Oggetto del Consiglio n. 389 del 29 febbraio 1984 - Resoconto
OGGETTO N. 389/VIII - ACQUISTO DELLO STABILIMENTO SITO IN COMUNE DI CHATILLON, DI PROPRIETA' DELLA "CHATILLON S.p.A.", IN LIQUIDAZIONE, DA DESTINARE AD INSEDIAMENTI INDUSTRIALI. APPROVAZIONE ED IMPEGNO DI SPESA. DELEGA ALLA GIUNTA.
PRESIDENTE: Do lettura della delibera in oggetto, allegata al punto 30 dell'ordine del giorno dell'adunanza:
IL CONSIGLIO DELIBERA:
1) di dichiarare che il complesso immobiliare oggetto di acquisto da parte dell'Amministrazione regionale sarà destinato alla realizzazione di opere di pubblica utilità;
2) di approvare l'acquisto per il prezzo a corpo di Lire 5.500.000.000 (cinquemiliardicinquecentomilioni), oltre I.V.A., degli immobili distinti in Catasto del Comune di Châtillon come segue:
DATI CATASTALI N.C.E.U. - Comune di Châtillon.
PARTITA 254 - Ditta: MONTEDISON FIBRE S.p.A con sede in MILANO
F. 37 n. 10/a -300/a -277/A
F. 43 n. 17/1 - 17/2 -17/3 -17/4 n. 140/1 - 140/2
n. 148/1 - 148/2
n. 150/1 - 150/2 - 150/3 - 150/4 150/5
n. 18 - 25 - 27 - 81 - 82 - 142
- 143 - 144 - 145 - 147 - 149
- 300 - 302 - 304 - 305 - 307
- 308 - 309 - 310 - 311 - 312
- 313 - 314 - 315 - 316 - 317
- 318 - 319 - 320 - 321 - 322
- 323 - 324 - 325 - 326
VIA STAZIONE - Categ. D/7 R.M.
CATASTO TERRENI - COMUNE DI CHATILLON
PARTITA 1
F. 37 n. 10
F. 43 n. 17 - 25 - 27 - 56 - 140
- 143 - 144 - 145 - 146 - 147
- 148 - 149/1 - 149/2 - 150
- 153 - 217 - 218 - 219 - 220
- 222 - 223 - 224 - 221
PARTITA 6807
F. 41 n. 403
F. 42 n. 215
F. 37 n. 78 - 79 - 82 - 93 - 94
- 119 - 388 - 392
F. 43 n. 14 - 15 - 16 - 20 - 31
- 32 - 33 - 34 - 35 - 37
- 53 - 54 - 65
F. 43 n. 82 - 138 - 141 - 151
- 169 - 198 - 200;
3) di approvare la spesa complessiva di Lire 5.500.000.000, oltre I.V.A., finanziandola con imputazione al capitolo 36300 del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1984 ("Spese per l'acquisto e la costruzione di beni patrimoniali da destinare ad interventi nel settore industriale"), che presenta la necessaria disponibilità;
4) di stabilire che la residua somma di Lire 2.500.000.000 oltre I.V.A., sarà liquidata ad avvenuta entrata in vigore della legge del bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 1985, con imputazione al capitolo del bilancio medesimo corrispondente al capitolo 36300 del bilancio preventivo per l'anno 1984;
5) di dare atto che nell'ipotesi in cui gli aventi diritto esercitino i diritti di prelazione si provvederà a diminuire proporzionalmente l'importo del corrispettivo da corrispondere alla Società;
6) di dare atto che il liquidatore
si è impegnato ad asportare tutti gli impianti, macchinari, suppellettili attualmente siti nei capannoni industriali entro un anno dalla data di stipulazione dell'atto notarile;
7) di dare atto altresì che sui beni alienati alla Regione verrà iscritta un'ipoteca legale a garanzia del pagamento del corrispettivo dilazionato, ai sensi dell'art. 2817 del Codice Civile;
8) di delegare alla Giunta regionale l'adozione di ogni provvedimento di esecuzione per addivenire alla stipulazione dell'atto notarile di compravendita degli immobili di cui si tratta e, in particolare, per la designazione del notaio rogante, per la liquidazione della spesa di Lire 3.000.000.000 oltre I.V.A. già impegnata con il presente provvedimento, per l'impegno e la liquidazione della residua somma di Lire 2.500.000.000 oltre I.V.A, o della eventuale minore spesa che risulterà nel caso di prelazione da parte di terzi, ad avvenuta approvazione della legge del bilancio della Regione per l'anno 1985, nonché per gli eventuali accertamenti circa la consistenza e l'intestazione catastale degli immobili da acquisire.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Pollicini; ne ha facoltà.
POLLICINI (Féd. D.P.- U.V.P.): Mi pare che sia opportuno inquadrare questo provvedimento, sottoposto all'approvazione del Consiglio, nella vicenda della MONTEFIBRE. A questo proposito va detto con molta chiarezza che siamo di fronte a una serie di inadempienze del Governo oltre che della Montefibre. Sono stati presi degli impegni molto precisi, a livello governativo e a livello ministeriale, per il mantenimento in vita dello stabilimento.
Non dimentichiamo che è uno stabilimento che fa parte della storia recente di Châtillon, nato nel 1919, allora si chiamava la SOLE di Châtillon. Dopo la guerra ha cambiato nome in SAIFTA, quindi in MONTEFIBRE, per passare poi, nell'ultima fase della sua vita, a denominarsi "CHATILLON S.p.A." a gennaio del 1982.
Questo stabilimento ha raggiunto anche i 1000 dipendenti, negli anni '65-'68 aveva ancora 700 dipendenti e ultimamente era sceso a 500 dipendenti.
Nello sfascio generale della MONTEDISON, a causa di un tipo di politica condotta a livello governativo che in effetti ha lasciato le aziende in mano ad una lottizzazione selvaggia, che ha portato come risultato il disfacimento del patrimonio industriale pubblico del nostro Paese, la MONTEFIBRE di Châtillon è stata anch'essa una vittima.
C'era stato, in data 7 ottobre 1982, un incontro a livello ministeriale, a cui partecipò il Ministro del Bilancio On. La Malfa, il Presidente della Giunta ed i rappresentanti del Ministero dell'Industria, i Sindacati a livello nazionale, i Sindacati locali e il Presidente della MONTEFIBRE Dott. Tramontana. In quell'incontro è stato siglato un documento che prevedeva l'impegno da parte della MONTEFIBRE di mantenere aperto lo stabilimento, e l'impianto acetato con il conseguente impiego di 120 unità.
Fra le altre cose, nel documento c'è un punto molto importante in cui le parti si impegnavano a verificare la possibilità di inserire in altre attività occupazionali i rimanenti 380 dipendenti che non erano del reparto acetato. C'era addirittura l'impegno di verificare quanti dei 380 erano stati reimpiegati dalla MONTEFIBRE.
Nel testo dell'accordo si legge anche: "Il Ministro del bilancio si impegna a seguire l'attuazione dell'accordo e a fornire ogni contributo per la sua realizzazione che salvaguardi l'occupazione". Questo era contenuto nel documento siglato il 7 ottobre 1982.
Nel dicembre 1982, anziché procedere ad iniziative che portassero ad occupare le 380 persone in cassa integrazione, l'azienda unilateralmente ha chiuso lo stabilimento, e mettendo in cassa integrazione tutti i 500 dipendenti. In relazione a questo impegno la verifica è venuta a mancare perché è andata a coincidere con il periodo delle elezioni anticipate, con lo scioglimento delle Camere e la formazione del nuovo Governo.
Quando si sono stabilizzati il Governo e le varie cariche a livello ministeriale noi siamo intervenuti e abbiamo interessato il Ministero che si era occupato della vicenda nell'ottobre del 1982.
Abbiamo avuto un incontro con il Ministro del Bilancio attuale, l'On. Longo e con il Sottosegretario Vizzini, in cui abbiamo evidenziato la situazione e la responsabilità della MONTEFIBRE, una cui rappresentanza era presente all'incontro.
Abbiamo fatto presente una serie di problemi che vedevano questa Regione colpita dalla crisi in maniera più massiccia, percentualmente, di molte altre zone che fanno più notizia, perché magari hanno delle dimensioni più ampie, abbiamo fatto presente che negli ultimi due anni é stato compromesso il 41% dei posti di lavoro nel settore industriale della nostra Regione.
Il Ministro del Bilancio, nel preparare personalmente il comunicato, ha scritto, di suo pugno, che la situazione della Valle d'Aosta era un problema che per la sua importanza assumeva rilievo nazionale e come tale sarebbe stato affrontato dal Governo.
Il Ministro del Bilancio intendeva operare in stretta collaborazione, per poter portare a compimento questo obiettivo, e si impegnava a fare una riunione in tempi brevissimi, con i Ministri del Lavoro, dell'Industria e delle Partecipazioni Statali, per esaminare le possibili ipotesi di intervento nell'ambito pubblico e privato.
In questa situazione, chiaramente, rimaneva il grosso problema di uno stabilimento chiuso, senza prospettive salvo quelle di un intervento regionale che poteva essere quello di acquisire al patrimonio regionale gli immobili per costituire qualche elemento incentivante per iniziative che dovevano sostituire l'attività della MONTEFIBRE.
Noi abbiamo avuto incontri con la MONTEFIBRE, o meglio, scontri, perché contestavamo a questa società, anche alla presenza dei Ministri, il suo comportamento, il suo disimpegno, la mancanza di assunzione di responsabilità quando si era reso garante degli impegni il rappresentante del Governo, e si può dire che la Regione è stata l'unico organismo che ha fatto la sua parte, e forse di più della sua parte, nell'intera vicenda. La Regione, di fronte all'inerzia del Governo ed al disimpegno totale della MONTEFIBRE," obtorto collo", possiamo anche dire così, ha assunto l'iniziativa di acquisire l'immobile.
Certo si può dire che di fronte alla responsabilità di chi ha scaricato sulla comunità valdostana 500 disoccupati ci sarebbe dovuto essere almeno un contributo alla Regione.
La necessità di trovare un lavoro a questa gente ci ha reso responsabili di fronte alla comunità e questo anche se giuridicamente potremmo dire che non siamo noi quelli che debbono pensare a ciò che il Governo si era impegnato di risolvere e al fatto che la MONTEFIBRE si era impegnata ad intervenire.
Riteniamo però che, di fronte all'esigenza di dare un posto di lavoro a chi è in Cassa integrazione, si debbano superare anche i doveri strettamente giuridici e fare un passo in questa direzione.
E' in questo quadro che c'è stata l'iniziativa di acquisire al patrimonio regionale lo stabilimento MONTEFIBRE con i suoi capannoni utilizzabili in parte, al prezzo di 110.000 al mq.
Io penso sia opportuno ricordare ai nostri Consiglieri la necessità di leggere molto bene le perizie: questa ci pare una perizia fatta con molto scrupolo, diciamo rigorosa, e mi pare che sia anche abbastanza precisa nel definire ogni singolo elemento del complesso MONTEFIBRE, vuoi terreni, vuoi capannoni, vuoi palazzine, vuoi le altre strutture. E' un sacrificio che la Regione si assume proprio perché è un modo per affrontare la crisi occupazionale, e il fatto di poter dare, di dover dare un posto di lavoro giustifica anche questo sacrificio.
Non dimentichiamo che Châtillon è stata molto provata dalla crisi della MONTEFIBRE, trattandosi di crisi pesante che ancora aleggia.
Ci siamo interessati anche del problema della Cassa integrazione: il decreto è stato firmato il 24/2/84 e riteniamo che la settimana prossima, o al massimo la successiva, il personale della MONTEFIBRE ancora rimasto dopo l'operazione di disimpegno della società attraverso le facilitazioni offerte a chi voleva dimettersi, (si tratta di 269 persone, di cui 20 di Ivrea e 80 donne) possa beneficiare della Cassa integrazione. Abbiamo avuto uno scontro durissimo sul prezzo, perché avremmo voluto acquisire questo patrimonio a cifra zero, ritenendo di avere avuto anche elementi per sostenere a lungo questa ipotesi.
Però, di fronte alla rigida posizione della MONTEFIBRE e alla messa in liquidazione della Châtillon, rischiavamo di negare anche la prospettiva di trovare la sostituzione di alcuni posti di lavoro attraverso l'offerta che noi facciamo a chi intende inserirsi in questa regione, offrendo loro dei capannoni e una struttura industriale abbastanza idonea, anche se non completamente, alla riconversione che, fatalmente, dovrà avvenire perché passiamo da un tipo di industria chimica a un tipo di industria che è diversa e dovremo perciò trovare una compatibilità all'interno di questi stabilimenti.
E' difficile ipotizzare di impiegare in quell'area lo stesso numero di persone che ci sono adesso, così come è difficile ipotizzare di trovare un'unica azienda che possa occupare tutto il settore.
Fatalmente dovremo cercare di mettere insieme diverse iniziative il più compatibili possibile in un ambiente funzionante dal punto di vista industriale. Nello stabilimento di Châtillon le strutture sono valide, anche se non tutte, ma vi sono potenzialità che certamente possono essere utilizzate dalle aziende pur se saranno necessari anche dei lavori di riadattamento.
Abbiamo alcune ipotesi di insediamento che riteniamo opportuno definire nei particolari prima di informarne il Consiglio.
Riteniamo che possa essere comunque un notevole contributo dato, sia pure con un enorme sacrificio Regione alla possibilità di dare lavoro ad un certo numero di persone, il massimo possibile.
Siamo a disposizione per tutta una serie di informazioni che riteniamo di poter dare al Consiglio, pur ritenendo la stima, e questa mi pare la cosa importante, molto precisa e molto puntuale e così pure l'illustrazione delle motivazioni e del tipo di pagamento che è graduato con tasso zero, quindi sono cifre in assoluto, non maggiorabili del tasso bancario: si tratta di cinque miliardi e mezzo suddivisi nelle tranches che sono riportate in delibera scaglionate nel tempo, con l'ultima rata di un miliardo e mezzo che scade alla fine di novembre dell'85.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Vorrei partire dall'ultima parte di quanto detto dall'Assessore, quando tenta di scaricare tutta la crisi della MONTEFIBRE sul Governo centrale. Bisognerebbe fare un esame prima di accusare solo il Governo nazionale o i Ministri competenti per il fallimento della MONTEFIBRE di Châtillon.
Io penso che ci siano stati dei ritardi da parte della maggioranza che ha retto in questi ultimi anni la nostra Regione.
E' facile dire che il Ministro La Malfa o il Ministro Longo, hanno fatto delle promesse oppure hanno cercato di venire incontro a delle richieste da parte della Regione: ma la Regione che cosa ha fatto in questi ultimi anni? Ha dato una mano a provocare quella crisi che era già in atto da diversi anni, forse ci si è accorti di questa crisi che avanzava con un po' di ritardo. A parte questa precisazione doverosa, io so benissimo, anche perché ho avuto un incontro personale con l'Assessore, insieme al sottosegretario Vizzini, che il compagno Longo sta predisponendo uno studio proprio perché ha capito il grave problema che sta attraversando la Valle d'Aosta, causato dalla perdita del 44% de i posti di lavoro.
A questo problema l'Onorevole Longo è sensibile, ripeto che sta predisponendo uno studio, e mi sembra che prossimamente ci dovrebbe essere anche un incontro con il Ministro.
Quindi io chiedo all'Assessore Pollicini di essere più prudente, visto che la prudenza in un momento come questo è necessaria: non diamo le responsabilità a chi non le ha.
Sull'acquisto dell'immobile sono perfettamente d'accordo, perché questo può facilitare l'eventuale intervento non statale e l'inserimento di industrie private che potrebbero utilizzarli.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): In effetti la valutazione tecnica dell'area e del prezzo che occorre pagare per i capannoni, credo possa essere definita accettabile in sè; ciò significa che il prezzo pagato per i terreni e per i capannoni in condizioni normali si potrebbe ritenere un buon prezzo.
Però questo non è un acquisto qualsiasi da un privato con cui noi abbiamo a che fare, qui comperiamo l'area della ex MONTEFIBRE e diamo cinque miliardi e mezzo all'azienda che se ne è andata dopo sessanta anni lasciandoci sul gobbo, mi sembra, 550 posti di lavoro, e non credo che sia opportuno dare, tutto sommato, un premio a chi si è comportato in questo modo.
Noi ricordiamo la riunione del 7/10/82, in cui con un documento, anche se in modo non del tutto chiaro, si faceva anche cenno al recupero dell'area e, per un periodo, la MONTEFIBRE aveva lasciato capire che la parte di area da lei non utilizzata sarebbe stata ceduta alla Regione a prezzo simbolico.
Ora spendiamo cinque miliardi e mezzo, e non so se questo può essere ritenuto un prezzo simbolico.
Noi quindi abbiamo delle valutazioni da fare non sul merito dell'accertamento tecnico, ma sulle condizioni in cui si è condotta la trattativa.
Riteniamo che con questa deliberazione si dia un premio ad una azienda che più volte ha trattato molto male la popolazione valdostana, compreso l'accordo del 7 ottobre, dove si dice che la parte relativa alla produzione di acetato doveva durare per nove mesi.
Riteniamo inoltre che ci siano state delle responsabilità della Giunta regionale nella conduzione di questa trattativa.
In un primo periodo c'è stata una sottovalutazione del problema e ricordo la lettera inviata all'Assessore Chabod nel mese di agosto, in cui già si parlava di chiusura e che non era stata portata a conoscenza delle forze politiche e sociali valdostane.
C'è stata poi una situazione in cui, pur essendoci una Commissione speciale per la MONTEFIBRE ad occuparsi del problema, le trattative più delicate venivamo monopolizzate dal Presidente della Giunta.
C'è stato quindi un impegno da parte delle forze sociali, il sindaco di Châtillon, il Presidente della Comunità montana, i sindacati dei chimici, i gruppi del Consiglio regionale che lavoravano in un certo modo mentre le decisioni e i contatti più delicati venivano tenuti dal Presidente della Giunta, il quale di mese in mese lasciava intendere esserci delle possibilità di soluzione.
Si sono fatti i nomi di diverse aziende che avrebbero dovuto rilevare la MONTEFIBRE: la CIRIO, la AGNESI, la CLANI, la NOVACETA e non ricordo quali altre.
Ad un anno e mezzo dall'accordo il risultato è che noi siamo costretti a pagare le aree ed i capannoni alla MONTEFIBRE e che a Châtillon, non ci sono posti di lavoro in sostituzione di questi.
Quindi noi non possiamo votare questa delibera perché, anche se riteniamo che ci sia stata da parte della MONTEFIBRE la volontà di abbandonare brutalmente la Regione Valle d'Aosta, dopo aver sfruttato per 60 anni i lavoratori di Chatillon, riteniamo però che non ci sia stata da parte della Giunta regionale la dovuta continuità e volontà politica nella trattativa stessa.
Ricordo un incontro con il Presidente della MONTEFIBRE in cui lo stesso diceva:" Si parla di trattative per la cessione dell'area ma noi finora non abbiamo avuto rapporti con la Giunta", mentre la Giunta sosteneva di essere in trattative per l'area.
Quindi noi ci asterremo su questa deliberazione perché, al di là della valutazione tecnica dei terreni e dei capannoni, riteniamo che da una parte si sia dato alla MONTEFIBRE più di quanto meritasse, anche rispetto agli impegni che aveva preso, e dall'altra perché riteniamo che ci siano state delle responsabilità della Giunta regionale nel condurre le trattative per cercare la soluzione di un problema molto grave per i lavoratori.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il
Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Féd. D.P. - U.V.P.): Innanzitutto non condivido quanto è stato detto dal Consigliere Baldassarre, che vuole attribuire tutte le responsabilità alla Regione per la chiusura della MONTEFIBRE.
Credo che la Regione abbia fatto quanto era possibile per evitare questa chiusura e, soprattutto, credo che i comuni interessati, in modo particolare il comune di Châtillon, senza dimenticare la comunità montana del Marmore, abbiano fatto tutto quanto era possibile per evitare la chiusura di questo stabilimento che per la comunità di Châtillon era veramente vitale.
Quindi anche io intendo, come ha già fatto l'Assessore Pollicini, evidenziare le inadempienze del Governo centrale e il comportamento negativo della MONTEFIBRE che ha buttato sulla strada in pochissimo tempo 500 persone che lavoravano a Châtillon e nei comuni limitrofi.
Certamente, di fronte a questa situazione, i cinque miliardi e cinquecento milioni dati alla MONTEFIBRE assumono il sapore della beffa e lasciano la bocca amara, però credo che la Giunta abbia fatto bene a prendere questa decisione, perché in questo modo sarà possibile, attraverso questo stabilimento, vedere di inserire un'altra attività produttiva di tipo industriale.
Colgo quindi l'occasione per chiedere alla Giunta e all'Assessore a che punto sono le trattative per inserire una nuova attività di tipo industriale nel comune di Châtillon. Credo che sia importante che questa attività sia di tipo industriale perché la comunità montana del Marmore, vive già su altre attività, però rendiamoci conta che, comunque vadano le cose, non sarà possibile a Châtillon inserire più di 150/200 persone.
Quindi, a mio avviso, è estremamente importante che ci sia una iniziativa da parte della Giunta e da parte di questo Consiglio per cercare delle attività alternative all'attività industriale.
Dico questo perché la comunità montana del Marmore, ed in modo particolare il comune di Châtillon, sta vivendo un momento di crisi che è gravissimo, non soltanto per la chiusura della MONTEFIBRE, che ha buttato sul lastrico 500 persone con grave disagio per le famiglie, ma è in crisi perché anche le attività turistiche sono in crisi: Châtillon e Saint-Vincent vivono di riflesso anche sull'attività turistica e l'attuale crisi viene accentuata da quella del turismo, che è dovuta non soltanto alla mancanza di neve, ma a una crisi più generale che coinvolge anche il turismo.
Sappiamo che l'attività agricola non è sufficiente per poter fare una vita decente. A questo si aggiunge la crisi che sta investendo la Casa Gioco e che si ripercuote sul comune di Châtillon, dove stiamo vivendo una situazione che è disperata. Basta andare a Châtillon alle nove di sera per rendersi conto che i bar sono chiusi, perché le famiglie non escono più di casa forse perché, penso io, non hanno neanche più i soldi per il caffè o l'aperitivo.
Dico queste cose per evidenziare la situazione di crisi che in questo momento stiamo vivendo nel comune e per dire che, a mio avviso, ben venga l'inserimento di una nuova attività industriale, però è necessario puntare ad altre iniziative, e ne voglio ora ricordare due: la prima, ad esempio, è quella della scuola alberghiera, e quindi chiedo a che punto è questa iniziativa, se il discorso della scuola alberghiera va avanti oppure no; la seconda iniziativa su cui voglio conoscere è l'opinione della Giunta prospettata costruzione di una funivia che va allo Zerbion.
Io mi rendo conto che, su due piedi, non si può dare un giudizio su questa iniziativa perché, se uno esamina il progetto che è stato approvato dal Consiglio Comunale di Châtillon e si trova di fronte a 12 miliardi di investimento, ci si rende conto che è difficile dare un giudizio affrettato su questa iniziativa.
Però credo che sia importante perlomeno esaminare attentamente questa proposta che potrebbe dare un grosso contributo per aumentare l'occupazione nella Comunità Montana del Marmore e potrebbe diventare una nuova formula di reddito e di ricchezza per la Comunità locale.
PRESIDENTE Ha chiesto la parola il Consigliere Segretario Tamone; ne ha facoltà.
TAMONE (U.V.): Je ne voudrais pas dire trop de choses sur la question de Châtillon, que, d'ailleurs, nous avons discuté longuement quand, avec le Conseiller Mafrica et d'autres amis, nous étions les composants de cette fameuse commission qui s'intéressait de ce problème dramatique.
Je voudrais quand même faire une considération d'ordre général: maintenant ou plus tard on nous critiquera, mais personnellement j'affirme être content que la question de la MONTEFIBRE est fermée d'une façon claire parce que, si la question de la MONTEFIBRE avait traîné encore pendant quelques années, nous n'aurions eu aucune solution au problème, étant basé le travail de la "viscosa" et de "l'acetato" sur des technologies dépassées. Et ça on doit le dire!
Avec tous les défauts qui a eu la MONTEFIBRE, elle a eu quand même, si on peut le dire entre guillemets, le courage d'arrêter à Châtillon un établissement qui produisait quelque chose qui n'avait plus de sens en ce moment de nouvelles technologies.
D'ailleurs "l'acetato" est produit, en Italie, par la NOVACETA seulement à Intra et on sait très bien avec quelle difficulté survit cette entreprise pour la production de "l'acetato".
"La viscosa", maintenant est produite seulement par les pays sous-développés de l'Asie qui ont des conditions de travail que tout le monde dans ce Conseil connaît et c'est inutile de les répéter.
Alors, je crois que, dans le malheur, la MONTEFIBRE a quand même bien fait, pour certains aspects, à se décider de couper certains types de production qui étaient faits à Châtillon.
D'ailleurs, ici le Conseiller Mafrica me le permettra, le drame de la MONTEFIBRE ou de la MONTEDISON, si l'on veut mieux encore, ce n'est pas seulement une question qui a regardé la Vallée d'Aoste, malheureusement, parce que les choix trompés de la MONTEDISON ont choqué toute l'Italie à partir de la Sicile, à passer par les Pouilles, jusqu'à la en Sardaigne le Piémont et toute l'Italie.
Il s'agit vraiment d'un drame industriel, d'une entreprise mal conduite dès qu'elle est devenue de propriété de l'Etat parce qu'avant, malgré tous les défauts des privés, la conduction était d'autre type.
Malheureusement ça arrive en Italie, on doit le reconnaître et le rappeler aussi pour d'autres questions bien plus graves que nous devrons discuter en ce Conseil: la gestion publique a, à la fois, ses limites et on doit être conscients de cela.
Pour ce qui concerne, au contraire, d'autres considérations qui ont été faites par des différents Conseillers, je suis d'accord avec eux sur le fait que la MONTEFIBRE n'a pas maintenu ses engagements, et non seulement elle ne les a pas maintenus, mais, quand Monsieur Tramontana nous avait promis en commission "che ci avrebbe regalato la MONTEFIBRE", je m'en souviens, il était assis tout près de moi et il a dit ces mots, un mois après, il faisait parvenir à la Présidence du Gouvernement Régional une lettre dans laquelle il demandait pour la vente de la MONTEFIBRE 7 milliards."Altro che regalo!": on parlait de 7 milliards à ce temps-là. Le Président du Gouvernement, en ce moment, m'avait chargé de parler avec "il liquidatore fallimentare" Monsieur Rancilio qui est venu dans mon bureau; on avait discuté de la question et je lui avait proposé un délai de paiement. Vous savez ce qu'il m'avait dit, Monsieur Rancilio? "Certo che glielo facciamo il dilazionamento nel tempo, però sul dilazionamento voi ci pagate il 25% di interesse!".
Nous étions arrivés à ce genre de rapport avec la MONTEFIBRE! Et c'est pour ça que je juge que la proposition qu'aujourd'hui est présentée à ce Conseil a du valeur parce que si j'inculpe d'une part, comme il a fait l'Assesseur Pollicini, le Gouvernement central de ne pas avoir joué son rôle, je dois reconnaître quand même qu'il a exercé la pression nécessaire sur la MONTEFIBRE parce qu'elle baisse le prix à un niveau raisonnable.
On doit admettre que l'expertise présentée par la MONTEFIBRE à ce temps-là n'était pas une expertise inventée; elle prévoyait de donner une technique qui pouvait avoir sa valeur. D'ailleurs même notre expertise, par exemple, ne considère pas la valeur de la centrale thermique de l'usine de Châtillon, valeur que, si les choses iraient d'une certaine manière, pourrait être même inestimable.
Alors, dans ce sens, je crois que un tas de choses n'ont pas joué comme nous aurions voulu dans cette vicissitude, mais finalement nous avons eu le courage de conclure dans des temps suffisamment brefs en épargnant tout de suite un milliard et demi, qui sera beaucoup de plus, parce que nous payerons 5 milliards et demi pendant deux ans sans aucun intérêt, en évitant ainsi de payer les intérêts qui nous avaient été requis avant par la MONTEFIBRE sur les 7 milliards qu'il demandai. Je crois que c'est finalement une bonne affaire que nous allons conclure.
Mais ce que l'Union Valdôtaine souhaite, et d'ailleurs l'Union Valdôtaine l'a toujours dit, c'est que le discours ne s'arrête pas là; il faut que nous allions plus loin pour réaliser à Châtillon les installations industrielles nécessaires à remplacer d'une manière digne les 400 places que nous avons perdues avec la fermeture de la MONTEFIBRE. C'est surtout sur ce problème que maintenant nous devons travailler sans ultérieures polémiques en cherchant à donner une solution à ce problème qui qualifiera l'action du Gouvernement Régional.
Dans ce sens je pense que l'initiative qui nous est soumise doit être votée et je comprends l'attitude du représentant du Parti Socialiste Démocratique Italien qui dit qui n'est pas d'accord sur certaines considérations que nous faisons, mais il comprend l'importance de cette initiative, tandis que je ne comprends pas, même si en politique on a des rôles à jouer et l'opposition peut même faire de l'opposition, l'attitude du Parti Communiste.
Qu'est-ce qu'il veut alors, le Parti Communiste, vis-à-vis du problème de l'occupation en Vallée d'Aoste? Ici on devrait s'éclaircir les idées. Ce n'est pas que d'un débat fait au Conseil Régional peut produire des résultats différents ici on a fait le maximum, on a les épreuves pour le démontrer.
Le Parti Communiste avec sa puissance aurait pu faire "una trattativa parallela" et nous porter ici l'achat de la MONTEFIBRE à trois milliards: le Conseil Régional aurait été très content et il aurait accepté sa proposition.
Mais, au contraire, votre proposition est uniquement polémique et dire après: "Noi ci asteniamo" c'est à mon avis une attitude à la Pilate, s'en laver les mains sans prendre aucune décision, sans avoir le courage de dire sa pensée.
Pourquoi ne votez-vous pas contre, de manière que les positions soient très claire? Si vous n'êtes pas contents, votez contre et si vous êtes contents, si vous pensez que l'initiative est valable, la seule position possible est de voter, comme on doit voter, à faveur de cette délibération.
PRESIDENTE: Qualcuno chiede la parola? Dichiaro chiusa la discussione generale e do la parola all'Assessore Pollicini.
POLLICINI (Féd. D.P. - U.V.P.): Mi pare che sia giusto dare alcune risposte ai precedenti interventi. Il Consigliere Baldassarre non mi faccia dire quello che io non ho detto, anche se una sua abilità perversa lo porta sempre ad assumere questo abito mentale.
Io non ho messo sul banco di accusa il Ministro Longo, anzi io debbo dire che, e l'ho anche scritto, che il Ministro Longo ha dato dignità ad una delegazione aostana ricevendola a lungo, discutendo alla presenza della MONTEFIBRE contro la quale io ho detto cose decisamente più pesanti di quello che ho detto qui.
Però la posizione della MONTEFIBRE non si è mossa di una virgola, e debbo dire che la colpa è del Governo, nel senso che ha acconsentito alla gestione delle Partecipazioni Statali, a mezzo dei boiardi di Stato, così definiti ormai notoriamente, che sono degli strani personaggi che una volta si chiamano CEFIS, un'altra volta si chiamano EINAUDI, un'altra con altri nomi che voi conoscete, che hanno utilizzato, quali strumenti di lobbies politiche, le aziende di Stato per le loro scorrerie e per cercare di utilizzare questi strumenti di lavoro a fini politici o di altra speculazione.
Oggi paghiamo questi prezzi, magari oggi CEFIS va a portare le esperienze della MONTEDISON in Brasile, però qui ha lasciato i cimiteri aziendali, questa è la verità.
Quindi esiste una responsabilità governativa e, come noi ci assumiamo le nostre è giusto che anche a livello nazionale chi ha delle responsabilità se le assuma. Ci sono degli impegni scritti e firmati da Ministri, firme non in quanto persone, ma in quanto rappresentanti del Governo nazionale, il che significa che c'era un impegno dell'istituzione.
Allora, proprio per chiarire a chi non vuol capire, in data dicembre io ho scritto una delle tante lettere al Ministro Longo, e devo dire che i rapporti con il Ministro sono ottimi, che si è dimostrato veramente in grado di capire la complessa situazione della nostra Regione, anche se piccola.
Quando il Ministro mi ha chiesto di illustrare tutta la situazione, azienda per azienda, per dimostrare che c'è veramente il 41% dei posti di lavoro compromessi dalla crisi, io glieli ho dimostrati azienda per azienda, dicendo: "Questi dati evidenziano da soli la drammatica situazione di una zona ove non esistono alternative se non quella, oggi improponibile, di emigrare. Signor Ministro, l'Amministrazione regionale ha apprezzato la sua sensibilità e la sua disponibilità nel rispettare gli impegni assunti dai suoi predecessori, il Ministro La Malfa ed il Ministro Bodrato, succedutisi al Bilancio, nonché la sua iniziativa a provvedere, in tempi brevissimi, alla convocazione di una riunione collegiale con i Ministri del Lavoro, dell'Industria e delle Partecipazioni statali, per esaminare le possibili ipotesi di intervento, nell'ambito privato e pubblico, per la soluzione di una difficile situazione come quella della Valle d'Aosta che, per la sua importanza assume, come lei ha affermato, rilievo nazionale e in quanto tale deve essere affrontata dal Governo".
Qui c'è un impegno del Ministro del Governo che si fa carico della nostra situazione. La situazione nel suo complesso è tale da meritare l'attenzione del Ministero in ordine alla nostra richiesta di inserire la Valle d'Aosta nel disegno di legge sui bacini di crisi, poi superato, come vi spiegherò. "Noi confidiamo nella sua sensibilità, nel suo realismo e nel suo senso di responsabilità politica, nella certezza che Ella vorrà prendere in esame la situazione economica valdostana nel suo complesso ed adottare quelle misure atte a consentirci di uscire dalla gravità della crisi attuale".
Questo è il rapporto con il Ministro, quindi io non ho motivo oggi di metterlo sotto accusa, io gli do il diritto ad essere riconosciuto come Ministro che si è impegnato.
Quell'incontro, che doveva avvenire in tempi molto brevi, non è ancora avvenuto, anche se va detto ed occorre anche specificarlo, che l'incontro doveva avvenire in febbraio, alla vigilia della partenza, quando ormai avevo già la macchina sotto casa, mi è arrivata una telefonata del segretario del Ministro per dirmi che in mattinata era cambiata tutta la strategia del Governo per affrontare la crisi.
Scomparivano quindi i bacini di crisi, come linea di riferimento per affrontare la crisi nei settori più marcati dalla stessa, e venivano inserite due nuove strategie, quella delle "aree calde" e quella dei settori in crisi.
Il segretario del Ministro mi informava che nel discorso sui settori in crisi erano inserite sia la siderurgia che la chimica, la quale ci interessava per il problema della Chatillon.
Per questi motivi il rinvio degli incontri era stato chiesto proprio dalle organizzazioni sindacali, in attesa della definizione chiara di questa nuova strategia. Quindi va detto con molta chiarezza che la sospensione degli incontri è dovuta ad un cambiamento di impostazione della linea politica del Governo nell'affrontare la crisi.
Quindi io debbo il massimo rispetto e la massima credibilità al Ministro del Bilancio.
Chiaramente confronteremo in seguito, quando ci sarà questo incontro che ci auguriamo avvenga già nella prossima settimana, le possibili realizzazioni che gli impegni presi.
Per quanto può riguardare il problema dei ritardi regionali cui fa cenno il Consigliere Baldassarre, ci sono ritardi di carattere tecnico, passatemi questo termine, cioè esisteva questo impegno da parte della MONTEFIBRE e da parte del Governo, non mantenuto nè dalla MONTEFIBRE nè dal Governo.
Cosa poteva fare la Regione? Non poteva certo dichiarare guerra al Governo italiano, non è ancora previsto! Cosa potevamo fare? Non potevamo prendere il Ministro e il Dott. Tramontana e metterli di fronte ad un tribunale. Che cosa potevamo fare? Bisogna essere coscienti delle armi che abbiamo. L'intervento c'è stato, così come lo scontro.
La scelta era tra subire passivamente la situazione o fare delle proposte che uscivano dalla passività, ed io respingo totalmente l'accusa di ritardi. Abbiamo subito investito il Governo del problema, appena. Il Governo chiaramente ha tempi lunghissimi, anche non credo che li abbia soltanto per noi.
Quindi i nostri strumenti li abbiamo usati tutti: io non mi sento, lo devo dire con estrema chiarezza, nessuna responsabilità dei ritardi, perché i ritardi non ci sono stati, e questo è documentato da interventi verbali, telefonici epistolari e da contatti personali.
Per quanto riguarda il problema sollevato dal Consigliere Mafrica, le ho dette anch'io quelle cose e prima di lui: avremmo dovuto pretendere, almeno come contropartita di averci scaricato 500 dipendenti, di ottenere a titolo gratuito l'immobile della MONTEFIBRE.
Ma, di fronte ad una pratica impossibilità di ottenere questo, non si poteva fare il braccio di ferro, perché i problemi si sarebbero incancreniti senza prospettive di soluzione.
Quale era l'altra alternativa? L'obsolescenza naturale degli immobili, chiusi per anni, certamente avrebbe fatto cadere quello che poteva essere il valore dell'immobile stesso, aumentando il costo della ristrutturazione necessaria per adattarlo a nuove iniziative.
Potevamo bloccare il Monte Bianco, o fare una pressione sindacale occupando la Caserma dei Carabinieri, il Monte Bianco e altre cose. Forse allora il Governo, di fronte a questi atteggiamenti, come è avvenuto al Brennero, avrebbe preso delle iniziative.
Ma in mancanza di queste cose bisogna essere realistici ed io richiamo il senso di realismo dell'opposizione di fronte a quella che è l'inadempienza altrui: non potete scaricare su di noi colpe, inadempienze e responsabilità altrui.
Io chiedo che l'opposizione faccia pure il suo gioco, che lo faccia fino in fondo, però con i piedi per terra, senza imputare alla Regione le responsabilità di grossolane posizioni assunte vuoi dal Governo, vuoi dalla MONTE-FIBRE.
Quindi io ritengo che l'acquisto fatto sia un atto dovuto verso la comunità di Chatillon e verso i 500 che hanno perso il lavoro, trattandosi di un atto di fede nel futuro di questa Regione che fa uno sforzo e assume un onere che non doveva essere proprio.
Ho sostenuta anch'io questa tesi, però, di fronte all'esigenza di trovare una prospettiva occupazionale, questo è un sacrificio dovuto: facciamo la parte che dovevano fare altri, MONTEFIBRE e Governo, questa è la realtà!
Mi pare fosse doveroso, di fronte ad una situazione del genere, fare questo tipo di intervento. Ci avreste rimproverato del contrario se non avessimo provveduto tempestivamente all'acquisizione della struttura immobiliare: ora che l'abbiamo acquisita ci rimproverate ugualmente.
Noi oggi possiamo dire di avere dato, con questo atto, una prospettiva occupazionale, sia pure senza grossi entusiasmi dal punto di vista dell'intervento, ma certamente con grossa responsabilità e senso del dovere nei confronti di ohi è rimasto senza lavoro.
Non stiamo qui a dire che abbiamo la ricetta pronta per i 500 o per i 200 posti di lavoro, ma affermiamo che oggi concretamente possiamo trattare dicendo: "Vi mettiamo a disposizione questi immobili".
Mi pare che questo sia l'obiettivo a cui noi dobbiamo puntare. Realisticamente, oggi al di qua del banco, i problemi sono tali che schiaccerebbero qualunque persona.
Noi non vi chiediamo comprensione, perché in politica può darsi che questa non possa essere una norma di comportamento, però vi chiediamo senso di realismo e, se non per rispetto nostro, ve lo chiediamo per rispetto di chi ha perso il lavoro proprio grazie ad inadempienze governative e di enti parastatali.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Ci fa piacere che ci si interessi a come vota il gruppo comunista, vuol dire che si dà qualche importanza a questo voto, anche se ci pare assurda la pretesa che debbano essere le forze di maggioranza a stabilire come dovrebbero votare i comunisti.
In quanto alla battuta del Consigliere Tamone sulla capacità delle forze di opposizione di condurre le trattative con la MONTEFIBRE per ottenere un prezzo più equo, mi sembra che se proprio vuole che ci impegniamo in questo senso, la cosa è possibile, ma non come forza di opposizione; se si vuole che qualcuno conduca le trattative in modo differente si trovino le soluzioni adeguate.
Il nostro comportamento ci sembra molto lineare e molto chiaro: noi riteniamo che quest'area sia pagata troppo non in relazione a quello che se ne potrà fare in futuro, ci auguriamo che in futuro l'area possa essere utilizzata per nuove attività industriali. Viene pagata troppo rispetto agli impegni, come ha ricordato il Consigliere Tamone, della MONTEFIBRE, che ad un certo punto aveva detto: "Quest'area ve la regaliamo", e che nel documento del 7 ottobre, si era impegnata perché la si ottenesse, dicendo: "La Châtillon e il gruppo MONTEFIBRE, metteranno a disposizione tutte le loro capacità manageriali e conoscenze professionali affinché, con il supporta e la promozione degli organismi regionali, del Governo e dell'associazione valdostana degli industriali, siano individuate e avviate iniziative sostitutive tese a riutilizzare l'area attrezzata nel complesso di Châtillon".
C'era quindi un impegno da parte della MONTEFIBRE per una cessione gratuita o a prezzo simbolico di quest'area.
Le trattative, e questo è un altro aspetto, oltre alla responsabilità della MONTEDISON e del Governo, sono state condotte a nostro giudizio da parte della Giunta regionale in modo tale che non si è ottenuto un prezzo equo, in queste condizioni, non rispetto al valore dell'area.
C'è voluto un anno per ottenere un incontro a livello di Ministero; mi pare che per mesi e mesi avevamo degli operai della MONTEFIBRE che venivano qui con lo scopo di ottenere l'incontro che era previsto per una verifica a livello di bilancio dopo tre mesi.
Non c'è stata da parte della Giunta regionale, a nostro avviso, una sufficiente volontà politica perché queste trattative venissero condotte in tempi più rapidi e con risultati differenti.
Quindi noi non votiamo questo provvedimento perché riteniamo che si faccia un regalo alla MONTEFIBRE e perché riteniamo che la Giunta regionale avrebbe potuto operare in modo differente.
Ci asteniamo, in quanto riteniamo comunque che quell'area possa diventare utile per la soluzione dei problemi.
Ci interessa quindi che quest'area in qualche modo possa dare ai lavoratori di Châtillon delle possibilità, sulla cui realizzazione valuteremo ulteriormente il comportamento della Giunta.
Oggi come oggi, a un anno e mezzo dalla decisione di chiusura, ancora non ci sono delle novità: questo è il problema, quando ci saranno delle novità le valuteremo.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Egregio Assessore, io non ho mai detto che tu volessi mettere sotto accusa il Ministro Longo, ho detto che cercavi di scaricare le responsabilità sul Governo centrale e lo ha confermato il Consigliere Maquignaz, che ha detto perfettamente quello che io avevo capito "Le responsabilità non sono della Regione ma sono del Governo centrale". Il Consigliere Maquignaz è stato chiaro.
Io non sono d'accordo con questa soluzione. E' facile, quando si gioca una partita di calcio e il portiere subisce venti goal, dire che è colpa della difesa. No! E' colpa del portiere che non è neanche in grado di giocare!
Quindi non è possibile dare la colpa, a tutti i costi, al Governo centrale. L'interpretazione mia era perfetta, però non volevo giungere a tanto: è stato il Consigliere Maquignaz che ha avallato questa mia interpretazione.
Per quanto riguarda il ritardo, era riferito solo al fatto che la maggioranza si è accorta della crisi con ritardo.
La crisi in Italia incominciava a verificarsi già alcuni anni fa e quando, due o tre anni fa, è iniziata ad arrivare in Valle d'Aosta, la maggioranza non se ne è accorta e quindi, logicamente, non c'erano più possibilità per combatterla ed ecco perché siamo arrivati a questa situazione.
Il mio "ritardo" era inteso in questo senso e si riferiva a questa interpretazione, mentre non voleva affatto riferirsi al ritardo o meno nelle richieste di intervento da parte del Governo centrale. Io ti do atto che tu ti stai impegnando in una maniera eccessiva, questo é quanto risulta a me personalmente.
Però devi ugualmente ammettere che il ritardo esiste, anzi c'è stato ed è stato il ritardo nell'accorgersi dell'arrivo della crisi in Valle d'Aosta.
Dopo aver fatto questa breve considerazione io dico di essere personalmente favorevole a questo provvedimento presentato dalla Giunta ed esprimerò il mio voto in senso favorevole.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Non vogliamo ripetere considerazioni che abbiamo sentito in quest'aula e che condividiamo, pertanto il nostro voto sarà favorevole.
PRESIDENTE: ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Féd. D.P.- U.V.P.): Ho chiesto la parola per annunciare il nostro voto favorevole.
Voglio però cogliere l'occasione per fare un'altra considerazione di carattere generale e per chiedere una risposta che non ho ancora avuto.
Io ho avuto modo di ribadire, nel mio precedente intervento, che noi siamo dell'idea che nella comunità montana del Marmore, in modo particolare a Châtillon, debba essere mantenuta un'attività produttiva di tipo industriale, però riteniamo che, anche se le cose andranno bene, sarà difficile trovare un'attività di tipo industriale che superi le 200 unità.
A nostro avviso è quindi fondamentale lavorare per trovare delle attività sostitutive e alternative.
Ho fatto riferimento a due possibilità: quella della scuola alberghiera e quella della funivia dello Zerbion sulla quale io non voglio avere una risposta precisa perché mi rendo conto che non è facile su due piedi dare un giudizio su una iniziativa che, come ho detto prima ammonta a più di 12 miliardi, però penso che una risposta debba essere comunque data.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola per dichiarazioni di voto pongo in votazione l'oggetto n. 30.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 31
Votanti: 25
Favorevoli: 25
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet, Riccarand)
Il Consiglio approva.
