Oggetto del Consiglio n. 476 del 20 maggio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 476/XVII - Reiezione di mozione: "Impegno ad approfondire iter e procedure delle norme di attuazione e funzionamento della Commissione paritetica".
Aggravi (Presidente) - Punto n. 8 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - Questa mozione, che è stata presentata in modo unitario da tutti i gruppi consiliari di minoranza ormai quasi due mesi fa, è comunque ancora attuale nei suoi contenuti perché intende affrontare un problema rilevante, un problema serio, che riguarda l'applicazione di uno strumento fondamentale previsto dallo Statuto speciale della Valle d'Aosta. Questo strumento è costituito dalle norme di attuazione dello Statuto, che sono disciplinate, come sappiamo, dall'articolo 48bis dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta.
L'articolo prevede la possibilità per il Governo di emanare con dei decreti legislativi disposizioni che integrano e a volte anche correggono lo Statuto speciale. Gli schemi di questi decreti, ne abbiamo parlato a lungo oggi, devono essere elaborati dalla Commissione paritetica Stato-Regione e devono essere sottoposti al parere del Consiglio regionale. È un meccanismo previsto e utilizzato anche per adeguare gli Statuti di altre Regioni speciali del nostro Paese.
Sono cose che sappiamo, ma, a nostro avviso, finora non si è posta sufficiente attenzione al fatto che il sistema, così com'è organizzato ora, come funziona, almeno nel nostro caso, non dà dei risultati ottimali. La più recente vicenda è quella che abbiamo affrontato poc'anzi: la vicenda della norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche, che ha richiesto un lungo periodo di istruttoria. Poi in una data del 2024 è stata approvata dalla Paritetica, è stata trasmessa dal Ministro degli affari regionali al nostro Consiglio, il Consiglio l'ha approvata a gennaio 2025 e poi sappiamo che è rimasta ferma per molto tempo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Dipartimento degli Affari legislativi e giudiziari, senza arrivare fino ad oggi, almeno per quello che riguarda la nostra parte, al passaggio finale, nel frattempo c'è stata una richiesta di modifiche e una nuova trattativa.
Ci sono quindi stati questi cinque anni, c'è stata una raccolta preventiva di tutti i pareri dei soggetti interessati, c'è stato il voto e poi però si è in un certo senso ricominciata una trafila, un iter.
Personalmente quindi io mi chiedo, e l'ho detto anche oggi, come mai possano esserci dei tempi di blocco così lunghi e soprattutto che dopo l'approvazione il testo venga trasmesso ancora al Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi, che poi riparte con una nuova istruttoria. Crediamo che quest'intervento del Dipartimento dovrebbe avvenire prima che lo schema arrivi a noi, nel senso che, una volta che lo schema arriva qui, dovremmo essere certi che è quello, dopodiché torna a Roma per l'approvazione finale. Non è qualcosa che dipende dalle persone, ma dal funzionamento del sistema e riteniamo che, se non si interviene, si vanifica, o comunque si depotenzia molto uno strumento che è fondamentale per l'autonomia valdostana.
Noi crediamo che le norme di attuazione debbano poter contare su delle procedure che siano più precise, con anche - e questa è una cosa che pensiamo noi - delle tempistiche più definite, ma evidentemente non è semplicemente un'idea un po' peregrina che sta nella nostra testa. Io ho avuto modo di vedere la nota introduttiva e la bozza di disegno di legge costituzionale concernente le modifiche degli Statuti delle Regioni a statuto speciale nella documentazione prodotta dalla professoressa Randazzo e c'è proprio un articolo che viene proposto e che riguarda le modifiche per il nostro Statuto, che chiede - questa è la proposta che poi si è fermata, però è stata avanzata - che allo Statuto speciale per la Valle d'Aosta vengano apportate queste modificazioni:
"All'articolo 48bis sono aggiunti infine i seguenti commi: le norme di attuazione definiscono i rapporti tra la potestà legislativa regionale e quella statale quando sia necessario per armonizzarne il rispettivo esercizio; il Governo e il Consiglio della Regione della Valle d'Aosta sono tenuti a nominare o sostituire senza indugio i membri". Poi c'è scritto: "con regolamento adottato all'unanimità - ovviamente ci deve essere un'unanimità - la Commissione paritetica può disciplinare il proprio funzionamento; gli schemi dei decreti legislativi sono approvati dalla Commissione paritetica entro sei mesi dall'avvio del procedimento; l'istruttoria si svolge nel rispetto del principio di leale collaborazione; entro tre mesi le Amministrazioni competenti esprimono i pareri richiesti nel rispetto delle prerogative della Regione; il Consiglio regionale della Valle d'Aosta esprime il parere entro tre mesi dalla trasmissione degli schemi dei decreti legislativi e lo comunica immediatamente al Governo; il Governo delibera sugli schemi dei decreti entro un congruo termine".
Ovviamente non si mette una tempistica definitiva, ma si parla di congruo termine. A noi sembra che questa proposta avesse un senso e che sarebbe bene che potesse un giorno diventare realtà.
La mozione quindi che cosa chiede? Domanda semplicemente che questo tema venga esaminato dalla I Commissione e che ci sia un approfondimento su cui poi il Consiglio possa discutere e valutare come muoversi, quali provvedimenti prendere per affrontare un problema procedurale che è di rapporti fra il lavoro della Paritetica, il Consiglio regionale e il Governo nazionale da definire in maniera più chiara e produttiva.
C'è poi un secondo aspetto che viene affrontato dalla mozione, cioè il rapporto tra la Commissione paritetica e il Consiglio regionale. Tutti noi sappiamo che il Consiglio nomina tre membri della commissione: quelli appunto di parte regionale. Dopodiché però, una volta fatto questo, il suo compito sembra quasi esaurito, perché non riusciamo ad avere delle informazioni. Abbiamo fatto delle richieste anche attraverso lettere che sono state fatte alle Commissioni, abbiamo chiesto di poter avere delle informazioni, noi personalmente abbiamo chiesto anche i verbali, che non abbiamo potuto ottenere. In qualche modo quindi riteniamo che la Commissione paritetica sia un ambito su cui chi siede in Consiglio e abbiamo visto neanche i Parlamentari, può avere delle informazioni. La cosa ci fa specie anche perché la principale produzione della Commissione paritetica è quella degli schemi di norma di attuazione, che poi devono arrivare qui, devono arrivare al Consiglio, che, a nostro avviso, non può semplicemente limitarsi a ratificare.
Sulla vicenda della norma che abbiamo poc'anzi approvato come forza politica, come Consiglieri di una forza politica, noi abbiamo più volte fatto richiesta dei verbali e non è stato possibile. Non abbiamo quindi mai visto il verbale di approvazione della norma dell'idroelettrico nella versione del 2024, non sappiamo neppure in che data sia effettivamente intervenuta con certezza quest'approvazione, tant'è vero che abbiamo sentito nominare date diverse.
Ricordo che nella I Commissione del 30 marzo di quest'anno è stata esaminata anche una richiesta, inviata a metà febbraio, di sentire i componenti della Commissione paritetica per affrontare questa situazione, ma la risposta è stata negativa. A noi questo non sembra un buon modus operandi. Crediamo che ci debba essere questo lavoro di approfondimento in Commissione per poi arrivare in futuro in Consiglio e riuscire ad avere uno strumento che funzioni meglio.
Nella mozione quindi - di cui ho detto prima che deve necessariamente avere una correzione - al primo comma delle premesse: "vista la vicenda della norma di attuazione dello Statuto sulle concessioni idroelettriche", proponiamo la correzione: "rimasta ferma per oltre un anno dopo un'istruttoria avviata nel 2019 e su cui c'è stata una grave carenza di informazioni". Per il resto, rimangono gli stessi commi delle premesse e gli stessi due impegni.
Presidente - Chiedo solo alla collega se può poi farci avere il testo emendato. La mozione è stata presentata, la discussione generale è aperta Qualcuno intende intervenire? La parola al collega Centoz.
Centoz (PD-FP) - Mercoledì 22 aprile, in apertura di questa seduta, il Presidente della Regione ci ha comunicato una buona notizia: la Commissione paritetica aveva approvato lo schema di norma di attuazione sulle concessioni di derivazione d'acqua, una notizia che attendevamo da quattordici mesi e che, come gruppi firmatari di questa mozione, abbiamo salutato con soddisfazione. Eppure, proprio in quella stessa giornata, il Presidente ha pronunciato in aula una frase che merita di essere presa sul serio. Ha detto: "Non ho l'abitudine di dire cose quando non le so", l'ha detto rispondendo alle nostre domande sulle modifiche introdotte nello schema e l'ha detto con la franchezza che gli riconosciamo, aveva ragione, non sapeva: non sapeva nulla lui, non sapeva nulla il Consiglio. Il punto è proprio questo. La buona notizia del 22 aprile contiene dentro di sé, in forma cristallina, il problema che questa mozione prova a segnalare. Una norma di attuazione che riguarda uno dei dossier più strategici della nostra autonomia e cioè la titolarità sulle nostre acque: 29 concessioni in scadenza nel 2029, il futuro di CVA, torna a galla dopo quattordici mesi di silenzio istituzionale.
La prima conferma pubblica delle modifiche introdotte arriva non da una nota del Governo, non da un comunicato del Ministero per gli affari regionali, non da una comunicazione formale alla nostra Assemblea, arriva dal videomessaggio del Vicepresidente del Consiglio dei ministri al congresso del suo partito. Questa è, secondo noi, una criticità. È una critica al modo in cui nel 2026 si producono fonti normative che hanno valore sostanzialmente sub-costituzionale e che intervengono sull'assetto fondamentale dei rapporti tra lo Stato e la nostra Regione. Il Presidente ha sostenuto una tesi che merita rispetto, ha detto che la Commissione paritetica è un organo tecnico indipendente, che il Governo regionale interloquisce con la Paritetica, ma non può sostituirla al Consiglio regionale, né può chiedere al Consiglio regionale di sostituirsi all'interlocuzione, è una tesi seria, è una tesi giusta. È proprio per questo che serve quello che la nostra mozione chiede, perché, se la Paritetica è un organo tecnico e indipendente, allora il Consiglio regionale ha tanto più bisogno di sapere cosa fa, quando si riunisce, con quali ordini del giorno, con quale calendario e con quali esiti. La trasparenza non comprime l'indipendenza tecnica, anzi la legittima e aggiungo: anche un organo tecnico ha bisogno di regole di funzionamento scritte e noi oggi non le abbiamo.
Permettetemi una ricostruzione che, in realtà, hanno già fatto in molti. Il Consiglio regionale chiese, unanime, l'avvio di questa norma - parlo delle concessioni idroelettriche - nel 2019. La Commissione paritetica ha lavorato per cinque anni, nel settembre del 2024 ha approvato un primo schema, il 30 ottobre lo ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio regionale, il 20 gennaio del 2025 quest'Assemblea ha espresso parere favorevole all'unanimità. Tutti i gruppi, dalla maggioranza all'opposizione, dal Centro-Destra al Centro-Sinistra, dagli autonomisti a tutti gli altri, hanno votato a favore.
Il 17 febbraio il testo è arrivato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e da quel giorno, per quattordici mesi, nulla: quattordici mesi in cui quest'Assemblea non ha ricevuto una sola informazione formale sullo stato di avanzamento del dossier; quattordici mesi in cui i nostri commissari paritetici, tre persone designate da questo Consiglio e a cui questo Consiglio riconosce piena legittimazione, non hanno potuto o voluto rendere conto di quello che stava accadendo, perché anche loro, forse, non sapevano e, badate, lo sappiamo non per illazione, ma perché lo abbiamo verificato per via formale.
Con interrogazione dei colleghi di AVS, protocollata mi sembra il 17 febbraio del 2026, sono stati chiesti alla Presidenza della Regione le date di convocazione della Paritetica, gli ordini del giorno e i verbali delle riunioni. La risposta è agli atti: "La Presidenza della Regione non ne è a conoscenza". Quasi dieci anni dopo l'indagine conoscitiva della Camera che evidenzia esattamente questa criticità, nel 2026 la Regione autonoma Valle d'Aosta non sa quando si riunisce la propria Commissione paritetica. Il 9 aprile finalmente la Paritetica si è riunita e ha approvato lo schema con modifiche definite minime, modifiche in accoglimento delle "osservazioni delle Amministrazioni concertanti", come recita la nota di trasmissione del Ministro.
Come dicevo, il 18 aprile il ministro Tajani l'annuncia al suo Congresso.
Il 20 aprile, lunedì, in aula presentiamo interrogazione e risposta immediata. Il presidente Testolin, che fino al giorno prima non sapeva - e che onestamente lo dice - ci risponde che ha avuto un'interlocuzione informale con il Presidente della Paritetica e il 29 aprile finalmente il testo arriva formalmente al Consiglio regionale.
Vorrei che ci fermassimo un momento a leggere questa sequenza, non come polemica politica, ma come fenomenologia istituzionale. C'è qualcosa che non va, non nelle persone, che hanno fatto il loro lavoro, ma nel processo. In un sistema sano, un'istituzione regionale non viene a sapere lo stato del proprio dossier strategico da un videomessaggio congressuale. Non perché sia disdicevole, un Ministro ha tutto il diritto di parlare al Congresso del proprio partito e ci mancherebbe, ma perché prima di quel Congresso dovrebbe esserci un atto formale di informazione tra le istituzioni.
Permettetemi qui un'osservazione, che faccio quasi sotto voce perché non vuole essere polemica ma soltanto realistica. Quando il presidente Testolin ci dice di non aver saputo nulla per quattordici mesi, gli credo. Mi fido della sua parola, ma noto un piccolo paradosso. La Commissione paritetica in quei mesi si è certamente riunita, ha esaminato testi, ha negoziato modifiche e ha recepito le osservazioni delle amministrazioni concertanti. Tre dei suoi componenti sono nominati da questo Consiglio, uno di loro, peraltro, è Capogruppo di una forza politica che siede in maggioranza e siede, peraltro, anche su questi banchi.
In tutte le organizzazioni umane le informazioni viaggiano, non penso si possa seriamente sostenere che persone di valore, persone designate da quest'Assemblea, persone responsabili abbiano per quattordici mesi partecipato a un negoziato istituzionale di tale rilievo senza che nulla - e dico proprio nulla - filtrasse verso le forze politiche che le hanno espresse. Sarebbe contro natura, sarebbe - oserei dire - persino sgarbato verso le persone designate pensarlo, quindi non lo penso. Penso più semplicemente che le informazioni, come sempre, come in ogni organizzazione umana, siano viaggiate per canali partitici, di gruppo, di rete politica personale, canali fisiologici, comprensibili, talvolta anche utili, solo che non sono canali istituzionali e, quando l'unica strada percorsa è quella informale, il risultato è che il Consiglio regionale, nel suo insieme, cioè quest'istituzione, con i suoi singoli membri, resta all'oscuro e con lui restano all'oscuro tutti i gruppi che non hanno i propri rappresentanti, diciamo così, in prossimità della Paritetica. Un'opacità verso il Consiglio non è la stessa cosa di un'opacità verso il Governo regionale o verso la maggioranza. È un'opacità asimmetrica, verso l'istituzione, ed è esattamente quello che una procedimentalizzazione corregge non perché impedisca le interlocuzioni informali, non si impedisce con regolamento ciò che è proprio della natura umana, ma perché affianca alle informazioni informali quelle formali, che per loro definizione raggiungono tutti. Aggiungo un'autocritica, peraltro, perché sia onesto fino in fondo. Noi di opposizione, quando ci capita di stare al Governo, amiamo anche noi i canali informali. Li amano tutti, sono comodi. Le procedure servono proprio a proteggerci dalla nostra umana tendenza a preferire il telefono al protocollo. Anche da quella l'umanità, talvolta, va salvata e - lasciatemi aggiungere - ci va salvata indipendentemente da chi siede sui banchi del Governo.
Voglio essere chiaro su un punto, perché sarebbe troppo comodo lasciarlo nell'ambiguità. Il problema dei quattordici mesi non è nato nella Commissione paritetica, la Paritetica aveva già fatto il proprio lavoro. Aveva chiuso lo schema nel settembre del 2024, dopo anni di istruttoria, raccogliendo tutti i pareri ministeriali. Il problema dei quattordici mesi è nato a valle della Paritetica, nel passaggio successivo, nel circuito che intercorre tra l'invio del testo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'approvazione finale. È in quel passaggio, opaco e non scandito da termini, che il Dipartimento per gli Affari legislativi e giuridici della Presidenza del Consiglio e le altre Amministrazioni concertanti, Ministeri, tecnici, uffici, l'avvocatura dello Stato - non so chi è intervenuto - hanno chiesto modifiche al testo, modifiche che hanno costretto la Paritetica a riconvocarsi nell'aprile del 2026 per recepirle. Questo è il punto. La nostra mozione formalmente parla della Paritetica, ma il problema è più ampio: è la mancanza di una procedura scritta che renda visibile tutti i passaggi, quelli interni alla Paritetica e quelli successivi, e che li renda trattabili politicamente.
Permettetemi qualche riferimento brevemente, perché credo aiuti a uscire dall'idea che stiamo proponendo qualcosa di eccentrico. La Commissione parlamentare bicamerale per le questioni regionali, al termine di un'indagine conoscitiva durata mesi, nel 2017 ha consegnato all'Assemblea un documento finale in cui, sentiti decine di esperti, costituzionalisti, presidenti di Regione, riconosceva una verità per noi paradossalmente lusinghiera. Tra tutti gli Statuti speciali l'articolo 48bis del nostro è quello che - cito testualmente - "maggiormente valorizza il ruolo delle Commissioni paritetiche". Lo dico chiaramente, perché credo sia importante per evitare equivoci politici. Questa mozione non chiede di toccare lo Statuto, non chiede una legge costituzionale, non chiede neanche una legge ordinaria: chiede di lavorare sulla prassi. In quella stessa indagine il professor Francesco Palermo, uno dei costituzionalisti italiani più autorevoli sui temi delle autonomie speciali, tra l'altro, membro della Commissione paritetica del Trentino-Alto Adige, suggeriva ai Consigli regionali di provvedere nei loro regolamenti l'audizione periodica dei membri della Commissione di nomina regionale. "Si tratterebbe - diceva Palermo - di un momento di pubblicità dei lavori, di controllo politico da parte dei Consigli regionali, che accrescerebbe la legittimazione democratica dei membri delle Commissioni stesse". Ebbene, il Trentino l'ha fatto. L'articolo 147ter del Regolamento interno del Consiglio della Provincia autonoma di Trento prevede che - cito -: "Il Presidente del Consiglio chiede periodicamente ai componenti nominati dal Consiglio nell'ambito della Commissione paritetica sulle norme di attuazione dello Statuto, informazione e documentazione sulla loro attività e sui programmi d'azione, e ne informa i Consiglieri".
Ancora: "Periodicamente, sentita la Conferenza dei Presidenti di gruppo, invita gli stessi componenti nominati dal Consiglio a relazionare sulla loro attività o su specifiche problematiche all'attenzione della Commissione paritetica": per esempio, l'11 ottobre del 2021, il Consiglio provinciale ha tenuto un incontro con resoconto integrale in cui il Presidente della Commissione dei Dodici e gli altri Commissari di nomina trentina hanno rendicontato sullo stato dei lavori. Non è quindi teoria, è una norma di un regolamento interno di un'altra Assemblea regionale, applicata da anni, quindi si può fare senza chiedere niente a nessuno, senza modificare lo Statuto e senza pestare i piedi a nessuno.
Vorrei continuare, ma preferisco intervenire poi nella seconda parte, che così faccio la parte finale.
Presidente - Qualche altro collega intende intervenire? Chiudo la discussione generale. Se nessuno interviene, Signori, è chiusa, quindi siamo alle repliche. La parola al presidente Testolin.
Testolin (UV) - Diciamo che la mozione, così com'è stata presentata, merita almeno due tipi di osservazioni: la prima osservazione cercherà di rispondere più che altro a un'impostazione che è stata sollevata principalmente dall'intervento del collega Centoz rispetto al funzionamento di altre Paritetiche. La gestione vede nel contesto valdostano una Paritetica che agisce su impulso del Governo, in particolare della Presidenza, perché questo è l'incardinamento istituzionale della Paritetica all'interno del contesto della Regione autonoma Valle d'Aosta sin dagli albori del rapporto tra l'Amministrazione regionale e i membri di Paritetica. Un impulso che, come nel caso di specie, è nato da una valutazione in merito all'opportunità di presentare una proposta di norma di attuazione in merito alle acque, quindi all'assegnazione e al percorso che ha caratterizzato questo come altri provvedimenti, oppure direttamente da parte del Governo rispetto a delle tematiche sensibili o necessarie per l'armonizzazione delle norme statutarie con quelle statali. Vedi, ancora depositata in Paritetica, ad esempio, quella emersa, anche qui, da un dibattito in aula consiliare rispetto alla zona franca, che è stata stimolata e presentata a valle di un confronto, di una ricerca di approfondimenti esplicitati all'interno dell'Aula, in un contesto di una mozione allargata che poi ha visto due percorsi: uno di una norma che è stata presentata come una norma d'impulso statale, che doveva grosso modo contenere gli stessi argomenti, e una bozza di disposizione di norma di attuazione che è stata invece sollecitata dalla Presidenza, su indicazione del Consiglio, ai membri di parte regionale, con i quali l'interlocuzione in ordine al contenuto o a quelle che possono essere delle variabili rispetto alla norma predisposta dagli uffici regionali e portata in seno alla Paritetica attraverso i membri di parte regionale, può essere in qualche modo condotta fino alla conclusione del suo iter autorizzativo. Anche perché le norme che vengono valutate all'interno della Paritetica possono essere di due provenienze: una di parte regionale e una di parte statale, così com'è avvenuto e sta avvenendo in merito alle richieste della Direzione generale della Corte dei Conti, che ha sollecitato alcuni interventi molto importanti per quello che è di propria pertinenza.
Rimane quindi fermo il fatto che la Paritetica rimane un organo indipendente e tecnico, così com'è già stato sottolineato, e non soggetto a un'influenza diretta da parte del Consiglio.
Poi il collega Centoz riporta un'altra situazione, che probabilmente sottostà a delle normative o a delle impostazioni che sono di origine diversa e che sono ugualmente probabilmente efficaci e valide, ma che sono diverse dall'impostazione che personalmente mi sono ritrovato come consolidata all'interno di questo percorso. Questo non per dire che sia meglio o che sia peggio, ma è una situazione di fatto con la quale ci si confronta dall'inizio del percorso delle norme in Paritetica. Secondo me, in maniera lungimirante, chi l'ha ideata nel tempo l'ha sottratta a una, io la chiamo così, bagarre, magari consiliare, dove potrebbero esserci degli influssi e delle pressioni che potrebbero minare anche l'indipendenza dell'organo tecnico e assegnare a un rapporto più politico che amministrativo il coordinamento di queste norme.
Detto questo, invece l'altro aspetto, che è stato presentato dalla collega Minelli, è un aspetto procedurale, sul quale più volte, peraltro, in quest'aula la collega ha manifestato delle sensazioni d'insofferenza rispetto al fatto che ci potessero essere delle nuove richieste di parere una volta che la bozza di norma di attuazione aveva finito il percorso in Paritetica e, addirittura, aveva ottenuto "l'ok" da parte di questo Consiglio. Insofferenza che non era - le garantisco - solo sua, ma era anche della componente governativa, della maggioranza, perché gli sforzi fatti all'interno del meccanismo di Paritetica per ottenere questi pareri sicuramente non ci hanno visti indifferenti anche sul piano politico.
Detto questo, però, questa mozione ci dà la possibilità di mettere a fattor comune che questo tipo di problematica non è una problematica della Regione autonoma Valle d'Aosta ma è una problematica trasversale, tant'è vero che non più tardi del 28 aprile scorso abbiamo avuto un confronto con le altre cinque autonomie speciali, quindi le due Province autonome di Trento e di Bolzano e le Regioni Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia in merito a delle problematiche che ricalcano pari pari una questione che noi abbiamo vissuto in prima persona proprio su una norma che, peraltro, è quella che abbiamo approvato oggi nuovamente in Consiglio. Come diceva la collega Minelli questa mattina, era quasi considerato normale da parte del Governo che ci potesse essere un secondo giro. Non è considerato normale ma purtroppo era l'unico modo e l'unico percorso plausibile per poter avanzare con una situazione che altrimenti si sarebbe incagliata e avrebbe dovuto probabilmente ripetere un iter. Ecco, nella riunione dello scorso 28 aprile c'è stata una condivisione rispetto a questo tipo di criticità, una criticità che vede in tutti i contesti di Paritetica una doppia richiesta di pareri: una all'interno della Paritetica che poi licenzia le norme di attuazione, poi, come nel nostro caso, queste passano per un'approvazione al Consiglio regionale di riferimento e poi ritornano al Ministero per gli Affari regionali e le Autonomie, che le presenta tramite il DAG alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Questa problematica è una problematica ricorrente, che abbiamo sottolineato all'interno della Conferenza Stato-Regioni, all'interno dell'Assemblea delle Regioni, e che è sfociata in una comunicazione a firma del presidente della Conferenza delle Regioni e peraltro presidente del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che vi leggo, in modo da evidenziare la presa di posizione e la richiesta che, in maniera univoca e collegiale, abbiamo cercato di portare avanti per bypassare questa problematica con un intervento di una circolare, di una norma, o comunque di un regolamento che possa definire soprattutto il fatto che, una volta acquisiti, i pareri non vengano replicati nella fase di arrivo al vaglio del Dipartimento legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, altrimenti vanifichiamo e prolunghiamo dei percorsi.
"Con questa lettera quindi - dice il presidente Fedriga - mi riferisco al procedimento di approvazione delle norme di attuazione degli Statuti speciali, che negli ultimi anni ha evidenziato rilevanti criticità legate ai tempi di definizione, determinando un significativo rallentamento dell'iter procedurale. Le Regioni interessate ritengono pertanto necessario un intervento di semplificazione, che, nel pieno rispetto delle prerogative statali e delle autonomie speciali, consenta una gestione più lineare, efficace e rapida del procedimento, evitando duplicazioni istruttorie. Per tale ragione la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel corso della seduta del 29 aprile, ha condiviso all'unanimità la proposta allegata alla presente", che richiama appunto la necessità di non duplicare questo tipo di richieste autorizzatorie e di pareri da parte dei Ministeri competenti e di fissare dei criteri per una risposta che sia la più puntuale possibile.
Alla luce di questo, relativamente alle richieste della mozione, noi chiediamo un ritiro per poi fare delle valutazioni in merito a quelli che saranno i provvedimenti adottati anche dal Ministero competente in funzione della richiesta che è stata avanzata.
Presidente - Per la replica, la parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - Ho ascoltato con attenzione sia l'intervento del collega Centoz e l'intervento del presidente Testolin. Credo che quanto ci ha appena rappresentato, in qualche modo confermi la nostra posizione, l'interpretazione anche che abbiamo voluto dare a questa mozione e cioè che esiste effettivamente una criticità, legata all'iter, alle procedure, al funzionamento delle Commissioni paritetiche. Lei ha detto giustamente che non è un problema che riguarda soltanto noi, è un problema che riguarda le Regioni a Statuto speciale.
Ovviamente noi ci occupiamo in questo momento della nostra Regione e la proposta che è stata fatta ormai veramente tanto tempo fa e che era dettata anche dall'urgenza legata alla norma di attuazione che oggi siamo andati ad approvare e che non arrivava e che era comunque ferma, io credo appunto che ci sia in questo senso, perlomeno, una visione magari non univoca ma simile, sul fatto che sia assolutamente necessario, proprio per salvaguardare quell'autonomia che è delle Regioni speciali, che si arrivi a definire un percorso, che si possa almeno porre le basi per una discussione.
Credo quindi sia importante la lettera a prima firma del presidente Fedriga che lei ci ha letto, speriamo effettivamente che possa trovare un riscontro e che sia un passo importante a cui ne seguiranno altri e a cui seguirà un cambiamento della situazione. Siamo consapevoli del fatto che è un percorso non semplice, lungo, però è comunque un primo passo.
Per quello che riguarda però la mozione che impegna la Commissione consiliare a svolgere un approfondimento, noi crediamo che non sia da ritirare, ma anzi, proprio perché è condiviso, da tutti noi che l'abbiamo firmata, che c'è una necessità anche di avere un ruolo proattivo da parte del Consiglio nell'elaborazione di proposte, crediamo che un approfondimento fatto all'interno della I Commissione potrebbe veramente avere un senso.
Come lei ricorderà, Presidente, noi ci siamo dati disponibili anche come Commissione a fare un approfondimento per quello che riguarda un altro argomento, che però è in qualche modo tangente: quello della modifica dello Statuto. Sono in corso degli approfondimenti, stiamo facendo delle audizioni. Sappiamo che, da tutto quello che ci hanno detto anche le persone che sono venute a parlarci, praticamente quasi in modo impossibile si riuscirà per quello che riguarda questa legislatura, intesa non come la nostra legislatura regionale, ma quella nazionale, arrivare effettivamente a delle modifiche.
Stiamo comunque lavorando in maniera responsabile, nel senso che stiamo facendo questo percorso, perché? Perché crediamo - e lì è lei che ci aveva chiesto di intervenire, peraltro senza darci tante informazioni - che la Commissione possa avere un ruolo, dare un modesto, modestissimo contributo. La stessa cosa crediamo si possa fare in questo ambito. Se quindi la mozione non viene accettata, come mi pare di aver capito, è un peccato, perché ancora una volta non si riconosce un ruolo alla Commissione, un ruolo di contributo, niente di più. Questo è un modo per lavorare come Consiglio, come Consiglieri, a un tema che credo sia importante e mi sembra che sia dimostrato, sia ritenuto importante da tutti, da tutti, indipendentemente dalle appartenenze, dalle opinioni, che siano politiche, che siano personali, però sarebbe un modo di lavorare anche costruttivamente.
Viene rifiutato un contributo, ne prendiamo atto, ma portiamo la mozione al voto.
Presidente - Per dichiarazione di voto, la parola al collega Centoz.
Centoz (PD-FP) - Mi associo a quanto ha detto la collega, ovviamente porteremo in votazione la mozione.
Volevo ringraziare invece il Presidente perché, appunto, ha tirato fuori l'elemento che in qualche modo aiuta a capire quello che sta succedendo sulla necessità di dare un minimo di procedimentalizzazione a questa struttura.
Gli aspetti sono due: da un lato, la necessità di avere informazioni, che, capisco, sono informazioni riservate, non si possono divulgare, quindi hanno una complessità, però appunto, come dicevo, ci sono dei regolamenti di altre Regioni a statuto speciale che in qualche modo vanno - poi non so se è direttamente applicabile anche da noi oppure no - verso una maggiore trasparenza di ciò che succede nella Commissione paritetica, salvaguardando ovviamente il fatto che è un organo tecnico che dipende dal Governo e che in qualche modo i suoi atti sono segretati. Dall'altra parte invece c'è quel pezzo di strada che le norme fanno una volta che vengono approvate in Commissione e poi devono essere approvate dallo Stato, quindi passano in Consiglio e poi devono essere approvate. Su questo chiaramente credo sia da salutare con favore il fatto che le Regioni a statuto speciale stanno lavorando affinché questa parte di procedimentalizzazione sia importante, perché effettivamente, come ricordava il Presidente, chiedere due volte i pareri mi pare oggettivamente poco produttivo. Discutiamone quindi bene prima, cerchiamo tutti i pareri che servono a eliminare tutti i dubbi e poi in qualche modo, una volta che la norma ha trovato la composizione, proceda in maniera un po' più spedita, poi mi rendo conto che stiamo parlando di rapporti pattizi, o così dovrebbero essere, quindi evidentemente l'elemento politico gioca sovente un ruolo preponderante.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Carrel.
Carrel (ADC) - Per esprimere anche da parte mia il favore per questa notizia di questa lettera a firma del Presidente della Conferenza Stato-Regioni, che va nella direzione che ci auspicavamo da un certo punto di vista, cioè di cosa succede da quando la norma di attuazione la approviamo e quali sono i passaggi seguenti per essere poi, di fatto, approvata definitivamente.
Vi è poi tutto il passaggio prima, perché io credo che AVS… e cito di nuovo che all'inizio della scorsa legislatura, quando vi era la Presidenza Lavevaz, in diverse occasioni chiedevamo l'audizione in I Commissione dei tre membri di nomina regionale. Lo facevamo semplicemente per avere contezza del come procedevano alcuni lavori, ovviamente quello che si poteva dire, per poterci aggiornare sui vari dossier che avanzavano e per poter portare il nostro contributo, laddove fosse possibile.
Ho partecipato con vivo interesse all'evento organizzato dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia con l'onorevole Urzì, il quale ci ha appunto spiegato come lui facesse questo tipo di incontri anche con le opposizioni e con tutti i Capigruppo, proprio per poter portare il contributo di tutti e poter sintetizzare al meglio attraverso le proposte di norme che si proponevano appunto nella Commissione paritetica.
Ho salutato con favore anche la presenza dell'unico membro della maggioranza a quell'evento, che era Marco Sorbara, purtroppo nessun altro ha potuto partecipare, ma credo sia stato interessante, al di là delle idee politiche, che, come sapete, non mi appartengono, ma quello è un altro discorso, vedere e prendere nota di come agivano e come agiscono in altre Regioni. Un po' più di condivisione potrebbe aiutarci ad affrontare i problemi un po' prima.
Presidente, glielo dico con una battuta: so o, meglio, sappiamo dai giornali che c'è chi scrive le letterine alla Giunta, potrebbe approfittarne per rispondere con un'altra letterina e convocare in Commissione i membri della Commissione paritetica in modo da poterci aggiornare passo dopo passo di quello che succede, non solamente sulla norma che abbiamo appena approvato, ma su tutte le norme di attuazione.
Presidente - La parola al collega Zucchi.
Zucchi (FdI) - Io ringrazio il collega Carrel, che ha ricordato l'evento nel quale ha partecipato l'onorevole Urzì in veste di Presidente della Commissione dei Sei di Bolzano, che quindi ha affermato che, al di là delle situazioni che sono legate a delle secretazioni degli atti comunque riservati, ha come abitudine proprio quella di rendere edotti tutti i gruppi, perché così lui ritiene che sia fattibile, al di là delle cose che sono state dette, che sono state lette, che quindi tutti - tutti coloro che abbiano interesse, ben inteso - possano sapere le cose che si possono dire, che vanno in una logica di informazione.
Io quindi mi chiedo: di fronte a una giornata come quella di oggi, Signor Presidente della Regione, che ha visto il voto unanime, seppur con il dibattito, che comunque è stato arricchente, se lei politicamente non ritenesse utile, invece di chiedere il ritiro di una mozione del genere, che dà il senso di una volontà di partecipare, almeno per quelli che non hanno la possibilità diretta di poter assumere delle informazioni… appunto, proporre magari lei stesso delle modifiche, delle situazioni che vadano in una logica distensiva. Mi chiedo anche se questa sua posizione sia stata o meno condivisa con i membri della sua maggioranza.
Lei, nella sua coscienza, a questa domanda saprà rispondere, come sapranno rispondere anche i componenti della maggioranza. Se quindi questa sua decisione, che è quella di chiedere un ritiro di fronte a un atto così di apertura, che dimostra la volontà di voler partecipare, questa sua posizione ennesima in questa situazione politica particolare, è frutto della sua posizione personale o di tutta la sua maggioranza, perché mi sembrerebbe veramente assurdo e surreale che, di fronte a una richiesta di questo tipo, la maggioranza possa non condividere lo spirito che questa mozione vuole raggiungere e che quanto meno, almeno con delle richieste di modifica, si possa raggiungere comunque un momento d'intesa che la giornata che si è appena svolta, che sta giungendo al termine, ha in qualche modo dimostrato.
Presidente - Ci sono altri interventi? Pongo allora in votazione la mozione con l'emendamento che è stato trasmesso. La votazione è aperta. Chiudo la votazione.
Presenti: 34
Votanti: 15
Favorevoli: 15
Astenuti: 19 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lotto, Marguerettaz, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Viérin Laurent, Viérin Marco)
La mozione non è approvata.
Io sospenderei il Consiglio e ripartiremo domani dal punto n. 9 all'ordine del giorno.
Buona serata a tutti.
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La seduta termina alle ore 19:05.
