Oggetto del Consiglio n. 3637 del 6 aprile 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 3637/VIII - MODALITÀ DI RECLUTAMENTO DEL PERSONALE ADDETTO ALL'ASSISTENZA DOMICILIARE. - (Interpellanza).
PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza in oggetto, presentata dal Consigliere Torrione.
INTERPELLANZA
È stato recentemente bandito un con corso, per titoli ed esami, per la nomina a 20 posti di Assistente domiciliare.
I vincitori di tali concorsi dovrebbero, ai sensi delle leggi regionali 83/1985 e 8/1987, essere addetti specificatamente all'assistenza di persone anziane ed inabili presso i Servizi sociali dei Comuni.
La delicatezza di tali mansioni dovrebbe presupporre una preparazione professionale molto accentuata e che difficilmente può essere valutata attraverso una semplice prova d'esame scritta o orale che sia.
Infatti per un servizio che pone l'operatore a contatto con un'utenza particolare, come gli anziani e gli inabili, oltre ad una conoscenza teorica è indispensabile una disponibilità di tipo umano e una capacità di capire le esigenze e la mentalità degli assistiti non comuni.
Queste qualità di certo non possono emergere attraverso un'arida prova di concorso che può per assurdo premiare il soggetto più attrezzato culturalmente e più preparato sul piano nozionistico ma che in realtà può non possedere la predisposizione mentale e l'attitudine professionale a svolgere funzioni per certi versi complesse e che richiedono peraltro una buona dose di professionalità. Quella stessa professionalità che la legge regionale 80/1987 impone proprio ai soci delle cooperative di servizi sociali quali requisito essenziale per l'iscrizione all'apposito Albo regionale.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere regionale
INTERPELLA
l'Assessore competente per conoscere:
a) se la Giunta regionale ritiene sufficiente il superamento di un pubblico concorso per fare acquisire una sufficiente professionalità ad operatori addetti all'assistenza di persone inabili o anziane;
b) se la Giunta non ritiene invece più opportuno sottoporre, ad avvenuto espletamento del concorso, il personale risultato vincitore ad un corso di specializzazione di cui si richiede di precisare, in caso affermativo la durata e i contenuti didattici;
c) se in effetti non si consideri contraddittorio il fatto che il requisito della professionalità venga richiesto, come elemento essenziale, per l'iscrizione da parte delle Cooperative dei Servizi sociali all'apposito Albo regionale mentre venga valutato in maniera del tutto marginale nel caso del concorso di cui trattasi.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Questa interpellanza, che viene discussa in ritardo di un Consiglio, si riallaccia per qualche verso all'interrogazione precedente, perché dimostra come siano a volte contraddittori, anche se non in modo deliberato, gli atteggiamenti della pubblica amministrazione.
Per assumere degli educatori, addetti alla scuola e soprattutto ai portatori di handicap, l'Assessore ci ha detto poc'anzi che è stato istituito un vero e proprio corso propedeutico per dare una preparazione più conveniente e una maggiore professionalità per lo svolgimento di queste delicate mansioni.
Lo stesso Assessore, però, non si preoccupa di questa esigenza e bandisce un concorso "tout-court" per assumere 20 addetti all'assistenza domiciliare, anche se gli assunti saranno certamente molti di più. Ne consegue che gli addetti all'assistenza domiciliare vengono trattati come qualsiasi altro dipendente regionale, con un approccio ai servizi sociali che a me sembra molto riduttivo e limitativo.
Se è giusta l'impostazione della Regione per gli educatori, che chiamo così per comodità di individuazione, non è giusta la sua impostazione per gli assistenti domiciliari che svolgono un lavoro altrettanto delicato e difficile. Avendo letto questa mattina un bando che annuncia l'istituzione del relativo corso per assistenti domiciliari, mi sembra di aver capito che costoro debbono occuparsi non solo dei portatori di handicap nell'ambito della scuola, ma anche delle persone anziane, e che il corso quindi sarebbe di carattere più generico.
Se, da un lato, viene giustamente richiesta una certa professionalità - ed il relativo discorso l'ho già fatto nella precedente illustrazione -, la Regione deve mantenere lo stesso atteggiamento anche nei confronti degli addetti all'assistenza domiciliare. Io credo che la necessità di questo personale non nasca solo dall'esigenza di eseguire quel lavoro, ma soprattutto dall'esigenza di rapporto particolare nei confronti dell'utente. Se si sente questa esigenza, si manifesta una certa disponibilità, se non la si sente ci si atteggia con una disponibilità completamente diversa.
Visto, poi, che questa graduatoria dovrebbe coprire l'organico previsto dalla Regione, mi sembra strano che per assumere 90 persone si operi in modo completamente diverso. Se l'Assessore me lo consente, faccio ancora un breve accenno alla questione dei cosiddetti "educatori". Lo pregherei vivamente di riesaminare l'intero problema alla luce delle considerazioni che sono state fatte anche in quest'aula. Torno a ripetere, infatti, che non mi sembra assolutamente giusto che del personale che già lavora, come è il caso di qualche assistente sociale, non possa frequentare il corso per acquisire una maggiore professionalità. Per ora mi limito a questo e vediamo che cosa mi risponderà l'Assessore.
Per l'altro problema dell'assistenza domiciliare, io chiedo che si facciano le stesse cose che l'Assessore ha già ben fatto per gli educatori, con l'eccezione di quel correttivo per coloro che già lavorano. Si faccia, cioè, un corso e solo dopo si bandisca il concorso, altrimenti la gente non capisce più niente. Per lavorare nell'ambito dello stesso Assessorato, infatti, una volta è necessaria una certa professionalità, mentre un'altra volta, per mansioni pressoché analoghe...
(...INTERRUZIONE dell'Assessore VOYAT...)
TORRIONE (P.S.I.): Io non sopporto che l'Assessore mi dia delle lezioni! Per sei anni io ho fatto l'Assessore ai servizi sociali e, visto che ci sono, gli dico anche che il primo Comune a realizzare i servizi sociali in Valle d'Aosta è stato il Comune di Aosta quando, per combinazione, era Assessore proprio il sottoscritto! Non può, pertanto, farmi un corso propedeutico sul come si fa l'Assessore ai servizi sociali! Non può farlo! Non può farlo!...
(...INTERRUZIONE...)
Come? Accelerato? Sì, così mi fa buoni i cinque anni di esperienza diretta!
Vediamo un po' che cosa mi risponde l'Assessore, che si arrabbia ogni volta che si tocca il suo Assessorato.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore alla Sanità e Assistenza Sociale, Voyat; ne ha facoltà.
VOYAT (U.V.): Sono d'accordo con il Consigliere Torrione, quando mi dice che non è attraverso un concorso che si possono selezionare le persone da assumere e riconoscere la loro idoneità ad occupare i posti di lavoro, specie in questo campo. Comunque, bisogna tener presente che a questo concorso parteciperà del personale che già lavora come assistente domiciliare presso i Comuni o presso le microcomunità, gran parte del quale ha già seguito dei corsi organizzati dagli stessi Comuni o dai distretti, e finanziati della Regione. I Comuni o i distretti hanno poi stilato delle graduatorie, sulla base delle quali hanno provveduto all'assunzione del personale loro occorrente. Possiamo dire, quindi, che questo personale ha già seguito un sia pur minimo corso di formazione professionale e una grande parte di esso ha già lavorato alle dipendenze dei Comuni o delle microcomunità.
Per quanto concerne il secondo punto dell'interpellanza, ho già previsto dei corsi di formazione, così come prescritto dalla legge, per tutto il personale, sia per quello che viene assunto adesso sia per quello già assunto in passato.
In merito alla contraddizione alla quale si accenna nel terzo punto dell'interpellanza, e che si riferisce in particolare al requisito di almeno 6 mesi di funzionamento richiesto alle cooperative dei servizi sociali, ma che non viene richiesto, invece, nel caso del concorso di cui trattasi, posso dire che è la legge a stabilire questo requisito, prima del loro riconoscimento ufficiale. Come dicevo prima, nei Comuni dove era impiegata una sola persona non è stato possibile organizzare il corso. Dove invece ne erano impiegate due o tre, i Comuni si sono raggruppati in distretti ed hanno potuto organizzare i corsi. A titolo di esempio posso citare i due o tre corsi già fatti a Gignod ed altri in alta Valle, anche se non ricordo esattamente dove, e più di uno a Donnas e ad Hône, dove si sta aprendo una micro-comunità.
Riallacciandomi al discorso del Consigliere Torrione sulla professionalità più o meno uguale per questi due tipi di personale, posso dire che ciò è vero solo nel senso che il personale che si interessa di ragazzi handicappati negli "atelier", e quindi nelle scuole, dovrà occuparsi anche delle micro-comunità, ma con la qualifica di coordinatori e di animatori, e quindi non sarà adibito a mansioni di assistenza domiciliare.
Non è scritto da nessuna parte che le competenze dell'assistente sociale sono uguali a quelle dell'assistente educatore! Per il primo, infatti, si richiede la licenza di terza media, mentre per il secondo si richiede un titolo di livello para-universitario.
Chiedo scusa se non l'ho fatto prima, ma avevo creduto di essere stato esauriente e mi sono sbagliato. Voglio precisare al Consigliere Torrione che alla fine del corso per assistenti educatori viene rilasciato un titolo di studio che è stato concordato con le Regioni Veneto ed Emilia-Romagna, che già lo stanno rilasciando, ed alle quali si aggiungerà la Valle d'Aosta. Queste sono le uniche Regioni che organizzano questo genere di corsi parauniversitari, per accedere ai quali occorre un titolo di studio che consenta l'accesso ad un corso di studio di livello universitario. Si è concordato, inoltre, di organizzarli con un minimo di ore e con le stesse materie, proprio per farli riconoscere ufficialmente da parte del Ministero. Uscendo da questo schema, corriamo il rischio che il corso ed il titolo di studio non siano più riconosciuti dalle altre regioni. Proprio di questo si è discusso anche ieri sera con i sindacati, nel corso di un incontro, durante il quale abbiamo precisato che non è possibile lavorare e contemporaneamente seguire in due anni 2400 ore di corso teorico-pratico. Cercheremo di trarre delle conclusioni a giorni, dopo che gli stessi sindacati mi avranno presentato delle richieste scritte più precise.
Come dicevo, quindi, non è possibile seguire il corso e contemporaneamente lavorare. Pertanto, quelli che, avendo già lavorato in questi sei mesi, intendono partecipare al corso per conseguire il titolo di studio para-universitario che noi ci auguriamo possa essere riconosciuto al più presto dal Ministero, dovranno per forza di cose abbandonare il lavoro. Abbiamo già posticipato l'apertura dei corsi, sempre in accordo con i sindacati, proprio per dare la possibilità a coloro che attualmente lavorano, di poterli frequentare. Ciò dimostra, ovviamente, che c'è la nostra disponibilità. Non si può, però, confondere il corso di formazione professionale con il corso che rilascia un titolo di studio che per ora è riconosciuto solo dalla Valle d'Aosta, ma che per un accordo interregionale sarà riconosciuto anche dalle Regioni Veneto ed Emilia-Romagna, così come i loro titoli di studio saranno riconosciuti dalla nostra Regione. Questi titoli di studio, tuttavia, non saranno riconosciuti dalle altre Regioni fino a quando i corsi non otterranno il riconoscimento ufficiale da parte del Ministero. Non possiamo certamente correre il rischio di rilasciare titoli di studio che non sarebbero riconosciuti dalle altre Regioni. Questa è appunto la maggiore difficoltà.
Stiamo ancora trattando con i sindacati ed abbiamo già convenuto che quelli che lavorano e che intendono frequentare il corso avranno diritto ad un particolare punteggio per il riconoscimento dell'attività svolta. Non possiamo, però, fermare gli "atelier" e sicuramente dovremo ricorrere ad altre graduatorie per trovare del personale preparato nel giro di 30 o al massimo di 40 giorni, proprio perché dai primi di luglio all'apertura dei corsi, prevista per settembre, non è molto il tempo disponibile per provvedere alla formazione del personale che dovrà subentrare a coloro che seguiranno i corsi e che potrà esserci utile per avviare anche gli altri "atelier".
In conclusione, se noi vogliamo avere degli "atelier" funzionanti e avere nei centri protetti del personale qualificato e capace di dirigere le microcomunità, non abbiamo altra soluzione che prepararlo in questo modo.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): In linea di massima non posso non concordare con l'Assessore, specie quando afferma che non possiamo non avere a disposizione del personale altamente qualificato. È chiaro che il funzionamento di un settore delicato come quello dei servizi sociali dipende in gran parte dalla disponibilità, dalla preparazione e dalla capacità del personale. In questo senso sono perfettamente d'accordo con lui.
Mi permetto però di sollecitare la sua attenzione sull'anomala situazione in cui si trova questo personale. È stato assunto per mezzo di una selezione ed è stato destinato, provvisoriamente, a svolgere un certo lavoro che ha dato dei buoni risultati. Ora, però, non lo si può mettere di fronte alla scelta: "O svolgi il lavoro o partecipi al corso di formazione". Credo, invece, che si possa trovare una soluzione intermedia, anche nell'interesse della stessa Amministrazione.
I casi sono due, o si riparte da zero e allora l'Assessore potrebbe dire: "Ma, allora, non si fa più niente!", - e non è questo il mio intento -; oppure si esamina l'eventualità di aumentare l'indennità di partecipazione al corso e così si può andare incontro alle esigenze di quelli che già lavorano, chiedendo magari al Ministero o all'Università se, ai fini della valutazione del personale, sia possibile tener conto del tirocinio che questi dipendenti stanno facendo all'interno della scuola. Si tratta solo di riesaminare la situazione proprio per evitare che 14 o 15 persone, che già lavorano, si trovino svantaggiate - cosa che non mi sembra giusta - rispetto a quelle che cominciano il corso "ex novo".
Pregherei l'Assessore di esaminare con molta oculatezza questo problema, dopo che avrà ricevuto le risposte delle Organizzazioni sindacali. Stando, tra l'altro, a quello che egli stesso ha detto rispondendo alla precedente interrogazione, questo personale ha già dato buona prova di sé nell'adempiere alle proprie mansioni e, quindi, a mio parere, dovrebbe essere ulteriormente apprezzato, senza impedirgli di partecipare al corso oppure senza confinarlo nell'adempimento di un lavoro che può durare solo un anno. Questo non mi sembra giusto...
(...INTERRUZIONE dell'Assessore VOYAT...)
TORRIONE (P.S.I.): Eh, due anni! E poi si troverebbe ancora a cercare un altro lavoro! È un problema che l'Assessore sicuramente già conosce e che credo possa anche risolvere, d'accordo con le Organizzazioni sindacali che l'hanno sollevato.
In tema di assistenza domiciliare, si sono fatti certamente dei corsi di formazione, ma si è trattato di corsi estremamente diversificati che non hanno certamente fatto conseguire quella professionalità che si può ottenere frequentando questo corso! Ogni Comune si è gestito il proprio corso che, in alcuni casi, è stato più di informazione che di formazione. Qualche Comune, infatti, ha fatto le cose molto seriamente, mentre altri le hanno fatte con molta superficialità.
Io credo che l'Assessore debba riflettere sullo svolgimento di questo corso. È vero che è una sorta di sanatoria, ma, proprio perché si tratta di un servizio sociale, io credo che il corso debba avere una sua dignità. Nelle micro-comunità si verificano anche situazioni miste, per cui mettere a contatto di persone anziane, o di persone inabili, degli operatori che non hanno l'attitudine per quella mansione è un grosso errore che può ripercuotersi negativamente sul corretto funzionamento dell'intero servizio.
Questo è il motivo della mia interpellanza e questa è la ragione per la quale sollecito l'Assessore ad essere particolarmente attento a questo genere di problemi, specie a quello degli educatori. Sono sicuro, infatti, che se non troverà un accordo dovrà fronteggiare una notevole conflittualità che non giova al buon funzionamento dei servizi cui gli operatori sono preposti. Questi ultimi, inoltre, non devono sentirsi penalizzati dal fatto di aver trovato un'occupazione provvisoria all'interno dell'Amministrazione regionale.
Grazie.
PRESIDENTE: Signori Consiglieri, i lavori sono sospesi e riprenderanno alle re 16,00.
La seduta è tolta
La seduta termina alle ore 12,53
