Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 884 del 14 novembre 1984 - Resoconto

OGGETTO N. 884/VIII - VERIFICHE SULLA REGOLARE ESECUZIONE DEI LAVORI DI COSTRUZIONE DEL CASEIFICIO DI ARNAD. (Interpellanza).

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dai Consiglieri Millet e Mafrica:

INTERPELLANZA

CONSIDERATO che con deliberazione di Giunta n. 5872 del 28.9.1984 si decide di "provvedere al rifacimento del pavimento dei locali di lavorazione del caseificio di Arnad in quanto lo stesso si è rivelato assolutamente inidoneo al normale svolgimento delle attività casearie ";

RICORDATO che trattasi di un Caseificio appena ultimato, il cui costo complessivo ha superato abbondantemente i tre miliardi e mezzo e che adesso è necessario spendere altri 51 milioni per impedire che vi siano infiltrazioni dal piano di lavorazione al sottostante magazzino di conservazione delle fontine;

i sottoscritti Consiglieri regionali

INTERPELLANO

l'Assessore competente per sapere:

quali materiali e a quale costo erano stati previsti dal capitolato d'appalto per il pavimento dei locali di lavorazione del Caseificio di Arnad;

se ci sono state delle varianti in corso d'opera per ciò che riguarda il pavimento;

di chi sono le responsabilità per il lavoro "assolutamente inidoneo" e se la Regione intende intraprendere azioni per il recupero dei danni subiti.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Millet, ne ha facoltà.

MILLET - (P.C.I.): Ci ha interessato la lettura della delibera n. 5872 del 28.9.1984, concernente il rifacimento del pavimento dei locali di lavorazione del Caseificio di Arnad. Dal momento che, nelle premesse, si dice che la Giunta decide di "provvedere al rifacimento del pavimento dei locali di lavorazione del Caseificio di Arnad in quanto lo stesso si è rivelato assolutamente inidoneo al normale svolgimento delle attività casearie", e visto che il progettista è stato incaricato nel 1978, cioè non tanto tempo fa, vorremmo sapere se, a quell'epoca, nelle varie progettazioni non si potevano prevedere le piastrelle antiacide, sigillate con opportuni collanti antiacidi, posate su solette precedentemente rese impermeabili mediante la formazione di una membrana ecc. Sarei curioso di sapere se questa tecnica è stata sperimentata solo dopo il 1978 perché, quando si progetta un caseificio, si devono proporre delle soluzioni ottimali; se queste sono eccessivamente costose, chi di dovere opterà per un'altra scelta. Non dimentichiamo che rifare questo lavoro costa lire 199.000 al mq., per un totale di 51 milioni.

In questa costruzione, come usa fare la Regione Valle d'Aosta, ci sono state due perizie suppletive: una di 415 milioni, l'altra di 274 milioni, per un totale di 700 milioni. Al limite, se nel progetto non era previsto questo tipo di pavimento, i lavori di rifacimento potevano entrare in quella fase. Chiediamo allora se quei lavori erano stati previsti in capitolato, perché siamo venuti in possesso, a seguito di una nostra interrogazione con risposta scritta, solo di alcuni articoli del capitolato. Era previsto all'art. 2, per quanto riguarda le opere murarie e gli impianti, una spesa di 260 milioni in modo molto generico per cui, non avendo a disposizione il capitolato, volevamo sapere che tipo di pavimento era previsto.

Questo discorso ci porta a parlare della responsabilità dei lavori, perché in Valle d'Aosta, dal momento che la Regione soldi ne ha, tutto si fa e si rifà senza tenere conto delle responsabilità. Siamo del parere che chi progetta, chi ha la direzione dei lavori, debba essere pagato bene, ma ne risponda anche. Questo è uno di quei casi che si possono riscontrare, in cui, poco tempo dopo aver costruito, già si va a rifare, e qui è il caso di porsi il problema, anche pensando al futuro, che quando si costruisce qualche struttura è opportuno progettare con tutte le tecniche più avanzate per evitare di dover poi modificare, ed operare con una maggiore responsabilità, mettendo in moto quelle verifiche che sono dettate dal buon senso di una buona amministrazione.

Si dà atto che dalle ore 11,37 assume la Presidenza il Vice-Presidente Giulio Dolchi.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale Perrin, ne ha facoltà.

PERRIN - (U.V.): Je suis d'accord avec le Conseiller Millet que le technicien, le directeur des travaux, lorsqu'ils donnent des indications, devraient être responsables de ce qu'ils font et, en certains cas, ils devraient payer de leur poche si après les choses ne vont pas, ce qui n'est pas toujours possible, d'autant plus que parfois les résultats ne se voient qu'à la suite.

Pour ce qui est l'objet de cette interpellation, le "capitolato d'appalto" prévoyait un plancher en matière résineuse avec une épaisseur d'environ 9-10 millimètres, et le choix de ce matériel était dû aux caractéristiques du matériel même, qui devait être résistant aux acides monolithiques contre le glissement phonoabsordant, hygiéniquement compatible avec le type de travail, etc..

Le prix avait été fixé à ce moment-là, en 1978, à 25.060 lires le mc., sauf le rabais d'adjudication de 3,10%. Il y avait eu ensuite un verbal rédigé par le directeur des travaux pour concorder des nouveaux prix; on établissait un prix de 50.000 lires le mc pour construire un autre type de plancher "a base di résine epossidiche autolivellanti, bicomponenti, atossiche, di tipo epotex".

Dans la relation rédigée par le directeur des travaux, on lisait: "non è possibile realizzare il pavimento di tipo monosint, in quanto per il particolare tipo di lavorazione dovrebbe resistere alle dilatazioni improvvise, dovute all'acqua di lavaggio. La caratteristica di adattamento agli sbalzi termici viene invece riconosciuta al pavimento epotex". La différence de température au moment de l'introduction de produits chauds et de lavage provoquait, paraît-il, cette dilatation, donc c'était nécessaire d'arriver à cette modification, ce qui était fait, à travers une expertise supplémentaire, en novembre 1982 par le Gouvernement régional.

Mais cependant, avant de parler de responsabilités, il faudrait peut-être faire certaines considérations: aujourd'hui les technologies dans les bâtiments emploient très largement des matériels à base résineuse. Le choix de ce matériel est fait surtout pour ces locaux où il y a une forte présence de matières acides; c'est le cas pour la fromagerie d'Arnad. Ceci aussi parce qu'on demande dans ce cas une très grande élasticité du matériel.

Il ne faut pas oublier que des planchers de ce genre coûtent environ un tiers ou un quart moins que des planchers d'autre type, et donc l'avoir voulu choisir ce plancher pouvait être une expérimentation utile pour les autres fromageries qui se sont construites dans le temps, et là où des problèmes devraient se présenter, on aurait quand même eu cette expérimentation et donc la possibilité de réduire le coût d'intervention de l'Administration régionale. L'expérimentation n'a pas donné les fruits que l'on souhaitait, ceci par rapport à la méthode de production de la Fontina, qui est encore là de façon artisanale. Il arrive qu'au moment où, à travers la toile, on prélève le caillé - cette opération est entièrement mécanisée dans d'autres fromageries industrielles - une quantité non indifférente de petit-lait tombe sur le plancher, en le rendant inadéquat au travail, tant il est vrai que des ouvriers sont déjà tombés. Il est donc indispensable d'arriver là à une modification, aussi parce que si l'Inspectorat du Travail intervient très souvent dans les industries, je crois que c'est bien que nous considérions ouvriers tous, donc ceux aussi qui travaillent dans les fromageries, et c'est juste que dans ce cas l'Administration se préoccupe aussi de leur personne.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Millet, ne ha facoltà.

MILLET - (P.C.I.): Non sono molto soddisfatto delle risposte, le verificheremo in seguito. Noi capiamo che possa esserci anche la sperimentazione però due anni fa si è cambiato, con una perizia suppletiva, tipo di pavimento perché lo si riteneva non idoneo a quello della progettazione. Non si era previsto che il tipo di attività avrebbe reso sdrucciolevole il pavimento.

Secondo noi il progettista, che fa quello che gli dicono di fare, dovrebbe però dare delle risposte tecniche in base al materiale in commercio. In questo caso quindi la Regione deve tirar fuori ancora 50 milioni, quando ne aveva spesi due anni fa oltre 10 per fare lo stesso lavoro.

Dobbiamo esprimere delle riserve al riguardo, perché a nostro avviso non ci sono stati cambiamenti tali da non poter essere previsti in anticipo. E dal momento che non ci è stato risposto all'ultima domanda, salvo darci una risposta implicita e cioè che la Giunta non ritiene necessario mettere in moto un recupero dei danni alla Regione, in questo modo si avalla quella filosofia per cui nessuno è mai responsabile di quel che fa. Al contrario, noi riteniamo che il rapporto corretto sia di fiducia, ma anche di responsabilità.

Speriamo che al caseificio di Châtillon si sia tenuto conto di questa esperienza, in modo di evitare di fare gli stessi sbagli.