà della propria opinione e sulle proprie posizioni, ciò non toglie, però, ch'io vorrei far capire alla maggioranza, e mi rivolgo soprattutto alla sensibilità del Presidente della Giunta, che su questo argomento, particolarmente delicato perché tocca aspetti umani e personali, noi ci siamo mossi per gradi e non abbiamo detto che questi dipendenti devono essere licenziati domani mattina. Noi, invece, prima abbiamo presentato un'interrogazione, poi un'interpellanza ed infine siamo arrivati alla mozione, il cui testo, tra l'altro, lascia degli ampi margini di manovra e non è assolutamente vincolante; inviterei pertanto il Presidente della Giunta a volerlo rileggere, prima di respingerlo. Mi permetto, anzi, di rileggerne un passo:
"Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta delibera... di adottare gli opportuni provvedimenti atti ad eliminare la situazione di disagio attualmente esistente all'interno della Casa da Gioco di Saint-Vincent..." dal quale risultano evidenti gli ampi margini per una trattativa tra il Presidente della Giunta e la SITAV, e non dico di più, se no mi smentisco.
Pregherei, quindi, il Presidente del la Giunta di riflettere sul testo della mozione che pone la questione in termini tutt'altro che ultimativi, perché lascia spazio per un'ampia possibilità di manovra che noi riteniamo giustificata, anche perché, senza venir meno agli obblighi della convenzione ed a quelli che derivano dal rispetto del contratto di lavoro, la situazione può essere esaminata anche alla luce di alcune considerazioni da lui stesso fatte in quest'aula e che si riferiscono ad un periodo ben definito. Pregherei, quindi, di fare queste riflessioni prima di votare contro la mozione, anche perché con essa noi non chiediamo al Presidente della Giunta di venirci a dire, domani mattina: "Abbiamo licenziato cinque dipendenti". Con essa, invece, noi diamo al Presidente della Giunta la possibilità di svolgere un supplemento di istruttoria e di riferire poi, in merito, a questo Consiglio. Approvando il testo della mozione, infatti, il Consiglio non vincola in nessun modo l'azione del Presidente della Giunta.
Dopo aver cercato di spiegare il nostro stato d'animo - e credo che la stessa cosa sia stata fatta dai Colleghi - credo che si debba arrivare al voto, anche perché, obiettivamente, noi abbiamo presentato la mozione per farla votare, proprio perché ritenevamo di essere dalla parte della ragione. Se poi non lo saremo, pazienza! Credo, però, che valga la pena di approfondire l'esame di quel parere legale che il Presidente della Giunta ha acquisito agli atti e, se me ne farà avere una copia, per quel che mi riguarda, prima di intraprendere ulteriori azioni farò verificare il suo contenuto per accertarne la veridicità o per valutare se vada oltre le stesse intenzioni - e non dico altro - di chi l'ha fornito. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Je regrette de devoir dire qu'encore une fois on n'a pas voulu écouter jusqu'au fond ce que j'ai lu. Je crois qu'après avoir donné une série de réponses sur les responsabilités de la Société, sur les responsabilités des personnes concernées et sur les responsabilités de l'Administration régionale tout devrait être assez clair.
J'ai lu des documents, je ne veux absolument rien ajouter à ce que j'ai lu. Il y avait un certain rapport à ce moment-là; quelqu'un avait autorisé une certaine activité et, face à ce problème, je crois que l'aspect politique a déjà été résolu. Alors ici il s'agit de reprendre un discours de 1984 et de dire: "Qu'est-ce que nous allons faire à présent face à un problème qui n'a même pas encore été résolu, car l'Administration régionale s'est portée partie civile dans un procès contre les administrateurs de la SITAV?". Mais il est inutile d'ajouter autre chose à ce problème, je crois que le procès le dira. Je crois que prendre comme exemple et reprendre le discours de certaines personnes qui avaient fait les "prestasoldi" à ce moment serait vraiment reprendre un discours qui a déjà été résolu. C'est là le problème pour lequel j'invite les Conseillers à distinguer le problème juridique du discours politique.
Le discours juridique: moi, malheureusement, je n'ai pas toutes les connaissances et je ne suis jamais aussi sûr que M. Sandri qui chaque fois fait le conseiller juridique, le médecin, l'avocat, il fait n'importe quoi. Moi je ne suis pas sûr. Lui, il dit: "L'avis juridique de M. Siniscalco ne compte pas.". Moi je ne veux pas confuter sa compétence légale; moi, étant donné que je n'avais pas la possibilité de donner une réponse personnelle, j'ai cru bon de remettre les différentes données que j'avais à ce sujet et de savoir s'il y avait la possibilité, en tant qu'Administration régionale, d'intervenir n'importe comment. Je ne veux même pas parler de licenciement: n'importe comment: c'est-à-dire, s'il était nécessaire que l'Administration régionale se fasse part envers la SITAV de dire: "Il faut que vous preniez des engagements sur ce problème" et, d'après la réponse, je dois dire que je n'ai pas les possibilités, pas même les données, pour faire cette requête.
Voilà la position.
Moi je crois qu'elle est absolument claire et j'espère qu'elle sera suffisante aussi pour les Conseillers, au moins du point de vue politiqué. Du point de vue juridique, comme d'habitude, chacun pourra dire tout ce qu'il veut. Moi je ne suis pas en train de faire serment sur un problème de ce genre.
J'ai posé la question, j'ai eu une réponse, je l'ai lue au Conseil: je crois avoir donné tous les éléments pour faire une évaluation même juridique. Voilà ce que j'ai fait. Donc, sur la motion, on s'abstiendra.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Io mi permetto di sottolineare alcuni aspetti che sono stati evidenziati dall'intervento del Presidente della Giunta per precisare che i soggetti cui si riferisce il parere legale sono diversi. Noi, infatti, ci riferiamo ad altri soggetti e, più in particolare, al personale interno della SlTAV; tuttavia non intendiamo strumentalizzare la questione ed io credo che tutti noi la vogliamo chiarire sotto l'aspetto politico.
Rivolgo ufficialmente agli altri Colleghi la richiesta di rinviare, eventualmente, la votazione di questa mozione, per poter avere a disposizione più elementi di giudizio...
(...INTERRUZIONE...)
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Come?... Ho chiesto di rinviare, eventualmente, la votazione della mozione, per consentirci di avere a disposizione maggiori elementi di giudizio. Se questa proposta non incontra la volontà degli altri Colleghi che hanno sottoscritto la mozione, allora votiamo pure la mozione!
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la mozione in oggetto, presentata dai Consiglieri Torrione, Baldassarre, Sandri e Mafrica.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti:27
Votanti:8
Favorevoli: 8
Astenuti: 19 (Beneforti, Bondaz, Borbey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Laniece, Lanivi, Marcoz, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
