Oggetto del Consiglio n. 3328 del 3 dicembre 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 3328/VIII - LEGGI DI BILANCIO PER IL 1988. PROSECUZIONE E CHIUSURA DEL DIBATTITO GENERALE.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Questa mattina avevo terminato la prima parte del mio intervento cominciando ad esaminare il primo capitolo delle uscite, che riguarda le indennità che spettano ai Consiglieri regionali.
Mi permetto ora di segnalare anche un altro problema che interessa il funzionamento del Consiglio regionale. Mi riferisco al fatto che lo stanziamento per il funzionamento dei Gruppi è rimasto invariato rispetto all'anno precedente, come è previsto dalla legge, ed è giusto che sia così. Abbiamo, però, l'impressione che i Gruppi consiliari, più che di soldi avrebbero bisogno di strutture, di personale e di locali idonei per svolgere le loro funzioni di maggioranza e di minoranza con la migliore competenza possibile.
Affrontando la parte relativa alle uscite, mi sembra importante identificare subito due temi fondamentali che caratterizzano tutto il bilancio di questa Amministrazione.
L'unica idea portante che, dal punto di vista economico, unifica tutti i vari Assessorati e la politica della maggioranza regionale, è legata sostanzialmente all'attività edilizia, che è l'unico settore in cui l'Amministrazione regionale riesce a spendere o ad investire dei soldi.
Dai vari capitoli di spesa presenti nel bilancio, mi sono permesso di estrapolare le somme destinate ad opere edili, strade, edifici e strutture di vario genere, in muratura, in cemento o in altri materiali tipici dell'edilizia. Per quanto riguarda i soldi di competenza per il bilancio del 1988, arriviamo ad una bellezza di 251,7 miliardi, mentre i residui passivi, sempre per opere di edilizia, ammontano a 225,3 miliardi, per un totale di 477 miliardi presenti in bilancio per opere di edilizia.
Questa è la testimonianza di quanto Nuova Sinistra va dicendo da tempo e cioè che l'unico settore nel quale l'Amministrazione riesce a spendere dei soldi è quello che si occupa di asfaltare, costruire ed incidere sul territorio per erigervi delle strutture.
Se da una parte questo è comprensibile, perché la Valle d'Aosta ancora 5 anni fa abbisognava di alcune strutture fondamentali, di ossatura o di scheletro - come ha detto il Presidente - e cito a titolo di esempio il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, dall'altra, il territorio è stato segnato spesso e volentieri da opere viarie di dubbia o nulla utilità, come è stato evidenziato anche dalle Forze dell'opposizione.
L'altro grande tema che unifica tutto il bilancio regionale è quello dei contributi. Non ne farò un panegirico, sia perché non voglio assolutamente sostituirmi alla Giunta regionale nella loro gestione, sia perché mi pare che sia presente un certo sottofondo d'invidia in altri che hanno sbandierato questo tema. È però vero che la politica dei contributi spesso incide in maniera grave e, talvolta, non sempre evidenziabile, in alcuni settori economici ed in particolare in quello dell'agricoltura.
Il fatto, ad esempio, di avere 19,5 miliardi di contributi a vario titolo per la bonifica sanitaria, per le malattie degli animali, per la produzione di carne bovina, per attività zootecniche, per una media pari a 500.000 lire per ogni bovino presente in Valle d'Aosta, non pone in forse la questione dell'aiuto a questo settore? Esso è sicuramente importante per la nostra Regione, ma distoglie, di fatto, l'attenzione ed anche la politica della Regione Valle d'Aosta dal problema fondamentale dell'agricoltura che è la gestione del territorio. In questo settore, a mio parere, c'è un eccessivo squilibrio tra investimenti ed interessi.
Noi crediamo, come dice la Giunta, che sia possibile difendere l'ambiente con un'agricoltura vivace, fruttifera ed assistita, anche perché solo così si può provvedere anche all'assetto del territorio. Questo, però, non va molto d'accordo con la zootecnia. Spingere troppo la zootecnica, specie in assenza di una netta attenzione alla qualità, significa anche costruire un apparato che non ha solide basi nelle produzioni foraggiere della nostra Regione.
Mi sembra che questa circostanza sia già stata fatta osservare da un'interpellanza del Consigliere Torrione, relativa alla qualità della fontina. È una questione importante. Io vorrei sapere, infatti, che qualità possano avere le nostre produzioni zootecniche, quando i foraggi sono in gran parte provenienti da fuori Valle. Diciamo che questo è un esempio importante di mancanza di sviluppo autocentrato.
Ma queste due caratteristiche piuttosto grossolane, dei contributi a pioggia, sui quali hanno parlato in molti, e dell'edilizia, preferita alla creazione di servizi, alla costruzione di presidi sanitari, all'attuazione della prevenzione..., si associano, a mio parere, ad una quantità incredibile di altri vuoti.
Già qualche altro Consigliere, nel corso della mattinata, ha evidenziato questo aspetto ed io penso che, se si deve avanzare una critica piuttosto consistente alle spese della Regione Valle d'Aosta, questa sia da muovere proprio all'assenza di alcuni provvedimenti qualificanti.
Mentre possiamo capire la prudenza per non incidere nelle scelte future - ed io considero positivo tale atteggiamento - esiste, però, l'altro problema, al quale farò cenno nel corso delle conclusioni, relativo alla direzione della società.
Tornando all'esempio che avevo fatto questa mattina, ricordo che "mamma Regione" non deve solo dare i soldi, ma deve saperli indirizzare alla educazione dei figli ed alla costruzione del futuro e, per fare questo, deve spendere con oculatezza e non attraverso questi provvedimenti così mal congegnati.
In particolare, considero grave l'assenza di una linea ben precisa sulla DELTACOGNE. Abbiamo una legge che istituisce la FINAOSTA, alla quale sono attribuite delle competenze sia per la gestione ordinaria sia per la gestione straordinaria, ma nessuno si pone il problema di utilizzare quella legge o un altro provvedimento legislativo per accantonare dei soldi in favore della DELTACOGNE.
Chi proibisce di fare questo, se non una situazione di attesa e di stallo che non giova sicuramente all'occupazione nel grande stabilimento siderurgico di Aosta?
Noi siamo fortemente preoccupati che, dietro questa assenza, ci sia una scarsa comprensione del tempo che ci vorrà perché abbia finalmente termine l'emergenza sociale della riconversione industriale. Purtroppo, ci dovremo far carico per anni dei problemi, anche se temporanei, relativi alla disoccupazione e alla cassaintegrazione, conseguenti alla riconversione di alcuni stabilimenti. Che strumenti abbiamo, che strumenti ci sono in bilancio, per riuscire ad attutirne gli effetti sociali?
A questo punto, riprendo una proposta avanzata da fonti sindacali e che, negli ultimi mesi, sembra aver avuto ottimi risultati nella provincia autonoma di Trento. Mi riferisco al famoso progetto denominato "scatola vuota". Io credo che questo progetto debba essere preso in seria considerazione e credo che l'ufficio regionale competente, cioè l'Osservatorio del mondo del lavoro, dovrebbe fare una sua inchiesta particolare in merito, per vederne l'applicabilità anche in Valle d'Aosta.
Chiaramente, a questo punto, si innesta il discorso della solidarietà sociale. Stamattina mi sono permesso di inserire questo argomento tra i principali, anche perché credo che i dati che vi sto per leggere meritino di essere sottolineati.
In Valle d'Aosta ci sono 5.838 persone che hanno pensioni con importi inferiori al minimo, 14.557 persone che hanno importi pari al trattamento minimo e solo 12.000 persone con importi superiori al minimo. Per cui abbiamo quasi 20.000 persone che hanno dei trattamenti intorno alle 300.000 lire mensili di pensione. Una larga parte di queste 20.000 persone non ha altri redditi. Questo è il problema, ma nel bilancio non esiste un progetto per l'adeguamento di questi redditi ad un livello minimo di vita, così come suggerito da una proposta che è stata avanzata anche dal Partito Comunista ed alla quale mi associo pienamente.
Abbiamo 2 miliardi di residui passivi nel settore dei trasporti, perché non è stata fatta nessuna politica di agevolazione tariffaria nei confronti degli anziani e nei confronti delle persone che hanno degli handicap fisici.
(...INTERRUZIONE dell'Assessore Lanivi...)
SANDRI (N.S.): Si tratta di 2 miliardi di residui passivi che, sicuramente, non hanno potuto essere spesi in altri settori...
(...INTERRUZIONE dell'Assessore Lanivi...)
SANDRI (N.S.): Ne parleremo più diffusamente nel corso della Conferenza sui Trasporti, comunque io affermo tranquillamente che gli anziani in Valle d'Aosta non hanno la possibilità di avere una "Carta d'argento", di beneficiare di sconti sugli impianti di risalita che pure sono ampiamente finanziati dall'Amministrazione regionale, e non hanno neppure la possibilità di accedere in modo dignitoso ed a buon prezzo ai trasporti pubblici.
(...INTERRUZIONE dell'Assessore Lanivi...)
SANDRI (N.S.): Mi riferisco ai trasporti pubblici per gli anziani. Assessore Lanivi, la legge sui trasporti è chiarissima.
Io credo che il colmo lo si raggiunga al capitolo 7050, della parte relativa alle "entrate", dove la Regione prevede di introitare addirittura 1 miliardo di tasse, percepite direttamente dalle tasche degli anziani e degli inabili, per il contributo ai servizi a loro prestati. Non solo, quindi, non c'è alcun investimento a loro favore, ma nei loro confronti si attua addirittura un prelievo di circa 1 miliardo, previsto nel capitolo la cui dizione esatta recita: "Recupero di contributi a carico degli utenti per la fruizione dei servizi a favore delle persone anziane ed inabili". Se questa può essere definita politica a favore della solidarietà sociale, possiamo tutti decidere di cambiare linguaggio.
Sul tema dell'ambiente ci sono enormi vuoti, ma non è questa la sede più opportuna per rimarcarli; quel tema, inoltre, è normale politica quotidiana per Nuova Sinistra. La legge sull'aumento dei contributi al Parco Nazionale del Gran Paradiso giace in Commissione, perché non la si vuole far andare avanti; quindi, per il Parco Nazionale del Gran Paradiso, che è una delle ricchezze economiche della nostra Regione, sono rimasti solo 48 milioni, immutati dal 1970.
Assessore Perrin, per l'acquisto dei terreni da destinare ad aree protette e naturalistiche, per il 1988 non è prevista neanche una lira. Eppure in Consiglio ci si lamentava che non c'erano i soldi per acquisire l'intera area umida di Saint-Marcel, perché costava molto più del previsto. A me pare che sia arrivato il momento di investirci dei soldi.
Per la propaganda sugli interventi a protezione della natura ci sono in totale 270 milioni che - mi consentirete la battuta - sono pari ad un incontro di boxe. Che la difesa della natura valga quanto un incontro di boxe, è chiaramente un'opinione della Giunta regionale e non di Nuova Sinistra.
Così si conclude l'anno dell'ambiente. Il Consigliere Torrione mi diceva che l'anno dell'ambiente è ormai morto ed in effetti è da considerare tale proprio perché il bilancio è incapace di stanziare per quattro iniziative qualcosa di più dell'ordinaria amministrazione
In tema di servizi sanitari mi limito semplicemente a riprendere la relazione dell'Assessore Martin, nella quale si dimostra chiaramente che gli investimenti nel settore della sanità sono diminuiti del 51%. Nella tabella relativa alla sicurezza sociale si legge infatti che gli investimenti per le strutture sanitarie, nel periodo 1983-86, ammontano a complessivi 43 miliardi e 90 milioni, con una diminuzione, sempre tra il 1986 ed il 1983, pari al 51%. Se c'era un settore in cui l'edilizia avrebbe potuto assumere un ruolo positivo, con la costruzione di un unico presidio ospedaliero, finalmente degno della nostra Regione, era da individuare proprio nelle strutture sanitarie. In questo settore, invece, non ci sono investimenti adeguati. Non solo, ma, oltre agli scarsi investimenti per strutture ospedaliere, in aggiunta agli affidamenti dello Stato, non c'è nulla per la formazione e l'aggiornamento professionale del personale medico e paramedico.
540 milioni all'anno, per i numerosi operatori sanitari che ci sono in Valle d'Aosta, corrispondono a meno di 400.000 lire per addetto, utili solo per un convegno o per uno "stage" a testa. Come pensate che il personale sanitario possa aggiornarsi concretamente, sia a livello medico e sia a livello paramedico, con questi interventi che pongono sullo stesso piano due incontri di boxe e una qualificazione professionale?
Segnalo anch'io, infine, per l'istruzione, la scomparsa del centro post-universitario di studi economici che l'anno scorso ci era stato propagandato come una valida alternativa all'università. Quell'alternativa ora è caduta e, pertanto, credo che ora si imponga l'università.
A questo punto, credo di dover ringraziare la Presidenza del Consiglio che mi ha dato l'opportunità di partecipare a Strasburgo ad un convegno internazionale sul problema dell'insegnamento secondario superiore e universitario, perché ho scoperto la politica posta in atto in Francia, Paese vicino e talvolta chiamato anche fratello. Lì c'è una rete universitaria estremamente diffusa e capillare, che interessa anche la città di Chambéry, che non è molto lontana e che non ha una popolazione molto superiore alla nostra, dove addirittura sono state istituite tre facoltà universitarie. Un altro esempio potrebbe essere costituito dalla città di Corte, in Corsica, che ha 18.000 abitanti; ma ve ne sono anche altri che interessano città minori ed altri ai quali, forse, può essere attribuita una funzione più che altro di propaganda, perché interessano alcune isole coloniali francesi, come Réunion.
Ritornando all'esempio dell'Università di Chambéry, c'è da rilevare che non vi è solo una facoltà, ma ve ne sono tre o quattro: ingegneria meccanica ed elettrica, sociologia ed informatica, nonché tutta una rete di supporto alla vita amministrativa ed economica della regione circostante.
Io credo che la scelta di non spendere neanche una lira per l'università debba essere considerata errata e miope. Mi dovete spiegare come e dove pensate di formare in futuro i cosiddetti "manager" - parola che è sulla bocca di tutti, ma della quale però molti non conoscono neppure il significato - per costruire la Valle d'Aosta del futuro, capace di vincere la scommessa del 1992, se continuerete a formare questa gente fuori Valle. A mio parere, la gente che si forma fuori Valle, spesso e volentieri resta e resterà fuori Valle, dove le occasioni di aggiornamento culturale sono superiori a quelle offerte ai dirigenti della nostra Regione.
Io voglio concludere il mio intervento, ma chiedo che mi si consenta di fare due osservazioni di merito.
Sicuramente dobbiamo guardare al futuro, perché la politica passata, dal punto di vista economico, era su livelli diversi, da quelli di oggi. Credo che dobbiamo saperci assumere la responsabilità di affrontare tanta disponibilità finanziaria, che, tra l'altro, potrebbe anche essere aumentata. Mi sembra, però, che questa maggioranza regionale non abbia alcuna capacità di indirizzo. Abbiamo una serie di possibilità e, per certi aspetti, abbiamo anche tutta una serie di buone intenzioni, ma manca la capacità di concretizzarle. Questa "mamma", cioè, non sa bene in che settore investire i propri soldi. Elargisce un contributo e dà una caramella, ma non fa nulla per provvedere all'avvenire dei suoi figli, mentre noi chiediamo alla maggioranza di farsi carico di questa capacità di indirizzo.
Colleghi della minoranza, consentitemi di accusarvi un po' di corresponsabilità. Se questa maggioranza ha potuto sopravvivere, nonostante l'assenza di indirizzo, nonostante fosse incapace di spendere i soldi, nonostante la presenza di "vuoti" nella spesa e nonostante la sua incapacità a recuperare entrate proprie della Regione, ciò è dipeso anche dal fatto che l'opposizione non l'ha incalzata con durezza. La maggioranza, in realtà, è più vasta di quanto non risulti ufficialmente dalla somma dei voti dei partiti che si richiamano ad essa, perché il Partito Socialista, ed un po' meno il Partito Comunista, nonché gli altri Partiti minori, spesso e volentieri accettano un certo andazzo della maggioranza e, quindi, sia pure involontariamente, ne divengono compartecipi.
Mi preme sottolineare l'atteggiamento scorretto, per quanto attiene alla responsabilità dell'opposizione, mantenuto da alcuni Partiti di minoranza, in sede di Commissione. È indegno che, in Commissione, le proposte e la volontà della Giunta regionale siano accettate, così come sta succedendo. Faccio alcuni esempi.
I progetti di legge della Giunta regionale, grazie all'apporto fattivo di molti membri della minoranza, passano in Commissione mediamente entro 4 o 10 giorni. Un normale provvedimento legislativo, quando va bene, passa in Commissione due volte, ma nella stragrande maggioranza dei casi il parere della Commissione viene espresso subito, perché il provvedimento deve andare in aula. Non accade mai che si faccia un serio lavoro di analisi, così come è proposto dalla Giunta regionale! La responsabilità di ciò ricade, innanzitutto, sulla minoranza.
L'opposizione è tale, proprio perché deve "far trovare lungo" alla maggioranza. Come possiamo accusare la maggioranza di aver sempre fatto quello che voleva, di aver sempre strafatto e occupato tutti gli spazi possibili, quando abbiamo accettato compromessi, lottizzazioni ed abbiamo lasciato che le cose andassero in un certo modo?
Io non voglio fare esempi se non sono tirato per i capelli, ma ci sono stati provvedimenti di legge che, per fortuna, grazie all'iniziativa di qualche singolo Consigliere sono stati profondamente dibattuti e che hanno avuto il parere, da Presidenti di Commissione della minoranza, in prima lettura! Prima giornata, prima lettura, approvazione e via! Perché? Perché così, di fatto, vuole la Giunta.
Io non faccio rimbrotti solo alla maggioranza, ma anche alla minoranza e chiedo che in questi mesi si lavori meglio, con più durezza e in modo più "crudele", nel senso che a questo termine viene dato dal Consigliere Torrione.
TORRIONE (fuori microfono): Mi sembra che anche tu, oggi, non sia stato molto "crudele". Sei stato morbido dodici piani di morbidezza...
SANDRI (N.S.): Concludo ricordando che la posizione di Nuova Sinistra è chiara. Dalla posizione di questa Giunta e di questa maggioranza, siamo divisi da alcuni noccioli fondamentali. Ne cito sempre e solo due, che sono tipici e che, secondo me, meritano un posto di rilievo: la scelta dell'autostrada e quella sul Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Ho l'impressione, tuttavia, che tra le forze politiche esista un rinnovamento, che, però, non corrisponde agli schemi tradizionali che contraddistinguono le maggioranze o le minoranze. Negli interventi dei Consiglieri e nelle relazioni del Presidente della Giunta e dell'Assessore alle Finanze io leggo degli stimoli e delle idee interessanti, ai quali tutti possono dare il proprio contributo. Noi, da questi banchi dell'opposizione, daremo sempre il nostro contributo, perché siamo convinti che, lavorando seriamente, si può influire sulla politica, anche senza mettere il sedere sulle poltrone del Governo.
Potrei sintetizzare la posizione di Nuova Sinistra identificandola con un atteggiamento di attenzione. "Noi ci stiamo guardando con voi", perché crediamo di poter guardare insieme verso il futuro. Ci dispiace che ci guardiamo un po' troppo da lontano.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pedrini; ne ha facoltà.
PEDRINI (P.L.I.): Signor Presidente e colleghi Consiglieri, desidero subito sgombrare il campo da eventuali idee o pettegolezzi di malelingue che potranno essere suscitati da questo mio intervento, che è stato meditato e studiato dai tecnici del Partito Liberale, e che voteremo, sia pure con le dovute osservazioni. Così facendo, dimostriamo di non essere qui solo per far numero, ma per dare il nostro contributo ed io mi auguro che possa servire anche in futuro.
Abbiamo sintetizzato al massimo le nostre osservazioni e ci siamo riferiti a quei punti che ci sono sembrati più degni di essere esaminati. Vogliamo dialogare un pochino con l'Assessore alle Finanze, proprio perché, in buona fede, riteniamo di poter portare un "abaculo" al suo lavoro. Non avanziamo, quindi, delle critiche gratuite, ma facciamo le osservazioni che sono motivate dalla nostra ideologia liberale.
Per quanto concerne le entrate, noi leggiamo, al Titolo I: 553.066.000.000 relativi alla compartecipazione di tributi erariali, secondo la legge n. 690 del 1981, che comprendono 363 miliardi e 300 milioni, relativi ai nove decimi del gettito tributario previsto nel 1988 e cioè quello del 1987 più il 4% di inflazione presunta.
Nel 1987, però, l'IVA è diminuita del 2,25%, rispetto al primo semestre del 1986, quando era del 3,67%. Ne consegue che i 363 miliardi e 300 milioni, ci sembrano un po' eccessivi come previsione, se il calo dell'IVA viene considerato come un trend.
Sembra preoccupante il fatto che il totale delle risorse disponibili per il 1988, previsto inferiore del solo 0,36% rispetto al 1987, preveda un aumento dell'8% dei tributi propri e quote tributi erariali, e non del 4% che, grosso modo, coincide con il tasso dell'inflazione. Ciò discende dall'aver ipotizzato un decremento del 2,25% delle quote dei nove decimi, a causa del previsto decremento dell'IVA, ma tutte le altre quote fisse sono maggiorate ben di più, fino al 34,21%,e questo non ci pare molto chiaro.
Il non aver inserito nel bilancio trasferimenti statali per 40 miliardi, perché mancano elementi per determinarne l'ammontare o il diritto, sembra essere un altro motivo di incertezza; e ci rivolgiamo, ovviamente, allo Stato. In questi 40 miliardi, che corrispondono al 23,5% rispetto al 1987, sono compresi contributi importanti come il ricupero delle abitazioni, lo sviluppo della produzione di carne bovina, la bonifica sanitaria del bestiame, interventi nel settore agricolo, opere idrauliche ed i trasporti pubblici.
Facciamo solo una domanda. Abbiamo preso atto e siamo d'accordo, però chiediamo se, per il futuro, si pensa di sostituire quelle entrate, come se lo Stato non desse contributi, o si pensa di eliminare o ridurre i relativi interventi. Gradiremmo una risposta.
Al Titolo I, ad esempio, si può osservare che, dato il "trend", gli 88 miliardi del Casinò siano un po' pochini.
Al Titolo II, in riferimento alle entrate per contributi ed assegnazioni dello Stato, è previsto 1 miliardo e 625 milioni per i consultori familiari, il che sembra eccessivo, stante il funzionamento di quegli enti, mentre sembra assolutamente irrisorio lo stanziamento di 7 miliardi e 198 milioni per la prevenzione dall'uso di stupefacenti. Avremmo preferito che ci fosse un certo rapporto tra le due voci e che, magari, fosse dato qualcosa in più a quest'ultima.
È previsto lo stanziamento di 14 miliardi e 464 milioni per il disavanzo di esercizio delle aziende di trasporto pubblico e privato. Come si configura il problema nei particolari?
Per quanto riguarda i residui passivi, non è chiaro l'incremento del 12% dei residui passivi per lo sviluppo economico. Sembra grave, secondo noi, l'aumento dell'88,5% dei residui per la formazione professionale, che è un settore di grande importanza - come ci è stato insegnato da voi per primi - ed anche noi riteniamo che tale settore debba avere una rilevante importanza.
Abbiamo visto, poi, che le spese correnti aumentano, nel loro complesso, del 13,5%, mentre quelle in conto capitale diminuiscono del 10,8%, con un netto peggioramento rispetto al 1987.
Nelle spese di funzionamento istituzionale è aumentato il divario, nel senso che le spese correnti sono superiori a 9 miliardi che, con i fondi globali, fanno ascendere l'incremento del 1988 sul 1987 al 32%, mentre gli investimenti calano del 13,5%. Anche quando prevale l'investimento sulla spesa corrente, nel 1988 si prevede un peggioramento rispetto al 1987.
Per quanto attiene all'assetto del territorio e alla tutela dell'ambiente, gli investimenti diminuiscono di quasi 30 miliardi e, nel complesso, di oltre il 12%. Sembra una tendenza errata, data l'importanza del settore, come è dimostrato dalle recenti vicende italiane e dagli studi che sono stati fatti al riguardo.
Lo stesso vale per lo sviluppo economico, dove la riduzione degli investimenti nel 1988 è di oltre 60 miliardi rispetto al 1987 e, malgrado l'incremento dei fondi globali, l'investimento totale è inferiore di quasi il 25%. Non si comprende bene, pertanto, la tendenza negativa di questo settore, della quale risentono soprattutto l'agricoltura, i trasporti, il commercio ed il turismo: tutte attività che, secondo noi, sono da sviluppare e potenziare.
Sembra assai grave la completa assenza di investimenti per la formazione professionale, altro settore fondamentale per lo sviluppo della Regione, e per il quale dobbiamo dare atto all'Assessore Lanivi di essersi sempre battuto con vigore. Noi pensiamo che si possa continuare lungo la stessa strada.
La sicurezza sociale prevede spese di parte corrente per 2 miliardi, che sono ascritti al fondo globale per una serie di interventi insufficienti, specie se si considera che essi sono previsti anche per comunità per il ricupero dei tossico-dipendenti, per la prevenzione dall'AIDS, per l'assistenza ai minori e altre iniziative importanti dal punto di vista sociale.
Veniamo ora alle previsioni per il 1988 e per il 1989.
Le spese per l'assetto del territorio e per la tutela dell'ambiente vengono ancora ridotte, rispetto al 1988, che già avrà una riduzione di oltre l'11% sul 1987, addirittura del 44% nell'89 e del 40% circa nel 1990. Secondo noi, ciò non è conforme a quanto la situazione di continuo degrado richiederebbe.
Le stesse osservazioni valgono per quelle spese che subiscono un decremento già nel 1988, e mi riferisco in particolare agli investimenti.
Lo sviluppo economico riduce del 20% le spese del 1988, rispetto a quelle del 1987, e prevede inoltre di ridurle del 32% nel 1989 e del 31% nel 1990.
La formazione professionale, già in calo del 9% nel 1988 rispetto al 1987, nel 1989 cala ancora del 92% - e di questo noi ci preoccupiamo - riducendo la sua incidenza, che nel 1988 è pari a solo l'1% della spesa globale, allo O,15% sia nel 1989 sia nel 1990. A questo punto sarebbe necessario un chiarimento, anche perché sembra che in questo settore si vada in direzione contraria rispetto a quello che viene suggerito dall'evoluzione economica e dalla specializzazione delle mansioni nelle varie attività produttive dei servizi.
Credo di essere arrivato quasi alla fine della parte del mio intervento che si riferisce ai conti.
Tra gli oneri ripartibili, sembra che 4,5 miliardi siano eccessivi, specie se sommati ai 5 miliardi di riserva per maggiori oneri nei contratti immobiliari ed ai 2 miliardi di riserva per l'oscillazione dei prezzi nelle spese di funzionamento, visto che detti oneri, che in totale ammontano a 51 miliardi e 7 milioni, danno un incremento del 28% sul 1987 e addirittura del 42% nel 1989 rispetto al 1988. Sembra trattarsi di una voce di spesa da contrarre, tenuto conto anche della genericità delle causali e, soprattutto, della tendenza delle entrate a diminuire di ben il 17% nel 1989 e nel 1990, anche se al netto di eventuali mutui e prestiti. Si tenga presente, però, che la capacità di indebitamento residua è di 490 miliardi, ma non si sa di quanto possa variare in futuro.
Non dobbiamo dimenticare, inoltre, le pesanti prospettive del 1992, quando le note varianti all'assetto comunitario porranno enormi problemi che non sarebbe male affrontare per tempo.
Abbiamo ritenuto di dover fare queste osservazioni perché, pur non considerandoci nel giusto, - dove, peraltro, è sempre difficile trovarsi - crediamo di poter dare un'indicazione, per come abbiamo seguito da vicino lo sforzo fatto dall'Assessore alle Finanze e dalla Giunta per riequilibrare il bilancio, per quanto possibile, sia in riferimento alla situazione attuale sia in riferimento al 1986.
Con molta chiarezza sostengo di non condividere certe battute che, di tanto in tanto, si sentono in quest'aula e che, pur volendo essere umoristiche, risultano invece di cattivo gusto.
Mi piace la battaglia, mi piace chi interrompe e mi piace la gente con la risposta pronta, sempreché il tutto avvenga con eleganza e con un certo stile. Indubbiamente non provo piacere nel sentire certe accuse non valide.
Da parte del Consigliere socialdemocratico ho sentito fare un'unica valida osservazione, che è passata quasi sotto silenzio, forse perché in quel momento ero uno dei pochi che stavano in silenzio, mentre gli altri chiacchieravano - come capita molto spesso anche a me, e sia ben chiaro che non intendo gettare una pietra nello stagno. Egli faceva notare che il Presidente della Giunta - e con questo non intendo fare alcuna "sviolinata", perché io non ne faccio - ha cercato di dare un certo impulso, ma probabilmente non è riuscito a smuovere l'azione del Governo e della maggioranza, e la sua è stata quasi una "vox clamantis in deserto". Personalmente non ritengo che la realtà sia stata proprio così.
Io non prenderò più la parola e desidero che sia messo agli atti che questo mio intervento vale anche come dichiarazione di voto a favore del bilancio che ci è stato presentato. Aggiungo solo che noi, come Partito Liberale, saremmo lieti che le nostre osservazioni, nel limite del possibile, fossero tenute nella dovuta considerazione - mi farò premura di farle pervenire all'Assessore - perché volendo ce ne sarebbe la possibilità, sia ricorrendo ai residui sia ad altre procedure. Vorremmo che, talvolta, l'ago della bilancia venisse fatto pendere verso l'orientamento che noi riteniamo giusto e sul quale siamo disposti a discutere ed a ragionare, riconoscendo i nostri torti quando è il caso, ma sentendoci anche dire: "Bene, avete collaborato; siete nel giusto e, perciò, questo lo correggiamo un po'".
Penso che la bussola possa sempre essere corretta, specie quando il mare è procelloso. Il nostro mare non è certamente procelloso, ma possiamo dire che è andante-mosso.
Giunti a questo punto dichiaro che il mio voto è a favore del presente bilancio e, con questo, ritengo di aver portato il contributo del Partito Liberale sul bilancio del 1988 e su quello del triennio 1988-1989-1990. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale; ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Mi pare che questo dibattito si stia concentrando, molto giustamente, sul bilancio di tutta la legislatura, anziché su quello di previsione per l'anno 1988. Quest'ultimo, per ammissione dei suoi stessi presentatori, si limita ad ultimare gli interventi programmati e ad assicurare l'erogazione dei servizi.
Visto che fra sei mesi ci saranno le elezioni, trovo questa impostazione corretta, ma dirò di più e cioè che, oltre che corretta, io vi intravedo la possibilità di un'interpretazione politica positiva. Guardando più che altro al passato e rinunciando a visioni prospettiche, io credo che questa Giunta, ma anche la maggioranza, implicitamente riconosca di aver esaurito il proprio mandato e di non potersi ricandidare "sic et simpliciter", nella sua struttura attuale, al governo della prossima legislatura.
Mi pare che, tra gli interventi ascoltati sinora, solo quello del. Consigliere Maquignaz abbia proposto questa ricandidatura, chiudendo nuovamente a riccio questa maggioranza e lasciando tutti gli altri nel cantuccio. Sul quadro politico, tuttavia, avrò modo di ritornare ancora.
Se bisogna parlare del bilancio di tutta la legislatura, i punti di riferimento non sono più le voci specifiche del bilancio, ma le relazioni che sono state presentate.
Quella dell'Assessore, Martin, è stata molto ampia ed analitica, con notevoli giudizi, alcuni dei quali condivisibili ed altri no, ma comunque puntuale, anche se ad essa, almeno a mio avviso, fa difetto un certo tono eccessivamente trionfalistico.
La relazione del Presidente della Giunta è stata indubbiamente singolare, originale e colorita, ma, a mio avviso, è stata anche abbastanza significativa nel descrivere un corpo, che io identifico non nel bilancio ma nella comunità della nostra Regione, che in questi ultimi anni si è ristrutturato, è cresciuto e continua a tonificarsi in tutti i suoi settori, in maniera abbastanza equilibrata. Io credo che non si possa non condividere questo assunto, perché, se noi ci guardiamo intorno, non possiamo non riconoscere che allo stato attuale, in questa comunità, c'è un benessere abbastanza diffuso.
È vero che ci sono ancora delle sacche di povertà economica e culturale; è vero che ci sono sacche di emarginazione per le categorie più deboli, le donne, gli anziani e gli handicappati; è vero che c'è anche un certo malessere sociale che si esplicita, poi, nell'uso, sempre in continuo aumento, della droga... Tuttavia, se noi guardiamo la società nel suo complesso e, soprattutto, se la confrontiamo con la realtà delle altre regioni italiane, non possiamo non condividere che oggi, allo stato attuale, in questa Regione, il benessere è tra i più alti e la qualità della vita è tra le migliori.
A nostro avviso, tuttavia, si deve aggiungere la considerazione che questo benessere è precario, perché si fonda in gran parte su risorse esterne e precarie, e non si fonda su basi produttive solide, endogene e dirette della nostra comunità.
Ecco perché, pur condividendo la sostanza delle cose dette nelle due relazioni, che per gran parte sono elencazioni di cose fatte in questa legislatura - e ci sono anche molte iniziative lodevoli che hanno ricevuto anche il nostro voto positivo e cito quelle della grande viabilità internazionale, della finanza locale, della difesa del suolo e della qualità della vita - va aggiunto, tuttavia, che queste relazioni presentano delle lacune e delle sopravvalutazioni.
Molte sono state già notate e contestate da altri Consiglieri, ed io non voglio ripeterle, perché non mi piace ripetere cose già dette, anche se riguardano argomenti che, guarda caso, noi Socialisti abbiamo posto più volte all'attenzione di questo Consiglio, come ad esempio quelli relativi alla cultura ed ai problemi degli universitari. Mi soffermerò essenzialmente su due punti che ritengo abbastanza significativi ed importanti.
Il primo riguarda le entrate. Osservando attentamente il bilancio, e direi anche i bilanci degli anni scorsi, si può constatare che due soli cespiti, l'IVA da importazione e le entrate dal Casinò, costituiscono quasi la metà delle risorse disponibili, togliendo le contabilità e le partite di giro. Visto che la percentuale destinata agli investimenti è, per l'anno 1988, del 51%, si può dire che, se non ci fossero questi due cespiti, noi avremmo ben poche lire da investire.
Questo, ovviamente, per sottolineare ancora una volta in questo Consiglio, come abbiamo sempre fatto, l'importanza di questi due cespiti per tutta l'economia regionale, con una differenza sostanziale, però, tra di loro. L'IVA da importazione rimane comunque una entrata aleatoria e fluttuante: basta un nonnulla, infatti, per avere delle differenze di miliardi, come è successo, appunto, nel primo semestre di quest'anno, perché troppi sono i fattori che incidono su questo cespite e troppo numerosa ed agguerrita è la concorrenza.
Tutto ciò, ovviamente, senza parlare del fatidico anno 1992! Nessuno, infatti, è oggi in grado di dire con certezza che cosa accadrà a quella data. Si possono fare solo delle ipotesi e mi pare che se ne siano fatte diverse.
Sempre restando nel campo delle ipotesi, mi pare poco credibile l'ipotesi di un mercato unico europeo, nel quale sia del tutto eliminata l'esazione dell'IVA, cosa che presupporrebbe gli Stati Uniti d'Europa e la rinuncia, da parte dei singoli Stati, ad una parte importante della loro manovra fiscale. Vorrei solo ricordare che lo Stato italiano, formatosi nel 1860, ci ha messo più di un secolo per eliminare i dazi interni esistenti fra Comuni e Comuni.
D'altra parte, mi pare abbastanza credibile l'ipotesi di una profonda modificazione nel "modus operandi" di questi scambi, nel senso che, ad esempio, potranno essere facilitate le operazioni di sdoganamento a destino, cioè direttamente presso le fabbriche, perché già oggi ci sono notevoli pressioni in questo senso. Se questo avvenisse, indubbiamente non potrebbe non influire negativamente su di una struttura essenzialmente di transito com'è quella dell'autoporto e, quindi, di converso, sulle entrate regionali.
Inviterei le forze politiche a riflettere un po' più attentamente su di un dato che mi sembra abbastanza certo cioè che per queste entrate, da oggi si no al 1992 e soprattutto dopo il 1992, la strada sarà sempre in salita, nel senso che noi dovremo investire sempre di più nelle strutture autoportuali, con la consapevolezza, però, non di aumentare le entrate e forse di non mantenerle neppure, ma di contenerne almeno le perdite.
Mi dispiace che non ci sia il Consigliere Sandri, ma non si tratta certamente di mitizzare questa famosa IVA da importazione, perché nessuno l'ha mai mitizzata, ma neanche di abbandonare la politica degli interventi nelle strutture autoportuali, che è stata finora necessaria e che sarà ancor più necessaria. Se, infatti, non fossero insorte delle difficoltà, non ci sarebbe stato motivo di intervenire nell'Autoporto. Proprio perché sono iniziate delle difficoltà e si è verificata una concorrenza più agguerrita, la Regione, giustamente, ha ritenuto opportuno intervenire. Pertanto si tratta solamente di prepararsi alla "grande scommessa del 1992", come è stata definita quella data dal Consigliere Sandri.
Io non sono pessimista, ma non sarei neppure tanto ottimista, come mi è parso essere l'Assessore Martin, attraverso la sua relazione. Io direi che bisognerebbe essere ragionevolmente cauti e ragionevolmente preoccupati, evitando catastrofismi, ma evitando anche di dare illusioni di un facile e permanente flusso di ricchezza.
Direi che, nel contempo, - e qui do ragione a quanto detto sia dal Consigliere Ricco sia dal Consigliere Sandri - bisognerebbe cercare di compensare queste prevedibili perdite portando avanti altre voci della legge sul riparto fiscale, sulle quali, in passato, anche noi avevamo posto l'accento.
Il secondo cespite riguarda il Casinò. Ebbene, a differenza dell'IVA da importazione, il Casinò, specie dopo la sentenza della Corte Costituzionale, è una risorsa locale e, come si può verificare dai bilanci, è in continuo incremento. Mi pare che per l'anno prossimo sia previsto un incremento del 31%, pari a circa 88 miliardi.
Tengo a precisare, tuttavia, che le previsioni sul Casinò sono sempre state in difetto e qualcuno, forse il Consigliere Baldassarre, ha detto in passato che questo succedeva perché al Casinò non si rubava più. Può darsi che all'inizio questo fattore abbia contribuito, però, a mio avviso, i motivi determinanti di questi incrementi costanti sono essenzialmente due.
Il primo è dovuto al notevole sviluppo che ha avuto il settore dei giochi americani. Ricordo che all'inizio questa scelta, all'interno del Consiglio regionale, fu molto contrastata e sofferta, ma, alla luce dei risultati raggiunti, appare sempre più coraggiosa e moderna.
Il secondo motivo è costituito dalla validità e dall'efficienza dell'azienda Casinò, nella sua oggettività e nella sua realtà, al di là delle possibili gestioni e della loro bontà.
Ebbene, io credo che, in tutta questa legislatura, noi ci siamo occupati del Casinò soltanto per le sue implicazioni di carattere giudiziario, ma mi pare che, di fatto, l'abbiamo un po' abbandonato a se stesso. Se si è ripreso, se si è rifatto una immagine e se ha avuto ugualmente degli incrementi, tutto ciò è stato solo merito dell'azienda, mentre noi ci siamo solo preoccupati delle implicazioni di carattere giudiziario.
Io credo che, quantomeno da oggi in poi, bisognerebbe cominciare ad occuparsi nuovamente del Casinò, per quello che esso rappresenta nel contesto economico valdostano, in termini di entrate finanziarie, in termini occupazionali ed in termini di indotto turistico-commerciale, che sono notevoli e che, a mio avviso, presentano ancora delle potenzialità di sviluppo. Tutto ciò, ovviamente, senza voler porre da parte la vicenda giudiziaria che deve essere valutata, approfondita e decisa in altra sede, ma sarebbe finalmente ora che sul Casinò voltassimo pagina.
TAMONE (fuori microfono): Per fortuna non c'è il Consigliere Sandri!
PASCALE (P.S.I.): Glielo dici tu, dopo. Certamente, su questo problema non sono d'accordo con il Consigliere Sandri.
TAMONE (fuori microfono): Volevo solo far notare questa circostanza.
PASCALE (P.S.I.): Sì, sì, ma non è la prima volta che non siamo d'accordo con i Consiglieri di Nuova Sinistra, anche con quelli che l'hanno preceduto, benché si siano manifestate grandi differenziazioni tra loro. Mi pare, però, che su alcuni argomenti di fondo rimangano comunque delle distinzioni tra le nostre posizioni e quelle di Nuova Sinistra.
Il secondo punto che vorrei trattare riguarda quella che mi pare essere la sopravvalutazione più vistosa esistente nelle relazioni presentate. Mi riferisco in particolare a quello che il Presidente della Giunta, nel suo intervento, ha chiamato l'"apparato muscolare" e cioè l'apparato produttivo dei tre settori economici fondamentali: l'agricoltura, l'industria ed il terziario.
In definitiva a me pare che questo apparato, che è poi l'apparato fondamentale che dà corpo a tutto il resto, sia abbastanza fragile e piuttosto debole, e mi pare che su di esso occorra fare alcune riflessioni.
È vero, come citava l'Assessore Martin, che l'agricoltura ha aumentato, sia pure in misura minima, il suo valore aggiunto, anche se occorre dire che l'agricoltura della Valle d'Aosta è la più assistita d'Italia, se non d'Europa, e che il giorno in cui certe risorse venissero a mancare o a diminuire, bisognerebbe andare a verificare la reale validità del settore.
Il settore industriale, invece, è quello che nel corso di questa legislatura ha subito le più grandi trasformazioni e modificazioni. Basta un solo dato, riportato nelle tabelle, per farcene rendere conto. All'inizio della legislatura, infatti, gli occupati nel settore industriale erano 17.000, mentre oggi siamo a 13.000. Si tratta di 4.000 occupati in meno, 1.400 dei quali sono cassintegrati.
Non sono valori che colpiscono in assoluto, specie se raffrontati alla realtà delle altre regioni italiane ed in particolare a quelle del Mezzogiorno, ma che, calati in un contesto piccolo come quello della Valle d'Aosta, hanno indubbiamente stravolto il tessuto sociale, economico, culturale, sociale ed anche umano della nostra Regione. Si pensi solo ai 1.400 cassintegrati ed ai mutamenti che questa nuova figura o "professione" ha comportato nelle rispettive famiglie; mi riferisco ai cassintegrati che non hanno altre possibilità di lavoro e che sono comunque fuori dal processo produttivo, con tutti i risvolti psicologici che questo può aver comportato sulla loro vita.
Il punto fondamentale - e qui contesto l'Assessore Martin - è costituito dal fatto che non è ancora stato stabilizzato il settore industriale, sia pure ad un livello inferiore a quello precedente. Non è stato stabilizzato, non soltanto per quelle che possono essere le incognite della DELTACOGNE, ma perché si continuano a chiudere fabbriche ad un ritmo più celere di quante non se ne aprano. Alcune iniziative, che sono state approvate e concordate in questo Consiglio, sono ancora tutte da verificare nella loro validità. In definitiva, infatti, è ancora tutto da costruire quel tessuto di medie e piccole imprese che avrebbe dovuto sostituire la grande industria ormai defunta.
Mi rendo conto che, nel fare questo, si incontrano enormi ed obiettive difficoltà, e mi rendo conto che in questo ambito si possono commettere anche degli errori di valutazione, specie per quanto riguarda la capacità delle persone e degli imprenditori. Ma di questo noi non ci scandalizziamo, perché una percentuale di errori è da considerare fisiologica in chi opera ed in chi decide; solo i presuntuosi, cioè gli stupidi, possono dire di non sbagliare mai.
A me pare, però, che sia stato commesso un errore di fondo, anche se non so se effettivamente voluto o semplicemente subito. Questo errore di fondo è stato commesso nella impostazione o, come si suol dire, nella filosofia degli interventi in questo settore ed è consistito nel credere che fossero comunque, sempre e soltanto sufficienti i contributi finanziari per ridare vitalità al settore.
I mezzi finanziari possono essere sufficienti laddove si tratta di ridare vitalità ad un'azienda che vive, che comunque ha una sua validità produttiva, o ad una grande azienda come l'OLIVETTI che, nelle vicinanze, ha determinate strutture e servizi, ma non sono più sufficienti quando si tratta di creare "ex novo" delle strutture o un tessuto di imprese.
Sono necessari, in questo caso, altri strumenti ed altri supporti che sono sempre mancati e che continuano ancora a mancare in Valle d'Aosta. Mi riferisco ad una formazione professionale preventiva, perché è irrilevante che l'azienda possa comunque formare il personale, a spese e con il contributo della Regione, al suo interno; le aziende, oggi, hanno spesso dei tempi decisionali e produttivi celerissimi, che non possono aspettare la formazione del personale.
Mi riferisco all'Osservatorio del mercato del lavoro, mi riferisco all'Agenzia del lavoro, che comincia adesso a funzionare, mi riferisco alla Camera di Commercio, che non può essere sostituita da un piccolo ufficio di quell'elefantiaco Assessorato che è l'Assessorato all'Industria, al Commercio, all'Artigianato, ai Trasporti, all'Energia e chissà a cos'altro ancora.
Il problema delle competenze assessorili e della ristrutturazione degli Assessorati era stato da noi posto all'inizio della legislatura, ma poi qualcuno ci vide la possibilità strumentale di creare dei posti per i Socialisti e così abbandonammo, allora, questo argomento. Oggi, però, che siamo alla fine della legislatura, lo riproponiamo all'attenzione delle forze politiche perché riflettano, quantomeno sulla necessità di ristrutturare, nei corso della prossima legislatura, queste competenze assessorili. Non è, infatti, pensabile che degli Assessorati, creati più di vent'anni fa, quando le funzioni e le competenze regionali erano quelle che erano, e cioè minime, possano avere la stessa efficienza oggi, quando le loro competenze si sono pressoché decuplicate.
Mancano, infine, tutti quei servizi di promozione e di assistenza che avrebbero dovuto essere offerti dalla FINAOSTA, ma che quest'ultima non ha mai dato e che continua a non dare, nonostante tutte le promesse di ristrutturazione fatte l'anno scorso. E su questa FINAOSTA, della quale abbiamo parlato piuttosto spesso, io voglio ritornare ancora, perché essa è stata la più grossa delusione di questa legislatura. Avrebbe dovuto essere il centro di una vitalità imprenditoriale valdostana, tutta da riscoprire e da reinventare; avrebbe dovuto essere il motorino di sviluppo del cambiamento che sarebbe dovuto avvenire nella società valdostana. A me pare, invece, che sia stata soltanto un prestasoldi, anzi, meno ancora, perché almeno i prestasoldi rischiano in proprio.
Consigliere Ricco, non voglio accusare il tale o il tal'altro amministratore. Io mi guardo bene dal fare queste strumentalizzazioni, perché la FINAOSTA è una emanazione del potere politico e, se ci sono responsabilità, sono responsabilità collegiali di tutta la maggioranza. Ti sta bene?
RICCO (fuori microfono): Poi ti risponderò.
PASCALE (P.S.I.): Se non ci sono tutti questi strumenti, io credo che, lungi dall'aver stabilizzato il settore industriale, come diceva l'Assessore Martin, l'industria continuerà a franare, con conseguenze anche nell'indotto, cioè nel tessuto di imprese a carattere artigianale, perché c'è una interconnessione tra le industrie e l'indotto artigianale.
Veniamo ora al settore terziario. Si dice che il rapporto tra settore industriale e terziario si sia modificato, nel senso che il primo è sceso al 28% mentre il secondo è salito al 64%. Questo dato, di per sé, non è certamente negativo, perché una analoga tendenza è presente in tutte le società più avanzate, tuttavia dobbiamo esaminare il modo in cui è avvenuto l'aumento così vistoso del terziario e cioè se si tratta di un terziario produttivo ed avanzato.
Non ci dobbiamo dimenticare, allora, che si sono verificati considerevoli aumenti di occupazione negli enti pubblici, con in testa l'ente Regione, senza però che a tale aumento abbia corrisposto un pari incremento della produttività o della qualità del servizio, nei confronti delle quali questa mattina il Consigliere Maquignaz ha rivolto parole infuocate, tant'è che pareva volesse dar fuoco a qualche ufficio.
Non dimentichiamo che il settore della forestazione ha sì una sua validità produttiva, però in questo settore c'è stato uno sviluppo abnorme dell'occupazione, al di là delle prospettive produttive e, quindi, si è creata anche un'occupazione precaria e provvisoria, della quale dovremo tener conto in futuro.
Soprattutto, non bisogna dimenticare che il turismo non ha ancora assunto quel ruolo trainante dell'economia valdostana, che sarebbe connaturale alle connotazioni di questa Regione. Non l'ha ancora assunto perché l'offerta turistica non è stata ancora diversificata e qualificata ed è ancora poco competitiva nei confronti di quella delle altre regioni. Sono state fatte delle buone leggi e dei buoni interventi, approvati anche da noi, nel campo del turismo invernale, in favore delle stazioni di sci e delle società che gestiscono gli impianti a fune, ma si è fatto poco o nulla per lo sviluppo di altri aspetti turistici: culturale, scolastico, congressuale, termale..., che sono espressioni turistiche in continua ascesa nel mondo, capaci di offrire anche un notevole indotto.
Ecco, se noi non creiamo queste premesse, non possiamo neppure parlare, come ha fatto ieri l'Assessore Martin, di un automatico trasferimento di occupazione e produttività dal settore industriale a quello terziario. Egli l'ha fatto sulla base di certi dati: ha detto che, se è vero che in questa legislatura ci sono stati 4.000 occupati in meno nell'industria e 4.000 occupati in più nel terziario, dove si è passati dai 25.000 ai 29.000 addetti, ciò significa che 4.000 occupati si sono trasferiti dal settore secondario al terziario. Eh no, perché questo è tutto da dimostrare!
Teniamo presente, soprattutto, che nel turismo ci sono più di 4.000 persone che vengono da altre regioni d'Italia per svolgere negli alberghi determinati lavori che i nostri giovani, forse, non vogliono fare o non sono preparati a fare. Pertanto, il trasferimento al quale ha fatto cenno l'Assessore Martin non è poi così automatico come si vuol far credere.
E allora, qual è la conclusione? La conclusione è che bisogna ancora creare delle basi produttive endogene, solide e dirette, che ci diano garanzia per il futuro. Sì, probabilmente sono state individuate le linee di tendenza, però non siamo ancora né alla fase dell'assestamento, né alla fase del cambiamento.
L'Assessore Martin, riferendosi a questa legislatura, ha parlato di legislatura di cambiamento. Io la definirei, piuttosto, una legislatura di transizione, perché il cambiamento lo dobbiamo ancora fare e lo faremo nella prossima legislatura, con tutte le difficoltà conseguenti. Questo, ovviamente, non vuol dire essere pessimista. Io posso anche essere ottimista sulle capacità di questa Regione di superare la futura fase di cambiamento, però non mi pare che sia il caso di fare quell'eccessivo trionfalismo, che mi sembra di aver notato nel tono della relazione dell'Assessore alle Finanze, anche perché, con le risorse a disposizione, forse questa maggioranza avrebbe potuto fare qualcosa di più.
Credo che, a questo punto, siano doverose alcune osservazioni sul quadro politico che ha governato questa Regione, perché all'inizio della legislatura si scrisse e si disse che si era preferita questa maggioranza perché era omogenea, rispetto ad altre maggioranze che avrebbero potuto dar luogo a contrasti ed a conflittualità.
Ebbene, in questa legislatura rare volte io ho visto questa omogeneità. Diciamo che per primo è stato l'"affaire Casino" a scalfire questa omogeneità, facendole perdere quell'osmosi di intenti e di entusiasmo che caratterizza un complesso omogeneo.
A questo punto, ritengo opportuno aprire una parentesi sul clima nel quale si è operato in questa legislatura, in seguito alla vicenda del Casinò, anche perché alla questione ha fatto qualche cenno anche l'Assessore Martin nella sua relazione. Mi riferisco, ovviamente, al clima di tensione politica, morale e persino umana. Io credo che sia molto difficile amministrare ed è stato, indubbiamente, ancor più difficile per gli amministratori che si sono trovati ad amministrare, perché per il modo in cui si è snocciolata la vicenda del Casinò, quasi una specie di stillicidio continuo, io credo che anche chi aveva la coscienza tranquilla, temesse, in definitiva, un possibile coinvolgimento nell'inchiesta giudiziaria.
L'Assessore Martin ha parlato di mancanza di serenità. Ciò è vero ed io aggiungo che se non si è sereni si è poco sicuri. Credo anche che se non si è sicuri non si possa amministrare con l'incisività e la rapidità che sono necessarie in alcuni frangenti e non si possa guardare in prospettiva nei momenti in cui ci si deve occupare della programmazione.
Indubbiamente, la vicenda del Casinò ha condizionato l'azione del Governo, ma io voglio aggiungere che ha condizionato anche l'azione dell'opposizione, o almeno dell'opposizione seria, responsabile e costruttiva, com'è quella che è stata sempre svolta da noi socialisti.
E qui rispondo anche al Consigliere Sandri che ci accusa di non fare l'opposizione che fa Nuova Sinistra. Noi siamo profondamente diversi da Nuova Sinistra e credo che questo sia emerso, nel corso della presente legislatura, in modo abbastanza evidente, anche nel confronto con i predecessori del Consigliere Sandri. Noi non abbiamo mai fatto dell'ostruzionismo, né in aula e né, tanto meno, in Commissione. Egli ci rimprovera di essere accondiscendenti in Commissione, noi invece pensiamo che il nostro compito sia quello di accelerare i lavori del Consiglio e delle Commissioni sulle scelte regionali. Possiamo non essere d'accordo e possiamo contrastare le decisioni della maggioranza, ma non rientra nel nostro costume il fare quel certo tipo di ostruzione che, forse, piace a Nuova Sinistra.
Dicevo che l'"affaire Casino" ha condizionato anche l'azione dell'opposizione, o quantomeno della nostra opposizione, perché io non vi nascondo che ho provato un disagio personale, a volte, nel dovermi confrontare con amministratori che non mi davano una certezza di continuità politica, oltre, poi, al disagio politico che ho provato nel dovermi confrontare sempre con nuovi amministratori. In questa Giunta, infatti, ci sono stati tanti cambiamenti. Qualcuno mi potrà obiettare che quello che conta è la maggioranza o il programma di Governo, perché la Giunta è solo un organo esecutivo. A me pare che questo sia un luogo comune, perché nel programma ci sono solo indicazioni di riferimento, ma il programma deve essere attuato dagli uomini, con la loro formazione culturale e politica, ma anche con la loro impronta personalissima.
Non voglio fare degli esempi, però credo che siano state avvertite da tutti, in questo Consiglio, certe differenze di impostazione, di azione ed anche di comportamento, a riprova che, anche in politica, al di là dell'ideologia e dei programmi, alla fine risulta essere fattore determinante l'uomo, è l'individuo, e cioè quell'uomo che è stato sempre posto al centro della sua attenzione dal Presidente della Giunta.
Chiudo questa parentesi aggiungendo, però, che se questo dato può essere assunto a giustificazione soggettiva del singolo amministratore, non può essere richiamato come giustificazione politica da parte della maggioranza.
Dicevo che l'"affaire Casino" ha scalfito l'omogeneità e, paradossalmente, mentre da un lato ha contribuito a tenere in piedi la maggioranza, per una sorta di assunzione di corresponsabilità da verificare fino in fondo, dall'altro lato ha minato un po' quelle che erano le motivazioni politiche e, probabilmente, anche personali che ne erano alla base. Si deve, probabilmente, all'abilità politica e all'attivismo del Presidente della Giunta, che da tutti è riconosciuto, se certe crepe non sono emerse in una maniera più evidente e la maggioranza non si è sfaldata. Credo, però, che obiettivamente non si possa non riconoscere che è mancata l'azione corale di questa maggioranza, che è mancato l'afflato unitario, venuto meno sempre di più, man mano che si andava avanti.
Oggi, alla fine della legislatura, ci sembra palpabile un senso di stanchezza, che è percepibile, da un lato, attraverso i provvedimenti che vengono portati in Consiglio e che noi tutti approviamo, perché sono rifinanziamenti di spesa o provvedimenti di "routine", dall'altro, per l'esplosione di quelle che, più che divergenze politiche, cominciano a diventare insofferenze politiche all'interno della maggioranza ed in modo particolare tra la D.C. e gli A.D.P.
Oggi, mi pare che questa maggioranza non abbia più niente da dire e più niente da dare, sul piano corale. Essa attende solo il responso dell'elettorato, dal quale probabilmente sarà anche premiata. La cosa ovviamente non ci stupirebbe, però alle forze politiche ed alla comunità noi rivolgiamo l'augurio di riflettere, al di là di quello che potrà essere il responso elettorale, sulla necessità di ridare vivacità ad un contesto politico che è ormai asfittico, e di ricercare nuovi equilibri, quali che siano. Perché, se è vero, come ho detto innanzi, che la prossima legislatura sarà caratterizzata dal cambiamento, è anche vero che per governare il cambiamento, i numeri da soli non bastano più.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Vice Presidente Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.
DE GRANDIS (P.R.I.): Il Consigliere Mafrica si è chiesto stamane, con una battuta, se la copertina verde del progetto di bilancio fosse un omaggio all'anno europeo dell'ambiente.
Il Consigliere Baldassarre, invece, che ancora una volta ha voluto dimostrare come l'arte oratoria si possa coniugare, per il sollazzo del Consiglio, con l'arte pirotecnica, ha detto che la copertina verde del progetto di bilancio era l'unica novità del bilancio stesso.
Per stare al gioco delle parti, io dovrei dire che quella copertina di colore verde è stata un omaggio al Partito Repubblicano...
TORRIONE E BALDASSARRE (fuori microfono): Solo la copertina!
DE GRANDIS (P.R.I.): Dopo vedremo il resto, comunque è già un passo in avanti.
A questo punto io voglio ringraziare il Consigliere Maquignaz che, stamane, ha voluto indirizzare parole di apprezzamento e di stima al mio Partito ed a me che lo rappresento. Nel dirgli un caloroso "grazie", lo assicuro che questi sentimenti sono ricambiati da parte nostra.
Il gioco delle parti è, senza dubbio, una delle espressioni della democrazia, ma lo è fino a quando è funzionale al confronto tra maggioranza e opposizione; non lo è più quando è strumentale a posizioni manichee, che vorrebbero tutto il bene da una parte e tutto il male dall'altra. Ho imparato il significato del termine "manicheo" dal Consigliere Torrione, che l'altro giorno me l'ha infilato di straforo.
Il bilancio di previsione è il programma annuale che il Governo si dà, insieme alla maggioranza che lo sostiene. Ricordiamoci che nel giugno del 1988 si svolgeranno le elezioni regionali e, di conseguenza, il secondo semestre dell'anno 1988 sarà governato da una nuova Giunta e da una nuova maggioranza.
Una corretta concezione della democrazia vuole che l'attuale maggioranza costruisca il bilancio di previsione in modo tale da non condizionare in maniera pesante, le scelte della Giunta futura. Io credo che da ciò conseguano sia la prudenza che è stata adottata nella redazione del progetto di bilancio per il 1988 sia una certa rinuncia alle grandi scelte di carattere pluriennale, ovviamente vincolanti anche per il futuro.
È vero, come dice il Consigliere Torrione, che la politica non deve essere miope e non deve pensare solo al contingente, ma deve proiettarsi e guardare al futuro. Io credo, però, che sarebbe una crudele presunzione pretendere di vincolare pesantemente l'attività e le scelte del futuro Governo e della futura legislatura. D'altro canto, sappiamo tutti che sono già in corso grandi progetti che troveranno attuazione nei prossimi anni, basti pensare al metano, all'autostrada, alla banca regionale...
L'altro indirizzo prudenziale, che è stato adottato nel progetto di bilancio, è il contenimento di tutti gli investimenti che comportano una dilatazione della spesa corrente, che provoca un irrigidimento del bilancio proprio all'approssimarsi del 1992, anno in cui la liberalizzazione degli scambi, all'interno della Comunità Europea, determinerà una rilevante riduzione delle entrate tributarie della nostra Regione. A quella scadenza dovremo giungere preparati, non solo e non tanto per fronteggiare una caduta rilevante delle entrate tributarie - mi riferisco, in particolare, all'IVA da importazione - ma, ancora di più, per cogliere le opportunità che si presenteranno inconseguenza del fatto che la nostra Regione è posta al centro dell'Europa ed è anche una grande via di comunicazione.
La liberalizzazione degli scambi rappresenta una vera e propria rivoluzione e noi dobbiamo affinare le nostre capacità politiche per poter cogliere le opportunità che certamente si presenteranno.
Concordo quindi pienamente con quanto su questo tema è stato affermato sia dall'Assessore Martin, nella sua relazione sul bilancio, sia dal Consigliere Sandri, che ha ripreso questo argomento ed ha posto l'accento anche sulla riduzione delle entrate tributarie, ma soprattutto sulle opportunità che, con questa rivoluzione, si potranno aprire nell'ambito della Comunità Economica Europea e che noi dovremo essere pronti a cogliere per non farcele sfuggire.
Proprio in relazione a questo evento, come Gruppo Repubblicano, noi abbiamo ritenuto opportuno presentare un disegno di legge regionale, per l'istituzione dell'anagrafe degli interventi finanziari regionali. Si tratta di una anagrafe che, avvalendosi delle tecniche offerte dalla tecnologia informatica, consentirà di disporre di una serie di informazioni sulla qualità e quantità degli interventi, settore per settore, nonché di modificarne gli effetti, sia sul piano della qualità della vita sia sul piano più squisitamente economico.
Conoscere esattamente qualità e quantità degli interventi finanziari, significa porre il legislatore nelle migliori condizioni per una scelta responsabile della politica economica futura, soprattutto quando la rilevante riduzione delle entrate renderà le scelte obbligatorie.
L'importanza di conoscere a fondo i problemi, per poterli affrontare, è stata fatta rimarcare stamane anche dal Consigliere Mafrica.
Credo di dover rendere onore al merito dell'Assessore Martin, per la sua relazione, che rappresenta una panoramica sulla politica economica dell'intera legislatura che sta per concludersi. La mia relazione è stata opportunamente corredata di tabelle e dati statistici molto significativi, che consentono ad ogni Consigliere di poter fare una buona analisi sulla situazione economica generale e sull'operato del Governo.
A mio avviso, ciò dimostra la volontà della maggioranza di confrontarsi con l'opposizione sulle cose concrete e non dimostra certo una perversa volontà - come faceva balenare il Consigliere Mafrica, questa mattina - di mostrare qualcosa per nasconderne qualche altra.
Mi è sembrato anche improprio il paragone, sempre di stamane, del Consigliere Mafrica, tra la Valle d'Aosta e l'Emilia-Romagna, corredato da una citazione di dati, perché, tra l'altro, la Valle d'Aosta è una Regione a Statuto speciale, con attribuzioni molto diverse e molto più vaste di quelle dell'Emilia-Romagna. Basterebbe pensare a tutte le attribuzioni della Provincia, della Camera di Commercio, all'onere che abbiamo per il pagamento degli insegnanti, per dimostrare che non può essere fatto un paragone di questo genere.
Anche il ricorso all'ingegneria contabile non mi è sembrato molto intonato, non solo perché tutti i bilanci regionali, comunali e provinciali, vi ricorrono per necessità di vario tipo, ma anche perché noi, in questa materia, siamo stati allievi e apprendisti degli "stregoni" dell'Emilia-Romagna e della Toscana, le cui amministrazioni - come tutti sanno - sono in mano al Partito Comunista ed al Partito Socialista.
La relazione del Presidente della Giunta mi ha ricordato l'apologo raccontato da Menenio Agrippa sull'Aventino, quando voleva convincere i plebei a riprendere il lavoro. Tuttavia, il messaggio più importante che mi è sembrato di cogliere riguarda la circostanza che tutti gli organi del corpo umano, ciascuno con la sua funzione, sono indispensabili alla buona salute ed al buon funzionamento del tutto.
Fuori di metafora, il messaggio tende a considerare ugualmente importanti e necessarie tutte le rappresentanze politiche di questo Consiglio, attribuendo loro pari dignità e ritenendole indispensabili al buon funzionamento delle istituzioni.
A mio avviso, sempreché non si voglia fare della "dietrologia" a tutti i costi, mi sembra che ciò esprima una volontà di confronto e di dibattito, proprio per riuscire, anche attraverso un serrato e a volte polemico confronto dialettico, a raggiungere i migliori risultati, nell'interesse della nostra Regione.
Il Presidente Rollandin ha assunto il comando della nave in un momento di grande burrasca ed io, come semplice Consigliere di maggioranza, devo riconoscere che la sua azione è stata estremamente valida; ha saputo dare ordini quando la tempesta imponeva decisioni rapide e responsabili, ed ha saputo dibattere ed ascoltare i suoi ufficiali in seconda, ed anche i marinai, come il sottoscritto, quando le circostanze lo consentivano...
BALDASSARRE (fuori microfono): Tu sei un carabiniere.
DE GRANDIS (P.R.I.): Se mi consenti la metafora, in questo caso ero un semplice soldato e cioè un marinaio.
Credo che questa sia una virtù o una capacità politica del nostro Presidente, che gli riconosciamo non solo noi della maggioranza, ma gli è stata riconosciuta, in più occasioni, anche dai membri dell'opposizione. Stamattina, infatti, il Consigliere Sandri è stato molto esplicito ed io gli voglio indirizzare una lode, anche se estemporanea, perché mi è sembrato che abbia compiuto uno sforzo tutto particolare nell'affrontare i problemi e nell'analizzarli, cercando di sottrarsi alla logica poco edificante del gioco delle parti. Credo di dovergliene dare atto e rendergliene merito.
Stavo parlando della validità della azione politica svolta dal Presidente della Giunta ed evidentemente anche dal suo equipaggio. Credo, però, che egli mi consenta di rivolgergli un'osservazione, indirizzata non tanto al Presidente della Giunta quanto piuttosto all'amico Augusto.
Proprio perché sono profondamente convinto del buon lavoro da lui svolto, in questa fine di legislatura mi sarei aspettato una relazione che rendesse onore a tutto il lavoro svolto con grande dignità, coraggio ed impegno. Mi aspettavo, cioè, una relazione di alto profilo, come quella presentata in occasione della discussione del bilancio del 1986, che fu veramente interessante e venne apprezzata da tutti, senza distinzione, e che dava la misura delle capacità e della serietà del nostro Presidente. Ecco, mi sarei aspettato questo, anche se sono convinto che, se non lo ha fatto, è perché ha voluto anteporre i suoi obblighi ed i suoi impegni di Presidente alla pur legittima possibilità di dare lustro, con una relazione di quel livello, a tutto il lavoro da lui svolto nel corso della legislatura.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Segretario Breuvé Lilliana; ne ha facoltà.
BREUVÈ LILLIANA (P.S.I.): Il tempo è denaro, e perciò sia il tempo sia il denaro vanno ripartiti equamente, qualitativamente e quantitativamente, soprattutto in questo preciso ed importante momento politico. Per questa ragione il mio intervento sarà esclusivamente settoriale, sia per evitare ripetizioni rispetto a quanto altri hanno già detto o diranno, sia perché ritengo di avere veste per avanzare osservazioni relative al settore del commercio, nel quale non solo opero, ma nel quale ho responsabilità di rappresentanza.
Evidenziare l'importanza di un adeguato sviluppo qualitativo del commercio, inteso in tutte le sue forme, in rapporto e nell'ambito del crescente sviluppo del cosiddetto terziario, sarebbe far torto alla sensibilità e alla conoscenza di questo Consiglio, così come sarebbe assolutamente superfluo sottolineare ulteriormente le strette relazioni che intercorrono, da un lato, tra un migliore, moderno e funzionale assetto delle strutture commerciali in Regione e la stessa immagine della Valle, e, dall'altro, la rispondenza ai mutati bisogni della popolazione residente.
Se è vero, come è vero, che le cifre presenti nel bilancio sono l'esatta trasposizione o traduzione, che dir si voglia, di scelte politiche di governo, io ho cercato invano nelle voci di spesa qualche indicazione volta a dare una soluzione all'annosa questione della struttura, per definizione e per legge, attraverso la quale passano la disciplina, lo studio e la crescita delle attività commerciali.
Di recente, un settimanale locale ha riproposto il tema della Camera di Commercio, riportando le voci della categoria, ma abbiamo atteso invano una risposta del settore competente che, probabilmente, era occupato in altri impegnativi compiti, alcuni dei quali sono stati al centro della pubblica attenzione.
Oltre a ciò, il bilancio previsionale del 1988 conferma un minore impegno finanziario nel settore del commercio, giustificato - viene precisato - dalla affermazione della grande distribuzione e dall'aggravamento della situazione dei piccoli esercizi a conduzione familiare.
Non è certo mia intenzione aprire o, meglio, riaprire la discussione sulla frantumazione del sistema distributivo, che rappresenta una delle questioni più vecchie e difficili da anni sul tappeto in tutto il Paese, anche se mi sento di ribadire che il piccolo esercizio del Comune o della frazione di montagna assolve ad una funzione sociale che va ben oltre il mero conto economico del giro d'affari. Ringrazio l'Assessore per averlo, ieri, riconosciuto in quest'aula.
D'altro canto, non si vedono le ragioni per le quali l'agricoltura, che partecipa per il 3% alla determinazione del prodotto lordo della Valle, pur essendo un settore assistito, non lo è, però, a sufficienza, secondo il mio punto di vista; infatti l'apporto di tale settore è finalizzato al supporto turistico e commerciale, proprio per i valori culturali ed ambientali ad esso connessi, mentre il piccolo commercio subisce un trattamento ben diverso. Si può obiettare che il fondo di rotazione per il commercio, che per il 1988 prevede uno stanziamento dell'ordine di 5 miliardi, lascia certamente irrisolti, al di là di tale intervento, i problemi di tanti, piccoli e medi commercianti. Non è attraverso quello strumento, quindi, che passa l'adeguamento delle strutture commerciali ad un piano di sviluppo socio-economico regionale che pur si intravede nel bilancio previsionale.
Va considerato, infine, che il commercio paga, in termini di imposte e di tasse, quello che dovrebbe ampiamente riavere sotto forma di investimento per produrre di più e meglio.
Per l'anno 1987, ad esempio, lo Stato ha corrisposto alla Regione la somma di lire 1.256.103.385 per servizi relativi alle funzioni della Camera di Commercio, e che la categoria, sempre in virtù di rigide pressioni fiscali - si fa per dire - è una delle vittime, specialmente nelle sue fasce più deboli, dell'attuale congiuntura, anche perché, a fronte di servizi innegabili, la categoria è quella che grava meno sulle strutture sociali e, sia detto senza polemiche, quella che protesta in silenzio.
Sarebbe augurabile che una Regione come la nostra potesse distinguersi, se non altro, per le possibilità che possiede anche attraverso un'avveduta politica commerciale. Sostengo ciò non per malinteso spirito corporativo, ma per la consapevolezza e coscienza delle innegabili connessioni tra sviluppo commerciale e sviluppo economico, alle quali ho fatto riferimento in apertura e che riconfermo, dando loro ampio credito, in Consiglio regionale ed alla Giunta.
Seguendo l'impostazione anatomica della relazione del Presidente della Giunta, mi si consenta, infine, di dire a chiare lettere che il corpo regionale è certamente malato di tendinite e che proprio i tendini, ovvero le attività commerciali, tra le altre, hanno sopportato e sopportano il peso di una corsa in avanti che si fa sempre più veloce; ma tutti sappiamo che anche una tendinite trascurata può provocare veramente gravi danni.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pollicini; ne ha facoltà.
POLLICINI (A.D.P.): Se la Giunta avesse presentato un bilancio che andasse al di là dell'anno prossimo, l'opposizione l'avrebbe accusata di presunzione, di arroganza e di voler indebitamente ipotecare quel futuro che soltanto le urne di giugno hanno il diritto di indicare, e ci avrebbe ricordato che il compito dell'Esecutivo non è quello di impegnare il futuro, ma quello di impegnare soltanto il periodo in cui rimane in carica.
Noi comprendiamo le difficoltà della opposizione nel contestare un bilancio come quello che stiamo discutendo. Si tratta di difficoltà che sono aggravate dall'imminenza del rinnovo del Consiglio regionale, già un po' aggravate dalla febbre che, ormai, il clima elettorale sta facendo salire. Purtroppo la minoranza è costretta a criticare il più importante documento politico dell'anno, per un crudele, per lei, gioco delle parti, al quale prima ci ha richiamati il Consigliere De Grandis.
Sia l'apologo del Presidente sia l'intervento dell'Assessore alle Finanze, compongono una relazione completa che, contrariamente a quanto è stato affermato da alcuni oratori della minoranza, denota una notevole capacità di indirizzo ed è completata da tabelle di fonte inoppugnabile, che consentono al Consiglio di cogliere la credibile sostanza dell'analisi. Nessuna forza di opposizione, infatti, ha contestato i dati riportati nella relazione e nelle tabelle; anzi, abbiamo colto una serie di apprezzamenti alle relazioni ed alle ipotesi di prospettive che sono state realizzate.
Attenzione, però! Era impossibile contestare i dati riportati dalla relazione e corredati da 18 tabelle o diagrammi. Quali sono state, inoltre, le fonti di questi dati? Conti consuntivi regionali, l'ISTAT, la Banca d'Italia, il Servizio elettorale di vigilanza anagrafica, l'Union Camere e l'Assessorato all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti. Mi pare, quindi, che non si tratti di dati da interpretare, perché sono dati di valore consuntivo e quindi non discutibili. Gli indicatori non permettono né manipolazioni né tantomeno indicazioni di comodo, perché sono la testimonianza obiettiva della validità delle scelte di questa Giunta, e di questa maggioranza e, quando vi è stata convergenza, - come a volte vi è stata - delle scelte dell'intero Consiglio regionale.
Tutto sommato, la relazione che accompagna questo bilancio illustra il bilancio consuntivo della legislatura che sta per chiudersi. Mi pare che su questo concordiamo, ma ciò rientra negli obiettivi e nei compiti che la Giunta si era proposti, proprio per rispettare la libertà del Consiglio che uscirà dalle urne nel prossimo mese di giugno. La relazione dell'Assessore alle Finanze, infatti, con l'ausilio dei documenti ai quali ho fatto cenno prima, pone sempre a confronto i dati consuntivi del 1983 e del 1986, e, per alcuni dati, vi è anche il confronto tra la realtà regionale e quella nazionale.
Quale giudizio esce, quindi, dalla lettura del documento? È opportuno, innanzitutto, fare una premessa. In questa legislatura si è accentuato il processo di deindustrializzazione e di modifica del tessuto socio-economico di questa Regione. La situazione di crisi evidenzia difficoltà di natura strutturale, indipendenti dalla responsabilità di questa Giunta. La crisi è generale e non è legata solo al fattore economico. Lo sforzo attuale della Giunta è quello di superare modelli obsoleti, tipici di ogni ciclo che si conclude; nel nostro caso, quello della società industriale.
Tuttavia, è proprio in questo periodo che maturano nuove idee e si captano segnali di nuove linee di tendenza. Si tratta, quindi, di gestire il processo di rinnovamento, in previsione di una società strutturata in modo diverso. È questo che balza oggi in evidenza, leggendo la cartella clinica che ci ha presentato ieri sera il Presidente e la precisa e puntuale analisi, settore per settore, che ci ha esposto l'Assessore alle Finanze.
Questo consuntivo ci dice che c'è stata, sia pure fra molte difficoltà, una forte carica di progettualità, in piena fase di trasformazione della vecchia società industriale, che, molto più rapidamente del previsto, va trasformandosi in una società di servizi e di informatizzazione.
Già negli anni '90, avremo una società strutturata in modo molto diverso dall'attuale; sarà un quadro totalmente modificato, nel quale le innovazioni si susseguiranno ad intervalli strettissimi, con la conseguenza che chi non sarà riuscito ad adeguarsi, sarà relegato ai margini della società moderna.
È difficilissimo gestire la fase di transizione, e concordo con questo termine. Ci auguriamo che se ne renda conto anche la minoranza, altrimenti, quello che dice è solo demagogia. Il modello dell'uomo dell'ormai agonizzante società industriale, che l'ha reso numero e spesse volte l'ha anche deresponsabilizzato, è destinato a scomparire, per lasciare il posto ad una struttura che privilegerà nuovamente le doti umane di intelligenza, creatività ed iniziativa, che permetteranno, quindi, di reinventare il lavoro. In questa prospettiva, l'organizzazione del lavoro sarà una delle prime cose da riformare.
Il programma di legislatura, presentato nell'autunno del 1983, è stato realizzato in buona parte, per quanto concerne gli obiettivi politici, istituzionali, culturali ed economico-sociali.
Gli investimenti hanno interessato tutti i settori fondamentali per lo sviluppo della Regione. Vediamone i dati fondamentali.
Nell'assetto del territorio sono stati investiti 288 miliardi; nello sviluppo economico: 236 miliardi; nella sicurezza sociale: 105; nella promozione sociale: 108; nella formazione professionale... nella finanza locale... e via di questo passo. Le spese di investimento previste da questo bilancio, quindi, sono in armonia con il programma di legislatura.
I grandi investimenti nel terziario e nella grande viabilità sono in funzione della realizzazione di una nuova struttura economica regionale, che è in fase di preparazione, per affrontare su basi solide anche l'eventuale liberalizzazione doganale comunitaria, prevista nel 1992.
Concordiamo con le ipotesi fatte dal Consigliere Pascale, sulla difficoltà dell'applicazione - tout court - di questa direttiva comunitaria, ma abbiamo da fare alcune considerazioni che ci paiono importanti.
Questo bilancio è fortemente caratterizzato dalla volontà di poter risolvere i problemi della società moderna, che hanno investito questa Regione. Certo vi sono settori più difficili degli altri: ad esempio, il settore dell'industria e, in questo caso, l'Assessorato dell'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, che si è venuto a trovare nell'occhio del ciclone della devastante crisi del settore industriale e nella conseguente difficilissima opera di trasformazione socio-economica.
In mancanza di strutture economiche private, la Regione, come ente, ha dovuto farsi carico anche delle competenze di altri: ha saputo contenere gli effetti di una traumatica crisi occupazionale, senza precedenti, della quale sono responsabili centri decisionali esterni ed estranei alla Valle d'Aosta; ha messo in atto una serie di iniziative che hanno avuto il merito di assorbire, in parte, i contraccolpi provocati dalla crisi; ha posto in essere una serie di strumenti che, nella fase applicativa, hanno dimostrato tutta la loro efficacia.
A questo proposito, mi sia consentito di ricordare alla minoranza, a puro titolo di esempio, alcuni dati fondamentali nel campo della occupazione e della trasformazione dell'economia regionale.
Ricordo la legge sull'apprendistato, che ha interessato centinaia di giovani nell'apprendimento di un mestiere e nella ricerca di un'occupazione, tant'è che l'abbiamo dovuta rifinanziare, perché le spese previste erano state assorbite da un numero di aderenti non prevedibile. Ricordo anche la legge per utilizzare i cassintegrati in lavori socialmente utili; quella per l'inserimento dei cassintegrati nel settore artigianale; il servizio di assistenza per le piccole e medie imprese del settore artigianale; la legge regionale che consente agli artigiani ed ai commercianti di partecipare a fiere e mostre, in Italia e all'estero; il programma di formazione per imprenditori commerciali e artigiani; l'ufficio di assistenza per il commercio con l'estero; l'agenzia per il mercato del lavoro; la legge sull'energia. Mi pare poi di estrema importanza: il protocollo d'intesa con i sindacati, così come il protocollo Regione-IRI; fatto di metodo, la costante consultazione, da parte della Regione, con tutte le categorie economiche, prima di assumere qualsiasi decisione; il potenziamento della CONFIDI, uno strumento di grossa rilevanza nel campo economico, che interessa l'industria, l'artigianato, il commercio e l'agricoltura; il grande impulso alla formazione professionale, nel cui capitolo sono previsti 16 miliardi; l'acquisto delle aree ex MONTEFIBRE ed ex ILSSA-VIOLA, per poter disporre di aree attrezzate, in previsione di ulteriori installazioni industriali; l'insediamento di nuove aziende, le più importanti tra le quali sono a tecnologia avanzata, come la BALTEADISK, la BLACKSTONE, lo stabilimento TECDIS nell'area ex MONTEFIBRE di Châtillon e molte altre iniziative.
Questo non può essere un bilancio di ordinaria amministrazione di una legislatura. Questo è il bilancio di un grosso sforzo fatto da questa maggioranza per poter dare una risposta ai problemi della drammatica crisi industriale che ha colpito la nostra Regione.
Non solo nel settore industriale, che è quello che ci ha maggiormente toccati, quasi epidermicamente, vi è stato un intervento di questa Regione, ma in tutti gli altri settori. Che dire, ad esempio, di uno sforzo di inventiva, che faceva parte del programma di legislatura di questa maggioranza, per poter gestire il credito attraverso la creazione della banca regionale? Questa è proprio una risposta alla crisi del credito nella nostra Regione, che si verifica attraverso la difficoltà del reimpiego dei suoi grossi depositi presso le banche, tutte esterne ad essa. Ebbene, la banca regionale è proprio uno strumento legato alla logica dello sviluppo regionale e non solo a quella del profitto, che è applicata dagli Istituti di credito che operano in questa Regione, a prescindere, ovviamente, da un sistema creditizio che noi riteniamo comunque non funzionante.
Sul piano politico, a livello locale, si è fatto un concreto passo in avanti nel decentramento amministrativo e nell'autonomia finanziaria dei Comuni. Con la nuova legge sui compiti delle Comunità Montane si è perseguito un altro importante obiettivo del programma di legislatura. È stato notevolmente rivalutato il ruolo dei Comuni e delle Comunità Montane, e, in sostanza, delle autonomie locali, alle quali è data la possibilità di operare sul piano finanziario, nella progettualità e nella capacità di gestire il proprio territorio.
Grandi interventi sono stati realizzati, ed altri sono in fase di compimento, per la tutela dell'ambiente e per la valorizzazione del settore agricolo, anche al fine di frenare lo spopolamento della montagna. È in corso uno sforzo senza precedenti per potenziare il settore turistico.
La Regione non ha assolutamente trascurato alcun settore. Entro un anno sarà completata la stesura del piano paesaggistico, che ha valenza territoriale, urbanistica e di utilizzo del territorio. Mi pare che questo sia un ulteriore impegno portato a compimento da questa Regione o, meglio, da questa maggioranza.
Precisiamo che l'impegno per la soluzione del problema della casa ha potuto rispondere positivamente all'esigenza di 1.160 famiglie, su 40.000 nuclei familiari presenti nella nostra Regione. Anche questa è una importante risposta data ad uno specifico problema da questa maggioranza. È un modo per migliorare la qualità della vita, così come le 20 micro-comunità, l'istituzione di una moderna struttura regionale per la formazione professionale e la rete di protezione civile. Si tratta di interventi fondamentali dell'attività di questa Regione.
Attenzione, perché tutto questo va inquadrato in una realtà ed in un territorio dalla orografia tormentata come quella della Valle d'Aosta, la cui altitudine media - è bene ricordarlo - è di 2.140 metri sul livello del mare, con tutti i problemi connessi, che sono ben diversi da quelli dell'Emilia-Romagna, la quale, tra l'altro, non deve pagarsi né la scuola, né la forestazione, né la regimazione idraulica e neppure la viabilità, che sono costate a questo bilancio il 25% delle risorse e cioè oltre 230 miliardi.
Ma, forse, è opportuno ricordare all'opposizione che, in tutto l'arco alpino occidentale, solo la Valle d'Aosta ha saputo mantenere la gente in montagna. In tutte le altre zone, infatti, vi è stato un desolante stato di abbandono, senza ritorno, da parte degli abitanti della montagna. È un altro merito che questa maggioranza, forse, non ha saputo valorizzare a sufficienza.
Non voglio poi parlare del FRIO, dove ci sono 52 miliardi di investimenti; del patrimonio storico, che continua ad essere valorizzato; di una serie di altri problemi concreti, come ad esempio il lungo e difficile processo di ammodernamento che esige la modifica del nostro comportamento. Mi riferisco, ovviamente, all'esigenza di modificare anche l'abito mentale con cui si devono affrontare i problemi in quest'aula. Se pensiamo che, nel prossimo futuro, i settori primario e secondario occuperanno meno di un terzo della popolazione, mentre i due terzi dovranno trovare occupazione nel settore dei servizi, il problema che si pone è quello di creare solide basi per costruire una nuova struttura che, negli anni '90, sappia rispondere alla domanda del nuovo modello di società nella quale saremo chiamati ad operare.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (P.C.I.): Io credo che l'aspetto più interessante del dibattito sul bilancio sia quello riconducibile al cosiddetto "chek-up" - così l'ha definito il Presidente della Giunta - sulla situazione e sullo stato di salute della nostra Regione. Il Presidente della Giunta l'ha voluto fare in una forma apparentemente originale, anche se - lo voglio dire con franchezza - è stato un po' al di sotto, sul piano dei contenuti, delle nostre attese e, forse, anche al di sotto dei bisogni della nostra Regione; è stato inferiore anche ad analisi da lui svolte in altre occasioni e che noi non abbiamo mancato di approvare e di segnalare come un fatto positivo.
Ci aspettavamo di più, anche perché - come è stato ricordato da alcuni Consiglieri - questo dibattito conclude una legislatura e conclude l'esperienza di questa maggioranza, in attesa del responso che è affidato al giudizio inappellabile degli elettori.
Ho detto questo, senza disconoscere gli sforzi che comunque sono presenti, sia nella relazione dell'Assessore Martin sia in quella del Presidente della Giunta, che a nostro avviso hanno caratterizzato alcune parti delle loro introduzioni.
Riferendomi al Consigliere Pollicini, gli ricordo che il nostro sforzo - e credo che, da questo punto di vista, sia significativo l'intervento del Consigliere Mafrica - tende da tempo ad uscire dalla logica del tutto giusto e del tutto sbagliato. Il nostro sforzo tende a guardare ai fatti con la massima serietà e, soprattutto, senza chiusure di carattere mentale e senza spirito di parte.
Noi crediamo che sia necessario effettuare - e non è la prima volta che lo diciamo - una analisi seria, ma io direi anche severa e non chiusa, della realtà valdostana come essa è oggi. Parlo di un'analisi che porti, indubbiamente, a risultati diversi nel modo di vedere e di leggere la realtà valdostana degli anni passati.
Se questo è il compito delle forze politiche, noi ravvisiamo la necessità di uscire dal cerchio ristretto delle vecchie polemiche tra la maggioranza e l'opposizione o tra le diverse forze politiche, innanzitutto perché il prevalere degli interessi o delle contese di parte - io le definisco partitiche - molto spesso poco legate alle esigenze generali della Valle d'Aosta, rischia, a mio avviso, di compromettere anche la solidità del sistema politico valdostano e di allontanare sempre di più i cittadini dai partiti e dalle istituzioni, e rischia anche di snaturare il senso ed il modo in cui è vissuta l'autonomia in questa Regione.
In secondo luogo, perché la necessità di affrontare i problemi della società con un'ottica nuova, è un problema di tutti e non è esclusivo dell'una o dell'altra forza politica, specie se davvero crediamo che ci sia bisogno di innovazione, se davvero crediamo che le esigenze della società non sempre ottengano risposte adeguate dalla Regione, se davvero crediamo che sia opportuno migliorare i rapporti tra i cittadini e le istituzioni, ed io aggiungerei: tra i cittadini, la società civile, il mondo della cultura, gli intellettuali ed i tecnici. È evidente, infatti, che se qualcuno qui dentro crede di vivere in una Regione in cui esiste un sistema politico perfetto e nella quale siano solo da magnificare gli interventi dell'Amministrazione, risultano essere fuori luogo le riflessioni che io pongo all'attenzione dei presenti.
Così, però, non è, tant'è vero che il problema che si pone a noi ed a tutti, è anche quello di guardare alla scadenza elettorale e, quindi, alla proposta che faremo in quell'occasione, con un impegno culturale, progettuale e politico molto alto.
Poiché da qualche Consigliere è stato sollevato il problema del come fare l'opposizione, preciso che questo è "il nostro modo" di fare opposizione, che noi riteniamo debba consistere nel contrastare le scelte sbagliate, ma anche nell'essere funzione del cambiamento e dell'innovazione - cosa che ci sembra molto più giusta e molto più utile alla collettività valdostana - nel sistema politico ed anche nelle scelte e nel modo di essere della Regione. Io credo che la funzione dell'opposizione sia delicata quanto, e forse anche più, di quella delle forze della maggioranza.
Dico questo perché non ci interessa l'opposizione parolaia, ma ci interessa proporre un avanzamento nel ruolo delle istituzioni ed anche, se possibile, un progetto alternativo, per quanto riguarda il futuro della società.
Del resto, se ci voltiamo indietro e osserviamo quanto è avvenuto in questi anni, io credo che possiamo riconoscere che ci sono stati degli sviluppi positivi e che si sono adottati anche dei provvedimenti utili per la Comunità valdostana. Noi rivendichiamo il merito di avere governato su questioni importanti, anche stando all'opposizione. Molti interventi positivi hanno anche il segno della nostra azione. Potrei fare degli esempi, ma mi pare importante ricordare le questioni del lavoro e dell'occupazione.
Prima, il Consigliere Pollicini affermava che è responsabilità esterna la crisi dei grossi gruppi industriali della nostra Regione. In parte ciò è vero, però dobbiamo anche ricordare la difficile battaglia per far sì che quei problemi diventassero anche di questo Consiglio regionale. È merito nostro l'aver condotto quella battaglia nel momento in cui, in quest'aula, c'era assoluta sordità rispetto a quei problemi; ora notiamo, in questo senso, un certo cambiamento di attenzione e di atteggiamento.
Anche altri settori ed altri provvedimenti hanno avuto il segno della nostra azione. Penso, ad esempio, ai servizi sociali, alla casa, alla battaglia per il decentramento, alle strutture, alle infrastrutture ed ai servizi. I problemi, insomma, che hanno caratterizzato lo sviluppo degli ultimi anni in questa nostra Regione, per alcuni aspetti contengono molte delle proposte che abbiamo avanzato noi, come forza di opposizione.
Senza alcun dubbio, in questi anni, la Regione ha conosciuto una crescita economica. Il Consigliere Mafrica, nel corso del suo intervento, ha detto che sarebbe stupido non riconoscerlo. Sono nate nuove attività e nuove professioni, è cresciuto il risparmio, sono cresciute le disponibilità finanziarie, si sono accresciuti, soprattutto per una parte della popolazione, il livello e la qualità della vita. Tutto ciò deve essere riconosciuto e deve essere ascritto tra i fattori positivi.
Per contro - e credo che questa sia la nostra funzione - va sottolineato come questa crescita sia avvenuta in modo squilibrato sul territorio della Regione, tant'è che esistono ancora notevoli problemi per allargare la base produttiva e creare, quindi, un solido sviluppo. Quest'ultimo tema, a nostro avviso, avrebbe dovuto essere affrontato in modo diverso, tenuto conto delle importanti risorse che, per effetto del riparto fiscale, questa Regione ha avuto a disposizione.
Il nostro giudizio, in merito, è netto: non c'è ancora uno sviluppo solido. Il principale appunto che muoviamo a questa maggioranza è che la grande disponibilità finanziaria per creare effettive opportunità di sviluppo, è stata in gran parte sprecata con la dispersione dei finanziamenti. In altre parole, la realtà è che, in questa Regione è cresciuta la ricchezza, però molti altri aspetti, straordinariamente importanti per il futuro, non sono cresciuti.
È rimasto indietro e fermo il settore della scuola. Non credo che si possa fare un bilancio positivo del mondo dell'istruzione.
Non si sono sviluppati in modo sufficiente i servizi moderni, in particolare quelli a disposizione dell'impresa e delle strutture economiche.
Il territorio ha subito colpi seri, il degrado non è stato arrestato ed i centri storici sono ancora, per buona parte, nello stato in cui erano dieci o quindici anni fa. Similmente, senza entrare troppo nel dettaglio, esistono problemi per l'accesso dei giovani al mondo del lavoro, soprattutto per la difficile coincidenza tra le aspettative dei giovani e le offerte che può loro riservare il mondo del lavoro. Esistono ancora grossi problemi per l'occupazione delle donne e per un raccordo tra l'esigenza di lavoro delle donne e la vita familiare.
Con la crisi dello Stato sociale e con il divaricarsi della forbice tra il benessere di alcune e quello di altre categorie, si è posto poi il problema delle categorie più deboli ed emarginate della società.
Siamo, quindi, in presenza di una società che ha ancora bisogno di interventi qualificanti, che ha bisogno di una macchina regionale che funzioni, che ha bisogno di un Governo regionale che garantisca - ecco, questo, a mio avviso, è il tema centrale per gli anni futuri - l'equilibrio della crescita con la promozione civile e sociale della gente. La funzione pubblica deve, appunto, mantenere l'equilibrio tra la crescita generale di carattere economico e la difesa delle categorie più deboli, garantendo la diffusione di opportunità di crescita civile e culturale per la gente che vive in questa Regione.
Queste sono le motivazioni per le quali, a nostro avviso, i problemi da affrontare sono ancora molto grossi. È anche necessario apportare delle innovazioni al sistema regionale e non ci convincono le analisi euforiche sulla situazione attuale. C'è la necessità di far riprendere un ruolo fondamentale alle scelte politiche ed alla funzione di indirizzo della Regione, attraverso
l'innovazione del sistema, il quale va fondato sul decentramento e sulla distinzione tra il ruolo delle scelte politiche e degli apparati amministrativi. Si tratta di una innovazione che punti, soprattutto, ad avere strumenti nuovi che sostengano effettivamente la crescita economica e le opportunità di crescita culturale e civile della gente.
Riusciamo, oggi, a governare il sistema? Ho sentito il Consigliere Pollicini dire di sì, con grande tranquillità. A noi sembra, invece, che la politica della Regione sia ancora troppo caratterizzata dall'episodicità, che ci sia anche un appiattimento nella funzione del Governo regionale sulle scelte amministrative, che ci sia uno scarso respiro, anche per guardare oltre il 1992 con progetti di valore sufficiente.
Ci vuole, quindi, una fase nuova del l'autonomia regionale, una fase che è sollecitata da questi mutamenti e dalle modificazioni culturali che interessano anche la nostra Regione, così come interessano il nostro Paese e che investono tutto l'Occidente. Si tratta, quindi, di una trasformazione che non sia solo quantitativa, ma che sia soprattutto capace di apportare innovazione al sistema politico e amministrativo. A nostro avviso è proprio necessaria una nuova funzione della Regione e del Governo regionale. Del resto, cambiano i bisogni e, quindi, cambiano anche alcune regole. Una società avanzata come la nostra ha bisogno, sempre più, di passi in avanti sul terreno della trasparenza, ha bisogno di passi in avanti sui nuovi diritti dei cittadini, ha bisogno di consolidare la democrazia attraverso una effettiva partecipazione della gente alle scelte. A noi pare che tutto questo sia ancora insufficiente.
A questo punto è significativo il richiamo allo Statuto, che è stato fatto dal Presidente della Giunta. Noi siamo pronti e disponibili, oggi, non solo a guardare meglio alle parti dello Statuto che sono ancora da attuare e da realizzare, ma siamo dell'avviso di riproporre, nel dibattito politico e culturale che si sta aprendo nel Paese sulle riforme istituzionali, anche una revisione dello Statuto, che ci consenta di avere a disposizione uno strumento più avanzato.
I limiti di quella impostazione dei rapporti tra Regione e Stato, noi li abbiamo evidenziati, dal nostro punto di vista, nel nostro congresso e nel corso delle nostre elaborazioni. Ci pare che oggi un'azione unitaria in tal senso ci consentirebbe di condurre nel Paese una battaglia di tipo politico-culturale d'avanguardia.
A nostro avviso, tutto questo è importante, per evitare che davvero si cada in una visione dell'autonomia della nostra Regione sempre più economicistica, per cui l'autonomia diventi sinonimo di privilegio e sia misurata in funzione dei soldi che abbiamo in più delle altre zone del Paese e, per contro, la Giunta regionale misuri i propri successi sulla base delle realizzazioni che, grazie a quei soldi in più, si sono fatte e si possono fare rispetto ad altre parti più povere del nostro Paese. In realtà - questo è il punto - bisogna ricostruire anche una serie di valori, con un disegno forte, che punti su alcune indicazioni che noi abbiamo cercato di dare: l'impegno sociale, la solidarietà, una società che si rinnova nella democrazia e nella partecipazione, lo sviluppo effettivo delle forze culturali, l'effettiva capacità di autogoverno. Questo è l'orizzonte rispetto al quale noi crediamo che si debba esplicare l'impegno.
È positivo il consuntivo di questa maggioranza? Per riallacciarmi a quanto ho detto prima, io credo che non sia sufficiente guardare solo gli indicatori economici. Essi ci forniscono solo alcuni dati che, naturalmente e come ho detto prima, vanno valutati con attenzione, riconoscendo, ovviamente, i passi in avanti fatti in questa Regione. Il bilancio, tuttavia, dovrebbe essere fatto avendo a mente il confronto tra la qualità della vita e dello sviluppo che qui esiste rispetto a situazioni più avanzate. Non mi convince, ad esempio, il bilancio troppo positivo, per quanto attiene alla situazione del turismo in questa Regione. Io credo che in questi ultimi tempi si siano fatti alcuni tentativi, ma credo anche che le strutture turistiche della nostra Regione, rispetto alle esigenze della domanda turistica, siano ancora del tutto inadeguate: debolissima è la struttura ricettiva, scarsa è l'innovazione complessiva nel settore, debole è anche la struttura di commercializzazione e di promozione, debole è anche, nel complesso, la proposta ambientale collegata al turismo.
Questo è il nostro giudizio, da cui discende la necessità di investire con coraggio nel settore del turismo, soprattutto per realizzare alcune strutture di supporto, nel merito delle quali, ovviamente, non entro. Questo è il taglio che, a nostro avviso, dovrebbe sovraintendere all'intervento regionale in quel settore, ma non solo in quel settore. Ricordo, ancora, l'assoluta inadeguatezza, a nostro avviso, dell'intervento regionale nei confronti della formazione umana e professionale, dove dovremmo investire molto di più.
Prima di passare - e concludo - alle questioni dei rapporti tra le forze politiche ed a quelle che, comunemente, vengono definite "prospettive politiche", voglio fare un collegamento con il modo di rapportarsi delle forze politiche tra di loro e tra queste ultime con gli elettori. Intendo dire che, nella capacità di decidere e di discutere in questo Consiglio regionale progetti di adeguata levatura ed impegno, ha pesato un certo appiattimento di tipo amministrativo che si è esplicato attraverso la rincorsa alla lunga e permanente campagna elettorale, e attraverso la rincorsa ad utilizzare il sistema e la macchina amministrativa per fini politici e di raccolta del consenso.
Credo che anche intorno a questo punto occorra fare una certa riflessione, nel senso che noi dovremmo agire sempre di più in modo che il confronto si fondi soprattutto sulle cose e sui programmi, che si dedichi più tempo alla progettualità e meno alla rincorsa del facile consenso.
Anche questo è un problema strutturale, che riguarda lo stesso rapporto tra le forze politiche e la macchina amministrativa della Regione. Noi non abbiamo mai sottovalutato l'importanza di un'intesa tra le forze politiche su alcuni grandi temi che riguardano lo sviluppo e l'autonomia della Regione. Anzi, da questo punto di vista lamentiamo che si utilizzino troppo poco le energie che pure sono presenti in tutte le forze politiche e si corra il rischio di cadere - come qualcuno ha detto - nell' "unanimismo". Quella è una occasione, affinché le forze politiche esprimano davvero la loro capacità progettuale e di proposta. Questo è un primo livello.
Il livello, però, su cui dovrebbero formarsi le maggioranze e le alleanze politiche è, invece, quello relativo all'affinità su progetti non di breve o corto respiro, ma di medio o di lungo respiro, tra diverse forze politiche. Ora, il confronto di prospettiva a medio e lungo periodo, sui programmi, non avviene quasi mai tra le forze politiche di questa Regione. A nostro avviso, si tratta ancora di un dialogo che avviene tra sordi, perché troppe proposte di un certo interesse, avanzate dalle diverse forze politiche, non vengono raccolte e, quindi, il confronto è abbastanza svilito. Eppure, a nostro avviso, questa è la necessità della quale deve farsi carico la Regione, per riuscire a governare i processi di cambiamento e di trasformazione che investono la Valle d'Aosta.
Il problema, quindi, non è solo quello di costruire qui, in quest'aula, una maggioranza che in qualche modo governi, ma riguarda il come sia possibile - e questo è il nostro impegno - costruire un blocco di forze diverse che guardi alle trasformazioni della società valdostana con un progetto di largo respiro che tenda, soprattutto, a salvaguardare i valori di fondo della nostra realtà. Questo è il nostro atteggiamento.
Da questo punto di vista, la maggioranza che ha governato la Regione in questi anni, può definirsi una maggioranza unita? La risposta è difficile, intanto perché si sono registrate anche divisioni sui problemi, che via via sono state superate, anche se molto spesso non alla luce del sole. In secondo luogo, perché questa maggioranza, in altre occasioni, ha fatto registrare anche al proprio interno la presenza di forze politiche che hanno operato delle scelte di tipo diverso. È tanto unita, ad esempio, una maggioranza che, nelle ultime elezioni politiche, ha visto alcune sue componenti operare altre scelte, non omogenee con quelle della maggioranza?
Questo significa, ancora una volta, che si deve valutare la possibilità di costituire delle maggioranze sulla base dei programmi e sulla base delle scelte che si compiono in un determinato momento ed in una determinata prospettiva. Non credo che la politica delle formule si adatti molto al futuro di questa Regione. Credo che gli avvenimenti, le trasformazioni ed i cambiamenti rendano sempre più necessarie determinate scelte politiche per la costituzione di alleanze che guardino alla effettiva capacità progettuale delle forze politiche e che guardino ai rapporti sociali e culturali di queste forze politiche con la società valdostana e con la parte più viva della nostra Regione.
Il problema se esista o meno la volontà di andare oltre questa continuità politica, a mio avviso, è rimandato a dopo. Ritengo che sia azzardato fare oggi - come ha fatto il Consigliere Maquignaz - professione di fede a favore della continuazione di questa maggioranza, perché, sotto l'unità che viene presentata, in realtà esistono ed affiorano posizioni diverse ed esistono anche tendenze a guardare in un modo diverso ai complessi problemi che ci stanno di fronte.
Noi puntiamo a far sì che la nostra analisi e le nostre proposte siano effettivamente confrontate con le disponibilità che emergono nelle diverse forze politiche.
Credo che non regga più una linea di puro arroccamento, rispetto ai grandi problemi che dovremo affrontare. Mi sembra che l'affermazione della continuità sia una scelta che non possa ipotecare il futuro, perché non può non tener conto della necessità di un confronto effettivo su progetti effettivi che tendano al necessario cambiamento.
Questo bilancio rappresenta, in effetti, la continuità della politica che è stata portata avanti finora, una politica che noi abbiamo giudicato modesta e, comunque, al di sotto dei bisogni e delle esigenze di oggi. Questo è il giudizio articolato su quanto è stato detto dal compagno Mafrica nel suo primo intervento.
Riconosciamo, quindi, che ci sono stati alcuni fatti positivi, ma l'azione è stata, nel complesso, al di sotto dei bisogni e delle necessità, tant'è che anche oggi, in questa sede, noi abbiamo presentato dei progetti, anche settoriali, sui quali impegneremo il Consiglio e cercheremo di costruire schieramenti di tipo diverso.
Questo è il senso della proposta che abbiamo avanzato oggi. Noi chiudiamo questo periodo e questa legislatura, con un patrimonio di idee e di esperienze che abbiamo messo a disposizione della collettività e con il quale siamo anche riusciti a condizionare certe scelte di questa Regione.
Adesso tocca agli elettori valutare la serietà e la funzione originale che le singole forze politiche hanno svolto in questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti; ne ha facoltà.
BENEFORTI (D.C.): Colleghi, un bilancio di 1.325 miliardi certamente può essere considerato ottimo, per una Regione come la nostra. Esso ci deriva dalla legge sul riparto fiscale, che tutti abbiamo ricordato e ricordiamo in diverse occasioni. Noi riteniamo di doverla difendere, perché da essa dipende la nostra autonomia regionale. Noi siamo e saremo autonomi nella misura in cui lo siamo e lo saremo anche sotto l'aspetto finanziario. I popoli ed i paesi che non sono autonomi finanziariamente e che devono dipendere da altri, non godono delle libertà delle quali noi oggi beneficiamo. Questa legge di riparto ci ha dato e ci dà la possibilità di affrontare le linee di programma che questa maggioranza si è data per il quinquennio 1983-88.
Nel bilancio di previsione del 1988 riaffermiamo la volontà di concludere gli impegni che ci siamo assunti - checché ne dica qualcuno - per migliorare la vita del popolo valdostano.
Mi ha fatto piacere constatare che anche l'opposizione ha notato che non si tratta di un bilancio elettorale. Di certo, non volevamo fare un bilancio elettorale, perché la legislatura finisce a giugno, mentre il bilancio di previsione è di durata annuale. In considerazione delle prossime elezioni, non sarebbe stato corretto mettere il corpo elettorale di fronte a scelte che riguardano la prossima legislatura.
Questo bilancio ha permesso di effettuare investimenti veri e propri in tutti i settori che reggono l'economia ed il reddito pro-capite dei valdostani, come l'industria, il turismo, l'agricoltura ed i servizi; ma ha anche permesso, come qualcuno ha ricordato, di effettuare degli interventi di carattere assistenziale. È vero, però, che non siamo mai andati avanti alla giornata. Abbiamo tracciato e seguito delle linee di programma e, in più occasioni, il Presidente della Giunta, in questa sede ha aggiornato quelle linee o le ha riaffermate.
Abbiamo fatto interventi secondo la realtà che ci stava e ci sta tuttora di fronte. Sono state fatte verifiche e sono stati apportati degli adeguamenti, secondo le esigenze che si sono presentate. Non pensiamo, certamente, di aver fatto fronte a tutto e neppure di aver fatto tutto bene, ma riteniamo di poter affermare che è stato fatto qualcosa di buono, nell'interesse della Valle d'Aosta.
Come non facciamo del trionfalismo su quanto abbiamo realizzato, così non accettiamo ed, anzi, respingiamo, pur senza voler riaprire la questione, certe accuse che ci sono state mosse in questa sede.
Credo che, sia la relazione del Presidente della Giunta sia quella dell'Assessore Martin, nonché, per quanto ci riguarda, l'intervento del Consigliere Ricco, abbiano chiarito i diversi aspetti del bilancio di previsione del 1988.
Fatta questa premessa, io mi soffermo solo su alcuni aspetti del bilancio. Anche noi siamo d'accordo sul fatto che si sia posto in essere un certo assistenzialismo e sulla circostanza che, forse, lo sviluppo che abbiamo dato non sia stato del tutto solido. Qualcuno ha parlato di "economia drogata" o di "reddito drogato". Io dico, invece, che l'assistenzialismo deve essere scisso in due gruppi: l'assistenzialismo temporaneo e l'assistenzialismo continuativo.
Con l'assistenzialismo temporaneo, noi abbiamo cercato di superare le difficoltà occupazionali a carattere immediato che si paravano di fronte, come è appunto avvenuto in certe occasioni.
Con l'assistenzialismo continuativo abbiamo fatto, così come stiamo ancora facendo, tutti gli sforzi utili a permetterci d'effettuare gli investimenti veri e propri.
Ma ad un certo assistenzialismo ci ha sospinti anche il fatto che tutti chiedono qualcosa e tutti vogliono qualcosa da "mamma Regione", e tutto sembra essere dovuto.
Anche di fronte a questo atteggiamento, noi abbiamo cercato di instaurare un nuovo modo di essere e di amministrare, ed ora stiamo camminando lungo la strada tracciata, anche per superare quella forma di assistenzialismo a carattere continuativo che, a nostro avviso, deve cessare del tutto, per tradursi in iniziative di investimento.
Se c'è stato dell'assistenzialismo, ciò è dipeso dalle richieste provenienti dall'esterno, ma anche a quelle provenienti dall'interno e cioè da questo Consiglio regionale. In più occasioni, infatti, in tal senso sono state avanzate richieste, presentate leggi o avanzate proposte, proprio da parte dell'opposizione.
Voi sapete che io non rifuggo dalle mie responsabilità, anzi cerco sempre di assumermele, ma riconosco che, a volte, siamo stati spinti a fare certe cose, proprio perché tutti ritenevamo che dovessero essere fatte.
Come dicevo prima, ritengo, che questa maggioranza e questa Amministrazione siano intervenute in alcuni settori importanti per mantenere l'economia della Regione ed il reddito dei valdostani ad un certo livello.
Uno di questi settori è quello dell'industria ed io non sto a ripetere quello che è stato fatto, perché lo ha già fatto il Consigliere Pollicini e lo hanno già anticipato sia la relazione dell'Assessore Martin sia quella del Presidente della Giunta.
Richiamo, però, l'attenzione di tutti ad un grosso impegno affinché il capitale pubblico rimanga nella nostra Regione, e, grazie all'accordo IRI-Regione, è stato compiuto un passo avanti in tal senso. Per ciò che ancora rappresenta l'industria nella nostra Regione, è certo che non possiamo correre il rischio di non avere più una presenza di capitale pubblico nella nostra Regione, e mi riferisco, ovviamente, alla DELTACOGNE o alle altre aziende di Stato, perché la nostra Regione non può surrogare l'intervento dello Stato, per l'importanza che il settore industriale ancora riveste per l'economia e per il reddito regionale.
Tra l'altro, come ha detto l'Assessore Martin, non abbiamo una valida e diffusa imprenditoria locale che ci consenta di realizzare qualche complesso industriale. Per questo ho sempre sostenuto che dobbiamo cercare di ricreare e di rivitalizzare il ruolo della piccola imprenditoria locale che già abbiamo, anche se esiste un certo scetticismo sul ruolo che essa potrebbe giocare.
Sarà, forse, una forma di idealismo o si tratterà di una mia suggestione - come qualcuno ha detto - ma io credo e noi tutti dobbiamo credere di poter camminare ancora nel settore industriale, interessando soprattutto la piccola e media industria, anche attraverso la creazione di una imprenditoria locale, perché le grandi industrie non vengono più realizzate da nessuna parte.
È vero, forse, come è detto anche nella relazione dell'Assessore Martin, che la COGNE non ha permesso la crescita di una valida imprenditoria locale, però è anche vero che negli anni delle vacche grasse non si è mai portata avanti, all'interno dello stabilimento di Aosta, una politica di verticalizzazione della produzione; così come, dagli anni 1979-80 in poi, quando la COGNE ha cessato di effettuare nuove assunzioni, non si è mai sviluppato un discorso di imprenditoria locale.
In questi sette o otto anni non è cambiato niente all'interno del mondo imprenditoriale locale, nonostante gli incentivi e gli interventi dell'Amministrazione regionale.
Eppure noi dobbiamo individuare, sviluppare e cercare di portare avanti il ruolo dell'imprenditoria locale, perché dobbiamo pensare al futuro della nostra Regione e dobbiamo cercare di utilizzare il capitale esterno solo nella misura in cui noi ne possiamo aver bisogno, senza essere obbligati a sceglierlo, perché certe scelte ci sono costate molto care, tant'è che in molte zone della Valle il valdostano non è più padrone in casa propria. Questa è una realtà.
Ieri, quando si è fatta dell'ironia sull'ordine del giorno presentato in occasione della discussione della legge sul metano, sono rimasto un poco amareggiato, perché pensavo e penso ancora che occorre camminare in una certa direzione, sempreché vogliamo modificare e cambiare qualche cosa.
Non si può certamente dire che non si siano assunte valide iniziative nel settore del turismo: per gli impianti di risalita, per l'aumento dei posti letto, per le attività di propaganda e per altri impianti dei quali si parla e nei quali l'Amministrazione sta intervenendo, forse in misura fuori dal normale, proprio perché il potenziamento delle strutture è l'unica strada che consente di mantenere vivo il turismo nella nostra Regione.
Non credo che, in questo caso, si possa parlare di assistenzialismo, ma di politica turistica, perché solo con essa, accompagnata da una politica industriale, da una politica dei servizi e da una politica dell'agricoltura, si può mantenere l'economia regionale a quei livelli che oggi la Regione può vantare, così come vanta.
È vero che, anche nel settore della agricoltura, ci sono delle cose che dobbiamo rivedere, ma in questa nostra piccola Regione, nonostante le difficoltà che abbiamo e che conosciamo tutti, abbiamo portato avanti una legge di riordino fondiario, tant'è che possiamo dire di essere l'unica Regione italiana ad aver affrontato questo problema, che sta alla base di una nuova svolta nell'agricoltura anche nella nostra Regione.
È chiaro che anche questa è una scommessa che noi abbiamo fatto, ma siamo certi di aver imboccato la strada giusta, che dobbiamo avere il coraggio di continuare a seguire, indipendentemente dai possibili ritorni elettorali o clientelari; sappiamo che sicuramente andremo a ledere particolari interessi, ma, se vogliamo portare avanti una politica agricola migliore di quella esistente, dobbiamo seguire questa strada che è senza alternative.
Questo viene riconosciuto anche nel resto del Paese e viene ritenuto valido anche in tutti i settori nei quali si affronta tale argomento.
Nel campo sociale abbiamo affrontato il problema forse più importante per il cittadino e per il lavoratore: quello della casa. A circa 2.000 persone abbiamo dato la possibilità di avere una casa propria, di essere proprietari di una casa, di poterla ristrutturare o costruire. È un fatto enormemente positivo, e solo chi non la possiede sa molto bene che cosa significhi avere una casa; e chi la possiede sa benissimo che cosa ha dovuto patire per conquistarsela. Da un punto di vista sociale è importantissimo, per una famiglia, sapere che a fine anno non le arriverà lo sfratto o che il padrone di casa non le chiederà più continui aumenti dell'affitto.
Con la ristrutturazione del quartiere COGNE, abbiamo portato avanti anche un discorso importante, per dare la casa in affitto a chi non ha la possibilità di comprarla, nonostante il mutuo. La Valle d'Aosta è la prima Regione d'Italia che compra un quartiere per restituirlo ad un Comune, affinché quest'ultimo renda le case più abitabili per i cittadini che ci stanno e, nello stesso tempo, ne realizzi altre centinaia per le persone che non possono coprire la differenza del capitale, messo a disposizione dalla Regione, per avere la casa in proprietà.
È chiaro che anche nel campo sociale si possono registrare delle lacune in certi servizi, specie in quelli sanitari. È un problema generale e si sta cercando di realizzare una riforma nell'intero Paese. Certamente abbiamo fatto passi in avanti anche nel settore sanitario, nel quale stiamo meglio di quanto non si stia altrove. Dobbiamo ancora superare alcune difficoltà in certi servizi, ma ciò non dipende solo dalla volontà politica, perché certi servizi sono inefficienti anche presso altre UU.SS.LL. che non sono gestite dagli stessi partiti che compongono la maggioranza che governa la nostra Unità Sanitaria Locale. Si tratta, infatti, di problemi che discendono dal modo in cui è stata portata avanti la riforma sanitaria e che oggi si cerca di correggere con una specie di "controriforma".
Dobbiamo, poi, cercare di attuare anche quei servizi che mancano. Oggi, ad esempio, ho partecipato al convegno della polizia, nel corso del quale ho avuto modo di ascoltare le relazioni e gli accenni sul tema della droga e su quello dell'alcolismo. Sono problemi che ci stanno di fronte e che dobbiamo cercare di risolvere, anche a scopo preventivo.
Devo riconoscere che nel corso della discussione non ho sentito proporre grandi alternative a quelle proposte dalla maggioranza. Ho sentito riaffermare, sempre e comunque, gli stessi giudizi già ripetuti nel corso dei quattro bilanci che ho potuto seguire come Consigliere regionale. Riconosco, come ho sempre riconosciuto, il ruolo che deve svolgere l'opposizione, perché in democrazia c'è chi governa e chi sta all'opposizione, in caso contrario non esiste, anzi, non può esistere la democrazia.
Credo che a tutti i livelli sia stato aperto un confronto sulle cose da fare. In questo Consiglio, ad esempio, così come in sede di Commissione, non abbiamo certamente tolto la parola ad alcuno e neppure abbiamo negato ad alcuno certe possibilità, tranne in occasione di qualche provvedimento o legge urgente, Consigliere Sandri; cosa che certamente può capitare. Si è sempre portato avanti un certo confronto, anche perché non si poteva neanche lontanamente pensare che questo confronto potesse essere negato. Ma che interesse ha una maggioranza che governa a non cercare il consenso sul suo operato? Sarebbe un controsenso non ricercare il consenso sulle cose che dobbiamo fare....
(...INTERRUZIONE del Consigliere Sandri...)
BENEFORTI (D.C.): Ma sì, ci può essere un caso particolare e, del resto, l'ho riconosciuto anch'io. Però, non ci potete venire a dire che è uso e consuetudine agire in un certo modo. Sarebbe sciocco, infatti, che una maggioranza portasse avanti la sua politica senza preoccuparsi di ricercare il consenso al proprio interno e di estenderlo, magari, anche all'esterno.
Bisogna, inoltre, ricercare il consenso e la partecipazione dei cittadini, dei Comuni, delle Comunità Montane, attraverso il decentramento, il colloquio ed il contatto costante e continuo, usando le risorse che abbiamo nell'interesse di tutta la collettività valdostana.
Questa maggioranza, nonostante tutto, cari Colleghi, ha retto ed è, ormai, arrivata alle porte delle nuove elezioni. Nonostante i problemi che ha dovuto affrontare e che sono capitati in questa legislatura, ha portato avanti un programma ed ha certamente conseguito un netto miglioramento della vita all'interno della nostra Regione. Il giudizio è soggettivo, ed ognuno può esprimersi come crede, ma io ritengo che il giudizio principale sarà quello che esprimeranno gli elettori nelle prossime elezioni. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Tamone; ne ha facoltà.
TAMONE (U.V.): Que mon ami Mafrica ne m'en veuille pas! Ce matin, il préconisait un débat plutôt lié aux chiffres du budget; en revanche, ce qui était plutôt naturel, nous avons parlé de la situation politique en général et nous avons essayé de dresser un bilan des années passées.
Monsieur Mafrica reconnaîtra sans doute qu'il n'était pas possible de laisser passer cette occasion sans faire toutes ces méditations, ce que, d'ailleurs, le secrétaire du parti communiste a fait d'une manière remarquable, il faut bien l'admettre.
Je dois également admettre que dans le débat de ce budget il a été maintenu un ton méditatif, sauf dans quelques cas; un ton méditatif comme si nous étions en train de prendre notre élan pour quelque chose qui va se passer dans un futur proche, peut-être pour sauter plus haut, ou plus loin ou encore lancer le poids plus loin... Je pense que cela est juste et fait partie du jeu démocratique.
Par ailleurs je me plainds de constater certaines choses qui manquent au sein de ce Conseil régional; nous sommes en train de les réaliser mais elles ne le sont pas à fond. Il me semble qu'entre les forces politiques de ce Conseil la solidarité sur les grands thèmes fait défaut. Nous l'avons rejointe sur le problème de la DELTACOGNE, c'est vrai, mais trop souvent il semble que nous parlions des langues différentes alors que nous devrions être plus unis; je fais surtout allusion au moment où nous essayons de méditer sur certains types de problèmes particuliers, tels le jugement sur notre budget par les différentes forces politiques. Nous devrions être plus
unis mais également plus corrects dans l'évaluation de ce chiffre; il y a des partis qui le sont, dans l'opposition; d'autres, par contre, spéculent à ce sujet en donnant à l'extérieur une image de notre réalité qui n'est pas précise, voire qui est faussée, et cela nous fait sans doute plus de mal que de bien.
J'ai encore remarqué, dans l'intervention de certains conseillers, une sorte de terrorisme verbal, un certain chantage qui est passé au milieu de ce Conseil et une tentative de semer la crainte parmi les collègues et es forces politiques. Cela n'est pas juste, à chacun le sien. Ici, nous devons essayer de débattre et de parler des thèmes politiques en nous tenant à ces thèmes. D'autres types d'intervention qui prévoient la présence d'autres pouvoirs de l'État, ce ne devrait pas être à nous de les préconiser, de les vouloir. Dans ce sens l'amélioration de notre "autocontrôle" s'avère nécessaire, je crois, et chacun doit faire un effort dans ce sens.
Cela dit sur le contenu du budget, je crois que la majorité et le gouvernement régional ont bien fait de présenter ce budget 1988 comme un budget de fin de législature. Nous avions proposé, au début, des lignes de programme et maintenant nous essayons de les conclure. Evidemment, nous avons bien agi en optant pour cette direction, sinon la minorité nous aurait indubitablement critiqués et aurait peut-être plus raison que dans ce cas si nous, nous avions voulu relancer, ou lancer de nouveau, une proposition quand nous savons que l'année prochaine nous avons un rendez-vous électoral extrêmement important.
Dans ce sens, les rapports qui ont été tenus par le Président du gouvernement régional et l'Assesseur aux Finances ont été on ne peut plus réalistes, on ne peut plus corrects et contenaient absolument tout ce qui devait y être, en ce moment.
Tout le monde aura reconnu que ce qui a été dit a été dit et fait d'une façon correcte et évidemment selon la ligne que cette majorité s'était proposée en 1983 et dans les années suivantes.
Dans ce budget il y a un équilibre réel dans les différents secteurs d'intervention qu'il faudra essayer de main tenir dans le futur.
Nous disons et répétons encore, ici dans cette salle, que nous n'imaginerons jamais une Vallée d'Aoste complètement tertialisée; nous voulons en revanche que tous les secteurs puissent avoir leur place: tant le secteur industriel que celui de l'artisanat que je conjugue en ce moment avec le premier, et que celui de l'agriculture où nous devons accomplir encore des efforts importants pour essayer de redonner le goût de cette activité aux valdôtains.
En effet l'agriculture, avec d'autres sources inhérentes à notre région, est l'une des richesses réelles de notre territoire et sous cet aspect nous devons tout mettre en oeuvre pour améliorer la présence agricole en essayant de déterminer des secteurs qui soient au-delà et au-dessus de l'élevage du bétail.
L'exploitation des richesses de la Vallée d'Aoste sera, j'en suis convaincu, l'un des thèmes fondamentaux de notre avenir prochain - et pas seulement de notre avenir prochain.
Evidemment, dans ce contexte, le budget a également tenu compte des évolutions que nous sommes en train de vivre dans tous les secteurs de la technologie et il a essayé de faire en sorte que l'on soit capable de les vivre et de les interpréter.
Il s'agit là d'un effort absolument remarquable, capital, et c'est sur cette ligne que devront agir les gouvernements qui succéderont à celui-ci, car il n'est pas possible d'échapper à cet avenir technologique qui nous dépasse tous.
La seule chose que je tiens à dire est que même si l'on tient compte de ces réalités nous ne devons pas nous transformer en serviteurs du robot, mais en des patrons sages et avisés de cet engin.
Sur les thèmes de l'autonomie qui ont été rappelés ce matin, surtout dans les interventions de quelques collègues, je pense que nous devons toujours être courageux, corrects et nous rappeler que notre autonomie se fonde sur des thèmes clairs et fondamentaux: ce sont les raisons qui sont à la base de notre autonomie; ils sont rappelés dans le premier Statut de 1945, un peu plus oubliés dans le Statut de 1948. Il s'agit des thèmes de l'ethnie et de la langue. Nous devrions vraiment nous efforcer pour faire en sorte que ces piliers fondamentaux de notre autonomie soient toujours présents en nous.
A ce propos je dois dire deux mots sur le problème du bilinguisme qui avait été soulevé ce matin par Gianni Torrione, afin de préciser notre position: nous n'avons jamais préconisé ce qui s'est passé à Rome au moment de la signature de certains contrats de travail. Nous avons accepté et maintenant, grâce à l'action des forces de la majorité et surtout du Président du Gouvernement régional, nous sommes en train de trouver des solutions logiques à ce problème. Nous sommes absolument contraires, sur le plan des principes, à ce qui a été fait mais nous sommes respectueux de la démocratie et de ce qu'elle nous a imposé dans ce cas.
L'effort aussi que nous avons fait en vue de l'unité du Conseil - nous le verrons lors du débat plus approfondi en la matière - me semble la façon la plus correcte de gérer ce problème pour que la retombée d'un choix qui avait une base négative soit positive, et ce aux fins d'un bilinguisme réel en Vallée d'Aoste.
Il est certain que les thèmes de l'autonomie sont complexes; nous tenons à répéter ici aujourd'hui que nous sommes pour une autonomie complète de notre Région, sans aucune limite, et cela nous le disons en toute tranquillité. Un jour ou l'autre nous reprendrons ce discours, d'autant qu'il y aura bientôt le 40ème anniversaire: nous aurons encore l'occasion de nous confronter à ce sujet.
Nous, les administrateurs qui vivons cette autonomie, devons répondre au peuple qui nous a accordé sa confiance. L'Union Valdôtaine, lors de son deuxième Congrès national, avait déjà préconisé un premier degré d'évolution de l'idée d'autonomie et ce dernier nous le préconisons dans la constitution d'un État sur base fédérale qui devrait voir des rapports entre les composantes centrales et les composantes périphériques, qui soient des rapports entre égaux et non entre supérieurs et inférieurs. Voilà ce que nous entendons par évolution de l'autonomie au sens fédéral; qu'il soit tout d'abord italien et après, si vous voulez, mieux encore, européen.
Deux mots encore sur les alliances. J'ai beaucoup apprécié ce qu'a dit le conseiller Tonino sur le rapport entre le forces politiques. Je crois que le rapport entre les forces politiques de ce Conseil régional s'est amélioré au fil du temps et cela est positif pour toutes les composantes de ce Conseil régional, comme pour les autres forces qui ne siègent pas en ce moment en ce Conseil.
Tout ce qu'il était possible de faire a été fait et très souvent les médiations sur les problèmes trouvent également important l'apport des forces de l'opposition. Cela peut être prouvé tous les jours.
Hélas, il y a une limite à ce discours qui demeurera toujours infranchissable, un peu élémentaire peut-être mais, s'il y a toujours une majorité et une opposition, il y aura toujours quelqu'un d'un côté et quelqu'un de l'autre. Après, chacun est libre de jouer sa destinée et éventuellement de la faire ressortir.
Je voudrais tout de même rappeler que, depuis fin 1974-début 1975, l'Union Valdôtaine a été appelée à gouverner cette Vallée aux côtés d'autres partis. Néanmoins, il ne s'est jamais agi d'une alliance quelconque et d'une alliance bloquée. Je veux rappeler au partis communiste et socialiste le rapport fondamental à la fin de la législature 1977-78. Malheureusement, pour eux et pour nous peut-être, ces rapports n'ont pu évoluer d'une façon positive mais ce moment n'en doit pas moins être évoqué comme un moment important dans le cadre des rapports entre partis.
Les agrégations que nous avons eues dans les différents moments ont constitué un fait positif pour cette région et, d'ailleurs, elles se sont toujours accrues. Au départ, Union Valdôtaine et Démocratie Chrétienne: la première n'était même pas un seul mouvement car elle était constituée de plusieurs parties, mais maintenant cette majorité a su s'élargir à d'autres partis, à d'autres mouvements. Je crois que c'est un fait dynamique de la politique de notre région.
Pour ce qui est de cette majorité, nous croyons avoir obtenu un tas de conquêtes dont je citerai deux importantes: le règlement d'application du Statut et la répartition financière. Il en serait encore d'autres à souligner!
Je suis de l'avis que nous devons continuer sur cette ligne pour obtenir pour la Vallée d'Aoste toujours plus par rapport à l'État central. Évidemment, il reste des problèmes ouverts avec l'État et dans les rapports avec l'État: le Parc National du Grand-Paradis, le Mauricien, les lois électorales (rappelées ce matin par M. Torrione) tant régionale qu'européenne. Sur cette dernière, planent des nuages que ton secrétaire de parti est en train de nous faire voir et qui nous tracassent passablement. Ce n'est pas que nous aimions vraiment ce 5%, nous du moins. Il y a aussi le problème de la justice, etc... autant de problèmes liés aux rapports avec l'État. Je pense quand même que la rencontre que le Président du Gouvernement et nos Parlementaires ont eue ces jours-ci avec le Président Goria sera un moment important qui verra avancer ces problèmes vers une solution logique.
Comme je l'ai dit tout à l'heure, il ne faut pas se cacher bien sûr qu'il y aura les élections en 1988 et ce seront des élections importantes. Ce moment-là, et pas avant, sera le moment des choix. Nous ne pouvons encore prévoir ce qui se passera. Le peuple, unique juge à ce moment-là, dira quel sera le Gouvernement de la Vallée d'Aoste après 1988. Il serait injuste et à la fois illusoire de prévoir aujourd'hui.
En ce qui concerne les choix politiques en général, comme l'ont rappelé plusieurs interventions, nous sommes au seuil de 1992 et c'est un rendez-vous extrêmement important. Je crois néanmoins pouvoir affirmer, en toute humilité, que, comme nous avons su dépasser ce moment difficile de 1983 à aujourd'hui, marqué par cette affaire dont nous connaissons la gravité, nous, élus de cette région, nous saurons également sortir de l'impasse de 1992, impasse compliquée mais aussi défi important auquel nous devrons être à même de répondre avec notre intelligence et notre engagement.
Bien sûr, 1992 est là avec ses problèmes et l'avenir, surtout est là avec tout ce que nous ne connaissons pas et qui implique indubitablement des moments difficiles à vivre.
Nous, nous ne pouvons que nous engager dans une direction et chercher à oeuvrer pour améliorer les caractéristiques de notre peuple, faire ressortir trois aspects particuliers du peuple valdôtain: le sens du devoir, la volonté d'agir en risquant en première personne et le goût du travail bien fait. Je crois que si nous sommes à même, dans la prochaine législature, d'améliorer ces caractéristiques du peuple valdôtain, il est certain que nous aurons accompli un grand pas en avant.
Evidemment, gouverner et vivre le nouveau qui est en vue, avec un esprit humble et courageux, c'est ce qui nous engage pour les années futures; cela nous engage à travailler pour qu'en Vallée d'Aoste la volonté d'être l'emporte toujours sur celle de l'avoir.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, con l'intervento del Consigliere Tamone sono terminati gli interventi richiesti.
La Presidenza, al fine di organizzare meglio i lavori, chiede se ci siano dei Colleghi che intendono fare un secondo intervento, sempreché ovviamente questo secondo intervento sia breve, così potremmo concludere fin da questa sera la discussione generale.
Ciò consentirebbe di iniziare alle ore 9,30 precise di domani mattina le repliche dell'Assessore Martin e del Presidente della Giunta e di proseguire poi i lavori con l'esame dell'articolato delle due leggi e degli allegati A, B e C.
Mi sembra che tale proposta sia abbastanza saggia, nel senso che mette anche il Presidente della Giunta e l'Assessore Martin nelle condizioni di riordinare le loro idee per la replica di domani mattina.
Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Cercherò di essere breve, per rispettare la volontà del Presidente del Consiglio.
Io credo che il dibattito sul bilancio, fino a questo momento, sia stato discreto e colgo l'occasione per sottolinearne tre aspetti particolari.
Il primo riguarda il fatto che ad esso sono state avanzate delle critiche da parte delle stesse forze di maggioranza.
Il secondo aspetto da evidenziare è la circostanza che alcune forze politiche, sempre appartenenti alla maggioranza, hanno cercato di enfatizzare il bilancio. Mi riferisco, in particolare al Consigliere Pollicini che, con la riconosciuta abilità oratoria, ne ha validamente difesa l'impostazione e la relazione. A mio parere, non è stato ossequioso e rispettoso verso la minoranza, in quanto ha detto che essa avrebbe dovuto fare un certo sforzo critico per attendere al proprio ruolo.
Ribadisco apertamente che, senza ricorrere al gioco delle parti, non c'è bisogno di un grande sforzo per criticare questo bilancio.
Questa mattina ho detto che l'unica sua novità è la copertina verde; ho detto anche, però, e lo ribadisco, che questo bilancio non ha alcuna validità, non è veritiero, è privo di contenuti programmatici per il rilancio dell'economia valdostana.
La minoranza, quindi, non deve fare alcuno sforzo per avanzare critiche. Noi abbiamo detto che questo bilancio fa crescere la disoccupazione, la sottoccupazione e fa aumentare i cassintegrati. Si tratta di tre elementi determinanti in una Regione che, pur disponendo di una enorme massa di denaro, non riesce ad amministrare e ad incidere sulla sua vita politica.
Sono costretto ad essere breve ed a saltare da una parte all'altra, altrimenti mi occorrerebbero molte ore, ma, come ho già detto, ritengo che il dibattito sul bilancio sia stato abbastanza discreto.
Il terzo aspetto si riferisce alla circostanza che ha visto avanzare critiche al bilancio, in modo particolare dal Consigliere Pedrini, al quale do atto di aver avuto il coraggio di addentrarsi nelle critiche, forse più di alcuni Consiglieri della minoranza, e l'ha fatto con una precisione che in cinque anni non gli ho mai riscontrato. È stato critico, forse, in modo un po' eccessivo, per essere parte della maggioranza stessa.
Proprio per questo mi sono chiesto se il bilancio sia stato discusso preventivamente tra le forze della maggioranza, oppure se sia il frutto di una improvvisazione dell'Assessore Martin. Se dovesse essere vera questa seconda ipotesi, bene ha fatto il Consigliere Pedrini a criticare apertamente il bilancio. Nel caso, invece, fosse vera la prima ipotesi, il Consigliere Pedrini dovrebbe essere coerente sino in fondo e votare contro questo bilancio.
Intendo precisare, inoltre, che io non faccio "sviolinate" al Presidente della Giunta, al quale nel mio primo intervento ho dedicato solo un rigo e mezzo, quando alla staticità di questa maggioranza ho contrapposto il dinamismo che il Presidente della Giunta - come tutti gli riconoscono - ha cercato di imprimere all'azione dell'esecutivo, pur restando - e lo ribadisco ancora una volta - quasi una voce nel deserto.
Con molta onestà debbo, inoltre, precisare di essere stato colpito da una affermazione del Consigliere Beneforti, che ha ribadito con convinzione che l'unico nuovo modo di far politica, da parte di questa Giunta, è stato l'assistenzialismo. Si è poi inoltrato nella analisi sull'uso di quel termine in un modo che, forse, neppure noi della minoranza avevamo intenzione di fare, tant'è che avevamo cercato di non servirci del termine "assistenzialismo", che invece il Consigliere Beneforti ha voluto evidenziare, forse per mandare qualche segnale ad alcune forze della maggioranza.
Tuttavia, quando un esecutivo si limita all'assistenzialismo, che noi abbiamo sempre criticato dai banchi della opposizione, specie quando abbiamo detto che l'unica politica che questa Giunta era capace di porre in atto era quella dell'assistenzialismo, mette necessariamente il Consigliere Beneforti, esponente della Democrazia Cristiana, nelle condizioni di dare, oggi, ragione alle critiche che noi avevamo già avanzato da tempo.
Non voglio dire la storia, ma sicuramente il tempo ha dato ragione a noi dell'opposizione, tant'è vero che, Consigliere della Democrazia Cristiana, l'assistenzialismo è un cancro da estirpare e noi da anni ci battiamo per convincere questa maggioranza e questo esecutivo ad estirparlo!
Diamo atto al Consigliere Beneforti di averci rammentato questo particolare, relativo alla maggioranza regionale che ci ha governato, che ci governa e che il Consigliere Maquignaz si è augurato che possa durare anche nei prossimi anni.
L'atteggiamento dei Consiglieri Beneforti e Pedrini vuole esprimere un certo pentitismo, oppure vuole suonare, in qualche modo, critico - ed io condivido i contenuti di questa critica - nei confronti della maggioranza e del Presidente dell'esecutivo. Non capisco quale potrebbe essere, altrimenti, la posizione della Democrazia Cristiana, che è propensa a votare questo bilancio, il quale è stato elogiato questa mattina dal suo Capogruppo, il quale si è limitato a muovere solo qualche piccolo rimprovero all'Assessore Martin, mentre un'altra voce, quella di un altro prestigioso "leader" della Democrazia Cristiana, il Consigliere Beneforti, si è levata a criticare apertamente il bilancio, ponendo il dito sul delicato problema dell'assistenzialismo, già criticato da noi dell'opposizione.
Questa è la vostra politica? Questa è la politica che volete proporre per il 1988 e per gli anni successivi? Occorre ricordarsi, però, che l'assistenzialismo è un parente stretto del clientelismo.
Potete anche andare avanti lungo questa linea politica! Del resto, siete anche fortunati, perché la stampa è distratta e questo dibattito rimarrà circoscritto all'interno di questa aula, forse perché la stampa non reputa conveniente far uscire da questo palazzo certe vostre affermazioni, e mi riferisco, in particolare, a quelle del Consigliere Pedrini, che è stato molto critico, ed a quelle del Consigliere Beneforti.
Certamente, un'altra critica è arrivata anche dall'opposizione! Ci sono, però, oppositori dell'ultima ora e oppositori che da anni cercano di portare avanti le loro idee.
Mi preoccupo un po' quando sento dire che alcuni partiti non hanno esercitato una seria opposizione in questo Consiglio, perché non vorrei che fosse criticata l'opposizione che noi abbiamo cercato di portare avanti per quattro anni.
Il sottoscritto, tuttavia, che da solo rappresenta i socialdemocratici, non ha mai avuto momenti di debolezza nei confronti di questa maggioranza e, naturalmente, non li avrà sino alla fine della legislatura.
Al Consigliere Sandri posso ricordare che noi, socialdemocratici, non abbiamo mai rivolto alcun invito alla maggioranza, per dirle: "Noi siamo qui, vedete che cosa potete fare di noi". Noi abbiamo una posizione precisa e non siamo oppositori dell'ultima ora! Noi portiamo avanti da quattro anni e mezzo la nostra opposizione corretta e concreta e non siamo mai scesi a compromessi con questa maggioranza!
In molte occasioni, siamo stati anche artefici di diversi provvedimenti importanti, che riguardavano la comunità valdostana.
A queste necessarie considerazioni, ne aggiungo un'altra brevissima. Il Consigliere Ricco ha detto che il Consigliere Baldassarre farebbe bene a preoccuparsi di quello che c'è nella sua bisaccia. Noi crediamo che nella nostra bisaccia ci sia il grande patrimonio ideologico del socialismo democratico e, voto più o voto meno...
(...INTERRUZIONE...)
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Qualcuno dice che si tratterà di qualche voto in meno, ma la cosa non ci preoccupa. Del resto, per tanti anni siamo già stati senza rappresentanti, sia a livello comunale sia a livello regionale, eppure abbiamo condotto ugualmente la nostra battaglia.
Noi crediamo che, prima di intraprendere un'attività politica, si debba essere convinti di quello che si deve affrontare. È stato sempre difficile essere socialdemocratici, e lo è ancora oggi, ma noi cerchiamo di andare sempre avanti, perché crediamo fermamente negli insegnamenti del compagno Saragat, di uno, cioè, che ha fatto la storia d'Italia.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Ricco; ne ha facoltà.
RICCO (D.C.): Se credessi alle buone parole ed alle buone intenzioni del Consigliere Baldassarre, dovrei iscrivermi subito al P.S.D.I., comunque ci penserò...
(...INTERRUZIONE del Consigliere Baldassarre...)
RICCO (D.C.): Se fai il cambio... Tu mi dai Roppo...
Chiedo scusa. Questa mattina, nel corso del mio intervento, ho risposto brevemente ai vari Colleghi che mi hanno preceduto.
Tra quelli che mi hanno seguito nel corso del pomeriggio, a mio giudizio, meritano un cenno - non che gli altri non lo meritino, ma mi limito a quello che riguarda me - i Consiglieri socialisti Pascale e Breuvé Lilliana.
Per l'intuibile mancanza di tempo, non ho avuto modo di portare in discussione in seno al mio Partito, il problema relativo alla reistituzione della Camera di Commercio in Valle d'Aosta, al quale hanno fatto cenno i suddetti amici. Come sapete, le funzioni di questo ente soppresso...
TORRIONE (fuori microfono): È arrivato Genestrone!
RICCO (D.C.): C'è Genestrone? Non l'avevo visto.
Le funzioni di questo ente furono demandate, in Valle, all'Assessorato all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, che, purtroppo, per le sue molteplici funzioni e non essendo coadiuvato in questo specifico compito da strutture capaci e competenti, si trova sempre in notevole difficoltà.
Se dipendesse da me - e parlo a titolo personale, perché non confortato dal parere del Partito - mi sarei già adoperato per portare avanti questo scottante problema e per affiancare, pur nel massimo rispetto della nostra autonomia, all'Assessorato all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, un organismo di carattere privatistico, composto dai rappresentanti delle varie categorie operanti nel commercio, nell'industria e nell'artigianato.
Se questo organismo fosse già stato operante da qualche tempo, avremmo forse potuto evitare i danni causati alla Regione da imprese come la MULTI-BOX e, forse, anche da qualche altra impresa futura.
Grazie.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, c'è ancora qualcuno che intende prendere la parola per il secondo intervento?
Bene, poiché non c'è più nessuno che intende chiedere la parola, dichiaro chiusa la discussione generale.
I lavori ricominceranno domani mattina alle ore 9,30, con le repliche dell'Assessore alle Finanze, Martin, e del Presidente della Giunta regionale, Rollandin; poi si passerà all'esame degli articolati.
La seduta è tolta
La seduta termina alle ore 19,44
