Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 499 del 11 giugno 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 499/XVII - Discussione generale sul D.L. n. 11: "Disposizioni in materia di servizi socio-assistenziali, socio-sanitari e sanitari. Modificazioni di leggi regionali".

Aggravi (Presidente) - Riprendiamo i lavori. Siamo al punto n. 15 all'ordine del giorno.

La parole au rapporteur, la conseillère Petey.

Petey (UV) - L'atto che oggi portiamo all'attenzione di questo Consiglio regionale segna una tappa fondamentale nel percorso di ammodernamento e riordino dell'offerta socio-assistenziale del J.B. Festaz, andando a modificare la legge regionale 23 dicembre 2004 n.34 e la legge regionale 25 gennaio 2000 n. 5.

Come formalizzato nei verbali della quinta Commissione consiliare questo disegno di legge, strutturato in 16 articoli suddivisi in tre capi, rappresenta il frutto di un lavoro condiviso e di un profondo cambio di paradigma promosso dalla Giunta regionale.

Il Festaz in questi anni ha progressivamente allargato il proprio raggio d'azione, non siamo più di fronte a una semplice Casa di riposo intesa nel senso del termine. Oggi la struttura ospita una pluralità di livelli assistenziali e complessità differenziata e crescente: la tradizionale Casa di riposo, il Nucleo demenze e Alzheimer per la gestione delle fragilità cognitive e complesse, il nuovo Ospedale di comunità, tassello fondamentale della sanità territoriale, previsto anche dalle missioni del PNRR e dal decreto ministeriale 77.

Quest'evoluzione organizzativa ha generato un setting assistenziale sanitario di natura mista, socio-assistenziale, socio-sanitario e prettamente sanitario, che la vecchia legge del 2004 non riusciva più a contenere né a regolamentare in modo efficiente.

C'era un evidente disallineamento tra ciò che il J.B. Festaz è diventato nella realtà quotidiana e il quadro normativo che ne governava le funzioni.

Questo provvedimento, pertanto, costituisce un passaggio imprescindibile per la transizione dell'azienda pubblica di servizio alla persona verso un modello di gestione sanitaria moderno e integrato, inserendosi nel più ampio contesto delle attività di riorganizzazione e potenziamento della rete dei servizi di assistenza territoriale.

L'obiettivo strategico della riforma è quello di ridisegnare radicalmente l'identità dell'ente, da storica Casa di riposo a presidio sanitario territoriale, definendone una volta per tutte il ruolo strategico all'interno della rete sanitaria della Regione Valle d'Aosta.

A conferma della validità e della lungimiranza di quest'impostazione assistenziale l'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, in audizione, ha posto in evidenza l'attivazione presso la struttura residenziale gestita dall'azienda del nuovo setting assistenziale sanitario territoriale denominato "Ospedale di comunità".

Tale servizio rappresenta uno degli elementi centrali del rinnovato modello finalizzato a garantire un livello intermedio di cura tra l'assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero, assicurando continuità assistenziale, prossimità e integrazione con i servizi sanitari e sociali del territorio.

Un progetto solido che vanta una capacità di 20 posti letto a pieno regime, in grado di dare una risposta concreta, tempestiva ed efficace ai reali ed emergenti bisogni assistenziali del nostro territorio.

Il testo che l'Aula si appresta a votare è il risultato di un'istruttoria approfondita, trasparente e partecipata, svoltasi in Commissione attraverso tre audizioni cardine nel corso dell'anno.

La seduta del 1° aprile, dedicata all'illustrazione politica del disegno di legge da parte dell'Assessore coadiuvato dal coordinatore dell'Assessorato, la seduta del 15 aprile incentrata sull'audizione diretta dei vertici del Festaz, il Presidente del Consiglio di Amministrazione, il Direttore e la Coordinatrice infermieristica e dei Segretari regionali della funzione pubblica di CGIL, CISL e SAVT.

La seduta del 29 aprile, dedicata all'ascolto dei rappresentanti storici della compagine proprietaria dell'ente nelle persone del Sindaco del Comune di Aosta e del delegato del Vescovo in rappresentanza della Diocesi, i quali hanno espresso formale condivisione sul testo emendato e sull'impianto complessivo della governance.

Sono stati approvati due emendamenti in quinta Commissione e questi introducono innovazioni profonde ispirate ai principi di trasparenza e meritocrazia in ordine alle nomine del direttore e del direttore sanitario.

Entrambi gli emendamenti dispongono che tali nomine vengano effettuate da parte del Consiglio di amministrazione all'esito di procedure selettive pubbliche comparative.

Passando ora all'esame analitico del testo, si riportano di seguito le principali novità introdotte, articolo per articolo, unitamente alle relative relazioni e precisazioni emerse nel corso dei lavori in Commissione.

Articolo 1 e articolo 2: l'articolo 1, al comma 1, aggiorna i setting assistenziali offerti dall'azienda ovvero i diversi contesti organizzativi nei quali vengono erogate le prestazioni distinte in base al livello di intensità assistenziale, alla tipologia dell'utenza e agli obiettivi di cura.

Il comma 2 introduce il comma 1bis all'articolo 1 che effettua un'importante operazione di restyling della denominazione dell'azienda con unica definizione "J.B. Festaz" a perenne memoria del suo fondatore. La nuova denominazione garantisce un'identità visiva e azione più snella senza intaccare la natura giuridica di ente pubblico, la cui vigilanza resta saldamente in capo all'Amministrazione regionale.

L'articolo 2 provvede, invece, alla modifica dell'articolo 2 della legge 34/2004 per eliminare il termine "Servizi educativi" dal testo della legge-quadro, aggiornando la norma all'effettiva tipologia dei servizi erogati.

Una necessaria pulizia ordinamentale legata a servizi all'infanzia non più erogati da decenni. La figura dell'educatore professionale di profilo socio-sanitario all'interno dei nuclei assistenziali non viene toccata. Gli educatori di profilo socio-sanitario rimangono pilastri obbligatori previsti nelle delibere di autorizzazione e accreditamento dei singoli setting territoriali.

Articolo 3: quest'articolo sostituisce l'articolo 2bis della legge 34/2004, esplicitando al comma 2 l'inserimento strutturale del J.B. Festaz nel sistema integrato dei servizi sanitari, socio-sanitari e sanitari regionali.

L'introduzione del setting assistenziale sanitario sana un'anomalia storica e impone il necessario coordinamento con l'articolo 36 della legge regionale 5/2000.

Il comma 3 adegua la formulazione interna per garantire piena coerenza al testo.

L'impianto recepisce la natura pubblicistica dell'ente richiesta dalle organizzazioni sindacali.

Articoli 4 e 5: l'articolo 4 sostituisce il titolo del Capo II della legge regionale 34/2004, mentre l'articolo 5 va a modificare il comma 1 dell'articolo 3 della medesima legge.

Entrambi gli interventi rispondono all'esigenza di uniformare la terminologia utilizzata all'interno del testo normativo.

Articolo 6: quest'articolo introduce modifiche sostanziali alla disciplina del Consiglio di amministrazione. Il comma 1 specifica che il Consiglio dura in carica 5 anni dal suo insediamento, inteso come la prima riunione convocata dal Presidente scaduto.

Il comma 2 adegua la lettera B del comma 4 bis alle reali tipologie di servizi assistenziali dell'ente.

Il comma 3 inserisce il comma 4ter per colmare un vuoto normativo, istituendo regole precise per la transizione.

Il Presidente in carica, alla data di scadenza, deve convocare l'insediamento del nuovo CdA entro 15 giorni dall'acquisizione dell'ultimo provvedimento di designazione, sancendo l'Istituto della prorogatio per il Consiglio scaduto nelle more dell'insediamento.

Infine, il comma 4 introduce il comma 5bis, obbligando l'azienda a trasmettere all'Assessorato regionale competente, entro dieci giorni dall'adozione, le deliberazioni su insediamento, sostituzione dei membri, individuazione del direttore e dell'organo di revisione.

L'articolo 7 modifica l'articolo 6 della legge 34. Al comma 1 ne integra le funzioni presidenziali, mentre i commi 2 e 3 aggiornano i compiti del CdA. In particolare, viene modificata la lettera F in materia di personale, sostituendo la rigida pianta organica con lo strumento moderno del Piano triennale dei fabbisogni di personale e dei programmi annuali, secondo le normative vigenti, da adottarsi annualmente all'interno del PIAO.

Una modifica sostanziale che permette una programmazione flessibile ed elastica, parametrata su base triennale e costantemente aggiornata in base alle reali necessità dei moduli assistenziali sanitari dell'ente, in perfetta analogia con la Regione e l'Azienda USL.

Il testo delinea, inoltre, l'introduzione della lettera Hbis, assegnando al CdA l'approvazione dei piani e dei progetti inerenti agli interventi infrastrutturali dell'Azienda.

L'articolo 8 modifica l'articolo 7, sempre della legge 34, introducendo innovazioni profonde ispirate ai principi di trasparenza e meritocrazia.

Al comma 1 viene stabilito che la scelta del direttore non sarà più un atto discrezionale, si ricorrerà a procedure selettive pubbliche e comparative gestite da commissioni indipendenti terze slegate dal CdA per valutare i profili in base a criteri oggettivi di merito tecnico-professionale.

Per garantire l'equilibrio istituzionale tra le proprietà dell'ente la Commissione ha recepito l'emendamento volto a ricondurre formalmente l'atto di nomina e di eventuale revoca in capo al Consiglio di amministrazione come organo collegiale, lasciando alla Presidenza le funzioni istituzionali.

Il comma 2 specifica che, in caso di decadenza del direttore, si eviti il blocco di gestione. Il Presidente dispone, per un periodo massimo di sei mesi, l'assegnazione delle funzioni direttive a un altro dipendente idoneo al quale viene assicurato il trattamento economico del contratto risolto.

I commi 3 e 4 introducono la figura del sostituto del direttore in caso di assenza temporanea, la cui indennità annua viene determinata dal CdA in misura non superiore al 20% della retribuzione di posizione del direttore titolare.

Articolo 9: quest'articolo inserisce l'articolo 8ter della legge regionale 34/2004 per disciplinare organicamente la figura del direttore sanitario dell'Azienda, pilastro clinico della riforma. Con l'apertura dell'Ospedale di comunità la presenza di un direttore sanitario è un obbligo al fine di garantire la qualità, la sicurezza delle prestazioni sanitarie e la conformità di tutte le operazioni cliniche ai parametri nazionali. La figura sarà selezionata tramite bando pubblico comparativo con un contratto di lavoro autonomo a termine della durata massima di 3 anni. I commi 2, 3, 4 e 5 ne definiscono dettagliatamente le funzioni e i requisiti professionali necessari.

Il comma 6 fissa la tipologia contrattuale del lavoro autonomo a termine per una durata massima triennale, rinnovabile una sola volta.

Il comma 7 stabilisce che il trattamento economico è determinato dal CdA nei limiti dei parametri retribuiti della contrattazione collettiva nazionale per la dirigenza medica del servizio sanitario nazionale.

Articolo 10: sostituisce il comma 1 dell'articolo 10 della legge 34/2004 al fine di integrare e coordinare le norme interne con le innovazioni introdotte come il Piano triennale del fabbisogno di personale.

Articolo 11: introduce formalmente i principi della contabilità armonizzata, ex decreto legislativo 118/2011, e della competenza finanziaria potenziata. L'adozione del bilancio armonizzato impone al J.B. Festaz l'applicazione di logiche economiche e patrimoniali analoghe a quelle dell'AUSL e della Regione.

Questo strumento permetterà un controllo di gestione trasparente, preventivo e chiaro, consentendo alla Regione di monitorare esattamente per quali obiettivi assistenziali e per quali standard qualitativi vengono impiegate le risorse pubbliche stanziate.

L'articolo 12, in coerenza con la nuova impostazione del Festaz, apporta modificazioni all'articolo 36 della legge 5/2000. Le modifiche completano le norme relative all'integrazione fra i servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali, inserendo ufficialmente l'azienda tra i soggetti preposti a tale fondamentale integrazione sul territorio regionale.

L'articolo 13 regola l'ordinata transizione verso il nuovo assetto. Il comma 1 impone al CdA di adeguare lo Statuto entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, trasmettendolo all'Assessorato per l'approvazione della Giunta.

Il comma 2 stabilisce che la nuova ragione sociale diventerà ufficiale solo a seguito di tale approvazione statutaria, mentre il comma 3 precisa che la modifica non comporta alcuna variazione ad autorizzazione e accreditamenti in essere, non mutando i requisiti strutturali e tecnologici.

I commi 4 e 5 stabiliscono le clausole di salvaguardia per gli organi in carica, CdA e Direttore, che rimarranno in funzione sino alla scadenza naturale dei mandati.

Infine, il comma 6 fa salva la validità della procedura di selezione per il direttore sanitario già avviata dall'Azienda con deliberazione del 21 ottobre 2025, garantendo l'efficacia del contratto in essere nelle more della nuova nomina.

L'articolo 14 dispone le necessarie abrogazioni delle norme non più coerenti.

L'articolo 15 reca la clausola di invarianza finanziaria attestando che l'introduzione delle nuove figure e l'adozione dell'FTFP non comportano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale, trovando copertura nelle risorse ordinarie della medicina territoriale e nei risparmi interni dell'ente.

L'articolo 16 reca la dichiarazione d'urgenza per l'immediata entrata in vigore del testo.

In conclusione, il disegno di legge n. 11/2026 non si configura come una semplice revisione contabile e burocratica, ma rappresenta un atto di alta responsabilità e di imprescindibile necessità politica per l'intera comunità valdostana.

L'urgenza e il valore politico di questo provvedimento risiedono nella risposta concreta a un disallineamento non più sostenibile. La necessità di sanare il divario tra il vecchio quadro normativo del 2004 è una realtà che ha già trasformato il J.B. Festaz in un presidio sanitario misto e complesso.

Ciascun articolo di questo disegno di legge rappresenta, pertanto, la volontà di comporre in modo organico un disegno complessivo atteso da oltre vent'anni, volto a restituire alla comunità un ente solido, efficiente e trasparente.

Président - Le projet de loi a été présenté.

Le débat général est ouvert. A demandé la parole la collègue Forcellati.

Forcellati (PD-FP) - Nella relazione al disegno di legge introdurrò anche l'illustrazione dei quattro emendamenti in modo tale che così siano già dati per letti e per illustrati.

Il disegno di legge n. 11 si propone di aggiornare, come ha detto, e ringrazio la collega Petey, la governance, l'organizzazione e le funzioni dell'Azienda pubblica di servizi alla persona Casa di Riposo J.B. Festaz.

L'intervento normativo non è un semplice restyling, ma è sufficientemente profondo, modifica la legge 34/2004, disciplina dell'ex IPAB, e la legge regionale 5/2000, come è stato detto, organizzazione del servizio socio-sanitario regionale.

L'obiettivo dichiarato è l'inserimento formale del Festaz nella rete territoriale della sanità regionale e questo è un punto che, poi, riprenderò nel momento in cui illustrerò anche gli emendamenti, in particolare mediante l'attivazione di un Ospedale di comunità.

Questo setting, come è già stato anche detto, si configura come una struttura intermedia e questo è un altro punto importante, tra l'assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero acuto, quindi rispondendo alle sfide non solo demografiche epidemiologiche della nostra Regione e che necessita anticipo di un coordinamento stretto, strettissimo tra tutti gli attori perché sennò non si sa chi fa cosa.

Parto dagli elementi positivi e dalle opportunità che questo DDL porta.

Il primo elemento positivo è l'integrazione socio-sanitaria, articolo 3 e articolo 12.

L'inserimento esplicito del Festaz nell'articolo 36 della legge 5/2000 colma uno storico isolamento istituzionale, costruire relazioni di reti formali tra Azienda USL, Enti locali e le realtà del terzo settore è l'unica via, lo sappiamo tutti, per garantire la continuità assistenziale ed evitare la frammentazione dei percorsi di cura ed è proprio lì una delle attenzioni che noi dobbiamo mettere.

Il secondo punto positivo è la modernizzazione degli strumenti di programmazione, articolo 7 comma 2. L'introduzione dell'obbligo di approvazione del Piano triennale del fabbisogno di personale allinea l'Azienda agli standard moderni della pubblica Amministrazione garantendo maggiore trasparenza e programmazione dei carichi di lavoro e anche qui, però, non basta dirlo, bisogna poi declinarlo.

Il terzo elemento positivo, ahimè sono solo tre, è la continuità amministrativa e la trasparenza, cioè l'articolo 6, la regolamentazione dell'istituto della prorogatio, come è stato detto, massimo 15 giorni dall'acquisizione delle designazioni, colma un vuoto normativo, evitando delle paralisi gestionali che non ci possiamo permettere né in questa situazione né in questo istituto né altrove, durante i rinnovi del CdA e ottima, a nostro parere, è anche la previsione di inviare gli atti di nomina all'Assessorato competente entro dieci giorni.

Vedete che quando c'è un tentativo di semplificare, di abbreviare, di condividere noi ci siamo, come è già stato detto, lo diremo ogni volta.

Quali sono però gli elementi critici? E qui vengo anche all'illustrazione dei quattro emendamenti.

Il primo punto è l'emendamento n. 1, quello che ho chiamato un po' il riequilibrio democratico, perché il primo punto critico riguarda la governance e il ruolo del Consiglio regionale. Il disegno di legge prevede che sia la Giunta, con propria deliberazione isolata, a disciplinare le modalità di collaborazione e cooperazione tra il Festaz, l'Azienda USL, le unità di valutazione multidimensionale e il terzo settore.

Con il nostro emendamento che cosa chiediamo? L'introduzione del parere vincolante della Commissione consiliare competente, cambia poco, però non è una questione di lana caprina o di puntiglio burocratico.

Quando si definiscono i criteri con cui la sanità pubblica e le realtà del terzo settore integrano i loro servizi per i soggetti più fragili, non stiamo compiendo un mero atto amministrativo, stiamo facendo una scelta politica di indirizzo, quindi il passaggio obbligatorio in Commissione restituisce molto semplicemente una centralità all'organo legislativo e garantisce che le forze di maggioranza e le forze di opposizione possano esercitare il proprio ruolo di condivisione e di vigilanza democratica sulla qualità dei servizi.

C'è, poi, un tema di identità e di radicamento territoriale ed è il secondo emendamento. Il Festaz non nasce dal nulla, lo sappiamo, nasce nel 1657 dal lascito e dalla visione lungimirante, dalla visione di Jean Boniface Festaz.

Nel corso dei secoli la sua governance ha mantenuto una natura pattizia, espressione di una comunità di soggetti storici che condividono, che hanno collaborato, che collaborano.

L'inserimento dell'Ospedale di comunità rischia inevitabilmente di spostare l'asse e il baricentro dell'ente in modo quasi esclusivo (E non deve accadere) verso l'ambito sanitario, forse indebolendo un po' la sua vocazione socio-assistenziale e di prossimità.

Ecco che con l'emendamento 2 noi proponiamo che l'adeguamento dello Statuto sia subordinato a un'intesa in sede di Conferenza di servizi che coinvolga la struttura regionale, l'Azienda USL ma anche e soprattutto coloro che storicamente sono presenti nel Consiglio di amministrazione: il Comune di Aosta e la Diocesi.

Dobbiamo evitare che entrambi, e quindi il territorio in cui l'Azienda insiste come il Comune di Aosta e opera quotidianamente, e gli altri enti, come la Diocesi, che sono co-nominanti, vengano esautorati dalle scelte statutarie e strategiche. È un rischio che si corre, bisogna cercare di porre qualche argine.

Il terzo aspetto: dobbiamo prevenire un potenziale conflitto organizzativo. È forse uno dei più delicati sotto il profilo del benessere organizzativo, del benessere dell'azienda stessa, riguarda l'introduzione della figura del direttore sanitario. Non si può certamente farne a meno, è molto importante.

Il direttore sanitario, la figura, starà accanto a quella del direttore amministrativo. Ora, con l'aumento della complessità clinica, penso all'Ospedale di comunità e ai nuclei per le demenze, sappiamo quanto è complesso quest'aspetto, il confine tra la logica di bilancio, e lo riprenderemo, e l'appropriatezza clinica diventa molto sottile.

Chi lavora nei servizi socio-sanitari sa perfettamente che il personale, stanco e spesso esausto, ne abbiamo parlato più volte qui in quest'Aula, non può essere esposto al rischio di ordini di servizio contrastanti.

Il rischio di un blocco gestionale è un rischio, non possiamo correrlo, o di un conflitto di competenze concreto, quindi con il nostro emendamento n. 3 chiediamo che entro 90 giorni venga adottato un regolamento organizzativo chiaro, una tabella delle funzioni che definisca le sfere di competenza gestionale, clinico-sanitaria e stabilisca i criteri per risolvere i conflitti tutelando i carichi di lavoro e il benessere del personale.

Infine, la sostenibilità economica, e qui è delicatissima la cosa, ed è oggetto del nostro quarto emendamento.

Il disegno di legge reca chiaramente una standardizzata clausola di invarianza finanziaria, ma un ente pubblico assistenziale non è un'azienda privata che può modulare i costi dall'oggi al domani. Se i posti letto dell'Ospedale di comunità subiscono delle fluttuazioni nella degenza, e noi sappiamo che subiscono queste fluttuazioni, pensiamo ai costi fissi, e cioè il riscaldamento, i presidi, la manutenzione, la retribuzione del personale restano immutati, rigidi e non riducibili.

Finanziare questa struttura puramente a prestazione o a letto occupato significa, a nostro parere, forse siamo pessimisti, ma significa condannarla, e ci spiacerebbe, nel medio periodo a un possibile dissesto finanziario.

Ecco che non chiediamo nuove risorse, perché sappiamo bene che questo non sarebbe possibile, non chiediamo nuove risorse immediate a carico del bilancio naturalmente, ma vogliamo introdurre un principio di realtà, cioè un fondo di salvaguardia finanziaria da definire in sede di convenzione annuale con l'USL, basato su che cosa? Su un monitoraggio semestrale, è una cosa che tutti noi per tutti i servizi dovremmo fare, soprattutto in questa fase, che è una fase iniziale, un monitoraggio semestrale dei costi fissi e dei tassi di occupazione.

È lo strumento indispensabile per dare stabilità economica.

Vengo a alcuni elementi, due in particolare, che non sono esplicitati e, quindi, sono mancanti a nostro parere.

Il primo, il criterio di riparto delle quote sanitarie e sociali. L'Ospedale di comunità prevede una compartecipazione della spesa o un finanziamento interamente a carico del Fondo sanitario regionale. Il testo rimanda a una successiva deliberazione della Giunta, ancora una volta privando il Consiglio della possibilità di dibattere sulla sostenibilità tariffaria.

Il secondo punto, che per noi è difficile, - sto per terminare - è un punto sul quale vorrei la vostra attenzione, e cioè l'integrazione con la COT, la Centrale Operativa Territoriale.

È un punto importante perché, guardate, chi, come molti di noi, ha lavorato o ha avuto incarichi anche politici in ambito sociale sa che quest'integrazione è fondamentale. Non vi è menzione, non vi è traccia in questo disegno di legge di come l'Ospedale di comunità del Festaz dialogherà con la Centrale Operativa Territoriale, quindi previste queste dal DM 77, dai piani del PNRR per la gestione delle dimissioni protette. Guardate che questo è un aspetto, ripeto, molto importante.

Concludo dicendo che il disegno di legge n. 11, pur presentandosi come un'operazione di modernizzazione e un doveroso inserimento dell'Azienda J.B. Festaz nella rete sanitaria territoriale, presenta alcune storture metodologiche e gestionali che rischiano di compromettere non solo la qualità dei servizi, la tutela del personale, ma rischiano di compromettere quello che di base e con l'obiettivo anche politico può essere un disegno di legge positivo.

La rigidità, inoltre, della clausola di invarianza finanziaria rappresenta per noi uno dei veri punti deboli di questa norma, forse la criticità più macroscopica e politicamente meno accettabile.

Naturalmente aspettiamo le risposte da parte dell'Assessore e della maggioranza per esprimere il nostro voto.

Presidente - La parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Intervengo sul DDL 11 con un giudizio che potremmo definire abbastanza articolato, anche perché non si può ridurre la discussione di questo DDL né a un'approvazione né a un'opposizione di principio, ma bisogna entrare assolutamente nel merito.

Ebbene, questo disegno di legge, a differenza di quanto afferma la relazione d'accompagnamento, non voglio criticarla, collega Petey, ma capirà ovviamente il perché, non è un semplice aggiornamento tecnico, ma è un DDL che incide sulla missione istituzionale, è un DDL che incide sull'equilibrio di governance e anche sull'organizzazione interna di un'azienda che gestisce servizi essenziali per le persone più fragili della nostra comunità: anziani, persone con demenza, pazienti dell'Ospedale di comunità.

È una legge che meritava, secondo il nostro modo di vedere, un'istruttoria un pochino più approfondita, anche rispetto ai molti temi che sono entrati rispetto, per esempio, agli emendamenti e secondo noi, visto quello che poi si è originato con il testo, anche magari un maggior ascolto di quelli che sono i cosiddetti portatori di interesse, a me piace chiamarli così, stakeholder è un termine che odio utilizzare, e direi che su questo infatti ci danno ragione, ma appunto andrò a illustrarvelo.

Non saremmo onesti, e penso che questo possa esserci riconosciuto, se non riconoscessimo quelli che sono gli aspetti positivi del provvedimento. L'inserimento dell'azienda nel sistema integrato dei servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali era sicuramente ormai necessario dopo l'attivazione dell'Ospedale di comunità. La legge adegua finalmente la realtà a quella che si è un po' concretizzata.

E poi l'adozione della contabilità armonizzata ai sensi del 118/2011 è un passo sicuramente di trasparenza gestionale che abbiamo apprezzato in maniera assolutamente concreta. L'introduzione del Piano triennale del fabbisogno del personale supera la rigidità della pianta organica con uno strumento dinamico coerente con le normative nazionali vigenti. La formalizzazione in legge del direttore sanitario colma un vuoto normativo che durava dal 2015, quando la figura del coordinatore sanitario era stata prevista senza mai essere davvero disciplinata, e le norme sulla prorogatio del Consiglio di amministrazione e sulla convocazione dell'insediamento entro 15 giorni eliminano un vuoto procedurale che è sicuramente rilevante.

Sono innovazioni che riconosciamo e che non avremo remora ad approvare se il testo si fermasse qui e qui arrivano, però, purtroppo le note dolenti.

Ci sono quattro criticità che abbiamo sollevato in Commissione, che abbiamo poi portato e concretizzato con emendamenti puntuali, in realtà le criticità sono sei, ma di questo avremo modo di parlarne tra poco, che la maggioranza però ha scelto di non accogliere.

Permettetemi di illustrarle, ovviamente in Commissione, ma giustamente, e a onore del Presidente della quinta Commissione va detto che gli emendamenti non sono stati accolti non perché non si volevano accogliere, ma perché si voleva avere un lasso di tempo per esaminarli più approfonditamente e magari discuterli in Aula, quindi il mancato accoglimento non è per mancanza di volontà e lo verificheremo poi in Aula se sarà mancanza di volontà o mancanza di integrazione del testo o meno.

Permettetemi, quindi, di illustrare perché non sono questioni tecniche, sono sicuramente eminentemente questioni politiche.

La prima riguarda gli educatori. Il DDL sopprime il riferimento ai servizi educativi degli articoli 1 e 2 della legge regionale 34/2004, senza prevedere alcuna norma che chiarisca il destino del personale educatore attualmente in organico.

I portatori di interesse, e in particolare la UIL lo ha detto con chiarezza nelle proprie osservazioni: "Tale scelta incide direttamente sulla mission dell'ente e non chiarisce quale sarà il ruolo della figura dell'educatore, per la quale non viene prevista alcuna collocazione funzionale alternativa".

Noi, con il nostro emendamento, abbiamo proposto una clausola di salvaguardia semplice che non riespandeva, lo abbiamo anche scritto nella relazione d'accompagnamento, il perimetro dei servizi istituzionali, ma garantiva la continuità delle funzioni educative e di animazione della tutela del personale già in servizio.

Come detto, è stato bocciato in Commissione, lo abbiamo ripresentato con l'auspicio che possa trovare oggi accoglimento.

D'altra parte è una proposta che comporta zero oneri sul bilancio e tutela lavoratori che svolgono funzioni essenziali per la qualità della vita, sicuramente la qualità della vita degli ospiti. I modelli moderni di presa in carico della persona anziana includono la figura dell'educatore come parte integrante dell'équipe multiprofessionale. Sopprimerla dal testo di legge senza alcuna garanzia è una scelta che può avere conseguenze su persone reali.

Però, veniamo a quello che è, secondo noi, la vera nota dolente di questo testo, a cui in parte si è voluto mettere una pezza.

Il problema di cui abbiamo voluto parlare è quello della governance e su questo punto voglio essere molto preciso, perché la storia di come si è arrivati agli emendamenti dell'assessore Marzi, che poi hanno modificato il testo, la dice molto sul metodo con cui questo provvedimento è stato costruito.

Il DDL originario all'articolo 8 trasferiva al solo Presidente la competenza a nominare il Direttore dell'Azienda, sottraendola così al vaglio del Consiglio d'amministrazione; una scelta che rovesciava l'impianto vigente che concentrava in un'unica figura, il Presidente nominato dalla Regione, il potere di scegliere il vertice gestionale di un ente che non è di proprietà esclusiva della Regione ma ha tre anime istituzionali, come abbiamo detto: la Regione, il Comune di Aosta e la Diocesi, e attribuire al solo Presidente, espressione di una delle tre proprietà, il potere di nominare il Direttore significa svuotare di contenuto reale la governance collegiale che caratterizza questa azienda fin dalla sua origine.

Lo abbiamo detto in Commissione, lo hanno detto le Organizzazioni sindacali nelle loro osservazioni, denunciando uno spostamento del baricentro decisionale verso il Presidente con conseguente indebolimento del Consiglio d'amministrazione e, pensate un po', l'ha detto anche il Comune di Aosta nell'audizione del 29 aprile, con parole che vale la pena ripetere testualmente, ve le leggerò: "È opportuno, se non necessario da parte nostra, che l'atto finale di nomina resti nelle competenze del Consiglio di amministrazione". Il Comune di Aosta, che è ovviamente uno dei soci fondatori, dice in audizione che questa norma rischia di marginalizzarlo nel momento più delicato della vita aziendale.

E qui si apre una deliziosa parentesi che ha visto il Sindaco di Aosta audito dalla Commissione, mi sono permesso di interrogarlo nel merito sul fatto di aver condiviso una norma di cui non condivideva parte del contenuto e devo dire che il Sindaco è stato serafico, perché gli ho detto: "Ma scusate, ma questa norma qui, che non la condividete, avete dato il via libera, poi adesso dite che bisogna cambiarla e che la decisione deve essere collegiale".

Il Sindaco ci ha guardato e ci ha detto: "Beh, sono contento della modifica che arriva ora", così, come se non fosse successo niente.

Credo che questo la dica decisamente lunga sull'attenzione messa su questa norma, perché lo abbiamo chiesto al Sindaco stesso: "Ma vi è stata mostrata questa norma prima?", "Sì, certo", chi l'aveva vista non lo sapeva, ma che gli era stata mostrata ci ha confermato che è successo, quindi quando gli è stata mostrata non ha avuto niente da ridire, non so chi l'ha letta, lui, gli uffici, chi l'ha vista, ma quando poi dopo è stato il momento di votarla, dice: "Forse è meglio che la nomina passi e cambi".

Ma facciamo un passo indietro, perché questa criticità della nomina del Presidente era già emersa in Commissione e, come ricorderà l'Assessore, avevamo chiesto un report e dei dati proprio a supporto della decisione, della modifica e della volontà di andare in quella direzione e la difesa dell'assessore Marzi sul punto della nomina del Presidente, contenuta in quel memo tecnico che ci era stato consegnato il 30 marzo 2026, si articolava su un argomento che, secondo il mio modo di vedere, è solo apparentemente solido.

La Giunta e lei, Assessore, sosteneva che "La circostanza per cui l'incarico sia conferito dal Presidente anziché dal CdA non incide in alcun modo sul procedimento sotteso alla nomina, perché la procedura selettiva pubblica comparativa garantirebbe comunque un procedimento trasparente e imparziale affidato a una Commissione terza. Il Presidente" - secondo questa lettura - "si limiterebbe a formalizzare il conferimento dell'incarico in favore del candidato che ha conseguito la valutazione più elevata". Un atto dovuto, quasi direi notarile.

E al CdA restavano, come compensazione, la definizione del trattamento economico, l'attribuzione degli obiettivi strategici e la facoltà di dichiararne la decadenza.

È una difesa, lo devo riconoscere, Assessore, che tecnicamente potremmo definirla raffinata, come lei ha fatto, ovviamente, come fa spesso, con grande sfoggio anche di cultura spesso qui in Aula, ma sostanzialmente debole per tre ragioni che vale la pena che le enunci, anche se lei non vi darà granché peso, anche se in realtà chi sta ascoltando potrebbe, ovviamente, trovare molto curioso l'atteggiamento che lei ha tenuto.

La prima è che ridurre la nomina a un atto notarile del Presidente è una finzione giuridica. In tutti i procedimenti comparativi pubblici esistono margini di discrezionalità nella formulazione dei criteri, nella composizione della Commissione e nella valutazione dei colloqui. Chi nomina non è mai un mero esecutore automatico, è chi formalizza una scelta che ha conseguenze pluriennali sulla vita dell'azienda.

Attribuire quella formalizzazione al solo Presidente, espressione di una delle tre proprietà, ovviamente, come può immaginare, non è neutro.

La seconda è che l'argomento dell'equilibrio tra organi al CdA, restano obiettivi e decadenza, è squilibrato proprio sul punto più delicato. Il CdA può attribuire obiettivi a un direttore che non ha scelto e può dichiararne la decadenza, ma non ha partecipato alla sua selezione. È una governance paradossale o sarebbe stata, se fosse stata così. Sei responsabile di qualcuno che, però, non hai nominato.

E la terza, Assessore, su questa mi dovrà - spero - se lei è onesto intellettualmente, dare ragione. Se la norma originaria non incideva davvero in alcun modo sull'equilibrio tra organi, come sosteneva la Giunta, perché poi è stata cambiata? No? Ce lo potrebbe dire? Se era tutto a posto così, perché è stata cambiata con il suo emendamento, visto che ci ha detto che era tutto a posto? C'era la documentazione, ci ha detto, ci ha sostenuto la cosa, perché poi l'ha cambiata? Eh, perché se lei dice che è convinto di una cosa e poi la cambia, voglio dire, questa … no, capisce, un interrogativo lo solleva.

La presentazione degli emendamenti correttivi è la confutazione più eloquente della difesa originaria, non servono, credo, ulteriori argomenti.

La stessa criticità vale in modo speculare per la norma sulla reggenza in caso di decadenza del direttore. Il testo originario attribuiva al solo Presidente anche il potere di disegnare il sostituto ad interim, mentre la logica istituzionale e la coerenza interna del DDL stesso avrebbe voluto che fosse il Consiglio di Amministrazione, organo che ha adottato l'atto di decadenza, a disporre anche la reggenza.

Di fronte a questo numero di critiche, sindacati, Comune e opposizione, la Giunta ha presentato i propri emendamenti correttivi ripristinando la competenza del Consiglio di amministrazione sulla nomina del direttore e riallineando il testo alle nostre indicazioni.

Lo registriamo e ovviamente non è cosa di poco conto perché devo dire, Assessore, che per una volta, e questo lo dico sempre a suo merito, non ha alzato semplicemente le spalle ma finalmente ha dato retta più che all'opposizione probabilmente e magari direttamente al Comune di Aosta di cui Stella Alpina fa parte del Governo o magari la Diocesi di cui magari si richiama la tradizione cristiana, cattolica e democristiana, che dir si voglia, ma magari uno di questi due richiami ha funzionato in maniera positiva.

Significa, in ogni caso, che le nostre osservazioni erano fondate, ma questa correzione in corso solleva una domanda che non possiamo non porre: se il testo originario era sbagliato su un punto così rilevante, se la Giunta stessa lo ha riconosciuto modificandolo, come è possibile che sia arrivato in Commissione in quella forma? Quale istruttoria è stata condotta prima della presentazione del DDL? Perché ha dovuto essere il Comune di Aosta in audizione pubblica a ricordare alla Giunta regionale che esistono soci istituzionali diversi dalla Regione con un interesse legittimo nella governance dell'ente?

Non si tratta di un errore formale, si tratta di un errore di metodo, un disegno di legge che tocca l'equilibrio istituzionale di un ente a proprietà plurima avrebbe dovuto nascere da un confronto preventivo con tutti i soggetti coinvolti, non da una proposta calata dall'alto e corretta ex post sotto pressione delle audizioni.

Prendiamo atto della correzione, ma non dimentichiamo come ci si è arrivati. Peraltro, mi tocca osservare, questa come osservazione generale rispetto a quella che è la modalità di redazione dei testi di legge, che spesso la Giunta scarica dei DL e ci dice: "Guardate, ecco, queste sono le tavole della legge, è la legge migliore che potessi fare perché ci ho lavorato fin da quando avevo i calzoni alla zuava" e poi, dal momento in cui viene esaminata dalla Commissione e dall'Aula, cioè nel giro tendenzialmente di due settimane/un mese, quel testo che erano le tavole della legge si riempie di emendamenti che lo stesso proponente che aveva depositato quel testo fa sul suo testo su cui era sicuro che fosse perfetto.

Ovviamente se fosse la Commissione che formula degli emendamenti a seguito dell'audizione degli stakeholders sarebbe una cosa, ma se è la stessa persona che ha scritto un testo di legge che se l'auto-emenda dopo due settimane che l'ha depositato, capite che il principio è un po' curioso, quindi non si tratta, dicevamo, di un errore di metodo, ma comunque andiamo avanti.

La terza criticità riguarda il Piano triennale del fabbisogno personale. Il testo dice che il Consiglio di amministrazione lo approva, ma non dice che è elaborato su proposte del direttore. È un principio cardine dell'organizzazione di qualsiasi ente pubblico, la funzione di indirizzo e approvazione spetta all'organo collegiale, la funzione tecnico-gestionale e propositiva spetta alla struttura dirigenziale.

La Giunta in Commissione ha risposto che questo ruolo al direttore discende già dallo Statuto; può anche essere, ma siamo in una revisione organica della legge e in presenza di una governance complessa tra proprietà, come detto, Regione, Comune e Diocesi la certezza giuridica è un valore in sé.

Il nostro emendamento era, ed è tuttora come sappiamo, di quattro parole: "Su proposta del direttore".

C'è un emendamento fondamentalmente identico di AVS, sempre su questo tema, e ci auguriamo che si possa fare chiarezza anche su questo.

La quarta e più grave criticità riguardo il personale. Sia la UIL che la CGIL hanno documentato nelle loro note sindacali una situazione che dovrebbe allarmare quest'assemblea: il ricorso strutturale e programmato allo straordinario, ore arretrate, non recuperate, ferie non fruite, posti vacanti di cui l'Amministrazione non ha fornito i dati nonostante le ripetute richieste.

L'apertura dell'Ospedale di comunità ha aggiunto un terzo livello assistenziale: RSA, Nucleo demenze, Ospedale di comunità su un'organizzazione che era già sotto pressione.

La clausola di invarianza finanziaria, come ha già riconosciuto anche la collega che mi ha preceduto è, per usare le parole della UIL, "Difficilmente compatibile con le trasformazioni previste".

Il DDL non prevede alcun meccanismo di verifica degli standard assistenziali, alcun obbligo di rendicontazione sui carichi di lavoro, alcuna soglia minima di personale collegati ai requisiti di autorizzazione e accreditamento.

Noi abbiamo proposto un articolo 13bis che introduceva obblighi di monitoraggio e comunicazione alla Commissione consiliare competente senza un euro di spesa aggiuntiva. Ovviamente anche questo non recepito, ma quello che abbiamo fatto, come detto e riassunto anche in quest'intervento, ovviamente lo riproponiamo in Aula.

Abbiamo ripresentato i nostri emendamenti, la clausola di salvaguardia per gli educatori, l'esplicitazione del ruolo propositivo del direttore sul PTFP, l'aggiornamento del termine albo in ordine professionale, coerentemente con il DPR 137/2012 e l'articolo di monitoraggio degli standard assistenziali.

Li riproponiamo non per ostruzionismo o perché non sappiamo cosa fare nel tempo libero quindi scriviamo degli emendamenti, ma perché riteniamo che siano migliorativi e oggettivi rispetto a quello che è il testo proposto, tecnicamente fondati, supportati dal parere anche di chi è venuto in Commissione a portare il suo contributo e interesse e rappresentativi del personale di questa azienda e compatibili con la clausola di invarianza finanziaria che la stessa Giunta ha voluto inserire nel testo.

Se la maggioranza sceglierà nuovamente di bocciarli, ovviamente il nostro voto finale non potrà essere favorevole, non ci opponiamo a un provvedimento che ha parti condivisibili e che risponde a esigenze reali, ma non possiamo dare la nostra approvazione a un testo che lascia senza tutela i lavoratori educatori e che non affronta il tema del personale nonostante le denunce sindacali documentate, che introduce un'espansione significativa dei servizi senza prevedere i meccanismi minimi per verificare che quei servizi vengano erogati in condizioni dignitose sia per chi li eroga sia per chi li riceve.

La qualità di una Casa di riposo, di un Ospedale di comunità, di un Nucleo demenze non si misura, ovviamente, su un testo di legge, si misura su quante ore di straordinario chiede ogni mese ai suoi operatori, su quanti educatori sono rimasti al fianco degli ospiti, su quanti posti vacanti vengono comunicati alle Organizzazioni sindacali quando ne fanno richiesta.

Questa legge poteva occuparsi anche di questo, ha scelto di non farlo e noi non lo dimentichiamo.

Président - A demandé la parole le collègue Torrione.

Torrione (AVS) - Sicuramente sarò meno brillante del collega che mi ha preceduto.

Credo che si debba affrontare la discussione su questo disegno di legge evitando due errori opposti. Il primo di considerarlo una semplice manutenzione della legge regionale 34 che, in effetti, c'è ed è necessaria, quindi è recepita in questo disegno di legge. Il secondo, dal nostro punto di vista, di caricarlo di significati che forse non ha ancora completamente.

Questo disegno di legge fotografa, prende atto e interviene dal punto di vista normativo, un cambiamento già avvenuto dentro il J.B. Festaz e dentro il sistema in generale dei servizi valdostani.

Il Festaz oggi non è più soltanto una Casa di riposo nel senso tradizionale del termine, ma è diventato progressivamente un nodo importante della rete socio-sanitaria e in particolare sanitaria della nostra Regione.

Ricordo semplicemente, solo così a titolo informativo, che il J.B. Festaz si compone di diversi servizi, è la Casa di riposo storica con numerosi posti letto, è presente il Nucleo demenze Alzheimer, è presente la residenza sanitaria assistenziale, è presente un'unità di assistenza prolungata ed è stato aggiunto recentemente l'Ospedale di comunità.

Rispetto al lavoro che ci ha portati fino a oggi a votare questo disegno di legge, credo che sia stato un lavoro portato avanti dalla Commissione in maniera seria e completa, nel senso che il percorso è stato denso di audizioni, anche di confronto, ovviamente alcune parti, dal nostro punto di vista, non sono state recepite poi nel disegno finale, però il percorso che ha portato a questo, credo che sia giusto riconoscerlo alla Commissione, è stato un percorso serio che ha consentito a tutti noi di comprendere meglio non soltanto il contenuto tecnico del disegno di legge ma anche le implicazioni organizzative, sociali e culturali.

Sicuramente il disegno di legge presenta alcuni aspetti positivi, i colleghi che mi hanno preceduto li hanno anche evidenziati: ovviamente adegua il J.B. Festaz alla trasformazione che è avvenuta, che è già attuale, rafforza un'integrazione fra sociale, socio-sanitario e sanitario, introduce una disciplina organica sul direttore sanitario, aggiorna alcuni strumenti di programmazione del personale e colma alcuni vuoti normativi che era necessario colmare. In parte forse chiarisce anche il rapporto con l'Amministrazione regionale.

A fronte, però, di questi aspetti positivi riteniamo necessario presentare quelli che per noi sono gli aspetti critici rispetto ai quali abbiamo anche presentato degli emendamenti di cui parlerò.

Vado in ordine non di importanza ma in ordine abbastanza sparso, è chiaro che aggiungendo l'Ospedale di comunità a una struttura storica, che faceva dell'assistenza agli anziani la propria natura, il proprio oggetto sociale, noi vediamo due rischi. Il primo rischio, che è anche un po' una tendenza che vediamo anche nelle strutture convenzionate con la Regione, cioè il rischio di trasformarla in una struttura di lungodegenti e questo è un rischio reale, cosa che permette magari di alleggerire l'Ospedale, sappiamo benissimo la criticità che c'è rispetto alle lungodegenze in Ospedale, e questo potrebbe essere un aspetto positivo, però dobbiamo ricordarci che la natura di questo servizio, in realtà, è diversa.

L'Ospedale di comunità nasce nella filosofia che sta dietro alla sua istituzione, cioè una struttura temporanea, territoriale, integrata, finalizzata al recupero, alla stabilizzazione, al rientro a domicilio o comunque a un diverso progetto assistenziale, cioè non deve diventare un luogo - passatemi il termine poco carino - dove si "Parcheggiano" situazioni che il sistema non riesce più a governare altrove.

Questo ovviamente non è un tema che riguarda soltanto il J.B. Festaz ma in generale afferisce al modello complessivo di sanità territoriale che vogliamo costruire in Valle d'Aosta.

Spesso, purtroppo, quando i sistemi sanitari vanno in difficoltà, il rischio è quello di usare le strutture intermedie come valvole di compensazione di queste criticità, ma una struttura intermedia funziona se rimane una struttura intermedia, cioè se mantiene tempi congrui ma limitati, obiettivi chiari, percorsi personalizzati, una forte integrazione con il territorio e soprattutto una prospettiva di progetto di vita della persona anche in quella situazione.

Ovviamente capiamo che l'aggiunta dell'aggettivo sanitario in molti articoli era un atto dovuto, quindi è chiaro che non si poteva prescindere da questo, però vorremmo che non diventasse un'enfatizzazione della sanitarizzazione della struttura stessa.

C'è il rischio purtroppo di una visione sanitaria delle persone che, in realtà - qui ovviamente mi ripeto per la millesima volta - come l'ambito della disabilità l'abbiamo ben capito, ma che si applica perfettamente anche agli anziani, il progetto di vita deve durare tutta la vita, fino all'ultimo giorno di vita delle persone, nella logica di migliorare e il perseguimento del benessere della singola persona fino all'ultimo giorno di vita.

Il rischio di sanitarizzare gli interventi lo vedo e spero che poi, ovviamente, nella traduzione pratica e operativa delle strutture questo non accada, quindi nel disegno di legge non è che si legge questa cosa, però è un rischio che, dal mio punto di vista c'è, dal nostro punto di vista c'è e quindi lo sottolineiamo.

Altro aspetto collegato è quello delle figure educative, perché è chiaro che quelle sono le figure che permettono alla persona, che sia temporaneamente o in maniera meno temporanea ospitata nelle strutture, di continuare a perseguire il proprio progetto di vita.

Abbiamo capito e credo che sia stata la prima domanda che ho fatto in Commissione rispetto all'eliminazione del termine "Educative", ho capito che era riferito al fatto che la natura originaria poteva prevedere anche che il J.B. Festaz potesse fare addirittura dei servizi per l'infanzia, per minori eccetera eccetera, quindi questa modifica è una modifica tecnica. Quando mi vengono spiegate le cose tendenzialmente le capisco, ho capito che era questa, quindi non mi collego all'eliminazione del termine che ho capito che è stato puramente tecnico, però effettivamente nel DDL rispetto a progetto di vita, figure educative eccetera eccetera non si trova molto.

Capisco che questo afferisce magari all'organizzazione del servizio, poi fino a poco tempo fa i capitolati delle gare, dei servizi eccetera li vedevo abbastanza e purtroppo questa disparità di presenza di personale sanitario o assistenziale rispetto al personale educativo c'è e c'è dappertutto e secondo me è una questione che dobbiamo anche introdurre nelle strutture più sanitarie, perché il progetto di vita della persona si porta avanti anche nelle strutture sanitarie.

Come il progetto di vita non si pensava che potesse essere possibile per le persone con disabilità gravissime, quelli che una volta in maniera molto carina venivano definiti "Vegetali", no, il progetto di vita si può portare avanti anche per le persone con disabilità gravissime, a maggior ragione si possono portare avanti per le persone anziane, magari che stanno andando verso gli ultimi giorni della loro vita.

Un'attenzione, quindi, maggiore a questi aspetti educativi credo che sia necessaria e importante.

Sappiamo benissimo che le attenzioni alla persona devono essere maggiori quando queste persone non sono più a casa loro, che sia temporaneamente o no, per il solo fatto che, appunto, non essendo a casa loro non sono vicini ai propri cari, non sono vicini ai propri oggetti, non sono vicini alla propria routine rasserenante, quindi l'essere spostati è già un trauma e di questo dobbiamo già rendercene conto, capire e intervenire, perché è un trauma e, come tutti i traumi, vanno in qualche modo gestiti.

Dobbiamo, pertanto, essere capaci a costruire luoghi nei quali le persone possono continuare a esprimere se stesse, le proprie preferenze, le proprie relazioni, il più possibile le proprie abitudini e soprattutto mantenere il più possibile la propria dignità, e non è retorica di basso livello questa, è realtà.

Da questo punto di vista, come ho detto prima, la presenza delle figure educative e delle professionalità sociali e delle competenze relazionali del personale diventano assolutamente fondamentali, perché curare non significa soltanto somministrare terapie, come abbiamo ben capito.

Altra criticità o rischio, perché più che altro mi piace parlare di rischi che vedo contenuti in questo DDL, faccio solo sintesi: rischio sanitarizzazione, rischio lungodegenza, rischio di non porre sufficiente attenzione al progetto di vita, quindi la questione delle figure educative.

Questo DDL ovviamente, forse in maniera necessaria, ha un'eccessiva enfasi rispetto agli aspetti organizzativi, però magari forse era assolutamente necessario farlo e ne prendo atto.

È stato detto anche dal collega Manfrin che il tema della governance rappresenta una criticità di questo DDL e dal nostro punto di vista anche un'insufficiente attenzione, e forse questo è un elemento che ha toccato anche la collega Forcellati, rispetto al personale.

Ultima criticità, ma più che una criticità è una domanda che faccio, se sarà possibile avere una risposta, io non ho capito, però la collega Forcellati l'ha capito e quindi me l'ha spiegato, che per la parte di Ospedale di comunità il J.B. Festaz riceve soldi in base ai posti occupati, alla famosa giornata presenza, quindi non è un vuoto per pieno.

Essendo sufficientemente, non voglio essere presuntuoso, abituato a fare budget di gestione di strutture, un servizio come questo, che ci siano dentro 0 persone o 20 persone, ha la stessa identica dotazione di personale, perché nessuno è in grado di tenere del personale lì a bagnomaria a disposizione, "Ho un utente, ecco, allora chiamo il personale".

Non esiste così, non può funzionare così, nessuno è in grado di gestire. Sono servizi in qualche modo emergenziali perché possono arrivare utenti in qualsiasi momento, quindi l'unica formula possibile è quella del vuoto per pieno, come si suol dire, cioè si paga la struttura, si danno soldi alla struttura in base a quello che serve per il suo completo funzionamento.

Non c'è una soluzione diversa, almeno io in tanti anni, e non sono pochissimi, di lavoro non sono mai riuscito a trovare una soluzione diversa.

Pongo, quindi la domanda all'Assessore se avrà il piacere e la cortesia di rispondermi.

Ovviamente in base a queste criticità abbiamo formulato degli emendamenti, gli emendamenti che abbiamo presentato erano originariamente otto, due erano praticamente coincidenti con quelli presentati dall'Assessore, sono decaduti in sede di Commissione e, quindi, ovviamente siamo contenti che siano passati perché erano assolutamente condivisibili e identici.

Ne rimangono sei che abbiamo mantenuto, emendamenti che, dal nostro punto di vista, sono chiarificatori anche di alcuni aspetti tecnici e semplicemente migliorativi, non sono emendamenti che stravolgono la natura del DDL, sono costruttivi, vanno a rafforzare la trasparenza delle procedure, mantenere un equilibrio più corretto fra governance politica e gestione tecnica, la valorizzazione del personale, a tutelare la natura pubblicistica dell'azienda. Avendo fatto l'educatore tanti anni guardo anche tanto le persone, quando ho presentato gli emendamenti in sede di Commissione mi sembrava, poi magari mi sbaglio, di vedere annuire il tecnico del legislativo su alcuni emendamenti, quindi ci sembrava che non fossero proprio campati per aria. Pertanto, speriamo - ma la speranza, purtroppo, è sempre stata spesso vanificata - che vengano accolti i nostri emendamenti, peraltro alcuni sono anche molto simili a quelli della Lega e anche quelli presentati dal PD sono emendamenti che, dal nostro punto di vista, sono condivisibili.

Chiudendo, come sempre abbiamo cercato tutti quanti - il PD, la Lega e noi - di dare un contributo, speriamo che il contributo non venga valutato, come al solito, in maniera non valida e non come contributi non adeguati. Ovviamente ci riserviamo, in sede di votazione degli articoli e dell'intera legge, di fare le nostre considerazioni successive.

Président - La parole au collègue Domanico.

Domanico (FdI) - Collega Torrione, solo per informazione, l'emendamento era di Lega e Fratelli d'Italia, nessun problema.

Pur riconoscendo la necessità di aggiornare l'assetto organizzativo della J.B. Festaz e di accompagnarne l'evoluzione nel nuovo contesto dell'assistenza territoriale, non possiamo ignorare che la maggioranza ha respinto, perlomeno in Commissione, ma temo anche qui, tutti gli emendamenti migliorativi presentati dall'opposizione; emendamenti già commentati, devo dire in maniera sufficiente e dettagliata, dal collega Manfrin, non starò qui a ripeterli e che, come ha detto il collega Torrione, alcuni sono anche molto simili.

Non vogliamo misurare l'azione pubblica sulla quantità delle strutture create, ma sui risultati ottenuti e sulla trasparenza verso i cittadini.

Respingere un sistema di monitoraggio significa chiedere fiducia senza accettare controlli. Si trattava di proposte ragionevoli e prive di oneri aggiuntivi, finalizzate a tutelare il personale educativo, chiarire la distinzione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, aggiornare il testo sotto il profilo tecnico-giuridico e introdurre strumenti di monitoraggio della qualità dei servizi e delle condizioni operative del personale.

Sosteniamo l'efficienza delle Istituzioni, la valorizzazione della professionalità, la responsabilità gestionale e la verifica dei risultati. Proprio su questi aspetti il disegno di legge risulta incompleto.

Non riteniamo corretto esprimere un voto contrario, poiché alcune finalità del provvedimento sono condivisibili; allo stesso tempo non possiamo esprimere un voto favorevole a un testo che probabilmente rifiuterà ogni contributo migliorativo dell'opposizione.

Il nostro voto sarà pertanto di astensione.

Presidente - La parola alla consigliera Trione.

Trione (CA) - Sarò breve anch'io, anche perché la relatrice del disegno di legge ha già ben esposto tutti gli aspetti, la sua ratio e il lavoro che è stato fatto in Commissione.

Mi preme, però, fare alcune sottolineature più generali. La prima è in relazione al fatto che questo è il caso in cui una legge è chiamata ad adeguarsi alla realtà.

Con questa legge fissiamo un modello di gestione socio-sanitaria, non solo sanitaria, moderna e integrata che già esiste, un processo già avviato e che ormai stava stretto nella descrizione delle leggi che andiamo a modificare.

L'azienda pubblica J.B. Festaz viene inserita nel più ampio contesto della rete dei servizi di assistenza territoriale della nostra Regione insieme all'Azienda USL, le Unités, il Comune di Aosta, e questo favorisce e migliora in ultima analisi l'assistenza territoriale delle persone più fragili della nostra comunità che, alla fine, è quello che a noi più interessa.

In particolare l'Ospedale di comunità, inaugurato qualche mese fa, rappresenta un servizio innovativo, necessario, era necessario nel nostro sistema regionale, perché garantisce, per come è pensato, un livello di cura e assistenza sanitaria che si pone a metà strada tra l'assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero, garantendo continuità senza andare a occupare posti ospedalieri che invece devono essere dedicati ad altro tipo di cura.

Un altro nucleo di aggiornamento della legge che è importante sottolineare, ma lo farò proprio solo brevemente perché già tante parole sono state dette, è il tema delle figure dirigenziali e delle figure professionali.

Voglio sottolineare questo aspetto, trovo molto importante che si trovi all'interno di una legge lo spazio per descrivere come le figure dirigenziali apicali vengono definite e chi le designerà.

Rispetto al tema delle figure professionali mi fa piacere che il collega Torrione abbia detto che ha capito, meno male, nel senso che meno male che ne riparliamo perché mi sembra, invece, da altri interventi si continui a dire che la figura dell'educatore viene estromessa. Non è così, non è assolutamente così, è già stato spiegato quindi non mi ripeto.

Dicendo questo mi collego al fatto, e di nuovo ringrazio Torrione, mi preme sottolineare e ringraziarla perché ha sottolineato il lavoro che non dovrei essere io che sono il Presidente della Commissione a dirlo, però a me sembrava approfondito, fatto in Commissione, sono state accolte tutte le audizioni e se si volevano ascoltare altri portatori di interesse bastava dirlo, perché direi che il lavoro nelle Commissioni serve proprio per questo.

Ringrazio, quindi, i Commissari e gli altri colleghi che hanno partecipato ai lavori e che hanno dato anche qualità e approfondimento nell'esaminare questo disegno di legge per la quale faccio già anche la dichiarazione di voto, ovviamente il nostro gruppo voterà a favore.

Président - A demandé la parole l'assesseur Marzi.

Marzi (CA) - Comincio come il bon ton vuole, ma soprattutto nel merito, ringraziando la collega Petey per aver evidenziato all'Aula, nella sua qualificata e corretta relazione, come questo provvedimento costituisca un passaggio necessario per allineare la realtà odierna all'azienda pubblica di servizi al più ampio contesto di riorganizzazione della rete delle strutture e dei servizi di assistenza territoriale che abbiamo avviato sul territorio regionale, cosa tra l'altro richiamata anche dal suo intervento da parte della Presidente Trione, che ringrazio, poc'anzi.

Questo disegno di legge si inserisce, infatti, necessariamente e puntualmente nelle azioni di riorganizzazione e potenziamento dell'assistenza territoriale e, quindi, sia aggiornandone in coerenza la legge regionale 34/2004, istitutiva dell'Azienda J.B. Festaz, sia introducendo un passaggio strategico di coordinamento con la legge regionale 5/2000, che disciplina più in generale il servizio socio-sanitario regionale.

Questa storica istituzione, nata nel lontano 1657 grazie alla lungimiranza di J.B. Festaz, abbandona oggi anche formalmente, e questo è quanto abbiamo appena rappresentato, e tra l'altro ringrazio il Presidente Meneghetti e il CdA tutto per ricordare spesso gli aspetti di natura storica di questa struttura, quindi abbandona oggi formalmente la sua tradizionale vocazione di mera struttura assistenziale per affermare le sue maggiori funzioni offerte alla popolazione valdostana a livello socio-assistenziale, socio-sanitario e anche sanitario.

Queste non sono formule figée, non è una maniera per trattare il tema riempendo una serie di locuzioni fini a se stesse. Dire, quando si parla di una legge che si occupa di sanità e di assistenza sociale, che di fatto questa struttura si inserisce nel contesto socio-assistenziale, socio-sanitario e sanitario vuol dire cose tecnicamente diverse, ma assolutamente peculiari.

Ciò avviene in particolar modo, come richiamato dagli interventi dei colleghi in precedenza, con l'attivazione al suo interno dell'Ospedale di comunità, una nuova struttura per la riorganizzazione sanitaria sul territorio che prevede come un livello intermedio di cura tra l'assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero, tutto ciò realizzato con quasi 2 milioni di euro a valere su fondi PNRR e, quindi, europei.

Per intervenire anche rispetto a quanto da me dichiarato nella mattinata di ieri, discutendo durante la sessione europea del fatto che, indipendentemente dalle analisi storiche e politiche, quando parliamo di PNRR e di Europa è come se stessimo parlando di fondi che, di fatto, poi vengono investiti dalla comunità valdostana. Questo ne è un esempio.

Vengono, quindi, tecnicamente resi coerenti al testo della legge gli attuali reali contesti assistenziali, i cosiddetti setting oggi attivi presso la struttura, abbandonando nel contempo la datata previsione dei servizi all'infanzia, rimasti solo in forma scritta ma non più erogati da decenni, come richiamato dai colleghi e come mi fa assolutamente piacere abbia colto anche il collega Torrione.

Per cui, se dovessimo fare un'analisi di quello che questo DDL evidenzia è una Polaroid della situazione attuale dei servizi socio-assistenziali, socio-sanitari e sanitari che oggi il Festaz rende alla propria comunità.

In tale nuovo contesto evidenziamo che rimangono fondamentali le figure degli educatori professionali di profilo socio-sanitario sia perché le loro professionalità sono importanti riferimenti nei servizi e nell'attività della struttura sia in quanto le stesse sono di fatto requisiti essenziali ai fini dell'autorizzazione e dell'accreditamento dei servizi erogati.

Anche queste formule figée, e quindi autorizzazione e accreditamento, sottendono a processi di natura amministrativa che poi rendono operativi dei setting.

Il J.B. Festaz è oggi una struttura a forte impronta territoriale, appositamente pensata per ricoveri brevi e per pazienti che non necessitano delle tecnologie complesse proprie di un presidio ospedaliero tradizionale e che non possono essere assistiti adeguatamente a domicilio.

In tal senso le dico anche, collega Torrione, che non si tratta di parcheggi, non si possono spendere dei denari pubblici per un qualcosa di intermedio non normato. Il ruolo dell'Ospedale di comunità è fare esattamente quello che ho appena rappresentato. Per fare questo bisogna essere accreditati a fare sanità all'interno di quelle mura.

È proprio, quindi, nell'evoluzione dell'assistenza territoriale che assume valore il nuovo Ospedale di comunità, nel quale l'assistenza medica quotidiana, garantita dai medici di medicina generale, specificatamente individuati dall'Azienda USL, assicura una presenza costante e integrata con la rete dei servizi del territorio.

Per cui, all'interno del Piano della salute e del benessere sociale c'è una branca importantissima che è il rafforzamento della medicina territoriale, quando si parla di medicina territoriale immediatamente vengono chiamati in causa i medici di medicina generale e, quindi, è assolutamente normale che nel momento in cui, in una logica di revisione dei distretti sanitari, da 4 a 2, si decida per quanto riguarda la struttura dell'Ospedale di comunità, struttura territoriale, di posizionarla ad Aosta presso il Festaz, è anche normale che vengano chiamati in causa i medici preposti all'assistenza territoriale ossia i medici di famiglia.

Questo nuovo servizio, pertanto, si avvarrà della figura del direttore sanitario, selezionato ovviamente tramite bando pubblico comparativo che assolverà alle funzioni di tutela della salute e dell'igiene pubblica, nonché della sicurezza e della qualità delle prestazioni sanitarie offerte dall'utenza.

Anche tale aspetto è un aspetto che, quando si richiama il termine Polaroid, evidenzia come, di fatto, stiamo parlando di una questione che sta già accadendo e che rafforza la presenza sanitaria all'interno di quelle mura.

Il riconoscimento dell'importanza strategica del Festaz si concretizza nel disegno di legge anche con l'inserimento formale dell'Azienda stessa nella rete integrata dei servizi regionali a stretto contatto con l'Azienda USL e con gli Enti locali.

È un passaggio chiave nel quadro del potenziamento dell'assistenza territoriale in corso che impone a tutti i soggetti istituzionali preposti di operare in forte sinergia.

È rilevante ora sottolineare il percorso di confronto sviluppato nella sede istituzionale propria della quinta Commissione consiliare, permettetemi di ringraziare per il lavoro svolto tutti i Commissari insieme alla Presidenza, Commissione nella quale le tre audizioni svolte nel corso del corrente anno hanno consentito di condividere un'istruttoria approfondita, trasparente e partecipata.

Nella prima stesura del testo, in una logica di bilanciamento delle funzioni degli organi, l'attribuzione della nomina del direttore e del direttore sanitario era stata prevista in capo al Presidente.

A seguito del proficuo confronto emerso in Commissione abbiamo ritenuto opportuno, rimanendo nell'alveo della collaborazione e del rispetto istituzionale, accogliere i suggerimenti che i Commissari hanno finalizzato attraverso due specifici emendamenti a ripristinare in capo al Consiglio d'amministrazione la competenza formale su tali nomine. Mi dispiace non ci sia il collega Manfrin in Aula, però ogni tanto chi ha il sospetto e il difetto, ogni tanto ci sono delle stranissime dinamiche di natura complottistica che non mi appartengono.

Facile darmi qualsiasi tipo di responsabilità, ma in realtà abbiamo cercato di spiegare qual era la logica che avevamo visto nella stesura di un testo e di un DDL che, tra l'altro, ha più o meno 24 mesi di storia. Di conseguenza, nel momento in cui lo abbiamo rappresentato e abbiamo colto in maniera abbastanza orizzontale e condivisa da parte di tutti i Commissari delle strane visioni, siccome siamo abituati a fletterci per raggiungere l'obiettivo, nel caso specifico abbiamo immediatamente accolto le proposte che arrivavano dalla Commissione stessa per il tramite dei Commissari di maggioranza e dei Commissari di minoranza.

A seguito di questo proficuo confronto siamo arrivati agli auto-emendamenti. Si tratta, in entrambi i casi, di nomine operative che comunque soggiacciono a stringenti procedure pubbliche, quindi trasparenti, comparative e gestite da Commissioni tecniche dove non vi è alcun potere discrezionale di scelta.

Anche ciò non è un'alchimia di natura lessicale o dialogica del cervellone dell'Assessore in corso, ma è semplicemente il fatto di distinguere l'indirizzo dalla gestione.

Abbiamo valutato con attenzione anche altri aspetti sui quali abbiamo scelto al momento di non intervenire. Il primo riguarda la natura giuridica dell'ente, qui sto già facendo un'analisi degli emendamenti, ci tengo a dire che ho scelto di inserire il mio intervento in dibattito generale anche per dare la possibilità, proprio per rappresentare il proficuo atteggiamento orizzontale di collaborazione che c'è stato in Commissione, di poter eventualmente anche intervenire in replica con un'analisi dettagliata di tutti quanti gli emendamenti.; emendamenti affrontati in Commissione con il sottoscritto e con tutte le parti e, quindi, analizzati.

Ecco che la loro non accettazione, perché non siamo nelle condizioni di accettare nessun emendamento, non è un atteggiamento di chiusura nei confronti dei Commissari, è semplicemente un tentativo di ribadire tutta una serie di aspetti tecnici che abbiamo più volte rappresentato.

Se necessario, però, farò un'analisi dettagliata di ogni singolo emendamento proposto, spiegando perché tecnicamente molte delle cose che sono state rappresentate, e tra l'altro dal dibattito generale si rende evidente che sono anche state comprese, non possono di fatto essere approvate.

Venendo a una prima analisi degli emendamenti, quello sugli educatori l'ho già reso evidente circa 5 minuti fa, il primo riguarda la natura giuridica dell'ente, su cui abbiamo scelto di mantenere la formulazione attuale generale di ente pubblico senza ulteriori qualificazioni, in piena continuità con la legge istitutiva del 2004.

Verificata a monte l'assenza di obblighi di legge a modificare tale natura, riteniamo infatti che questa formula flessibile sia a oggi la soluzione migliore per continuare a garantire stabilità e autonomia operativa all'Azienda stessa.

Il testo mantiene, quindi, la forma dell'azienda pubblica di servizi alla persona, come richiesto dalle Organizzazioni sindacali, sotto controllo pubblico, rispondendo agli indirizzi della Regione e degli Enti locali e garantendo finalità di interesse generale.

Il secondo aspetto riguarda lo stato giuridico del personale, anche qui abbiamo optato per un principio di cautela, non procedendo con modifiche strutturali, ma prediligendo oggi di continuare ad applicare al personale, in continuità e in piena salvaguardia, il contratto del Comparto unico regionale, cosa che di fatto sta già accadendo, quindi l'assoluta stabilità e certezza che il personale del J.B. Festaz aveva oggi continuerà ad averlo nel prossimo futuro con tale modifica.

Seppur sia condivisa l'esigenza di un assetto definitivo è da tenere, infatti, conto che una stabilizzazione permanente a livello di legge richiede un lavoro di coordinamento più ampio, quindi, tanto per essere chiaro, sulla 22, che investe la disciplina generale del pubblico impiego regionale, in particolare nella ridefinizione del perimetro del Comparto unico, in particolare dell'articolo 1 della 22/2010.

Riteniamo, pertanto, non sia corretto affrontare un tema così complesso isolatamente all'interno di una singola legge di settore perché rischieremmo di creare incoerenze e, allora sì, magari di creare dei problemi anche al Festaz.

Reputiamo, quindi, che la valutazione sull'assetto definitivo debba rientrare più opportunamente nella sede appropriata di programmazione generale e complessiva del pubblico impiego, che deve obbligatoriamente passare attraverso un aggiornamento della legge regionale 22/2010, in particolar modo, come appena richiamato, nell'articolo 1.

Sintetizziamo ora le altre modifiche introdotte più a carattere gestionale e organizzativo, ma non di meno importanti in quanto volte a efficientare i meccanismi di gestione e contabilità di questa storica istituzione del nostro welfare regionale:

a) vengono puntualizzate le funzioni del Presidente, definendone meglio il ruolo in fasi delicate come l'insediamento del Consiglio di amministrazione o la sostituzione del Direttore in caso di sua assenza e/o decadenza;

b) si introducono strumenti aggiornati di programmazione come riferimento al Piano triennale del fabbisogno del personale;

c) si disciplina la sostituzione temporanea del Direttore assente o decaduto con personale idoneo, prevedendo un compenso di responsabilità determinato dal Consiglio di amministrazione;

d) viene formalizzata, come già anticipato, la figura del Direttore sanitario, a cui sono affidati i compiti cruciali di vigilanza igienico-sanitaria, qualità e sicurezza delle prestazioni cliniche;

e) sul piano finanziario, e secondo me già solo questo vale l'approvazione del DDL in corso, si stabilisce che la contabilità dell'azienda segua i moderni principi dell'armonizzazione di bilancio previsti dal decreto legislativo 118/2011.

Con l'occasione si va anche a uniformare appropriatamente la ragione sociale dell'ente utilizzando le sole sigle nella lingua francese originale e cioè "Jean Boniface Festaz", perché in alcuni casi c'erano degli strani italianismi anche nel nome del fondatore che proprio gridavano vendetta.

In conclusione, si ritiene che il testo proposto ai colleghi sia snello, pragmatico e condiviso, idoneo a dotare l'azienda Jean Boniface Festaz degli strumenti normativi necessari per continuare a garantire un presidio di tutto rispetto della nostra sanità territoriale e assistenziale, coerente e attuale con la necessità e complessità che affrontiamo nel tempo di oggi.

Ringrazio le strutture regionali e tutti coloro che hanno profuso il proprio impegno nella stesura di questo provvedimento, così come i componenti della Commissione per il costruttivo lavoro svolto.

A chiusura della presente illustrazione riteniamo, però, anche importante ricordare il percorso che in questi ultimi anni abbiamo portato avanti per garantire, parlo ovviamente del Consiglio, le necessarie risorse finanziarie al Festaz, perché sennò sembra che stiamo parlando di una cosa che dobbiamo ancora fare, così come il DDL 11 è un riassetto di una cosa che oggi già esiste, anche da un punto di vista finanziario il Festaz risulta essere assolutamente un'eccellenza nella sanità territoriale valdostana.

In particolare evidenziamo l'intervento apportato per compartecipare finanziariamente ai costi d'esercizio dell'ente, oltre che per i servizi socio-assistenziali, misura già prevista fino al 30% dei medesimi, anche per quelli socio-sanitari e sanitari, fino al 35% dei medesimi.

Ciò è stato fatto con l'articolo 5 della legge regionale 12/2024 e cioè la prima variazione di bilancio regionale 2024-2026, per cui per la prima volta nel 2024 vengono inseriti gli interventi da parte di una delle tre proprietà nei confronti del Festaz per i servizi sanitari, ecco perché dico che quando poi andiamo a riorganizzare i setting di fatto stiamo prendendo atto di una cosa che già stiamo facendo, perché se esistono dei servizi evidentemente è corretto che questi vengano settati in un DDL nuovo, ma allo stesso tempo, se solo nel 2024 si è data copertura nella misura del 35% di questi servizi, che vogliono dire milionate di euro, evidentemente questo è un disegno di legge che anche nella sua sostanza, altro che invarianza finanziaria, rende un servizio al Festaz e, quindi, anche alla comunità valdostana.

Altro trasferimento straordinario di euro 750 mila per l'anno 2024 per far fronte agli oneri derivanti dal rinnovo dei contratti di lavoro, articolo 27 della legge regionale 12/2024.

Le specifiche misure di ristoro per i maggiori oneri determinati dall'incremento generale dei costi di funzionamento, leggi regionali 27/2023, 29/2024 e 29/2025.

La definizione della tariffa regionale per il nuovo servizio sanitario dell'Ospedale di comunità, tutta a carico del servizio sanitario regionale, nella misura pari a euro 180 al giorno a paziente, tariffa che, tra l'altro, risulta essere più alta di quanto previsto a livello nazionale.

Aggiornamento delle tariffe dei servizi socio-assistenziali, da 130 euro a 135 euro per la protetta, da 140 euro a 145 euro per la protetta plus.

Tali misure aggiuntive ai trasferimenti ordinari per i servizi erogati e quelli in conto investimento hanno comportato trasferimenti annuali nelle seguenti entità.

In poche parole, passiamo da 4,2 milioni di euro del 2018 a 5,3 milioni di euro del 2025. In queste annualità sono stati trasferiti al Festaz 43,4 milioni di euro.

Se vado a farvi un'analisi di quelli che sono, invece, i finanziamenti per il servizio socio-assistenziale, passiamo dai 2.734.912 del 2018 ai 4.363.000 del 2025.

Il trasferimento, tra l'altro, ai sensi dell'articolo 12 della 34 nel 2018 era di 860 mila euro e adesso è pari a 1.600.000, per cui a parte le analisi che vengono fatte sul vuoto per pieno che non può essere applicato nella gestione di denaro pubblico nelle strutture accreditate della sanità, di fatto questa è una dimostrazione palese che il DDL 11 fa una fotografia corretta di quello che oggi sono i servizi del Festaz proiettando una struttura nata a metà del XVII secolo, nel presente e nel futuro, e che in termini finanziari quello che già stiamo facendo come Consiglio nei confronti del Festaz risulta essere assolutamente positivo, anche per quanto riguarda i rapporti con le altre due proprietà, la Diocesi e il Comune di Aosta, questo era un disegno di legge già condiviso nel 2025 per la sua prima presentazione e naturalmente, anche rispetto all'avvicendamento sul primo cittadino di Aosta, c'è stata la possibilità di aggiornarlo in corso d'opera rispetto alle possibilità.

Credo che sia uomo di assoluta esperienza, soprattutto nella frequentazione di quest'Aula come convocato in Commissione, per cui nel suo essere serafico era anche aggiornato sui passaggi e li condivideva appieno.

Presidente - Ci sono altri interventi? Se non ci sono altri interventi, chiudo la discussione generale. In replica l'assessore Marzi.

Marzi (CA) - Lei non c'era, ma ho avuto la possibilità, collega Manfrin… sono contento. Se volete faccio un'analisi puntuale di quelli che sono gli emendamenti presentati rispetto naturalmente a questo disegno di legge.

Per quanto riguarda l'emendamento n. 1, e quindi l'emendamento del collega Manfrin e del collega Domanico, la proposta di emendamento mira a specificare che il Piano triennale del fabbisogno del personale sia approvato dal Consiglio di amministrazione su proposta del direttore.

Tale puntualizzazione, mutuata dalla precedente formulazione normativa, risulta tuttavia tecnicamente superflua e concettualmente errata nel contesto dell'attuale disegno di legge.

La ridondanza e la necessità di uniformità del testo: il comma dell'articolo in questione elenca, attraverso infatti una serie di lettere, i vari atti di competenza dell'organo di indirizzo. Se non erro, arrivano vicino alla lettera P per quanto riguarda il Direttore.

Inoltre, la natura tecnica dell'atto: attualmente il Piano triennale del fabbisogno del personale è oggi parte integrante del PIAO, il Piano integrato di attività e organizzazione e deve, quindi, essere strettamente coerente con il bilancio dell'ente.

Tra l'altro, nel caso specifico con questo DDL, come appena detto, si passa al 118/2011, quindi la predisposizione di questi documenti tecnici spetta già interamente per legge e per logica organizzativa a chi si occupa della gestione ordinaria dell'istruttoria.

Venendo, invece, all'emendamento n. 2, la proposta di emendamento non può essere accolta perché la formazione originale del disegno di legge, il quale sul testo ha ricevuto il parere favorevole degli uffici, naturalmente è giuridicamente corretta e rispondente alla normativa vigente, perché l'ordine rappresenta l'Istituzione, quindi l'ente pubblico di riferimento, mentre l'albo costituisce l'oggetto materiale, ovvero il registro ufficiale e l'elenco dei soggetti abilitati.

Per comprendere chiaramente la distinzione si può fare un parallelismo con l'ambito demografico, un cittadino si iscrive all'anagrafe, che è il registro, non al Comune, che è l'ente che lo gestisce, per cui questo emendamento non può essere approvato.

Per quanto riguarda l'emendamento n. 3, il Piano triennale del fabbisogno del personale, o PTFP, trova la sua disciplina e la sua fonte istitutiva nella normativa statale, in particolare nell'articolo 6 del decreto legislativo 165/2001.

I profili procedurali e organizzativi per la relazione del PTFP sono, pertanto, già compiutamente regolati dalla normativa di settore e non appare, quindi, appropriato che una legge regionale intervenga a ridefinire i parametri tecnici e gestionali legati ad una normativa nazionale identicamente sullo stesso tipo.

Per quanto riguarda, invece, l'emendamento n. 4 si condivide pienamente e si è del tutto consapevoli dell'assoluta importanza degli educatori professionali, ho avuto modo di rappresentarlo anche durante il dibattito generale, però queste figure risultano assolutamente essere centrali e continuano a essere operative all'interno del Festaz.

Semplicemente continueranno a essere operative per quelli che sono i setting di matrice sanitaria previsti che oggi sono di cura alle persone anziane.

Veniamo all'emendamento n. 1 di AVS che ho già evidenziato rispetto alla mia discussione generale, e quindi al motivo per il quale si mantiene l'attuale impostazione senza le specifiche del caso sul fatto che il Festaz è e rimane una struttura pubblica.

Per quanto, invece, riguarda l'emendamento n. 3, l'istituto delle relazioni sindacali, ivi comprese le procedure di informazione e consultazione preventiva sulle riforme organizzative e sulla programmazione del personale, trova la sua completa regolamentazione ovviamente nella normativa prevista.

Non appare, pertanto, opportuno demandare a una fonte primaria regionale la definizione di adempimenti procedurali che formano già oggetto di specifica e dettagliata negoziazione tra le parti nell'ambito degli accordi collettivi vigenti.

Venendo, invece, all'emendamento n. 4, sempre di AVS, la proposta di emendamento presenta rilevanti criticità sotto il profilo della tecnica legislativa a causa della sovrapposizione con norme del disegno di legge che disciplinano la stessa materia.

In poche parole, la mancata riformulazione della norma del DDL, l'emendamento introduce una serie di nuove e diverse facoltà senza abrogare o modificare i commi successivi.

Per quanto riguarda l'assenza di certezza del diritto, il testo proposto si articola su tre diverse opzioni alternative introdotte nelle ripetute espressioni "Può, possono, può"; tale formulazione non garantisce la necessità e la certezza del diritto e la continuità dell'azione amministrativa dell'ente, lasciando indeterminata e discrezionale la modalità di individuazione del sostituto in caso di assenza del direttore.

Al contrario, l'impostazione del disegno di legge garantisce stabilità immediata attraverso una figura che potrebbe dirsi speculare e, quindi, quella del vice Segretario comunale.

Venendo, invece, all'inapplicabilità dell'Istituto delle mansioni superiori, il Direttore è una figura apicale con inquadramento estraneo al Comparto unico e regolato da una disciplina autonoma, non appare pertanto giuridicamente lineare applicare a un funzionario dell'Azienda Festaz l'istituto delle mansioni superiori ai sensi della legge regionale 22/2010 per sostituire una figura dirigenziale ed extra comparto. Oltre a questo c'è anche un'incompatibilità di riferimento.

Venendo, poi, all'emendamento n. 5, come ho già rappresentato, questo è molto legato a un emendamento che esiste già per la Lega.

Veniamo all'emendamento n. 6, l'emendamento, pur promuovendo una condivisibile esigenza di tutela nei confronti del personale dell'Azienda Festaz, interviene in una sede e in un momento temporale non idonei, presentando inoltre criticità di coordinamento con il quadro normativo generale e con i restanti commi dell'articolo.

Come richiamato nel mio discorso generale bisognerebbe intervenire sull'articolo 1 della 22/2010 per non creare una serie di incongruenze che sul Festaz ci sarebbero.

È importante però ribadire, è la quarta volta che lo dico, che il Festaz è dipendente pubblico oggi, resta dipendente pubblico con il DDL 11 e continuerà a restarlo fino a quando in futuro non si decideranno valutazioni del caso che riguarderanno, però, prima di tutto la 22/2010 all'articolo 1, quindi la legge del personale dell'Amministrazione regionale e non una legge di settore come la 34/2004.

Se siete d'accordo, per quanto riguarda gli emendamenti del PD, dei quali ho già parlato con la collega Forcellati, ci sono alcune problematiche soprattutto di natura formale per cui non possono proprio essere approvati, ma non tedierei l'Aula con questioni di natura formale rispetto alla creazione di ulteriori articoli, invece che l'applicazione di emendamenti rispetto alla proposta del disegno di legge presente.

Presidente- Il Consiglio è sospeso per una riunione di maggioranza.

La seduta è sospesa dalle ore 12:26 alle ore 12:47.

Aggravi (Presidente) - Soltanto per dare contezza ai colleghi perché la sospensione si sta prolungando, quindi ci vediamo alle 14:30.

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La seduta termina alle ore 12:06.