Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 477 del 21 maggio 2026 - Resoconto

OBJECT N° 477/XVII - Discussione generale sulla mozione: "Bando di concorso aperto a tutti e non soltanto a cittadini stranieri".

Aggravi (Président) - À la présence des 34 collègues, on peut reprendre les travaux.

Hier on est arrivé jusqu'au point n° 9 à l'ordre du jour.

Pour l'illustration la parole au collègue Perron.

Perron (LEGA VDA) - Riprendiamo una mozione che è rimasta accantonata e che abbiamo modificato nell'impegnativa, la spiego subito ai colleghi, facilmente comprensibile, nel senso che il concorso di cui si parlava si è già svolto, si sta svolgendo, non lo so, ma comunque noi chiediamo, invece, di modificare il concorso che appunto si sta già svolgendo, è arrivato già alla sua scadenza, per inserire nei bandi di cui parliamo, adesso apro poi la parte generale, i futuri soggetti previsti, gli obiettivi ESO 4.1, ovvero giovani disoccupati di lungo periodo, gruppi svantaggiati nel mercato del lavoro, persone inattive al posto dei soggetti esclusivamente stranieri, facenti riferimento agli obiettivi ESO 4.9, che sono quelli identificati nel concorso.

Ricordo, per chi ci stesse anche seguendo, che già alle prime battute di questo Consiglio stiamo parlando del bando di concorso gratuito per addetti ai servizi di controllo e sicurezza dei locali notturni, gli ex buttafuori, nell'ambito del progetto "Percorsi di futuro" finanziato dal programma regionale FSE+ 2021-2027 e che era rivolto, o meglio è rivolto, perché questo ormai si è fatto, esclusivamente a cittadini di paesi terzi e, in subordine, a persone straniere o di origine straniera, inclusi i naturalizzati, aventi come titolo minimo il diploma di scuola media inferiore, escludendo di fatto i cittadini senza origine straniera.

Quindi, rileviamo ciò che si sta facendo a livello regionale, come cercherò di dimostrare poi con tutta una serie di dati che vi porterò e soprattutto a livello europeo, e questo è già finito sulla stampa, chiaramente le battaglie della Lega sono conosciute a tutti, abbiamo il coraggio di farle a viso aperto, di sicuro non ci nascondiamo su questi temi perché riteniamo che il problema dell'immigrazione sia uno dei più importanti non solo a livello italiano.

I fatti di cronaca penso siano impossibili da confutare, abbiamo visto che cosa è successo a Modena pochi giorni fa, poi ognuno darà le sue interpretazioni, per noi l'interpretazione è estremamente chiara e i fatti di cronaca di cui abbiamo già parlato in questo Consiglio, di cui parlano i giornali, ancora poche ore fa, un fatto di cronaca di cui abbiamo letto sui giornali, sempre qui ad Aosta, vedremo poi i dettagli, ma siamo assolutamente certi che vi sia un problema di sicurezza che, a nostro avviso, e poi magari qualcuno è di diverso parere, è il più grave che ci troviamo ad affrontare, perché cittadini insicuri sono il problema più grave in assoluto.

C'è un legame stretto tra immigrazione e dati che riguardano la criminalità.

Ne ho già parlato, li riporterò, perché come sempre cerco di parlare con i dati e non soltanto con i "Sentito dire".

Veniamo, quindi, al punto. Ora immagino che l'assessore Lotto mi darà delle spiegazioni tecniche, che saranno sicuramente precise, che saranno sicuramente efficaci, non metto in dubbio, ma siccome tendo personalmente a fare politica e non a spacciarmi per un tecnico, perché tecnico non sono, non vengo nemmeno da ambiti amministrativi, vengo da altri ambiti e preferisco concentrarmi invece sui sistemi più generali piuttosto che nei dettagli. Metto ovviamente a fattore comune le mie competenze e non quelle di altri.

Sul lato tecnico, quindi, sono sicuro che l'assessore Lotto mi darà mille spiegazioni valide per fare un concorso che sia soltanto per cittadini stranieri e su questo, benissimo, ascolteremo.

Il nostro, però, è un punto politico cioè ci chiediamo, e questo vuole essere uno dei mezzi per fare dei ragionamenti che toccherà un po' tutti noi, tutta la politica dovrà ragionare sui prossimi decenni, quantomeno, qual è la prospettiva della Valle d'Aosta a livello demografico? Qual è la prospettiva della Valle d'Aosta futura a livello di composizione della propria comunità? Qual è la posizione della Valle d'Aosta sul tema della sicurezza? In particolare di alcune zone che una volta eravamo abituati a conoscere in un certo modo, ma che, senza timore di smentita, stiamo vedendo cambiare sotto i nostri occhi. E non è più soltanto una questione di Aosta, perché Aosta è capoluogo e per sua natura una città può avere delle zone con composizioni demografiche, etniche, culturali diverse, questo avviene nelle grandi città.

Ora noi vogliamo che la Valle d'Aosta abbia delle zone come le grandi città che vediamo, non ci serve andare lontano, basta andare in Piemonte, basta andare a Torino, basta andare a Milano, eccetera.

Vogliamo che la Valle d'Aosta prenda quel modello lì, senza fare nulla oppure preferiamo che la Valle d'Aosta abbia un modello diverso da quel punto di vista? Questa è la vera domanda che cercherò di porre a fattor comune a voi colleghi.

Partiamo, come dicevo prima, dai dati. Quando parliamo di immigrazione e facciamo un concorso per stranieri, quindi che in qualche modo esplicitamente favorisce una categoria escludendone altri che, a nostro avviso, è un qualcosa di folle ed è un qualcosa che anche chi si dichiara liberale, non solo i leghisti che fanno la battaglia su questi temi, ma chi si dichiara liberale dovrebbe storcere il naso, perché un concorso fatto per una categoria specifica non ha alcun senso.

La parità di opportunità significa parità di accesso, quindi non vediamo il motivo, nemmeno per un liberale classico, se proprio vogliamo, di aderire a proposte di questo tipo che tagliano fuori una parte di cittadini che avrebbero tutti i diritti di partecipare.

Poi, se a un certo mestiere, a un certo bando partecipano più stranieri, benissimo, ma perché delimitare scientemente una parte di popolazione e farne un ritaglio? Tanto più che stiamo parlando del tema degli stranieri che, come adesso vi dirò, è un tema che va affrontato su una dinamica molto più ampia.

Vediamo il tema, appunto, della composizione demografica della Valle d'Aosta. Ho spesso discussioni anche con amici, sono cresciuto negli anni '90, forse è un po' il bias, ognuno di noi si ricorda un po' il mondo di quando era ventenne forse, se lo ricorda lì, se lo cristallizza, la collega Forcellati che si occupa di psicologia probabilmente mi darà ragione, forse ognuno di noi ha un po' il suo bias. Benissimo, forse ho il bias degli anni '90.

Allora sono andato a prendermi i dati, com'era la situazione della Valle d'Aosta, quanti erano gli extracomunitari in Valle d'Aosta negli anni '90?

Abbiamo i dati: nel 1993, ad esempio, extracomunitari censiti in Valle erano 770, quindi un numero molto, molto basso; non è una sorpresa che chi è cresciuto in quegli anni non si ricorda problemi particolari, quindi 1993: 770 extracomunitari.

Sette anni dopo, nel 2000, erano 2.200, circa il 2% della popolazione. Nel 2002 sono 2.413, nel 2003 sono 3.117, nel 2004 sono 4.000.

Dal gennaio 2005 al gennaio 2006 passano da 4.258 a 4.976, quindi con un balzo di + 718 in un solo anno, cioè in un solo anno abbiamo fatto + 14%.

La maggioranza della composizione della popolazione straniera che arriva in Valle in quegli anni era la componente est-europea, che ancora oggi abbiamo, quindi romeni, albanesi, che - e qua lo dico - sono chiaramente molto più facili da integrare nel nostro tessuto, perché popolazioni con cui condividiamo un DNA europeo hanno più facilità di integrarsi; infatti, anche i dati nazionali sulle questioni economiche si possono dividere tra questi stranieri che arrivano da queste aree e quelli che vengono da altre aree più difficilmente integrate.

In tale periodo, comunque, maggioranza aree rurali del Marocco nel 2007 il 3,5-4% della popolazione aveva origine straniera, quindi eravamo sotto il 5%, stiamo parlando esattamente di 20 anni fa.

Il punto, però, da capire è che dal 1993 al 2007 siamo passati da 770, quindi molto basso, ai 2002 del 2000, quindi 2% della popolazione, al 5% di popolazione del 2007.

Ora questo dato lo si può incrociare tranquillamente con altri paesi stranieri, finché i livelli di immigrazione sono sotto una soglia, quella del 5%, le problematiche annesse, perché le problematiche ci sono, sono facilmente arginabili, sono ben poche.

I problemi cominciano - e questa è statistica, questa è sociologia, questa è storia - quando il livello si alza.

Nel 2007 eravamo al 5%, oggi, se nel 2007 appunto eravamo lì, siamo al 7,3%, siamo a 8.983 stranieri.

Vi ricordo che la popolazione straniera media del nord-ovest è 11,6%, quindi Piemonte, Lombardia è più alto il dato, 11,6%, che è un dato elevato, fatevi un giro a Torino, guardate certi quartieri e venitemi a raccontare che l'Italia è la stessa di quella che era 50 anni fa.

Per ora la Valle d'Aosta è al riparo, dipenderà da cosa faremo e cosa vorremo fare e poi ognuno si prenderà la sua responsabilità, giustamente, perché poi chi piangerà in futuro sulla questione sicurezza dovrà ricordarsi anche che cosa diceva in quest'Aula qualche anno dopo.

Ci sono altri punti a cui fare riferimento. In Valle oggi nel 2026 siamo a 9.200 unità, quindi fate conto che oggi potremmo avere due grossi Comuni, come Châtillon e Saint-Vincent, che sono circa 10 mila abitanti, potremmo avere due interi Comuni totalmente abitati da popolazione straniera.

Se volessimo mettere due Comuni solamente con popolazione straniera, ovviamente è un esercizio teorico, nessuno dice che li vuole mettere lì, attenzione, perché poi c'è qualcuno che capisce poco e storpia le parole, se noi volessimo avremmo due paesi che potrebbero tranquillamente essere totalmente abitati da popolazione straniera.

770 nel 1993, 9.200 nel 2026. Chi dice che le cose non sono cambiate o non esce di casa o non sa fare i conti o è in malafede.

C'è una questione di fasce d'età ovviamente, la popolazione straniera ha il 34% rispetto ai cittadini italiani che sono il 25%, quindi abbiamo popolazioni giovani che arrivano, con annessi possibili lati positivi, ma lati negativi. Le popolazioni di giovani poi sono difficili da gestire. Fatevi due parole con i professori che lavorano negli istituti professionali dai quali io vengo e vi diranno cose interessanti.

Lavoro: il tasso di disoccupazione degli stranieri è di tre volte superiore a quello degli italiani, quindi fanno lavori domestici, c'è una presenza femminile e quella ovviamente non dà nessun problema sul tema sicurezza, sappiamo che molte sono badanti, lavori faticosi, socialmente meno prestigiosi ma, d'altra parte, se uno arriva in un paese e ha una scolarità bassa…

Presidente - Colleghi, per favore.

Perron (LEGA VDA) - Probabilmente se non interessano i dati, immagino che poi potranno votare la mozione con cognizione di causa. Bene così.

Siamo arrivati alle 9.200 unità, il contributo delle nascite è il 10%.

Vediamo per Paesi: Aosta ha 3.100 presenze straniere, Saint-Vincent 438, Pont-Saint-Martin 378, Châtillon 370, Verrès 287.

Domanda: se nel centro di un piccolo paese come i nostri concentriamo una parte maggioritaria di questi numeri, che cosa succede, colleghi? Succede che avremo delle zone di paesi, anche piccoli, Verrès è la prima, Châtillon (Ci vivo) è la seconda, sta succedendo, avremo il centro del paese completamente diverso da quello che avevamo prima.

Vogliamo creare situazioni di isole etniche in Valle d'Aosta nei prossimi decenni? Domanda. Toccherà a voi anche rispondere, noi sappiamo cosa rispondere.

È quella la direzione? Siete sicuri? Un giretto in Francia ve lo fate? Poi, tornate e fate un po' di considerazioni.

Lo stesso vale per l'Inghilterra, lo stesso vale per la Germania, lo stesso vale per il Belgio, lo stesso vale per la Svezia.

Noi riteniamo, quindi, che sia altamente probabile proiettare questi dati in avanti e vedere che entro qualche decennio anche la Valle d'Aosta potrà vedere zone ben definite etnicamente.

Veniamo ai dati di cronaca, perché sappiamo benissimo che i due dati si possono intersecare.

Li abbiamo già riportati sulla questione trasporti, c'è stata una rissa sulla linea Aosta-Courmayeur, già riportata, rissa all'OVS, botte alla stazione dei pullman, segnalato da noi molestie e fastidi fuori dalle discoteche. Ieri, o due giorni fa, Gazzetta Matin, quindi non solo i leghisti che percepiscono la realtà in maniera molto diversa, la distorcono per far paura alla popolazione, che invece starebbe benissimo. Siamo noi che manipoliamo la percezione. Gazzetta Matin, non mi pare l'organo della Padania, riporta: "Molestie a ragazzine tredicenni". Non c'è scritta la nazionalità, però se uno va a leggersi l'articolo, la mamma, quindi donne - e mi riferisco in particolare ai colleghi della sinistra - e chi farà le spese di queste tematiche saranno i più deboli, e non sono le quote rosa che rendono deboli, è la sicurezza e i rischi sulle violenze che rendono alcune categorie deboli ed è quelle che noi vorremmo proteggere, la mamma, dicevo, si lamenta, giustamente, ha sporto denuncia e viene fuori che non parlavano quasi italiano; Gazzetta Matin, non la Padania.

Villeneuve: sono stato pochi giorni fa, al Consiglio comunale sono state portate delle cose, ci segnalano, quindi invece qui siamo noi, vi dico io che mi hanno segnalato, mi riportano le segnalazioni, se volete credermi bene, se non volete credermi pazienza, ovviamente non posso convincervi, anche qui ci dicono: "Le ragazzine hanno paura perché le ragazzine di 10 anni vengono invitate a salire in casa", 10 anni. Tutto bene, tutto normale, percezioni.

Dati reati in Italia 2024, gli stranieri sono l'8% della popolazione e fanno il 52% delle rapine, il 48% dei furti, il 44% violenze sessuali, il 40% spaccio e il 36% tentati omicidi.

Stranieri irregolari: meno di 1% della popolazione, 28% dei reati commessi nel Paese.

Carceri italiane: 30 detenuti su 100 sono stranieri.

In ultimo, siamo venuti a conoscenza qualche giorno fa, di una denuncia anche qui relativa a tre individui nordafricani, chiaramente definibili, qualche sera fa bottiglia di vetro rotta sulla vetrina in città gratuitamente, Via Challand, percezioni, le percezioni della destra.

Allora, colleghi, forse qualche domanda, come dicevo, ce la dobbiamo fare al di là della mozione, al di là dell'aspetto contingente.

Se volete dirmi che dobbiamo integrare in ogni modo, spendere moltissime risorse per l'integrazione, posso dirvi che questo accade già nella scuola. Parlo con i miei colleghi degli istituti professionali e mi dicono che in alcuni indirizzi l'80% degli alunni è di origine straniera e ora, a differenza di quando ancora insegnavo, in gran parte nord-africani.

Abbiamo dei problemi di integrazione soprattutto per quanto riguarda il fattore religioso, ho un'altra iniziativa e chiederò al presidente Testolin di dettagliare qual è la presenza delle comunità religiose islamiche in Valle, quali sono le sale di preghiera, perché ci possono essere problemi di convivenza e già ce li segnalano e ci sono.

Abbiamo una popolazione italiana, in particolare valdostana, che invecchia, abbiamo dei giovani invece nati in Valle d'Aosta e di famiglie storicamente valdostane che, per mancanza di opportunità, prendono e se ne vanno in altre regioni e vanno a lavorare da altra parte; quindi hanno titoli di studi elevati, hanno speso soldi per formarsi e poi magari non trovano qui, se ne escono e vanno fuori dalla Valle d'Aosta, magari vanno all'estero.

In cambio importiamo manodopera a basso costo per lavori ben poco qualificati, tra l'altro il tema della manodopera a basso costo è un altro dei temi, probabilmente uno dei temi per cui i salari sono così bassi in Italia, c'è anche quella componente, una componente di immigrazione massiccia che ha storicamente favorito sempre il mantenere i bassi salari, è andato a favore dei grandi capitali e questo la sinistra non lo dice più, lo dico tranquillamente io, perché questo è anche un'altra analisi che viene fatta.

Dunque, questa è la situazione. Perdiamo giovani, vanno via e intanto importiamo altre fasce di popolazione con una cultura e un'identità diversa.

Spesso, chi emigra, possiamo avere delle persone che emigrano perché al loro paese non stanno bene, mentre noi riteniamo che ogni area dovrebbe sviluppare la sua zona invece di andare in zone che non sono le proprie, quindi quello che sta succedendo ce l'abbiamo sotto gli occhi.

Abbiamo esempi di altri paesi stranieri, anche qui non bisogna essere dei geni, basta guardare l'esempio della Gran Bretagna, l'abbiamo già detto, in quei paesi sono attorno al 16-20% di popolazione immigrata e hanno problemi grossi.

La Gran Bretagna, l'avevo già detto, nel 2003 aveva circa denunciati 7 mila reati di stupri, nel 2024 sono 77 mila.

La popolazione, i tassi di immigrazione sono aumentati conseguentemente.

La Svezia, l'abbiamo già detto, ha fatto un grandissimo esperimento progressista, a partire dal 2014 ha cominciato a prendere popolazioni altre. Sono 10 milioni gli svedesi, bene, in Svezia ci sono 300 sparatorie all'anno, quasi una al giorno, è come se in Lombardia, che sono 10 milioni, ci fosse una sparatoria al giorno.

Ci sono intere città che sono fuori controllo. Malmö, ad esempio, città del sud, nella quale sono anche stato, è fuori controllo. In Inghilterra ci sono intere città dove ormai gli autoctoni inglesi sono la minoranza.

Leicester, 41% ormai, Luton 45%, Manchester 57%, Slow 158 mila abitanti, il 47% sono asiatici, pakistani, quindi stiamo vedendo una vera e propria rivoluzione demografica, culturale sui nostri territori.

La Valle d'Aosta come si colloca in tutto ciò? Ci sono dei modelli politici, guardiamo la Spagna, molto amata dai progressisti, faro dei progressisti, ha appena fatto la regolarizzazione di 500 mila persone straniere, regolarizzate, perché già erano lì dando i permessi.

A nostro avviso è un modello folle e fallimentare. La Polonia, ad esempio, che ha ristretto l'immigrazione in tutti i modi e ha preso, però, moltissimi ucraini profughi, ha visto nei decenni, ed è uno degli unici paesi europei, i propri tassi di delinquenza appiattiti.

Come dicevo prima, dobbiamo fare una seria riflessione su quello che sarà il futuro della nostra Valle d'Aosta. Ci sono dinamiche che sono nazionali, c'è un Governo ben specifico, c'è un Governo che ovviamente sosteniamo e nel quale siamo rappresentati. Io stesso, se devo fare una critica al Governo, dico che dobbiamo fare di più su questi temi. Ci hanno votato per fare di più su questi temi, sicuramente non di meno, per fare di più.

La Valle d'Aosta come si collocherà in questo quadro? Come si collocheranno le forze politiche? Mi rivolgo ai colleghi dell'Union Valdôtaine, partito egemone da decenni sul nostro territorio.

Qual è la vostra visione del futuro della Valle d'Aosta, colleghi dell'Union? Ritenete che queste siano problematiche o ritenete che questo sia un processo irreversibile che anche noi, in qualche modo, dovremmo affrontare e dobbiamo rassegnarci?

Pensate che sarà uguale la Valle d'Aosta se cambierà e avremo delle zone praticamente costituite da enclave con religione molto diversa da quella che conosciamo? Oppure che sarà la stessa cosa, che continueremo a essere maîtres chez nous?

Quali dinamiche vi aspettate? Qual è la vostra visione sulla Valle d'Aosta dei prossimi decenni, dove i tassi demografici parlano molto chiaro? Quali sono gli intendimenti che avete per muovervi, per affrontare in qualche modo queste situazioni?

La nostra posizione è molto chiara, immagino sia chiara anche quella della sinistra, la sinistra - a livello nazionale ed europeo - ha una visione ben precisa ovvero naturalizzare tutti, dare la cittadinanza sia con lo ius soli, una parte a sinistra, poi… Molto chiaro, dare la cittadinanza con lo ius soli dimodoché avremo… oppure qualcuno si è inventato lo ius scholae.

Con lo ius soli, come è stato fatto in altri Paesi europei, a quel punto avranno un bacino di voti enorme, sottolineo tra l'altro che l'Islam politicizzato, perché sto parlando della questione politica, quando le comunità islamiche cominceranno ad avere una coscienza politica, una volta si parlava di coscienza di classe, quando si parlava del marxismo, qui stiamo parlando di coscienza politica, capiranno di avere un peso forte.

Già oggi l'UCOII ha rivendicato 1,7 milioni di voti per il no al referendum, colleghi.

Nessuno, quindi, ha nulla contro una religione, nessuno ha nulla contro altre popolazioni, stiamo semplicemente dicendo che questi problemi sono grossi, che vanno assolutamente analizzati, che il problema di sicurezza è il più grosso in assoluto e ha, gioco forza, una relazione con i tassi di immigrazione.

Dove volete portare la Valle d'Aosta? Se volete fare dei concorsi solo per stranieri, a me pare che siate sulla strada completamente sbagliata.

Che si debba integrare e fare di tutto sì, ma questo già avviene. Allo stesso tempo diventa addirittura un qualcosa di masochistico fare cose di questo tipo e forse da altre parti l'hanno capito e stanno tornando indietro; siamo ancora in tempo per tutelare la prima forma di comunità che ci ha messo qui dentro, cioè la comunità alla quale apparteniamo.

Altre comunità, altre popolazioni e altre realtà vengono qui se si integrano, ma il primo ruolo che noi abbiamo è di tutelare le nostre comunità e la storia millenaria della Valle d'Aosta e dei popoli che camminano sulle Alpi da millenni.

Fateci capire, quindi, da che parte volete andare, la nostra posizione è chiara, aspetto di sentire tutti gli aspetti tecnici sui fondi europei, ovviamente l'Europa è ben contenta di favorire dinamiche migratorie di questo tipo, sappiamo benissimo quali sono le lobby che caratterizzano l'Unione Europea, benissimo per chi ama l'Unione Europea, noi siamo critici, quindi la nostra posizione è fortemente coerente.

Ci mettiamo la faccia e aspettiamo le vostre risposte.

Presidente - La mozione è stata presentata, la discussione generale è aperta. Qualcuno intende intervenire? La collega Forcellati.

Forcellati (PD-FP) - Ho ascoltato attentamente l'illustrazione della mozione da parte del Consigliere Perron e, tranne qualche piccolo, piccolissimo dato nazionale, non voglio cadere nella provocazione che va al di là della mozione.

Qualche piccolissimo dato dalla stampa di qualche giorno fa: dal 2013 al 2019, poi c'è stato il COVID, quindi c'è stato un blocco, si registrano 100 mila nuove entrate nel nostro paese. Dal 2022 a oggi, con un Governo che non ha nulla neanche di centro sinistra, quindi non parliamo di sinistra, se ne registrano 400 mila.

Rimpatri: decisamente inferiori negli ultimi quattro anni rispetto agli anni, come avevamo detto, 2013-2019.

Ora al di là di questi dati, e mi fermo qui perché l'altro dato… no, non mi fermo, dico l'altro dato interessante è il dato della Valle d'Aosta. Come giustamente ha detto il collega Perron siamo in Valle d'Aosta intorno al 7,3%, con diverse nazionalità che alcuni possiamo considerarli stranieri, altri extra UE, perché la Romania non possiamo considerarla extra UE, la Svizzera sì, giusto per inquadrare il tema, ma siamo intorno al 7,3 con quel dato del nord che è stato dato, ma voglio ampliare e cioè in Italia siamo la Regione che ha una minore percentuale tra tutte le Regioni italiane di stranieri, per tanti motivi: uno è il clima, l'altro è in realtà tutte le persone che, in maniera legittima, in maniera illegittima, entrano in Italia, in realtà la maggior parte di tutte queste persone vuole utilizzare l'Italia come punto di partenza per altri paesi, paesi del nord, paesi dell'Europa, eccetera, eccetera, dove probabilmente hanno più possibilità di lavoro e integrazione.

Mi fermo qui perché il ragionamento forse che dobbiamo fare è un altro.

Il tema sollevato merita un'analisi che va oltre la superficie della reazione emotiva, e non voglio toccare quanto è successo a Modena qualche giorno fa, perché all'interno del Governo nazionale avete già detto tutto e il contrario di tutto, quindi vi lascio davvero discutere, litigare sulla cittadinanza a punti come la patente, la possiamo togliere, non la possiamo togliere, senza leggere la Costituzione, ma non ha importanza.

Dobbiamo andare oltre la reazione emotiva e naturalmente oltre la pura bandiera politica, ma dobbiamo affrontare il problema che è stato posto.

Quando parliamo di Fondo Sociale Europeo Plus, FSE+, parliamo di uno strumento - non voglio togliere naturalmente parte della risposta all'assessore Lotto - di programmazione rigido, strategico e vincolato a livello comunitario, quindi dire la mozione propone di sostituire i beneficiari di un bando specifico legati all'obiettivo ESO 4.9 per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi, stiamo parlando di integrazione, con i beneficiari dell'obiettivo ESO 4.1, che sono disoccupati, giovani e inattivi.

Tecnicamente ed economicamente, perché voglio stare sulla mozione, questa richiesta ignora la struttura stessa dei fondi strutturali, non si possono switchare i destinatari, i destinatari di un progetto, peraltro già approvato, finanziato e avviato su una linea di finanziamento specifica senza comprometterne l'architettura del programma regionale concordato con la Commissione europea.

Se l'Europa stanzia fondi specifici per l'inclusione socio-economica dei migranti, quei fondi devono - non possono - essere usati per quello scopo, pena la perdita delle risorse.

Ora c'è un paradosso, la guerra tra poveri e non dobbiamo cadere, noi che sediamo in quest'Aula, in questo paradosso, purtroppo.

Si parla di discriminazione all'inverso, allora questo meccanismo sociale che la mozione rischia di alimentare è pericoloso. La percezione di una scarsità di risorse che mette in competizione fasce vulnerabili della popolazione è pericolosa. Non possiamo permettercelo, è un errore metodologico, perché questa mozione mette proprio in evidenza questo errore perché pensare che l'inclusione di una categoria svantaggiata - perché abbiamo citato la sociologia, la psicologia, tutto, ma guardate che il principio è proprio semplice - cioè i cittadini stranieri, che avviene, secondo questa mozione, a scapito di un'altra, i disoccupati italiani, è pericolosa perché la vulnerabilità non è un gioco a somma zero.

Sì, so che avete modificato, lo so, ho letto e non voglio stare nel dialogo.

La vulnerabilità, ripeto, non è un gioco a somma zero e qui veniamo a un elemento molto importante, che sta a cuore alla destra e alla sinistra e lo dico con fierezza, cioè la sicurezza.

Continuiamo a pensare che la sicurezza sia solo appannaggio - e dico noi a volte forze di sinistra o di centro sinistra - solo come argomento delle forze di destra.

Non è così e ci tengo molto a dirlo qui al microfono in un'Aula che dovrebbe avere una risonanza a livello regionale, per cui creare percorsi di autonomia lavorativa per chi arriva in un territorio non è un privilegio, è una misura di sicurezza sociale, di legalità, perché sennò mettiamo delle barriere a Pont-Saint-Martin e le mettiamo però anche a Entrèves, ci chiudiamo qui e vediamo cosa succede.

È una misura di sicurezza sociale, di legalità e di prevenzione del disagio, che poi si riflette positivamente su tutta la comunità, riducendo quei costi sociali, presenti e futuri, a carico di che cosa? Del bilancio regionale.

Il tema della sicurezza è un tema caro a tutti noi, perché anche io desidero - io per prima - che tutte le donne, le ragazze, tutti gli uomini e i giovani escano sicuri dalle proprie case, possano decidere, fare le scelte che desiderano senza avere problemi.

Il problema qual è? Sono gli strumenti che mettiamo in campo che sono diversi. Lo strumento può essere di contenimento e di chiusura o di inclusione, quindi di crescita. Solo così faccio prevenzione, però la mozione solleva un tema interessante, importante, e quindi chiedo all'Assessore, che dice che forse non c'è questo bisogno formativo all'interno della popolazione autoctona, giovani, eccetera, se c'è un bisogno formativo analogo per i nostri giovani disoccupati residenti.

Pochi, per fortuna, disoccupati, bene, benissimo, che magari non hanno tanto piacere, come peraltro per un sacco di altri lavori, di fare certi lavori, perché sennò troveremmo persone che si occupano - una volta si diceva badanti, ma oggi non si dice neanche più badanti - dei nostri anziani, troveremmo OSS che non sono solo straniere ma una quota importante è straniera, troveremmo persone che si occupano dei nostri alpeggi, dei nostri bovini, caprini e ovini invece di trovare persone, purtroppo, che non sono autoctoni, che non hanno più desiderio, ma perché vogliono crescere, vogliono magari andare all'estero, vogliono studiare, quindi magari abbandonano, non tutti, per fortuna, non tutti.

Quindi, esiste un bisogno formativo di questo genere? Perché se esiste, allora che cosa si chiede?

Benissimo, la prossima volta l'investimento che si può fare non è solo sull'ESO 4.9 ma anche sull'ESO 4.1 del FSE+, perché questo va nella direzione di aprire anche a costoro.

Naturalmente chiedo, come per tutti i bandi, e lo si fa, un'analisi della richiesta, un'analisi della domanda, perché se non si fa l'analisi della domanda in tutti gli ambiti è chiaro che poi la risposta e l'impatto delle politiche è un impatto non calcolabile, negativo ed è uno spreco di risorse pubbliche.

Trasformiamo, quindi, questo dibattito in un'opportunità, valutiamo il monitoraggio effettivo delle richieste di formazione per i servizi di controllo, facciamo un ragionamento serio, per cortesia, non fazioso, rispetto alle persone che vengono da altri paesi.

La sicurezza, continuo a dire, si percorre solo con politiche non di esclusione, di inclusione, ma di inclusione facendo in modo che vengano interiorizzate delle regole e le norme che sono in questo Paese.

Interiorizzate, è un lavoro difficile, ma è un lavoro che non è che possiamo scegliere di fare o di non fare; dobbiamo fare, perché le persone che arrivano nel nostro Paese, da diversi Paesi, dall'est dove c'è una povertà… Non voglio distrarmi e parlarvi delle realtà che conosco, gli orfanatrofi nei Paesi dell'Est. Quindi i paesi dell'Est, i paesi del Maghreb, i paesi dell'Africa centrale, del Sudafrica, i paesi asiatici.

Guardate che le persone che si mettono, purtroppo, su una barca sono persone che non hanno più niente da perdere.

Allora il nostro compito, come un Paese, un G7, quindi uno dei paesi più industrializzati, un Paese che è fondatore dell'Unione Europea deve, non può, deve portare avanti politiche di inclusione non generalizzata ma di interiorizzazione delle nostre norme, delle nostre leggi.

Solo così potremo vivere in una comunità, coesa naturalmente, quindi valutare il monitoraggio effettivo, valutare la richiesta di formazione per i servizi di controllo e sicurezza del mercato naturalmente locale e, se i numeri lo giustificano, utilizzare la programmazione FSE+ anche per avviare canali paralleli dedicati a disoccupati, inattivi, giovani, senza distinzione, ma la vera parità di opportunità non dobbiamo farla a ribasso, non noi, escludendo.

La vera opportunità, parità di opportunità, si fa moltiplicando le risposte, non sottraendole a chi è già più fragile e quindi più incline, più predisposto poi a percorrere strade parallele che non portano sicuramente a una vita dignitosa e positiva.

Presidente - La parola al collega Domanico.

Domanico (FdI) - La mozione presentata dai colleghi della Lega e di La Renaissance riguardante il bando di concorso rivolto esclusivamente ai cittadini stranieri, o meglio, cito: "Cittadini di paesi terzi, persone straniere o di origine straniera, inclusi i naturalizzati", dove si intende, come cittadino di un Paese terzo, persona che non possiede la cittadinanza di uno Stato membro UE o non è un cittadino dello spazio economico europeo, quindi rimangono fuori la Svizzera e altri Stati che si trovano soprattutto a sud dell'Italia.

Una società deve basarsi su un principio fondamentale: le opportunità devono essere fondate sul merito e non sull'appartenenza.

Volendo cavalcare la parola "Inclusione" state creando una nuova forma di esclusione, mi viene da dire che si sta creando un razzismo progressista dove chi è bianco e italiano viene lasciato da parte.

Uno Stato liberale stabilisce regole uguali per tutti e lascia che siano l'impegno, la capacità e il talento a fare la differenza.

Esiste un noto esperimento sociale, "Universo 25", che viene spesso citato per mostrare cosa accade quando un sistema diventa completamente artificiale, quando gli equilibri naturali vengono alterati e i ruoli non sono più il risultato di dinamiche spontanee ma di condizioni imposte.

Quando si rompe il legame tra comportamento e risultato, tra merito e opportunità, il sistema perde l'equilibrio.

Vi leggo l'esperimento senza voler paragonare uomini e topi, ma che si collega in maniera forte con quanto detto dal collega Perron e va in contrasto con quanto detto dalla collega Forcellati: "Universo 25" è un esperimento iniziato nel 1968 dallo scienziato John Calhoun, che studiava come densità e ambiente influenzassero il comportamento sociale. Immaginate di vivere in un'utopia perfetta.

Calhoun creò un paradiso per i topi, un recinto di circa 100 metri quadrati, 16 strutture verticali, 256 unità abitative, temperatura controllata, cibo e acqua illimitati, nessun predatore. In pratica una Disneyland per 3.800 topi.

E se vi dicessi che questo paradiso fu destinato inevitabilmente a diventare un inferno? Preparatevi a dare uno sguardo nel futuro della nostra società.

Si partì con otto topi, naturalmente questi iniziarono a moltiplicarsi molto velocemente fino ad arrivare a 600 esemplari in meno di un anno.

Siamo al giorno 315, la crescita rallentò bruscamente, le nascite cominciarono a calare.

Il problema non era solo l'inizio dell'affollamento fisico, ma anche quello dove i nuovi nati si ritrovarono in un mondo dove c'erano più individui che ruoli sociali da ricoprire.

La pressione maggiore era proprio verso i topi ai vertici della gerarchia. I maschi alfa si trovavano a dover sostenere uno sforzo enorme e costante per mantenere il loro ruolo e il territorio attaccato dai nuovi arrivati.

Questo sforzo portò ad abbandonare il loro ruolo così da creare un vero e proprio collasso dei rapporti sociali.

Nessuno più manteneva l'ordine, diventarono tutti molto più aggressivi fino ad arrivare al punto di attaccare i piccoli. Ci furono casi di cannibalismo del tutto ingiustificati, in quanto cibo e acqua erano perennemente presenti.

Nacquero, quindi, dei gruppi di topi, vi erano i maschi più deboli che mantennero una certa resistenza fisica ma furono devastati psicologicamente. Si riunirono al centro dell'habitat vivendo una vita inerme.

Vi erano, poi, le femmine, sempre più isolate nei nidi alti.

Calhoun notò un gruppo di topi che chiamò "I belli"; questi si dimostrano completamente disinteressati alla lotta per il territorio e alla riproduzione. Passarono il loro tempo a mangiare e a lasciarsi il pelo, proprio per questo vennero chiamati "I belli".

Al di fuori di questi gruppi regnava il caos più totale. A questo punto la società dei topi collassò.

Giunti al giorno 560, la popolazione raggiunse i 2.200 esemplari e al giorno 600 la crescita si fermò del tutto.

Questo portò al crollo della popolazione che, pur tornando a livelli più accettabili, non si stabilizzò, pur essendoci ancora topi perfettamente in grado di riprodursi, "I belli", questi semplicemente non furono più in grado di farlo da un punto di vista sociale, persero la capacità relazionale, una morte prima sociale e poi fisica.

Giorno 780: morì l'ultimo esemplare. 2.200 topi morirono in un ambiente progettato per 3.840 esemplari.

Dopo un certo numero di sovrappopolazione i ruoli sociali furono tutti occupati, nonostante vi fossero molti individui capaci di ricoprire quei ruoli.

La competizione diventò così violenta da scoraggiare chiunque a ricercare quei ruoli e a mantenerli. Questo porta a un collasso dell'organizzazione sociale e delle istituzioni. Non è la mancanza di cibo, non è l'assenza di spazio, ma la disgregazione dei ruoli sociali in un ambiente ad alta densità.

Non possiamo negare le enormi somiglianze che "Universo 25" ha con la nostra società moderna, lascio a voi attribuire le varie somiglianze tra chi si isola nelle proprie abitazioni o chi vive una vita dietro a uno schermo pensando di vivere una vita reale o ancora l'immigrazione incontrollata e non gestita o tanto altro ancora.

L'eccesso senza scopo può distruggere più in fretta della mancanza. Il benessere materiale garantito non basta a creare una società sana, una società ha bisogno di una responsabilità personale e ruoli socialmente attivi, Istituzioni e strutture sociali stabili, regole chiare, norme, cultura e responsabilità.

Una società non muore di fame, muore quando dimentica perché esiste. Una politica seria e responsabile non ha paura dell'apertura, ma pretende che l'apertura sia equilibrata, sostenibile e fondata sul merito.

Non esclude, ma non privilegia, non divide, ma unisce sotto regole comuni, perché la vera integrazione non passa attraverso scorciatoie o corsie preferenziali ma attraverso pari diritti, pari doveri e pari opportunità.

Presidente - La parola al collega Sorbara.

Sorbara (FI) - Presidente, colleghi, credo che su temi così delicati serva molta responsabilità politica perché quando si parla di migrazione è facile alimentare paure, ma governare significa fare qualcosa di più difficile: distinguere i veri problemi.

La sicurezza è un diritto, lo è per chi vive nei nostri territori, per le famiglie, per gli anziani e per i giovani e proprio per questo non possiamo affrontare la questione con semplificazioni etniche.

Il punto non è il colore della pelle o il paese di provenienza, il punto è il rispetto delle regole, della legalità, della convivenza civile. Chi arriva deve sapere che qui esistono diritti ma anche doveri.

Integrazione non significa assenza di regole, significa condividere valori comuni, rispettare le leggi, contribuire alla comunità. Allo stesso tempo, però, uno Stato serio non può trasformare ogni persona straniera in un sospetto permanente. Questo non produce più sicurezza, produce solo tensione sociale, isolamento e conflitto.

La nostra Costituzione si richiama a un principio molto chiaro: la dignità della persona viene prima delle appartenenze etniche o culturali e la forza delle istituzioni democratiche sta proprio nella capacità di tenere insieme sicurezza e umanità, legalità e rispetto.

Dobbiamo pretendere controlli, percorsi ordinati, responsabilità e integrazione vera, ma dobbiamo anche evitare che il dibattito pubblico degeneri nella paura dell'altro, perché una politica costruita sulla contrapposizione identitaria non rende una comunità più forte, la rende solo più fragile.

Credo che il compito della politica sia governare i fenomeni, non usarli per dividere le persone ma su questo tema serve chiarezza senza ipocrisie.

La sicurezza dei cittadini viene prima di tutto, viene prima per i nostri anziani che hanno diritto di sentirsi tranquilli nelle proprie case e nei propri paesi; viene prima per le famiglie, per chi lavora, per chi vive e custodisce ogni giorno il nostro territorio valdostano.

E proprio perché la sicurezza è una cosa seria non possiamo affrontarla né con slogan ideologici né facendo finta che le preoccupazioni della gente non esistano.

I cittadini chiedono ordine, controllo del territorio, rispetto delle regole e integrazione vera, non chiedono odio, chiedono equilibrio e responsabilità. Nessuno qui vuole giudicare una persona dal colore della pelle o dalla provenienza, sarebbe sbagliato e contrario ai valori democratici ma, allo stesso tempo, dobbiamo avere il coraggio di dire che chi arriva sul nostro territorio deve rispettare le regole, la cultura civica, il senso della comunità e della convivenza.

La Valle d'Aosta ha una propria identità, fatta di piccoli Comuni, relazioni di fiducia, prossimità, solidarietà e rispetto reciproco, è un territorio fragile e prezioso che non può essere lasciato solo davanti a fenomeni così complessi e a volte mal gestiti.

L'integrazione funziona solo se ci sono regole chiare, numeri sostenibili, percorsi seri e una presenza forte delle Istituzioni.

Dove, invece, manca il controllo cresce l'insicurezza, cresce la paura e si rompe il legame sociale. Le risorse pubbliche devono avere una finalità precisa, garantire legalità, sicurezza, integrazione reale vera e tutela della comunità.

Non basta spendere dei fondi, bisogna verificare se questi fondi stanno davvero producendo risultati per la nostra comunità. Se un progetto finanziato non porta più sicurezza, più controllo del territorio, più rispetto delle regole e una reale integrazione, allora la politica ha il dovere di interrogarsi sulla sua efficacia.

Pertanto, il punto non è creare divisioni etniche, il punto è pretendere legalità, tutela del territorio e rispetto per la comunità che accoglie. Difendere la sicurezza dei cittadini, proteggere i nostri anziani e preservare la coesione della Valle d'Aosta.

Questo non è razzismo, è il dovere della politica.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Intervengo perché credo che sia opportuno, ringraziando ovviamente il collega Perron per la presentazione che ha voluto anche dare in un sottotesto giustamente politico a quest'iniziativa, richiamare anche quest'Aula per esprimere un voto consapevole a quelli che sono gli elementi contenuti in questa mozione.

Per prima cosa mi corre l'obbligo - non voglio rubare il lavoro al collega Bellora - di dire che se fossi in un processo la collega Forcellati andrebbe assolta per non aver compreso il fatto, perché tendenzialmente bisogna leggere i testi prima di commentarli e scriversi degli interventi.

Posto il fatto che adesso comincio con i dati che ci ha fornito, che sono molto interessanti, comincio con il dire che lei, giustamente, ha detto e ha fatto una reprimenda al Governo nazionale perché ha fatto pochi rimpatri.

Siamo felici che finalmente ci dia ragione, bisogna fare più rimpatri, siamo d'accordo e andremo nella direzione che ci ha suggerito, sempre di più, collega Forcellati, grazie per il suggerimento.

Poi, ci ha detto che nei Governi dal 2013 al 2019, che sono stati Governi, esclusivamente quasi di centrodestra, questo ci ha detto, praticamente sono arrivati 400 mila immigrati.

Sono andato a guardare la sequenza dei Governi dal 2013 al 2019 e ho visto che c'era Letta, che non mi pare un pericoloso estremista di Casa Pound, c'era un certo Renzi, c'era un certo Gentiloni, c'era il Conte I, e qui confesso noi ci eravamo, e poi il Conte II dove non ci eravamo, questi sono i Governi dal 2013 al 2019.

Su tutti questi nomi ce n'è stato uno in cui per un anno e mezzo ha governato la Lega, in tutti gli altri no, quindi fondamentalmente ha detto un'altra "Corbelleria"; ma, al netto di ciò, ci ha spiegato che non si può switchare - che belli questi neologismi "ammericani" - il fondo da un tema all'altro e qui veniamo al cuore dell'iniziativa.

Che cosa chiede questa mozione? Questa mozione parte da un elemento che molti, spero, avranno letto sugli organi di informazione. Cosa succede? La Regione autonoma Valle d'Aosta bandisce un corso gratuito, pagato con i fondi della mitica Europa, che sono sempre i nostri fondi, perché siamo contributori netti, 15 miliardi diamo all'Unione Europea ogni anno in più rispetto a quelli che ci tornano indietro, quindi sempre soldi nostri, con questi soldi della mitica Unione Europea, che in realtà sono i nostri, vengono fatti dei corsi gratuiti e questi corsi gratuiti, quello relativo al corso per addetti ai servizi di controllo e sicurezza locali notturni, ex buttafuori, nell'ambito del progetto "Percorsi di Futuro", viene destinato esclusivamente a cittadini stranieri. Volo solo leggere la definizione: "Cittadini di paesi terzi e, in subordine, persone straniere o di origine straniera, inclusi i naturalizzati".

Sa questo cosa significa, collega Forcellati? Che se una persona … No, lo dico a lei perché ha detto una serie di inesattezze abbastanza importanti per cui è giusto che gliene chieda conto così che tutti vengano resi edotti.

Le faccio il caso di una persona, di un disoccupato, giovane o meno giovane che sia, che va per iscriversi a questo corso e gli viene risposto: "Scusa, ma sei straniero?", "No". "Ma hai anche soltanto un antenato che per caso non veniva dall'Italia?", "No", "E allora mi spiace, no, mi dispiace".

Quello che è arrivato ieri però sì, a lui il corso lo facciamo e lo diamo gratuitamente, così avrà una professione gratuita e potrà andare sul mercato del lavoro.

Questo è il problema della discriminazione che abbiamo lanciato.

Questo è uno degli obiettivi su cui poteva … effettivamente la mitica Europa ci dice che erano degli obiettivi su cui poteva essere fatto questo corso, a cui queste persone potevano essere instradate.

Bene, ma questa era una scelta, perché in realtà, visto che il sottotesto è sempre che siamo dei razzisti, che abbiamo tutta una serie di qualità negative, lei ci dice che questi erano fondi per i migranti.

Ora non so se ha letto bene la definizione, gliela rileggo: "Cittadini di paesi terzi e, in subordine, persone straniere o di origine straniera, inclusi i naturalizzati".

Nella definizione "Migranti" questo non ci sta, posto il fatto che per me la definizione "Migranti" è oscena, ma va bene, perché si ingentilisce sempre una parola quando diventa brutta, ma sono le stesse persone che la contribuiscono a rendere brutta, purtroppo, detto questo però qui con i migranti non c'entra nulla, perché una persona che è residente qui, naturalizzata, vuol dire che ha i parenti che venivano dall'estero e quant'altro, può tranquillamente non essere migrante e siamo a posto.

Ma perché le dico che doveva leggere il testo, collega Forcellati? Le dico che doveva leggere il testo per due ordini di motivi: il primo perché l'impegnativa dice: "Inserire nei bandi simili i futuri soggetti previsti dagli obiettivi ESO 4.1 ovvero giovani disoccupati di lungo periodo, gruppi svantaggiati nel mercato del lavoro e persone inattive al posto dei soggetti esclusivamente stranieri facenti riferimento all'altro obiettivo".

Qual è l'elemento? Che questa platea non esclude le persone di origine straniera, quest'obiettivo non esclude le persone di origine straniera ma apre la possibilità di aderire anche ai cittadini italiani.

Ecco dove sta la differenza, che mentre per lei bisogna fare corsi esclusivamente per cittadini stranieri, e va bene così, noi invece diciamo che i corsi vanno fatti per tutti e questa mozione presenta questa impegnativa, cioè invece di dedicare corsi esclusivamente agli stranieri apriamo i corsi a tutti, italiani o stranieri.

Ecco perché ve lo ricordo, perché non vorrei che qualcuno votasse immaginando che in quest'iniziativa abbiamo scritto che bisogna fare corsi selezionando le persone sulla base della provenienza, perché no, perché è l'opposto.

Scriviamo, con questa mozione, che bisogna fare i corsi di formazione per tutti, italiani o stranieri che siano.

Qual è l'altra obiezione che facciamo alla collega Forcellati che adesso vaga senza meta per l'Aula? Che ovviamente ha evitato di leggere tutto il testo…

Presidente - Colleghi, per favore…

Manfrin (LEGA VDA) - Io non ho interrotto nessuno.

Presidente - Ho detto qualcosa a lei? Ho detto "Colleghi".

Manfrin (LEGA VDA) - No, ho visto che mi guardava…

Presidente - Posso guardarla? No, perché stiamo tranquilli.

Manfrin (LEGA VDA) - Le concedo questo privilegio, Presidente.

Presidente - No no, la sua teatralità è indubbia, quindi prego collega.

Manfrin (LEGA VDA) - Ora qual è la questione? Che se avessi avuto una minima capacità di lettura, il testo lo avrei letto prima di intervenire e visto che lei, collega Forcellati, ci dice che questi fondi non potevano essere destinati in altro modo, lei avrebbe potuto trovare risposte esattamente in questo testo.

Lo sa perché? Perché il fatto che potessero essere destinati ad altri non lo dico io, non lo dice il collega Perron, non lo dice il collega Domanico e neanche il collega Sorbara, ma lo dice l'Assessore che ha la responsabilità di questo corso e di aver destinato questi fondi a quell'obiettivo in questa frase, perché noi avevamo presentato un'interrogazione dicendo: "Perché avete fatto questa scelta?" E l'Assessore fra le varie cose che ha detto dice: "Allo stato attuale non è stata rilevata l'esigenza di estendere il corso anche ai cittadini italiani residenti in Valle", quindi non c'è neanche un valdostano, un italiano, che dir si voglia, che vuole partecipare al corso, io lo leggo così. "Qualora dovesse emergere in futuro si potrà valutare un'eventuale riproposizione a una platea destinataria più ampia"; allora si può? E non lo dico io, lo dice l'Assessore.

Allora, siccome immagino che l'Assessore, per fornire una risposta in Aula, prima di fornirla si sia confrontato con gli uffici, immagino che quanto ha detto corrisponda a verità a meno che qualcuno, poi, non si impegni a smentire quello che lui stesso ha detto.

Siccome l'Assessore stesso ci dice che qualora dovesse emergere in futuro, e - come le ho detto quando c'è stata l'iniziativa - le volontà di aderire a questo corso ci sono state manifestate e sono state manifestate più volte, allora proprio per questo motivo, con quest'impegnativa, la impegniamo a inserire nei futuri bandi similari i soggetti previsti, cioè ampliando la platea, non escludendo qualcuno, perché chi ha escluso qualcuno è chi ha fatto questo bando aprendolo soltanto a cittadini stranieri.

Mentre, per parte nostra, con questa mozione chiediamo di allargare a tutti la platea, soprattutto le persone che fanno parte di gruppi svantaggiati nel mercato del lavoro, persone inattive, giovani, disoccupati di lungo periodo cioè persone che obiettivamente spesso sono maggiormente in difficoltà.

Non vorrei dire "Signori della giuria, ho terminato" però, obiettivamente, di fronte a quello che ho sentito sinceramente più di aggiungere questo non mi sento di dire.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Torrione.

Torrione (AVS) - In realtà, avevo preparato un intervento molto tecnico e mirato su un aspetto tecnico della mozione, quindi ho dovuto un po' in corsa cambiare perché ovviamente farò una prima parte nello specifico della mozione e mi sarebbe piaciuto di più limitarmi a quello ma, purtroppo, come sempre, gli strumenti, anche qui il signor Manfrin vaga per l'Aula come la consigliera Forcellati, e le iniziative vengono poi utilizzate per portarsi a casa altre considerazioni, altri elementi e, dal mio punto di vista, andare fortemente al di fuori del vaso, quindi la seconda parte sarà un po' su tutte le affermazioni che francamente ho trovato molto sgradevoli oltre che, appunto, strumentali.

La mozione della Lega non ci piaceva comunque, poi condita con quello con cui è stata condita oggi ci piace nettamente ancora meno.

Questa mozione non ci piace perché tenta di far passare un messaggio molto preciso, cioè che esisterebbe una sorta di discriminazione contro i cittadini italiani, la famosa "Discriminazione al contrario" come è stata definita.

Le cose, però, non stanno così, questo corso che è citato poi si può andare a leggere tra le righe se poteva essere esteso, non esteso eccetera eccetera, ma la sostanza non è quella.

La misura europea, all'interno della quale il corso è inserito, ha degli obiettivi chiarissimi: inclusione socio-lavorativa di cittadini stranieri e di persone vulnerabili, quindi non è un bando generico sul lavoro, non è un concorso pubblico aperto indistintamente a tutta la popolazione, è uno strumento mirato, costruito su un target specifico, esattamente come esistono percorsi dedicati alle persone con disabilità, misure dedicate ai detenuti, corsi destinati a disoccupati di lunga durata, politiche rivolte ai NIT o interventi, ad esempio, per donne che hanno subìto violenza, e nessuno credo definirebbe discriminatorio un corso rivolto esclusivamente a persone con disabilità perché aperto a chi disabile non è.

La logica delle politiche di inclusione funziona così, esattamente in questo modo, si individuano delle categorie che statisticamente incontrano maggiori ostacoli di accesso al lavoro e si costruiscono degli strumenti mirati per ridurre tali disuguaglianze.

Mi sembra talmente banale e semplice che le affermazioni che ho sentito dalla parte di fronte a me risultano veramente incomprensibili.

Questa non è una discriminazione, è esattamente il contrario, è il tentativo di riequilibrare delle condizioni di partenza che sono diverse di per sé, è un dato di fatto, non è che dobbiamo leggerci per forza delle volontà che non sono quelle.

Infatti, anche la stessa documentazione citata nella mozione lo dice chiaramente: "Il progetto inserito nell'obiettivo europeo ESO 4.9 dedicato all'integrazione socio-economica dei cittadini dei paesi terzi", quindi non siamo davanti a una scelta arbitraria o ideologica della Regione Valle d'Aosta, siamo dentro un quadro programmatorio europeo preciso, finanziato con fondi che hanno finalità specifiche, come ci sono fondi che finanziano altre iniziative.

La Lega sostiene, invece, che si sarebbe dovuto utilizzare un altro asse, un altro obiettivo, rivolto genericamente a disoccupati o a persone inattive, ma questo non dimostra una discriminazione, dimostra semplicemente che ci sono linee di finanziamento, come ho già detto, differenti, con destinatari differenti ed è normale che sia così, perché le difficoltà di inserimento lavorativo non sono tutte uguali.

Il problema di inserimento lavorativo ce l'hanno gli italiani e ce l'hanno gli stranieri, ma arrivando da contesti e da realtà diverse vanno adottate misure diverse, quindi fingere che siano tutte identiche significa non capire che cosa siano oggi le politiche attive del lavoro e dell'inclusione sociale.

Tra l'altro nella mozione si parla impropriamente di esclusione degli italiani, ma non stiamo parlando di diritti negati, non stiamo parlando di impedire a un cittadino italiano di lavorare come addetto alla sicurezza, stiamo parlando semplicemente che in questo singolo percorso formativo, finanziato su una misura specifica dedicata a fragilità sociali, non è permesso l'accesso agli italiani ma ci sono altre misure di corsi per addetti alla sicurezza per italiani, o comunque aperti a tutti, ce ne sono stati moltissimi, però la mia critica a questa mozione è soprattutto di tipo politico e culturale.

Credo che alimentare l'idea che ogni intervento rivolto a cittadini stranieri costituisca automaticamente una sottrazione a diritti dei cittadini italiani è una narrazione sbagliata.

Una società coesa e sicura si costruisce anche attraverso percorsi di integrazione lavorativa, formazione, autonomia economica e inclusione sociale.

La stessa Unione Europea, nelle politiche FSE+, considera l'integrazione lavorativa dei cittadini stranieri un elemento fondamentale di stabilità sociale, cioè esattamente il contrario di quello che la vostra narrazione sta portando, stabilità sociale ed economica.

Non si tratta, quindi, di favorire gli stranieri contro gli italiani come implicitamente, ma neanche tanto implicitamente, si lascia intendere, ma semplicemente integrare misure diverse e non è che non ci sono misure per gli italiani, ce ne sono e come.

Si tratta in fondo di affrontare bisogni specifici con strumenti specifici, che poi è esattamente quello che facciamo continuamente nel nostro welfare, con i giovani, con gli anziani, con le persone con disabilità, con chi vive in condizioni di marginalità, con chi ha difficoltà di tipo linguistico o sociale.

Per queste ragioni guardiamo con grande contrarietà a questa mozione perché ci sembra costruita più per alimentare una contrapposizione identitaria che per migliorare realmente le politiche formative e occupazionali della nostra regione e sinceramente penso che oggi la Valle d'Aosta abbia più bisogno di interventi intelligenti ed efficaci di inclusione piuttosto che di alimentare nuove guerre tra poveri, perché poi, come ha già citato anche la collega Forcellati, di questo si tratta purtroppo.

Per quanto riguarda la seconda parte, faccio veramente fatica anche a intervenire perché faccio fatica a pensare che si riescano a esprimere concetti così assurdi e paradossali.

Al collega Perron dico: "Benvenuto in questo mondo" globalizzato, contaminato, in cui i confini delle nazioni non sono rigidi come lo sono stati in passato eccetera, eccetera, in cui la gente non si sposta più per fare le Invasioni barbariche ma si sposta per necessità di altro genere, in cui i confini non sono più dei muri eccetera, eccetera.

È il mondo in cui viviamo, ne prendiamo atto, però non è che scopriamo chissà che cosa, non scopriamo l'acqua calda, collega Perron.

Come, peraltro, trovo un pochettino lapalissiana l'affermazione che l'Italia non è più la stessa del passato eccetera; ma il mondo non è più lo stesso, come ho detto prima, è evidente che non è più la stessa Italia del passato.

Il numero di stranieri in Italia è nettamente aumentato, sono assolutamente d'accordo, sono i dati che lo dicono. In Valle d'Aosta, in realtà, il dato, non mi ricordo che mese fosse, abbiamo assistito - e c'era anche la collega Forcellati - alla presentazione del libro "Migrazioni", in cui ci è stato detto che comunque in Valle d'Aosta, come peraltro è stato detto, purtroppo o per fortuna, forse da qualche punto di vista, gli stranieri non stanno più tanto arrivando in Valle d'Aosta per le difficoltà che ha detto…

Presidente - Colleghi. Prego collega Torrione.

Torrione (AVS) - Ci tengo a ricordare, purtroppo sembra un pochettino retorico, però di fatto lo faccio lo stesso, un piccolo richiamo storico: tra l'800 e il 900 ci sono stati 20 milioni di italiani che sono emigrati, che sono stati discriminati, esattamente come purtroppo accade anche adesso.

In Svizzera c'erano i cartelli scritti "Via gli italiani", in America sappiamo quello che è successo, sappiamo anche che il fenomeno della mafia italiana in America è un fenomeno estremamente importante, ma lì ci torno.

In Belgio, per fare un altro esempio, andavano a morire in miniera, ma dappertutto erano colpiti dagli stessi stereotipi che voi oggi attribuite agli stranieri.

Quello che secondo me deve essere un'analisi seria, e mi dispiace che invece la narrazione vostra sia diversa, è un dato statistico, che la microcriminalità, in particolare, perché di questo stiamo parlando, anche se c'è la grande criminalità, ma qui stiamo parlando di microcriminalità, dov'è che alberga? Dove c'è disagio di tipo economico, di tipo psicologico, dove c'è povertà.

Allora anche sulla povertà porto due dati: il dato della povertà per gli italiani è il 7,4%, fra gli stranieri è il 35,1%, e di questo 35,1% il 30,3% è di povertà assoluta e credo che tutti noi sappiamo che cosa significa.

Se andiamo a prendere il dato statistico, è ovvio che se mettiamo, in termini relativi, la popolazione italiana e l'indice di criminalità e la popolazione straniera e l'indice di criminalità, caspita, scopriamo che è maggiore per gli stranieri.

Pazzesco, è pazzesco, e che cosa vuol dire questo? 35,1% di povertà tra gli stranieri, è lì la soluzione, il problema non è tenerli fuori dal nostro Paese, il problema non è la sicurezza, il problema si chiama in un modo molto semplice: accoglienza, accoglienza efficace ed efficiente.

Alcuni rappresentanti importanti a livello nazionale del vostro partito qualche danno l'hanno fatto in passato se penso allo smantellamento sistematico dell'accoglienza in Italia, se penso ai decreti sicurezza, se penso anche a un'esperienza che purtroppo ha fatto un doppio danno, cioè se penso all'esperienza di Buzzi a Roma, se vi ricordate, il famoso scandalo delle cooperative che gestivano un sistema di accoglienza che era valido e che è stato gestito in maniera… si chiamava "Mafia capitale", quindi è tutto detto, quindi assolutamente in maniera vergognosa, e che è stato punito fortunatamente, però questo ha avuto probabilmente un ulteriore effetto negativo di portare a smantellare un sistema che, ripeto, io ci ho lavorato in quel sistema, ci ho lavorato in quel mondo ed era un sistema che funzionava, e tutti gli operatori che lavoravano nel settore con quello smantellamento hanno notato che cosa? Un aumento del disagio, un aumento della povertà e, di conseguenza, statisticamente un aumento della criminalità.

Allora, dipende sempre da come guardiamo il problema, voi lo guardate dal mio punto di vista completamente sbagliato, poi il collega Manfrin ha rilevato le inesattezze della collega Forcellati, mi sembra che in questa analisi le inesattezze siano ampiamente superiori.

Purtroppo l'irregolarità, quindi un buon principio e un buon sistema di accoglienza, risolve il problema dell'irregolarità, che è un altro grande problema in Italia, in particolare, perché una buona accoglienza implica regolarizzazione, casa, lavoro, istruzione e integrazione.

Se mettiamo insieme queste cose, ne sono fermamente convinto, ma non lo dico io lo dicono tutti gli operatori, i tanti operatori delle cooperative sociali con cui mi sono interfacciato in questi anni, un sistema di accoglienza che funziona risolve parte dei problemi che avete sollevato.

Sicuramente è più facile non farli arrivare in Italia, sicuramente è più facile affrontare con una sorta di finto legalitarismo e puntare l'attenzione sulla sicurezza, come fate voi, però non è quello il sistema che funziona.

Faccio un esempio di tipo personale, forse l'avevo già fatto: il compagno di mia figlia ha vissuto insieme a mia figlia all'estero per dieci anni; ad agosto dell'anno scorso è rientrato in Italia e anziché i due mesi di regola per cui avrebbe dovuto avere il permesso di soggiorno, che gli avrebbe permesso di lavorare, di prendere la patente, eccetera, da Roma il permesso è arrivato dopo sei mesi.

Il compagno di mia figlia è fortunato, perché comunque aveva una famiglia d'appoggio, aveva una casa, si era, in maniera prudente, messo da parte dei soldi, ma una persona che non è in quelle condizioni dove finisce? Finisce in quelle sacche di povertà, di disagio e i disperati, gli svantaggiati, chiamiamoli come vogliamo, poi è chiaro che è più facile che finiscano in un vortice di criminalità, perché si devono procurare da vivere.

È talmente semplice, banale, che non so come fate a non considerarlo.

Il picco più alto è stato toccato con il DNA europeo e ho trovato veramente una perla di vergogna, chiamiamola così, DNA europeo pericoloso eh? Eh… quello ha detto…

(intervento di un Consigliere fuori microfono)

…sì, sì, certo, però usarlo per dire che quello è un DNA migliore dell'altro no eh? Ma tanto potete raccontarla come volete.

Un ultimo elemento, e lo dico da educatore, la dottoressa Forcellati potrà confermarlo, dal punto di vista educativo, quando si lavora con i ragazzi difficili, c'era un libro che ho letto che si chiamava "Ragazzi difficili", quando si lavora con ragazzi difficili e problematici c'è una cosa che bisogna evitare sistematicamente: le etichette, perché le etichette generano in maniera subdola un meccanismo per cui si avverano quelle che si chiamano, cioè si dice le profezie che si auto avverano, ok?

Per cui fondamentalmente un ragazzo difficile a cui viene messa l'etichetta di ragazzo difficile alla fine lo diventa e se lo era già lo diventa ancora di più.

Non lo sto dicendo io, è letteratura in questo senso, quindi non è che sto inventando niente.

Allora finisco, anche perché è finito il tempo, l'intervento: anche in questo senso, con gli stranieri, bisogna evitare tale meccanismo perché un'etichetta messa a uno straniero rende più probabile e più facile che quella profezia si auto avveri.

Président - A demandé la parole la collègue Trione.

Trione (CA) - Nessuno ha intenzione di entrare nella diatriba destra-sinistra sul tema dell'immigrazione perché penso che quando le tematiche assumono una qualunque paternità o maternità, così siamo tutti tranquilli, il rischio è quello di perdere il senso di ciò di cui si sta discutendo, di perdere il cuore di cui si sta parlando, strumentalizzando fatti, dati e opinioni.

Il tema dell'immigrazione è un tema che deve essere di tutti, che deve essere affrontato da tutti senza ideologie, senza strumentalizzazioni ma per favorire quella sicurezza richiamata da tutti e quel benessere che tutti vogliamo.

Credo ci sia un antidoto che può in qualche modo attenuare questo: stare sui fatti e inserirli in un contesto ben definito e aderente alla realtà.

Per questo motivo voglio dire due cose e non parlerò sicuramente 20 minuti, anche per aiutare chi mai ci stesse ascoltando, per precisare perché, come giustamente dice sempre il collega Perron, bisogna essere precisi e dire le cose come stanno, a proposito di inesattezze.

Il bando di cui vorrebbe parlare la mozione non è un bando di concorso, lo dico perché è importante che si capisca che un bando di concorso si fa in un ambito pubblico, para pubblico, per trovare un lavoro.

Questo non è un bando di concorso, il titolo della mozione è "Bando di concorso". Non è un bando di concorso… (Interruzione fuori microfono) … Va beh, lei mi insegna che bisogna essere precisi, non è un bando di concorso…

Ho capito, vorrei approfittare dei 20 minuti che ho per spiegare che è una cosa un po' diversa….

Presidente - Colleghi, per favore.

Trione (CA) - Infatti, non voglio correggere la mozione, ci mancherebbe altro; voglio precisare e spiegare.

Appunto, non è un bando di concorso, il bando di cui si danno i riferimenti nel testo della mozione è un avviso rivolto agli enti di formazione accreditati per organizzare un corso di formazione rivolto alle categorie previste dal programma FSE+, non un concorso che porterà a un lavoro, è un corso di formazione che porterà delle competenze con le quali potrò provare a cercarmi un lavoro.

Gli avvisi, lo dico perché ci ho lavorato per tanti anni, sono dei quadri di riferimento in cui poi l'ente di formazione, a seconda di quello che fa, a seconda delle analisi dei fabbisogni informativi che fa nel suo lavoro, decide in quel contesto dell'avviso a chi rivolgere il corso di formazione, utilizzando anche i dati dei corsi precedenti svolti.

È un po' diverso, ci tengo a sottolinearlo perché è diverso.

I corsi di formazione sono fatti per aumentare le competenze delle persone che, per motivi diversi, età, percorsi di scuola finiti male, titoli di studio acquisiti in altri paesi che non possono essere validi nel nostro, volontà di cambiare lavoro, possono essere mille i motivi. I corsi di formazione, per gli adulti, servono appunto per aumentare le competenze delle persone.

L'aumento delle competenze su cui l'Europa mette tantissimi soldi, e giustamente i soldi dell'Europa sono i nostri, serve proprio per aumentare la possibilità di trovare un'occupazione nel mercato del lavoro, in questo caso italiano.

Tra i dati snocciolati dal collega Perron c'era anche quello della disoccupazione e mi sembra di ricordare che sottolineasse che la percentuale di disoccupazione tra gli stranieri è più alta di quella degli italiani.

Ecco, credo che i corsi di formazione siano un modo, non l'unico certamente, per diminuirla, diminuendo, conseguentemente, anche tutte quelle conseguenze che nella presentazione e nei diversi interventi sono state messe in evidenza.

Direi, quindi, che è una delle strategie e degli strumenti che possono essere messi in campo per cercare appunto di migliorare la situazione.

Presidente - La parola al collega Bellora.

Bellora (LEGA VDA) - Vorrei riportare un attimo la discussione sulla tematica della mozione e lo faccio partendo da un dato, credo, oggettivo.

Forse una delle mie più grandi passioni è quella per la lingua italiana, amo molto la nostra lingua e cerco di utilizzarla in un modo corretto.

Per esempio, non mi sentirete mai dire FSE Plus, perché plus pluris è latino ma, al di là di questo, nella mia passione per la lingua italiana vi è anche quella per le parole che in essa vengono utilizzate.

Allora dico una cosa che può sembrare provocatoria, ma non lo è per nulla: questo bando, Assessore, non mi piace per niente perché è un bando profondamente razzista, uso il termine "Razzista" e sfido chiunque a dirmi che non lo è, posto che il termine "Razzismo", se il vocabolario italiano ha ancora un valore, è la discriminazione delle persone sulla base della razza. Mi spiace che non ci sia la consigliera Minelli, con la quale nel Consiglio scorso, o in due Consigli fa, non ricordo, ebbi una querelle su questo perché mi rimproverò di aver usato il termine "Razza" e le ricordai che il termine "Razza" è contenuto anche nell'articolo 3 della Costituzione che a lei piace tanto, ma al di là di quello evidentemente il termine "Razza", sempre parlando di lingua italiana, lo utilizzo come radice del termine "Razzismo". Normalmente o spesso nella lingua italiana la desinenza "ismo" determina una valutazione negativa su un determinato fenomeno, quindi il razzismo è appunto la discriminazione in base alla razza, ma se non ci piace la parola razza risolviamo il problema chiamiamo etnia, chiamiamola appartenenza, chiamiamola provenienza, ci sono mille sinonimi, la nostra lingua è splendida da questo punto di vista.

Dico che è un bando profondamente razzista perché è un bando che discrimina le persone in base alla razza o all'appartenenza o alla provenienza o all'etnia o a tutto quello che vogliamo.

Perché lo dico? Perché evidentemente, secondo me, le distinzioni e le discriminazioni tra le persone hanno un senso nel momento in cui sono espresse in base a giudizi di valore, in base a giudizi comportamentali, in base a ciò che uno ha fatto, non in base a ciò che uno è, perché ciò che uno è evidentemente prescinde dal merito, dalle scelte e da quella splendida cosa che è il libero arbitrio, quello che invece uno fa evidentemente discende da tutte queste matrici, quindi è giustamente oggetto di un giudizio di valore e quindi di merito o di demerito.

Allora, quando leggo - perché sono abituato a leggere le cose che commento, sarà sicuramente la mia formazione giuridica che mi porta a interpretare i testi di legge - e quando vedo che il percorso è rivolto esclusivamente a cittadini di paesi terzi e in subordine a persone straniere o di origine straniera, inclusi i naturalizzati, allora questo è razzismo, signori, questo è razzismo, perché mi si dice che lo straniero, il naturalizzato eccetera, eccetera, eccetera può, l'italiano non può.

Questo bando allora non mi piace e la mozione del consigliere Perron, in conseguenza, non perché sieda di fianco a me, ma perché è persona, a mio modo di vedere le cose, libera e che cerca di ragionare con il proprio cervello, mi piace, perché evidentemente un bando razzista non lo sosterrò mai e lo criticherò sempre.

Sempre provando a giocare, a divertirci, a giocare un po' con la lingua italiana, facciamo quello che in matematica si chiama "Dimostrazione per assurdo", proviamo a invertire i fattori, proviamo a costruire questo bando mettendo una negazione dove c'è un'affermazione e allora rileggiamolo.

Immaginiamo che questo bando sia riservato solo ai cittadini italiani e siano esclusi, leggo, "I cittadini di paesi terzi e, in subordine, le persone straniere di origine straniera, inclusi i naturalizzati": sarebbe venuta giù l'Aula, sarebbe successa la fine del mondo.

E allora? Quello che voglio dire è che va benissimo l'inclusione, va benissimo l'accoglienza, ma ci mancherebbe ancora, ma deve essere un qualcosa che non discrimina. Questo bando discrimina perché razzismo non è discriminare lo straniero, il nero, il giallo, è discriminare una persona sulla base di un criterio per il quale non ha alcuna colpa, è esattamente come l'extracomunitario, il nero, non ha nessuna colpa per il colore della sua pelle, così l'italiano non ha nessuna colpa per il fatto di essere nato in Italia.

Ecco perché credo, al di là dei toni e dei modi che non mi interessano in questo contesto, che sia una mozione di assoluto buon senso, perché le persone si dividono sulla base dei giudizi di valore non sulla base della loro provenienza, cioè sulle cose che dipendono dalla loro volontà e dalla loro scelta, non sulle cose che dipendono da quello che sono, da come o da dove sono nati.

Credo che tutto questo, però, abbia delle radici lontane e parta -lo dico spesso e oggi ne ho avuto la conferma proprio da un intervento che mi ha preceduto - da un senso di colpa, come se l'uomo bianco di origine indoeuropea, con tutta una serie di situazioni oggettivamente privilegiate, dovesse sentirsi in colpa per quello che è.

Questo non è. Non credo che noi, per questo, dobbiamo sminuire quello che può essere il ruolo del cittadino italiano, del maschio bianco, eterosessuale, e andiamo avanti con queste categorie che detesto, per quasi chiedere scusa per il fatto di esserlo, e ne ho avuto conferma proprio in un intervento che mi ha preceduto il quale mi dice: "Eh, ma noi abbiamo esportato la mafia negli Stati Uniti", e quindi? Perché abbiamo esportato la mafia negli Stati Uniti dobbiamo importare la criminalità straniera? Perché così pareggiamo i conti e non ci sentiamo più in colpa?

Signori, ragioniamo un attimo per favore, perché non è che dobbiamo vergognarci di quello che siamo e soprattutto non è che dobbiamo risarcire qualcuno importando un tipo di criminalità visto che noi ne abbiamo esportato un'altra. A un'ingiustizia non si rimedia con un'altra ingiustizia.

Poi, ne ho sentite di tutti i colori, perché oggi ho sentito sdoganare la colpa d'autore, quando mi si viene a dire: "Ah beh, ma attenzione, sono poveri e quindi delinquono. Se noi continuiamo a dire a una persona che è un delinquente ne faremo un delinquente".

Ma qui credo che Lombroso le farebbe un monumento.

Presidente - Per favore colleghi.

Bellora (LEGA VDA) - Credo che Lombroso le farebbe un monumento, ma forse qualche passo avanti è stato fatto anche sul piano dell'antropologia criminale.

Qui la colpa d'autore viene sdoganata ed elevata a modello, poi va beh, se mi passate una battuta, detta da chi ha candidato Soumahoro mi viene ancora un pochino più da ridere perché, insomma, se quello è il modello d'accoglienza siamo a posto.

Quello che voglio dire è che questo è un bando che penalizza le persone in base alla provenienza, in base all'etnia, in base alla razza, quindi evidentemente è un bando che per noi è un bando sbagliato, punto, non ne facciamo delle strumentalizzazioni di parte, destra, sinistra.

Nel momento in cui su questo bando ci fosse scritto tutte le persone che si trovano in una determinata condizione, indipendentemente dalle loro origini, va benissimo e non credo, Assessore, che sia un gran problema correggerlo in questo senso. Mi auguro che non lo sia per lei perché sennò forse devo pensare che tutta questa buona fede non ci sia.

Questo è uno dei motivi per i quali sosterremo questa mozione, perché mi sembra appunto una mozione di assoluto buon senso.

Scherzava prima il collega Perron … magari questo è un discorso che ai liberali classici può non piacere, io sono un liberale classico e questo discorso mi piace moltissimo, perché un liberale classico non discrimina mai nessuno.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Perron… per mozione d'ordine? Prego collega Martinet.

Martinet (UV) - Per chiedere una breve sospensione dei gruppi di maggioranza.

Presidente - Il Consiglio è sospeso. Teniamo le prenotazioni? Collega Perron e collega Forcellati, grazie. Il Consiglio è sospeso. Scusate, oltre alle carinerie cavalleresche ne approfitterei anche, vista la sospensione, di fare la pausa… Ditemi voi se volete mantenerle; manteniamo le prenotazioni. Va bene.

La seduta è sospesa dalle ore 10:57 alle ore 11:37.

Aggravi (Presidente) - Riaprirei i lavori del Consiglio. Ha chiesto la parola il collega Carrel per mozione d'ordine.

Carrel (ADC) - Per chiedere una breve sospensione di minoranza propedeutica poi a chiedere una Capigruppo. Pertanto, chiedo, alla fine della riunione di minoranza, una Capigruppo.

Presidente - Alla fine della riunione se mi dice il perché, grazie.

La seduta è sospesa dalle ore 11:37 alle ore 11:54.

Aggravi (Presidente) - Riprendiamo i lavori. Collega Carrel.

Carrel (ADC) - Mi scuso per la richiesta inusuale di prima di chiedere già la Capigruppo.

L'argomento, dopo la riunione dei gruppi di opposizione, visto che apprendiamo dalla stampa tutta una serie di informazioni negli ultimi giorni, crediamo che sia opportuno convocare una Capigruppo per fare delle richieste per come possiamo, come Consiglio regionale, avere tutta una serie di informazioni magari prima che escano sulla stampa.

Presidente - Mi conferma solo di quali informazioni… ma solo per darne trasparenza.

Carrel (ADC) - Siamo molto lieti che voglia dare trasparenza sulle questioni che riguardano di fatto la Presidenza della Giunta regionale e tutto quello che concerne i pareri dal 2024 a lunedì, a quanto pare dall'ultima notizia di stampa, ma non sappiamo cos'è successo …

Presidente - Convochiamo la Capigruppo.

La seduta è sospesa dalle ore 11:55 alle ore 12:18. Alla ripresa dei lavori assume la Presidenza il vicepresidente Lattanzi.

Lattanzi (Presidente) - Bene signori, colleghi, possiamo accomodarci, possiamo riprendere i lavori del Consiglio. Ha chiesto la parola il collega Carrel, ne ha facoltà.

Carrel (ADC) - Per motivare la sospensione e rendere conto a tutti di quanto deciso in Capigruppo.

Come gruppi di opposizione abbiamo, appunto, chiesto di avere copia di tutti i documenti in possesso degli uffici del Consiglio regionale in merito alla questione della rieleggibilità del Presidente e del vicepresidente attuali.

Ci è stato risposto che dobbiamo predisporre una richiesta singola, Consigliere per Consigliere; dal nostro punto di vista la richiesta era per cercare di ottimizzare i tempi e soprattutto essere più trasparenti possibile e più efficaci, ci è stato detto che non è possibile.

Per quanto riguarda, invece, tutti i verbali dell'Ufficio di Presidenza il Presidente ci ha resi edotti di tutta una serie di difficoltà anche amministrative e si è fatto carico in Ufficio di Presidenza di discuterne per poter semplificare l'iter.

Credo che apprendere le informazioni dagli organi di stampa non sia troppo corretto e, quindi, l'ottica con cui abbiamo chiesto questa sospensione e la volontà dei gruppi di opposizione era proprio quella di avere tutto il dossier in modo da poter affrontare il tema una volta per tutte e con tutti i documenti.

Presidente - Collega Carrel, solo una precisazione. Il Presidente non ha espresso nessuna difficoltà, ci ha espresso che l'Ufficio di Presidenza si riunirà il 27 e valuterà quali sono le procedure e le prassi per addivenire alle risposte che i Consiglieri e la Capigruppo hanno espresso.

Bene, possiamo riprendere dal punto 9? Il collega Perron ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Perron (LEGA VDA) - Cercherò di rifare un po' il punto dopo la lunga sospensione, chiaramente perdiamo un po' la verve del dibattito ma cercherò di riattivarla, di riaccenderla.

Nel mio primo intervento, come avevo già detto, ho messo cose che non ci sono nell'impegnativa ovviamente, lo dico già anche al collega Torrione, si abitui perché lo faccio praticamente sempre, quindi non vi lamentate. Nel caso andassi fuori dal seminato ci sono anche i meccanismi, c'è il richiamo all'ordine del giorno, all'argomento da parte del regolamento, quindi se andassi fuori discorso giustamente il Presidente potrà sempre riprendermi.

La mozione ha degli aspetti politici e io parlo sempre degli aspetti politici, glielo dico, si faccia l'abitudine se andremo avanti ancora questi anni perché continuerò a fare così ovvero c'è una parte tecnica che metto nell'impegnativa e poi parlo di cose inerenti; che poi a voi non piacciono significa che sto facendo bene il mio lavoro dalla mia parte, quindi va benissimo così.

Tra l'altro, ripeto, parlo per chi ha orecchie per intendere, quindi una certa parte di sinistra ovviamente non intende, non vuole intendere, non è un problema, ma parlo per, e li ho tirati in ballo nel discorso e sentiremo poi le risposte, per i colleghi unionisti che hanno in mano questa maggioranza. Penso che abbiano a cuore il bene della regione e dei prossimi anni della regione, perché non è tutto contingente, ma dobbiamo parlare di quello che succederà tra 10-20 anni eccetera per quanto sia possibile prevedere. Poi, un'altra cosa che facciamo è, giustamente, parlare e tenere qui la Giunta ad ascoltarci, anche questo è un modo di fare legittimamente opposizione. Sappiamo che la Giunta probabilmente di questi discorsi farebbe a meno di ascoltarli eppure questa è la democrazia, noi li teniamo qui e immagino che saranno contenti anche loro di sentire ogni tanto qualche divagazione, come l'ha definita mi pare il collega Torrione. In realtà è divagazione sul tema e, quindi, legittima.

Riprendo un po' alcuni pareri, i miei colleghi hanno già sviscerato gli aspetti, chiedo scusa alla collega Trione, è vero, ho sbagliato io a scrivere il titolo "Concorso", ho sbagliato, ma tutto il resto è "Corso", anche ho detto "Corso", purtroppo il titolo è venuto sbagliato, era un'iniziativa del collega Manfrin, ce la siamo rimpallata, l'ho trasformata in mozione e ho sbagliato il titolo però, mi permetta, è un cavillo perché nel resto poi ho detto "Bando" e conosciamo la differenza tra i bandi di corso, in questo caso, e il concorso, sono due cose diverse.

I nostri argomenti li abbiamo già esplicitati, quello che non viene capito è che la nostra proposta più avanti include tutti, stranieri, italiani, tutti; invece le proposte specifiche di questo tipo sono in qualche modo discriminatorie, in realtà, perché escludono gli altri.

Ora sul termine "Discriminazione", tanto caro anche questo alla sinistra, quando si fanno operazioni di questo tipo viene definita "Discriminazione positiva", questo anche sulle quote rosa e su altri aspetti, cioè viene detto: "Sì, è vero che noi in questo modo stiamo tagliando fuori qualcuno ma quella è una categoria svantaggiata, quindi è giusto che gli diamo corsie preferenziali".

Bene, noi a quel discorso siamo contrari in quanto riteniamo che ci sia la parità, quando c'è la parità di opportunità di accesso a un qualcosa deve essere garantita a tutti; quindi, il gergo "Discriminazione" noi lo usiamo, voi dite "Discriminazione positiva" e per noi è sbagliata anche quella, quindi lo apriamo….

Il collega Bellora ha chiaramente detto: "Se fosse stato fatto soltanto per coloro che sono italiani sareste saltati tutti su", giustamente. Allora l'approccio liberale è quello di dare la parità di opportunità, non le categorie preferenziali, le categorie preferenziali sono tipiche della sinistra attuale, lo vediamo attuato in giro nel mondo. Il sindaco di New York, Mamdani, ad esempio, sta facendo dei concorsi, dei lavori per categorie etniche, su base religiosa eccetera. È quello che viene definito il mondo "Woc", che qualcuno ritiene ce lo inventiamo, in realtà lo studiamo e altri non sanno nemmeno di cosa parlo.

Categorie preferenziali non le vogliamo per nessuno, apriamo a tutti e poi si vedrà chi è che ha il merito, le competenze e andrà avanti.

Riguardo ai vari interventi, collega Forcellati, in questo senso, guardi, continuiamo a trovarci su una linea positiva io e lei, mi succede di rado con la sua parte, però posso dire che al di là delle divergenze e divisioni lei quantomeno ha capito il mio discorso, poi se la vedrà con il collega Manfrin, vi rimpallerete le cose, al di là che ha fatto delle imprecisioni, per carità, una l'ho fatta pure io sul titolo ma lei ha capito il nostro discorso.

Il nostro discorso è molto chiaro, stiamo dicendo al Consiglio che la nostra società sta cambiando sotto i nostri occhi. A noi questo cambiamento non piace, non siamo per la società globalizzata, siamo contro, siamo per tutelare le comunità locali, siamo per tutelare i diritti dei popoli a non emigrare, a svilupparsi nel loro territorio ed è esattamente il contrario di quello che voi di sinistra volete.

Collega Torrione, quando lei dice: "Purtroppo oggi arrivano meno stranieri", è una cosa gravissima, ma cosa vuol dire: "Purtroppo arrivano meno stranieri"? È gravissima.

Il fatto è che c'è qualcuno che lucra sul business dell'accoglienza e sono le lobby della sinistra, e ne avete tante di lobby, avete la lobby LGBTQ, avete la lobby di questo tipo immigrazionista, quindi c'è qualcuno che ci guadagna su queste cose e noi ve lo diciamo tranquillamente e non tiriamo sicuramente indietro la mano per dire queste cose.

Noi, ripeto, cerchiamo di tutelare prima le comunità locali e, se guardiamo alla Valle d'Aosta, la Valle d'Aosta non ha mai avuto delle zone che fossero etnicamente e religiosamente diverse, delle enclavi all'interno del territorio, non le abbiamo mai avute storicamente, e vi sfido a dire il contrario, almeno negli ultimi 200 anni, dal 1860 almeno, dall'Unità d'Italia, non ce le abbiamo avute mentre adesso si stanno formando, perché questa è la realtà. Basta fare due passi nei territori, non so se voi li fate, io sì. Abbiamo territori di media valle che stanno cambiando sotto i nostri occhi.

A qualcuno quel tipo di società piace? Benissimo, fate le iniziative per quel tipo di società, dal nostro punto di vista invece dobbiamo cercare di arginare questo tipo di fenomeni perché, ripeto, anche la Valle d'Aosta sta diventando una realtà di tipo multietnico e, voglio aggiungere, le società multietniche basta studiare, capisco che qualcuno qui nel libro di storia non sappia nemmeno cosa siano gli ultimi dialetti quando era alle superiori, guardate che sono realtà studiate. Le società multietniche sono più conflittuali, hanno un ricorso della violenza maggiore che le società più coese.

Il fatto è che la Valle d'Aosta ha visto storicamente l'immigrazione, tra l'altro segnalo questo bel libro dell'antropologo valdostano Oscar Torretta "Essere valdostani 2025", dal quale ho tratto parecchi dati, ci sono tutti i dati dell'immigrazione.

In Valle d'Aosta certo che abbiamo avuto un ricambio storicamente, dall'immigrazione veneta all'immigrazione calabrese, però chiaramente stiamo parlando di mobilità all'interno di una stessa nazione, differenze regionali, non sono così marcate come quando stiamo parlando di persone che arrivano da territori molto lontani e da civiltà diverse dalla nostra, perché la civiltà islamica, che è un blocco molto ampio, che assomma molti paesi, e che arrivano a partire dal 600 d.C. quando Maometto con la sua predicazione ha conquistato altri paesi, perché l'Islam è una religione di conquista alla nascita, a differenza del cristianesimo, che poi ha fatto le sue conquiste, ma di nascita è una religione che concepisce la guerra di questo tipo, studiate e provate a dire il contrario, quindi dopo la predicazione di Maometto, che è riuscito a unificare il mondo arabo con una nuova religione, hanno conquistato notevoli porzioni di territorio. L'impero persiano è caduto, l'Egitto è caduto, il Nord Africa arrivando fino alla Spagna.

Questa è storia, se la si vuole studiare bene, se la si capisce bene, se non la si capisce il problema è vostro.

La Valle d'Aosta ha avuto certamente negli ultimi anni un ricambio, ma era internazionale all'interno di una nazione ed è ben diverso da avere realtà non omogenee all'interno dei nostri territori.

Questa è l'analisi, questo è il monito, questo è quello che sto dicendo ai colleghi dell'Union Valdôtaine che, volenti o nolenti, hanno politicamente il boccino in mano.

Fate una riflessione su questo, se non la fate e se non la farete, giustamente sarete in qualche modo responsabili di fronte alla storia e ai cambiamenti, perché altre nazioni europee questi cambiamenti ce li hanno, i loro effetti collaterali negativi sono palesi e soltanto dei pazzi non lo vedono, o dei pazzi o qualcuno interessato al business dell'accoglienza che fa in qualche modo pagare i side effects, mi si perdoni il termine inglese, a tutta la popolazione, specie la più fragile.

Ecco perché noi ci opponiamo a cose di questo tipo.

Questo è il punto generale, quindi tutto il mondo è legittimato ad avere delle radici, tutti sono legittimati, arabi, cinesi, iraniani, palestinesi, russi, americani eccetera, tranne noi. Noi non possiamo più dirlo, addirittura pericoloso che abbia detto "DNA europeo", oh mio Dio, ho detto "DNA europeo", è una cosa incredibile.

Diceva la collega Minelli che siamo tutti africani, forse era 200 mila anni fa, collega Minelli, sì, l'homo sapiens da 200 mila anni fa, forse lei ha qualche problema, faccia qualche ripasso. Guardi, è bravissima su tutt'altro, lei è una maestra, scusi, professoressa di ruolo, io sono un semplice e umile professore da trincea dei professionali, lei è bravissima però a me pare che abbia da ripassare un po' perché se vado in Senegal a dire: "Cari amici, sono un vostro compatriota africano", giustamente i senegalesi mi prendono a pedate e mi ricacciano in Europa.

È molto semplice, è la cosa più normale del mondo ma voi ormai avete cancellato anche ogni forma di normalità, ormai non si può più dire nulla, con un atteggiamento che nella riflessione della destra francese, alla quale mi sono approcciato molto in questo periodo, la Nouvelle droite française, viene definito come etno-masochismo, dei quali siete perfetti rappresentanti.

Meno male che i popoli europei si stanno svegliando e capiscono che un conto è una comunità omogenea che ha degli innesti sani che vengono da fuori e contribuiscono sotto certe percentuali, un'altra sono comunità completamente cambiate dal punto di vista demografico ed è quello che rischiamo di vedere.

Questa, quindi, è la riflessione che noi facciamo a grandi linee sul tema. Ci dovete spiegare quale Valle d'Aosta volete nei prossimi decenni, corsi come questi non sono altro che la spia di una visione, secondo noi sbagliata per mille motivi che anche i miei colleghi vi hanno spiegato dal punto di vista più tecnico, e anche la Valle d'Aosta deve decidere che modello attuare. Vuole essere un modello in stile, non so, Emilia-Romagna, in mano ai lenoni del business dell'immigrazione? Questa è la visione della Valle d'Aosta? Oppure vogliamo farne un modello diverso che si tutela, che garantisce il benessere ai cittadini, che garantisce agli stranieri che arrivano di rimanere in un contesto che è, però, identitario nostro o lo vogliamo completamente sostituire?

Queste sono le domande che ci dobbiamo fare; dobbiamo rispondere in primo luogo ai valdostani e alla nostra comunità.

In qualche modo ringrazio per il dibattito e porteremo ovviamente avanti questa mozione.

Presidente - Ringraziamo il collega Perron. Ha chiesto la parola la collega Forcellati, ne ha facoltà.

Forcellati (PD-FP) - Forse non rispondo neanche al collega Manfrin che dice sempre delle cose a volte anche poco educate, però penso che non sia degno neanche di una risposta rispetto alle parole poco educate che dice a tutti noi naturalmente, perché è bene far proliferare le frasi poco educate ma a volte anche non rispettose della persona, oltre che del ruolo.

Invece vorrei stare sulla mozione…

Presidente - Prego, per che cosa? No, aspetti un attimo perché non ha la parola. È solo una gentilezza, collega, perché non possiamo interrompere così con irruenza…

Manfrin (LEGA VDA) - Sì sì, la mozione d'ordine interrompe la discussione.

Presidente - Sì, può chiedere la parola…

Manfrin (LEGA VDA) - E le sto chiedendo, per mozione d'ordine, che interrompa la discussione. La collega ha appena detto che ho utilizzato dei metodi poco rispettosi della persona, che io sia maleducato o meno è libera di dirlo, ma che io abbia utilizzato espressioni che non sono rispettose della persona, siccome lei è arbitro e gestore di questo dibattito, le chiedo di verificare se un'affermazione del genere ha un suo fondamento oppure no, perché mi sembra il minimo.

Presidente - Va bene, la parola torna alla collega Forcellati. Sinceramente non mi ricordo a quali espressioni facesse riferimento la collega Forcellati, ma lo dico con sincerità, quindi mi affido alle parole della dottoressa Forcellati e prendo atto delle sue rimostranze.

Forcellati (PD-FP) - È stato detto che non capisco, che non so leggere e mi sembra che questo non sia un complimento ma, ripeto, cerchiamo di andare oltre. Non ha importanza perché so leggere tanto è vero che ho letto che l'impegnativa è cambiata. Ho letto benissimo, no no, l'avevo già letto prima, caro collega Manfrin… Infatti, l'impegnativa cambiata è interessante e l'ho detto anche nel mio intervento precedente.

Torno, invece, sulla mozione e parto dalla domanda che ha fatto adesso il collega Perron, dice: "Ma che Valle d'Aosta vogliamo?".

Vorrei, proprio per evitare l'enclave, per evitare le chiusure, per evitare che si formi la comunità rumena, la comunità magrebina, la comunità ucraina, sto dicendo quelle che mi vengono in mente subito, vorrei una Valle d'Aosta sicura, ma per essere sicura deve essere integrata, deve essere una comunità che si integra con le altre comunità, che si mescola con le altre comunità.

Mescolare non vuol dire perdere la propria identità e sull'identità evito magari perché ho poco tempo, perché poi torno sulla mozione, però più noi cerchiamo di annullare una delle nostre identità… Prendiamo la mia, se mi tempestassero per togliermi l'identità di mamma, ancora di più spingerei per far emergere questa mia identità.

Ognuno di noi ha una serie di identità che formano alla fine ognuno la propria persona. Allora più noi lottiamo per cancellare delle identità che rappresentano la base di ognuno di noi, più radicalizziamo.

Su tutto questo, ma questo non lo dico io, lo dicono studi di tutti i generi, dobbiamo lavorare, ed è un lavoro difficile, su più fronti.

Torno, però, alla mozione. Leggo perché così non mi sbaglio: "Obiettivo strategico: un'Europa"… non l'ho scritto io, figuriamoci, "Un'Europa più sociale e inclusiva attraverso l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali. Obiettivo specifico ESO 4.9: promuovere l'integrazione socio-economica di cittadini di paesi terzi, America, Svizzera"…

Presidente - Colleghi, per gentilezza…

Forcellati (PD-FP) - "…America, Svizzera" e anche naturalmente di altri paesi terzi, "compresi i migranti", leggo perché c'è scritto, "compresi i migranti".

Quanto c'è su questa misura? Mi sembra di ricordare 700 mila euro. Niente impedisce - ma spero che l'assessore Lotto vorrà dirci - sull'ESO 4.1 di investire - ci sono circa mi sembra 8 milioni - con altri corsi e dobbiamo riempire le aule, quindi dobbiamo avere le persone che poi stanno lì, le persone che frequentano, le persone che alla fine hanno una qualche certificazione che permetta loro di inserirsi nel mondo del lavoro, di avere una vita dignitosa e di integrarsi nella nostra comunità. Dobbiamo stare sui fatti e sulle cose che sono scritte.

Oggi è stato fatto questo sull'ESO 4.9, domani si farà se ci saranno - se purtroppo io dico - non solo le richieste, ma se ci saranno poi le persone che vorranno frequentare sull'ESO 4.1.

Non viviamola come una discriminazione, come una diminutio della nostra comunità o delle persone che vogliono accedere a questi corsi nella nostra comunità. L'obiettivo principe rimane uno: permettere a tutti coloro che vivono, risiedono in Valle d'Aosta di poter avere una vita dignitosa per se stessi e per le proprie famiglie.

Presidente - Grazie consigliera Forcellati. Ha chiesto la parola la consigliera Minelli.

Prego.

Minelli (AVS) - Molto brevemente perché è stato detto tanto, è tutta la mattina che siamo su questa mozione e credo che dobbiamo arrivare a conclusione.

Non sono intervenuta, l'ha fatto bene il collega Torrione, prendo la parola adesso, devo dire che faccio una piccola replica al collega Perron, lo faccio anche senza alcuna polemica, anche perché oggi sono particolarmente contenta visto che abbiamo appena ricevuto una notizia che ci ripaga da tante fatiche, cioè quella che il collega che siede alla mia destra non starà qui per poco tempo ma fino a quando durerà questa legislatura, quindi davvero lo faccio con tranquillità quello che sto per dirle, collega Perron.

Vede, non è una questione di studiare la storia, qui è questione di genetica, di studi genetici, quindi quando le dico - e l'ho detto fuori microfono ma lo ripeto - che siamo tutti africani, parlo con cognizione di causa, perché fin dagli anni '90 gli studi scientifici, e parlo di studi genetici, hanno smentito l'ipotesi che circolava e che ha resistito per molto tempo, che era quella che l'umanità avesse un'origine policentrica e che simultaneamente l'homo sapiens sarebbe comparso nei vari continenti dall'homo erectus.

È prevalsa un'altra ipotesi, è prevalsa l'ipotesi secondo cui l'uomo moderno arriverebbe, e quindi tutti noi che ne siamo discendenti in qualche maniera, direttamente dall'Africa. Sono stati sequenziati i profili genetici di 53 persone provenienti da etnie riferibili ai cinque continenti ed è stato possibile confermare che quell'ipotesi della comune origine africana è proprio così.

L'uomo moderno, lo ha detto lei, nasce tra i 100.000 e i 200.000 anni fa e arriva però dall'Africa, perché lì è nato e da lì è partita un'ondata migratoria circa 52.000 anni fa che poi si è propagata in tutto il mondo.

Questa mozione non la voteremo, ma dovevo questa precisazione anche perché, caro consigliere Perron, lei non è l'unico che studia, ci sono anche altre persone, e per fortuna, in questo Consiglio.

Presidente - Grazie collega Minelli. Direi che questa mozione, con le interruzioni, si sta allungando parecchio. Chiedo al collega Torrione di intervenire.

Torrione (AVS) - Anche io sarò brevissimo, solo per alcune piccole precisazioni.

Sia il collega Bellora che il collega Perron hanno parlato di bando razzista e non ci piacciono le corsie preferenziali. Siamo d'accordo, ma quello che ho cercato di spiegare prima, con un pochino di conoscenza della materia, è semplicemente che non è una questione di corsie preferenziali o di essere o non essere razzisti, sono misure complementari, cioè sono misure di un certo tipo e misure di un altro tipo, ma sono complementari con la stessa finalità generale, ma semplicemente complementari. Precisazione assolutamente rapida.

Rispetto al collega Bellora, sulla sua - secondo me - non comprensione di quello che avevo detto precedentemente rispetto al discorso, non ho mai detto "Abbiamo esportato la mafia", stavo facendo un discorso in cui la criminalità alberga dove c'è povertà e ho citato l'esempio dell'America e degli emigrati italiani che, messi in condizione di accoglienza assolutamente non adeguata, da disperati hanno provveduto alcuni in maniera diversa. Semplicemente era questa la precisazione.

Poi, rispetto al discorso delle etichette e della profezia che si auto avvera, sono abituato a parlare delle cose che conosco e un pochettino la materia la conosco, è un dato di fatto, c'è letteratura in tal senso ed è un elemento, quello di etichettare le persone, che statisticamente aumenta la possibilità che poi loro finiscano in quella condizione, quindi lo dico in maniera molto tecnica.

Al consigliere Perron, purtroppo, ne arrivano meno ma non cito altro se non il grande tema della denatalità dei paesi occidentali e della necessità di mano d'opera che i paesi occidentali hanno e che può essere compensato parzialmente dall'arrivo di persone straniere, integrate, regolarizzate e accolte nel dovuto modo, perché sennò non otteniamo questo risultato.

Non condivido, invece, in maniera molto più netta la sua affermazione sulle lobby della sinistra e sul business dell'accoglienza. Come ho detto prima il business dell'accoglienza, a parte che ci sono stati alcuni anni in cui si è parlato di questo e qualcuno, come ho citato prima, a Roma l'ha usato nella maniera più vergognosa possibile arricchendosi e facendo delle cose assolutamente disoneste, perché poi se vi ricordate cosa succedeva, fondamentalmente i 30 o 35 euro giornalieri che dovevano essere dati alle persone per l'accoglienza e che si dovevano trasformare in strumenti, misure per queste persone, in realtà se le intascavano i responsabili di queste grandi cooperative eccetera, eccetera.

Può darsi che al collega Perron non interessi quello che sto dicendo ma va bene…

Se l'accoglienza è fatta bene non è un business, glielo posso garantire, non è un business, perché i bilanci dell'accoglienza in quegli anni li ho fatti anche io e le garantisco che, se fatta bene e correttamente, non è assolutamente un business, non ci sono cooperative sociali che si sono arricchite facendolo bene.

Peraltro, sulla lobby della sinistra che lei ha citato allora mi chiedo: ma le associazioni che si occupano di persone con disabilità sono lobby? Non mi sembra, siccome ha citato LGBTQ+ o Plus, come può piacerci diversamente, arriviamo dalla stessa scuola, peraltro, quindi sono sottigliezze che hanno la loro importanza.

Concludo dicendo semplicemente l'ultima affermazione: le società multietniche sono più complesse, caspita, vero, verissimo, assolutamente vero, poi sono giudizi personali, dal mio punto di vista sono anche molto più ricche ed è peraltro, come l'ho detto prima, benvenuto in questo mondo, purtroppo penso, poi lei può non essere d'accordo, però il mondo va in questa direzione, non si torna più indietro, collega Perron, purtroppo per lei, per fortuna per me, non si torna più indietro, ma questo è il mondo in cui andremo a vivere sempre di più e non credo che mettere dei muri o dei vincoli come proponete voi serva a qualcosa.

In generale, dico soltanto questo: possiamo avere opinioni diverse eccetera, secondo me bisogna affrontare la questione dal punto di vista anche molto tecnico, con i dati alla mano e non facendo, come avete detto anche voi, e poi spero che lo facciate, non in maniera strumentale e in maniera troppo politicizzata. Bisogna affrontare la questione.

Voi avete un focus che è sulla sicurezza, non è il mio focus perché penso che si debba risolvere il problema a monte, ancora prima, cioè che non si debba arrivare a proteggere se non c'è qualcosa da cui proteggersi.

E allora una buona inclusione, una buona accoglienza, dei buoni sistemi di accoglienza permetterebbero di evitare quello a cui voi date una soluzione, peraltro anche legittima, perché poi sono opinioni diverse.

Noi vediamo il problema, però, a monte, voi lo vedete troppo a valle e vi perdete, secondo me, un pezzo a monte che invece, in realtà, è molto importante, però - ripeto - sono opinioni diverse, lo dico rispettando le opinioni di tutti; credo che, però, la questione vada affrontata in maniera anche tecnica e con i dati che non arrivano soltanto da una parte.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Tuccari, ne ha facoltà.

Tuccari (FdI) - Al netto della mozione che è proprio sacrosanta, direi che la divisione non è tanto l'etnia, la divisione forse è più che altro religiosa, ma è giusto come dato. Rilascio un dato, invece, passato un po' inosservato, un dato che in quest'Aula sicuramente farà riflettere: penso che 10.000 stranieri in Valle d'Aosta, in campagna elettorale, possano fare più o meno 5 o 6 Consiglieri qui dentro, ma è giusto un dato su cui pensare.

E poi, visti i voli pindarici, vorrei chiudere con una piccola battuta al collega Torrione che, come da sua affermazione, suggerisco di continuare delicatamente a cercare il punto G.

Presidente - Colleghi, se non ci sono altri iscritti a parlare, se siete d'accordo chiuderei la discussione generale e, considerato il tempo, rimanderei le repliche del Governo alla riapertura del pomeriggio alle ore 15:00. Quindi, sospendo i lavori del Consiglio.

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La seduta termina alle ore 12:05.