Oggetto del Consiglio n. 256 del 11 febbraio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 256/XVII - Interpellanza: "Sullo stato di attuazione del progetto regionale di psicologia scolastica "Una scuola che ascolta"".
Aggravi (Presidente) - Punto n. 33 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Intervengo su quest'interpellanza con lo stesso atteggiamento che ho sempre avuto, anche quando ci occupavamo di scuole, di politiche educative, prima come Assessore e oggi dalla minoranza; lo dico subito perché per me, l'ho già detto prima, è un punto di metodo e di sostanza. Il tema del benessere scolastico non è e non deve diventare terreno di scontro politico, né tanto meno uno spazio di bandierine, questa ancora di più probabilmente della precedente è una questione che riguarda la qualità del nostro sistema educativo, la salute dei ragazzi, il lavoro quotidiano delle scuole e, più in generale, proprio la tenuta della nostra comunità.
Il progetto di psicologia scolastica nasce da una consapevolezza molto semplice che credo oggi nessuno possa più negare: la scuola è da tempo uno dei principali luoghi, come dicevo prima, in cui emergono fragilità, disagi, difficoltà relazionali, ansie, tantissime ansie e solitudini, ma non perché la scuola produca questi problemi, ma perché è il luogo dove tutti i ragazzi passano, dove le dinamiche sociali si manifestano in piccolo, ma si manifestano anche lì, si ripetono, si replicano, dove i segnali diventano visibili prima che altrove. È un osservatorio privilegiato e per questo è anche un luogo fondamentale di prevenzione.
Quando nella scorsa legislatura abbiamo lavorato all'idea di uno sportello di ascolto psicologico strutturato nelle scuole, lo abbiamo fatto partendo da un presupposto chiaro, non interventi spot, non progetti occasionali, non risposte emergenziali, ma una presenza stabile, riconoscibile, professionalmente qualificata, integrata nella vita scolastica, non qualcosa di avulso dalla vita scolastica, quindi una sorta di presidio che fosse a disposizione degli studenti, ma anche dei docenti, questo è importante, del personale scolastico e anche indirettamente o più o meno indirettamente delle famiglie. Non si trattava e non si tratta - l'ho già detto e lo voglio ripetere - di medicalizzare la scuola o di trasformarla in un ambulatorio, al contrario si trattava proprio di rafforzarne la funzione educativa riconoscendo che oggi insegnare, educare e accompagnare non significa solo trasmettere competenze disciplinari, ma anche saper leggere e gestire il contesto umano e relazionale in cui l'apprendimento avviene. Il progetto che è stato avviato nell'anno scolastico 2025-2026 nelle scuole secondarie di secondo grado va esattamente in questa direzione, è un progetto di cui abbiamo già parlato, che ha visto lo stanziamento di risorse significative proprio perché si è voluti uscire dalle logiche del tanto per fare e abbiamo voluto costruire qualcosa di serio, duraturo, valutabile nel tempo ed è un progetto che fin dall'inizio era stato pensato non come un punto d'arrivo, ma come primo passo di un percorso più ampio, con l'obiettivo dichiarato di estendere progressivamente l'esperienza anche alle scuole secondarie di primo grado. Questa scelta non nasce dal nulla, nasce dall'ascolto delle scuole, dei dirigenti, dei docenti che da anni segnalano anche ascolto delle strutture dell'Azienda sanitaria locale, che da anni segnalano un aumento del disagio relazionale e psicologico tra i ragazzi. Questo nasce dall'ascolto delle famiglie, spesso disorientate, come dicevo prima, e in difficoltà nel gestire situazioni complesse, nasce dall'esperienza proprio dei servizi sanitari e sociali che intercettano sempre più frequentemente delle situazioni che avrebbero potuto essere affrontate prima se solo ci fossero stati degli spazi di ascolto e di mediazione adeguati.
Lo sportello di psicologia scolastica, ho già avuto modo di dirlo più e più volte, così come concepito non è quindi un servizio per pochi, né un luogo riservato solo alle situazioni più gravi, ai malati conclamati: è uno spazio di prevenzione primaria, di orientamento e di supporto, è uno strumento che aiuta i ragazzi a dare nome a ciò che vivono, a non sentirsi soli, a chiedere aiuto prima che il disagio diventi sofferenza strutturata ed è anche un supporto prezioso per gli insegnanti che spesso si trovano ad affrontare situazioni complesse senza avere legittimamente gli strumenti specialistici per farlo. In questo senso il progetto di psicologia scolastica si inserisce pienamente in una visione di scuola come comunità educante, una comunità in cui le responsabilità non vengono scaricate ma vengono condivise, in cui la scuola, diciamolo chiaro, non si sostituisce alla famiglia - lo voglio dire e ribadire -, ma non viene nemmeno lasciata sola la famiglia e nemmeno la scuola. È un luogo e un servizio in cui il benessere psicologico non è considerato come un lusso o un tema accessorio, ma una condizione essenziale per l'apprendimento e per la crescita.
Con quest'interpellanza naturalmente non intendo mettere in discussione il valore del progetto, ça va sans dire credo e considero anzi una delle scelte più importanti fatte negli ultimi anni forse sul fronte educativo, non perché è stata fatta, perché poi alla fine ci sono sempre comunque i servizi, le persone e gli amministratori eventualmente mettono a terra le idee altrui. Intendo però chiedere alla Giunta con quest'interpellanza di fare un'operazione di aggiornamento per capire a che punto siamo, a distanza oramai di quattro mesi dall'inizio dell'anno scolastico, come il progetto è stato attuato, quali e quante figure professionali sono state coinvolte, quali tipologie di intervento sono state attivate e anche quale riscontro, questo credo che sia importante saperlo, sta proprio arrivando dalle scuole, cioè se questo è un progetto importante che le scuole hanno accolto con interesse e compartecipazione. È importante anche comprendere se e come il progetto stia coinvolgendo l'intera comunità scolastica, lo dicevo prima, la comunità educante, se vi sia un'interazione strutturata con i dirigenti e con i collegi docenti, se vi siano modalità di restituzione, ovviamente sempre nel rispetto della riservatezza, ci mancherebbe, che permettano di leggere i bisogni emergenti e orientare le politiche educative future. Soprattutto è importante sapere se vi sia la volontà politica di confermare e - perché no? - anche di rafforzare questa progettualità nel tempo, perché uno sportello di ascolto psicologico funziona se è concepito come stabile, affidabile, continuativo, funziona se non è messo in discussione ogni anno o ogni tre anni e lei, Assessore, nei suoi precedenti interventi mi pare sia stato in questo abbastanza tranquillizzante. Se non dipende quindi da bandi annuali o biennali o triennali e soprattutto da risorse incerte, funziona se diventa parte integrante e strutturale del sistema educativo regionale, cioè se diventa qualcosa, come dicevo prima, che va oltre il triennio di sperimentazione, il triennio sul quale abbiamo comunque messo delle risorse.
Da ultimo, ma non per importanza, c'è il tema dell'estensione di cui abbiamo già parlato, l'idea che questo progetto possa essere progressivamente esteso alle scuole secondarie di primo grado. È, a mio avviso, non solo coerente ma necessario ed è proprio nella fascia della preadolescenza che emergono molti dei disagi che poi esplodono più avanti, quindi intervenire prima significa prevenire meglio, con minori costi umani e psicologici, perché poi c'è anche quest'aspetto: la prevenzione, di solito si spende uno e si ottiene quattro. È proprio attraverso la prevenzione che poi si evita successivamente di dover ricorrere a servizi di cura e alla medicalizzazione, in questo caso dei ragazzi, delle famiglie e alle volte anche degli insegnanti e qualche volta ne abbiamo avuto anche degli esempi e dei ritorni anche in quest'aula.
Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Lavevaz.
Lavevaz (UV) - Anche quest'iniziativa, come la precedente del collega Guichardaz, richiede un'analisi di quanto fatto, un rendiconto, quindi almeno sulla prima parte leggerò la relazione che mi è stata preparata e poi farò due considerazioni finali sull'ultima domanda.
Rispetto alla prima domanda, quindi a che punto sia lo stato di attuazione del progetto, devo dire che il progetto si sta svolgendo regolarmente in tutte le scuole secondarie e di secondo grado dipendenti dalla Regione. Come previsto, sono stati organizzati specifici momenti di incontro della cabina di regia interistituzionale di cui alla delibera di Giunta 724 del 16 giugno 2025. Ricordo che ne fanno parte i referenti designati dai vari Assessorati competenti, quindi quelli in materia di istruzione e di sanità, dall'Azienda USL e dall'Ordine degli psicologi della Valle d'Aosta, nonché dall'Università della Valle d'Aosta e dai dirigenti scolastici. I suddetti incontri, allargati ai dirigenti scolastici e agli psicologi di tutte le scuole superiori, si sono tenuti in data 19 settembre 2025, 20 ottobre 2025 e 21 gennaio 2026. Durante le riunioni sono stati affrontati alcuni aspetti organizzativi: ad esempio, la calendarizzazione delle attività, l'utilizzo dei modelli di consenso informato, eccetera, e sono state illustrate le principali iniziative proposte, nonché i relativi strumenti di monitoraggio utilizzati a conclusione dei percorsi dei singoli psicologi, le cosiddette "griglie a caldo". Sono in fase di predisposizione da parte dell'Università della Valle d'Aosta, in collaborazione con la Sovrintendenza, i questionari finali che saranno somministrati nel mese di maggio ai vari soggetti che avranno beneficiato del servizio psicologico: studenti, docenti, personale scolastico e famiglia.
Rispetto alla seconda domanda: "quali istituzioni scolastiche risultino attualmente coinvolte", allo stato sono coinvolte le sei scuole superiori dipendenti dalla Regione, sono stati inoltre previsti alcuni incontri con i coordinatori delle attività didattiche ed educative delle scuole paritarie per un momento di confronto con le strutture competenti FSE per valutare le attività da proporre e le relative tempistiche. Le quattro scuole superiori a inizio settembre 2025 hanno proseguito con i servizi di sportello psicologico già attivati nel precedente anno scolastico e presumibilmente entro maggio 2026 potranno rispondere a un nuovo avviso inerente il servizio di psicologia per l'anno scolastico 2026-2027.
Quanto alla terza domanda: "se siano già disponibili i primi elementi di valutazione", non sono ancora stati raccolti i dati qualitativi e quantitativi per una valutazione sull'impatto dell'iniziativa. Oltre all'analisi delle griglie a caldo, già proposte dai singoli psicologi, occorrerà in particolare attendere gli esiti dei questionari che saranno somministrati a maggio per una valutazione complessiva del progetto per un'eventuale ricalibratura delle attività per il prossimo anno scolastico.
Quanto alla quarta domanda: "se la Giunta regionale intenda confermare e rafforzare tale progettualità", da questo punto di vista, sicuramente sì, nel senso che il progetto per le sei scuole superiori, quelle dipendenti dalla Regione, proseguirà come previsto, mentre, per quanto riguarda il finanziamento con fondi FSE, si intende pubblicare nel mese di maggio 2026, compatibilmente con le risorse umane a disposizione, l'avviso per le quattro scuole superiori paritarie. Si sta inoltre valutando la possibilità in una fase successiva, come avevo già avuto modo di dire in un'altra iniziativa, di estendere tale avviso anche alle scuole secondarie di primo grado.
Presidente - Per la replica, la parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Grazie Assessore, sono soddisfatto della risposta. Anche questo servizio e credo la volontà di continuare ci mette nel novero delle Regioni più evolute e degli Stati anche più evoluti, ricordo che in Italia siamo i primi e credo siamo gli unici forse insieme a un progetto della Regione Calabria finanziato interamente con fondi europei, di cui però non ho notizie degli esiti, essendo la Regione Calabria tra l'altro più grande della nostra, quindi è forse più difficile per loro fare sistema. Questo è un progetto che è utile sicuramente, come dicevo prima, ai ragazzi, ma non solo, proprio per la sua strutturazione, per ciò che si è pensato, è un progetto che raggiunge tutti gli attori, tutti i soggetti che in qualche modo sono protagonisti del percorso educativo, quindi sicuramente i ragazzi, ma anche il personale scolastico, i docenti, i dirigenti, le famiglie, ma anche gli enti territoriali, perché poi alla fine, quando si creano dei sistemi anche di relazioni, di riscontro e di ritorno delle esperienze, si riesce anche a mappare le situazioni di disagio e i punti forti e utilizzare poi questa mappatura nella logica coordinata anche, come si diceva prima, per magari capire che in un certo settore della nostra Regione, in un certo territorio ci sono dei problemi di un certo tipo, che sono legati magari alla particolare situazione sociale, in altri ci sono problemi di altro tipo. La Bassa Valle non è uguale al Centro Valle, non è uguale all'Alta Valle, la composizione sociale del territorio è diversa e influisce in modo diverso anche sul benessere psicologico dei ragazzi; non è detto poi che i luoghi che si immaginano meno influenzati da dinamiche pericolose, di deviazione, eccetera, poi non abbiano dei loro problemi che sono altrettanto gravi rispetto a territori socialmente magari meno attraenti.
Mi pare di aver capito che vi sia l'intenzione di portare avanti questo progetto e, come dicevo prima, su queste cose l'importante è capire se vi è l'intenzione e se vi è comunque la consapevolezza della necessità di questo tipo di progettazione. È un progetto che, tra l'altro, credo possa consentirci anche un domani di capire quali sono le necessità in ordine anche ai luoghi di aggregazione, di socialità, ma anche ai poli scolastici sparsi sul territorio, perché a volte, come dicevano prima anche i colleghi, citando magari dei casi particolari, il fatto di concentrare in certi luoghi magari molti ragazzi, delle situazioni particolari, eccetera, può cagionare e può determinare magari delle dinamiche poi di tipo relazionale di un certo tipo. Questo è, credo, un modo che, da quello che ho potuto sentire anche confrontandomi con ex colleghi delle altre Regioni, può servire non solo a controllare il benessere, a cercare di assicurare un maggior benessere nei ragazzi e nella comunità scolastica, ma anche a far programmazione politica, può essere anche un buon esempio, secondo me, di come dei servizi di prevenzione, prevenzione primaria e prevenzione secondaria, poi alla fine possano servire anche al decisore politico per costruire la propria azione politica e caratterizzarla… con questo caratterizzare poi e raccontare anche un modello di scuola che è il modello di scuola che a noi piace.
