Oggetto del Consiglio n. 3327 del 3 dicembre 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 3327/VIII - LEGGI DI BILANCIO 1988 - PROSECUZIONE DEL DIBATTITO GENERALE.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): È tempo di bilancio, ma si potrebbe dire che è tempo di bilanci, perché l'Assessore Martin, oltre a presentarci il bilancio preventivo del 1988, ci ha sciorinato una sorta di consuntivo politico-amministrativo dell'intera legislatura. Cercheremo di procedere anche noi sulla stessa falsariga.
Mi scuserà l'Assessore Martin, ma il bilancio di quest'anno è ben poca cosa e lo lascerò per ultimo. Nel frattempo farò una sorta di viaggio a ritroso, avvalendomi, come viatico, del documento che questa maggioranza presentò nel 1983 e che aveva per titolo "Riferimenti politici e linee programmatiche del governo regionale per la legislatura 1983-88". Nel compiere questa analisi, colgo lo spunto da una delle prime frasi di quel programma che recitava testualmente: "Infatti, in tal modo, la maggioranza ed il governo regionale sono responsabili degli impegni assunti e, nel contempo, l'opposizione potrà misurarsi su un terreno più concreto".
Io credo che tale affermazione ci offra appunto questa opportunità e la possibilità di fare delle considerazioni su quanto contenuto in quel documento, che, per la maggioranza, sarebbe dovuto essere una specie di viatico per il suo viaggio quinquennale.
Riferendomi sempre a quel documento e precisamente alla pagina 3, ricordo che la maggioranza diceva allora: "Inoltre, il fatto che la realtà politica valdostana non presenti certi dati negativi, che limitano pesantemente la vita democratica a livello nazionale, costituisce un ulteriore motivo di impegno per la concreta attuazione delle fondamentali regole della democrazia e per una più aperta e serena ricerca di risposta alle esigenze ed alla volontà della popolazione della Valle d'Aosta".
Ebbene, io devo riscontrare che purtroppo questa affermazione è stata clamorosamente smentita dai fatti, perché la situazione regionale, con la vicenda Casinò, si è omologata a quella nazionale, presentando un quadro di difficile decifrazione, che ha pesato sulla comunità valdostana in termini di incertezze, di paure e di sentimenti di sfiducia nei confronti del nostro sistema di autogoverno. Una vicenda iniziata quattro anni fa, proprio all'atto della predisposizione del bilancio, che ha avuto la sua "coda", proprio in questi giorni, con il Presidente Andrione, che si è presentato spontaneamente, anche se un po' tardivamente, alla giustizia.
Io credo che si debba un pochino riflettere sul perché e sul come si sia potuta verificare una situazione simile, non certo sul piano giudiziario, perché non abbiamo mai confuso quest'aula con un'aula di tribunale, ma sul piano strettamente politico e cioè sul clima che ha reso possibile il concretizzarsi di quella vicenda che, al di là di responsabilità di tipo penale, sulle quali - ripeto - non vogliamo entrare, perlomeno ha posto in luce una sorta di leggerezza nell'affrontare i problemi della pubblica amministrazione, per il fatto che sono saltati tutti i controlli che hanno consentito di dare corpo a questa vicenda.
Non starò a dilungarmi su di un argo mento che ormai è al vaglio dell'autorità giudiziaria, però voglio dare un giudizio politico sul come la Giunta si è mossa su quella vicenda e cercherò di mettere in luce gli aspetti positivi e quelli negativi. Nel far ciò, cercherò di prendere a prestito la relazione del Presidente della Giunta, il quale, con un notevole "scoop", questa volta ha parlato per metafora e per analogia.
Seppur sommariamente, senza entrare nel dettaglio, come ha fatto lui, cercherò di trasferire le sue considerazioni sul corpo umano per adattare al Presidente della Giunta, alla Giunta ed alla formula politica che ha retto la Regione negli ultimi anni.
Comincio dalla testa. Il Presidente della Giunta è stato l'uomo emergente di questo ultimo quinquennio e gli dobbiamo dare atto che, pur avendo ereditato una situazione difficile e tormentata, è riuscito ugualmente a destreggiarsi con abilità politica e con senso di responsabilità nei meandri di una vicenda a cavallo tra il giudiziario e l'amministrativo.
Se la legislatura è giunta a compimento, gli dobbiamo riconoscere di essere riuscito a garantire una certa stabilità, in un esecutivo peraltro instabile, e di aver saputo mediare e raccordare le varie forze centrifughe che si sono manifestate all'interno della stessa maggioranza.
L'Union Valdôtaine ha una lunga tradizione di costante identificazione con il Presidente della Giunta. Non so se ciò sia un bene o un male, ma è un dato di fatto che ormai fa parte della sua storia. Se noi dobbiamo esprimere un giudizio sulla forza politica, escludendo l'operato del Presidente della Giunta, ebbene, dobbiamo riconoscere che anche la forza politica, a questo punto, è riuscita a superare un difficile esame.
Detto questo, "per dare ad Augusto quello che è di Augusto" - ripeto, ovviamente, una frase che ho già detto - scendendo nell'immaginario corpo che abbiamo disegnato, prendo in considerazione l'organo esecutivo e cioè la Giunta, che assimilerei al corpo, anche perché le braccia servono per operare. Ebbene, io credo che, al di là dei meriti personali dei singoli Assessori, che pure ci sono stati, la Giunta sia stata più un organo esecutivo legato alla figura del suo Presidente, che non un organo esecutivo delle volontà politiche delle forze che compongono l'attuale maggioranza.
E questo perché? Perché la Giunta di questo quinquennio, come organo collegiale, può essere paragonata ad una sorta di "carro di Tespi", nel quale, proprio per effetto della vicenda Casinò, sono sovente cambiati gli attori. Sostituzioni repentine, cambi di assessorati e cambi di uomini hanno senz'altro limitato l'efficienza e la capacità operativa della Giunta regionale.
L'altro elemento che abbiamo riscontrato è la mancanza di collegialità. Obiettivamente ogni Assessore, all'interno della Giunta, ha cercato di ritagliarsi un proprio spazio e ciò è andato sicuramente a detrimento della stessa attività dell'esecutivo regionale.
Detto del corpo, io parlerei un attimino delle gambe, che identificherei con la formula politica, la quale, purtroppo, mostra chiaramente i segni di un degrado politico. Non potrebbe essere diversamente, anche perché, se è vero che ha saputo superare il "Capo Horn" della vicenda Casinò, ha poi manifestato al suo interno delle contraddizioni tipiche e caratterizzanti di un assetto politico che, pur avendoci garantito la governabilità, quasi a tutti i costi regge ormai da troppo tempo le sorti della Regione. Le è mancato il collante. Per stare insieme, due persone devono avere anche delle affinità elettive. Sovente, però, queste affinità sono mancate, ed a volte anche in modo piuttosto clamoroso, non solo su fatti spiccioli e concreti, ma addirittura su questioni di principio.
La riconferma della validità di queste mie affermazioni mi è offerta da un documento politico, che, proprio in questi giorni, è stato oggetto di attenta analisi da parte di tutti noi. Se i Democratici Popolari hanno ritenuto di dover dare un giudizio così pesante nei confronti della Democrazia Cristiana, che scava profondamente nelle viscere della stessa Democrazia Cristiana, io mi chiedo come possano poi, queste stesse forze, convivere all'interno di un esecutivo. Il Segretario del Movimento degli A.D., infatti, ha affermato quanto sto per leggere, anche se non vi leggerò tutte le pagine, così, dal contesto, riuscirete forse a trarre maggior contezza del relativo significato. Mi limiterò a leggervi due semplici "flash".
L'Assessore Lanivi, riferendosi ad uno dei più consistenti alleati di governo, perlomeno sul piano della rappresentanza consiliare, dice: "Ciò che non condividiamo con la direzione regionale della Democrazia Cristiana è la sua concezione di un proprio proconsolato locale, legittimato da Roma, ed il suo concetto della politica come detenzione ed esercizio del potere". Se le parole sono pietre, io credo che queste parole abbiano pienamente lapidato la Democrazia Cristiana.
BORBEY (fuori microfono): Leggi tutto!
TORRIONE (P.S.I.): Mi è stato detto che l'avete già letto. Me lo auguro, perché non avete ancora reagito.
BALDASSARRE (fuori microfono): Reagiranno, reagiranno!
TORRIONE (P.S.I.): Per carità, io non ho visto molte reazioni e credo che ormai sia troppo tardi, perché siamo quasi alla fine! Ma se acqua ha da cambiare il corso...!
C'è un'altra frase che è piuttosto sintomatica del...
BORBEY (fuori microfono): Basta che se ne parli!
TORRIONE (P.S.I.): Basta che se ne parli? Ne ha parlato lui, figurati se non ne parlo io!
Mi ha colpito profondamente anche un altro passo, nel quale il Segretario Lanivi, sempre rivolto alla Democrazia Cristiana, dice: "C'è un'alternativa a quella che noi proponiamo? Non presumiamo certo, noi, di avere la verità in tasca. Lo si dica e siamo pronti al confronto ed al dialogo, ma non si proponga l'alternativa del niente!".
Ora io lascio a voi qualsiasi ulteriore commento.
(...INTERRUZIONE del Consigliere Borbey...)
TORRIONE (P.S.I.): Il niente può essere per me, caro Consigliere Borbey; ma io non sono della Democrazia Cristiana, come lo sei tu, e queste pietre le ha tirate sulla tua testa e non sulla mia! Il Segretario Lanivi, infatti, non ci ha degnati neppure di un cenno. Tuttavia, in questo caso e visto il contesto, è meglio che non abbia parlato, perché quando ha parlato ha scritto e detto proprio queste cose.
MAQUIGNAZ (fuori microfono): Leggi tutto!
TORRIONE (P.S.I.): Consigliere Maquignaz, io non lo leggo tutto, te lo leggi poi tu! Vuoi darne una spiegazione autentica? Fallo per conto tuo! Io dico solo e ribadisco con forza che, obiettivamente, se i giudizi sono questi, al termine di una legislatura o, meglio ancora, al termine di un lungo periodo di governo insieme, chiedo proprio a tutte le forze politiche ed alla stessa Democrazia Cristiana se non sia il caso di fare una certa riflessione. Perché? Perché, obiettivamente, tra la Democrazia Cristiana e questi nuovi A.D.P., rigenerati dalla Segreteria Lanivi, i punti di contatto sono ben pochi. Possiamo dire di essere tornati indietro, addirittura al 1970.
POLLICINI (fuori microfono): Al tempo di Craxi e De Mita!
TORRIONE (P.S.I.): Ma lascia stare il tempo di Craxi! Cosa c'entrano Craxi e De Mita? Tu pensa per un attimo a quello che è stato scritto qui! Io dico solo che, attraverso la durezza del linguaggio, si percepisce senz'altro un certo stato d'animo. Il Segretario degli A.D.P. ha ritenuto opportuno usare questo linguaggio, ebbene questo linguaggio è la testimonianza di un certo stato d'animo...
POLLICINI (fuori microfono): L'inaffidabilità dei Socialisti è già stata dichiarata da De Mita. Siete inaffidabili!
PASCALE (fuori microfono): L'inaffidabile n. 1 è la D.C.! Pensa a quello che è successo al "cartello"!
TORRIONE (P.S.I.): Io non voglio accettare la provocazione, perché ho capito qual è il trucchetto: quando qui si affonda, allora si cerca il diversivo in campo nazionale. Dopo quello che di essa ha detto il Segretario Lanivi, invece, caro Consigliere Pollicini, tu mi devi dire se questa Democrazia Cristiana sia affidabile o meno. E questo non lo devo chiedere a Craxi, ma lo devo chiedere a voi.
MAQUIGNAZ (fuori microfono): È un rapporto di amore e odio.
TORRIONE (P.S.I.): Adesso il Consigliere Maquignaz, oltre all'autonomia cosmica, ha inventato anche il rapporto di amore e odio. E va bene, allora se è così, prendiamo pure lo spunto da quest'ultima affermazione ed accettiamo questo rapporto di amore e odio. A questo punto, però, vorrei proprio sapere dove sia l'amore, e lo chiedo a voi che fate parte di questa maggioranza.
Ebbene, io credo che questa considerazione sulle gambe, e cioè sulla formula politica, parli da sola, nel senso che non abbisogni di ulteriori commenti. Su questo argomento specifico noi tutti dovremo riflettere dopo le elezioni del 1988. Questa riflessione competerà a noi per primi, ma competerà anche alle forze che hanno condiviso le responsabilità di governo - e parlo dell'Union Valdôtaine e della Democrazia Cristiana - in questi ultimi quattordici anni, che non sono certamente pochi.
Ritorno al documento programmatico. Perché? Perché ritengo essenziale che ci si soffermi sui propositi politici di questa Giunta, che, con quel programma, si proponeva di trasformare sostanzialmente il modo di essere di questa nostra Regione, che io non credo possa essere identificata in una specie di isola felice, perché ciò sarebbe un errore veramente grossolano.
La relazione dell'Assessore Martin ha dipinto la Valle d'Aosta come un quadro discretamente confortante. Ma, se è vero che la nostra Regione può sicuramente vantare dei primati sul piano del benessere, è altrettanto vero che in Valle d'Aosta esistono ancora sacche di arretratezza e, all'interno della società valdostana, esistono ancora cause di profondo malessere, che noi, come amministratori, abbiamo il dovere di registrare e, se possibile, di eliminare. Mi riferisco a due fenomeni che, ormai, sono sotto gli occhi di tutti: il fenomeno della droga e quello dell'alcolismo, che, peraltro, sono fenomeni più tipici di società che stanno bene, che non di società che non stanno bene.
Al di là di questa considerazione, che non può valere in assoluto, noi dobbiamo riflettere su questi due drammi che travagliano la nostra società, per cercare di eliminarli.
Continuando sulla stessa falsariga del programma, alle pagine n. 1 e 2 trovo un'affermazione che riguarda il particolarismo valdostano. Su questo terreno noi abbiamo già sollecitato un dibattito in quest'aula, anche perché uno dei presupposti di questo capitolo è il bilinguismo. Sembra impossibile che questo argomento sia trattato da tutti noi - e non faccio alcuna differenza tra maggioranza e minoranza - sotto l'assillo di una vertenza sindacale. Questo presuppone un atto di profonda autocritica da parte di tutta la classe dirigente valdostana. Se è vero, infatti, che il bilinguismo è il presupposto, o meglio il caposaldo essenziale, della nostra autonomia, ebbene, allora, noi non dobbiamo né monetizzarlo, sotto certi aspetti, né trattarlo come un elemento di secondaria importanza. Una volta scaduto al livello di contrattazione sindacale, il principio del bilinguismo necessita, per forza di cose, di una sua ridefinizione; e devo dire che la riflessione deve essere fatta sull'essere della nostra società, sulle sue trasformazioni e soprattutto sulla scuola valdostana.
L'Assessore Martin ha detto che la nostra è l'unica Regione che paga gli insegnanti. Se questo impegno finanziario è così notevole per noi, che ce ne siamo voluti assumere l'onere in prima persona, ebbene, abbiamo anche il dovere di ridiscutere il ruolo della scuola valdostana nell'ambito della società valdostana, perché questa scuola, nonostante i propositi presenti nel programma, ha ben poco, sul piano della sostanza, che si riferisca alle peculiarità della nostra Regione.
Perché dico questo? Perché il dibattito che si aprirà in sede di Commissione e di Comitato ristretto non dovrà sicuramente andare a ledere il principio dell'indennità di bilinguismo, stabilito tra l'altro da una legge statale, ma dovrà esaminare, da un punto di vista strettamente politico, che cosa rappresenta la lingua francese in Valle d'Aosta, nell'anno di grazia 1988. Una riflessione complessiva, intorno a questo tema, deve essere fatta, al di là, ovviamente, del pagamento o meno dell'indennità.
Noi, come si suol dire, riteniamo che il discorso sia andato un po' troppo in là, ma questo è il risultato di una mancanza di considerazione e di una sottovalutazione dello specifico problema che ha svilito il principio del bilinguismo facendolo scendere al livello di una vertenza sindacale. Mi rendo perfettamente conto che tale questione non è di facile soluzione, ma ritengo, però, che debba essere valutato con la dovuta attenzione, a prezzo di non essere più considerati valdostani.
Vengo ora ad un altro capitolo che credo denunci alcune carenze dell'attuale formula politica. Uno specifico paragrafo del programma trattava dei rapporti tra Stato e Regione, ma le insufficienze in merito sono state così evidenti da richiedere un lungo discorso, anche perché non è stato risolto neanche uno dei relativi problemi. Mi riferisco, ovviamente, ai temi della revisione della legge elettorale per l'elezione del Parlamento europeo, alla modificazione della legge elettorale per l'elezione del Consiglio regionale, all'attribuzione alla Regione della potestà legislativa in materia di organizzazione comunale, alla soluzione delle questioni del Parco del Gran Paradiso e dell'Ospedale Mauriziano.
Perché dico che l'intervento di questa formula politica è stato insufficiente? Perché, in cinque anni, non sono stati fatti passi in avanti sui problemi che ho appena accennato.
Devo riconoscere che intorno alla questione Parco, che mi sta particolarmente a cuore, è sostanzialmente cambiato l'atteggiamento della Regione, però la trattativa è ancora in corso e non se ne intravede ancora la fine.
Orbene, è necessario avere un rapporto di tipo diverso con lo Stato. Sovente, infatti, non serve la conflittualità, ma il confronto. La circostanza che il Presidente della Giunta sia stato ricevuto soltanto ieri dal Capo del Governo è un dato di fatto che ci deve far meditare e riflettere.
Fra i presupposti di questo programma ce n'era uno che io ritengo debba essere posto a fondamento della nostra macchina autonomistica. Mi riferisco alla riorganizzazione dell'Amministrazione regionale. So che non è facile e so che, quando si cerca di considerare a fondo i problemi della burocrazia regionale, si ledono certi interessi. Si prospettava, però, l'esigenza di darle un assetto diverso. Ciò è stato fatto sul piano della riorganizzazione degli uffici, nel senso che la nuova pianta organica delinea un nuovo assetto, ma non è stato fatto sul piano strettamente giuridico, che è importante quanto quello organizzativo e quello economico.
Ritengo che il dotare l'apparato burocratico della Regione di una struttura agile e snella debba essere uno dei principali impegni programmatici.
Assessore Martin, se noi riflettiamo un po' sul bilancio, scopriamo che la presenza di una massa residuale così ingente testimonia non di una accelerazione della capacità di spesa, ma di un suo notevole ritardo. Ciò è dovuto anche ad una causa interna che ci riguarda più da vicino, ed intendo alludere al personale o, meglio ancora, alla sua organizzazione.
In un altro paragrafo si dice: "Il territorio della nostra Regione è una ricchezza". Con amarezza devo constatare che, su questo piano, al di là dell'affermazione di principio, identificabile con la istituzione dell'Assessorato all'Ambiente, è stato fatto molto poco e quel poco è stato fatto con notevole ritardo. Manca una legge-quadro sull'ambiente, pur trattandosi di una richiesta da noi avanzata da ben quattro anni; manca una legge sui parchi, sull'impatto ambientale e sulla caccia. Eppure si tratta di elementi che ci aiutano a preservare il nostro territorio, che non può più essere ulteriormente usato ed usurato, ma deve essere salvaguardato ad ogni costo, a prezzo dell'esistenza della nostra stessa autonomia.
È doveroso proporre questo discorso in termini accorati, perché sinora il problema è stato affrontato ed impostato in termini piuttosto riduttivi, mentre io credo che, al di là delle cifre che ci sono state fornite dall'Assessore Martin, si debba fare un notevole sforzo per migliorare la qualità dell'ambiente che concorre a migliorare la qualità della vita.
Mi rifaccio ora al ruolo dell'Amministrazione regionale, per smentire alcune affermazioni fatte dall'Assessore Martin. Diceva il programma:
"Il ruolo della Regione non può essere né di tipo assistenziale, cioè di protezione e di accettazione acritica di ogni iniziativa avviata o proposta, né di tipo dirigistico, cioè di pretesa di imporre una guida esclusiva alla vicenda regionale, con l'assunzione di ogni responsabilità.
Si prefigura un diverso ruolo della Regione, che da un lato sia di attuazione puntuale e corretta delle proprie responsabilità nelle decisioni di ordine regionale e, dall'altro, di riconoscimento di autonoma responsabilità che complessivamente devono concorrere alla crescita regionale".
Ebbene, affinché il mio discorso non sia frainteso, riconosco che si è fatto senz'altro un notevole sforzo per decentrare dei fondi ai comuni - questo deve essere debitamente sottolineato e poi farò in merito un certo discorso -, però è mancato il trasferimento ai comuni di certe funzioni. Questo tema è legato a quello più specifico delle competenze, al quale mi sono riferito in precedenza. Se non si procede in tal senso, ha ragione l'Assessore Martin quando dice che tutto parte da "mamma Regione", che tutto è determinato da "mamma Regione": l'aspetto economico, quello culturale ed anche quello più specifico delle collettività minori, che devono vivere, ma non solo attraverso i sia pur cospicui finanziamenti della Regione, perché devono anche essere espressione di una cultura diversa che, per qualche verso, deve contrapporsi a quella regionale.
Sotto questo aspetto, invece, secondo la relazione dell'Assessore Martin, abbiamo realizzato una sorta di socialismo reale, in quanto l'economia regionale è stata completamente assorbita dall'opera della Regione. Questo fatto avrà notevoli conseguenze in futuro, soprattutto se guardiamo al 1992.
Ci sono settori che, nonostante questo massiccio intervento, non hanno presentato caratteri di novità, come l'agricoltura o come nella stessa politica industriale, nella quale, al di là di alcuni lodevoli progetti dei quali occorre dare atto all'Assessore, si evidenziano profonde discrepanze, che, per esempio, proprio in questi ultimi anni, hanno reso possibile il verificarsi di una vicenda triste e desolante come quella della MULTIBOX.
Sarebbe troppo facile fare un "excursus" nel settore terziario, che non presenta un progetto complessivo perché non esiste un piano urbanistico regionale: non si può programmare il turismo se prima non si programma il territorio. A mio avviso si tratta di un'esigenza vitale, perché, solo dopo aver predisposto un piano urbanistico di insieme, noi possiamo porre mano ad un piano turistico regionale che comprenda l'intero comparto, analizzato attraverso tutte le tessere che compongono questa specie di mosaico: il turismo culturale, il turismo termale, il turismo ecologico e quello scolastico, che, invece, sono stati lasciati in una sorta di dimenticatoio. In questo bilancio, infatti, non si fa quasi alcun cenno a questi aspetti.
Questo piano turistico servirebbe ad eliminare il problema della stagionalità. La Valle d'Aosta non deve essere appetibile soltanto d'inverno - per quest'ultima stagione è stato addirittura benemerito l'intervento effettuato a favore degli impianti di risalita -, ma deve ricercare e qualificarsi per una sorta di attività turistica che non soffra del "male stagionale", cioè del turismo stagionale, sia esso estivo o invernale. Essa, infatti, ha la potenzialità per vivere di attività turistica per tutto il corso dell'anno. Per far ciò, ovviamente, occorre dotarsi di una politica turistica di tipo diverso.
Ho fatto questa breve "incursione" nel programma per ricordare che questa legislatura, indubbiamente, ha prodotto dei frutti, e non poteva essere diversamente, specie se poniamo mente alla grande massa di denaro che sicuramente rende più benevolo il giudizio nei confronti di questo Governo. È chiaro che, se facciamo un confronto tra l'attività di questa Giunta e quella delle Giunte operanti quando non vigeva ancora l'attuale riparto fiscale, se ne avvantaggia senz'altro l'attuale Giunta, che, per qualche verso, - e non farò delle cifre, cosa che del resto sarebbe troppo facile - ha potuto beneficiare di una condizione di privilegio che non riteniamo possa o debba condizionare l'attività dell'Amministrazione regionale. Si muore, infatti, per troppo denaro, così come, del resto, si muore anche per troppo poco denaro!
Mi auguro, invece, che la prossima legislatura pensi anche ad un diverso assetto della finanza e credo che sarà costretta a fare una riflessione in tal senso da quella direttiva CEE che prevede l'eliminazione delle barriere doganali.
Vorrei entrare nel merito di questo bilancio che, dal Presidente della Giunta, è stato raffigurato come una specie di corpo umano. Ebbene, tale rappresentazione fa senz'altro supporre che in quel corpo esistano delle potenzialità che, però, non riescono ad esprimersi. A mio avviso è stato un errore grossolano l'aver progettato un bilancio di transizione, un bilancio cioè che guarda solo alle elezioni regionali. Perché faccio questa considerazione? Obiettivamente occorre riconoscere che questa Giunta avrebbe dovuto fare uno sforzo più complessivo, non guardando solo l'esistente, ma proiettando anche la sua volontà politica e programmatica nel futuro, visto e considerato che esiste una notevole disponibilità finanziaria. Un anno perso, a causa di un bilancio che è la fotocopia del bilancio dello scorso anno, può avere delle conseguenze negative per diversi anni sul modo di procedere della nostra collettività. Il nuovo bilancio non doveva essere una piatta ed opaca ripetizione di quello dello scorso anno, ma la testimonianza di una precisa volontà della Giunta di proiettare nel futuro i suoi impegni.
Voglio far rilevare all'Assessore Martin che, nell'esaminare questo bilancio, credo che ci si debba cominciare a preoccupare. Non sono un tecnico di cifre, però anch'io ho colto l'aspetto negativo della notevole lievitazione delle spese correnti, che hanno raggiunto il 52% dell'intero bilancio "reale", che è di circa 960 miliardi, rispetto a quelle di investimento. Questo dato deve farci preoccupare e deve essere da noi interpretato come una specie di campanello d'allarme che ci consente di intravedere che, nel funzionamento della macchina burocratica, le spese correnti vanno a detrimento delle spese di investimento.
Da questa prima considerazione ne di scende un'altra, sempre di tipo contabile. Mi riferisco all' "escamotage" dell'accensione del mutuo, che per la terza volta viene inserito nel bilancio dall'Assessore Martin che, in questo, si è rivelato un abile prestidigitatore. Perché dico questo? Perché ogni anno ci fa il gioco delle carte. Dov'è il mutuo? Dov'è il mutuo? Uno due e tre, uno due e tre, ed il mutuo gira, come un fantasma, tra le pieghe del bilancio regionale. 110 miliardi una volta, 150 miliardi un'altra e poi l'Assessore Martin viene a dirci che l'avanzo di amministrazione non esiste più e che si tratta solo di 15 miliardi. No no, caro Assessore Martin, perché, come si dice a Napoli: "Accà nisciun'è fesse!". Sappiamo benissimo, infatti, che l'Amministrazione regionale non contrarrà mai quel mutuo, che invece è una sorta di arma segreta, anche se non troppo, per nascondere le pecche dell'Amministrazione regionale. Dai 960 miliardi del bilancio reale, infatti, noi dobbiamo togliere i 150 miliardi del mutuo che non sarà mai acceso. Ma con quali risorse finanzieremo la spesa?
A mio parere c'è qualcosa che non funziona: o questa Amministrazione non ha capacità di programmare e di proiettarsi nel futuro, oppure, se c'era effettivamente l'esigenza di contrarre il mutuo, l'Assessore Martin l'avrebbe già fatto. Una volta ha trovato l'"escamotage" di imboscare dei soldi presso la FINAOSTA, ed è un dato reale perché la Finanziaria regionale ha una dotazione complessiva di ben 530 miliardi che sono investiti tutti in BOT, tant'è che la FINAOSTA può essere definita come una vera e propria banca regionale. Mi auguro che l'Assessore possa smentirmi...
(...INTERRUZIONE del Consigliere Tamone...)
TORRIONE (P.S.I.): Per carità! Io mi smentisco da solo, però prego l'Assessore di prendere atto di questo dato.
Questo discorso di carattere generale, ma anche specifico perché riferito ad un bilancio che - ripeto - è caratterizzato, tra le altre cose, dalla pochezza dell'impostazione, può essere inserito nel più vasto riferimento al programma politico e amministrativo di questa Giunta.
Abbiamo visto i dati politici, ho cercato di evidenziare anche i dati contabili ed ora pertanto credo di poter dire che noi diamo un giudizio sostanzialmente negativo, non, però, per partito preso, perché riconosciamo che in certi settori sono stati fatti degli interventi che non possiamo non sottolineare. Nel settore della casa, per esempio, si riscontrano dei meriti che noi attribuiamo a questa Giunta che ha saputo concepire una legge capace di far scendere in Valle d'Aosta la tensione intorno alla questione casa e di appagare un giusto e legittimo bisogno della gente. Non vogliamo, infatti, che si creda che il nostro Partito si sia messo a fare opposizione per il semplice gusto di farla. Noi abbiamo cercato di fare un'opposizione di tipo diverso, un'opposizione non crudele ma costruttiva, ed abbiamo cercato di dimostrarlo concretamente.
Termino il mio intervento dicendo che, facendo seguito a questa impostazione generale, noi riproponiamo all'attenzione della Giunta e del Consiglio alcune esigenze che, per conto nostro, sono improcrastinabili.
Abbiamo appreso con piacere che anche il Presidente della Giunta, nel corso della sua relazione, si è posto il problema della riforma statutaria. Noi l'avevamo già posto cinque anni fa, ma lo riproponiamo ancora, perché riteniamo che, per rilanciare la nostra autonomia, sia necessario ed indispensabile mettere mano alla riforma statutaria.
Un'altra riforma che sollecitiamo è quella relativa alla burocrazia regionale.
Altro elemento che può dare un nuovo assetto alla mappa del potere regionale è la riconsiderazione delle competenze assessorili.
Credo che queste tre riforme potrebbero dare un aspetto nuovo all'Amministrazione regionale.
Risottoponiamo ancora una volta alla attenzione del Consiglio l'esigenza di istituire alcune facoltà universitarie anche in Valle d'Aosta, visto e considerato che i bei propositi formulati l'anno scorso dalla Regione, di dar vita a corsi a livello universitario, sono spariti dal bilancio. Non tutte le facoltà possono essere insediate in Valle d'Aosta, ma alcune facoltà strettamente connesse alle particolarità etnico-linguistiche ed ambientali della nostra Regione potrebbero sicuramente servire da fermento culturale e contribuirebbero a far maturare la nostra collettività.
Vista la notevolissima massa residuale, che non grava solo sull'Amministrazione regionale, ma anche sui comuni, per incapacità strutturali, nonostante i finanziamenti della Regione, ed impedisce di compiere interventi nel settore delle opere pubbliche, noi riteniamo che sia arrivato anche il momento di pensare ala creazione di un'azienda regionale per i lavori pubblici, che affronti la realizzazione delle opere di pubblica utilità con un altro spirito manageriale, facendo funzionare un settore vitale, non solo per l'Amministrazione regionale, ma anche per i comuni.
Ecco, il pacchetto che noi sottoponiamo all'attenzione del Consiglio è costituito da questi buoni propositi che, ovviamente, valgono per l'avvenire. Ci rendiamo conto che non sono altro che petizioni teoriche, ma qualcuno, nel corso di una conferenza stampa tenuta qualche giorno fa, ha giustamente sollecitato anche le forze di opposizione ad essere propositive. Non è la prima volta che noi scioriniamo questi argomenti in Consiglio, ma lo facciamo perché il confronto, sovente sollecitato dal Presidente della Giunta, avvenga su cose reali e concrete, in modo che serva a far crescere la collettività valdostana, che non ha bisogno di essere apprezzata solo sotto l'aspetto del benessere materiale, ma ha anche bisogno di essere apprezzata e valorizzata per qualche aspetto o motivo spirituale. Io credo in questo e, recuperando una vecchia affermazione di Erik Frömm, ritengo che ognuno di noi, guardando nel proprio intimo, debba scegliere tra l'essere e l'avere.
Essendo l'avere ormai abbastanza diffuso, ora bisogna pensare a quell'essere che il Presidente della Giunta ha posto, seppure per analogia, al centro della sua relazione. Noi dobbiamo guardare al modo di essere della nostra valdostanità, dobbiamo ricuperare dei valori culturali che guardano al nostro passato, non certo in senso contemplativo, ma per trarne aiuto nella nostra proiezione verso il futuro.
Credo che noi dobbiamo ipotizzare fin d'ora quale sarà la collettività valdostana del 2000. Per far ciò dobbiamo agire con tutte e nostre migliori energie ed io ritengo che, solo attraverso un ricupero di spiritualità e di valori culturali, la gente valdostana riuscirà ad essere ed a rimanere se stessa. Grazie.
Si dà atto che alle ore 10,12 assume la Presidenza il Vicepresidente DE GRANDIS.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (A.D.P.): Quest'anno ci prepariamo ad approvare l'ultimo bilancio regionale prima della fine della legislatura. È nostro dovere, quindi, fare alcune considerazioni di carattere generale sul lavoro svolto, per verificare in che misura ed in che modo il programma di legislatura, proposto dalle forze che compongono la maggioranza, ha trovato attuazione e per valutare l'impatto degli interventi sull'economia della nostra Regione e sulla qualità della vita della popolazione.
Scusate se mi tolgo gli occhiali, ma mi danno un certo senso di fastidio, perché creano due fuochi diversi. Preferisco metterli via, così evito problemi di vista: vicino, infatti, vedo bene, ma lontano vedo tutto confuso...
(...INTERRUZIONE...)
MAQUIGNAZ (A.D.P.): Occorre rilevare innanzitutto che questa legislatura è stata costantemente caratterizzata da tre fattori: la stabilità politica ed amministrativa, l'efficienza dell'azione amministrativa e l'articolazione armonica degli interventi su tutto il territorio della nostra Regione.
La combinazione di questi tre fattori ha consentito alla nostra Regione di raggiungere dei risultati che noi definiamo ottimi sul piano della qualità. Ritengo importante sottolineare l'estrema importanza dell'interconnessione di questi tre fattori. Non esiste efficienza senza stabilità, non esiste articolazione degli interventi senza efficienza. Questi tre fattori hanno rappresentato il perno dell'attività amministrativa.
Sul piano del metodo, l'azione amministrativa è stata caratterizzata da due aspetti fondamentali: la consultazione costante dei rappresentanti delle varie organizzazioni di categoria, dei sindacati, ed il confronto costante con tutti i comuni della nostra Regione. Questi due aspetti hanno reso possibile un notevole livello di partecipazione alla gestione della cosa pubblica da parte di tutta la comunità valdostana.
Nell'attuale momento storico, politico e sociale non credo che sia possibile ottenere un maggior livello di partecipazione, specie se si tiene conto del fatto che, in una piccola dimensione come quella della nostra Regione, esiste un rapporto diretto tra il cittadino e l'amministratore.
Ma allora - mi direte voi - perché, qui in Valle d'Aosta, qualcuno si lamenta? Io credo che, al di là del fatto che alcuni si lamentano perché sono abituati a farlo, esistono effettivamente dei motivi che possono giustificare certe lamentele. Occorre dire, innanzitutto, che forse abbiamo commesso qualche errore. Chi non fa, non falla.
Esistono poi, all'interno della nostra comunità, opinioni diverse sul modo di affrontare e risolvere determinati problemi. Non possiamo dimenticare, d'altra parte, che il gioco dialettico è una componente di fondo della democrazia moderna ed è bene che le dinamiche che alimentano il confronto e la discussione vivano nella nostra comunità.
Mi pare, però, che il lavoro di mediazione e di composizione delle tensioni, fatto dalla Regione, abbia riscontrato il consenso di una larghissima parte della popolazione valdostana. Non credo, infatti, che qualcuno, nella nostra comunità, si possa ritenere emarginato o non considerato, o possa sostenere che non si siano fatti tutti gli sforzi necessari per risolvere i problemi che di volta in volta si sono presentati.
Concordo, comunque, sul fatto che occorre intensificare gli sforzi per migliorare le condizioni di vita della fascia più debole della popolazione. Fortunatamente viviamo inseriti in una civiltà avanzata, però spesso ci dimentichiamo della parte più debole e, quindi, dobbiamo operare affinché vengano eliminate, nella nostra comunità, quelle situazioni che possono essere fonte di sofferenza e di infelicità.
Desidero soffermarmi su un terzo punto, che forse è quello che crea i maggiori malcontenti, e cioè sulla burocrazia. Dicono che Nerone non volesse bruciare i cristiani, ma la democrazia. Non so se questa interpretazione della storia romana sia giusta o meno, sono certo però che, se un ufficio regionale prenderà mai fuoco, ciò accadrà perché un sindaco disperato vorrà, probabilmente, bruciare qualche burocrate.
Non intendo certamente colpevolizzare più del dovuto i nostri funzionari, che, peraltro, sovente svolgono un ruolo encomiabile, ma desidero invece porre in evidenza l'astrusità e la difficoltà di alcune nostre leggi, la proliferazione di commissioni e sottocommissioni, consultive e di controllo, e l'eccessiva burocratizzazione delle pratiche amministrative.
Cosa fare? Io non lo so e non ho competenza in materia. Mi preme, però, sottolineare che l'eccessiva burocratizzazione crea un rapporto di dipendenza tra l'amministratore e l'amministrato. Tale rapporto umilia la dignità della persona e può compromettere il senso della democrazia.
Come vedi, caro Consigliere Mafrica, anche noi abbiamo il coraggio di fare un'analisi sulle cose che non funzionano. Mi potrai dire che la mia analisi è succinta, breve ed un po' superficiale, ma, d'altra parte, spetta all'opposizione evidenziare i limiti e gli ostacoli che incontra l'azione di governo ed alla maggioranza spetta il compito di rimuoverli. Credo che vada interpretato appunto in tal senso il rapporto dialettico tra la maggioranza e l'opposizione. Credo anche che il nostro atteggiamento nei confronti dell'opposizione sia stato ispirato all'abilità, alla prudenza e all'attenzione, anche se, per la verità, ci dobbiamo lamentare per alcuni comportamenti, nei nostri confronti, che talora sono stati ispirati più dall'intento polemico e dal rancore che non dalla volontà di contrastare delle scelte sbagliate.
Con l'opposizione, infine, noi vorremmo creare, o meglio continuare ad operare in unità d'intenti o mantenere un atteggiamento comune su alcuni problemi che, per la loro importanza e specificità, assumono notevole rilevanza sotto l'aspetto istituzionale. Mi riferisco ai rapporti tra lo Stato e la Regione, alle norme di attuazione, al problema del Mauriziano, al problema del trasferimento delle norme amministrative in materia elettorale ed al problema del Parco.
La questione del Parco, in particola re, come tutti sappiamo, è stata fonte di grandi tensioni. Le popolazioni interessate si sono sentite oppresse da un ente che, anziché perseguire una politica di armonizzazione tra i vari interessi e tra le diverse esigenze, si è fatto purtroppo coinvolgere dalla logica deleteria del protezionismo oltranzista. Pazienza! Spetta a noi usare il buonsenso e l'intelligenza per dirimere la questione, nella tolleranza e nel rispetto delle prerogative della nostra autonomia e nel rispetto delle esigenze della popolazione del Parco. Sì, quindi, ad un Parco, ma ad un Parco a misura d'uomo.
Il discorso sul Parco non può non richiamare la nostra attenzione sul problema dell'ambiente, che è stato lungamente discusso nel corso del nostro congresso. L'evoluzione dell'ambiente può essere garantita solo nel rispetto dell'identità del territorio valdostano. Quest'ultimo è un patrimonio unico e irriproducibile. L'identità dell'ambiente è la vera ricchezza del mondo valdostano. L'identità del territorio è la manifestazione della cultura e dell'autonomia della gente valdostana.
Questi sono stati i temi che abbiamo cercato di approfondire e di dibattere. Riteniamo, quindi, che la difesa dell'ambiente non sia una battaglia esclusiva dei Verdi, ma sia, soprattutto, una questione che riguarda la vita futura. Crediamo, anzi, che il problema debba essere considerato in termini più ampi, nel senso che l'atteggiamento dell'uomo nei confronti dell'ambiente e dei vari problemi che riguardano l'umanità debba essere considerato soprattutto sotto il profilo etico. Occorre, quindi, come sostiene Salvatore Béthaz, docente di filosofia politica:
"Riflettere sulla necessità di porre al centro il diritto morale dei cittadini e dei loro figli. Dobbiamo riconoscere di non avere un dominio onnipotente sul futuro e rispettare il diritto etico di chi ancora non è nato. In tale senso, quindi, vanno considerati i problemi dell'ambiente, della pace, dell'ingegneria genetica e tutti gli altri problemi che interessano l'umanità, primo fra tutti quello che riguarda l'energia nucleare, la cui utilizzazione potrebbe pregiudicare non solo la nostra vita, ma anche la vita delle generazioni future".
L'atteggiamento etico dell'uomo assume, quindi, un'importanza primaria e, secondo me, tende a superare la tradizionale distinzione tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti, tra laici e cattolici.
La persona umana in quanto tale, come è stato ricordato nella relazione del Presidente della Giunta e come ricorda Manuel Mounier, ritorna al centro dell'universo.
Dopo l'ambiente ed il territorio, credo che sia d'obbligo fare un breve riferimento alla famigerata caccia, tanto deplorata da Celentano, nel corso del suo spettacolo, ma così utile a garantirgli ulteriore pubblicità. Non intendo certamente atteggiarmi a difensore d'ufficio della caccia, anche perché non è il momento più opportuno, né intendo enfatizzare, in questa sede, il ruolo dell'attività venatoria; desidero soltanto sottolineare la legittimità di questa passione o meglio la sua esistenza.
In altri termini ed a mio parere, si tratta di adottare una regolamentazione di questa attività, che tenga conto, da una parte, della tradizione venatoria, e, dall'altra, della necessità di conciliare l'esercizio di tale attività con la più generale esigenza di tutela della fauna.
Sul piano del metodo, credo che si debbano abbandonare gli atteggiamenti di intolleranza. Rigoni Stern, nel suo libro "Il bosco degli urogalli", ha esplicitato - per usare un'espressione tanto cara al Consigliere Torrione - un "modus vivendi" tra cacciatori e protezionisti.
Detto questo, desidero richiamare la vostra attenzione su di un breve esame dell'azione di governo nei vari settori economici della nostra Regione. Noi diamo un giudizio positivo dell'azione del governo, non tanto perché facciamo parte della maggioranza, ma perché abbiamo potuto constatare di persona che, nella nostra Regione, il processo di modernizzazione delle strutture di fondo che sostengono la nostra economia è in fase avanzata.
Mi riferisco, ovviamente, alle strutture alberghiere, agli impianti di risalita, alle infrastrutture sportive, ai caseifici, ai centri di raccolta, commercializzazione e di lavorazione dei prodotti della nostra Regione. Mi riferisco anche all'industria, che, nonostante le difficoltà, sta trovando un modo nuovo, moderno e conforme alla specificità della realtà valdostana. Mi riferisco anche alle strutture di distribuzione dei servizi sanitari, sociali e culturali, che sono state articolate su tutto il territorio della nostra Regione: centri traumatologici, poliambulatori, biblioteche, scuole e centri di cultura.
Nei prossimi anni queste strutture saranno completate e così avremo le basi che consentiranno ai vari settori dell'economia di sviluppare al massimo le rispettive potenzialità. La stessa cosa dicasi per i servizi e la viabilità.
Ci stiamo dirigendo, in sostanza, verso la creazione di una Valle d'Aosta moderna, caratterizzata da una fase di terziarizzazione legata soprattutto al turismo e da una fase di deindustrializzazione del sistema locale. Nei prossimi anni, il processo evolutivo dipenderà dai seguenti fattori:
- la qualità, come fattore chiave di successo;
- l'introduzione dell'innovazione, come determinante competitiva;
- l'apertura all'esterno, come fattore necessario di collegamento per un'economia sempre di più interdipendente;
- le telecomunicazioni e l'informazione.
Noi ci dobbiamo confrontare con questo nuovo modello di sviluppo, tenendo conto del fatto che per la Valle d'Aosta si è chiusa una fase caratterizzata dalla rendita di posizione ed è ora necessario un salto di cultura che deve essere profondamente radicato nel tessuto sociale ed orientato verso lo sviluppo. Occorre tener conto dell'internazionalizzazione del sistema valdostano, che è una delle condizioni necessarie, anche se non è sufficiente, allo sviluppo della Valle d'Aosta e, infine, devono essere mantenute salde le compatibilità fra sviluppo e ambiente, in modo che il primo non alteri l'identità della Valle d'Aosta.
In quest'ottica, la qualità degli uomini è, certamente, l'elemento centrale e credo che dovremo intensificare i nostri sforzi in questa direzione. L'uomo è anche, e non soltanto, il risultato dell'ambiente che lo circonda. Dobbiamo, quindi, creare le condizioni perché l'uomo possa esprimere al massimo le proprie capacità e potenzialità. La persona umana, ancora una volta, come ricorda Manuel Mounier, è al centro dell'universo; ancora una volta, come ci ricorda Teilhard de Chardin, l'uomo si sente cittadino dell'universo e partecipe di un grandissimo processo di crescita dell'umanità.
Credo che a questo punto siano necessarie alcune considerazioni di carattere politico. Non intendo certamente rispondere alle provocazioni dell'amico Consigliere Torrione, ma mi limito a spiegare in quattro parole la nostra posizione politica.
Desidero, innanzitutto, ribadire che noi riteniamo valida l'attuale maggioranza e che intendiamo rinvigorire la nostra collaborazione con l'Union Valdôtaine, come ha ricordato il Segretario Lanivi nel corso del nostro Congresso, con la quale costituiamo l'area autonomistica e pluralistica, che si muove sulla base di una comune visione politica e di convergenze programmatiche.
Desideriamo continuare la nostra collaborazione con la Democrazia Cristiana - e questa era la parte più caratterizzante del discorso del Segretario Lanivi al congresso degli A.D.P. - perché condividiamo la difesa e l'affermazione dei valori del cristianesimo, sui quali non si fonda solo la civiltà occidentale, ma si fondano anche le istanze più vere dei socialismo moderno.
Desideriamo continuare la nostra collaborazione con il Partito Repubblicano, il cui ruolo di serietà e di coraggio vogliamo, oggi, porre in evidenza. Così pure intendiamo continuare la nostra collaborazione con il Partito Liberale.
Con le forze della sinistra e della opposizione - come abbiamo già detto - intendiamo indispensabile avviare un lavoro di approfondimento delle rispettive posizioni, alla ricerca, soprattutto, di una unità di intenti sui temi di rilevanza istituzionale.
Detto questo, desidero, infine, ribadire la fedeltà e la lealtà politica del Gruppo consiliare degli A.D.P., i quali, in questi anni, hanno notevolmente contribuito a garantire la stabilità politica ed amministrativa nella nostra Regione.
Si dà atto che alle ore 10,44 riassume la Presidenza il Presidente BONDAZ.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Per ciò che mi riguarda, la relazione del Presidente della Giunta e quella dell'Assessore alle Finanze hanno cercato inutilmente di deviare il dibattito dal vero oggetto in discussione.
Il Presidente della Giunta, sorprendendo certamente il Consiglio, si è rifugiato in similitudini arzigogolate, stimolando forse la ricerca di parti del corpo umano dimenticate o assimilabili a qualche settore della vita politica valdostana.
L'Assessore alle Finanze ha dedicato la maggior parte del suo tempo all'illustrazione di una sorta di consuntivo delle magnifiche e progressive sorti di questa Valle negli anni di Giunta dell'attuale Presidente Rollandin.
Da questi tentativi di diversione noi ricaviamo la conferma del fatto che quello di cui si deve discutere, e cioè il bilancio di previsione per il 1988, non è poi così facile da magnificare, specie se si preferisce esporre arditi accostamenti politico-anatomici, oppure se si preferisce gloriarsi delle cose già fatte piuttosto che parlare dell'argomento all'ordine del giorno, appunto il bilancio del 1988.
Questo bilancio, al di là del colore verde della copertina, scelto forse in omaggio formale all'anno europeo dell'ambiente, al di là dei bagliori d'oro, che il Presidente della Giunta ha fatto balenare perciò che riguarda la miniera di Brusson, a nostro giudizio si presenta come un bilancio grigio, appiattito sull'esistente, costruito sulle consuete basi contabili, senza alcuno sforzo propositivo che guardi al di là del fatidico giugno 1988.
La Giunta ci ha tenuto a dire che non si tratta di un bilancio elettoralistico e che la scelta di non impostare cose nuove è un segno di rispetto per l'Esecutivo futuro. Noi non crediamo a queste argomentazioni. Il bilancio del 1988 è povero di proposte nuove, perché queste proposte o non sono state pensate o non sono state volute; perché ai fini elettorali si è fatta la scelta di continuare sui binari consueti, ritenendo che gli attuali meccanismi di spesa siano più produttivi di consenso di altri, magari innovativi, ma più rischiosi, perché non collaudati da anni e anni di gestione del potere.
Questa Giunta, più delle precedenti, punta sull'efficacia dei "mass media" e quindi ha fatto ogni sforzo per vendere bene la merce "bilancio". Si è cercato di presentare il bilancio come un documento credibile, realistico, un documento del buonsenso e del buon governo. Si è sostenuto che, grazie alla sana amministrazione, si è riusciti nell'intento di ridurre l'avanzo di amministrazione, si è risparmiato sulle spese correnti e si è fatto quanto umanamente possibile per migliorare la situazione. Si tratta, a nostro giudizio, di forzature propagandistiche, per non parlare di vere e proprie bugie.
L'avanzo di amministrazione, caro Assessore, non è mai stato ridotto: esso è stato semplicemente nascosto, con operazioni contabili ormai ripetutamente smascherate.
Una buona fetta dell'avanzo di amministrazione è nascosta nello stesso bilancio. Tutti sanno, ormai, che il mutuo di 151 miliardi, previsto per pareggiare le entrate, è una pura invenzione. Già negli anni passati, infatti, si è ricorsi allo stesso trucco contabile. Quei 151 miliardi di mutuo possono tranquillamente essere spostati nella voce "avanzo di amministrazione" e credo che, assieme ad essi, possano essere spostati anche almeno 200 miliardi dei 240 - Consigliere Torrione, sono 240 - depositati in banca od in titoli di Stato presso la FINAOSTA.
Avanzo c'era ed avanzo c'è, anche se una parte ha cambiato nome e viene chiamato mutuo, ed un'altra ha cambiato cassa venendo ad essere depositata presso la FINAOSTA invece che presso la cassa regionale.
Non voglio soffermarmi molto sulla scarsa credibilità delle cifre iscritte a bilancio. Basta osservare che le entrate di competenza per il 1987, che erano state presentate l'anno scorso sulla stima di 1.293 miliardi, sono state presentate nel bilancio per il 1988 come attestate sulla cifra di 1.382, per ciò che riguarda il 1987, quando già sappiamo che in un precedente provvedimento, votato da questo Consiglio, le competenze per il 1987 avevano raggiunto i 1.412 miliardi e che le cifre saranno ancora diverse nel consuntivo.
Ora io credo che non si possa sostenere che il bilancio è credibile e non si possa neppure sostenere che si è velocizzata la spesa, anzi, è vero il contrario, specie se ci si ricorda che la relazione al bilancio consuntivo per il 1986, ultimo consuntivo votato, riconosceva che la capacità di spesa, tra il 1985 ed il 1986 era scesa del 16%, passando dal 69,8% al 53,8%. In quell'anno si erano infatti accumulati 442 miliardi di residui passivi, pari al 46,2% delle somme disponibili.
L'entità dei residui passivi merita ancora un appunto. Soltanto in Valle d'Aosta ci si può permettere il lusso di non erogare una quota così grande delle cifre impegnate, circa il 50%. Per le altre regioni a statuto ordinario c'è meno da scialare, se è vero, come si apprende da una recente statistica pubblicata su "Il Mondo", che la Valle d'Aosta ha più residui passivi della Regione Calabria, che ne ha 441, e pochi meno della Regione Toscana, che ne ha 597.
La più clamorosa bugia contenuta nelle dichiarazioni dell'Assessore alle Finanze e ribadita nella relazione presentata ieri, che peraltro è pregevole, è quella secondo cui in questa Regione si sarebbero fatti sforzi per contenere le spese correnti.
È vero che, sia pure a malincuore, si ammette che, per l'anno 1988, le spese correnti aumenteranno del 4,4%, ma non è questo il punto: il punto è che occorre fare una riflessione seria sulla reale situazione di disponibilità di questa Regione.
L'Assessore Martin ci ha presentato una tabella in cui si nota che le spese correnti, a partire dal 1982, scendono sotto il livello del 50%, e sembra attribuirne il merito alla capacità di risparmio ed all'oculatezza dell'attuale Giunta regionale. L'Assessore Martin, però, ha dimenticato di precisare che tra il 1981 ed il 1982 è avvenuto un fatto molto importante, che ha cambiato la situazione finanziaria e la stessa vita economica della Valle d'Aosta: nel 1981, infatti, c'è stata l'approvazione del riparto fiscale, che trasferisce alla Regione i nove decimi di tutte le imposte percepite, compresa l'I.V.A. di sdoganamento sui T.I.R. in transito. Ciò ha portato ad entrate così consistenti per la Regione da collocarla ai vertici della disponibilità finanziaria per abitante.
Facciamo un confronto, perché a volte può servire. Nel 1986, a consuntivo, la Regione Valle d'Aosta aveva impegnato per spese correnti 340 miliardi, per i suoi 114.000 abitanti, vale a dire 3.035.000 lire pro capite. Nello stesso anno, la Regione Emilia-Romagna, sempre a consuntivo, aveva potuto impegnare 994.000 per abitante. Per ogni abitante della Valle d'Aosta, perciò, la Regione era in condizione di spendere, per spese correnti, circa il triplo di quanto poteva spendere l'Emilia-Romagna.
Sempre nel 1986, la Regione Valle d'Aosta aveva impegnato per investimenti 612 miliardi, vale a dire 5.369.000 lire per abitante. L'Emilia Romagna, nello stesso anno, aveva impegnato in valore assoluto più o meno la stessa cifra, 675 miliardi, ma ciò, per i suoi 3.900.000 abitanti, corrisponde ad una media di 173.000 lire pro capite.
Questo si verifica perché nelle altre regioni - ed è importante sottolinearlo - il bilancio è ormai molto rigido e soltanto il 10% o il 15% delle somme disponibili può essere destinato agli investimenti, mentre il resto è or mai bloccato dalle spese correnti.
Negli ultimi 5 anni la nostra Regione ha potuto destinare agli investimenti circa il 60% delle risorse disponibili. Dobbiamo dire che, quando si valuta la capacità di spesa e la capacità di governo, occorre anche tener conto delle condizioni in cui si opera. Noi non siamo tra quelli che dicono che ci sono troppi soldi, anche se talvolta, vedendo come sono spesi, potrebbe venire una tentazione simile.
Noi ci ricordiamo, e vogliamo ricordare agli amici degli altri movimenti e partiti, che quando la maggioranza sembrava ormai rassegnata ai sette decimi del riparto fiscale, i Comunisti si sono battuti, ad Aosta ed in Parlamento, per il ripristino dei nove decimi. Possiamo tranquillamente dire che, fino a quando avremo un peso, ci opporremo, sia ad Aosta, sia a Roma, contro ogni tentativo di ridurre le entrate della Regione Valle d'Aosta.
Occorre però ammettere che la Regione ha oggi una disponibilità finanziaria invidiabile, che influisce sia sulle sue possibilità di intervento, sia sulle condizioni di vita della popolazione. D'altronde, in una pubblicazione della Commissione CEE dedicata alla nostra Regione, si può leggere:
"In termini di prodotto interno lordo per abitante, la Valle d'Aosta si colloca in posizione nettamente superiore sia alla media comunitaria, sia a quella italiana ben più modesta, ad un livello molto superiore a quello di qualsiasi altro Paese membro; il più vicino, ma a ragguardevole distanza, è il Lussemburgo".
Amici della maggioranza, ammettiamo, quindi, una buona volta che qui non ci si trova, almeno da un punto di vista finanziario, in una colonia oppressa. Ammettiamo che l'autonomia, così com'è, con tutti i suoi limiti, ha prodotto qualcosa di buono e qualcosa ancora può dare. Ammettiamo che non occorre essere dei "Quintino Sella" per destinare, essendo al governo regionale, somme rilevanti agli investimenti. Ci sembra opportuno riflettere un poco di più su tale questione.
Domandiamoci piuttosto se gli investimenti che ci sono stati abbiano avuto effetti tutti positivi; se gli stessi non abbiano, per caso, introdotto delle distorsioni nell'economia valdostana; se non li si sarebbe potuti effettuare in altro modo; se non si sarebbe potuto fare di più e meglio. Se per ogni valdostano la Regione può investire almeno 30 volte di più di quanto avviene per il cittadino dell'Emilia-Romagna, che non è una tra le regioni più arretrate, possiamo onestamente dire che gli investimenti fatti in Valle d'Aosta, in termini di miglioramento dell'economia e di elevazione della qualità della vita, sono più produttivi o almeno equivalenti a quelli fatti altrove.
È questo il punto su cui occorre ragionare. Sarebbe sciocco dire che in questi anni, dopo l'approvazione del riparto fiscale, non si è fatto nulla: bisogna dare atto che è stata compiuta tutta una serie di interventi utili. Ma si è fatto abbastanza? Si è fatto tutto quello che si poteva fare?
Questa Giunta regionale ha potuto destinare agli investimenti, negli anni 1983-87, sommando le cifre a consuntivo dal 1983 al 1986 con le previsioni del 1987, almeno 2.200 miliardi. In che senso questa somma ha cambiato in meglio la solidità dell'economia valdostana? In termini di occupazione? Qualcosa sicuramente è stato fatto, ma noi vogliamo vedere le cose anche da un punto di vista opposto a quello in cui ci sono state presentate dalla Giunta. Senza tener conto dei posti di lavoro perduti alla MONTEFIBRE, all'ILSSA-VIOLA ed alla COGNE, dove pure c'è stata qualche responsabilità degli Esecutivi, per non aver tentato di fare prima quello che si sta cercando di fare oggi in accordo con l'IRI, siamo proprio sicuri che la politica industriale verso le piccole e medie imprese abbia pro dotto frutti sufficienti?
L'Assessore Lanivi recentemente ha elencato gli addetti alle imprese convenzionate con la Regione. Quei risultati sono da riconoscere come validi, però, sommando tutti quei numeri, siamo a meno di 500 posti di lavoro, che sono meno di quanti se ne sono perduti con la chiusura di aziende convenzionate con la Regione. Basta ricordare la SIV, la FORTUNA-WEST, l'INTEVA, la MAXEL e l'ALLUVER per superare i 500 posti nella piccola e media impresa.
E le condizioni di vita dei Valdostani, nonostante i massicci investimenti, sono cambiate in modo soddisfacente? A noi non sembra, se pensiamo alle madri che cercano un posto negli asili nido aostani, alle famiglie che hanno anziani non autosufficienti, ai pazienti che aspettano a volte mesi per delle visite specialistiche, ai giovani che cercano lavoro e luoghi di ritrovo ed infine ai cittadini che debbono spostarsi con i mezzi pubblici. Questo perché, a nostro giudizio, si è concentrata l'attenzione nel soddisfare le domande emergenti e casuali, abbandonando ogni velleità di programmazione.
Dove sono gli osservatori del mercato del lavoro e quelli epidemiologici, di cui parla il Presidente della Giunta? Perché l'Assessore Martin cita i dati trimestrali dell'ISTAT, la cui precisione è tale che, quando si parla di 5000 occupati in agricoltura, essendoci un errore possibile nell'unità di migliaia, ciò può significare un errore possibile di 3.000 o 4.000 unità, che, per una realtà come quella italiana, non hanno importanza, ma che, in una realtà come quella valdostana, possono cambiare molto.
Davvero non è possibile istituire centri di elaborazione dati e sistemi di rilevazione capaci di dare informazioni attendibili in tempo reale sulla occupazione in Valle? Se non si conosce si può intervenire, ma certamente non si interviene nel modo più efficace, ed è quanto, a nostro giudizio, sta appunto avvenendo.
Qui si investono i miliardi del bilancio regionale, non in modo mirato e con scadenze prefissate, ma si disperde il denaro in tanti rivoli, sperando che diano qualche frutto ed a volte sperando che la fortuna ci aiuti. Invece che selezionare le sementi ed il terreno da coltivare, qui si gettano i semi a caso, in terreni qualsiasi, sperando che qualcosa germogli.
A noi non sembra che questo sia il sistema migliore, perché poco produttivo e perché introduce anche distorsioni nel sistema dei valori della popolazione valdostana, distorsioni che certo dipendono da grandi mutamenti generali, ma sulle quali influiscono anche le condizioni locali.
Se in questa Regione la gente si persuaderà che basta chiedere per ottenere, che non importano le capacità ma contano le amicizie, che hanno importanza i soldi, il successo, il raggiungimento dello scopo, al di là dei mezzi impiegati, allora non ci si lamenti della crescita dell'individualismo e del consumismo, della mancanza di capacità imprenditoriali, della deresponsabilizzazione generalizzata e della caduta dei valori tradizionali.
Noi Comunisti puntiamo su altri valori di impegno sociale, di solidarietà, di rispettosa convivenza, di apertura al nuovo, di sviluppo della cultura e di capacità di autogoverno. Dobbiamo dire onestamente che di tutto ciò abbiamo trovato scarse tracce nel bilancio per il 1988, nel quale, sia nei capitoli, sia nei fondi globali, mancano interventi sui quali la Giunta dica di essere d'accordo. Non abbiamo motivo per non crederle, ma non si capisce, ad esempio, perché non ci sia alcun intervento, neanche alla voce "acquisto di beni patrimoniali", per ciò che riguarda la DELTACOGNE, eppure si tratta di cifre considerevoli che da qualche parte si devono pur trovare. Non si capisce neanche con quali somme saranno finanziate la ristrutturazione e l'eventuale acquisizione del Mauriziano. Ci chiediamo anche che cosa si potrà fare con i 2 miliardi previsti per la metanizzazione. Dopo anni di "vox ad memoriam", sono pure sparite dai fondi globali le cifre previste per il ricupero dei centri storici, ma, soprattutto, mancano - e questo è l'elemento che noi consideriamo più negativo - elementi che possano costituire un ponte tra la situazione attuale e quella futura.
L'Assessore Martin dice che nel 1992 non succederà nulla di tragico, che anzi un futuro radioso attende la nostra Regione: noi ci auguriamo che sia così; nel frattempo, però, riteniamo che gli investimenti regionali avrebbero dovuto e dovrebbero essere finalizzati a dare solide gambe all'economia valdostana, per consentire alle aziende di sopravvivere anche senza i così consistenti aiuti regionali.
Noi riteniamo che in questi anni si possano fare sforzi straordinari per migliorare la qualità della vita di quegli strati che vengono emarginati dall'attuale assetto produttivo e sociale. È per questo che noi avremmo visto bene nel bilancio per il 1988 alcuni progetti-obiettivo sui quali lavorare per un futuro assetto della società valdostana, più equilibrato e solidale di quello attuale.
Siccome non voglio allungare i tempi, elenco molto sommariamente alcuni di questi progetti.
Progetto solidarietà. A nostro giudizio è necessario aprire - ma nel bilancio non se ne trova traccia - il contributo della Regione alle popolazioni di Paesi più sfortunati, prevedendo interventi con i Paesi in via di sviluppo.
È necessario pensare a qualcosa di più preciso verso gli strati più deboli della società valdostana; pensare, ad esempio, ad un minimo vitale garantito per tutti gli anziani della nostra Regione.
Altre proposte possono essere fatte perché una serie di servizi, che pure esistono sul territorio, non danno i risultati che ci si potrebbe attendere e, quindi, molto c'è ancora da fare per le persone non autosufficienti e per i tossicodipendenti.
Progetto cultura. Noi insistiamo su questo punto. Deve essere esplorata la possibilità di istituire in Valle d'Aosta corsi ed istituti di livello universitario, se non una vera e propria università, sia per favorire gli attuali studenti, sia per aumentare gli scambi culturali della Valle d'Aosta con l'esterno.
Progetto sviluppo. Si deve non solo enunciare, ma, finalmente, costruire una rete effettiva di servizi alle imprese. Noi non riteniamo che quelli erogati dalla FINAOSTA siano sufficienti. Bisogna favorire l'uso delle nuove tecnologie e livelli avanzati di formazione professionale. L'Agenzia del lavoro oggi è solo un auspicio basato sulla buona volontà di poche persone. Questa Agenzia del lavoro deve essere strutturata e deve poter lavorare in modo più agevole.
Progetto salute. Un nuovo ospedale, al di là delle soluzioni tecniche, ha problemi che noi riteniamo molto difficilmente risolvibili con successivi interventi nell'attuale struttura di viale Ginevra. Un ospedale, comunque, può rappresentare l'occasione per un ripensamento dell'attuale organizzazione dei servizi. Decisi passi in avanti, nell'ambito della salute, debbono essere compiuti verso la "americanizzazione" del soccorso, l'educazione sanitaria, la prevenzione e la riabilitazione.
Progetto giovani. Noi riteniamo che alcuni problemi, legati alle tossicodipendenze e che si stanno manifestando in modo grave nella nostra Regione, dipendano dalla condizione generale dei giovani valdostani. In questo senso crediamo che si possa istituire un osservatorio della condizione giovanile e che si debbano favorire tutte le strutture che possano mettere assieme i giovani: centri di incontro, auditorium, ostelli...
Progetto ambiente. È già stato detto molto da altri Consiglieri ed in merito io voglio solo far rilevare che le cifre per i parchi, nel bilancio regionale, sono irrisorie e che in tutti questi anni non è stato avviato neppure un parco regionale. Noi crediamo che in questa direzione si possa fare molto, così come riteniamo che molto ci sia da fare per ciò che riguarda la situazione geologica della Regione. Una carta geologica della Regione ed interventi anche massicci per il risanamento delle zone franose, a nostro giudizio, rappresentano ormai delle necessità.
Un'ultima questione riguarda la città di Aosta. Noto con piacere che il Presidente della Giunta, nella sua relazione, ha parlato di Aosta-capitale, però, per avere qualcosa di questo tipo, io credo che si debbano anche prevedere degli opportuni interventi. Il problema principale è quello del centro storico di Aosta. Nell'intento di risanare questa struttura, occorre studiare interventi pubblici ed interventi che coinvolgano anche i privati.
Per terminare, ribadiamo ancora una volta - anche se non vediamo la Giunta sensibile in questo senso - la pro posta che si intervenga anche con fondi regionali nella soluzione del problema ferroviario tra Aosta e Courmayeur. Noi riteniamo che questa tratta possa diventare una sorta di metropolitana di tipo alpino - anche se c'è una contraddizione nei termini - utile sia alla popolazione, sia al turismo.
Questi progetti dei quali ho parlato sono soltanto indicativi e se ne potrebbero aggiungere altri. Li abbiamo voluti elencare proprio perché non ne vediamo traccia nel bilancio regionale e questa circostanza determina il nostro giudizio negativo, perché ci conferma che la Giunta, invece di proiettarsi verso il futuro, si accinge a gloriarsi dei fasti di una politica delle cicale, che non si sa quanto potrà durare e che, soprattutto, a nostro giudizio, non risolve i problemi di fondo della Valle d'Aosta.
Se si accetta il paragone che il Presidente della Giunta ha voluto fare con il corpo umano, ci sentiamo di dire che forse questo bilancio manca dell'anima.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (M.S.I.): Signor Presidente e Colleghi Consiglieri, ricordo che lo scorso anno il bilancio del 1986 era stato definito dal Presidente Rollandin come una risposta dignitosa alle aspettative dei valdostani e lo stesso Presidente ne aveva sottolineato il valore soprattutto sul piano delle idee. E le idee, signor Presidente - concordo con lei -, non le mancano, peccato però che le idee non si trasformino, poi, in fatti concreti.
Bilancio 1987. Ci troviamo di fronte ad un prospetto di spesa che ricalca i consueti binari, canalizzando i flussi di investimento verso quasi tutte le categorie interessate. Se volessi trovare un'espressione sintetica per illustrare questo bilancio, potrei dire che esso è una prebenda gettata ai postulanti. Basti pensare che nell'elenco dimostrativo la voce "contributi" ricorre ben 35 volte, seguita a ruota dalla voce "provvidenze", con ben 8 ripetizioni.
Il bilancio proietta, dunque, un'ombra quasi protettiva verso tutta una serie di privilegi, quasi sedimentati dagli ammiccamenti di una Giunta che eroga contributi "omnibus", quasi a pioggia, disperdendo le risorse secondo criteri che oserei definire "elettoralistici".
Io non so chi di voi abbia avuto la penosa ventura di ascoltare, giorni addietro, l'intervista rilasciata dall'Assessore Martin al giornalista Giacomo Sado della terza rete RAI. Sembravano due orsacchiotti polari, uno grigio e l'altro bruno, che discorrevano delle temperature equatoriali. Basterebbe avere la pazienza di riascoltare quella infelice intervista per capire che il bilancio non è stato il frutto di indicazioni collegiali delle forze di maggioranza, né della Giunta, né, tantomeno, del Consiglio regionale. Si tratta, bensì, di una serie di somme, predisposte abbastanza male dal Ragioniere Capo, con l'aggiunta di quegli stiracchiamenti, tra un Assessorato e l'altro, coordinati dal solito "asso piglia tutto", che è il Presidente della Giunta regionale.
Ma, pur nella sua faciloneria e nella sua superficialità, la contezza delle cifre e degli impegni proposti denuncia tutta una serie di lacune e di deficienze, mentre la crudezza stessa dei dati ci lascia preoccupati sull'andazzo della consolidata gestione e sulle proiezioni che ci attendono nel prossimo esercizio finanziario.
Dinanzi all'effettiva disponibilità delle entrate reali, lentamente si dimostra l'incapacità di spendere, di investire, di creare nuovi equilibri economici verso l'insieme della popolazione e si preferisce la scorciatoia dei contributi, accresciuti ed incrementati, alla necessità, ormai divenuta drammatica, di dare una dimensione progettuale all'intervento risolutore dell'ente Regione; a meno che, per progettualità, non si intenda l'istituzione di una banca regionale, che viene proposta ufficialmente per sopperire ai ritardi della FINAOSTA e che in realtà produrrà maggiori controlli e maggiori rallentamenti, essendo la futura banca soggetta alla vigilanza della Banca d'Italia.
Mi sembra di rivedere ancora la faccia enigmatica e quasi perplessa dell'Assessore Martin, che, rispondendo a domande quasi preconfezionate da addetti ai lavori, ha dichiarato che tutto va bene: la massa residuale è diminuita, perché in fondo le partite di giro non superano i 15 miliardi, e, soprattutto, che questo non è un bilancio preelettorale.
Ascoltando l'Assessore ed il suo compiacente intervistatore, mi sono chiesto se, almeno, si fossero presi la briga di leggere il bilancio e di consultare gli allegati, anche per capire l'effettiva conseguenza del progetto di spesa, perché, cari Colleghi, gli allegati sono spietati.
Sembra un epigramma, ma basta leggerli attentamente per cogliere la confusione che regna nella finanza regionale e, soprattutto, per essere pessimisti di fronte alla casualità dei movimenti e delle spese in conto capitale, che mostrano, oltre al resto, lo scarso collegamento tra due funzioni, che dovrebbero connettersi: quella politica e quella burocratica.
Analizzando ed entrando nel dettaglio, vi illustrerò alcune "perle" di questo sistema perverso, che viene contrabbandato come buona amministrazione e che, invece, mostra i limiti e, vorrei aggiungere, l'ignoranza non colpevole di taluni personaggi politici, che, ingenuamente o no, finiscono per diventare ostaggi di postulanti, di talune categorie, di certi centri di potere non tanto occulti e persino di taluni "mandarini" regionali che si avvalgono della loro presunta competenza per sostituirsi al potere rappresentativo in quella che, invece, è la responsabilità politica di formulare, non dico i progetti, ma almeno delle proposte.
Se io mi fossi trovato al posto dell'Assessore Martin, avrei voluto vederci chiaro o, almeno, avrei voluto vederci. Non può, il nostro Assessore alle Finanze, fungere da notaio di lusso di un atto già predisposto, che, per sua natura e per la stessa rigidità delle leggi e delle leggine che debbono essere rifinanziate, non solo risente, come è ovvio, degli impegni precedenti, ma è addirittura vincolato per anni da stanziamenti che non si traducono mai in fatti applicativi, andando così a gonfiare la massa residuale passiva.
Iniziamo, dunque, questa nostra analisi dalla massa residuale che oggi, a 28 giorni circa dalla chiusura dell'esercizio, appare incerta, per cui lo stesso decremento dei residui attivi, ipotizzato nell'8%, appare aleatorio e fuorviante, cioè falso, proprio perché il margine di incertezza non riguarda solo i 62 miliardi di tributi erariali devoluti ai sensi della legge n. 690 del 1981 o i 10 miliardi circa dei tributi arretrati, affluiti presuntivamente fuori dal territorio regionale. Ritengo sia giusto essere prudenti, così come è naturale che avvenga per i fondi di assegnazione dello Stato, che sono circa altri 54 miliardi.
Gli interrogativi permangono e sono gravi, perché riguardano circa 270 miliardi accreditati su quel conto corrente che collega la Regione allo Stato e sul "quantum" del versamento che dovrà essere effettuato, fra pochi giorni, sullo stesso conto corrente, ai sensi della legge n. 270 del 1984 e che costituisce la patente di impotenza di questo governo regionale, incapace, malgrado tutti gli sforzi, compresi i nevrotici dirottamenti alla FINAOSTA, a spendere le proprie risorse e che si vede costretto, quindi, a depositare le somme che eccedono il cosiddetto "limite di cassa" alla Tesoreria unica, istituita proprio per evitare che siano le regioni a tesaurizzare fondi che non sono state in grado, non dico di spendere, ma nemmeno di destinare o di impegnare.
Ecco la cartina di tornasole della politica da basso impero romano, praticata dal partito di maggioranza relativa e cioè dall'Union Valdôtaine. Da una parte si reclama una maggiore autonomia finanziaria, un riparto fiscale che ponga al riparo dalla discrezionalità del Governo di Roma e, una volta ottenuto il massimo concepibile per una piccola Regione di 113.000 abitanti, 90.000 dei quali elettori, non si riesce a pilotare la barca stracarica di soldoni italiani, anzi, di soldoni italianissimi.
Forse questo governo è uno dei peggiori governi regionali dal 1947 ad oggi. Perché? Perché, pur avendo di mezzi a iosa, non è capace di dare delle risposte ai gravi problemi regionali, fra i quali il gravissimo problema occupazionale.
Non ripeterò qui il lungo elenco delle ditte o delle industrie che debbono essere aperte e che dovranno cominciare a funzionare, perché, se avete letto "La Vallée Notizie" della settimana scorsa, vi sarete accorti che vi era un resoconto che mal si concilia con la baldanza e la sicurezza dell'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, Lanivi. Le accuse dell'amministratore delegato della COINCA, "quelle barriere che vengono frapposte - così ha citato l'amministratore delegato - in luogo di una leale concertazione", sono il sintomo di una filosofia perdente, non solo sul piano politico, ma soprattutto, dopo l'esperienza della MULTIBOX, anche sul piano morale.
Non parliamo poi della "tragedia" della MORGEX-CARBO, con 60 famiglie di lavoratori prese in giro e buttate sul lastrico. Questi, purtroppo, sono fatti concreti e non sono parole. Per tacere, poi, sulle avventure della TECDIS di Châtillon.
Vi parlerò anche della formazione professionale, un argomento alquanto scottante e sul quale sto preparando un piccolo "dossier". Mi limito, per ora, a dirvi che vi sono agli atti numerose delibere, dalle quali risulta che, pur avendo constatato dalla commissione incaricata di verificare l'effettivo svolgimento della formazione professionale, prevista dai regolamenti che consentono l'accesso ai contributi della CEE, che in certe ditte i giovani avviati al lavoro non fruivano di un vero corso di formazione professionale, pur essendo stati assunti con quel tipo di contratto ben preciso - e vi posso dire che nel dispositivo delle stesse delibere vi è scritto "in deroga alla normativa CEE" - a quelle ditte venivano ugualmente erogati i contributi previsti. Vedasi - ma è solo un esempio indicativo, per evitare che mi possiate dire che parlo senza cognizione di causa - il caso delle INDUSTRIE GRAFICHE MUSUMECI.
Il fatto che la Commissione di Coordinamento abbia vistato, allora, le delibere per legittimità, non significa, sia ben chiaro, che quegli atti fossero legali. Ma, come dicevo, su questo argomento sto disponendo un "dossier" e sicuramente ne riparleremo ancora.
Ritornando ai problemi di bilancio, affrontiamo il punto dolente dei residui passivi, dove gli importi, pur essendo volutamente sottostimati, raggiungono, anzi superano, i 500 miliardi di lire, con esempi clamorosi proprio nei settori trainanti, quali: l'assetto del territorio, 137 miliardi; lo sviluppo economico, 17 miliardi; sicurezza sociale, 26 miliardi; promozione socia le, 42 miliardi, ed infine la famosa formazione professionale, che, con 13 miliardi di fondi impegnati e non spesi e con una percentuale incidente dell'89% circa rispetto all'accertamento del 1987, è la punta di diamante del fallimento morale e politico di codesta Amministrazione.
Altro elemento negativo che mi preme sottolineare è costituito dai residui passivi relativi alla finanza locale e cioè al FRIO (Fondo Regionale Investimenti ed Occupazione) ed alla realizzazione degli impianti di depurazione, che assommano ad oltre 30 miliardi, che vengono spiegati con una disinvoltura che definisco patetica e che sicuramente merita di essere citata in
quest'aula. È scritto testualmente sulla relazione:
"Il data conferma, comunque, una certa difficoltà di organizzazione a livello comunale per la definizione degli interventi previsti dalle varie leggi regionali".
Ho letto bene: "una certa difficoltà". Potrebbe essere il titolo di un romanzo oppure il titolo di un disco, sui rapporti tra Regione, comunità montane e comuni, senza escludere le "visite pastorali" della Giunta e l'intervento accentratore del governo regionale, a fronte di una richiesta di autonomia da parte degli enti locali, che a 13 anni dal 2000 e a fronte delle disponibilità delle casse regionali, devono fare una continua "questua" per ottenere i loro diritti, quando addirittura non sono scavalcati, come "il caso metano" insegna.
Quest'ultimo ha aggirato, addirittura, gli appetiti e le competenze della civica amministrazione aostana e, pur esulando dalla contabilità di questo bilancio, è comunque in linea con la curva accentratrice, quasi da monopolio elettorale e finanziario, tracciata appunto dall'Esecutivo regionale, pur tra i sommessi balbettii di quanti, nella maggioranza, si accorgono di essere a loro volta scavalcati, ignorati, messi di fronte a fatti compiuti oppure di fronte a scelte rinviate apposta, per preparare con cura la ricetta del dare e dell'avere, del "do ut des", io do affinché tu mi dia, atteggiamento tipico dei proconsoli che amministravano e province romane in Egitto, in Siria, nella Cappadocia occupata ai tempi di Tiberio.
Badate bene che non ho parlato di "missi dominici", cioè degli inviati dell'imperatore incaricati della riscossione delle gabelle, ma proprio di "proconsoli romani", per sottolineare lo stile romanesco di gestire la cosa pubblica.
Tutto ciò avviene a discapito delle richieste formali delle comunità montane e degli enti locali, con buona pace dei Democratici Popolari. E si prosegue nel negare l'effettivo decentramento finanziario, nel timore di dare troppo spazio a certi amministratori, che non sono allineati al verbo unionista, o che si mettono a ridere quando sentono parlare di "nazione valdostana".
Altro che nazione! Qui, colleghi Consiglieri, ci troviamo di fronte ad un Movimento - e mi riferisco all'Union Valdôtaine, senza disdegnare naturalmente gli A.D.P. - che è diventato una specie di consorzio di affari, una società per azioni, ormai quasi in imbarazzo nel dover digerire l'immenso piatto di un riparto fiscale così ricorda non aver precedenti negli ultimi secoli di storia della nostra Regione. Potrei dimostrare quello che sto affermando come e quando voglio, ma non è questo il momento più opportuno; avremo altre occasioni in seguito.
Sui residui passivi potrei andare avanti per ore, ripetendo la litania degli ultimi anni, ma mi basta sottolineare che, ancora una volta, il cattivo esempio viene da settori importanti come l'industria, il commercio, l'artigianato ed i trasporti, che, da soli, formano il 57,60% dell'incremento globale del 2%, con oltre 43 miliardi di fondi messi a residuo per molteplici ragioni; ma per quella sui trasporti, ad esempio, abbiamo dovuto attendere ben 5 anni, per avere un piano regionale organico, che sarà presentato in "pompa magna" proprio fra alcuni giorni.
Se a questo quadro, sicuramente negativo, si aggiunge un avanzo di amministrazione di 15 miliardi, si incomincia a capire che, dietro la maschera di ottimismo dell'Assessore Martin, si nasconde la rassegnazione pagana di un convertito che assiste passivamente ad un rito religioso al quale non crede. In realtà chi vi parla è certamente scevro da ambizioni.
Il vero problema, per certi Assessori, non è quello di controllare e di pilotare la gestione, perché, per essere sincero fino in fondo, o non ne sono capaci oppure non hanno la forza politica di farlo. Hanno, invece, la determinata voglia di continuare a fare gli Assessori, costi quel che costi, perché sono troppi gli aspiranti ai quali il bilancio interessa molto poco, avendo essi preso di mira l'impatto più realistico e concreto e cioè la semplice e classica "sedia imbottita".
Vi risparmio l'analisi dei singoli capitoli di spesa, perché emergerebbe come certi Assessori, che si definiscono "rampanti", sono riusciti solo a farsi portare via alcuni miliardi, in quanto nella Giunta non sanno far altro che balbettare e non hanno alcun potere contrattuale, rappresentando essi un partito che ha profondi sfaldamenti interni, soprattutto di carattere morale. Per fare nome e cognome, mi riferisco esattamente alla Democrazia Cristiana.
Mi sembra di essere stato esauriente, anche se, forse, sono stato troppo blando con una Giunta, e con una maggioranza, che non è riuscita a risolvere i gravi problemi regionali, pur avendo una disponibilità economica senza precedenti.
Per queste ragioni il nostro non può che essere un giudizio negativo; comunque, noi saremo molto attenti per evitare di legittimare con il nostro silenzio le deviazioni organiche che voi, Giunta e maggioranza, avete eletto a sistema di governo, sprecando e depredando il pubblico denaro. Grazie.
PRESIDENTE: Chiedo ai signori Consiglieri che vogliono intervenire di farmelo sapere per tempo, così la Presidenza può programmare gli interventi, distribuendoli in modo equo tra l'opposizione e la maggioranza, evitando che si faccia un discorso a senso unico.
Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Vorrei fare una riflessione ad alta voce. Io credo che quando uno si dedica alla vita politica debba fare il proprio dovere, non solo per se stesso, ma anche per gli elettori che gli hanno dato fiducia.
In questo Consiglio, invece, vediamo che mancano molti Consiglieri, sia di maggioranza, sia di minoranza. Evidentemente non sono per nulla interessati al dibattito sul bilancio, che pure è un momento importante della vita politica della Regione. Molti sono abituati ad alzare la mano come dei robot, però anche il robot in alcuni momenti si ferma. Questi Consiglieri, invece, neppure oggi hanno ritenuto loro dovere essere presenti in aula. Qualcuno gira nei corridoi, qualche altro è fuori, altri poi sono sempre assenti e si ricordano poco del Consiglio regionale. Eppure a volte ci lamentiamo della stampa e del pubblico, ma, a mio parere, il cattivo esempio discende proprio dal comportamento di alcuni di questi Consiglieri.
Ribadisco che questo mio sfogo vuole essere una riflessione ad alta voce, anche perché, visto che ci ritroviamo così poco - si tratta solo di due volte al mese - vorrei raccomandare ai Colleghi di essere almeno presenti in Consiglio regionale.
Fatta questa premessa, che per me era assolutamente doverosa, perché io ritengo essenziale il ruolo del Consigliere regionale, che deve attivarsi ed essere presente a tutte le iniziative, senza alcuna distinzione tra maggioranza o minoranza, io farò un intervento brevissimo, perché, anche se l'argomento è importante, ritengo che sia già stato detto quasi tutto.
Diciamo che il bilancio dell'Assessore Martin più che un bilancio di previsione è stato un bilancio consuntivo di questi ultimi 4 o 5 anni di amministrazione. Naturalmente si tratta di un bilancio consuntivo deludente. Non era questo il compito dell'Assessore Martin, ma la relazione dimostra che egli non ha avuto la forza o il coraggio di parlare e di fare una relazione sul bilancio di previsione per il 1988. Ha scelto una strada che gli potrebbe tornare utile nelle prossime elezioni regionali, quando, partecipando a dibattiti pubblici, dovrà rendere conto dei cinque anni di legislatura di questa inefficiente maggioranza, mentre io mi sarei aspettato una relazione sul bilancio di previsione.
Io penso che la discussione sul bilancio - come ho già detto prima - sia un importante occasione di confronto tra le forze della maggioranza e quelle della minoranza. Il confronto, cari Colleghi, può essere valido solo se la maggioranza e l'Esecutivo sono validi. Trovandoci, però, di fronte ad un Esecutivo che non governa, ad un Esecutivo che si limita ad elargire denaro pubblico senza una minima prospettiva di rilancio dell'economia valdostana, dico, con un certo rammarico, che dobbiamo fare un grosso sforzo di fantasia.
Per quanto le mie possibilità me lo permettono, ho analizzato con attenzione il bilancio di previsione per il 1988 ed ho analizzato i vari capitoli di entrata, ma soprattutto quelli di spesa. Dico subito che l'unica novità di questo bilancio - e non voglio rubare alcuno slogan a nessuno - è la copertina di colore verde.
I capitoli di spesa, infatti, sono privi di contenuti programmatici, sia sotto il profilo amministrativo, sia sotto il profilo politico. Si tratta di un bilancio che, a mio giudizio, ha assunto un carattere squisitamente elettoralistico. Il Presidente della Giunta, nella sua relazione, ha tentato di precisare che non si tratta di un bilancio elettoralistico. Io sono di parere opposto, perché questo bilancio non ha alcuna validità concreta, nel senso che non tende alla soluzione dei problemi.
Eppure, cari Colleghi, sono molti i problemi che interessano la comunità valdostana! Siamo d'accordo con quanto dice la relazione dell'Assessore Martin, dove, a pagina 24, c'è scritto testualmente:
"I problemi da risolvere sono certamente ancora molti. Nessuno di noi si nasconde le difficoltà che ancora incontrano i giovani a trovare una occupazione, gli anziani a condurre una vita meno solitaria, gli handicappati ad inserirsi con meno difficoltà nella vita sociale...".
Noi siamo d'accordo con queste osservazioni dell'Assessore Martin, che ha fatto bene ad inserirle nella relazione del bilancio, ma chiedo anche come mai, in cinque anni, con tanto denaro a disposizione, non avete risolto questi problemi? Perché una maggioranza che dura da oltre 12 o 13 anni non ha risolto questi problemi?
Certo, si possono fare delle scelte clientelari, delle scelte di insabbiamento del denaro pubblico, si possono fare delle scelte in industrie che poi falliscono.... Non vado avanti perché qualcuno potrebbe anche sospettare un rientro di certi capitali.
Questo dovevate farlo voi! Non l'ave te fatto ed ora non potete scusarvi con gli elettori e con la gente. Denuncio, quindi, in questa sede la gravità del comportamento di questa maggioranza, che continua a dimostrare non solo incompetenza, ma addirittura una versatilità di carattere strumentale.
Cari Colleghi, a tutto ciò si aggiunga la tendenza a svolgere compiti di normale amministrazione, come potrebbe essere fatto dai dirigenti di un'azienda oppure dai direttori di una qualsiasi banca.
Entrando sinteticamente nel merito del bilancio, si può rilevare come un assestamento di 1.325 miliardi, per 113.000 o 115.000 abitanti, assegna una spesa di circa 12.000.000 per ogni cittadino valdostano.
La previsione dell'avanzo di amministrazione, che passa dai 52 miliardi del 1987, ai 15 miliardi del 1988, è falsa, stando almeno all'osservazione degli avanzi di gestione degli ultimi anni. L'avanzo è quindi nascosto.
Ho, poi, il fondato sospetto che le spese siano gonfiate, rispetto alla reale capacità di spesa di questo Esecutivo. Il bilancio, infatti, dimostra anche una notevole incapacità di spesa da parte dell'Esecutivo, tant'è vero che l'importo dei residui passivi, spese impegnate e non pagate, è molto alto rispetto alla somma a disposizione, perché si attesta intorno al 38%, raggiungendo la bella cifra di 510 miliardi sui 1.325.
A fronte vi è una previsione di spesa, che è ipotizzata sulla base delle entrate di un mutuo al quale si sa già che non si farà ricorso, tant'è che nel bilancio di quest'anno se ne prevede uno per 51 miliardi, così come nel 1986 se n'era previsto uno di 126 miliardi che non è mai stato utilizzato e che non sarà mai utilizzato.
Un altro indice dell'incapacità di spesa di questo Esecutivo è rappresentato dall'avanzo di cassa, previsto al 31/12/1987 in 29 miliardi. Questo avanzo indica che risorse finanziarie molto consistenti non hanno trovato impegno e sono andate in economia e cioè sono state stralciate dal bilancio.
Il rapporto spese ed investimenti - e questo è un dato certo - è andato peggiorando: dal 57% del 1987 si passa al 47% previsto per il 1988. Questo dimostra una notevole incapacità di prevedere il futuro, specie in riferimento all'occupazione, all'ambiente ed all'abbattimento delle barriere doganali del 1992.
È evidente, dunque, che la Giunta regionale è lacunosa di idee e priva di una visione realistica della situazione regionale e che questa errata impostazione si va sempre più deteriorando.
Non possiamo sottovalutare, cari colleghi Consiglieri, la politica industriale in Valle, dove la Regione ha utilizzato a piene mani denaro pubblico, ottenendo, come risultato, la chiusura di molte aziende anche importanti, accrescendo in maniera ciclopica la disoccupazione, la sottoccupazione e la cassaintegrazione.
Ma la conseguenza di questa avventuristica politica non si ferma qui, perché è ancora in predicato il problema della DELTACOGNE, azienda che, a quanto sembra, tende a ridimensionare le proprie strutture con un'ulteriore perdita di posti di lavoro.
Non sto qui ad elencarvi le aziende più o meno affidabili che hanno ottenuto consistenti appoggi finanziari dalla Regione, per giungere poi, in breve tempo, alla chiusura o a situazioni pre-fallimentari o fallimentari.
Questa è stata la politica di questa maggioranza, questa è la politica di questo Esecutivo!
Nel settore della sanità restano da affrontare grossi problemi, primo fra tutti quello della proprietà del Mauriziano. Questa Giunta, questo Esecutivo e questa maggioranza continuano a dire che il problema sarà risolto. Sono passati anni, ma è ancora lungo il cammino della trattativa per l'Ospedale Mauriziano e, nel frattempo, le carenze dell'Ospedale regionale si moltiplicano di giorno in giorno, creando delle situazioni non certo ottimali tra gli utenti, con complicazioni che, spesso, si ripercuotono negativamente sulla salute pubblica.
I problemi dell'agricoltura si riducono alla concessione a piene mani di contributi vari, senza nulla di più. Nella difesa del territorio e dell'ambiente non risulta che si siano fatti interventi validi.
La pubblica istruzione, come ha detto anche l'Assessore in Commissione, si limita ad una attività di normale amministrazione e cioè al pagamento degli stipendi, senza che vengano prese in alcuna considerazione le varie esigenze della scuola valdostana.
Non parliamo dei lavori pubblici, che si limitano alla spartizione dei pani e alla corsa sfrenata verso la moltiplicazione delle perizie suppletive.
Le iniziative del turismo sono inesistenti e si affidano alla neve o al sole, secondo le stagioni...
(voce fuori microfono): Meno male che c'è il Padreterno che ci aiuta!
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Qualcuno dice: "Meno male che c'è il Padreterno!". Credo che sia proprio il caso di ricordarsi del Padreterno!
Queste mie brevi premesse mi consentono di dire che, sul piano politico, la Giunta ha operato in maniera statica, senza il dinamismo che la realtà moderna impone.
Non è mia abitudine "lisciare" esponenti politici, ma permettetemi di ricordare che l'impulso che il Presidente della Giunta tende a dare, da solo, alla gestione della cosa pubblica, mi sembra proprio come una voce nel deserto.
Prima di concludere, non possiamo non fare delle brevi considerazioni sui partiti politici di questa maggioranza.
Il comportamento della Democrazia Cristiana, in questi anni di legislatura, è stato ed è di assoluta subalternità all'Union Valdôtaine; non solo, ma, come ho già detto ieri e ribadisco anche oggi, è stato di subalternità addirittura nei confronti dei Democratici Popolari, che, secondo me, forse oggi rappresentano i veri Democratici Cristiani.
Non si può dimenticare il comportamento degli altri partiti, che, forse per convenienze che a me sfuggono, si sono inseriti nella maggioranza in tempi successivi, qualcuno prima e qualcuno dopo, ma che, di certo, si sono dimostrati a totale disposizione dell'Union Valdôtaine.
Vanno sottolineate, poi, certe affermazioni fatte dal Consigliere Maquignaz: egli ha imprudentemente affermato che il rapporto con l'opposizione è corretto e dignitoso. Evidentemente il Consigliere Maquignaz è distratto, quando è in Consiglio regionale, oppure non ha mai fatto parte dell'opposizione. Allora io gli chiedo se si è forse dimenticato dell'arroganza con la quale tante volte questa maggioranza si è chiusa dietro i numeri, facendo prevalere la forza dei numeri alla forza della ragione. Quante proposte sono venute dalla minoranza e quante volte questa maggioranza si è chiusa a riccio?
E poi l'Assessore Martin, in una parte della sua relazione, si lamenta dicendo che eventi esterni hanno turbato la tranquillità della maggioranza! Caro Assessore Martin, ma voi vi siete incollati le poltrone sotto il sedere e non le avete mollate neanche quando, di fronte all'opinione pubblica, sarebbe stato moralmente doveroso cambiare questa maggioranza. Voi non vi siete proprio preoccupati, anzi avete sfidato l'opinione pubblica. Forse siete d'accordo e siete sicurissimi di raggiungere un certo risultato e non vi siete neanche preoccupati di giustificare la vostra posizione di fronte all'opinione pubblica. Forse i risultati vi daranno anche ragione! È probabile ed il Consigliere Maquignaz ha già lanciato la nuova maggioranza del dopo elezioni del 1988. Ha parlato di massima collaborazione con la Democrazia Cristiana ed ha poi detto: "Non possiamo fare a meno dei Repubblicani. I Liberali li dobbiamo avere con noi per forza! Dell'Union Valdôtaine ...". Per carità! È vietato parlare dell'Union Valdôtaine! Hanno addirittura paura di parlare dell'Union Valdôtaine!
Il Consigliere Maquignaz, però, non ha fatto i conti con gli elettori, a meno che non ritenga che siano tutti compromessi con il potere. Se così fosse avrebbe ragione il Collega Maquignaz. C'è però della gente che non è compromessa con il potere, c'è della gente che è autonoma nelle sue scelte politiche.
Il Consigliere Maquignaz può fare certe affermazioni e se ne assume la responsabilità, ma io credo nell'elettore libero, in quell'elettore che non ha bisogno del potere, in quell'elettore che è indipendente e che, al momento del voto, esprime la sua libera volontà.
Il Consigliere Maquignaz ha avuto anche la presunzione di indicare la nuova maggioranza del 1988...
Era necessario, forse, aprire una breve parentesi, perché in questo Consiglio regionale si sentono veramente tante assurdità!
Concludo il mio intervento e ritorno al bilancio, per dichiarare che il nostro giudizio è, in merito, negativo su tutta la linea, perché questo progetto di spesa è privo di qualsiasi novità ed è incapace di offrire una qualsivoglia forma di speranza per la ripresa economica ed industriale della Valle d'Aosta.
Come ho detto prima, si tratta di un bilancio privo di idee, incapace di incidere ed incapace di spendere le enormi risorse finanziarie a disposizione della maggioranza.
Qualunque sia il risultato delle elezioni del 1988, mi auguro fin d'ora che finalmente cambi qualcosa in questa maggioranza, perché non è possibile continuare su questa strada, con tanta incapacità e tanta arroganza. Ci auguriamo, quindi, non tanto per interessi di partito, ma per la gente e per i nostri figli, che effettivamente cambi qualcosa.
Si dà atto che alle ore 11,46 assume la Presidenza il Vice Presidente DOLCHI.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Ricco; ne ha facoltà.
RICCO (D.C.): Amici, mentre il nostro Consiglio regionale si accinge a discutere il bilancio di previsione per il 1988, che, come al solito è trasmesso ai Consiglieri dall'Assessore alle Finanze nel mese di novembre, le altre regioni, ed in modo particolare quale a statuto ordinario, stanno chiedendo con forza allo Stato la certezza sulle risorse disponibili. Tutte le regioni, infatti, hanno concordato un documento unitario sull'impostazione della legge finanziaria per il 1988, in cui viene sottolineata la necessità di un confronto tra regioni e Governo. Le regioni chiedono di essere messe in grado di attuare una vera programmazione, vogliono uscire dall'attuale situazione di incostituzionalità e chiedono che venga data loro certezza finanziaria.
La nostra Regione, grazie alla legge di riparto fiscale in vigore, non ha preoccupazioni, perché è in grado di conoscere, quasi con precisione, la futura disponibilità finanziaria, come d'altronde si rileva dal bilancio in discussione.
Per meglio inquadrare il nostro documento politico-contabile nel contesto nazionale, mi sia consentito un veloce e sintetico accenno alla situazione economica della nostra Italia, in quanto le situazioni economiche positive e negative certamente producono dei riflessi anche in Valle d'Aosta.
Aspetto saliente del 1986 e del primo semestre del 1987 e che ha improntato di sé in un senso o nell'altro l'economia di tutti i Paesi, Italia non esclusa, è la radicale modifica, ovunque intervenuta, nel sistema dei prezzi, a seguito dell'abbassamento delle quotazioni del petrolio e nel quadro dell'accentuato deprezzamento del dollaro statunitense.
Spinto al ribasso dai congiunti effetti di un marcato eccesso di offerta e di un indebolimento strutturale della domanda, il prezzo del petrolio ha accusato, nella prima parte del 1986, un drastico ridimensionamento, che ha ricondotto le quotazioni dei principali tipi di greggio sul mercato "spot" dai 27-28 dollari al barile sino a livelli inferiori, sia pure per breve momento, ai 10 dollari.
La successiva ripresa dei corsi, indotta dalla decisione dei Paesi OPEC di autolimitare l'offerta e di ripristinare più in generale una strategia di sostegno dei prezzi, ha concesso a sua volta solo parziali ricuperi. Le quotazioni attuali (17-18 dollari a barile) rappresentano infatti, a giudizio degli esperti, un livello difficilmente superabile nel breve andare, anche se verosimilmente destinate a consolidarsi lungo il 1987 in corso.
Più lenta ad esaurirsi, viceversa, è apparsa la fase di indebolimento della moneta statunitense, che, avviata ancora nei primi mesi del 1985, è proseguita per tutto il 1986 e 1987, annullando di fatto la precedente impennata e amplificando gli effetti del forte ribasso dei prezzi del petrolio.
In un contesto in cui anche le quotazioni in dollari delle materie prime non petrolifere non denotavano apprezzabili sintomi di risalita, rispetto ai depressi livelli toccati nel 1985 e 1986, il miglioramento delle ragioni di scambio, di cui hanno beneficiato nel 1987 i Paesi esportatori di manufatti ed importatori di prodotti primari, ha assunto dimensioni tali da comportare una massiccia ridistribuzione di potere d'acquisto tra aree geografiche.
Il processo di aggiustamento dell'economia mondiale alle nuove condizioni internazionali, risultato relativamente rapido in termini di ulteriore diminuzione delle tensioni inflazionistiche, si è tuttavia dimostrato, sotto il profilo dei fenomeni reali, più lento di quanto inizialmente atteso, anche se non ha dato luogo a fenomeni involutivi.
Già ridimensionatosi da circa il 13% del 1980 al 4,50% del 1986, il tasso medio di ascesa dei prezzi dell'area OCSE, misurato in termini di indice di prezzi al consumo, si è riportato, nel corso del 1987, su valori non più riscontrati dall'inizio degli anni '60, scendendo al 3%.
Il miglioramento delle ragioni di scambio, fruito dai Paesi importatori di petrolio, non si è, viceversa, tradotto in un automatico ricupero di più intensi ritmi di attività, posto che l'accelerazione della domanda finale interna è stata, in questi Paesi, controbilanciata dal calo delle esportazioni verso i Paesi produttori di petrolio e di materie prime in genere, oltreché da un alleggerimento delle scorte.
Un ruolo non trascurabile ha, altresì, sostenuto la cautela cui sono rimaste, in genere, improntate le politiche economiche. Di fatto, in un quadro in cui l'evoluzione della domanda mondiale non si è sostanzialmente discostata dai dimessi ritmi già sperimentati nel 1985 e 1986, il consolidarsi di una fase di accelerazione produttiva negli Stati Uniti d'America non ha, sin qui, trovato adeguato compenso in un rilancio delle economie contrassegnate da più cospicui "surplus" delle bilance dei pagamenti.
L'addensarsi dei tassi di sviluppo dei principali Paesi industrializzati attorno al valore medio registrato nel 1987, per l'intera area OCSE, ha comportato, a sua volta, modestissimi aumenti di occupazione, mentre il tasso di disoccupazione non ha segnato arretramenti, cifrandosi, in particolare nell'insieme dei Paesi della Comunità europea, al 12%.
È in un contesto internazionale sostanzialmente positivo, ma non particolarmente dinamico, che deve essere inquadrata la vicenda economica italiana, intessuta anch'essa, nel corrente anno, di successi consistenti, soprattutto in termini di equilibri monetari, ma anche di ritmi di sviluppo inadeguati rispetto alle capacità che il sistema può esprimere.
Ciò premesso, l'economia italiana ha comunque conseguito nel 1986 e nel primo semestre del 1987 risultati significativi. Se, infatti, in termini di evoluzione delle attività produttive, questi periodi hanno segnato la prosecuzione ed il consolidamento della fase di rilancio congiunturale, giunta al suo quarto anno di vita, possono anche vantare, al loro attivo, una contestuale e sensibile riduzione del tasso di inflazione, un raddrizzamento della bilancia dei pagamenti ed il conseguimento degli obiettivi programmatici in tema di finanza pubblica. Uno sviluppo, dunque, delle variabili reali e monetarie, in cui risultano largamente colte le opportunità offerte dal favorevole contesto esterno, ai fini del ricupero di migliori condizioni generali di equilibrio.
Dopo la battuta di arresto, segnata nel 1985, il processo di rientro della inflazione ha ripreso lentamente vigore, favorito dagli assennati eventi esterni, ma anche da un allentamento delle spinte provenienti dai fattori interni. Nel quadro del discreto guadagno di ragioni di scambio, che ha reso agevole sostenere un aumento quantitativo dell'importazione, relativamente cospicuo, pur in presenza di una leggera crescita delle esportazioni, che non è andata al di là di quanto potenzialmente accreditato dall'allarga mento dei mercati di sbocco, il saldo delle partite correnti ha presentato, nel 1986, un attivo di circa 7.000 miliardi, malgrado il netto peggioramento registrato dalla bilancia dei servizi e trasferimenti.
L'azione volta al contenimento del disavanzo pubblico ha contribuito al raggiungimento dei traguardi prefissati. In tale contesto è stato sinora possibile procedere nel processo di graduale ridimensionamento dei tassi di interesse nominali. Sino a tutto il terzo trimestre di quest'anno, si è confermata in Italia la tendenza, per quasi tutti i settori, alla crescita delle esportazioni, che però non è riuscita a riequilibrare il saldo negativo della bilancia commerciale.
I settori che hanno avuto ottimi risultati nelle esportazioni sono stati quello tessile e quello dell'abbigliamento. Nelle importazioni, invece, il settore più significativo è quello agro-alimentare, seguito da quello chimico.
Veniamo ora al nostro bilancio di previsione. Da esso, come voi tutti sapete, si rileva che le entrate vere e proprie di competenza ammontano a 786 miliardi e 693 milioni. A tale importo va aggiunto il presunto avanzo di amministrazione di 15 miliardi, la presunta entrata di 151 miliardi per mutui ed infine le partite di giro per 372 miliardi e 807 milioni.
Si nota, a prima vista, che, dei sud detti 786 miliardi e 693 milioni di entrate vere e proprie, ben 554 miliardi e 171 milioni provengono dalla legge n. 690 del 1981, relativa al riparto fiscale, ai quali bisogna aggiungere 130 miliardi e 376 milioni circa per altre assegnazioni e trasferimenti dello Stato per competenze delegate, che andranno certamente ad aumentare.
Da quanto detto si desume che il Governo italiano fornisce circa l'88% delle entrate del nostro bilancio ed è da sottolineare che le entrate proprie della Regione ammontano a 91 miliardi e 616 milioni, che comprendono il gettito del Casinò, che ha avuto un incremento di circa 21 miliardi. L'avanzo di amministrazione, di circa 15 miliardi, discende dall'azione attenta del potere esecutivo regionale, impegnato nel difficile compito di erogare il pubblico denaro con oculatezza e senza sprechi.
Come tutti sanno, la maggior parte delle compartecipazioni e dei tributi erariali, corrisposti dallo Stato alla Regione, è costituita dall'IVA e, in modo preponderante, dall'IVA all'importazione.
Per quanto riguarda la parte "uscite", è da mettere in risalto positivamente che ben il 51,3% è destinato ad investimenti, mentre le spese correnti sono il 48,7%.
Tra le spese di investimento sono da notare quelle per il decentramento ai Comuni, per spese di gestione, per l'arricchimento del patrimonio comunale che va nell'indirizzo della conservazione e del miglioramento del territorio, del risanamento dei centri storici, della manutenzione e del rifacimento di strade, di una migliore forestazione, di interventi nella nostra agricoltura, del risanamento del bestiame, del potenziamento del nostro settore più importante e cioè il turismo, con il rinnovamento del settore alberghiero e con il potenziamento degli impianti a fune.
Non sono da dimenticare gli impianti di depurazione delle acque, la costruzione dell'importante autostrada Aosta-Courmayeur, la costruzione dell'acquedotto del Monte Bianco, gli investimenti per la ripresa dell'edilizia residenziale, i contributi per l'innevamento artificiale, per le piste di discesa e per la costruzione della rete di distribuzione del gas metano.
Sono meritevoli di citazione gli ulteriori contributi ai comuni per la gestione dei servizi sociali e per gli anziani.
Molti degli interventi finanziari sopra descritti tendono ad aumentare l'occupazione e principalmente quella giovanile.
Questa dimostrazione di volontà, da parte della maggioranza, dà un notevole impulso alle varie attività progettuali che rappresentano il futuro della vita economica e sociale valdostana.
Per me è sempre un piacere ascoltare il Collega Torrione, è come ascoltare un brano di musica piacevole. Ha voluto usare il "gambero", andando così a ritroso, per analizzare il programma politico di questa maggioranza, del quale, logicamente, ha messo in evidenza solo le manchevolezze.
Pur con tutte le eventuali manchevolezze, noi della maggioranza abbiamo assicurato un governo stabile ed abbiamo portato a compimento la maggior parte degli obiettivi fissati all'inizio della legislatura.
Amici, lo sapete anche voi meglio di me che la convivenza tra forze politiche di natura diversa è sempre difficile; sta nel buonsenso di tutti cercare di attenuare le divergenze. Noi siamo cristiani e agli amici ed agli alleati che, secondo alcuni, ci tirano le pietre - se tali volevano essere -, rispondiamo con atti di ponderatezza e preghiamo Dio che vivano più a lungo, per aver tempo di ravvedersi.
Molti ci vogliono far fare delle riflessioni: perché non riflettono a casa loro? Hanno così tanti problemi da essere quasi schiacciati dal loro peso!
Il Collega Mafrica, come al solito, ha fatto un intervento molto serio, ammonitore e pacato, ed ha messo in risalto quelle che, a suo avviso, sono le pecche del bilancio, auspicando nel con tempo un rafforzamento, specialmente dei servizi sociali, a favore dei più deboli: sono d'accordo! Ha definito il bilancio tradizionale, poco innovativo...
(Voce fuori microfono): Non si può pretendere di più!
RICCO (D.C.): Ah, ecco: non si può pretendere di più!
Veniamo al Consigliere Aloisi. Se io fossi all'opposizione, mi affretterei a complimentarmi per l'oratoria del Consigliere Aloisi, perché, a suo modo, ha illustrato solo i lati non positivi, pescando nei residui attivi e passivi, cambiando le carte in tavola. In sostanza, per spirito di parte, ha voluto creare, per forza, una terza faccia della medaglia.
Grazie, Consigliere Baldassarre! Ci sarei rimasto veramente male se tu non avessi fatto la solita critica al mio Partito! Spero che qualche volta ti decida a cambiare quel disco, ormai logoro e desueto.
Visto, poi, che siamo in tema di ripetizioni, ti "rinnovello" la preghiera di guardare nella bisaccia che hai dietro alle tue spalle, per osservare meglio i tuoi problemi e quelli del tuo Partito che, ormai, si sta esaurendo.
Non è minimamente pensabile che in questa occasione, e cioè in sede di discussione di bilancio, i pareri siano tutti favorevoli. I Consiglieri, infatti, hanno differenti punti di vista sul modo di risolvere i vari problemi economici e politici.
A quanto detto, si aggiunge poi il normalissimo gioco della maggioranza e della minoranza.
Questo bilancio di fine legislatura, inoltre, non volendo essere un bilancio elettorale, ha ricalcato, grosso modo, le orme di quelli precedenti, o meglio, potrei dire che questo bilancio è la continuazione di un programma politico serio, concordato tra le forze di maggioranza all'inizio della legislatura che sta per scadere, salvo alcune nuove opere e nuove spese di carattere sociale.
Amici Consiglieri, in materia di bilancio non è facile inventare molto, fatta eccezione per il programma politico che vi è contenuto. Nessuno è in grado di affermare, se non con spirito fazioso, che le entrate previste in bilancio sono soprastimate, sottostimate o centrostimate, perché non è possibile avere i dati definitivi del 1987. Perciò, sfido chiunque a fare previsioni più veritiere per l'anno prossimo.
A mio giudizio e sulla base della mia esperienza amministrativa, le previsioni sono molto vicine alla realtà. Le nuove entrate sono state calcolate sulla base dei dati in possesso al momento della stesura del bilancio e si è tenuto anche conto delle frequenti variazioni verificatesi in questi ultimi anni nel campo delle entrate erariali.
Dopo aver fatto la giusta difesa del bilancio di previsione ed aver apprezzato la capacità dell'Assessore competente, per spirito di obiettività devo far rilevare l'unico neo presente. Quest'anno non chiederò all'Assessore alle Finanze la mancata quantificazione delle entrate tributarie di cui all'articolo 6 della legge n. 690, non accetterò i suoi soliti proponimenti e cioè di essere d'accordo di istituire il servizio di controllo, che io ritengo indispensabile, in quanto non si possono accettare per definitivi i dati provenienti dalle dichiarazioni dei redditi di una parte di ditte, control lo cioè delle somme versate fuori Valle dalle aziende che operano in Valle d'Aosta per imposte relative a IRPEF e altro. Non è sufficiente affermare che le modalità di accertamento di queste entrate devono essere ancora stabilite dai competenti organi dello Stato.
Inoltre, il Consiglio regionale ha dimenticato - non l'ho ancora sentito citare - che la legge di riparto fiscale in vigore contiene un articolo particolare, l'articolo n. 12, che, se applicato, può contribuire a combattere l'eventuale evasione fiscale.
Spero che lo faccia il Consiglio regionale che sarà eletto nel giugno 1988 ed i cui membri avranno a disposizione un arco di tempo lungo 5 anni e, quindi, abbastanza sufficiente.
Mi riservo di riprendere la parola in fase di replica, preavvertendo tuttavia che, com'è ovvio, il nostro gruppo voterà a favore.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Non parlerò di formule di governo, né di questa maggioranza, né di altre future, perché voglio dedicare il mio intervento, che conclude l'analisi sui bilanci di un quinquennio importante, badando soprattutto ai fatti.
Ieri abbiamo ascoltato la relazione del Presidente della Giunta, che - dico subito - mi è piaciuta, perché, dai punto di vista stilistico, esce dagli schemi tradizionali della partitocrazia e dal grigiore dell'atteggiamento burocratico, che spesso attanaglia i politici, sia della maggioranza, sia della minoranza.
Questo scarso allineamento al quadro partitico, presente in Italia ed anche nella nostra Regione, è un dato di fatto estremamente importante ed interessante.
A mio parere, però, si poteva, e si può, citare la metafora della famiglia, che è più strettamente pertinente alla realtà della Valle. Qui da noi è diffuso ed ha un significato molto concreto il detto "maman Région" e cioè "mamma Regione", che io considero profondamente vero, come tanti altri detti popolari.
Noi consideriamo la società valdostana come una famiglia, nella quale la Regione funge da mamma, e la società, o l'apparato produttivo, è il marito. In questa società ci sono, però, molti problemi, perché la mamma ha tanti soldi, li sa anche amministrare, ma ha una certa tendenza a regalare la motocicletta al figlio più grandicello ed al bambino più piccolo tutta una serie di caramelline e di giocattolini, senza preoccuparsi a sufficienza, però, del loro futuro.
Noi, invece, consideriamo la mamma come un elemento determinante, così come lo è stato per tantissimi anni nella società e come lo è ancora oggi, per la tutela dell'ambiente e dell'ordine domestico, per la pulizia dell'orto, per la sicurezza sociale, intesa come cura degli anziani, per la cura delle nostre tradizioni storiche e per la memoria storica di ciascuna famiglia. Credo che proprio questo paragone - e lo vedremo nella mia breve relazione - ci possa consentire una serie di agganci importanti.
Mi pare opportuno sottolineare un altro aspetto positivo della relazione del Presidente della Giunta costituito dall'atteggiamento in campo energetico.
A mio parere, ieri abbiamo assistito ad una scarna discussione sul metanodotto, però, soprattutto nelle comunicazioni del Presidente della Giunta, mi è parso di cogliere un elemento nuovo, un elemento di disincanto rispetto alle scelte di politica energetica nazionale ed internazionale ed una visione politica più attenta ai nostri problemi. L'ipotesi del riscaldamento delle valli laterali è un dato di fatto estremamente positivo, così come è da ritenere positivo l'aver preso in considerazione le richieste della popolazione, caldeggiate anche dagli ambientalisti e da Nuova Sinistra, sull'atteggiamento da tenere nei confronti del "Superphoenix", delle linee elettriche aeree ed in generale della distribuzione dell'elettricità. È un dato di fatto positivo che noi rimarchiamo ben volentieri.
Esistono, però, degli aspetti negati vi che, probabilmente, sono preponderanti. Volendo fare una osservazione centrale sulla relazione del Presidente della Giunta, credo che ci si debba riferire soprattutto alla circostanza che tutta la relazione si fonda su di una visione della società valdostana fatta dall'interno dell'Amministrazione regionale, intesa come la "grande mamma" che riempie tutta la società, che tutto vuol controllare, che tutto vuole gestire e tenere sotto la sua osservazione, come quelle "mamme ammise", così ben descritte in alcuni film di Fellini.
È giusto che ci sia una mamma, ma noi pensiamo che ci debba essere anche un papà e cioè un dialogo, sempre aperto, tra l'Amministrazione regionale, l'indirizzo pubblico, la capacità di governo dei partiti e la società, che ha un proprio sviluppo di una certa importanza, con i propri tempi e ritmi di crescita, che noi dobbiamo saper capire, interpretare e stimolare. Ma non riesco a ritrovare questi concetti nella relazione.
Io ho l'impressione che ci sia una certa tendenza alla fagocitosi, quasi che ci stessimo avvicinando ad una repubblica del socialismo reale, in cui lo Stato invade tutto e tutto ricopre. Io ritengo importante che si eserciti una grande ed importante funzione di indirizzo nei confronti della società, di influenza sui suoi destini e sulle sue capacità economiche, ma ciò non deve coincidere con l'occupazione di tutto lo spazio.
La scelta di "occupare", secondo me ha avuto un primo grande effetto sulle capacità amministrativo-dirigenziali dell'Amministrazione regionale. Mi è sembrata, infatti, corretta e giusta l'osservazione dell'Assessore alle Finanze, Martin, sulle capacità imprenditoriali della Regione autonoma della Valle d'Aosta e dei suoi abitanti. In essa, egli osserva che la presenza, per troppi anni, di una grande industria, che ha fagocitato tutti gli altri apparati industriali, praticamente ha tolto ai Valdostani ogni volontà imprenditoriale. Questa osservazione è molto giusta.
Anche noi, però, rischiamo di comportarci nella stessa maniera, nel senso che questa "mamma Regione", che tutto fa, tutto controlla, tutto vede e che, sostanzialmente, vuole mettere il naso dappertutto, non favorisce e stimola la nascita di una classe dirigente ed imprenditoriale, non solo nella società, ma neanche nell'Amministrazione regionale.
Ai Capigruppo ed ai membri della Giunta, probabilmente, sarà distribuito un lavoro, fatto dai dirigenti di questa Amministrazione, che, a mio parere, sintetizza molto bene questi dubbi e questi problemi. La classe dirigente è scontenta e sciopera. Non è un fatto importante? Non dobbiamo osservare qualcosa o fare dei riferimenti in merito? Noi dobbiamo riprendere tutto il discorso su questo tema e dobbiamo renderci conto che si scommette sul nostro cervello.
Il Presidente della Giunta diceva giustamente che nella società ci vuole un cervello che funzioni, ma deve funzionare tanto il cervello del marito, quanto quello della moglie.
Al Presidente della Giunta vorrei dare una chiave di lettura del problema dei dirigenti. Io non credo che sia solo una questione di soldi, anche se in parte ciò potrebbe essere vero. Io credo che i dirigenti amministrativi di questa Amministrazione, i vicedirigenti e quelli che, comunque, si sentono ed espletano funzioni dirigenziali, oggi non si sentano sufficientemente responsabilizzati. Essi hanno scarsi rapporti con i politici, probabilmente perché anche noi siamo scarsi.
Credo che il gratificare questo personale di una maggiore considerazione, che lo qualifichi sia sotto l'aspetto professionale, sia sotto l'aspetto delle responsabilità, sia da interpretare come una scommessa di fondamentale importanza per i prossimi anni. Questa scommessa, oltre che per l'Amministrazione regionale, vale anche per la società più in generale, perché molto raramente una società riesce a crearsi una valida classe dirigente, quando la funzione del gruppo dirigente, del mondo intellettuale, del mondo della cultura e di quello che esprime le migliori capacità dirigenziali è così poco stimata.
Mi scuso con qualche rappresentante del Partito Socialista se me la prendo con l'iniziativa per "Sports Valdôtains" e con quella legge che ieri è stata rinviata alle Commissioni; ma è mai possibile dare dei soldi alla pubblicità per gli sport, quando, sui giornali e sulle riviste, si parla solo di sport? Quando questo tema occupa degli spazi e delle risorse incredibili? Ma quando mai troviamo, sui giornali, lodi, interesse ed attenzione per i nostri giovani che sono fuori Valle e che - come mi sembra sia già stato ricordato dal Presidente della Giunta - fanno notevoli esperienze e seguono importanti carriere altrove, perché qui da noi non trovano l' "humus" su cui crescere? È mai possibile che il discorso dell'università non possa essere preso in seria considerazione? Ma quando mai potremo pensare di avere una valida classe dirigente, quando l'unica università alla quale noi pensiamo è quella dello sport? Mi dispiace, ma i bilanci non si fanno con gli sciatori! Con questo intendo dire che la capacità dell'Amministrazione regionale a predisporre un bilancio è una cosa seria. Si può anche essere sciatori, ma dopo bisogna studiare.
A questo punto credo di dover fare una osservazione molto concreta: l'informatizzazione di questa Amministrazione è scadente. Che le notizie possano fluire così come il Presidente auspica nella sua relazione, a mio parere, resta una utopia. Le deliberazioni della Giunta regionale, infatti, sono manuali e cartacee; per scoprirle bisogna diventare dei merli nel vero senso della parola, perché bisogna andarle a scovare ad una ad una, mentre, dappertutto, la prima meccanizzazione riguarda, appunto, le deliberazioni della Giunta regionale. Spero e mi auguro che le speranze del Presidente della Giunta regionale si trasformino, quanto prima, in realtà.
Un altro aspetto negativo, nella relazione e nell'operato della Giunta, già sottolineato con notevole efficacia dal rappresentante del Partito Comunista, è sicuramente la scarsa solidarietà. Mi sembra che questo tessuto connettivo sia più presente nelle speranze, nella visione o nel sogno della Presidenza della Giunta regionale che non nella realtà.
Non volendo andare troppo al di là e discutere puramente in via teorica, faccio un esempio concreto. Quando si parla di muscoli e tendini, si parla dell'operatore agricolo, dell'industria le, dell'operatore turistico, dell'artigiano, degli operatori sanitari e sociali e del commerciante. Ma, santa Madonna, dov'è finito l'operaio? Eppure in Valle d'Aosta ci sono 10.000 o 13.000 operai dell'industria! Sono persone come tutte le altre, che, però, non hanno avuto neanche il beneficio di una citazione in questa relazione. Non vedo registrato in alcun modo ed in alcuna parte della relazione il valore positivo, per la società, delle persone che sono attualmente in pensione. Queste ultime non sono degli esseri marginali, ai quali offrire solo della assistenza, che comunque bisogna dar loro e che, però, non è neppure presente in questo bilancio. Queste persone sono importanti per la società. In tutte le regioni circonvicine, italiane o straniere, queste persone sono recuperate ad un ruolo attivo in favore della società. Ciò costituisce un problema, perché l'essere pensionati da un'occupazione non deve significare necessariamente rimanere senza lavoro.
Visto che molti parlano di lotta alle tossicodipendenze, vorrei ricordare che in molte città d'Italia le persone pensionate hanno giocato un ruolo fondamentale nella lotta alle tossicodipendenze, con il picchettaggio di fronte alle scuole, con il controllo dei traffici che si svolgono intorno alle scuole e sui mezzi di locomozione che trasportano i bambini a scuola.
Credo che si possa fare molto in que sta direzione, specie coinvolgendo queste persone, per esempio, nella gestione delle strutture a loro dedicate e che, pur essendo fatta attualmente da giovani, in gamba e nel pieno della attività, non sempre corrisponde alle aspettative delle persone che ne debbono usufruire. Probabilmente, il tema della partecipazione sarà un vecchio mito della Sinistra, ma io credo che, per esempio, l'intervento degli anziani nella gestione delle micro-comunità, potrebbe essere molto positivo.
Termino questa parte introduttiva facendo un ulteriore accenno al problema della solidarietà sociale. Penso che il ruolo della Regione, o della "mamma",sia soprattutto quello di ridurre, per quanto possibile, il disagio sociale, le discrepanze economiche o meno, nella qualità della vita, tra i vari ceti della popolazione. Io ritengo che questo impegno debba essere determinante? specie là dove la società è ricca, come è ricca la Regione della Valle d'Aosta, dove la maggioranza delle persone beneficia di un discreto o di un buon livello di vita economica e sociale, ma dove, per le minoranze che non beneficiano dello stesso livello di vita, è sempre più duro essere minoranze.
Una certa attenzione a questo particolare aspetto è elemento cardine della Regione, o almeno dovrebbe esserlo, ma io non vedo espressa, in questo senso, alcuna volontà. Mi scusino i Compagni del Partito Comunista, se io dico che cambio un po' l'ordine dei fattori, ma, a mio parere, il terzo mondo è proprio qui da noi, perché, in Valle d'Aosta, esistono delle persone che vivono con meno di 300.000 lire al mese. Ma non ne esiste una soltanto, perché ce ne sono 100, 200, 300 o addirittura 1.000! Questa deve essere la nostra prima emergenza, risolta la quale, io sono perfettamente d'accordo nel fare tutti gli interventi possibili per il "terzo mondo", che ci riguarda e molto profondamente, perché, se noi godiamo oggi di quel tenore di vita, al quale ha fatto giustamente cenno il Consigliere Ricco nel discorrere sul ruolo del petrolio, ciò è dovuto anche al fatto che siamo riusciti a "fregare" al terzo mondo, e non sempre con metodi corretti, molte materie prime.
Io dico che si deve mettere al primo posto questo problema, proprio perché è una emergenza; perché è indegno vedere, in questa Regione, uno spreco, un consumismo e un atteggiamento che in piemontese si dice "spatüs" - che a mio parere rende bene l'idea di persone che viaggiano con macchine di grande cilindrata e che vestono con abiti di "boutiques" selezionate - da parte di persone che dispongono sicuramente di qualche cosa, perché rimangono loro i resti dello stipendio che percepivano un tempo, mentre oggi, con la pensione, sono al limite della sopravvivenza, e questo limite, per gli elevati costi del sopravvivere nella comunità valdostana, tende a scendere sempre più.
Dopo aver fatto queste considerazioni, come Nuova Sinistra possiamo concludere che in questa relazione ci sono degli aspetti positivi, delle dichiarazioni interessanti sulla solidarietà, sull'ambiente e sugli investimenti, che, però, non corrispondono assolutamente all'attività pratica di questa Giunta regionale e alla realtà del bilancio. La mia relazione, pertanto, ten de a mettere in evidenza questa grande differenza tra il dire ed il fare.
Cerco di fare un ultimo breve accenno alla relazione dell'Assessore alle Finanze, Martin, che, a mio parere, merita che siano posti in rilievo alcuni aspetti positivi, anche perché non bisogna solo "dare ad Augusto quello che è di Augusto", ma occorre anche "dare a Maurizio quello che è di Maurizio", specie per il suo tentativo, abbastanza riuscito, di inserire nel bilancio una analisi della realtà economica, oltreché sociale, della Valle d'Aosta e delle sue tendenze. È uno sforzo positivo, che spesso difetta nella Giunta regionale e nei partiti, Nuova Sinistra compresa, ed è una scommessa sul futuro.
Il Consigliere Ricco si è divertito a ripetere che nel 1987 non è possibile anticipare il bilancio del 1988; se ciò fosse vero, molte aziende italiane sarebbero chiuse da diversi anni. Penso, invece, che e capacità di previsione, e cioè di analizzare la situazione attuale, di conservare e di utilizzare la memoria storica di quello che siamo stati, possano essere oggetto di una grande scommessa sul nostro futuro.
Mi pare che questo concetto, anche se in modo meno esplicito, sia presente anche nella relazione del Presidente della Giunta, però è molto più evidente nella relazione economica, nella quale ci sono i dati relativi al fatturato dei vari settori e sono indicate anche alcune linee di tendenza, sulle quali possiamo convenire o meno e che possiamo interpretare nel modo che preferiamo; però è positivo che almeno ci siano.
Un secondo dato positivo di questa relazione, e che io condivido in gran parte, è il riferimento al 1992. Una delle più grandi "stupidaggini" della Sinistra è stato sicuramente l'atteggia mento assunto nei confronti degli interventi operati dalla Comunità Economica Europea nel campo della siderurgia negli anni 1977, 1980 e 1981, quando l'unica sua reazione fu quella luddistica di difesa a spada tratta di qualcosa che non esisteva più e di opposizione all'innovazione. Ricordo che in Francia, per la difesa di alcuni vecchi stabilimenti siderurgici, gli operai della C.G.T. scesero in piazza con i fucili da caccia e buttarono fuori dai paesi le forze dell'ordine e, senza saper bene cosa fare, occuparono le fabbriche, che poi furono chiuse, non certo dalla Comunità Economica Europea, ma dalla storia.
Ho paura che in particolare la Sinistra - mi riferisco spesso alla Sinistra perché ne ho una grande stima, mentre ne ho un po' meno delle altre forze politiche - consideri il 1992 come una scommessa persa, come un qualcosa che, comunque, inciderà sui bilanci regionali come il fato o come la spada di Damocle e non, invece, come una scommessa sulle nostre capacità politiche.
Io considero quella data come una grande possibilità che ci viene offerta per assumere un ruolo centrale nei rapporti tra la Comunità Economica Europea ed i Paesi extra-CEE, sia per la nostra posizione geografica, ma anche e soprattutto per le nostre capacità. Visto e considerato che da molto tempo ci vantiamo delle nostre capacità di essere regione di confine, regione di scambi, ed ipotizziamo scambi culturali e di informazione, flussi finanziari e di merci..., allora, se questa autostima è vera, ecco che il 1992 è una grande prova di forza che ci viene offerta per saggiare le nostre capacità di conoscere le intenzioni della CEE, di modificarle o comunque di seguirle nel loro "iter" per valutarne le implicanze sul la nostra Regione ed essere propositivi su questo stesso terreno.
Posso assicurare tutte le forze politiche che poco importa se noi saremo rappresentati o meno nel prossimo Consiglio; ma, se Nuova Sinistra vivrà, sicuramente si impegnerà su questo terreno in un ruolo positivo e propositivo.
Un ultimo, ma non secondario, aspetto positivo, nella relazione dell'Assessore alle Finanze, riguarda il commercio. Ho letto ed ascoltato due circostanze, che ritengo di dover sottolinea re. La prima riguarda il fatto che anche qui, se si accetta la storia, ci si rende conto che la grande distribuzione è, purtroppo, un elemento reale, non buono e né cattivo, ma è un elemento che esiste, sul quale occorre riflettere un attimo, ma che comunque bisogna affrontare a viso aperto. Credo che bisogna smettere di fare le guerre di religione dei sindacati e dei piccoli e grandi commercianti contro la grande distribuzione. È un problema di carattere economico che deve essere affrontato con realismo e con correttezza, cercando di cautelare, ovviamente, gli interessi dei consumatori, che sono proprio quelli che noi dovremmo cautelare e proteggere contro gli interessi molto vaghi di questa o di quella forza economica, e gli interessi della struttura sociale della nostra Regione.
In questo senso chiederei alla Giunta regionale - e vengo alla seconda circostanza - di concretizzare rapidamente quell'ipotesi di contributo ai piccoli esercizi commerciali della media montagna e dei paesi più piccoli, che effettivamente svolgono un ruolo determinante nella struttura sociale delle piccole comunità. La presenza di piccoli negozi aperti - i cosiddetti "empori" di una volta - significa offrire un servizio sociale alle persone sole, anziane ed a quelle che hanno deciso di continuare a resistere nei villaggi. Ritengo estremamente negativo l'essersi scordati, sino ad oggi, di questa circostanza.
Sempreché sia possibile, io ho chiesto alla Presidenza del Consiglio di svolgere il mio intervento in due tempi, per non disturbare la colazione degli altri Consiglieri. Pertanto, ne avrò ancora per un quarto d'ora circa, perché svolgerò la seconda parte del mio intervento nel pomeriggio.
Inizierei l'analisi del bilancio dalle entrate. Ringrazio il Consigliere Ricco, che ha voluto indicare come unico neo - anche perché, probabilmente, non si sarebbe mai azzardato a parlare male degli altri - quello relativo alle entrate, perché effettivamente si tratta di un problema importante.
Innanzitutto io penso che si debba riconoscere il fallimento della politica della maggioranza in tema di entrate, perché il notevole aumento del traffico dei trasporti internazionali, un 20% in più quest'anno e quasi un 30% in più negli ultimi due anni, e le facilitazioni previste dalla legge sull'autoporto di Pollein della fine del 1985 hanno avuto come conseguenza, non solo la gratuità di questo servizio, ma una buona diminuzione delle entrate dell'IVA da importazione. Pertanto, la politica della Giunta regionale che tendeva ad aumentare le entrate per avere una maggiore disponibilità è fallita, perché l'aver puntato tutte le "chances" sull'IVA da importazione si è rivelata come una scelta sbagliata, anche perché ci si sarebbe dovuti rendere conto che, dal punto di vista storico, le cose stavano andando in senso diverso.
Vorrei sapere se questo fallimento, che non è tanto evidente nella quantità dei miliardi in meno rispetto all'anno scorso, perché si tratta solo di 9 o 10 miliardi, sia da identificare soprattutto in una sconfitta di tipo culturale, e quindi di testa, nel senso che, per rincorrere il mito dell'IVA da importazione - nel quale siamo caduti in tanti e non solo della maggioranza - non ci siamo resi conto che il discorso sulle entrate, così come sulle uscite, deve essere analizzato più a fondo.
In questo senso un certo "mea culpa" può essere fatto anche da Nuova Sinistra, che, forse, ha enfatizzato più del necessario queste regalie dello Stato, che ci sono state e che ci sono, ma che non provengono dalla nostra produzione. Il circoscrivere il problema a questo discorso, però, ha contribuito a portare anche noi fuori tema.
Io credo che si debba aggiustare subito la questione "entrate" del riparto fiscale, non con una nuova legge, ma provvedendo ad applicare quella che c'è; l'articolo 6, infatti, è totalmente inapplicato. Nel solo 1981 ci sono stati circa 10 miliardi messi a bilancio come residui attivi; invece, nel 1982, 1983, 1984, 1985 e 1986 e tasse pagate dai Valdostani sulle pensioni, sugli stipendi dei dipendenti pubblici, sugli stipendi dei dipendenti delle ditte che hanno sede fuori Valle - e non si tratta di ditte di piccole dimensioni, perché, a titolo di esempio, ci si può riferire ai dipendenti della DELTACOGNE, dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino, della Cassa di Risparmio di Torino... - non vengono conteggiati nel riparto fiscale. È un "prodotto" del nostro lavoro e del lavoro della nostra gente, che però non rientra nel riparto fiscale. Perché accettare questo meccanismo? Perché accettare questa spoliazione effettuata ai danni delle entrate regionali?
Se a questa considerazione si aggiunge che il 25% delle tasse pagate sui depositi bancari e postali non rientra nel calcolo del riparto fiscale, contrariamente a quanto previsto dall'ultimo comma dell'articolo 6, ne consegue che, in 6 anni, noi abbiamo perso quasi 500 miliardi. È un calcolo riduttivo, nel senso che sono stato molto stretto ed ho preso in considerazione 30 miliardi per l'IRPEF sugli stipendi, 20 miliardi per l'IRPEF sulle pensioni e 30 miliardi sugli interessi dei depositi, ma le cifre reali sono sicuramente maggiori, perché occorre tener conto che in Valle d'Aosta il risparmio ha una giacenza media pari a 1.600 miliardi, per cui è molto facile effettuare un rapido calcolo. Ne consegue, quindi, che noi abbiamo regalato allo Stato circa 500 miliardi.
Vorrei sapere quale sarebbe potuta essere la differenza tra l'IVA da importazione e l'IVA che eventualmente noi avremmo potuto ricuperare, ad esempio, con l'IVA dei prodotti della DELTACOGNE e con le altre forme di IVA alle quali ho fatto cenno. Se si fosse cercato di dare applicazione alle leggi già esistenti, forse l'IVA sarebbe stata maggiore.
Per quanto concerne le entrate, tuttavia, credo che si possa fare sicuramente molto di più di quanto sta facendo questa Giunta, che, in pratica, fissandosi sull'IVA da importazione, si avvia lungo una strada molto scoscesa.
Dicevo, quindi, che ci sono da ricuperare le entrate del riparto fiscale, ma ci sono anche da ricuperare i proventi della Casa da Gioco di Saint Vincent, che sono sicuramente inferiori alle possibilità della Casa da gioco.
Non chiediamo certo un aumento della sua attività, ma non capiamo la ragione per la quale la Regione debba continuare a lasciare ad una società privata dei proventi che possono entrare tutti nelle casse regionali. Noi chiediamo, pertanto, che in prospettiva si giunga alla regionalizzazione della Casa da Gioco, cosa che consentirebbe, pur mantenendo gli attuali livelli di entrata alle casse regionali, di ridurre il gioco d'azzardo e, avendone la gestione, di orientare l'attività di quel complesso in altre direzioni ed in particolare verso quelle culturali e turistiche.
A mio parere l'IVA da importazione ha alcolizzato la sensibilità dell'Amministrazione regionale in tema di entrate. Mi si consenta di fare un breve "excursus" in campo sanitario, ma l'alcolizzazione coincide con un procedimento di blocco totale del ragionamento.
Noi chiediamo che ci sia una notevole entrata per la Regione Valle d'Aosta, che potrebbe anche essere dell'ordine di qualche decina di miliardi, sulle tasse che dovrebbero essere pagate dai possessori delle seconde case. Si tratta di una scelta.
Le imposte di soggiorno, così come sono iscritte a bilancio, sono ridicole. Noi crediamo che chi soggiorna negli alberghi possa anche permettersi di versare dei contributi così ridicoli, perché pratica un tipo di turismo che ha un riflesso economico sulla Regione Valle d'Aosta e sui suoi abitanti e, pertanto, non possiamo accettare questa continua erosione delle nostre possibilità turistiche, dei nostri servizi, delle nostre bellezze naturali, della nostra organizzazione urbanistica, economica e sociale, da parte di persone che non hanno dato nulla alla Valle d'Aosta e nulla vi apportano. Chiediamo, pertanto, una tassazione delle seconde case, proprio sulla base delle capacità impositive che ci sono concesse dallo Statuto.
Mi si consenta, a questo punto, di fare una piccola divagazione di carattere costituzionale. Tutti si richiamano all'intento di voler modificare lo Statuto: cerchiamo, invece, di applicarlo concretamente e di far funzionare le leggi che ci sono. Io ho l'impressione che la riforma dello Statuto sia per noi una specie di suicidio politico, perché non penso che in uno Stato centralizzatore ci sia spazio per una modifica costituzionale dello Statuto. Credo che le nostre più valide carte consistano nell'erodere il potere centrale applicando disperatamente questo Statuto.
Una testimonianza di ciò ci viene da un altro particolare aspetto, sempre relativo alla voce "entrate" e citato anch'esso dal Consigliere Ricco. Mi riferisco in particolare al controllo sull'evasione fiscale. È una cosa importante! Non è possibile pensare ad una società solidale se non esiste giustizia fiscale; non è possibile che il pensionato, che paga tutte le tasse sulla propria pensione, come d'altronde deve essere, possa convivere con qualche evasore fiscale. È un aspetto determinante per la nostra immagine e per lo stesso convivere civile.
Io credo che, se avessimo una politica più corretta, sotto questo aspetto ne vedremmo sicuramente delle belle.
Termino ia parte del mio intervento relativa alle entrate, chiedendo ai Consiglieri, tanto della maggioranza che della minoranza, una maggiore attenzione su questi capitoli. Non dobbiamo credere che le nostre entrate siano limitate all'IVA da importazione, cosa che, a nostro parere, è stata un elemento di disturbo delle nostre capacità di analisi, e non vogliamo, pertanto, che questa condizione si perpetui ancora nei prossimi anni.
Mi si consenta di fare una prima osservazione sulle uscite. Una delle prime voci interessa il capitolo 20000, che riguarda le spese per indennità di carica ai componenti del Consiglio regionale e che è in aumento. Nuova Sinistra chiede che venga apportata una radicale modifica a questo capitolo di spesa, non perché sia eccessivo in termini dimensionali; considerato che 3 miliardi e 300 milioni di quest'anno, rispetto ai 2 miliardi e 600 milioni dello scorso anno, in un bilancio di 900 miliardi, non rappresentano una cifra spropositata; secondo noi, invero, è sbagliato il meccanismo. In termini di costi noi graviamo sulla società approssimativamente per circa 90 milioni a testa, oltre ai 50 milioni per i componenti della Giunta regionale. Sulla base di questi termini, grazie anche al meccanismo elettorale presente nella nostra Regione, fare il Consigliere regionale sta diventando un "business"...
(...INTERRUZIONE del Consigliere Baldassarre...)
SANDRI (N.S.): Ero sicuro che il Consigliere Baldassarre sarebbe stato la prima gallina...
(...INTERRUZIONE del Consigliere BALDASSARRE...)
SANDRI (N.S.): Ero sicuro che, su questo problema, il Consigliere Baldassarre sarebbe insorto per primo.
Io chiedo se non sia possibile collegare l'indennità di carica a due elementi di riferimento. Il primo è la dichiarazione fiscale dell'anno precedente a quello di nomina o comunque precedente a quello di entrata in Consiglio regionale, in modo che non si verifichino sostanziali modificazioni tra il livello di vita precedente l'ingresso in Consiglio regionale e quello tenuto come Consigliere regionale. Ci sarebbe, oltretutto, un effettivo accoppiamento con l'intendimento della legge presentata dal Partito Repubblicano nella scorsa legislatura, che prevedeva di acquisire una certa chiarezza in tema fiscale.
Qualcuno dirà: "Ma se per caso Giovanni Agnelli diventa Consigliere regionale, dobbiamo ugualmente dargli 400 milioni all'anno?". Ma se Agnelli, negli anni precedenti, ha pagato le tasse per quegli importi, io credo che abbia dato il suo contributo all'Amministrazione regionale e quindi dovrà essere ripagato in pari misura.
L'altro elemento di riferimento, a mio parere, è il livello decoroso di vita, nel senso che possiamo e dobbiamo responsabilmente indicare quale sia, per noi e ovviamente anche per a società, un livello decoroso di vita.
Poiché sono le ore 13.00, termino qui il mio intervento, ma, in considerazione della mia disponibilità a non ritardare i lavori, chiederei al Presidente del Consiglio di essere un po' comprensivo nei miei confronti se, nel secondo intervento di questo pomeriggio, supererò di qualche minuto il tempo previsto.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, il Consigliere Sandri avrebbe diritto a parlare ancora per 24 minuti per il suo primo intervento. Per poter interrompere qui i lavori e sempreché il Consiglio sia d'accordo, possiamo consentire che il suo secondo intervento, previsto in 30 minuti, possa essere prolungato per i 24 minuti dei quali non ha usufruito questa mattina.
Non essendoci obiezioni, il Consiglio è d'accordo.
La seduta è sospesa ed i lavori riprenderanno alle ore 16.00. Grazie.
La seduta è tolta
La seduta termina alle ore 13,01
