Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3487 del 3 febbraio 1988 - Resoconto

OGGETTO N. 3487/VIII - RITIRO DELLA MOZIONE CONCERNENTE: "RICHIESTA DEGLI ATTI RELATIVI AL PROCEDIMENTO PENALE IN CORSO PRESSO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI MILANO SULLA VICENDA DEI CASINO".

PRESIDENTE: Do lettura della mozione in oggetto, presentata dal Consigliere Sandri.

MOZIONE

APPRESO dagli organi di informazione che a Milano si è chiusa la fase istruttoria dell'inchiesta sui Casinò e che i sostituti Procuratori della Repubblica di Milano, Corrado Carnevali e Marco Maria Maiga, hanno chiesto ai giudici istruttori Paolo Arbasino ed Elena Riva Crignola il rinvio a giudizio per 59 persone, stralciando la posizione di due parlamentari (il democristiano Manfredo Manfredi ed il Socialista Antonio Natali) in attesa della autorizzazione a procedere;

CONSTATATO che nell'inchiesta di Milano, vi sono importanti riferimenti allo scandalo del Casinò di Saint-Vincent e che tra i richiesti di rinvio a giudizio compare Bruno MASI;

RITENUTO opportuno acquisire e analizzare tale documentazione;

il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

IMPEGNA

il Presidente della Giunta regionale a richiedere tutta la documentazione possibile alla Magistratura Milanese e a renderla nota in una apposita riunione della I^ Commissione consiliare aperta ai Capigruppo.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Penso che tutti abbiano potuto apprendere dagli organi di informazione che, nei giorni scorsi, è stata chiusa la fase istruttoria dell'inchiesta, "ramo Milano", sui casinò e che i sostituti Procuratori della Repubblica di Milano, Corrado Carnevali e Marco Maria Maiga, hanno chiesto ai giudici istruttori il rinvio a giudizio di 59 persone, dopo aver stralciato le posizioni di due parlamentari, uno democristiano ed uno socialista, in attesa dell'autorizzazione a procedere da parte del Parlamento. Tra le persone, per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, c'è Bruno Masi, che è stato coinvolto anche nel "ramo torinese" dell'inchiesta sui casinò.

Questa mozione vuole semplicemente impegnare la Presidenza della Giunta a chiedere alla Magistratura milanese tutta la documentazione della quale è possibile venire in possesso ed a renderla nota in una apposita riunione della Commissione consiliare aperta ai Capigruppo.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (U.V.): Comme vient de le dire M. Sandri, j'ai moi aussi appris par la presse certaines nouvelles sur le procès de Milan. Je dois dire à ce sujet que l'Administration régionale n'a reçu, jusqu'à présent, aucun document à ce propos. Normalement, le tribunal compétent envoyait à l'Administration - si elle était concernée - les documents susceptibles de lui permettre de se constituer partie civile.

Nous nous sommes renseignés auprès de notre avocat, - M. Lozzi, qui est en train de suivre le début du procès - qui n'a rien reçu. Par conséquent, il serait impossible, d'autant plus qu'il y a secret sur l'ensemble, de faire la requête de ces actes, d'autant plus que je n'aurais aucun élément sinon que le procès de Milan concerne un personnage lié à l'affaire du Casino, M. Masi.

Je veux ajouter, pour ma part, que si une communication devait nous parvenir, le Conseil en serait informé pour prendre éventuellement des initiatives en ce sens. Nous ne pouvons donc voter cette motion.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Questa mozione, a mio parere, dovrebbe testimoniare l'interesse della Presidenza della Giunta a chiedere la documentazione processuale possibile. Solo "a posteriori", infatti, è possibile accertare la possibilità che, per ragioni giudiziali, tali atti siano effettivamente disponibili o meno.

Vorrei, comunque, sottolineare alcuni aspetti connessi all'importanza di tali atti. Nell'articolo di fondo dell'edizione di due settimane fa della rivista economica "Il Mondo", intitolato "Se la tangente gira nella roulette", c'erano alcuni riferimenti alla Valle d'Aosta che, a mio parere, meritano grande attenzione e confortano la validità della richiesta della documentazione possibile alla magistratura milanese.

Tra le altre cose, nell'articolo si dice che al "Rigo" di Milano c'è stato un incontro tra Borletti ed alcuni personaggi di spicco del Partito socialista. Il settimanale dice testualmente:

"L'episodio narrato avvenne qualche mese prima del blitz di polizia, carabinieri e guardie di finanza, che, nella notte di giovedì 10 novembre, circondarono e perquisirono da cima a fondo, arrestando parecchie persone, i Casinò di Saint-Vincent, Campione d'Italia, Sanremo e Venezia".

Dopo aver illustrato gli antefatti, il settimanale affronta un tema estremamente interessante che ha molto influenzato la politica valdostana negli ultimi anni: "Lo stratega di questa strategia fu Bruno Masi, un ex consulente dell'Assolombarda, con il pallino delle sale da gioco. Il prestanome per le operazioni di acquisizione delle proprietà di alcuni casinò venne individuato in un farmacista di Caltagirone, Lucio Traversa, col vizio della roulette anche lui. Il controllo passò rapidamente alla famiglia di uno dei più temibili boss mafiosi della nuova ondata, il catanese Benedetto Santapaola, accusato, tra l'altro, di essere uno degli organizzatori del delitto del Generale Dalla Chiesa. Furono questi uomini a dare l'assalto a Campione d'Italia ed a tentare, qualche anno dopo, la scalata al Casinò di Sanremo".

Queste notizie sono importanti, perché, subito dopo, il settimanale aggiunge: "Erano i primi mesi del '77 ed il Conte Cotta, presidente della società di gestione del Casinò di Saint-Vincent e proprietario del pacchetto di controllo della sala di Campione, - queste notizie non erano note in Valle d'Aosta - meditava sul da farsi. A crucciarlo c'era, soprattutto, quel processo, per presunte irregolarità nella gestione di Saint-Vincent, che si stava per celebrare al tribunale di Bologna. Preoccupato, dunque, che il suo nome saltasse fuori anche in relazione al Casinò di Campione, il conte aveva cominciato a confidarsi con Masi, il suo uomo di fiducia, ed il Masi, giorno dopo giorno, si rese conto sempre di più di avere in mano tutte le carte per impadronirsi del Casinò. Molto abilmente, tessendo con pazienza la sua tela, l'ex consulente dell'Assolombarda riuscì a convincere il conte che la cosa migliore da fare era vendere il suo pacchetto azionario della GETUALTE e della società di gestione di Campione d'Italia. Ottenuto da Cotta l'incarico di vendere, Masi non perse molto tempo a cercare l'acquirente migliore, che avrebbe potuto garantire al conte il maggior guadagno possibile dalla cessione del pacchetto azionario. Nella sua mente, infatti, aveva preso corpo un disegno preciso: impadronirsi, attraverso un gruppo di persone scelte, del Casinò e controllare, di conseguenza, quell'ufficio fidi...".

Questa è la storia dei quattro anni che hanno preceduto lo scandalo del Casinò di Saint-Vincent. Sembra di ripercorrere le stesse tappe: problemi con la struttura politica e con l'autorità giudiziaria, passaggio di pacchetti societari molto complessi...

Credo che si tratti di dati abbastanza interessanti, sui quali, però, qui in Valle d'Aosta, non si sta ancora facendo sufficiente mente locale. E mi dispiace che il Presidente della Giunta non compia l'atto, che a me parrebbe dovuto, di chiedere alla magistratura la documentazione possibile. Se la magistratura ritenesse di non doverla inviare, per ragioni legate al segreto istruttorio, se ne assumerebbe la responsabilità. Il Presidente della Giunta, invece, con la sua scelta, decide di assumere in proprio quella responsabilità.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (U.V.): Je regrette qu'il y ait toujours des malentendus. J'ai déclaré à M. Sandri et au Conseil que j'avais pris des renseignements sur la possibilité de présenter cette requête. Etant donné qu'on m'a dit très clairement que c'est impossible, je crois que cet acte serait inutile. Prétendre que quelqu'un ne veut pas faire cet acte c'est affirmer quelque chose qui ne correspond pas à la vérité.

J'ai dit les raisons de notre abstention et j'ai même dit que si des éléments nouveaux se présentaient, nous étions disposés à renseigner le Conseil, donc que l'on ne parle pas de mauvaise foi.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Ogni tanto, il Presidente della Giunta mi stupisce, perché fa dei processi alle intenzioni, pur sapendo che non si tratta di vicende reali.

Noi abbiamo fatto presente il nostro giudizio politico e non abbiamo espresso alcun giudizio sull'operato della Giunta regionale, né su quello del suo Presidente. Abbiamo solo detto che il Presidente della Giunta si assume la responsabilità di credere al parere del legale e di non provare a richiedere la documentazione possibile alla magistratura milanese. Con questo, ovviamente, non intendiamo dire che il Presidente della Giunta sia un connivente con la mafia, ma esprimiamo solo un giudizio politico, che non ha nulla a che fare né con la "méfiance" e né con un'affermazione di falso. È una semplice opinione politica che, come tale, ha una sua dignità.

In considerazione di ciò, non ho alcun problema ad accettare la posizione della Giunta regionale, che mi sembra sia stata abbastanza chiara, e a ritirare, nel contempo, la mozione, anche perché non intendo assolutamente passare per uno che cerca la lite a tutti i costi. Raccomando, tuttavia, al Presidente della Giunta di ascoltare i Consiglieri senza voler fare alcun processo alle loro intenzioni, perché, qui dentro, nessuno vuole fare dei processi, né alle sue volontà e né alle sue scelte politiche; anch'io, del resto, non accetto che si processino le mie scelte politiche.

PRESIDENTE: Ringrazio il Consigliere Sandri, che ha annunciato il ritiro della sua mozione.